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Occupazione in Italia La Granda è quarta

Percentuale del 69%: preceduta solo da Bolzano, Ravenna e Bologna

da "La Stampa" del 21 aprile di MATTEO BORGETTO

La Granda quarta in Italia e prima in Piemonte nella classifica delle province riferita al tasso di occupazione. Lo rivela l’indagine 2011 dell’Osservatorio regionale sul mercato del lavoro, presentata ieri in Provincia al convegno «Politiche del lavoro per sfidare la crisi». Con una percentuale del 69%, Cuneo è preceduta solo da Bolzano, Ravenna, Bologna e supera realtà più blasonate: da Firenze (12º posto) a Milano (13º), Genova (38º), Imperia (46º), Savona (53º), Roma (58º), Napoli (ultima in graduatoria, 107º posto). Staccate le altre province del Piemonte, dove il tasso medio occupazionaleè del 64,3%.

Importante affermazione della Granda anche sul fronte disoccupazione: è cresciuta dello 0,4% rispetto all’anno precedente, si attesta al 3,8% e rappresenta il terzo valore più virtuoso d’Italia, quando la media nazionale è dell’8,4%. Novemila persone cercano lavoro nel Cuneese, ma i giovani denunciano una disoccupazione del 9,4%, tre volte inferiore a quella delle altre province piemontesi. Contenuta, ma positiva la percentuale di nuove assunzioni(1.676 unità, pari all’1,7%). A livello di bacino di lavoro, chiudono in rialzo Alba (3.239; +10,4%), Fossano (655; +4,8%) e Saluzzo (406; +2,6%), mentre sono negative le aree di Cuneo (-1.247, pari a -5,4%) e Mondovì (-960; -7,3%). Maggiori incrementi nell’industria (864 procedure in più, 3,4%) soprattutto metalmeccanica (+ 16%) e del legno (+26%). Scendono i comparti chimico, tessile, cartario e dell’edilizia). Il settore trainante rimane il terziario. Intanto, il leader di Confindustria Cuneo Nicoletta Miroglio augura buon lavoro al presidente designato degli industriali Giorgio Squinzi. «Con la definizione del programma e della squadra di presidenza - sottolinea la Miroglio - Confindustria ha delineato il proprioassetto».

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Lavoro sempre più precario

Negli ultimi tre mesi calo del 23% di assunzioni nelle industrie cuneesi

Da “La Stampa” del 28 febbraio di LORENZO BORATTO
Tre anni di recessione economica: a risentirne nella Granda è il mercato del lavoro, sempre più «precario», anche se ancora positivo rispetto al resto del Piemonte. C’è stato, però, un tracollo negli ultimi tre mesi 2011: nell’industria le assunzioni sono calate del 23,2%, -16,9% in agricoltura e -11,9% nei servizi. Con prospettive negative per il 2012, secondo l’Osservatorio regionale del mercato del lavoro.
Confrontando il 2009 (primo anno di crisi) e il 2011, nella Granda si registra un leggero aumento delle procedure di assunzione
(un caso su tre riguarda stranieri). Ma aumentano nettamente le forme di lavoro a tempo determinato e precario (somministrazione, intermittente, contratti a progetto: +9,5%), mentre si riducono le assunzioni a tempo indeterminato e gli apprendistati.
La questione è stata affrontata ieri durante la riunione a Cuneo della commissione consiliare lavoro, presieduta da Carmelo Noto: «Ci sono stati 3 diversi incontri per fotografare il problema occupazione: le amministrazioni locali non hanno strumenti risolutivi, possono soltanto tamponare. Le prospettive per il 2012 sono nere».
Marco Ricciardi, segretario provinciale Cgil: «Non si parli di ripresa: le assunzioni a termine crescono perchè le aziende non scommettono sul futuro. I contratti precari hanno spesso durata brevissima: quindi è sottoccupazione, con redditi troppo bassi per vivere dignitosamente. Il Piemonte ha due record negativi nel Nord Italia: la maggiore flessione di Pil e il tasso di disoccupazione più alto».
Non ci sono ancora i dati sul tasso di disoccupazione 2011 in provincia (l’Istat lo comunicherà ad aprile), ma intanto si «accumulano» crisi aziendali. Le più recenti riguardano «Novaplast» di Racconigi, i 54 licenziati alla «Canale» di Borgo e poi ancora i problemi per «ex Riorda» di Fossano, «Neograf» (dove in 90 hanno perso il lavoro nel 2011) di Moretta, «Cdm» a Verzuolo, «Cln» a Racconigi, «Fonti San Maurizio» a Roccaforte. Possibili difficoltà a «PKarton» a Roccavione, «Comercart» e «Marcopolo» di Cuneo, «Arce» di Dronero. Ancora: a Cuneo («caso unico in Italia» dicono i sindacati), ci sono stati i primi 4 licenziamenti in un’azienda di trasporto pubblico in risposta ai tagli delle corse dei bus e c’è il caso Alpitour (300 posti di lavoro) che chiuderàentro l’annoper trasferirsi a Torino.
Matteo Carena, segretario provinciale Cisl: «Torna a crescere la cassa integrazione ordinaria e aumenta la mobilità, cioè sempre più persone cercano lavoro. In attesa della riforma del Governo sul mercato del lavoro. La disoccupazione cresce nel Cuneese pur essendo partiti da una situazione meno infelice del resto della regione». La cassa in deroga, nel 2011, ha interessato 2.838 lavoratori. Giovanni Ventura, segretario provinciale Uil: «Da anni si assume a termine perchè c’è incertezza. Nel 2012 nulla fa presagire un miglioramento: si riduce il potere d’acquisto. Il trend di fine 2011 sarà lo stesso dei prossimi mesi. Aggravato dal crollo del credito erogato dalle banche». Restano lontani i numeri precrisi. Ad esempio nella Granda nel 2008 ci furono 105.852 procedure d’assunzione, con un numero di posti fissi doppio rispetto all' attuale
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Ai giovani “cattivo” lavoro

Da “Gazzetta d’Alba” del 6 settembre 2011 di Chiara Cavalleris

Lucilla Ciravegna, responsabile del Centro per l’impiego, lamenta una scarsa qualità del lavoro nella provincia, pur tra le migliori nelle classifiche occupazionali. Intanto arriva il blocco dei tirocini.

Niente di troppo consolante. Nonostante le basse percentuali della Granda nella lista nera della disoccupazione giovanile stilata di recente da Confartigianato (ne abbiamo parlato la scorsa settimana), essere tra quelli piazzati “meno peggio” non dovrebbe inorgoglirci.

A metterlo in evidenza è la responsabile del Centro per l’impiego albese Lucilla Ciravegna. «La qualità del lavoro è comunque scarsa, a partire dalla sua stabilità, il che comporta grandi difficoltà nella progettazione della vita, con tutte le inevitabili conseguenze negative economiche e sociali», spiega, citando l’esempio dell’85% dei nuovi contratti in città, a tempo determinato. È sempre più difficile, inoltre, trovare una corrispondenza tra il proprio titolo di studio e l’attività che il mercato può offrire. «Così i ragazzi si trovano di fronte a un bivio», continua, «possono abbassare le proprie aspettative, accontentarsi e magari rinunciare a mettere a frutto le proprie competenze, oppure andare all’estero».

Incredibile ma vero, queste cose succedono anche a Cuneo che, col suo timido 5,7% di disoccupazione giovanile, è pure da considerarsi un’isola felice. «Una percentuale che non è comunque trascurabile», dichiara Ciravegna, la quale ha qualche consiglio da dispensare a chi aspira al lavoro: «Le aziende apprezzano le conoscenze trasversali, dall’associazionismo al volontariato in un Paese estero. Sono pochi poi quelli che a un colloquio riescono a dimostrare interesse per la lettura e che si informano con un quotidiano cartaceo».

Due assi nella manica, che vanno al di là del titolo di studio, ormai sempre più ambizioso, altisonante e, spesso, astratto. «C’è quest’idea fissa del lavoro teorico», riflette. «Le nuove generazioni necessitano di un cambiamento culturale nel loro rapporto con il lavoro, al fine di trovare opportunità che esistono, ma non risultano appetibili: bisogna ridare dignità alle professioni manuali e al grande contenuto di sapere che esiste nel lavoro manuale di qualità».

Quanto alle aziende, «dovrebbero accettare con maggiore sforzo i minorenni, è l’unico modo per permettere loro di accumulare esperienza». Un tema molto caro al Centro per l’impiego, così come all’Informagiovani; sono stati 250, da giugno, i tirocini formativi organizzati nella zona albese e braidese. Un’esperienza unica per i ragazzi, che vivono sulla propria pelle la realtà lavorativa di cui vorrebbero far parte e possono così prendere una decisione consapevole riguardo al loro futuro; giocando bene le proprie carte, trovano proprio così un impiego.

Ma al ritorno dalle vacanze, studenti e impiegati del Centro per l’impiego hanno trovato una brutta sorpresa sulla scrivania: si tratta del decreto legge 138 del 13 agosto, che stabilisce: «I tirocini formativi e di orientamento non curriculari non possono avere una durata superiore a sei mesi, proroghe comprese, e possono essere promossi unicamente a favore di neodiplomati o neolaureati, entro e non oltre dodici mesi dal conseguimento del relativo titolo di studio». Una disposizione che ha lasciato gli enti in balia di dubbio e stupore e che non aiuta certamente i tanti laureati a casa da tempo. Per non parlare degli studenti universitari che abbandonano le aule in cerca di lavoro, ora privi di una delle poche possibilità di inserimento.

 

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Disoccupazione giovanile A Cuneo soltanto il 5,7%

La Granda è prima fra le province piemontesi e terza in Italia

Da “ La Stampa! Del 26 agosto di ALBERTO PRIERI

CUNEO
I
n Piemonte, Cuneo è la provincia con la minor disoccupazione giovanile: il 5,7% dei lavoratori tra 15 e 34 anni non trova un posto. È quanto emerge da uno studio di Confartigianato, sulla base dei dati Istat di fine 2010. Nel Nord Ovest (10,2%) solo Bergamo fa meglio della Granda, con il 5,6%, mentre a livello nazionale Cuneo è terza, superata anche da Bolzano con il 3,9%. Si scopre tuttavia una percentuale più alta di senza lavoro tra i ragazzi fra 15 e 24 anni, dei quali l’8,3% non ha occupazione, mentre nella fascia tra 25 e 34 anni è Alessandria a vantare il primato, con solo il 2,8% di disoccupati contro il 4,9% di Cuneo.
«Quella cuneese è un’economia sana, in cui le tante aziende a dimensione familiare favoriscono l’ingresso dei giovani, perché molti figli continuano l’attività del padre» secondo Domenico Massimino, presidente di Confartigianato Cuneo.
Stando ai dati Unioncamere, le aziende guidate da «under 35» sono l’11% del totale. Ancora Massimino: «La revisione della legge sull’apprendistato porterà altri benefici perché allunga a 5 anni il periodo di apprendistato e non impone più agli imprenditori la formazione esterna dei ragazzi, che potranno acquisire professionalità direttamente nell’impresa, senza costi aggiuntivi».
Al momento però, nella Granda come nel resto d’Italia, molte industrie faticano a trovare operai. Luigi Asteggiano, direttore di Confindustria: «I licei si riempiono sempre di più e gli istituti professionali si svuotano, perciò incontreremo famiglie,insegnanti e studenti per spiegare le opportunità garantite da una formazione tecnica. E attraverso la piattaforma web “Borsa lavoro” favoriremo l’incontro tra personale e imprese: cerchiamo di creare le condizioni per nuove assunzioni, anche attraverso la riconversione professionale dei lavoratori in mobilità».
A luglio però, la cassa integrazione era risalita, sfiorando il milione di ore. Matteo Carena, Cisl: «La popolazione cuneese è, in media, più anziana di quella in altre province italiane. Ciò influisce sul conteggio dei giovani in cerca di lavoro, dunque servirebbe un’analisi più approfondita per capire il reale livello di occupazione giovanile».

