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Fuori altri 300 insegnanti
Da “La Guida” del 17
dicembre di Massimiliano Cavallo
Cuneo - (mc).
Tutto come prima, o quasi, ma all'orizzonte per il
prossimo anno il taglio previsto è di 300 inSegnanti, quasi tutti
sulle scuole superiori. Il Piano provinciale di organizzazione
della rete scolastica e dell'offerta formativa integrata per il
prossimo anno 2011/2012 è stato spedito alla Regione dalla Giunta
provinciale, senza nessun taglio significativo per le scuole
superiori e con la richiesta di ben due deroghe, che in un primo
tempo non sembravano possibili, tutte edue su Cuneo: per il Liceo Artistico Ego Bianchi e
perl'Agraria Geometri Virginio.
Dalla Regione sembra
giunta la garanzia, da parte dell'assessore albese Alberto Cirio,
che la provincia di Cuneo per quest'anno riuscirà ad incassare
ancora le deroghe. Ma rimane l'incognita insegnanti: il personale
in Piemonte sarà ridimensionato di 1.600 posti tra i docenti e di
945 tra il personale Ata, che significa per la Granda 300 insegnanti
e 175 personale Ata in meno. Non basteranno neppure i fondi del
contributo speciale della Regione, che quest'anno ha rattoppato la
situazione con 10 milioni di euro pagando le cattedre non assegnate
dall'Ufficio scolastico provinciale. La Regione ne ha previsti 12
di milioni per il prossimo 2011 ma si porta dietro gli stessi
"buchi" sulle scuole primarie dello scorso anno e dunque non
basteranno i due milioni in più a garantire cattedre, non assegnate
dal Ministero, anche per le scuole superiori. Il problema
insegnanti si risolverà probabilmente aumentando ancora il numero
degli alunni per classe e "spalmando" gli orari degli insegnanti su
diverse scuole, anche in diverse città.
Intanto però
l'appello del Liceo Artistico-musicale Ego Bianchi di Cuneo, e della
sua dirigente Nirvana Cerato, è stato accolto. Provincia, e
probabilmente Regione, salveranno l'autonomia del Liceo Artistico,
considerata come una scuola unica nel suo genere.
"Non potevamo fare
altrimenti - spiega l'assessore provinciale Licia Viscusi -
l'Artistico musicale ha peculiarità che nessuno ha. Non è pensabile
di unirlo al Virginio, per cui abbiamo chiesto
un'altra deroga
momentanea, e Alba non voleva assolutamente finire con Cuneo,
perché c'è già una passata esperienza negativa. Abbiamo ricevuto da
Cirio e dalla Regione garanzie che le deroghe saranno conservate".
La Provincia aveva
tentato
senza successo, nelle settimane
scorse di risolvere il problema deroga. I numeri non consentivano
all'Ego Bianchi di proseguire il suo corso e di mantenere la sua
autonomia, per questo si prospettava o una unificazione con il
Liceo Classico Silvio Pellico, o con il "Virginio" (Geometri e
Agraria), entrambi numericamente sempre ai limiti della
sopravvivenza, oppure l'accorpamento al capoluogo del Liceo
artistico di Alba. La soluzione cuneese non piaceva: il Classico è
riuscito a mantenersi sopra ì 500 alunni e il Virginio è scuola
troppo diversa dall'Artistico musicale. La soluzione albese, che
sembrava aver incassato il sì del dirigente albese, ha visto
un'alzata di scudi da parte della politica. Il Comune di Alba voleva
continuare ad avere Classico e Artistico albesi insieme, perché
l'unione serve a rafforzare entrambi. Così tutto rimane come prima,
almeno per un anno.
"Sistemare quest'anno
è già positivo - continua la Vi- scusi - perché significa arrivare
alla fine dei tagli, previsti solo più per ì12011. Intanto stiamo
preparando le schede degli immobili e penseremo a una
razionalizzazione sugli edifici, perché spendiamo troppo in manu
tenzione, affitti e riscaldamento. La Provincia di Torino ha
addirittura emesso una circolare alle scuole superiori indicando ai
presidi di non accettare iscrizioni se non hanno aule a
disposizione, perché è finita l'epoca degli affitti facili".
Alcuni
tagli però sono avvenuti in provincia: quattro indirizzi e tre
sezioni autorizzate dal piano dello scorso armo ma che non sono
stati attivati per mancanza di iscrizioni. Quattro gli indirizzi
soppressi: i due Licei di scienze applicate, cioè lo Scientifico
tecnologico, dì Fossano (quello del Liceo Ancina, mentre funzionante
e ben avviato rimane quello del Vallauri) e Mondovì, i servizi
commerciali dell'Itis Val- lauri, il turistico all'Einaudi di Alba.
Tre le sezioni eliminate: la sezione staccata del Cocito di Alba su
Canale, il Liceo artistico del Beccaria di Mondovì e l'Istituto
professionale commerciale Baruffi di Ceva. Secondo la legge
Gelmini nessun nuovo indirizzo può essere attivato a patto che ci
sia la rinuncia a un indirizzo già in funzione, e pertanto nessun
nuovo indirizzo di quelli richiesti è stato attivato in provincia.
Salvo due eccezioni, due classi attivate negli istituti detentivi:
la classe di Alber ghiero al carcere di Cerialdo e di Liceo
Artistico alla Felicina di Saluzzo.
Sul tavolo
provinciale da febbraio 2011 in poi rimangono l'attivazione sul
territorio di tre Centri provinciali per l'istruzione degli adulti,
la questione degli edifici che ospitano le scuole, situazione che
inciderà sicuramente anche sul futuro delle autonomie, e il
progetto del Polo unico provinciale dell'Agraria, la proposta
arrivata dall'istituto Umberto I di Alba, che alle sue tre
sedi staccate di istituto professionale a Verzuolò, Cussanio e
Grinzane Cavour, vorrebbe annettere anche i gli istituti agrari
tecnici di Cuneo e Mondovì e il forestale di Ormea, creando
un'unica autonomia con centro ad Alba e ben sette sedi staccate.
Dal Virginio di Cuneo è arrivata la controproposta: due poli
agrari rappresentativi delle specificità del territorio, Cuneo per
la frutticoltura e Alba per la vitivinicoltura. A parlarne con
Provincia, Comuni e presidi sarà anche la nuova dirigente
dell'Ufficio Scolastico Provinciale, la cuneese Franca Giordano,
che ritorna a lavorare a Cuneo. L'uscente Stefano Andreoli è stato
trasferito all'Ufficio Scolastico di Torino.
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Manifestazione studentesca in mattinata a Cuneo: protesta a suon
di musica, birra e slogan
Da
www.targatocn.it del 10 dicenbre di Francesco Ameglio
Si
sta svolgendo in queste ore a Cuneo una manifestazione studentesca
di protesta contro il decreto Gelmini. Lo sciopero
studentesco, iniziato con musica e balli in piazza Europa alle 8.30
ha radunato centinaia di ragazzi delle scuole cuneesi che si sono
poi uniti, intorno alle 9, in un corteo lungo l'asse di corso Nizza
per giungere fino a largo Audiffredi dove la "festa" sta
continuando.
Organizzatore della protesta è il Gruppo Liberi Studenti di Cuneo
che si è ritrovato lunedì 1 dicembre per capire i problemi delle
varie scuole e cercare di coinvolgere gli studenti e la città in una
presa di coscienza contro questa riforma.
Il
corteo, partito da piazza Europa, è stato scortato da numerosi
poliziotti, carabinieri e vigili urbani e, dapprima, occupante una
sola corsia di marcia, si è poi allargato su tutta la carreggata
costringendo le forze dell'ordine a bloccare il traffico.
La
riforma Gelmini ha colpito duramente gli istituti e le classi di
tutta Italia e anche a Cuneo sono arrivati i problemi. Si dice
continuamente che la Granda è una provincia morta, dove non si
organizza mai nulla, nemmeno quando è il nostro futuro e del futuro
delle generazioni successive a essere messo in discussione. In tutta
Italia i giovani si stanno rivoltando contro la riforma che ha
toccato quest'anno le superiori, causando i disagi che tutti
conoscono, e che toccherà anche l'università.
Gli
organizzatori, ritenendo di aver già atteso troppo, hanno deciso di
agire, individuando alcuni problemi di primaria importanza quali,
classi troppo numerose, diminuzione delle ore di laboratorio utili
per la formazione, mancanza di strumentazione nei laboratori, ore di
lezione insufficienti per lo svolgimento dei programmi scolastici,
tagli del personale docente e delle strutture.
"L'azione
- sostengono gli organizzatori - non è volta solo alla critica ma
si è pensato a una serie di alternative che verranno discusse
durante la manifestazione con l’aiuto di professori, precari e
studenti".
Il
Gruppo Studenti Liberi cerca di occuparsi anche dei problemi
prettamente locali collegati alla Riforma; la difesa della presenza
dell’università nella nostra città, inaugurata un paio di anni fa,
in locali nuovi di zecca (ex-Mater Amabilis) ed ora messa in forse
dal mancato versamento di fondi da parte della Provincia di Cuneo è
la questione che più preme in questo momento, "in quanto -
sostengono anocra i promotori dello sciopero - sarebbe un
suicidio culturale per la nostra provincia, avrebbe delle
ripercussioni economiche non indifferenti e toglierebbe la
possibilità a molti studenti di accedere alla formazione
universitari".
"Non è pensabile, dunque, assistere allo smantellamento delle scuola
pubblica e dell’università senza agire
- continuano - questa manifestazione vuole dare il chiaro segnale
che gli studenti non sono disposti a lasciare che altri prendano in
mano il loro futuro e dunque faranno sentire il loro disaccordo
manifestando pacificamente, creando un momento di divertimento e
formazione, nel rispetto delle autorità alla ricerca di un dialogo e
non di un’opposizione frontale".
Tanti gli studenti che hanno partecipato, alcuni forse semplicemente
per "tagliare" una giornata di scuola, altri per convinzione vera e
propria nella protesta. Alla fine, anche tanta la birra consumata e
le bottiglie rotte a terra. Tutto si è svolto sotto l'occhio vigile,
ma allo stesso tempo discreto, dei tanti poliziotti in borghese che
hanno sorvegliato il corteo
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Altri 200 insegnanti in meno
Dal prossimo
anno la terza fase dei risparmi previsti dalla riforma Gelmini.
Evitati accorpamenti
Da “La Stampa” del
3 dicembre di LORENZO BORATTO
Tutto resta come
oggi, finchè non si conoscerà l’entità dei nuovi tagli alla scuola:
ancora per il prossimo anno scolastico (2011/2012) non saranno
accorpati istituti della Granda, di ogni ordine e grado.
È la decisione di
Provincia e Regione. Ma dall’estate scatterà il terzo e ultimo anno
di riforma Gelmini: significa che, in tutto il Piemonte, si
perderanno altri 1.600 posti da insegnante e 946 tra bidelli,
segretari e tecnici di laboratorio (personale Ata, cioè assistenti
tecnici ausiliari).
Per la Granda
sono previste «riduzioni» in linea con gli ultimi due anni: tra 200
e 300 professori e maestri in meno, mentre per il personale Ata
salteranno almeno 135 posti. Si tratta di pensionamenti non
sostituiti o precari che perderanno il posto.
La Granda negli
ultimi due anni ha già perso 510 posti, ossia le cattedre
«cancellate» con la riforma Gelmini nella scuola dell’obbligo, dalle
Elementari alle Superiori. Allo stesso tempo il numero di classi si
è ridotto da 3.847 nel 2008 a 3.824 quest’anno (contando anche le
scuole dell’infanzia), mentre i ragazzi sono aumentati di 1381 unità
(+2, 1%). Dopo le polemiche dei giorni scorsi, in cui i Comuni di
Alba e Cuneo e i licei artistici «Gallizio» e «Bianchi» si sono
opposti all’ipotesi di accorpare le scuole, resta l’incognita
maggiore: i nuovi tagli che scatteranno a settembre.
L’assessore
provinciale all’Istruzione Licia Viscusi, spiega: «Ci siamo
accordati con l’assessore regionale Alberto Cirio: in attesa di
valutare gli effetti del terzo e ultimo anno della riforma sulla
scuola non “toccheremo” nessuna autonomia. Quindi, per ora, la
situazione dei licei e altre Superiori resterà invariata». A Cuneo
sono due le scuole che non raggiungono il numero minimo di iscritti
(500): l’Artistico «Bianchi» e l’Istituto per geometri e periti
agrari «Virginio». Per i due istituti è prevista una deroga per il
prossimo anno. Ma dalla Provincia assicurano: «La situazione delle
Superiori andrà comunque rivista nel 2012». Al momento si conosce il
numero dei tagli soltanto a livello regionale: non si sa ancora come
saranno ripartiti tra le otto province piemontesi, tra i diversi
livelli di scuola (un anno fa furono «colpite» soprattutto le
Elementari e Medie, quest’anno soprattutto le Superiori). Inoltre,
nel 2010 è stato fondamentale il contributo della Regione che ha
investito 10 milioni di euro per alcune emergenze. Il prossimo anno
i soldi stanziati dovrebbero essere 12 milioni.
Ancora Viscusi: «Dobbiamo prima conoscere i dati delle preiscrizioni
alle classi prime delle Superiori, che saranno resi noti a febbraio.
Poi incroceremo il numero d’iscritti con i dati su edifici e aule e
inizierà un confronto zona per zona, in modo da studiare un percorso
ottimale per il prossimo anno. La soluzione per “assorbire” questi
tagli? Probabilmente classi più numerose». Attilio Varengo,
segretario provinciale Cisl Scuola: «C’è anche il rischio di
riduzione del tempo scuola alle Elementari, come successo negli
ultimi due anni. Con i tagli al personale ausiliario, invece, è
certa una forte carenza di assistenza, vigilanza e servizi agli
alunni».
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Istituti Superiori
Da “La Stampa” del 24
novembre di [L. B.]
