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Troppa attenzione per gli ospedali Si trascurano territorio e sociale”

Da “La Stampa” del 30 dicembre di MARIO BOSONETTO CUNEO

«La riorganizzazione della Sanità sembra sia stata affrontata più come un problema di carattere politico, che non avendo conoscenza vera di come stanno le cose e di quali sono i problemi». Il piano regionale non convince il dottor Salvio Sigismondi, presidente dell’Ordine dei medici della provincia di Cuneo. «L’80 per cento delle esigenze in campo sanitario - spiega - nascono sul territorio. Questo piano sembra invece dare poca attenzione al territorio per concentrarla sugli ospedali. Dove tutto costa di più. Dove bisognerebbe aumentare la specializzazione e l’efficienza». «E non si può continuare con tutti gli ospedali fanno tutto - prosegue Sigismondi -. Un reparto di Ortopedia, ad esempio, potrebbe servire tutta la provincia, con alti livelli di prestazioni e massime garanzie per tutti. E questo schema andrebbe ripetuto per le altre specialità. Ma una riorganizzazione così, che davvero inciderebbe sul livello dei servizi, necessita anche del coraggio politico di far accettare l’impopolare decisione che eliminerebbe alcuni degli ‘’ospedali sotto casa’’». «E poi - conclude - mi pare non sia stata fatta la valutazione su quali potrebbero essere le ricadute non solo positive ma anche negative, derivanti dalla difficoltà di gestire strutture amministrative così grosse e complesse».

Critici anche i sindacati. «L’illustrazione del piano fatta in Regione - dice il segretario provinciale della Cgil Marco Ricciardi - manca di tutta la parte sociale, che come organizzazioni sindacali ci interessa moltissimo. Ci preoccupa soprattutto lo scorporo degli ospedali dalle Asl. E’ l’esatto contrario di quanto detto dalla Regione finora, cioè che si sarebbe investito sul territorio». Dello stesso tenore il commento del segretario provinciale della Cisl Matteo Carena: «Non è tanto la questione degli accorpamenti che interessa i cittadini, come pazienti e come contribuenti. E’ che se si concetrano le risorse sugli ospedali è probabile che le Asl territoriali facciano fatica a mantenere il livello e la diffusione dei servizi».

Ma il più critico è il segretario provinciale del settore Sanità della Uil, Giovanni La Motta, che è anche dipendente dell’Asl Cn 2 e abita a Bra. «Togliere l’autonomia al futuro ospedale di Verduno è uno scippo all’Albese e al Braidese. Hanno accettato di mettere da parte i campanilismi per dare vita a un progetto innovativo. Hanno raccolto una cifra considerevole, ormai vicina agli otto milioni di euro, per sostenere il loro ospedale, e ora si dice loro che quel progetto è cancellato? L’Asl Cn 2 ha il tasso di assenteismo tra i più bassi d’Italia e il tasso di produttività tra i più alti. E’ una squadra che lavora molto bene. E la si vuole smembrare? Perché? E’ un esperimento che bisognerebbe invece far proseguire. E se, come probabile, continuasse a dare ottimi risultati, bisognerebbe esportarlo anche altrove, altro che cancellarlo!».

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La Regione chiede all’Asl Cn1 di risparmiare 10 milioni di euro

Da “La Fedeltà” del 28 luglio 2010

L’Asl Cn1 dovrà tagliare 10 milioni di euro per chiudere in pareggio il bilancio 2010. A tanto ammontano i risparmi che dovrà effettuare per rispettare il piano di rientro sottoscritto martedì 27 luglio con l’Assessorato regionale alla Tutela della salute e sanità.
Non si tratta di una riduzione dei trasferimenti che la Regione corrisponde all’Asl, ma di un aumento non commisurato al fabbisogno 2010, che - stimato in base alla proiezione della spesa del primo trimestre - è aumentato rispetto all’anno precedente.
Le ragioni di questo incremento sono state illustrate a “La Stampa” dal direttore generale Corrado Bedogni. “Sono molte le voci di spesa aumentate nell’ultimo anno - ha detto nell’intervista a Lorenzo Boratto -. Ad esempio, il nuovo Ospedale di Mondovì, che sul bilancio 2009 ha inciso solo da maggio, mentre quest’anno la sua gestione costa 12 milioni di euro. Ancora: abbiamo stabilizzato decine di veterinari e psicologi, come imposto dalla Regione, e quindi si spende di più”.
Un altro esempio, che vale per tutte le Asl del Piemonte: a fine 2009 la Regione ha deciso di alzare la quota che la Sanità deve corrispondere nelle case di riposo convenzionate per anziani non autosufficienti. Da giugno il costo per ogni giorno di degenza è di 4,5 euro in più. Per l’Asl Cn1 si tratta di un aumento di spesa di 800 mila euro all’anno, a meno di tagliare i posti letto, cosa che nessuno intende fare.
Bedogni ha anticipato come cercherà di recuperare i 10 milioni di euro. “Interverremo sulla standardizzazione degli acquisti con massima attenzione alla gestione delle scorte, con adesione anche a gare regionali e sovrazonali. Non sono previsti invece tagli ai servizi (in adesione a quanto richiesto dall’Assessorato regionale - ndr), ma una loro razionalizzazione, considerando il tetto al costo del personale inserito nel finanziamento regionale, che prevede un blocco del turn over al 60%, con risparmi sia sui dipendenti sia sugli interinali”.
Si fa quel che si può, insomma, ma la coperta - comunque la si tiri - rimane sempre corta. E finirà per lasciare qualcuno o qualcosa allo scoperto. È quel che temono le Direzioni regionali dei sindacati Cgil, Cisl e Uil, che non vogliono sentire parlare di tagli al personale e sono già sul piede di guerra. “Continuano ad arrivarci segnalazioni su Direzioni generali ospedaliere e Asl che perseverano nel taglio di risorse per il personale sanitario - scrivono in un comunicato congiunto - nonostante il recente accordo regionale sullo «sblocco» del turn-over che prevede la negoziazione tra Azienda e i sindacati”.
La loro denuncia è legata alla scarsa volontà delle Aziende sanitarie ad aprire la contrattazione per rendere esigibile l’accordo sullo 0,8 delle risorse, come stabilito in sede regionale con l’assessore Ferrero.
Nonostante le difficoltà oggettive in cui versano le Asl, alle prese con i piani di rientro, il sindacato non accetta repliche e alza i toni della polemica: “Alle Direzioni generali e all’Assessorato regionale alla Salute - continuano - diciamo che non siamo disponibili a contrattare per perdere tempo o, peggio, per firmare accordi sistematicamente disattesi a livello aziendale. I direttori generali delle Aziende sanitarie si assumano le loro responsabilità e, se si dimostrano incapaci di rendere operativo quanto deciso in sede regionale, pensino seriamente di cambiare mestiere e di lasciare ad altri questo onere. Chiediamo all’assessore regionale Caterina Ferrero di intervenire, verificando quanto sta accadendo nelle singole Aziende e di convocare con urgenza un tavolo di confronto per esaminare le decisioni assunte dalle Direzioni generali in merito all’accordo regionale sottoscritto il 1° luglio”.
Intanto le Aziende sanitarie (e quelle ospedaliere) fanno i conti con i numeri e si “leccano le ferite”. La riduzione complessiva per la Sanità piemontese sarà di 130 milioni di euro: quanto necessario per ridurre il passivo tendenziale di 530 milioni nei limiti previsti dal “Patto per la salute” siglato tra Governo e Regioni.

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Asl: più soldi ma non bastano

Da “La Stampa” del 22 luglio di Lorenzo Boratto 

Soldi dalla Regione alla Sanità del Cuneese, ma non a sufficienza: ne arriveranno 18,4 in più rispetto al 2009, ma ne sarebbero stati necessari altri 17. Aziende sanitarie (Asl Cn1 e Cn2) e ospedale «Santa Croce e Carle» dovranno spendere meno, avere meno personale e nello stesso tempo non compromettere servizi e prestazioni. Lo ha indicato l’assessore regionale Caterina Ferrero.
«Difficile - dicono i direttori generali -, ma possibile». Ieri l’assessorato alla Sanità ha reso nota l’entità dei trasferimenti diretti previsti da Torino alle Asl e Aso del Piemonte per quest’anno: in totale 8,6 miliardi di euro (e all’appello mancano ancora due Asl del Torinese e l’ospedale Mauriziano, che non hanno presentato i loro Piani di rientro).
Per le Asl Cn1 e Cn2 si tratta di un lieve aumento rispetto al 2009, insufficiente, però, a coprire i costi di gestione, che intanto sono cresciuti. Per il «Santa Croce» quasi un milione di euro in meno rispetto a un anno fa, ma l’ospedale di Cuneo riceve solo una parte del suo budget dai trasferimenti diretti (meno del 25%, il rimanente deriva da rimborsi regionali e di altre Asl).
L’assessore Ferrero ha spiegato: «È una razionalizzazione necessaria. Serve un risparmio progressivo. Avremo con questi Piani un contenimento della spesa regionale di 50 milioni di euro ogni anno: soldi che saranno reinvestiti nella Sanità pubblica». In pratica: la Giunta regionale ha autorizzato la Direzione Sanità ad approvare i «Piani di rientro» che le singole aziende hanno presentato alcune settimane fa: tutti contenevano proposte per ridurre i costi di gestione, in alcuni casi (come nel Cuneese) la Regione ha chiesto di contenere la spesa ulteriormente. L’assessore si è raccomandato: «La razionalizzazione dovrà essere perseguita senza pregiudicare in alcun modo i servizi offerti ai cittadini».
La riduzione complessiva per la Sanità piemontese è di 130 milioni di euro: è stato calcolato l’andamento del primo trimestre 2010 del bilancio sanitario, che ha definito un passivo «tendenziale» di 530 milioni, cioè 130 in più di quanto permesso dal «Patto per la Salute» siglato tra governo e Regioni.
Il lavoro di contenimento della spes sarà complesso: i direttori generali di Asl Cn1, Cn2 e «Santa Croce» garantiscono che i servizi non diminuiranno, almeno per quest'anno. Gli aumenti dei costi sono però consistenti. Un esempio su tutti: a fine 2009 la Regione ha deciso di «alzare» i costi di degenza delle case di riposo. Da giugno si pagano in media 4,5 euro in più al giorno per ogni paziente. Per un'azienda come la Cn1 si tratta di un esborso di 800 mila euro in più l’anno (le nuove tariffe vanno da 74 a 108 euro al giorno, a seconda dell'intensità delle cure e delle condizioni di salute dei pazienti). Le alternative sono due: o tagliare posti letto (ma nessun direttore sanitario vuole farlo) o allungare la liste d'attesa per le case di riposo, passando dal 98% attuale di tasso di occupazione dei posti letto nella «Granda» a meno del 90%. Così si «risparmierebbero» ogni anno migliaia di giornate di degenza. Ma chi ha anziani in casa dovrà aspettare per trovare un’assistenza pubblica, o cercare una sistemazione alternativa in strutture private.
Su questi tagli interviene il presidente provinciale dell’Ordine dei medici, Salvio Sigismondi: «Condivido l’azione di riordino, che è necessaria. Ma i tagli senza una logica hanno una sola conseguenza: meno medici, meno strutture, meno servizio pubblico, a favore dei privati. Anche per questo motivo c’è stato lo sciopero di lunedì scorso». Sui possibili tagli, Sigismondi aggiunge: «Servono riforme strutturali su alcuni meccanismi. Concretamente: basterebbero tre righe di una legge per depenalizzare l’atto medico ed evitare così gli esami inutili che i dottori fanno per tutelarsi. Chi si spacca un dente spesso è anche sottoposto in Pronto soccorso a una Tac al cranio, perchè se succede qualcosa di grave, il paziente può portare il medico in tribunale. Ma l’esame è inutile. Altri esempi? Ogni anno le Asl spendono migliaia di euro per pagare le cure termali: vorrei sapere qual è il reale beneficio».
Sui servizi si inciderà il meno possibile, ma a qualcosa si dovrà rinunciare. Come l’hospice a Bra: è pronto da tempo, doveva essere inaugurato a maggio. Senza soldi non si sa quando aprirà, anche perchè serve personale nuovo

 

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ASL CN1: firmata intesa con sindaci e sindacati

Da www.targatocn.it del 10 luglio

“Un’intesa programmatica che trova un preciso riscontro nell’atto aziendale applicato dall’Asl”. Lo dice il direttore generale della CN1, Corrado Bedogni, commentando l’accordo siglato con la rappresentanza della Conferenza dei sindaci e le organizzazioni sindacali confederali Cgil, Cisl, Uil, in materia di applicazione del piano socio-sanitario della Regione Piemonte. Un impegno importante  - in un momento di difficoltà soprattutto per la carenza di risorse - in tema di integrazione socio-sanitaria, di miglioramento dell’assistenza medica di base, per l’attività di prevenzione sul territorio soprattutto nei luoghi di lavoro e per lo sviluppo di una reale integrazione della rete ospedaliera. La Direzione dell’Asl CN1 ha compiuto sforzi di non poco conto, negli ultimi anni, nel perseguire l’obiettivo (contemplato nell’accordo) del raggiungimento del 2% rispetto alla popolazione ultra 65enne dei posti in convenzione nelle strutture per anziani non autosufficienti. E poi c’è stato, e c’è, tutto l’impegno di investimenti nelle cure primarie, dove l’Asl è stata antesignana.  Ma è sul ruolo degli ospedali che si sofferma, in particolare, il direttore generale: “Vedo un pericolo per i nostri ospedali. Nel Cuneese c’è una Sanità con bilanci in equilibrio e per questo motivo è difficile risparmiare ancora senza incidere sui servizi. Nella proiezione del primo trimestre 2010 su tutto l’anno la nostra Asl, che presentava i conti in equilibrio a fine 2009, si trova fuori di 26 milioni, rispetto alla quota riconosciuta per l’anno precedente. I maggiori costi sono dovuti sia all’inflazione (circa 5 milioni, Ndr) sia a nuovi servizi, in particolare all’apertura del nuovo ospedale di Mondovì. E’ vero che ci sono meno soldi, ma i costi non stanno fermi. Il forte investimento fatto su Mondovì, soprattutto in risorse umane, è una scelta che difendo, perché credo che gli ospedali, se ci sono debbano funzionare.” L’Asl CN1 ha comunque presentato di recente un secondo piano di rientro dell’ordine di circa 9 milioni di tagli, senza per ora incidere sui servizi. “Se ci chiederanno maggiori sacrifici - puntualizza Bedogni - saremo però costretti a intervenire anche sull’attuale livello di attività. Mi auguro che ciò non accada, anche per la considerazione di cui la Sanità cuneese, dove non mancano oculatezza ed efficienza, ha sempre goduto presso l’assessorato regionale.” Obiettivo dell’Asl resta quello di recuperare mobilità passiva sull’attività di primo livello da riportare correttamente negli ospedali di territorio

