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Lavoro sempre più precario
Negli ultimi tre
mesi calo del 23% di assunzioni nelle industrie cuneesi
Da “La Stampa” del
28 febbraio di LORENZO BORATTO
Tre anni di recessione economica: a risentirne nella Granda è il
mercato del lavoro, sempre più «precario», anche se ancora positivo
rispetto al resto del Piemonte. C’è stato, però, un tracollo negli
ultimi tre mesi 2011: nell’industria le assunzioni sono calate del
23,2%, -16,9% in agricoltura e -11,9% nei servizi. Con prospettive
negative per il 2012, secondo l’Osservatorio regionale del mercato del
lavoro.
Confrontando il 2009 (primo anno di crisi) e il 2011, nella Granda si
registra un leggero aumento delle procedure di assunzione
(un caso su tre riguarda stranieri). Ma aumentano nettamente le forme
di lavoro a tempo determinato e precario (somministrazione,
intermittente, contratti a progetto: +9,5%), mentre si riducono le
assunzioni a tempo indeterminato e gli apprendistati.
La questione è stata affrontata ieri durante la riunione a Cuneo della
commissione consiliare lavoro, presieduta da Carmelo Noto: «Ci sono
stati 3 diversi incontri per fotografare il problema occupazione: le
amministrazioni locali non hanno strumenti risolutivi, possono
soltanto tamponare. Le prospettive per il 2012 sono nere».
Marco Ricciardi, segretario provinciale Cgil: «Non si parli di
ripresa: le assunzioni a termine crescono perchè le aziende non
scommettono sul futuro. I contratti precari hanno spesso durata
brevissima: quindi è sottoccupazione, con redditi troppo bassi per
vivere dignitosamente. Il Piemonte ha due record negativi nel Nord
Italia: la maggiore flessione di Pil e il tasso di disoccupazione più
alto».
Non ci sono ancora i dati sul tasso di disoccupazione 2011 in
provincia (l’Istat lo comunicherà ad aprile), ma intanto si
«accumulano» crisi aziendali. Le più recenti riguardano «Novaplast» di
Racconigi, i 54 licenziati alla «Canale» di Borgo e poi ancora i
problemi per «ex Riorda» di Fossano, «Neograf» (dove in 90 hanno perso
il lavoro nel 2011) di Moretta, «Cdm» a Verzuolo, «Cln» a Racconigi,
«Fonti San Maurizio» a Roccaforte. Possibili difficoltà a «PKarton» a
Roccavione, «Comercart» e «Marcopolo» di Cuneo, «Arce» di Dronero.
Ancora: a Cuneo («caso unico in Italia» dicono i sindacati), ci sono
stati i primi 4 licenziamenti in un’azienda di trasporto pubblico in
risposta ai tagli delle corse dei bus e c’è il caso Alpitour (300
posti di lavoro) che chiuderàentro l’annoper trasferirsi a Torino.
Matteo Carena, segretario provinciale Cisl: «Torna a crescere la cassa
integrazione ordinaria e aumenta la mobilità, cioè sempre più persone
cercano lavoro. In attesa della riforma del Governo sul mercato del
lavoro. La disoccupazione cresce nel Cuneese pur essendo partiti da
una situazione meno infelice del resto della regione». La cassa in
deroga, nel 2011, ha interessato 2.838 lavoratori. Giovanni Ventura,
segretario provinciale Uil: «Da anni si assume a termine perchè c’è
incertezza. Nel 2012 nulla fa presagire un miglioramento: si riduce il
potere d’acquisto. Il trend di fine 2011 sarà lo stesso dei prossimi
mesi. Aggravato dal crollo del credito erogato dalle banche». Restano
lontani i numeri precrisi. Ad esempio nella Granda nel 2008 ci furono
105.852 procedure d’assunzione, con un numero di posti fissi doppio
rispetto all' attuale.
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Ai giovani “cattivo” lavoro
Da “Gazzetta d’Alba”
del 6 settembre 2011 di Chiara Cavalleris
Lucilla Ciravegna,
responsabile del Centro per l’impiego, lamenta una scarsa qualità del
lavoro nella provincia, pur tra le migliori nelle classifiche
occupazionali. Intanto arriva il blocco dei tirocini.
Niente di troppo
consolante. Nonostante le basse percentuali della Granda nella lista
nera della disoccupazione giovanile stilata di recente da
Confartigianato (ne abbiamo parlato la scorsa settimana), essere tra
quelli piazzati “meno peggio” non dovrebbe inorgoglirci.
A metterlo in
evidenza è la responsabile del Centro per l’impiego albese Lucilla
Ciravegna. «La qualità del lavoro è comunque scarsa, a partire dalla
sua stabilità, il che comporta grandi difficoltà nella progettazione
della vita, con tutte le inevitabili conseguenze negative economiche e
sociali», spiega, citando l’esempio dell’85% dei nuovi contratti in
città, a tempo determinato. È sempre più difficile, inoltre, trovare
una corrispondenza tra il proprio titolo di studio e l’attività che il
mercato può offrire. «Così i ragazzi si trovano di fronte a un bivio»,
continua, «possono abbassare le proprie aspettative, accontentarsi e
magari rinunciare a mettere a frutto le proprie competenze, oppure
andare all’estero».
Incredibile ma vero,
queste cose succedono anche a Cuneo che, col suo timido 5,7% di
disoccupazione giovanile, è pure da considerarsi un’isola felice. «Una
percentuale che non è comunque trascurabile», dichiara Ciravegna, la
quale ha qualche consiglio da dispensare a chi aspira al lavoro: «Le
aziende apprezzano le conoscenze trasversali, dall’associazionismo al
volontariato in un Paese estero. Sono pochi poi quelli che a un
colloquio riescono a dimostrare interesse per la lettura e che si
informano con un quotidiano cartaceo».
Due assi nella
manica, che vanno al di là del titolo di studio, ormai sempre più
ambizioso, altisonante e, spesso, astratto. «C’è quest’idea fissa del
lavoro teorico», riflette. «Le nuove generazioni necessitano di un
cambiamento culturale nel loro rapporto con il lavoro, al fine di
trovare opportunità che esistono, ma non risultano appetibili: bisogna
ridare dignità alle professioni manuali e al grande contenuto di
sapere che esiste nel lavoro manuale di qualità».
Quanto alle aziende,
«dovrebbero accettare con maggiore sforzo i minorenni, è l’unico modo
per permettere loro di accumulare esperienza». Un tema molto caro al
Centro per l’impiego, così come all’Informagiovani; sono stati 250, da
giugno, i tirocini formativi organizzati nella zona albese e braidese.
Un’esperienza unica per i ragazzi, che vivono sulla propria pelle la
realtà lavorativa di cui vorrebbero far parte e possono così prendere
una decisione consapevole riguardo al loro futuro; giocando bene le
proprie carte, trovano proprio così un impiego.
Ma al ritorno dalle
vacanze, studenti e impiegati del Centro per l’impiego hanno trovato
una brutta sorpresa sulla scrivania: si tratta del decreto legge 138
del 13 agosto, che stabilisce: «I tirocini formativi e di orientamento
non curriculari non possono avere una durata superiore a sei mesi,
proroghe comprese, e possono essere promossi unicamente a favore di
neodiplomati o neolaureati, entro e non oltre dodici mesi dal
conseguimento del relativo titolo di studio». Una disposizione che ha
lasciato gli enti in balia di dubbio e stupore e che non aiuta
certamente i tanti laureati a casa da tempo. Per non parlare degli
studenti universitari che abbandonano le aule in cerca di lavoro, ora
privi di una delle poche possibilità di inserimento.
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Disoccupazione giovanile A Cuneo soltanto il 5,7%
La Granda è prima
fra le province piemontesi e terza in Italia
Da “ La Stampa!
Del 26 agosto di ALBERTO PRIERI
CUNEO
In
Piemonte, Cuneo è la provincia con la minor disoccupazione giovanile:
il 5,7% dei lavoratori tra 15 e 34 anni non trova un posto. È quanto
emerge da uno studio di Confartigianato, sulla base dei dati Istat di
fine 2010. Nel Nord Ovest (10,2%) solo Bergamo fa meglio della Granda,
con il 5,6%, mentre a livello nazionale Cuneo è terza, superata anche
da Bolzano con il 3,9%. Si scopre tuttavia una percentuale più alta di
senza lavoro tra i ragazzi fra 15 e 24 anni, dei quali l’8,3% non ha
occupazione, mentre nella fascia tra 25 e 34 anni è Alessandria a
vantare il primato, con solo il 2,8% di disoccupati contro il 4,9% di
Cuneo.
«Quella cuneese è un’economia sana, in cui le tante aziende a
dimensione familiare favoriscono l’ingresso dei giovani, perché molti
figli continuano l’attività del padre» secondo Domenico Massimino,
presidente di Confartigianato Cuneo.
Stando ai dati Unioncamere, le aziende guidate da «under 35» sono
l’11% del totale. Ancora Massimino: «La revisione della legge
sull’apprendistato porterà altri benefici perché allunga a 5 anni il
periodo di apprendistato e non impone più agli imprenditori la
formazione esterna dei ragazzi, che potranno acquisire professionalità
direttamente nell’impresa, senza costi aggiuntivi».
Al momento però, nella Granda come nel resto d’Italia, molte industrie
faticano a trovare operai. Luigi Asteggiano, direttore di
Confindustria: «I licei si riempiono sempre di più e gli istituti
professionali si svuotano, perciò incontreremo famiglie,insegnanti e
studenti per spiegare le opportunità garantite da una formazione
tecnica. E attraverso la piattaforma web “Borsa lavoro” favoriremo
l’incontro tra personale e imprese: cerchiamo di creare le condizioni
per nuove assunzioni, anche attraverso la riconversione professionale
dei lavoratori in mobilità».
A luglio però, la cassa integrazione era risalita, sfiorando il
milione di ore. Matteo Carena, Cisl: «La popolazione cuneese è, in
media, più anziana di quella in altre province italiane. Ciò influisce
sul conteggio dei giovani in cerca di lavoro, dunque servirebbe
un’analisi più approfondita per capire il reale livello di occupazione
giovanile».
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“In
estate nel Cuneese 2 mila nuovi posti di lavoro”
Da “La Stampa” del 9
luglio 2011 di MATTEO BORGETTO
CUNEO
Duemila nuovi posti
di lavoro tra luglio e settembre nelle imprese cuneesi. Sono le
previsioni sull’occupazione contenute nell’indagine del sistema «Excelsior»
presentata dalla Camera di commercio di Cuneo e relativa al terzo
trimestre 2011. «Il quadro che emerge - dice il presidente dell’ente
camerale, Ferruccio Dardanello - mostra evidenti segni di
miglioramento, dopo le tendenze negative del 2010. La ripresa appare
confermata da 2.030 assunzioni programmate, che si concentreranno per
il 70% nel settore dei servizi. Nei mesi estivi, infatti, il
territorio cuneese diventa meta apprezzata per molti turisti italiani
e stranieri. I dati vanno, tuttavia, presi con cautela, perché i
livelli di disoccupazione rimangono invariati».