Urla, strepiti, accuse. Ieri pomeriggio nel Centro incontri di Cuneo
l’assessore provinciale Licia Viscusi ha avanzato la prima proposta
per un’ulteriore «semplificazione» delle scuole Superiori della
Granda: cioè accorpamenti. Obiettivo: raggiungere la soglia minima
di legge (500 alunni) per Istituto. Il progetto prevede di unire i
licei artistici di Cuneo e Alba, «Bianchi» e «Gallizio». È bastato
questo per generare malumori tra dirigenti scolastici e assessori
comunali. La Viscusi: «Ho parlato con i due presidi interessati. Il
liceo di Cuneo non ha i numeri per proseguire da solo. Già quest’anno
è stata fatta una deroga». Piercarlo Rovera, preside del Classico «Govone»
e dell’Artistico «Gallizio», ma anche reggente allo Scientifico «Cocito»:
«Classico e artistico furono uniti anni fa solo per motivi
“numerici”, non didattici. Alcune soluzioni prese nel 2009 sono
discutibili. Abbiamo problemi organizzativi gravi: ho sei aule in
affitto al Seminario, senza laboratori, dove le lavagne sono appese
alle pareti laterali perché non c'è spazio». Antonio Degiacomi,
assessore alla Cultura del Comune di Alba: «Ingestibile un unico
artistico con ottanta chilometri di distanza tra le due sedi». Il
preside del Classico di Cuneo, Franco Russo (reggente a Mondovì):
«Le scelte degli accorpamenti siano fatte dai dirigenti e non dai
Comuni: non hanno competenze sulle Superiori». Nirvana Cerato,
preside del Bianchi: «Mi batto per l'autonomia di questa scuola, con
le sue specificità. Altre scuole in Cuneo sono sotto la soglia dei
cinquecento alunni («Pellico» e «Virginio», ndr.). Un anno fa
potevano unirci al «Bertoni» di Saluzzo, che dista trenta km. Oggi
ha una sola classe prima: che offerta didattica avranno i ragazzi al
terzo anno, quando si dovranno scegliere gli indirizzi?». Marcella
Risso, assessore di Saluzzo all’Istruzione: «Abbiamo già dato.
Professionale e tecnico sono uniti, così come i due licei. Da
settembre abbiamo accorpato magistrali Soleri e scuola d'arte
Bertoni». Si dovrà discutere ancora, ma qualsiasi scelta genererà
resistenze. Anche perchè il prossimo anno sono previsti altri tagli
e quindici dirigenti della Granda andranno in pensione, senza che ci
siano sostituti abilitat
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1600 insegnati in
meno nel prossimo anno
Da “La Guida” del
19 novembre di Massimiliano Cavallo
Cuneo -
Due scuole
primarie in meno, forse tre, in tutta la provincia, le deroghe
alle piccole scuole di montagna o di collina rimangono sempre con
le pluriclassi, il problema del Liceo Artistico che non potrà più
essere rimandato, le razionalizzazioni per i costi di
manutenzione degli edifici, ma soprattutto i nuovi tagli al
personale, in tutto il Piemonte 1.600 posti in meno tra gli
insegnanti e 945 tra il personale Ata.
La riorganizzazione della rete
scolastica per il prossimo anno è ripartita dalla Conferenza
provinciale che ha già investito il primo ciclo e che entro fine
mese riguarderà le scuole superiori.
Per ora sicure le
chiusure delle scuole elementari di Castiglione Falletto e di
Cerretto Langhe a cui seguirà forse anche Riva di Bra che è
l'unico plesso di scuola primaria sottodimensionato rispetto ai
criteri regionali. Ci sono altre criticità con plessi di scuola
primaria sottodimensionati che non rispettano i limiti di deroga
previsti dalla Regione, ma si tratta comunque di scuole che poi,
grazie al contributo speciale di dieci milioni di euro previsto
dalla Regione e dall'assessore di Alberto Cirio, sono state
salvate. EUfficio scolastico provinciale non aveva assegnato le
cattedre che però sono state garantite proprio dal fondo regionale.
Così sembra che succederà ancora per il prossimo anno, anche se i
tagli al personale saranno ancora di più rispetto a quelli avvenuti
su questo anno scolastico. Sembra però che dal Miur le indicazioni
siano di tagli al personale soprattutto nelle scuole superiori.
Proprio sulle
superiori ci sarà da affrontare in modo definitivo il problema del
Liceo Artistico Ego Bianchi di Cuneo. I numeri non consentono alla
scuola di proseguire il suo corso e di mantenere la sua autonomia,
per questo sembra più che probabile un accorpamento al Liceo
Classico Silvio Pellico che numericamente è sempre ai limiti della
sopravvivenza, con i suoi 500 alunni. Questo significherebbe
perdere un'autonomia, una dirigenza e vedere compromessa la
specificità anche del corso del liceo musicale.
"Dobbiamo risolvere
la situazione - spiega l'assessore provinciale Licia Viscusi -
perché non sarà più accettata la deroga avuta quest'anno.
Eeventuale accorpamento non è un problema di tipo tecnico ma è un
problema di tipo umano, si rischia di sprecare risorse umane e un
lavoro specifico di anni della preside Nirvana Cerato".
Sulle superiori si
andrà dunque a discutere del futuro dell'Artistico ma anche del
problema della razionalizzazione degli edifici, problema che
riguarda soprattutto Mondovi, Saluzzo e Savigliano ma anche Cuneo
presenta criticità in merito, soprattutto con il "Virginio"
(Geometri e Agra ria) di via Savigliano, un istituto che secondo
l'assessore Viscusi: "Presenta problemi dal punto di vista della
manutenzione, troppo costosa e continuamente necessaria".
Dopo tagli e
razionalizzazioni, difficoltà e riorganizzazioni voluti dalla
riforma Gelmini dello scorso anno, il nuovo piano di dimensionamento
della rete scolastica, che dovrà essere approvato dalla Regione
Piemonte entro il 31 dicembre sulla base delle proposte provenienti
dalla province che dovranno deliberare entro il 10 dicembre, sembra
essere più semplice dell'anno precedente. Per ridisegnare la non
facile mappa scolastica della Granda, la Provincia ha convocato
apposite Conferenze provinciali di organizzazione della rete
scolastica, composte dall'assessore provinciale Licia Viscusi, dai
sindaci dei Comuni, dal dirigente dell'Ufficio Scolastico
Provinciale, dai dirigenti scolastici e dai presidenti delle
Comunità Montane e Collinari. La Conferenza ha il compito di
definire una proposta di Piano provinciale di organizzazione della
rete scolastica e dell'offerta formativa integrata provinciale per
il prossimo anno 2011/2012 che dovrà poi esse‑
re approvata dalla
Giunta della Gancia.
I criteri per la
definizione della programmazione della rete scolastica indicati
dalla Regione sono gli stessi dello scorso anno: le istituzioni
scolastiche, cioè le direzioni didattiche, per acquisire e
mantenere l'autonomia, devono avere un numero di alunni compreso
tra 500 e 900, che possono scendere nei comuni montani e a
marginalità socio-economica fino a 300 alunni; deve essere data
priorità alla costituzione di istituti comprensivi di scuole del
primo ciclo e della scuola dell'infanzia; la composizione delle
classi deve essere il più possibile equilibrata. Per quanto
riguarda i plessi per la scuola dell'infanzia devonò avere almeno
20 bambini; per la scuola primaria (elementari) 35 e la scuola
secondaria di I grado (medie) almeno 40. Per le scuole di montagna o
marginali i parametri scendono rispettivamente ad almeno 10, 18 e
20 alunni. In caso di chiusure o accorpamenti si deve valutare,
oltre alla consistenza numerica degli alunni, il tempo di
percorrenza per arrivare a scuola (per le scuole dell'infanzia 5
chilometri da percorrere in non più di 15 minuti, per le primarie
fino a 9 chi lometri e 20 minuti, per le medie fino a 10 chilometri
e 30 minuti) e la condizione dell'edilizia scolastica, cioè stato e
norme di sicurezza delle aule, proprietà dell'edificio da parte
dell'ente locale e possibilità di ampliamento.
Da
questi parametri risultano chiusi appunto Castiglione Falletto e
Cerretto Langhe che già non hanno attivato l'anno scolastico in
corso. Criticità sono emerse a Saliceto, unica autonomia scolastica
sottodimensionata con 281 alunni rispetto ai 300 previsti, e a Riva
Bra come plesso sottodimensionato con 28 alunni, anziché 35, che
tendono a diminuire già dal prossimo anno. Tra i plessi di scuola
primaria sotto- dimensionati che non rispettano i limiti di deroga
previsti dai criteri regionali (limite 18 alunni) ci sono le scuole
di Sinio, Castino, Somano, Serravalle Langhe, Viola e Lisio,
Montaldo Mondovì, Pamparato e Nucetto, e unico plesso di scuola
media sottodimensionato è quello di Pamparato. Sono scuole a cui il
Miur non darà probabilmente assegnazione di cattedre, che saranno
invece pagate dal contributo regionale
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Cuneo,
cinque Superiori hanno annullato le gite
Da “La Stampa” del 5
novembre di Lorenzo Boratto
Gite scolastiche
sospese, incluse le visite di un giorno, comprese nelle aziende,
anche se in orario scolastico. L’ha deciso l’altro pomeriggio il
collegio docenti dell’istituto «Bonelli» di Cuneo. Il preside
Salvatore Linguanti: «Per protesta contro i tagli, i professori
hanno deciso di bloccare tutto. Sono previste altre forme di
mobilitazione, come lo stop alle sostituzioni dei colleghi assenti:
in quel caso le classi saranno smistate e i ragazzi mandati in aule
dove le lezioni sono regolari».
Così i «risparmi» imposti dal ministero alle Superiori adesso si
riflettono sui viaggi di istruzione. Ma sono escluse le classi
dell’ultimo anno. Ad esempio le quinte del «Bonelli» a fine ottobre
sono state in Grecia (6 giorni), come stabilito nell’ultimo collegio
docenti dello scorso anno scolastico.
Ma altre Superiori del capoluogo hanno deciso di sospendere i viaggi
«non strettamente didattici», mentre in altre non sono previste
conseguenze sugli alunni. I primi due istituti dove i collegi
docenti si sono espressi (all’unanimità) per il blocco sono stati, a
ottobre, il «Grandis» e l’«Ipsia», escludendo però visite alle
aziende ed escursioni in giornata.
All’Itis «Delpozzo» e al liceo «Peano» pochi insegnanti si sono
detti disponibili ad accompagnare i ragazzi. Ma le quinte dell’Itis
andranno a Praga per 6 giorni. Germana Muscolo, preside del Peano:
«Nel 2011 le quarte andranno in Toscana e le quinte in Tunisia. Per
le altre classi gite sospese. Ma 750 ragazzi sono appena stati al
festival della Scienza a Genova: escursioni di un giorno, in
pullman».
Altrove, invece, nessun blocco. La vicepreside del «Virginio»,
Enrica Cavallo: «Nella nostra scuola non si è affrontato questo
tema. Un peccato perché una presa di posizione di tutte le Superiori
di Cuneo avrebbe sensibilizzato le famiglie sulla situazione critica
dell’istruzione pubblica».
I geometri andranno regolaramente in gita: le quinte sono già
partite per Berlino, le quarte la prossima settimana. Alle
Magistrali «De Amicis» il collegio dei docenti ha discusso sul fatto
che i soggiorni studio erano comunque «necessari» per l’indirizzo
linguistico e quindi anche i colleghi di altri indirizzi avranno i
loro viaggi di istruzione.
Nessuna sospensione anche ai licei classico e artistico. Per il
liceo «Bianchi» i giovani delle quarte sono stati alla Biennale di
architettura a Venezia mentre i colleghi delle quinte a Parigi. I
giovani dei primi tre anni partiranno in primavera: le classi terze
in Umbria, le prime e seconde escursioni a musei soltanto in
giornata.
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“I tagli alla scuola impongono lo stop a gite di più giorni”
Da “La Stampa” del 23
ottobre di ]LORENZO BORATTO
CUNEO
Niente gite di 5 o 6 giorni a Praga, Berlino, Madrid. I tagli alla
scuola adesso si riflettono sui «viaggi di istruzione» e in diverse
Superiori della Granda si è scelto di bloccare quelli «non
strettamente didattici».
Le prime due scuole dove i collegi docenti si sono espressi
all’unanimità per lo stop alle gite sono gli istituti «Grandis» e «Ipsia»
a Cuneo. Il preside Claudio Dutto: «Sono esclusi dal blocco gli
scambi con l’estero, le visite alle aziende e le escursioni
didattiche in giornata. I professori sostengono che essendo a
disposizione pochi soldi per il mondo della scuola, si deve
rinunciare al superfluo». Situazione analoga in altre scuole, come
all’istituto «Da Vinci» ad Alba. Patrizia Scanu, insegnante della
scuola e presidente del comitato genitori di Alba: «La delibera che
prevede il blocco delle gite è stata approvata a larghissima
maggioranza. Un segnale di disagio, per coinvolgere le famiglie e
far capire che le scuole non hanno più soldi neppure per lo stretto
necessario». La maggior parte degli istituti superiori deciderà a
novembre, quando si riuniranno i collegi docenti. A Cuneo, all’Itis,
«Bonelli» e al liceo «Peano» pochi insegnanti si sono detti
disponibili ad accompagnare gli studenti. Probabilmente saranno
organizzate gite soltanto per le classi degli ultimi due anni. All’«Arimondi-Eula»
di Savigliano si stanno raccogliendo firme tra i professori per
valutarne la disponibilità.
Niente gite di più giorni anche all’istituto «Cigna» di Mondovì.