 

 

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Stipendio infermieri 90 euro al mese in più

Da “La Stampa” del 29 gennaio di ]LORENZO BORATTO
CUNEO
Un anno e mezzo di trattativa, una spesa per l’azienda di 300 mila euro, 1700 i dipendenti coinvolti. Ieri l’Azienda ospedaliera «Santa Croce e Carle» di Cuneo (il primo datore di lavoro pubblico della città) ha presentato il nuovo contratto integrativo: riguarda tutti i dipendenti non dirigenti, dagli operatori socio sanitari agli infermieri, dai tecnici agli impiegati.
Agli infermieri, per esempio, in busta paga andranno mediamente 90 euro in più al mese, ma solo per il 60% dei lavoratori ci saranno aumenti.
Il direttore generale Giorgio Gatti spiega: «L’accordo pesa sul 15-20% della paga lorda: è stato reso possibile grazie ai conti in equilibrio dell’Aso. Il confronto con i sindacati è stato lungo, difficile, costruttivo. L’aspetto più innovativo è la nuova valutazione della produttività: abbiamo individuato parametri oggettivi e verificabili». I fattori individuati sono adesso legati a Drg (in pratica i rimborsi della Regione agli ospedali), valore del Day Hospital, importo delle prestazioni ambulatoriali, numero di ore in sala operatoria e importo dello straordinario (esclusa la reperibilità). Con i nuovi parametri una parte dei dipendenti ci avrebbero rimesso, ma l’accordo prevede comunque che gli incentivi non calino rispetto all’anno scorso.
È stata anche varata una modifica del conteggio dell’orario: fino alla scorsa settimana, scattata l’ora di ingresso, se in ritardo, il sistema conteggiava 10 minuti, adesso si conterà esattamente il minuto di ingresso e uscita quando si passa il badge nei rilevatori magnetici.
«Prima la produttività era concordata dai responsabili dei diversi servizi e dalla direzione generale: l’accordo è molto positivo – spiega Fabrizio Silvestro, delegato Cisl, 500 iscritti al «Santa Croce» -.  L’azienda ha messo fondi importanti per gli incentivi. Ma alcune figure prenderebbero meno soldi: sono poche decine di euro l’anno, ma per evitare questa penalizzazione, con alcune ore di lavoro in più, avranno garantita la stessa cifra del 2009. Altra importante novità: il passaggio di consegne tra i diversi turni di infermieri sarà conteggiato come orario di lavoro».

 

 

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“Il sistema sanitario a rischio per i tagli dei fondi pubblici”

Da “La Stampa” del 20 gennaio 2010

«Il sistema sanitario è sempre più a rischio, sempre più trascurato e attaccato dalla politica». Con questa denuncia, ieri le maggiori sigle sindacali dei medici italiani (che riuniscono i vari specialisti: Anaao, Cimo, Aaroi, Cgil Medici, Fvm, Fassid) hanno indetto una serie di assemblee nei principali ospedali italiani. Al «Santa Croce» hanno partecipato oltre 50 professionisti.
Pietro Leli, del sindacato Anaao e vicepresidente dell’Ordine provinciale dei Medici: «Dal sottofinanziamento della Sanità pubblica al sempre più diffuso precariato, sono molti i problemi della Sanità nazionale: aumentano le disparità tra Regioni perchè manca il coraggio per interventi strutturali». Si è anche parlato della pubblicazione online degli stipendi dei medici del Santa Croce e Carle. «Al di là delle idee politiche di ognuno - spiega Leli -, c'è comunque una componente demagogica nel rendere noti questi dati che non sono comparabili, perché le direttive del ministero sono state poco chiare».
Gian Luca Visconti, delegato Fp Cgil Medici, aggiunge: «C’è anche il problema della “territorialità”: se si riducono solo i posti letto negli ospedali e non si potenzia altrove, si crea un vuoto, esattamente come sta accadendo. L’“Operazione trasparenza”? La legge va ottemperata, ma senza direttive precise ogni azienda si è inventata una soluzione, così non si possono confrontare anche realtà vicine come “Santa Croce” e gli altri ospedali della Granda. Si sono create invidie all’interno della categoria medica, mentre si sta discutendo sul nuovo contratto nazionale scaduto a fine 2009: ma le ultime direttive del ministro Brunetta hanno ormai “svuotato” la contrattazione».
I 450 dirigenti medici dell'ospedale di Cuneo stanno discutendo da oltre un anno anche per il rinnovo del contratto integrativo con l’azienda ospedaliera. Francesco Lemut, dell’Aaroi-Emac (sindacato degli anestesisti e rianimatori): «Serviranno ancora mesi perché, tra le altre cose, si devono introdurre le nuove normative dell'Unione europea sulla sicurezza di medici e utenti. Ad esempio si devono regolare le pause e i riposi sul lavoro: dopo le notti passate in ospedale ora dovranno passare almeno 11 ore prima di riprendere, mentre finora, in alcuni casi, si derogava. La bozza è in mano alla direzione generale: il nuovo contratto comporta cambiamenti rilevanti. Ci vorrà tempo per chiudere».

 

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Istituto Climatico di Robilante a rischio chiusura

Da “La Guida” del 11 dicembre di Massimiliano Cavallo

C’è molta preoccupazione da parte dei sindacati e dei lavoratori per le sorti dell’Istituto Climatico di Robilante. Da ormai più di un anno la casa di cura privata fondata più di 80 anni fa dal dott. Giovanni Capitolo, rischia la chiusura definitiva, facendo perdere al territorio 120 posti per pazienti post acuzie di lungodegenza e riabilitazione di primo livello pneumologico e oltre 140 posti di lavoro.

L’istituto infatti svolge un im­portante ruolo socio-sanitario sul territorio cuneese oltre ad essere una delle più grandi "aziende" della valle Vermenagna. La So­cietà Casa di cura privata Istitu­to climatico di Robilante Srl, che gestisce la struttura ospedaliera privata, è stata acquistata un an­no fa da una società romana che fa capo ad Alessandro Bartoli, molto vicino al precedente am­ministratore delegato Giovanni Riccardi. Si erano però interes­sati alla struttura due realtà cu­neesi, l'Amos Spa che aveva chie­sto alla Regione un'autorizzazio­ne per l'acquisto, mai arrivata, e la ditta San Giorgio che ha poi acquisito nei mesi scorsi il Ferre­ro di Alba. Lo stato di salute del­la casa rimane comunque insta­bile con una gestione troppo o­nerosa, una sostenibilità che è al limite e un necessario riammo­dernamento della struttura che continua ad essere rimandato.

"La situazione di criticità della struttura - spiega Alessandro Ber­taina, segretario generale Cisl Fp - ci preoccupa ed emerge dal ri­tardato pagamento degli stipendi al personale dipendente, dai ten­tativi di conciliazione relativi a svariate problematiche di lavoro alle quali l'Azienda non si è mai presentata, dai tentativi di licen­ziamento dei dipendenti con mo­tivazioni infondate e ultimamen­te dal ricorso a dipendenti di coo­perativa in assenza di accordi sindacali, incorrendo così in in­termediazione di manodopera".

L'Istituto Climatico di Robilan­te è stato fondato nel 1927 in un pregevole edificio ottocentesco e si è subito caratterizzato per la cura della tubercolosi. Dal punto di vista amministrativo è un isti­tuto di pneumologia, fu autoriz­zato dalla Regione per 200 posti letto ma oggi ne vengono utilizza­ti circa 120, la maggior parte dei

quali per ricoveri di lungodegen­za e riabilitazione di primo livel­lo pneumologico, interamente fi­nanziati dal Sistema Sanitario Pubblico. Dà occupazione a 142 dipendenti tra medici, infermieri, oss (operatori socio sanitari), au­siliari e cuochi, due terzi dei qua­li stranieri.

"Preoccupano anche lo stato dei locali - continua Bertaina - di strutture ed apparecchiature in uso di dubbia sicurezza essendo in attesa di un documento sulla valutazione dei rischi mai pre­sentato; e anche le lamentele dei pazienti relative a situazioni di disagio venutesi a creare per mancanza di materiale sanitario e di convivenza, e dei fornitori per ritardi e mancati pagamenti per le forniture ed i servizi eroga­ti".

Alcuni passi sembra che la nuova proprietà li abbia fatti con gli enti creditori, primo fra tutti l'Inps, versando acconti e garan­ tendo un piano di rientro convin­cente. D'altra parte lo stesso am­ministratore Bartoli ha vinto nel­le ultime settimane una gara mi­lionaria per una Rsa nel torinese. Il piano economico, ma anche l'inquadramento del personale e le ristrutturazioni degli ambienti rimangono comunque condizio­ni necessarie per l'accreditamen­to al Servizio Sanitario che deve passare al vaglio della Regione.

"Abbiamo segnalato lo stato delle cose - conclude Bertaina - alle massime cariche politiche provinciali e regionali chiedendo l'istituzione urgente di un tavolo di concertazione. Dobbiamo sal­vaguardare i posti di lavoro at­tuali senza incrementare la lunga fila dei disoccupati che già afflig­ge la provincia e insieme difen­dere l'utente assicurando un ser­vizio decoroso a chi usufruisce delle strutture sanitarie conven­zionate presenti sul territorio".

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Non vogliamo fare le spie”
Dura reazione dei medici al decreto che li obbligherebbe a segnalare i clandestini

Da “La Stampa” del 7 febbraio 2009 di LORENZO BORATTO
CUNEO
Malumore e rabbia fra i medici. Ma anche la paura di mettersi contro la legge. Nessuno vuole «fare la spia», denunciando clandestini. Ecco alcune reazioni a caldo dopo che, in Senato, è stato approvato il «pacchetto sicurezza» del Governo. «I colleghi sono tutti incazzati, resta da capire se è reato d'ufficio o no» dice senza mezzi termini Ugo Sturlese, ex primario dell'ospedale di Cuneo e oggi nella Commissione nazionale sanità. Condanna ferma anche da Salvio Sigimsondi, presidente dell'Ordine provinciale e medico di base. «Le leggi dello Stato? I medici le applicano e non le interpretano - premette -. Il decreto è una ferita profonda a professione, società, Costituzione e cultura europea. Se un medico procede alla denuncia, proporrò al Consiglio provinciale dell'Ordine una sanzione diretta dell'iscritto: violerebbe l'articolo 32 della Costituzione, il giuramento di Ippocrate vecchio di 2400 anni e l'articolo 3 del Codice deontologico vigente».
Rabbia anche tra i medici ospedalieri. «Un duro colpo ai diritti umani - dice Guido Raineri, primario del reparto Infettivi a Cuneo e presidente regionale della Società malattie infettive -. Da anni lavoriamo per favorire l'accesso degli immigrati alle strutture sanitarie, con diversi progetti di integrazione. Così il clandestino avrà paura di avere di fronte un poliziotto, non un sanitario. Perderemo i pazienti, sarà un autogol per la sanità pubblica: i tubercolotici che curiamo sono tutti extracomunitari e ci sono fra loro clandestini. Se non si presentassero in ospedale sarebbero una mina sanitaria vangante: stesso discorso per Aids o meningite. Spero solo che la legge lasci la libertà di denunciare o no: non lo farei io e nessuno dei colleghi».
Molti degli stranieri si rivolgono direttamente ai Pronto soccorso. Vengono curati sempre, tutti. Spiega Bruno Tartaglino, primario di Emergenza e accettazione al Santa Croce: «A tutti chiediamo le generalità, poi consegnamo loro una tessera che vale sei mesi, con sopra solo un numero. I colleghi sono totalmente contrari, ma prima di mettermi contro la legge, serve ragionare e vedere quale sarà l'esito finale di questo provvedimento».
Giorgio Nova, responsabile del Pronto soccorso a Savigliano: «Decreto ancora in discussione. Tg e giornali parlano di ‘’possibilità’’, un senatore leghista sentito l'altra sera in tv sosteneva invece che il reato di immigrazione è procedibile d'ufficio: il medico di Pronto soccorso è pubblico ufficiale, avrebbe l'obbligo della segnalazione. Potrebbe invocare l'obiezione di coscienza, ma si andrebbe incontro a sanzioni penali». Nova è contrario, azzarda l'ipotesi del boicottaggio. «Se passasse il decreto servirebbe un'azione comune di tutti i Pronto soccorso provinciali per non denunciare - aggiunge -, altrimenti dovrò lasciare liberi i colleghi di fare secondo coscienza. E non escludo che qualcuno lo faccia».
A Cuneo opera per tutta la provincia un Isi (Informazione sanitaria immigrati). È in via Boggio 12 a Cuneo: rilascia un tesserino come in ospedale, valido sei mesi, «per cure urgenti e essenziali». L'Isi è aperto il lunedì e il giovedì pomeriggio (13,30-16). In due anni ha curato 1271 clandestini (467 si presentavano per la prima volta). Sono soprattutto albanesi, rOmeni (che non rientrano nel servizio sanitario nazionale ma fanno parte dell'Unione europea), poi marocchini e ucraini. Il responsabile è Gabriele Ghigo: «Gli Isi sono uno per ogni provincia. La Regione li ha fatti nascere 10 anni fa proprio per la tutela della Sanità pubblica: funzionano come un medico di base per i regolari, si paga il ticket. Se approvato in questa forma il decreto ci metterebbe in difficoltà. Ci incontreremo la prossima settimana con i colleghi responsabili degli Isi piemontesi». A Cuneo esiste anche un «Ambulatorio medico sociale», aperto ai Tommasini (via Bersezio 2). Ci lavorano 7 volontari: quasi tutti medici e infermieri in pensione. Una di loro è Maria Grazia Cavallo, ex dipendente dell'Asl 15: «Curiamo solo patologie semplici, tutto è gratis, anche il dentista che lavora moltissimo. Vediamo 250 persone l'anno, da tutto il mondo, esclusi i cinesi che si affidano alla loro medicina tradizionale. Denunciare i clandestini? Non mi sono mai posta il problema dell'identità del paziente, io curo e basta. Spesso poi ci danno nomi incomprensibili o finti: non avrebbero molto valore per la Questura».

