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Sit-in di pugliesi alla
Miroglio
Cassaintegrati
dello stabilimento di Ginosa rischiano la mobilità
da "La Stampa" del 8 maggio 2012 di
CR. B.]
Sono arrivati di buon’ora schierarsi, davanti allo stabilimento di via
Santa Barbara, quando gli impiegati entravano al lavoro. Nove operai
della Miroglio di Ginosa, in Puglia, hanno affrontato il viaggio in
pulmino di notte e, ieri, hanno organizzato un piccolo e pacifico
sit-in davanti alla sede centrale albese del gruppo tessile.
Vestiti tutti con la stessa t-shirt «di protesta», hanno appeso alcuni
striscioni e, accompagnati dai rappresentanti sindacali locali, hanno
spiegato la motivazione del loro viaggio in attesa di parlare con i
vertici aziendali. «Siamo qui perchè il 24 aprile si sono aperte le
procedure per la mobilità e dal 30 giugno saremo tutti a casa - ha
detto Giovanni Alfieri, rappresentante della Femca-Cisl di Ginosa -.
Vogliamo sensibilizzare Alba e il territorio su quello che sta
accadendo al Sud, dove la Miroglio ha avviato un’azienda con cospicui
fondi pubblici e da tre anni non solo ha fermato la produzione, ma ha
svuotato lo stabilimento e non ha mantenuto la promessa della
riconversione».
Negli ultimi giorni si era riaccesa la protesta dei 223 ex lavoratori
dello stabilimento pugliese e alcuni di loro, durante una rimostranza,
erano saliti sul tetto del capannone in disuso. Il gruppo tessile, con
il ministero, ha avviato in questi mesi tre diverse ipotesi per la
riconversione, ma nessuna ha avuto buon fine. «Non vogliamo essere
mantenuti dalla cassa - hanno aggiunto gli operai -. Vogliamo tornare
al lavoro. Se non saranno rispettati gli accordi verremo qui tutti,
con le nostre famiglie: stiamo organizzando una manifestazione di
massa per far sentire la nostra voce».
Dalla Miroglio non sono state rilasciate dichiarazioni. Ha invece
incontrato i lavoratori pugliesi il sindaco di Alba, Maurizio Marello,
che ha risposto di «essere in contatto con l’azienda per seguire la
vicenda e di avere organizzato un incontro la prossima settimana con
l’ad Giuseppe Miroglio, impegnato all’estero per lavoro».
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Saluzzo, alla Miroglio 5 settimane di
cassa
Da “La Stampa” del
1 dicembre 2011 di [A. G.]
Cinque settimane di cassa integrazione ordinaria per calo degli
ordinativi. Domani sarà l’ultimo giorno di lavoro per 111 dipendenti
dello stabilimento «Miroglio» di via Lagnasco a Saluzzo. La cassa
inizierà lunedì. Riprenderanno il loro posto in fabbrica dopo le Feste
natalizie, a partire da domenica 8 gennaio. Da due anni, inoltre,
tutto il personale saluzzese del gruppo tessile albese lavora con un
contratto di solidarietà al 40 per cento, cioè 24 ore su quaranta alla
settimana, tre giorni su cinque, a rotazione. «Nella fase finale
dell’anno - dice Michele Penna, Cgil è normale una minor intensità dei
carichi di lavoro. Adesso a questo quadro si aggiungono i problemi
legati alla crisi. La cassa integrazione non dovrebbe destare troppe
preoccupazioni, ma vedremo come sarà la situazione a gennaio, alla
ripresa».
Angolo Vero, Cisl, aggiunge: «L’azienda ha pianificato degli
investimenti sullo stabilimento di Saluzzo e sta mantenendo i suoi
impegni per una nuova tecnologia sul settore Filo. Ci hanno comunicato
di recente di un repentino calo di mercato e ci sono le incertezze
della crisi a rendere il quadro più problematico, quindi abbiamo
acconsentito all’utilizzo degli ammortizzatori sociali».
Nel 2012 la sede saluzzese di «Miroglio» avrà una quindicina di
lavoratori in più. Si tratta di personale attualmente impiegato al
Centro direzionale di Alba che si occupa del comparto Filo (impiegati
e addetti commerciali). Saranno tutti trasferiti in via Lagnasco.
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Contratto di solidarietà per 56 dipendenti Miroglio
Da “La Stampa” del
14 settembre di [G. F.]
Un contratto di solidarietà per 56 dipendenti della società «Miroglio
Fashion» di Alba: scatterà il 1˚ottobre e durerà un anno. L’accordo è
stato firmato all’Unione industriale di Cuneo tra azienda e sindacati.