«Non è solo una questione di tagli - dice il preside Antonio Rimedio
-. I docenti vogliono far capire che queste escursioni sono momenti
di grande responsabilità, per più giorni, 24 ore al giorno. Un
impegno non retribuito in modo adeguato. Anzi: da gennaio i
professori perderanno l’indennità di missione per l’estero (100 euro
al giorno; l’indennità per le gite in Italia era stata già annullata
nel 2009, ndr) perché la scuola è stata equiparata a tutti gli altri
uffici pubblici».
Così alcuni istituti hanno già organizzato i viaggi in questi
giorni: la prossima settimana alcune classi dell’Itis «Vallauri» di
Fossano partiranno per Praga, mentre gli studenti del liceo
«Bianchi» di Cuneo andranno a Parigi.
Anche le Medie
rinunciano ai viaggi di istruzione (in alcune scuole succede già dal
2009). Maria Paola Longo, dirigente della Media unificata a Fossano:
«Le risorse sono limitate. Se il primo obiettivo è la didattica, non
possiamo spendere per sostituire gli insegnanti in gita. Ogni
Consiglio di classe potrà organizzare uscite in orario scolastico.
Senza spese per la scuola». Lo stesso accade alla Media unificata di
Cuneo, alla «Macrino» di Alba e a quella di Racconigi. A Saluzzo ne
stanno discutendo in questi giorni. Gianpiero Sola, preside della
Media di Savigliano: «I sindacati hanno mandato una lettera alle
famiglie per spiegare che non si faranno viaggi lunghi, ma solo
visite sul territorio. Per protesta contro i tagli. Sarebbe stato
interessante andare a Torino per i 150 anni dell’Unità d’Italia.
Deciderà mercoledì il Collegio docenti». \
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La scuola che non vuole
arrendersi
Da “La Guida” del
15 ottobre di Monica Gallanti
Cuneo -
Di fronte al
cambiamento, soprattutto quando non è percepito come positivo, ci
sono molti modi di reagire: fingere che non sia successo nulla,
disperarsi o accettare la sfida e tentare, in qualche modo, una
strategia che non sia la semplice ricerca di una via di fuga.
Ad un mese
dall'inizio dell'anno scolastico, questo ritratto si specchia con
fedeltà in quello che è il momento della macchinetta del caffè, il
vero cuore pulsante di una qualsiasi sala insegnanti. C'è chi si è
reso poco conto del cambiamento, forse perché ha seguito solo
marginalmente tutta la vicenda della riforma della scuola o si è
sentito, erroneamente, poco coinvolto.
C'è chi vive alla
giornata, troppo preso dalla routine per capire che tutto attorno a
lui sta vorticosamente cambiando; c'è chi presagisce scenari
apocalittici, iniziando a fare la conta dei colleghi che hanno perso
il posto di lavoro.
Il malessere c'è,
questo è indiscutibile.
Serpeggia nella vaga
sensazione che si stia lentamente sgretolando un argine ritenuto
solido, fatto di certezze che solo l'abitudine sa regalare.
Si insinua, alle
superiori, quando si tratta di combinare l'orario delle prime
"riformate" con quello delle classi successive.
Prende forma reale,
tangibile, nei collegi docenti che in questi giorni tentano di
esprimere il loro disagio con mozioni di blocco delle gite
scolastiche o di tutte le attività (come progetti, uscite
didattiche) che non siano strettamente legate al curriculum.
Non riesce però, non
più, a muovere folle oceaniche: rispetto a quel 30 ottobre del 2008,
che aveva visto davvero, anche a Cuneo, tutte le scuole scendere in
piazza. E subentrata nel frattempo la stanchezza, il senso
dell'impotenza, forse dell'inutilità del dissenso.
La riforma delle
elementari ha avuto un impatto forse più immediato, e più
decifrabile: la cancellazione delle compresenze dalla prima alla
quinta - un "taglio" che non finge di essere riforma - ha messo
maestre e genitori di fronte a difficoltà definite: è diventato
faticoso organizzare le uscite didattiche, impossibile gestire
l'assistenza alla mensa che, per chi non frequenta il tempo pieno, è
stata affidata a cooperative private in tutte le scuole
dell'altopiano.
La riforma delle
superiori, invece, è un meccanismo ad orologeria: ha coinvolto
infatti direttamente soltanto le classi prime, benché negli
istituti tecnici ci sia stata una riduzione dell'orario anche per le
classi successive, con conseguenze facilmente immaginabili.
Ha costretto i
collegi docenti ad inventare orari funambolici, visto che la legge
parla, per le classi prime, di ore di 60 minuti; e in
un'applicazione realista ma non autolesionista, tutte le scuole di
Cuneo hanno scelto di viaggiare con orari differenziati, dando vita
alle soluzioni più fantasiose come la "longora" da 90 minuti o il
doppio campanello.
Ma questo è semplice
folklore. Per capire dove davvero ci porterà la riforma, bisognerà
probabilmente aspettare il 2015, quando i primi diplomati si
affacceranno sul mercato del lavoro o al mondo universitario. Solo
allora sapremo con certezza se i Piani di studi proposti dal
ministero siano effettivamente più adatti ai tempi che corrono. E
in questo giudizio occorrerà essere il più oggettivi possibili,
cercando di sfrondare il pregiudizio che accompagna sempre ogni
forma di cambiamento.
Nel frattempo,
sarebbe opportuno che ogni scuola sfruttasse questo momento di
passaggio per ripensare - e in modo radicale - al proprio impianto
didattico e all'organizzazione della propria offerta formativa.
Nonostante la lezione di Piaget e di Dewey, la prassi didattica
resta sempre ancorata, tanto più alle superiori, ad una misurazione
dei risultati che ignora le tappe del processo di apprendimento. I
ragazzi sono vasi da riempire: l'insegnante trasmette, accerta,
giudica.
D'altra parte le
nuove indicazioni nazionali dei programmi - in qualche caso a
maglie molto larghe, per altre materie fin troppo
particolareggiate - puntualizzano il "cosa" ma non il "come".
La scommessa, per
sopravvivere, forse sarà proprio questa. Raccogliere la sfida,
lanciata da un avversario che sembra giocare a carte sporche:
aprire la partita, sparigliare le carte, cambiare le regole,
rilanciare il gioco, eventualmente sfruttando una legge
sull'autonomia che non è stata abrogata.
La posta è
altissima, vale la pena provarci. Per l'autostima di chi lavora nel
mondo della scuola, ma soprattutto per i ragazzi: che con i loro
interessi, le incertezze, la curiosità, restano. pur sempre il
centro di un rapporto umano che nessuna riforma può intaccare.
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Scuola, in 400 contro la
riforma
Da “La Stampa” del 9
ottobre di ]LORENZO BORATTO
CUNEO
Anche a Cuneo (come in altre 80 città italiane) gli studenti delle
Superiori hanno protestato contro la riforma Gelimini, che da
settembre ha riguardato licei, istituti tecnici e professionali.
Erano in 400 ieri mattina in piazza Europa: musica, balli, slogan e
«stand tematici» per spiegare quali sono i problemi della scuola
pubblica.
Su un tabellone erano appesi decine di post-it: «Brutta scuola,
brutto futuro», «Linguistico: no gite fuori dall’Italia»,
«Ragioneria vuole gli scambi con l’estero», «All’Itis neanche i
tavoli per mangiare prima di rientrare a scuola». Poi una valigia
per indicare il problema dei docenti precari, un quadrato bianco
tracciato per terra dove, in scala, veniva riprodotta un’aula
sovraffollata.
Irene Tabour, dell’istituto «De Amicis»: «I prof si sono rifiutati
di portarci in gita all’estero, perché non ci sono i soldi per
pagarli. E hanno ragione. Nella mia scuola, anche il liceo sportivo
di Limone si è visto tagliare tutta l’attività extra». Mattia
Tomatis, studente dell’Itis: «La nostra pausa pranzo è diventata di
40 minuti». Il collega Ramon Oggero, secondo anno: «I “recuperi”
pomeridiani per ora non sono stati programmati perché non ci sono
soldi per pagare i professori». Carlo Prato, studente del liceo «Peano»:
«Hanno tagliato i corsi, ridotto l’orario, creato la strana figura
del professore di “geostoria”. Una materia che non esiste, ma
siccome mancano fondi per pagare due docenti, uno di storia e uno di
geografia, in alcuni istituti c’è un solo insegnante». Simone Priola,
16 anni, studente di I liceo al «Pellico» e responsabile della
federazione degli studenti di Cuneo: «Siamo qui per dare un
messaggio alle istituzioni. Perché la scuola non venga ignorata
adesso che sta subendo tagli: i risparmi chiesti all’istruzione
pubblica sono di 8 miliardi in tre anni. Non sono riforme, ma solo
riduzioni di risorse». Dopo le 10,30 i ragazzi si sono diretti verso
piazza Galimberti, passando sotto i portici di corso Nizza. Le
assenze negli istituti non sono state elevate: 30% al «Bonelli» e
all’Ipsia, percentuale inferiore al «Grandis», al liceo scientifico
84 studenti assenti su oltre mille. A protestare non sono soltanto
gli alunni: ieri hanno scioperato per la prima ora di lezione
professori delle scuole dell’obbligo (la mobilitazione era indetta
da Cgil scuola) e sono in programma altre agitazioni a livello
nazionale nei prossimi due mesi.
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Stop a tutte le gite
scolastiche
Da “La Stampa” del 18
settembre di ]ISOTTA CAROSSO
ALBA
I Collegi docenti di settembre del liceo delle Scienze umane e
Linguistico «Da Vinci» e del Secondo Circolo di Alba hanno
deliberato e confermato il blocco delle attività extrascolastiche
per l’anno appena cominciato. «Abbiamo deliberato a larghissima
maggioranza il blocco totale delle gite scolastiche - spiegano dal
collegio docenti del Da Vinci - e a stretta maggioranza il blocco
delle visite di istruzione di un giorno. Inoltre abbiamo deciso una
riduzione delle ore di colloquio con le famiglie e la sospensione
dei colloqui di consegna dei debiti formativi a fine anno
scolastico». Le ragioni della decisione sono fondamentalmente due:
«i tagli indiscriminati di risorse e insegnanti alla scuola pubblica
e l’offesa arrecata alla dignità professionale del personale della
scuola dal blocco illegittimo e anticostituzionale del contratto
nazionale e degli scatti di anzianità». «Per i docenti peggio pagati
d’Europa - dicono - questo comporta una decurtazione netta di
stipendio di circa 2 mila euro l’anno, a fronte di uno spreco enorme
risorse pubbliche in altri settori».
«Il Collegio docenti - fanno ancora sapere dal «Da Vinci» - è
consapevole delle proprie responsabilità educative e chiede alle
famiglie di comprendere e sostenere questa scelta. Le moltissime
attività pomeridiane della nostra scuola, gli stages, gli school
link all’estero, i corsi di approfondimento, i colloqui pomeridiani
con i genitori sono il risultato della dedizione dei docenti e non
sono in nessun modo obbligatori per contratto. Queste attività
richiedono fondi, ora sempre più scarsi, dal Ministero, che verranno
in parte recuperati risparmiando sulle gite». I docenti hanno
comunque preferito non bloccare le attività a valenza didattica come
i laboratori.
Anche gli insegnanti della scuola dell’infanzia e primaria del
primo, secondo e terzo Circolo hanno confermato il blocco delle
gite, degli stages e dei soggiorni all’estero, cercando comunque di
raggiungere un compromesso fra il blocco totale delle attività e la
tutela dei diritti dei bambini. «La scuola media Macrino ha giugno
ha scelto di aderire a questa iniziativa - dice Katia Versio,
insegnante della scuola di corso Europa -. Nel prossimo collegio
docenti dovremo discutere i limiti e le modalità del blocco.
Aspettiamo anche di confrontarci con il Comitato Genitori per capire
che peso può avere questa iniziativa e se verrà sostenuta da altre
scuole albesi e della Provincia».
Per fare il punto della situazione, il Comitato genitori e
insegnanti si riunirà mercoledì alle 18 al Terzo Circolo (scuola
elementare della Moretta), anche in vista di una nuova serata aperta
alla cittadinanza
Il Comitato
«Chiediamo aiuto alle famiglie»
A giugno alcuni
docenti albesi avevano deliberato la sospensione di tutte le
attività non strettamente didattiche per il corrente anno
scolastico, un modo anche per recuperare risorse. «Questo inizio di
anno scolastico sta facendo venire al pettine tanti nodi sulla
questione scuola. Ovviamente cercheremo di danneggiare il meno
possibile i ragazzi e le famiglie - dice Patrizia Scanu, presidente
del Comitato Genitori e insegnante -. Si tratta non di una
rivendicazione sindacale, ma di una riaffermazione della dignità
professionale dei docenti, costretti a far funzionare la scuola in
condizioni impossibili di ristrettezza economica e per di più
umiliati nel reddito e nei diritti costituzionali. Per questo
chiediamo il sostegno delle famiglie».
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Più alunni, meno ore in
classe
Domani ricominciano le lezioni con un taglio del 4% alle risorse. Da
assegnare ancora 60 cattedre
Da “La Stampa” del 12
settembre di LORENZO BORATTO
CUNEO
Domani tornano in aula 78 mila studenti e oltre 7 mila insegnanti
(uno ogni 10,8 ragazzi) della «Granda». Al trillo della campanella
non mancano le novità, legate principalmente al secondo anno di
riforma Gelmini, che ha imposto un’ulteriore «cura dimagrante» alle
scuole: meno risorse (in media -4% rispetto a un anno fa), un lieve
incremento degli alunni, meno posti di lavoro e ore di lezione.