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LAVORO - La società di servizi che opera nel campo sanitario assumerà i trenta lavoratori "tagliati" alcuni mesi addietro

Interinali Asl salvati da Amos

 

Da “La Gazzetta di Alba” del 20 gennaio di di GIULIO SEGINO

 

La trentina di lavoratori interinali "tagliati" un paio di mesi fa dall’Asl Cn2 Alba-Bra da questa settimana ha la certezza di poter continuare a operare nell’Azienda sanitaria. La rigida applicazione delle recenti norme contro lo sfruttamento del precariato impediva loro, dopo averlo fatto per almeno tre anni, di continuare a lavorare nell’Asl: addirittura per alcuni di loro il limite dei 36 mesi di lavoro era stato superato

 Amos. «Per l’Asl non era possibile, così saranno assunti da Amos, che ora è controllata al cento per cento dalla sanità pubblica, e continueranno a lavorare ad Alba e Bra», spiega Roger Davico, portavoce Rsu per la Fp-Cisl. «Con questo ultimo provvedimento viene quasi eliminato il lavoro precario dall’Asl Cn2 e nel corso dell’ultimo anno sono stati stabilizzati un centinaio di lavoratori, prima quelli a tempo determinato, ora gli interinali».

Non tutti d’accordo. La soluzione Amos (azienda pubblica di diritto privato) non ha soddisfatto del tutto il sindacato, ma nella situazione a cui si era arrivati non c’erano alternative. Il blocco delle assunzioni nel pubblico impiego ha costretto le aziende a inventare nuovi percorsi per far fronte alle necessità, nell’interesse degli utenti stessi, creando precariato.

Continua Davico: «Abbiamo richiesto di rivedere le dotazioni organiche. Quasi tutti i reparti hanno carenza di personale». In una lettera alla Direzione aziendale la Cisl sottolinea che per tamponare la situazione si ricorre con frequenza agli straordinari oltre i limiti previsti.

Problemi. La situazione si è venuta a determinare non soltanto per il blocco alle assunzioni, ma anche per l’aumento dei carichi di lavoro degli ultimi anni: «Non dimentichiamo che il conteggio del personale necessario fa riferimento a parametri vecchi e superati, non tenendo conto dei cambiamenti della medicina, della crescita del turnover dei pazienti e delle esigenze di assistenza più complesse che derivano dall’aumento dell’età media dei ricoverati e dalle nuove tecnologie introdotte».

A fronte di queste difficoltà va ricordato che il personale dell’Asl albese non si è mai tirato indietro, anzi le strutture dell’azienda Cn2 sono in testa nelle statistiche regionali sulla produttività.

Contratto. Questi e altri temi, quali la reperibilità, le progressioni di carriera, verranno discussi nelle prossime settimane, quando si apriranno le trattative per il rinnovo dei contratti sia in ambito aziendale che a livello nazionale. «Il contratto nazionale è scaduto nel 2007 – commenta Davico – e occorre ridiscutere le decisioni negative introdotte dal decreto Brunetta. La "lotta ai fannulloni" più che colpire chi ne approfitta, nonostante gli strumenti contrattuali già esistenti, si è rivelata una "piazzata" con riduzioni salariali a chi è veramente ammalato».

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ALBA. ISTITUTO IN CRISI
Dipendenti del Centro Ferrero senza stipendio da quattro mesi

Da “La Stampa” del 25 novembre di ]GIUSEPPINA FIORI
ALBA
Cresce la preoccupazione per la grave crisi economico- finanziaria che ha colpito la Fondazione «Giovanni e Ottavia Ferrero» con il Centro di riabilitazione per handicappati, disabili e anziani. I circa 180 dipendenti sono senza stipendio da quattro mesi, con notevoli difficoltà per molte famiglie. Lavoratori e rappresentanti sindacali hanno tenuto un’assemblea all’Istituto durante la quale hanno incontrato il commissario Salvatore La Rosa, nominato dal prefetto. I sindacalisti Danila Botta (Cgil) e Fabrizio Silvestro (Cisl): «I lavoratori e le loro famiglie si trovano in una condizione insostenibile. Durante l’assemblea ci è stato assicurato che entro fine mese saranno disponibili 350 mila euro per pagare degli acconti. Una cifra che non è neanche sufficiente a versare una mensilità a tutti i lavoratori. C’è inoltre il rischio che molti operatori lascino la struttura».
Altra novità è rappresentata dalla costituzione di un Comitato dei genitori degli ospiti dell’istituto. Anche i familiari sono molto preoccupati per il futuro dei loro figli e chiedono solidarietà. Sui problemi al «Ferrero», sindacati, lavoratori e famiglie stanno organizzando un incontro pubblico, che si terrà a breve e al quale saranno invitati i rappresentanti delle istituzioni, delle categorie, delle aziende per far conoscere i problemi a tutta la città. Anche la guardia di Finanza e la Procura della Repubblica si stanno occupando della Fondazione e del Centro Ferrero. Il sindaco, Giuseppe Rossetto: «Qualunque sia l’evoluzione dei fatti, la preoccupazione di tutti sarà quella di tutelare la continuità del servizio e il lavoro dei dipendenti».

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Centro Ferrero: 600 mila euro ai proprietari della sede a Vado

Da “La Stampa” del 16 novembre di GIUSEPPINA FIORI
ALBA
La Fondazione «Giovanni e Ottavia Ferrero» è stata protagonista, l’altro ieri, di una vertenza in tribunale che l’ha vista opposta alla società Cordea srl, proprietaria della struttura socioassistenziale di Vado Ligure, sede distaccata del Centro di riabilitazione di Alba.
A settembre la Cordea aveva notificato alla Fondazione un atto di precetto, ovvero un ordine in cui intimava il pagamento di 1.852.091 euro per sei mesi di affitto dei locali non pagati. La Fondazione si è opposta rivolgendosi al tribunale di Alba, sostenendo che sarebbero state chieste somme maggiori del dovuto. Il giudice Giacomo Marson della sezione civile ha accolto in parte il ricorso della Fondazione, riducendo la somma dovuta alla Cordea a 601.799 euro più gli interessi.
L’avvocato Roberto Ponzio, che ha assistito la Fondazione con Alessandro Paganelli: «La somma oggetto di precetto non considerava il versamento di un deposito cauzionale di 1.200.000 euro che, secondo la Fondazione, doveva andare in compensazione con le somme dovute ai sensi del contratto. Secondo Cordea, invece, il deposito cauzionale doveva essere trattenuto a copertura di maggiori danni conseguenti all’anticipato recesso dal contratto di locazione e segnalava di aver già presentato un ricorso davanti al tribunale di Savona». Continuano i legali: «Secondo noi ciò non era ammissibile in quanto i danni non sussistono e comunque ne deve essere prima accertata esistenza ed entità. Siamo soddisfatti che il tribunale abbia recepito questa nostra impostazione».
Vicende giudiziarie a parte, la situazione finanziaria al Centro Ferrero è molto grave. In un incontro svoltosi in municpio con il sindaco Giuseppe Rossetto e i rappresenti sindacali , il commissario della Fondazione, Salvatore La Rosa, ha ribadito che gli obiettivi prioritari sono mantenere l’attività del Centro di riabilitazione e pagare le spettanze ai dipendenti, senza stipendio da metà luglio. Il commissario incontrerà i lavoratori in un’assemblea giovedì, alle 12, nell’Istituto. Il sindaco Rossetto: «Si sta valutando un piano industriale che coinvolga banche e altri partner nel tentativo di risanare l'azienda».

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ALBA. PROVVEDIMENTO DEL PREFETTO
Il Centro Ferrero è stato commissariato
I lavoratori negli ultimi 2 mesi sono rimasti senza stipendio

Da “La Stampa” del 22 ottobre di GIUSEPPINA FIORI
ALBA
La Fondazione Giovanni e Ottavia Ferrero, proprietaria del Centro di riabilitazione per handicappati e anziani, è stata commissariata. La notizia è stata confermata ieri sera con un comunicato della Prefettura in sui si legge: «Il prefetto della provincia di Cuneo, Bruno d’Alfonso, nell’esercizio dell’attività di controllo governativo sulle Fondazioni, con decreto ha sciolto gli organi sociali della “Fondazione Giovanni ed Ottavia Ferrero” con sede in Alba, via De Amicis 16 ed ha provveduto alla contestuale nomina di Salvatore La Rosa, quale commissario straordinario per la provvisoria gestione dell’ente. Il provvedimento, che è stato adottato a conclusione di una approfondita verifica ispettiva presso l’Ente, effettuata anche con il qualificato apporto della Guardia di Finanza, si è reso necessario a causa della situazione di grave crisi economico-finanziaria in cui versa la Fondazione. Ciò anche al fine di garantire la prosecuzione dell’attività di assistenza a favore degli ospiti delle strutture sanitarie e socio-assistenziali nonché per salvaguardare l’occupazione dei lavoratori operanti nelle strutture medesime».
Il commissariamento è già stato comunicato al presidente Paolo Sacchetto della Fondazione Giovanni e Ottavia Ferrero e del Centro di riabiliazione, mentre sarebbe in via di notifica ai componenti del Cda. Tutti gli organi vengono sciolti e il commissario assume i poteri del presidente, del Cda e della giunta esecutiva della Fondazione.
L’avvocato Roberto Ponzio, legale della Fondazione, commenta: «Il commissariamento non sorprende, ma è la logica conseguenza di quanto avvenuto in questi ultimi mesi. Il comissario potrà esaminare la situazione contabile e valutare la legittimità e opportunità delle scelte adottate dal Cda, prima di tutte la dismissione della struttura di Vado, ritenuta la causa principale della crisi».
Giovedì la Società San Giorgio di Alba aveva raggiunto un accordo con i legali rappresentanti del Centro riabilitazione per l’acquisto dell’azienda, preceduto da un anno d’affitto. La nuova gestione avrebbe dovuto iniziare a novembre. Occorrerà vedere se l’accordo sarà confermato. Da due mesi i dipendenti sono senza stipendio.

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CRISI. STRUTTURA DI RIABILITAZIONE
Centro Ferrero, c’è l’intesa per salvarlo

Da “La Stampa” del 19 ottobre di GIUSEPPINA FIORI
ALBA
Svolta nella vicenda del Centro di riabilitazione per handicappati e anziani «Giovanni Ferrero», colpito da grave crisi economica. Un accordo, che dovrebbe portare alla soluzione dei problemi, è stato raggiunto con la cordata albese interessata all’Istituto, di cui si parlava da qualche tempo.
L’intesa è stata confermata con un comunicato diffuso ieri in cui si afferma: «I legali rappresentanti del Centro di riabilitazione Giovanni Ferrero srl hanno accolto l’offerta formulata dalla San Giorgio srl, società con sede in Alba, per l’acquisto dell’azienda. Nelle more della definizione della posizione con i creditori si è convenuto l’affitto per un anno dell’azienda stessa. L’offerta è condizionata al raggiungimento di un accordo sindacale in merito all’organico per porre così basi solide per il proficuo sviluppo dell’attività sociale. La nuova gestione dovrebbe aver inizio a novembre. Con il verificarsi di queste condizioni si ritiene che possano venir meno le preoccupazioni emerse nei mesi precedenti e che l’attività possa proseguire con continuità». Il comunicato è firmato dal commercialista Carlo Castellengo, che è anche assessore comunale, per la «San Giorgio» e dall’avvocato Roberto Ponzio per il Centro Ferrero.
La «San Giorgio» ha come amministratore unico l’imprenditrice albese Marilde Artusio, che opera nel settore dei servizi. Ma non è stato reso noto se, come molti ritengono, ci siano anche altri partner finanziatori. Ad ogni modo la notizia è stata accolta favorevolmente in città.
Il sindaco, Giuseppe Rossetto, segue da vicino la vicenda: «La prima fase si è conclusa positivamente avviando una soluzione. Anche grazie alle istituzioni è stato evitato che la situazione precipitasse. Ma ora si apre una seconda fase non meno delicata che esige prudenza e un lungo lavoro con creditori, dipendenti, banche e fornitori». Ferrero e «San Giorgio» dopo la firma dell’accordo hanno inviato una lettera ai sindacati per chiedere un incontro urgente.
Fabrizio Silvestro, responsabile Sanità Funzione Pubblica Cisl per la zona Alba-Bra: «Abbiamo saputo dell’accordo dalla lettera e con i lavoratori ci stiamo preparando all’incontro. Le nostre linee guide saranno il mantenimento del contratto di lavoro della sanità privata, la sicurezza del posto, la salvaguardia del Tfr e di tutti i diritti acquisiti dai dipendenti».
In merito all’accordo, l’avvocato Ponzio commenta: «Si è scelta l’offerta ritenuta più remunerativa e responsabile in quanto condizionata al raggiungimento di un accordo sindacale. Conforta che sia stato privilegiato, a parità di condizioni, un gruppo albese. Ci vorrà tempo, ma ci sono le premesse per garantire la continuità dell’assistenza e la qualità, peraltro mai venute meno in questo momento critico».
Tutti riconoscono l’alto senso di responsabilità delle maestranze che hanno continuato a lavorare senza stipendio. Conclude il legale: «E’ fermo l’impegno a pagare al più presto gli arretrati e a salvaguardare tutti i posti di lavoro».

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FOSSANO. OPERATORI SOCIO-ASSISTENZIALI
“Vogliamo tutele sulle mansioni e stipendi equi”

Da “La Stampa” del 17 ottobre di WALTER LAMBERTI
FOSSANO
Un maggiore riconoscimento della professionalità degli operatori socio assistenziali (Oss) e quindi maggiori garanzie di tutela nell'ambito delle mansioni svolte. Ma anche la creazione di percorsi che portino alla formazione di Oss complementari e specializzati (figura intermedia tra l'Oss di base e l'infermiere) come già succede in altre regioni d'Italia. Sono i temi «caldi» e le proposte avanzate nell'affollato seminario di studi che si è tenuto ieri al castello, organizzato dalla Cisl Funzione pubblica. «È urgente fare chiarezza su questi temi e speriamo che si metta in moto qualcosa a livello regionale - commenta il segretario generale della Cisl-Fp Gian Piero Porcheddu -; attualmente, specialmente nelle strutture socio assistenziali, nelle case di riposo e nei centri diurni, gli Oss si ritrovano a svolgere mansioni che sarebbero di competenza del personale infermieristico. E questo crea un problema di responsabilità, ancor più che di competenza. Abbiamo stilato un documento già presentato alla commissione di vigilanza dell'Asl e ai formatori Oss, che definisce meglio le procedure che competono agli operatori socio assistenziali. Ora toccherà all'assessorato all'Assistenza e alla Sanità andare avanti perché si arrivi ad una definizione chiara».
La figura dell'Oss specializzato non pare piacere alla categoria degli infermieri che si sentono «scippati» di una loro funzione, anche se di fatto, come sottolinea Domenica Castellano, coordinatore provinciale Oss «certe funzioni già vengono svolte dagli operatori socio assistenziali e occorre che questo lavoro venga riconosciuto e tutelato pur continuando a mantenere la distinzione tra Oss e infermieri, i primi con ruolo più tecnico e di assistenza di base e i secondi con un ruolo sanitario». Sulla somministrazione dei farmaci, la normativa prevede che l'Oss non possa occuparsene direttamente, ma come supporto all'infermiere. Nella realtà, in molti casi è quasi impossibile e l'Oss svolge un'operazione impropria. Con tutti i rischi che ciò comporta. E poi c'è la questione economica che è un problema non secondario, al di là del confronto con il personale infermieristico. Un Oss che fa i tre turni e lavora, tramite cooperativa, in casa di riposo, porta a casa circa 700 euro al mese, mentre un operatore che lavora in ospedale arriva a 1.200 euro.
«Anche questo è un problema di non poco conto - commenta Concetta Ottavio, che si occupa di formazione alla Apro di Alba -. C'è troppa differenza tra un contratto Oss e l'altro per un lavoro che è del tutto simile. Un lavoro di grande importanza perché si ha a che fare con persone che si trovano in particolare stato di bisogno».

