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Alla Rhibo-Maxicar salvi i posti di lavoro, per tre anni

Da “L’Unione Monregalese” del 9 febbraio 2011 di A.B.

«Presupposto fondamentale da cui siamo partiti è che ogni posto di lavoro fosse salvaguardato. Di fronte a un’alternativa che avrebbe assicurato la mobilità a 30/40 persone, di cui solo 5 o 6 prossime alla pensione e considerata la difficile situazione occupazionale del nostro territorio, direi che abbiamo raggiunto un buon risultato». Riccardo Viglione, Fiom Ggil, commenta l’accordo sottoscritto ieri mattina fra Rhibo-Maxicar e rappresentanze sindacali Uil, Cisl e Cgil degli stabilimenti di Ceva e Garessio. Un accordo che impegna l’azienda a non ridurre i posti di lavoro per i prossimi tre anni utilizzando ammortizzatori sociali, cassa integrazione, nuovi contratti di solidarietà o mobilità cosiddetta “concordata” per chi ha possibilità di aggancio alla pensione. In cambio i lavoratori si vedranno sospesi per i prossimi due anni gli istituti aziendali del premio di risultato e quattordicesima. A partire dal marzo 2013, sulla scorta del risultato di bilancio, si potrebbe discutere anche su un recupero salariale per il 2012. «L’azienda ha disdettato unilateralmente gli accordi interni – spiega Viglione – e proposto la sospensione di questi premi aziendali e della mensa. Quest’ultima verrà ripristinata con un ricalcolo degli importi. A Ceva il servizio sarà in funzione da marzo. A Garessio sarà probabilmente la stessa ditta che servirà Ceva ad occuparsene, ma se così non fosse Rhibo si è comunque impegnata alla riattivazione del servizio». Quindi: salva la mensa e sospesi premi aziendali. Ma soprattutto: salvi i posti di lavoro fino a tutto il 2013. «L’accordo prevede anche che – conclude Viglione – se l’azienda dovesse procedere a ridurre il personale dovrà pagare gli arretrati sui premi sospesi». Le trattative sono durate circa 4 mesi. Negli stabilimenti Rhibo-Maxicar di Ceva e Garessio i dipendenti sono complessivamente un centinaio. A Garessio si modellano parafanghi e cofani che a Ceva vengono assemblati e poi venduti.

 

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