Restano da assegnare 60 cattedre tra Medie e Superiori, mentre
nell’estate sono state attuate varie «razionalizzazioni». Chiusura
definitive di scuole, soprattutto Elementari (da Cervignasco a
Belvedere Langhe, dalla frazione Cavallotta di Savigliano a San
Biagio di Centallo). Alcune Superiori sono state accorpate:
l’istituto d’arte «Bertoni» di Saluzzo si è unito al «Soleri»,
mentre l’Itis di Verzuolo non dipende più dal «Delpozzo» di Cuneo,
ma dal «Denina-Pellico», sempre a Saluzzo. A Savigliano il liceo «Arimondi»
e il tecnico «Eula» sono stati uniti in un solo istituto. Ancora: in
28 scuole di ogni ordine e grado, soprattutto ad Alba e Mondovì, i
dirigenti saranno a «doppio ruolo», titolari in un istituto,
reggenti in un altro. Il numero è quasi triplicato in 3 anni.
I commenti dei sindacati. Daniela Bedino, Cgil scuola: «Il problema
resta la sofferenza di organico. Alle Elementari le ore si sono
ancora ridotte, malgrado la richiesta di centinaia di famiglie. Non
è solo un taglio di tempo in aula, ma sta passando un diverso
modello didattico. L’intervento della Regione per tutte le scuole (i
10 milioni di euro fatti stanziare dall’assessore Alberto Cirio per
il Piemonte, ndr) dà respiro per quest’anno, ma è un rattoppo
momentaneo, che complicherà le cose dal 2011». Graziella Dogliani,
segretario provinciale del sindacato indipendente Snals: «Restano da
assegnare una sessantina di cattedre. Giovedì sarà pubblicato un
nuovo calendario dell’Ufficio scolastico provinciale e, dal 21
settembre, saranno affidati i posti residui. Rimangono alcuni
istituti senza bidelli a sufficienza. La scuola va avanti grazie
alla professionalità e dedizione del personale: docenti, bidelli,
presidi». La Cisl ha invece denunciato i pesanti tagli. Attilio
Varengo: «Per il Cuneese, a fronte di 230 pensionamenti quest’anno,
si sono registrati tagli per 370 posti di lavoro, di cui oltre cento
personale Ata».
Al III circolo di Cuneo non si sa ancora se le famiglie che avevano
chiesto il tempo pieno in 1ª elementare dovranno versare alla scuola
100 euro ad alunno, per pagare l’assistenza durante la mensa. Il
preside Aldo Milano: «Abbiamo fatto la proposta, mesi fa, alle
famiglie di due prime elementari su viale Angeli e una classe a San
Paolo. I genitori non erano contrari, anche se si tratta di scuola
pubblica. Non sappiamo ancora se i fondi stanziati dalla Regione
copriranno la nostra richiesta». In caso di risposta negativa, le
famiglie dovranno pagare: sarebbe la prima volta in provincia, uno
dei pochi casi in Italia.
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Giovani precari da tutta Italia alla ricerca di un posto nella
scuola
Da “La Stampa” del 29
agosto di LORENZO BORATTO
CUNEO
Giovani precari in cerca di un posto nelle scuole. Ieri all’Itis
sono proseguite le assegnazioni delle cattedre di supplenza agli
insegnanti precari (quelle per bidelli e personale di segreteria
erano all’Itis di Fossano): proseguiranno domani e martedì.
Molti erano in coda, da tutta Italia: ieri si sono presentati quasi
in 400. Vengono chiamati uno alla volta per scegliere dove
insegneranno, a seconda dei posti vacanti. Valentina Pasquez, 35
anni, siracusana, da 9 nel Cuneese: «Sempre precaria, ma è andata
bene. Ho avuto l’assegnazione all’Ipa di Verzuolo e abito a Manta».
Dario Graziano, 32 anni, laurea e dottorato in Agraria a Palermo, ha
scelto l’insegnamento di sostegno: «Per il secondo anno sarò
all’Alberghiero di Mondovì: potrò tornare a seguire gli stessi 4
ragazzi. Il mio contratto è scaduto a giugno, quello che ho appena
ottenuto terminerà il 31 agosto 2011».
Maria Giardina, 28 anni, ha insegnato Italiano alle Medie di Lequio
Tanaro: «Sono a metà graduatoria. Ora vivo a Lequio, ma cambierò
appena saprò dove insegnerò da settembre». Davide Oglietti, 28,
docente di laboratorio di cucina: «Precario dal 2002. Quando entrerò
in ruolo? Soltanto la passione per l’insegnamento mi fa continuare.
Se le cose non cambiano vado a lavorare in un ristorante». Manuela
Dalbesio, 32: «Sono tecnico di laboratorio informatico, precaria da
9 anni. Nei mesi scorsi ero al Guala di Bra. Vorrei trovare un posto
a Cuneo, sono quarta in graduatoria: temo che dovrò avere più ore in
scuole diverse per trovare posto anche quest’anno».
Tra i precari qualcuno indossa magliette rosse o adesivi con la
scritta «A scuola per scelta, precario per forza. Precari non
fantasmi». Daniela Bedino, Cigl scuola: «Qui è una specie di ufficio
di collocamento per precari. Si mettono in fila ogni anno, non sono
licenziati o cassaintegrati, ma lavoratori a scadenza. Nella Granda
si sono persi 900 posti nella scuola, in due anni». Attilio Varengo,
Cisl: «Abbiamo concordato con l’Ufficio scolastico di poter mettere
insieme più “spezzoni”, cioè ore in diverse scuole, per dare al
maggior numero possibile di precari la possibilità di lavorare».
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10
milioni di euro in arrivo per la scuola piemontese
Da
www.targatocn.it del 2 agosto
Via libera dalla Giunta Regionale del Piemonte ai 10 milioni di euro
stanziati a sostegno della scuola piemontese nell’ambito del Piano
Straordinario per l’Occupazione, che prevede interventi finalizzati
all’incremento dell’organico in via sussidiaria, per garantire
l’apertura delle scuole dei piccoli comuni, delle aree montane e
metropolitane disagiate.
Dei 10 milioni di euro 8, 2 milioni di euro serviranno a garantire
il tempo scuola, sdoppiare le classi troppo numerose e sostenere
l’handicap; 800mila euro verranno investiti su iniziative
sperimentali volte, come previsto dall’art. 9 della Riforma Gelmini,
al superamento dell’insuccesso scolastico dovuto a particolari
situazioni di disagio; 1 milione di euro sarà destinato al sostegno
delle cooperative sociali di tipo B operanti in ambito scolastico, a
cui si aggiungeranno 500 mila euro stanziati dal Consiglio Regionale
con l’approvazione dell’assestamento di Bilancio e 1.250.000 euro
individuati nel fondo sociale europeo dall’Assessorato regionale
all’Istruzione. Per un totale di 2.750.000 euro che serviranno a
scongiurare il pericolo disoccupazione in un settore che dà lavoro a
moltissime persone in Piemonte e, soprattutto, di fascia sociale
debole.
“Questa misura non solo garantisce più scuola e più istruzione al
Piemonte, ma allo stesso tempo interviene a contrastare il
precariato del personale scolastico
– dichiara Alberto Cirio, assessore all’Istruzione della
Regione Piemonte - I fondi stanziati ci permetteranno di assumere
tra le 300 e le 350 persone – continua Cirio - Per quest’anno,
visto il ritardo sia dell’assegnazione degli organici di fatto da
parte del Ministero che dell’approvazione della Legge Finanziaria
regionale, per ripartire le risorse non lanceremo un bando rivolto
alle scuole, come pensato in un primo momento, ma stipuleremo una
Convenzione con l’Ufficio Scolastico Regionale e le Organizzazioni
Sindacali che darà risposta alle situazioni di maggiore criticità
segnalateci dagli Uffici Scolastici Provinciali. La priorità verrà
data alla scuola primaria e in particolare nelle aree metropolitane
disagiate, nei piccoli comuni o in quelli montani. Questi ultimi li
sosterremo, tra l’altro, anche attraverso un altro milione di euro
destinato all’UNCEM proprio per le scuole di montagna. Sono
soddisfatto perché queste risorse – conclude Cirio –
permetteranno di risolvere buona parte delle criticità segnalateci
dalle comunità locali e sotto il profilo politico è un primo
concreto passo verso una gestione federalista e autonoma della
scuola, con cui potremo in futuro affrontare in modo più adeguato le
specifiche esigenze del nostro territorio”.
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ALBA. DALLE
ELEMENTARI ALLE SUPERIORI
“Stop a gite e laboratori”
La
protesta di un gruppo di scuole contro i tagli
Da “La Stampa” del 11
luglio di ]ISOTTA CAROSSO
ALBA
Per alcune scuole dell’Albese il prossimo anno non ci saranno più
gite, viaggi all’estero, stage e laboratori. I collegi docenti del
liceo linguistico e delle scienze sociali «Da Vinci», della scuola
media «Macrino» con le sedi distaccate di Mussotto e Monticello
d’Alba e della scuola dell’infanzia e primaria del II circolo hanno
approvato una mozione di blocco di tutte le attività non
strettamente didattiche come forma di protesta contro i tagli alla
scuola.
«Una decisione dolorosa prima di tutto per i docenti - spiega
Patrizia Scanu, insegnante al Linguistico e presidente del comitato
genitori -, ma necessaria per far sapere alle famiglie che questo
impoverimento della scuola è inaccettabile, dannoso per i ragazzi e
offensivo per la dignità della scuola e di chi ci lavora. Forse
toccando il governo sugli introiti del turismo scolastico sarà
possibile far sentire le nostre voci di indignazione». Le
motivazioni sono quelle che ormai da mesi caratterizzano il
dibattito sulla riforma: i tagli di ore, di insegnanti, al sostegno,
i tagli di stipendio e il blocco delle carriere di insegnanti e Ata,
il precariato permanente e il mancato versamento dei fondi per il
funzionamento delle scuole.
L’iniziativa ha ricevuto l’adesione di molti docenti di ogni ordine
e grado che l’hanno presentata nei rispettivi Collegi: in molte
scuole la proposta non è arrivata in tempo utile per la discussione
e verrà valutata a settembre. «Al liceo classico decideremo in
autunno» dice Adolfo Ricca, insegnante e consigliere comunale di
maggioranza. E aggiunge: «Il Comune ha fatto uno grande sforzo per
supplire alle carenze, in particolare legate alla disabilità. Gli
interventi di Regione, Provincia e Comuni però hanno un senso solo
finché si tratta di casi isolati». Alcuni genitori hanno reagito con
perplessità: «Crediamo - dicono alcuni - che l’attività non
didattica sia a tutti gli effetti altrettanto determinante per la
formazione e l’apertura mentale. Perché allora non smettere di
insegnare matematica, italiano o storia?». Altri propongono di
mettere in programma ancora più attività facendole pagare ai
genitori per spingerli a reagire. «Il blocco - replica Patrizia
Scanu - ha ragioni oggettive e la prima è la mancanza di fondi. Il
costo delle attività non deve ricadere sulle famiglie».
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Scuola sempre in trincea
Da “Gazzetta d’Alba” del 15 giugno di Matteo Viberti
Cala pure sulla scuola la mannaia. La manovra finanziaria del
31 maggio non è ancora "applicativa", ma spaventa il sistema
nazionale dell’istruzione. Secondo le disposizioni ministeriali,
tutto il personale scolastico potrà scordarsi il rinnovo del
contratto per gli anni 2010-2012, gli scatti di anzianità verranno
congelati per tre anni, le assunzioni conosceranno un blocco senza
precedenti, le pensioni intaccate. Degli effetti abbiamo parlato con
due esperti.
Paure. Spiega il dirigente scolastico albese Luciano Giri: «Il blocco degli
scatti di anzianità implica un congelamento delle retribuzioni che,
in periodo di crisi, rischia di risultare insostenibile. In pratica,
coloro che avrebbero dovuto passare a una fascia superiore nel
periodo compreso fra il 31 dicembre 2010 e il 31 dicembre 2012
dovranno attendere il triennio successivo. Come conseguenza, le
pensioni verranno ritardate e subiranno tagli non indifferenti.
Nella manovra si parla pure di blocco delle assunzioni e di una
riduzione del 50 per cento del precariato. In questa maniera i posti
vacanti rimarrebbero tali: chi farà scuola? I bambini forse? Si
tratta di idee del tutto inapplicabili, capaci di minare le basi di
un già traballante sistema scolastico».
Sciopero bianco. Anche Patrizia Scanu, portavoce del Comitato genitori
albese, genitore e insegnante, reputa ai limiti della follia i
dettami della manovra ideata dal ministro dell’economia Giulio
Tremonti. Ad esempio, Scanu parla di problematiche relative al
sostegno dei "soggetti deboli", come i disabili. Il rischio è che le
ore di sostegno vengano ridotte, così come il personale: Scanu
allude a possibili sostituzioni degli assistenti comunali con
dipendenti provinciali (meno qualificati) e della totale
indifferenza del Governo nei confronti della sentenza emessa dalla
Corte costituzionale che disciplinava i tetti minimi delle ore di
sostegno. Inoltre, «i tagli degli stipendi agli insegnanti sono la
premessa a una mobilitazione che coinvolgerà anche il locale. Molte
insegnanti sono donne, e se la manovra dovesse trasformarsi in legge
i nuclei familiari incontrerebbero inammissibili disagi». La
situazione pare insostenibile, tanto che Scanu parla di possibile
sciopero bianco o di blocco delle attività da parte di tutto il
personale. «Ci mobiliteremo, in attesa che i sindacati si diano da
fare».
Animi tranquilli. Mentre un pandemonio di proteste attraversa il Paese,
dissolve le preoccupazioni e stempera le animosità il ministro
dell’istruzione Mariastella Gelmini, la quale assicura: «Sono stati
tutelati i ceti deboli, non ci sono stati tagli a pensioni, sanità e
scuola. Non ci sono stati i tagli ai centri di ricerca e al fondo
per l’università. Le infrastrutture del sapere del Paese sono state
salvaguardate». Dichiarazioni che poggiano su una rispettabile
filosofia, che suggerisce: l’importante, anche di fronte a un
evidente collasso, è non drammatizzare.
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Cuneo:
CGIL manifesta contro la manovra del Governo
Da
www.targatocn.it
del 5
giugno di F.A.
