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La provincia di Cuneo nel 2010 ha esportato il 12,9% in più rispetto al 2009

Da www.targatocn.it del 17 marzo 2011

Il valore delle esportazioni cuneesi, nel 2010, ha raggiunto i 5,8 miliardi di euro mettendo a segno un incremento dell’12,9%, rispetto ai dodici mesi del 2009. Il dato cuneese evidenzia una crescita meno sostenuta, sia rispetto al dato piemontese, che ha raggiunto i 34,5 miliardi di euro, registrando un aumento del 16,0% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, sia al dato medio nazionale che segna un aumento del 15,7%. Queste variazioni, devono tuttavia, essere lette e valutate con cautela, in quanto calcolate sui valori registrati dalle esportazioni nel 2009, anno in cui la morsa della crisi economica internazionale segnava una battuta d’arresto del tessuto economico imprenditoriale. 

L'export in provincia di Cuneo nel 2010 è stato trainato dalla vendita di mezzi di trasporto che hanno registrato una variazione del 26,5% rispetto all’anno precedente - sostiene il presidente della Camera di commercio di Cuneo, Ferruccio Dardanello-. Anche se i rapporti con l’Unione Europea assorbono oltre il 70% del nostro export, è sui paesi extra UE che si sono registrate le variazioni più significative”.  

L’incremento complessivo delle vendite all’estero è stato trainato dalle variazioni positive registrate in quasi tutti i principali comparti. L’aumento più elevato è registrato dai mezzi di trasporto (+26,5%) frutto degli aumenti delle esportazioni sia di locomotive e materiale rotabile ferro-tranviario, sia di componenti veicolari. In crescita anche l’export dei prodotti alimentari (+11,7%), che si conferma il comparto anticiclico che ha tenuto testa agli sbalzi di questi mesi, seguite dal comparto di articoli in gomma e materie plastiche (+7,8%) e di macchinari e apparecchi (+7,4%). Positive anche le performance delle industrie di prodotti tessili, abbigliamento, pelli e accessori (5,5%), metalli e prodotti in metallo (5,2%), legno, carta e stampa (3,0%).  

Analizzando la destinazione delle vendite cuneesi, emerge che il bacino dell’UE a 27 Paesi attrae ben il 71,0% delle esportazioni provinciali, contro il 29,0% dei mercati situati al di fuori dell’area comunitaria. Interessante sottolineare che la dinamica delle vendite provinciali dirette ai partner extra-UE, nel 2010, è stata pari al 20,8%, risultando più intensa rispetto a quella realizzata sui mercati comunitari (+10,0%). (c.s.)

 

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UNIONE INDUSTRIALE. INDAGINE IN 165 DITTE

“Anche le aziende cuneesi risentiranno della crisi”

Da “La Stampa” del 31 ottobre 2009

«La provincia di Cuneo, seppure in modo meno evidente, è stata investita dalla crisi finanziaria ed economica internazionale: secondo le indicazioni dei nostri associati si evidenziano previsioni negative per quasi tutti i principali indicatori macroeconomici». Così Antonio Antoniotti, presidente di Confindustria Cuneo, sintetizza i risultati dell’indagine cui hanno risposto 165 aziende nella Granda, appartenenti a tutti i settori produttivi.
Per l’ultimo trimestre 2008 denunciano produzione in calo, esportazioni in picchiata e una sempre maggior difficoltà d’accesso al credito. «Unica eccezione positiva è quella relativa all’occupazione - riprende Antoniotti - si mantiene stabile in due settori chiave dell’economia provinciale: quello metalmeccanico e quello agroalimentare». L’80% delle imprese intervistate prevede di mantenere il numero attuale di dipendenti, mentre il 41% evidenzia difficoltà nel trovare personale altamente qualificato in ambito amministrativo e tecnico.
Rispetto al trimestre precedente, gli ordini provenienti dall’estero si riducono drasticamente. Sono in leggera ripresa, invece, le commesse da clienti italiani: il 45% delle aziende intervistate ha ordini sufficienti ad assicurare lavoro per almeno un trimestre, nel 25% dei casi si superano i tre mesi.
Solo un quarto degli imprenditori però programma investimenti per potenziare gli impianti. Del resto, le aziende che pensano di aumentare la produzione sono appena il 18%, per la maggior parte appartenenti ai settori legno, plastica e gomma. All’estremo opposto il tessile. Il pessimismo è diffuso nonostante le buone performance di metà anno: nel secondo trimestre 2008 la Granda ha fatto registrare un +2,4% nella produzione industriale globale, il miglior risultato a livello regionale (la media piemontese dello stesso periodo si è fermata a +0,5%). La crisi finanziaria internazionale produce effetti duplici e contraddittori: da una parte il calo dei prezzi delle materie prime è positivo, dall’altra gli imprenditori temono un ulteriore allungamento dei tempi per gli incassi. \

