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Fuori altri 300 insegnanti

Da “La Guida” del 17 dicembre di Massimiliano Cavallo

Cuneo - (mc). Tutto come prima, o quasi, ma all'oriz­zonte per il prossimo anno il taglio previsto è di 300 inSegnanti, quasi tutti sulle scuole superiori. Il Piano provinciale di organizzazio­ne della rete scolastica e dell'offerta formativa integrata per il prossimo anno 2011/2012 è stato spedito al­la Regione dalla Giunta pro­vinciale, senza nessun taglio significativo per le scuole superiori e con la richiesta di ben due deroghe, che in un primo tempo non sem­bravano possibili, tutte edue su Cuneo: per il Liceo Artistico Ego Bianchi e perl'Agraria Geometri Virginio.

Dalla Regione sembra giunta la garanzia, da parte dell'assessore albese Alberto Cirio, che la provincia di Cu­neo per quest'anno riuscirà ad incassare ancora le dero­ghe. Ma rimane l'incognita insegnanti: il personale in Piemonte sarà ridimensiona­to di 1.600 posti tra i docen­ti e di 945 tra il personale Ata, che significa per la Granda 300 insegnanti e 175 personale Ata in meno. Non basteranno neppure i fondi del contributo speciale della Regione, che quest'anno ha rattoppato la situazione con 10 milioni di euro pagando le cattedre non assegnate dall'Ufficio scolastico provin­ciale. La Regione ne ha pre­visti 12 di milioni per il pros­simo 2011 ma si porta dietro gli stessi "buchi" sulle scuole primarie dello scorso anno e dunque non basteranno i due milioni in più a garanti­re cattedre, non assegnate dal Ministero, anche per le scuole superiori. Il problema insegnanti si risolverà proba­bilmente aumentando anco­ra il numero degli alunni per classe e "spalmando" gli ora­ri degli insegnanti su diverse scuole, anche in diverse città.

Intanto però l'appello del Liceo Artistico-musicale Ego Bianchi di Cuneo, e della sua dirigente Nirvana Cerato, è stato accolto. Provincia, e probabilmente Regione, sal­veranno l'autonomia del Li­ceo Artistico, considerata co­me una scuola unica nel suo genere.

"Non potevamo fare altri­menti - spiega l'assessore provinciale Licia Viscusi - l'Artistico musicale ha pecu­liarità che nessuno ha. Non è pensabile di unirlo al Virgi­nio, per cui abbiamo chiesto

un'altra deroga momenta­nea, e Alba non voleva assolutamente finire con Cuneo, perché c'è già una passata e­sperienza negativa. Abbiamo ricevuto da Cirio e dalla Re­gione garanzie che le dero­ghe saranno conservate".

La Provincia aveva tentato senza successo, nelle setti­mane scorse di risolvere il problema deroga. I numeri non consentivano all'Ego Bianchi di proseguire il suo corso e di mantenere la sua autonomia, per questo si prospettava o una unificazio­ne con il Liceo Classico Sil­vio Pellico, o con il "Virginio" (Geometri e Agraria), en­trambi numericamente sem­pre ai limiti della sopravvi­venza, oppure l'accorpamen­to al capoluogo del Liceo ar­tistico di Alba. La soluzione cuneese non piaceva: il Clas­sico è riuscito a mantenersi sopra ì 500 alunni e il Virgi­nio è scuola troppo diversa dall'Artistico musicale. La soluzione albese, che sem­brava aver incassato il sì del dirigente albese, ha visto un'alzata di scudi da parte della politica. Il Comune di Alba voleva continuare ad a­vere Classico e Artistico albe­si insieme, perché l'unione serve a rafforzare entrambi. Così tutto rimane come pri­ma, almeno per un anno.

"Sistemare quest'anno è già positivo - continua la Vi- scusi - perché significa arri­vare alla fine dei tagli, previ­sti solo più per ì12011. Intan­to stiamo preparando le schede degli immobili e pen­seremo a una razionalizza­zione sugli edifici, perché spendiamo troppo in manu­ tenzione, affitti e riscalda­mento. La Provincia di Tori­no ha addirittura emesso una circolare alle scuole su­periori indicando ai presidi di non accettare iscrizioni se non hanno aule a disposizio­ne, perché è finita l'epoca de­gli affitti facili".

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Alcuni tagli però sono av­venuti in provincia: quattro indirizzi e tre sezioni autoriz­zate dal piano dello scorso armo ma che non sono stati attivati per mancanza di i­scrizioni. Quattro gli indiriz­zi soppressi: i due Licei di scienze applicate, cioè lo Scientifico tecnologico, dì Fossano (quello del Liceo Ancina, mentre funzionante e ben avviato rimane quello del Vallauri) e Mondovì, i ser­vizi commerciali dell'Itis Val- lauri, il turistico all'Einaudi di Alba. Tre le sezioni elimi­nate: la sezione staccata del Cocito di Alba su Canale, il Liceo artistico del Beccaria di Mondovì e l'Istituto pro­fessionale commerciale Ba­ruffi di Ceva. Secondo la leg­ge Gelmini nessun nuovo in­dirizzo può essere attivato a patto che ci sia la rinuncia a un indirizzo già in funzione, e pertanto nessun nuovo in­dirizzo di quelli richiesti è stato attivato in provincia. Salvo due eccezioni, due classi attivate negli istituti detentivi: la classe di Alber­ ghiero al carcere di Cerialdo e di Liceo Artistico alla Feli­cina di Saluzzo.

Sul tavolo provinciale da febbraio 2011 in poi riman­gono l'attivazione sul territo­rio di tre Centri provinciali per l'istruzione degli adulti, la questione degli edifici che ospitano le scuole, situazione che inciderà sicuramente an­che sul futuro delle autono­mie, e il progetto del Polo u­nico provinciale dell'Agraria, la proposta arrivata dall'isti­tuto Umberto I di Alba, che alle sue tre sedi staccate di i­stituto professionale a Ver­zuolò, Cussanio e Grinzane Cavour, vorrebbe annettere anche i gli istituti agrari tec­nici di Cuneo e Mondovì e il forestale di Ormea, creando un'unica autonomia con cen­tro ad Alba e ben sette sedi staccate. Dal Virginio di Cu­neo è arrivata la contropro­posta: due poli agrari rappre­sentativi delle specificità del territorio, Cuneo per la frut­ticoltura e Alba per la vitivi­nicoltura. A parlarne con Provincia, Comuni e presidi sarà anche la nuova dirigen­te dell'Ufficio Scolastico Pro­vinciale, la cuneese Franca Giordano, che ritorna a lavo­rare a Cuneo. L'uscente Ste­fano Andreoli è stato trasferi­to all'Ufficio Scolastico di To­rino.

 

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Manifestazione studentesca in mattinata a Cuneo: protesta a suon di musica, birra e slogan

Da www.targatocn.it del 10 dicenbre di Francesco Ameglio

Si sta svolgendo in queste ore a Cuneo una manifestazione studentesca di protesta contro il decreto Gelmini. Lo sciopero studentesco, iniziato con musica e balli in piazza Europa alle 8.30 ha radunato centinaia di ragazzi delle scuole cuneesi che si sono poi uniti, intorno alle 9, in un corteo lungo l'asse di corso Nizza per giungere fino a largo Audiffredi dove la "festa" sta continuando.

Organizzatore della protesta è il Gruppo Liberi Studenti di Cuneo che  si è ritrovato lunedì 1 dicembre per capire i problemi delle varie scuole e cercare di coinvolgere gli studenti e la città in una presa di coscienza contro questa riforma.

Il corteo, partito da piazza Europa, è stato scortato da numerosi poliziotti, carabinieri e vigili urbani e, dapprima, occupante una sola corsia di marcia, si è poi allargato su tutta la carreggata costringendo le forze dell'ordine a bloccare il traffico.

La riforma Gelmini ha colpito duramente gli istituti e le classi di tutta Italia e anche a Cuneo sono arrivati i problemi. Si dice continuamente che la Granda è una provincia morta, dove non si organizza mai nulla, nemmeno quando è il nostro futuro e del futuro delle generazioni successive a essere messo in discussione. In tutta Italia i giovani si stanno rivoltando contro la riforma che ha toccato quest'anno le superiori, causando i disagi che tutti conoscono, e che toccherà anche l'università.

Gli organizzatori, ritenendo di aver già atteso troppo, hanno deciso di agire, individuando alcuni problemi di primaria importanza quali, classi troppo numerose, diminuzione delle ore di laboratorio utili per la formazione, mancanza di strumentazione nei laboratori, ore di lezione insufficienti per lo svolgimento dei programmi scolastici, tagli del personale docente e delle strutture.  

"L'azione - sostengono gli organizzatori - non è volta solo alla critica ma si è pensato a una serie di alternative che verranno discusse durante la manifestazione con l’aiuto di professori, precari e studenti".

Il Gruppo Studenti Liberi cerca di occuparsi anche dei problemi prettamente locali collegati alla Riforma; la difesa della presenza dell’università nella nostra città, inaugurata un paio di anni fa, in locali nuovi di zecca (ex-Mater Amabilis) ed ora messa in forse dal mancato versamento di fondi da parte della Provincia di Cuneo è la questione che più preme in questo momento, "in quanto - sostengono anocra i promotori dello sciopero - sarebbe un suicidio culturale per la nostra provincia, avrebbe delle ripercussioni economiche non indifferenti e toglierebbe la possibilità a molti studenti di accedere alla formazione universitari".

"Non è pensabile, dunque, assistere allo smantellamento delle scuola pubblica e dell’università senza agire  - continuano - questa manifestazione vuole dare il chiaro segnale che gli studenti non sono disposti a lasciare che altri prendano in mano il loro futuro e dunque faranno sentire il loro disaccordo manifestando pacificamente, creando un momento di divertimento e formazione, nel rispetto delle autorità alla ricerca di un dialogo e non di un’opposizione frontale".

Tanti gli studenti che hanno partecipato, alcuni forse semplicemente per "tagliare" una giornata di scuola, altri per convinzione vera e propria nella protesta. Alla fine, anche tanta la birra consumata e le bottiglie rotte a terra. Tutto si è svolto sotto l'occhio vigile, ma allo stesso tempo discreto, dei tanti poliziotti in borghese che hanno sorvegliato il corteo

 

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Altri 200 insegnanti in meno

Dal prossimo anno la terza fase dei risparmi previsti dalla riforma Gelmini. Evitati accorpamenti

Da “La Stampa” del 3 dicembre di LORENZO BORATTO

Tutto resta come oggi, finchè non si conoscerà l’entità dei nuovi tagli alla scuola: ancora per il prossimo anno scolastico (2011/2012) non saranno accorpati istituti della Granda, di ogni ordine e grado.

È la decisione di Provincia e Regione. Ma dall’estate scatterà il terzo e ultimo anno di riforma Gelmini: significa che, in tutto il Piemonte, si perderanno altri 1.600 posti da insegnante e 946 tra bidelli, segretari e tecnici di laboratorio (personale Ata, cioè assistenti tecnici ausiliari).

Per la Granda sono previste «riduzioni» in linea con gli ultimi due anni: tra 200 e 300 professori e maestri in meno, mentre per il personale Ata salteranno almeno 135 posti. Si tratta di pensionamenti non sostituiti o precari che perderanno il posto.

La Granda negli ultimi due anni ha già perso 510 posti, ossia le cattedre «cancellate» con la riforma Gelmini nella scuola dell’obbligo, dalle Elementari alle Superiori. Allo stesso tempo il numero di classi si è ridotto da 3.847 nel 2008 a 3.824 quest’anno (contando anche le scuole dell’infanzia), mentre i ragazzi sono aumentati di 1381 unità (+2, 1%). Dopo le polemiche dei giorni scorsi, in cui i Comuni di Alba e Cuneo e i licei artistici «Gallizio» e «Bianchi» si sono opposti all’ipotesi di accorpare le scuole, resta l’incognita maggiore: i nuovi tagli che scatteranno a settembre.

L’assessore provinciale all’Istruzione Licia Viscusi, spiega: «Ci siamo accordati con l’assessore regionale Alberto Cirio: in attesa di valutare gli effetti del terzo e ultimo anno della riforma sulla scuola non “toccheremo” nessuna autonomia. Quindi, per ora, la situazione dei licei e altre Superiori resterà invariata». A Cuneo sono due le scuole che non raggiungono il numero minimo di iscritti (500): l’Artistico «Bianchi» e l’Istituto per geometri e periti agrari «Virginio». Per i due istituti è prevista una deroga per il prossimo anno. Ma dalla Provincia assicurano: «La situazione delle Superiori andrà comunque rivista nel 2012». Al momento si conosce il numero dei tagli soltanto a livello regionale: non si sa ancora come saranno ripartiti tra le otto province piemontesi, tra i diversi livelli di scuola (un anno fa furono «colpite» soprattutto le Elementari e Medie, quest’anno soprattutto le Superiori). Inoltre, nel 2010 è stato fondamentale il contributo della Regione che ha investito 10 milioni di euro per alcune emergenze. Il prossimo anno i soldi stanziati dovrebbero essere 12 milioni.

Ancora Viscusi: «Dobbiamo prima conoscere i dati delle preiscrizioni alle classi prime delle Superiori, che saranno resi noti a febbraio. Poi incroceremo il numero d’iscritti con i dati su edifici e aule e inizierà un confronto zona per zona, in modo da studiare un percorso ottimale per il prossimo anno. La soluzione per “assorbire” questi tagli? Probabilmente classi più numerose». Attilio Varengo, segretario provinciale Cisl Scuola: «C’è anche il rischio di riduzione del tempo scuola alle Elementari, come successo negli ultimi due anni. Con i tagli al personale ausiliario, invece, è certa una forte carenza di assistenza, vigilanza e servizi agli alunni».