CGIL in strada
venerdì pomeriggio a Cuneo per manifestare e informare contro la
manovra del Governo che lede lavoratori dipendenti e pensionati e
taglia i servizi ai cittadini. A presidiare il banchetto sono state,
in particolare, le delegate provinciali Danila Botta (funzione
pubblica) e Daniela Bedino della FLC (federazione lavoratori della
conoscenza). "La
manovra non intacca le tasche dei più ricchi, ma priva di diritti i
più deboli"
hanno affermato Botta e Bedino. "Ci
saranno meno soldi per la sanità pubblica, meno prestazioni
gratuite, centinaia di precari a spasso e inoltre l'innalzamento dal
74% all'85% della quota del minimo pensionistico per le persone
invalide creerà non pochi problemi anche alle famiglie cuneesi che
hanno in casa una persona con sindrome di Down, autistica o
ipovedente"
ha sintetizzato Danila Botta. sotto accusa inoltre i tagli alla
scuola pubblica con meno ore per i ragazzzi e diminuzione degli
insegnati. In Granda i
maestri e professori
che potrebbero farne le spese sarebbero quasi 400. Per dire 'no' "ad
una manovra che chiede sacrifici ai soliti noti, mentre regala
l'ennesimo condono a chi evade le tasse"
(questo lo slogan contenuto nel volantino CGIL), è stata organizzata
per sabato 12 giugno a Roma una manifestazione nazionale che vedrà
alcuni treni speciali partire da tutta Italia tra cui anche uno da
Cuneo. Il 12 giugno la manifestazione nazionale della Cgil si
svolgerà insieme a Flc e Fp e a tutte le lavoratrici e i lavoratori,
agli studenti, ai pensionati che "non
vogliono che il prezzo della crisi gravi sempre tutto sulle loro
spalle".
Intanto anche la
Funzione Pubblica Cisl Cuneo (che rappresenta i lavoratori di Stato,
Parastato, Enti locali, Sanità e
Socio-assistenziale),
guidata dal segretario provinciale Alessandro Bertaina, ha organizzato
per martedì 22 giugno, dalle
14 alle 16, una
manifestazione contro la manovra del Governo Berlusconi. La
manifestazione rappresenterebbe solo un punto d’inizio: si sta
programmando, successivamente al 22 giugno, una iniziativa forte di
'picchettaggio' dinnanzi ai principali enti pubblici cuneesi.
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Cuneo: 100 euro per il tempo pieno? I genitori dicono sì
Da
www.targatocn.it del 4 giugno di Barbara Simonelli
Il costo annuo
calcolato per le famiglie, 69, che hanno chiesto il tempo pieno nelle
scuole afferenti al III circolo di Cuneo (Viale degli Angeli, San
Paolo e San Rocco Castagnaretta) è di 100 euro annui che, suddivisi
per 33 settimane di scuola, si traduce in 3 euro alla settimana, cioè
circa 60 centesimi al giorno. Una cifra tutto sommato ragionevole, che
consentirà di salvare il tempo pieno in 3 corsi, ma che apre scenari
inediti nel mondo della scuola pubblica. Il denaro servirà a pagare
una cooperativa che si occupi delle ore di mensa. L'alternativa
sarebbe quella delle 27 ore settimanali di lezione invece che 40, con
inevitabili ripercussioni sulla gestione familiare da parte di chi le
40 ore le aveva scelte entro il 28 febbraio scorso. Non sapendo che, a
distanza di poco meno di tre mesi, 2 dei 3 corsi a tempo pieno non
sarebbero stati confermati dall'Ufficio scolastico provinciale. Cosa
mai accaduta prima.
Il dirigente scolastico Aldo Milano ieri sera ha incontrato
un'ottantina di genitori per spiegare loro che cosa è accaduto e che
cosa la scuola può fare, con i mezzi e le risorse a sua disposizione.
Milano ha parlato in modo chiaro e onesto, facendo capire che in 3
anni sono state tolti alla 'sua' scuola 110 ore di didattica e 5
insegnanti. "Mi dispiace - ha detto Milano - perché non sono
riuscito a mantenere le promesse. Questa che vi propongo è una
soluzione tampone per il prossimo anno scolastico, ma non è e non
vuole essere una soluzione naturale. Per questo vi invito,
coinvolgendo anche i genitori delle altre classi, a interpellare chi
ha responsabilità su quanto accaduto. Fatevi sentire e fate capire che
quella del tempo pieno è un'esigenza del territorio. Sono anni che
chiedo che la questione venga affrontata in modo organico dagli enti
locali, dalle autorità scolastiche, dalla scuola e dai genitori. Tutti
insieme. Il tempo pieno non è solo un modello organizzativo ma un
modello di scuola che rischia sempre più di essere snaturato".
L'invito di Milano alle famiglie è stato quello di prendersi a cuore
la scuola: "La tendenza è quella di contrarre sempre più le ore di
insegnamento, il che si traduce in una minore qualità. La scuola è
importante: tutti lo dicono, io ci credo davvero. Perché forma le
persone di domani, porta ad una crescita del benessere economico ma
anche di quello morale. Per questo occorre fare pressione". Tutti
d'accordo i genitori, che hanno lasciato i loro riferimenti a Mauro
Verra, presidente del Consiglio di Circolo, che coordinerà le
tappe della 'protesta'. Si chiederà appuntamento al Dirigente
scolastico provinciale, si manderà una lettera a quello regionale e si
cercherà di incontrare l'assessore comunale, provinciale e regionale
all'Istruzione. "Animiamo questa protesta, diciamo che questa cosa
non ci va bene"- ha detto Verra. Tutti i genitori d'accordo,
dunque, così come sono stati d'accordo a pagare i 100 euro
nell'ipotesi in cui non si trovassero altre soluzioni, quali un
insegnante in più nell'organico di fatto o un intervento degli enti
locali. La peggiore delle ipotesi, cioè l'esborso, è stata comunque
accettata i modo unanime dai presenti, anche se la delusione e le
incertezze sono rimaste intatte.
Di fatto - questa è un po' la sensazione dei presenti - è una
sconfitta della scuola pubblica. Un processo in atto, per la verità,
da diversi anni, con i genitori che, a turno, provvedono alle
fotocopie, quando non sono gli insegnanti stessi a provvedere di tasca
propria. Da parte di qualche genitore, ieri sera, la consapevolezza
che non ci sono grandi alternative e l'amarezza per una scuola sempre
più boccheggiante. 100 euro sono la ciliegina sulla torta di un
processo che è ancora lontano dal concludersi: sempre meno ore di
compresenza per gli insegnanti, meno docenti di sostegno, più bambini
per ogni classe, scuole di frazione e di montagna a rischio. E,
ancora, nuovi tagli del personale in vista, tralasciando il problema
delle migliaia di supplenti che non vengono più chiamati dalle scuole
perché non ci sono soldi per pagarli. "Non siamo contenti - è
stato il commento di molti - ma che cosa possiamo fare?" Per
ora, nessuno è in grado di rispondere.
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-Tagli
veri alla scuola
Da “La Guida” del 14 maggio di Carlo Garavagno
Niente classi
prime alle elementari di San Lorenzo di Peveragno, Falicetto -
Verzuolo, no allo sdoppiamento delle prime a Borgo San Giuseppe,
Bandito di Bra, Borgo Ferrone di Mondovì, Costa di Saluzzo, ma si
salvano Levaldigi, Cavallerleone, Murello: sulla scuola cuneese si
stanno per abbattere i pesanti tagli e i sindacati si preparano alla
battaglia. Cgil, Cisl, Uil, Snals e Gilda indicono due assemblee
provinciali per parlare dei tagli agli organici docenti e Ata e delle
loro ricadute sul tempo scuola e l'organizzazione del lavoro
Si farà il punto anche
della vertenza Piemonte e l'iniziativa unitaria di mobilitazione del
22 maggio. Le assemblee saranno mercoledì 19 maggio all'Itis di Cuneo,
il 20 maggio a Bra al Centro polifunzionale. Intanto il
Provveditorato ha appena reso noto l'organico per i docenti di
sostegno all'handicap, per il prossimo anno, che saranno 564, come
stabilito dall'Ufficio scolastico regionale, tenuto conto della
gravità dell'handicap e del numero di docenti non di ruolo nelle
graduatorie. 56 posti vanno alla scuola dell'infanzia, 201 alla
primaria, 159 alle medie, 148 alle superiori (il rapporto medio
dovrebbe essere di due alunni per ogni docente). I dati degli
studenti portatori di handicap che frequenteranno i diversi ordini di
istruzione statale nel prossimo anno saranno 1876: 144 nella scuola
dell'infanzia, 709 nella primaria, 570 nella media, 453 alle
superiori.
In attesa degli
organici alle medie e superiori (si prevedono 14 posti in meno alla
media, dai 1.419 dello scorso anno, mentre alle supe riori la
falcidie sarà più elevata, 116 posti in meno, molti di ingegneri e
docenti di laboratorio), è stato pubblicato il 10 maggio l'organico
di diritto delle elementari, che consterà di 2.218 posti di scuola
comune (escluso il sostegno), che gestiranno 26.634 alunni. Con un
decreto del 10 maggio il Provveditorato non ha autorizzato il
funzionamento delle prime nei plessi di San Lorenzo di Peveragno (6
gli alunni iscritti) e Verzuolo Falicetto (5 iscritti), con un numero
inferiore al limite minimo previsto per la formazione classi. Non è
stato autorizzato lo sdoppiamento delle prime nei plessi di Bra
frazione Bandito, a Borgo San Giuseppe, a Borgo Ferrone Mondovì e
Costa Saluzzo, in presenza di più plessi situati nei comuni stessi
che possono accogliere le domande di iscrizione in eccedenza. In
totale saranno 1.283 le classi a tempo normale, 200 a tempo pieno
(nella tabella i posti docente tengono conto di quelli sulle classi,
sul sostegno e degli specialisti di lingua straniera)
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RISPARMI. CHIESTO
UN INCONTRO A CUNEO CON IL RESPONSABILE REGIONALE
“Così uccidono scuola e
paesi”
Assemblea di amministratori da tutta la Granda contro i tagli
Da “La Stampa” del 24
aprile 2010 di LORENZO BORATTO
CUNEO
«Siamo stufi di decisioni prese sopra la nostra testa, stanchi dei
tagli. Finisce sempre allo stesso modo. Se a scuola ci sono disservizi
le famiglie si rivolgono ai Comuni».
Assessori comunali all’Istruzione e amministratori della Granda sono
esasperati dagli ulteriori «risparmi» voluti dal Governo sulle scuole
dell’obbligo. Ieri si sono incontrati con i sindacati Cgil, Cisl, Uil
e Snals in municipio a Cuneo, per affrontare la «prima ondata» di
tagli, sulle Elementari.
Pongono condizioni, prima di arrivare a «proteste plateali». «Vogliamo
incontrare il dirigente De Sanctis dell’Ufficio scolastico regionale -
dice l’assessore all’Istruzione di Cuneo, Erio Ambrosino -. Ma qui a
Cuneo, non a Torino. La scuola non è una voce di spesa su cui
tagliare. Questo è il secondo anno di seguito di ristrettezze. La
scuola è una risorsa su cui investire».
All’incontro c’erano i rappresentanti dei principali Comuni (unico
assente, perché influenzato, l’assessore di Mondovì). Giuseppe Bergia,
assessore a Fossano: «In questa battaglia i centri piccoli e grandi
sono alleati. I Comuni hanno competenze dirette e sono sempre
scavalcati. Un esempio? La prima Elementare di Murazzo: non sarà
attivata, non vogliono concedere neppure una pluriclasse a costo zero,
per una frazione di 850 residenti».
Ancora: «La scuola a frazione Cavallotta chiude a settembre, rischia
quella di Levaldigi anche se ha i numeri per proseguire» spiega
Silvana Folco, assessore di Savigliano.
Marcella Risso, collega di Saluzzo: «Già un anno fa abbiamo rinunciato
alla prima Cervigasco: quest’anno vogliono chiudere tutta la scuola.
Una politica della “morte lenta”, che demotiva le famiglie. Non solo:
in città le iscrizioni sono in crescita e ci chiedono di ridurre le
classi da 8 a 7».
Giovanni Fogliato, assessore di Bra: «Il Comune investe nella scuola:
è rimasto l’unico ente pubblico. Ma i tagli compromettono ogni tipo di
programmazione e impegno. E i cittadini si lamentano con noi. Un anno
fa abbiamo rinunciato alla prima elementare a Riva, adesso con Bandito
è scattata una guerra per accaparrarsi gli alunni».
Luigi Garassino, presidente della Commissione istruzione e cultura di
Alba: «Da anni, per scelta e non per imposizione come avviene oggi, la
città non ha pluriclassi o scuole frazionali. Ma perderemo 2 maestri
al I Circolo e il “tempo mensa” già oggi è pagato in parte dal
municipio. Ma intorno abbiamo un desertificazione progressiva: negli
Istituti comprensivi di Diano e Bossolasco».
Stessa grana nei centri più piccoli: il taglio del 4,06% di risorse da
settembre colpisce tutti. Giovanni Miniotti, sindaco di Murello: «Ho
quasi mille abitanti. Adesso mi dicono che con 4 ragazzi non posso
attivare una prima, ma noi abbiamo sempre avuto le pluriclassi: senza
scuola morirà la vita sociale del paese». Gianpiero Giacosa, primo
cittadino di Cavallerleone: «La scuola è tenuta come se fosse una
casa: investimenti, ammodernamenti, tutto a norma. Se la chiudono, io
chiudo anche il municipio: ora sono cittadini di serie B anche i
bimbi».
Francesco Dadone, sindaco di Montanera: «Non potremo attivare la
classe prima il prossimo anno: è indecente e vergognoso, siamo
arrivati a "rubarci" gli alunni di 5 anni tra centri vicini».
