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La Banca di Cherasco concretamente al fianco dei dipendenti Mabitex
Da
www.targatocn.it del 25 gennaio
La
Banca di Cherasco in occasione di un confronto organizzato dai
sindacati presso la sede della Mabitex ha incontrato i dipendenti
dell’azienda di Roreto e, come concordato con le parti sociali, ha
deciso di anticipare, ai dipendenti che ne faranno richiesta,
l'importo previsto dalla cassa integrazione che l’INPS erogherebbe con
tempistiche molto lunghe, creando più di un problema alle famiglie.
“La
Mabitex è un nostro cliente storico – ha spiegato il Vice
Direttore Generale della BCC Cherasco Giovanni Garesio – per
questo motivo abbiamo deciso di aiutare i dipendenti in difficoltà. La
maggior parte di loro inoltre è nostro cliente per cui riteniamo che
sia compito di un Credito Cooperativo radicato sul territorio come il
nostro intervenire a sostegno dell’economia locale. Tutti i dipendenti
Mabitex che decideranno di usufruire del nostro intervento troveranno
presso la nostra sede di Roreto la massima disponibilità e competenza
per cercare di rendere un po’ meno pesante una situazione lavorativa
che negli ultimi tempi non è stata affatto facile da fronteggiare”.
Per
usufruire di tale iniziativa sarà sufficiente presentarsi presso la
sede della BCC Cherasco, presso la quale, a partire dall’inizio di
febbraio, verranno avviate le pratiche che permetteranno l’erogazione
dell’importo. La Mabitex, azienda di pantaloni da uomo nata nel 1963,
è stata per anni leader nel settore, impiegando nei suoi laboratori e
uffici fino a 300 dipendenti. La pesante crisi economica che ha
colpito anche questo prestigioso marchio, coinvolge una sessantina di
persone, principalmente donne. (c.s.)
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Non chiudete la Mobitex
Roreto, venduto il marchio a una ditta vicentina. I lavoratori:
temiamo licenziamenti
Da “La Stampa” del 2
febbraio di Valter Manzon
La Mabitex, storica
azienda produttrice di pantaloni da uomo, con sede nella frazione
Roreto di Cherasco, ha venduto il marchio aziendale alla ditta Cionti
srl di Molino di Malo, in provincia di Vicenza.
E i suoi ottanta dipendenti, 52 dei quali sono in cassa integrazione
straordinaria dal 2007, rischiano il licenziamento entro fine anno.
Il grido d’allarme è stato lanciato dai dipendenti ancora impegnati in
azienda: «Eravamo rientrati dalla pausa natalizia da pochi giorni,
quando abbiamo appreso che lo storico marchio Mabitex, che da sempre è
associabile ad una specifica linea di pantaloni da uomo, era stato
venduto alla ditta Cionti. Anche se siamo consapevoli delle difficoltà
che da anni affliggono l’azienda, non possiamo non pensare che la
vendita del marchio rappresenti una svolta definitiva per il futuro
della società, che non potrà che concludersi con la chiusura di tutte
le attività locali. E la conseguenza, drammatica, sarà la perdita del
nostro posto di lavoro».
La comunicazione ufficiale della cessione è giunta dall’amministratore
unico Gianfranco Tessarin, a contratto ormai già sottoscritto.
Aggiungono alcuni lavoratori: «Siamo amareggiati e fortemente
preoccupati per il nostro futuro professionale, in un momento
particolarmente complicato dal punto di vista lavorativo».
Elisabetta Chiaramello, della Rappresentanza sindacale unitaria:
«Attualmente la manodopera è ridotta all’osso e la vendita del marchio
più importante non contribuisce certo a tranquillizzarci. Credo che il
destino dell’azienda, che da tempo terzializza molto la produzione,
sia abbastanza segnato».
La Mabitex, nata nel 1963, da diversi anni è di proprietà della
famiglia Grasso di Fossano (socio di maggioranza). La ditta è stata
sempre considerata leader nella produzione di pantaloni uomo ed il
marchio si è affermato negli anni, tanto da dare lavoro, in passato, a
circa 300 persone nel laboratorio di confezione e negli uffici.
Ancora i dipendenti: «È nostra opinione che la cattiva gestione degli
ultimi anni, unita alla scarsa presenza della proprietà, in
particolare dopo la scomparsa del socio di maggioranza Antonio Grasso
e la mancanza di un’idonea “strategia aziendale” abbiamo aggravato a
tal punto la situazione, da renderla insostenibile».
Michele Penna (sindacalista del settore tessile della Cgil): «La crisi
è innegabile, ma per ora non ci sono prospettive di chiusura a breve
termine. Le organizzazioni dei lavoratori seguiranno con attenzione
l’evolversi della vicenda, impegnandosi ad assistere tutti i
lavoratori anche in vista di un eventuale loro ricollocamento».
Replica l’Ad Gianfranco Tessarin: «La crisi del settore è pesante, ma
non abbiamo intenzione di licenziare nessuno. Cerchiamo nuovi clienti
che ci garantiscano ordini consistenti».
Archivio rassegna stampa locale
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