La stagionalità che
caratterizza questo periodo porterà comunque a una domanda di lavoro
sostenuta, con 16,6 assunzioni per ogni 1.000 dipendenti presenti
nelle imprese a gennaio, rispetto ai 10,6 del Piemonte e ai 14 della
media nazionale. Degli oltre 2 mila posti di lavoro, il 21% riguarda
contratti a tempo indeterminato, il 73% determinato e il 6% altre
tipologie di contratto (ad esempio apprendistato). Si concentreranno
per un terzo nell’industria e due terzi nel settore dei servizi:
cuochi, camerieri, commessi di negozio dovrebbero raggiungere quota
770 (38% del totale), seguiti dagli operai (670, in particolare
nell’industria alimentare, ma anche edile e legno) e da personale non
qualificato (220). Saranno 370 i lavoratori altamente specializzati e
tecnici. Interessante dato sulle «quote rosa»: le donne rappresentano
il 70% delle richieste per cuochi e camerieri.
Il presidente
dell’associazione provinciale Albergatori, Piero Sassone: «Un’analisi
positiva che rispecchia l’andamento del mercato, dove la nostra
categoria, in estate, è tra le poche a resistere alla crisi: famiglie
e consumatori non rinunciano a vacanze e benessere. Un’opportunità per
i giovani in cerca di lavoro, nei confronti dei quali abbiamo una
responsabilità sociale. Nell’arco di due mesi presenteremo un progetto
di attività formativa su servizi e promozione turistica».
La ricerca Excelsior
presenta anche l'andamento del ricorso alla cassa integrazione, in
evidente calo, così come conferma il direttore provinciale di
Confindustria, Luigi Asteggiano: «In base ai risultati del nostro
centro studi su un campione di 200 aziende, il p r e o c c u p a n t e
trend in crescita dei primi mesi (1.135.000 ore di cassa) si è
invertito a giugno, il mese migliore dell’anno con 376.000 ore. A
dicembre è probabile che raggiungeremo 8 milioni di ore, contro i 9
delle previsioni. Riprendono l’occupazione e la produzione, con una
saturazione degli impianti al 73%. In leggero calo, tuttavia,
l’aspettativa sull’export».
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Persi nella
“Granda” 3 mila posti di lavoro
In provincia però
la disoccupazione resta la più bassa del Piemonte
Da “La Stampa” del
30 aprile 2011 ALBERTO PRIERI
Dopo 30 anni da
impiegato, sono in cassa integrazione a metà stipendio: meglio di
niente, ma a 51 anni sono troppo giovane per la pensione e troppo
vecchio per trovare facilmente un altro lavoro». Beppe Calvo,
dipendente della Cdm di Verzuolo, è uno dei tanti lavoratori che non
hanno voglia di festeggiare il 1˚maggio. Tuttavia domani molti saranno
a Saluzzo per la manifestazione organizzata dal Comune, cui hanno
aderito Cgil, Cisl e Uil.
Nel Cuneese, secondo i dati del Centro studi di Confindustria, dal
2,9% del 2009, il tasso di disoccupazione è salito al 3,4% (4,4% per
le donne, 2,7% per gli uomini). È il più basso tra le province del
Piemonte (dove la media è del 7,6%), però la situazione resta
difficile. Basta dare un’occhiata al numero di dipendenti che sono
iscritti alle liste di mobilità: a fine dicembre erano 2.237, sono
diventati 2.684 il 31 marzo scorso, quasi il 20% in più. Il calo
maggiore di occupati nel 2010 rispetto all’anno prima è stato
registrato nel settore industriale, con un -5,1%, mentre nello stesso
periodo si sono persi 3.000 posti di lavoro (da 267 mila e 264 mila),
con il totale degli occupati nella «Granda» sceso dell'1%. Ciò anche
per i parecchi fallimenti, mentre la cassa integrazione interessa
ancora molti tra i maggiori stabilimenti: Neograf a Moretta,
Pastificio Monte Regale a Mondovì, Cdm a Verzuolo, Alstom a Savigliano,
Rolfo a Bra, San Bernardo a Garessio (qui saranno trasferiti i
lavoratori della sede di Ormea, che chiuderà). «L’occupazione è la
variabile che beneficia per ultima dei segnali positivi confermati
dalle aspettative per il secondo trimestre 2011 - secondo
Confindustria -. Prima devono ripartire ordini e produzione». E nel
settore fotovoltaico, dove questi erano ben avviati, sono arrivate
novità legislative a far crollare le commesse. «Senza modifiche al
decreto che riduce gli incentivi statali, da metà mese dovrò mettere
in cassa integrazione 35 dipendenti - dice Ernesto Testa della T&G
Sistemi di Lagnasco -. Avevamo una montagna di lavoro, invece già ora
15 interinali sono a casa».
«Il ricorso al lavoro precario resta alto in questo periodo di
incertezza, così stanno assumento Merlo a Cervasca e Oerlikon a
Cervere e Sommariva Perno» confermano i sindacati. I contributi
rottamazione, lo scorso avevano favorito le imprese artigiane che
costruiscono macchine agricole. «Ma il comparto metalmeccanico,
soprattutto l'indotto Rolfo e Fiat, continua a patire - dice Domenico
Massimino, presidente di Confartigianato -. Il peggio però dovrebbe
essere passato: dopo il boom di 70 milioni di euro di garanzie chiesto
a Confidi nel 2009, siamo tornati a 45 milioni e sono arrivate le
prime richieste per nuovi investimenti».
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Crisi finita? Sembra di no: aumentano i giovani disoccupati nel
fossanese
Da
www.targatocn.it del 18 gennaio di Antonella Balocco
Perdura la crisi e la richiesta di lavoro specialmente da parte dei
giovani. Il Centro per l’Impiego di Fossano al 31 dicembre 2009 aveva
1.181 iscritti dai 16 ai 29 anni. A gennaio 2011 gli iscritti in
questa fascia d’età sono 1.377. Ovviamente non tutti i giovani si
iscrivono al Centro per l’impiego (ex ufficio di Collocamento), così
come i dati di quelli effettivamente occupati non corrispondono alla
realtà.
Gli
iscritti al Centro per l'impiego rappresentano una cifra importante
dei disoccupati presenti sul territorio, perché varie disposizioni di
legge impongono l'iscrizione al CPI come passaggio necessario per
adire ai procedimenti di sussidio per disoccupazione, mobilità ecc. Il
Centro per l’impiego di Fossano comprende una ventina di Comuni:
BeneVagienna, Caramagna P.te, Casalgrasso, Cavallerleone,
Cavallermaggiore, Cervere, Faule, Fossano, Genola, Marene, Monasterolo
di Savigliano, Murello, Polonghera, Racconigi, Ruffia, Salmour, S.
Albano Stura, Savigliano, Trinità, Villafalletto, Villanova Solaro e
Vottignasco.
Dei
1.377 giovani in cerca di occupazione dai dati del Centro per
l’impiego 810 sono femmine e 567 sono i maschi. Pochi i minorenni (16
e 17 anni): 47 in tutto di cui 15 immediatamente occupabili. Nella
fascia d’età dai 18 ai 24 anni gli iscritti sono 790 di cui 540 sono
disponibili subito. La maggior parte ha conseguito un diploma di
scuola superiore (222 iscritti), mentre 52 hanno una laurea o un
diploma universitario o extra universitario. La maggioranza degli
iscritti ha la licenza media (380) mentre 92 hanno conseguito la
qualifica professionale. E’ cambiata, rispetto ad alcuni anni fa, la
disponibilità a mansioni o tipi di occupazione: attualmente i giovani
sono disponibili a più mansioni anche se non corrispondono alla loro
qualifica.
Le
mansioni con un maggior numero di iscritti sono operaio generico ,
addetto alle pulizie, barista, commesso, impiegato generico,
parrucchiere, magazziniere, segretario archivista. Tanti i giovani che
si iscrivono alle agenzie di ricerca lavoro. “Più che di numeri
parlerei di tipo di mansioni richieste dalle aziende - spiega
Veronica Devalle responsabile commerciale della “Openjob” di Fossano
-. Noi accettiamo solo iscritti maggiorenni. I giovani studiano
quasi tutti fino ai 25 o 26 anni. Non conta tanto la Lurea, ma la
votazione. Le figure più richieste - conclude Veronica Devalle -
sono quelle professionali come i periti meccanici ed elettrici o
esperti contabili. Non ci sono richieste per i geometri”.
Cosa
ne pensano i giovani? La testimonianza di Fabio Bongioanni, di
Pianfei, che si è iscritto proprio all’agenzia” Openjob” di Fossano.
“Ho 21 anno e da circa 2 anni e mezzo ho iniziato a lavorare, o
meglio a cercare lavoro. Ho avuto 3 esperienze lavorative: operaio,
commesso, e magazziniere. L’esperienza più lunga è durata 18 mesi, ma
finito il contratto l’azienda per cui lavoravo non mi ha riconfermato
per la crisi. Ha licenziato anche persone che erano assunte a tempo
indeterminato. L’esperienza più deludente è stata quella di commesso
con un contratto a chiamata. Non sai mai quanto e quando lavori, alla
fine mi chiamavano pochissimo. Credo in ogni caso che tutte le
esperienze servano sia a livello professionale che personale e -
conclude - io sto facendo dei corsi per diventare istruttore in
palestra. E’ il mio sogno.”
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Occupazione in timida ripresa
Da “La Guida” del 17 dicembre 2010 di Massimiliano Cavallo
Cuneo - La ripresa di
lavoro e occupazione c'è, ma lenta e ancora ben lontana dai livelli
di due anni fa, prima della crisi. La situazione degli avviamenti
lavorativi per questo 2010 è in leggera ripresa rispetto allo stesso
periodo dell'anno 2009, ma rimangono segni negativi se confrontati con
lo stesso periodo del 2008, dove già la crisi era alle porte e i dati
registravano diminuzioni rispetto ai due anni precedenti.
Le assunzioni in
provincia di Cuneo nei primi nove mesi dell'anno, da gennaio a
settembre sono 75.295, 4 mila in più rispetto allo stesso periodo
nero del 2009, cioè il 5,9 per cento in pìù, ma quasi 10 mila in meno
rispetto allo stesso periodo del 2008. Ma la maggior parte sono
contratti interinali e un terzo riguarda cittadini stranieri.
La ripresa di lavoro
e occupazione c'è, ma lenta e ben lontana ancora dal ritornare quella
di due anni fa. La situazione degli avviamenti lavorativi per questo
2010 è in leggera ripresa rispetto allo stesso periodo dell'anno
2009, ma rimangono segni negativi se confrontati con lo stesso periodo
del 2008, dove già la crisi era alle porte e i dati registravano
diminuzioni rispetto ai due anni precedenti. I dati
dell'Osservatorio regionale del mercato del lavoro della Regione
Piemonte, con i numeri che arrivano dai cinque diversi Centri per
l'impiego della provincia (Cuneo, Mondovì, Saluzzo, Fossano e Alba),
sono testimoni fedeli che siamo ancora di fronte a una crisi del mondo
del lavoro che continua e che non ha precedenti, sia nei numeri che
nella durata.
Le assunzioni in
provincia di Cuneo nei primi nove mesi dell'anno, da gennaio a
settembre sono 75.295, 4.000 in più rispetto allo stesso periodo nero
del 2009, cioè il 5,9% in più, ma quasi 10.000 in meno rispetto allo
stesso periodo del 2008. Di questi nuovi assunti 38.482 sono uomini e
36.813 sono donne. Questo significa che ci sono 55.753 persone in più
con il lavoro. Il dato è evidentemente condizionato dall'"anomalia",
che si ripete ogni anno; della stagionalità soprattutto per quanto
riguarda il settore dell'agricoltura, che è uno di quelli che
continua a tenere in provincia, e quello della scuola. A settembre ci
sono ancora le assunzioni per certi di tipi di frutta nel saluzzese,
si lavora già per la vendemmia nell'albese e poi ci sono le
sostituzioni e gli impieghi necessari per avviare l'anno scolastico.