Ambrosino ha anche letto la lettera arrivata dall’Ufficio scolastico
provinciale: «A San Benigno autorizzano la pluriclasse - spiega -, ma
solo se “favorirò con tutte le iniziative opportune la non apertura
dal 2011 e lo spostamento dei ragazzi”. Assurdità. Non solo: a Borgo
San Giuseppe ci sarà una classe di 28 alunni, ma l’aula è a norma solo
per 23».
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“Pronti ad azioni clamorose”
Da “La Guida” del
16 aprile di Massimiliano Cavallo
Cuneo -
(mc).
Sono disposti a una
protesta plateale il sindaco Valmaggia e l'assessore all'istruzione
Erio Ambrosia, se ci sarà il muro contro muro tra gli uffici
scolastici provinciale e regionale da una parte e Comuni e Provincia
dall'altra. Se gli amministratori del capoluogo sono pronti ad
azioni decise, come presidi e dimissioni, lo sono anche molti altri
sindaci della Granda, dai piccoli ai grandi Comuni. Il taglio previsto
dal ministero della Gelmini per le elementari della provincia di Cuneo
è di circa novanta insegnanti e cinquanta classi.
Buona parte delle
sopressioni riguarda le prime elementari (il taglio nazionale di 25
mila docenti di scuola superiore e 13 mila maestri). La riduzione sta
creando una protesta generale da parte delle amministrazioni locali,
indipendentemente da quale sia il colore politico di appartenenza.
La Provincia stessa a
firma della presidente Gancia e dell'assessore Viscusi, ha scritto al
dirigente dell'Ufficio Scolastico regionale Francesco De Sanctis,
chiedendo una revisione e una diminuzione dei tagli in una provincia
con piccole scuole sparse su un territorio diversificato e
frammentato in 250 Comuni. Ma da Torino nessuna risposta ufficiale ma
solo una voce che l'Ufficio sta prendendo tempo in attesa della
nomina del nuovo assessore regionale, che dovrebbe arrivare questo
venerdì 16 aprile. Il futuro assessore della giunta Cota
(probabilmente la pidiellina Daniela Ruffino) si troverà subito alle
prese con un problema di salvaguardia del l'offerta formativa del
territorio, dei piccoli Comuni che chiedono di conservare le proprie
identità e mantenere i presìdi scolastici sul proprio territorio,
perché spesso garanzia della sopravvivenza della vita culturale e
sociale degli stessi paesi.
"Come Amministrazione
- scrive ufficialmente Valmaggia al dirigente dell'Ufficio Scolastico
Provinciale Stefano Andreoli il 14 aprile - ci riserviamo di valutare
le azioni da intraprendere sulla scorta di quelle che saranno le
indicazioni che vorrete farci pervenire a stretto giro di posta ma
non saremo disposti ad accettare "tout cours" la non attivazione di
classi I con conseguente spostamento di alunni su altri plessi,
sostenendo spese aggiuntive o richiedendo ulteriori sacrifici, in un
momento così difficile per l'economia, alle famiglie interessate".
"Sono pronto a
presidiare l'Ufficio Scolastico - ribadisce l'assessore Ambrosino -
perché non possiamo tollerare un atteggiamento simile. Il giorno
dopo le elezioni ve niamo a sapere che il governo di destra aveva
deciso già da tempo questi tagli Questo è quanto il governo sta
facendo con il beneplacito della Lega Nord che ha in mano la Regione
e che pensa al territorio".
Intanto dall'Ufficio
Scolastico provinciale sembra siano partite le lettere dei tagli delle
classi prime indirizzate ai dirigenti scolastici. Cuneo dovrebbe avere
sette insegnanti in meno e tre classi prime soppresse: Roata Canale,
Bombonina e San Benigno. Ma la lettera per ora l'ha ricevuta solo il
dirigente delle scuole dell'Oltregesso Casa- dio e non la Bellino
dell'Oltrestura. Una scelta assolutamente non condivisa dal Comune
che ha fatto un passo ulteriore verso l'ex Provveditorato comunicando
ufficialmente i "sacrifici" che il capoluogo è disposto a fare per
l'anno scolastico 2010/2011. Il Comune accetta la non attivazione
della classe prima a Roata Canale dove ci sono quattro iscritti, ma
assolutamente rifiuta le soppressione delle prime a San Benigno (9
iscritti) e Bombonina (13 iscritti). Per la frazione dell'Oltregesso
il Comune vuole la prima, mentre per San Benigno chiede la pluriclasse
per la prima e la quarta, così come vuole una pluriclasse a Spinetta
per le classi terze e quarte, la conferma di nuova pluriclasse a Roata
Rossi (con 20 bambini) per le classi terze e quarte. Cuneo è disposto
a una sola classe prima a Borgo San Giuseppe (28 gli iscritti).
Ma i problemi
riguardano molti Comuni, soprattutto le piccole realtà della pianura,
visto che sulla montagna il Piano provinciale ha usato diverse deroghe
per la salvaguardia delle piccole scuole. Sembra proprio che i
Comuni piccoli siano il problema maggiore (Cardè per esempio non avrà
più la prima in una scuola nuova di zecca pagata dalla Regione)
perché nelle periferie delle città ci sono più possibilità di
spostare alunni (con gravi difficoltà per i bilanci di Comuni e
famiglie perle spese di trasporto per esempio) da una frazione
all'altra o verso il capoluogo.
"Siamo in difficoltà e aspettiamo una risposta dalla Regione -
sottolinea l'assessore provinciale Licia Viscusi - se almeno i
criteri di tagli avessero un pò più di riguardo per il cuneese le cose
si potrebbero ancora rattoppare, ma servono almeno una ventina di
insegnanti in più, rispetto a quelle assegnate. Ci sono casi davvero
critici che neppure con la buona volontà di Comuni e famiglie si
riescono ad aggiustare".
Il taglio del
personale imposto dal Ministero per il Piemonte è del 4,06%, una
percentuale che l'Ufficio scolastico regionale ha deciso di mantenere
uguale in tutte le province piemontesi, senza distinzione. Nel Piano
provinciale scolastico si erano già fatte delle razionalizzazioni con
trenta sezioni e scuole sparite, ma ora il taglio ministeriale
complica le cose, con la soppressione di nuove classi soprattutto di
prima elementare. All'Ufficio scolastico spetta l'assegnazione
dell'organico in base ai numeri indicati dal ministero, e stabilisce
dunque il mantenimento o meno dei posti. Un compito che sembra
manterrà
soltanto più fino al
31 dicembre del 2011, passando poi questo compito direttamente alle
province.
Con un ordine del
giorno in Consiglio provinciale, Erio Ambrosino del gruppo Pd Impegno
Civico chiede che il Consiglio esprima "il proprio forte disappunto
per i tagli indiscriminati operati dai Ministeri" e chiede "al
Governo un vero impegno di investimenti e personale adeguato, con
programmi e ordinamenti confacenti, per realizzare una scuola di
qualità, abbandonando una politica di tagli, riduzioni di organico,
chiusura di plessi che creano forti disagi tra la popolazione. Perché
queste ipotesi di riduzione indifferenziata su tutte le Autonomie
scolastiche produrrà gravi ripercussioni sulla qualità e
sull'estensione del servizio scolastico in alcune zone marginali".
Non solo l'ordine del
giorno contro la decisione ministeriale sarà presentato in Consiglio
provinciale ma sarà condiviso con gli altri Comuni della Granda
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RIFORMA. MENO
PERSONALE INSEGNANTE PER RISPARMIARE
Scuola, saltano 90 posti
Nella Granda prevista la chiusura di cinquanta classi
Da “La Stampa” del 10
aprile di ]LORENZO BORATTO
CUNEO
Più alunni, ma meno soldi e 90 maestri in meno. Ancora un taglio di
risorse e di posti di lavoro per le Elementari della Granda, che già
da settembre hanno perso le «compresenze» delle maestre, cioè due
insegnanti insieme in classe per alcune ore la settimana.
Il diktat sui risparmi è arrivato dal ministero dell’Istruzione: le
risorse si ridurranno del 4,06% per il 2010-2011. Così l’Ufficio
scolastico provinciale ha preso la calcolatrice, valutando dove si
poteva risparmiare: nella Granda si prevedono almeno 50 classi in meno
(oggi sono 1.523) e 90 posti di lavoro persi per le maestre. Si tratta
di stime, ma gli alunni nelle Elementari della Granda aumenteranno:
oggi sono 26.530, da settembre 26.638.
Il dirigente Stefano Andreoli sta incontrando in questi giorni i
presidi delle Elementari e i sindaci delle città per cercare una
mediazione. Spiega: «La riduzione ci è stata comunicata da Torino,
secondo i parametri stabiliti dal ministero a Roma. I posti di lavoro
persi? Stiamo discutendo per vedere dove risparmiare. In piccola parte
la riduzione dipende dal fatto che con la riforma dell’anno scorso le
ore, in generale, sono diventate 27 e non più 30 la settimana. Negli
altri casi, dove non si raggiungono i numeri minimi stabiliti dalla
legge, le classi prime non saranno avviate».
I parametri sono stati innalzati solo un anno fa: gli alunni per
«attivare» una prima elementare devono essere almeno 15, fino al 2009
ne bastavano 10.
Molte le prime a rischio, soprattutto nelle frazioni delle città: a
Cuneo sono in difficoltà Bombonina, Roata Canale, San Benigno, a
Fossano Murazzo, a Mondovì Breolungi, a Savigliano Levaldigi, poi
Torre San Giorgio, Cardè e Castellinaldo.
Direttori didattici, sindaci, assessori stanno cercando di trovare
soluzioni, anche attraverso la creazione di pluriclassi. La presidente
della Provincia Gianna Gancia e l’assessore all’Istruzione Licia
Viscusi hanno inviato una lettera al direttore generale dell’Ufficio
scolastico regionale, Francesco De Sanctis: chiedono di «rivedere i
parametri per la riduzione degli organici».
Si legge: «L’applicazione uniforme su tutte le province piemontesi
danneggia il Cuneese per la vasta presenza di territori di montagna e
collina su 250 Comuni. Nei mesi scorsi, nell’ambito del
dimensionamento della rete scolastica, questa Provincia aveva già
operato un consistente taglio dei scuole: un ulteriore taglio
rappresenterebbe un’eccessiva penalizzazione rispetto alle altre
realtà piemontesi».
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PROTESTA. QUINDICI
INSEGNANTI
Un
comitato per difendere le scuole pubbliche saluzzesi
Da “La Stampa” del 10
aprile di ]ERICA ASSELLE
SALUZZO
Contro la polarizzazione tra una «scuola di alta qualità (privata)» e
una «scuola-parcheggio» (pubblica). Una quindicina di insegnanti e
impiegati nel settore dell’istruzione ha costituito un comitato «delle
scuole pubbliche saluzzesi».
L’obiettivo è informare su quali cambiamenti la riforma Gelmini, a
partire dal prossimo anno scolastico, porterà nelle aule. Spiega Paolo
Burzio, docente di storia e filosofia al liceo linguistico e
socio-pedagogico «Soleri», coordinatore del gruppo: «La
differenziazione tra le scuole avverrà attraverso l’indebolimento
economico degli istituti e la riduzione dell’offerta formativa. C’è
già un problema di trasferimenti statali che non arrivano. La nostra
scuola ha un credito nei confronti dello Stato di 150.000 euro.
Mancano i soldi per pagare i supplenti, i corsi di recupero. L’altro
giorno non sono riuscito a fare alcune fotocopie perché non c’era più
carta. È stato necessario chiedere ai genitori un contributo per
coprire le spese degli accompagnatori nelle gite. Si va verso la
necessità di far pagare, anche per la scuola pubblica, una “tassa” al
momento dell’iscrizione. Il tempo scuola diminuisce, alcune materie di
studio saranno penalizzate».
Per sottolineare le «ristrettezze» in cui vivono le scuole pubbliche,
i docenti del «Soleri» hanno esaminato l’adeguatezza degli spazi in
cui si svolgono le lezioni (nell’ex caserma Musso). «Abbiamo rilevato
- spiega Burzio - che un terzo delle nostre aule oggi ha un rapporto
tra numero di alunni e superficie dei locali non in regola con le
norme sulla sicurezza e l’agibilità. Con la riforma, le classi saranno
sempre più numerose, mentre già mancano gli insegnanti di sostegno e
le risorse per aiutare chi ha difficoltà, ad esempio gli stranieri.
Finirà che soltanto chi potrà pagare si permetterà le scuole
migliori».
Per informare su questi temi, gli insegnanti saluzzesi organizzeranno
una serie di incontri pubblici. Il primo, il 16 aprile, al teatro don
Bosco di Saluzzo (alle 21). «Proporremo un filmato che illustra i
problemi della scuola. Vorremmo coinvolgere studenti, famiglie,
insegnanti, dirigenti scolastici e lavoratori del settore, dalle
scuole dell’infanzia alle superiori, in collaborazione con i
sindacati».
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Saluzzo: proposta di tavolo territoriale sulla scuola
Da
www.targatocn.it del 3 aprile di Paola Gallo
Il Consiglio comunale
di Saluzzo di mercoledì 31 marzo ha discusso un ordine del giorno,
presentato dal gruppo di maggioranza ‘Una città da amare’ “relativo
alla situazione in cui versa la scuola pubblica italiana anche in
riferimento ai tagli di risorse e personale in ogni ordine e grado
attuati e previsti dall’attuale Governo”, che, come era
prevedibile, ha causato qualche attimo di tensione tra i banchi di
maggioranza e opposizione.
