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Trenta ricercatori e 21 docenti per l’università nel Cuneese

Da “La Stampa” del 20 ottobre di CAMILLA PALLAVICINO

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Università nella Granda C’è la nuova convenzione

Approvata dalla Provincia che sarà il maggiore contribuente

Da “La Stampa” del 28 settembre 2011 di CAMILLA PALLAVICINO[G. SCA.]

CUNEO
Sono soddisfatta della nuova convenzione per l’insediamento universitario, perché sancisce l’importante ruolo della Provincia come maggiore contribuente e perché chiarisce il ruolo di tutti i soggetti che vi partecipano, in modo da procedere speditamente fino al raggiungimento dell’obiettivo finale». Questo il commento dell’assessore Licia Viscusi a margine dell’approvazione nel Consiglio provinciale della nuova convenzione - approvazione avvenuta all’unanimità grazie alla presenza dell’opposizione che ha garantito il numero legale -, cui manca adesso soltanto l’atto ufficiale della firma da parte di tutti i sottoscrittori.
Dopo la Provincia, il Senato accademico, l’Associazione per gli insediamenti universitari e i Comuni di Cuneo e Alba, manca l’approvazione da parte del Consiglio comunale di Savigliano per completare il quadro; è quindi soltanto questione di tempo per la firma ufficiale. Dalla convenzione è stata definitivamente esclusa quella clausola di garanzia legata al Patto locale (costola della Convenzione), che obbligava, di fatto, la Provincia e gli altri enti, a reperire le risorse necessarie a garantire la presenza dei ricercatori dove i finanziatori del Patto fossero venuti meno al proprio impegno economico.
Nonostante la Provincia non facesse parte del Patto locale, nel 2010 dovette integrare la somma promessa e mai versata dall’Istituto San Paolo. Ora quella clausola non c’è più: di pari passo con la nuova convenzione è stato riscritto anche il Patto locale che prevede la partecipazione della Fondazione Crc con 500 mila euro, del Comune di Cuneo con 205 mila euro, Fondazione Crs (65 mila), Camera di Commercio con (50 mila), Associazione per gli insediamenti universitari (26 mila) e dei Comuni di Alba e Savigliano rispettivamente con 15 mila e 5000 euro.
La somma raccolta ogni anno - circa 860 mila euro per un totale di 12 milioni servirà a finanziare l’assunzione di 30 ricercatori per garantire l’effettivo decentramento dell’università in provincia di Cuneo fino al 2024. A partire da quella data tutta la gestione economica dei docenti verrà trasferita all’università di Torino.
A Cuneo resteranno le spese di gestione delle sedi decentrate che verranno divise fra la Provincia e i Comuni di Cuneo, Alba e Savigliano. Dei 30 ricercatori previsti 9 sono già insediati, altri 8 posti sono stati messi a bando e nei prossimi mesi si procederà con la copertura dei restanti 13 posti. La nuova convenzione ufficializza anche il ruolo dell’Associazione per gli insediamenti universitari, presieduta da Gianfranco Dogliani, come collettore dei finanziamenti per garantire la presenza dei docenti in provincia di Cuneo. Soddisfazione è stata espressa anche da Gianfranco Dogliani, in quanto «il documento approvato rappresenta una garanzia importante per la presenza dell’università in provincia di Cuneo, e la dimostrazione dell’interesse affinché questa struttura sia messa in condizioni di funzionare stabilmente e con efficacia»
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Università: Provincia in retromarcia

Da “La Guida” del 18 marzo 2011 di Massimiliano Cavallo

Cuneo - (mc). Un nuovo du­ro colpo all'Università decen­trata. A sferrarlo è ancora la Provincia, che in una lettera del 9 marzo, a firma della presidente Gianna Gancia, "invita formalmente" il retto­re Ezio Pelizzetti e il presi­dente del Centro per gli inse­diamento universitari in pro­vincia di Cuneo, Roberto Ca­vallo Perin, "a non dare corso ad alcuna nuova assunzio­ne di ricercatori" per le sedi universitarie cuneesi.

La Provincia, dopo i tenten­namenti dei mesi scorsi, si ti­ra di nuovo indietro, dichia­rando di non potersi impe­gnare a finanziare i trenta posti di ricercatore per le se­di cuneesi dell'Università di Torino, come previsto dalla convenzione e come perno

centrale del patto locale. Per­ché, scrive la Gancia "il pat­to locale non è al momento operativo, in quanto non tut­ti i soggetti che vi avevano di­rettamente o indirettamente aderito sono attualmente di­sponibili, per le note diffi­coltà congiunturali, a far fronte agli impegni economi­ci assunti".

Una tegola che potrebbe far saltare il banco. La Provincia vuole far saltare il patto loca­le senza rimettere in discus­sione la convenzione, ma sia l'Università che gli altri enti sono concordi nel valutare la cosa impossibile, perché con­venzione e patto locale sono legati l'una all'altro. L'Univer­sità non intende ritornare a discutere della convenzione ogni anno, perché ne avreb­bero un danno tutte le attività di docenza e le iscrizioni, e anche ha accettato di dimi­nuire i costi per facilitare tut­ti gli enti coinvolti, allungan­do da dieci a quindici anni per i versamenti sui ricerca­tori, in modo che la quota an­nuale possa scendere da un milione e mezzo a un milione di euro. La Provincia vuole sottrarsi dall'obbligo degli en­ti locali di coprire i costi, se altre realtà non versano quan­to promesso. Che è quello che sta accadendo ora. Tra le for­ze del patto locale mancano all'appello parte dei fondi.

Quella della Provincia sem­bra però dettata anche da una vera e propria decisione poli­tica: abbandonare l'Università e il decentramento in mano ai Comuni, soprattutto lascian­do le incombenze economi­che alle casse comunali. Una posizione che riporta distanti le forze principali della mag­gioranza, la Lega e il Pdl, che da sempre sull'argomento hanno visioni diverse.

Altro nodo piuttosto com­plicato da sciogliere è quello del trasferimento della Fa­coltà di medicina dalla sede in affitto di Madonna dell'Ol­mo alla struttura di proprietà comunale, già pronta e sot­toutilizzata, dell'ex Mater A­mabilis di via Ferraris di Cel­le. Un nodo che sembra non si potrà sciogliere negli incontri ufficiali di questi giorni, per­ché l'Aso Santa Croce ha deci­so di non partecipare all'in­contro con l'Università di mercoledì 16 marzo.Incontro disertato ovviamente anche dalla Provincia, dopo la scel­ta di "scrivere" (la lettera oltre all'Università è stata in víata per consocenza anche al pre­sidente della Regione, ai sin­daci di Cuneo, Alba e Savi­gliano, al direttore Aso e al presidente della Fondazione Crc). UAso, con il precedente direttore generale Giorgio Gatti, aveva praticamente concluso l'accordo con Uni­versità e Comune di Cuneo, ma non l'aveva firmato, oggi la nuova direzione ha rimesso in discussione tutto.11 trasfe­rimento farà risparmiare 250.000 curo di affitto dell'at­tuale sede, soldi che potran­no essere utilizzati dalla Pro­vincia se saprà convincere la Regione a mantenere sul ter­ritorio della Granda quei fon­di. Dopo un lungo confronto tra i tecnici di Comune, Aso Santa Croce e Università, si sono definiti spazi da utiliz­zare per i corsi da infermiere, eventuali laboratori da allesti­re, ma sul trasferimento ri­mangono ancora incertezze che stanno facendo innervo­sire soprattutto l'Università, che vede nell'operazione una chiara azione di risparmio per il territorio e che non ca­pisce il perché il territorio stia prendendo tempo. Anche l'in­contro dell'Associazione per gli insediamenti universitari in provincia di Cuneo, che a­veva tra l'altro all'ordine del giorno la nomina di un consi­gliere alla Fondazione Crc, è saltato ed è stato convocato per venerdì, quando però i sindaci piemontesi saranno a Torino per l'arrivo di Giorgio Napolitano, che fa visita alla prima capitale dell'Italia Uni­ta.