 

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Istituti Superiori

Presidi contro il progetto di accorpamenti della Provincia

Da “La Stampa” del 24 novembre di [L. B.]

Urla, strepiti, accuse. Ieri pomeriggio nel Centro incontri di Cuneo l’assessore provinciale Licia Viscusi ha avanzato la prima proposta per un’ulteriore «semplificazione» delle scuole Superiori della Granda: cioè accorpamenti. Obiettivo: raggiungere la soglia minima di legge (500 alunni) per Istituto. Il progetto prevede di unire i licei artistici di Cuneo e Alba, «Bianchi» e «Gallizio». È bastato questo per generare malumori tra dirigenti scolastici e assessori comunali. La Viscusi: «Ho parlato con i due presidi interessati. Il liceo di Cuneo non ha i numeri per proseguire da solo. Già quest’anno è stata fatta una deroga». Piercarlo Rovera, preside del Classico «Govone» e dell’Artistico «Gallizio», ma anche reggente allo Scientifico «Cocito»: «Classico e artistico furono uniti anni fa solo per motivi “numerici”, non didattici. Alcune soluzioni prese nel 2009 sono discutibili. Abbiamo problemi organizzativi gravi: ho sei aule in affitto al Seminario, senza laboratori, dove le lavagne sono appese alle pareti laterali perché non c'è spazio». Antonio Degiacomi, assessore alla Cultura del Comune di Alba: «Ingestibile un unico artistico con ottanta chilometri di distanza tra le due sedi». Il preside del Classico di Cuneo, Franco Russo (reggente a Mondovì): «Le scelte degli accorpamenti siano fatte dai dirigenti e non dai Comuni: non hanno competenze sulle Superiori». Nirvana Cerato, preside del Bianchi: «Mi batto per l'autonomia di questa scuola, con le sue specificità. Altre scuole in Cuneo sono sotto la soglia dei cinquecento alunni («Pellico» e «Virginio», ndr.). Un anno fa potevano unirci al «Bertoni» di Saluzzo, che dista trenta km. Oggi ha una sola classe prima: che offerta didattica avranno i ragazzi al terzo anno, quando si dovranno scegliere gli indirizzi?». Marcella Risso, assessore di Saluzzo all’Istruzione: «Abbiamo già dato. Professionale e tecnico sono uniti, così come i due licei. Da settembre abbiamo accorpato magistrali Soleri e scuola d'arte Bertoni». Si dovrà discutere ancora, ma qualsiasi scelta genererà resistenze. Anche perchè il prossimo anno sono previsti altri tagli e quindici dirigenti della Granda andranno in pensione, senza che ci siano sostituti abilitat

 

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1600 insegnati in meno nel prossimo anno

Da “La Guida” del 19 novembre di Massimiliano Cavallo

Cuneo - Due scuole prima­rie in meno, forse tre, in tut­ta la provincia, le deroghe al­le piccole scuole di monta­gna o di collina rimangono sempre con le pluriclassi, il problema del Liceo Artistico che non potrà più essere ri­mandato, le razionalizzazio­ni per i costi di manutenzio­ne degli edifici, ma soprattut­to i nuovi tagli al personale, in tutto il Piemonte 1.600 po­sti in meno tra gli insegnanti e 945 tra il personale Ata. La riorganizzazione della rete scolastica per il prossimo anno è ripartita dalla Con­ferenza provinciale che ha già investito il primo ciclo e che entro fine mese riguar­derà le scuole superiori.

Per ora sicure le chiusure delle scuole e­lementari di Castiglione Falletto e di Cer­retto Langhe a cui seguirà forse anche Ri­va di Bra che è l'unico plesso di scuola pri­maria sottodimensionato rispetto ai crite­ri regionali. Ci sono altre criticità con ples­si di scuola primaria sottodimensionati che non rispettano i limiti di deroga pre­visti dalla Regione, ma si tratta comun­que di scuole che poi, grazie al contribu­to speciale di dieci milioni di euro previ­sto dalla Regione e dall'assessore di Alber­to Cirio, sono state salvate. EUfficio scola­stico provinciale non aveva assegnato le cattedre che però sono state garantite pro­prio dal fondo regionale. Così sembra che succederà ancora per il prossimo anno, anche se i tagli al personale saranno anco­ra di più rispetto a quelli avvenuti su que­sto anno scolastico. Sembra però che dal Miur le indicazioni siano di tagli al perso­nale soprattutto nelle scuole superiori.

Proprio sulle superiori ci sarà da affron­tare in modo definitivo il problema del Li­ceo Artistico Ego Bianchi di Cuneo. I nu­meri non consentono alla scuola di prose­guire il suo corso e di mantenere la sua au­tonomia, per questo sembra più che pro­babile un accorpamento al Liceo Classico Silvio Pellico che numericamente è sem­pre ai limiti della sopravvivenza, con i suoi 500 alunni. Questo significherebbe perde­re un'autonomia, una dirigenza e vedere compromessa la specificità anche del cor­so del liceo musicale.

"Dobbiamo risolvere la situazione - spie­ga l'assessore provinciale Licia Viscusi - perché non sarà più accettata la deroga a­vuta quest'anno. Eeventuale accorpamen­to non è un problema di tipo tecnico ma è un problema di tipo umano, si rischia di sprecare risorse umane e un lavoro speci­fico di anni della preside Nirvana Cerato".

Sulle superiori si andrà dunque a discu­tere del futuro dell'Artistico ma anche del problema della razionalizzazione degli e­difici, problema che riguarda soprattutto Mondovi, Saluzzo e Savigliano ma anche Cuneo presenta criticità in merito, soprat­tutto con il "Virginio" (Geometri e Agra­ ria) di via Savigliano, un istituto che se­condo l'assessore Viscusi: "Presenta pro­blemi dal punto di vista della manuten­zione, troppo costosa e continuamente ne­cessaria".

Dopo tagli e razionalizzazioni, difficoltà e riorganizzazioni voluti dalla riforma Gelmini dello scorso anno, il nuovo piano di dimensionamento della rete scolastica, che dovrà essere approvato dalla Regione Piemonte entro il 31 dicembre sulla base delle proposte provenienti dalla province che dovranno deliberare entro il 10 dicem­bre, sembra essere più semplice dell'anno precedente. Per ridisegnare la non facile mappa scolastica della Granda, la Provin­cia ha convocato apposite Conferenze pro­vinciali di organizzazione della rete scola­stica, composte dall'assessore provinciale Licia Viscusi, dai sindaci dei Comuni, dal dirigente dell'Ufficio Scolastico Provincia­le, dai dirigenti scolastici e dai presidenti delle Comunità Montane e Collinari. La Conferenza ha il compito di definire una proposta di Piano provinciale di organiz­zazione della rete scolastica e dell'offerta formativa integrata provinciale per il pros­simo anno 2011/2012 che dovrà poi esse‑

re approvata dalla Giunta della Gancia.

I criteri per la definizione della pro­grammazione della rete scolastica indica­ti dalla Regione sono gli stessi dello scor­so anno: le istituzioni scolastiche, cioè le direzioni didattiche, per acquisire e man­tenere l'autonomia, devono avere un nu­mero di alunni compreso tra 500 e 900, che possono scendere nei comuni monta­ni e a marginalità socio-economica fino a 300 alunni; deve essere data priorità alla costituzione di istituti comprensivi di scuole del primo ciclo e della scuola del­l'infanzia; la composizione delle classi de­ve essere il più possibile equilibrata. Per quanto riguarda i plessi per la scuola del­l'infanzia devonò avere almeno 20 bambi­ni; per la scuola primaria (elementari) 35 e la scuola secondaria di I grado (medie) almeno 40. Per le scuole di montagna o marginali i parametri scendono rispetti­vamente ad almeno 10, 18 e 20 alunni. In caso di chiusure o accorpamenti si deve valutare, oltre alla consistenza numerica degli alunni, il tempo di percorrenza per arrivare a scuola (per le scuole dell'infan­zia 5 chilometri da percorrere in non più di 15 minuti, per le primarie fino a 9 chi­ lometri e 20 minuti, per le medie fino a 10 chilometri e 30 minuti) e la condizione dell'edilizia scolastica, cioè stato e norme di sicurezza delle aule, proprietà dell'edi­ficio da parte dell'ente locale e possibilità di ampliamento.

Da questi parametri risultano chiusi ap­punto Castiglione Falletto e Cerretto Lan­ghe che già non hanno attivato l'anno sco­lastico in corso. Criticità sono emerse a Saliceto, unica autonomia scolastica sot­todimensionata con 281 alunni rispetto ai 300 previsti, e a Riva Bra come plesso sot­todimensionato con 28 alunni, anziché 35, che tendono a diminuire già dal prossimo anno. Tra i plessi di scuola primaria sotto- dimensionati che non rispettano i limiti di deroga previsti dai criteri regionali (li­mite 18 alunni) ci sono le scuole di Sinio, Castino, Somano, Serravalle Langhe, Vio­la e Lisio, Montaldo Mondovì, Pamparato e Nucetto, e unico plesso di scuola media sottodimensionato è quello di Pampara­to. Sono scuole a cui il Miur non darà pro­babilmente assegnazione di cattedre, che saranno invece pagate dal contributo re­gionale

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Cuneo, cinque Superiori hanno annullato le gite

Da “La Stampa” del 5 novembre di Lorenzo Boratto

Gite scolastiche sospese, incluse le visite di un giorno, comprese nelle aziende, anche se in orario scolastico. L’ha deciso l’altro pomeriggio il collegio docenti dell’istituto «Bonelli» di Cuneo. Il preside Salvatore Linguanti: «Per protesta contro i tagli, i professori hanno deciso di bloccare tutto. Sono previste altre forme di mobilitazione, come lo stop alle sostituzioni dei colleghi assenti: in quel caso le classi saranno smistate e i ragazzi mandati in aule dove le lezioni sono regolari».
Così i «risparmi» imposti dal ministero alle Superiori adesso si riflettono sui viaggi di istruzione. Ma sono escluse le classi dell’ultimo anno. Ad esempio le quinte del «Bonelli» a fine ottobre sono state in Grecia (6 giorni), come stabilito nell’ultimo collegio docenti dello scorso anno scolastico.
Ma altre Superiori del capoluogo hanno deciso di sospendere i viaggi «non strettamente didattici», mentre in altre non sono previste conseguenze sugli alunni. I primi due istituti dove i collegi docenti si sono espressi (all’unanimità) per il blocco sono stati, a ottobre, il «Grandis» e l’«Ipsia», escludendo però visite alle aziende ed escursioni in giornata.
All’Itis «Delpozzo» e al liceo «Peano» pochi insegnanti si sono detti disponibili ad accompagnare i ragazzi. Ma le quinte dell’Itis andranno a Praga per 6 giorni. Germana Muscolo, preside del Peano: «Nel 2011 le quarte andranno in Toscana e le quinte in Tunisia. Per le altre classi gite sospese. Ma 750 ragazzi sono appena stati al festival della Scienza a Genova: escursioni di un giorno, in pullman».
Altrove, invece, nessun blocco. La vicepreside del «Virginio», Enrica Cavallo: «Nella nostra scuola non si è affrontato questo tema. Un peccato perché una presa di posizione di tutte le Superiori di Cuneo avrebbe sensibilizzato le famiglie sulla situazione critica dell’istruzione pubblica».
I geometri andranno regolaramente in gita: le quinte sono già partite per Berlino, le quarte la prossima settimana. Alle Magistrali «De Amicis» il collegio dei docenti ha discusso sul fatto che i soggiorni studio erano comunque «necessari» per l’indirizzo linguistico e quindi anche i colleghi di altri indirizzi avranno i loro viaggi di istruzione.
Nessuna sospensione anche ai licei classico e artistico. Per il liceo «Bianchi» i giovani delle quarte sono stati alla Biennale di architettura a Venezia mentre i colleghi delle quinte a Parigi. I giovani dei primi tre anni partiranno in primavera: le classi terze in Umbria, le prime e seconde escursioni a musei soltanto in giornata.

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“I tagli alla scuola impongono lo stop a gite di più giorni”

Da “La Stampa” del 23 ottobre di ]LORENZO BORATTO
CUNEO
Niente gite di 5 o 6 giorni a Praga, Berlino, Madrid. I tagli alla scuola adesso si riflettono sui «viaggi di istruzione» e in diverse Superiori della Granda si è scelto di bloccare quelli «non strettamente didattici».
Le prime due scuole dove i collegi docenti si sono espressi all’unanimità per lo stop alle gite sono gli istituti «Grandis» e «Ipsia» a Cuneo. Il preside Claudio Dutto: «Sono esclusi dal blocco gli scambi con l’estero, le visite alle aziende e le escursioni didattiche in giornata. I professori sostengono che essendo a disposizione pochi soldi per il mondo della scuola, si deve rinunciare al superfluo». Situazione analoga in altre scuole, come all’istituto «Da Vinci» ad Alba. Patrizia Scanu, insegnante della scuola e presidente del comitato genitori di Alba: «La delibera che prevede il blocco delle gite è stata approvata a larghissima maggioranza. Un segnale di disagio, per coinvolgere le famiglie e far capire che le scuole non hanno più soldi neppure per lo stretto necessario». La maggior parte degli istituti superiori deciderà a novembre, quando si riuniranno i collegi docenti. A Cuneo, all’Itis, «Bonelli» e al liceo «Peano» pochi insegnanti si sono detti disponibili ad accompagnare gli studenti. Probabilmente saranno organizzate gite soltanto per le classi degli ultimi due anni. All’«Arimondi-Eula» di Savigliano si stanno raccogliendo firme tra i professori per valutarne la disponibilità.
Niente gite di più giorni anche all’istituto «Cigna» di Mondovì. «Non è solo una questione di tagli - dice il preside Antonio Rimedio -. I docenti vogliono far capire che queste escursioni sono momenti di grande responsabilità, per più giorni, 24 ore al giorno. Un impegno non retribuito in modo adeguato. Anzi: da gennaio i professori perderanno l’indennità di missione per l’estero (100 euro al giorno; l’indennità per le gite in Italia era stata già annullata nel 2009, ndr) perché la scuola è stata equiparata a tutti gli altri uffici pubblici».
Così alcuni istituti hanno già organizzato i viaggi in questi giorni: la prossima settimana alcune classi dell’Itis «Vallauri» di Fossano partiranno per Praga, mentre gli studenti del liceo «Bianchi» di Cuneo andranno a Parigi.   

