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Trenta ricercatori e 21
docenti per l’università nel Cuneese
Da “La Stampa” del 20
ottobre di CAMILLA PALLAVICINO
CUNEO
L’ università cuneese guarda al futuro con rinnovato slancio, dopo le
modifiche alla convenzione per il decentramento universitario e la
stesura del nuovo patto locale, che dovrà garantire la presenza in
provincia di 30 ricercatori. L’occasione per fare il punto della
situazione, è stata la presentazione del nuovo portale
dell’università,
www.unigranda.it, sito d’informazione e comunicazione dedicato
agli studenti, per notizie sui corsi e le attività dell’ateneo e per
inserire i propri annunci e opinioni.
Pensato come strumento interattivo, il sito è formato da numerose
sezioni dedicate alle singole facoltà, ai bandi relativi ai premi per
tesi di laurea, al job placement, ai forum di orientamento, alle
attività sportive del Cus Torino, con un settore dedicato alla
Fondazione Crc sponsor dell’iniziativa.
All’incontro, cui hanno partecipato l’assessore provinciale Licia
Viscusi, il prof. Stefano Sicardi delle facoltà di Giurisprudenza e
Scienze Politiche e gli assessori comunali di Cuneo e Mondovì
Alessandro Spedale e Giancarlo Battaglia, il presidente
dell’associazione per gli insediamenti universitari Gianfranco
Dogliani ha espresso soddisfazione per la sottoscrizione della nuova
convenzione (aderiscono Provincia, associazione per gli insediamenti
universitari, Comuni di Cuneo, Alba e Savigliano e l’Aso Santa Croce e
Carle) e del nuovo Patto Locale, i cui firmatari - Fondazione Crc,
Fondazione Crs, Comuni di Cuneo, Alba e Savigliano, associazione per
gli insediamenti universitari e Camera di Commercio - si sono
impegnati a finanziare 850 mila euro l’anno fino al 2024, per
garantire l’assunzione di 30 ricercatori. L’università, da parte sua,
si impegna ad assumere 21 docenti per le sedi cuneesi.
Dopo l’approvazione dei nuovi accordi si attende soltanto la firma
ufficiale prevista a inizio novembre. L’obiettivo adesso è la
valorizzazione del Politecnico di Mondovì, che si punta a trasformare
in un polo di specializzazione con l’istituzione di master di secondo
livello e corsi di specializzazione post diploma.
Ieri mattina, intanto, la sesta commissione regionale, ha approvato la
delibera relativa alle autonomie scolastiche nelle aree montane,
confermando la presenza di istituti comprensivi anche nelle aree che
hanno 500 alunni contro i 1000 previsti per le aree non montane. È
stata approvata la norma che prevede la permanenza di diversi plessi
scolastici nelle aree marginali purché la distanza fra le diverse
scuole sia superiore a 15 km. Del pacchetto approvato fa anche parte
l’assunzione, direttamente dalla Regione, di 390/400 insegnanti da
destinare alle aree marginali.
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Università
nella Granda C’è la nuova convenzione
Approvata dalla
Provincia che sarà il maggiore contribuente
Da “La Stampa” del
28 settembre 2011 di CAMILLA PALLAVICINO[G. SCA.]
CUNEO
Sono soddisfatta della nuova convenzione per l’insediamento
universitario, perché sancisce l’importante ruolo della Provincia come
maggiore contribuente e perché chiarisce il ruolo di tutti i soggetti
che vi partecipano, in modo da procedere speditamente fino al
raggiungimento dell’obiettivo finale». Questo il commento
dell’assessore Licia Viscusi a margine dell’approvazione nel Consiglio
provinciale della nuova convenzione - approvazione avvenuta
all’unanimità grazie alla presenza dell’opposizione che ha garantito
il numero legale -, cui manca adesso soltanto l’atto ufficiale della
firma da parte di tutti i sottoscrittori.
Dopo la Provincia, il Senato accademico, l’Associazione per gli
insediamenti universitari e i Comuni di Cuneo e Alba, manca
l’approvazione da parte del Consiglio comunale di Savigliano per
completare il quadro; è quindi soltanto questione di tempo per la
firma ufficiale. Dalla convenzione è stata definitivamente esclusa
quella clausola di garanzia legata al Patto locale (costola della
Convenzione), che obbligava, di fatto, la Provincia e gli altri enti,
a reperire le risorse necessarie a garantire la presenza dei
ricercatori dove i finanziatori del Patto fossero venuti meno al
proprio impegno economico.
Nonostante la Provincia non facesse parte del Patto locale, nel 2010
dovette integrare la somma promessa e mai versata dall’Istituto San
Paolo. Ora quella clausola non c’è più: di pari passo con la nuova
convenzione è stato riscritto anche il Patto locale che prevede la
partecipazione della Fondazione Crc con 500 mila euro, del Comune di
Cuneo con 205 mila euro, Fondazione Crs (65 mila), Camera di Commercio
con (50 mila), Associazione per gli insediamenti universitari (26
mila) e dei Comuni di Alba e Savigliano rispettivamente con 15 mila e
5000 euro.
La somma raccolta ogni anno - circa 860 mila euro per un totale di 12
milioni servirà a finanziare l’assunzione di 30 ricercatori per
garantire l’effettivo decentramento dell’università in provincia di
Cuneo fino al 2024. A partire da quella data tutta la gestione
economica dei docenti verrà trasferita all’università di Torino.
A Cuneo resteranno le spese di gestione delle sedi decentrate che
verranno divise fra la Provincia e i Comuni di Cuneo, Alba e
Savigliano. Dei 30 ricercatori previsti 9 sono già insediati, altri 8
posti sono stati messi a bando e nei prossimi mesi si procederà con la
copertura dei restanti 13 posti. La nuova convenzione ufficializza
anche il ruolo dell’Associazione per gli insediamenti universitari,
presieduta da Gianfranco Dogliani, come collettore dei finanziamenti
per garantire la presenza dei docenti in provincia di Cuneo.
Soddisfazione è stata espressa anche da Gianfranco Dogliani, in quanto
«il documento approvato rappresenta una garanzia importante per la
presenza dell’università in provincia di Cuneo, e la dimostrazione
dell’interesse affinché questa struttura sia messa in condizioni di
funzionare stabilmente e con efficacia».
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Università: Provincia
in retromarcia
Da “La Guida” del 18 marzo 2011 di Massimiliano Cavallo
Cuneo - (mc). Un nuovo duro colpo all'Università decentrata.
A sferrarlo è ancora la Provincia, che in una lettera del 9 marzo, a
firma della presidente Gianna Gancia, "invita formalmente" il rettore
Ezio Pelizzetti e il presidente del Centro per gli insediamento
universitari in provincia di Cuneo, Roberto Cavallo Perin, "a non
dare corso
ad alcuna nuova assunzione di ricercatori" per le sedi universitarie
cuneesi.
La Provincia, dopo i tentennamenti dei mesi scorsi, si
tira di nuovo indietro, dichiarando di non potersi impegnare a
finanziare i trenta posti di ricercatore per le sedi cuneesi
dell'Università di Torino, come previsto dalla convenzione e come
perno
centrale del patto locale. Perché, scrive la Gancia
"il patto locale non è al momento operativo, in quanto non tutti i
soggetti che vi avevano direttamente o indirettamente aderito sono
attualmente disponibili, per le note difficoltà congiunturali, a far
fronte agli impegni economici assunti".
Una tegola che
potrebbe far saltare il banco. La Provincia vuole far saltare il patto
locale senza rimettere in discussione la convenzione, ma sia
l'Università che gli altri enti sono concordi nel valutare la cosa
impossibile, perché convenzione e patto locale sono legati l'una
all'altro. L'Università non intende ritornare a discutere della
convenzione ogni anno, perché ne avrebbero un danno tutte le attività
di docenza e le iscrizioni, e anche ha accettato di diminuire i costi
per facilitare tutti gli enti coinvolti, allungando da dieci a
quindici anni per i versamenti sui ricercatori, in modo che la quota
annuale possa scendere da un milione e mezzo a un milione di euro. La
Provincia vuole sottrarsi dall'obbligo degli enti locali di coprire i
costi, se altre realtà non versano quanto promesso. Che è quello che
sta accadendo ora. Tra le forze del patto locale mancano all'appello
parte dei fondi.
Quella della
Provincia sembra però dettata anche da una vera e propria decisione
politica: abbandonare l'Università e il decentramento in mano ai
Comuni, soprattutto lasciando le incombenze economiche alle casse
comunali. Una posizione che riporta distanti le forze principali della
maggioranza, la Lega e il Pdl, che da sempre sull'argomento hanno
visioni diverse.
Altro nodo
piuttosto complicato da sciogliere è quello del trasferimento della
Facoltà di medicina dalla sede in affitto di Madonna dell'Olmo alla
struttura di proprietà comunale, già pronta e sottoutilizzata,
dell'ex Mater Amabilis di via Ferraris di Celle. Un nodo che sembra
non si potrà sciogliere negli incontri ufficiali di questi giorni,
perché l'Aso Santa Croce ha deciso di non partecipare all'incontro
con l'Università di mercoledì 16 marzo.Incontro disertato ovviamente
anche dalla Provincia, dopo la scelta di "scrivere" (la lettera oltre
all'Università è stata in víata per consocenza anche al presidente
della Regione, ai sindaci di Cuneo, Alba e Savigliano, al direttore
Aso e al presidente della Fondazione Crc). UAso, con il precedente
direttore generale Giorgio Gatti, aveva praticamente concluso
l'accordo con Università e Comune di Cuneo, ma non l'aveva firmato,
oggi la nuova direzione ha rimesso in discussione tutto.11
trasferimento farà risparmiare 250.000 curo di affitto dell'attuale
sede, soldi che potranno essere utilizzati dalla Provincia se saprà
convincere la Regione a mantenere sul territorio della Granda quei
fondi. Dopo un lungo confronto tra i tecnici di Comune, Aso Santa
Croce e Università, si sono definiti spazi da utilizzare per i corsi
da infermiere, eventuali laboratori da allestire, ma sul
trasferimento rimangono ancora incertezze che stanno facendo
innervosire soprattutto l'Università, che vede nell'operazione una
chiara azione di risparmio per il territorio e che non capisce il
perché il territorio stia prendendo tempo. Anche l'incontro
dell'Associazione per gli insediamenti universitari in provincia di
Cuneo, che aveva tra l'altro all'ordine del giorno la nomina di un
consigliere alla Fondazione Crc, è saltato ed è stato convocato per
venerdì, quando però i sindaci piemontesi saranno a Torino per
l'arrivo di Giorgio Napolitano, che fa visita alla prima capitale
dell'Italia Unita.
