“Troppa
attenzione per gli ospedali Si trascurano territorio e sociale”
Da “La Stampa” del
30 dicembre di MARIO BOSONETTO CUNEO
«La riorganizzazione della Sanità sembra sia stata affrontata
più come un problema di carattere politico, che non avendo
conoscenza vera di come stanno le cose e di quali sono i
problemi». Il piano regionale non convince il dottor Salvio
Sigismondi, presidente dell’Ordine dei medici della provincia di
Cuneo. «L’80 per cento delle esigenze in campo sanitario -
spiega - nascono sul territorio. Questo piano sembra invece dare
poca attenzione al territorio per concentrarla sugli ospedali.
Dove tutto costa di più. Dove bisognerebbe aumentare la
specializzazione e l’efficienza». «E non si può continuare con
tutti gli ospedali fanno tutto - prosegue Sigismondi -. Un
reparto di Ortopedia, ad esempio, potrebbe servire tutta la
provincia, con alti livelli di prestazioni e massime garanzie
per tutti. E questo schema andrebbe ripetuto per le altre
specialità. Ma una riorganizzazione così, che davvero
inciderebbe sul livello dei servizi, necessita anche del
coraggio politico di far accettare l’impopolare decisione che
eliminerebbe alcuni degli ‘’ospedali sotto casa’’». «E poi -
conclude - mi pare non sia stata fatta la valutazione su quali
potrebbero essere le ricadute non solo positive ma anche
negative, derivanti dalla difficoltà di gestire strutture
amministrative così grosse e complesse».
Critici anche i sindacati. «L’illustrazione del piano fatta in
Regione - dice il segretario provinciale della Cgil Marco
Ricciardi - manca di tutta la parte sociale, che come
organizzazioni sindacali ci interessa moltissimo. Ci preoccupa
soprattutto lo scorporo degli ospedali dalle Asl. E’ l’esatto
contrario di quanto detto dalla Regione finora, cioè che si
sarebbe investito sul territorio». Dello stesso tenore il
commento del segretario provinciale della Cisl Matteo Carena:
«Non è tanto la questione degli accorpamenti che interessa i
cittadini, come pazienti e come contribuenti. E’ che se si
concetrano le risorse sugli ospedali è probabile che le Asl
territoriali facciano fatica a mantenere il livello e la
diffusione dei servizi».
Ma il più critico è il segretario provinciale del settore Sanità
della Uil, Giovanni La Motta, che è anche dipendente dell’Asl Cn
2 e abita a Bra. «Togliere l’autonomia al futuro ospedale di
Verduno è uno scippo all’Albese e al Braidese. Hanno accettato
di mettere da parte i campanilismi per dare vita a un progetto
innovativo. Hanno raccolto una cifra considerevole, ormai vicina
agli otto milioni di euro, per sostenere il loro ospedale, e ora
si dice loro che quel progetto è cancellato? L’Asl Cn 2 ha il
tasso di assenteismo tra i più bassi d’Italia e il tasso di
produttività tra i più alti. E’ una squadra che lavora molto
bene. E la si vuole smembrare? Perché? E’ un esperimento che
bisognerebbe invece far proseguire. E se, come probabile,
continuasse a dare ottimi risultati, bisognerebbe esportarlo
anche altrove, altro che cancellarlo!».
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La Regione chiede all’Asl Cn1 di risparmiare 10 milioni di euro
Da “La Fedeltà” del 28 luglio 2010
L’Asl Cn1 dovrà tagliare 10 milioni di euro per chiudere in pareggio il
bilancio 2010. A tanto ammontano i risparmi che dovrà effettuare
per rispettare il piano di rientro sottoscritto martedì 27
luglio con l’Assessorato regionale alla Tutela della salute e
sanità.
Non si tratta di una riduzione dei trasferimenti che la Regione
corrisponde all’Asl, ma di un aumento non commisurato al
fabbisogno 2010, che - stimato in base alla proiezione della
spesa del primo trimestre - è aumentato rispetto all’anno
precedente.
Le ragioni di questo incremento sono state illustrate a “La
Stampa” dal direttore generale Corrado Bedogni. “Sono molte le
voci di spesa aumentate nell’ultimo anno - ha detto
nell’intervista a Lorenzo Boratto -. Ad esempio, il nuovo
Ospedale di Mondovì, che sul bilancio 2009 ha inciso solo da
maggio, mentre quest’anno la sua gestione costa 12 milioni di
euro. Ancora: abbiamo stabilizzato decine di veterinari e
psicologi, come imposto dalla Regione, e quindi si spende di
più”.
Un altro esempio, che vale per tutte le Asl del Piemonte: a fine
2009 la Regione ha deciso di alzare la quota che la Sanità deve
corrispondere nelle case di riposo convenzionate per anziani non
autosufficienti. Da giugno il costo per ogni giorno di degenza è
di 4,5 euro in più. Per l’Asl Cn1 si tratta di un aumento di
spesa di 800 mila euro all’anno, a meno di tagliare i posti
letto, cosa che nessuno intende fare.
Bedogni ha anticipato come cercherà di recuperare i 10 milioni
di euro. “Interverremo sulla standardizzazione degli acquisti
con massima attenzione alla gestione delle scorte, con adesione
anche a gare regionali e sovrazonali. Non sono previsti invece
tagli ai servizi (in adesione a quanto richiesto
dall’Assessorato regionale - ndr), ma una loro
razionalizzazione, considerando il tetto al costo del personale
inserito nel finanziamento regionale, che prevede un blocco del
turn over al 60%, con risparmi sia sui dipendenti sia sugli
interinali”.
Si fa quel che si può, insomma, ma la coperta - comunque la si
tiri - rimane sempre corta. E finirà per lasciare qualcuno o
qualcosa allo scoperto. È quel che temono le Direzioni regionali
dei sindacati Cgil, Cisl e Uil, che non vogliono sentire parlare
di tagli al personale e sono già sul piede di guerra.
“Continuano ad arrivarci segnalazioni su Direzioni generali
ospedaliere e Asl che perseverano nel taglio di risorse per il
personale sanitario - scrivono in un comunicato congiunto -
nonostante il recente accordo regionale sullo «sblocco» del
turn-over che prevede la negoziazione tra Azienda e i
sindacati”.
La loro denuncia è legata alla scarsa volontà delle Aziende
sanitarie ad aprire la contrattazione per rendere esigibile
l’accordo sullo 0,8 delle risorse, come stabilito in sede
regionale con l’assessore Ferrero.
Nonostante le difficoltà oggettive in cui versano le Asl, alle
prese con i piani di rientro, il sindacato non accetta repliche
e alza i toni della polemica: “Alle Direzioni generali e
all’Assessorato regionale alla Salute - continuano - diciamo che
non siamo disponibili a contrattare per perdere tempo o, peggio,
per firmare accordi sistematicamente disattesi a livello
aziendale. I direttori generali delle Aziende sanitarie si
assumano le loro responsabilità e, se si dimostrano incapaci di
rendere operativo quanto deciso in sede regionale, pensino
seriamente di cambiare mestiere e di lasciare ad altri questo
onere. Chiediamo all’assessore regionale Caterina Ferrero di
intervenire, verificando quanto sta accadendo nelle singole
Aziende e di convocare con urgenza un tavolo di confronto per
esaminare le decisioni assunte dalle Direzioni generali in
merito all’accordo regionale sottoscritto il 1° luglio”.
Intanto le Aziende sanitarie (e quelle ospedaliere) fanno i
conti con i numeri e si “leccano le ferite”. La riduzione
complessiva per la Sanità piemontese sarà di 130 milioni di
euro: quanto necessario per ridurre il passivo tendenziale di
530 milioni nei limiti previsti dal “Patto per la salute”
siglato tra Governo e Regioni.
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Asl: più soldi ma non
bastano
Da “La Stampa” del 22
luglio di Lorenzo Boratto
Soldi dalla Regione alla Sanità del Cuneese, ma non a
sufficienza: ne arriveranno 18,4 in più rispetto al 2009, ma ne
sarebbero stati necessari altri 17. Aziende sanitarie (Asl Cn1 e
Cn2) e ospedale «Santa Croce e Carle» dovranno spendere meno,
avere meno personale e nello stesso tempo non compromettere
servizi e prestazioni. Lo ha indicato l’assessore regionale
Caterina Ferrero.
«Difficile - dicono i direttori generali -, ma possibile». Ieri
l’assessorato alla Sanità ha reso nota l’entità dei
trasferimenti diretti previsti da Torino alle Asl e Aso del
Piemonte per quest’anno: in totale 8,6 miliardi di euro (e
all’appello mancano ancora due Asl del Torinese e l’ospedale
Mauriziano, che non hanno presentato i loro Piani di rientro).
Per le Asl Cn1 e Cn2 si tratta di un lieve aumento rispetto al
2009, insufficiente, però, a coprire i costi di gestione, che
intanto sono cresciuti. Per il «Santa Croce» quasi un milione di
euro in meno rispetto a un anno fa, ma l’ospedale di Cuneo
riceve solo una parte del suo budget dai trasferimenti diretti
(meno del 25%, il rimanente deriva da rimborsi regionali e di
altre Asl).
L’assessore Ferrero ha spiegato: «È una razionalizzazione
necessaria. Serve un risparmio progressivo. Avremo con questi
Piani un contenimento della spesa regionale di 50 milioni di
euro ogni anno: soldi che saranno reinvestiti nella Sanità
pubblica». In pratica: la Giunta regionale ha autorizzato la
Direzione Sanità ad approvare i «Piani di rientro» che le
singole aziende hanno presentato alcune settimane fa: tutti
contenevano proposte per ridurre i costi di gestione, in alcuni
casi (come nel Cuneese) la Regione ha chiesto di contenere la
spesa ulteriormente. L’assessore si è raccomandato: «La
razionalizzazione dovrà essere perseguita senza pregiudicare in
alcun modo i servizi offerti ai cittadini».
La riduzione complessiva per la Sanità piemontese è di 130
milioni di euro: è stato calcolato l’andamento del primo
trimestre 2010 del bilancio sanitario, che ha definito un
passivo «tendenziale» di 530 milioni, cioè 130 in più di quanto
permesso dal «Patto per la Salute» siglato tra governo e
Regioni.
Il lavoro di contenimento della spes sarà complesso: i direttori
generali di Asl Cn1, Cn2 e «Santa Croce» garantiscono che i
servizi non diminuiranno, almeno per quest'anno. Gli aumenti dei
costi sono però consistenti. Un esempio su tutti: a fine 2009 la
Regione ha deciso di «alzare» i costi di degenza delle case di
riposo. Da giugno si pagano in media 4,5 euro in più al giorno
per ogni paziente. Per un'azienda come la Cn1 si tratta di un
esborso di 800 mila euro in più l’anno (le nuove tariffe vanno
da 74 a 108 euro al giorno, a seconda dell'intensità delle cure
e delle condizioni di salute dei pazienti). Le alternative sono
due: o tagliare posti letto (ma nessun direttore sanitario vuole
farlo) o allungare la liste d'attesa per le case di riposo,
passando dal 98% attuale di tasso di occupazione dei posti letto
nella «Granda» a meno del 90%. Così si «risparmierebbero» ogni
anno migliaia di giornate di degenza. Ma chi ha anziani in casa
dovrà aspettare per trovare un’assistenza pubblica, o cercare
una sistemazione alternativa in strutture private.
Su questi tagli interviene il presidente provinciale dell’Ordine
dei medici, Salvio Sigismondi: «Condivido l’azione di riordino,
che è necessaria. Ma i tagli senza una logica hanno una sola
conseguenza: meno medici, meno strutture, meno servizio
pubblico, a favore dei privati. Anche per questo motivo c’è
stato lo sciopero di lunedì scorso». Sui possibili tagli,
Sigismondi aggiunge: «Servono riforme strutturali su alcuni
meccanismi. Concretamente: basterebbero tre righe di una legge
per depenalizzare l’atto medico ed evitare così gli esami
inutili che i dottori fanno per tutelarsi. Chi si spacca un
dente spesso è anche sottoposto in Pronto soccorso a una Tac al
cranio, perchè se succede qualcosa di grave, il paziente può
portare il medico in tribunale. Ma l’esame è inutile. Altri
esempi? Ogni anno le Asl spendono migliaia di euro per pagare le
cure termali: vorrei sapere qual è il reale beneficio».