 

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L’Università perde un corso

Da “La Stampa” del 17 luglio di ]LORENZO BORATTO
CUNEO
Mini «cura dimagrante» per l’università di Cuneo (da settembre si perderà un corso di Scienze politiche) e nessuna prospettiva positiva per il Politecnico a Mondovì. Con la Provincia che ribadisce: «Si deve rivedere il Patto locale e spendere meno per i corsi».
È l’esito di due diversi incontri svoltisi ieri a Torino. Il primo, tra Università torinese, enti locali cuneesi e Fondazione Crc, serviva a valutare il primo periodo della convenzione decennale siglata nel 2009: il territorio si è impegnato a versare 1,5 milioni di euro l’anno fino al 2019 per pagare gli stipendi di 30 tra ricercatori e docenti con sede fissa nel Cuneese. Inoltre gli enti locali sostengono due terzi delle spese di docenza per le sedi a Cuneo, Savigliano, Alba e Moretta. Ma «piangono» le casse di ateneo ed enti pubblici, quindi occorre risparmiare.
Alessandro Spedale, assessore alla Cultura di Cuneo, sintetizza: «Si vuole andare avanti con i corsi di laurea in provincia, ma si deve spendere meno. Qualcosa si è già fatto, altro di farà ancora: ma la volontà di tutti è di proseguire». Cuneo perderà, da settembre, Scienze sociali: 21 iscritti quest’anno. Il corso sarà a Torino, mentre si porteranno a termine il secondo e terzo anno a Cuneo. Il risparmio: 200 mila euro. Non solo: dal 2011 i corsi delle facoltà di Medicina, che si svolgono a Madonna dell’Olmo, saranno trasferiti all’ex Mater Amabilis, con un risparmio di altri 250 mila euro l’anno.
Alla vigilia dell’incontro, l’ateneo aveva inviato una lettera dai toni duri, in cui chiedeva di saldare il pregresso: oltre 2,5 milioni di euro per l’anno accademico appena concluso. Soldi che l’università non ha ancora incassato. Gianfranco Dogliani, presidente dell’Associazione: «Abbiamo ribadito quanto spiegato in passato. Pagheremo, ma i tempi non possono essere rispettati per motivi tecnici. I soldi per la didattica, 1,1 milioni di euro, li salderemo entro 10 giorni, per la convenzione ci aggiorneremo di nuovo a settembre. Gli interessi sul pregresso? Ne parlava la lettera, non saranno applicati». Per la Provincia, l’assessore Licia Viscusi: «Faremo la nostra parte, ma ho ribadito che vogliamo una revisione della convenzione e del Patto locale. Il Politecnico? All’incontro il rettore Francesco Profumo ha fatto capire che proseguirà sulla strada decisa nei mesi scorsi: solo teledidattica, ma si concluderanno i corsi del secondo e terzo anno». Anche il presidente della Fondazione Crc, Ezio Falco, ha preso parte ai due incontri: «Profumo ha fatto capire che va ripensata completamente la presenza del Poli a Mondovì. Sui corsi dell’Università di Torino la Fondazione contribuisce con 700 mila euro l’anno, ma le decisioni le devono prendere gli amministratori».

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POLITECNICO. IERI A MONDOVÌ LA MANIFESTAZIONE DI PROTESTA DI STUDENTI E AMMINISTRATORI
“Noi, ingannati dal rettore”
Un anno fa le promesse sul potenziamento dei corsi, ora la chiusura

Da “La Stampa” del 25 ottobre 2009 di GIANNI SCARPACE
MONDOVI’
I monregalesi si sentono soprattutto «ingannati»: anche docenti «storici» come il professor Teresio Sordo, che ha sempre difeso il Politecnico, ora non si fa scrupolo di dire che «si era sbagliato a fidarsi delle parole del rettore Profumo non più tardi di un anno fa, quando lodava la sede di Mondovì, per poi abbandonare, pochi mesi dopo, il tavolo per lo sviluppo della stessa sede. Anzi, ora vuole affossarla». E’ il sentimento che ieri circolava fra studenti, docenti, amministratori, cittadini nella «città degli studi» perché sede universitaria (allora si chiamava Studio Generale) già nel 1560. E oggi a rischio di veder chiudere la sede decentrata del Poli.
A Mondovì, con 850 studenti, 124 docenti, 20 milioni di investimento in 20 anni, 150 alloggi per studenti, hanno risposto all’appello del sindaco Stefano Viglione di portare la protesta in piazza, ieri, nel cuore del centro storico: striscioni, gazebo, gli studenti che distribuivano i volantini stampati in proprio. «Ragazzi esemplari, responsabili», hanno detto in coro i docenti. «Dobbiamo essere invasivi e pericolosi - ha detto Viglione - come Profumo dice che gli amministratori non dovrebbero essere. Il Rettore ha montato una farsa, organizzava quest’azione da tempo. Ha deciso indipendentemente da politici, autorità, studenti e ministro Gelmini. Dobbiamo alzare la voce perché questi comportamenti sono inaccettabili. Non ci venga a raccontare che potenzierà la ricerca qui, togliendo però i corsi di Laurea magistrale e la didattica. Si sta lavorando per costituire un tavolo con Regione, rettore e ministro».
Erano 40 i sindaci in fascia tricolore, arrivati anche dai confini con la Liguria, citata nel Consiglio comunale di venerdì sera, al Politecnico, dal consigliere della Lega Diego Boetti: «Torino vuole accentrare i corsi: bene, allora noi invitiamo gli studenti ad iscriversi a Genova». Il Pd, attraverso Stefano Tarolli, ha parlato di «tradimento»: «Ci siamo fidati del Poli e gli enti hanno investito, fiducia mal riposta». «E’ vero o no – ha detto il parlamentare Enrico Costa - che questa città e questo territorio hanno investito risorse anche su richiesta del rettore Profumo e del Politecnico per lo sviluppo della sede decentrata? E’ vero o no che l’indicazione ministeriale non pone vincoli per le scelte?».
Alcuni evocano lo «stile Savoia» adottato nel 1562 da Emanuele Filiberto, quando tornò in possesso della propria capitale, Torino, e trasferì l’università nel capoluogo. Il consigliere regionale Giorgio Ferraris: «Ho presentato un ordine del giorno in Regione per rivedere l’assurda decisione di concentrare sul capoluogo piemontese tutta l’ attività didattica». In piazza erano presenti i rappresentanti delle categorie produttive. Molti monregalesi hanno sottoscritto la petizione degli studenti, che ha raccolto circa 5000 firme. Luca Bazzano, rappresentante degli studenti: «Ci affidiamo a voi, perché la palla passa alla “politica romana”: ora tocca a quel livello trovare l’ancora di salvezza per il Poli di Mondovì». Il professor Sordo: «Impedirei a mia figlia di iscriversi al Politecnico fatto con la teledidattica e i video al posto dei docenti».

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Il Poli accentra Si farà lezione  solo a Torino
E’ la fine delle cinque sedi decentrate  non ci saranno più professori in aula

Da “La Stampa” del 22 ottobre di ANDREA ROSSI
TORINO
«Game over». Il preside della seconda facoltà di Ingegneria Marco Parvis imbocca la porta dell’aula del Senato accademico scuro in volto. Sono le sette di sera, epilogo della giornata che segna la fine delle cinque sedi distaccate del Politecnico di Torino per come erano state concepite e per quello che sono oggi. Il Senato ha deciso a maggioranza schiacciante: quattro i voti contrari (due rappresentanti degli studenti, Parvis e un altro docente) un solo astenuto (il terzo studente). La riorganizzazione è cosa fatta: a Vercelli, Biella, Alessandria, Mondovì e Verres non si farà più lezione. Non ci saranno professori in aula, solo lezioni proiettate su schermi e pc. Chi vorrà, dovrà viaggiare per seguire i corsi a Torino. «Il resto sarà mantenuto», dichiara il rettore Francesco Profumo. «A cominciare dal tutoraggio: in giorni prestabiliti i docenti saranno in sede per ricevere gli studenti. Laboratori, esercitazioni e ricerca non verranno smantellate».
L’obiettivo dell’ateneo è dare una nuova forma ai presìdi in Regione: «Fare formazione permanente. Riqualificare le persone. Creare nuove competenze», insiste Profumo. Il secondo fronte si chiama Istituti tecnici superiori: una sorta di laurea breve professionalizzante di tre anni, con oltre il 50 per cento delle di laboratorio ed esercitazioni. «Nel dopo crisi questi aspetti saranno fondamentali - spiega Profumo - E mi stupisce che la politica si rifiuti di capirlo: c’è un’idea distorta secondo cui le università si occupano solo di didattica».
E’ il tempo di tirare fuori i sassolini dalla scarpe. Mentre fuori dal Senato gli studenti continuano a protestare al grido di «buffoni, buffoni», Profumo attacca: «In questi giorni dalla politica ho subìto pressioni di ogni genere. A tutti i livelli. Ho l’impressione che la politica voli molto basso. Invece io credo nel nell’autonomia delle scelte dell’Università e questo va ribadito in modo forte».
Ha provato a ribadirlo anche agli studenti. Con risultati deludenti. Il Senato di ieri, che avrebbe dovuto cominciare alle 9,30, è slittato alle 14,30 dopo che 2-300 ragazzi hanno occupato l’aula. Cinque ore fitte di discussione, con il rettore e il suo vice Marco Gilli a respingere le accuse, sedare gli animi. Sforzo inutile. Troppa la rabbia di chi si è alzato alle cinque del mattino per venire a Torino. Un drappello da Vercelli. Uno, più robusto da Mondovì. Striscioni, cartelli, caricature del rettore. Rabbia, tanta. «Io non ho possibilità di venire a studiare a Torino, con l’università ho chiuso», racconta Nicolò Garolla, iscritto a Mondovì ma residente nel Savonese. «Quella sede era nata per dare un’opportunità di studio a tutti. Ora si torna al passato, all’università per chi se la può permettere. Saremo in tanti a mollare». Qualcuno dice il 20 per cento. Qualcuno dice che Genova raccoglierà gli “esuli” di Mondovì e Milano quelli di Vercelli. «Tutto il novarese si sposterà verso la Lombardia», assicura Michael Boris Mandirola, rappresentante dei vercellesi. «Ed è una beffa: per noi, per gli enti locali che hanno sborsato milioni, per il tessuto economico che gravita intorno alla facoltà. È una beffa perché non ce le meritiamo: questo è un polo virtuoso, con pochi professori esterni e un monte ore di lezione che supera appena del 3 per cento la soglia massima, contro punte del 25-30 per cento a Torino».
Si sentono traditi. Trattati come studenti di serie B: «Profumo dice che le sedi distaccate abbassano la qualità della didattica - aggiunge Cecilia Cappato, anche lei di Vercelli - E’ falso e offensivo verso i nostri docenti: da noi la qualità è migliore, i docenti sono pur sempre professori del Politecnico, ma ci seguono da vicino, hanno classi più piccole, c’è un rapporto quotidiano». E Federico Grosso da Mondovì: «Il rettore ci dà dei provinciali: ma lo sa che ci laureiamo in cinque anni mentre chi va a Torino ce ne mette sette?».
Masticano rabbia mentre aspettano il treno che li riporta a casa. La rabbia di chi ha perso l’ultima battaglia. Game over.

