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In marcia da Cuneo a Boves per la pace e la tolleranza

Da “La Stampa” del 14 settembre

No, non dite di essere scoraggiati, di non volerne più sapere. Pensate che tutto è successo proprio perché non ne avete più voluto sapere». È l’ultima frase di una lettera agli amici scritta poche ore prima di morire da Giacomo Ulivi, 19 anni, partigiano, fucilato dai fascisti in piazza a Modena nel novembre 1944. La ricordava spesso, nei suoi discorsi, l’antifascista, partigiano e parlamentare Piero Calamandrei, autore della famosa epigrafe «Lo avrai, camerata Kesserling…», collocata nell’atrio del municipio di Cuneo in segno di protesta per la scarcerazione, nel 1952, del criminale nazista.
Un altro celebre monito di Calamandrei («Era giunta l’ora di resistere, era giunta l’ora di essere uomini, di morire da uomini per vivere da uomini») campeggia sopra il ritratto del comandante partigiano Ignazio Vian che il Comune di Boves ha inserito nel manifesto per le celebrazioni del 19 settembre 1943.
È il giorno del martirio degli abitanti della città, data alle fiamme dai tedeschi per rappresaglia. Le truppe nziste trucidarono 23 persone, tra cui due sacerdoti (il parroco don Giuseppe Bernardi e il vice don Mario Ghibaudo) che si erano sacrificati per scongiurare l’incendio del paese e il massacro che ne seguì. Lo stesso episodio sarà ricordato domenica, all’undicesima «Carovana della Pace»: nove chilometri, in silenzio, da Cuneo a Boves. La manifestazione, ideata nel 1986 dal presidente dell’Lvia, don Aldo Benevelli, si ripete da allora ogni due anni.
La partenza alle 13,45 da piazza Audiffredi a Cuneo, preceduta dall’intervento di Michele Silicani, sindaco di Stazzema (Lucca), teatro il 12 agosto del 1944 di una delle più efferate stragi nazifasciste, quella di Sant’Anna: 560 morti, in gran parte donne e bambini.
L’arrivo in piazza Italia a Boves è previsto alle 16, con deposizione delle corone d’alloro e onori ai Caduti al Sacrario del «Pelerin», sotto il municipio.
Seguirà la commemorazione alla presenza delle città decorate e gli interventi di don Aldo Benevelli e Romano Franchi, sindaco di Marzabotto (Bologna), dove tra il 29 settembre e il 5 ottobre 1944 si consumò l’eccidio di Monte Sole, più noto come strage di Marzabotto, il maggiore dei comuni colpiti: oltre 1.800 persone furono trucidate dai nazisti.
Alle 18, all’auditorium Borelli, proiezione del film-documentario «E poi venne il silenzio» di Irish Braschi. Dopo la Messa delle 20,30, a partire dalle 21,30 fino alle 7,30 di lunedì, nella chiesa parrocchiale San Bartolomeo, veglia di preghiera «La notte del 19 settembre la Chiesa rimase aperta…».
A Boves le celebrazioni del 19 settembre inizieranno ufficialmente sabato, alle 15, nell’ex confraternita di Santa Croce, con il convegno e l’inaugurazione della mostra «Don Bernardi e Don Ghibaudo: sacrificio e speranza» (interventi di Luigi Bernardi, Alberto Monticone, Mons. Sebastiano Dho), aperta fino a domenica 26 settembre. Alle 21, nell’auditorium Borelli, proiezione del film «L’uomo che verrà» di Giorgio Diritti.

 

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BRA. ASSOCIAZIONI PACIFISTE
Un presidio per dire “basta alla guerra” tra Israele e Palestina

Da “La Stampa” del 10 gennaio di MARISA QUAGLIA
BRA
Un sit in per dire «Basta con la carneficina in terra palestinese». Lo ha proposto ieri il Comitato Pace braidese. In via Cavour, sotto le bandiere della pace, i volontari hanno sensibilizzato i cittadini e distribuito volantini sulla critica situazione del popolo palestinese. Il Comitato che qualche hanno fa ha lasciato il posto alla Scuola di Pace, non ha mai smesso la sua attività. «Siccome in città - spiega Giovanni Cravero, uno dei promotori del sit in - nessuno stava affrontando il difficile argomento, abbiamo pensato di farlo noi. Il sit in vuole essere testimonianza silenziosa per dire basta alla carneficina». I volantini titolano: «Costruiamo la pace, fermiamo la guerra». L’accusa: «Israele ha invaso con enormi mezzi bellici la striscia di Gaza, mietendo centinaia di vittime civili, giustificando con un semplice ‘’Loro ci sparano, noi ci difendiamo’’».
Continuano i volontari: «Il conflitto parte da molto lontano, dall’occupazione da parte di Israele di molti territori palestinesi e dalla loro colonizzazione, dal non rispetto della risoluzione dell’Onu del 1948, dai continui scontri e dal lungo e sanguinoso conflitto». I sì del Comitato sono per un tavolo per negoziare la pace, per la nascita di uno Stato di Palestina, per la convivenza dei due popoli nel rispetto delle convenzioni internazionali. Al sit in hanno aderito altre associazioni, in particolare le arabe «Convivenza» e «El Salam», la senegalese «Asbarl» e il Granello di senape.

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