 

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“In estate nel Cuneese 2 mila nuovi posti di lavoro”

Da “La Stampa” del 9 luglio 2011 di MATTEO BORGETTO

CUNEO

Duemila nuovi posti di lavoro tra luglio e settembre nelle imprese cuneesi. Sono le previsioni sull’occupazione contenute nell’indagine del sistema «Excelsior» presentata dalla Camera di commercio di Cuneo e relativa al terzo trimestre 2011. «Il quadro che emerge - dice il presidente dell’ente camerale, Ferruccio Dardanello - mostra evidenti segni di miglioramento, dopo le tendenze negative del 2010. La ripresa appare confermata da 2.030 assunzioni programmate, che si concentreranno per il 70% nel settore dei servizi. Nei mesi estivi, infatti, il territorio cuneese diventa meta apprezzata per molti turisti italiani e stranieri. I dati vanno, tuttavia, presi con cautela, perché i livelli di disoccupazione rimangono invariati».

La stagionalità che caratterizza questo periodo porterà comunque a una domanda di lavoro sostenuta, con 16,6 assunzioni per ogni 1.000 dipendenti presenti nelle imprese a gennaio, rispetto ai 10,6 del Piemonte e ai 14 della media nazionale. Degli oltre 2 mila posti di lavoro, il 21% riguarda contratti a tempo indeterminato, il 73% determinato e il 6% altre tipologie di contratto (ad esempio apprendistato). Si concentreranno per un terzo nell’industria e due terzi nel settore dei servizi: cuochi, camerieri, commessi di negozio dovrebbero raggiungere quota 770 (38% del totale), seguiti dagli operai (670, in particolare nell’industria alimentare, ma anche edile e legno) e da personale non qualificato (220). Saranno 370 i lavoratori altamente specializzati e tecnici. Interessante dato sulle «quote rosa»: le donne rappresentano il 70% delle richieste per cuochi e camerieri.

Il presidente dell’associazione provinciale Albergatori, Piero Sassone: «Un’analisi positiva che rispecchia l’andamento del mercato, dove la nostra categoria, in estate, è tra le poche a resistere alla crisi: famiglie e consumatori non rinunciano a vacanze e benessere. Un’opportunità per i giovani in cerca di lavoro, nei confronti dei quali abbiamo una responsabilità sociale. Nell’arco di due mesi presenteremo un progetto di attività formativa su servizi e promozione turistica».

La ricerca Excelsior presenta anche l'andamento del ricorso alla cassa integrazione, in evidente calo, così come conferma il direttore provinciale di Confindustria, Luigi Asteggiano: «In base ai risultati del nostro centro studi su un campione di 200 aziende, il p r e o c c u p a n t e trend in crescita dei primi mesi (1.135.000 ore di cassa) si è invertito a giugno, il mese migliore dell’anno con 376.000 ore. A dicembre è probabile che raggiungeremo 8 milioni di ore, contro i 9 delle previsioni. Riprendono l’occupazione e la produzione, con una saturazione degli impianti al 73%. In leggero calo, tuttavia, l’aspettativa sull’export».

 

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Persi nella “Granda” 3 mila posti di lavoro

 In provincia però la disoccupazione resta la più bassa del Piemonte

Da “La Stampa” del 30 aprile 2011 ALBERTO PRIERI

Dopo 30 anni da impiegato, sono in cassa integrazione a metà stipendio: meglio di niente, ma a 51 anni sono troppo giovane per la pensione e troppo vecchio per trovare facilmente un altro lavoro». Beppe Calvo, dipendente della Cdm di Verzuolo, è uno dei tanti lavoratori che non hanno voglia di festeggiare il 1˚maggio. Tuttavia domani molti saranno a Saluzzo per la manifestazione organizzata dal Comune, cui hanno aderito Cgil, Cisl e Uil.
Nel Cuneese, secondo i dati del Centro studi di Confindustria, dal 2,9% del 2009, il tasso di disoccupazione è salito al 3,4% (4,4% per le donne, 2,7% per gli uomini). È il più basso tra le province del Piemonte (dove la media è del 7,6%), però la situazione resta difficile. Basta dare un’occhiata al numero di dipendenti che sono iscritti alle liste di mobilità: a fine dicembre erano 2.237, sono diventati 2.684 il 31 marzo scorso, quasi il 20% in più. Il calo maggiore di occupati nel 2010 rispetto all’anno prima è stato registrato nel settore industriale, con un -5,1%, mentre nello stesso periodo si sono persi 3.000 posti di lavoro (da 267 mila e 264 mila), con il totale degli occupati nella «Granda» sceso dell'1%. Ciò anche per i parecchi fallimenti, mentre la cassa integrazione interessa ancora molti tra i maggiori stabilimenti: Neograf a Moretta, Pastificio Monte Regale a Mondovì, Cdm a Verzuolo, Alstom a Savigliano, Rolfo a Bra, San Bernardo a Garessio (qui saranno trasferiti i lavoratori della sede di Ormea, che chiuderà). «L’occupazione è la variabile che beneficia per ultima dei segnali positivi confermati dalle aspettative per il secondo trimestre 2011 - secondo Confindustria -. Prima devono ripartire ordini e produzione». E nel settore fotovoltaico, dove questi erano ben avviati, sono arrivate novità legislative a far crollare le commesse. «Senza modifiche al decreto che riduce gli incentivi statali, da metà mese dovrò mettere in cassa integrazione 35 dipendenti - dice Ernesto Testa della T&G Sistemi di Lagnasco -. Avevamo una montagna di lavoro, invece già ora 15 interinali sono a casa».
«Il ricorso al lavoro precario resta alto in questo periodo di incertezza, così stanno assumento Merlo a Cervasca e Oerlikon a Cervere e Sommariva Perno» confermano i sindacati. I contributi rottamazione, lo scorso avevano favorito le imprese artigiane che costruiscono macchine agricole. «Ma il comparto metalmeccanico, soprattutto l'indotto Rolfo e Fiat, continua a patire - dice Domenico Massimino, presidente di Confartigianato -. Il peggio però dovrebbe essere passato: dopo il boom di 70 milioni di euro di garanzie chiesto a Confidi nel 2009, siamo tornati a 45 milioni e sono arrivate le prime richieste per nuovi investimenti»
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Crisi finita? Sembra di no: aumentano i giovani disoccupati nel fossanese

Da www.targatocn.it del 18 gennaio di Antonella Balocco

Perdura la crisi e la richiesta di lavoro specialmente da parte dei giovani. Il Centro per l’Impiego di Fossano al 31 dicembre 2009 aveva 1.181 iscritti dai 16 ai 29 anni. A gennaio 2011 gli iscritti in questa fascia d’età sono 1.377. Ovviamente non tutti i giovani si iscrivono al Centro per l’impiego (ex ufficio di Collocamento), così come i dati di quelli effettivamente occupati non corrispondono alla realtà.

Gli iscritti al Centro per l'impiego rappresentano una cifra importante dei disoccupati presenti sul territorio, perché varie disposizioni di legge impongono l'iscrizione al CPI come passaggio necessario per adire ai procedimenti di sussidio per disoccupazione, mobilità ecc. Il Centro per l’impiego di Fossano comprende una ventina di Comuni: BeneVagienna, Caramagna P.te, Casalgrasso, Cavallerleone, Cavallermaggiore, Cervere, Faule, Fossano, Genola, Marene, Monasterolo di Savigliano, Murello, Polonghera, Racconigi, Ruffia, Salmour, S. Albano Stura, Savigliano, Trinità, Villafalletto, Villanova Solaro e Vottignasco.

Dei 1.377 giovani in cerca di occupazione dai dati del Centro per l’impiego 810 sono femmine e 567 sono i maschi. Pochi i minorenni (16 e 17 anni): 47 in tutto di cui 15 immediatamente occupabili. Nella fascia d’età dai 18 ai 24 anni gli iscritti sono 790 di cui 540 sono disponibili subito. La maggior parte ha conseguito un diploma di scuola superiore (222 iscritti), mentre 52 hanno una laurea o un diploma universitario o extra universitario. La maggioranza degli iscritti ha la licenza media (380) mentre 92 hanno conseguito la qualifica professionale. E’ cambiata, rispetto ad alcuni anni fa, la disponibilità a mansioni o tipi di occupazione: attualmente i giovani sono disponibili a più mansioni anche se non corrispondono alla loro qualifica.

Le mansioni con un maggior numero di iscritti sono operaio generico , addetto alle pulizie, barista, commesso, impiegato generico, parrucchiere, magazziniere, segretario archivista. Tanti i giovani che si iscrivono alle agenzie di ricerca lavoro. “Più che di numeri parlerei di tipo di mansioni richieste dalle aziende - spiega Veronica Devalle responsabile commerciale della “Openjob” di Fossano -. Noi accettiamo solo iscritti maggiorenni. I giovani studiano quasi tutti fino ai 25 o 26 anni. Non conta tanto la Lurea, ma la votazione. Le figure più richieste - conclude Veronica Devalle - sono quelle professionali come i periti meccanici ed elettrici o esperti contabili. Non ci sono richieste per i geometri”.

Cosa ne pensano i giovani?  La testimonianza di Fabio Bongioanni, di Pianfei, che si è iscritto proprio all’agenzia” Openjob” di Fossano. “Ho 21 anno e da circa 2 anni e mezzo ho iniziato a lavorare, o meglio a cercare lavoro. Ho avuto 3 esperienze lavorative: operaio, commesso, e magazziniere. L’esperienza più lunga è durata 18 mesi, ma finito il contratto l’azienda per cui lavoravo non mi ha riconfermato per la crisi. Ha licenziato anche persone che erano assunte a tempo indeterminato. L’esperienza più deludente è stata quella di commesso con un contratto a chiamata. Non sai mai quanto e quando lavori, alla fine mi chiamavano pochissimo. Credo in ogni caso che tutte le esperienze servano sia a livello professionale che personale e - conclude - io sto facendo dei corsi per diventare istruttore in palestra. E’ il mio sogno.”

 

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Occupazione in timida ripresa

Da “La Guida” del 17 dicembre 2010 di Massimiliano Cavallo

 

Cuneo - La ripresa di lavo­ro e occupazione c'è, ma lenta e ancora ben lontana dai livelli di due anni fa, pri­ma della crisi. La situazione degli avviamenti lavorativi per questo 2010 è in leggera ripresa rispetto allo stesso periodo dell'anno 2009, ma rimangono segni negativi se confrontati con lo stesso pe­riodo del 2008, dove già la crisi era alle porte e i dati re­gistravano diminuzioni ri­spetto ai due anni preceden­ti.

Le assunzioni in provincia di Cuneo nei primi nove me­si dell'anno, da gennaio a settembre sono 75.295, 4 mila in più rispetto allo stes­so periodo nero del 2009, cioè il 5,9 per cento in pìù, ma quasi 10 mila in meno rispetto allo stesso periodo del 2008. Ma la maggior par­te sono contratti interinali e un terzo riguarda cittadini stranieri.