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Poli, l’occupazione continua

Da “La Stampa” del 18 ottobre di GIANNI SCARPACE
MONDOVI’
Tutti chiedono una sospensione della decisione del Senato accademico sul destino della sede decentrata del Politecnico di Mondovì. Oltre all’appello, c’è anche uno spiraglio che si è aperto grazie alla riunione bipartisan, in Comune, ieri, voluta dal sindaco di Mondovì Stefano Viglione con tanti amministratori del Monregalese. La speranza è che il presidente della Regione Mercedes Bresso, martedì, quando incontrerà il rettore Francesco Profumo, riesca a convincere i vertici del Politecnico che le peculiarità e le caratteristiche della sede di Mondovì sono tutt’altro che un doppione di Torino e che la didattica offerta è fortemente legata a temi di carattere locale ed imprenditoriale: ad esempio l’architettura del paesaggio, la gestione delle acque, l’agroalimentare.
Per la Regione, ieri, nella sala del Consiglio comunale, ha ascoltato e accolto queste istanze l’assessore all’Università Andrea Bairati. Per il Politecnico c’era il prorettore Marco Gilli, che riferirà a Profumo e al Senato accademico gli esiti della riunione. Al centro della discussione, i tagli che colpiranno le sedi decentrate sull’offerta formativa. A rischio c’è tutta la didattica tradizionale: rimarrebbero corsi a Torino, lezioni via internet agli studenti nelle aule monregalesi e qualche master di specializzazione in sede.
Gli studenti, ieri, hanno ribadito il no alla teledidattica, ma soprattutto il mantenimento dell’offerta formativa a Mondovì così com’è, ipotesi in pratica già negata dal Senato accademico. «Non tutte le sedi sono uguali - ha detto Bairati - per numeri, storia e risultati. A Mondovì s’è fatto un percorso virtuoso trasformato in sede di interesse regionale. Si possono capire i criteri di razionalizzazione, però manca un pezzo: è sbagliato tagliare generalizzando». E ancora: «Il Senato non faccia l’errore della Gelmini: il lavoro fatto a Mondovì dall’università con enti, Fondazione Crc e aziende non si può accantonare. Da altre parti il sistema imprenditoriale assume uno o due laureati all’anno, qui è diverso. Chiederemo a Profumo di non archiviare tutto». Sulla stessa linea l’assessore regionale Mino Taricco, con i consiglieri Giorgio Ferraris ed Elio Rostagno: «Mondovì è una sede con una specificità unica». «Una considerazione e una proposta - ha detto l’onorevole Enrico Costa -: due anni fa in questa stessa aula il Politecnico andava in direzione opposta, incitando allo sviluppo dell’attività, tanto che il territorio si è impegnato aumentando i finanziamenti. Oggi si prende a pretesto una circolare del ministro che, in realtà, non dice nulla. L’università non può tornare ad essere il cinema Ferrini con la proiezione delle lezioni. Propongo una moratoria di un anno per Mondovì». Tanti gli interventi dopo un battibecco tra Costa e Bairati, che ha lasciato l’aula al momento della controreplica. Ezio Falco (Fondazione Crc) ha giudicato «eccessiva e incomprensibile» l’interpretazione della circolare, «quasi un segno di disperazione». L’onorevole Teresio Delfino ha parlato del pericolo di «capovolgimento di una tendenza virtuosa di Mondovì», i docenti monregalesi (Teresio Sordo e Lorenzo Mamino in testa) hanno chiesto di «fare come a Milano: rinnovare l’offerta didattica senza tener conto delle indicazioni della circolare ministeriale». La concessione del prorettore Gilli: «Siamo disposti a valutare un’apertura, ma non per adottare soluzioni che non potremmo sostenere». Intanto l’occupazione degli studenti, al Poli, continua.

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 “Senza assunzioni nessun contributo all’Università”
Dopo i tagli bloccati i concorsi dei ricercatori Prorogata la convenzione con il Politecnico

Da “La Stampa” del 30 luglio di LORENZO BORATTO
CUNEO
Niente soldi dalla Granda, finchè non si sbloccheranno i concorsi per nuovi ricercatori e docenti universitari. È una delle ipotesi discusse dall’Associazione insediamenti universitari. Il presidente Gianfranco Dogliani: «I 30 ricercatori universitari per cui il Cuneese è pronto a pagare per 10 anni permetteranno una svolta ai corsi della Granda. Ma la convenzione tra territorio e Ateneo ha preso il via in un momento di tagli voluti da Roma. I nuovi concorsi sono bloccati. Vedremo se congelare il Patto locale». E’ l’accordo (1,5 milioni l’anno fino al 2019 all’Università di Torino) firmato da Regione, Provincia, ospedale «S. Croce e Carle», Comuni di Cuneo, Alba, Savigliano e Fondazione Crc.
I rappresentanti dei Comuni sedi di corsi universitari hanno ribadito la disponibilità a pagare anche le spese di didattica, ma solo se i concorsi saranno banditi. Il direttore dell’azienda ospedaliera, Giorgio Gatti: «Il territorio investe molto, deve fare pressioni per sbloccare i bandi: al S. Croce la ricerca universitaria è fondamentale». «L’associazione deve diventare la cabina di regia di scelte univoche, senza che ogni Comune agisca per conto proprio» ha detto il sindaco Alberto Valmaggia. I fondi del Patto locale arriveranno da Fondazione Crc (mezzo milione di euro, già deliberato ma non ancora versato), Fondazioni Cr di Savigliano, S. Paolo e Crt, Camera di commercio, Comune di Cuneo e Associazione. A settembre ci sarà un vertice tra enti locali e università. Intanto la convenzione tra Provincia, Comune di Mondovì e Politecnico è stata prorogata fino a settembre 2010, in attesa di trattare su ulteriori risorse per rilanciare Ingegneria e Architettura.

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BLOCCHI DELLA GELMINI. CONFERMATI TUTTI I CORSI DI LAUREA ANNUNCIATI
L’Università non assume
La convenzione prevede 51 nuovi docenti e ricercatori: fermi i bandi

Da “La Stampa” del 22 luglio di ]LORENZO BORATTO
CUNEO
Non sono pronti i concorsi per 51 ricercatori e docenti universitari con sede nella Granda, così l’ateneo di Torino deve «accorpare» per il prossimo anno accademico alcune sedi della provincia con Torino. «Tutto sulla carta», assicurano, «senza conseguenza per chi sostiene esami e segue lezioni». Motivo? Il Cuneese non ha i requisiti imposti da Roma per l’Università autonoma.
«Tutti abbiamo fatto un salto sulla sedia quando abbiamo letto che avremmo perso da ottobre tre corsi di laurea a Cuneo e Savigliano - dice Gianfranco Dogliani, presidente dell’Associazione insediamenti universitari in provincia -. È una questione tecnica: riguarda Università di Torino e ministero dell’Istruzione. I corsi universitari del Cuneese non cambiano. Saranno rilanciati dalla convenzione Enti locali-Università, firmata a gennaio».
Ieri c’è stato un vorticoso giro di telefonate tra amministratori locali (chiedevano rassicurazioni) e referenti dell’Università di Torino. Roberto Cavallo Perin, responsabile del decentramento dell’ateneo: «Una questione tecnica. Alcune sedi cuneesi sono stata unite a Torino, ma solo sulla carta. I requisiti perchè la Granda abbia sedi amministrative autonome non ci saranno fino a quando non bandiremo i concorsi. Un cambio burocratico. Ma Economia a Cuneo e i due corsi di Educazione e Formazione primaria della facoltà di Scienze della Formazione di Savigliano restano. Non cambia nulla per corsi e qualità nel Cuneese. L’operazione è stata fatta per salvaguardare la convenzione tra ateneo e territorio».
La convenzione
Il documento è stato firmato 7 mesi fa: prevede contributi di fondazione Crc ed enti locali (Provincia, città sedi dei corsi). Oltre 6 milioni l’anno fino al 2019, più 4,5 milioni della Regione per i primi 3 anni. In cambio l’Università di Torino si è impegnata ad assumere 51 tra ricercatori e docenti, con sede fissa nel Cuneese. Quando? «I concorsi saranno banditi entro 3 anni per i ricercatori e 5 per i docenti, come dice la convenzione - ricorda Cavallo Perin - che resta valida e rilancerà le sedi extra metropolitane. Tra 10 anni il costo della docenza sarà interamente sostenuto dall’ateneo».
Giuseppe Tardivo, coordinatore della Facoltà di Economia sede di Cuneo: «Per noi non cambia nulla, non ci saranno ripercussioni sull’offerta della facoltà. Il corso di Cuneo inizia a ottobre, continua a garantire agli studenti di iscriversi alle lauree magistrali a Torino, restano validi gli accordi con le università francesi. Il 20% delle matricole in provincia è iscritto al corso di Economia aziendale del capoluogo».
Scuole dell’obbligo
Ieri a Torino sono stati formalizzati i numeri degli organici di fatto nella Granda. «Le 24 classi richieste in deroga per le Superiori sono state garantite – dice Graziella Dogliani della Snals provinciale –. Previste una classe in più alle Medie e nessuna alle Elementari, dove però abbiamo 13 maestri in più rispetto ai piani degli organici di diritto. Non ci saranno classi con oltre 30 alunni, come si rischiava ad esempio alle Superiori di Cuneo e Mondovì». Oggi l’Ufficio scolastico provinciale (in questi mesi ha raccolto le richieste dei presidi per avere classi in più dopo i tagli della riforma Gelmini) esaminerà il documento.