Dopo la lettura dell’ordine del giorno, di cui ampi stralci sono stati
pubblicati su Targatocn lunedì 29 marzo, da parte dell’assessore
all’Istruzione Marcella Risso, la parola è passata al consigliere di
maggioranza Gianluca Arnolfo, il quale ha sottolineato “la
situazione pericolosa e particolarmente grave che si sta prospettando
per la scuola. La confermano tutti i livelli delle istituzioni
scolastiche, dal personale parascolastico, agli insegnanti, dirigenti
e genitori. A Saluzzo, per esempio, è nota la situazione, denunciata
dal Comitato dei genitori, dell’Istituto Soleri che si è visto
tagliare dal Governo ben 151 mila euro di finanziamenti. È un segnale
molto pericoloso che ci tocca tutti direttamente, la posta in gioco è
molto importante, quando la scuola dovrebbe essere il perno per il
progresso culturale del nostro Paese. Una scuola dove ci sia il
confronto ma anche l’integrazione tra ragazzi di etnie diverse. Una
società come la nostra, moderna, che deve guardare al futuro, non può
fare a meno di una scuola pubblica finanziata e assistita”.
A difendere la riforma del ministro Gelmini tra le file della
minoranza è stato il consigliere del Pdl Fulvio Bachiorrini, il quale
ha affermato che sarà notevolmente ridotto il personale scolastico, ma
"sarà una penalizzazione limitata ai precari, però la classe
insegnante stabile non rischierà il posto di lavoro. Si tratta di una
razionalizzazione dei costi che sono significativi. Negli ultimi 10
anni la spesa è incrementa di circa il 30 per cento. 8 miliardi di
risparmi non tagliano la spesa più alta, ma evitano che continui a
crescere. È un’attenzione doverosa. I risparmi saranno reinvestiti in
qualità del servizio educativo dove il principio della professionalità
della classe insegnante deve essere imprescindibile. È giusto che gli
insegnanti siano valutati e quelli bravi siano premiati. Su questo
ordine del giorno dissento su quasi tutti i punti: è giusto
semplificare le scuole superiori, le compresenze alle Superiori sono
inutili. Se la crisi della scuola è una realtà, la risoluzione non sta
in questo ordine del giorno”.
“2500 insegnanti in meno in Piemonte non significa lasciare a casa
i precari – ha risposto con molta determinazione Marcella Risso –
ma anche chi ha avuto incarichi annuali per anni. Le compresenze
non sono un lusso, ma un modo per poter seguire un percorso un minimo
personalizzato per aiutare ragazzi con difficoltà. È tempo di dire no
a questo tipo di scuola che viene affrontata solo per gli aspetti
economici”.
Elena Lovera e Aldo Terrigno, consiglieri di minoranza del Polo
civico, hanno giustificato la loro astensione sull’ordine del giorno
affermando che "se lo Stato è creditore nei confronti della scuola,
i debiti vanno sanati - sono le parole di Terrigno – per quanto
riguarda l’offerta formativa, la riforma è necessaria, la riduzione
degli indirizzi alle Superiori è interessante. Dell’ordine del giorno
condivido l’aspetto più oggettivo, i tagli non vanno fatti”.
“Dubito che con tagli così forti si possa migliorare l’offerta
formativa – ha confermato Elena Lovera – una rivalutazione
degli istituti tecnici può essere utile, anche se credo che
l’apprendistato all’ultimo anno sia difficilmente realizzabile”.
“Non accetto il discorso meritocratico – ha preso poi la parola
il consigliere di maggioranza ed ex assessore all’Istruzione Emanuela
Maggio – quali sono i criteri per stabilire quali sono gli
insegnanti di serie A e di serie B? Per quanto riguarda le
compresenze, eliminarle è un fatto gravissimo in tutti gli ordini di
scuola. Significa eliminare la possibilità di recupero scolastico per
molti ragazzi che hanno delle difficoltà”. “Questa è una
riforma puramente ragioneristica – ha aggiunto l’assessore alla
Cultura Roberto Pignatta – dietro di essa non c’è nessun progetto
didattico. La scuola deve formare cittadini, deve fornire conoscenza.
Gli insegnanti sono le colonne di una società che deve formare gli
uomini e la classe dirigente di domani”.
“Come genitori abbiamo ogni giorno la conferma che siamo un Paese
allo sbando - ha chiuso gli interventi il consigliere Maurizio
Tagliano – i nostri figli all’Università si confrontano con gente
più preparata di loro e nel mondo del lavoro si troveranno di fronte a
una concorrenza spietata”. L’ordine del giorno, che proponeva di
concorrere alla costituzione di un tavolo territoriale sulla crisi
della scuola pubblica per valutare le ricadute delle azioni del
Governo sul sistema scolastico locale, è stato approvato con il voto
contrario di Daniela Contin, Fulvio Bachiorrini e Dario Miretti, e
l’astensione di Elena Lovera e Aldo Terrigno.
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Scuola
media in difficoltà perché lo Stato non paga
Da “La Fedeltà” del
24 marzo di Luigina Ambrogio
La scuola media cittadina vanta un credito di 100.000 euro nei confronti
dello Stato, con gravi conseguenze per il funzionamento dell’istituto: mancano i soldi per comprare il materiale
essenziale (carta, toner, prodotti per la pulizia, ecc...), per non
parlare delle difficoltà a pagare il personale. Poiché sono anni che
si accumulano questi crediti e poiché, nonostante i ripetuti appelli,
dagli uffici preposti non sono giunte risposte, i genitori degli
alunni della Media Sacco-Boetto Paglieri (che comprende, oltre alla
sede di Fossano, anche quella di Genola e Cervere) hanno deciso di
passare alla denuncia pubblica. “Dal 2007 lo Stato ha iniziato ad
accumulare debiti verso la scuola fino a raggiungere e superare, nel
dicembre 2009, la quota di 100.000 €, data da somme assegnate ma mai
pervenute, senza contare che per il 2009 non sono stati stanziati
fondi per il funzionamento (carta, toner, materiali di pulizia,
manutenzione, etc)”.
I genitori e la dirigente, Silvana Botto, fanno notare che gli stessi
revisori dei conti, in occasione dell’approvazione del bilancio 2010,
hanno sottolineato quanto sia determinante il rispetto degli impegni
assunti dal ministero per il futuro della scuola. “In mancanza di
fondi - spiega il presidente del Consiglio di istituto, Mariano Della
Balda - la scuola non sarà più in grado di garantire l’offerta
formativa, non potrà onorare gli impegni già assunti nei confronti del
personale, né provvedere alla sostituzione dei docenti in malattia,
con grave danno per l’apprendimento degli allievi”.
Attualmente, per supplenze brevi, spesso si ricorre allo smistamento
dei ragazzi in altre aule, affollandole al punto che si creano
problemi di sicurezza. Senza contare che diventa pressoché impossibile insegnare e mantenere la disciplina in
un’aula “straripante” di ragazzi.
La scuola ha recentemente ottenuto il marchio di qualità ed eccellenza
“Saperi”, assegnato dal direttore generale dell’Ufficio scolastico
regionale in quanto ha dimostrato di possedere ottimi requisiti nei
settori dei servizi, degli apprendimenti, della ricerca e innovazione,
delle pari opportunità e dell’etica. “Questi livelli - aggiunge la
dirigente scolastica - sono stati raggiunti dopo anni di impegno e di
miglioramento continuo ma l’attuale situazione finanziaria rischia di
vanificare tutto quanto è stato costruito”.
Nei mesi e negli anni scorsi la scuola ha richiesto i fondi dovuti in
modo formale; lo stesso Consiglio di istituto ha inviato lettere di
richiesta ai ministeri della Pubblica istruzione e delle Finanze, alla
Regione e alla Provincia. “Ma fino ad ora non sono giunte risposte -
concludono la dirigente e il presidente del Consiglio di istituto -;
per questo ci siamo decisi a fare una denuncia pubblica.
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Sostegno dopo i
tagli ai bilanci
Più
“contributi” dalle famiglie alle Superiori
Da “La Stampa” del 2
marzo 2010 di Matteo Borgetto
Lo presentano come un
«bollettino» alle famiglie, al momento di iscrivere i ragazzi alle
varie classi. Negli istituti superiori è ormai quasi un’abitudine,
mentre alle Medie, nonostante i tagli e la mancanza di risorse, si
cerca di farne a meno. Il «contributo volontario» rappresenta una
prassi consolidata per le famiglie. Si tratta di un versamento,
variabile a seconda del tipo scuola o dell’anno di frequenza, per la
copertura delle attività extracurriculari e didattiche quali
laboratori, corsi di recupero, servizi online, pagamenti di insegnanti
aggiunti. Il contributo, detraibile nella dichiarazione dei redditi
nella misura del 19%, è facoltativo. Sono rari i casi in cui le
famiglie rifiutano di pagarlo.
«Negli ultimi dieci anni sarà successo due volte - dice Piercarlo
Rovera, preside del liceo scientifico di Alba -. I genitori sanno che
la scuola utilizza questi soldi per migliorare l’offerta formativa e
l’utilizzo dei laboratori. Chiediamo 70 euro agli studenti delle
classi prime, 100 agli altri. La quota è invariata da 5 anni».
In altri istituti il nuovo anno scolastico vedrà l’aumento dei
contributi. Il liceo classico di Cuneo, nell’ultimo Consiglio
d’istituto (astenuta la componente degli studenti) ha approvato il
passaggio da 45 a 60 euro nel biennio e da 60 a 70 euro nel triennio.
Aumenti anche all’Itc «Bonelli» di Cuneo, come spiega il preside,
Salvatore Linguanti: «La quota è lievitata da 40 a 50 euro nel biennio
e da 90 a 100 nel triennio. L’introduzione del nuovo servizio di
registro voti on-line ha comportato spese aggiuntive. I genitori hanno
compreso e l’aumento, che non si verificava da 4 anni, è stato
approvato all’unanimità». Resterà invariata, invece, la richiesta all’Itis
«Delpozzo»: 20 euro al primo anno d’iscrizione, 40 in seconda, 50 nel
triennio. «Ma viviamo tempi difficili - osserva il preside, Lazzaro
Scaraffia - e non escludo che l’anno prossimo saremo costretti a
cambiare». Nessun contributo volontario all’istituto Vallauri di
Fossano, ma tasse scolastiche (obbligatorie), a seconda degli
indirizzi scolastici: dai 50 euro per Itc professionale e Igea
ragioneria ai 65 euro dello scientifico tecnologico, fino ai 76 del
tecnico industriale. «Con questi fondi per ora riusciamo a coprire le
spese - spiega il preside, Remo Barison -. Vantiamo però crediti per
centinaia di migliaia di euro dallo Stato e non sono ancora stati
saldati».
Situazione analoga alle Medie «Piumati-Craveri-Dalla Chiesa» di Bra.
«Fino alla settimana scorsa non sapevo se sarei riuscita a pagare gli
stipendi di gennaio - dice la dirigente Flavia Santi -. Poi è arrivata
una tranche di finanziamenti. Siamo però contrari ai contributi
volontari. La scuola dell’obbligo è, e deve essere, gratuita.
Piuttosto, ridimensioneremo l’offerta formativa, punteremo sugli
sponsor: ne sto cercando uno che ci aiuti ad acquistare una lavagna
multimediale».
Le difficoltà economiche hanno spinto la Media «Rosa Bianca» di
Saluzzo a chiedere alle famiglie 7 euro per le fotocopie. All’istituto
comprensivo di Cervasca non esistono contributi volontari. «Abbiamo
chiesto alle famiglie di recuperare carta, colori o altro materiale da
utilizzare nelle attività di laboratorio – spiega la dirigente, Maria
Bramardi -. Lo scottex per asciugarsi le mani, gli alunni se lo
portano da casa».
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Scuola sparite le magistrali
Da “La Stampa” del 5
febbraio 2010 di Lorenzo Boratto
Arriva la riforma
nazionale delle superiori: entrerà in vigore tra 7 mesi, ma anche le
scuole si orientano a fatica con le «confluenze», ossia cosa
diventeranno gli istituti della Granda da settembre.
Diversi i nomi delle scuole, diversa l’«offerta formativa», istituti
accorpati per risparmiare. Ieri dirigenti, prof e collaboratori,
perlopiù impegnati negli scrutini, hanno passato ore davanti ai pc
scaricando comunicazioni ed email provenienti da Uffici scolastici,
Ministero e sindacati. Per conoscere cosa impone la riforma approvata,
in mattinata, dal Consiglio dei ministri. Da oltre 900 tra
sperimentazioni, indirizzi, corsi assistiti, rimangono 6 licei, mentre
gli istituti tecnici si dividono in due settori, economico e
tecnologico.
Per le Superiori della Granda è il caos, anche perché a fine marzo
scadono le iscrizioni per i ragazzi di terza media e le scuole non
conoscono ancora il «quadro orario»: cioè numero di ore di lezione, di
cui una parte (fino a un terzo) può essere organizzata liberamente dai
singoli istituti.
La Provincia ha proposto uno schema di «confluenze» ancora
suscettibile di variazioni. Ad esempio: gli istituti magistrali di
tutta la provincia spariscono, per diventare liceo linguistico, ma
anche liceo delle Scienze umane. Cambia nome (e sostanza) l’istituto
d’arte Bertoni. La proposta è una fusione con l’istituto magistrale «Soleri»,
ma la scuola offrirà da settembre tre indirizzi diversi: scienze
umane, artistico e linguistico, tutti di «qualità» liceale.
Situazione paradossale invece a Fossano e Mondovì: da settembre ci
saranno due corsi di liceo scientifico, uno «tecnologico» attivato in
questi anni dai due Itis (il «Vallauri» e il «Cigna», che però a sua
volta dovrebbe fondersi con il professionale «Garelli»), e quello dei
licei scientifici «tradizionali». Unica differenza, sulla carta: il
latino, 3 o 4 ore la settimana.
Remo Barison, preside del «Vallauri»: «Con i regolamenti varati dal
Consiglio dei ministri il nostro liceo scientifico tecnologico diventa
“liceo delle scienze applicate”; lo stesso indirizzo può attivarlo
anche lo scientifico “Ancina”. Questa frantumazione non conviene a
nessuno. Servirebbe una programmazione: le scuole non possono attivare
corsi in concorrenza, nello stesso Comune o anche tra centri vicini: è
solo un danno. Le differenze? Fino a oggi da noi l’assenza del latino
e il ruolo maggiore dei laboratori, con aspetti più pratici
nell’insegnamento. Attualmente il liceo scientifico-tecnologico al
“Vallauri” conta due sezioni per un totale di dieci classi».