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BRA. IERI L’ASSEMBLEA DELLA FIOM

“In crisi metà delle aziende”

Da “La Stampa” del 6 ottobre di VALTER MANZONE
BRA
«La metà della aziende metalmeccaniche del Cuneese sta vivendo un momento di crisi, a causa di una frenata produttiva, come non si registrava dagli Anni ’80». Alfio Arcidiacono, segretario provinciale della Fiom, traccia un quadro della realtà provinciale a tinte fosche. L’analisi è stata condotta da tutti i delegati delle aziende del settore, associati alla Fiom (Federazione impiegati operai metallurgici) che si sono ritrovati ieri mattina nella sala piccola del Centro Arpino, per fare il punto sulla difficile situazione che si sta attraversando.
Al tavolo dei relatori anche il segretario regionale Giorgio Ariaudo. In sala, oltre ad una rappresentanza dei lavoratori, anche altri funzionari della segreteria provinciale. Continua Arcidiacono: «Occorre prestare molta attenzione al momento storico che stiamo vivendo, con una crisi che sta investendo tutte le realtà produttive metalmeccaniche e della quale non riusciamo, al momento, a prevedere la durata. Un altro elemento che è stato messo bene in evidenza è la nostra posizione nei confronti delle proposte che stanno arrivando da Confindustria. Noi tutti siamo convinti che in un momento difficile come questo, non dobbiamo andare divisi a contrattare, ma uniti». La linea di azione della Fiom è comunque contraria alle proposte che arrivano dalla Marcegaglia, perché «si avrebbe, nei fatti, una riduzione dello 0,50-1% dei salari, rispetto all’inflazione reale».
Giorgio Ariaudo, della segreteria regionale, ha detto: «L’ipotesi di Confindustria è durissima, ma l’altro equivoco su cui il sindacato confederale non ha finora prestato troppa attenzione è che nel nostro Paese gli imprenditori stanno sempre con il Governo, qualunque esso sia. Certo che se è di centrodestra come in questo momento, ci stanno meglio».
Aggiunge Pierandrea Cavallero, delle segreteria provinciale: «Dobbiamo anche preoccuparci di non lasciare le contrattazioni in mano ai pensionati, ma dobbiamo tornare in fabbrica, per coinvolgere e motivare i lavoratori». Conclude Arcidiacono: «L’impianto proposto da Confindustria presenta il concreto rischio di un moltiplicarsi di modelli contrattuali, destrutturamdo quello universale e indebolendo le categorie. Nei prossimi giorni agiremo a livello di singole aziende. Dove possibile faremo assemblee, oppure dei volantinaggi».

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Cuneo indagine congiunturale sull’industria

Imprenditori preoccupati: le previsioni non confortano

Da “L’Unione Monregalese” del 7 maggio

-Il presidente di Con­findustria Cuneo Anto­nio Antoniotti, cosi riassu­me e commenta i dati sul trimestre 2008: "La no­stra indagine congiuntura­le evidenzia per it secondo trimestre dell'anno un calo generalizzato dei principali indicatori macroeconomici. L'economia italiana viaggia verso la crescita zero nel 2008: PIL stabile, produzio­ne industriale in calo, in­nalzamento del tasso del­l'inflazione, ecc... Tuttavia gli ultimi dati diffusi dalle maggiori organizzazioni mondiali di studi economi­ci hanno rilanciato attese più favorevoli per i pros­simi mesi. Infatti, secon­do il Centro Studi di Con­findustria, la produzione industriale di febbraio ha accusato una flessione ten­denziale inferiore del pre­visto (meno 0,8%) a fron­te di un calo mensile dello 0,2% (gli analisti attende­vano un calo congiuntura­le dello o,4%/o,5%). Riguar­do la crescita del PIL, la frenata colpisce tutti i Pae­si industriali, ed e più gra­ve per un Paese a bassa cre­scita come 1'Italia. Pertanto it Centro Studi Confindu­stria sottolinea che dopo la flessione nel trimestre 2007 (-0,3% secondo le sti­me), il PH. potrebbe tornare a salire nel primo trimestre 2008, anche se in presenza di una contrazione dell'at­tivita nei servizi, scongiu­rando per ora it verificar­si delle condizioni tecniche della recessione (due trime­stri consecutivi di diminu­zione del PIL)".