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L’Università perde un corso
Da “La Stampa” del 17
luglio di ]LORENZO BORATTO
CUNEO
Mini «cura dimagrante» per l’università di Cuneo (da settembre si
perderà un corso di Scienze politiche) e nessuna prospettiva positiva
per il Politecnico a Mondovì. Con la Provincia che ribadisce: «Si deve
rivedere il Patto locale e spendere meno per i corsi».
È l’esito di due diversi incontri svoltisi ieri a Torino. Il primo,
tra Università torinese, enti locali cuneesi e Fondazione Crc, serviva
a valutare il primo periodo della convenzione decennale siglata nel
2009: il territorio si è impegnato a versare 1,5 milioni di euro
l’anno fino al 2019 per pagare gli stipendi di 30 tra ricercatori e
docenti con sede fissa nel Cuneese. Inoltre gli enti locali sostengono
due terzi delle spese di docenza per le sedi a Cuneo, Savigliano, Alba
e Moretta. Ma «piangono» le casse di ateneo ed enti pubblici, quindi
occorre risparmiare.
Alessandro Spedale, assessore alla Cultura di Cuneo, sintetizza: «Si
vuole andare avanti con i corsi di laurea in provincia, ma si deve
spendere meno. Qualcosa si è già fatto, altro di farà ancora: ma la
volontà di tutti è di proseguire». Cuneo perderà, da settembre,
Scienze sociali: 21 iscritti quest’anno. Il corso sarà a Torino,
mentre si porteranno a termine il secondo e terzo anno a Cuneo. Il
risparmio: 200 mila euro. Non solo: dal 2011 i corsi delle facoltà di
Medicina, che si svolgono a Madonna dell’Olmo, saranno trasferiti
all’ex Mater Amabilis, con un risparmio di altri 250 mila euro l’anno.
Alla vigilia dell’incontro, l’ateneo aveva inviato una lettera dai
toni duri, in cui chiedeva di saldare il pregresso: oltre 2,5 milioni
di euro per l’anno accademico appena concluso. Soldi che l’università
non ha ancora incassato. Gianfranco Dogliani, presidente
dell’Associazione: «Abbiamo ribadito quanto spiegato in passato.
Pagheremo, ma i tempi non possono essere rispettati per motivi
tecnici. I soldi per la didattica, 1,1 milioni di euro, li salderemo
entro 10 giorni, per la convenzione ci aggiorneremo di nuovo a
settembre. Gli interessi sul pregresso? Ne parlava la lettera, non
saranno applicati». Per la Provincia, l’assessore Licia Viscusi:
«Faremo la nostra parte, ma ho ribadito che vogliamo una revisione
della convenzione e del Patto locale. Il Politecnico? All’incontro il
rettore Francesco Profumo ha fatto capire che proseguirà sulla strada
decisa nei mesi scorsi: solo teledidattica, ma si concluderanno i
corsi del secondo e terzo anno». Anche il presidente della Fondazione
Crc, Ezio Falco, ha preso parte ai due incontri: «Profumo ha fatto
capire che va ripensata completamente la presenza del Poli a Mondovì.
Sui corsi dell’Università di Torino la Fondazione contribuisce con 700
mila euro l’anno, ma le decisioni le devono prendere gli
amministratori».
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POLITECNICO. IERI A
MONDOVÌ LA MANIFESTAZIONE DI PROTESTA DI STUDENTI E AMMINISTRATORI
“Noi, ingannati dal rettore”
Un anno fa le promesse sul potenziamento dei corsi, ora la chiusura
Da “La Stampa” del 25
ottobre 2009 di GIANNI SCARPACE
MONDOVI’
I monregalesi si sentono soprattutto «ingannati»: anche docenti
«storici» come il professor Teresio Sordo, che ha sempre difeso il
Politecnico, ora non si fa scrupolo di dire che «si era sbagliato a
fidarsi delle parole del rettore Profumo non più tardi di un anno fa,
quando lodava la sede di Mondovì, per poi abbandonare, pochi mesi
dopo, il tavolo per lo sviluppo della stessa sede. Anzi, ora vuole
affossarla». E’ il sentimento che ieri circolava fra studenti,
docenti, amministratori, cittadini nella «città degli studi» perché
sede universitaria (allora si chiamava Studio Generale) già nel 1560.
E oggi a rischio di veder chiudere la sede decentrata del Poli.
A Mondovì, con 850 studenti, 124 docenti, 20 milioni di investimento
in 20 anni, 150 alloggi per studenti, hanno risposto all’appello del
sindaco Stefano Viglione di portare la protesta in piazza, ieri, nel
cuore del centro storico: striscioni, gazebo, gli studenti che
distribuivano i volantini stampati in proprio. «Ragazzi esemplari,
responsabili», hanno detto in coro i docenti. «Dobbiamo essere
invasivi e pericolosi - ha detto Viglione - come Profumo dice che gli
amministratori non dovrebbero essere. Il Rettore ha montato una farsa,
organizzava quest’azione da tempo. Ha deciso indipendentemente da
politici, autorità, studenti e ministro Gelmini. Dobbiamo alzare la
voce perché questi comportamenti sono inaccettabili. Non ci venga a
raccontare che potenzierà la ricerca qui, togliendo però i corsi di
Laurea magistrale e la didattica. Si sta lavorando per costituire un
tavolo con Regione, rettore e ministro».
Erano 40 i sindaci in fascia tricolore, arrivati anche dai confini con
la Liguria, citata nel Consiglio comunale di venerdì sera, al
Politecnico, dal consigliere della Lega Diego Boetti: «Torino vuole
accentrare i corsi: bene, allora noi invitiamo gli studenti ad
iscriversi a Genova». Il Pd, attraverso Stefano Tarolli, ha parlato di
«tradimento»: «Ci siamo fidati del Poli e gli enti hanno investito,
fiducia mal riposta». «E’ vero o no – ha detto il parlamentare Enrico
Costa - che questa città e questo territorio hanno investito risorse
anche su richiesta del rettore Profumo e del Politecnico per lo
sviluppo della sede decentrata? E’ vero o no che l’indicazione
ministeriale non pone vincoli per le scelte?».
Alcuni evocano lo «stile Savoia» adottato nel 1562 da Emanuele
Filiberto, quando tornò in possesso della propria capitale, Torino, e
trasferì l’università nel capoluogo. Il consigliere regionale Giorgio
Ferraris: «Ho presentato un ordine del giorno in Regione per rivedere
l’assurda decisione di concentrare sul capoluogo piemontese tutta l’
attività didattica». In piazza erano presenti i rappresentanti delle
categorie produttive. Molti monregalesi hanno sottoscritto la
petizione degli studenti, che ha raccolto circa 5000 firme. Luca
Bazzano, rappresentante degli studenti: «Ci affidiamo a voi, perché la
palla passa alla “politica romana”: ora tocca a quel livello trovare
l’ancora di salvezza per il Poli di Mondovì». Il professor Sordo:
«Impedirei a mia figlia di iscriversi al Politecnico fatto con la
teledidattica e i video al posto dei docenti».
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Il Poli
accentra Si farà lezione solo a Torino
E’ la fine delle cinque sedi decentrate non ci saranno più professori
in aula
Da “La Stampa” del 22
ottobre di ANDREA ROSSI
TORINO
«Game over». Il preside della seconda facoltà di Ingegneria Marco
Parvis imbocca la porta dell’aula del Senato accademico scuro in
volto. Sono le sette di sera, epilogo della giornata che segna la fine
delle cinque sedi distaccate del Politecnico di Torino per come erano
state concepite e per quello che sono oggi. Il Senato ha deciso a
maggioranza schiacciante: quattro i voti contrari (due rappresentanti
degli studenti, Parvis e un altro docente) un solo astenuto (il terzo
studente). La riorganizzazione è cosa fatta: a Vercelli, Biella,
Alessandria, Mondovì e Verres non si farà più lezione. Non ci saranno
professori in aula, solo lezioni proiettate su schermi e pc. Chi
vorrà, dovrà viaggiare per seguire i corsi a Torino. «Il resto sarà
mantenuto», dichiara il rettore Francesco Profumo. «A cominciare dal
tutoraggio: in giorni prestabiliti i docenti saranno in sede per
ricevere gli studenti. Laboratori, esercitazioni e ricerca non
verranno smantellate».
L’obiettivo dell’ateneo è dare una nuova forma ai presìdi in Regione:
«Fare formazione permanente. Riqualificare le persone. Creare nuove
competenze», insiste Profumo. Il secondo fronte si chiama Istituti
tecnici superiori: una sorta di laurea breve professionalizzante di
tre anni, con oltre il 50 per cento delle di laboratorio ed
esercitazioni. «Nel dopo crisi questi aspetti saranno fondamentali -
spiega Profumo - E mi stupisce che la politica si rifiuti di capirlo:
c’è un’idea distorta secondo cui le università si occupano solo di
didattica».
E’ il tempo di tirare fuori i sassolini dalla scarpe. Mentre fuori dal
Senato gli studenti continuano a protestare al grido di «buffoni,
buffoni», Profumo attacca: «In questi giorni dalla politica ho subìto
pressioni di ogni genere. A tutti i livelli. Ho l’impressione che la
politica voli molto basso. Invece io credo nel nell’autonomia delle
scelte dell’Università e questo va ribadito in modo forte».