Prevede la riduzione dell’orario di lavoro del 20 per cento. Sulle ore
non prestate interverrà un’integrazione salariale riconosciuta dall’Inps
(dal 60 all’80%). I sindacati hanno convocato per domani l’assemblea
dei lavoratori per illustrare l’accordo.
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Miroglio, 29
esuberi Nessuno sarà licenziato
Da “La Stampa” del
30 luglio di ROBERTO FIORI
ALBA.
Il gruppo Miroglio
e le organizzazioni sindacali hanno raggiunto un primo accordo sul
piano di ristrutturazione che l’azienda albese intende attuare al
centro direzionale della divisione Miroglio Textile, in strada
Tagliata. La firma del documento è avvenuta martedì a Torino,
all’ufficio regionale del lavoro, e prevede un’intesa per avviare
nelle prossime settimane le procedure di cassa integrazione
straordinaria a rotazione che consentiranno a una quindicina di
impiegati di andare in pensione entro la fine dell’anno.
Se ne è parlato
l’altra sera anche in Consiglio comunale. «Il piano complessivo
spiegano i rappresentanti di Cigl, Cisl e Uil - prevede un esubero di
29 persone tra impiegati e addetti ai servizi. Per chi non andrà in
pensione sono previste ricollocazioni all’interno dell’azienda ed
eventuali incentivi all’esodo volontario». E aggiungono: «Siamo
consapevoli delle difficoltà del settore tessile, ma continuiamo a
esprimere perplessità sulla scelta di ridimensionare pesantemente il
centro direzionale con il suo "palazzo di vetro", uno dei
simboli del Gruppo».
Dall’azienda
precisano: «Il piano di ottimizzazione della sede di strada Tagliata
fa parte di un progetto complessivo di riorganizzazione e rilancio del
settore tessile. Lo scopo di questi intereventi è creare strutture più
moderne e funzionali, avvicinando ai singoli stabilimenti di
produzione i rispettivi uffici». Una parte andrà alle filature
Miroglio a Saluzzo entro fine anno, un’altra al polo logistico
avanzato di Castagnole entro la primavera 2012.
E aggiungono: «Sono
previsti investimenti per 4,2 milioni di euro: 1,5 per adeguare gli
uffici, 500 mila per potenziare la struttura informatica, 2,2 per la
realizzazione di un impianto fotovoltaico a Castagnole».
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Allarme dei
sindacati per la Miroglio Textile
“Temiamo la chiusura
del centro direzionale di strada Tagliata”
Da “La Stampa” del
16 luglio 2011 di ISOTTA CAROSSi
Siamo molto
preoccupati per la situazione della Miroglio Textile, la divisione
tessuti del gruppo albese. Dopo cinque piani di ristrutturazione in
provincia di Cuneo, adesso ci è stata prospettata una sesta ‘’risistemazione’’,
che prevede lo smembramento e la chiusura del centro direzionale di
strada Tagliata, uno dei simboli del Gruppo». A lanciare l’allarme, i
sindacati Cisl, Cigl e Uil in una conferenza stampa congiunta.
«I lavoratori -
spiega Angelo Vero, Cisl - dovrebbero essere divisi tra Saluzzo e
Castagnole. Trenta gli esuberi. Una scelta che non possiamo
condividere, soprattutto in mancanza di una strategia generale. Da
oltre due anni chiediamo di vedere un piano industriale. Se esiste,
chiediamo che ci venga presentato. La fiducia di operai e impiegati è
al minimo storico, la preoccupazione al massimo».
«Chiudere il punto di
riferimento albese - dice Michele Penna, Cigl - è un brutto segnale.
Fino a qualche anno fa, l’idea era di spostare lì tutto il centro
direzionale». Alberto Battaglino, Uil, commenta: «Capiamo le
difficoltà del settore dovute soprattutto alla grande concorrenza,
però vogliamo anche ricordare l’era di Franco che, proprio nei periodi
di crisi, faceva importanti investimenti per sostenere l’azienda». Ci
tiene a precisare, però, che «ad oggi mai nessun dipendente è stato
lasciato a casa in malo modo. I prepensionamenti e le rilocalizzazioni
hanno sempre funzionato bene».
Dall’azienda albese
sono subito arrivate rassicurazioni: «Stiamo attuando un piano di
ottimizzazione della sede di strada Tagliata che fa parte di un
progetto complessivo di riorganizzazione e rilancio del settore
tessile. Lo scopo è creare strutture più moderne e funzionali rispetto
al ‘’palazzo di vetro’’, avvicinando ai singoli stabilimenti di
produzione i rispettivi uffici. Una parte, alle filature Miroglio a
Saluzzo entro fine anno, un’altra al polo logistico avanzato di
Castagnole, entro la primavera 2012. Il 26 luglio saremo in Regione
per chiedere la cassa integrazione straordinaria per supportare il
personale in esubero, 30 dipendenti, fino al pensionamento o alla
rilocalizzazione. Inoltre, sono previsti investimenti di oltre 4
milioni di euro, 1,5 per adeguare gli uffici, 500 mila per potenziare
la struttura informatica, 2,2 per la realizzazione a Castagnole di un
impianto fotovoltaico».