Anche le Medie rinunciano ai viaggi di istruzione (in alcune scuole succede già dal 2009). Maria Paola Longo, dirigente della Media unificata a Fossano: «Le risorse sono limitate. Se il primo obiettivo è la didattica, non possiamo spendere per sostituire gli insegnanti in gita. Ogni Consiglio di classe potrà organizzare uscite in orario scolastico. Senza spese per la scuola». Lo stesso accade alla Media unificata di Cuneo, alla «Macrino» di Alba e a quella di Racconigi. A Saluzzo ne stanno discutendo in questi giorni. Gianpiero Sola, preside della Media di Savigliano: «I sindacati hanno mandato una lettera alle famiglie per spiegare che non si faranno viaggi lunghi, ma solo visite sul territorio. Per protesta contro i tagli. Sarebbe stato interessante andare a Torino per i 150 anni dell’Unità d’Italia. Deciderà mercoledì il Collegio docenti». \

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La scuola che non vuole arrendersi

Da “La Guida” del 15 ottobre di Monica Gallanti

Cuneo - Di fronte al cambia­mento, soprattutto quando non è percepito come positi­vo, ci sono molti modi di rea­gire: fingere che non sia suc­cesso nulla, disperarsi o accet­tare la sfida e tentare, in qual­che modo, una strategia che non sia la semplice ricerca di una via di fuga.

Ad un mese dall'inizio dell'an­no scolastico, questo ritratto si specchia con fedeltà in quello che è il momento della macchinetta del caffè, il vero cuore pulsante di una qualsia­si sala insegnanti. C'è chi si è reso poco conto del cambia­mento, forse perché ha segui­to solo marginalmente tutta la vicenda della riforma della scuola o si è sentito, erronea­mente, poco coinvolto.

C'è chi vive alla giornata, troppo preso dal­la routine per capire che tutto attorno a lui sta vorticosamente cambiando; c'è chi presa­gisce scenari apocalittici, iniziando a fare la conta dei colleghi che hanno perso il posto di lavoro.

Il malessere c'è, questo è indiscutibile.

Serpeggia nella vaga sensazione che si stia lentamente sgretolando un argine ritenuto solido, fatto di certezze che solo l'abitudine sa regalare.

Si insinua, alle superiori, quando si tratta di combinare l'orario delle prime "riforma­te" con quello delle classi successive.

Prende forma reale, tangibile, nei collegi docenti che in questi giorni tentano di espri­mere il loro disagio con mozioni di blocco delle gite scolastiche o di tutte le attività (co­me progetti, uscite didattiche) che non sia­no strettamente legate al curriculum.

Non riesce però, non più, a muovere folle oceaniche: rispetto a quel 30 ottobre del 2008, che aveva visto davvero, anche a Cu­neo, tutte le scuole scendere in piazza. E su­bentrata nel frattempo la stanchezza, il sen­so dell'impotenza, forse dell'inutilità del dis­senso.

La riforma delle elementari ha avuto un impatto forse più immediato, e più decifra­bile: la cancellazione delle compresenze dal­la prima alla quinta - un "taglio" che non fin­ge di essere riforma - ha messo maestre e genitori di fronte a difficoltà definite: è di­ventato faticoso organizzare le uscite didat­tiche, impossibile gestire l'assistenza alla mensa che, per chi non frequenta il tempo pieno, è stata affidata a cooperative private in tutte le scuole dell'altopiano.

La riforma delle superiori, invece, è un meccanismo ad orologeria: ha coinvolto in­fatti direttamente soltanto le classi prime, benché negli istituti tecnici ci sia stata una riduzione dell'orario anche per le classi suc­cessive, con conseguenze facilmente imma­ginabili.

Ha costretto i collegi docenti ad inventare orari funambolici, visto che la legge parla, per le classi prime, di ore di 60 minuti; e in un'applicazione realista ma non autolesio­nista, tutte le scuole di Cuneo hanno scelto di viaggiare con orari differenziati, dando vita alle soluzioni più fantasiose come la "longora" da 90 minuti o il doppio campa­nello.

Ma questo è semplice folklore. Per capire dove davvero ci porterà la riforma, biso­gnerà probabilmente aspettare il 2015, quando i primi diplomati si affacceranno sul mercato del lavoro o al mondo universitario. Solo allora sapremo con certezza se i Piani di studi proposti dal ministero siano effetti­vamente più adatti ai tempi che corrono. E in questo giudizio occorrerà essere il più og­gettivi possibili, cercando di sfrondare il pre­giudizio che accompagna sempre ogni for­ma di cambiamento.

Nel frattempo, sarebbe opportuno che o­gni scuola sfruttasse questo momento di passaggio per ripensare - e in modo radica­le - al proprio impianto didattico e all'orga­nizzazione della propria offerta formativa. Nonostante la lezione di Piaget e di Dewey, la prassi didattica resta sempre ancorata, tanto più alle superiori, ad una misurazione dei risultati che ignora le tappe del processo di apprendimento. I ragazzi sono vasi da riempire: l'insegnante trasmette, accerta, giudica.

D'altra parte le nuove indicazioni nazio­nali dei programmi - in qualche caso a ma­glie molto larghe, per altre materie fin trop­po particolareggiate - puntualizzano il "co­sa" ma non il "come".

La scommessa, per sopravvivere, forse sarà proprio questa. Raccogliere la sfida, lanciata da un avversario che sembra gioca­re a carte sporche: aprire la partita, spari­gliare le carte, cambiare le regole, rilanciare il gioco, eventualmente sfruttando una leg­ge sull'autonomia che non è stata abrogata.

La posta è altissima, vale la pena provar­ci. Per l'autostima di chi lavora nel mondo della scuola, ma soprattutto per i ragazzi: che con i loro interessi, le incertezze, la cu­riosità, restano. pur sempre il centro di un rapporto umano che nessuna riforma può intaccare.

 

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Scuola, in 400 contro la riforma

Da “La Stampa” del 9 ottobre di ]LORENZO BORATTO
CUNEO
Anche a Cuneo (come in altre 80 città italiane) gli studenti delle Superiori hanno protestato contro la riforma Gelimini, che da settembre ha riguardato licei, istituti tecnici e professionali. Erano in 400 ieri mattina in piazza Europa: musica, balli, slogan e «stand tematici» per spiegare quali sono i problemi della scuola pubblica.
Su un tabellone erano appesi decine di post-it: «Brutta scuola, brutto futuro», «Linguistico: no gite fuori dall’Italia», «Ragioneria vuole gli scambi con l’estero», «All’Itis neanche i tavoli per mangiare prima di rientrare a scuola». Poi una valigia per indicare il problema dei docenti precari, un quadrato bianco tracciato per terra dove, in scala, veniva riprodotta un’aula sovraffollata.
Irene Tabour, dell’istituto «De Amicis»: «I prof si sono rifiutati di portarci in gita all’estero, perché non ci sono i soldi per pagarli. E hanno ragione. Nella mia scuola, anche il liceo sportivo di Limone si è visto tagliare tutta l’attività extra». Mattia Tomatis, studente dell’Itis: «La nostra pausa pranzo è diventata di 40 minuti». Il collega Ramon Oggero, secondo anno: «I “recuperi” pomeridiani per ora non sono stati programmati perché non ci sono soldi per pagare i professori». Carlo Prato, studente del liceo «Peano»: «Hanno tagliato i corsi, ridotto l’orario, creato la strana figura del professore di “geostoria”. Una materia che non esiste, ma siccome mancano fondi per pagare due docenti, uno di storia e uno di geografia, in alcuni istituti c’è un solo insegnante». Simone Priola, 16 anni, studente di I liceo al «Pellico» e responsabile della federazione degli studenti di Cuneo: «Siamo qui per dare un messaggio alle istituzioni. Perché la scuola non venga ignorata adesso che sta subendo tagli: i risparmi chiesti all’istruzione pubblica sono di 8 miliardi in tre anni. Non sono riforme, ma solo riduzioni di risorse». Dopo le 10,30 i ragazzi si sono diretti verso piazza Galimberti, passando sotto i portici di corso Nizza. Le assenze negli istituti non sono state elevate: 30% al «Bonelli» e all’Ipsia, percentuale inferiore al «Grandis», al liceo scientifico 84 studenti assenti su oltre mille. A protestare non sono soltanto gli alunni: ieri hanno scioperato per la prima ora di lezione professori delle scuole dell’obbligo (la mobilitazione era indetta da Cgil scuola) e sono in programma altre agitazioni a livello nazionale nei prossimi due mesi.

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Stop a tutte le gite scolastiche

Da “La Stampa” del 18 settembre di ]ISOTTA CAROSSO
ALBA
I Collegi docenti di settembre del liceo delle Scienze umane e Linguistico «Da Vinci» e del Secondo Circolo di Alba hanno deliberato e confermato il blocco delle attività extrascolastiche per l’anno appena cominciato. «Abbiamo deliberato a larghissima maggioranza il blocco totale delle gite scolastiche - spiegano dal collegio docenti del Da Vinci - e a stretta maggioranza il blocco delle visite di istruzione di un giorno. Inoltre abbiamo deciso una riduzione delle ore di colloquio con le famiglie e la sospensione dei colloqui di consegna dei debiti formativi a fine anno scolastico». Le ragioni della decisione sono fondamentalmente due: «i tagli indiscriminati di risorse e insegnanti alla scuola pubblica e l’offesa arrecata alla dignità professionale del personale della scuola dal blocco illegittimo e anticostituzionale del contratto nazionale e degli scatti di anzianità». «Per i docenti peggio pagati d’Europa - dicono - questo comporta una decurtazione netta di stipendio di circa 2 mila euro l’anno, a fronte di uno spreco enorme risorse pubbliche in altri settori».
«Il Collegio docenti - fanno ancora sapere dal «Da Vinci» - è consapevole delle proprie responsabilità educative e chiede alle famiglie di comprendere e sostenere questa scelta. Le moltissime attività pomeridiane della nostra scuola, gli stages, gli school link all’estero, i corsi di approfondimento, i colloqui pomeridiani con i genitori sono il risultato della dedizione dei docenti e non sono in nessun modo obbligatori per contratto. Queste attività richiedono fondi, ora sempre più scarsi, dal Ministero, che verranno in parte recuperati risparmiando sulle gite». I docenti hanno comunque preferito non bloccare le attività a valenza didattica come i laboratori.
Anche gli insegnanti della scuola dell’infanzia e primaria del primo, secondo e terzo Circolo hanno confermato il blocco delle gite, degli stages e dei soggiorni all’estero, cercando comunque di raggiungere un compromesso fra il blocco totale delle attività e la tutela dei diritti dei bambini. «La scuola media Macrino ha giugno ha scelto di aderire a questa iniziativa - dice Katia Versio, insegnante della scuola di corso Europa -. Nel prossimo collegio docenti dovremo discutere i limiti e le modalità del blocco. Aspettiamo anche di confrontarci con il Comitato Genitori per capire che peso può avere questa iniziativa e se verrà sostenuta da altre scuole albesi e della Provincia».
Per fare il punto della situazione, il Comitato genitori e insegnanti si riunirà mercoledì alle 18 al Terzo Circolo (scuola elementare della Moretta), anche in vista di una nuova serata aperta alla cittadinanza

Il Comitato

«Chiediamo aiuto alle famiglie»

A giugno alcuni docenti albesi avevano deliberato la sospensione di tutte le attività non strettamente didattiche per il corrente anno scolastico, un modo anche per recuperare risorse. «Questo inizio di anno scolastico sta facendo venire al pettine tanti nodi sulla questione scuola. Ovviamente cercheremo di danneggiare il meno possibile i ragazzi e le famiglie - dice Patrizia Scanu, presidente del Comitato Genitori e insegnante -. Si tratta non di una rivendicazione sindacale, ma di una riaffermazione della dignità professionale dei docenti, costretti a far funzionare la scuola in condizioni impossibili di ristrettezza economica e per di più umiliati nel reddito e nei diritti costituzionali. Per questo chiediamo il sostegno delle famiglie».