Ha provato a ribadirlo anche agli studenti. Con risultati deludenti.
Il Senato di ieri, che avrebbe dovuto cominciare alle 9,30, è slittato
alle 14,30 dopo che 2-300 ragazzi hanno occupato l’aula. Cinque ore
fitte di discussione, con il rettore e il suo vice Marco Gilli a
respingere le accuse, sedare gli animi. Sforzo inutile. Troppa la
rabbia di chi si è alzato alle cinque del mattino per venire a Torino.
Un drappello da Vercelli. Uno, più robusto da Mondovì. Striscioni,
cartelli, caricature del rettore. Rabbia, tanta. «Io non ho
possibilità di venire a studiare a Torino, con l’università ho
chiuso», racconta Nicolò Garolla, iscritto a Mondovì ma residente nel
Savonese. «Quella sede era nata per dare un’opportunità di studio a
tutti. Ora si torna al passato, all’università per chi se la può
permettere. Saremo in tanti a mollare». Qualcuno dice il 20 per cento.
Qualcuno dice che Genova raccoglierà gli “esuli” di Mondovì e Milano
quelli di Vercelli. «Tutto il novarese si sposterà verso la
Lombardia», assicura Michael Boris Mandirola, rappresentante dei
vercellesi. «Ed è una beffa: per noi, per gli enti locali che hanno
sborsato milioni, per il tessuto economico che gravita intorno alla
facoltà. È una beffa perché non ce le meritiamo: questo è un polo
virtuoso, con pochi professori esterni e un monte ore di lezione che
supera appena del 3 per cento la soglia massima, contro punte del
25-30 per cento a Torino».
Si sentono traditi. Trattati come studenti di serie B: «Profumo dice
che le sedi distaccate abbassano la qualità della didattica - aggiunge
Cecilia Cappato, anche lei di Vercelli - E’ falso e offensivo verso i
nostri docenti: da noi la qualità è migliore, i docenti sono pur
sempre professori del Politecnico, ma ci seguono da vicino, hanno
classi più piccole, c’è un rapporto quotidiano». E Federico Grosso da
Mondovì: «Il rettore ci dà dei provinciali: ma lo sa che ci laureiamo
in cinque anni mentre chi va a Torino ce ne mette sette?».
Masticano rabbia mentre aspettano il treno che li riporta a casa. La
rabbia di chi ha perso l’ultima battaglia. Game over.
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Poli, l’occupazione continua
Da “La Stampa” del 18
ottobre di GIANNI SCARPACE
MONDOVI’
Tutti chiedono una sospensione della decisione del Senato accademico
sul destino della sede decentrata del Politecnico di Mondovì. Oltre
all’appello, c’è anche uno spiraglio che si è aperto grazie alla
riunione bipartisan, in Comune, ieri, voluta dal sindaco di Mondovì
Stefano Viglione con tanti amministratori del Monregalese. La speranza
è che il presidente della Regione Mercedes Bresso, martedì, quando
incontrerà il rettore Francesco Profumo, riesca a convincere i vertici
del Politecnico che le peculiarità e le caratteristiche della sede di
Mondovì sono tutt’altro che un doppione di Torino e che la didattica
offerta è fortemente legata a temi di carattere locale ed
imprenditoriale: ad esempio l’architettura del paesaggio, la gestione
delle acque, l’agroalimentare.
Per la Regione, ieri, nella sala del Consiglio comunale, ha ascoltato
e accolto queste istanze l’assessore all’Università Andrea Bairati.
Per il Politecnico c’era il prorettore Marco Gilli, che riferirà a
Profumo e al Senato accademico gli esiti della riunione. Al centro
della discussione, i tagli che colpiranno le sedi decentrate
sull’offerta formativa. A rischio c’è tutta la didattica tradizionale:
rimarrebbero corsi a Torino, lezioni via internet agli studenti nelle
aule monregalesi e qualche master di specializzazione in sede.
Gli studenti, ieri, hanno ribadito il no alla teledidattica, ma
soprattutto il mantenimento dell’offerta formativa a Mondovì così
com’è, ipotesi in pratica già negata dal Senato accademico. «Non tutte
le sedi sono uguali - ha detto Bairati - per numeri, storia e
risultati. A Mondovì s’è fatto un percorso virtuoso trasformato in
sede di interesse regionale. Si possono capire i criteri di
razionalizzazione, però manca un pezzo: è sbagliato tagliare
generalizzando». E ancora: «Il Senato non faccia l’errore della
Gelmini: il lavoro fatto a Mondovì dall’università con enti,
Fondazione Crc e aziende non si può accantonare. Da altre parti il
sistema imprenditoriale assume uno o due laureati all’anno, qui è
diverso. Chiederemo a Profumo di non archiviare tutto». Sulla stessa
linea l’assessore regionale Mino Taricco, con i consiglieri Giorgio
Ferraris ed Elio Rostagno: «Mondovì è una sede con una specificità
unica». «Una considerazione e una proposta - ha detto l’onorevole
Enrico Costa -: due anni fa in questa stessa aula il Politecnico
andava in direzione opposta, incitando allo sviluppo dell’attività,
tanto che il territorio si è impegnato aumentando i finanziamenti.
Oggi si prende a pretesto una circolare del ministro che, in realtà,
non dice nulla. L’università non può tornare ad essere il cinema
Ferrini con la proiezione delle lezioni. Propongo una moratoria di un
anno per Mondovì». Tanti gli interventi dopo un battibecco tra Costa e
Bairati, che ha lasciato l’aula al momento della controreplica. Ezio
Falco (Fondazione Crc) ha giudicato «eccessiva e incomprensibile»
l’interpretazione della circolare, «quasi un segno di disperazione».
L’onorevole Teresio Delfino ha parlato del pericolo di «capovolgimento
di una tendenza virtuosa di Mondovì», i docenti monregalesi (Teresio
Sordo e Lorenzo Mamino in testa) hanno chiesto di «fare come a Milano:
rinnovare l’offerta didattica senza tener conto delle indicazioni
della circolare ministeriale». La concessione del prorettore Gilli:
«Siamo disposti a valutare un’apertura, ma non per adottare soluzioni
che non potremmo sostenere». Intanto l’occupazione degli studenti, al
Poli, continua.
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“Senza
assunzioni nessun contributo all’Università”
Dopo i tagli bloccati i concorsi dei ricercatori Prorogata la
convenzione con il Politecnico
Da “La Stampa” del 30
luglio di LORENZO BORATTO
CUNEO
Niente soldi dalla Granda, finchè non si sbloccheranno i concorsi per
nuovi ricercatori e docenti universitari. È una delle ipotesi discusse
dall’Associazione insediamenti universitari. Il presidente Gianfranco
Dogliani: «I 30 ricercatori universitari per cui il Cuneese è pronto a
pagare per 10 anni permetteranno una svolta ai corsi della Granda. Ma
la convenzione tra territorio e Ateneo ha preso il via in un momento
di tagli voluti da Roma. I nuovi concorsi sono bloccati. Vedremo se
congelare il Patto locale». E’ l’accordo (1,5 milioni l’anno fino al
2019 all’Università di Torino) firmato da Regione, Provincia, ospedale
«S. Croce e Carle», Comuni di Cuneo, Alba, Savigliano e Fondazione Crc.
I rappresentanti dei Comuni sedi di corsi universitari hanno ribadito
la disponibilità a pagare anche le spese di didattica, ma solo se i
concorsi saranno banditi. Il direttore dell’azienda ospedaliera,
Giorgio Gatti: «Il territorio investe molto, deve fare pressioni per
sbloccare i bandi: al S. Croce la ricerca universitaria è
fondamentale». «L’associazione deve diventare la cabina di regia di
scelte univoche, senza che ogni Comune agisca per conto proprio» ha
detto il sindaco Alberto Valmaggia. I fondi del Patto locale
arriveranno da Fondazione Crc (mezzo milione di euro, già deliberato
ma non ancora versato), Fondazioni Cr di Savigliano, S. Paolo e Crt,
Camera di commercio, Comune di Cuneo e Associazione. A settembre ci
sarà un vertice tra enti locali e università. Intanto la convenzione
tra Provincia, Comune di Mondovì e Politecnico è stata prorogata fino
a settembre 2010, in attesa di trattare su ulteriori risorse per
rilanciare Ingegneria e Architettura.
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BLOCCHI DELLA
GELMINI. CONFERMATI TUTTI I CORSI DI LAUREA ANNUNCIATI
L’Università non assume
La
convenzione prevede 51 nuovi docenti e ricercatori: fermi i bandi
Da “La Stampa”
del 22 luglio di ]LORENZO BORATTO
CUNEO
Non sono pronti i concorsi per 51 ricercatori
e docenti universitari con sede nella Granda, così l’ateneo di Torino
deve «accorpare» per il prossimo anno accademico alcune sedi della
provincia con Torino. «Tutto sulla carta», assicurano, «senza
conseguenza per chi sostiene esami e segue lezioni». Motivo? Il
Cuneese non ha i requisiti imposti da Roma per l’Università autonoma.
«Tutti abbiamo fatto un salto sulla sedia
quando abbiamo letto che avremmo perso da ottobre tre corsi di laurea
a Cuneo e Savigliano - dice Gianfranco Dogliani, presidente
dell’Associazione insediamenti universitari in provincia -. È una
questione tecnica: riguarda Università di Torino e ministero
dell’Istruzione. I corsi universitari del Cuneese non cambiano.
Saranno rilanciati dalla convenzione Enti locali-Università, firmata a
gennaio».