Settembre è dunque un mese di boom di assunzioni che fa tirare un po'
il sospiro di sollievo rispetto ai mesi precedenti.
Dove si assume
Il maggior numero di
assunzioni va al settore dei servizi con 39.692 procedure in leggero
aumento rispetto al 2009, ma in calo di 5.000 unità rispetto al 2008,
seguito dall'industria, dove le assunzioni sono salite a 19.884
rispetto alle 17.000 dell'anno precedente, ma ben lontane dalle
25.500 del 2008. Il crollo dei primi tre mesi del 2009, in cui
l'industria cuneese aveva fatto registrate un mai visto saldo
negativo del 35%, è dunque difficile da recuperare. In crescita,
invece, ancora l'agricoltura, che con le sue 15.719 assunzioni è in
crescita sia rispetto al 2009 (+3,4%) che al 2008 (+5,5%).
Chi si assume
Si mantengono stabili
rispetto allo scorso anno, ma con quasi 4.000 unità in meno rispetto
al 2008, le assunzioni dei giovani dai 15 ai 24 anni che sono 17.900,
con prevalenza dei maschi (9.535) rispetto alle femmine (8.365). La
metà sono assunti a tempo determinato come lavoro subordinato
(8.396), pochissimi a tempo indeterminato (815) e solo 884 tentano un
lavoro autonomo con contratti a progetto e
co.co.co, o con lavori occasioniali.
In crescita sono le
assunzioni delle due fasce di età comprese tra i 25 e i 34 anni e
quelli dai 35 ai 49 anni di età, che sono quelli espulsi, magari più
volte, dal mondo del lavoro precedente, cioè chi lavorava da anni e
nel corso del 2009 o dello stesso 2010 si è trovato improvvisamente a
casa: 22.757 i trentenni assunti e 25.542 i quarantenni, mille e
duemila in più rispetto allo scorso anno In entrambe le fasce di età
sono i contratti a tempo determinato a farla da padrone (29.000 in
totale), mentre le assunzioni a tempo indeterminato rimangono una
minima parte. Stabili le assunzioni per i cinquantenni e oltre, che
sono 9.096 contro gli 8.610 del 2009, anche queste quasi totalmente a
tempo determinato.
Quali contratti
La maggior parte dei
contratti sono quelli di somministrazione del lavoro, ovvero i
contratti interinali, cioè l'accordo per la fornitura professionale
di manodopera a tempo determinato o indeterminato, fatto tra
un'azienda utilizzatrice e un'impresa fornitrice autorizzata (agenzia
del lavoro). Può essere stipulato da chiunque e per qualsiasi settore
economico, anche nelle pubbliche amministrazioni dove la
somministrazione di lavoro è ammessa solo a tempo determinato. Sono
10.160 i contratti interinali, 3.000 in più rispetto al 2009. A fare
le spese maggiori di questa situazione di incertezza sono invece gli
apprendisti e i contratti di inserimento, che rimangono., al palo
rispettivamente a 3.549 i primi e 169 i secondi, lo stesso numero
dell'anno prima e ben al di sotto dei numeri del 2008. Di contro il
lavoro intermittente, o a chiamata, il contratto mediante il quale
un lavoratore si pone a disposizione di un datore per lo svolgimento
di una prestazione di lavoro "su chiamata", e dunque lo stipendio c'è
solo quando il datore ha bisogno e dunque c'è lavoro, è in netta
crescita ancora rispetto al 2009: da 4.084 contratti a 4.886, mentre
nel 2008 si limitava a 1.757 avviamenti. In questo caso si tratta
prevalentemente di lavoro femminile. I contratti a progetto sono
stabili a 2.633 avviamenti, anche qui con prevalenza di donne, mentre
continuano ad aumentare i disoccupati che cercano fortuna con un
lavoro autonomo, e qui le donne scarseggiano: 2.848 contro i 1.982 del
2009 e i 1.445 del 2008. La precarietà è comunque la cifra comune:
dei 75.000 avviamenti ben 64.493 sono tempi determinati, che
crescono del 9,4% e solo 10.802 a tempo indeterminato, che
diminuiscono dell'11,1%, con 13.985 part time, la maggior parte
riferito a donne.
Dei 75.000 avviamenti
un terzo riguarda cittadini stranieri, cioè 25.360 di cui 15.000
uomini e 10 donne, e di questi 15.248 sono cittadini extracomunitari.
Industria
Tra i settori di
attività industriale continua a mantenersi a un buon livello di
occupazione il settore alimentare con 6.008 avviamenti, più 3,9%
rispetto al 2009, ma sempre 1'11% in meno rispetto al 2008, pur
rimanendo il settore industriale con più assunzioni, spesso dovute
però alla sta gionalità Il settore più colpito del 2009, che era quello
metalmeccanico, che l'anno scorso aveva registrato meno della metà
delle assunzioni rispetto all'anno prima (4.040 contro le 8.728), fa
un passetto in avanti con 5.199 avviamenti nel 2010. Il tessile
ritorna ai livelli del 2008 con 640 assunzioni rispetto alle 334 del
2009; crescono il settore della chimica e gomma con 1.187 assunti e
quello dei lavori minerali con 661 assunzioni, altri settori
decisamente penalizzati nella crisi dello scorso anno; si mantiene
costante il settore della carta stampa con 1.182 assunzioni. Cresce
anche l'edilizia con 4.101 assunzioni, più 6,5% rispetto al 2009 ma
5,8% in meno rispetto al 2008.
Servizi e dintorni
Nel settore servizi il
commercio risale la china con 7.078 avviamenti, duecento in più
rispetto all'anno scorso, così come accade per i trasporti e le
comunicazioni con 2.656 assunzioni, 700 in più rispetto al 2009, per
i servizi alle imprese (5.884), e per i servizi vari e personali
(4.735). Costanti i dati relativi al perso- nale di alberghi e
ristoranti con 6.877 nuovi addetti, così come gli assunti dalla
pubblica amministrazione: 464.
Ancora in discesa
invece i dati che riguardano le assunzioni nel campo
dell'istruzione, nel campo della sanità e dell'assistenza e per i
servizi familiari: nel mondo della scuola si è passati da 8.311
assunzioni del 2008 alle 6.514 del 2009 alle attuali 6.417 (-1,5%);
nel campo sanitario e dell'assi stenza si è passati dai 3.839 casi
dell'anno scorso a 3.532 di quest'anno (-8%); nell'ambito dei servizi
familiari di colf e badanti si è scesi da 2.945 casi del 2009 ai
1.782 del 2010 (-39,5%). Un dato quest'ultimo che gli esperti leggono
in un'unica direzione: visto che i casi soprattutto dell'assistenza
domiciliare agli anziani non sono affatto diminuiti, devono essere
aumentate le situazioni di lavoro nero.
Le diverse aree
provinciali
L'area di Mondovì è
quella che continua a far registrare meno assunzioni in generale. Il
saldo negativo del 2009, caratterizzato dal -27,2% nell'industria,
continua a pesare; l'area monregalese è stata colpita da un saldo
negativo che ha messo in crisi, più che in altre parti della Granda,
tutto il tessuto economico-industriale: 9.599 sono le assunzioni nel
monregalese, che però salgono dell'8,4% rispetto al 2009 quando
erano 8.857, ed è proprio il settore industriale in ripresa dove si
registrano le differenze positive con 3.272 assunzioni, settecento
in più dell'anno scorso, mentre costanti sono le assunzioni nel
settore servizi (5.785) e nell'agricoltura (542).
Ma è comunque Alba,
Bra, Langhe e Roero che fanno registrare la minor crescita in
percentuale rispetto al 2009, appena un più 2,5%, che fa salire le
assunzioni da 24.346 a 24.946, anche in questo caso concentrate
sull'industria, 7.645, seicento in più, e nell'agricoltura (5.020),
cento addetti in più però persi nel settore dei servizi (12.281).
Altra zona che stenta
è quella del saluzzese, che cresce del 5,1%, 12.266 assunzioni contro
le 11.674 del 2009; rimangono costanti i nuovi avvii, 5.512, mentre
crescono di 400 i servizi (5.004) e 300 l'industria (1.750).
La zona di Cuneo, che
incide sulla popolazione per il 22%, fino a fine settembre si ferma
a un 7,5% in più rispetto allo stesso periodo del 2009, 17.689
avviamenti contro i 16.449 dell'anno prima, con aumenti in tutti e
tre i settori: 500 in più nell'industria che raggiunge i 3.540 nuovi
addetti, e 400 a testa tra servizi (11.340 assunzioni) e
agricoltura (2.809).
Fossano, che comprende
anche il saviglianese, in questa prima parte del 2010 è quella che
cresce maggiormente con un 10,4% in più: da 9.777 a 10.795
assunzioni che riguardano essenzialmente l'industria, 500 in più
(3.677), ma anche i servizi, più 300, che fanno salire a 5.282 gli
avvii e più cento addetti dell'agricoltura ferma a 1.836 addetti.
La distribuzione degli
stranieri assunti in industrie, servizi e agricoltura, è quasi
omogenea in termini percentuali su buona parte della provincia (31,8%
ad Alba, 31,7% a Fossano e 31,6% a Mondovì) con percentuali minori a
Cuneo (28,3%) e invece un picco deciso del 48,5% a Saluzzo, quasi
tutti impiegati nel mondo agricolo. In termini numerici alte sono le
assunzioni di stranieri nell'albese, 7.935, e ancora nel saluzzese,
5.955.
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10 lavoratori su 100
sono in mobilità
Da “Gazzetta
d’Alba” del 14 dicembre 2010 di Maurizio Bongioanni
Cassa integrazione in crescita. Nei primi dieci mesi del 2010 le ore
autorizzate dall’Inps per le imprese cuneesi hanno superato i 13
milioni. Significa un aumento del 12% rispetto allo stesso periodo del
2009, addirittura del 46, se si confrontano i due mesi di ottobre e
novembre. Scorporando il dato, si nota inoltre come siano triplicate
le ore della cassa straordinaria e addirittura sestuplicate quelle
concesse in deroga.
Che cosa significa? I sindacati sono d’accordo nell’addossare
la responsabilità della situazione alla crisi economica, niente
affatto superata, ma peggiorata e trasformatasi in crisi strutturale.
Il dato più preoccupante è l’aumento dell’utilizzo della cassa
integrazione in deroga, richiesta anche dalla piccola-media azienda.
Significa che pure questo settore sta annaspando. I sindacati, dal
canto loro, sono d’accordo sulle strategie per superare la situazione,
pur se ognuno muta le sfumature delle richieste.
Servono cantieri. Spiega Marco Ricciardi, segretario generale
di Cgil Cuneo: «Abbiamo cercato accordi con la Provincia di Cuneo e la
fondazione Crc al fine di tutelare il reddito dei lavoratori.
Se il Patto di stabilità lo permettesse, andrebbero subito cantierate
opere pubbliche, anche piccole. Non è necessario aprire grandi
cantieri per creare posti di lavoro».
41 in mobilità.
Giovanni Ventura, segretario provinciale Uil: «Su 41 mila lavoratori
piemontesi, quasi 4 mila sono in mobilità (circa il 10%). Fra questi
anche gli stranieri, la fascia più debole. I dati ufficiali nazionali
attestano la disoccupazione all’8%, ma quelli non ufficiali rivelano
una situazione ben più preoccupante. Bisogna investire, ma lo Stato
non ha risorse. Eppure servono cantieri pubblici. L’economista
americano Keynes diceva che bisogna scavare canali per riempirli di
nuovo, se necessario. Altre misure? Il recupero dell’evasione fiscale
oppure politiche economiche chiare. I costi di produzione in Italia
ammontano al 2% in più rispetto alla media europea. Infine, la crisi
politica è drammatica e certo non aiuta».