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Politecnico, ora parla Falco

Futuro del Poli in città a carte scoperte

Da “L’Unione Monregalese” del 15 aprile 2009

In merito al dibattito innescatosi in città, e non solo, dopo il nostro servizio sul futuro del Politecnico a Mondovì, partendo dalle affermazioni del dott. Beppe Ballauri, vicepresidente della Fondazione CRC, riportate dal nostro giornale (e per altro confermate dallo stesso Ballauri), abbiamo sentito l’ing. Ezio Falco, presidente della medesima Fondazione CRC, ente finanziatore (tra gli altri) del decentramento universitario in “Granda”.
Politecnico a Mondovì. Noi abbiamo titolato “Sta per calare il sipario?”. Tirando le fila di vari segnali negativi e critici, ed infine raccogliendo le valutazioni “tranchant” del dott. Ballauri, vice-presidente della Fondazione CRC, per l’area territoriale di Mondovì. Adesso che il botto è un po’ scoppiato, sembra che la Fondazione stessa abbia altre valutazioni in merito. Quali? Sono diverse da quelle di Ballauri?
La nostra valutazione nel merito è la stessa che abbiamo fatto nell’occasione del recente rinnovo della convenzione con l’Università di Torino, cioè analisi serrata dell’esperienza fin qui vissuta, con la consapevolezza che non siamo all’anno zero. Negli anni sono cambiate tante situazioni, sia nel Politecnico e sia sul territorio. Si metta tutto sul tavolo con serenità e verità e si decida il futuro; senza polemiche inutili o posizioni strumentali.
In sue dichiarazioni alla stampa locale, lei si è richiamato all’incontro dell’8 giugno 2008, quando la Fondazione stessa poneva paletti seri ed esigenti per continuare ad investire fondi nel decentramento universitario. Condizionava lo stanziamento ad un preciso progetto. C’è questo progetto? E’ valido? Guarda al futuro? Da allora è cambiato qualcosa?
Ribadisco ciò che dissi nell’occasione della Giornata della Fondazione del giugno 2008: la CRC supporta progetti strategici chiari e dotati di futuro e questo è ancora più vero dopo 10 mesi in cui è successo un “cataclisma” finanziario ed economico, che durerà e che richiede ancora maggiore attenzione nell’uso delle risorse. Nel merito sono al corrente di un lavorio che sia il Politecnico che gli Enti locali hanno fatto in questi mesi. E’ ora di mettere il Progetto sul tavolo e sottoporlo all’attenzione dei decisori, fra cui rientra anche, come Ente che mette una parte delle risorse, la CRC .
Comunque, da segnali diversi, arrivano nell’opinione pubblica input per una fase di difficoltà del Politecnico a Mondovì, sia sul fronte delle risorse che vengono a mancare sia per un non avvenuto (a pieno) legame col territorio, sia per un salto di qualità (che ancora si attende?): che si siano anticipati i nodi al pettine è un fatto che può servire? Insomma le dichiarazioni di Ballauri sono state soltanto intempestive?
Non mi risulta ci sia alcuna posizione ufficiale da parte di chi ha la responsabilità di decidere o comunque di esprimere un parere autorevole. Le posizioni personali, finché non diventano posizioni ufficiali degli Enti, rimangono, legittimamente, tali. La presenza del Politecnico in “Granda” è una carta a disposizione di tutto il territorio e non interessa solo Mondovì e quindi la riflessione, che è ora di fare, deve coinvolgere tutta la provincia di Cuneo ed è perciò che la Fondazione si è data disponibile, anche con l’azione del suo Centro Studi, ad essere a fianco dei decisori istituzionali.
Sia chiaro che ai monregalesi il Politecnico sta a cuore: allora, se giornalisticamente ci occupiamo del suo futuro, non è perché siamo uccelli del malaugurio. Secondo lei, non è l’ora di mettere tutti e tutte le carte sul tavolo e capire che cosa fare?
Tra alcuni mesi scade la convenzione fra Politecnico ed Enti locali e quindi si è obbligati a decidere il futuro; noi da sempre siamo a fianco degli Enti locali e del Politecnico per sostenere la sua presenza fra noi. L’abbiamo fatto mettendo a disposizione tante risorse e rendendoci disponibili al colloquio, all’approfondimento, allo studio. Mercoledì 15 aprile ho organizzato presso la Fondazione un incontro sul tema a cui sono stati invitati il presidente della Provincia, il sindaco di Mondovì, il presidente dell’Associazione degli Insediamenti universitari in provincia di Cuneo, il rettore del Politecnico ed i consiglieri di amministrazione monregalesi della CRC. Sarà l’occasione per far partire formalmente il confronto, che si svilupperà nei prossimi mesi, coinvolgendo, in momenti successivi, tutti gli attori che possono godere della presenza dell’Ateneo in provincia. L’incontro è anche l’occasione per ribadire nei fatti che il ruolo della Fondazione CRC non è solo quello di mettere a disposizione delle risorse “on demand”, ma è anche quello di essere catalizzatore degli attori in gioco e facilitatore dei processi strategici che interessano il nostro territorio di riferimento

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CUNEO. IERI FIRMATI DUE ACCORDI
L’Università nella “Granda” punta su ricerca e territorio

Da “La Stampa” del 10 gennaio di ]LORENZO BORATTO
CUNEO
Non solo docenza, ma anche ricerca (con l’assunzione di 51 tra docenti e ricercatori con sede nel Cuneese) e più integrazione con l’economia provinciale. Questi i punti fermi alla base dei due accordi firmati ieri a Cuneo tra Università di Torino e territorio (Provincia, Regione, i 3 Comuni sede di lezioni dell’Ateneo, ospedale «Santa Croce e Carle», Fondazione Crc) per i corsi universitari sul territorio. Si tratta di una convenzione e di un patto locale che saranno validi fino al 2019.
«Sono strumenti di programmazione, per dare maggiore strutturazione all’insegnamento universitario: uno sforzo corale del territorio» ha detto Raffaele Costa, presidente della Provincia, l’ente che contribuirà di più, investendo oltre 1,8 milioni di euro l’anno. L’assessore provinciale all’Istruzione Vito Valsania ha ricordato che «sono passati 20 anni dai primi corsi in provincia: un traguardo coronato con le nuove sedi Mater Amabilis a Cuneo e l’ex ospedale militare a Savigliano». «Altrove in Piemonte abbiamo chiuso sedi decentrate - ha detto il rettore dell’Università Ezio Pelizetti -: la convenzione è invece un segnale importante, in senso opposto, per creare una struttura a rete, con poli specializzati». «Mentre il Governo continua a togliere soldi all’Università - ha aggiunto Andrea Bairati, assessore regionale all’Innovazione -, la Regione si è impegnata con 4,5 milioni di euro in 3 anni perché alla docenza si uniscano ricerca e rapporti più stretti con l’economia locale, nei settori agroindustria e alimentare».
Ezio Falco, presidente della Fondazione Crc: «Una grande responsabilità, perchè impegniamo chi verrà dopo di noi a investire in questa sfida: il mondo imprenditoriale locale è stato finora scettico, occorre convincerlo che l’Università è una risorsa necessaria». Poi gli interventi dei sindaci di Cuneo, Savigliano e Alba. Nei prossimi 3 anni saranno assunti 30 ricercatori operativi nel Cuneese; altri 21 docenti di ruolo saranno a carico dell’Università (posti banditi da oggi al 2014). Gli iscritti all’Ateneo torinese che seguono lezioni e danno esami in provincia sono oltre 2600, di cui 689 al primo anno. Il costo sostenuto dagli enti locali e dalla Fondazione Crc, Università esclusa, è superiore ai 6 milioni di euro ogni anno. Cifre che non cambieranno per i prossimi 10 anni.