La ripresa di la­voro e occupazione c'è, ma lenta e ben lontana ancora dal ritornare quella di due anni fa. La situazione degli avviamenti lavorativi per questo 2010 è in leggera ri­presa rispetto allo stesso periodo dell'anno 2009, ma rimangono segni negativi se confrontati con lo stesso periodo del 2008, dove già la crisi era alle porte e i da­ti registravano diminuzioni rispetto ai due anni prece­denti. I dati dell'Osservato­rio regionale del mercato del lavoro della Regione Piemonte, con i numeri che arrivano dai cinque diversi Centri per l'impiego della provincia (Cuneo, Mon­dovì, Saluzzo, Fossano e Al­ba), sono testimoni fedeli che siamo ancora di fronte a una crisi del mondo del lavoro che continua e che non ha precedenti, sia nei numeri che nella durata.

Le assunzioni in provin­cia di Cuneo nei primi nove mesi dell'anno, da gennaio a settembre sono 75.295, 4.000 in più rispetto allo stesso periodo nero del 2009, cioè il 5,9% in più, ma quasi 10.000 in meno ri­spetto allo stesso periodo del 2008. Di questi nuovi assunti 38.482 sono uomi­ni e 36.813 sono donne. Questo significa che ci sono 55.753 persone in più con il lavoro. Il dato è evidente­mente condizionato dall'"a­nomalia", che si ripete ogni anno; della stagionalità so­prattutto per quanto ri­guarda il settore dell'agri­coltura, che è uno di quelli che continua a tenere in provincia, e quello della scuola. A settembre ci sono ancora le assunzioni per certi di tipi di frutta nel sa­luzzese, si lavora già per la vendemmia nell'albese e poi ci sono le sostituzioni e gli impieghi necessari per avviare l'anno scolastico. Settembre è dunque un me­se di boom di assunzioni che fa tirare un po' il sospi­ro di sollievo rispetto ai me­si precedenti.

Dove si assume

Il maggior numero di as­sunzioni va al settore dei servizi con 39.692 procedu­re in leggero aumento ri­spetto al 2009, ma in calo di 5.000 unità rispetto al 2008, seguito dall'industria, dove le assunzioni sono sa­lite a 19.884 rispetto alle 17.000 dell'anno preceden­te, ma ben lontane dalle 25.500 del 2008. Il crollo dei primi tre mesi del 2009, in cui l'industria cuneese a­veva fatto registrate un mai visto saldo negativo del 35%, è dunque difficile da recuperare. In crescita, in­vece, ancora l'agricoltura, che con le sue 15.719 as­sunzioni è in crescita sia ri­spetto al 2009 (+3,4%) che al 2008 (+5,5%).

Chi si assume

Si mantengono stabili ri­spetto allo scorso anno, ma con quasi 4.000 unità in meno rispetto al 2008, le as­sunzioni dei giovani dai 15 ai 24 anni che sono 17.900, con prevalenza dei maschi (9.535) rispetto alle femmi­ne (8.365). La metà sono assunti a tempo determina­to come lavoro subordinato (8.396), pochissimi a tem­po indeterminato (815) e solo 884 tentano un lavoro autonomo con contratti a progetto e co.co.co, o con lavori occasioniali.

In crescita sono le assun­zioni delle due fasce di età comprese tra i 25 e i 34 an­ni e quelli dai 35 ai 49 anni di età, che sono quelli e­spulsi, magari più volte, dal mondo del lavoro prece­dente, cioè chi lavorava da anni e nel corso del 2009 o dello stesso 2010 si è trova­to improvvisamente a casa: 22.757 i trentenni assunti e 25.542 i quarantenni, mille e duemila in più rispetto al­lo scorso anno In entram­be le fasce di età sono i con­tratti a tempo determinato a farla da padrone (29.000 in totale), mentre le assun­zioni a tempo indetermina­to rimangono una minima parte. Stabili le assunzioni per i cinquantenni e oltre, che sono 9.096 contro gli 8.610 del 2009, anche que­ste quasi totalmente a tem­po determinato.

Quali contratti

La maggior parte dei con­tratti sono quelli di sommi­nistrazione del lavoro, ov­vero i contratti interinali, cioè l'accordo per la forni­tura professionale di mano­dopera a tempo determina­to o indeterminato, fatto tra un'azienda utilizzatrice e un'impresa fornitrice auto­rizzata (agenzia del lavoro). Può essere stipulato da chiunque e per qualsiasi settore economico, anche nelle pubbliche ammini­strazioni dove la sommini­strazione di lavoro è am­messa solo a tempo deter­minato. Sono 10.160 i con­tratti interinali, 3.000 in più rispetto al 2009. A fare le spese maggiori di questa si­tuazione di incertezza sono invece gli apprendisti e i contratti di inserimento, che rimangono., al palo ri­spettivamente a 3.549 i pri­mi e 169 i secondi, lo stesso numero dell'anno prima e ben al di sotto dei numeri del 2008. Di contro il lavo­ro intermittente, o a chia­mata, il contratto mediante il quale un lavoratore si po­ne a disposizione di un da­tore per lo svolgimento di una prestazione di lavoro "su chiamata", e dunque lo stipendio c'è solo quando il datore ha bisogno e dunque c'è lavoro, è in netta cresci­ta ancora rispetto al 2009: da 4.084 contratti a 4.886, mentre nel 2008 si limitava a 1.757 avviamenti. In que­sto caso si tratta prevalente­mente di lavoro femminile. I contratti a progetto sono stabili a 2.633 avviamenti, anche qui con prevalenza di donne, mentre continuano ad aumentare i disoccupati che cercano fortuna con un lavoro autonomo, e qui le donne scarseggiano: 2.848 contro i 1.982 del 2009 e i 1.445 del 2008. La preca­rietà è comunque la cifra comune: dei 75.000 avvia­menti ben 64.493 sono tem­pi determinati, che cresco­no del 9,4% e solo 10.802 a tempo indeterminato, che diminuiscono dell'11,1%, con 13.985 part time, la maggior parte riferito a donne.

Dei 75.000 avviamenti un terzo riguarda cittadini stranieri, cioè 25.360 di cui 15.000 uomini e 10 donne, e di questi 15.248 sono cit­tadini extracomunitari.

Industria

Tra i settori di attività in­dustriale continua a mante­nersi a un buon livello di occupazione il settore ali­mentare con 6.008 avvia­menti, più 3,9% rispetto al 2009, ma sempre 1'11% in meno rispetto al 2008, pur rimanendo il settore indu­striale con più assunzioni, spesso dovute però alla sta gionalità Il settore più col­pito del 2009, che era quel­lo metalmeccanico, che l'anno scorso aveva regi­strato meno della metà del­le assunzioni rispetto al­l'anno prima (4.040 contro le 8.728), fa un passetto in avanti con 5.199 avviamen­ti nel 2010. Il tessile ritorna ai livelli del 2008 con 640 assunzioni rispetto alle 334 del 2009; crescono il setto­re della chimica e gomma con 1.187 assunti e quello dei lavori minerali con 661 assunzioni, altri settori de­cisamente penalizzati nella crisi dello scorso anno; si mantiene costante il settore della carta stampa con 1.182 assunzioni. Cresce anche l'edilizia con 4.101 assunzioni, più 6,5% rispet­to al 2009 ma 5,8% in meno rispetto al 2008.

Servizi e dintorni

Nel settore servizi il com­mercio risale la china con 7.078 avviamenti, duecento in più rispetto all'anno scorso, così come accade per i trasporti e le comuni­cazioni con 2.656 assunzio­ni, 700 in più rispetto al 2009, per i servizi alle im­prese (5.884), e per i servizi vari e personali (4.735). Co­stanti i dati relativi al perso­- nale di alberghi e ristoranti con 6.877 nuovi addetti, co­sì come gli assunti dalla pubblica amministrazione: 464.

Ancora in discesa invece i dati che riguardano le as­sunzioni nel campo dell'i­struzione, nel campo della sanità e dell'assistenza e per i servizi familiari: nel mon­do della scuola si è passati da 8.311 assunzioni del 2008 alle 6.514 del 2009 al­le attuali 6.417 (-1,5%); nel campo sanitario e dell'assi­ stenza si è passati dai 3.839 casi dell'anno scorso a 3.532 di quest'anno (-8%); nell'ambito dei servizi fami­liari di colf e badanti si è scesi da 2.945 casi del 2009 ai 1.782 del 2010 (-39,5%). Un dato quest'ultimo che gli esperti leggono in un'u­nica direzione: visto che i casi soprattutto dell'assi­stenza domiciliare agli an­ziani non sono affatto dimi­nuiti, devono essere au­mentate le situazioni di la­voro nero.

Le diverse aree
provinciali

L'area di Mondovì è quel­la che continua a far regi­strare meno assunzioni in generale. Il saldo negativo del 2009, caratterizzato dal -27,2% nell'industria, con­tinua a pesare; l'area mon­regalese è stata colpita da un saldo negativo che ha messo in crisi, più che in al­tre parti della Granda, tutto il tessuto economico-indu­striale: 9.599 sono le assun­zioni nel monregalese, che però salgono dell'8,4% ri­spetto al 2009 quando era­no 8.857, ed è proprio il set­tore industriale in ripresa dove si registrano le diffe­renze positive con 3.272 as­sunzioni, settecento in più dell'anno scorso, mentre costanti sono le assunzioni nel settore servizi (5.785) e nell'agricoltura (542).

Ma è comunque Alba, Bra, Langhe e Roero che fanno registrare la minor crescita in percentuale ri­spetto al 2009, appena un più 2,5%, che fa salire le as­sunzioni da 24.346 a 24.946, anche in questo ca­so concentrate sull'indu­stria, 7.645, seicento in più, e nell'agricoltura (5.020), cento addetti in più però persi nel settore dei servizi (12.281).

Altra zona che stenta è quella del saluzzese, che cresce del 5,1%, 12.266 as­sunzioni contro le 11.674 del 2009; rimangono co­stanti i nuovi avvii, 5.512, mentre crescono di 400 i servizi (5.004) e 300 l'indu­stria (1.750).

La zona di Cuneo, che in­cide sulla popolazione per il 22%, fino a fine settem­bre si ferma a un 7,5% in più rispetto allo stesso pe­riodo del 2009, 17.689 av­viamenti contro i 16.449 dell'anno prima, con au­menti in tutti e tre i settori: 500 in più nell'industria che raggiunge i 3.540 nuovi ad­detti, e 400 a testa tra servi­zi (11.340 assunzioni) e a­gricoltura (2.809).

Fossano, che comprende anche il saviglianese, in questa prima parte del 2010 è quella che cresce mag­giormente con un 10,4% in più: da 9.777 a 10.795 as­sunzioni che riguardano es­senzialmente l'industria, 500 in più (3.677), ma an­che i servizi, più 300, che fanno salire a 5.282 gli avvii e più cento addetti dell'agri­coltura ferma a 1.836 ad­detti.

La distribuzione degli stranieri assunti in indu­strie, servizi e agricoltura, è quasi omogenea in termini percentuali su buona parte della provincia (31,8% ad Alba, 31,7% a Fossano e 31,6% a Mondovì) con per­centuali minori a Cuneo (28,3%) e invece un picco deciso del 48,5% a Saluzzo, quasi tutti impiegati nel mondo agricolo. In termini numerici alte sono le assun­zioni di stranieri nell'albe­se, 7.935, e ancora nel sa­luzzese, 5.955.