 

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Più alunni, meno ore in classe
Domani ricominciano le lezioni con un taglio del 4% alle risorse. Da assegnare ancora 60 cattedre

Da “La Stampa” del 12 settembre di LORENZO BORATTO
CUNEO
Domani tornano in aula 78 mila studenti e oltre 7 mila insegnanti (uno ogni 10,8 ragazzi) della «Granda». Al trillo della campanella non mancano le novità, legate principalmente al secondo anno di riforma Gelmini, che ha imposto un’ulteriore «cura dimagrante» alle scuole: meno risorse (in media -4% rispetto a un anno fa), un lieve incremento degli alunni, meno posti di lavoro e ore di lezione.
Restano da assegnare 60 cattedre tra Medie e Superiori, mentre nell’estate sono state attuate varie «razionalizzazioni». Chiusura definitive di scuole, soprattutto Elementari (da Cervignasco a Belvedere Langhe, dalla frazione Cavallotta di Savigliano a San Biagio di Centallo). Alcune Superiori sono state accorpate: l’istituto d’arte «Bertoni» di Saluzzo si è unito al «Soleri», mentre l’Itis di Verzuolo non dipende più dal «Delpozzo» di Cuneo, ma dal «Denina-Pellico», sempre a Saluzzo. A Savigliano il liceo «Arimondi» e il tecnico «Eula» sono stati uniti in un solo istituto. Ancora: in 28 scuole di ogni ordine e grado, soprattutto ad Alba e Mondovì, i dirigenti saranno a «doppio ruolo», titolari in un istituto, reggenti in un altro. Il numero è quasi triplicato in 3 anni.
I commenti dei sindacati. Daniela Bedino, Cgil scuola: «Il problema resta la sofferenza di organico. Alle Elementari le ore si sono ancora ridotte, malgrado la richiesta di centinaia di famiglie. Non è solo un taglio di tempo in aula, ma sta passando un diverso modello didattico. L’intervento della Regione per tutte le scuole (i 10 milioni di euro fatti stanziare dall’assessore Alberto Cirio per il Piemonte, ndr) dà respiro per quest’anno, ma è un rattoppo momentaneo, che complicherà le cose dal 2011». Graziella Dogliani, segretario provinciale del sindacato indipendente Snals: «Restano da assegnare una sessantina di cattedre. Giovedì sarà pubblicato un nuovo calendario dell’Ufficio scolastico provinciale e, dal 21 settembre, saranno affidati i posti residui. Rimangono alcuni istituti senza bidelli a sufficienza. La scuola va avanti grazie alla professionalità e dedizione del personale: docenti, bidelli, presidi». La Cisl ha invece denunciato i pesanti tagli. Attilio Varengo: «Per il Cuneese, a fronte di 230 pensionamenti quest’anno, si sono registrati tagli per 370 posti di lavoro, di cui oltre cento personale Ata».
Al III circolo di Cuneo non si sa ancora se le famiglie che avevano chiesto il tempo pieno in 1ª elementare dovranno versare alla scuola 100 euro ad alunno, per pagare l’assistenza durante la mensa. Il preside Aldo Milano: «Abbiamo fatto la proposta, mesi fa, alle famiglie di due prime elementari su viale Angeli e una classe a San Paolo. I genitori non erano contrari, anche se si tratta di scuola pubblica. Non sappiamo ancora se i fondi stanziati dalla Regione copriranno la nostra richiesta». In caso di risposta negativa, le famiglie dovranno pagare: sarebbe la prima volta in provincia, uno dei pochi casi in Italia.

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Giovani precari da tutta Italia alla ricerca di un posto nella scuola

Da “La Stampa” del 29 agosto di LORENZO BORATTO
CUNEO
Giovani precari in cerca di un posto nelle scuole. Ieri all’Itis sono proseguite le assegnazioni delle cattedre di supplenza
agli insegnanti precari (quelle per bidelli e personale di segreteria erano all’Itis di Fossano): proseguiranno domani e martedì.
Molti erano in coda, da tutta Italia: ieri si sono presentati quasi in 400. Vengono chiamati uno alla volta per scegliere dove insegneranno, a seconda dei posti vacanti. Valentina Pasquez, 35 anni, siracusana, da 9 nel Cuneese: «Sempre precaria, ma è andata bene. Ho avuto l’assegnazione all’Ipa di Verzuolo e abito a Manta». Dario Graziano, 32 anni, laurea e dottorato in Agraria a Palermo, ha scelto l’insegnamento di sostegno: «Per il secondo anno sarò all’Alberghiero di Mondovì: potrò tornare a seguire gli stessi 4 ragazzi. Il mio contratto è scaduto a giugno, quello che ho appena ottenuto terminerà il 31 agosto 2011».
Maria Giardina, 28 anni, ha insegnato Italiano alle Medie di Lequio Tanaro: «Sono a metà graduatoria. Ora vivo a Lequio, ma cambierò appena saprò dove insegnerò da settembre». Davide Oglietti, 28, docente di laboratorio di cucina: «Precario dal 2002. Quando entrerò in ruolo? Soltanto la passione per l’insegnamento mi fa continuare. Se le cose non cambiano vado a lavorare in un ristorante». Manuela Dalbesio, 32: «Sono tecnico di laboratorio informatico, precaria da 9 anni. Nei mesi scorsi ero al Guala di Bra. Vorrei trovare un posto a Cuneo, sono quarta in graduatoria: temo che dovrò avere più ore in scuole diverse per trovare posto anche quest’anno».
Tra i precari qualcuno indossa magliette rosse o adesivi con la scritta «A scuola per scelta, precario per forza. Precari non fantasmi». Daniela Bedino, Cigl scuola: «Qui è una specie di ufficio di collocamento per precari. Si mettono in fila ogni anno, non sono licenziati o cassaintegrati, ma lavoratori a scadenza. Nella Granda si sono persi 900 posti nella scuola, in due anni». Attilio Varengo, Cisl: «Abbiamo concordato con l’Ufficio scolastico di poter mettere insieme più “spezzoni”, cioè ore in diverse scuole, per dare al maggior numero possibile di precari la possibilità di lavorare».

 

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10 milioni di euro in arrivo per la scuola piemontese

Da www.targatocn.it del 2 agosto

Via libera dalla Giunta Regionale del Piemonte ai 10 milioni di euro stanziati a sostegno della scuola piemontese nell’ambito del Piano Straordinario per l’Occupazione, che prevede interventi finalizzati all’incremento dell’organico in via sussidiaria, per garantire l’apertura delle scuole dei piccoli comuni, delle aree montane e metropolitane disagiate.

Dei 10 milioni di euro 8, 2 milioni di euro serviranno a garantire il tempo scuola, sdoppiare le classi troppo numerose e sostenere l’handicap; 800mila euro verranno investiti su iniziative sperimentali volte, come previsto dall’art. 9 della Riforma Gelmini, al superamento dell’insuccesso scolastico dovuto a particolari situazioni di disagio; 1 milione di euro sarà destinato al sostegno delle cooperative sociali di tipo B operanti in ambito scolastico, a cui si aggiungeranno 500 mila euro stanziati dal Consiglio Regionale con l’approvazione dell’assestamento di Bilancio e 1.250.000 euro individuati nel fondo sociale europeo dall’Assessorato regionale all’Istruzione. Per un totale di 2.750.000 euro che serviranno a scongiurare il pericolo disoccupazione in un settore che dà lavoro a moltissime persone in Piemonte e, soprattutto, di fascia sociale debole.  

“Questa misura non solo garantisce più scuola e più istruzione al Piemonte, ma allo stesso tempo interviene a contrastare il precariato del personale scolastico – dichiara Alberto Cirio, assessore all’Istruzione della Regione Piemonte - I fondi stanziati ci permetteranno di assumere tra le 300 e le 350 persone – continua Cirio - Per quest’anno, visto il ritardo sia dell’assegnazione degli organici di fatto da parte del Ministero che dell’approvazione della Legge Finanziaria regionale, per ripartire le risorse non lanceremo un bando rivolto alle scuole, come pensato in un primo momento, ma stipuleremo una Convenzione con l’Ufficio Scolastico Regionale e le Organizzazioni Sindacali che darà risposta alle situazioni di maggiore criticità segnalateci dagli Uffici Scolastici Provinciali. La priorità verrà data alla scuola primaria e in particolare nelle aree metropolitane disagiate, nei piccoli comuni o in quelli montani. Questi ultimi li sosterremo,  tra l’altro, anche attraverso un altro milione di euro destinato all’UNCEM proprio per le scuole di montagna. Sono soddisfatto perché queste risorse – conclude Cirio – permetteranno di risolvere buona parte delle criticità segnalateci dalle comunità locali e sotto il profilo politico è un primo concreto passo verso una gestione federalista e autonoma della scuola, con cui potremo in futuro affrontare in modo più adeguato le specifiche esigenze del nostro territorio”.  

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ALBA. DALLE ELEMENTARI ALLE SUPERIORI
“Stop a gite e laboratori”
La protesta di un gruppo di scuole contro i tagli

Da “La Stampa” del 11 luglio di ]ISOTTA CAROSSO
ALBA
Per alcune scuole dell’Albese il prossimo anno non ci saranno più gite, viaggi all’estero, stage e laboratori. I collegi docenti del liceo linguistico e delle scienze sociali «Da Vinci», della scuola media «Macrino» con le sedi distaccate di Mussotto e Monticello d’Alba e della scuola dell’infanzia e primaria del II circolo hanno approvato una mozione di blocco di tutte le attività non strettamente didattiche come forma di protesta contro i tagli alla scuola.
«Una decisione dolorosa prima di tutto per i docenti - spiega Patrizia Scanu, insegnante al Linguistico e presidente del comitato genitori -, ma necessaria per far sapere alle famiglie che questo impoverimento della scuola è inaccettabile, dannoso per i ragazzi e offensivo per la dignità della scuola e di chi ci lavora. Forse toccando il governo sugli introiti del turismo scolastico sarà possibile far sentire le nostre voci di indignazione». Le motivazioni sono quelle che ormai da mesi caratterizzano il dibattito sulla riforma: i tagli di ore, di insegnanti, al sostegno, i tagli di stipendio e il blocco delle carriere di insegnanti e Ata, il precariato permanente e il mancato versamento dei fondi per il funzionamento delle scuole.
L’iniziativa ha ricevuto l’adesione di molti docenti di ogni ordine e grado che l’hanno presentata nei rispettivi Collegi: in molte scuole la proposta non è arrivata in tempo utile per la discussione e verrà valutata a settembre. «Al liceo classico decideremo in autunno» dice Adolfo Ricca, insegnante e consigliere comunale di maggioranza. E aggiunge: «Il Comune ha fatto uno grande sforzo per supplire alle carenze, in particolare legate alla disabilità. Gli interventi di Regione, Provincia e Comuni però hanno un senso solo finché si tratta di casi isolati». Alcuni genitori hanno reagito con perplessità: «Crediamo - dicono alcuni - che l’attività non didattica sia a tutti gli effetti altrettanto determinante per la formazione e l’apertura mentale. Perché allora non smettere di insegnare matematica, italiano o storia?». Altri propongono di mettere in programma ancora più attività facendole pagare ai genitori per spingerli a reagire. «Il blocco - replica Patrizia Scanu - ha ragioni oggettive e la prima è la mancanza di fondi. Il costo delle attività non deve ricadere sulle famiglie».

 

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Scuola sempre in trincea

 

Da “Gazzetta d’Alba” del 15 giugno di Matteo Viberti

 

Cala pure sulla scuola la mannaia. La manovra finanziaria del 31 maggio non è ancora "applicativa", ma spaventa il sistema nazionale dell’istruzione. Secondo le disposizioni ministeriali, tutto il personale scolastico potrà scordarsi il rinnovo del contratto per gli anni 2010-2012, gli scatti di anzianità verranno congelati per tre anni, le assunzioni conosceranno un blocco senza precedenti, le pensioni intaccate. Degli effetti abbiamo parlato con due esperti.

Paure. Spiega il dirigente scolastico albese Luciano Giri: «Il blocco degli scatti di anzianità implica un congelamento delle retribuzioni che, in periodo di crisi, rischia di risultare insostenibile. In pratica, coloro che avrebbero dovuto passare a una fascia superiore nel periodo compreso fra il 31 dicembre 2010 e il 31 dicembre 2012 dovranno attendere il triennio successivo. Come conseguenza, le pensioni verranno ritardate e subiranno tagli non indifferenti. Nella manovra si parla pure di blocco delle assunzioni e di una riduzione del 50 per cento del precariato. In questa maniera i posti vacanti rimarrebbero tali: chi farà scuola? I bambini forse? Si tratta di idee del tutto inapplicabili, capaci di minare le basi di un già traballante sistema scolastico».

Sciopero bianco. Anche Patrizia Scanu, portavoce del Comitato genitori albese, genitore e insegnante, reputa ai limiti della follia i dettami della manovra ideata dal ministro dell’economia Giulio Tremonti. Ad esempio, Scanu parla di problematiche relative al sostegno dei "soggetti deboli", come i disabili. Il rischio è che le ore di sostegno vengano ridotte, così come il personale: Scanu allude a possibili sostituzioni degli assistenti comunali con dipendenti provinciali (meno qualificati) e della totale indifferenza del Governo nei confronti della sentenza emessa dalla Corte costituzionale che disciplinava i tetti minimi delle ore di sostegno. Inoltre, «i tagli degli stipendi agli insegnanti sono la premessa a una mobilitazione che coinvolgerà anche il locale. Molte insegnanti sono donne, e se la manovra dovesse trasformarsi in legge i nuclei familiari incontrerebbero inammissibili disagi». La situazione pare insostenibile, tanto che Scanu parla di possibile sciopero bianco o di blocco delle attività da parte di tutto il personale. «Ci mobiliteremo, in attesa che i sindacati si diano da fare».

Animi tranquilli. Mentre un pandemonio di proteste attraversa il Paese, dissolve le preoccupazioni e stempera le animosità il ministro dell’istruzione Mariastella Gelmini, la quale assicura: «Sono stati tutelati i ceti deboli, non ci sono stati tagli a pensioni, sanità e scuola. Non ci sono stati i tagli ai centri di ricerca e al fondo per l’università. Le infrastrutture del sapere del Paese sono state salvaguardate». Dichiarazioni che poggiano su una rispettabile filosofia, che suggerisce: l’importante, anche di fronte a un evidente collasso, è non drammatizzare.