Sui servizi si inciderà il meno possibile, ma a qualcosa si
dovrà rinunciare. Come l’hospice a Bra: è pronto da tempo,
doveva essere inaugurato a maggio. Senza soldi non si sa quando
aprirà, anche perchè serve personale nuovo
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ASL
CN1: firmata intesa con sindaci e sindacati
Da
www.targatocn.it del 10 luglio
“Un’intesa programmatica che trova un preciso riscontro
nell’atto aziendale applicato dall’Asl”. Lo dice il direttore
generale della CN1, Corrado Bedogni, commentando l’accordo
siglato con la rappresentanza della Conferenza dei sindaci e le
organizzazioni sindacali confederali Cgil, Cisl, Uil, in materia
di applicazione del piano socio-sanitario della Regione
Piemonte. Un impegno importante - in un momento di difficoltà
soprattutto per la carenza di risorse - in tema di integrazione
socio-sanitaria, di miglioramento dell’assistenza medica di
base, per l’attività di prevenzione sul territorio soprattutto
nei luoghi di lavoro e per lo sviluppo di una reale integrazione
della rete ospedaliera. La Direzione dell’Asl CN1 ha compiuto
sforzi di non poco conto, negli ultimi anni, nel perseguire
l’obiettivo (contemplato nell’accordo) del raggiungimento del 2%
rispetto alla popolazione ultra 65enne dei posti in convenzione
nelle strutture per anziani non autosufficienti. E poi c’è
stato, e c’è, tutto l’impegno di investimenti nelle cure
primarie, dove l’Asl è stata antesignana. Ma è sul ruolo degli
ospedali che si sofferma, in particolare, il direttore generale:
“Vedo un pericolo per i nostri ospedali. Nel Cuneese c’è una
Sanità con bilanci in equilibrio e per questo motivo è difficile
risparmiare ancora senza incidere sui servizi. Nella proiezione
del primo trimestre 2010 su tutto l’anno la nostra Asl, che
presentava i conti in equilibrio a fine 2009, si trova fuori di
26 milioni, rispetto alla quota riconosciuta per l’anno
precedente. I maggiori costi sono dovuti sia all’inflazione
(circa 5 milioni, Ndr) sia a nuovi servizi, in particolare
all’apertura del nuovo ospedale di Mondovì. E’ vero che ci sono
meno soldi, ma i costi non stanno fermi. Il forte investimento
fatto su Mondovì, soprattutto in risorse umane, è una scelta che
difendo, perché credo che gli ospedali, se ci sono debbano
funzionare.” L’Asl CN1 ha comunque presentato di recente un
secondo piano di rientro dell’ordine di circa 9 milioni di
tagli, senza per ora incidere sui servizi. “Se ci chiederanno
maggiori sacrifici - puntualizza Bedogni - saremo però costretti
a intervenire anche sull’attuale livello di attività. Mi auguro
che ciò non accada, anche per la considerazione di cui la Sanità
cuneese, dove non mancano oculatezza ed efficienza, ha sempre
goduto presso l’assessorato regionale.” Obiettivo dell’Asl resta
quello di recuperare mobilità passiva sull’attività di primo
livello da riportare correttamente negli ospedali di territorio
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Stipendio
infermieri 90 euro al mese in più
Da “La Stampa” del 29
gennaio di ]LORENZO BORATTO
CUNEO
Un anno e mezzo di trattativa, una spesa per l’azienda di 300
mila euro, 1700 i dipendenti coinvolti. Ieri l’Azienda
ospedaliera «Santa Croce e Carle» di Cuneo (il primo datore di
lavoro pubblico della città) ha presentato il nuovo contratto
integrativo: riguarda tutti i dipendenti non dirigenti, dagli
operatori socio sanitari agli infermieri, dai tecnici agli
impiegati.
Agli infermieri, per esempio, in busta paga andranno mediamente
90 euro in più al mese, ma solo per il 60% dei lavoratori ci
saranno aumenti.
Il direttore generale Giorgio Gatti spiega: «L’accordo pesa sul
15-20% della paga lorda: è stato reso possibile grazie ai conti
in equilibrio dell’Aso. Il confronto con i sindacati è stato
lungo, difficile, costruttivo. L’aspetto più innovativo è la
nuova valutazione della produttività: abbiamo individuato
parametri oggettivi e verificabili». I fattori individuati sono
adesso legati a Drg (in pratica i rimborsi della Regione agli
ospedali), valore del Day Hospital, importo delle prestazioni
ambulatoriali, numero di ore in sala operatoria e importo dello
straordinario (esclusa la reperibilità). Con i nuovi parametri
una parte dei dipendenti ci avrebbero rimesso, ma l’accordo
prevede comunque che gli incentivi non calino rispetto all’anno
scorso.
È stata anche varata una modifica del conteggio dell’orario:
fino alla scorsa settimana, scattata l’ora di ingresso, se in
ritardo, il sistema conteggiava 10 minuti, adesso si conterà
esattamente il minuto di ingresso e uscita quando si passa il
badge nei rilevatori magnetici.
«Prima la produttività era concordata dai responsabili dei
diversi servizi e dalla direzione generale: l’accordo è molto
positivo – spiega Fabrizio Silvestro, delegato Cisl, 500
iscritti al «Santa Croce» -. L’azienda ha messo fondi
importanti per gli incentivi. Ma alcune figure prenderebbero
meno soldi: sono poche decine di euro l’anno, ma per evitare
questa penalizzazione, con alcune ore di lavoro in più, avranno
garantita la stessa cifra del 2009. Altra importante novità: il
passaggio di consegne tra i diversi turni di infermieri sarà
conteggiato come orario di lavoro».
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“Il sistema sanitario a rischio per i tagli dei fondi pubblici”
Da “La Stampa” del 20
gennaio 2010
«Il sistema sanitario
è sempre più a rischio, sempre più trascurato e attaccato dalla
politica». Con questa denuncia, ieri le maggiori sigle sindacali
dei medici italiani (che riuniscono i vari specialisti: Anaao,
Cimo, Aaroi, Cgil Medici, Fvm, Fassid) hanno indetto una serie
di assemblee nei principali ospedali italiani. Al «Santa Croce»
hanno partecipato oltre 50 professionisti.
Pietro Leli, del sindacato Anaao e vicepresidente dell’Ordine
provinciale dei Medici: «Dal sottofinanziamento della Sanità
pubblica al sempre più diffuso precariato, sono molti i problemi
della Sanità nazionale: aumentano le disparità tra Regioni
perchè manca il coraggio per interventi strutturali». Si è anche
parlato della pubblicazione online degli stipendi dei medici del
Santa Croce e Carle. «Al di là delle idee politiche di ognuno -
spiega Leli -, c'è comunque una componente demagogica nel
rendere noti questi dati che non sono comparabili, perché le
direttive del ministero sono state poco chiare».
Gian Luca Visconti, delegato Fp Cgil Medici, aggiunge: «C’è
anche il problema della “territorialità”: se si riducono solo i
posti letto negli ospedali e non si potenzia altrove, si crea un
vuoto, esattamente come sta accadendo. L’“Operazione
trasparenza”? La legge va ottemperata, ma senza direttive
precise ogni azienda si è inventata una soluzione, così non si
possono confrontare anche realtà vicine come “Santa Croce” e gli
altri ospedali della Granda. Si sono create invidie all’interno
della categoria medica, mentre si sta discutendo sul nuovo
contratto nazionale scaduto a fine 2009: ma le ultime direttive
del ministro Brunetta hanno ormai “svuotato” la contrattazione».
I 450 dirigenti medici dell'ospedale di Cuneo stanno discutendo
da oltre un anno anche per il rinnovo del contratto integrativo
con l’azienda ospedaliera. Francesco Lemut, dell’Aaroi-Emac
(sindacato degli anestesisti e rianimatori): «Serviranno ancora
mesi perché, tra le altre cose, si devono introdurre le nuove
normative dell'Unione europea sulla sicurezza di medici e
utenti. Ad esempio si devono regolare le pause e i riposi sul
lavoro: dopo le notti passate in ospedale ora dovranno passare
almeno 11 ore prima di riprendere, mentre finora, in alcuni
casi, si derogava. La bozza è in mano alla direzione generale:
il nuovo contratto comporta cambiamenti rilevanti. Ci vorrà
tempo per chiudere».
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Istituto Climatico di Robilante a rischio chiusura
Da “La Guida”
del 11 dicembre di Massimiliano Cavallo
C’è molta
preoccupazione da parte dei sindacati e dei lavoratori per le
sorti dell’Istituto Climatico di Robilante. Da ormai più di un
anno la casa di cura privata fondata più di 80 anni fa dal dott.
Giovanni Capitolo, rischia la chiusura definitiva, facendo
perdere al territorio 120 posti per pazienti post acuzie di
lungodegenza e riabilitazione di primo livello pneumologico e
oltre 140 posti di lavoro.
L’istituto
infatti svolge un importante ruolo socio-sanitario sul
territorio cuneese oltre ad essere una delle più grandi
"aziende" della valle Vermenagna. La Società Casa di cura
privata Istituto climatico di Robilante Srl, che gestisce la
struttura ospedaliera privata, è stata acquistata un anno fa da
una società romana che fa capo ad Alessandro Bartoli, molto
vicino al precedente amministratore delegato Giovanni Riccardi.
Si erano però interessati alla struttura due realtà cuneesi,
l'Amos Spa che aveva chiesto alla Regione un'autorizzazione
per l'acquisto, mai arrivata, e la ditta San Giorgio che ha poi
acquisito nei mesi scorsi il Ferrero di Alba. Lo stato di
salute della casa rimane comunque instabile con una gestione
troppo onerosa, una sostenibilità che è al limite e un
necessario riammodernamento della struttura che continua ad
essere rimandato.
"La situazione
di criticità della struttura - spiega Alessandro Bertaina,
segretario generale Cisl Fp - ci preoccupa ed emerge dal
ritardato pagamento degli stipendi al personale dipendente, dai
tentativi di conciliazione relativi a svariate problematiche di
lavoro alle quali l'Azienda non si è mai presentata, dai
tentativi di licenziamento dei dipendenti con motivazioni
infondate e ultimamente dal ricorso a dipendenti di
cooperativa in assenza di accordi sindacali, incorrendo così in
intermediazione di manodopera".
L'Istituto
Climatico di Robilante è stato fondato nel 1927 in un pregevole
edificio ottocentesco e si è subito caratterizzato per la cura
della tubercolosi. Dal punto di vista amministrativo è un
istituto di pneumologia, fu autorizzato dalla Regione per 200
posti letto ma oggi ne vengono utilizzati circa 120, la maggior
parte dei
quali per
ricoveri di lungodegenza e riabilitazione di primo livello
pneumologico, interamente finanziati dal Sistema Sanitario
Pubblico. Dà occupazione a 142 dipendenti tra medici,
infermieri, oss (operatori socio sanitari), ausiliari e cuochi,
due terzi dei quali stranieri.
"Preoccupano
anche lo stato dei locali - continua Bertaina - di strutture ed
apparecchiature in uso di dubbia sicurezza essendo in attesa di
un documento sulla valutazione dei rischi mai presentato; e
anche le lamentele dei pazienti relative a situazioni di disagio
venutesi a creare per mancanza di materiale sanitario e di
convivenza, e dei fornitori per ritardi e mancati pagamenti per
le forniture ed i servizi erogati".
Alcuni passi
sembra che la nuova proprietà li abbia fatti con gli enti
creditori, primo fra tutti l'Inps, versando acconti e garan
tendo un piano di rientro convincente. D'altra parte lo stesso
amministratore Bartoli ha vinto nelle ultime settimane una
gara milionaria per una Rsa nel torinese. Il piano economico,
ma anche l'inquadramento del personale e le ristrutturazioni
degli ambienti rimangono comunque condizioni necessarie per
l'accreditamento al Servizio Sanitario che deve passare al
vaglio della Regione.
"Abbiamo segnalato lo stato delle cose - conclude Bertaina -
alle massime cariche politiche provinciali e regionali chiedendo
l'istituzione urgente di un tavolo di concertazione. Dobbiamo
salvaguardare i posti di lavoro attuali senza incrementare la
lunga fila dei disoccupati che già affligge la provincia e
insieme difendere l'utente assicurando un servizio decoroso a
chi usufruisce delle strutture sanitarie convenzionate presenti
sul territorio".
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Non vogliamo
fare le spie”
Dura reazione dei medici al decreto che li obbligherebbe a
segnalare i clandestini
Da “La Stampa” del 7
febbraio 2009 di LORENZO BORATTO
CUNEO
Malumore e rabbia fra i medici. Ma anche la paura di mettersi
contro la legge. Nessuno vuole «fare la spia», denunciando
clandestini. Ecco alcune reazioni a caldo dopo che, in Senato, è
stato approvato il «pacchetto sicurezza» del Governo. «I colleghi
sono tutti incazzati, resta da capire se è reato d'ufficio o no»
dice senza mezzi termini Ugo Sturlese, ex primario dell'ospedale
di Cuneo e oggi nella Commissione nazionale sanità. Condanna ferma
anche da Salvio Sigimsondi, presidente dell'Ordine provinciale e
medico di base. «Le leggi dello Stato? I medici le applicano e non
le interpretano - premette -. Il decreto è una ferita profonda a
professione, società, Costituzione e cultura europea. Se un medico
procede alla denuncia, proporrò al Consiglio provinciale
dell'Ordine una sanzione diretta dell'iscritto: violerebbe
l'articolo 32 della Costituzione, il giuramento di Ippocrate
vecchio di 2400 anni e l'articolo 3 del Codice deontologico
vigente».
Rabbia anche tra i medici ospedalieri. «Un duro colpo ai diritti
umani - dice Guido Raineri, primario del reparto Infettivi a Cuneo
e presidente regionale della Società malattie infettive -. Da anni
lavoriamo per favorire l'accesso degli immigrati alle strutture
sanitarie, con diversi progetti di integrazione. Così il
clandestino avrà paura di avere di fronte un poliziotto, non un
sanitario. Perderemo i pazienti, sarà un autogol per la sanità
pubblica: i tubercolotici che curiamo sono tutti extracomunitari e
ci sono fra loro clandestini. Se non si presentassero in ospedale
sarebbero una mina sanitaria vangante: stesso discorso per Aids o
meningite. Spero solo che la legge lasci la libertà di denunciare
o no: non lo farei io e nessuno dei colleghi».
Molti degli stranieri si rivolgono direttamente ai Pronto
soccorso. Vengono curati sempre, tutti. Spiega Bruno Tartaglino,
primario di Emergenza e accettazione al Santa Croce: «A tutti
chiediamo le generalità, poi consegnamo loro una tessera che vale
sei mesi, con sopra solo un numero. I colleghi sono totalmente
contrari, ma prima di mettermi contro la legge, serve ragionare e
vedere quale sarà l'esito finale di questo provvedimento».
Giorgio Nova, responsabile del Pronto soccorso a Savigliano:
«Decreto ancora in discussione. Tg e giornali parlano di ‘’possibilità’’,
un senatore leghista sentito l'altra sera in tv sosteneva invece
che il reato di immigrazione è procedibile d'ufficio: il medico di
Pronto soccorso è pubblico ufficiale, avrebbe l'obbligo della
segnalazione. Potrebbe invocare l'obiezione di coscienza, ma si
andrebbe incontro a sanzioni penali». Nova è contrario, azzarda
l'ipotesi del boicottaggio. «Se passasse il decreto servirebbe
un'azione comune di tutti i Pronto soccorso provinciali per non
denunciare - aggiunge -, altrimenti dovrò lasciare liberi i
colleghi di fare secondo coscienza. E non escludo che qualcuno lo
faccia».