Ieri c’è stato un vorticoso giro di telefonate
tra amministratori locali (chiedevano rassicurazioni) e referenti
dell’Università di Torino. Roberto Cavallo Perin, responsabile del
decentramento dell’ateneo: «Una questione tecnica. Alcune sedi cuneesi
sono stata unite a Torino, ma solo sulla carta. I requisiti perchè la
Granda abbia sedi amministrative autonome non ci saranno fino a quando
non bandiremo i concorsi. Un cambio burocratico. Ma Economia a Cuneo e
i due corsi di Educazione e Formazione primaria della facoltà di
Scienze della Formazione di Savigliano restano. Non cambia nulla per
corsi e qualità nel Cuneese. L’operazione è stata fatta per
salvaguardare la convenzione tra ateneo e territorio».
La convenzione
Il documento è stato firmato 7 mesi fa:
prevede contributi di fondazione Crc ed enti locali (Provincia, città
sedi dei corsi). Oltre 6 milioni l’anno fino al 2019, più 4,5 milioni
della Regione per i primi 3 anni. In cambio l’Università di Torino si
è impegnata ad assumere 51 tra ricercatori e docenti, con sede fissa
nel Cuneese. Quando? «I concorsi saranno banditi entro 3 anni per i
ricercatori e 5 per i docenti, come dice la convenzione - ricorda
Cavallo Perin - che resta valida e rilancerà le sedi extra
metropolitane. Tra 10 anni il costo della docenza sarà interamente
sostenuto dall’ateneo».
Giuseppe Tardivo, coordinatore della Facoltà
di Economia sede di Cuneo: «Per noi non cambia nulla, non ci saranno
ripercussioni sull’offerta della facoltà. Il corso di Cuneo inizia a
ottobre, continua a garantire agli studenti di iscriversi alle lauree
magistrali a Torino, restano validi gli accordi con le università
francesi. Il 20% delle matricole in provincia è iscritto al corso di
Economia aziendale del capoluogo».
Scuole dell’obbligo
Ieri a Torino sono stati formalizzati i numeri
degli organici di fatto nella Granda. «Le 24 classi richieste in
deroga per le Superiori sono state garantite – dice Graziella Dogliani
della Snals provinciale –. Previste una classe in più alle Medie e
nessuna alle Elementari, dove però abbiamo 13 maestri in più rispetto
ai piani degli organici di diritto. Non ci saranno classi con oltre 30
alunni, come si rischiava ad esempio alle Superiori di Cuneo e Mondovì».
Oggi l’Ufficio scolastico provinciale (in questi mesi ha raccolto le
richieste dei presidi per avere classi in più dopo i tagli della
riforma Gelmini) esaminerà il documento.
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Politecnico, ora parla
Falco
Futuro del Poli in città a carte scoperte
Da “L’Unione Monregalese” del 15 aprile 2009
In merito al dibattito innescatosi in
città, e non solo, dopo il nostro servizio sul futuro del Politecnico
a Mondovì, partendo dalle affermazioni del dott. Beppe Ballauri,
vicepresidente della Fondazione CRC, riportate dal nostro giornale (e
per altro confermate dallo stesso Ballauri), abbiamo sentito l’ing.
Ezio Falco, presidente della medesima Fondazione CRC, ente
finanziatore (tra gli altri) del decentramento universitario in “Granda”.
Politecnico a Mondovì. Noi abbiamo titolato “Sta per calare il
sipario?”. Tirando le fila di vari segnali negativi e critici, ed
infine raccogliendo le valutazioni “tranchant” del dott. Ballauri,
vice-presidente della Fondazione CRC, per l’area territoriale di
Mondovì. Adesso che il botto è un po’ scoppiato, sembra che la
Fondazione stessa abbia altre valutazioni in merito. Quali? Sono
diverse da quelle di Ballauri?
La nostra valutazione nel merito è la stessa che abbiamo fatto
nell’occasione del recente rinnovo della convenzione con l’Università
di Torino, cioè analisi serrata dell’esperienza fin qui vissuta, con
la consapevolezza che non siamo all’anno zero. Negli anni sono
cambiate tante situazioni, sia nel Politecnico e sia sul territorio.
Si metta tutto sul tavolo con serenità e verità e si decida il futuro;
senza polemiche inutili o posizioni strumentali.
In sue dichiarazioni alla stampa locale, lei si è
richiamato all’incontro dell’8 giugno 2008, quando la Fondazione
stessa poneva paletti seri ed esigenti per continuare ad investire
fondi nel decentramento universitario. Condizionava lo stanziamento ad
un preciso progetto. C’è questo progetto? E’ valido? Guarda al futuro?
Da allora è cambiato qualcosa?
Ribadisco ciò che dissi nell’occasione della Giornata della
Fondazione del giugno 2008: la CRC supporta progetti strategici chiari
e dotati di futuro e questo è ancora più vero dopo 10 mesi in cui è
successo un “cataclisma” finanziario ed economico, che durerà e che
richiede ancora maggiore attenzione nell’uso delle risorse. Nel merito
sono al corrente di un lavorio che sia il Politecnico che gli Enti
locali hanno fatto in questi mesi. E’ ora di mettere il Progetto sul
tavolo e sottoporlo all’attenzione dei decisori, fra cui rientra
anche, come Ente che mette una parte delle risorse, la CRC .
Comunque, da segnali diversi, arrivano nell’opinione
pubblica input per una fase di difficoltà del Politecnico a Mondovì,
sia sul fronte delle risorse che vengono a mancare sia per un non
avvenuto (a pieno) legame col territorio, sia per un salto di qualità
(che ancora si attende?): che si siano anticipati i nodi al pettine è
un fatto che può servire? Insomma le dichiarazioni di Ballauri sono
state soltanto intempestive?
Non mi risulta ci sia alcuna posizione ufficiale da parte di
chi ha la responsabilità di decidere o comunque di esprimere un parere
autorevole. Le posizioni personali, finché non diventano posizioni
ufficiali degli Enti, rimangono, legittimamente, tali. La presenza del
Politecnico in “Granda” è una carta a disposizione di tutto il
territorio e non interessa solo Mondovì e quindi la riflessione, che è
ora di fare, deve coinvolgere tutta la provincia di Cuneo ed è perciò
che la Fondazione si è data disponibile, anche con l’azione del suo
Centro Studi, ad essere a fianco dei decisori istituzionali.
Sia chiaro che ai monregalesi il Politecnico sta a cuore:
allora, se giornalisticamente ci occupiamo del suo futuro, non è
perché siamo uccelli del malaugurio. Secondo lei, non è l’ora di
mettere tutti e tutte le carte sul tavolo e capire che cosa fare?
Tra alcuni mesi scade la convenzione fra Politecnico ed Enti
locali e quindi si è obbligati a decidere il futuro; noi da sempre
siamo a fianco degli Enti locali e del Politecnico per sostenere la
sua presenza fra noi. L’abbiamo fatto mettendo a disposizione tante
risorse e rendendoci disponibili al colloquio, all’approfondimento,
allo studio. Mercoledì 15 aprile ho organizzato presso la Fondazione
un incontro sul tema a cui sono stati invitati il presidente della
Provincia, il sindaco di Mondovì, il presidente dell’Associazione
degli Insediamenti universitari in provincia di Cuneo, il rettore del
Politecnico ed i consiglieri di amministrazione monregalesi della CRC.
Sarà l’occasione per far partire formalmente il confronto, che si
svilupperà nei prossimi mesi, coinvolgendo, in momenti successivi,
tutti gli attori che possono godere della presenza dell’Ateneo in
provincia. L’incontro è anche l’occasione per ribadire nei fatti che
il ruolo della Fondazione CRC non è solo quello di mettere a
disposizione delle risorse “on demand”, ma è anche quello di essere
catalizzatore degli attori in gioco e facilitatore dei processi
strategici che interessano il nostro territorio di riferimento
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CUNEO. IERI FIRMATI
DUE ACCORDI
L’Università nella “Granda” punta su ricerca e territorio
Da “La Stampa” del 10
gennaio di ]LORENZO BORATTO
CUNEO
Non solo docenza, ma anche ricerca (con l’assunzione di 51 tra docenti
e ricercatori con sede nel Cuneese) e più integrazione con l’economia
provinciale. Questi i punti fermi alla base dei due accordi firmati
ieri a Cuneo tra Università di Torino e territorio (Provincia,
Regione, i 3 Comuni sede di lezioni dell’Ateneo, ospedale «Santa Croce
e Carle», Fondazione Crc) per i corsi universitari sul territorio. Si
tratta di una convenzione e di un patto locale che saranno validi fino
al 2019.
«Sono strumenti di programmazione, per dare maggiore strutturazione
all’insegnamento universitario: uno sforzo corale del territorio» ha
detto Raffaele Costa, presidente della Provincia, l’ente che
contribuirà di più, investendo oltre 1,8 milioni di euro l’anno.
L’assessore provinciale all’Istruzione Vito Valsania ha ricordato che
«sono passati 20 anni dai primi corsi in provincia: un traguardo
coronato con le nuove sedi Mater Amabilis a Cuneo e l’ex ospedale
militare a Savigliano». «Altrove in Piemonte abbiamo chiuso sedi
decentrate - ha detto il rettore dell’Università Ezio Pelizetti -: la
convenzione è invece un segnale importante, in senso opposto, per
creare una struttura a rete, con poli specializzati». «Mentre il
Governo continua a togliere soldi all’Università - ha aggiunto Andrea
Bairati, assessore regionale all’Innovazione -, la Regione si è
impegnata con 4,5 milioni di euro in 3 anni perché alla docenza si
uniscano ricerca e rapporti più stretti con l’economia locale, nei
settori agroindustria e alimentare».
Ezio Falco, presidente della Fondazione Crc: «Una grande
responsabilità, perchè impegniamo chi verrà dopo di noi a investire in
questa sfida: il mondo imprenditoriale locale è stato finora scettico,
occorre convincerlo che l’Università è una risorsa necessaria». Poi
gli interventi dei sindaci di Cuneo, Savigliano e Alba. Nei prossimi 3
anni saranno assunti 30 ricercatori operativi nel Cuneese; altri 21
docenti di ruolo saranno a carico dell’Università (posti banditi da
oggi al 2014). Gli iscritti all’Ateneo torinese che seguono lezioni e
danno esami in provincia sono oltre 2600, di cui 689 al primo anno. Il
costo sostenuto dagli enti locali e dalla Fondazione Crc, Università
esclusa, è superiore ai 6 milioni di euro ogni anno. Cifre che non
cambieranno per i prossimi 10 anni.