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ALBA. AL CENTRO FERRERO
“Senza stipendio da due mesi”

Da “La Stampa” del 12 ottobre di GIUSEPPINA FIORI
ALBA
Fermento e timori in città per la grave crisi economica che ha colpito la Fondazione «Giovanni e Ottavia Ferrero» con il Centro di riabilitazione per handicappati e anziani. Volantini con il preoccupante titolo «Che fine farà l’istituto Ferrero?» sono stati distribuiti ieri mattina al mercato da un gruppo di lavoratori. La Cgil ha dato incarico al suo legale di depositare decreti ingiuntivi in tribunale per salvaguardare stipendi e contributi dei dipendenti, mentre la Cisl ha chiesto al prefetto di Cuneo il commissariamento della Fondazione e del Centro collegato. Una novità positiva viene dalla direzione dell’istituto: con un comunicato affisso in bacheca ha avvisato che domani sarà versato un acconto di 600 euro ad ogni lavoratore. Ma i dipendenti non hanno percepito metà lo stipendio di luglio, quelli di agosto e di settembre, oltre al premio di produttività.
I lavoratori, che hanno distribuito ieri oltre mille volantini al gazebo in piazza Cagnasso, hanno detto: «Vogliamo far sapere agli albesi la condizione di grave difficoltà in cui ci troviamo, senza stipendio da due mesi e mezzo, senza una prospettiva concreta di soluzione. Abbiamo continuato a lavorare per il rispetto degli utenti». Danila Botta, segretaria provinciale Funzione Pubblica Cgil: «I dipendenti vogliono sapere quando saranno pagati e soprattutto avere qualche certezza sul futuro. Ci sono difficoltà a pagare gli affitti e qualcuno ha anche avuto il taglio dei fili della luce».
Il segretario provinciale della Funzione Pubblica Cisl, Fabrizio Silvestro: «Abbiamo chiesto il commissariamento, inviato lettere al prefetto, al sindaco di Alba, ai capigruppo consiliari, al presidente della Provincia e agli assessori regionali alla Sanità e all’Assistenza, alla Fondazione Ferrero per chiedere un incontro urgente». I sindacalisti lamentano la mancanza di un piano aziendale in grado di dare prospettiva all’azienda e sicurezza ai lavoratori, servizi di assistenza e di riabilitazione che rischiano di interrompersi da un momento all’altro, la non disponibilità della direzione del Centro a confrontarsi con i sindacati, oltre alle retribuzioni non corrisposte.

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CRISI FINANZIARIA. UNO «SPIRAGLIO»
Cordata albese per salvare il Centro Ferrero

Da “La Stampa” del 28 settembre di GIUSEPPINA FIORI
ALBA
Una cordata di imprenditori albesi potrebbe entrare in partnership con la Fondazione Giovanni e Ottavia Ferrero (onlus) per farle superare la grave crisi economica. La notizia, trapelata ieri, rappresenta uno spiraglio nella difficile situazione in cui è venuta a trovarsi la Fondazione con il Centro di riabilitazione «Giovanni Ferrero» che ospita 160 persone tra portatori di handicap e anziani.
Il sindaco Giuseppe Rossetto, che pur non essendo entrato nel Cda della Fondazione come gli era stato chiesto, segue da vicino le vicende dello storico istituto albese, dice: «Sono a conoscenza di trattative con una cordata di imprenditori albesi, possibili partner che aiuterebbero a superare la crisi. Non conosco i loro nomi. La cautela è d’obbligo perché non è ancora stato raggiunto un accordo, i prossimi giorni potrebbero essere decisivi».
Si parla del termine del primo ottobre per ottenere un impegno concreto, che possa escludere eventuali altre azioni come il commissariamento e garantire la continuità del servizio.
Prosegue il sindaco: «Continuo a svolgere il mio ruolo di garante esterno e ad interessarmi di questa istituzione importante, non solo per Alba, ma per il territorio. Non è più il momento di indugiare con le chiacchiere, occorrono fatti concreti che portino ad una soluzione. Anche se si raggiungerà un accordo, non tutto sarà tranquillo. Occorrerà fare un piano industriale, definire rapporti con banche, fornitori e sindacati. Per questo è necessario essere molto prudenti».
Pare che ci sia anche un partner esterno interessato al «Ferrero», ma sarebbe in pole position l’iniziativa albese.
Ancora Rossetto: «Ho chiesto all’amministratore delegato della Fondazione di essere informato sugli eventuali sviluppi per poter riferire lunedì pomeriggio in Consiglio comunale sulla situazione al “Ferrero”».
Fra i problemi da risolvere c’è quello dei 140 dipendenti che hanno ricevuto lo stipendio di agosto e metà quello di luglio, mentre sta terminando settembre, il cui pagamento dovrebbe avvenire entro il 10 ottobre.
Per i mancati versamenti ci sono famiglie in difficoltà. Nella bacheca del Centro è stato affisso un avviso in cui si ringrazia il personale per il lavoro svolto e si assicura che le retribuzioni in ritardo saranno pagate al più presto.

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ALBA.CON IL CONSORZIO

Al Centro Ferrero raggiunta un’intesa Il servizio prosegue

Da “La Stampa” del 19 settembre di GIUSEPPINA FIORI
ALBA
Nella difficile crisi economica che ha coinvolto la Fondazione Giovanni e Ottavia Ferrero, con il Centro di riabilitazione che ospita 160 tra portatori di handicap e anziani, sono da registrare due novità. L’accordo siglato tra la Fondazione e il consorzio Sinergie sociali (Css), che minacciava di interrompere già ieri il servizio, e la conferenza dei capigruppo in Comune, che ha sconsigliato il sindaco di entrare nel Cda della Fondazione.
L’accordo
L’accordo Fondazione-consorzio Sinergie sociali prevede che la collaborazione continui, affidando la gestione dei servizi a un altro consorzio denominato «Creos», costituito alcuni anni fa tra Fondazione e Css. E’ stato, però, stabilito che i pagamenti provenienti da Asl e altri enti pubblici convenzionati dei luoghi di provenienza degli utenti, siano versati direttamente e senza altri passaggi alla Fondazione e al Css, per le rispettive competenze. In questo modo si garantisce il pagamento del lavoro svolto e quindi degli operatori. Un’altra intesa è stata raggiunta per il credito di un milione di euro che il consorzio Sinergie sociali vanta dalla Fondazione per prestazioni non pagate: le parti hanno concordato che il pagamento sarà rateizzato e verrà sospesa la causa civile in corso in Tribunale, intrapresa dal Css per riscuotere il credito.
Emilia Arione, vicepresidente del Css che opera all’istituto con una trentina di operatori: «Con quest’accordo abbiamo cercato di salvaguardare i lavoratori delle nostre cooperative e il servizio, che diversamente saremmo stati costretti a interrompere».
Ma l’accordo con il Css, che si occupa solo di una parte minima delle attività, non risolve i problemi del Centro e dei 140 dipendenti che non hanno ricevuto lo stipendio di agosto e la metà di quello di luglio.
In municipio
Sulla vicenda dell’istituto Ferrero si è tenuto ieri in municipio il primo incontro tra il sindaco, Giuseppe Rossetto, e i capigruppo. Oltre al confronto e allo scambio di informazioni, significativo è il fatto che tutti hanno sconsigliato il sindaco a entrare nel Cda della Fondazione. Era stato il primo cittadino ad annunciare nei giorni scorsi di aver dato la disponibilità a far parte del Cda, come gli era stato richiesto. La sua cooptazione è prevista per lunedì, ma dopo la riunione di ieri sembra essere tornata in discussione.
Il capogruppo dei Federati per l’Ulivo, Antonio Degiacomi: «Dallo scambio di informazioni è emersa una situazione molto pesante. La speranza è di riuscire a trovare un partner. Non essendo chiari il quadro debitorio e le soluzioni per farvi fronte, i presenti alla riunione ieri hanno espresso al sindaco il parere che sia preferibile, per il suo ruolo istituzionale, seguire da vicino l’andamento, ma non venire coinvolto in organismi di amministrazione».
La presidente del Consiglio comunale, Mariella Bottallo: «Tutti abbiamo consigliato cautela nell’accettare un incarico così delicato come entrare nel Cda della Fondazione, pur essendo consapevoli della capacità del sindaco a valutare la situazione». Il sindaco: «Terrò in grande considerazione il parere espresso da maggioranza e opposizione. Può darsi che sia opportuno che non entri nel Cda. Tuttavia ciò che conta e a cui non rinuncerò è il mio interessamento, il ruolo di terzo garante per veder continuare l’attività. A questo fine poco importa che sia dentro o fuori del Cda». Il sindaco non ha per ora revocato la disponibilità a entrare nel Cda e ha confermato che lunedì parteciperà alla riunione, ma non si sa ancora se accetterà la cooptazione.

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ALBA. DOMANI VERTICE TRA SINDACO E CAPIGRUPPO

Centro Ferrero, gli stipendi non arrivano

Da “La Stampa” del 17 settembre di GIUSEPPINA FIORI
ALBA
Non si è ancora risolta la crisi economica che ha colpito la Fondazione Giovanni e Ottavia Ferrero con il Centro di riabilitazione per portatori di handicap psichici e fisici, disabili e anziani. I 140 dipendenti dell’Istituto di Alba non hanno ricevuto lo stipendio di agosto e la metà di quello di luglio, attesi per i primi di settembre. Nessuna notizia neanche per il premio di produttività che gli anni passati i lavoratori ricevevano a luglio. Il mancato pagamento sta creando disagi ai lavoratori.
Il responsabile provinciale Cisl Sanità, Fabrizio Silvestro: «Siamo fortemente preoccupati. Non sappiamo quando saranno pagate le retribuzioni. La situazione si fa sempre più difficile. Abbiamo inviato una lettera alla Fondazione per chiedere un incontro».
Finora non avrebbero avuto alcun esito le trattative avviate per trovare partner che possano permettere al Centro di superare i problemi finanziari. Trattative sono in corso anche con il consorzio Sinergie sociali, che con le sue cooperative di lavoro opera in convenzione con la Fondazione. Il consorzio minaccia di abbandonare il servizio ritirando i suoi operatori dall’istituto se non si troverà un accordo.
Gli incontri si susseguono frenetici a vari livelli e in sedi diverse. Domani il sindaco Giuseppe Rossetto incontrerà in municipio i capigruppo consiliari per riferire sul Centro Ferrero. Il primo cittadino ha intanto già accettato di essere cooptato nel Cda della Fondazione Giovanni e Ottavia Ferrero.
Spiega Rossetto: «La mia cooptazione, che ho confermato di voler accettare, avverrà durante la riunione fissata per lunedì. Ma preciserò subito il mio ruolo rigorosamente confinato a quello di rappresentante istituzionale, che non avrà nulla a che fare con la gestione operativa passata, presente o futura dell’istituto. Intendo dire che intervengo per manifestare solidarietà alla Fondazione, per la storia e il nome che porta, l’occupazione e i servizi che fornisce. Una sorta di garante per infondere fiducia nei dipendenti e in coloro che hanno rapporti contrattuali. Il mio sarà un impegno temporaneo per dare una mano a risolvere i problemi, poi mi dimetterò».
Una situazione complessa e delicata che, secondo il sindaco, richiede un po’ di tempo.
Erano stati i consiglieri di opposizione dei «Federati per l’Ulivo» a chiedere una convocazione urgente della quarta commissione, che si occupa dei problemi sociali, per avere informazioni sul Centro Ferrero. Anziché affrontare l’argomento in una commissione, che sarebbe stata aperta a tutti, si è deciso invece di tenere la conferenza dei capigruppo.
Antonio Degiacomi dei «Federati»: «E’ un incontro che arriva in ritardo rispetto a decisioni che il sindaco ha preso senza confrontarsi con il Consiglio e che lo portano a inserirsi in una situazione tutt’altro che chiara. Vedremo gli sviluppi».

 

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SANITA’. IERI L’ASSEMBLEA
“Amos” solo pubblica Unici azionisti le Asl e il “Santa Croce”

Da “La Stampa” del 16 settembre

Da società mista sperimentale a impresa solo pubblica: si è svolta ieri a Cuneo l’assemblea dei soci di Amos, la multiservizi che opera nelle province di Cuneo, Asti e Torino in campo sanitario-ospedaliero. La sperimentazione, voluta nel 2005 dalla giunta regionale di centrodestra e scaduta ad agosto, è stata trasformata dall’attuale giunta di centrosinistra.
«Amos esce dalla sperimentazione di 3 anni - dice l’amministratore delegato Giovanni Olivero -. Ora è una società a responsabilità limitata, tutta in mano ad azionisti pubblici: l’unica “funzione” dismessa sarà anestesia, che torna in capo all’ospedale di Cuneo. Continueremo a operare nelle attività di supporto alla Sanità pubblica e non più in quelle cliniche e di assistenza diretta. Il Consiglio di amministrazione passa da 9 a 3 componenti». Oltre a Olivero, ne fanno parte Chiara Farinelli (vicepresidente Amos e responsabile del Sistema informativo dell’ospedale Santa Croce) e Stefano Silvano, ex direttore dell’Asl Cn1 durante la fusione delle tre Asl di Cuneo, Mondovì e Saluzzo-Fossano-Savigliano.
I 7 soci privati che avevano il 29% del capitale sono stati liquidati con 2,128 milioni di euro: sono soldi «prelevati» dal capitale sociale, che ora è di 663 mila euro. Ma il valore (stimato da periti terzi) dell’azienda multiservizi è superiore a 7 milioni di euro. Ora gli azionisti della società, che conta 420 dipendenti, sono 4: Azienda ospedaliera di Cuneo (35,8%), Asl Cn1 (34,2%) e Cn2 (4,3%), Asl di Asti (25,7%).
Fulvio Moirano, direttore dell’Asl Cn1, promotore della nascita di Amos quand’era direttore dell’ospedale di Cuneo:

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Già liquidati i soci privati, ora è una Srl. Assumerà 150 dipendenti

La seconda vita di Amos

Da “La Guida” del 12 settembre di Massimiliano Cavallo

Cuneo - Amos cambia pelle ma non scopi ed obiettivi.1 A-zienda perde il suffisso di Spa e diventa Sri, riduce il nume­ro dei soci da tredici a quat­tro, tutti rigorosamente pub­blici, mette alla porta i priva­ti liquidandoli più che deco­rosamente, rinnova gli orga­ni di governo e i propri diri­genti, si adegua aile limitazioni imposte dalla Re­gione, ma nel contempo si prepara ad ampliare il pro­prio "giro di affari" e ad au­mentare il numero dei dipen­denti di circa 150-200 unità nei prossimi mesi.