Cosa rimarrà dunque
in strada Tagliata? «Lo stabilimento carta transfer rimarrà operativo
e il progetto del centro direzionale non viene abolito, ma solo non è
realizzabile nel breve periodo».
Il sindaco Maurizio Marello questa settimana ha incontrato il nuovo
presidente del Gruppo, Carlo Callieri, accompagnato dall’ad Giuseppe
Miroglio. «E’ stato un incontro di presentazioni precisa -, ma
prenderò al più presto contatto con le organizzazioni sindacali. Il
centro direzionale di corso Asti, di cui si è parlato anche ieri in
Consiglio comunale, a quanto ci risulta, non è stato messo in
discussione dall’azienda».
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Miroglio:
investimenti e cassa integrazione
Da “Gazzetta d’Alba” del 21 dicembre 2010
Un piano di ristrutturazione per Miroglio Textile, che punta sul
riassetto delle proprie stamperie – in particolare su quella di Govone,
dove lavorano 400 addetti – e la cassa integrazione straordinaria
richiesta per un periodo di 24 mesi. È la sintesi di quanto accadrà
allo stabilimento, per il quale saranno destinati 7,5 milioni, in
parte per la sostituzione di alcuni impianti di stampa a cilindri con
nuovi macchinari di ultima tecnologia ink-jet, considerata la
migliore sul mercato.
La Direzione. «Le tendenze vanno verso la commercializzazione di lotti di
piccolo metraggio », spiegano dalla Direzione aziendale. «Si è reso
necessario un piano di riorganizzazione della stamperia per permettere
all’azienda di rispondere in termini di competitività a un mercato i
cui volumi di produzione si stanno spostando sempre più fuori
dall’Europa e richiede sempre maggior flessibilità, lotti produttivi
sempre più piccoli e varianti di disegno sempre diverse».
Alberto Battaglino
della Uil tessile: «Oggi la concorrenza nel settore vince con
la qualità e la consegna veloce. Sappiamo che per concorrere con la
Cina, ad esempio, dobbiamo puntare sulla qualità. In più dalla Cina ci
vogliono più di tre settimane per la consegna dei prodotti: il mercato
italiano ha bisogno di tempistiche più brevi».
Cassa integrazione. I 7,5 milioni non verranno destinati solamente ai
macchinari, ma anche ai lavoratori. È in corso una riorganizzazione
dei processi di lavoro interni, un adeguamento della sicurezza
dell’ambiente di lavoro alla nuova impiantistica e una formazione del
personale interessato alla sostituzione degli impianti. Il piano di
ristrutturazione prevede quindi la cassa integrazione straordinaria
richiesta per un periodo di 24 mesi al fine di fronteggiare e
accompagnare in modo non traumatico la riorganizzazione dei processi
di lavoro e il dimensionamento dell’organico. «Il numero di persone
per le quali verrà utilizzata la cassa integrazione sarà determinato
sulla base delle esigenze tecnico-organizzative legate al piano di
ristrutturazione e ai progressivi interventi sugli impianti», fanno
sapere dalla Miroglio.
Angelo Vero. «La Cisl, unitamente a Cgil e Uil», spiega Angelo Vero,
della Cisl tessili, «suggerisce un percorso di cassa integrazione per
quelle persone che, attraverso lo strumento della mobilità, potrebbero
collegarsi alla pensione e quindi lasciare volontariamente l’azienda».
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Miroglio Fashion
«Non ci sono posti a rischio»
Da “La Stampa” deò 14
ottobre 2010
Smentite le voci che
parlavano di «posto a rischio» per le dipendenti dello stabilimento
Vestebene (ora Miroglio Fashion) di strada Ravello a Bra. Il
sindacalista Michele Penna (settore tessili della Cgil): «La
produzione sarà spostata da Bra, ma le dipendenti non perderanno il
posto di lavoro. Capiterà però che una decina di loro andrà a lavorare
ad Alba, mentre la restante parte del personale si trasferirà nello
stabilimento Miroglio di Pollenzo». Dal febbraio scorso per le
dipendenti dello stabilimento di via Ravello è operativo il contratto
di solidarietà, che scade a fine mese. Le lavoratrici della sede
braidese vanno in azienda solo per metà settimana, percependo comunque
l’80% dello stipendio (il 50% del quale è a carico dell’azienda e il
restante a carico dell’Inps).