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UNIVERSITÀ. IERI A MATER AMABILIS
Cuneo, “lezione pubblica” a difesa del diritto allo studio

Da “La Stampa” del 15 novembre di FRANCESCO DOGLIO
CUNEO
«Siamo un'Università preoccupata, non occupata». Così il professor Michelangelo Conoscenti, ordinario di Linguistica inglese, ha presentato ieri la prima «lezione pubblica» al centro universitario Mater Amabilis di Cuneo.
Una lezione aperta a tutti, studenti e cittadini. Il docente ha affrontato il tema della comunicazione in tempo di guerra, nell’ambito del programma del corso di Linguistica. La lezione-protesta è stata decisa dagli studenti, in accordo con il loro insegnante. Una scelta per rimarcare una delle caratteristiche essenziali del sistema universitario italiano che la riforma Gelmini ed i tagli della Finanziaria andrebbero a toccare.
«L'Università - dice Conoscenti - è in primis un luogo pubblico che tutti possono frequentare, anche solo una volta. Siamo molto preoccupati nel constatare l'esistenza di una precisa volontà politica che, invece, va in tutt'altra direzione».
Alle 13,30 l'aula 1, al piano terreno del complesso universitario, non era piena. C'erano gli studenti del corso e quattro «ospiti». «Mi sembra un'iniziativa molto interessante - dice Alma Varengo, insegnante della scuola dell'infanzia -, che andrebbe fatta conoscere anche al di fuori dell'Università, è importante sostenerla, ne va del futuro dei nostri figli». Il blocco del tourn-over, le difficoltà di accesso ai giovani e ai ricercatori e la possibilità di privatizzazioni: su questi e altri temi è scattata la mobilitazione.
«C'è una precisa volontà politica - dice Conoscenti - che va nella direzione opposta alla volontà di curare i mali del sistema universitario. Nella riforma ci sono soltanto tagli indiscriminati, anche al diritto allo studio dei ragazzi». La mobilitazione è stata spontanea, trasversale e non stimolata soltanto dai docenti. «Il livello di consapevolezza è in netta crescita - commenta Conoscenti -, un bel risveglio civile. Sono molto contento che gli studenti si preoccupino e si interessino sempre di più della cosa pubblica, in tutti i suoi aspetti».
«I miei coetanei - dice Paolo Manzone, studente di un altro corso - sono un puzzle, molti se ne fregano, ma tanti altri vogliono approfondire, conoscere, capire».

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MONDOVÌ. A COMUNE E UNIVERSITÀ
“Chiarite che fine farà il Politecnico a Mondovì”
Appello inviato dal rappresentante degli studenti

Da “La Stampa” del 14 novembre di GIANNI SCARPACE
MONDOVI’
«A distanza di un anno e mezzo dal suo insediamento, il Comune può dare indicazioni precise, sui corsi universitari previsti al Politecnico di Mondovì?». E’ la domanda che il consigliere comunale del Pd Stefano Tarolli ha rivolto, in un’interrogazione inviata al sindaco Stefano Viglione. Riguarda la sede decentrata fiore all’occhiello della «città degli studi» che coinvolge 800 studenti e centinaia di insegnanti.
L’interrogazione ripropone timori che serpeggiano da mesi sulla sede di Mondovì e sul suo futuro. Giacomo Gaiotti, rappresentante degli studenti in Senato Accademico, ha scritto agli amministratori della città e allo Poli ponendo altre domande. Tarolli si rivolge, su un piano politico, alla giunta per sapere se «il tavolo di lavoro con tutte le forze del territorio, attivato un anno fa, ha portato a risultati», mentre gli studenti chiedono «di far chiarezza sulla funzione del polo monregalese del Politecnico, a nostro avviso, con grandi potenzialità per il territorio ma ancora poco sfruttate».
Da settembre il corso di Ingegneria Elettronica ha lasciato Mondovì. La ragione: mancato raggiungimento del numero minimo di preiscritti (22 invece di 25). Il parlamentare Enrico Costa che ha annunciato un’interrogazione al Ministero «per sapere se ci sia stata disparità di trattamento tra Mondovì e altre sedi decentrate».
«L’incertezza e la precarietà delle informazioni che arrivano alla gente - aggiungono gli studenti - rende ancora più difficile il reclutamento di nuove matricole che, spinte dall’incertezza, tendono ad iscriversi in altri atenei. L’Università per il Polo cuneese ha firmato in questi giorni una convenzione con gli enti. Non sarebbe possibile anche per il Poli di Mondovì?».
Massimo Sorli, responsabile della sede monregalese, nella giornata di protesta degli studenti, durante una lezione in piazza, ha dichiarato sul tema: «Qual è l’Università che non ha problemi, oggi? Il Poli di Mondovì, come tutti gli altri atenei, deve trovare la propria strada grazie alla vera integrazione con il territorio. Occorre uno sforzo di tutti».
«In effetti - dice il sindaco Viglione - chiedo da tempo la convocazione di un tavolo di confronto con vari enti, ma la condizione fondamentale è la partecipazione della Regione a questi incontri per fornire al rettorato un interlocutore capace di dare garanzie per il futuro. Fra l’altro Mondovì è l’unico decentramento che può garantire di non avere doppioni con la sede di Torino. Grazie a quell’incontro dell’anno scorso si delineò già una strada: lo sviluppo del settore dell’agroalimentare».

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Scuola
Università nella Granda La Provincia rifà i conti

Da “La Stampa” del 16 ottobre di  Paola Scola

Il Consiglio provinciale per discutere della convenzione con l’università si svolgerà il 27 ottobre? La convocazione ufficiale ieri sera non era ancora giunta ai consiglieri, ma la data dovrebbe essere confermata. E sull’università, in serata, si è svolto un incontro.
La Provincia non ha ancora firmato l’intesa con l’ateneo di Torino, i Comuni di Cuneo, Alba e Savigliano (che hanno già proceduto), ma ha sottolineato che i ritardi di cui è accusata dall’opposizione sono dovuti solo alla volontà e alla necessità di approfondire aspetti tecnici e finanziari. «Non possiamo, non dobbiamo consentire spese eccessive o ingiustificate a carico del contribuente cuneese, ovvero prive di copertura», aveva già dichiarato il presidente Raffaele Costa, aggiungendo: «Intendiamo evitare di stipulare contratti che dopo pochi mesi o anni diano luogo a responsabilità di privati o di amministratori locali».
Il riferimento è all’Associazione insediamenti universitari: il problema potrebbe derivare dal fatto che, non avendo personalità giuridica, di ogni eventuale rischio finanziario potrebbe trovarsi a rispondere personalmente il presidente (Gianfranco Dogliani). «Il problema è serio - dice Elio Rostagno, consigliere provinciale di opposizione (Pd) -. Con un saldo attivo non ci sono difficoltà, ma diversamente capisco le preoccupazioni. Allora, però, è necessario con estrema rapidità cambiare forma della stessa associazione, davanti a un notaio».
I Comuni di Cuneo, Alba e Savigliano hanno firmato la convenzione. L’assessore comunale del capoluogo, Alessandro Spedale: «L’urgenza di firmare l’intesa c’è tutta, per non sprecare l’opportunità di attivare 21 posti da docenti ordinari e associati e trenta da ricercatori. Non possiamo permettercelo, in un momento in cui l’università potrebbe avere una presenza forte sul territorio. Sarebbe come arrivare alla stazione in ritardo e non trovare più alcun treno: sarà così, con l’entrata in vigore del decreto 133. Invece dobbiamo dare un segnale: poi si pensi agli accorgimenti tecnici per individuare, nel patto locale, attraverso quale contenitore far confluire le risorse».
Dal 1° gennaio entrerà in vigore una norma sul turn over per la quale verrà sostituito soltanto un docente ogni cinque. Difficile pensare ai nuovi posti nel Cuneese, se l’università non farà il bando entro fine anno.
Le risorse: per la docenza le spese devono essere ripartite (a un terzo ciascuno) fra ateneo, Provincia e Comuni con decentramenti. Circa 1,5 milioni di euro l’anno, per un decennio. Poi ci sono le spese di gestione delle sedi universitarie, divise a metà tra Comune ospitante e Amministrazione provinciale. Per Cuneo, per esempio, ammonterebbero a 800 mila euro per parte. I costi sono una delle questioni che ancora «frenano» la Provincia. «Sono attacchi ingiustificati - ha detto il presidente Costa -: noi vogliamo difendere l’università, ma anche le finanze pubbliche della Provincia e dei Comuni. Bisogna trovare una formula che dia a chi investe determinate garanzie, ma soprattutto eviti che siano singoli amministratori e consiglieri a dover eventualmente rispondere. Siamo impegnati in un’operazione estremamente delicata, in cui è fondamentale che il denaro pubblico sia tutelato». Domani il presidente incontrerà i rappresentanti dei Comuni, da lunedì quelli delle Fondazioni bancarie.