 

 

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10 lavoratori su 100 sono in mobilità

Da “Gazzetta d’Alba” del  14 dicembre 2010 di Maurizio Bongioanni

Cassa integrazione in crescita. Nei primi dieci mesi del 2010 le ore autorizzate dall’Inps per le imprese cuneesi hanno superato i 13 milioni. Significa un aumento del 12% rispetto allo stesso periodo del 2009, addirittura del 46, se si confrontano i due mesi di ottobre e novembre. Scorporando il dato, si nota inoltre come siano triplicate le ore della cassa straordinaria e addirittura sestuplicate quelle concesse in deroga.

Che cosa significa? I sindacati sono d’accordo nell’addossare la responsabilità della situazione alla crisi economica, niente affatto superata, ma peggiorata e trasformatasi in crisi strutturale. Il dato più preoccupante è l’aumento dell’utilizzo della cassa integrazione in deroga, richiesta anche dalla piccola-media azienda. Significa che pure questo settore sta annaspando. I sindacati, dal canto loro, sono d’accordo sulle strategie per superare la situazione, pur se ognuno muta le sfumature delle richieste.

Servono cantieri. Spiega Marco Ricciardi, segretario generale di Cgil Cuneo: «Abbiamo cercato accordi con la Provincia di Cuneo e la fondazione Crc al fine di tutelare il reddito dei lavoratori. Se il Patto di stabilità lo permettesse, andrebbero subito cantierate opere pubbliche, anche piccole. Non è necessario aprire grandi cantieri per creare posti di lavoro».

41 in mobilità. Giovanni Ventura, segretario provinciale Uil: «Su 41 mila lavoratori piemontesi, quasi 4 mila sono in mobilità (circa il 10%). Fra questi anche gli stranieri, la fascia più debole. I dati ufficiali nazionali attestano la disoccupazione all’8%, ma quelli non ufficiali rivelano una situazione ben più preoccupante. Bisogna investire, ma lo Stato non ha risorse. Eppure servono cantieri pubblici. L’economista americano Keynes diceva che bisogna scavare canali per riempirli di nuovo, se necessario. Altre misure? Il recupero dell’evasione fiscale oppure politiche economiche chiare. I costi di produzione in Italia ammontano al 2% in più rispetto alla media europea. Infine, la crisi politica è drammatica e certo non aiuta».

Piano per l’occupazione. Matteo Carena, segretario della Cisl: «Siamo in attesa di un incontro con la Regione per parlare del Piano per l’occupazione. Gli ammortizzatori sociali non sono sufficienti e i consumi interni si sono bloccati. È necessario subito un intervento per ridurre il peso del fisco e rilanciare l’economia».

 

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5 mila in cerca di lavoro

Da “Gazzetta d’Alba” del 13 luglio di Matteo Viberti

Il punto lo hanno fatto in piazza Duomo. Il Centro per l’impiego (Cpi) AlbaBra (15 operatori e 11 consulenti esterni) estende la sua azione su un bacino di 75 Comuni, 11 riguardanti l’area di Bra e 62 quella albese, per circa 159 mila abitanti. Offre servizi quali: accoglienza, sportello informativo, preselezione (favorisce cioè l’incontro fra domanda e offerta), orientamento, stage e tirocinio, consulenza alle aziende, azioni brevi di rinforzo formativo, supporto a chi vuole mettersi in proprio. Sono 125 i passaggi medi giornalieri, 140 gli inserimenti lavorativi effettuati nel 2009.

Marginalizzazione. Tuttavia, dalle statistiche emerge una progressiva marginalizzazione dei Cpi cuneesi: se nel 2003 essi erano prediletti dall’8 per cento delle imprese quale canale per la selezione del personale, la stessa percentuale diminuisce di 2 punti nel 2008. D’altra parte, il 31,3 per cento delle imprese utilizza come canale di selezione la conoscenza diretta, il 13,4 per cento le società di lavoro interinale e il 27,6 le banche dati aziendali. È per questa ragione che i Centri per l’impiego, perlomeno nelle intenzioni dei vertici amministrativi regionali (vedi articolo a lato), risulterebbero a rischio. Quanto al Centro per l’impiego albese, al 31 dicembre 2009 risultavano 5.083 iscritti, la media mensile delle procedure avviate nello stesso anno 207.

Crisi nera. Si tratta di risultati importanti, anche alla luce della situazione generale del mondo lavorativo. Nel 2009 si è registrato un decremento di 13.300 assunzioni in provincia di Cuneo rispetto al 2008, in Piemonte sono ben 130 mila in meno gli ingressi al lavoro. Nell’albese gli iscritti alle liste di mobilità al 31 dicembre 2008 erano 601, un anno dopo 874, nei primi sei mesi del 2010 1.036. Dati, assicura la responsabile del Centro per l’impiego Lucilla Ciravegna, che collocano Alba al primo posto fra l e città della Granda. Ancora due indicatori: su 10 assunzioni in provincia, solo 1,8 risulterebbero a tempo indeterminato. E fra il 2008 e il 2009, si è assistito a un incremento di circa 12 milioni di ore autorizzate di cassa integrazione. Un modo come un altro per dire che la situazione è critica. E che le attuali strategie di soluzione, per quanto necessarie, non sono sufficienti

 

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Fossano, 300 mila euro per aiutare i disoccupati

Da “La Stampa” del 6 giugno 2010 di ANTONELLA BALOCCO

FOSSANO

Borse lavoro finanziate dal Comune, dal Consorzio Monviso Solidale e dalla Fondazione Cassa di risparmio di Fossano.

Consentiranno di offrire lavoro per 6 mesi a 70 persone, con un contributo mensile di 600 euro a persona. «Promuovere politiche attive del lavoro non rientra nei nostri compiti - spiega il neo-direttore del Consorzio Monviso Solidale Livio Tesio -, ma la situazione attuale, con 850 disoccupati nel Fossanese e la richiesta del Comune, ci ha indotti a destinare 100 mila euro da un fondo regionale».

Sono due le proposte per dare un aiuto ai disoccupati con oltre 29 anni: la prima riguarda il Comune e l’Azienda speciale multiservizi, che si sono resi disponibili ad impiegare una trentina di persone nella manutenzione, gestione del verde, refezione scolastica, recupero dell’evasione e vigilanza ambientale.

Il Comune ha stanziato 100 mila euro. «Vogliamo dare un sostegno a chi ha perso il lavoro- dice l’assessore ai Servizi sociali Maurizio Bergia –. Non si tratta di contratti di lavoro: sono borse lavoro che permettono ai “tirocinanti” di affiancare il personale in servizio». La seconda proposta coinvolge le aziende private per occupare una quarantina di persone. Le

ditte potranno scegliere fra i candidati proposti dal Consorzio in base alle proprie necessità e alle competenze dei disoccupati. Il contributo di 600 euro mensili alle aziende che intendono partecipare al progetto durerà 3 mesi, per i restanti 3 sarà a carico dell’azienda stessa. L’obiettivo è che le aziende, dopo aver formato una persona per 6 mesi, se soddisfatte del tirocinante, possano decidere l’assunzione. Dei 100 mila euro messi a disposizione dal Consorzio Monviso Solidale, circa 72 mila serviranno per le borse lavoro, il restante per pagare un operatore che farà da coordinatore. La Fondazione Crf integrerà la somma con altri 100 mila euro se la risposta delle aziende sarà positiva. Le domande dei disoccupati vanno presentate entro il 19 giugno, ritirando i moduli allo Sportello del cittadino.

Le aziende interessate devono dare la propria disponibilità in Comune all’Ufficio servizi sociali.

 

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LA CRISI. LUNGHE CODE E DISPERAZIONE
Nella “Granda” sono crollate le offerte di lavoro

Da “La Stampa” del 8 marzo di MATTEO BORGETTO
CUNEO
La crisi non investe solo l’industria, con l’aumento esponenziale della cassa integrazione, ma colpisce in maniera drammatica anche i settori «minori» del fronte occupazionale. Diciannove gli annunci di offerte di lavoro, venerdì, sulla bacheca del Centro per l’Impiego di Cuneo.
«L’anno scorso, nello stesso periodo, se ne potevano trovare una settantina - dicono le operatrici -. Pochi giorni fa, erano sei». Tutte le mattine, nella sede di corso Brunet, si formano lunghe code di persone alla ricerca di un lavoro. «Almeno un centinaio, tutti i giorni - dice la responsabile del Centro, Eva Deidda -. Non è un bel momento. Gli elenchi di iscrizione alle liste di collocamento sono interminabili. L’ufficio dovrebbe chiudere alle 12, a volte ci fermiamo ben oltre l’orario per compilare i moduli». All’ingresso, nella piccola sala d’attesa, uomini e donne, giovani e adulti, la maggior parte extracomunitari. Ritirano uno scontrino e aspettano il loro turno.
Nabil, 29 anni, è arrivato dal Marocco nel 2007. «D’estate raccolgo la frutta in campagna, si guadagna abbastanza bene - dice -. L’inverno è un problema. Mi sono presentato più volte come cameriere, ma bisogna conoscere molto bene la lingua italiana e noi extracomunitari siamo tagliati fuori». La connazionale Meriam, 22 anni, cerca un posto da addetta alle pulizie. «Ci sono alcune offerte, ma solo part-time, due ore la settimana. E che ci faccio con 20 euro?». Fra gli italiani, il cuneese Luca si è laureato in Giurisprudenza nel 2003. «Votazione? Centodieci - spiega -. Ho inviato il mio curriculum in centinaia di studi legali. Niente. Tanti sacrifici per studiare e mi ritrovo a fare il cameriere in un pub. Ogni lavoro è “nobile”, ma nel mio caso, talvolta ci si sente frustrati». Sulla sedia accanto, la venticinquenne Francesca sfoglia un librone con la rassegna stampa degli annunci sui giornali. «Ho fatto la commessa due anni in un negozio di abbigliamento, che poi ha chiuso. Per cinque mesi ho tirato avanti con i risparmi. Oggi sono finiti, mi vergogno a tornare a casa dai miei». Marco faceva l’artigiano decoratore. Moglie, due figli e un mutuo decennale da pagare. Licenziato un anno fa. «Costavo troppo al mio principale, non poteva più tenermi. Ogni tanto aiuto i colleghi o faccio qualche lavoretto in nero».
Da chi passa saltuariamente, a chi si presenta tutti i giorni nella speranza di trovare qualcosa. «A volte entrano persone disperate - rivela un’altra operatrice del Centro - e noi ci trasformiamo in “assistenti sociali”, dando loro una parola di conforto. Ma non possiamo illudere, la situazione è quella che è». Secondo un’indagine dell’Area servizi alla persona della Provincia sulle procedure di assunzione, nel confronto gennaio 2008-gennaio 2009 i contratti di inserimento nel mondo lavorativo hanno subìto un saldo negativo del 72%. Segno meno anche per i contratti di lavoro autonomo, inferiori del 47%. «Per contro, ma in coerenza con il momento storico di crisi - spiega il dirigente Pierluigi Destefanis - c’è un saldo positivo dei contratti a lavoro intermittente (dipendenti “a chiamata”, in base alle necessità del richiedente, ndr) che ha raggiunto la cifra del 377%». Lavori part-time, anche di due ore la settimana, ma per pochi addetti nei settori dell’agricoltura (+4%), dei servizi vari (ad esempio le cooperative di pulizia, +15%) e dei servizi famigliari (badanti, governanti, cameriere, assistenti domestici, +6%). «Sono gli unici settori che tengono - conclude Destefanis -. Altrove, la situazione è tutt’altro che rosea».