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UNIVERSITÀ. IERI A
MATER AMABILIS
Cuneo, “lezione pubblica” a difesa del diritto allo studio
Da “La Stampa” del 15
novembre di FRANCESCO DOGLIO
CUNEO
«Siamo un'Università preoccupata, non occupata». Così il professor
Michelangelo Conoscenti, ordinario di Linguistica inglese, ha
presentato ieri la prima «lezione pubblica» al centro universitario
Mater Amabilis di Cuneo.
Una lezione aperta a tutti, studenti e cittadini. Il docente ha
affrontato il tema della comunicazione in tempo di guerra, nell’ambito
del programma del corso di Linguistica. La lezione-protesta è stata
decisa dagli studenti, in accordo con il loro insegnante. Una scelta
per rimarcare una delle caratteristiche essenziali del sistema
universitario italiano che la riforma Gelmini ed i tagli della
Finanziaria andrebbero a toccare.
«L'Università - dice Conoscenti - è in primis un luogo pubblico che
tutti possono frequentare, anche solo una volta. Siamo molto
preoccupati nel constatare l'esistenza di una precisa volontà politica
che, invece, va in tutt'altra direzione».
Alle 13,30 l'aula 1, al piano terreno del complesso universitario, non
era piena. C'erano gli studenti del corso e quattro «ospiti». «Mi
sembra un'iniziativa molto interessante - dice Alma Varengo,
insegnante della scuola dell'infanzia -, che andrebbe fatta conoscere
anche al di fuori dell'Università, è importante sostenerla, ne va del
futuro dei nostri figli». Il blocco del tourn-over, le difficoltà di
accesso ai giovani e ai ricercatori e la possibilità di
privatizzazioni: su questi e altri temi è scattata la mobilitazione.
«C'è una precisa volontà politica - dice Conoscenti - che va nella
direzione opposta alla volontà di curare i mali del sistema
universitario. Nella riforma ci sono soltanto tagli indiscriminati,
anche al diritto allo studio dei ragazzi». La mobilitazione è stata
spontanea, trasversale e non stimolata soltanto dai docenti. «Il
livello di consapevolezza è in netta crescita - commenta Conoscenti -,
un bel risveglio civile. Sono molto contento che gli studenti si
preoccupino e si interessino sempre di più della cosa pubblica, in
tutti i suoi aspetti».
«I miei coetanei - dice Paolo Manzone, studente di un altro corso -
sono un puzzle, molti se ne fregano, ma tanti altri vogliono
approfondire, conoscere, capire».
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MONDOVÌ. A COMUNE E
UNIVERSITÀ
“Chiarite
che fine farà il Politecnico a Mondovì”
Appello inviato dal rappresentante degli studenti
Da “La Stampa” del 14
novembre di GIANNI SCARPACE
MONDOVI’
«A distanza di un anno e mezzo dal suo insediamento, il Comune può
dare indicazioni precise, sui corsi universitari previsti al
Politecnico di Mondovì?». E’ la domanda che il consigliere comunale
del Pd Stefano Tarolli ha rivolto, in un’interrogazione inviata al
sindaco Stefano Viglione. Riguarda la sede decentrata fiore
all’occhiello della «città degli studi» che coinvolge 800 studenti e
centinaia di insegnanti.
L’interrogazione ripropone timori che serpeggiano da mesi sulla sede
di Mondovì e sul suo futuro. Giacomo Gaiotti, rappresentante degli
studenti in Senato Accademico, ha scritto agli amministratori della
città e allo Poli ponendo altre domande. Tarolli si rivolge, su un
piano politico, alla giunta per sapere se «il tavolo di lavoro con
tutte le forze del territorio, attivato un anno fa, ha portato a
risultati», mentre gli studenti chiedono «di far chiarezza sulla
funzione del polo monregalese del Politecnico, a nostro avviso, con
grandi potenzialità per il territorio ma ancora poco sfruttate».
Da settembre il corso di Ingegneria Elettronica ha lasciato Mondovì.
La ragione: mancato raggiungimento del numero minimo di preiscritti
(22 invece di 25). Il parlamentare Enrico Costa che ha annunciato
un’interrogazione al Ministero «per sapere se ci sia stata disparità
di trattamento tra Mondovì e altre sedi decentrate».
«L’incertezza e la precarietà delle informazioni che arrivano alla
gente - aggiungono gli studenti - rende ancora più difficile il
reclutamento di nuove matricole che, spinte dall’incertezza, tendono
ad iscriversi in altri atenei. L’Università per il Polo cuneese ha
firmato in questi giorni una convenzione con gli enti. Non sarebbe
possibile anche per il Poli di Mondovì?».
Massimo Sorli, responsabile della sede monregalese, nella giornata di
protesta degli studenti, durante una lezione in piazza, ha dichiarato
sul tema: «Qual è l’Università che non ha problemi, oggi? Il Poli di
Mondovì, come tutti gli altri atenei, deve trovare la propria strada
grazie alla vera integrazione con il territorio. Occorre uno sforzo di
tutti».
«In effetti - dice il sindaco Viglione - chiedo da tempo la
convocazione di un tavolo di confronto con vari enti, ma la condizione
fondamentale è la partecipazione della Regione a questi incontri per
fornire al rettorato un interlocutore capace di dare garanzie per il
futuro. Fra l’altro Mondovì è l’unico decentramento che può garantire
di non avere doppioni con la sede di Torino. Grazie a quell’incontro
dell’anno scorso si delineò già una strada: lo sviluppo del settore
dell’agroalimentare».
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Scuola
Università nella
Granda
La Provincia rifà i conti
Da “La Stampa” del
16 ottobre di Paola Scola
Il Consiglio
provinciale per discutere della convenzione con l’università si
svolgerà il 27 ottobre? La convocazione ufficiale ieri sera non era
ancora giunta ai consiglieri, ma la data dovrebbe essere confermata. E
sull’università, in serata, si è svolto un incontro.
La Provincia non ha ancora firmato l’intesa con l’ateneo di Torino, i
Comuni di Cuneo, Alba e Savigliano (che hanno già proceduto), ma ha
sottolineato che i ritardi di cui è accusata dall’opposizione sono
dovuti solo alla volontà e alla necessità di approfondire aspetti
tecnici e finanziari. «Non possiamo, non dobbiamo consentire spese
eccessive o ingiustificate a carico del contribuente cuneese, ovvero
prive di copertura», aveva già dichiarato il presidente Raffaele
Costa, aggiungendo: «Intendiamo evitare di stipulare contratti che
dopo pochi mesi o anni diano luogo a responsabilità di privati o di
amministratori locali».
Il riferimento è all’Associazione insediamenti universitari: il
problema potrebbe derivare dal fatto che, non avendo personalità
giuridica, di ogni eventuale rischio finanziario potrebbe trovarsi a
rispondere personalmente il presidente (Gianfranco Dogliani). «Il
problema è serio - dice Elio Rostagno, consigliere provinciale di
opposizione (Pd) -. Con un saldo attivo non ci sono difficoltà, ma
diversamente capisco le preoccupazioni. Allora, però, è necessario con
estrema rapidità cambiare forma della stessa associazione, davanti a
un notaio».
I Comuni di Cuneo, Alba e Savigliano hanno firmato la convenzione.
L’assessore comunale del capoluogo, Alessandro Spedale: «L’urgenza di
firmare l’intesa c’è tutta, per non sprecare l’opportunità di attivare
21 posti da docenti ordinari e associati e trenta da ricercatori. Non
possiamo permettercelo, in un momento in cui l’università potrebbe
avere una presenza forte sul territorio. Sarebbe come arrivare alla
stazione in ritardo e non trovare più alcun treno: sarà così, con
l’entrata in vigore del decreto 133. Invece dobbiamo dare un segnale:
poi si pensi agli accorgimenti tecnici per individuare, nel patto
locale, attraverso quale contenitore far confluire le risorse».
Dal 1° gennaio entrerà in vigore una norma sul turn over per la quale
verrà sostituito soltanto un docente ogni cinque. Difficile pensare ai
nuovi posti nel Cuneese, se l’università non farà il bando entro fine
anno.
Le risorse: per la docenza le spese devono essere ripartite (a un
terzo ciascuno) fra ateneo, Provincia e Comuni con decentramenti.
Circa 1,5 milioni di euro l’anno, per un decennio. Poi ci sono le
spese di gestione delle sedi universitarie, divise a metà tra Comune
ospitante e Amministrazione provinciale. Per Cuneo, per esempio,
ammonterebbero a 800 mila euro per parte. I costi sono una delle
questioni che ancora «frenano» la Provincia. «Sono attacchi
ingiustificati - ha detto il presidente Costa -: noi vogliamo
difendere l’università, ma anche le finanze pubbliche della Provincia
e dei Comuni. Bisogna trovare una formula che dia a chi investe
determinate garanzie, ma soprattutto eviti che siano singoli
amministratori e consiglieri a dover eventualmente rispondere. Siamo
impegnati in un’operazione estremamente delicata, in cui è
fondamentale che il denaro pubblico sia tutelato». Domani il
presidente incontrerà i rappresentanti dei Comuni, da lunedì quelli
delle Fondazioni bancarie.
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REGIONE.