 

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 REGIONE. OGNI ANNO DARA’ UN MILIONE E MEZZO DI EURO
Università, firmato l’accordo

Da “La Stampa” del 17 settembre

 L’accordo per garantire il futuro dell’Università nella Granda è cosa fatta. Ieri pomeriggio l’assessore regionale a Università e Innovazione, Andrea Bairati, ha convocato un tavolo ristretto a Torino per «chiudere» sulla convenzione decennale tra Università degli Studi di Torino ed Enti territoriali della Granda: un’intesa che riguarda 2.500 studenti (la metà degli universitari del territorio) e 150 docenti. La Regione ha messo sul piatto 15 milioni di euro (1,5 milioni l’anno di qui al 2019) per finanziare progetti di ricerca all’interno della provincia.
Di un’intesa tra Ateneo di Torino e Cuneese si discute da mesi e la scadenza è il 30 settembre. Il commento di Bairati: «Un accordo di grande portata e unico sul territorio nazionale. Permette di riqualificare l’offerta formativa con nuovi docenti che insegneranno e risiederanno stabilmente nel Cuneese». Alla riunione a Torino erano presenti il rettore dell’Università di Torino Ezio Pelizzetti; il presidente della Fondazione Cassa di risparmio di Cuneo Ezio Falco, e i rappresentanti degli Enti locali della Granda: l’assessore provinciale all’Istruzione Vito Valsania per la Provincia e gli assessori alla Cultura di Cuneo (Alessandro Spedale) e Savigliano (Laura Albertini).
Spiega Valsania: «Era necessario sapere se c’erano gli elementi di massima necessari per concludere. La Provincia ha chiesto chiarezza e l’ha spuntata: biblioteche e laboratori saranno a carico dell’Università. La bozza di delibera sarà portata lunedì in Consiglio provinciale per la discussione e l’approvazione prima della ratifica».
Il presidente della Fondazione Cassa di risparmio di Cuneo, Ezio Falco: «Il convegno di sei mesi fa, proprio a Cuneo e nella sede universitaria di Mater Amablis, è stato il punto di partenza. Abbiamo accompagnato il percorso per chiedere un accordo strategico nel quale l’Ateneo di Torino dirà come vuole evolversi nei prossimi 10 anni, per dare stabilità a quanto maturato in 20 anni di università decentrata. Abbiamo molto insistito sulla ricerca e su questo punto è stato decisivo l’apporto dell’assessore Bairati. Ma quelli della Regione non saranno soldi “regalati”: le sedi locali dovranno sfruttarle con buoni progetti». In queste settimane la Fondazione Crc ha cercato di unire diversi enti per creare un patto locale che sborsasse i 15 milioni di euro necessari a pagare gli stipendi di 30 ricercatori assunti con sede fissa nel Cuneese: oltre alla Crc, si uniranno in questa spesa le Fondazioni bancarie di Savigliano e Torino, la Compagnia San Paolo e la Camera di commercio provinciale.
Oggi i corsi dell’Ateneo di Torino costano oltre 10 milioni di euro l’anno, ma quasi cinque sono per i corsi di Medicina che sono fuori dalla convenzione. Le spese per gli Enti locali della Granda: per la Provincia si passerà da 1,6 milioni l’anno a quasi 2 milioni (a causa della gestione delle nuove sedi). Per il capoluogo da 800 mila euro l’anno a un milione; per Savigliano da 300 a 400 mila euro. \

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RICERCA. FERRERO E UNIVERSITA’ ALLEATE
Alba seleziona i super esperti di tecnologia dell’alimentazione

Da “La Stampa” del 3 luglio di ROBERTO FIORI
 
Su 18 studenti, 17 sono diventati giovani neoassunti in alcune tra le più importanti aziende agroalimentari italiane, Ferrero compresa. Se a parlare sono i risultati, si può dire che il master universitario interfacoltà di secondo livello in «Scienza e tecnologia dell'alimentazione e nutrizione umana», promosso dall'Università di Torino e dalla Fondazione Ferrero di Alba, l'anno scorso ha sfiorato l'en plein. Il consiglio ai giovani neolaureati a caccia di uno sbocco sicuro è semplice: segnarsi sul calendario la data del 22 agosto. Sarà questo il termine ultimo per presentare le domande di ammissione alla seconda edizione del master dedicato a Michele Ferrero e nato due anni fa come «regalo» per i suoi ottant'anni. Il 16 settembre si terranno i colloqui che porteranno alla selezione dei 16 candidati ammessi per l'anno accademico 2008/2009, per i quali sono previste anche numerose borse di studio.
«Il corso si è rivelato un esempio di qualificata e proficua collaborazione tra industria e università, proponendosi come un laboratorio avanzato sull'alimentazione del futuro - spiega il professor Vincenzo Gerbi, preside della Facoltà di Agraria di Torino e coordinatore del master -. La sfida è fornire una formazione scientifico-metodologica e interdisciplinare di alto livello, per consentire un qualificato inserimento nelle strutture di ricerca di base e nella progettazione e sviluppo delle aziende alimentari».
Ecco allora che le lezioni saranno tenute da docenti di diverse facoltà, da Agraria a Veterinaria, da Medicina a Scienze dell'Alimentazione, a cui si affiancano professori di importanti università europee e manager Ferrero, che seguiranno gli studenti anche durante gli stage previsti direttamente nell'azienda albese. Gli allievi studieranno materie come nutrizione e alimentazione, qualità e sicurezza delle materie prime vegetali e animali, tecnologie alimentari, economia politica agroalimentare.
«Questa iniziativa - conclude il professor Gerbi - è nata per soddisfare l'esigenza di una figura professionale che sappia valutare i condizionamenti alle scelte produttive dell'industria alimentare derivanti dalle nuove esigenze dei consumatori, dal mutare degli stili di vita, dall'insorgere di patologie correlate all'alimentazione e dagli effetti della globalizzazione sulla composizione della popolazione».

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UNIVERSITÀ. RICERCA E SVILUPPO
Accordo Poli-Acqua S. Anna

Da “LA Stampa” del 11 giugno

«Quando venerdì a Cuneo, al convegno sul futuro dell'università nella Granda, ho parlato di maggiore coinvolgimento del territorio, alludevo a partnership come questa, tra Politecnico e fonti di Vinadio. Svilupperemo in comune ricerca, trasferimento di tecnologie, servizi e tutto ciò che riguarda il “processing food ingeneering”, cioè le applicazioni industriali nell'agroalimentare». Ha spiegato così, ieri, Francesco Profumo, rettore del Politecnico di Torino, in visita allo stabilimento Sant'Anna di Vinadio.
L'azienda della valle Stura (prima in Italia con il 12,7% del mercato delle acque in bottiglia, 70 dipendenti, altri 280 di indotto, fatturato di 150 milioni di euro) ha siglato con l'ateneo un accordo per 5 anni: investirà mezzo milione di euro per la ricerca congiunta in quattro settori, ambiente, logistica, automazione industriale ed energia. Punto di riferimento dell'accordo sarà l'idrogeologo e ricercatore del Politecnico, Stefano Lo Russo.
L'amministratore delegato dell'azienda, Alberto Bertone: «Quando abbiamo iniziato, 12 anni fa, tutti gli esperti mi dicevano che, essendo nel punto più a Ovest d'Italia e con strade pessime, la logistica ci avrebbe soffocato (ogni giorno transitano sulla statale 21 oltre 300 camion, senza contare fornitori e manutenzione, ndr). Così non è stato: le competenze dell'ateneo saranno fondamentali per le infrastrutture, ad esempio studiare una nuova viabilità, ma anche per energia e ambiente, visto che vorremmo produrre energia utilizzando le condotte sotterranee che arrivano dalle fonti a 1500 metri di altezza. Non si tratta di un accordo di ricerca con un dipartimento, ma una convenzione-quadro a 360 gradi con il più importante Politecnico d'Italia».
L'azienda di Vinadio è la terza al mondo a siglare un accordo di questo genere (dopo Microsoft e General Motors). In questi giorni é stata avviata la produzione di bottiglie biodegradabili in acido polilattico che si ricava dal mais: «Così riduciamo la dipendenza dal petrolio per il Pet ed eliminiamo l'immondizia - dice ancora Bertone -. Con questo prodotto abbiamo siglato i primi accordi per esportare in Germania» Il 95% della produzione è destinato al mercato nazionale, dove la piccola azienda della val Stura si confronta solo con multinazionali francesi (Nestlè e Danone) e americane (Cocacola e Pepsi), che posseggono tutte le marche più vendute.

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UNIVERSITA’.CONVEGNO TRA VERTICI SCOLASTICI, POLITICI E AMMINISTRATORI
“O c’è l’eccellenza, o togliamo i fondi”

Da “La Stampa” del 7 giugno di LORENZO BORATTO
 
Meno corsi e tutti più specializzati, ribaltando quanto accade da 20 anni a oggi, con l’università atterrata nel Cuneese con lauree generiche, con l’unico risultato di evitare le trasferte degli studenti in altre città.
A parole c’è pieno accordo sul futuro dell’Università nella Granda, come emerso nel convegno su «Fondazioni e atenei per innovare nel territorio» organizzato dalla Fondazione Crc. «Razionalizzare l’offerta e radicare la ricerca; aprire a un nuovo pubblico, non solo i giovani ma anche la formazione continua degli adulti; dare un’identità forte alle facoltà, per creare specializzazione e attirare studenti non solo Cuneesi, che oggi sono il 91% dei frequentanti nella Granda». Così ha sintetizzato l’assessore regionale all'università, Andrea Bairati. Concetti ripresi da molti dei relatori.
In apertura il presidente della Fondazione, Ezio Falco, aveva esordito: «Agli Atenei della Granda la fondazione ha erogato 11 milioni di euro in 10 anni. I costi per la comunità locale sono stati alti, i benefici scarsi. Serve una svolta, rovesciando la logica passata del decentramento con facoltà generaliste: è necessario un policentrismo, maggiore selezione e ricerca. La strategia è chiara e condivisa, gli enti locali non si tirino indietro, altrimenti i finanziamenti delle Fondazioni, che sono limitati, possono prendere altre direzioni sempre nell’istruzione e innovazione».
L'economista Renato Lanzetti ha evidenziato alcune ipotesi di sviluppo: «Non serve l'università di massa, l’eccellenza è necessaria: si devono svecchiare la pubblica amministrazione e la scuola, quindi si possono ipotizzare corsi specifici a Scienze Politiche, Economia, Scienze della Formazione; ma anche in sanità, energia, ambiente, agroalimentare hanno bisogno di innovazione. Gli enti locali da soli non hanno risorse».
Il rettore dell’Università degli studi di Torino, Ezio Pelizzetti: «Ricerca e innovazione hanno avuto i tagli più pesanti da anni. Oggi c’è una rete con diversi sedi. Si rimane fuori dal territorio metropolitano di Torino solo ad alcune condizioni: convergenza del territorio, docenti inquadrati, corsi mirati che rispondano all’economia locale. Risorse che devono arrivare anche dai privati».
Il presidente della Provincia Raffaele Costa, in apertura: «Serve un tavolo di concertazione per arrivare in fretta a una soluzione. L'avvio dal prossimo anno del corsi a Savigliano in lingue straniere è positivo, ma le cifre richieste agli enti pubblici sono inaccettabili e preoccupanti». Lunedì enti locali ed Ateneo di Torino (primo per presenza nella Granda, con 2600 studenti su 4.500 totali) si incontreranno per discutere della nuova convenzione decennale. A Provincia e Comuni si chiede di passare dagli attuali 3,5 milioni di euro annuali a 5,8 milioni. Un «salto» di cui tutti vogliono discutere prima di mettere la firma, che comporta, come ha ricordato il rettore del Politecnico Francesco Profumo, «docenti sul territorio che uniscano all’insegnamento anche ricerca, servizi agli enti locali e alle aziende, trasferimento tecnologico, finanziamenti».
Tra il pubblico anche il sindaco di Mondovì, Stefano Viglione, che prima del convegno ha avuto un breve colloquio con Profumo: «Il rettore ha insistito su formazione e didattica a distanza. Da tempo il Comune s’interroga sul futuro del Poli in città. La presenza maturata in questi anni non deve essere sciupata: serve la ricerca, ma non può prescindere dalla didattica e dall’insegnamento anche specialistico. Ci domandiamo a che cosa si riferisse il rettore parlando di formazione a distanza».