 

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Per la cassa integrazione ordinaria Cuneo registra la variazione più forte in Piemonte

La disoccupazione risale

 

Da “La Guida” del 28 novembre di Fabrizio Brignone

 

Cuneo - Con l'economia che arranca e diventa lavoro in affanno, la cassa in­tegrazione si allarga e la disoccupazione rialza la testa. E gli effetti si sentono an­che in provincia di Cuneo. Emerge un quadro difficile dai dati elaborati dal­l'Osservatorio regionale sul mercato del lavoro a inizio novembre, di fronte alla situazione in corso e alle strade da cer­care, anche da parte delle istituzioni e degli enti locali, per contrastare la crisi.

I numeri che meglio spiegano l'anda­mento sono quelli della cassa integrazio­ne: per la provincia di Cuneo da gennaio ad agosto, rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, quella straordinaria è aumentata di poco ma è decisamente alta (circa 604.200 ore di lavoro, più 6,5%), mentre è quasi raddoppiata (da 272.700 a 514.600 ore, 88,7% in più, la variazione percentuale più alta in tutta la regione) quella ordinaria, che viene attivata in situazioni di difficoltà e cali temporanéi di lavoro per le singole a- ziende. E con le notizie che si rincorro- no nelle ultime settimane, entro fine an- no l'andamento degli ammortizzatori so­ciali necessari al territorio riserverà ine- vitabilmente altre cattive sorprese.

' Un'idea visiva dell'andamento occupa- zionale, poi, si ottiene anche guardando il quadro della dinamica regionale del tasso di disoccupazione: una "U" che nel quarto semestre 2006 toccava il picco più basso (sotto il 4%, quindi indicatore di un andamento positivo), ma che a metà 2008 ha di nuovo raggiunto i livel- li di metà 2005, tra il 4,5 e il 5%. E per la fine dell'anno c'è da aspettarsi un'ulte- riore prosecuzione della risalita.

E anche se la provincia di Cuneo in questo quadro è al di sotto della media, dall'altra vanno considerati due aspetti del fenomeno: la suddivisione del dato in base al genere (con una disoccupazione femminile doppia rispetto a quella maschile) e il rapporto tra statistica e realtà, ovvero quella che si potrebbe indicare (parafrasando l'economia reale) come "occupazione reale". "Ai dati ufficiali - afferma il consigliere regionale Elio Ro­stagno, che su questo tema è intervenu­to anche in Provincia - vanno aggiunti quanti perdono il posto di lavoro e quan­ti non rispondono agli standard statisti­ci internazionali su questo punto (come disponibilità immediata, ricerca attiva, senza condizioni, ecc.). La provincia di Cuneo rispecchia la tendenza alla cadu­ta delle domanda di lavoro industriale, e questo è un problema grave: se si perdo­no posti di lavoro 'buoni', la contrazione del reddito disponibile per le famiglie sarà forte, peggiorando ulteriormente la situazione, che già nei mesi scorsi era preoccupante ma nei prossimi lo sarà ancora di più. Servono interventi effica­ci in tempi brevi".

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Racconigi
“Facciamo sistema con le banche”

Da “La Stampa” del 18 novembre di MICHELA CASALE ALLOA
CUNEO
«Facciamo sistema per affrontare la crisi e aiutare le aziende a risollevarsi, in stretta collaborazione con le banche». E’ l’appello e l’esito del vertice convocato ieri, in Provincia, dal presidente Raffaele Costa. Un dibattito sui riflessi della crisi internazionale sull’economia della Granda durato quasi quattro ore, a cui hanno partecipato numerosi esponenti di politica, banche, industria, artigianato, agricoltura, commercio e organizzazioni sindacali.
«Siamo qui per fotografare la realtà provinciale - ha esordito Costa - dove ci sono 80 mila imprese, perlopiù piccole e medie a conduzione familiare. Le opinioni di ognuno saranno oggetto di un tavolo di lavoro ristretto incaricato di formulare soluzioni concrete». Dopo l’intervento del sottosegretario agli Interni Michelino Davico («Questo territorio è caratterizzato da un forte sistema pubblico-privato-associazioni che andrà consolidato»), la parola è passata a Giuseppe Tardivo, coordinatore dei corsi di Economia a Cuneo. «Intervenire sul sistema bancario è necessario, ma non sufficiente - ha spiegato il docente universitario -: bisogna farlo anche sull’economia reale tentando di potenziare l’imprenditoria con più investimenti del settore pubblico». E’ quindi intervenuto Giuseppe Piumatti, presidente provinciale dell’Api (Associazione piccole e medie imprese): «Serve una politica unita di imprenditori e banche, ma anche una buona dose di ottimismo». Il consigliere provinciale Pierino Sassone (Pdl) autore con Carlo Castellengo di uno degli ordini del giorno da cui ha preso spunto l’incontro (l’altro era di Ivan Di Giambattista di Rc): «Bisogna rispondere alle primarie esigenze di agevolazione all’investimento, ad esempio nell’industria».
«Il rapporto istituti di credito-imprese è sempre stato ottimo nel Cuneese, ma in questo momento andrebbe ammodernato e intensificato, creando una vera partnership - ha precisato Antonio Antoniotti, presidente Confindustria Cuneo -. Mi domando se le Fondazioni bancarie possano contribuire a rilanciare la finanza locale». «Per legge le Fondazioni non possono ridurre i tassi, nè fornire garanzie e aiuti economici alle aziende - ha risposto Antonio Miglio, presidente della Fondazione Cassa di risparmio di Fossano -. Noi operiamo sul “contorno”, come i contributi all’istruzione e alle fasce deboli ad esempio, ma cercheremo di studiare modi per aiutare comunque le imprese». «Eppure le Fondazioni sono azioniste delle banche: facciano di più per determinare tassi d’interesse accettabili. Quelli attuali sono eccessivi» ha commentato il consigliere provinciale Beppe Lauria. «Sono balle» ha replicato seccato Miglio, nell’unico momento di tensione dell’incontro.
Neppure l’agricoltura è immune dalla crisi. Secondo il presidente provinciale Coldiretti Marcello Gatto «uno dei problemi è il fatto che la trasformazione dei prodotti, specie frutta e carne, non avviene in zona». «Le imprese soffrono (oltre 40 in difficoltà con ammortizzatori sociali per più di 3500 mila lavoratori, ndr) - ha argomentato Matteo Carena, segretario provinciale Cisl -. Chiediamo la firma di un protocollo per i momenti di crisi e di istituzionalizzare uno strumento importante come l’anticipo della cassa integrazione». Sì, perchè ha ricordato il collega Marco Ricciardi della Cgil: «Il fatto che il tasso di disoccupazione nel Cuneese (2,2%) sia fra i più bassi d’Italia è positivo, ma non dà l’idea di una crisi che c’è e va affrontata».

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Sussidi a 40 disoccupati nelle aree di Cuneo e Mondovì

Da “La Stampa” del  18 novembre

Tra le misure anticrisi anche i 40 sussidi per disoccupati del Cuneese e del Monregalese, che la Provincia mette a disposizione nell’ambito del programma Pari, promosso dal ministero del Lavoro e Politiche Sociali. Venti sussidi (a 5 uomini di età superiore a 40 anni e 15 donne) vengono erogati a disoccupati dell’area di competenza del Centro per l’impiego di Cuneo (Cuneo, Borgo San Dalmazzo e Dronero). Altri 20 interventi di sostegno per altrettante donne disoccupate sono garantiti al Centro per l’impiego di Mondovì. I lavoratori, inseriti in graduatoria, beneficeranno di un contributo Inps. In caso di assunzione a tempo indeterminato o superiore a 12 mesi il residuo verrà versato al datore di lavoro.
Per ricevere l’assegno bisogna essere disoccupati, non percepire benefici, sussidi o altre misure di sostegno al reddito incompatibili con lo stato di disoccupazione e non aver partecipato alla precedente edizione del progetto Pari. Il progetto prevede l’attivazione di percorsi per il sostegno al reddito di quanti aderiscono ad azioni di inserimento o reinserimento lavorativo attraverso incentivazione, formazione e tirocini in azienda. A livello regionale il progetto Pari fa riferimento ad un bacino di circa 1150 disoccupati, di cui 800 che percepiscono ammortizzatori sociali (provenienti da crisi aziendali, fallimenti e chiusura unità produttive, mobilità ordinaria o giuridica, indennità di disoccupazione) e 350 soggetti senza reddito (giovani, donne, over 50 e stranieri).\

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CUNEO. IN PROVINCIA
Oggi “summit” sulla crisi con politici, imprese e banche

DA “La Stampa” del 17 novembre di ]MICHELA CASALE ALLOA
CUNEO
Parlamentari, consiglieri e assessori regionali eletti nella «Granda». E ancora, rappresentanti di industria, artigianato, agricoltura, banche e organizzazioni sindacali. Tutti, stamane in Provincia, saranno accolti dal presidente Raffaele Costa per discutere della crisi economica e finanziaria (alle 10, Sala Giolitti). «Un vertice necessario - commentano i partecipanti -: è urgente confrontarsi su quali sono e potranno essere le ricadute sul Cuneese della grave situazione internazionale». I numeri parlano chiaro: oltre 40 aziende hanno attivato la cassa integrazione, il 60% di ore in più rispetto ai primi otto mesi del 2007. I provvedimenti interessano oltre tremila lavoratori di tutti i settori. Quelli più colpiti sono il metalmeccanico, in particolare quello legato al mercato dell'auto. Una «sofferenza» che coinvolge il comparto chimico di cui fa parte la Sekurit Saint Gobain, dove si producono cristalli per auto e da oggi scatterà il primo «stop» fino al 30 novembre.
Naviga in cattive acque anche il settore cartario che, dopo la chiusura della Cartiera di Ormea e dell'Albaprint a Farigliano, ora deve fare i conti con i problemi di altre aziende. «Vogliamo comprendere qual è la situazione reale dell'economia nel territorio - spiega Costa - e soprattutto farci un'idea della risposta del Cuneese alla crisi. Per questo sono state convocate tutte le categorie interessate. La Provincia ha un potere d'indirizzo che intende sfruttare». «La situazione è destinata a peggiorare - avvertono i sindacati -. La crisi sta già iniziando a coinvolgere la funzione pubblica e presto probabilmente ci saranno problemi nell'ambito della scuola. Bisogna rivedere stipendi e pensioni per aumentare la domanda». «Le aziende si impegnano per superare il periodo di “impasse” anche attraverso nuovi investimenti - ricorda Confindustria -. Serve però una costante fiducia nel sistema bancario».