A Cuneo opera per tutta la provincia un Isi (Informazione
sanitaria immigrati). È in via Boggio 12 a Cuneo: rilascia un
tesserino come in ospedale, valido sei mesi, «per cure urgenti e
essenziali». L'Isi è aperto il lunedì e il giovedì pomeriggio
(13,30-16). In due anni ha curato 1271 clandestini (467 si
presentavano per la prima volta). Sono soprattutto albanesi,
rOmeni (che non rientrano nel servizio sanitario nazionale ma
fanno parte dell'Unione europea), poi marocchini e ucraini. Il
responsabile è Gabriele Ghigo: «Gli Isi sono uno per ogni
provincia. La Regione li ha fatti nascere 10 anni fa proprio per
la tutela della Sanità pubblica: funzionano come un medico di base
per i regolari, si paga il ticket. Se approvato in questa forma il
decreto ci metterebbe in difficoltà. Ci incontreremo la prossima
settimana con i colleghi responsabili degli Isi piemontesi». A
Cuneo esiste anche un «Ambulatorio medico sociale», aperto ai
Tommasini (via Bersezio 2). Ci lavorano 7 volontari: quasi tutti
medici e infermieri in pensione. Una di loro è Maria Grazia
Cavallo, ex dipendente dell'Asl 15: «Curiamo solo patologie
semplici, tutto è gratis, anche il dentista che lavora moltissimo.
Vediamo 250 persone l'anno, da tutto il mondo, esclusi i cinesi
che si affidano alla loro medicina tradizionale. Denunciare i
clandestini? Non mi sono mai posta il problema dell'identità del
paziente, io curo e basta. Spesso poi ci danno nomi
incomprensibili o finti: non avrebbero molto valore per la
Questura».
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LAVORO - La società di servizi che
opera nel campo sanitario assumerà i trenta lavoratori "tagliati"
alcuni mesi addietro
Interinali Asl salvati da
Amos
Da “La Gazzetta di Alba” del 20
gennaio di di GIULIO SEGINO
La trentina di lavoratori
interinali "tagliati" un paio di mesi fa dall’Asl Cn2 Alba-Bra da
questa settimana ha la certezza di poter continuare a operare
nell’Azienda sanitaria. La rigida applicazione delle recenti norme
contro lo sfruttamento del precariato impediva loro, dopo averlo
fatto per almeno tre anni, di continuare a lavorare nell’Asl:
addirittura per alcuni di loro il limite dei 36 mesi di lavoro era
stato superato
Amos. «Per l’Asl non era
possibile, così saranno assunti da Amos, che ora è
controllata al cento per cento dalla sanità pubblica, e
continueranno a lavorare ad Alba e Bra», spiega Roger Davico,
portavoce Rsu per la Fp-Cisl. «Con questo ultimo provvedimento
viene quasi eliminato il lavoro precario dall’Asl Cn2 e nel corso
dell’ultimo anno sono stati stabilizzati un centinaio di
lavoratori, prima quelli a tempo determinato, ora gli interinali».
Non tutti d’accordo.
La soluzione Amos (azienda pubblica di diritto privato) non
ha soddisfatto del tutto il sindacato, ma nella situazione a cui
si era arrivati non c’erano alternative. Il blocco delle
assunzioni nel pubblico impiego ha costretto le aziende a
inventare nuovi percorsi per far fronte alle necessità,
nell’interesse degli utenti stessi, creando precariato.
Continua Davico:
«Abbiamo richiesto di rivedere le dotazioni organiche. Quasi tutti
i reparti hanno carenza di personale». In una lettera alla
Direzione aziendale la Cisl sottolinea che per tamponare la
situazione si ricorre con frequenza agli straordinari oltre i
limiti previsti.
Problemi.
La situazione si è venuta a determinare non soltanto per il blocco
alle assunzioni, ma anche per l’aumento dei carichi di lavoro
degli ultimi anni: «Non dimentichiamo che il conteggio del
personale necessario fa riferimento a parametri vecchi e superati,
non tenendo conto dei cambiamenti della medicina, della crescita
del turnover dei pazienti e delle esigenze di assistenza
più complesse che derivano dall’aumento dell’età media dei
ricoverati e dalle nuove tecnologie introdotte».
A fronte di queste difficoltà va
ricordato che il personale dell’Asl albese non si è mai tirato
indietro, anzi le strutture dell’azienda Cn2 sono in testa nelle
statistiche regionali sulla produttività.
Contratto.
Questi e altri temi, quali la reperibilità, le progressioni di
carriera, verranno discussi nelle prossime settimane, quando si
apriranno le trattative per il rinnovo dei contratti sia in ambito
aziendale che a livello nazionale. «Il contratto nazionale è
scaduto nel 2007 – commenta Davico – e occorre ridiscutere le
decisioni negative introdotte dal decreto Brunetta. La
"lotta ai fannulloni" più che colpire chi ne approfitta,
nonostante gli strumenti contrattuali già esistenti, si è rivelata
una "piazzata" con riduzioni salariali a chi è veramente
ammalato».
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ALBA. ISTITUTO
IN CRISI
Dipendenti del Centro Ferrero senza stipendio da quattro mesi
Da “La Stampa” del 25
novembre di ]GIUSEPPINA FIORI
ALBA
Cresce la preoccupazione per la grave crisi economico- finanziaria
che ha colpito la Fondazione «Giovanni e Ottavia Ferrero» con il
Centro di riabilitazione per handicappati, disabili e anziani. I
circa 180 dipendenti sono senza stipendio da quattro mesi, con
notevoli difficoltà per molte famiglie. Lavoratori e
rappresentanti sindacali hanno tenuto un’assemblea all’Istituto
durante la quale hanno incontrato il commissario Salvatore La
Rosa, nominato dal prefetto. I sindacalisti Danila Botta (Cgil) e
Fabrizio Silvestro (Cisl): «I lavoratori e le loro famiglie si
trovano in una condizione insostenibile. Durante l’assemblea ci è
stato assicurato che entro fine mese saranno disponibili 350 mila
euro per pagare degli acconti. Una cifra che non è neanche
sufficiente a versare una mensilità a tutti i lavoratori. C’è
inoltre il rischio che molti operatori lascino la struttura».
Altra novità è rappresentata dalla costituzione di un Comitato dei
genitori degli ospiti dell’istituto. Anche i familiari sono molto
preoccupati per il futuro dei loro figli e chiedono solidarietà.
Sui problemi al «Ferrero», sindacati, lavoratori e famiglie stanno
organizzando un incontro pubblico, che si terrà a breve e al quale
saranno invitati i rappresentanti delle istituzioni, delle
categorie, delle aziende per far conoscere i problemi a tutta la
città. Anche la guardia di Finanza e la Procura della Repubblica
si stanno occupando della Fondazione e del Centro Ferrero. Il
sindaco, Giuseppe Rossetto: «Qualunque sia l’evoluzione dei fatti,
la preoccupazione di tutti sarà quella di tutelare la continuità
del servizio e il lavoro dei dipendenti».
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Centro Ferrero: 600 mila euro ai proprietari della sede a Vado
Da “La Stampa” del 16
novembre di GIUSEPPINA FIORI
ALBA
La Fondazione «Giovanni e Ottavia Ferrero» è stata protagonista,
l’altro ieri, di una vertenza in tribunale che l’ha vista opposta
alla società Cordea srl, proprietaria della struttura
socioassistenziale di Vado Ligure, sede distaccata del Centro di
riabilitazione di Alba.
A settembre la Cordea aveva notificato alla Fondazione un atto di
precetto, ovvero un ordine in cui intimava il pagamento di
1.852.091 euro per sei mesi di affitto dei locali non pagati. La
Fondazione si è opposta rivolgendosi al tribunale di Alba,
sostenendo che sarebbero state chieste somme maggiori del dovuto.
Il giudice Giacomo Marson della sezione civile ha accolto in parte
il ricorso della Fondazione, riducendo la somma dovuta alla Cordea
a 601.799 euro più gli interessi.
L’avvocato Roberto Ponzio, che ha assistito la Fondazione con
Alessandro Paganelli: «La somma oggetto di precetto non
considerava il versamento di un deposito cauzionale di 1.200.000
euro che, secondo la Fondazione, doveva andare in compensazione
con le somme dovute ai sensi del contratto. Secondo Cordea,
invece, il deposito cauzionale doveva essere trattenuto a
copertura di maggiori danni conseguenti all’anticipato recesso dal
contratto di locazione e segnalava di aver già presentato un
ricorso davanti al tribunale di Savona». Continuano i legali:
«Secondo noi ciò non era ammissibile in quanto i danni non
sussistono e comunque ne deve essere prima accertata esistenza ed
entità. Siamo soddisfatti che il tribunale abbia recepito questa
nostra impostazione».
Vicende giudiziarie a parte, la situazione finanziaria al Centro
Ferrero è molto grave. In un incontro svoltosi in municpio con il
sindaco Giuseppe Rossetto e i rappresenti sindacali , il
commissario della Fondazione, Salvatore La Rosa, ha ribadito che
gli obiettivi prioritari sono mantenere l’attività del Centro di
riabilitazione e pagare le spettanze ai dipendenti, senza
stipendio da metà luglio. Il commissario incontrerà i lavoratori
in un’assemblea giovedì, alle 12, nell’Istituto. Il sindaco
Rossetto: «Si sta valutando un piano industriale che coinvolga
banche e altri partner nel tentativo di risanare l'azienda».
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ALBA.
PROVVEDIMENTO DEL PREFETTO
Il Centro
Ferrero
è stato commissariato
I lavoratori negli ultimi 2 mesi sono rimasti senza stipendio
Da “La Stampa” del 22
ottobre di GIUSEPPINA FIORI
ALBA
La Fondazione Giovanni e Ottavia Ferrero, proprietaria del Centro
di riabilitazione per handicappati e anziani, è stata
commissariata. La notizia è stata confermata ieri sera con un
comunicato della Prefettura in sui si legge: «Il prefetto della
provincia di Cuneo, Bruno d’Alfonso, nell’esercizio dell’attività
di controllo governativo sulle Fondazioni, con decreto ha sciolto
gli organi sociali della “Fondazione Giovanni ed Ottavia Ferrero”
con sede in Alba, via De Amicis 16 ed ha provveduto alla
contestuale nomina di Salvatore La Rosa, quale commissario
straordinario per la provvisoria gestione dell’ente. Il
provvedimento, che è stato adottato a conclusione di una
approfondita verifica ispettiva presso l’Ente, effettuata anche
con il qualificato apporto della Guardia di Finanza, si è reso
necessario a causa della situazione di grave crisi
economico-finanziaria in cui versa la Fondazione. Ciò anche al
fine di garantire la prosecuzione dell’attività di assistenza a
favore degli ospiti delle strutture sanitarie e
socio-assistenziali nonché per salvaguardare l’occupazione dei
lavoratori operanti nelle strutture medesime».
Il commissariamento è già stato comunicato al presidente Paolo
Sacchetto della Fondazione Giovanni e Ottavia Ferrero e del Centro
di riabiliazione, mentre sarebbe in via di notifica ai componenti
del Cda. Tutti gli organi vengono sciolti e il commissario assume
i poteri del presidente, del Cda e della giunta esecutiva della
Fondazione.
L’avvocato Roberto Ponzio, legale della Fondazione, commenta: «Il
commissariamento non sorprende, ma è la logica conseguenza di
quanto avvenuto in questi ultimi mesi. Il comissario potrà
esaminare la situazione contabile e valutare la legittimità e
opportunità delle scelte adottate dal Cda, prima di tutte la
dismissione della struttura di Vado, ritenuta la causa principale
della crisi».
Giovedì la Società San Giorgio di Alba aveva raggiunto un accordo
con i legali rappresentanti del Centro riabilitazione per
l’acquisto dell’azienda, preceduto da un anno d’affitto. La nuova
gestione avrebbe dovuto iniziare a novembre. Occorrerà vedere se
l’accordo sarà confermato. Da due mesi i dipendenti sono senza
stipendio.
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CRISI.
STRUTTURA DI RIABILITAZIONE
Centro
Ferrero, c’è l’intesa per salvarlo
Da “La Stampa” del 19
ottobre di GIUSEPPINA FIORI
ALBA
Svolta nella vicenda del Centro di riabilitazione per handicappati
e anziani «Giovanni Ferrero», colpito da grave crisi economica. Un
accordo, che dovrebbe portare alla soluzione dei problemi, è stato
raggiunto con la cordata albese interessata all’Istituto, di cui
si parlava da qualche tempo.
L’intesa è stata confermata con un comunicato diffuso ieri in cui
si afferma: «I legali rappresentanti del Centro di riabilitazione
Giovanni Ferrero srl hanno accolto l’offerta formulata dalla San
Giorgio srl, società con sede in Alba, per l’acquisto
dell’azienda. Nelle more della definizione della posizione con i
creditori si è convenuto l’affitto per un anno dell’azienda
stessa. L’offerta è condizionata al raggiungimento di un accordo
sindacale in merito all’organico per porre così basi solide per il
proficuo sviluppo dell’attività sociale. La nuova gestione
dovrebbe aver inizio a novembre. Con il verificarsi di queste
condizioni si ritiene che possano venir meno le preoccupazioni
emerse nei mesi precedenti e che l’attività possa proseguire con
continuità». Il comunicato è firmato dal commercialista Carlo
Castellengo, che è anche assessore comunale, per la «San Giorgio»
e dall’avvocato Roberto Ponzio per il Centro Ferrero.
La «San Giorgio» ha come amministratore unico l’imprenditrice
albese Marilde Artusio, che opera nel settore dei servizi. Ma non
è stato reso noto se, come molti ritengono, ci siano anche altri
partner finanziatori. Ad ogni modo la notizia è stata accolta
favorevolmente in città.
Il sindaco, Giuseppe Rossetto, segue da vicino la vicenda: «La
prima fase si è conclusa positivamente avviando una soluzione.
Anche grazie alle istituzioni è stato evitato che la situazione
precipitasse. Ma ora si apre una seconda fase non meno delicata
che esige prudenza e un lungo lavoro con creditori, dipendenti,
banche e fornitori». Ferrero e «San Giorgio» dopo la firma
dell’accordo hanno inviato una lettera ai sindacati per chiedere
un incontro urgente.