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Cuneo: CGIL manifesta contro la manovra del Governo

Da www.targatocn.it del 5 giugno di F.A.

CGIL in strada venerdì pomeriggio a Cuneo per manifestare e informare contro la manovra del Governo che lede lavoratori dipendenti e pensionati e taglia i servizi ai cittadini. A presidiare il banchetto sono state, in particolare, le delegate provinciali Danila Botta (funzione pubblica) e Daniela Bedino della FLC (federazione lavoratori della conoscenza). "La manovra non intacca le tasche dei più ricchi, ma priva di diritti i più deboli" hanno affermato Botta e Bedino. "Ci saranno meno soldi per la sanità pubblica, meno prestazioni gratuite, centinaia di precari a spasso e inoltre l'innalzamento dal 74% all'85% della quota del minimo pensionistico per le persone invalide creerà non pochi problemi anche alle famiglie cuneesi che hanno in casa una persona con sindrome di Down, autistica o ipovedente" ha sintetizzato Danila Botta. sotto accusa inoltre i tagli alla scuola pubblica con meno ore per i ragazzzi e diminuzione degli insegnati. In Granda i

maestri e professori che potrebbero farne le spese sarebbero quasi 400. Per dire 'no' "ad una manovra che chiede sacrifici ai soliti noti, mentre regala l'ennesimo condono a chi evade le tasse" (questo lo slogan contenuto nel volantino CGIL), è stata organizzata per sabato 12 giugno a Roma una manifestazione nazionale che vedrà alcuni treni speciali partire da tutta Italia tra cui anche uno da Cuneo. Il 12 giugno la manifestazione nazionale della Cgil si svolgerà insieme a Flc e Fp e a tutte le lavoratrici e i lavoratori, agli studenti, ai pensionati che "non vogliono che il prezzo della crisi gravi sempre tutto sulle loro spalle".


 

Intanto anche la Funzione Pubblica Cisl Cuneo (che rappresenta i lavoratori di Stato, Parastato, Enti locali, Sanità e

Socio-assistenziale), guidata dal segretario provinciale Alessandro Bertaina, ha organizzato per martedì 22 giugno, dalle

14 alle 16, una manifestazione contro la manovra del Governo Berlusconi. La manifestazione rappresenterebbe solo un punto d’inizio: si sta programmando, successivamente al 22 giugno, una iniziativa forte di 'picchettaggio' dinnanzi ai principali enti pubblici cuneesi.

 

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Cuneo: 100 euro per il tempo pieno? I genitori dicono sì

Da www.targatocn.it del 4 giugno di Barbara Simonelli

Il costo annuo calcolato per le famiglie, 69, che hanno chiesto il tempo pieno nelle scuole afferenti al III circolo di Cuneo (Viale degli Angeli, San Paolo e San Rocco Castagnaretta) è di 100 euro annui che, suddivisi per 33 settimane di scuola, si traduce in 3 euro alla settimana, cioè circa 60 centesimi al giorno. Una cifra tutto sommato ragionevole, che consentirà di salvare il tempo pieno in 3 corsi, ma che apre scenari inediti nel mondo della scuola pubblica. Il denaro servirà a pagare una cooperativa che si occupi delle ore di mensa. L'alternativa sarebbe quella delle 27 ore settimanali di lezione invece che 40, con inevitabili ripercussioni sulla gestione familiare da parte di chi le 40 ore le aveva scelte entro il 28 febbraio scorso. Non sapendo che, a distanza di poco meno di tre mesi, 2 dei 3 corsi a tempo pieno non sarebbero stati confermati dall'Ufficio scolastico provinciale. Cosa mai accaduta prima.

Il dirigente scolastico Aldo Milano ieri sera ha incontrato un'ottantina di genitori per spiegare loro che cosa è accaduto e che cosa la scuola può fare, con i mezzi e le risorse a sua disposizione. Milano ha parlato in modo chiaro e onesto, facendo capire che in 3 anni sono state tolti alla 'sua' scuola 110 ore di didattica e 5 insegnanti. "Mi dispiace - ha detto Milano - perché non sono riuscito a mantenere le promesse. Questa che vi propongo è una soluzione tampone per il prossimo anno scolastico, ma non è e non vuole essere una soluzione naturale. Per questo vi invito, coinvolgendo anche i genitori delle altre classi, a interpellare chi ha responsabilità su quanto accaduto. Fatevi sentire e fate capire che quella del tempo pieno è un'esigenza del territorio. Sono anni che chiedo che la questione venga affrontata in modo organico dagli enti locali, dalle autorità scolastiche, dalla scuola e dai genitori. Tutti insieme. Il tempo pieno non è solo un modello organizzativo ma un modello di scuola che rischia sempre più di essere snaturato".

L'invito di Milano alle famiglie è stato quello di prendersi a cuore la scuola: "La tendenza è quella di contrarre sempre più le ore di insegnamento, il che si traduce in una minore qualità. La scuola è importante: tutti lo dicono, io ci credo davvero. Perché forma le persone di domani, porta ad una crescita del benessere economico ma anche di quello morale. Per questo occorre fare pressione". Tutti d'accordo i genitori, che hanno lasciato i loro riferimenti a Mauro Verra, presidente del Consiglio di Circolo, che coordinerà le tappe della 'protesta'. Si chiederà appuntamento al Dirigente scolastico provinciale, si manderà una lettera a quello regionale e si cercherà di incontrare l'assessore comunale, provinciale e regionale all'Istruzione. "Animiamo questa protesta, diciamo che questa cosa non ci va bene"- ha detto Verra. Tutti i genitori d'accordo, dunque, così come sono stati d'accordo a pagare i 100 euro nell'ipotesi in cui non si trovassero altre soluzioni, quali un insegnante in più nell'organico di fatto o un intervento degli enti locali. La peggiore delle ipotesi, cioè l'esborso, è stata comunque accettata i modo unanime dai presenti, anche se la delusione e le incertezze sono rimaste intatte.

Di fatto - questa è un po' la sensazione dei presenti - è una sconfitta della scuola pubblica. Un processo in atto, per la verità, da diversi anni, con i genitori che, a turno, provvedono alle fotocopie, quando non sono gli insegnanti stessi a provvedere di tasca propria. Da parte di qualche genitore, ieri sera, la consapevolezza che non ci sono grandi alternative e l'amarezza per una scuola sempre più boccheggiante. 100 euro sono la ciliegina sulla torta di un processo che è ancora lontano dal concludersi: sempre meno ore di compresenza per gli insegnanti, meno docenti di sostegno, più bambini per ogni classe, scuole di frazione e di montagna a rischio. E, ancora, nuovi tagli del personale in vista, tralasciando il problema delle migliaia di supplenti che non vengono più chiamati dalle scuole perché non ci sono soldi per pagarli. "Non siamo contenti - è stato il commento di molti - ma che cosa possiamo fare?" Per ora, nessuno è in grado di rispondere.

 

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-Tagli veri alla scuola

Da “La Guida” del 14 maggio di Carlo Garavagno

 Niente classi prime alle elementa­ri di San Lorenzo di Peveragno, Falicetto - Verzuolo, no allo sdoppiamento delle prime a Borgo San Giuseppe, Bandito di Bra, Bor­go Ferrone di Mondovì, Costa di Saluzzo, ma si salvano Levaldigi, Cavallerleone, Mu­rello: sulla scuola cuneese si stanno per ab­battere i pesanti tagli e i sindacati si prepa­rano alla battaglia. Cgil, Cisl, Uil, Snals e Gilda indicono due assemblee provinciali per parlare dei tagli agli organici docenti e Ata e delle loro ricadute sul tempo scuola e l'organizzazione del lavoro

Si farà il punto anche della vertenza Piemon­te e l'iniziativa unitaria di mobilitazione del 22 maggio. Le assemblee saranno mercoledì 19 maggio all'Itis di Cuneo, il 20 maggio a Bra al Centro polifunzionale. Intanto il Provvedito­rato ha appena reso noto l'organico per i do­centi di sostegno all'handicap, per il prossimo anno, che saranno 564, come stabilito dall'Uf­ficio scolastico regionale, tenuto conto della gravità dell'handicap e del numero di docenti non di ruolo nelle graduatorie. 56 posti vanno alla scuola dell'infanzia, 201 alla primaria, 159 alle medie, 148 alle superiori (il rapporto me­dio dovrebbe essere di due alunni per ogni do­cente). I dati degli studenti portatori di handi­cap che frequenteranno i diversi ordini di i­struzione statale nel prossimo anno saranno 1876: 144 nella scuola dell'infanzia, 709 nella primaria, 570 nella media, 453 alle superiori.

In attesa degli organici alle medie e superio­ri (si prevedono 14 posti in meno alla media, dai 1.419 dello scorso anno, mentre alle supe­ riori la falcidie sarà più elevata, 116 posti in meno, molti di ingegneri e docenti di laborato­rio), è stato pubblicato il 10 maggio l'organico di diritto delle elementari, che consterà di 2.218 posti di scuola comune (escluso il soste­gno), che gestiranno 26.634 alunni. Con un de­creto del 10 maggio il Provveditorato non ha autorizzato il funzionamento delle prime nei plessi di San Lorenzo di Peveragno (6 gli alun­ni iscritti) e Verzuolo Falicetto (5 iscritti), con un numero inferiore al limite minimo previsto per la formazione classi. Non è stato autoriz­zato lo sdoppiamento delle prime nei plessi di Bra frazione Bandito, a Borgo San Giuseppe, a Borgo Ferrone Mondovì e Costa Saluzzo, in presenza di più plessi situati nei comuni stes­si che possono accogliere le domande di iscri­zione in eccedenza. In totale saranno 1.283 le classi a tempo normale, 200 a tempo pieno (nella tabella i posti docente tengono conto di quelli sulle classi, sul sostegno e degli speciali­sti di lingua straniera)

 

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RISPARMI. CHIESTO UN INCONTRO A CUNEO CON IL RESPONSABILE REGIONALE
“Così uccidono scuola e paesi”
Assemblea di amministratori da tutta la Granda contro i tagli

Da “La Stampa” del 24 aprile 2010 di LORENZO BORATTO
CUNEO
«Siamo stufi di decisioni prese sopra la nostra testa, stanchi dei tagli. Finisce sempre allo stesso modo. Se a scuola ci sono disservizi le famiglie si rivolgono ai Comuni».
Assessori comunali all’Istruzione e amministratori della Granda sono esasperati dagli ulteriori «risparmi» voluti dal Governo sulle scuole dell’obbligo. Ieri si sono incontrati con i sindacati Cgil, Cisl, Uil e Snals in municipio a Cuneo, per affrontare la «prima ondata» di tagli, sulle Elementari.
Pongono condizioni, prima di arrivare a «proteste plateali». «Vogliamo incontrare il dirigente De Sanctis dell’Ufficio scolastico regionale - dice l’assessore all’Istruzione di Cuneo, Erio Ambrosino -. Ma qui a Cuneo, non a Torino. La scuola non è una voce di spesa su cui tagliare. Questo è il secondo anno di seguito di ristrettezze. La scuola è una risorsa su cui investire».
All’incontro c’erano i rappresentanti dei principali Comuni (unico assente, perché influenzato, l’assessore di Mondovì). Giuseppe Bergia, assessore a Fossano: «In questa battaglia i centri piccoli e grandi sono alleati. I Comuni hanno competenze dirette e sono sempre scavalcati. Un esempio? La prima Elementare di Murazzo: non sarà attivata, non vogliono concedere neppure una pluriclasse a costo zero, per una frazione di 850 residenti».
Ancora: «La scuola a frazione Cavallotta chiude a settembre, rischia quella di Levaldigi anche se ha i numeri per proseguire» spiega Silvana Folco, assessore di Savigliano.
Marcella Risso, collega di Saluzzo: «Già un anno fa abbiamo rinunciato alla prima Cervigasco: quest’anno vogliono chiudere tutta la scuola. Una politica della “morte lenta”, che demotiva le famiglie. Non solo: in città le iscrizioni sono in crescita e ci chiedono di ridurre le classi da 8 a 7».
Giovanni Fogliato, assessore di Bra: «Il Comune investe nella scuola: è rimasto l’unico ente pubblico. Ma i tagli compromettono ogni tipo di programmazione e impegno. E i cittadini si lamentano con noi. Un anno fa abbiamo rinunciato alla prima elementare a Riva, adesso con Bandito è scattata una guerra per accaparrarsi gli alunni».
Luigi Garassino, presidente della Commissione istruzione e cultura di Alba: «Da anni, per scelta e non per imposizione come avviene oggi, la città non ha pluriclassi o scuole frazionali. Ma perderemo 2 maestri al I Circolo e il “tempo mensa” già oggi è pagato in parte dal municipio. Ma intorno abbiamo un desertificazione progressiva: negli Istituti comprensivi di Diano e Bossolasco».
Stessa grana nei centri più piccoli: il taglio del 4,06% di risorse da settembre colpisce tutti. Giovanni Miniotti, sindaco di Murello: «Ho quasi mille abitanti. Adesso mi dicono che con 4 ragazzi non posso attivare una prima, ma noi abbiamo sempre avuto le pluriclassi: senza scuola morirà la vita sociale del paese». Gianpiero Giacosa, primo cittadino di Cavallerleone: «La scuola è tenuta come se fosse una casa: investimenti, ammodernamenti, tutto a norma. Se la chiudono, io chiudo anche il municipio: ora sono cittadini di serie B anche i bimbi».
Francesco Dadone, sindaco di Montanera: «Non potremo attivare la classe prima il prossimo anno: è indecente e vergognoso, siamo arrivati a "rubarci" gli alunni di 5 anni tra centri vicini».
Ambrosino ha anche letto la lettera arrivata dall’Ufficio scolastico provinciale: «A San Benigno autorizzano la pluriclasse - spiega -, ma solo se “favorirò con tutte le iniziative opportune la non apertura dal 2011 e lo spostamento dei ragazzi”. Assurdità. Non solo: a Borgo San Giuseppe ci sarà una classe di 28 alunni, ma l’aula è a norma solo per 23».