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CONVEGNO. OGGI A CUNEO
Università alla “resa dei conti”

Da “La Stampa” del 6 giugno di ]LORENZO BORATTO
 
L’università in provincia volta pagina. O almeno ci prova. La riforma prevede da settembre docenti, associati, ricercatori con sede fissa nel Cuneese e non pendolari: sarà lo spunto per cambiare dopo 20 anni sperimentali di corsi decentrati.
Oggi alle 15 nella sede dell'ex Mater Amabilis a Cuneo si confronteranno ricercatori, i rettori dell'Università di Torino e Politecnico, l'assessore regionale Andrea Bairati, il presidente della Provincia Raffaele Costa. A fare gli onori di casa Ezio Falco, presidente della Fondazione Crc che organizza il convegno «Fondazioni e atenei per innovare nel territorio».
«Resa dei conti? Direi che siamo a un momento di svolta - dice Falco -. Lo sviluppo nell'ambito formativo-didattico è fondamentale per la Fondazione e i poli universitari sul territorio sono vantaggiosi, ma tanti sostengono che in questo modo sarà difficile proseguire con i corsi decentrati: il nuovo cammino tenga presente che dietro ci sono 20 anni di esperienza e strutture ottimali, ad esempio a Cuneo e Savigliano».
Il presidente della Provincia Costa: «All'industria, l'università decentrata è servita? Molto poco. All'università della Granda è stato utile il legame con il mondo produttivo? Molto poco, finora. Da oggi serve un'attività costruttiva con interessi comuni, una vera alleanza con il territorio: al convegno proporrò un tavolo di lavoro permanente per ottenere relazioni strette con il mondo industriale, commercio, artigianato, enti pubblici. Non uno scambio di favori, ma di funzioni».
Il rettore dell'università di Torino (la principale in provincia con 2600 iscritti), Ezio Pelizzetti, aveva spiegato: «Il salto di qualità in discussione è una proposta di radicamento della nostra presenza, eliminando i "doppioni" dei corsi di Torino. Ci sono già risultati interessanti che vanno sfruttati per innestare un circolo virtuoso: docenti sul territorio e ricerca possono attirare giovani anche da fuori provincia e sarà più facile ottenere finanziamenti».
Il responsabile del Centro studi della Fondazione Crc, Franco Chiottolina: «Ora c'è l'università a Cuneo, in futuro serve quella per il territorio, nella speranza di sviluppare nicchie di specializzazione. E non è detto che sia solo l'agroalimentare, potrebbe essere la sanità o altri settori d'eccellenza. Questa è una provincia ricca, ma con una bassa specializzazione. Tramite l'università di deve trovare un modo per attrezzare la Granda a competer in futuro: finora il mercato del lavoro ha chiamato pochi laureati e pochi si presentano con la laurea al mondo del lavoro. Al convegno verranno presentate diverse ricerche sull'università decentarata, dove emergono dati che possono essere interpretati in modo diverso». Ad esempio: un terzo degli oltre 500 laureati ogni anno in provincia sono lavoratori, segno che c'è un aggiornamento continuo ma anche che c'è una laurea più "facile". Ancora: chi studia a Cuneo esce più in fretta e con risultati migliori, ma chi ha intenzione di proseguire gli studi e proviene da un contesto famigliare agiato fin da subito sceglie Torino. Oggi si capirà se questo serve alla Granda e ai suoi studenti.

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CONVEGNO. VENERDI’ A CUNEO

All’Università servono altri 40 milioni in dieci anni
 

da "La Stampa" del  1 giugno
 

Sono 3.755 gli universitari nella Granda, divisi in 7 città e 21 corsi di laurea e specializzazione. Vanno poi aggiunti altri 753 studenti di Conservatorio, Accademia delle Belle arti e corso per Mediatori linguistici a Cuneo.
Ma dopo un ventennio dal primo corso universitario (era il 1988 quando a Ormea iniziò uno stage di Scienze forestali, facoltà di Agraria) si prepara una rivoluzione: nuove «scelte operative» e costi maggiorati. Da settembre, con il nuovo anno accademico, la riforma di legge per l’Università italiana prevede docenti con sede «fissa» nel Cuneese, e non più «pendolari»: i professori dovranno quindi affiancare all’insegnamento anche la ricerca. Inizierà l’Università di Torino (2600 studenti nel Cuneese), poi dal 2009-2010 sarà la volta del Politecnico a Mondovì.
Da mesi atenei ed enti locali, insieme a fondazioni bancarie e organizzazioni del territorio, come Confindustria e Confcommercio, stanno discutendo della possibilità di creare indirizzi di laurea «inediti» che dialoghino con le esigenze della Granda e sappiano attrarre studenti piemontesi e dal resto d’Italia. Un «salto di qualità» per dirla con le parole del rettore dell’ateneo torinese, Ezio Pelizzetti, che però comporta oneri aggiuntivi.
Per l’anno accademico in corso gli enti locali spendono 3,5 milioni di euro (metà finanziati dalla Provincia, la parte restante dai Comuni che ospitano i corsi), ma con le nuove sedi di Cuneo (ex Mater Amabilis) e Savigliano (ex convento di Santa Monica), biblioteche e laboratori, con i docenti «in pianta stabile» sul territorio (150 fra ordinari, associati e ricercatori) e i nuovi corsi come Lingue straniere a Savigliano, i costi aumenteranno ancora. La stima, solo per l’Università di Torino, è di 40 milioni di euro in più fino al 2019, soldi che l’ateneo non ha e non è disposto a mettere.
Da tenere a mente che in vent’anni non sono mancati alti e bassi. Se il corso di Saluzzo in Agraria chiuderà tra poche settimane per il basso numero di iscritti, Fossano è la città che ha avuto le vicende più travagliate: negli anni sono naufragati la scuola in produzione della carne e i corsi di laurea in Lingue e letterature straniere, oltre al diploma per Traduttori e interpreti. Anche di questo si parlerà venerdì pomeriggio a Cuneo, al convegno «Fondazione e atenei per innovare nel territorio del Cuneese», organizzato dalla Fondazione Crc nell’ex Mater Amabilis. Il 9 giugno, poi, è previsto un incontro a Torino tra ateneo e Associazione insediamenti universitari della Provincia per rinnovare la convenzione decennale che scade in agosto: per quella data si saprà quanto investiranno le fondazioni bancarie, sia le tre maggiori (Crc, Crt e Compagnia di San Paolo) sia quelle più piccole con sede nel Cuneese. \
 

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CONVEGNO A CUNEO
«Forte identità alle sedi decentrate dell’Ateneo»

Da “La Stampa” del 28 maggio

«Il problema è dare un’identità culturale forte alle sedi decentrate dell’università. La Regione è pronta a impegnarsi. Ma serve qualità, radicamento delle risorse su base locale e apertura internazionale». Sono le parole di Andrea Bairati, assessore regionale a Università e Innovazione che venerdì 6 giugno sarà a Cuneo per un convegno sull’università decentrata nella Granda (appuntamento alle 15 nell’ex Mater Amabilis). L’incontro è organizzato dalla Fondazione Cassa di risparmio di Cuneo per l’ottava «giornata nazionale della fondazione».
Tra i relatori anche i rettori dell’Università degli Studi di Torino (Ezio Pelizzetti) e del Politecnico (Francesco Profumo). Bairati parlerà invece dello «sviluppo del polo agroalimentare Cuneese».
Aggiunge l’assessore: «Bisogna ragionare per competenze. Durante il convegno farò una proposta per consolidare la presenza e rilanciare gli investimenti. Siamo pronti ad impegnarci, ma serve qualità. Cuneese e Astigano hanno un potenziale unico nell’agroalimentare e nell’enologia. Esistono enormi opportunità di crescita e di attirare investimenti dall’estero, ma serve il collegamento con le imprese. Ci sono dubbi sul futuro di Mondovì, ma la Regione investirà ancora nella piattaforma per rilanciare la sede di Ingegneria e Architettura. Nel convegno di Cuneo discuteremo poi del ruolo di privati, fondazioni bancarie, gli altri enti locali del territorio».
Sulla questione degli investimenti Bairati aggiunge: «C’è già la delibera sui poli che stanzia 60 milioni di euro per tutto il Piemonte. Ulteriori sviluppi sono possibili, ma sempre nell’ottica delle competenze specifiche. Il polo agroalimentare cuneese ha una valenza rilevante non solo per il Piemonte, ma in tutto il mondo. Alimentazione e salute sono i due punti fermi su cui lavorare in futuro». \