Fabrizio Silvestro, responsabile Sanità Funzione Pubblica Cisl per
la zona Alba-Bra: «Abbiamo saputo dell’accordo dalla lettera e con
i lavoratori ci stiamo preparando all’incontro. Le nostre linee
guide saranno il mantenimento del contratto di lavoro della sanità
privata, la sicurezza del posto, la salvaguardia del Tfr e di
tutti i diritti acquisiti dai dipendenti».
In merito all’accordo, l’avvocato Ponzio commenta: «Si è scelta
l’offerta ritenuta più remunerativa e responsabile in quanto
condizionata al raggiungimento di un accordo sindacale. Conforta
che sia stato privilegiato, a parità di condizioni, un gruppo
albese. Ci vorrà tempo, ma ci sono le premesse per garantire la
continuità dell’assistenza e la qualità, peraltro mai venute meno
in questo momento critico».
Tutti riconoscono l’alto senso di responsabilità delle maestranze
che hanno continuato a lavorare senza stipendio. Conclude il
legale: «E’ fermo l’impegno a pagare al più presto gli arretrati e
a salvaguardare tutti i posti di lavoro».
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FOSSANO.
OPERATORI SOCIO-ASSISTENZIALI
“Vogliamo tutele sulle mansioni e stipendi equi”
Da “La Stampa” del 17
ottobre di WALTER LAMBERTI
FOSSANO
Un maggiore riconoscimento della professionalità degli operatori
socio assistenziali (Oss) e quindi maggiori garanzie di tutela
nell'ambito delle mansioni svolte. Ma anche la creazione di
percorsi che portino alla formazione di Oss complementari e
specializzati (figura intermedia tra l'Oss di base e l'infermiere)
come già succede in altre regioni d'Italia. Sono i temi «caldi» e
le proposte avanzate nell'affollato seminario di studi che si è
tenuto ieri al castello, organizzato dalla Cisl Funzione pubblica.
«È urgente fare chiarezza su questi temi e speriamo che si metta
in moto qualcosa a livello regionale - commenta il segretario
generale della Cisl-Fp Gian Piero Porcheddu -; attualmente,
specialmente nelle strutture socio assistenziali, nelle case di
riposo e nei centri diurni, gli Oss si ritrovano a svolgere
mansioni che sarebbero di competenza del personale
infermieristico. E questo crea un problema di responsabilità,
ancor più che di competenza. Abbiamo stilato un documento già
presentato alla commissione di vigilanza dell'Asl e ai formatori
Oss, che definisce meglio le procedure che competono agli
operatori socio assistenziali. Ora toccherà all'assessorato
all'Assistenza e alla Sanità andare avanti perché si arrivi ad una
definizione chiara».
La figura dell'Oss specializzato non pare piacere alla categoria
degli infermieri che si sentono «scippati» di una loro funzione,
anche se di fatto, come sottolinea Domenica Castellano,
coordinatore provinciale Oss «certe funzioni già vengono svolte
dagli operatori socio assistenziali e occorre che questo lavoro
venga riconosciuto e tutelato pur continuando a mantenere la
distinzione tra Oss e infermieri, i primi con ruolo più tecnico e
di assistenza di base e i secondi con un ruolo sanitario». Sulla
somministrazione dei farmaci, la normativa prevede che l'Oss non
possa occuparsene direttamente, ma come supporto all'infermiere.
Nella realtà, in molti casi è quasi impossibile e l'Oss svolge
un'operazione impropria. Con tutti i rischi che ciò comporta. E
poi c'è la questione economica che è un problema non secondario,
al di là del confronto con il personale infermieristico. Un Oss
che fa i tre turni e lavora, tramite cooperativa, in casa di
riposo, porta a casa circa 700 euro al mese, mentre un operatore
che lavora in ospedale arriva a 1.200 euro.
«Anche questo è un problema di non poco conto - commenta Concetta
Ottavio, che si occupa di formazione alla Apro di Alba -. C'è
troppa differenza tra un contratto Oss e l'altro per un lavoro che
è del tutto simile. Un lavoro di grande importanza perché si ha a
che fare con persone che si trovano in particolare stato di
bisogno».
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ALBA. AL CENTRO
FERRERO
“Senza stipendio da due
mesi”
Da “La Stampa” del 12
ottobre di GIUSEPPINA FIORI
ALBA
Fermento e timori in città per la grave crisi economica che ha
colpito la Fondazione «Giovanni e Ottavia Ferrero» con il Centro
di riabilitazione per handicappati e anziani. Volantini con il
preoccupante titolo «Che fine farà l’istituto Ferrero?» sono stati
distribuiti ieri mattina al mercato da un gruppo di lavoratori. La
Cgil ha dato incarico al suo legale di depositare decreti
ingiuntivi in tribunale per salvaguardare stipendi e contributi
dei dipendenti, mentre la Cisl ha chiesto al prefetto di Cuneo il
commissariamento della Fondazione e del Centro collegato. Una
novità positiva viene dalla direzione dell’istituto: con un
comunicato affisso in bacheca ha avvisato che domani sarà versato
un acconto di 600 euro ad ogni lavoratore. Ma i dipendenti non
hanno percepito metà lo stipendio di luglio, quelli di agosto e di
settembre, oltre al premio di produttività.
I lavoratori, che hanno distribuito ieri oltre mille volantini al
gazebo in piazza Cagnasso, hanno detto: «Vogliamo far sapere agli
albesi la condizione di grave difficoltà in cui ci troviamo, senza
stipendio da due mesi e mezzo, senza una prospettiva concreta di
soluzione. Abbiamo continuato a lavorare per il rispetto degli
utenti». Danila Botta, segretaria provinciale Funzione Pubblica
Cgil: «I dipendenti vogliono sapere quando saranno pagati e
soprattutto avere qualche certezza sul futuro. Ci sono difficoltà
a pagare gli affitti e qualcuno ha anche avuto il taglio dei fili
della luce».
Il segretario provinciale della Funzione Pubblica Cisl, Fabrizio
Silvestro: «Abbiamo chiesto il commissariamento, inviato lettere
al prefetto, al sindaco di Alba, ai capigruppo consiliari, al
presidente della Provincia e agli assessori regionali alla Sanità
e all’Assistenza, alla Fondazione Ferrero per chiedere un incontro
urgente». I sindacalisti lamentano la mancanza di un piano
aziendale in grado di dare prospettiva all’azienda e sicurezza ai
lavoratori, servizi di assistenza e di riabilitazione che
rischiano di interrompersi da un momento all’altro, la non
disponibilità della direzione del Centro a confrontarsi con i
sindacati, oltre alle retribuzioni non corrisposte.
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CRISI
FINANZIARIA. UNO «SPIRAGLIO»
Cordata
albese per salvare il Centro Ferrero
Da “La Stampa” del 28
settembre di GIUSEPPINA FIORI
ALBA
Una cordata di imprenditori albesi potrebbe entrare in partnership
con la Fondazione Giovanni e Ottavia Ferrero (onlus) per farle
superare la grave crisi economica. La notizia, trapelata ieri,
rappresenta uno spiraglio nella difficile situazione in cui è
venuta a trovarsi la Fondazione con il Centro di riabilitazione
«Giovanni Ferrero» che ospita 160 persone tra portatori di
handicap e anziani.
Il sindaco Giuseppe Rossetto, che pur non essendo entrato nel Cda
della Fondazione come gli era stato chiesto, segue da vicino le
vicende dello storico istituto albese, dice: «Sono a conoscenza di
trattative con una cordata di imprenditori albesi, possibili
partner che aiuterebbero a superare la crisi. Non conosco i loro
nomi. La cautela è d’obbligo perché non è ancora stato raggiunto
un accordo, i prossimi giorni potrebbero essere decisivi».
Si parla del termine del primo ottobre per ottenere un impegno
concreto, che possa escludere eventuali altre azioni come il
commissariamento e garantire la continuità del servizio.
Prosegue il sindaco: «Continuo a svolgere il mio ruolo di garante
esterno e ad interessarmi di questa istituzione importante, non
solo per Alba, ma per il territorio. Non è più il momento di
indugiare con le chiacchiere, occorrono fatti concreti che portino
ad una soluzione. Anche se si raggiungerà un accordo, non tutto
sarà tranquillo. Occorrerà fare un piano industriale, definire
rapporti con banche, fornitori e sindacati. Per questo è
necessario essere molto prudenti».
Pare che ci sia anche un partner esterno interessato al «Ferrero»,
ma sarebbe in pole position l’iniziativa albese.
Ancora Rossetto: «Ho chiesto all’amministratore delegato della
Fondazione di essere informato sugli eventuali sviluppi per poter
riferire lunedì pomeriggio in Consiglio comunale sulla situazione
al “Ferrero”».
Fra i problemi da risolvere c’è quello dei 140 dipendenti che
hanno ricevuto lo stipendio di agosto e metà quello di luglio,
mentre sta terminando settembre, il cui pagamento dovrebbe
avvenire entro il 10 ottobre.
Per i mancati versamenti ci sono famiglie in difficoltà. Nella
bacheca del Centro è stato affisso un avviso in cui si ringrazia
il personale per il lavoro svolto e si assicura che le
retribuzioni in ritardo saranno pagate al più presto.
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ALBA.CON IL
CONSORZIO
Al Centro Ferrero raggiunta un’intesa Il servizio prosegue
Da “La Stampa” del 19
settembre di GIUSEPPINA FIORI
ALBA
Nella difficile crisi economica che ha coinvolto la Fondazione
Giovanni e Ottavia Ferrero, con il Centro di riabilitazione che
ospita 160 tra portatori di handicap e anziani, sono da registrare
due novità. L’accordo siglato tra la Fondazione e il consorzio
Sinergie sociali (Css), che minacciava di interrompere già ieri il
servizio, e la conferenza dei capigruppo in Comune, che ha
sconsigliato il sindaco di entrare nel Cda della Fondazione.
L’accordo
L’accordo Fondazione-consorzio Sinergie sociali prevede che la
collaborazione continui, affidando la gestione dei servizi a un
altro consorzio denominato «Creos», costituito alcuni anni fa tra
Fondazione e Css. E’ stato, però, stabilito che i pagamenti
provenienti da Asl e altri enti pubblici convenzionati dei luoghi
di provenienza degli utenti, siano versati direttamente e senza
altri passaggi alla Fondazione e al Css, per le rispettive
competenze. In questo modo si garantisce il pagamento del lavoro
svolto e quindi degli operatori. Un’altra intesa è stata raggiunta
per il credito di un milione di euro che il consorzio Sinergie
sociali vanta dalla Fondazione per prestazioni non pagate: le
parti hanno concordato che il pagamento sarà rateizzato e verrà
sospesa la causa civile in corso in Tribunale, intrapresa dal Css
per riscuotere il credito.
Emilia Arione, vicepresidente del Css che opera all’istituto con
una trentina di operatori: «Con quest’accordo abbiamo cercato di
salvaguardare i lavoratori delle nostre cooperative e il servizio,
che diversamente saremmo stati costretti a interrompere».
Ma l’accordo con il Css, che si occupa solo di una parte minima
delle attività, non risolve i problemi del Centro e dei 140
dipendenti che non hanno ricevuto lo stipendio di agosto e la metà
di quello di luglio.
In municipio
Sulla vicenda dell’istituto Ferrero si è tenuto ieri in municipio
il primo incontro tra il sindaco, Giuseppe Rossetto, e i
capigruppo. Oltre al confronto e allo scambio di informazioni,
significativo è il fatto che tutti hanno sconsigliato il sindaco a
entrare nel Cda della Fondazione. Era stato il primo cittadino ad
annunciare nei giorni scorsi di aver dato la disponibilità a far
parte del Cda, come gli era stato richiesto. La sua cooptazione è
prevista per lunedì, ma dopo la riunione di ieri sembra essere
tornata in discussione.
Il capogruppo dei Federati per l’Ulivo, Antonio Degiacomi: «Dallo
scambio di informazioni è emersa una situazione molto pesante. La
speranza è di riuscire a trovare un partner. Non essendo chiari il
quadro debitorio e le soluzioni per farvi fronte, i presenti alla
riunione ieri hanno espresso al sindaco il parere che sia
preferibile, per il suo ruolo istituzionale, seguire da vicino
l’andamento, ma non venire coinvolto in organismi di
amministrazione».
La presidente del Consiglio comunale, Mariella Bottallo: «Tutti
abbiamo consigliato cautela nell’accettare un incarico così
delicato come entrare nel Cda della Fondazione, pur essendo
consapevoli della capacità del sindaco a valutare la situazione».
Il sindaco: «Terrò in grande considerazione il parere espresso da
maggioranza e opposizione. Può darsi che sia opportuno che non
entri nel Cda. Tuttavia ciò che conta e a cui non rinuncerò è il
mio interessamento, il ruolo di terzo garante per veder continuare
l’attività. A questo fine poco importa che sia dentro o fuori del
Cda». Il sindaco non ha per ora revocato la disponibilità a
entrare nel Cda e ha confermato che lunedì parteciperà alla
riunione, ma non si sa ancora se accetterà la cooptazione.
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ALBA. DOMANI
VERTICE TRA SINDACO E CAPIGRUPPO
Centro
Ferrero, gli stipendi non arrivano
Da “La Stampa” del 17
settembre di GIUSEPPINA FIORI
ALBA
Non si è ancora risolta la crisi economica che ha colpito la
Fondazione Giovanni e Ottavia Ferrero con il Centro di
riabilitazione per portatori di handicap psichici e fisici,
disabili e anziani. I 140 dipendenti dell’Istituto di Alba non
hanno ricevuto lo stipendio di agosto e la metà di quello di
luglio, attesi per i primi di settembre. Nessuna notizia neanche
per il premio di produttività che gli anni passati i lavoratori
ricevevano a luglio. Il mancato pagamento sta creando disagi ai
lavoratori.