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“Pronti ad azioni clamorose”

Da “La Guida” del 16 aprile di Massimiliano Cavallo

Cuneo - (mc). Sono disposti a una protesta plateale il sin­daco Valmaggia e l'assessore all'istruzione Erio Ambrosi­a, se ci sarà il muro contro muro tra gli uffici scolastici provinciale e regionale da una parte e Comuni e Provincia dall'altra. Se gli amministra­tori del capoluogo sono pron­ti ad azioni decise, come pre­sidi e dimissioni, lo sono an­che molti altri sindaci della Granda, dai piccoli ai grandi Comuni. Il taglio previsto dal ministero della Gelmini per le elementari della provincia di Cuneo è di circa novanta inse­gnanti e cinquanta classi.

Buona parte delle sopressioni ri­guarda le prime elementari (il ta­glio nazionale di 25 mila docenti di scuola superiore e 13 mila maestri). La riduzione sta creando una pro­testa generale da parte delle ammi­nistrazioni locali, indipendente­mente da quale sia il colore politi­co di appartenenza.

La Provincia stessa a firma della presidente Gancia e dell'assessore Viscusi, ha scritto al dirigente del­l'Ufficio Scolastico regionale Fran­cesco De Sanctis, chiedendo una re­visione e una diminuzione dei tagli in una provincia con piccole scuo­le sparse su un territorio diversifi­cato e frammentato in 250 Comuni. Ma da Torino nessuna risposta uf­ficiale ma solo una voce che l'Uffi­cio sta prendendo tempo in attesa della nomina del nuovo assessore regionale, che dovrebbe arrivare questo venerdì 16 aprile. Il futuro assessore della giunta Cota (proba­bilmente la pidiellina Daniela Ruf­fino) si troverà subito alle prese con un problema di salvaguardia del­ l'offerta formativa del territorio, dei piccoli Comuni che chiedono di conservare le proprie identità e mantenere i presìdi scolastici sul proprio territorio, perché spesso garanzia della sopravvivenza della vita culturale e sociale degli stessi paesi.

"Come Amministrazione - scrive ufficialmente Valmaggia al dirigen­te dell'Ufficio Scolastico Provincia­le Stefano Andreoli il 14 aprile - ci riserviamo di valutare le azioni da intraprendere sulla scorta di quelle che saranno le indicazioni che vor­rete farci pervenire a stretto giro di posta ma non saremo disposti ad accettare "tout cours" la non attiva­zione di classi I con conseguente spostamento di alunni su altri ples­si, sostenendo spese aggiuntive o ri­chiedendo ulteriori sacrifici, in un momento così difficile per l'econo­mia, alle famiglie interessate".

"Sono pronto a presidiare l'Uffi­cio Scolastico - ribadisce l'assesso­re Ambrosino - perché non possia­mo tollerare un atteggiamento si­mile. Il giorno dopo le elezioni ve­ niamo a sapere che il governo di de­stra aveva deciso già da tempo que­sti tagli Questo è quanto il governo sta facendo con il beneplacito della Lega Nord che ha in mano la Regio­ne e che pensa al territorio".

Intanto dall'Ufficio Scolastico provinciale sembra siano partite le lettere dei tagli delle classi prime indirizzate ai dirigenti scolastici. Cuneo dovrebbe avere sette inse­gnanti in meno e tre classi prime soppresse: Roata Canale, Bombo­nina e San Benigno. Ma la lettera per ora l'ha ricevuta solo il dirigen­te delle scuole dell'Oltregesso Casa- dio e non la Bellino dell'Oltrestura. Una scelta assolutamente non con­divisa dal Comune che ha fatto un passo ulteriore verso l'ex Provvedi­torato comunicando ufficialmente i "sacrifici" che il capoluogo è dispo­sto a fare per l'anno scolastico 2010/2011. Il Comune accetta la non attivazione della classe prima a Roata Canale dove ci sono quattro iscritti, ma assolutamente rifiuta le soppressione delle prime a San Be­nigno (9 iscritti) e Bombonina (13 iscritti). Per la frazione dell'Oltre­gesso il Comune vuole la prima, mentre per San Benigno chiede la pluriclasse per la prima e la quarta, così come vuole una pluriclasse a Spinetta per le classi terze e quarte, la conferma di nuova pluriclasse a Roata Rossi (con 20 bambini) per le classi terze e quarte. Cuneo è dispo­sto a una sola classe prima a Borgo San Giuseppe (28 gli iscritti).

Ma i problemi riguardano molti Comuni, soprattutto le piccole realtà della pianura, visto che sulla montagna il Piano provinciale ha usato diverse deroghe per la salva­guardia delle piccole scuole. Sem­bra proprio che i Comuni piccoli siano il problema maggiore (Cardè per esempio non avrà più la prima in una scuola nuova di zecca paga­ta dalla Regione) perché nelle peri­ferie delle città ci sono più possibi­lità di spostare alunni (con gravi difficoltà per i bilanci di Comuni e famiglie perle spese di trasporto per esempio) da una frazione all'altra o verso il capoluogo.

"Siamo in difficoltà e aspettiamo una risposta dalla Regione - sotto­linea l'assessore provinciale Licia Viscusi - se almeno i criteri di tagli avessero un pò più di riguardo per il cuneese le cose si potrebbero an­cora rattoppare, ma servono alme­no una ventina di insegnanti in più, rispetto a quelle assegnate. Ci sono casi davvero critici che neppure con la buona volontà di Comuni e fami­glie si riescono ad aggiustare".

Il taglio del personale imposto dal Ministero per il Piemonte è del 4,06%, una percentuale che l'Uffi­cio scolastico regionale ha deciso di mantenere uguale in tutte le pro­vince piemontesi, senza distinzio­ne. Nel Piano provinciale scolastico si erano già fatte delle razionalizza­zioni con trenta sezioni e scuole sparite, ma ora il taglio ministeria­le complica le cose, con la soppres­sione di nuove classi soprattutto di prima elementare. All'Ufficio scola­stico spetta l'assegnazione dell'or­ganico in base ai numeri indicati dal ministero, e stabilisce dunque il mantenimento o meno dei posti. Un compito che sembra manterrà soltanto più fino al 31 dicembre del 2011, passando poi questo compito direttamente alle province.

Con un ordine del giorno in Con­siglio provinciale, Erio Ambrosino del gruppo Pd Impegno Civico chie­de che il Consiglio esprima "il pro­prio forte disappunto per i tagli in­discriminati operati dai Ministeri" e chiede "al Governo un vero impe­gno di investimenti e personale a­deguato, con programmi e ordina­menti confacenti, per realizzare una scuola di qualità, abbandonan­do una politica di tagli, riduzioni di organico, chiusura di plessi che creano forti disagi tra la popolazio­ne. Perché queste ipotesi di riduzio­ne indifferenziata su tutte le Auto­nomie scolastiche produrrà gravi ripercussioni sulla qualità e sull'e­stensione del servizio scolastico in alcune zone marginali".

Non solo l'ordine del giorno con­tro la decisione ministeriale sarà presentato in Consiglio provinciale ma sarà condiviso con gli altri Co­muni della Granda

 

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RIFORMA. MENO PERSONALE INSEGNANTE PER RISPARMIARE
Scuola, saltano 90 posti
Nella Granda prevista la chiusura di cinquanta classi

Da “La Stampa” del 10 aprile di ]LORENZO BORATTO
CUNEO
Più alunni, ma meno soldi e 90 maestri in meno. Ancora un taglio di risorse e di posti di lavoro per le Elementari della Granda, che già da settembre hanno perso le «compresenze» delle maestre, cioè due insegnanti insieme in classe per alcune ore la settimana.
Il diktat sui risparmi è arrivato dal ministero dell’Istruzione: le risorse si ridurranno del 4,06% per il 2010-2011. Così l’Ufficio scolastico provinciale ha preso la calcolatrice, valutando dove si poteva risparmiare: nella Granda si prevedono almeno 50 classi in meno (oggi sono 1.523) e 90 posti di lavoro persi per le maestre. Si tratta di stime, ma gli alunni nelle Elementari della Granda aumenteranno: oggi sono 26.530, da settembre 26.638.
Il dirigente Stefano Andreoli sta incontrando in questi giorni i presidi delle Elementari e i sindaci delle città per cercare una mediazione. Spiega: «La riduzione ci è stata comunicata da Torino, secondo i parametri stabiliti dal ministero a Roma. I posti di lavoro persi? Stiamo discutendo per vedere dove risparmiare. In piccola parte la riduzione dipende dal fatto che con la riforma dell’anno scorso le ore, in generale, sono diventate 27 e non più 30 la settimana. Negli altri casi, dove non si raggiungono i numeri minimi stabiliti dalla legge, le classi prime non saranno avviate».
I parametri sono stati innalzati solo un anno fa: gli alunni per «attivare» una prima elementare devono essere almeno 15, fino al 2009 ne bastavano 10.
Molte le prime a rischio, soprattutto nelle frazioni delle città: a Cuneo sono in difficoltà Bombonina, Roata Canale, San Benigno, a Fossano Murazzo, a Mondovì Breolungi, a Savigliano Levaldigi, poi Torre San Giorgio, Cardè e Castellinaldo.
Direttori didattici, sindaci, assessori stanno cercando di trovare soluzioni, anche attraverso la creazione di pluriclassi. La presidente della Provincia Gianna Gancia e l’assessore all’Istruzione Licia Viscusi hanno inviato una lettera al direttore generale dell’Ufficio scolastico regionale, Francesco De Sanctis: chiedono di «rivedere i parametri per la riduzione degli organici».
Si legge: «L’applicazione uniforme su tutte le province piemontesi danneggia il Cuneese per la vasta presenza di territori di montagna e collina su 250 Comuni. Nei mesi scorsi, nell’ambito del dimensionamento della rete scolastica, questa Provincia aveva già operato un consistente taglio dei scuole: un ulteriore taglio rappresenterebbe un’eccessiva penalizzazione rispetto alle altre realtà piemontesi».  

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PROTESTA. QUINDICI INSEGNANTI
Un comitato per difendere le scuole pubbliche saluzzesi

Da “La Stampa” del 10 aprile di ]ERICA ASSELLE
SALUZZO
Contro la polarizzazione tra una «scuola di alta qualità (privata)» e una «scuola-parcheggio» (pubblica). Una quindicina di insegnanti e impiegati nel settore dell’istruzione ha costituito un comitato «delle scuole pubbliche saluzzesi».
L’obiettivo è informare su quali cambiamenti la riforma Gelmini, a partire dal prossimo anno scolastico, porterà nelle aule. Spiega Paolo Burzio, docente di storia e filosofia al liceo linguistico e socio-pedagogico «Soleri», coordinatore del gruppo: «La differenziazione tra le scuole avverrà attraverso l’indebolimento economico degli istituti e la riduzione dell’offerta formativa. C’è già un problema di trasferimenti statali che non arrivano. La nostra scuola ha un credito nei confronti dello Stato di 150.000 euro. Mancano i soldi per pagare i supplenti, i corsi di recupero. L’altro giorno non sono riuscito a fare alcune fotocopie perché non c’era più carta. È stato necessario chiedere ai genitori un contributo per coprire le spese degli accompagnatori nelle gite. Si va verso la necessità di far pagare, anche per la scuola pubblica, una “tassa” al momento dell’iscrizione. Il tempo scuola diminuisce, alcune materie di studio saranno penalizzate».
Per sottolineare le «ristrettezze» in cui vivono le scuole pubbliche, i docenti del «Soleri» hanno esaminato l’adeguatezza degli spazi in cui si svolgono le lezioni (nell’ex caserma Musso). «Abbiamo rilevato - spiega Burzio - che un terzo delle nostre aule oggi ha un rapporto tra numero di alunni e superficie dei locali non in regola con le norme sulla sicurezza e l’agibilità. Con la riforma, le classi saranno sempre più numerose, mentre già mancano gli insegnanti di sostegno e le risorse per aiutare chi ha difficoltà, ad esempio gli stranieri. Finirà che soltanto chi potrà pagare si permetterà le scuole migliori».
Per informare su questi temi, gli insegnanti saluzzesi organizzeranno una serie di incontri pubblici. Il primo, il 16 aprile, al teatro don Bosco di Saluzzo (alle 21). «Proporremo un filmato che illustra i problemi della scuola. Vorremmo coinvolgere studenti, famiglie, insegnanti, dirigenti scolastici e lavoratori del settore, dalle scuole dell’infanzia alle superiori, in collaborazione con i sindacati».

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Saluzzo: proposta di tavolo territoriale sulla scuola

Da www.targatocn.it del 3 aprile di Paola Gallo

Il Consiglio comunale di Saluzzo di mercoledì 31 marzo ha discusso un ordine del giorno, presentato dal gruppo di maggioranza ‘Una città da amare’ “relativo alla situazione in cui versa la scuola pubblica italiana anche in riferimento ai tagli di risorse e personale in ogni ordine e grado attuati e previsti dall’attuale Governo”, che, come era prevedibile, ha causato qualche attimo di tensione tra i banchi di maggioranza e opposizione.