Questa in sintesi la "rivoluzio­ne Amos" che verra discussa e approvata dall'assemblea dei soci convocata per lundi 15 settembre a Cuneo.

Un'assemblea fondamenta­le che segna la fine della spe­rimentazione e l'inizio della seconda vita di Amos Srl.

La trasformazione della so­cietà è stata preparata e in gran parte già realizzata nella più assoluta riservatezza nei mesi scorsi, sotto la guida abi­le ed esperta del suo presiden­te e amministratore delegato Giovanni Olivero con l'aiuto di consulenti esterni e di inte­sa con la Regione Piernonte e tra le quattro aziende sanita­rie che resteranno gli unici so­ci della neonata Srl: l'Azienda Ospedaliera Santa Croce e Carle, l'Asl Cuneo 1 (quella che unisce le ex Asl 15 di Cu­neo, 16 di Mondovi e Ceva, 17 Savigliano, Saluzzo e Fossa­no), l'Asl Cuneo 2 di Alba e Bra, l'Asl di Asti.

Santa Croce e Asl Cuneo 1 insieme avranno oltre il 50% del capitale sociale (finora in­sieme già detenevano il 49,10% diviso tra 25,10% al Santa Croce e il 24% alle tre ex Asl). I soci privati, la Markas Service Srl con il 4,85% delle quote, la G.P.I.

Srl. 4,85%, la Fincos Spa 4,10%, H.C. Hospital Consul­ting Srl 4,10%, la Idrocentro Spa 4%, la Riccobono Spa 4% e l'Alliance Medical srl 4%, hanno accettato, uno dei po­chissimi casi in Italia, il reces­so delle quote dopo il cambio di statuto awenuto in estate. Sono già stati liquidati con una somma complessiva in­torno ad un milione e nove­centomila euro. Tanto è stata valutato il 30 per cento circa delle quote che era pelle loro marli e che oggi passa in per­centuale, ridistribuite in mo­do proporzionale ai quattro soci che restano. Oggi il valo­re della società Amos Spa è stato valutato- in circa sette milioni di euro. La quota di recesso equivale in pratica a quella versata tre anni fa dai privati per far partire l'Amos: entrando a far parte di una so­cietà che aveva già un'attività certa e prospettive future di una notevole potenzialità, i privati avevano pagato infatti quello che si definisce un so­vrapprezzo (un euro la quota dei soci pubblici e 4 euro quella dei privati). I soci pubblici dunque in questi anni hanno quadruplicato il valore delle proprie quote, "serven­dosi" in qualche maniera dei soldi dei privati che hanno fatto da volants per la società.

La liquidazione dei privati è stata fatta per la maggior parte con la plus valenza in­cassata dalla vendita delle la­vanderie Dominio di Busca (acquistate nel settembre del 2006 da Amos per un milione e 280 mila euro e rivendute a fine giugno a circa tre milioni di euro). Il rimanente deriva dagli accantonamenti e dalle riserve della gestione positiva di questi tre anni.

Il passaggio ad Srl cambia la natura della società non soltanto perché limita la re­sponsabilità dei soci proprie­tari, ma anche perché sempli­fica e accorcia la catena di co­mando, con i quattro soci che hanno un potere più diretto e meno mediato. Anche il con­siglio di amministrazione sarà snellito passando da no­ve componenti a tre o cinque membri.

Lassemblea di lunedl dovrà anche nominare il nuovo am­ministratore delegato e un nuovo presidente. Più che probabile la conferma di Oli­vero nel ruolo di amministra­tore delegato mentre la cari­ca di presidente potrebbe an­dare ad un'altra figura, e­spressione delle componenti non cuneesi della società (Al­ba-Bra e Asti). Più probabile è la figura di un astigiano per­ché l'Asl di Asti parte da una quota iniziale del 18% contro il 3% di quella di Alba-Bra. I-noltre è ad Asti oltre che su territorio della Asl Cuneo 1, per via delle unificazioni del-le tre vecchie Asl, che ci sono le maggiori prospettive di svi­luppo anche occupazionale. La trasformazione in Srl tutta pubblica permette giuridica­mente il conferimento diretto dei servizi, evitando all'ente pubblico la gara. Questo per-mette in prospettiva una cre­scita occupazionale e di fattu­rato di Amos, che già nel 2009 potrebbe veder crescere i di­pendenti di 150 unità. Questi si sommerebbero agli attuali 420, più 80 collaboratori, tra­sformando Amos in una delle aziende più grandi della pro­vincia.

Sembra invece ormai tra­montata l'espansione in Ligu­ria di Amos, ostacolata dura-mente dalle scelte della sanità e della politica ligure che non ama "colonizzazioni" cuneesi e piemontesi.

La nuova Amos Srl sarà composta interamente da a­ziende pubbliche, ma resta comunque una società di di­ritto privato. Per quanto ri­guarda i dipendenti, resteran­no quindi attivi i contratti dei dipendenti di una multiservi­zi e di sanità privata e non verranno applicati i contratti della sanità pubblica.

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ALBA. CRISI FINANZIARIA

“Subito aiuti al Centro Ferrero”

Da “La Stampa” del 5 settembre di GIUSEPPINA FIORI
ALBA
Sulla vicenda della Fondazione Giovanni e Ottavia Ferrero con il Centro di riabilitazione, che deve fare i conti con difficoltà economiche, intervengono i consiglieri comunali di opposizione. Il capogruppo Antonio Degiacomi, a nome dei Federati per l’Ulivo, ha presentato in Comune la richiesta di convocazione urgente della quarta commissione consiliare, che si occupa dei problemi sociali, per esaminare la situazione dell’ente. Scrivono i consiglieri del centrosinistra: «La Fondazione Giovanni e Ottavia Ferrero e l’Istituto Ferrero rappresentano per la città importanti istituzioni sotto il profilo sanitario e socio-assistenziale con un rilevante numero di occupati. Le vicende economico-finanziarie e gestionali che hanno interessato tali soggetti preoccupano per le conseguenze sociali che potrebbero avere». Di qui la richiesta di convocare urgentemente la quarta commisione «per condividere le informazioni che possono avere in merito il sindaco e i commissari e per porre in essere tutte le eventuali azioni che possano favorire una soluzione positiva della situazione». La presidente del Consiglio comunale, Mariella Bottallo, replica: «Appena ricevuta la lettera, mi sono subito attivata con il presidente della commissione Mario Sandri. A giorni verrà decisa la data della riunione, anche tenendo conto di eventuali nuove evoluzioni dell’Istituto. Affronteremo l’argomento con la massima serietà e nel rigoroso rispetto delle competenze. Gli amministratori non hanno poteri di verifica, che ha invece la Prefettura». La riunione è prevista entro una decina di giorni.
Il sindaco Giuseppe Rossetto: «Parteciperò alla commissione trattandosi di un tema di interesse della città e intendo mantenere il confronto con i consiglieri, la Giunta. Sono molto sensibile ai fatti del Centro Ferrero e se mi verrà chiesto come sindaco di dare un sostegno, nelle forme che si andranno ad individuare, non mi sottrarrò

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Il direttore annuncia Pronto soccorso di Savigliano aperto entro fine anno

 

Moirano: il temuto “principe”

 

da “Il Saviglianese” del 11 settembre di Guido Martini

 

Fulvio Moirano, 56 anni, è il manager che guida la nuova Asl Cuneo Uno. Lo abbiamo incontrato per capire in quale direzione stia portando la sanità locale.

Direttore, a gennaio, inter­vistato dal compianto Gipo, aveva annunciato l'apertura del nuovo Pronto soccorso "in primavera". E poi, cos'è suc­cesso?

Se avevo detto in primave­ra, mi sono sbagliato. Durante la realizzazione, abbiamo dovu­to fare delle modifiche alla struttura, in particolare sulla Radiologia. Apriremo entro la fine di quest'anno.

Lei è a capo dell'Asl Cu­neo Uno dal 1 ° gennaio. Co-me ha organizzato la fusione? Partiamo dal personale...

II ministro Brunetta mi ha copiato! A parte gli scherzi, nel settore pubblico, la gestione del personale è uno dei nodi fon­damentali. Non è tollerabile che servizi pagati coi soldi dei cittadini non diano una produt­tività proporzionata. In provin­cia di Cuneo è buona, ma ci so­no dei meccanismi che non premiano chi merita e non "pu­niscono" i demeriti. Su questo si puô agire.

Corne?

Tutta la conxrattualistica nazionale, a parole, è fatta per premiare i meriti, ma nei fatti non è cosi. La distribuzione del-la parte variabile dello stipen­dio viene infatti effettuata "a pioggia", per non scontentare nessuno. Questo non è bene. Io mi batto per introdurre mecca­nismi che differenzino le remu­nerazioni.

Com'è il suo rapporto coi sindacati?

Per la dirigenza, abbiamo già concluso un primo accordo. Sul comparto, abbiamo firmato intese su stabilizzazione dei precari ed estemalizzazione di alcuni servizi. Sono ancora in corso degli incontri per arriva­re ad un accordo finale comple­to. Sono ottimista. Se ci saran­no conflitti, io ci sono abitua­to...

Nell'organizzazione dell'A-sl, dove ha investito le maggio­ri risorse?

Nel territorio dell'ex Asl 17 (Savigliano, Fossano e Saluzzo) abbiamo investito a favore dei disabili. Abbiamo aperto il cen­tro diumo di Racconigi, che da anni era finito. Inoltre, in au­tunno concluderemo, nella stes­sa città, il Centro per terapie psichiatriche, che era incom­piuto.

Quai è lo stato di salute del bilancio?

Abbastanza buono, mi preoccupa solo la mobilità pas­siva (cioè pazienti che, per usu­fruire di servizi che eroga l'Asl, preferiscono comunque curarsi altrove), che ci costa molto. Dal 2009, perô, l'azienda pagante (in questo caso, la nostra Asl, udr) potrà negoziare il prezzo delle prestazioni direttamente con la controparte che le eroga (ad esempio, cliniche private). Se non ci sarà intesa, interverrà la Regione a mediare.

A proposito, attiriamo pa­zienti o preferiscono farsi curare altrove?

Dicevo che abbiamo un evi­dente problema di mobilità pas­siva. Fortunatamente, nel 2007, nel territorio dell'ex Asl 17, c'è perô stato un miglioramento. Questo ci ha permesso di recu­perare un milione di euro in sei mesi. Questi soldi possono es­sere investiti dove serve.

Dove vanno i pazienti che decidono di curarsi fuori Asl?

La mobilità verso le altre province è contenuta. Tanti, in­vece, vanno a farsi curare al Santa Croce di Cuneo (che è un'azienda autonoma e non fa parte dell'Asl, ndr). È normale, perô, che un paziente di Cuneo vada all'ospedale della propria città. Non mi va bene quando un paziente di Savigliano, in­vece di farsi curare nel proprio ospedale usufruendo di un ser­vizio che c'è, decide di andare a Cuneo.

Evidentemente è segno che il servizio locale non lo accon-tenta. Quanto costa questo fe­nomeno?

La mobilità passiva ci costa 200 milioni di euro. Di questi, 150 sono fisiologici, dovuti al fatto che, corne dicevo prima, i cuneesi vanno all'ospedale di Cuneo. Una ventina di milio­ni all'anno si possono invece re­cuperare.

Parliamo della riorganizza­zione dell'Asl. Perché ha de­ciso di pensionare ben cinque primari con il decreto Brunet-ta?

Non abbiamo pensionato solo i primari, ma tutti i dipen­denti (impiegati, infermieri, ecc...) con 40 anni di contri­buti. E una scelta di rinnova­mento, valida per tutto il per­sonale, indistintamente. Co­munque, a Savigliano, tutti i primari verranno sostituiti, pro­babilmente in primavera. Vi assicuro che non ci sarà neanche un giorno di "scopertura".

Chi arriverà?

Saranno primari che non arrivano delle vecchie Usl... sa­ranno nomi nuovi.

Cambiamo argomento. Se­condo lei le liste d'attesa sa­rebbero "un falso problema", perché una lunga coda si for-ma laddove ci sono bravi e ri­chiestissimi professionisti. Ma pensa che sia cosi anche dal punto di vista del malato?

Non la penso esattamente cosi. Questa che lei cita è una parte della verità che non si di-ce mai, perché la lista d'attesa «è sempre un male». Io dico in­vece che «non è sempre male», perché quando hai un bravo medico, si formano lunghe liste di persone che vogliono farsi curare da lui. Non è vero, perô, che per me sia un falso proble­ma. Lo è quando la lista si for-ma non perché c'è molta do-manda, ma perché l'Asl non of­fre abbastanza (non si apre un ambulatorio o una sala opera­toria in più, ecc...). E in que­sto caso che stiamo intervenen­do. La lista d'attesa è comun­que una partita persa, ma noi combattiamo per perderla 2-1, non 5-0!

Machiavelli sosteneva: "è meglio che il principe sia te­muto piuttosto che amato". Il principe Molette è u temu to o amato da chi lavora con lui?