Marco Testa, preside dello Scientifico «Ancina»: «Con una
diversificazione di materie possiamo coesistere, certo. Al mio liceo
restano due possibilità: l’opzione informatica e quella tradizionale,
ma ancora mancano i regolamenti attuativi. Non li ha visti nessuno».
Paolo Riba, preside del liceo «Vasco» di Mondovì: «Il conflitto che si
vive qui e a Fossano esiste in altre città d’Italia, ma non ovunque.
Nella Granda ci “divideremo” 3-400 studenti: illogico in un territorio
piccolo. Si devono presentare ai ragazzi e alle famiglie un liceo e
un’istituto tecnico, distinti, ben caratterizzati. Il problema? Gli
Itis che negli anni hanno avuto fortuna e bravura a ottenere questo
percorso, oggi possono proseguire, mentre noi lo attiveremo dal nulla,
sempre che i regolamenti non impongano modifiche ulteriori».
L’assessore provinciale all’Istruzione, Licia Viscusi: «Solo l’altro
giorno la Regione ha approvato i criteri con i quali in questi mesi
abbiamo discusso con le scuole accorpamenti, riduzioni, confluenze. La
riforma Gelmini dice basta alla proliferazione degli indirizzi. Nelle
riunioni con i dirigenti dico sempre che non c’è ancora nulla di
definitivo finché non sarà comunicato il quadro con il numero delle
ore di leizoni. Poi sarà utile una verifica alla luce delle
iscrizioni, per evitare doppioni». Ma le scuole non sanno ancora cosa
possono offrire ai ragazzi? «Le preiscrizioni non sono vincolanti».
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Le scuole cuneesi
sommerse dai debiti
Da “La Stampa” del 3
febbraio di Lorenzo Boratto
Emergenza scuola.
Tutti i 109 istituti di ogni ordine e grado della Granda sono sommersi
dai debiti: soldi che vantano nei confronti del ministero
dell’Istruzione. Non hanno ricevuto fondi da due anni e in alcuni casi
quelli mancanti risalgono a 5 anni fa.
È il caso ad esempio dell’istituto «Bonelli» di Cuneo che attende 245
mila euro di arretrati, 151 mila il «Soleri» di Saluzzo, 135 mila il
II circolo di Savigliano (Materne ed Elementari), 130 mila euro il
liceo classico del capoluogo, oltre 100 mila per il «Baruffi» di Ceva,
79 mila per l’Istituto comprensivo di Caraglio e 60 mila per il I
circolo didattico di Alba.
Poche scuole, però, raccontano il disagio di «arrangiarsi» con un
fondo cassa che basta sì e no per paio di mesi. Salvatore Linguanti,
dirigente del «Bonelli» di Cuneo: «Ho in cassa 17160 euro: posso
arrivare fino ad aprile. Tutte le scuole hanno anticipato i soldi per
la Maturità, corsi di recupero e supplenze».
Da alcuni anni i fondi vengono assegnati direttamente da Roma alle
scuole, senza più l’intermediazione dell’Ufficio scolastico
provinciale. Paolo Cortese, dirigente dell’istituto “Eula” di
Savigliano: «C’è il problema dei “residui attivi” e i fondi sono
insufficienti. Per le supplenze degli ultimi mesi le scuole hanno
anticipato i soldi, attingendo alla disponibilità di cassa. Ora
aspetto quei soldi, si tratta di onorare un debito».
Sandro Castagnino, preside dell’Istituto “Momigliano” a Ceva e del
“Baruffi”: «Non ho più i soldi per le supplenze. È scattato un
monitoraggio dei debiti. Speriamo che il ministero intervenga. I
segretari di diversi istituti si sono incontrati: ci sono scuole dove
il debito sfiora i 300 mila euro».
Il liceo «Pellico» di Cuneo ha in cassa 7 mila euro. Il preside ha
scritto agli insegnanti spiegando perchè non può pagare i corsi di
recupero della scorsa estate. «Si è sempre gestito un anno per
l’altro, ma adesso ho arretrati che risalgono al 2005 - spiega il
dirigente Franco Russo -. Altri esempi: per le supplenze del 2006 e
2007 attendo ancora 30 mila euro. Abbiamo gestito con prudenza,
facendo bastare i soldi del 2008 fino a oggi». La scuola sta pensando
anche di aumentare le tasse (facoltative) che ogni anno pagano i
ragazzi: per coprire almeno le spese sui materiali di consumo, dalla
carta igienica ai toner per stampanti.
Il primo circolo didattico di Alba ha ricevuto un’ingiunzione di
pagamento per la Tarsu arretrata (15 mila euro), con pignoramento dei
beni, poi è intervenuto il Comune per bloccare il provvedimento.
Spiega il preside Luciano Giri: «Per le supplenze non so se e quando
arriveranno i soldi. Il Ministero potrebbe comunicare che sono soldi
da non considerare, ma sono stati assegnati e tutti li abbiamo
iscritti a bilancio». Gianpiero Sola, preside delle Media «Schiaparelli-Marconi»
e del II circolo didattico di Savigliano (in totale 1400 ragazzi):
«Ritardiamo tutti i pagamenti e speriamo che non si ammalino gli
insegnanti. Si rischia di non poter più garantire il servizio della
scuola pubblica. Alle Medie, da novembre, smisto le classi se il
professore è assente».
Lo stesso alla Media unificata di Cuneo (1100 ragazzi), dove a inizio
gennaio la preside Luciana Basso ha fatto scrivere agli allievi, sul
diario, una comunicazione ai genitori in cui spiega di non poter fare
altrimenti: se il prof è malato i ragazzi cambiano aula e seguono le
lezioni insieme ai colleghi di altre classi.
Anche la Cisl scuola ha provato a sondare la situazione dei debiti, ma
solo in 20 istituti su 109 hanno risposto (attraverso l’intervento
delle Rsu). Il segretario provinciale Attilio Varengo: «Tutte le
scuole hanno pudore a denunciare le proprie difficoltà, soprattutto in
un periodo di iscrizioni. Ma la situazione è drammatica: ci sono tagli
sul budget fino al 25%, le risorse per le supplenze saranno più che
dimezzate. Le scuole destinano le poche risorse alle supplenze. Ancora
un esempio: i ragazzi che hanno bisogno di insegnanti di sostegno sono
aumentati del 10%, ma il numero di prof è lo stesso dell’anno scorso».
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Cuneo
Orientamento di nuovo rinviato “Non sappiamo nulla della riforma”
Da “La Stampa” del 16 gennaio di LORENZO BORATTO
CUNEO
Ancora rinviato il Salone di orientamento per le scuole medie di Cuneo
(era previsto per venerdì e sabato prossimi). È la seconda volta in
due mesi. Motivo: impossibile informare ragazzi e famiglie su come
saranno, da settembre, le Superiori del capoluogo, a causa di una
riforma ministeriale di cui neppure gli «addetti ai lavori»,cioè
presidi e insegnanti, sanno nulla.
Così i referenti del Salone hanno deciso ieri di posticipare, come
spiega Silvia Politano, insegnante del «Grandis» di Cuneo: «Per ora
una nuova data non è fissata. Semplicemente non ci sono elementi per
orientare genitori e studenti: non sappiamo che cosa dire. La stessa
decisone è stata presa dalle superiori di Mondovì». Da tre anni il
salone si tiene a Cuneo a fine novembre, nel Palazzetto di Sportarea a
Borgo San Giuseppe, messo a disposizione dal Comune. Vi partecipano 15
Superiori di Cuneo e hinterland che presentano a famiglie e studenti
l’«offerta formativa»: numero e tipologia di ore, servizi,
opportunità, sbocchi lavorativi. Ma con la riforma Gelmini non ancora
spiegata a nessuno è stato necessario il rinvio. Poco gli elementi
trapelati per ora dal ministero dell’Istruzione: ad esempio si sa che
il 25% delle ore sarà a scelta delle scuole per i diversi indirizzi.
Troppo poco per dare idee precise. Infatti è stata anche posticipata
la data ultima per iscriversi alla superiori: era a fine febbraio, è
stata rimandata a fine marzo.
Sulla riforma delle Superiori è però confermato un incontro pubblico
giovedì, alle 18, al Centro incontri di Cuneo. Restano invece in
calendario le giornate di «scuole aperte»: saranno il 29 e 30 gennaio
e il 13 febbraio. I ragazzi del terzo anno delle Medie, accompagnati
in genere dai genitori, potranno così visitare gli istituti, vedendo
laboratori e sale informatiche. C’è anche la possibilità per gruppi di
ragazzi inviati direttamente dalle Medie di passare una mattina nelle
Superiori, seguendo qualche ora in aula con i ragazzi del primo anno:
in città lo fanno ad esempio il «Pelllico» (il cui collegio docenti
quest’anno ha deciso di non partecipare al Salone perchè «poco utile»)
e il «Grandis
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Scuola in “rosso”
Supplenze a rischio
e niente
corsi
Dallo
Stato aspettano 151 mila euro
Da “La Stampa” del
9 gennaio di Andrea Garassino
Niente più corsi
di lingue straniere al pomeriggio. Stop alle lezioni di recupero dopo
le 13,30 e a quelle per acquisire la patente europea del computer.
Problemi per le gite, per i laboratori teatrali, ma anche per la
nomina di supplenti in caso di assenza dei titolari.
Il consiglio di istituto del liceo
socio-pedagogico e linguistico «Soleri» denuncia il rischio di
«paralisi dell’attività didattica». Ragione? Mancano i fondi e il
bilancio non quadra.
Non si tratta di cattiva gestione da parte del
dirigente o della segreteria. Il problema sono i «residui attivi»,
cioè i fondi che la scuola deve ricevere dallo Stato. La somma è
importante per un istituto con un bilancio di circa 500 mila euro. Il
credito è di 151 mila euro. Significa che ognuno dei 567 studenti non
ha ricevuto in totale, in modo figurato, dal 2003 ad oggi 267 euro.
«Questa situazione non riguarda in specifico
solo la nostra scuola – dice Alessandra Tugnoli preside al “Soleri” da
tre anni -. Il consiglio di istituto con il suo presidente ha ritenuto
giusto informare tutte le famiglie di questo problema. Così si
chiarisce come mai i corsi di lingue e altre attività del genere non
sono più gratuiti».
L’istituto ha spedito una lettera ai genitori
di ogni studente e, per conoscenza, alla presidente della Provincia
Gianna Gancia e al sindaco Paolo Allemano.
Le attività pomeridiane non sono le uniche a
rischio per la mancanza dei trasferimenti statali. «L’aspetto più
critico è la retribuzione delle supplenze. Per il resto, infatti, si
può sempre ricorrere a contributi a carico di mamma e papà, ma per gli
stipendi di docenti sostituti non ci sono alternative e i fondi messi
a nostra disposizione sono sempre più ridotti. Visto che nel caso di
un’assenza di un “prof” per diversi mesi non si possono lasciare
classi scoperte, bisogna tagliare spese di materiale e di didattica
extra per garantire le buste paghe. In un momento di crisi economica
come questo non ci pare davvero giusto gravare sugli studenti
La lettera
Il Consiglio di
Istituto, rilevata la grave sofferenza finanziaria dell’Istituto “G.
Soleri”, peraltro comune, purtroppo, a tutte le scuole pubbliche,
desidera informare le famiglie degli allievi in merito alla situazione
economica attuale.
Alla data odierna non risultano, infatti, pervenuti i finanziamenti
statali relativi agli anni 2003, 2004, 2005, 2006, 2007, 2008, 2009,
per un importo complessivo di € 151.100,29.
L’Istituzione scolastica, fino a questo momento, ha utilizzato la
propria “cassa” per far fronte alle necessità economiche, garantendo
il regolare svolgimento delle attività sia curricolari che
extracurricolari e anticipando la copertura delle spese obbligatorie
(come, ad esempio, gli stipendi dei supplenti) e indispensabili per la
quotidiana attività didattica con i contributi delle famiglie, con i
fondi raccolti attraverso la partecipazione a bandi di concorso e con
le erogazioni destinate ai docenti e al personale per l’ampliamento
dell’offerta formativa.
I docenti e il personale ATA, inoltre, sono stati retribuiti solo in
parte per le attività aggiuntive svolte nello scorso anno scolastico e
ad oggi operano senza la certezza della data in cui saranno
compensati.
La situazione si sta progressivamente aggravando e, se i fondi
arretrati non verranno erogati dallo Stato in tempi rapidi, si rischia
la paralisi dell’attività didattica, poiché non sarà più possibile
nominare i supplenti ed acquistare materiale, né chiedere ai docenti e
al personale ATA qualsiasi tipo di attività eccedente le funzioni di
ciascuno (corsi di recupero, conduzione di laboratori e progetti,
straordinari, ecc.). La scuola si troverebbe, quindi, nella condizione
di dover ridurre l’offerta formativa, oppure di chiedere alle famiglie
di contribuire ancora di più alle spese per il funzionamento
dell’Istituto, aggravando una situazione economica generale già
difficile.
È necessario e urgente che tutte le famiglie siano al corrente della
situazione economica delle scuole e dei molti cambiamenti che si
preannunciano per il prossimo anno scolastico, in seguito
all’operazione di dimensionamento delle scuole e di revisione dei
piani di studio attualmente in corso. Non appena saranno fornite dalla
Regione Piemonte e dal Ministero dell’Istruzione maggiori informazioni
sarà nostra cura riportarvele, attraverso una assemblea dei genitori
presso l’Istituto.
I più cordiali saluti e i migliori auguri per le prossime festività.
*Il Presidente del Consiglio di Istituto
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