Dopo la lettura dell’ordine del giorno, di cui ampi stralci sono stati pubblicati su Targatocn lunedì 29 marzo, da parte dell’assessore all’Istruzione Marcella Risso, la parola è passata al consigliere di maggioranza Gianluca Arnolfo, il quale ha sottolineato “la situazione pericolosa e particolarmente grave che si sta prospettando per la scuola. La confermano tutti i livelli delle istituzioni scolastiche, dal personale parascolastico, agli insegnanti, dirigenti e genitori. A Saluzzo, per esempio, è nota la situazione, denunciata dal Comitato dei genitori, dell’Istituto Soleri che si è visto tagliare dal Governo ben 151 mila euro di finanziamenti. È un segnale molto pericoloso che ci tocca tutti direttamente, la posta in gioco è molto importante, quando la scuola dovrebbe essere il perno per il progresso culturale del nostro Paese. Una scuola dove ci sia il confronto ma anche l’integrazione tra ragazzi di etnie diverse. Una società come la nostra, moderna, che deve guardare al futuro, non può fare a meno di una scuola pubblica finanziata e assistita”.

A difendere la riforma del ministro Gelmini tra le file della minoranza è stato il consigliere del Pdl Fulvio Bachiorrini, il quale ha affermato che sarà notevolmente ridotto il personale scolastico, ma "sarà una penalizzazione limitata ai precari, però la classe insegnante stabile non rischierà il posto di lavoro. Si tratta di una razionalizzazione dei costi che sono significativi. Negli ultimi 10 anni la spesa è incrementa di circa il 30 per cento. 8 miliardi di risparmi non tagliano la spesa più alta, ma evitano che continui a crescere. È un’attenzione doverosa. I risparmi saranno reinvestiti in qualità del servizio educativo dove il principio della professionalità della classe insegnante deve essere imprescindibile. È giusto che gli insegnanti siano valutati e quelli bravi siano premiati. Su questo ordine del giorno dissento su quasi tutti i punti: è giusto semplificare le scuole superiori, le compresenze alle Superiori sono inutili. Se la crisi della scuola è una realtà, la risoluzione non sta in questo ordine del giorno”.

“2500 insegnanti in meno in Piemonte non significa lasciare a casa i precari – ha risposto con molta determinazione Marcella Risso – ma anche chi ha avuto incarichi annuali per anni. Le compresenze non sono un lusso, ma un modo per poter seguire un percorso un minimo personalizzato per aiutare ragazzi con difficoltà. È tempo di dire no a questo tipo di scuola che viene affrontata solo per gli aspetti economici”.

Elena Lovera e Aldo Terrigno, consiglieri di minoranza del Polo civico, hanno giustificato la loro astensione sull’ordine del giorno affermando che "se lo Stato è creditore nei confronti della scuola, i debiti vanno sanati - sono le parole di Terrigno – per quanto riguarda l’offerta formativa, la riforma è necessaria, la riduzione degli indirizzi alle Superiori è interessante. Dell’ordine del giorno condivido l’aspetto più oggettivo, i tagli non vanno fatti”. “Dubito che con tagli così forti si possa migliorare l’offerta formativa – ha confermato Elena Lovera – una rivalutazione degli istituti tecnici può essere utile, anche se credo che l’apprendistato all’ultimo anno sia difficilmente realizzabile”.

“Non accetto il discorso meritocratico – ha preso poi la parola il consigliere di maggioranza ed ex assessore all’Istruzione Emanuela Maggio – quali sono i criteri per stabilire quali sono gli insegnanti di serie A e di serie B? Per quanto riguarda le compresenze, eliminarle è un fatto gravissimo in tutti gli ordini di scuola. Significa eliminare la possibilità di recupero scolastico per molti ragazzi che hanno delle difficoltà”. “Questa è una riforma puramente ragioneristica – ha aggiunto l’assessore alla Cultura Roberto Pignatta – dietro di essa non c’è nessun progetto didattico. La scuola deve formare cittadini, deve fornire conoscenza. Gli insegnanti sono le colonne di una società che deve formare gli uomini e la classe dirigente di domani”.

“Come genitori abbiamo ogni giorno la conferma che siamo un Paese allo sbando - ha chiuso gli interventi il consigliere Maurizio Tagliano – i nostri figli all’Università si confrontano con gente più preparata di loro e nel mondo del lavoro si troveranno di fronte a una concorrenza spietata”. L’ordine del giorno, che proponeva di concorrere alla costituzione di un tavolo territoriale sulla crisi della scuola pubblica per valutare le ricadute delle azioni del Governo sul sistema scolastico locale, è stato approvato con il voto contrario di Daniela Contin, Fulvio Bachiorrini e Dario Miretti, e l’astensione di Elena Lovera e Aldo Terrigno.

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Scuola media in difficoltà perché lo Stato non paga

Da “La Fedeltà” del 24 marzo di Luigina Ambrogio

La scuola media cittadina vanta un credito di 100.000 euro nei confronti dello Stato, con gravi conseguenze per il funzionamento dell’istituto:mancano i soldi per comprare il materiale essenziale (carta, toner, prodotti per la pulizia, ecc...), per non parlare delle difficoltà a pagare il personale. Poiché sono anni che si accumulano questi crediti e poiché, nonostante i ripetuti appelli, dagli uffici preposti non sono giunte risposte, i genitori degli alunni della Media Sacco-Boetto Paglieri (che comprende, oltre alla sede di Fossano, anche quella di Genola e Cervere) hanno deciso di passare alla denuncia pubblica. “Dal 2007 lo Stato ha iniziato ad accumulare debiti verso la scuola fino a raggiungere e superare, nel dicembre 2009, la quota di 100.000 €, data da somme assegnate ma mai pervenute, senza contare che per il 2009 non sono stati stanziati fondi per il funzionamento (carta, toner, materiali di pulizia, manutenzione, etc)”.
I genitori e la dirigente, Silvana Botto, fanno notare che gli stessi revisori dei conti, in occasione dell’approvazione del bilancio 2010, hanno sottolineato quanto sia determinante il rispetto degli impegni assunti dal ministero per il futuro della scuola. “In mancanza di fondi - spiega il presidente del Consiglio di istituto, Mariano Della Balda - la scuola non sarà più in grado di garantire l’offerta formativa, non potrà onorare gli impegni già assunti nei confronti del personale, né provvedere alla sostituzione dei docenti in malattia, con grave danno per l’apprendimento degli allievi”.
Attualmente, per supplenze brevi, spesso si ricorre allo smistamento dei ragazzi in altre aule, affollandole al punto che si creano problemi di sicurezza. Senza contare che diventa pressoché
impossibile insegnare e mantenere la disciplina in un’aula “straripante” di ragazzi.
La scuola ha recentemente ottenuto il marchio di qualità ed eccellenza “Saperi”, assegnato dal direttore generale dell’Ufficio scolastico regionale in quanto ha dimostrato di possedere ottimi requisiti nei settori dei servizi, degli apprendimenti, della ricerca e innovazione, delle pari opportunità e dell’etica. “Questi livelli - aggiunge la dirigente scolastica - sono stati raggiunti dopo anni di impegno e di miglioramento continuo ma l’attuale situazione finanziaria rischia di vanificare tutto quanto è stato costruito”.
Nei mesi e negli anni scorsi la scuola ha richiesto i fondi dovuti in modo formale; lo stesso Consiglio di istituto ha inviato lettere di richiesta ai ministeri della Pubblica istruzione e delle Finanze, alla Regione e alla Provincia. “Ma fino ad ora non sono giunte risposte - concludono la dirigente e il presidente del Consiglio di istituto -; per questo ci siamo decisi a fare una denuncia pubblica.

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Sostegno dopo i tagli ai bilanci
Più “contributi” dalle famiglie alle Superiori

Da “La Stampa” del 2 marzo 2010 di  Matteo Borgetto

Lo presentano come un «bollettino» alle famiglie, al momento di iscrivere i ragazzi alle varie classi. Negli istituti superiori è ormai quasi un’abitudine, mentre alle Medie, nonostante i tagli e la mancanza di risorse, si cerca di farne a meno. Il «contributo volontario» rappresenta una prassi consolidata per le famiglie. Si tratta di un versamento, variabile a seconda del tipo scuola o dell’anno di frequenza, per la copertura delle attività extracurriculari e didattiche quali laboratori, corsi di recupero, servizi online, pagamenti di insegnanti aggiunti. Il contributo, detraibile nella dichiarazione dei redditi nella misura del 19%, è facoltativo. Sono rari i casi in cui le famiglie rifiutano di pagarlo.
«Negli ultimi dieci anni sarà successo due volte - dice Piercarlo Rovera, preside del liceo scientifico di Alba -. I genitori sanno che la scuola utilizza questi soldi per migliorare l’offerta formativa e l’utilizzo dei laboratori. Chiediamo 70 euro agli studenti delle classi prime, 100 agli altri. La quota è invariata da 5 anni».
In altri istituti il nuovo anno scolastico vedrà l’aumento dei contributi. Il liceo classico di Cuneo, nell’ultimo Consiglio d’istituto (astenuta la componente degli studenti) ha approvato il passaggio da 45 a 60 euro nel biennio e da 60 a 70 euro nel triennio. Aumenti anche all’Itc «Bonelli» di Cuneo, come spiega il preside, Salvatore Linguanti: «La quota è lievitata da 40 a 50 euro nel biennio e da 90 a 100 nel triennio. L’introduzione del nuovo servizio di registro voti on-line ha comportato spese aggiuntive. I genitori hanno compreso e l’aumento, che non si verificava da 4 anni, è stato approvato all’unanimità». Resterà invariata, invece, la richiesta all’Itis «Delpozzo»: 20 euro al primo anno d’iscrizione, 40 in seconda, 50 nel triennio. «Ma viviamo tempi difficili - osserva il preside, Lazzaro Scaraffia - e non escludo che l’anno prossimo saremo costretti a cambiare». Nessun contributo volontario all’istituto Vallauri di Fossano, ma tasse scolastiche (obbligatorie), a seconda degli indirizzi scolastici: dai 50 euro per Itc professionale e Igea ragioneria ai 65 euro dello scientifico tecnologico, fino ai 76 del tecnico industriale. «Con questi fondi per ora riusciamo a coprire le spese - spiega il preside, Remo Barison -. Vantiamo però crediti per centinaia di migliaia di euro dallo Stato e non sono ancora stati saldati».
Situazione analoga alle Medie «Piumati-Craveri-Dalla Chiesa» di Bra. «Fino alla settimana scorsa non sapevo se sarei riuscita a pagare gli stipendi di gennaio - dice la dirigente Flavia Santi -. Poi è arrivata una tranche di finanziamenti. Siamo però contrari ai contributi volontari. La scuola dell’obbligo è, e deve essere, gratuita. Piuttosto, ridimensioneremo l’offerta formativa, punteremo sugli sponsor: ne sto cercando uno che ci aiuti ad acquistare una lavagna multimediale».
Le difficoltà economiche hanno spinto la Media «Rosa Bianca» di Saluzzo a chiedere alle famiglie 7 euro per le fotocopie. All’istituto comprensivo di Cervasca non esistono contributi volontari. «Abbiamo chiesto alle famiglie di recuperare carta, colori o altro materiale da utilizzare nelle attività di laboratorio – spiega la dirigente, Maria Bramardi -. Lo scottex per asciugarsi le mani, gli alunni se lo portano da casa».

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Scuola sparite le magistrali

Da “La Stampa” del 5 febbraio 2010 di Lorenzo Boratto

Arriva la riforma nazionale delle superiori: entrerà in vigore tra 7 mesi, ma anche le scuole si orientano a fatica con le «confluenze», ossia cosa diventeranno gli istituti della Granda da settembre.
Diversi i nomi delle scuole, diversa l’«offerta formativa», istituti accorpati per risparmiare. Ieri dirigenti, prof e collaboratori, perlopiù impegnati negli scrutini, hanno passato ore davanti ai pc scaricando comunicazioni ed email provenienti da Uffici scolastici, Ministero e sindacati. Per conoscere cosa impone la riforma approvata, in mattinata, dal Consiglio dei ministri. Da oltre 900 tra sperimentazioni, indirizzi, corsi assistiti, rimangono 6 licei, mentre gli istituti tecnici si dividono in due settori, economico e tecnologico.
Per le Superiori della Granda è il caos, anche perché a fine marzo scadono le iscrizioni per i ragazzi di terza media e le scuole non conoscono ancora il «quadro orario»: cioè numero di ore di lezione, di cui una parte (fino a un terzo) può essere organizzata liberamente dai singoli istituti.
La Provincia ha proposto uno schema di «confluenze» ancora suscettibile di variazioni. Ad esempio: gli istituti magistrali di tutta la provincia spariscono, per diventare liceo linguistico, ma anche liceo delle Scienze umane. Cambia nome (e sostanza) l’istituto d’arte Bertoni. La proposta è una fusione con l’istituto magistrale «Soleri», ma la scuola offrirà da settembre tre indirizzi diversi: scienze umane, artistico e linguistico, tutti di «qualità» liceale.
Situazione paradossale invece a Fossano e Mondovì: da settembre ci saranno due corsi di liceo scientifico, uno «tecnologico» attivato in questi anni dai due Itis (il «Vallauri» e il «Cigna», che però a sua volta dovrebbe fondersi con il professionale «Garelli»), e quello dei licei scientifici «tradizionali». Unica differenza, sulla carta: il latino, 3 o 4 ore la settimana.
Remo Barison, preside del «Vallauri»: «Con i regolamenti varati dal Consiglio dei ministri il nostro liceo scientifico tecnologico diventa “liceo delle scienze applicate”; lo stesso indirizzo può attivarlo anche lo scientifico “Ancina”. Questa frantumazione non conviene a nessuno. Servirebbe una programmazione: le scuole non possono attivare corsi in concorrenza, nello stesso Comune o anche tra centri vicini: è solo un danno. Le differenze? Fino a oggi da noi l’assenza del latino e il ruolo maggiore dei laboratori, con aspetti più pratici nell’insegnamento. Attualmente il liceo scientifico-tecnologico al “Vallauri” conta due sezioni per un totale di dieci classi».
Marco Testa, preside dello Scientifico «Ancina»: «Con una diversificazione di materie possiamo coesistere, certo. Al mio liceo restano due possibilità: l’opzione informatica e quella tradizionale, ma ancora mancano i regolamenti attuativi. Non li ha visti nessuno».
Paolo Riba, preside del liceo «Vasco» di Mondovì: «Il conflitto che si vive qui e a Fossano esiste in altre città d’Italia, ma non ovunque. Nella Granda ci “divideremo” 3-400 studenti: illogico in un territorio piccolo. Si devono presentare ai ragazzi e alle famiglie un liceo e un’istituto tecnico, distinti, ben caratterizzati. Il problema? Gli Itis che negli anni hanno avuto fortuna e bravura a ottenere questo percorso, oggi possono proseguire, mentre noi lo attiveremo dal nulla, sempre che i regolamenti non impongano modifiche ulteriori».
L’assessore provinciale all’Istruzione, Licia Viscusi: «Solo l’altro giorno la Regione ha approvato i criteri con i quali in questi mesi abbiamo discusso con le scuole accorpamenti, riduzioni, confluenze. La riforma Gelmini dice basta alla proliferazione degli indirizzi. Nelle riunioni con i dirigenti dico sempre che non c’è ancora nulla di definitivo finché non sarà comunicato il quadro con il numero delle ore di leizoni. Poi sarà utile una verifica alla luce delle iscrizioni, per evitare doppioni». Ma le scuole non sanno ancora cosa possono offrire ai ragazzi? «Le preiscrizioni non sono vincolanti».