Piano per l’occupazione. Matteo Carena, segretario della Cisl: «Siamo in
attesa di un incontro con la Regione per parlare del Piano per
l’occupazione. Gli ammortizzatori sociali non sono sufficienti e i
consumi interni si sono bloccati. È necessario subito un intervento
per ridurre il peso del fisco e rilanciare l’economia».
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5
mila in cerca di lavoro
Da “Gazzetta
d’Alba” del 13 luglio di Matteo Viberti
Il punto lo hanno fatto in piazza Duomo. Il Centro per
l’impiego (Cpi) AlbaBra (15 operatori e 11 consulenti esterni) estende
la sua azione su un bacino di 75 Comuni, 11 riguardanti l’area di Bra
e 62 quella albese, per circa 159 mila abitanti. Offre servizi quali:
accoglienza, sportello informativo, preselezione (favorisce cioè
l’incontro fra domanda e offerta), orientamento, stage e
tirocinio, consulenza alle aziende, azioni brevi di rinforzo
formativo, supporto a chi vuole mettersi in proprio. Sono 125 i
passaggi medi giornalieri, 140 gli inserimenti lavorativi effettuati
nel 2009.
Marginalizzazione. Tuttavia, dalle statistiche emerge una
progressiva marginalizzazione dei Cpi cuneesi: se nel 2003 essi erano
prediletti dall’8 per cento delle imprese quale canale per la
selezione del personale, la stessa percentuale diminuisce di 2 punti
nel 2008. D’altra parte, il 31,3 per cento delle imprese utilizza come
canale di selezione la conoscenza diretta, il 13,4 per cento le
società di lavoro interinale e il 27,6 le banche dati aziendali. È per
questa ragione che i Centri per l’impiego, perlomeno nelle intenzioni
dei vertici amministrativi regionali (vedi articolo a lato),
risulterebbero a rischio. Quanto al Centro per l’impiego albese, al 31
dicembre 2009 risultavano 5.083 iscritti, la media mensile delle
procedure avviate nello stesso anno 207.
Crisi nera. Si tratta di risultati importanti, anche alla luce della
situazione generale del mondo lavorativo. Nel 2009 si è registrato un
decremento di 13.300 assunzioni in provincia di Cuneo rispetto al
2008, in Piemonte sono ben 130 mila in meno gli ingressi al lavoro.
Nell’albese gli iscritti alle liste di mobilità al 31 dicembre 2008
erano 601, un anno dopo 874, nei primi sei mesi del 2010 1.036. Dati,
assicura la responsabile del Centro per l’impiego Lucilla Ciravegna,
che collocano Alba al primo posto fra l e città della Granda. Ancora
due indicatori: su 10 assunzioni in provincia, solo 1,8 risulterebbero
a tempo indeterminato. E fra il 2008 e il 2009, si è assistito a un
incremento di circa 12 milioni di ore autorizzate di cassa
integrazione. Un modo come un altro per dire che la situazione è
critica. E che le attuali strategie di soluzione, per quanto
necessarie, non sono sufficienti
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Fossano,
300 mila euro per aiutare i disoccupati
Da “La Stampa” del 6 giugno 2010 di ANTONELLA BALOCCO
FOSSANO
Borse lavoro finanziate dal Comune, dal Consorzio
Monviso Solidale e dalla Fondazione Cassa di risparmio di Fossano.
Consentiranno di offrire lavoro per 6 mesi a 70
persone, con un contributo mensile di 600 euro a persona. «Promuovere
politiche attive del lavoro non rientra nei nostri compiti - spiega il
neo-direttore del Consorzio Monviso Solidale Livio Tesio -, ma la
situazione attuale, con 850 disoccupati nel Fossanese e la richiesta
del Comune, ci ha indotti a destinare 100 mila euro da un fondo
regionale».
Sono due le
proposte per dare un aiuto ai disoccupati con oltre 29 anni: la prima
riguarda il Comune e l’Azienda speciale multiservizi, che si sono resi
disponibili ad impiegare una trentina di persone nella manutenzione,
gestione del verde, refezione scolastica, recupero dell’evasione e
vigilanza ambientale.
Il Comune ha
stanziato 100 mila euro. «Vogliamo dare un sostegno a chi ha perso il
lavoro- dice l’assessore ai Servizi sociali Maurizio Bergia –. Non si
tratta di contratti di lavoro: sono borse lavoro che permettono ai
“tirocinanti” di affiancare il personale in servizio». La seconda
proposta coinvolge le aziende private per occupare una quarantina di
persone. Le
ditte potranno
scegliere fra i candidati proposti dal Consorzio in base alle proprie
necessità e alle competenze dei disoccupati. Il contributo di 600 euro
mensili alle aziende che intendono partecipare al progetto durerà 3
mesi, per i restanti 3 sarà a carico dell’azienda stessa. L’obiettivo
è che le aziende, dopo aver formato una persona per 6 mesi, se
soddisfatte del tirocinante, possano decidere l’assunzione. Dei 100
mila euro messi a disposizione dal Consorzio Monviso Solidale, circa
72 mila serviranno per le borse lavoro, il restante per pagare un
operatore che farà da coordinatore. La Fondazione Crf integrerà la
somma con altri 100 mila euro se la risposta delle aziende sarà
positiva. Le domande dei disoccupati vanno presentate entro il 19
giugno, ritirando i moduli allo Sportello del cittadino.
Le aziende interessate
devono dare la propria disponibilità in Comune all’Ufficio servizi
sociali.
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LA CRISI. LUNGHE
CODE E DISPERAZIONE
Nella
“Granda” sono crollate le offerte di lavoro
Da “La Stampa” del 8
marzo di MATTEO BORGETTO
CUNEO
La crisi non investe solo l’industria, con l’aumento esponenziale
della cassa integrazione, ma colpisce in maniera drammatica anche i
settori «minori» del fronte occupazionale. Diciannove gli annunci di
offerte di lavoro, venerdì, sulla bacheca del Centro per l’Impiego di
Cuneo.
«L’anno scorso, nello stesso periodo, se ne potevano trovare una
settantina - dicono le operatrici -. Pochi giorni fa, erano sei».
Tutte le mattine, nella sede di corso Brunet, si formano lunghe code
di persone alla ricerca di un lavoro. «Almeno un centinaio, tutti i
giorni - dice la responsabile del Centro, Eva Deidda -. Non è un bel
momento. Gli elenchi di iscrizione alle liste di collocamento sono
interminabili. L’ufficio dovrebbe chiudere alle 12, a volte ci
fermiamo ben oltre l’orario per compilare i moduli». All’ingresso,
nella piccola sala d’attesa, uomini e donne, giovani e adulti, la
maggior parte extracomunitari. Ritirano uno scontrino e aspettano il
loro turno.
Nabil, 29 anni, è arrivato dal Marocco nel 2007. «D’estate raccolgo la
frutta in campagna, si guadagna abbastanza bene - dice -. L’inverno è
un problema. Mi sono presentato più volte come cameriere, ma bisogna
conoscere molto bene la lingua italiana e noi extracomunitari siamo
tagliati fuori». La connazionale Meriam, 22 anni, cerca un posto da
addetta alle pulizie. «Ci sono alcune offerte, ma solo part-time, due
ore la settimana. E che ci faccio con 20 euro?». Fra gli italiani, il
cuneese Luca si è laureato in Giurisprudenza nel 2003. «Votazione?
Centodieci - spiega -. Ho inviato il mio curriculum in centinaia di
studi legali. Niente. Tanti sacrifici per studiare e mi ritrovo a fare
il cameriere in un pub. Ogni lavoro è “nobile”, ma nel mio caso,
talvolta ci si sente frustrati». Sulla sedia accanto, la
venticinquenne Francesca sfoglia un librone con la rassegna stampa
degli annunci sui giornali. «Ho fatto la commessa due anni in un
negozio di abbigliamento, che poi ha chiuso. Per cinque mesi ho tirato
avanti con i risparmi. Oggi sono finiti, mi vergogno a tornare a casa
dai miei». Marco faceva l’artigiano decoratore. Moglie, due figli e un
mutuo decennale da pagare. Licenziato un anno fa. «Costavo troppo al
mio principale, non poteva più tenermi. Ogni tanto aiuto i colleghi o
faccio qualche lavoretto in nero».
Da chi passa saltuariamente, a chi si presenta tutti i giorni nella
speranza di trovare qualcosa. «A volte entrano persone disperate -
rivela un’altra operatrice del Centro - e noi ci trasformiamo in
“assistenti sociali”, dando loro una parola di conforto. Ma non
possiamo illudere, la situazione è quella che è». Secondo un’indagine
dell’Area servizi alla persona della Provincia sulle procedure di
assunzione, nel confronto gennaio 2008-gennaio 2009 i contratti di
inserimento nel mondo lavorativo hanno subìto un saldo negativo del
72%. Segno meno anche per i contratti di lavoro autonomo, inferiori
del 47%. «Per contro, ma in coerenza con il momento storico di crisi -
spiega il dirigente Pierluigi Destefanis - c’è un saldo positivo dei
contratti a lavoro intermittente (dipendenti “a chiamata”, in base
alle necessità del richiedente, ndr) che ha raggiunto la cifra del
377%». Lavori part-time, anche di due ore la settimana, ma per pochi
addetti nei settori dell’agricoltura (+4%), dei servizi vari (ad
esempio le cooperative di pulizia, +15%) e dei servizi famigliari
(badanti, governanti, cameriere, assistenti domestici, +6%). «Sono gli
unici settori che tengono - conclude Destefanis -. Altrove, la
situazione è tutt’altro che rosea».
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Per la cassa integrazione ordinaria Cuneo registra la variazione più
forte in Piemonte
La disoccupazione risale
Da “La Guida” del 28 novembre di Fabrizio Brignone
Cuneo - Con l'economia che arranca
e diventa lavoro in affanno, la cassa integrazione
si allarga e la disoccupazione
rialza la testa. E gli effetti si sentono anche
in provincia di Cuneo. Emerge un
quadro difficile dai dati elaborati dall'Osservatorio
regionale sul mercato del
lavoro a inizio novembre, di fronte alla
situazione in corso e alle strade da cercare,
anche da parte delle istituzioni e degli enti locali, per contrastare
la crisi.
I numeri che meglio spiegano l'andamento
sono quelli della cassa integrazione:
per la provincia di Cuneo da gennaio
ad agosto, rispetto allo stesso periodo
dello scorso anno, quella straordinaria
è aumentata di poco ma è decisamente
alta (circa 604.200 ore di lavoro, più
6,5%), mentre è quasi raddoppiata (da
272.700 a 514.600 ore, 88,7% in più, la
variazione percentuale più alta in tutta
la regione) quella ordinaria, che viene
attivata in situazioni di difficoltà e cali temporanéi di lavoro per
le singole a-
ziende. E con le notizie che si rincorro-
no nelle ultime settimane, entro fine an-
no l'andamento degli ammortizzatori sociali
necessari al territorio riserverà ine-
vitabilmente altre cattive sorprese.