Il responsabile provinciale Cisl Sanità, Fabrizio Silvestro:
«Siamo fortemente preoccupati. Non sappiamo quando saranno pagate
le retribuzioni. La situazione si fa sempre più difficile. Abbiamo
inviato una lettera alla Fondazione per chiedere un incontro».
Finora non avrebbero avuto alcun esito le trattative avviate per
trovare partner che possano permettere al Centro di superare i
problemi finanziari. Trattative sono in corso anche con il
consorzio Sinergie sociali, che con le sue cooperative di lavoro
opera in convenzione con la Fondazione. Il consorzio minaccia di
abbandonare il servizio ritirando i suoi operatori dall’istituto
se non si troverà un accordo.
Gli incontri si susseguono frenetici a vari livelli e in sedi
diverse. Domani il sindaco Giuseppe Rossetto incontrerà in
municipio i capigruppo consiliari per riferire sul Centro Ferrero.
Il primo cittadino ha intanto già accettato di essere cooptato nel
Cda della Fondazione Giovanni e Ottavia Ferrero.
Spiega Rossetto: «La mia cooptazione, che ho confermato di voler
accettare, avverrà durante la riunione fissata per lunedì. Ma
preciserò subito il mio ruolo rigorosamente confinato a quello di
rappresentante istituzionale, che non avrà nulla a che fare con la
gestione operativa passata, presente o futura dell’istituto.
Intendo dire che intervengo per manifestare solidarietà alla
Fondazione, per la storia e il nome che porta, l’occupazione e i
servizi che fornisce. Una sorta di garante per infondere fiducia
nei dipendenti e in coloro che hanno rapporti contrattuali. Il mio
sarà un impegno temporaneo per dare una mano a risolvere i
problemi, poi mi dimetterò».
Una situazione complessa e delicata che, secondo il sindaco,
richiede un po’ di tempo.
Erano stati i consiglieri di opposizione dei «Federati per
l’Ulivo» a chiedere una convocazione urgente della quarta
commissione, che si occupa dei problemi sociali, per avere
informazioni sul Centro Ferrero. Anziché affrontare l’argomento in
una commissione, che sarebbe stata aperta a tutti, si è deciso
invece di tenere la conferenza dei capigruppo.
Antonio Degiacomi dei «Federati»: «E’ un incontro che arriva in
ritardo rispetto a decisioni che il sindaco ha preso senza
confrontarsi con il Consiglio e che lo portano a inserirsi in una
situazione tutt’altro che chiara. Vedremo gli sviluppi».
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SANITA’. IERI
L’ASSEMBLEA
“Amos” solo pubblica Unici azionisti le Asl e il “Santa Croce”
Da “La Stampa” del 16
settembre
Da società mista
sperimentale a impresa solo pubblica: si è svolta ieri a Cuneo
l’assemblea dei soci di Amos, la multiservizi che opera nelle
province di Cuneo, Asti e Torino in campo sanitario-ospedaliero.
La sperimentazione, voluta nel 2005 dalla giunta regionale di
centrodestra e scaduta ad agosto, è stata trasformata dall’attuale
giunta di centrosinistra.
«Amos esce dalla sperimentazione di 3 anni - dice l’amministratore
delegato Giovanni Olivero -. Ora è una società a responsabilità
limitata, tutta in mano ad azionisti pubblici: l’unica “funzione”
dismessa sarà anestesia, che torna in capo all’ospedale di Cuneo.
Continueremo a operare nelle attività di supporto alla Sanità
pubblica e non più in quelle cliniche e di assistenza diretta. Il
Consiglio di amministrazione passa da 9 a 3 componenti». Oltre a
Olivero, ne fanno parte Chiara Farinelli (vicepresidente Amos e
responsabile del Sistema informativo dell’ospedale Santa Croce) e
Stefano Silvano, ex direttore dell’Asl Cn1 durante la fusione
delle tre Asl di Cuneo, Mondovì e Saluzzo-Fossano-Savigliano.
I 7 soci privati che avevano il 29% del capitale sono stati
liquidati con 2,128 milioni di euro: sono soldi «prelevati» dal
capitale sociale, che ora è di 663 mila euro. Ma il valore
(stimato da periti terzi) dell’azienda multiservizi è superiore a
7 milioni di euro. Ora gli azionisti della società, che conta 420
dipendenti, sono 4: Azienda ospedaliera di Cuneo (35,8%), Asl Cn1
(34,2%) e Cn2 (4,3%), Asl di Asti (25,7%).
Fulvio Moirano, direttore dell’Asl Cn1, promotore della nascita di
Amos quand’era direttore dell’ospedale di Cuneo:
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Già liquidati
i soci privati, ora è una Srl. Assumerà 150 dipendenti
La seconda vita di Amos
Da “La Guida”
del 12 settembre di Massimiliano Cavallo
Cuneo -
Amos cambia
pelle ma non scopi ed obiettivi.1 A-zienda perde il suffisso di Spa
e diventa Sri, riduce il numero dei soci da tredici a quattro,
tutti rigorosamente pubblici, mette alla porta i privati
liquidandoli più che decorosamente, rinnova gli organi di
governo e i propri dirigenti, si adegua aile limitazioni imposte
dalla Regione, ma nel contempo si prepara ad ampliare il proprio
"giro di affari" e ad aumentare il numero dei dipendenti di
circa 150-200 unità nei prossimi mesi.
Questa in sintesi la "rivoluzione
Amos" che verra discussa e
approvata dall'assemblea dei soci convocata per lundi 15 settembre
a Cuneo.
Un'assemblea
fondamentale che segna la fine della sperimentazione e l'inizio
della seconda vita di Amos Srl.
La
trasformazione della società è stata preparata e in gran parte
già realizzata nella più assoluta riservatezza nei
mesi scorsi,
sotto la guida abile ed esperta
del suo presidente e amministratore delegato Giovanni Olivero con l'aiuto di consulenti
esterni e di intesa con la Regione
Piernonte
e tra le quattro aziende sanitarie
che resteranno gli unici soci
della neonata Srl: l'Azienda Ospedaliera Santa Croce e
Carle, l'Asl Cuneo 1 (quella
che unisce le ex Asl 15 di Cuneo, 16 di Mondovi e Ceva, 17
Savigliano, Saluzzo e Fossano), l'Asl Cuneo 2 di Alba
e Bra, l'Asl di Asti.
Santa Croce
e
Asl Cuneo 1 insieme avranno
oltre il 50% del capitale sociale (finora insieme già detenevano
il 49,10% diviso tra 25,10% al Santa Croce e il 24% alle tre ex
Asl). I soci privati, la Markas Service Srl con il 4,85% delle
quote, la G.P.I.
Srl. 4,85%, la Fincos Spa 4,10%,
H.C. Hospital Consulting Srl 4,10%, la Idrocentro
Spa 4%, la Riccobono Spa 4%
e l'Alliance Medical srl 4%, hanno accettato, uno dei pochissimi
casi in Italia, il recesso delle quote dopo il cambio di statuto
awenuto in estate. Sono già stati liquidati con una somma
complessiva intorno ad un milione e novecentomila euro. Tanto è
stata valutato il 30 per cento circa
delle quote che era pelle loro marli e che oggi passa in
percentuale, ridistribuite in modo proporzionale ai quattro soci
che restano. Oggi il valore della società Amos Spa è stato
valutato- in circa sette milioni di euro. La quota di recesso
equivale in pratica a quella versata tre anni fa dai privati per
far partire l'Amos: entrando a far parte di una
società che aveva già un'attività certa e prospettive future di
una notevole potenzialità, i privati avevano pagato infatti quello
che si definisce un sovrapprezzo (un euro la quota dei soci
pubblici e 4 euro quella dei privati). I soci pubblici dunque in
questi anni hanno quadruplicato il valore delle proprie quote,
"servendosi" in qualche maniera dei soldi dei privati che hanno
fatto da volants per la società.
La liquidazione dei privati è stata fatta per la maggior
parte con la plus valenza incassata dalla vendita delle
lavanderie Dominio di Busca (acquistate nel settembre del
2006 da Amos per un milione
e 280 mila euro e rivendute a fine giugno a circa tre
milioni di euro). Il rimanente deriva dagli accantonamenti e dalle riserve
della gestione positiva di
questi tre anni.
Il passaggio ad Srl cambia la natura della società non soltanto
perché limita la responsabilità dei soci proprietari, ma anche
perché semplifica
e accorcia la catena di comando,
con i quattro soci che hanno un
potere più diretto e meno mediato. Anche il consiglio di
amministrazione sarà snellito passando da nove componenti a tre o
cinque membri.
Lassemblea di lunedl dovrà anche
nominare il nuovo amministratore delegato e un nuovo presidente.
Più che probabile la conferma di Olivero nel ruolo di
amministratore delegato mentre la carica di presidente potrebbe
andare ad un'altra figura, espressione delle
componenti non cuneesi della società (Alba-Bra
e Asti). Più probabile è la figura di un astigiano perché
l'Asl di Asti parte da una quota iniziale del 18% contro il 3% di
quella di Alba-Bra. I-noltre è ad Asti oltre che su territorio
della Asl Cuneo 1, per via delle unificazioni del-le tre vecchie Asl, che ci sono le maggiori prospettive di
sviluppo anche occupazionale. La trasformazione in Srl tutta
pubblica permette giuridicamente il conferimento diretto dei
servizi, evitando all'ente pubblico la gara. Questo per-mette in
prospettiva una crescita occupazionale e di fatturato
di Amos, che già nel 2009 potrebbe veder crescere i
dipendenti di 150 unità. Questi si sommerebbero agli attuali 420,
più 80 collaboratori, trasformando Amos in una delle aziende più
grandi della provincia.
Sembra invece
ormai tramontata l'espansione in Liguria di Amos, ostacolata
dura-mente
dalle scelte della sanità
e della politica ligure che non
ama "colonizzazioni" cuneesi e
piemontesi.
La nuova Amos
Srl sarà composta interamente da aziende pubbliche, ma resta
comunque una società di diritto privato. Per quanto riguarda i
dipendenti, resteranno
quindi attivi i contratti dei
dipendenti di una multiservizi e di sanità privata e non verranno
applicati i contratti della sanità pubblica.
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ALBA. CRISI
FINANZIARIA
“Subito aiuti al Centro
Ferrero”
Da “La Stampa” del 5 settembre di GIUSEPPINA FIORI
ALBA
Sulla vicenda della Fondazione Giovanni e Ottavia Ferrero con il
Centro di riabilitazione, che deve fare i conti con difficoltà
economiche, intervengono i consiglieri comunali di opposizione. Il
capogruppo Antonio Degiacomi, a nome dei Federati per l’Ulivo, ha
presentato in Comune la richiesta di convocazione urgente della
quarta commissione consiliare, che si occupa dei problemi sociali,
per esaminare la situazione dell’ente. Scrivono i consiglieri del
centrosinistra: «La Fondazione Giovanni e Ottavia Ferrero e
l’Istituto Ferrero rappresentano per la città importanti
istituzioni sotto il profilo sanitario e socio-assistenziale con
un rilevante numero di occupati. Le vicende economico-finanziarie
e gestionali che hanno interessato tali soggetti preoccupano per
le conseguenze sociali che potrebbero avere». Di qui la richiesta
di convocare urgentemente la quarta commisione «per condividere le
informazioni che possono avere in merito il sindaco e i commissari
e per porre in essere tutte le eventuali azioni che possano
favorire una soluzione positiva della situazione». La presidente
del Consiglio comunale, Mariella Bottallo, replica: «Appena
ricevuta la lettera, mi sono subito attivata con il presidente
della commissione Mario Sandri. A giorni verrà decisa la data
della riunione, anche tenendo conto di eventuali nuove evoluzioni
dell’Istituto. Affronteremo l’argomento con la massima serietà e
nel rigoroso rispetto delle competenze. Gli amministratori non
hanno poteri di verifica, che ha invece la Prefettura». La
riunione è prevista entro una decina di giorni.
Il sindaco Giuseppe Rossetto: «Parteciperò alla commissione
trattandosi di un tema di interesse della città e intendo
mantenere il confronto con i consiglieri, la Giunta. Sono molto
sensibile ai fatti del Centro Ferrero e se mi verrà chiesto come
sindaco di dare un sostegno, nelle forme che si andranno ad
individuare, non mi sottrarrò
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Il direttore
annuncia Pronto soccorso di Savigliano aperto entro fine anno
Moirano: il temuto
“principe”
da “Il
Saviglianese” del 11 settembre di Guido Martini
Fulvio Moirano, 56 anni, è il manager che guida la nuova Asl
Cuneo Uno. Lo abbiamo incontrato per capire in quale
direzione stia portando la sanità locale.
Direttore, a gennaio, intervistato
dal compianto Gipo, aveva annunciato l'apertura
del nuovo Pronto soccorso "in
primavera". E poi,
cos'è
successo?
Se avevo detto in primavera, mi sono sbagliato. Durante
la realizzazione, abbiamo dovuto
fare delle modifiche alla struttura, in particolare sulla
Radiologia. Apriremo entro la fine di quest'anno.
Lei è a capo dell'Asl Cuneo Uno dal 1
° gennaio. Co-me
ha organizzato la fusione? Partiamo dal personale...
II ministro Brunetta mi ha
copiato! A parte gli scherzi, nel
settore pubblico, la gestione
del personale è uno dei nodi fondamentali. Non è
tollerabile che servizi pagati coi soldi dei cittadini non diano
una produttività proporzionata. In provincia di Cuneo è buona,
ma ci sono dei meccanismi che non premiano chi merita e non
"puniscono" i demeriti. Su questo si puô agire.
Corne?
Tutta la conxrattualistica nazionale, a parole, è fatta per
premiare i meriti, ma nei fatti
non è cosi. La distribuzione del-la parte variabile dello
stipendio viene infatti effettuata "a pioggia", per non
scontentare nessuno. Questo non è bene. Io mi batto per introdurre meccanismi
che differenzino le remunerazioni.
Com'è il suo rapporto coi sindacati?