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Intervista
“Salto di qualità per l’Università nel Cuneese”

da “La Stampa” del 27 maggio

«Non si chiamano più sedi decentrate, ma rete universitaria piemontese. Il salto di qualità che stiamo discutendo con la provincia di Cuneo è una proposta di radicamento della presenza universitaria sul territorio, eliminando per quando possibile i “doppioni” dei corsi di Torino. Non solo a Cuneo, ovviamente, ma nella Granda c’è il nostro insediamento più importante e variegato, come tipologie di corsi di laurea e numero di studenti: 2600». Ezio Pelizzetti è stato rieletto rettore dell’Università di Torino la scorsa settimana. Fino al 2012 guiderà il maxi-ateneo: 75 mila studenti, bilancio di 550 milioni, 4 mila docenti, una presenza nella Granda con sedi a Cuneo, Savigliano, Alba, Moretta.
Venerdì 6 giugno Pelizzetti parteciperà a Cuneo al convegno organizzato dalla fondazione Cassa di risparmio di Cuneo su Università e territorio, per la giornata mondiale della Fondazione. L’incontro si svolgerà alle 15 nella nuova sede universitaria per tre facoltà dell’Ateneo torinese (Legge, Economia e Scienze politiche) nell’ex Mater Amabilis.
Rettore, cosa chiede l’Università di Torino alla provincia di Cuneo?
«La proposta è stata avviata con calma e riflessione e si collega anche al nuovo ordinamento didattico che entrerà in vigore tra il 2008 e il 2009. Dopo 20 anni di “sperimentazione” in provincia di Cuneo ci sono risultati interessanti che vanno sfruttati: sarà avviato un ulteriore radicamento, con attività di ricerca e la presenza fissa sul territorio dei docenti, non più pendolari da Torino. Nella prima fase servirà un contributo economico anche da parte di Provincia, enti locali, fondazioni bancarie».
Si parla di 40 milioni di euro per i prossimi 10 anni. Ma già molto è stato speso per le nuove sedi universitarie.
«Sono fondamentali. Cuneo e Savigliano hanno spazi adeguati, unici, gradevoli. Ma l’intera provincia è strategica: nelle scorse settimane abbiamo firmato accordi con alcune Università francesi (intese alle quali non abbiamo dato troppa pubblicità): Parigi, Nizza, Tolone. Il Comitato nazionale di valutazione del sistema universitario è stato di recente a Torino: da parte loro c’è stato un coro unanime di apprezzamento per tutte le realtà decentrate: gradimento degli studenti e risultati ottenuti, proposte avanzate dall’ateneo. I componenti del comitato hanno detto che altrove in Italia si cerca di fuggire dal decentramento, mentre sul Cuneese stiamo progettando un ulteriore sviluppo».
Di che genere?
«Evidentemente ci si concentrerà sulle lauree triennali. Per il biennio specialistico, per motivi di studenti iscritti e risorse, credo che le opportunità siano ridotte. Si vuole innestare un circolo virtuoso, eliminando per quanto possibile corsi uguali a quelli di Torino: docenti sul territorio e ricerca possono attirare giovani anche da fuori provincia, ma sarà più facile ottenere finanziamenti dalla Regione, dallo Stato e dall’Unione europea».
L’Università del gusto di Pollenzo ha fra gli iscritti studenti da tutto il mondo. È un modello che potrebbe essere seguito?
«Pollenzo ha un’estrema visibilità e una sua specificità, con numeri molto ridotti. Con Pollenzo stiamo organizzando progetti comuni, ma l’Università di Torino ha numeri di gran lunga superiori nella sola Granda. Serve un salto di qualità e maggiore specializzazione: vale la pena compierlo adesso che ci sono strutture di prestigio, una lunga esperienza alle spalle, disponibilità di tutti gli attori coinvolti».

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Mondovì: mentre calano iscritti e matricole

Politecnico, cambiare per non chiudere

Per ogni studente il costo pro-capite è triplo rispetto a Torino- Puntare sull’agro-alimentare e sul paesaggio

Da “L’unione Monregalese” del 2 Aprile di Roberto Formento

Inaugurazione dell'anno accademico in clima "agrodolce" per il Politecnico nella sede decentrata di Mondovi che registra un progressivo calo di iscritti e di matricole. Assente il rettor magnifico, prof. Profumo. il punto sul futuro dell'Ateneo "monregalese" (Facoltà di architet­tura e corsi di ingegneria) è stato fatto dal pro rettore prof. Gilli  e dal responsabi­le.del decentramento prof. Sorli. In sostanza si tratta di connotare in modo spe­cifico la sede monregalese che non può solo "replicare" quanto si realizza a To­rino, ma deve avere obiet tivi mirati ed una caratura internazionale . In vista  di una possibile  “Cittadella Politecnica”  che abbia un valore aggiunto.. Una sfida? Una scommessa? Certo che  si, con ancora gli Enti locali e le imprese chiamati a fare  la loro parte  e con grossi interrogativi, però, da più parti: Se uno studente mediamente “costa” tre volte tanto rispetto ad un coetaneo a Torino, c’è davvero da cercare e trovare “mission” e soluzioni che ne valgano la pena.

“A fronte di un impegno forte e coeso del personale della sede e di ben 120 docen­ti, che mediamente ogni anno hanno operato con grande professionalità e perseveran­za per il raggiungimento degli obiettivi formativi richiesti, pur in presenza di un coordi­namento efficace Operato dal mio predecessore prof. Seba­stiano Sordo, che ringrazio pubblicamente per il lavoro svolto e per la collaborazione futura, presso la sede decem tram del Politecnico di Mon-davi si è riscontrato un calo della popolazione sludenre­sai iscritta all'Ateneo, sia nel-la classe di Ingegneria, sia in quella di Architettura. Da 1.038 studenti iscritti presso la sede di Mondovi nell'anno accademico2001-2002, di cui il 6o%a Architettura, con una offerta didattica che è rima-sta negli ultimi anni sostan­zialmente la stessa, si è pas­sati agli odierni 879  studenti. divisi equamente fra i corsi di ingegneria e quelli di archi­tettura. Le immatricolazioni al primo anno sono passate da 224 nell'anno accademi­co 2001-2002 alle attuali 158. Questa riduzione percentuale annua  di circa il 6% delle immatricolazioni può indubbiamente essere correlata al calo demografico della popolazione studentesca, così come ad altri oggettivi elementi, ma pone senza esitazione la necessità di una indubbia e forte riflessione.

Con questo intervento molto significativo del prof. Massimo Sorli, presidente del centro servizi per la gestione della sede di Mondovì, si è aperto l’anno accademico 2007/08 del Politecnico nella nostra città. Un quadro per nulla positivo ed anzi preoccupante, quello dipinto con gli ineluttabili colori delle cifre oggettive. Inquietudini che si accrescono, se sulla bilancia si aggiunge l’assenza – notata e sottolineata – del rettore dell’Ateneo Francesco Profumo, sostituito alla cerimonia dal pro-rettore Marco Gilli, “L’onere finanziaria per la sola docenza – ha successivamente evidenziato Sorli – per singolo studente, a Mondovì, è più che triplo presso le sedi distaccate del Politecnico rispetto alla sede metropolitana: Risulta evidente che la riduzione della popolazione studentesca non fa che incrementare tale valore”

Insomma il Poli a Mondovì sembra dare buoni risultati in termini di didattica, ma costa troppo. Le cose devono cambiare.

La (possibile) soluzione per uscire dall'impasse prima che sia troppo tardi, pero, è stata delineata nella se­conda parte dell'interven­to di Sorli, che riportiamo oltre. Interpretando quan­to ascoltato sabato matti­na, abbiamo recepito in­nanzitutto l'urgenza di dare un "volto nuovo" alla sede monregalese del Poli; e la necessità assoluta di avere un sistema integrato tra tutti gli attori presenti sul territorio, in  modo da formare un meccanismo perfettamente oliato di intersezione tra Ateneo, didattica, trasferimento della conoscenza, industria, Enti pubblici. Una bella sfida alla quale tutti hanno dimostrato di voler partecipare. Non abbiamo pienamente capito, però, ancora una volta da chi debbano arrivare i primi imput concreti per rendere effettivamente operativa questa nuova mission dell’Ateneo monregalese. Giusto per evitare di fare in modo che quella a cui abbiamo assistito sia una delle ultime inaugurazioni dell’anno accademico del Poli a Mondovì

 

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