' Un'idea visiva dell'andamento occupa-
zionale, poi, si ottiene anche guardando il quadro della dinamica
regionale del
tasso di disoccupazione: una "U" che nel
quarto
semestre 2006 toccava il picco più basso (sotto il 4%, quindi indicatore
di un andamento positivo), ma che a
metà 2008 ha di nuovo raggiunto i livel-
li di metà 2005, tra il 4,5 e il
5%. E per la fine dell'anno c'è da aspettarsi un'ulte- riore prosecuzione
della risalita.
E anche se la provincia di Cuneo in
questo quadro è al di sotto della media,
dall'altra vanno considerati due aspetti
del fenomeno: la suddivisione del dato in
base al genere (con una disoccupazione
femminile doppia rispetto a quella maschile)
e il rapporto tra statistica e realtà,
ovvero quella che si potrebbe indicare
(parafrasando l'economia reale) come
"occupazione reale". "Ai dati
ufficiali - afferma il
consigliere regionale Elio Rostagno,
che su questo tema è intervenuto anche in Provincia - vanno aggiunti
quanti perdono il posto di lavoro e quanti
non rispondono agli standard statistici
internazionali su questo punto (come
disponibilità immediata, ricerca
attiva, senza condizioni, ecc.). La provincia di
Cuneo rispecchia la tendenza alla
caduta delle domanda di
lavoro industriale, e questo
è un problema grave: se si perdono posti di lavoro 'buoni', la
contrazione del reddito
disponibile per le famiglie
sarà forte, peggiorando
ulteriormente la situazione,
che già nei mesi scorsi era preoccupante ma nei prossimi lo sarà
ancora di più. Servono
interventi efficaci in tempi brevi".
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Racconigi
“Facciamo sistema con le
banche”
Da “La Stampa” del 18
novembre di MICHELA CASALE ALLOA
CUNEO
«Facciamo sistema per affrontare la crisi e aiutare le aziende a
risollevarsi, in stretta collaborazione con le banche». E’ l’appello e
l’esito del vertice convocato ieri, in Provincia, dal presidente
Raffaele Costa. Un dibattito sui riflessi della crisi internazionale
sull’economia della Granda durato quasi quattro ore, a cui hanno
partecipato numerosi esponenti di politica, banche, industria,
artigianato, agricoltura, commercio e organizzazioni sindacali.
«Siamo qui per fotografare la realtà provinciale - ha esordito Costa -
dove ci sono 80 mila imprese, perlopiù piccole e medie a conduzione
familiare. Le opinioni di ognuno saranno oggetto di un tavolo di
lavoro ristretto incaricato di formulare soluzioni concrete». Dopo
l’intervento del sottosegretario agli Interni Michelino Davico
(«Questo territorio è caratterizzato da un forte sistema
pubblico-privato-associazioni che andrà consolidato»), la parola è
passata a Giuseppe Tardivo, coordinatore dei corsi di Economia a
Cuneo. «Intervenire sul sistema bancario è necessario, ma non
sufficiente - ha spiegato il docente universitario -: bisogna farlo
anche sull’economia reale tentando di potenziare l’imprenditoria con
più investimenti del settore pubblico». E’ quindi intervenuto Giuseppe
Piumatti, presidente provinciale dell’Api (Associazione piccole e
medie imprese): «Serve una politica unita di imprenditori e banche, ma
anche una buona dose di ottimismo». Il consigliere provinciale Pierino
Sassone (Pdl) autore con Carlo Castellengo di uno degli ordini del
giorno da cui ha preso spunto l’incontro (l’altro era di Ivan Di
Giambattista di Rc): «Bisogna rispondere alle primarie esigenze di
agevolazione all’investimento, ad esempio nell’industria».
«Il rapporto istituti di credito-imprese è sempre stato ottimo nel
Cuneese, ma in questo momento andrebbe ammodernato e intensificato,
creando una vera partnership - ha precisato Antonio Antoniotti,
presidente Confindustria Cuneo -. Mi domando se le Fondazioni bancarie
possano contribuire a rilanciare la finanza locale». «Per legge le
Fondazioni non possono ridurre i tassi, nè fornire garanzie e aiuti
economici alle aziende - ha risposto Antonio Miglio, presidente della
Fondazione Cassa di risparmio di Fossano -. Noi operiamo sul
“contorno”, come i contributi all’istruzione e alle fasce deboli ad
esempio, ma cercheremo di studiare modi per aiutare comunque le
imprese». «Eppure le Fondazioni sono azioniste delle banche: facciano
di più per determinare tassi d’interesse accettabili. Quelli attuali
sono eccessivi» ha commentato il consigliere provinciale Beppe Lauria.
«Sono balle» ha replicato seccato Miglio, nell’unico momento di
tensione dell’incontro.
Neppure l’agricoltura è immune dalla crisi. Secondo il presidente
provinciale Coldiretti Marcello Gatto «uno dei problemi è il fatto che
la trasformazione dei prodotti, specie frutta e carne, non avviene in
zona». «Le imprese soffrono (oltre 40 in difficoltà con ammortizzatori
sociali per più di 3500 mila lavoratori, ndr) - ha argomentato Matteo
Carena, segretario provinciale Cisl -. Chiediamo la firma di un
protocollo per i momenti di crisi e di istituzionalizzare uno
strumento importante come l’anticipo della cassa integrazione». Sì,
perchè ha ricordato il collega Marco Ricciardi della Cgil: «Il fatto
che il tasso di disoccupazione nel Cuneese (2,2%) sia fra i più bassi
d’Italia è positivo, ma non dà l’idea di una crisi che c’è e va
affrontata».
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Sussidi a 40 disoccupati nelle aree di Cuneo e Mondovì
Da “La Stampa”
del 18 novembre
Tra le misure
anticrisi anche i 40 sussidi per disoccupati del Cuneese e del
Monregalese, che la Provincia mette a disposizione nell’ambito del
programma Pari, promosso dal ministero del Lavoro e Politiche Sociali.
Venti sussidi (a 5 uomini di età superiore a 40 anni e 15 donne)
vengono erogati a disoccupati dell’area di competenza del Centro per
l’impiego di Cuneo (Cuneo, Borgo San Dalmazzo e Dronero). Altri 20
interventi di sostegno per altrettante donne disoccupate sono
garantiti al Centro per l’impiego di Mondovì. I lavoratori, inseriti
in graduatoria, beneficeranno di un contributo Inps. In caso di
assunzione a tempo indeterminato o superiore a 12 mesi il residuo
verrà versato al datore di lavoro.
Per ricevere l’assegno bisogna essere
disoccupati, non percepire benefici, sussidi o altre misure di
sostegno al reddito incompatibili con lo stato di disoccupazione e non
aver partecipato alla precedente edizione del progetto Pari. Il
progetto prevede l’attivazione di percorsi per il sostegno al reddito
di quanti aderiscono ad azioni di inserimento o reinserimento
lavorativo attraverso incentivazione, formazione e tirocini in
azienda. A livello regionale il progetto Pari fa riferimento ad un
bacino di circa 1150 disoccupati, di cui 800 che percepiscono
ammortizzatori sociali (provenienti da crisi aziendali, fallimenti e
chiusura unità produttive, mobilità ordinaria o giuridica, indennità
di disoccupazione) e 350 soggetti senza reddito (giovani, donne, over
50 e stranieri).\
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CUNEO. IN PROVINCIA
Oggi “summit” sulla crisi con politici, imprese e banche
DA “La Stampa” del 17
novembre di ]MICHELA CASALE ALLOA
CUNEO
Parlamentari, consiglieri e assessori regionali eletti nella «Granda».
E ancora, rappresentanti di industria, artigianato, agricoltura,
banche e organizzazioni sindacali. Tutti, stamane in Provincia,
saranno accolti dal presidente Raffaele Costa per discutere della
crisi economica e finanziaria (alle 10, Sala Giolitti). «Un vertice
necessario - commentano i partecipanti -: è urgente confrontarsi su
quali sono e potranno essere le ricadute sul Cuneese della grave
situazione internazionale». I numeri parlano chiaro: oltre 40 aziende
hanno attivato la cassa integrazione, il 60% di ore in più rispetto ai
primi otto mesi del 2007. I provvedimenti interessano oltre tremila
lavoratori di tutti i settori. Quelli più colpiti sono il
metalmeccanico, in particolare quello legato al mercato dell'auto. Una
«sofferenza» che coinvolge il comparto chimico di cui fa parte la
Sekurit Saint Gobain, dove si producono cristalli per auto e da oggi
scatterà il primo «stop» fino al 30 novembre.
Naviga in cattive acque anche il settore cartario che, dopo la
chiusura della Cartiera di Ormea e dell'Albaprint a Farigliano, ora
deve fare i conti con i problemi di altre aziende. «Vogliamo
comprendere qual è la situazione reale dell'economia nel territorio -
spiega Costa - e soprattutto farci un'idea della risposta del Cuneese
alla crisi. Per questo sono state convocate tutte le categorie
interessate. La Provincia ha un potere d'indirizzo che intende
sfruttare». «La situazione è destinata a peggiorare - avvertono i
sindacati -. La crisi sta già iniziando a coinvolgere la funzione
pubblica e presto probabilmente ci saranno problemi nell'ambito della
scuola. Bisogna rivedere stipendi e pensioni per aumentare la
domanda». «Le aziende si impegnano per superare il periodo di
“impasse” anche attraverso nuovi investimenti - ricorda Confindustria
-. Serve però una costante fiducia nel sistema bancario».
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LAVORO. RETTIFICA
DELLA CGIL
“Nessun dipendente della Silvachimica in cassa integrazione”
Da “La Stampa” del 15
novembre
«In relazione
all’articolo apparso oggi (ieri, ndr) su “La Stampa”, per un errore a
noi unicamente imputabile è stata erroneamente comunicata la cassa
integrazione ordinaria alla Silvachimica di San Michele Mondovì,
azienda che invece non ha richiesto e conseguentemente non è
interessata da procedure di cassa integrazione. Di questo errore non
possiamo che scusarci con l’azienda, con i lavoratori, con il giornale
“La Stampa” e con i lettori». E’ il comunicato inviato ieri dal
segretario provinciale della Cgil di Cuneo Marco Ricciardi per
rettificare uno dei dati inviati dall’organizzazione in merito alla
Silvachimica, azienda del gruppo «Silvateam» di San Michele Mondovì,
secondo il quale quest’ultima avrebbe 70 dipendenti in «cassa»
ordinaria. «Non solo non abbiamo mai chiesto la cassa integrazione, ma
stiamo anzi cercando personale chimico» precisa Alessandro Battaglia,
uno dei tre amministratori delegati del gruppo.
La direzione dell’azienda sottolinea anche che alla Ledoga, altra
società della holding, «la “cassa” non sarà attivata per 46 dipendenti
(come riportato nei dati pubblicati fonte Cgil, ndr), ma soltanto per
22. Per tredici di questi ultimi il provvedimento durerà otto
settimane, per gli altri solo quattro». «In questo caso la situazione
è diversa - argomenta Ricciardi -. L’azienda ha effettivamente
presentato la richiesta di “cassa” per 46 lavoratori. Se
l’ammortizzatore ne interesserà solo 22 non possiamo che
rallegrarcene».
«Il gruppo Silvateam spa sta proseguendo nel programma di espansione
anche nel corso del 2008 - precisa Battaglia -. Al di là del
tradizionale settore della chimica conciaria in cui il gruppo opera da
sempre ed è leader mondiale nel settore dei tannini naturali, nelle
ultime settimane è stato avviato il nuovo impianto della Silvaextracts:
un investimento di circa 38 milioni di euro che permetterà di produrre
additivi nel settore alimentare quali pectina, estratti tannici
naturali e fibre microcolloidali idrosolubili. Questa iniziativa si
inserisce nel disegno di crescita complessivo e integra le produzioni
già esistenti di gomma di tara, tannini per uso enologico e per
alimentazione animale. In un clima economico mondiale caratterizzato
da estrema incertezza, uno dei dati positivi per il gruppo è la forte
discesa del costo della maggior parte delle materie prime utilizzate e
dell’energia».