Per la dirigenza, abbiamo
già concluso un primo accordo. Sul comparto, abbiamo
firmato intese su stabilizzazione dei precari ed estemalizzazione
di alcuni servizi. Sono ancora in corso degli incontri per arrivare
ad un accordo finale completo. Sono ottimista. Se ci
saranno conflitti, io ci sono abituato...
Nell'organizzazione dell'A-sl,
dove ha investito le maggiori risorse?
Nel territorio dell'ex Asl 17
(Savigliano, Fossano e Saluzzo) abbiamo investito a favore dei
disabili. Abbiamo aperto il centro
diumo di Racconigi, che da anni era finito. Inoltre, in autunno
concluderemo, nella stessa città, il Centro per terapie
psichiatriche, che era incompiuto.
Quai è lo
stato di
salute del bilancio?
Abbastanza buono, mi preoccupa solo la mobilità passiva
(cioè pazienti che, per usufruire
di servizi che eroga l'Asl,
preferiscono comunque curarsi
altrove), che ci costa molto.
Dal 2009, perô, l'azienda pagante (in questo caso, la
nostra Asl, udr) potrà negoziare il prezzo delle prestazioni
direttamente con la controparte
che le eroga (ad esempio, cliniche private).
Se non ci sarà intesa,
interverrà la Regione a mediare.
A proposito, attiriamo pazienti o preferiscono farsi curare
altrove?
Dicevo che abbiamo un evidente problema di mobilità passiva.
Fortunatamente, nel 2007, nel territorio dell'ex Asl 17,
c'è perô stato un miglioramento. Questo ci ha permesso di recuperare
un milione di euro in sei mesi. Questi soldi possono
essere investiti dove serve.
Dove vanno i pazienti che
decidono di curarsi fuori Asl?
La mobilità verso le altre province è contenuta. Tanti,
invece, vanno a farsi curare al Santa Croce di Cuneo (che è
un'azienda autonoma e non fa parte dell'Asl, ndr). È normale,
perô, che un paziente di Cuneo vada all'ospedale della propria
città. Non mi va bene quando un paziente di Savigliano, invece di
farsi curare nel proprio ospedale usufruendo di un servizio che
c'è, decide di andare a Cuneo.
Evidentemente
è
segno che il servizio locale non lo accon-tenta. Quanto costa
questo fenomeno?
La mobilità passiva ci costa 200 milioni di euro. Di questi,
150 sono fisiologici, dovuti al fatto che, corne dicevo prima, i
cuneesi vanno all'ospedale di Cuneo. Una ventina di milioni
all'anno si possono invece recuperare.
Parliamo della riorganizzazione
dell'Asl. Perché ha deciso di
pensionare ben cinque primari con il decreto Brunet-ta?
Non abbiamo pensionato solo i primari, ma tutti i dipendenti
(impiegati, infermieri, ecc...) con 40 anni di contributi. E una
scelta di rinnovamento, valida per tutto il personale,
indistintamente. Comunque, a Savigliano, tutti i primari verranno
sostituiti, probabilmente in primavera. Vi assicuro
che non ci sarà neanche un giorno di "scopertura".
Chi arriverà?
Saranno primari che non
arrivano delle vecchie Usl... saranno nomi nuovi.
Cambiamo argomento. Secondo
lei le liste d'attesa sarebbero
"un falso problema",
perché una lunga coda si for-ma
laddove ci sono bravi e richiestissimi
professionisti. Ma pensa che sia cosi anche dal punto
di vista del malato?
Non la penso esattamente cosi. Questa che lei cita è una
parte della verità che non si
di-ce mai, perché la lista d'attesa
«è sempre un male». Io dico invece
che «non è sempre male», perché quando hai un bravo
medico, si formano lunghe
liste di persone che vogliono farsi
curare da lui. Non è vero,
perô, che per me sia un
falso problema. Lo è quando la lista si for-ma non perché
c'è molta do-manda, ma perché l'Asl non offre abbastanza (non si apre un
ambulatorio o una sala operatoria in più, ecc...). E in questo
caso che stiamo intervenendo. La lista d'attesa è
comunque una partita persa, ma noi
combattiamo per perderla 2-1,
non 5-0!
Machiavelli sosteneva: "è
meglio che il principe sia temuto
piuttosto che
amato". Il principe
Molette è u temu to o amato da chi lavora con lui?
Mi fa piacere che lei citi Machiavelli, 'perché sono un
suo estimatore. Io preferirei
essere amato... ma siccome non si puô essere sempre amati,
qualche volta bisogna essere temuti. Bisogna trovare l'equilibrio
tra i due. Diciamo che per tutti quelli renitenti
all'amore, ci sarà il timore... •
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ALBA.
«DIFFICOLTA’ DI CASSA»
Centro riabilitazione Ferrero Stipendi di luglio in ritardo
Da “La Stampa” del 14
agosto di GIUSEPPINA FIORI
ALBA
I 140 dipendenti del Centro di riabilitazione «Giovanni Ferrero»
non hanno ricevuto lo stipendio di luglio. La direzione ha
comunicato uno slittamento nei pagamenti, «a seguito delle
temporanee difficoltà di cassa. Il pagamento della retribuzione di
luglio avverrà verosimilmente per il 50% entro agosto e per il
restante 50% con l’erogazione della mensilità in corso».
Il sindacalista Fabrizio Silvestro, responsabile Sanità Alba-Bra
della Cisl sostiene: «Appena ricevuta la lettera abbiamo tenuto
un’assemblea con i dipendenti, che sono preoccupati. Come
sindacato chiederemo urgentemente un incontro con il Centro per
avere chiarimenti. Vogliamo sapere quale è la situazione reale.
Speriamo sia davvero una temporanea difficoltà di cassa e che
tutto si risolva al più presto. Prenderemo contatti anche con gli
altri sindacati».
Preoccupazione anche per i 160 ospiti della struttura di Alba,
portatori di handicap fisici e psichici, disabili e anziani. La
Fondazione «Giovanni e Ottavia Ferrero» da giorni è alla ricerca
di partner per superare la crisi economica del Centro di Alba e
dell’Istituto socio-sanitario di Vado Ligure. Oltre al Consorzio
sinergie sociali, che ha presentato un decreto ingiuntivo per
chiedere il pagamento di un milione di euro a cui la Fondazione si
è opposta, un altro decreto ingiuntivo è stato presentato al
tribunale di Alba da una società cooperativa per servizi prestati
e non pagati. Per la Fondazione, l’avvocato Roberto Ponzio: «La
prossima settimana il Consiglio di amministrazione esaminerà la
situazione».
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Asl: spesi 6
milioni di euro
Soprattutto collaborazioni o prestazioni di specialisti assenti in
pianta organica
Da “La Stampa” del 24
giugno di ALBERTO PRIERI
Così come per Comuni e Comunità montane, anche gli incarichi
assegnati all’esterno dalle Aziende sanitarie locali sono stati
riportati negli elenchi pubblicati dal ministero per l’Innovazione
nella Pubblica amministrazione (www.innovazionepa.it). Non si
tratta solo di consulenze, anzi. Nella stragrande maggioranza dei
casi sono collaborazioni o prestazioni specialistiche da parte di
figure professionali assenti nelle piante organiche delle Asl. Per
questi servizi, nel 2006 in tutta la provincia sono stati spesi 5
milioni e 232 mila euro. Curiosamente, mentre la nuova
denominazione delle Asl è partita dal 1° gennaio 2008, i tabulati
ministeriali riportano le cifre comunicate da Alba e Bra già come
Asl Cn2 (e non Asl 18), mentre quelle ora accorpate nella nuova
Asl Cn1 restano separate e appaiono come Asl 16 (Mondovì-Ceva) e
Asl 17 (Fossano-Savigliano Saluzzo). Manca l’Asl 15, tuttavia il
livello di servizi esterni di quest’ultima si aggira sugli 800
mila euro annui.
Con le altre, si arriva quindi a 6 milioni di euro. Una cifra che,
in valore assoluto, quasi spaventa. Ma se la si confronta con i
documenti contabili dello stesso anno, risulta una delle voci meno
importanti per ogni singola azienda sanitaria, dove incide per
meno dell’1% sull’intero bilancio.
Arriva allo 0,72% nel caso dell’azienda ospedaliera Santa Croce e
Carle di Cuneo, che nel 2006 ha affidato incarichi esterni per 1
milione e 600 mila euro. «Una sola, però, si può considerare
consulenza, di tipo fiscale - dice Riccardo Anfossi, direttore
amministrativo -: il resto è fatto di progettazioni o
collaborazioni con liberi professionisti che lavorano in reparto
per abbattere liste e tempi di attesa». Come per Oculistica, dove
si sono spesi 400 mila euro. Poi ci sono le progettazioni per
trasferimento e ristrutturazione di Farmacia e Rianimazione (45
mila euro) e quelle per il blocco operatorio, comprensive di
collaudo (100 mila euro). «In questi casi la legge richiede
l’intervento di ingegneri esterni - aggiunge Anfossi -: il
ministero comprende anche gli emolumenti riconosciuti ai nostri
stessi dipendenti quando vengano impegnati fuori struttura per
convenzioni o commissioni di concorso».
Degli 880 mila euro totali, gli ospedali di Alba e Bra ne hanno
spesi 130 mila per chiedere l’intervento di cooperative con cui
sopperire alla mancanza di infermieri. «E’ una carenza che
supereremo grazie alla laurea in Scienze infermieristiche aperta a
Biglini con l’Università del Piemonte Orientale - dice il
direttore sanitario, Francesco Morabito -: la scorsa estate si
sono laureati i primi 40 studenti, e sono una settantina gli
iscritti ogni anno». Il collaudo in corso d’opera per il nuovo
ospedale è costato 117 mila, altri 90 mila sono andati alla
vigilanza dei macelli: «Vista la presenza ridotta di
quest’attività nell’Albese, i dipendenti in pensione dal settore
veterinario non sono stati sostituiti e il loro ruolo è stato
coperto su necessità con incarichi esterni: il totale di quelli
affidati nel 2006 è lo 0,3% del nostro bilancio».
Per l’Asl 17 Fossano-Savigliano-Saluzzo la percentuale arriva allo
0,48%, vale a dire una spesa di 1 milione e mezzo di euro su un
bilancio di 311 milioni. La voce più costosa è quella destinata
alla «refertazione esami radiodiagnostica, ecografie, tac,
mammografia». «Sono medici che leggono l’esito degli esami e
scrivono i referti - spiega Alberto Osenda, direttore
amministrativo dell’Asl Cn1 che unisce le ex Asl 15, 16 e 17 -:
non sono dipendenti perché lavorano qualche ora a Fossano, qualche
altra a Mondovì e in altri ospedali». I «cococo» vengono anche
utilizzati in ambito amministrativo per progetti particolari,
mentre altri interventi che pur appaiono nell’elenco ministeriale
in realtà sono finanziati dalla Regione, come la prevenzione
veterinaria contro brucellosi o tubercolosi animali (22 mila
euro).
L’uscita totale dell’ex Asl 16 per prestazioni esterne è di 1
milione e 200 mila euro, lo 0,8% del bilancio (che nel 2006
arrivava a circa 150 milioni di euro). Appare spesso la voce
«consulenza», ma si tratta dello stesso tipo di collaborazioni
professionali utilizzate nelle altre Asl quando manchino medici
specialisti per particolari interventi o terapie (per esempio sono
stati spesi 51 mila euro per oculisti e 49 mila per fisiatri).
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L’Azienda multi
servizi ospedalieri sanitari è obbligata dalla Regione a liquidare
i soci privati
Amos finisce la sperimentazione, diventa pubblica e continua
l’attività
Da “La Guida” del 20 giugno di
Franco Vaccaro
Amos (Azienda multiservizi
ospedalieri sanitari), società a capitale pubblico e privato,
istituita nell'ottobre 2004 per la gestione di attività sanitarie
ospedaliere e di supporto aile attività sanitarie stesse,
ha concluso la sua fase di
sperimentazione e dovrà essere a completo capitale
pubblico.
Lo ha deciso l'assessore régionale
alla sanità, Eleonora Artesio,
dandone comunicazione ai direttori
generali delle aziende sanitarie
interessate: ospedaliera San-ta
Croce e Carle, Asl Cuneo 1, Asl
Cuneo 2 e Asl Asti.
Non si tratta di un fulmine a ciel sereno, visto che già lo
scorso anno la Regione aveva preannunciato questo provvedimento.
"La fase sperimentale è logico che si concluda, altrimenti
non sarebbe tale - sottolinea il dott. Giovanni Olivero,
presidente
e
amministratore delegato di Amos
E si è trattato di un'esperienza
positiva, coule sostiene l'assessore ("... si rileva che la
sperimentazione gestionale della società A-mos ha dimostrato l'utilità
di po-ter disporre, da parte delle Aziende sanitarie çoinvolte,
di una structura in grado di gestire servizi in modo economico,
qualitati vamente positivo e con un buor livello di integrazione
con i servizi a gestione
diretta aziendale" ndr).
La Regione ci
obbliga solo a diventare a totale capitale pubblico,
e questo avverrà entro la fine di luglio, appena verrà
indetta un'assemblea straordinaria dei soci, per la modifica dello
statuto della società".
Ma i partner privati sono d'accordo
a lasciare la società? Corne
verranno liquidati?
"I soci privati sono da tempo al corrente della situazione e
hanno già espresso un accordo di massima a lasciare la società -
assicura Olivero -. Per quanto riguardo il pagamento delle quote,
deriveranno dal valore patrimoniale e reddituale della società. Il
primo deriva dalla vendita delle Lavanderie Dominio, acquistate
per un milione e 280.000 euro e vendute a tre milioni,
quindi con una buona plusvalenza".
A chi andranno le quote'finora
detenute dai private?
"Verranno ridistribuite in proporzione
ai soci pubblici, che non
spenderanno quindi un
soldo", risponde Olivero.
E per quanto riguarda il
personale?
"Assolutamente nessun problema -
ribadisce il presidente di A-mos -. Le circa 480 persone che
lavorano per Amos
a Cuneo e ad Asti
continueranno a farlo".