Mi fa piacere che lei citi Machiavelli, 'perché sono un suo estimatore. Io preferirei es­sere amato... ma siccome non si puô essere sempre amati, qualche volta bisogna essere te­muti. Bisogna trovare l'equili­brio tra i due. Diciamo che per tutti quelli renitenti all'amore, ci sarà il timore... •

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ALBA. «DIFFICOLTA’ DI CASSA»

Centro riabilitazione Ferrero Stipendi di luglio in ritardo

Da “La Stampa” del 14 agosto di GIUSEPPINA FIORI
ALBA
I 140 dipendenti del Centro di riabilitazione «Giovanni Ferrero» non hanno ricevuto lo stipendio di luglio. La direzione ha comunicato uno slittamento nei pagamenti, «a seguito delle temporanee difficoltà di cassa. Il pagamento della retribuzione di luglio avverrà verosimilmente per il 50% entro agosto e per il restante 50% con l’erogazione della mensilità in corso».
Il sindacalista Fabrizio Silvestro, responsabile Sanità Alba-Bra della Cisl sostiene: «Appena ricevuta la lettera abbiamo tenuto un’assemblea con i dipendenti, che sono preoccupati. Come sindacato chiederemo urgentemente un incontro con il Centro per avere chiarimenti. Vogliamo sapere quale è la situazione reale. Speriamo sia davvero una temporanea difficoltà di cassa e che tutto si risolva al più presto. Prenderemo contatti anche con gli altri sindacati».
Preoccupazione anche per i 160 ospiti della struttura di Alba, portatori di handicap fisici e psichici, disabili e anziani. La Fondazione «Giovanni e Ottavia Ferrero» da giorni è alla ricerca di partner per superare la crisi economica del Centro di Alba e dell’Istituto socio-sanitario di Vado Ligure. Oltre al Consorzio sinergie sociali, che ha presentato un decreto ingiuntivo per chiedere il pagamento di un milione di euro a cui la Fondazione si è opposta, un altro decreto ingiuntivo è stato presentato al tribunale di Alba da una società cooperativa per servizi prestati e non pagati. Per la Fondazione, l’avvocato Roberto Ponzio: «La prossima settimana il Consiglio di amministrazione esaminerà la situazione».

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Asl: spesi 6 milioni di euro
Soprattutto collaborazioni o prestazioni di specialisti assenti in pianta organica

Da “La Stampa” del 24 giugno di ALBERTO PRIERI
 
Così come per Comuni e Comunità montane, anche gli incarichi assegnati all’esterno dalle Aziende sanitarie locali sono stati riportati negli elenchi pubblicati dal ministero per l’Innovazione nella Pubblica amministrazione (www.innovazionepa.it). Non si tratta solo di consulenze, anzi. Nella stragrande maggioranza dei casi sono collaborazioni o prestazioni specialistiche da parte di figure professionali assenti nelle piante organiche delle Asl. Per questi servizi, nel 2006 in tutta la provincia sono stati spesi 5 milioni e 232 mila euro. Curiosamente, mentre la nuova denominazione delle Asl è partita dal 1° gennaio 2008, i tabulati ministeriali riportano le cifre comunicate da Alba e Bra già come Asl Cn2 (e non Asl 18), mentre quelle ora accorpate nella nuova Asl Cn1 restano separate e appaiono come Asl 16 (Mondovì-Ceva) e Asl 17 (Fossano-Savigliano Saluzzo). Manca l’Asl 15, tuttavia il livello di servizi esterni di quest’ultima si aggira sugli 800 mila euro annui.
Con le altre, si arriva quindi a 6 milioni di euro. Una cifra che, in valore assoluto, quasi spaventa. Ma se la si confronta con i documenti contabili dello stesso anno, risulta una delle voci meno importanti per ogni singola azienda sanitaria, dove incide per meno dell’1% sull’intero bilancio.
Arriva allo 0,72% nel caso dell’azienda ospedaliera Santa Croce e Carle di Cuneo, che nel 2006 ha affidato incarichi esterni per 1 milione e 600 mila euro. «Una sola, però, si può considerare consulenza, di tipo fiscale - dice Riccardo Anfossi, direttore amministrativo -: il resto è fatto di progettazioni o collaborazioni con liberi professionisti che lavorano in reparto per abbattere liste e tempi di attesa». Come per Oculistica, dove si sono spesi 400 mila euro. Poi ci sono le progettazioni per trasferimento e ristrutturazione di Farmacia e Rianimazione (45 mila euro) e quelle per il blocco operatorio, comprensive di collaudo (100 mila euro). «In questi casi la legge richiede l’intervento di ingegneri esterni - aggiunge Anfossi -: il ministero comprende anche gli emolumenti riconosciuti ai nostri stessi dipendenti quando vengano impegnati fuori struttura per convenzioni o commissioni di concorso».
Degli 880 mila euro totali, gli ospedali di Alba e Bra ne hanno spesi 130 mila per chiedere l’intervento di cooperative con cui sopperire alla mancanza di infermieri. «E’ una carenza che supereremo grazie alla laurea in Scienze infermieristiche aperta a Biglini con l’Università del Piemonte Orientale - dice il direttore sanitario, Francesco Morabito -: la scorsa estate si sono laureati i primi 40 studenti, e sono una settantina gli iscritti ogni anno». Il collaudo in corso d’opera per il nuovo ospedale è costato 117 mila, altri 90 mila sono andati alla vigilanza dei macelli: «Vista la presenza ridotta di quest’attività nell’Albese, i dipendenti in pensione dal settore veterinario non sono stati sostituiti e il loro ruolo è stato coperto su necessità con incarichi esterni: il totale di quelli affidati nel 2006 è lo 0,3% del nostro bilancio».
Per l’Asl 17 Fossano-Savigliano-Saluzzo la percentuale arriva allo 0,48%, vale a dire una spesa di 1 milione e mezzo di euro su un bilancio di 311 milioni. La voce più costosa è quella destinata alla «refertazione esami radiodiagnostica, ecografie, tac, mammografia». «Sono medici che leggono l’esito degli esami e scrivono i referti - spiega Alberto Osenda, direttore amministrativo dell’Asl Cn1 che unisce le ex Asl 15, 16 e 17 -: non sono dipendenti perché lavorano qualche ora a Fossano, qualche altra a Mondovì e in altri ospedali». I «cococo» vengono anche utilizzati in ambito amministrativo per progetti particolari, mentre altri interventi che pur appaiono nell’elenco ministeriale in realtà sono finanziati dalla Regione, come la prevenzione veterinaria contro brucellosi o tubercolosi animali (22 mila euro).
L’uscita totale dell’ex Asl 16 per prestazioni esterne è di 1 milione e 200 mila euro, lo 0,8% del bilancio (che nel 2006 arrivava a circa 150 milioni di euro). Appare spesso la voce «consulenza», ma si tratta dello stesso tipo di collaborazioni professionali utilizzate nelle altre Asl quando manchino medici specialisti per particolari interventi o terapie (per esempio sono stati spesi 51 mila euro per oculisti e 49 mila per fisiatri).

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L’Azienda multi servizi ospedalieri sanitari è obbligata dalla Regione a liquidare i soci privati

Amos finisce la sperimentazione, diventa pubblica e continua l’attività

 

Da “La Guida” del  20 giugno di Franco Vaccaro

 

Amos (Azienda mul­tiservizi ospedalieri sanitari), so­cietà a capitale pubblico e priva­to, istituita nell'ottobre 2004 per la gestione di attività sanitarie o­spedaliere e di supporto aile atti­vità sanitarie stesse, ha concluso la sua fase di sperimentazione e dovrà essere a completo capitale pubblico.

Lo ha deciso l'assessore régio­nale alla sanità, Eleonora Artesio, dandone comunicazione ai diret­tori generali delle aziende sanita­rie interessate: ospedaliera San-ta Croce e Carle, Asl Cuneo 1, Asl Cuneo 2 e Asl Asti.

Non si tratta di un fulmine a ciel sereno, visto che già lo scor­so anno la Regione aveva prean­nunciato questo provvedimento.

"La fase sperimentale è logico che si concluda, altrimenti non sarebbe tale - sottolinea il dott. Giovanni Olivero, presidente e amministratore delegato di Amos

E si è trattato di un'esperienza positiva, coule sostiene l'assesso­re ("... si rileva che la sperimenta­zione gestionale della società A-mos ha dimostrato l'utilità di po-ter disporre, da parte delle Azien­de sanitarie çoinvolte, di una structura in grado di gestire servizi in modo economico, qualitati vamente positivo e con un buor livello di integrazione con i servi­zi a gestione diretta aziendale" ndr). La Regione ci obbliga solo a diventare a totale capitale pubbli­co, e questo avverrà entro la fine di luglio, appena verrà indetta un'assemblea straordinaria dei soci, per la modifica dello statu­to della società".

Ma i partner privati sono d'ac­cordo a lasciare la società? Corne verranno liquidati?

"I soci privati sono da tempo al corrente della situazione e hanno già espresso un accordo di massima a lasciare la società - assicura Olivero -. Per quanto riguardo il pagamento delle quote, deriveranno dal valore patrimoniale e reddituale della società. Il primo deriva dalla vendita delle Lavanderie Domi­nio, acquistate per un milione e 280.000 euro e vendute a tre mi­lioni, quindi con una buona plu­svalenza".

A chi andranno le quote'finora detenute dai private?

"Verranno ridistribuite in pro­porzione ai soci pubblici, che non spenderanno quindi un soldo", ri­sponde Olivero.

E per quanto riguarda il perso­nale?

"Assolutamente nessun proble­ma - ribadisce il presidente di A-mos -. Le circa 480 persone che lavorano per Amos a Cuneo e ad Asti continueranno a farlo".

Lassessore regionale, in ogni caso, stabilisce che "le attività di­rette di tutela della salute devono essere gestite direttamente dalle singole aziende sanitarie... l'affi­damento alla società dovrà esse­re limitato al supporto delle atti­vità cliniche di competenza delle aziende, con particolare riferi­mento a quelle già svolte da A-mos e che assorbono la quasi to­talità del personale dalla stessa dipendente".

Da segnalare il commento alla Jettera dell'assessore Artesio della segreteria regionale della Cgil funzione pubblica: "È entrato in crisi profonda il tentativo ambi­zioso di costruire una sorta di modello di gestione parallelo del-la sanità pubblica, basato sul pre­supposto (indimostrato) che un soggetto imprenditoriale di mer­cato avrebbe potuto con maggio­re facilità gestire e fornire servizi sanitàri, per loro natura pubblici e universali. Le attente critiche del movimento sindacale e della Cgil hanno, invece, da tempo messo in evidenza le falle della co­struzione, falle tali da destabiliz­zare il sistema pubblico: Amos ha vissuto sostanzialmente speculan­do sul lavoro, anche e soprattutto intermediandolo, utilizzando strutture, strumenti e tecnologie delle Aziende pubbliche e veden­dosi affidare da queste cospicue commesse, addirittura senza l'ombra di una gara ad evidenza pubblica. Del mercato Amos vole-va i vantaggi ma non ne accettava il presupposto, la concorrenza".

LAmos attualmente gestisc il laboratorio analisi (sierologia e citofluorimetria), la risonanza magnetica, l'attività di riabilita­zione (litotrissia) e fornisce équi­pe anestesiologiche per anestesie leggere". Inoltre si occupa di tut-te le attività cosiddette "alber­ghiere" e di accoglienza: portine­ria diurna, informazione e acco­glienza, trasporti interni di mate­riali, servizio di barellieri, logisti­ca dei reparti, camere mortuarie, ristorazione, lavanderia, oltre che dei servizi amministrativi e degli operatori socio-sanitari (oss).

Circa il 70% delle azioni è dete­nuta da aziende pubbliche ed il 30% da privati. Per la precisione l'Azienda ospedaliera Santa Cro­ce e Carle detiene il 21% delle a­zioni (più i14,10% che deve esse­re collocato presso altri soggetti), la nuova Asl Cuneo 1 il 24% (il 10% erano dell'ex Asl 16 di Mon­dovi-Ceva, un altro 10% dell'ex Asl 17 di Savigliano-Saluzzo-Fos­sano e i14% dell'ex Asl 15 di Cu­neo) l'Asl Cn 2 di Alba-Bra i13%, l'Asl di Asti il 18%, Markas Servi-ce Srl 4,85%, G.P.I. Sri. 4,85%, Fincos SpA 4,10%, H.C. Hospital Consulting Srl 4,10%, Idrocentro SpA 4%, Riccobono SpA 4%, Al­liance Medical srl 4%.

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FONDI REGIONALI
Diciassette milioni a 8 ospedali della Granda

Da “La Stampa” del 18 giugno

Risorse aggiuntive per 17,5 milioni di euro alla sanità pubblica cuneese. Sono i soldi stanziati dalla Regione per il nuovo Programma di interventi di edilizia sanitaria, che include l’acquisto di nuove attrezzature e la messa a norma dei vecchi edifici. Alla «Granda» arriverà meno di un quinto dei quasi 100 milioni stanziati per quest’anno, suddivisi tra le 3 aziende pubbliche della provincia.
La più «premiata» è l’Asl Cn 1, con 10 milioni di euro per gli ospedali di Ceva, Mondovì, Saluzzo e Savigliano. Si tratta del Piano di investimenti per il triennio 2008-2010 per il quale da Torino avevano chiesto un’analisi di priorità e urgenze. Spiega Livio Dragone, ingegnere coordinatore del servizio tecnico della maxi-Asl: «Sono fondi sia per adeguamento degli impianti più vecchi, sia per nuove attrezzature. La richiesta iniziale era di oltre 5 milioni di euro. Interventi più massicci sono previsti a Savigliano e Ceva, per l’adeguamento alla normativa antincendio. In alcuni casi si tratta di una prima tranche di soldi, che permette solo l’avvio dei lavori. Fossano tagliata fuori? Niente affatto: in quell’ospedale si sta lavorando per la nuova struttura di riabilitazione».
Altri 5 milioni di euro vanno al «S.Croce e Carle» di Cuneo: metà per un nuovo acceleratore nucleare a Radiologia e l’altra metà per «adeguamento delle divisioni di degenza». «Sono interventi per eliminare gli “stanzoni” da 6 letti - spiega il direttore generale, Giorgio Gatti -. Sono sempre meno, dovrebbero scomparire entro il 2010. È però rimasta fuori la nostra richiesta di finanziare i nuovi laboratori di libera professione al Carle». Due milioni e mezzo di euro sono stati poi destinati all’Asl Cn 2 di Alba e Bra: saranno utilizzati per la manutenzione straordinaria di «S.Lazzaro» e «S.Spirito» e nuove attrezzature nel nuovo ospedale unico che sta sorgendo a Verduno.\

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Entro agosto Amos lascia tutti i servizi della Sanità

Da “LA Stampa” del 17 giugno

Per Amos, società mista che opera nella Sanità della Granda, la sperimentazione iniziata nel 2005 si chiuderà senza proroghe il 31 agosto: l’ha deciso l’assessorato regionale alla Sanità, che parla di «una struttura che ha gestito in modo economico, di qualità e con una buona integrazione i servizi affidati».
Andrea Bruno, Cgil: «Amos sarà una società solo a capitale pubblico e con un controllo "omologo", come dice la legge, su bilancio, qualità, poteri ispettivi. Dovrà lasciate i servizi sanitari e occuparsi solo di quelli di supporto, affrontando il nodo dei contratti, ora privati, dei suoi dipendenti». Giampiero Porcheddu, Cisl: «Ancora poco chiare le motivazioni che hanno spinto la Regione a una decisione più politica che tecnica. Si deve capire che sarà dei 430 dipendenti: potrebbe peggiorare la loro posizione». Andrea Olivero, amministratore delegato Amos: «La sperimentazione era tale, doveva cessare. Le aziende sanitarie nostre azioniste (ospedale “S.Croce”, Asl Cuneo 1, Cuneo 2 e Asti) sono autorizzate a proseguire con noi. Con la cessione delle lavanderie Amg di Busca avremo soldi per rilevare il 29% in mano ai privati. Entro luglio saremo a capitale solo pubblico, poi presenteremo il nuovo piano industriale».