«L’utilizzo della cassa integrazione ordinaria è normalmente
l’indicatore di una temporanea situazione di difficoltà a seguito
della quale è prevista una ripresa della attività in tempi contenuti -
conclude Luigi Campanaro, responsabile dell’Ufficio sindacale di
Confindustria Cuneo -. Il tessuto aziendale si adopera per superare
questo momento di “empasse” attraverso nuovi investimenti per i quali
è necessaria una costante fiducia del sistema bancario, già messa a
dura prova dalla crisi globale». \
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Accordi,
licenziamenti scongiurati, nuovi cali di ordini e ritardi nel
pagamento degli stipendi
“Cassa”, 60% di ore in più
Da “La Stampa”
del 14 novembre di ]MICHELA CASALE ALLOA
CUNEO
La Granda «isola felice» per il lavoro? Non
più secondo i sindacati. In base ai dati forniti dalla Cgil di Cuneo
sono 44 le aziende in crisi della provincia: su 8685 dipendenti, 3263
sono in cassa integrazione (ordinaria e straordinaria) e 275 in
mobilità. Questo senza contare gli 11 stabilimenti in procedura
concorsuale, che per varie ragioni hanno temporaneamente o
definitivamente cessato l’attività, causando la perdita di almeno 480
posti di lavoro.
Le cifre, aggiornate in questi giorni e
riferite a tutti i dipendenti delle ditte dove sono presenti tesserati
alla Cgil (38.000 iscritti in provincia), quindi non tutte, danno
tuttavia un’idea chiara della gravità di una crisi che coinvolge ogni
settore. Ancora più allarmante il dato fornito dall’Osservatorio
regionale del lavoro riguardo, in questo caso, alla totalità dei
lavoratori della Granda: da gennaio ad agosto 2008 le ore di cassa
integrazione ordinaria e straordinaria sono aumentate del 60 per cento
rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.
Il comparto più colpito è quello dei
metalmeccanici, in particolare le ditte connesse al mercato dell’auto.
«Questo settore è il cardine dell’economia piemontese - commenta Marco
Ricciardi, segretario provinciale Cgil -. La crisi si fa sentire in
tutti gli stabilimenti ad esso legati, come la Michelin, la Rhibo e la
Embo, che producono cofani e parafanghi, ma anche la Sekurit Saint
Gobain, specializzata in parabrezza. Poi naturalmente c’è l’Alstom
Ferroviaria di Savigliano, dove la situazione è in continuo divenire.
Senza scordare il “nodo” dei numerosi precari che rischiano la mancata
conferma dei contratti di lavoro».
«Soffre» in modo particolare il settore
cartario e grafico, come hanno dimostrato la sospensione dell’attività
all’Albaprint di Farigliano e alla Cartiera di Ormea ad esempio. Non
gode di buona salute neppure il settore chimico, mentre sta a galla
quello alimentare, salvo casi come, solo per citarne un paio, l’Albadoro
di Canale e la Campiello di Cavallermaggiore (35 esuberi su 67
dipendenti). Le ragioni sono varie: si passa da crisi finanziarie o di
mercato a politiche di riorganizzazione, oltre a una più generale
riduzione della domanda. In parole povere la gente ha meno soldi e
quindi spende meno.
Come risolvere la situazione? Ricciardi e i
colleghi Matteo Carena della Cisl (40.700 iscritti nella Granda) e
Giovanni Ventura della Uil (9 mila) sono d’accordo: «Coinvolgere
istituzioni, associazioni di categoria e Confindustria per rivedere
stipendi e pensioni e ridare così ossigeno al mercato».
C’è poi il settore della funzione pubblica.
«Al momento è impossibile fornire dati precisi su questo comparto, ma
le prime ricadute stanno iniziando a farsi sentire - sottolinea Carena
-. Per non parlare della scuola: se davvero alcuni istituti verranno
chiusi e si tornerà al maestro unico, sarà inevitabile la perdita di
molti posti di lavoro. Anche gli enti locali rischiano di rimetterci:
i “tagli” sono pericolosi anche perchè per i Comuni rischia di
diventare faticoso pagare gli stipendi ai dipendenti». Ventura è
ancora più pessimista: «Il peggio deve ancora venire: l’onda d’urto si
farà sentire in primavera. A giorni incontreremo il presidente della
Provincia Raffaele Costa per discutere del fondo per gli anticipi
della cassa integrazione, attualmente esaurito. Inoltre una crisi così
forte e generalizzata, lo si sta vedendo, ha come conseguenza la
spaccatura nel sindacato».
Appuntamenti
Lunedì, alle 10, sindacati, istituzioni
provinciali e regionali, associazioni di categoria e rappresentanti di
banche e fondazioni si incontreranno in Provincia per discutere della
crisi. Stamane, alle 9, i delegati della Cgil si confronteranno sulla
situazione al Centro Arpino di Bra, mentre quelli della Uil, sempre
oggi, sono stati convocati a Milano dal segretario generale Luigi
Angeletti. Il Consiglio generale della Cisl è in programma lunedì 24,
alle 15, nella sede dell’organizzazione in viale Angeli a Cuneo.
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Panoramica sulle
industria in crisi
da "La Stampa" del 6 novembre
Peggiora, a
Racconigi, la crisi delle aziende del «polo metallurgico». Alla Lita e
alla Profilmec è ripresa, due o tre giorni la settimana, la produzione
sospesa per tutto settembre, mentre alla Cln (ex Lare) si va avanti
con buona parte degli 80 dipendenti in «cassa» a rotazione. Resiste
per il momento la Ilva, anche se ci sono segnali preoccupanti, mentre
la Annibale Viterie ha aumentato da 10 a 25 il numero dei lavoratori
in cassa fino a fine dicembre. Si aggrava anche la crisi alla
Campiello di Cavallermaggiore, che ha portato da 20 a 35 il numero dei
dipendenti in cassa integrazione. Per i 110 lavoratori del
biscottificio ex Accornero i primi segnali preoccupanti risalgono alla
scorsa primavera.
L’altro giorno, in Provincia, è stato firmato il protocollo d’intesa
per l’anticipo della cassa integrazione all’Albaprint (ex Milanostampa)
di Farigliano. La procedura interesserà 88 lavoratori e durerà un anno
a partire dal 17 luglio scorso, quando è stato dichiarato il
fallimento dell’azienda.
Continuano a produrre, a ritmo ridotto, le grandi aziende di Bra che
per ora non ricorrono alla cassa integrazione. La ditta di
autotrasporti Rolfo ha deciso di sospendere tutte le commesse alle
imprese satellite, che in qualche caso (la Tarditi di Roreto) hanno
lasciato il loro dipendenti in cassa. Commenta la sindacalista Pina
Mosca della Cgil: «C’è anche l’azzeramento delle ore di straordinario
e il mancato rinnovo dei contratti a termine. Strategia che potrebbe
essere seguita anche dalla ditta Abet laminati, che pare intenzionata
a non confermare 20 dipendenti ai quali sta per scadere il contratto».
L’impegno per la ricollocazione di 25 dipendenti della Cobra Container
di Mondovì ancora in mobilità. E’ l’attività a cui si stanno dedicando
Provincia, Comune, Confindustria, Confartigianato, Api e sindacati. La
chiusura dello stabilimento, nel settembre 2007, ha comportato la
perdita di 65 posti di lavoro tra operai e impiegati.
L’Unione industriale di Cuneo ha annunciato di aver ricevuto incarico
dai titolari dell’Albadoro di Guarene, pastificio in crisi da tempo,
di avviare la procedura di mobilità per i 30 dipendenti (25 operai e 5
impiegati). I lavoratori l’altro giorno hanno manifestato davanti
all’azienda per lamentare il mancato pagamento delle spettanze da
agosto. Ad Alba i 160 dipendenti del Centro di riabilitazione
«Giovanni Ferrero» per disabili e anziani sono senza stipendio da tre
mesi e mezzo. Hanno continuato a lavorare, ma ora molte famiglie sono
in difficoltà. La Fondazione è stata commissariata.
Secondo vertice sindacale, l’altro giorno a Torino, per parlare del
futuro dell’azienda grafica «Canale» che aveva prospettato la chiusura
dello stabilimento a Borgo San Dalmazzo. E’ stata proposta la mobilità
per 30 persone. Cgil e Cisl hanno chiesto di ragionare su alternative
e un piano per il 2009. Alla Bertello, fallita il 18 dicembre scorso,
lavorano due impiegati part-time fino al prossimo mese. Non si sono
per ora risolte le trattative di vendita. Si è tenuto un incontro di
verifica alla Photorec (ex Ramero) di Boves, specializzata nella
stampa fotografica: i sindacati hanno espresso soddisfazione per come
è stata gestita la crisi un anno fa.
Oggi i rappresentanti sindacali dell’«Itt» di Barge, fabbrica che
produce pastiglie per freni, si incontreranno con la dirigenza per
discutere della gestione della crisi del mercato dell’auto. Le parti
hanno raggiunto un accordo su sei giornate di ferie collettive questo
mese per gli 800 dipendenti al fine di bloccare la produzione ed
evitare di accumulare prodotti nei magazzini.
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OCCUPAZIONE. CALO
DI CONSUMI
Centinaia di operai in
“cassa”
Interessate aziende di Savigliano, Lesegno, Racconigi, Fossano e Borgo
Da “La Stampa” del 16
ottobre di CARLO GIORDANO PIERO BERTOGLIO
CUNEO
Sindacati e industriali concordano: è frenata produttiva. Anche la «Granda»
sente la crisi dovuta al calo dei consumi. Si allunga l’elenco delle
aziende che fanno ricorso alla cassa integrazione. Ieri, l’ultimo
annuncio dell’Alstom di Savigliano che metterà a «riposo» altri 75
lavoratori a partire dalle prossime ore. La direzione dello
stabilimento l’ha comunicato alle segreterie provinciali di Fiom, Fim
e Uilm e alla Fismic. La richiesta è motivata dal previsto «scarico»
di lavoro e dal contenzioso avviato con un fornitore, che sta
ritardando la consegna dei materiali. Di fatto, dei 279 operai che
fanno parte dell’organico delle unità direttamente coinvolte nella
produzione dello stabilimento saviglianese, da questo weekend 252
saranno in cassa integrazione. Rimarranno al lavoro i 228 dipendenti
addetti ai servizi, i 640 impiegati e i 44 dirigenti. Ieri pomeriggio
si svolto un incontro con la Rsu, in cui è stata presentata la
difficile situazione che sta vivendo la più grande fabbrica
metalmeccanica della «Granda».
Sempre in questo comparto stanno facendo ricorso alla cassa importanti
aziende del polo siderurgico di Racconigi come la Profilmec e la Li Ta
Tubi (circa 100 addetti alla produzione), oltre alla Cln ex Lare (50
dipendenti su 80). La Michelin di Fossano ha annunciato 3 giornate
entro fine mese, dovute alle difficoltà del mercato automobilistico.