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LAVORO. RETTIFICA DELLA CGIL
“Nessun dipendente della Silvachimica in cassa integrazione”

Da “La Stampa” del 15 novembre

«In relazione all’articolo apparso oggi (ieri, ndr) su “La Stampa”, per un errore a noi unicamente imputabile è stata erroneamente comunicata la cassa integrazione ordinaria alla Silvachimica di San Michele Mondovì, azienda che invece non ha richiesto e conseguentemente non è interessata da procedure di cassa integrazione. Di questo errore non possiamo che scusarci con l’azienda, con i lavoratori, con il giornale “La Stampa” e con i lettori». E’ il comunicato inviato ieri dal segretario provinciale della Cgil di Cuneo Marco Ricciardi per rettificare uno dei dati inviati dall’organizzazione in merito alla Silvachimica, azienda del gruppo «Silvateam» di San Michele Mondovì, secondo il quale quest’ultima avrebbe 70 dipendenti in «cassa» ordinaria. «Non solo non abbiamo mai chiesto la cassa integrazione, ma stiamo anzi cercando personale chimico» precisa Alessandro Battaglia, uno dei tre amministratori delegati del gruppo.
La direzione dell’azienda sottolinea anche che alla Ledoga, altra società della holding, «la “cassa” non sarà attivata per 46 dipendenti (come riportato nei dati pubblicati fonte Cgil, ndr), ma soltanto per 22. Per tredici di questi ultimi il provvedimento durerà otto settimane, per gli altri solo quattro». «In questo caso la situazione è diversa - argomenta Ricciardi -. L’azienda ha effettivamente presentato la richiesta di “cassa” per 46 lavoratori. Se l’ammortizzatore ne interesserà solo 22 non possiamo che rallegrarcene».
«Il gruppo Silvateam spa sta proseguendo nel programma di espansione anche nel corso del 2008 - precisa Battaglia -. Al di là del tradizionale settore della chimica conciaria in cui il gruppo opera da sempre ed è leader mondiale nel settore dei tannini naturali, nelle ultime settimane è stato avviato il nuovo impianto della Silvaextracts: un investimento di circa 38 milioni di euro che permetterà di produrre additivi nel settore alimentare quali pectina, estratti tannici naturali e fibre microcolloidali idrosolubili. Questa iniziativa si inserisce nel disegno di crescita complessivo e integra le produzioni già esistenti di gomma di tara, tannini per uso enologico e per alimentazione animale. In un clima economico mondiale caratterizzato da estrema incertezza, uno dei dati positivi per il gruppo è la forte discesa del costo della maggior parte delle materie prime utilizzate e dell’energia».
«L’utilizzo della cassa integrazione ordinaria è normalmente l’indicatore di una temporanea situazione di difficoltà a seguito della quale è prevista una ripresa della attività in tempi contenuti - conclude Luigi Campanaro, responsabile dell’Ufficio sindacale di Confindustria Cuneo -. Il tessuto aziendale si adopera per superare questo momento di “empasse” attraverso nuovi investimenti per i quali è necessaria una costante fiducia del sistema bancario, già messa a dura prova dalla crisi globale». \

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Accordi, licenziamenti scongiurati, nuovi cali di ordini e ritardi nel pagamento degli stipendi
“Cassa”, 60% di ore in più

Da “La Stampa” del 14 novembre di ]MICHELA CASALE ALLOA
CUNEO
La Granda «isola felice» per il lavoro? Non più secondo i sindacati. In base ai dati forniti dalla Cgil di Cuneo sono 44 le aziende in crisi della provincia: su 8685 dipendenti, 3263 sono in cassa integrazione (ordinaria e straordinaria) e 275 in mobilità. Questo senza contare gli 11 stabilimenti in procedura concorsuale, che per varie ragioni hanno temporaneamente o definitivamente cessato l’attività, causando la perdita di almeno 480 posti di lavoro.
Le cifre, aggiornate in questi giorni e riferite a tutti i dipendenti delle ditte dove sono presenti tesserati alla Cgil (38.000 iscritti in provincia), quindi non tutte, danno tuttavia un’idea chiara della gravità di una crisi che coinvolge ogni settore. Ancora più allarmante il dato fornito dall’Osservatorio regionale del lavoro riguardo, in questo caso, alla totalità dei lavoratori della Granda: da gennaio ad agosto 2008 le ore di cassa integrazione ordinaria e straordinaria sono aumentate del 60 per cento rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.
Il comparto più colpito è quello dei metalmeccanici, in particolare le ditte connesse al mercato dell’auto. «Questo settore è il cardine dell’economia piemontese - commenta Marco Ricciardi, segretario provinciale Cgil -. La crisi si fa sentire in tutti gli stabilimenti ad esso legati, come la Michelin, la Rhibo e la Embo, che producono cofani e parafanghi, ma anche la Sekurit Saint Gobain, specializzata in parabrezza. Poi naturalmente c’è l’Alstom Ferroviaria di Savigliano, dove la situazione è in continuo divenire. Senza scordare il “nodo” dei numerosi precari che rischiano la mancata conferma dei contratti di lavoro».
«Soffre» in modo particolare il settore cartario e grafico, come hanno dimostrato la sospensione dell’attività all’Albaprint di Farigliano e alla Cartiera di Ormea ad esempio. Non gode di buona salute neppure il settore chimico, mentre sta a galla quello alimentare, salvo casi come, solo per citarne un paio, l’Albadoro di Canale e la Campiello di Cavallermaggiore (35 esuberi su 67 dipendenti). Le ragioni sono varie: si passa da crisi finanziarie o di mercato a politiche di riorganizzazione, oltre a una più generale riduzione della domanda. In parole povere la gente ha meno soldi e quindi spende meno.
Come risolvere la situazione? Ricciardi e i colleghi Matteo Carena della Cisl (40.700 iscritti nella Granda) e Giovanni Ventura della Uil (9 mila) sono d’accordo: «Coinvolgere istituzioni, associazioni di categoria e Confindustria per rivedere stipendi e pensioni e ridare così ossigeno al mercato».
C’è poi il settore della funzione pubblica. «Al momento è impossibile fornire dati precisi su questo comparto, ma le prime ricadute stanno iniziando a farsi sentire - sottolinea Carena -. Per non parlare della scuola: se davvero alcuni istituti verranno chiusi e si tornerà al maestro unico, sarà inevitabile la perdita di molti posti di lavoro. Anche gli enti locali rischiano di rimetterci: i “tagli” sono pericolosi anche perchè per i Comuni rischia di diventare faticoso pagare gli stipendi ai dipendenti». Ventura è ancora più pessimista: «Il peggio deve ancora venire: l’onda d’urto si farà sentire in primavera. A giorni incontreremo il presidente della Provincia Raffaele Costa per discutere del fondo per gli anticipi della cassa integrazione, attualmente esaurito. Inoltre una crisi così forte e generalizzata, lo si sta vedendo, ha come conseguenza la spaccatura nel sindacato».
Appuntamenti
Lunedì, alle 10, sindacati, istituzioni provinciali e regionali, associazioni di categoria e rappresentanti di banche e fondazioni si incontreranno in Provincia per discutere della crisi. Stamane, alle 9, i delegati della Cgil si confronteranno sulla situazione al Centro Arpino di Bra, mentre quelli della Uil, sempre oggi, sono stati convocati a Milano dal segretario generale Luigi Angeletti. Il Consiglio generale della Cisl è in programma lunedì 24, alle 15, nella sede dell’organizzazione in viale Angeli a Cuneo.

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Panoramica sulle industria in crisi

da "La Stampa" del 6 novembre

Peggiora, a Racconigi, la crisi delle aziende del «polo metallurgico». Alla Lita e alla Profilmec è ripresa, due o tre giorni la settimana, la produzione sospesa per tutto settembre, mentre alla Cln (ex Lare) si va avanti con buona parte degli 80 dipendenti in «cassa» a rotazione. Resiste per il momento la Ilva, anche se ci sono segnali preoccupanti, mentre la Annibale Viterie ha aumentato da 10 a 25 il numero dei lavoratori in cassa fino a fine dicembre. Si aggrava anche la crisi alla Campiello di Cavallermaggiore, che ha portato da 20 a 35 il numero dei dipendenti in cassa integrazione. Per i 110 lavoratori del biscottificio ex Accornero i primi segnali preoccupanti risalgono alla scorsa primavera.
L’altro giorno, in Provincia, è stato firmato il protocollo d’intesa per l’anticipo della cassa integrazione all’Albaprint (ex Milanostampa) di Farigliano. La procedura interesserà 88 lavoratori e durerà un anno a partire dal 17 luglio scorso, quando è stato dichiarato il fallimento dell’azienda.
Continuano a produrre, a ritmo ridotto, le grandi aziende di Bra che per ora non ricorrono alla cassa integrazione. La ditta di autotrasporti Rolfo ha deciso di sospendere tutte le commesse alle imprese satellite, che in qualche caso (la Tarditi di Roreto) hanno lasciato il loro dipendenti in cassa. Commenta la sindacalista Pina Mosca della Cgil: «C’è anche l’azzeramento delle ore di straordinario e il mancato rinnovo dei contratti a termine. Strategia che potrebbe essere seguita anche dalla ditta Abet laminati, che pare intenzionata a non confermare 20 dipendenti ai quali sta per scadere il contratto».
L’impegno per la ricollocazione di 25 dipendenti della Cobra Container di Mondovì ancora in mobilità. E’ l’attività a cui si stanno dedicando Provincia, Comune, Confindustria, Confartigianato, Api e sindacati. La chiusura dello stabilimento, nel settembre 2007, ha comportato la perdita di 65 posti di lavoro tra operai e impiegati.
L’Unione industriale di Cuneo ha annunciato di aver ricevuto incarico dai titolari dell’Albadoro di Guarene, pastificio in crisi da tempo, di avviare la procedura di mobilità per i 30 dipendenti (25 operai e 5 impiegati). I lavoratori l’altro giorno hanno manifestato davanti all’azienda per lamentare il mancato pagamento delle spettanze da agosto. Ad Alba i 160 dipendenti del Centro di riabilitazione «Giovanni Ferrero» per disabili e anziani sono senza stipendio da tre mesi e mezzo. Hanno continuato a lavorare, ma ora molte famiglie sono in difficoltà. La Fondazione è stata commissariata.
Secondo vertice sindacale, l’altro giorno a Torino, per parlare del futuro dell’azienda grafica «Canale» che aveva prospettato la chiusura dello stabilimento a Borgo San Dalmazzo. E’ stata proposta la mobilità per 30 persone. Cgil e Cisl hanno chiesto di ragionare su alternative e un piano per il 2009. Alla Bertello, fallita il 18 dicembre scorso, lavorano due impiegati part-time fino al prossimo mese. Non si sono per ora risolte le trattative di vendita. Si è tenuto un incontro di verifica alla Photorec (ex Ramero) di Boves, specializzata nella stampa fotografica: i sindacati hanno espresso soddisfazione per come è stata gestita la crisi un anno fa.
Oggi i rappresentanti sindacali dell’«Itt» di Barge, fabbrica che produce pastiglie per freni, si incontreranno con la dirigenza per discutere della gestione della crisi del mercato dell’auto. Le parti hanno raggiunto un accordo su sei giornate di ferie collettive questo mese per gli 800 dipendenti al fine di bloccare la produzione ed evitare di accumulare prodotti nei magazzini.

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OCCUPAZIONE. CALO DI CONSUMI
Centinaia di operai in “cassa”

Interessate aziende di Savigliano, Lesegno, Racconigi, Fossano e Borgo

Da “La Stampa” del 16 ottobre di CARLO GIORDANO  PIERO BERTOGLIO
CUNEO
Sindacati e industriali concordano: è frenata produttiva. Anche la «Granda» sente la crisi dovuta al calo dei consumi. Si allunga l’elenco delle aziende che fanno ricorso alla cassa integrazione. Ieri, l’ultimo annuncio dell’Alstom di Savigliano che metterà a «riposo» altri 75 lavoratori a partire dalle prossime ore. La direzione dello stabilimento l’ha comunicato alle segreterie provinciali di Fiom, Fim e Uilm e alla Fismic. La richiesta è motivata dal previsto «scarico» di lavoro e dal contenzioso avviato con un fornitore, che sta ritardando la consegna dei materiali. Di fatto, dei 279 operai che fanno parte dell’organico delle unità direttamente coinvolte nella produzione dello stabilimento saviglianese, da questo weekend 252 saranno in cassa integrazione. Rimarranno al lavoro i 228 dipendenti addetti ai servizi, i 640 impiegati e i 44 dirigenti. Ieri pomeriggio si svolto un incontro con la Rsu, in cui è stata presentata la difficile situazione che sta vivendo la più grande fabbrica metalmeccanica della «Granda».
Sempre in questo comparto stanno facendo ricorso alla cassa importanti aziende del polo siderurgico di Racconigi come la Profilmec e la Li Ta Tubi (circa 100 addetti alla produzione), oltre alla Cln ex Lare (50 dipendenti su 80). La Michelin di Fossano ha annunciato 3 giornate entro fine mese, dovute alle difficoltà del mercato automobilistico.
Cassa integrazione in vista per la Riva Acciaio di Lesegno (200 addetti), che si appresta a sospendere la produzione. Segnali di crisi anche nel comparto grafico. La Canale, ex Bertello di Borgo San Dalmazzo (95 dipendenti), potrebbe chiudere a gennaio. Nel settore alimentare prosegue la crisi dell’Albadoro. La Campiello Biscotti di Cavallermaggiore ha chiesto la cassa per 28 dipendenti fino a marzo 2009. In difficoltà aziende dei manufatti edili come la Magnetti di Sommariva Bosco (5 in mobilità), la N.S.M di Piasco (5 in mobilità), la Ledoga di San Michele Mondovì (in cassa 41 dipendenti su 61).