 "Il confronto internazionale – continua Antoniotti – attenua però gli eccessi di ottimismo. Secondo le stime del Fondo monetario Internazionale l’economia degli USA rischia un incremento del PIL quasi nullo nel primo semestre dell’anno +0,1% e una crescita zero nel secondo. L’OCSE ha affermato che le economie avanzate non so-no al riparo dalla crisi finan­ziaria. Il crollo del settore im­mobiliare e la crisi dei mutui subprime hanno colpito dura­mente 1'economia americana". Le 125 aziende che hanno contribuito a rendere pos­sibile l'indagine congiuntu­rale in "Granda" offrono un quadro complessivamente negativo. Rispetto al primo trimestre del 2008 si preve­dono in calo la produzione industriale, gli ordini pro­venienti dall'estero ed il fat­turato. Stabili le previsio­ni sull'occupazione, cresce, invece, l'ottimismo per le previsioni di acquisizione di nuovi ordini totali. Sorprendono i dati relativi al-1'export, fin d'ora punto di forza dell'industria mani­fatturiera della Granda, be cui previsioni per il pros­simo trimestre sono atte­se in calo. Aumenta anco­ra la previsione di ricorrere alla Cig, it cui indice sale all'11%. Rimangono presso­che stabili be previsioni sul-1'andamento dei costi delle materie prime. Risulta, in-fine, ancora difficoltoso re­perire personale con eleva­ta qualifica: circa un terzo delle risposte pervenute in­dicano la mancanza di per­sonate per i processi corn­merciali e produttivi

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INDUSTRIA . DALL’AGROALIMENTARE ALLA MECCANICA
Export cuneese cresce del 9%

Due terzi dei prodotti venduti nella Ue. Si punta su Cina, India e Brasile

Da “La Stampa” del 2 aprile di LORENZO BORATTO

Il successo del «made in Cuneo» all’estero lo fanno soprattutto Nutella, dolci, prodotti da forno, formaggi e vini, acque minerali vendute in mezzo mondo, ma anche mezzi di trasporto, componenti e apparecchi meccanici. Sono i dati dell’export 2007 della Granda (+9 per cento rispetto al 2006) analizzati da Confindustria. Le aziende comprano all’estero materie prime agricole e non, impiegate per generi alimentari e meccanica. Malgrado il supereuro, il prezzo del greggio oltre quota 100 dollari al barile e l’aumento di grano, mais e soia, la bilancia commerciale (differenza tra merci importate ed esportate) è in attivo di 2,4 miliardi di euro, il 16% in più sul 2006.
Il saldo positivo è per il 40% da attribuire ad alimenti e bevande che da solo segna una crescita pari a 991 milioni di euro. In attivo anche mezzi di trasporto, gomma e materie plastiche, macchine e apparecchi meccanici, carta ed editoria. In negativo agricoltura, caccia e pesca (-251 milioni) e prodotti chimici (-158 milioni). Il partner commerciale privilegiato è la Francia; i due terzi dell’export cuneese sono destinati a paesi Ue, con un giro d’affari di oltre 4,4 miliardi di euro e di 2,5 miliardi importati. Ma le aziende guardano ormai al di fuori dell’Europa per crescere, aprendo filiali, consorziandosi e cercando di «delocalizzare».
Amilcare Merlo guida il consorzio «Mechanical export Cuneo», nato a fine 2007: «Siamo 11 aziende del settore: macchine per agricoltura, componentistica, attrezzature meccaniche. Esportare è il cuore dello sviluppo tecnologico. Per crescere ci si deve specializzare. Saremo in Iran, India e Turchia nei prossimi giorni. Lo scopo è comperare materie prime e semilavorati, vendere e produrre fuori dall'Italia. Per ora all’estero abbiamo solo filiali di vendita». Andrea Oitana presiede il «Consorzio Granda Export», nato nel 2006: «Siamo 15 medie e piccole aziende nei settori alimentare e servizi. Abbiamo fatto in quest'anno trasferte in India con il Governo e Bulgaria, oltre a fiere specializzate in Cina, Russia, Emirati Arabi. Saremo in Africa del nord. C'è un grande interesse per il “made in Cuneo”: dobbiamo vendere il territorio, anche grazie a Internet». Le esportazioni verso i Paesi extra-Unione incidono per il 25,5% sul totale (era il 26,5% un anno fa). Il «made in Granda» va verso Russia, Stati Uniti, Turchia e Cina (tutti Paesi che però contano singolarmente meno della piccola Olanda). In Asia le esportazioni sono diminuite del 4,9%, ma aumentano in Giappone, Australia, Brasile e soprattutto India: in 4 anni le vendite cuneesi nel subcontinente sono aumentate 38 volte.