Cassa integrazione in vista per la Riva Acciaio di Lesegno (200
addetti), che si appresta a sospendere la produzione. Segnali di crisi
anche nel comparto grafico. La Canale, ex Bertello di Borgo San
Dalmazzo (95 dipendenti), potrebbe chiudere a gennaio. Nel settore
alimentare prosegue la crisi dell’Albadoro. La Campiello Biscotti di
Cavallermaggiore ha chiesto la cassa per 28 dipendenti fino a marzo
2009. In difficoltà aziende dei manufatti edili come la Magnetti di
Sommariva Bosco (5 in mobilità), la N.S.M di Piasco (5 in mobilità),
la Ledoga di San Michele Mondovì (in cassa 41 dipendenti su 61).
Presidente
Industriali
“Tessile e abbigliamento i settori più penalizzati”
«I segnali di crisi
ci sono, ma la Granda resta la “locomotiva” del Piemonte». Antonio
Antoniotti, presidente Unione Industriale di Cuneo davanti alle
tempeste finanziarie degli ultimi giorni non fa previsioni di ripresa,
definendosi «agnostico, tendente all’ottimismo».
Siamo in recessione?
«Il termine più appropriato è rallentamento. Probabilmente la
struttura dell'economia provinciale, costituita da molte aziende
medio-piccole operanti in diversi settori, ci ha fino ad ora messo al
riparo dagli effetti più dannosi della crisi. A metà anno la Granda ha
fatto registrare uno sviluppo del 2,4 per cento, il dato migliore
dell’intera regione».
Problemi sul fronte del credito?
«C’è una diffusa preoccupazione su possibili restrizioni e di aumento
dei tassi di interesse. Confidiamo nel ruolo delle banche locali a
sostegno dell’economia del territorio. I grandi istituti, i più
colpiti dalla crisi, non devono dimenticare che l’economia locale non
ha portato loro che benefici».
Quali i settori produttivi più a rischio?
«La riduzione dei consumi delle famiglie penalizza in modo particolare
i comparti del tessile e dell’abbigliamento, già in difficoltà per la
concorrenza straniera. Dei settori tipici della nostra provincia,
quello alimentare negli ultimi anni ha tenuto di più di altri pur
risentendo in maniera pesante dell’aumento dei prezzi delle materie
prime. Il settore meccanico, da sempre il fiore all’occhiello
dell’apparato produttivo, presenta luci e ombre: sono necessari grandi
investimenti per mantenere alto il tasso d’innovazione tecnologica, ma
solo poche imprese possono permetterselo. Il portafoglio ordini non va
spesso oltre il breve termine». \
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OCCUPAZIONE. CENTRI
PER L’IMPIEGO
“Ecco come si affronta un colloquio di lavoro” Consigli pratici in
aula
Da “La Stampa” del
11 settembre
Dalla compilazione di
un curriculum vitae a come si affronta un colloquio di lavoro: i
Centri per l’impiego (gli ex Uffici di collocamento) della Granda si
trasformano in aule di lezione per dare consigli pratici a chi è in
cerca di occupazione. S’inizierà giovedì 18 (orario dalle 9 alle 12,30
e dalle 14,30 alle 17) nella sede di Mondovì, in corso Statuto, con
una serie di laboratori tematici. Nell’ambito della giornata è
previsto anche un incontro con l’azienda metalmeccanica «Munters
Italy».
L’iniziativa, che è stata presentata ieri in Provincia a Cuneo, sarà
ripetuta negli altri Centri per l’impiego: il 24 settembre a Saluzzo;
il 25 settembre a Cuneo; il 2 ottobre a Cuneo e Bra: l’8 ottobre a
Fossano; il 16 ad Alba. I partecipanti riceveranno inoltre un dossier
per migliorare la ricerca del lavoro e ordinare la documentazione
personale.
«I dati sull’affluenza ai Centri per l’impiego sono molto positivi -
hanno ricordato il presidente della Provincia, Raffaele Costa e
l’assessore al Lavoro, Angelo Rosso -. La serie di incontri e servizi
che inizieranno il 18 settembre ha come obiettivo offrire la
possibilità di affrontare un percorso professionale con maggiore
consapevolezza e concretezza».
Adriana Luciano, direttrice del Dipartimento di Scienze sociali
dell’Università di Torino e del laboratorio Frame Corep di Torino ha
spiegato: «I dati sugli avviamenti al lavoro in provincia di Cuneo
mostrano che soltanto il 20% dei contratti sono a tempo indeterminato
e il 30% ha durata inferiore ai 6 mesi. In un mercato flessibile come
quello cuneese, i Centri per l’impiego confermano il ruolo di snodo
fondamentale tra la domanda e offerta». \
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I DATI. DICIOTTO
MESI
Meno lavoro
per le donne a Fossano e Savigliano
Da “LaStampa” del 30
luglio
Lieve aumento della
disoccupazione femminile compensato da un incremento degli avviamenti
al lavoro. È il bilancio di 18 mesi di lavoro del Centro per l’impiego
di Fossano e Savigliano. I responsabili dell’ufficio hanno diffuso i
dati della loro attività per il 2007 e i primi sei mesi del 2008.
Al dicembre del 2007 gli iscritti cosiddetti «immediatamente
occupabili» al Centro erano 1.686, di cui 1.121 donne e 565 uomini. Al
giugno 2008 gli iscritti sono saliti a 1.738, 1.169 donne e 569
uomini. Nel 2007 gli avviamenti al lavoro sono stati 11.000, erano
10.886 nel 2006 con un aumento del 34,1%. Sulla somma delle assunzioni
fatte (15.085) il 79,9% è stato, però, a tempo determinato ed il 17%
part-time.
Per quanto riguarda la collaborazione con le aziende, nel 2007 sono
stati segnalati 1.358 lavoratori per 340 posti. È stato assunto il
5,4% del totale, 73 persone. Nel 2008 le aziende hanno chiesto la
copertura di 188 posti, sono state segnalate 730 persone e poi assunte
52, pari al 7,1% del totale.
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FOSSANO. IMPRESA DI
PULIZIE
“Vogliamo garanzie
sul lavoro in caserma”
Da “La Stampa” del 11
giugno di WALTER LAMBERTI
Cresce il clima d’incertezza attorno al futuro della caserma «Dalla
Chiesa» di Fossano, sede della Scuola allievi carabinieri. Cinque
lavoratrici della ditta che ha in appalto il servizio mensa sono state
licenziate e la situazione non si prospetta rosea visto il perdurare
del sottoutilizzo della scuola dove da novembre non sono attivi corsi.
Attualmente nella grande struttura di via Centallo vi sono circa 60
persone contro i 1.500 degli anni scorsi.
Lunedì un gruppo di dipendenti della «Pulimaster», l’impresa di
pulizie che opera nella caserma, ha incontrato l’assessore al Lavoro
Maurizio Bergia e il consigliere comunale di An, Fortunato Cuzzocrea,
ex Comandante della Scuola, per manifestare la propria preoccupazione
e chiedere un intervento.
«Le dipendenti della ditta in servizio alla caserma sono 23, tutte
part-time - commenta Loredana Sasia, rappresentante della Filcams Cgil
-. Da aprile il loro orario di lavoro è stato ridotto del 15%. Con
questo incontro in municipio abbiamo chiesto all'Amministrazione di
tenere alta l'attenzione sul problema e attivarsi presso il Governo
per conoscere le reali prospettive della caserma». All’indomani del
licenziamento delle cinque lavoratrici, il sindaco di Fossano
Francesco Balocco aveva trasmesso un telegramma al comandante generale
dell’Arma, Gianfrancesco Siazzu, per ottenere delucidazioni. Si
attende la risposta.
«Abbiamo convenuto con le lavoratrici e la loro rappresentante
sindacale che la strada più percorribile ora sia quella di chiedere un
incontro con i parlamentari cuneesi e con Guido Crosetto e Michelino
Davico, sottosegretari alla Difesa e all’Interno - spiega l’assessore
Bergia - per verificare con loro che cosa realisticamente ci si può
attendere. Il nostro auspicio è che l'incontro si possa organizzare al
più presto».
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-FOSSANO.
SCUOLA ALLIEVI CARABINIERI
Licenziate 5 donne del servizio mensa alla “Dalla Chiesa”
Da “La
Stampa” del 30 maggio
«Situazione di incertezza alla caserma di Fossano, sede della Scuola
allievi carabinieri». Inizia con queste parole il telegramma che il
sindaco Francesco Balocco ha inviato ieri al comandante generale
dell'Arma dei carabinieri Gianfrancesco Siazzu, per avere
delucidazioni sul futuro della caserma «Dalla Chiesa». La situazione
di incertezza, come scrive il primo cittadino, è cresciuta e comincia
ad avere conseguenze gravi. Il riferimento è alle cinque lettere di
licenziamento recapitate ad altrettante lavoratrici della ditta che ha
in appalto il servizio mensa alla Scuola allievi. Come causa del
licenziamento il «giustificato motivo oggettivo», vale a dire la
mancanza di lavoro. Da quanto lo scorso novembre è finito l'ultimo
corso allievi il numero di persone in caserma è sceso dagli oltre
1.000 (nei tempi d'oro si era arrivati anche a 1.600) a poco più di
60. E c'è chi parla ormai di imminente chiusura.
Il futuro della scuola è stato oggetto di una discussione in apertura
del Consiglio comunale di mercoledì sera. Da un lato la solidarietà e
il rincrescimento per le lavoratrici che perderanno il posto (alcune
di esse erano presenti nella sala Rossa durante l'assemblea) e
dall'altra la preoccupazione per ciò che sarà della caserma fossanese.
«Siamo vicini alle lavoratrici e la nostra solidarietà non vuole
essere soltanto a parole, ma con i fatti - ha precisato il sindaco
Balocco -; per quanto riguarda il futuro della caserma ho avuto una
conversazione telefonica con l'on. Guido Crosetto, sottosegretario
alla Difesa, che è al corrente e sta seguendo il caso». Fra gli
scenari futuribili ci sarebbe un piano di riorganizzazione delle
scuole italiane con tre sole caserme (al Nord, al Centro e al Sud).
Fossano, lo sperano in tanti, potrebbe essere la scuola del Nord. Ma
al momento si tratta soltanto di voci.
Anche l'assessore al sociale Maurizio Bergia è intervenuto sul
problema delle cinque lavoratrici licenziate. «Non le lasceremo sole -
ha detto -, ci attiveremo attraverso il centro per l'impiego per
trovare una ricollocazione e a tal proposito lanciamo l'appello alle
mense e alle aziende locali disposte a intervenire e collaborare».
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13 donne della Valle Stura sono state aiutate a trovare un lavoro
Il progetto Polar
Presentati i risultati con un positivo giudizio
Da “La Guida” del 9 maggio di pc
Si è concluso il progetto
"Polar"
per facilitare l'inserimento lavorativo in aree
svantaggiate: il giudizio da parte delle destinatarie è stato
positivo.
Il progetto era nato grazie alla collaborazione della Comunità Montana
Valle Stura con l'omologa del Suol D'Aleramo e i Comuni
delle valli Orba, Erro e Bormida, nell'Alessandrino. In
più, ha partecipato una rete di partner presenti sui due territori (Enaip,
Consorzio Socio-assistenziale del Cuneese, Consorzio per la Formazione
Professionale nell'Acquese e le
Cooperative
Donne In Valle e Centro
Val-li
Vive per l'Acquese),
Ask Consulting
Risorse Umane Srl, le consigliera e vice consigliera di Parità di
Cuneo. È stato finanziato dal Fondo Sociale Europeo e ha portato al
reinserimento al
lavoro di 26 persone,
13 in valle Stura e 13 nell'Acquese,
secondo lo scopo primario dell'iniziativa che era quello di
realizzare "percorsi integrati di accoglienza, reinserimento sociale
e orientamento al lavoro per le perso-ne", in particolare donne che
per motivi geografici, sociali e economici vivono in una condizione di
marginalità.