Lassessore regionale, in ogni caso,
stabilisce che "le attività dirette
di tutela della salute devono essere gestite direttamente
dalle singole aziende sanitarie... l'affidamento alla società
dovrà essere limitato al supporto delle attività cliniche di
competenza delle aziende, con particolare riferimento a quelle
già svolte da A-mos e che assorbono la quasi totalità del
personale dalla stessa dipendente".
Da segnalare il commento alla
Jettera dell'assessore Artesio
della segreteria regionale della Cgil funzione pubblica: "È
entrato in crisi profonda il tentativo ambizioso di costruire una
sorta di modello di gestione parallelo del-la sanità pubblica,
basato sul presupposto (indimostrato) che un soggetto
imprenditoriale di mercato avrebbe potuto con maggiore
facilità gestire e fornire servizi sanitàri, per loro
natura pubblici e universali. Le attente critiche del movimento
sindacale e della Cgil hanno, invece, da tempo
messo in evidenza le falle
della costruzione, falle tali da destabilizzare il sistema pubblico: Amos ha
vissuto sostanzialmente speculando sul lavoro, anche e soprattutto intermediandolo, utilizzando
strutture, strumenti e tecnologie delle Aziende pubbliche e
vedendosi affidare da queste cospicue commesse, addirittura senza
l'ombra di una gara ad evidenza
pubblica. Del mercato Amos vole-va
i vantaggi ma non ne accettava il presupposto, la
concorrenza".
LAmos
attualmente gestisc il laboratorio analisi (sierologia e
citofluorimetria), la risonanza magnetica, l'attività di
riabilitazione (litotrissia) e fornisce équipe anestesiologiche
per anestesie leggere". Inoltre si occupa di tut-te le
attività cosiddette "alberghiere" e di accoglienza:
portineria diurna, informazione e accoglienza, trasporti interni
di materiali, servizio di barellieri, logistica dei reparti, camere
mortuarie, ristorazione,
lavanderia, oltre che dei servizi amministrativi e degli
operatori socio-sanitari (oss).
Circa il 70% delle azioni è detenuta
da aziende pubbliche ed il 30% da privati. Per la precisione
l'Azienda ospedaliera Santa Croce e Carle detiene il 21% delle azioni
(più i14,10% che deve essere
collocato presso altri soggetti), la nuova Asl Cuneo 1 il
24% (il 10% erano dell'ex
Asl 16 di Mondovi-Ceva, un altro 10% dell'ex
Asl 17 di Savigliano-Saluzzo-Fossano e i14% dell'ex
Asl 15 di Cuneo) l'Asl
Cn 2 di Alba-Bra i13%, l'Asl
di Asti il 18%, Markas Servi-ce Srl 4,85%, G.P.I. Sri.
4,85%, Fincos SpA 4,10%, H.C.
Hospital Consulting Srl
4,10%, Idrocentro SpA
4%, Riccobono SpA 4%, Alliance Medical srl 4%.
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FONDI REGIONALI
Diciassette milioni a 8 ospedali della Granda
Da “La Stampa” del 18
giugno
Risorse aggiuntive per 17,5 milioni di euro alla sanità pubblica
cuneese. Sono i soldi stanziati dalla Regione per il nuovo
Programma di interventi di edilizia sanitaria, che include
l’acquisto di nuove attrezzature e la messa a norma dei vecchi
edifici. Alla «Granda» arriverà meno di un quinto dei quasi 100
milioni stanziati per quest’anno, suddivisi tra le 3 aziende
pubbliche della provincia.
La più «premiata» è l’Asl Cn 1, con 10 milioni di euro per gli
ospedali di Ceva, Mondovì, Saluzzo e Savigliano. Si tratta del
Piano di investimenti per il triennio 2008-2010 per il quale da
Torino avevano chiesto un’analisi di priorità e urgenze. Spiega
Livio Dragone, ingegnere coordinatore del servizio tecnico della
maxi-Asl: «Sono fondi sia per adeguamento degli impianti più
vecchi, sia per nuove attrezzature. La richiesta iniziale era di
oltre 5 milioni di euro. Interventi più massicci sono previsti a
Savigliano e Ceva, per l’adeguamento alla normativa antincendio.
In alcuni casi si tratta di una prima tranche di soldi, che
permette solo l’avvio dei lavori. Fossano tagliata fuori? Niente
affatto: in quell’ospedale si sta lavorando per la nuova struttura
di riabilitazione».
Altri 5 milioni di euro vanno al «S.Croce e Carle» di Cuneo: metà
per un nuovo acceleratore nucleare a Radiologia e l’altra metà per
«adeguamento delle divisioni di degenza». «Sono interventi per
eliminare gli “stanzoni” da 6 letti - spiega il direttore
generale, Giorgio Gatti -. Sono sempre meno, dovrebbero scomparire
entro il 2010. È però rimasta fuori la nostra richiesta di
finanziare i nuovi laboratori di libera professione al Carle». Due
milioni e mezzo di euro sono stati poi destinati all’Asl Cn 2 di
Alba e Bra: saranno utilizzati per la manutenzione straordinaria
di «S.Lazzaro» e «S.Spirito» e nuove attrezzature nel nuovo
ospedale unico che sta sorgendo a Verduno.\
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Entro agosto Amos lascia tutti i servizi della Sanità
Da “LA Stampa” del 17
giugno
Per Amos, società
mista che opera nella Sanità della Granda, la sperimentazione
iniziata nel 2005 si chiuderà senza proroghe il 31 agosto: l’ha
deciso l’assessorato regionale alla Sanità, che parla di «una
struttura che ha gestito in modo economico, di qualità e con una
buona integrazione i servizi affidati».
Andrea Bruno, Cgil: «Amos sarà una società solo a capitale
pubblico e con un controllo "omologo", come dice la legge, su
bilancio, qualità, poteri ispettivi. Dovrà lasciate i servizi
sanitari e occuparsi solo di quelli di supporto, affrontando il
nodo dei contratti, ora privati, dei suoi dipendenti». Giampiero
Porcheddu, Cisl: «Ancora poco chiare le motivazioni che hanno
spinto la Regione a una decisione più politica che tecnica. Si
deve capire che sarà dei 430 dipendenti: potrebbe peggiorare la
loro posizione». Andrea Olivero, amministratore delegato Amos: «La
sperimentazione era tale, doveva cessare. Le aziende sanitarie
nostre azioniste (ospedale “S.Croce”, Asl Cuneo 1, Cuneo 2 e Asti)
sono autorizzate a proseguire con noi. Con la cessione delle
lavanderie Amg di Busca avremo soldi per rilevare il 29% in mano
ai privati. Entro luglio saremo a capitale solo pubblico, poi
presenteremo il nuovo piano industriale».
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SANITA’. IL
PUBBLICO RECUPERA SUL PRIVATO
“Non c’è concorrenza tra il Santa Croce e gli altri ospedali”
Da “La Stampa” del 13 giugno
Crescono i servizi e
migliora la qualità delle strutture: è il responso del check-up
alla sanità locale che il Partito democratico presenterà domani, a
Cuneo, nell’ambito di un incontro con la giunta regionale di
Mercedes Bresso. L’appuntamento è alle 9,30, in sala San Giovanni
(via Roma 2). Organizzatori Elio Rostagno, presidente della
Commissione regionale Sanità e Giorgio Ferraris, consigliere Pd.
Un «check-up» che, secondo il Partito democratico, non può che
essere positivo dopo l’approvazione del Piano socio sanitario,
l’accorpamento delle Asl 15-16-17 e la presa d’atto dei Piani di
riorganizzazione dell’assistenza e riequilibrio economico
finanziario dell’Asl Cn1 e dell’Aso «Santa Croce e Carle».
«Non si tratta di un giudizio politico - spiega Elio Rostagno -,
sono i numeri a darci ragione. Ad esempio, non è vero che
l’ospedale di Cuneo sta facendo concorrenza alle altre strutture
della Granda. In due anni le giornate di degenza al Santa Croce e
Carle sono aumentate da 192.326 a 198.251. Allo stesso tempo anche
i ricoveri negli altri ospedali dell’Asl Cn1 sono cresciuti. A
Mondovì si è passati da 1.719 casi del primo trimestre 2007 a
1.756 nello stesso periodo di quest’anno. A Ceva da 1.176 a 1.225;
Savigliano da 3.440 a 3.598; Saluzzo da 1.325 a 1.370».
«Se analizziamo nello specifico il Santa Croce e Carle - spiega
ancora Elio Rostagno -, risultano in aumento anche i day hospital,
passati da 10.731 del 2006 a 11.739 dello scorso anno. Un dato che
sta a dimostrare come siano sempre di più i ricoveri che si
risolvono nell’arco di una giornata. Senza dimenticare, però, che
l’Aso Santa Croce ha un indice di difficoltà dei casi trattati
superiore alla media regionale: lo scorso anno l’ospedale di Cuneo
ha registrato un tasso di 1,3968, mentre la soglia media
piemontese era del 1,3619. Grazie alle sinergie che si stanno
sviluppando fra le varie strutture che operano in rete, ci sono le
condizioni per ridurre almeno di 20 milioni di euro la mobilità
passiva verso strutture extra Asl o private, che attualmente si
attesta, per la specialistica di base, su una spesa annua di 65
milioni di euro».
Oltre al presidente della Regione, Mercedes Bresso, parteciperanno
all’incontro gli assessori regionali Eleonora Artesio e Angela
Migliasso, i sindaci di Cuneo e Fossano Alberto Valmaggia e
Francesco Balocco (è anche presidente della rappresentanza dei
sindaci dell’Asl1 Cn1) e i direttori generali Asl Cn1 e Aso Santa
Croce e Carle, Fulvio Moirano e Giorgio Gatti. \
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CEVA.
IL FUTURO DELL’OSPEDALE
Nuovi servizi, ma
senza Ostetricia
Da “La
Stampa” del 23 maggio di CHIARA VIGLIETTI
Oculistica, nefrologia-dialisi, terapia intensiva, anestesia 24
ore su 24, lungodegenza: potenziamento in arrivo. Ma a Ceva chiude
il punto nascita. E’ la ricetta per il «rilancio» dell'ospedale
illustrata, l’altra sera, da Fulvio Moirano, direttore generale
dell'Asl Cuneo 1, alla riunione in Comunità montana, presenti
cittadini, sindaci del distretto cebano, amministratori locali e
regionali, operatori sanitari.
I punti su cui la direzione sanitaria intende intervenire:
ampliamento dell'oculistica, creazione di un nuovo reparto di
terapia intensiva con 2 posti letto, copertura dell'anestesia 24
ore su 24, attivazione di 8 posti letto per la lungodegenza.
Moirano: «Per il reparto di dialisi intendiamo fare di Ceva,
insieme al Santa Croce, un punto di riferimento aziendale per il
Cuneese. Sull'oculistica, invece, dato che Ceva conta su circa 20
mila visite ambulatoriali l'anno e 1000 ricoveri, quasi il doppio
di Savigliano, intendiamo puntare su un ampliamento del reparto.
Poi c’è il primariato di anestesia, che verrà ricoperto entro fine
anno».
Ci saranno anche lavori sulla struttura di San Bernardino, per
adeguarla alle nuove necessità. «Si concluderanno entro la fine
del mio mandato, nel 2010 - conferma Moirano -. Su quest’ospedale
stiamo investendo molto, nell'ottica di dare una prospettiva nuova
alla città. Tirare fuori 2 milioni di euro dal bilancio per
riqualificarlo è uno sforzo notevole, ma che andava fatto».
Ma se, sugli interventi strutturali, sembrano tutti d'accordo,
sulla questione del punto nascite continua il «muro contro muro»
fra chi accetta l’accorpamento in un unico reparto a Mondovì e
chi, invece, sostiene ancora la necessità di mantenere il servizio
a Ceva. Sul primo fronte l'intervento di Rosalba Giacchello,
responsabile della diagnosi prenatale per il presidio cebano:
«Abbiamo condotto di recente uno studio sul percorso nascite
dell'ex Asl 16. Alcuni dati: i parti del Cebano-Monregalese, circa
600 all'anno e 300 in ogni presidio, rappresentano il 14,3% del
Cuneese, mentre ben il 43% delle donne dell'ex Asl 16 partorisce
altrove. Le direttive dell'Oms impongono per ogni punto nascita
una soglia minima di 500 parti l'anno: di qui la scelta di
Mondovì, un presidio che per localizzazione, servizi di assistenza
già esistente, come rianimazione e reparto di neonatologia, e
maggiore densità di donne gravide, è la sede ottimale per l'unico
punto nascita».
Sul fronte opposto non «demorde» il vicesindaco di Ceva, Giampaolo
Boccardo, capofila nei mesi scorsi di una raccolta di firme, circa
7000, per scongiurare il trasferimento. Ora Boccardo punta a un
documento da sottoporre ai sindaci del distretto cebano:
«Chiediamo di mantenere attivo il punto nascita come unità
semplice». E polemizza anche con Carlo Dispenza, presidente del
Comitato difesa cebano: «Il nostro era un comitato super partes,
vederlo ora schierato con la direzione dell'Asl in difesa del
trasferimento a Mondovì mi lascia perplesso». Il consigliere
regionale William Casoni ha abbandonato la seduta «per una
politicizzazione della discussione». Dispenza ha replicato:
«Quest'ospedale rischiava la chiusura. Essere riusciti a
scongiurarla, potenziandolo, mi sembra un gran risultato. Non
voglio fare questioni politiche, dico soltanto che Moirano ha
fatto molto: chi è venuto prima di lui no».
Sull'importanza dell'intervento di riqualificazione punta Giorgio
Ferraris, consigliere regionale e presidente della Comunità
montana Alta val Tanaro: «Introdurre nuove attività permetterà di
far convogliare a Ceva anche pazienti da fuori distretto. I letti
di lungodegenza sono importantissimi per il Cebano: chi non ne
riconosce l'importanza non conosce i reali problemi del nostro
territorio».