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SANITA’. IL PUBBLICO RECUPERA SUL PRIVATO
“Non c’è concorrenza tra il Santa Croce e gli altri ospedali”

Da “La Stampa” del 13 giugno

Crescono i servizi e migliora la qualità delle strutture: è il responso del check-up alla sanità locale che il Partito democratico presenterà domani, a Cuneo, nell’ambito di un incontro con la giunta regionale di Mercedes Bresso. L’appuntamento è alle 9,30, in sala San Giovanni (via Roma 2). Organizzatori Elio Rostagno, presidente della Commissione regionale Sanità e Giorgio Ferraris, consigliere Pd.
Un «check-up» che, secondo il Partito democratico, non può che essere positivo dopo l’approvazione del Piano socio sanitario, l’accorpamento delle Asl 15-16-17 e la presa d’atto dei Piani di riorganizzazione dell’assistenza e riequilibrio economico finanziario dell’Asl Cn1 e dell’Aso «Santa Croce e Carle».
«Non si tratta di un giudizio politico - spiega Elio Rostagno -, sono i numeri a darci ragione. Ad esempio, non è vero che l’ospedale di Cuneo sta facendo concorrenza alle altre strutture della Granda. In due anni le giornate di degenza al Santa Croce e Carle sono aumentate da 192.326 a 198.251. Allo stesso tempo anche i ricoveri negli altri ospedali dell’Asl Cn1 sono cresciuti. A Mondovì si è passati da 1.719 casi del primo trimestre 2007 a 1.756 nello stesso periodo di quest’anno. A Ceva da 1.176 a 1.225; Savigliano da 3.440 a 3.598; Saluzzo da 1.325 a 1.370».
«Se analizziamo nello specifico il Santa Croce e Carle - spiega ancora Elio Rostagno -, risultano in aumento anche i day hospital, passati da 10.731 del 2006 a 11.739 dello scorso anno. Un dato che sta a dimostrare come siano sempre di più i ricoveri che si risolvono nell’arco di una giornata. Senza dimenticare, però, che l’Aso Santa Croce ha un indice di difficoltà dei casi trattati superiore alla media regionale: lo scorso anno l’ospedale di Cuneo ha registrato un tasso di 1,3968, mentre la soglia media piemontese era del 1,3619. Grazie alle sinergie che si stanno sviluppando fra le varie strutture che operano in rete, ci sono le condizioni per ridurre almeno di 20 milioni di euro la mobilità passiva verso strutture extra Asl o private, che attualmente si attesta, per la specialistica di base, su una spesa annua di 65 milioni di euro».
Oltre al presidente della Regione, Mercedes Bresso, parteciperanno all’incontro gli assessori regionali Eleonora Artesio e Angela Migliasso, i sindaci di Cuneo e Fossano Alberto Valmaggia e Francesco Balocco (è anche presidente della rappresentanza dei sindaci dell’Asl1 Cn1) e i direttori generali Asl Cn1 e Aso Santa Croce e Carle, Fulvio Moirano e Giorgio Gatti. \

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CEVA. IL FUTURO DELL’OSPEDALE
Nuovi servizi, ma senza Ostetricia

Da “La Stampa” del 23 maggio di CHIARA VIGLIETTI

Oculistica, nefrologia-dialisi, terapia intensiva, anestesia 24 ore su 24, lungodegenza: potenziamento in arrivo. Ma a Ceva chiude il punto nascita. E’ la ricetta per il «rilancio» dell'ospedale illustrata, l’altra sera, da Fulvio Moirano, direttore generale dell'Asl Cuneo 1, alla riunione in Comunità montana, presenti cittadini, sindaci del distretto cebano, amministratori locali e regionali, operatori sanitari.
I punti su cui la direzione sanitaria intende intervenire: ampliamento dell'oculistica, creazione di un nuovo reparto di terapia intensiva con 2 posti letto, copertura dell'anestesia 24 ore su 24, attivazione di 8 posti letto per la lungodegenza. Moirano: «Per il reparto di dialisi intendiamo fare di Ceva, insieme al Santa Croce, un punto di riferimento aziendale per il Cuneese. Sull'oculistica, invece, dato che Ceva conta su circa 20 mila visite ambulatoriali l'anno e 1000 ricoveri, quasi il doppio di Savigliano, intendiamo puntare su un ampliamento del reparto. Poi c’è il primariato di anestesia, che verrà ricoperto entro fine anno».
Ci saranno anche lavori sulla struttura di San Bernardino, per adeguarla alle nuove necessità. «Si concluderanno entro la fine del mio mandato, nel 2010 - conferma Moirano -. Su quest’ospedale stiamo investendo molto, nell'ottica di dare una prospettiva nuova alla città. Tirare fuori 2 milioni di euro dal bilancio per riqualificarlo è uno sforzo notevole, ma che andava fatto».
Ma se, sugli interventi strutturali, sembrano tutti d'accordo, sulla questione del punto nascite continua il «muro contro muro» fra chi accetta l’accorpamento in un unico reparto a Mondovì e chi, invece, sostiene ancora la necessità di mantenere il servizio a Ceva. Sul primo fronte l'intervento di Rosalba Giacchello, responsabile della diagnosi prenatale per il presidio cebano: «Abbiamo condotto di recente uno studio sul percorso nascite dell'ex Asl 16. Alcuni dati: i parti del Cebano-Monregalese, circa 600 all'anno e 300 in ogni presidio, rappresentano il 14,3% del Cuneese, mentre ben il 43% delle donne dell'ex Asl 16 partorisce altrove. Le direttive dell'Oms impongono per ogni punto nascita una soglia minima di 500 parti l'anno: di qui la scelta di Mondovì, un presidio che per localizzazione, servizi di assistenza già esistente, come rianimazione e reparto di neonatologia, e maggiore densità di donne gravide, è la sede ottimale per l'unico punto nascita».
Sul fronte opposto non «demorde» il vicesindaco di Ceva, Giampaolo Boccardo, capofila nei mesi scorsi di una raccolta di firme, circa 7000, per scongiurare il trasferimento. Ora Boccardo punta a un documento da sottoporre ai sindaci del distretto cebano: «Chiediamo di mantenere attivo il punto nascita come unità semplice». E polemizza anche con Carlo Dispenza, presidente del Comitato difesa cebano: «Il nostro era un comitato super partes, vederlo ora schierato con la direzione dell'Asl in difesa del trasferimento a Mondovì mi lascia perplesso». Il consigliere regionale William Casoni ha abbandonato la seduta «per una politicizzazione della discussione». Dispenza ha replicato: «Quest'ospedale rischiava la chiusura. Essere riusciti a scongiurarla, potenziandolo, mi sembra un gran risultato. Non voglio fare questioni politiche, dico soltanto che Moirano ha fatto molto: chi è venuto prima di lui no».
Sull'importanza dell'intervento di riqualificazione punta Giorgio Ferraris, consigliere regionale e presidente della Comunità montana Alta val Tanaro: «Introdurre nuove attività permetterà di far convogliare a Ceva anche pazienti da fuori distretto. I letti di lungodegenza sono importantissimi per il Cebano: chi non ne riconosce l'importanza non conosce i reali problemi del nostro territorio».

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ALBA. DA OGGI A VENERDI’
Ospedali e Sanità “Ora è possibile fare di meglio”

Da “La Stampa” del 14 maggio

Prospettive e retrospettive. Immagini del futuro e analisi del passato. Con questo doppio sguardo si aprirà oggi alla Fondazione Ferrero di Alba (ore 14,30) il convegno internazionale «L’Ospedale nel terzo millennio», promosso dall'Azienda sanitaria locale Cn2 di Alba e Bra. Un appuntamento ormai consolidato, che fino a venerdì presenterà riflessioni e studi di importanti relatori, confrontandosi con un pubblico di addetti ai lavori del mondo della sanità, della progettazione architettonica ospedaliera, della ricerca, dei servizi e dell'industria del settore.
I nomi di questa prima sessione sono davvero prestigiosi. Dopo il saluto delle autorità - sono attesi la presidente della Regione Piemonte, Mercedes Bresso, la presidente della Fondazione Nuovo Ospedale Alba-Bra, Elisa Miroglio, il presidente della Fondazione Crc, Ezio Falco, il sindaco di Bra, Camillo Scimone e il direttore dell'Asl Cn2, Giovanni Monchiero -, sarà il professor Umberto Veronesi a dare il via ai lavori, con una lezione magistrale su «L'ospedale del futuro». Sarà l'occasione per ascoltare dalla voce di un grande scienziato le convinzioni che da sempre hanno dato impulso alla sua ricerca scientifica e sociale. «Tutti noi abbiamo il dovere di credere nel futuro - dice Veronesi nel testo di presentazione della Fondazione milanese che porta il suo nome -. Un futuro che ci appartiene perché sarà quello in cui vivranno i nostri figli, i nostri nipoti, le generazioni che verranno ma anche noi. Il futuro è evoluzione continua, è crescita, è sviluppo, è progresso. Ma è anche amore per le scienze, e comprende la volontà di individuare soluzioni in grado di migliorare ogni giorno la vita delle persone, offrendo, ogni volta, nuove speranze».
Toccherà poi a quattro ex ministri della Salute discutere di un significativo anniversario: i 30 anni del Servizio sanitario nazionale. Era il 23 dicembre del 1978 quando con una legge votata dall'85% del Parlamento nasceva in Italia il Servizio sanitario nazionale pubblico basato sull'universalità dell'assistenza sanitaria, sulla solidarietà del finanziamento attraverso la fiscalità generale e sull'equità di accesso alle prestazioni.
A fare il punto della situazione in una tavola rotonda saranno Umberto Veronesi, Livia Turco, Elio Guzzanti e Raffaele Costa, ministri della Salute nei governi italiani che si sono succeduti dal 1994 ad oggi. Toccherà invece alla dottoressa Paola Di Martino, presidente nazionale del Nucleo di valutazione degli investimenti pubblici in Sanità del ministero della Salute, relazionare sui risultati apportati dall'articolo 20 della legge 67/88 (relativo al programma straordinario di investimenti), a venti anni dalla sua approvazione.
I lavori del convegno proseguiranno domani e venerdì. «Ci saranno importanti momenti di discussione sui modelli ospedalieri esemplari e progetti di realtà italiane, europee ed extraeuropee, su investimenti e novità in campo tecnologico, sulla sostenibilità e risparmio energetico, sul benessere e comfort all'interno delle strutture sanitarie» anticipa il direttore generale dell'Asl di Alba e Bra, Giovanni Monchiero.
E mentre medici, ricercatori, architetti e scienziati si confronteranno su temi come «Nuovi approcci alla progettazione ospedaliera», «Gli ospedali pediatrici» e «La bellezza è benessere», ci sarà la possibilità di presentare al pubblico in arrivo alla Fondazione Ferrero lo stato dei lavori del nuovo ospedale in costruzione a Verduno.

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SANITA’. ALLEANZA TRA PUBBLICO E PRIVATO

Fondazione albese è nata a sostegno del nuovo ospedale

Da “La Stampa” del 6 aprile di GIUSEPPINA FIORI

E’ stato il ragionier Franco Miroglio, recentemente scomparso, con la sua generosa donazione di un milione e mezzo di euro a sostegno dell’ospedale in costruzione a Verduno, a dare il via qualche anno fa alla gara di solidarietà che ha portato alla nascita della «Fondazione nuovo ospedale Alba-Bra onlus». Costituita il 28 marzo da undici imprenditori e personalità di rilievo del mondo economico con l’intento di contribuire alle attività del nuovo complesso sanitario, mediante raccolta di fondi, la Fondazione è stata presentata ieri nella sala «Gosso» dell’ospedale «San Lazzaro». I soci fondatori sono: Elisa Miroglio (Gruppo Miroglio Spa, figlia di Carlo Miroglio), nominata presidente; Dario Rolfo (Fin.Bra spa) eletto vice presidente. Inoltre: Emilio Barbero (manager), Bruno Ceretto (produttore vinicolo), Oscar Farinetti (Gruppo Eataly), Roberto Fogliato (gruppo Montello spa), Giuseppe Revello (gruppo Dimar spa), Dario e Ferruccio Stroppiana (industriali), Vincenzo Toppino (notaio), Giancarlo Veglio (Aziende cortemiliesi), tutti componenti del Consiglio di amministrazione.
Il direttore dell’Asl Alba-Bra, Giovanni Monchiero, dopo aver ricordato che promotore dell’iniziativa fu Franco Miroglio, ha detto: «L’Asl non entrerà nella Fondazione e sconsiglierà altri enti pubblici ad entrare, in quanto dovrà essere privata, a sostegno di quei settori in cui la mano pubblica è carente di risorse». La neo presidente, Elisa Miroglio, ha esordito dicendo: «La nuova Fondazione è un progetto di grande interesse e ringrazio i fondatori. Personalmente preferisco non apparire in pubblico e sono stata titubante nell’accettare la presidenza. Mi hanno convinta la bontà dell’idea e la sensibilità che la mia famiglia ha avuto per la sanità locale. Non vogliamo sostituirci agli enti pubblici, all’Asl o alla Regione, ma integrare, affinché il nuovo ospedale sia di eccellenza, con attrezzature di alto livello, in un ambiente a misura d’uomo. La filosofia della Fondazione è quella del fare, secondo la tradizione della nostra terra. E’ l’espressione della volontà spontanea e sincera di diverse imprese per il benessere comune».
Il vice presidente Dario Rolfo ha auspicato che possa iniziare presto a lavorare. Tra le finalità principali: contribuire alla dotazione di apparecchiature, impianti, strumenti diagnostici, promuovere la ricerca scientifica in campo biomedico e farmacologico, attività di formazione del personale in collaborazione con Università, istituire premi e borse di studio.
La Fondazione parte già con un gruzzolo di tre milioni di euro. Alla donazione di Franco Miroglio si sono aggiunti un milione e 100 mila euro appena versati dagli attuali 11 soci fondatori, nonché contributi di altre persone che vogliono mantenere l’anonimato.