Presidente Industriali

“Tessile e abbigliamento  i settori più penalizzati”

«I segnali di crisi ci sono, ma la Granda resta la “locomotiva” del Piemonte». Antonio Antoniotti, presidente Unione Industriale di Cuneo davanti alle tempeste finanziarie degli ultimi giorni non fa previsioni di ripresa, definendosi «agnostico, tendente all’ottimismo».
Siamo in recessione?
«Il termine più appropriato è rallentamento. Probabilmente la struttura dell'economia provinciale, costituita da molte aziende medio-piccole operanti in diversi settori, ci ha fino ad ora messo al riparo dagli effetti più dannosi della crisi. A metà anno la Granda ha fatto registrare uno sviluppo del 2,4 per cento, il dato migliore dell’intera regione».
Problemi sul fronte del credito?
«C’è una diffusa preoccupazione su possibili restrizioni e di aumento dei tassi di interesse. Confidiamo nel ruolo delle banche locali a sostegno dell’economia del territorio. I grandi istituti, i più colpiti dalla crisi, non devono dimenticare che l’economia locale non ha portato loro che benefici».
Quali i settori produttivi più a rischio?
«La riduzione dei consumi delle famiglie penalizza in modo particolare i comparti del tessile e dell’abbigliamento, già in difficoltà per la concorrenza straniera. Dei settori tipici della nostra provincia, quello alimentare negli ultimi anni ha tenuto di più di altri pur risentendo in maniera pesante dell’aumento dei prezzi delle materie prime. Il settore meccanico, da sempre il fiore all’occhiello dell’apparato produttivo, presenta luci e ombre: sono necessari grandi investimenti per mantenere alto il tasso d’innovazione tecnologica, ma solo poche imprese possono permetterselo. Il portafoglio ordini non va spesso oltre il breve termine». \

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OCCUPAZIONE. CENTRI PER L’IMPIEGO
“Ecco come si affronta un colloquio di lavoro” Consigli pratici in aula

Da “La Stampa”  del 11 settembre

Dalla compilazione di un curriculum vitae a come si affronta un colloquio di lavoro: i Centri per l’impiego (gli ex Uffici di collocamento) della Granda si trasformano in aule di lezione per dare consigli pratici a chi è in cerca di occupazione. S’inizierà giovedì 18 (orario dalle 9 alle 12,30 e dalle 14,30 alle 17) nella sede di Mondovì, in corso Statuto, con una serie di laboratori tematici. Nell’ambito della giornata è previsto anche un incontro con l’azienda metalmeccanica «Munters Italy».
L’iniziativa, che è stata presentata ieri in Provincia a Cuneo, sarà ripetuta negli altri Centri per l’impiego: il 24 settembre a Saluzzo; il 25 settembre a Cuneo; il 2 ottobre a Cuneo e Bra: l’8 ottobre a Fossano; il 16 ad Alba. I partecipanti riceveranno inoltre un dossier per migliorare la ricerca del lavoro e ordinare la documentazione personale.
«I dati sull’affluenza ai Centri per l’impiego sono molto positivi - hanno ricordato il presidente della Provincia, Raffaele Costa e l’assessore al Lavoro, Angelo Rosso -. La serie di incontri e servizi che inizieranno il 18 settembre ha come obiettivo offrire la possibilità di affrontare un percorso professionale con maggiore consapevolezza e concretezza».
Adriana Luciano, direttrice del Dipartimento di Scienze sociali dell’Università di Torino e del laboratorio Frame Corep di Torino ha spiegato: «I dati sugli avviamenti al lavoro in provincia di Cuneo mostrano che soltanto il 20% dei contratti sono a tempo indeterminato e il 30% ha durata inferiore ai 6 mesi. In un mercato flessibile come quello cuneese, i Centri per l’impiego confermano il ruolo di snodo fondamentale tra la domanda e offerta». \

 

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I DATI. DICIOTTO MESI
Meno lavoro per le donne a Fossano e Savigliano

Da “LaStampa” del 30 luglio

Lieve aumento della disoccupazione femminile compensato da un incremento degli avviamenti al lavoro. È il bilancio di 18 mesi di lavoro del Centro per l’impiego di Fossano e Savigliano. I responsabili dell’ufficio hanno diffuso i dati della loro attività per il 2007 e i primi sei mesi del 2008.
Al dicembre del 2007 gli iscritti cosiddetti «immediatamente occupabili» al Centro erano 1.686, di cui 1.121 donne e 565 uomini. Al giugno 2008 gli iscritti sono saliti a 1.738, 1.169 donne e 569 uomini. Nel 2007 gli avviamenti al lavoro sono stati 11.000, erano 10.886 nel 2006 con un aumento del 34,1%. Sulla somma delle assunzioni fatte (15.085) il 79,9% è stato, però, a tempo determinato ed il 17% part-time.
Per quanto riguarda la collaborazione con le aziende, nel 2007 sono stati segnalati 1.358 lavoratori per 340 posti. È stato assunto il 5,4% del totale, 73 persone. Nel 2008 le aziende hanno chiesto la copertura di 188 posti, sono state segnalate 730 persone e poi assunte 52, pari al 7,1% del totale.

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FOSSANO. IMPRESA DI PULIZIE
“Vogliamo garanzie sul lavoro in caserma”

Da “La Stampa” del 11 giugno di WALTER LAMBERTI
 
Cresce il clima d’incertezza attorno al futuro della caserma «Dalla Chiesa» di Fossano, sede della Scuola allievi carabinieri. Cinque lavoratrici della ditta che ha in appalto il servizio mensa sono state licenziate e la situazione non si prospetta rosea visto il perdurare del sottoutilizzo della scuola dove da novembre non sono attivi corsi.
Attualmente nella grande struttura di via Centallo vi sono circa 60 persone contro i 1.500 degli anni scorsi.
Lunedì un gruppo di dipendenti della «Pulimaster», l’impresa di pulizie che opera nella caserma, ha incontrato l’assessore al Lavoro Maurizio Bergia e il consigliere comunale di An, Fortunato Cuzzocrea, ex Comandante della Scuola, per manifestare la propria preoccupazione e chiedere un intervento.
«Le dipendenti della ditta in servizio alla caserma sono 23, tutte part-time - commenta Loredana Sasia, rappresentante della Filcams Cgil -. Da aprile il loro orario di lavoro è stato ridotto del 15%. Con questo incontro in municipio abbiamo chiesto all'Amministrazione di tenere alta l'attenzione sul problema e attivarsi presso il Governo per conoscere le reali prospettive della caserma». All’indomani del licenziamento delle cinque lavoratrici, il sindaco di Fossano Francesco Balocco aveva trasmesso un telegramma al comandante generale dell’Arma, Gianfrancesco Siazzu, per ottenere delucidazioni. Si attende la risposta.
«Abbiamo convenuto con le lavoratrici e la loro rappresentante sindacale che la strada più percorribile ora sia quella di chiedere un incontro con i parlamentari cuneesi e con Guido Crosetto e Michelino Davico, sottosegretari alla Difesa e all’Interno - spiega l’assessore Bergia - per verificare con loro che cosa realisticamente ci si può attendere. Il nostro auspicio è che l'incontro si possa organizzare al più presto».

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-FOSSANO. SCUOLA ALLIEVI CARABINIERI

Licenziate 5 donne del servizio mensa alla “Dalla Chiesa”

Da “La Stampa” del 30 maggio

«Situazione di incertezza alla caserma di Fossano, sede della Scuola allievi carabinieri». Inizia con queste parole il telegramma che il sindaco Francesco Balocco ha inviato ieri al comandante generale dell'Arma dei carabinieri Gianfrancesco Siazzu, per avere delucidazioni sul futuro della caserma «Dalla Chiesa». La situazione di incertezza, come scrive il primo cittadino, è cresciuta e comincia ad avere conseguenze gravi. Il riferimento è alle cinque lettere di licenziamento recapitate ad altrettante lavoratrici della ditta che ha in appalto il servizio mensa alla Scuola allievi. Come causa del licenziamento il «giustificato motivo oggettivo», vale a dire la mancanza di lavoro. Da quanto lo scorso novembre è finito l'ultimo corso allievi il numero di persone in caserma è sceso dagli oltre 1.000 (nei tempi d'oro si era arrivati anche a 1.600) a poco più di 60. E c'è chi parla ormai di imminente chiusura.
Il futuro della scuola è stato oggetto di una discussione in apertura del Consiglio comunale di mercoledì sera. Da un lato la solidarietà e il rincrescimento per le lavoratrici che perderanno il posto (alcune di esse erano presenti nella sala Rossa durante l'assemblea) e dall'altra la preoccupazione per ciò che sarà della caserma fossanese.
«Siamo vicini alle lavoratrici e la nostra solidarietà non vuole essere soltanto a parole, ma con i fatti - ha precisato il sindaco Balocco -; per quanto riguarda il futuro della caserma ho avuto una conversazione telefonica con l'on. Guido Crosetto, sottosegretario alla Difesa, che è al corrente e sta seguendo il caso». Fra gli scenari futuribili ci sarebbe un piano di riorganizzazione delle scuole italiane con tre sole caserme (al Nord, al Centro e al Sud). Fossano, lo sperano in tanti, potrebbe essere la scuola del Nord. Ma al momento si tratta soltanto di voci.
Anche l'assessore al sociale Maurizio Bergia è intervenuto sul problema delle cinque lavoratrici licenziate. «Non le lasceremo sole - ha detto -, ci attiveremo attraverso il centro per l'impiego per trovare una ricollocazione e a tal proposito lanciamo l'appello alle mense e alle aziende locali disposte a intervenire e collaborare».

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13 donne della Valle Stura sono state aiutate a trovare un lavoro

Il progetto Polar

Presentati i risultati con un positivo giudizio

Da “La Guida” del 9 maggio di pc

 Si è concluso il progetto "Polar" per facilitare l'inserimento lavorativo in aree svantaggiate: il giudizio da parte delle destinatarie è stato positivo.

Il progetto era nato grazie alla collaborazione della Comunità Montana Valle Stura con l'omologa del Suol D'Aleramo e i Comuni delle valli Orba, Erro e Bormida, nell'Alessandrino. In più, ha partecipato una rete di partner presenti sui due territori (Enaip, Consorzio Socio-assistenziale del Cuneese, Consorzio per la Formazione Professionale nell'Acquese e le Cooperative Donne In Valle e Centro Val-li Vive per l'Acquese), Ask Consulting Risorse Umane Srl, le consi­gliera e vice consigliera di Parità di Cuneo. È stato finanziato dal Fondo Sociale Europeo e ha portato al reinserimento al lavoro di 26 persone, 13 in valle Stura e 13 nell'Acquese, secondo lo scopo primario dell'iniziativa che era quello di rea­lizzare "percorsi integrati di accoglienza, reinserimento sociale e orientamento al lavoro per le perso-ne", in particolare donne che per motivi geografici, sociali e economici vivono in una condizione di marginalità.