OGNI ANNO DARA’ UN MILIONE E MEZZO DI EURO
Università, firmato l’accordo
Da “La Stampa” del 17
settembre
L’accordo per
garantire il futuro dell’Università nella Granda è cosa fatta. Ieri
pomeriggio l’assessore regionale a Università e Innovazione, Andrea
Bairati, ha convocato un tavolo ristretto a Torino per «chiudere»
sulla convenzione decennale tra Università degli Studi di Torino ed
Enti territoriali della Granda: un’intesa che riguarda 2.500 studenti
(la metà degli universitari del territorio) e 150 docenti. La Regione
ha messo sul piatto 15 milioni di euro (1,5 milioni l’anno di qui al
2019) per finanziare progetti di ricerca all’interno della provincia.
Di un’intesa tra Ateneo di Torino e Cuneese si discute da mesi e la
scadenza è il 30 settembre. Il commento di Bairati: «Un accordo di
grande portata e unico sul territorio nazionale. Permette di
riqualificare l’offerta formativa con nuovi docenti che insegneranno e
risiederanno stabilmente nel Cuneese». Alla riunione a Torino erano
presenti il rettore dell’Università di Torino Ezio Pelizzetti; il
presidente della Fondazione Cassa di risparmio di Cuneo Ezio Falco, e
i rappresentanti degli Enti locali della Granda: l’assessore
provinciale all’Istruzione Vito Valsania per la Provincia e gli
assessori alla Cultura di Cuneo (Alessandro Spedale) e Savigliano
(Laura Albertini).
Spiega Valsania: «Era necessario sapere se c’erano gli elementi di
massima necessari per concludere. La Provincia ha chiesto chiarezza e
l’ha spuntata: biblioteche e laboratori saranno a carico
dell’Università. La bozza di delibera sarà portata lunedì in Consiglio
provinciale per la discussione e l’approvazione prima della ratifica».
Il presidente della Fondazione Cassa di risparmio di Cuneo, Ezio
Falco: «Il convegno di sei mesi fa, proprio a Cuneo e nella sede
universitaria di Mater Amablis, è stato il punto di partenza. Abbiamo
accompagnato il percorso per chiedere un accordo strategico nel quale
l’Ateneo di Torino dirà come vuole evolversi nei prossimi 10 anni, per
dare stabilità a quanto maturato in 20 anni di università decentrata.
Abbiamo molto insistito sulla ricerca e su questo punto è stato
decisivo l’apporto dell’assessore Bairati. Ma quelli della Regione non
saranno soldi “regalati”: le sedi locali dovranno sfruttarle con buoni
progetti». In queste settimane la Fondazione Crc ha cercato di unire
diversi enti per creare un patto locale che sborsasse i 15 milioni di
euro necessari a pagare gli stipendi di 30 ricercatori assunti con
sede fissa nel Cuneese: oltre alla Crc, si uniranno in questa spesa le
Fondazioni bancarie di Savigliano e Torino, la Compagnia San Paolo e
la Camera di commercio provinciale.
Oggi i corsi dell’Ateneo di Torino costano oltre 10 milioni di euro
l’anno, ma quasi cinque sono per i corsi di Medicina che sono fuori
dalla convenzione. Le spese per gli Enti locali della Granda: per la
Provincia si passerà da 1,6 milioni l’anno a quasi 2 milioni (a causa
della gestione delle nuove sedi). Per il capoluogo da 800 mila euro
l’anno a un milione; per Savigliano da 300 a 400 mila euro. \
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RICERCA.
FERRERO E UNIVERSITA’ ALLEATE
Alba seleziona i super esperti di tecnologia dell’alimentazione
Da “La Stampa” del 3
luglio di ROBERTO FIORI
Su 18 studenti, 17 sono diventati giovani neoassunti in alcune tra le
più importanti aziende agroalimentari italiane, Ferrero compresa. Se a
parlare sono i risultati, si può dire che il master universitario
interfacoltà di secondo livello in «Scienza e tecnologia
dell'alimentazione e nutrizione umana», promosso dall'Università di
Torino e dalla Fondazione Ferrero di Alba, l'anno scorso ha sfiorato
l'en plein. Il consiglio ai giovani neolaureati a caccia di uno sbocco
sicuro è semplice: segnarsi sul calendario la data del 22 agosto. Sarà
questo il termine ultimo per presentare le domande di ammissione alla
seconda edizione del master dedicato a Michele Ferrero e nato due anni
fa come «regalo» per i suoi ottant'anni. Il 16 settembre si terranno i
colloqui che porteranno alla selezione dei 16 candidati ammessi per
l'anno accademico 2008/2009, per i quali sono previste anche numerose
borse di studio.
«Il corso si è rivelato un esempio di qualificata e proficua
collaborazione tra industria e università, proponendosi come un
laboratorio avanzato sull'alimentazione del futuro - spiega il
professor Vincenzo Gerbi, preside della Facoltà di Agraria di Torino e
coordinatore del master -. La sfida è fornire una formazione
scientifico-metodologica e interdisciplinare di alto livello, per
consentire un qualificato inserimento nelle strutture di ricerca di
base e nella progettazione e sviluppo delle aziende alimentari».
Ecco allora che le lezioni saranno tenute da docenti di diverse
facoltà, da Agraria a Veterinaria, da Medicina a Scienze
dell'Alimentazione, a cui si affiancano professori di importanti
università europee e manager Ferrero, che seguiranno gli studenti
anche durante gli stage previsti direttamente nell'azienda albese. Gli
allievi studieranno materie come nutrizione e alimentazione, qualità e
sicurezza delle materie prime vegetali e animali, tecnologie
alimentari, economia politica agroalimentare.
«Questa iniziativa - conclude il professor Gerbi - è nata per
soddisfare l'esigenza di una figura professionale che sappia valutare
i condizionamenti alle scelte produttive dell'industria alimentare
derivanti dalle nuove esigenze dei consumatori, dal mutare degli stili
di vita, dall'insorgere di patologie correlate all'alimentazione e
dagli effetti della globalizzazione sulla composizione della
popolazione».
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UNIVERSITÀ.
RICERCA E SVILUPPO
Accordo Poli-Acqua S. Anna
Da “LA Stampa” del 11
giugno
«Quando venerdì a
Cuneo, al convegno sul futuro dell'università nella Granda, ho parlato
di maggiore coinvolgimento del territorio, alludevo a partnership come
questa, tra Politecnico e fonti di Vinadio. Svilupperemo in comune
ricerca, trasferimento di tecnologie, servizi e tutto ciò che riguarda
il “processing food ingeneering”, cioè le applicazioni industriali
nell'agroalimentare». Ha spiegato così, ieri, Francesco Profumo,
rettore del Politecnico di Torino, in visita allo stabilimento
Sant'Anna di Vinadio.
L'azienda della valle Stura (prima in Italia con il 12,7% del mercato
delle acque in bottiglia, 70 dipendenti, altri 280 di indotto,
fatturato di 150 milioni di euro) ha siglato con l'ateneo un accordo
per 5 anni: investirà mezzo milione di euro per la ricerca congiunta
in quattro settori, ambiente, logistica, automazione industriale ed
energia. Punto di riferimento dell'accordo sarà l'idrogeologo e
ricercatore del Politecnico, Stefano Lo Russo.
L'amministratore delegato dell'azienda, Alberto Bertone: «Quando
abbiamo iniziato, 12 anni fa, tutti gli esperti mi dicevano che,
essendo nel punto più a Ovest d'Italia e con strade pessime, la
logistica ci avrebbe soffocato (ogni giorno transitano sulla statale
21 oltre 300 camion, senza contare fornitori e manutenzione, ndr).
Così non è stato: le competenze dell'ateneo saranno fondamentali per
le infrastrutture, ad esempio studiare una nuova viabilità, ma anche
per energia e ambiente, visto che vorremmo produrre energia
utilizzando le condotte sotterranee che arrivano dalle fonti a 1500
metri di altezza. Non si tratta di un accordo di ricerca con un
dipartimento, ma una convenzione-quadro a 360 gradi con il più
importante Politecnico d'Italia».
L'azienda di Vinadio è la terza al mondo a siglare un accordo di
questo genere (dopo Microsoft e General Motors). In questi giorni é
stata avviata la produzione di bottiglie biodegradabili in acido
polilattico che si ricava dal mais: «Così riduciamo la dipendenza dal
petrolio per il Pet ed eliminiamo l'immondizia - dice ancora Bertone
-. Con questo prodotto abbiamo siglato i primi accordi per esportare
in Germania» Il 95% della produzione è destinato al mercato nazionale,
dove la piccola azienda della val Stura si confronta solo con
multinazionali francesi (Nestlè e Danone) e americane (Cocacola e
Pepsi), che posseggono tutte le marche più vendute.
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UNIVERSITA’.CONVEGNO
TRA VERTICI SCOLASTICI, POLITICI E AMMINISTRATORI
“O c’è
l’eccellenza, o togliamo i fondi”
Da “La Stampa” del 7
giugno di LORENZO BORATTO
Meno corsi e tutti più specializzati, ribaltando quanto accade da 20
anni a oggi, con l’università atterrata nel Cuneese con lauree
generiche, con l’unico risultato di evitare le trasferte degli
studenti in altre città.
A parole c’è pieno accordo sul futuro dell’Università nella Granda,
come emerso nel convegno su «Fondazioni e atenei per innovare nel
territorio» organizzato dalla Fondazione Crc. «Razionalizzare
l’offerta e radicare la ricerca; aprire a un nuovo pubblico, non solo
i giovani ma anche la formazione continua degli adulti; dare
un’identità forte alle facoltà, per creare specializzazione e attirare
studenti non solo Cuneesi, che oggi sono il 91% dei frequentanti nella
Granda». Così ha sintetizzato l’assessore regionale all'università,
Andrea Bairati. Concetti ripresi da molti dei relatori.
In apertura il presidente della Fondazione, Ezio Falco, aveva
esordito: «Agli Atenei della Granda la fondazione ha erogato 11
milioni di euro in 10 anni. I costi per la comunità locale sono stati
alti, i benefici scarsi. Serve una svolta, rovesciando la logica
passata del decentramento con facoltà generaliste: è necessario un
policentrismo, maggiore selezione e ricerca. La strategia è chiara e
condivisa, gli enti locali non si tirino indietro, altrimenti i
finanziamenti delle Fondazioni, che sono limitati, possono prendere
altre direzioni sempre nell’istruzione e innovazione».