Le due Comunità
Montane
hanno partecipato attivamente al progetto occupandosi nel 2006 di far
conoscere l'opportunità di
Polar
(il
cui
acronimo sta per Pari Opportunità
Lavorative in Aree Rurali). Raccolte le adesioni, è stata fatta una
selezione delle candidature tenendo conto del disagio
socio-economico, della residenza nell'area rurale di riferimento e
delle abilità relazionali in quanto i tirocini e gli inserimenti
lavorativi prevedevano
il contatto con categorie deboli qua-li
anziani e bambini. Una volta selezionati,
i candidati hanno seguito
un percorso personalizzato di 85 ore di formazione, di cui si
è
occupata
l'Enaip,
comprendente 30 ore
di
"counselling
orientativo al lavoro"
e 55 ore di "accompagnamento
sviluppo capacità lavorative, rinforzo
e bilancio delle competenze".
Ora il progetto è concluso e con l'assessore
regionale al lavoro Angela
Migliasso, si sono tirate le somme.
La valutazione da parte delle destinatarie è stata buona:
l'80%
sostiene che senza questa opportunità non avrebbe trovato un lavoro e
senza l'attività di orientamento e
accompagnamento al lavoro sarebbe
stato molto difficile adattarsi velocemente
ai ruoli ricoperti. Grazie
all'intervento degli enti locali - per
Cuneo la Comunità Montana Valle
Stura - le persone hanno trovato lavoro
vicino al luogo di residenza, particolare importante per chi ha
figli o anziani a carico (il 70% delle
partecipanti) e vive in zone di montagna
che dispongono in maniera molto limitata di servizi di baby
parking
e di assistenza a domicilio.
Positivo anche il giudizio degli enti
che hanno promosso il progetto. In
particolare, la Comunità Montana
Valle Stura intende continuare questo
percorso e così presto allestirà,
in collaborazione con il settore "Politiche
del Lavoro" della Provincia, un punto "Info
lavoro" arricchito da materiali cartacei, stampati e
pubblicati sul
web
che conterranno informazioni di dettaglio sui te-mi
dell'Orientamento, della Formazione
e del Lavoro.
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DEMONTE.
PARI OPPORTUNITA’
“Con Progetto
Polar donne in montagna
Da “La
Stampa” del 24 aprile di BARBARA BARALE
Dare possibilità di entrare nel mercato del lavoro a chi, per
difficoltà personali o età, ne sarebbe escluso. Specialmente donne
impegnate nell’assistenza alla famiglia o costrette a lasciare
l’impiego dopo la maternità. Magari in montagna, dove tutto è più
difficile, le offerte sono minori e la distanza da casa spesso
impedisce di accettare proposte.
Ecco il «progetto Polar» (Pari opportunità lavorative in aree rurali)
che è stato presentato ieri nel Municipio di Demonte con ospite
l’assessore regionale al Welfare Teresa Angela Migliasso.
L’iniziativa, finanziata dalla Regione attraverso il Fondo sociale
europeo, ha messo in relazione due Comunità montane (Valle Stura e
Suol d’Aleramo, Alessandria, Servizi sociali, Enti di formazione
professionale e consulenti del lavoro. In Valle Stura, grazie al
progetto, hanno trovato lavoro quattro persone grazie all’avere
frequentato il corso di formazione, poi il tirocinio e l’inserimento a
tempo indeterminato.
Antonella Varrone, 43 anni, è di Gaiola: «Ho una figlia di 24 anni e
due bambine piccole. Quando sono andata in maternità la seconda volta
ho dovuto lasciare l’impiego. Poi ho saputo del progetto, ho
partecipato al corso e al colloquio: mi piace cucinare, ma non avrei
detto potesse essere una carta vincente. I consulenti mi hanno messa
in contatto con il ristorante “Rododendro” di Boves, che mi ha
ospitata per un periodo. Adesso metto in pratica i segreti dello chef
nella famiglia che mi ha assunta». Come questa, tante storie anche
difficili. M. G., 50 anni, assiste la madre malata. Ha potuto svolgere
il tirocinio in una mensa, ma ora il periodo è terminato: «Spero di
trovare qualunque lavoro, non lontano da casa per i problemi che ci
sono. Non è facile alla mia età». Il vicepresidente della Comunità
montana Valle Stura, Marco Frigerio: «L’esperienza è nata dal
confronto con la Comunità “Suol d’Aleramo” che aveva avviato un
progetto simile creando una cooperativa. Abbiamo ricevuto domande
anche di persone laureate. Con il Consorzio socio-assistenziale del
Cuneese abbiamo scelto di dare possibilità nell’ambito dei servizi
alla persona».
L’assessore regionale Teresa Migliasso: «Attraversando i confini tra
valli si sono scambiate pratiche importanti di sostegno al reddito. E’
importante rafforzare la fiducia, in particolare nelle donne». Che
cosa accadrà dopo “Polar”? Il sindaco di Demonte, Mario Bertoldi:
«L’esperienza deve continuare ed essere sostenuta». La Comunità Valle
Stura ha annunciato che istituirà nella sede un centro informativo su
lavoro e orientamento.
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Mondovì positivi dati provinciali
Occupazione meno richieste per l’impiego immediato
Da “L’Unione Monregalese” del 9 aprile
Il
tasso di disoccupazione complessivo, per la provincia di Cuneo, è
stato nel 2006 del 2,6% (maschi
1,8%, femmine 3.8%): notevolmente inferiore a quello
piemontese. sul 4% di media. E a Mondovì scende il numero di iscritti
ai Centri per l'impiego, fra i disponibili ad un'occupazione
immediata.
E quanto emerge dai dati
relativi all'attività 2007 dei cinque Centri per l'impiego 2007. II
tasso disoccupazione per i giovani
dai 15 ai 24 anni (8,3% in provincia di Cuneo, in 15,5% in
Piemonte). «Numeri di rilievo - ha commentato il presidente
Costa -, che raffigurano in
maniera soddisfacente
l'immagine della nostra provincia. Ritengo che
potrebbe
crescere la percentuale
delle imprese che utilizzano
i Centri per l'impiego, al
fine
di individuare
personale idoneo».
I dati relativi agli iscritti ai Centri corrispondono, con qualche
eccezione, alla popolazione delle singole città. In provincia complessivamente
sono 20.301 gli iscritti al collocamento: peraltro solo 8.157
sono disponibili ad un'occupazione
immediata (+ 2,4% rispetto all'anno precedente). Nell'ultimo
anno vi è stata una crescita di circa-il
6%, più intensa a Cuneo (+ 12%); positiva invece a Mondavi che ha
visto diminuire di ben 1.1%
gli occupati disponibili subito. Per quanto riguarda gli
extra-comunitari risultano immediatamente occupabili 1.307 persone,
di cui 451 a Cuneo e 357 a Possano. La crescita rispetto a
un an-no prima si aggira sul 10%. I disoccupati stranieri sono
soprattutto marocchini (1.337), albanesi (704), romeni (631), in
forte crescita questi ultimi: + 78% rispetto al 2006
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ECONOMIA.
INIZIATIVA DELLA MINORANZA
Moretta, “Osservatorio” per aiutare gli operai ex Locatelli senza
lavoro
Da “La Stampa” del 6 aprile
A cinque
mesi dalla chiusura dell'ex Locatelli di Moretta, verrà istituito un
«Osservatorio sull'occupazione». «Non vogliamo lasciare nuovamente
soli i lavoratori che hanno perso il posto» spiegano i promotori
Francesco Macchioni e Danilo Chiabrando del gruppo d'opposizione in
Consiglio «Moretta per tutti». «Monitoreremo la situazione lavorativa
- precisa Macchioni - di coloro che, dopo la decisione della Lactalis
(la multinazionale francese proprietaria della fabbrica, ndr) di
‘’ottimizzare la produzione’’ e chiudere lo stabilimento, si sono
trovate senza impiego. Gli operai durante l'incontro che abbiamo
organizzato qualche settimana fa ci hanno detto di sentirsi
abbandonati dalle istituzioni».
Nei piani dei consiglieri, sarà un luogo per discutere del futuro
degli oltre 150 che fino ad ottobre erano impiegati nel caseificio
morettese. Saranno contattate la «Dbm Italia», l'agenzia di
collocamento incaricata dalla Lactalis, e il Centro per l'impiego di
Saluzzo.
«È un'iniziativa interessante - dice Fortunato La Spina, Rsu dello
stabilimento - perché se da un lato molti degli uomini sono riusciti a
trovare una soluzione lavorativa, per le donne è molto più difficile e
la maggior parte sono ancora a casa. Il 31 ottobre finirà il periodo
di cassa integrazione e quindi tutti dovranno decidere se entrare in
mobilità o trasferirsi in altri siti del gruppo».
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Occupazione. Savigliano, Dronero e Mondovì
Alstom,
Falci e Cobra container: tre vertici sul futuro dei lavoratori
da "La Stampa"
del 5 marzo 2008 - di B.Ba
E' periodo di vertici tra sindacati
e aziende per far fronte alle situazioni di crisi nel settore
metalmeccanico della Granda. Il
primo si terra oggi a Milano. Avrà come oggetto l'Alstom di
Savigliano, dove sono stati annunciati 158 esuberi strutturali e 60 casse integrazioni che, nella
proposta, salirebbero a 270 in un anno. <<La riunione sara
decisiva - si legge nell'ordine del giorno firmato ieri dal
direttivo Fiom Cuneo -. L'azienda
dovrà rispettare gli impegni assunti
negli accordi di ottobre e dicembre su investimenti, prospettive
occupazionali e produttive, gestione non traumatica degli esuberi.
In Alstom si sommano gli effetti della riorganizzazione al forte
calo di commesse>>. I sindacati
- Fiom Cgil, Fim Cis] e
Uilm - sono uniti: <No
ai licenziamenti. Se la
trattativa non si risolverà con esito positivo (meno esuberi e tempi
più lunghi per gestirli)
ricorreremo a iniziative di
lotta>>. A Dronero, Fim
Cisl e Fiom Cgil hanno siglato
l'accordo di mobilità con la
((Rail Interiors>>, specializzata in arredi dei treni, con sede a Liatna, che sta lavorando per Alstom.
Il cantiere a Savigliano, con 6 dipendenti, verrà chiuso. La
mobilità
sarà attivata inizialmente per 2 dipendenti.
A
Dronero è
critica la situazione
dell'azienda «Falci» (135 operai), da mesi in difficolta finanziarie.
L'ultima busta paga
a in ritardo di oltre 20
giorni. Si attende lo sblocco dei
finanziamenti dalle banche. Venerdì, dalle 9,30, nello
stabilimento di Dronero indetto uno sciopero di due ore. La Provincia
ha convocato lunedi, alle 10, il tavolo di confronto con gli istituti
di credito chiesto dal sindaco Giovanni Biglione, it presidente
della Comunita montana Livio
Acchiardi, con Fiom, Fim e
Uilm. E il 12 marzo vertice al1'Unione industriale. Nessuna novita
su
possibili acquirenti
per 1'ex Bertello di Borgo S. Dalmazzo,
fallita a dicembre (67 in cassa
integrazione).
I1 13 marzo, infine a Mondovi, it
Comune ha convocato un incontro invitando in Provincia a Ulustrare
it piano di ricollocazione dei lavoratori della ((Cobra container»
(65 dipendenti), chiusa a
settembre.
[B. BA.]
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