Le due Comunità Montane hanno partecipato attivamente al progetto occupandosi nel 2006 di far conoscere l'opportunità di Polar (il cui acronimo sta per Pari Opportu­nità Lavorative in Aree Rurali). Raccolte le adesioni, è stata fatta una selezione delle candidature te­nendo conto del disagio socio-eco­nomico, della residenza nell'area rurale di riferimento e delle abilità relazionali in quanto i tirocini e gli inserimenti lavorativi prevedevano il contatto con categorie deboli qua-li anziani e bambini. Una volta se­lezionati, i candidati hanno seguito un percorso personalizzato di 85 ore di formazione, di cui si è occu­pata l'Enaip, comprendente 30 ore di "counselling orientativo al lavo­ro" e 55 ore di "accompagnamento sviluppo capacità lavorative, rinfor­zo e bilancio delle competenze". Ora il progetto è concluso e con l'as­sessore regionale al lavoro Angela Migliasso, si sono tirate le somme. La valutazione da parte delle desti­natarie è stata buona: l'80% sostie­ne che senza questa opportunità non avrebbe trovato un lavoro e senza l'attività di orientamento e accompagnamento al lavoro sareb­be stato molto difficile adattarsi ve­locemente ai ruoli ricoperti. Grazie all'intervento degli enti locali - per Cuneo la Comunità Montana Valle Stura - le persone hanno trovato la­voro vicino al luogo di residenza, particolare importante per chi ha figli o anziani a carico (il 70% delle partecipanti) e vive in zone di mon­tagna che dispongono in maniera molto limitata di servizi di baby parking e di assistenza a domicilio. Positivo anche il giudizio degli enti che hanno promosso il progetto. In particolare, la Comunità Montana Valle Stura intende continuare que­sto percorso e così presto allestirà, in collaborazione con il settore "Po­litiche del Lavoro" della Provincia, un punto "Info lavoro" arricchito da materiali cartacei, stampati e pubblicati sul web che conterran­no informazioni di dettaglio sui te-mi dell'Orientamento, della Forma­zione e del Lavoro.

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DEMONTE. PARI OPPORTUNITA’

“Con Progetto Polar  donne in montagna

Da “La Stampa” del 24 aprile di BARBARA BARALE

Dare possibilità di entrare nel mercato del lavoro a chi, per difficoltà personali o età, ne sarebbe escluso. Specialmente donne impegnate nell’assistenza alla famiglia o costrette a lasciare l’impiego dopo la maternità. Magari in montagna, dove tutto è più difficile, le offerte sono minori e la distanza da casa spesso impedisce di accettare proposte.
Ecco il «progetto Polar» (Pari opportunità lavorative in aree rurali) che è stato presentato ieri nel Municipio di Demonte con ospite l’assessore regionale al Welfare Teresa Angela Migliasso. L’iniziativa, finanziata dalla Regione attraverso il Fondo sociale europeo, ha messo in relazione due Comunità montane (Valle Stura e Suol d’Aleramo, Alessandria, Servizi sociali, Enti di formazione professionale e consulenti del lavoro. In Valle Stura, grazie al progetto, hanno trovato lavoro quattro persone grazie all’avere frequentato il corso di formazione, poi il tirocinio e l’inserimento a tempo indeterminato.
Antonella Varrone, 43 anni, è di Gaiola: «Ho una figlia di 24 anni e due bambine piccole. Quando sono andata in maternità la seconda volta ho dovuto lasciare l’impiego. Poi ho saputo del progetto, ho partecipato al corso e al colloquio: mi piace cucinare, ma non avrei detto potesse essere una carta vincente. I consulenti mi hanno messa in contatto con il ristorante “Rododendro” di Boves, che mi ha ospitata per un periodo. Adesso metto in pratica i segreti dello chef nella famiglia che mi ha assunta». Come questa, tante storie anche difficili. M. G., 50 anni, assiste la madre malata. Ha potuto svolgere il tirocinio in una mensa, ma ora il periodo è terminato: «Spero di trovare qualunque lavoro, non lontano da casa per i problemi che ci sono. Non è facile alla mia età». Il vicepresidente della Comunità montana Valle Stura, Marco Frigerio: «L’esperienza è nata dal confronto con la Comunità “Suol d’Aleramo” che aveva avviato un progetto simile creando una cooperativa. Abbiamo ricevuto domande anche di persone laureate. Con il Consorzio socio-assistenziale del Cuneese abbiamo scelto di dare possibilità nell’ambito dei servizi alla persona».
L’assessore regionale Teresa Migliasso: «Attraversando i confini tra valli si sono scambiate pratiche importanti di sostegno al reddito. E’ importante rafforzare la fiducia, in particolare nelle donne». Che cosa accadrà dopo “Polar”? Il sindaco di Demonte, Mario Bertoldi: «L’esperienza deve continuare ed essere sostenuta». La Comunità Valle Stura ha annunciato che istituirà nella sede un centro informativo su lavoro e orientamento.

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Mondovì positivi dati provinciali

Occupazione meno richieste per l’impiego immediato

Da “L’Unione Monregalese” del 9 aprile

Il tasso di disoccupazione complessivo, per la provincia di Cuneo, è stato nel 2006 del 2,6% (maschi 1,8%, femmine 3.8%): notevolmente inferiore a quello piemontese. sul 4% di media. E a Mondovì scende il numero di iscritti ai Centri per l'impiego, fra i disponibili ad un'occupazione immediata.

E quanto emerge dai dati relativi all'attività 2007 dei cinque Centri per l'impiego 2007. II tasso disoccupazione per i giovani dai 15 ai 24 anni (8,3% in provincia di Cuneo, in 15,5% in Piemonte). «Numeri di rilievo - ha commentato il presidente Costa -, che raffigurano in maniera soddisfacente l'immagine della nostra provincia. Ritengo che potrebbe crescere la percentuale delle imprese che utilizzano i Centri per l'impiego, al fine di individuare personale idoneo».

I dati relativi agli iscritti ai Centri corrispondono, con qualche eccezione, alla popolazione delle singole città. In provincia complessivamente sono 20.301 gli iscritti al collocamento: peraltro solo 8.157 sono disponibili ad un'occupazione immediata (+ 2,4% rispetto all'anno preceden­te). Nell'ultimo anno vi è stata una crescita di circa-il 6%, più intensa a Cuneo (+ 12%); positiva invece a Mondavi che ha visto dimi­nuire di ben 1.1% gli occu­pati disponibili subito. Per quanto riguarda gli extra-comunitari risultano im­mediatamente occupabili 1.307 persone, di cui 451 a Cuneo e 357 a Possano. La crescita rispetto a un an-no prima si aggira sul 10%. I disoccupati stranieri sono soprattutto marocchini (1.337), albanesi (704), ro­meni (631), in forte crescita questi ultimi: + 78% rispet­to al 2006

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ECONOMIA. INIZIATIVA DELLA MINORANZA

Moretta, “Osservatorio” per aiutare gli operai ex Locatelli senza lavoro

Da “La Stampa” del 6 aprile

A cinque mesi dalla chiusura dell'ex Locatelli di Moretta, verrà istituito un «Osservatorio sull'occupazione». «Non vogliamo lasciare nuovamente soli i lavoratori che hanno perso il posto» spiegano i promotori Francesco Macchioni e Danilo Chiabrando del gruppo d'opposizione in Consiglio «Moretta per tutti». «Monitoreremo la situazione lavorativa - precisa Macchioni - di coloro che, dopo la decisione della Lactalis (la multinazionale francese proprietaria della fabbrica, ndr) di ‘’ottimizzare la produzione’’ e chiudere lo stabilimento, si sono trovate senza impiego. Gli operai durante l'incontro che abbiamo organizzato qualche settimana fa ci hanno detto di sentirsi abbandonati dalle istituzioni».
Nei piani dei consiglieri, sarà un luogo per discutere del futuro degli oltre 150 che fino ad ottobre erano impiegati nel caseificio morettese. Saranno contattate la «Dbm Italia», l'agenzia di collocamento incaricata dalla Lactalis, e il Centro per l'impiego di Saluzzo.
«È un'iniziativa interessante - dice Fortunato La Spina, Rsu dello stabilimento - perché se da un lato molti degli uomini sono riusciti a trovare una soluzione lavorativa, per le donne è molto più difficile e la maggior parte sono ancora a casa. Il 31 ottobre finirà il periodo di cassa integrazione e quindi tutti dovranno decidere se entrare in mobilità o trasferirsi in altri siti del gruppo».

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Occupazione. Savigliano, Dronero e Mondovì

Alstom, Falci e Cobra container: tre vertici sul futuro dei lavoratori

da "La Stampa" del 5 marzo 2008 - di B.Ba

 

E' periodo di vertici tra sindacati e aziende per far fronte alle situazioni di crisi nel settore metalmeccanico della Granda. Il primo si terra oggi a Milano. Avrà come oggetto l'Alstom di Savigliano, dove sono stati annunciati 158 esuberi strutturali e 60 casse integrazioni che, nella proposta, salirebbero a 270 in un anno. <<La riunione sara decisiva - si legge nell'ordine del giorno firmato ieri dal direttivo Fiom Cuneo -. L'azienda dovrà rispettare gli impegni assunti negli accordi di ottobre e dicembre su investimenti, prospettive occupazionali e produttive, gestione non traumatica degli esuberi. In Alstom si sommano gli effetti della riorganizzazione al forte calo di commesse>>. I sindacati - Fiom Cgil, Fim Cis] e Uilm - sono uniti: <No ai licenziamenti. Se la trattativa non si risolverà con esito positivo (meno esuberi e tempi più lunghi per gestirli) ricorreremo a iniziative di lotta>>. A Dronero, Fim Cisl e Fiom Cgil hanno siglato l'accordo di mobilità con la ((Rail Interiors>>, specializzata in arredi dei treni, con sede a Liatna, che sta lavorando per Alstom. Il cantiere a Savigliano, con 6 dipendenti, verrà chiuso. La mobili­tà sarà attivata inizialmente per 2 dipendenti.

A Dronero è critica la situazione dell'azienda «Falci» (135 operai), da mesi in difficolta finanziarie. L'ultima busta paga a in ritardo di oltre 20 giorni. Si attende lo sblocco dei finanziamenti dalle banche. Venerdì, dalle 9,30, nello stabilimento di Dronero indetto uno sciopero di due ore. La Pro­vincia ha convocato lunedi, alle 10, il tavolo di confronto con gli istituti di credito chiesto dal sin­daco Giovanni Biglione, it presi­dente della Comunita montana Livio Acchiardi, con Fiom, Fim e Uilm. E il 12 marzo vertice al1'Unione industriale. Nessuna novita su possibili acquirenti per 1'ex Bertello di Borgo S. Dalmaz­zo, fallita a dicembre (67 in cassa integrazione).

I1 13 marzo, infine a Mondovi, it Comune ha convocato un incon­tro invitando in Provincia a Ulu­strare it piano di ricollocazione dei lavoratori della ((Cobra con­tainer» (65 dipendenti), chiusa a settembre.                              [B. BA.]

 

 

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