L'economista Renato Lanzetti ha evidenziato alcune ipotesi di
sviluppo: «Non serve l'università di massa, l’eccellenza è necessaria:
si devono svecchiare la pubblica amministrazione e la scuola, quindi
si possono ipotizzare corsi specifici a Scienze Politiche, Economia,
Scienze della Formazione; ma anche in sanità, energia, ambiente,
agroalimentare hanno bisogno di innovazione. Gli enti locali da soli
non hanno risorse».
Il rettore dell’Università degli studi di Torino, Ezio Pelizzetti:
«Ricerca e innovazione hanno avuto i tagli più pesanti da anni. Oggi
c’è una rete con diversi sedi. Si rimane fuori dal territorio
metropolitano di Torino solo ad alcune condizioni: convergenza del
territorio, docenti inquadrati, corsi mirati che rispondano
all’economia locale. Risorse che devono arrivare anche dai privati».
Il presidente della Provincia Raffaele Costa, in apertura: «Serve un
tavolo di concertazione per arrivare in fretta a una soluzione.
L'avvio dal prossimo anno del corsi a Savigliano in lingue straniere è
positivo, ma le cifre richieste agli enti pubblici sono inaccettabili
e preoccupanti». Lunedì enti locali ed Ateneo di Torino (primo per
presenza nella Granda, con 2600 studenti su 4.500 totali) si
incontreranno per discutere della nuova convenzione decennale. A
Provincia e Comuni si chiede di passare dagli attuali 3,5 milioni di
euro annuali a 5,8 milioni. Un «salto» di cui tutti vogliono discutere
prima di mettere la firma, che comporta, come ha ricordato il rettore
del Politecnico Francesco Profumo, «docenti sul territorio che
uniscano all’insegnamento anche ricerca, servizi agli enti locali e
alle aziende, trasferimento tecnologico, finanziamenti».
Tra il pubblico anche il sindaco di Mondovì, Stefano Viglione, che
prima del convegno ha avuto un breve colloquio con Profumo: «Il
rettore ha insistito su formazione e didattica a distanza. Da tempo il
Comune s’interroga sul futuro del Poli in città. La presenza maturata
in questi anni non deve essere sciupata: serve la ricerca, ma non può
prescindere dalla didattica e dall’insegnamento anche specialistico.
Ci domandiamo a che cosa si riferisse il rettore parlando di
formazione a distanza».
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CONVEGNO.
OGGI A CUNEO
Università alla “resa dei
conti”
Da “La Stampa” del 6
giugno di ]LORENZO BORATTO
L’università in provincia volta pagina. O almeno ci prova. La riforma
prevede da settembre docenti, associati, ricercatori con sede fissa
nel Cuneese e non pendolari: sarà lo spunto per cambiare dopo 20 anni
sperimentali di corsi decentrati.
Oggi alle 15 nella sede dell'ex Mater Amabilis a Cuneo si
confronteranno ricercatori, i rettori dell'Università di Torino e
Politecnico, l'assessore regionale Andrea Bairati, il presidente della
Provincia Raffaele Costa. A fare gli onori di casa Ezio Falco,
presidente della Fondazione Crc che organizza il convegno «Fondazioni
e atenei per innovare nel territorio».
«Resa dei conti? Direi che siamo a un momento di svolta - dice Falco
-. Lo sviluppo nell'ambito formativo-didattico è fondamentale per la
Fondazione e i poli universitari sul territorio sono vantaggiosi, ma
tanti sostengono che in questo modo sarà difficile proseguire con i
corsi decentrati: il nuovo cammino tenga presente che dietro ci sono
20 anni di esperienza e strutture ottimali, ad esempio a Cuneo e
Savigliano».
Il presidente della Provincia Costa: «All'industria, l'università
decentrata è servita? Molto poco. All'università della Granda è stato
utile il legame con il mondo produttivo? Molto poco, finora. Da oggi
serve un'attività costruttiva con interessi comuni, una vera alleanza
con il territorio: al convegno proporrò un tavolo di lavoro permanente
per ottenere relazioni strette con il mondo industriale, commercio,
artigianato, enti pubblici. Non uno scambio di favori, ma di
funzioni».
Il rettore dell'università di Torino (la principale in provincia con
2600 iscritti), Ezio Pelizzetti, aveva spiegato: «Il salto di qualità
in discussione è una proposta di radicamento della nostra presenza,
eliminando i "doppioni" dei corsi di Torino. Ci sono già risultati
interessanti che vanno sfruttati per innestare un circolo virtuoso:
docenti sul territorio e ricerca possono attirare giovani anche da
fuori provincia e sarà più facile ottenere finanziamenti».
Il responsabile del Centro studi della Fondazione Crc, Franco
Chiottolina: «Ora c'è l'università a Cuneo, in futuro serve quella per
il territorio, nella speranza di sviluppare nicchie di
specializzazione. E non è detto che sia solo l'agroalimentare,
potrebbe essere la sanità o altri settori d'eccellenza. Questa è una
provincia ricca, ma con una bassa specializzazione. Tramite
l'università di deve trovare un modo per attrezzare la Granda a
competer in futuro: finora il mercato del lavoro ha chiamato pochi
laureati e pochi si presentano con la laurea al mondo del lavoro. Al
convegno verranno presentate diverse ricerche sull'università
decentarata, dove emergono dati che possono essere interpretati in
modo diverso». Ad esempio: un terzo degli oltre 500 laureati ogni anno
in provincia sono lavoratori, segno che c'è un aggiornamento continuo
ma anche che c'è una laurea più "facile". Ancora: chi studia a Cuneo
esce più in fretta e con risultati migliori, ma chi ha intenzione di
proseguire gli studi e proviene da un contesto famigliare agiato fin
da subito sceglie Torino. Oggi si capirà se questo serve alla Granda e
ai suoi studenti.
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CONVEGNO. VENERDI’ A CUNEO
All’Università servono altri 40 milioni in dieci anni
da
"La Stampa" del 1 giugno
Sono 3.755 gli universitari nella Granda,
divisi in 7 città e 21 corsi di laurea e specializzazione. Vanno
poi aggiunti altri 753 studenti di Conservatorio, Accademia
delle Belle arti e corso per Mediatori linguistici a Cuneo.
Ma dopo un ventennio dal primo corso universitario (era il 1988
quando a Ormea iniziò uno stage di Scienze forestali, facoltà di
Agraria) si prepara una rivoluzione: nuove «scelte operative» e
costi maggiorati. Da settembre, con il nuovo anno accademico, la
riforma di legge per l’Università italiana prevede docenti con
sede «fissa» nel Cuneese, e non più «pendolari»: i professori
dovranno quindi affiancare all’insegnamento anche la ricerca.
Inizierà l’Università di Torino (2600 studenti nel Cuneese), poi
dal 2009-2010 sarà la volta del Politecnico a Mondovì.
Da mesi atenei ed enti locali, insieme a fondazioni bancarie e
organizzazioni del territorio, come Confindustria e
Confcommercio, stanno discutendo della possibilità di creare
indirizzi di laurea «inediti» che dialoghino con le esigenze
della Granda e sappiano attrarre studenti piemontesi e dal resto
d’Italia. Un «salto di qualità» per dirla con le parole del
rettore dell’ateneo torinese, Ezio Pelizzetti, che però comporta
oneri aggiuntivi.
Per l’anno accademico in corso gli enti locali spendono 3,5
milioni di euro (metà finanziati dalla Provincia, la parte
restante dai Comuni che ospitano i corsi), ma con le nuove sedi
di Cuneo (ex Mater Amabilis) e Savigliano (ex convento di Santa
Monica), biblioteche e laboratori, con i docenti «in pianta
stabile» sul territorio (150 fra ordinari, associati e
ricercatori) e i nuovi corsi come Lingue straniere a Savigliano,
i costi aumenteranno ancora. La stima, solo per l’Università di
Torino, è di 40 milioni di euro in più fino al 2019, soldi che
l’ateneo non ha e non è disposto a mettere.
Da tenere a mente che in vent’anni non sono mancati alti e
bassi. Se il corso di Saluzzo in Agraria chiuderà tra poche
settimane per il basso numero di iscritti, Fossano è la città
che ha avuto le vicende più travagliate: negli anni sono
naufragati la scuola in produzione della carne e i corsi di
laurea in Lingue e letterature straniere, oltre al diploma per
Traduttori e interpreti. Anche di questo si parlerà venerdì
pomeriggio a Cuneo, al convegno «Fondazione e atenei per
innovare nel territorio del Cuneese», organizzato dalla
Fondazione Crc nell’ex Mater Amabilis. Il 9 giugno, poi, è
previsto un incontro a Torino tra ateneo e Associazione
insediamenti universitari della Provincia per rinnovare la
convenzione decennale che scade in agosto: per quella data si
saprà quanto investiranno le fondazioni bancarie, sia le tre
maggiori (Crc, Crt e Compagnia di San Paolo) sia quelle più
piccole con sede nel Cuneese. \
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CONVEGNO
A CUNEO
«Forte
identità alle sedi decentrate dell’Ateneo»
Da “La
Stampa” del 28 maggio
«Il
problema è dare un’identità culturale forte alle sedi decentrate
dell’università. La Regione è pronta a impegnarsi. Ma serve qualità,
radicamento delle risorse su base locale e apertura internazionale».
Sono le parole di Andrea Bairati, assessore regionale a Università e
Innovazione che venerdì 6 giugno sarà a Cuneo per un convegno
sull’università decentrata nella Granda (appuntamento alle 15 nell’ex
Mater Amabilis). L’incontro è organizzato dalla Fondazione Cassa di
risparmio di Cuneo per l’ottava «giornata nazionale della fondazione».