 

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Le scuole cuneesi sommerse dai debiti

Da “La Stampa” del 3 febbraio di Lorenzo Boratto

Emergenza scuola. Tutti i 109 istituti di ogni ordine e grado della Granda sono sommersi dai debiti: soldi che vantano nei confronti del ministero dell’Istruzione. Non hanno ricevuto fondi da due anni e in alcuni casi quelli mancanti risalgono a 5 anni fa.
È il caso ad esempio dell’istituto «Bonelli» di Cuneo che attende 245 mila euro di arretrati, 151 mila il «Soleri» di Saluzzo, 135 mila il II circolo di Savigliano (Materne ed Elementari), 130 mila euro il liceo classico del capoluogo, oltre 100 mila per il «Baruffi» di Ceva, 79 mila per l’Istituto comprensivo di Caraglio e 60 mila per il I circolo didattico di Alba.
Poche scuole, però, raccontano il disagio di «arrangiarsi» con un fondo cassa che basta sì e no per paio di mesi. Salvatore Linguanti, dirigente del «Bonelli» di Cuneo: «Ho in cassa 17160 euro: posso arrivare fino ad aprile. Tutte le scuole hanno anticipato i soldi per la Maturità, corsi di recupero e supplenze».
Da alcuni anni i fondi vengono assegnati direttamente da Roma alle scuole, senza più l’intermediazione dell’Ufficio scolastico provinciale. Paolo Cortese, dirigente dell’istituto “Eula” di Savigliano: «C’è il problema dei “residui attivi” e i fondi sono insufficienti. Per le supplenze degli ultimi mesi le scuole hanno anticipato i soldi, attingendo alla disponibilità di cassa. Ora aspetto quei soldi, si tratta di onorare un debito».
Sandro Castagnino, preside dell’Istituto “Momigliano” a Ceva e del “Baruffi”: «Non ho più i soldi per le supplenze. È scattato un monitoraggio dei debiti. Speriamo che il ministero intervenga. I segretari di diversi istituti si sono incontrati: ci sono scuole dove il debito sfiora i 300 mila euro».
Il liceo «Pellico» di Cuneo ha in cassa 7 mila euro. Il preside ha scritto agli insegnanti spiegando perchè non può pagare i corsi di recupero della scorsa estate. «Si è sempre gestito un anno per l’altro, ma adesso ho arretrati che risalgono al 2005 - spiega il dirigente Franco Russo -. Altri esempi: per le supplenze del 2006 e 2007 attendo ancora 30 mila euro. Abbiamo gestito con prudenza, facendo bastare i soldi del 2008 fino a oggi». La scuola sta pensando anche di aumentare le tasse (facoltative) che ogni anno pagano i ragazzi: per coprire almeno le spese sui materiali di consumo, dalla carta igienica ai toner per stampanti.
Il primo circolo didattico di Alba ha ricevuto un’ingiunzione di pagamento per la Tarsu arretrata (15 mila euro), con pignoramento dei beni, poi è intervenuto il Comune per bloccare il provvedimento. Spiega il preside Luciano Giri: «Per le supplenze non so se e quando arriveranno i soldi. Il Ministero potrebbe comunicare che sono soldi da non considerare, ma sono stati assegnati e tutti li abbiamo iscritti a bilancio». Gianpiero Sola, preside delle Media «Schiaparelli-Marconi» e del II circolo didattico di Savigliano (in totale 1400 ragazzi): «Ritardiamo tutti i pagamenti e speriamo che non si ammalino gli insegnanti. Si rischia di non poter più garantire il servizio della scuola pubblica. Alle Medie, da novembre, smisto le classi se il professore è assente».
Lo stesso alla Media unificata di Cuneo (1100 ragazzi), dove a inizio gennaio la preside Luciana Basso ha fatto scrivere agli allievi, sul diario, una comunicazione ai genitori in cui spiega di non poter fare altrimenti: se il prof è malato i ragazzi cambiano aula e seguono le lezioni insieme ai colleghi di altre classi.
Anche la Cisl scuola ha provato a sondare la situazione dei debiti, ma solo in 20 istituti su 109 hanno risposto (attraverso l’intervento delle Rsu). Il segretario provinciale Attilio Varengo: «Tutte le scuole hanno pudore a denunciare le proprie difficoltà, soprattutto in un periodo di iscrizioni. Ma la situazione è drammatica: ci sono tagli sul budget fino al 25%, le risorse per le supplenze saranno più che dimezzate. Le scuole destinano le poche risorse alle supplenze. Ancora un esempio: i ragazzi che hanno bisogno di insegnanti di sostegno sono aumentati del 10%, ma il numero di prof è lo stesso dell’anno scorso».

 

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Cuneo
Orientamento di nuovo rinviato “Non sappiamo nulla della riforma”

Da “La Stampa” del 16 gennaio di LORENZO BORATTO
CUNEO
Ancora rinviato il Salone di orientamento per le scuole medie di Cuneo (era previsto per venerdì e sabato prossimi). È la seconda volta in due mesi. Motivo: impossibile informare ragazzi e famiglie su come saranno, da settembre, le Superiori del capoluogo, a causa di una riforma ministeriale di cui neppure gli «addetti ai lavori»,cioè presidi e insegnanti, sanno nulla.
Così i referenti del Salone hanno deciso ieri di posticipare, come spiega Silvia Politano, insegnante del «Grandis» di Cuneo: «Per ora una nuova data non è fissata. Semplicemente non ci sono elementi per orientare genitori e studenti: non sappiamo che cosa dire. La stessa decisone è stata presa dalle superiori di Mondovì». Da tre anni il salone si tiene a Cuneo a fine novembre, nel Palazzetto di Sportarea a Borgo San Giuseppe, messo a disposizione dal Comune. Vi partecipano 15 Superiori di Cuneo e hinterland che presentano a famiglie e studenti l’«offerta formativa»: numero e tipologia di ore, servizi, opportunità, sbocchi lavorativi. Ma con la riforma Gelmini non ancora spiegata a nessuno è stato necessario il rinvio. Poco gli elementi trapelati per ora dal ministero dell’Istruzione: ad esempio si sa che il 25% delle ore sarà a scelta delle scuole per i diversi indirizzi. Troppo poco per dare idee precise. Infatti è stata anche posticipata la data ultima per iscriversi alla superiori: era a fine febbraio, è stata rimandata a fine marzo.
Sulla riforma delle Superiori è però confermato un incontro pubblico giovedì, alle 18, al Centro incontri di Cuneo. Restano invece in calendario le giornate di «scuole aperte»: saranno il 29 e 30 gennaio e il 13 febbraio. I ragazzi del terzo anno delle Medie, accompagnati in genere dai genitori, potranno così visitare gli istituti, vedendo laboratori e sale informatiche. C’è anche la possibilità per gruppi di ragazzi inviati direttamente dalle Medie di passare una mattina nelle Superiori, seguendo qualche ora in aula con i ragazzi del primo anno: in città lo fanno ad esempio il «Pelllico» (il cui collegio docenti quest’anno ha deciso di non partecipare al Salone perchè «poco utile») e il «Grandis

 

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Scuola in “rosso” Supplenze a rischio e niente corsi
Dallo Stato aspettano 151 mila euro

Da “La Stampa” del 9 gennaio di Andrea Garassino

Niente più corsi di lingue straniere al pomeriggio. Stop alle lezioni di recupero dopo le 13,30 e a quelle per acquisire la patente europea del computer. Problemi per le gite, per i laboratori teatrali, ma anche per la nomina di supplenti in caso di assenza dei titolari.
Il consiglio di istituto del liceo socio-pedagogico e linguistico «Soleri» denuncia il rischio di «paralisi dell’attività didattica». Ragione? Mancano i fondi e il bilancio non quadra.
Non si tratta di cattiva gestione da parte del dirigente o della segreteria. Il problema sono i «residui attivi», cioè i fondi che la scuola deve ricevere dallo Stato. La somma è importante per un istituto con un bilancio di circa 500 mila euro. Il credito è di 151 mila euro. Significa che ognuno dei 567 studenti non ha ricevuto in totale, in modo figurato, dal 2003 ad oggi 267 euro.
«Questa situazione non riguarda in specifico solo la nostra scuola – dice Alessandra Tugnoli preside al “Soleri” da tre anni -. Il consiglio di istituto con il suo presidente ha ritenuto giusto informare tutte le famiglie di questo problema. Così si chiarisce come mai i corsi di lingue e altre attività del genere non sono più gratuiti».
L’istituto ha spedito una lettera ai genitori di ogni studente e, per conoscenza, alla presidente della Provincia Gianna Gancia e al sindaco Paolo Allemano.
Le attività pomeridiane non sono le uniche a rischio per la mancanza dei trasferimenti statali. «L’aspetto più critico è la retribuzione delle supplenze. Per il resto, infatti, si può sempre ricorrere a contributi a carico di mamma e papà, ma per gli stipendi di docenti sostituti non ci sono alternative e i fondi messi a nostra disposizione sono sempre più ridotti. Visto che nel caso di un’assenza di un “prof” per diversi mesi non si possono lasciare classi scoperte, bisogna tagliare spese di materiale e di didattica extra per garantire le buste paghe. In un momento di crisi economica come questo non ci pare davvero giusto gravare sugli studenti

La lettera

Il Consiglio di Istituto, rilevata la grave sofferenza finanziaria dell’Istituto “G. Soleri”, peraltro comune, purtroppo, a tutte le scuole pubbliche, desidera informare le famiglie degli allievi in merito alla situazione economica attuale.
Alla data odierna non risultano, infatti, pervenuti i finanziamenti statali relativi agli anni 2003, 2004, 2005, 2006, 2007, 2008, 2009, per un importo complessivo di € 151.100,29.
L’Istituzione scolastica, fino a questo momento, ha utilizzato la propria “cassa” per far fronte alle necessità economiche, garantendo il regolare svolgimento delle attività sia curricolari che extracurricolari e anticipando la copertura delle spese obbligatorie (come, ad esempio, gli stipendi dei supplenti) e indispensabili per la quotidiana attività didattica con i contributi delle famiglie, con i fondi raccolti attraverso la partecipazione a bandi di concorso e con le erogazioni destinate ai docenti e al personale per l’ampliamento dell’offerta formativa.
I docenti e il personale ATA, inoltre, sono stati retribuiti solo in parte per le attività aggiuntive svolte nello scorso anno scolastico e ad oggi operano senza la certezza della data in cui saranno compensati.
La situazione si sta progressivamente aggravando e, se i fondi arretrati non verranno erogati dallo Stato in tempi rapidi, si rischia la paralisi dell’attività didattica, poiché non sarà più possibile nominare i supplenti ed acquistare materiale, né chiedere ai docenti e al personale ATA qualsiasi tipo di attività eccedente le funzioni di ciascuno (corsi di recupero, conduzione di laboratori e progetti, straordinari, ecc.). La scuola si troverebbe, quindi, nella condizione di dover ridurre l’offerta formativa, oppure di chiedere alle famiglie di contribuire ancora di più alle spese per il funzionamento dell’Istituto, aggravando una situazione economica generale già difficile.
È necessario e urgente che tutte le famiglie siano al corrente della situazione economica delle scuole e dei molti cambiamenti che si preannunciano per il prossimo anno scolastico, in seguito all’operazione di dimensionamento delle scuole e di revisione dei piani di studio attualmente in corso. Non appena saranno fornite dalla Regione Piemonte e dal Ministero dell’Istruzione maggiori informazioni sarà nostra cura riportarvele, attraverso una assemblea dei genitori presso l’Istituto.
I più cordiali saluti e i migliori auguri per le prossime festività.
*Il Presidente del Consiglio di Istituto