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ALBA. DA OGGI A VENERDI’
Ospedali e Sanità “Ora è possibile fare di meglio”
Da “La
Stampa” del 14 maggio
Prospettive e retrospettive. Immagini del futuro e analisi del
passato. Con questo doppio sguardo si aprirà oggi alla Fondazione
Ferrero di Alba (ore 14,30) il convegno internazionale «L’Ospedale
nel terzo millennio», promosso dall'Azienda sanitaria locale Cn2
di Alba e Bra. Un appuntamento ormai consolidato, che fino a
venerdì presenterà riflessioni e studi di importanti relatori,
confrontandosi con un pubblico di addetti ai lavori del mondo
della sanità, della progettazione architettonica ospedaliera,
della ricerca, dei servizi e dell'industria del settore.
I nomi di questa prima sessione sono davvero prestigiosi. Dopo il
saluto delle autorità - sono attesi la presidente della Regione
Piemonte, Mercedes Bresso, la presidente della Fondazione Nuovo
Ospedale Alba-Bra, Elisa Miroglio, il presidente della Fondazione
Crc, Ezio Falco, il sindaco di Bra, Camillo Scimone e il direttore
dell'Asl Cn2, Giovanni Monchiero -, sarà il professor Umberto
Veronesi a dare il via ai lavori, con una lezione magistrale su
«L'ospedale del futuro». Sarà l'occasione per ascoltare dalla voce
di un grande scienziato le convinzioni che da sempre hanno dato
impulso alla sua ricerca scientifica e sociale. «Tutti noi abbiamo
il dovere di credere nel futuro - dice Veronesi nel testo di
presentazione della Fondazione milanese che porta il suo nome -.
Un futuro che ci appartiene perché sarà quello in cui vivranno i
nostri figli, i nostri nipoti, le generazioni che verranno ma
anche noi. Il futuro è evoluzione continua, è crescita, è
sviluppo, è progresso. Ma è anche amore per le scienze, e
comprende la volontà di individuare soluzioni in grado di
migliorare ogni giorno la vita delle persone, offrendo, ogni
volta, nuove speranze».
Toccherà poi a quattro ex ministri della Salute discutere di un
significativo anniversario: i 30 anni del Servizio sanitario
nazionale. Era il 23 dicembre del 1978 quando con una legge votata
dall'85% del Parlamento nasceva in Italia il Servizio sanitario
nazionale pubblico basato sull'universalità dell'assistenza
sanitaria, sulla solidarietà del finanziamento attraverso la
fiscalità generale e sull'equità di accesso alle prestazioni.
A fare il punto della situazione in una tavola rotonda saranno
Umberto Veronesi, Livia Turco, Elio Guzzanti e Raffaele Costa,
ministri della Salute nei governi italiani che si sono succeduti
dal 1994 ad oggi. Toccherà invece alla dottoressa Paola Di
Martino, presidente nazionale del Nucleo di valutazione degli
investimenti pubblici in Sanità del ministero della Salute,
relazionare sui risultati apportati dall'articolo 20 della legge
67/88 (relativo al programma straordinario di investimenti), a
venti anni dalla sua approvazione.
I lavori del convegno proseguiranno domani e venerdì. «Ci saranno
importanti momenti di discussione sui modelli ospedalieri
esemplari e progetti di realtà italiane, europee ed extraeuropee,
su investimenti e novità in campo tecnologico, sulla sostenibilità
e risparmio energetico, sul benessere e comfort all'interno delle
strutture sanitarie» anticipa il direttore generale dell'Asl di
Alba e Bra, Giovanni Monchiero.
E mentre medici, ricercatori, architetti e scienziati si
confronteranno su temi come «Nuovi approcci alla progettazione
ospedaliera», «Gli ospedali pediatrici» e «La bellezza è
benessere», ci sarà la possibilità di presentare al pubblico in
arrivo alla Fondazione Ferrero lo stato dei lavori del nuovo
ospedale in costruzione a Verduno.
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SANITA’. ALLEANZA TRA PUBBLICO E PRIVATO
Fondazione albese è nata a sostegno del nuovo ospedale
Da “La
Stampa” del 6 aprile di GIUSEPPINA FIORI
E’ stato il ragionier Franco Miroglio, recentemente scomparso, con
la sua generosa donazione di un milione e mezzo di euro a sostegno
dell’ospedale in costruzione a Verduno, a dare il via qualche anno
fa alla gara di solidarietà che ha portato alla nascita della
«Fondazione nuovo ospedale Alba-Bra onlus». Costituita il 28 marzo
da undici imprenditori e personalità di rilievo del mondo
economico con l’intento di contribuire alle attività del nuovo
complesso sanitario, mediante raccolta di fondi, la Fondazione è
stata presentata ieri nella sala «Gosso» dell’ospedale «San
Lazzaro». I soci fondatori sono: Elisa Miroglio (Gruppo Miroglio
Spa, figlia di Carlo Miroglio), nominata presidente; Dario Rolfo (Fin.Bra
spa) eletto vice presidente. Inoltre: Emilio Barbero (manager),
Bruno Ceretto (produttore vinicolo), Oscar Farinetti (Gruppo
Eataly), Roberto Fogliato (gruppo Montello spa), Giuseppe Revello
(gruppo Dimar spa), Dario e Ferruccio Stroppiana (industriali),
Vincenzo Toppino (notaio), Giancarlo Veglio (Aziende cortemiliesi),
tutti componenti del Consiglio di amministrazione.
Il direttore dell’Asl Alba-Bra, Giovanni Monchiero, dopo aver
ricordato che promotore dell’iniziativa fu Franco Miroglio, ha
detto: «L’Asl non entrerà nella Fondazione e sconsiglierà altri
enti pubblici ad entrare, in quanto dovrà essere privata, a
sostegno di quei settori in cui la mano pubblica è carente di
risorse». La neo presidente, Elisa Miroglio, ha esordito dicendo:
«La nuova Fondazione è un progetto di grande interesse e ringrazio
i fondatori. Personalmente preferisco non apparire in pubblico e
sono stata titubante nell’accettare la presidenza. Mi hanno
convinta la bontà dell’idea e la sensibilità che la mia famiglia
ha avuto per la sanità locale. Non vogliamo sostituirci agli enti
pubblici, all’Asl o alla Regione, ma integrare, affinché il nuovo
ospedale sia di eccellenza, con attrezzature di alto livello, in
un ambiente a misura d’uomo. La filosofia della Fondazione è
quella del fare, secondo la tradizione della nostra terra. E’
l’espressione della volontà spontanea e sincera di diverse imprese
per il benessere comune».
Il vice presidente Dario Rolfo ha auspicato che possa iniziare
presto a lavorare. Tra le finalità principali: contribuire alla
dotazione di apparecchiature, impianti, strumenti diagnostici,
promuovere la ricerca scientifica in campo biomedico e
farmacologico, attività di formazione del personale in
collaborazione con Università, istituire premi e borse di studio.
La Fondazione parte già con un gruzzolo di tre milioni di euro.
Alla donazione di Franco Miroglio si sono aggiunti un milione e
100 mila euro appena versati dagli attuali 11 soci fondatori,
nonché contributi di altre persone che vogliono mantenere
l’anonimato.
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Cuneo: i sindacati soddisfatti per
l'accordo sugli esuberi
Asl: accorpati gli uffici
amministrativi
da "L'Unione Monregalese" del 19 marzo
2008 di m.t.
Prendono posto a Cuneo i servizi amministrativi della nuova Asl
CN-1: la
maxi
azienda sta nascendo, passo a passo. Nella palazzina di
via Carlo Boggio sono arrivati la Direzione generale.
il
Servizio infermieristico, gli Affari generali (Segreteria e
Ufficio protocollo), le Relazioni esterne e l'Ufficio relazioni
con il pubblico.
il
Servizio contabilità e bilancio; nei prossimi giorni si trasferirà
anche
il
Controllo di gestione.
Il
13
marzo è stato siglato
l'accordo tra le RSU aziendali, le OO.SS., e I'Asl per i criteri
riguardanti l'esubero di personale amministrativo dovuto
all'accorpamento, la stabilizzazione del personale precario ed i
criteri per le mobilità tra le tre
ex
Aziende sanitarie
(ASI n.
15, 16
e
17).
L'accordo
concluso è anch'esso funzionale alla realizzazione del progetto: circa
5o
dipendenti,
appartenenti ai livelli medio-alti, arriveranno da Savigliano. Saluzzo
e Mondovì su Cuneo; in maggior parte peraltro su base volontaria, in
relazione alla positiva risposta che c'è stata ai bandi di
mobilità chiusi Io scorso ro marzo. Per accogliere nuovo personale
occorreranno anche altri spazi: l'ASI ha appena pubblicato un
avviso di ricerca per
1.600
metri quadrati di uffici in prossimità della sede di via
Boggio. Le OO.SS. presenti hanno ottenuto, attraverso
il
maggior utilizzo del
tempo
parziale ed
agevolando i trasferimenti volontari. un esubero pari a zero
unità. L'accordo tocca anche: precariato (si è concordata la
stabilizzazione di n
31
unità, secondo parametri regionali), mobilità (attraverso la
mobilità volontaria si compensano le carenze dir
personale della sede centrale), graduatorie (vengono prorogate
fino al
302/2008
per
permetterne l'utilizzo/ esaurimento) è fondi (viene destinato non
meno di un terzo dei minori oneri all'incremento dei fondi
contrattuali; parte di tale somma sarà destinata ai dipendenti
soggetti a mobilità)
«Riteniamo l'accordo va-lido e coerente coni principi di tutela e
correttezza nei
confronti dei dipendenti - di-cono dalle segreterie provinciali
di FP-CGIL, FIALS, F.Sl. e UIL-FPL -, soprattutto
perché
si è finalmente
analizzato l'aspetto economico del problema, oltre quello
normativa. Abbiamo ottenuto dall'Azienda un impegno
preciso in merito, che porterà
alla quantificazione nel prossimo
incontro (che si terrà il
18 marzo, col nostro giornale
già in stampa, ndr). Un risultato più che positivo. anche se
dobbiamo esprimere con forte
rammarico lo sconcerto che
abbiamo provato nei leggere sui vari giornali le dichiarazioni
della CISL riguardo la sottoscrizione del contratto. Fermo restando che non
discutiamo fa volontà di chiudere tale importante partita,
ci permettiamo di evidenziare
ai colleghi che siglare accordi
fuori della sede della contrattazione, e per di più singolarmente,
va solo a scapito dei lavoratori».
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LE CORSIE DEL SANTA CROCE SONO PIENE
Quest'anno
erogherà più prestazioni ma si allungano le liste di attesa
da "La
Guida" del 14 marzo 2008 di Franco VACCARO
Cuneo - Quest'anno
l'Azienda ospedaliera Santa
Croce e Carie potrà "fatturare" tre milioni di euro in più,
cioè potrà erogare ulteriori servizi ai cittadini pari a questa
cifra, che dovrebbe essere
corrisposta dalla Regione (il direttore generale
dell'Azienda, Giorgio Gatti, ammette che ci sono assicurazioni in
questo senso) per le prestazioni fornite ai cittadini residenti
nelle Asl.
Questo comporterà
un maggior numero di ricoveri? No. perché
l'ospedale è sempre "pieno" e
già ora alcuni pazienti, per prestazioni non urgenti e di
minore rilevanza, sono
rimandati indietro o viene consigliato loro, dagli stessi
sanitari ospedalieri. di "passare attraverso il Pronto soccorso".
È vero - ammette il dott.
Gatti -: i posti letto sono sempre
quasi tutti occupati
e
siamo
spesso costretti
ad
allungare
le liste di attesa per i ricoveri
non urgenti. Uno dei
nostri obiettivi fondamentali
è proprio quello di ottimizzare
il rapporto tra le prestazioni
erogate e le liste di attesa".Ma
se aumenteranno ancora le prestazioni (per un "valore",
appunto di tre milioni di curo) e i posti letto rimangono gli
stessi, non si rischia di dilatare ancor di più le liste di
atte-sa?
Si, il rischio esiste - risponde
il dott. Gatti -. Sta a noi trovare nuovi spazi, o meglio,
distribuirli in modo diverso. Occorre, ad esempio,
trovare altre soluzioni per le
]ungodegenze, e lo spazio aumenterebbe
automaticamente.
Si tratta di trovare queste
soluzioni in accordo con
le
ASL e con la Regione.
Le risulta che ci siano degenti che per interventi
o esami non urgenti siano "respinti" dai
medici ospedalieri,
per
mancanza di posti letto nei reparti e consigliati a rivolgersi al Pronto soccorso per
riuscire a ottenere il ricovero?
Se il reparto è tutto occupato, l'intervento o
l'esame
non è stato concordato in anticipo
e non si tratta di un'urgenza,
non resta altra soluzione che prendere tempo - afferma il
direttore generale dell'Azienda ospedaliera -.
Con il progressivo incremento
dell'età media della poplazione e il diffondersi di patologie
prima quasi sconosciute (ma più frequenti in altre etnie qui
immigrate), aumentano di conseguenza
le richieste di ricovero. Tocca
a noi trovare nuovi spazi e risposte
a queste esigenze.
È possibile che al Santa Croce, anche su
precise
direttive che giungono dalla direzione,
si snobbino gli interventi chirurgici di
routine,
invitando i pazienti a rivolgersi agli altri
ospedali della provincia, per concentrarsi
su operazioni d'ellite, più redditizie dal punto di
vista del fatturato?
Gli interventi di primo livello
dovrebbero essere gesti-ti
dalla sanità territoriale,
quindi dalle Asl - riconosce il
dott. Gatti -. Al Santa Croce
non si dovrebbero più fare i
piccoli interventi a carico di
pazienti provenienti dalle ex
Ml al di fuori dell'ex Asl 15.
Anche se è vero che l'ospedale
costituisce un polo d'attrazione
non solo per gli utenti
cuneesi (come è logico che
sia), ma anche per gli altri residenti
nella provincia. Una
maggiore ',distribuzione
della casistica cosiddetta minore
tra gli ospedali deil'Asl
Cuneo 1 porterebbe anche a
una più alta disponibilità di
posti letto al Santa Croce.
Oltre ai tre milioni di euro di maggiore
possibilità di fatturato, arriveranno anche altri finanziamenti
dalla Regione?