 

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Cuneo: i sindacati soddisfatti per l'accordo sugli esuberi

Asl: accorpati gli uffici amministrativi

da "L'Unione Monregalese" del 19 marzo 2008 di m.t.

Prendono posto a Cuneo i servizi amministrativi della nuova Asl CN-1: la maxi azienda sta nascendo, passo a passo. Nella palazzina di via Carlo Boggio sono arrivati la Direzione generale. il Servizio infermieristico, gli Affari generali (Segreteria e Ufficio protocollo), le Re­lazioni esterne e l'Ufficio relazioni con il pubblico. il Servizio contabilità e bilancio; nei prossimi giorni si trasferirà anche il Controllo di gestione.

Il 13 marzo è stato siglato l'accordo tra le RSU aziendali, le OO.SS., e I'Asl per i criteri riguardanti l'esubero di personale amministrativo dovuto all'accorpamento, la stabilizzazione del personale precario ed i criteri per le mobilità tra le tre ex Aziende sanitarie (ASI n. 15, 16 e 17). L'accordo concluso è anch'esso funzionale alla realizzazione del progetto: circa 5o dipendenti, appartenenti ai livelli medio-alti, arriveranno da Savigliano. Saluzzo e Mondovì su Cuneo; in maggior parte peraltro su base volontaria, in relazione alla positiva risposta che c'è stata ai bandi di mobilità chiusi Io scorso ro marzo. Per accogliere nuovo personale occorreranno anche altri spazi: l'ASI ha appena pubblicato un avviso di ricerca per 1.600 metri quadrati di uffici in prossimità della sede di via Boggio. Le OO.SS. presenti hanno ottenuto, attraverso il maggior utilizzo del tempo parziale ed agevolando i trasferimenti volontari. un esubero pari a zero unità. L'accordo tocca anche: precariato (si è concordata la stabilizzazione di n 31 unità, secondo pa­rametri regionali), mobilità (attraverso la mobilità volontaria si compensano le carenze dir personale della sede centrale), graduatorie (vengono prorogate fino al 302/2008 per permetterne l'utilizzo/ esaurimen­to) è fondi (viene destinato non meno di un terzo dei minori oneri all'incre­mento dei fondi contrat­tuali; parte di tale somma sarà destinata ai dipenden­ti soggetti a mobilità)

«Riteniamo l'accordo va-lido e coerente coni princi­pi di tutela e correttezza nei confronti dei dipendenti - di-cono dalle segreterie provinciali di FP-CGIL, FIALS, F.Sl. e UIL-FPL -, soprattutto perché si è finalmente analizzato l'aspetto economico del problema, oltre quello normativa. Abbiamo ottenu­to dall'Azienda un impegno preciso in merito, che porterà alla quantificazione nel pros­simo incontro (che si terrà il 18 marzo, col nostro giornale già in stampa, ndr). Un risul­tato più che positivo. anche se dobbiamo esprimere con forte rammarico lo sconcerto che abbiamo provato nei leggere sui vari giornali le dichiarazioni della CISL riguardo la sottoscrizione del contratto. Fermo restando che non discutiamo fa volontà di chiudere tale importante partita, ci permettiamo di evidenziare ai colleghi che siglare accordi fuori della sede della contrat­tazione, e per di più singolarmente, va solo a scapito dei lavoratori».

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LE CORSIE DEL SANTA CROCE SONO  PIENE

Quest'anno erogherà più prestazioni ma si allungano le liste di attesa

da "La Guida" del 14 marzo 2008 di Franco VACCARO

Cuneo - Quest'anno l'Azienda ospedaliera Santa Croce e Carie potrà "fatturare" tre milioni di euro in più, cioè potrà erogare ulteriori servizi ai cittadini pari a questa cifra, che dovrebbe essere corrisposta dalla Regione (il direttore generale dell'Azienda, Giorgio Gatti, ammette che ci sono assicurazioni in questo senso) per le prestazioni fornite ai cittadini residenti nelle Asl.

Questo comporterà un maggior numero di ricoveri? No. perché l'ospedale è sempre "pieno" e già ora alcuni pazienti, per presta­zioni non urgenti e di minore rilevanza, sono rimandati indietro o viene consigliato loro, dagli stessi sanitari ospedalieri. di "passare attraverso il Pronto soccorso". È vero - ammette il dott. Gatti -: i posti letto sono sem­pre quasi tutti occupati e siamo spesso costretti ad allun­gare le liste di attesa per i ri­coveri non urgenti. Uno dei nostri obiettivi fondamentali è proprio quello di ottimizzare il rapporto tra le prestazioni erogate e le liste di attesa".Ma se aumenteranno ancora le prestazioni (per un "valore", appunto di tre milioni di curo) e i posti letto rimangono gli stessi, non si rischia di dilatare ancor di più le liste di atte-sa?

Si, il rischio esiste - risponde il dott. Gatti -. Sta a noi trovare nuovi spazi, o meglio, distribuirli in modo diverso. Occorre, ad esempio, trovare altre soluzioni per le ]ungodegenze, e lo spazio au­menterebbe automaticamente. Si tratta di trovare queste soluzioni in accordo con le ASL e con la Regione.

Le risulta che ci siano degenti che per interventi o esami non urgenti siano "respinti" dai medici ospedalieri, per mancanza di posti letto nei reparti e consigliati a rivolgersi al Pronto soccorso per riuscire a ottenere il ricovero?

Se il reparto è tutto occupato, l'intervento o l'esame non è stato concordato in anticipo e non si tratta di un'urgenza, non resta altra soluzione che prendere tempo - afferma il direttore generale dell'Azienda ospedaliera -. Con il progressivo incremento dell'età media della pop­lazione e il diffondersi di patologie prima quasi sconosciute (ma più frequenti in altre etnie qui immigrate), aumentano di conseguenza le richieste di ricovero. Tocca a noi trovare nuovi spazi e risposte a queste esigenze.

È possibile che al Santa Croce, anche su precise direttive che giungono dalla direzione, si snobbino gli interventi chirurgici di routine, invitando i pazienti a rivolgersi agli altri ospedali della provincia, per concentrarsi su operazioni d'ellite, più redditizie dal punto di vista del fatturato?

Gli interventi di primo livello dovrebbero essere gesti-ti dalla sanità territoriale, quindi dalle Asl - riconosce il dott. Gatti -. Al Santa Croce non si dovrebbero più fare i piccoli interventi a carico di pazienti provenienti dalle ex Ml al di fuori dell'ex Asl 15. Anche se è vero che l'ospeda­le costituisce un polo d'attra­zione non solo per gli utenti cuneesi (come è logico che sia), ma anche per gli altri residenti nella provincia. Una maggiore ',distribuzione della casistica cosiddetta minore tra gli ospedali deil'Asl Cuneo 1 porterebbe anche a una più alta disponibilità di posti letto al Santa Croce.

Oltre ai tre milioni di eu­ro di maggiore possibilità di fatturato, arriveranno anche altri finanziamenti dalla Regione?

Devo precisare che per i tre milioni di aumento si tratta per ora di un'assicurazione ancora informale da parte della Regione, che dovrebbe riconoscere la capacità del-l'Azienda ospedaliera di au­mentare la produzione, fino

a circa 156 milioni di euro - conclude Gatti -. Finanziamenti regionali dovrebbero poi arrivare per opere strut-turali (come il nuovo edificio al Carie) o per gli impianti. Potrebbe in questo senso ar­rivare un milione e mezzo di euro per il nuovo accelerato-re di particelle.

Franco Vaccaro

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SENTENZA. ASL DI ASTI

Roma boccia cure in casa affidate all’Amos

da "La Stampa" del 13 marzo 2008

«Nei servizi pubblici deve essere assicurata la concorrenza»: con questa motivazione il Consiglio di Stato ha respinto il ricorso dell’Asl 19 di Asti e ha dato ragione a un’azienda privata che contestava l’affidamento senza gara del servizio di cure domiciliari (per 300 pazienti) alla cuneese «Amos», azienda multiservizi ospedalieri a capitale misto, nata nel 2004 e la cui sperimentazione scade ad agosto.
Il segretario Fp Cgil Piemonte, Rossano Gambino: «Con questa sentenza emerge una contraddizione profonda, che la Cgil denuncia da sempre: le aziende sanitarie pubbliche creano società di diritto privato come Amos per avere i vantaggi del mercato, ma con gli affidamenti senza gara violano il principio della concorrenza. Permangono seri problemi sui servizi senza gara dati finora da e per la sanità pubblica della Granda».
Il Consiglio in seduta plenaria è il massimo organo di giustizia nell’amministrazione: le sentenze indicano i princìpi da osservare in futuro. La replica dell’Amos: «Per il Consiglio l'affidamento a noi è illegittimo perché il conferimento diretto non vale per le società miste, ma soltanto per quelle interamente pubbliche che hanno un controllo ‘’analogo’’ sulle società di cui sono le sole azioniste. Proprio a questo stiamo lavorando». La proprietà pubblica di Amos era stata decisa in estate dalla Regione e si è in attesa della sua definizione.

 

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Riguarda 597 impiegati amministrativi

Cinquanta esuberi all'ASL Cuneo 1

Accordo coi sindacati: nessun licenziamento e stabilizzati 31 precari

da "La Stampa" del 29 febbraio 2008 -

 

Cinquanta «esuberi» e nessun licenziamento. In più 31 precari stabilizzati con contratti a tempo determinato, ma anche un'altra ventina di incarichi a termine che non verranno confermati per mancanza dei requisiti. Questo l'accordo sui 597 «amministrativi» che sarà siglato la prossima settimana dai sindacati (incluse le sigle minori Fsi e Fials) e la nuova maxi Asl Cuneo 1, che riunisce le vecchie aziende sanitarie di Cuneo, Mondovi-Ceva e Savigliano-Fossano-Saluzzo.

Soddisfatti i sindacati: «E' la posizione che avevamo avanzato e l'azienda ha capito - spiega Alessandro Bertaina, segretario Cisl funzione pubblica -. Il problema degli esuberi è stato risolto in modo non traumatico, i trasferimenti saranno volontari: chi si trasferisce avrà un contratto a tempo determinato. Come Cisl stiamo preparando una proposta per equiparare gli incentivi a chi si sposta per tutto il personale della Cuneo 1, non solo gli amministrativi». Andrea Bruno, funzione pubblica Cgil: «Aumentando il part-time e i pensionamenti dei dipendenti assunti a tempo pieno, non sono necessari licenziamenti. Buona anche la stabilizzazione del massimo numero di precari possibile. La contrattazione, perà, non è entrata nel merito dell'organizzazione del lavoro». Lucio Allegro della Uil: «L'accordo è positivo. Rispettati i lavoratori e i requisiti richiesti dalla Regione».

«Gli amministrativi della maxi Asl passeranno a 547 nei prossimi due anni - spiegano dall'ufficio personale -. Aumenterà il part-time (quindi ci saranno meno addetti, a parità di tempo lavorato), 30 andranno in pensione entro il 2011». Ancora: altri 10 passeranno ad altre amministrazioni (consorzio socioassistenziale di Mondovi, tribunali di Saluzzo e Mondovi, Motorizzazione) e in 50 si sposteranno da Savigliano, Saluzzo, Fossano e Mondovi a Cuneo, in via Carlo Boggio: 30 su base volontaria e altri 20 precari stabilizzati con il part-time per il primo biennio.

Il direttore generale Fulvio Moirano: «La sede dell'Asl è a Cuneo e qui saranno i servizi centrali. I sindacati hanno dimostrato consapevolezza del problema. Ora discuteremo di altri settori, come la dirigenza». La fusione di tre Asl in una, comporta risparmi per 2 milioni di euro: uno subito perché i direttori generali, sanitari e amministrativi sono passati da 9 a 3, un altro nel prossimo biennio, grazie a questi 50 esuberi.

 

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Nuova ASL il Sindaco assicura

"L'ospedale garantirà tutti i servizi sanitari"

da "La Stampa" del 12 febbraio 2008 di p.s.

Non è previsto la soppressione di nessun servizio sani­tario all'ospedale «Santissi­ma Annunziata» in seguito alla costituzione della nuova Asl 1». L'ha garantito il sin­daco Aldo Comina durante l'ultimo Consiglio comunale, rispondendo a un'interroga­zione di Luigi Botta, che esprimeva preoccupazione per il futuro dell'ospedale cittadino.

«Quale sarà il destino del "S.S.Annunziata" - ha chie­sto Botta -, quali servizi sa­ranno soppressi, esistono at­ti ufficiali che documentano l'incontro tra il direttore ge­nerale Fulvio Moirano e i sindaci in proposito?». Ha ri­sposto il primo cittadino: «Ho partecipato alla riunio­ne cui fa riferimento Botta. In quell'occasione il diretto­re generale Moirano ha pre­sentato il piano di riqualifi­cazione ed equilibrio del­l'Asl, che nasce dall'accorpa­mento delle precedenti Asl

di Cuneo, Savigliano, Saluzzo, Fossano, Mondovi e Ceva e mi sento di poter dire che non è emerso nulla di allarmante. Credo che sia disponibile per il pubblico il documento di ri­ferimento per verificare il pia­no presentato dal direttore generale: anche se, per quan­to riguarda il dettaglio del personale, non si potranno avere notizie precise nell'im­mediato».

In sostanza, non è prevista la soppressione di servizi sani­tari, alcuni dei quali, corne la dialisi, verranno addirittura potenziati, mentre si prevedo­no tagli per i servizi accesso­ri: si avrà una sola direzione, un solo economato e tutti i servizi amministrativi saran­no accorpati, con riduzioni del personale che, secondo quanto annunciato dal diret­tore generale, verranno effet­tuate tenendo conto dei previ­sti pensionamenti, non sosti­tuendo chi cesserà l'attività lavorativa.         [P. B.[

 

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