Tra i relatori anche i rettori dell’Università degli Studi di Torino
(Ezio Pelizzetti) e del Politecnico (Francesco Profumo). Bairati
parlerà invece dello «sviluppo del polo agroalimentare Cuneese».
Aggiunge l’assessore: «Bisogna ragionare per competenze. Durante il
convegno farò una proposta per consolidare la presenza e rilanciare
gli investimenti. Siamo pronti ad impegnarci, ma serve qualità.
Cuneese e Astigano hanno un potenziale unico nell’agroalimentare e
nell’enologia. Esistono enormi opportunità di crescita e di attirare
investimenti dall’estero, ma serve il collegamento con le imprese. Ci
sono dubbi sul futuro di Mondovì, ma la Regione investirà ancora nella
piattaforma per rilanciare la sede di Ingegneria e Architettura. Nel
convegno di Cuneo discuteremo poi del ruolo di privati, fondazioni
bancarie, gli altri enti locali del territorio».
Sulla questione degli investimenti Bairati aggiunge: «C’è già la
delibera sui poli che stanzia 60 milioni di euro per tutto il
Piemonte. Ulteriori sviluppi sono possibili, ma sempre nell’ottica
delle competenze specifiche. Il polo agroalimentare cuneese ha una
valenza rilevante non solo per il Piemonte, ma in tutto il mondo.
Alimentazione e salute sono i due punti fermi su cui lavorare in
futuro». \
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Intervista
“Salto di
qualità per l’Università nel Cuneese”
da “La Stampa” del
27 maggio
«Non si
chiamano più sedi decentrate, ma rete universitaria piemontese. Il
salto di qualità che stiamo discutendo con la provincia di Cuneo è una
proposta di radicamento della presenza universitaria sul territorio,
eliminando per quando possibile i “doppioni” dei corsi di Torino. Non
solo a Cuneo, ovviamente, ma nella Granda c’è il nostro insediamento
più importante e variegato, come tipologie di corsi di laurea e numero
di studenti: 2600». Ezio Pelizzetti è stato rieletto rettore
dell’Università di Torino la scorsa settimana. Fino al 2012 guiderà il
maxi-ateneo: 75 mila studenti, bilancio di 550 milioni, 4 mila
docenti, una presenza nella Granda con sedi a Cuneo, Savigliano, Alba,
Moretta.
Venerdì 6 giugno Pelizzetti parteciperà a Cuneo al convegno
organizzato dalla fondazione Cassa di risparmio di Cuneo su Università
e territorio, per la giornata mondiale della Fondazione. L’incontro si
svolgerà alle 15 nella nuova sede universitaria per tre facoltà
dell’Ateneo torinese (Legge, Economia e Scienze politiche) nell’ex
Mater Amabilis.
Rettore, cosa chiede l’Università di Torino alla provincia di Cuneo?
«La proposta è stata avviata con calma e riflessione e si collega
anche al nuovo ordinamento didattico che entrerà in vigore tra il 2008
e il 2009. Dopo 20 anni di “sperimentazione” in provincia di Cuneo ci
sono risultati interessanti che vanno sfruttati: sarà avviato un
ulteriore radicamento, con attività di ricerca e la presenza fissa sul
territorio dei docenti, non più pendolari da Torino. Nella prima fase
servirà un contributo economico anche da parte di Provincia, enti
locali, fondazioni bancarie».
Si parla di 40 milioni di euro per i prossimi 10 anni. Ma già molto è
stato speso per le nuove sedi universitarie.
«Sono fondamentali. Cuneo e Savigliano hanno spazi adeguati, unici,
gradevoli. Ma l’intera provincia è strategica: nelle scorse settimane
abbiamo firmato accordi con alcune Università francesi (intese alle
quali non abbiamo dato troppa pubblicità): Parigi, Nizza, Tolone. Il
Comitato nazionale di valutazione del sistema universitario è stato di
recente a Torino: da parte loro c’è stato un coro unanime di
apprezzamento per tutte le realtà decentrate: gradimento degli
studenti e risultati ottenuti, proposte avanzate dall’ateneo. I
componenti del comitato hanno detto che altrove in Italia si cerca di
fuggire dal decentramento, mentre sul Cuneese stiamo progettando un
ulteriore sviluppo».
Di che genere?
«Evidentemente ci si concentrerà sulle lauree triennali. Per il
biennio specialistico, per motivi di studenti iscritti e risorse,
credo che le opportunità siano ridotte. Si vuole innestare un circolo
virtuoso, eliminando per quanto possibile corsi uguali a quelli di
Torino: docenti sul territorio e ricerca possono attirare giovani
anche da fuori provincia, ma sarà più facile ottenere finanziamenti
dalla Regione, dallo Stato e dall’Unione europea».
L’Università del gusto di Pollenzo ha fra gli iscritti studenti da
tutto il mondo. È un modello che potrebbe essere seguito?
«Pollenzo ha un’estrema visibilità e una sua specificità, con numeri
molto ridotti. Con Pollenzo stiamo organizzando progetti comuni, ma
l’Università di Torino ha numeri di gran lunga superiori nella sola
Granda. Serve un salto di qualità e maggiore specializzazione: vale la
pena compierlo adesso che ci sono strutture di prestigio, una lunga
esperienza alle spalle, disponibilità di tutti gli attori coinvolti».
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Mondovì:
mentre calano iscritti e matricole
Politecnico, cambiare per non chiudere
Per
ogni studente il costo pro-capite è triplo rispetto a Torino- Puntare
sull’agro-alimentare e sul paesaggio
Da
“L’unione Monregalese” del 2 Aprile di Roberto Formento
Inaugurazione dell'anno accademico in clima "agrodolce" per il
Politecnico nella sede decentrata di Mondovi che registra un
progressivo calo di iscritti e di matricole. Assente il rettor
magnifico, prof. Profumo. il punto sul futuro dell'Ateneo
"monregalese" (Facoltà di architettura e corsi di ingegneria) è stato
fatto dal pro rettore prof. Gilli e dal responsabile.del
decentramento prof. Sorli. In sostanza si tratta di connotare in modo
specifico la sede monregalese che non può solo "replicare" quanto si
realizza a Torino, ma deve avere obiet tivi mirati ed una caratura
internazionale . In vista di una possibile “Cittadella Politecnica”
che abbia un valore aggiunto.. Una sfida? Una scommessa? Certo che
si, con ancora gli Enti locali e le imprese chiamati a fare la loro
parte e con grossi interrogativi, però, da più parti: Se uno studente
mediamente “costa” tre volte tanto rispetto ad un coetaneo a Torino,
c’è davvero da cercare e trovare “mission” e soluzioni che ne valgano
la pena.
“A fronte di un impegno forte e coeso del personale della sede e di
ben 120 docenti, che mediamente ogni anno hanno operato con grande
professionalità e perseveranza per il raggiungimento degli obiettivi
formativi richiesti, pur in presenza di un coordinamento efficace
Operato dal mio predecessore prof. Sebastiano Sordo, che ringrazio
pubblicamente per il lavoro svolto e per la collaborazione futura,
presso la sede decem tram del Politecnico di Mon-davi si è riscontrato
un calo della popolazione sludenresai iscritta all'Ateneo,
sia nel-la classe di Ingegneria, sia in quella di Architettura. Da
1.038 studenti iscritti presso la sede di Mondovi nell'anno
accademico2001-2002, di cui il 6o%a Architettura, con una offerta
didattica che è rima-sta negli ultimi anni sostanzialmente la stessa,
si è passati agli odierni 879 studenti. divisi equamente fra i corsi
di ingegneria e quelli di architettura. Le immatricolazioni al primo
anno sono passate da 224 nell'anno accademico 2001-2002
alle attuali 158. Questa riduzione percentuale annua di circa il 6%
delle immatricolazioni può indubbiamente essere correlata al calo
demografico della popolazione studentesca, così come ad altri
oggettivi elementi, ma pone senza esitazione la necessità di una
indubbia e forte riflessione.
Con questo intervento molto significativo del prof. Massimo Sorli,
presidente del centro servizi per la gestione della sede di Mondovì,
si è aperto l’anno accademico 2007/08 del Politecnico nella nostra
città. Un quadro per nulla positivo ed anzi preoccupante, quello
dipinto con gli ineluttabili colori delle cifre oggettive.
Inquietudini che si accrescono, se sulla bilancia si aggiunge
l’assenza – notata e sottolineata – del rettore dell’Ateneo Francesco
Profumo, sostituito alla cerimonia dal pro-rettore Marco Gilli,
“L’onere finanziaria per la sola docenza – ha successivamente
evidenziato Sorli – per singolo studente, a Mondovì, è più che triplo
presso le sedi distaccate del Politecnico rispetto alla sede
metropolitana: Risulta evidente che la riduzione della popolazione
studentesca non fa che incrementare tale valore”
Insomma il Poli a Mondovì sembra dare buoni risultati in termini di
didattica, ma costa troppo. Le cose devono cambiare.
La (possibile) soluzione per uscire dall'impasse prima che sia troppo
tardi, pero, è stata delineata nella seconda parte dell'intervento
di Sorli, che riportiamo oltre. Interpretando quanto ascoltato sabato
mattina, abbiamo recepito innanzitutto l'urgenza di dare un "volto
nuovo" alla sede monregalese del Poli; e la necessità assoluta di
avere un sistema integrato tra tutti gli attori presenti sul
territorio, in modo da formare un meccanismo perfettamente oliato di
intersezione tra Ateneo, didattica, trasferimento della conoscenza,
industria, Enti pubblici. Una bella sfida alla quale tutti hanno
dimostrato di voler partecipare. Non abbiamo pienamente capito, però,
ancora una volta da chi debbano arrivare i primi imput concreti per
rendere effettivamente operativa questa nuova mission dell’Ateneo
monregalese. Giusto per evitare di fare in modo che quella a cui
abbiamo assistito sia una delle ultime inaugurazioni dell’anno
accademico del Poli a Mondovì
Archivio rassegna stampa locale
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