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ECONOMIA Secondo-i dati dell'indagine congiunturale di Unioncamere

La produzione industriale piemontese continua a crescere

Da “L’Unione Monregalese” del 26 marzo 2008

Secondo la 145 "indagine congiunturale sull'industria manifatturiera", realizzata da Unioncamere Piemonte, la produzione industriale piemontese continua a crescere. Il dato del IV trimestre 2007 (con rileva­zione condotta a gennaio 2008 in riferimento ai dati del periodo ottobre-dicem­bre 2007. che ha coinvolto 1.042 imprese industriali piemontesi, per un nume­ro complessivo di 92.116 addetti e un valore pari a 44 miliardi di euro di fat-turato) rappresenta il nono risultato positivo consecutivo.

Nel periodo ottobre-dicembre 2007,1a variazione tendenziale grezza (ossia, confrontata sullo stesso tri­mestre dell'anno precedente) è stata di +1,6 punti percentuale, risultato opposto alla dinamica complessiva nazionale (-1,6%). Com­plessivamente, la crescita media annuale ha raggiun­to il +2,6%. Accompagnano il dato sulla produzione industriale i buoni risulta-ti ottenuti dagli altri indi­catori: crescono sia gli ordinativi interni che quelli da oltreconfine, e si incre­menta il fatturato delle imi. prese.

Nel N trimestre 2007 la produzione industriale ha manifestato trend espansivi per la maggior parte dei comparii produttivi. A trainare la oedormance positiva del tessuto manifatturiero regionale è la filiera autoveicolare, con una crescita tendenziale della produzione pari a +5,8 punti percentuale. Si registrano trend espansivi anche per altri due comparti di spe­cializzazione dell'economia locale, la meccanica e l'ali­mentare, che realizzano va­riazioni rispettivamente pari a +1,5% e +1,7%. Superiori alla media regionale anche gli incrementi produttivi dei comparii di carta, stampa, editoria (+3,9%) e chimica, gomma e plastica (+3,4%), mentre si segnala una nuo­va contrazione per la filiera tessile (-3,6%) e per, l'elettricità-elettronica (-4.2%). Complessivamente, la crescita media del 2oo7 si e attestata sui 2,6 punti percentuale.

Il buono stato di salute del comparto manifatturiero locale non riesce pe­rò a contrastare gli effetti della forte incertezza sui mercati internazionali sulla fiducia degli imprenditori per il prossimo futuro. I timori di una recessione dell'economia statunitense, unitamente ad una domanda interna debole e ad una ridotta percezione del proprio potere di acqui­sto, inducono gli impren­ditori piemontesi ad essere più cauti che in passato re­lativamente alle previsioni congiunturali per il periodo gennaio-giugno 2008. Per il 27% degli intervistati la produzione industriale crescerà ancora. Le previsioni pessimistiche prevalgono invece su quelle ot timistiche. relativamente agli ordinativi interni  mentre sul fronte della domanda estera. Le attese per  il mercato del lavoro restano, invece, orientate alla " cautela: il 72% degli intervistati ha espresso, infatti,  previsioni di stazionarietà Relativamente ai prezzi di vendita, il 32% del campione ne prospetta una crescita,    

In questo panorama, Cuneo si conferma la provincia con lo sviluppo maggiore, con una variazione  tendenziale grezza della produzione del + 7,4% seguita da Alessandria e Torino. Dati - molto positivi anche in merito alla crescita produttiva media annua. Cuneo registra lo sviluppo  maggiore (.5%).             

 

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