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I “no” di Miroglio ai
sindacati
I lavoratori contestano all’azienda tessile la cassa integrazione: “È
illegittima”
Da “La Stampa” del 17
febbraio di ROBERTO FIORI
ALBA
Una vertenza che rischia di diventare un braccio di ferro. E’ quello
ingaggiato tra i sindacati e la Miroglio Textile, ovvero la divisione
tessuti del gruppo albese, sulle modalità con cui si sta attuando il
trasferimento del magazzino tessuti finiti e pronti per la spedizione
dalla vecchia sede di Vaccheria al nuovo polo logistico di Castagnole
Lanze.
Un trasloco che coinvolge un centinaio di persone, con un’ipotesi di
esubero finale di 25-30 lavoratori, poichè il nuovo magazzino di
Castagnole è altamente automatizzato. I primi dipendenti del reparto
campionario sono già stati trasferiti a inizio gennaio. Per una
dozzina di lavoratori, invece, è stata avviata la cassa integrazione
straordinaria e il numero è destinato ad aumentare nelle prossime
settimane. Ma è proprio in questa delicata fase che sono sorte alcune
divergenze. I sindacati hanno più volte proposto all’azienda di
praticare una cassa integrazione a rotazione, per non gravare sempre
sugli stessi lavoratori. E hanno chiesto, anche tramite lettera, di
limitare gli esuberi, riportando all’interno del magazzino di Alba
alcuni lavori che sono stati esternalizzati. Ma dalla Miroglio
sarebbero arrivate due risposte negative.
«Siamo molto stupiti e preoccupati della chiusura finora dimostrata
dall’azienda, tanto più dopo le tante disponibilità date durante le
varie ristrutturazioni di questi anni» dice Angelo Vero della Cisl.
«Non accettano la rotazione e non fanno rientrare il lavoro dato
all’esterno. E addirittura, invece di ridurre il numero di
cassintegrati, stanno saltuariamente spostando a Castagnole alcuni
lavoratori in carico ad Alba, per sopperire alle esigenze di lavoro».
Di fronte a questo atteggiamento, spiegano i rappresentanti sindacali,
«saremo costretti a impugnare la cassa integrazione straordinaria
all’ufficio provinciale del lavoro, ritenendo illegittimo il
comportamento negativo tenuto dall’azienda».
I vertici di Miroglio Textile replicano: «Presteremo la massima
attenzione alle problematiche occupazionali e verranno attivati tutti
gli strumenti possibili per una corretta gestione degli ammortizzatori
sociali. Il nostro obiettivo primario è infatti contenere l’impatto
economico-sociale per i lavoratori coinvolti». E aggiungono: «Seguendo
ciò che impone lo scenario economico di settore, la progettazione del
nuovo polo logistico si è basata su processi altamente automatizzati e
ciò purtroppo non ha consentito di rioccupare la stessa forza lavoro
precedentemente utilizzata. Non si può prescindere da criteri quali
innovazione, qualità, velocità e incremento del servizio globale».
Il nuovo polo logistico di Castagnole dal 2010 gestisce due attività
che precedentemente venivano gestite negli stabilimenti di Alba: il
reparto campionario finalizzato alla realizzazione delle tirelle
utilizzate per la presentazione del prodotto al cliente e il reparto
di magazzino che gestisce lo stoccaggio e la distribuzione.
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Cherasco
Per evitare
licenziamenti tutti lavorano partime
Eq “La Stampa” del 11
febbraio di VALTER MANZONE
BRA
«Lavorare meno per lavorare tutti». È questa la filosofia che ha
spinto direzione, maestranze e sindacati della vecchia Vestebene -
oggi «Miroglio fashion», con sede unica in via Piumati, nel quartiere
Oltreferrovia - a sottoscrivere il patto di stabilità che si è
attivato dagli inizi del corrente mese.
La ditta, che solo nel 2009 è diventata una branca della divisione
abbigliamento del Gruppo Miroglio, aveva avanzato - alla fine dello
scorso anno - la richiesta di procedura di mobilità.
Dopo l’incontro avvenuto in Regione, si decise di optare per quest’altra
soluzione, in quanto gli stessi dirigenti regionali avevano deciso di
concedere l’attivazione del contratto di solidarietà. Tutti i 58
dipendenti che sono impiegati attualmente nella sede braidese della
ditta, hanno accettato questo contratto per un anno, eventualmente
prorogabile per ulteriori 36 mesi oltre la scadenza del febbraio 2011.
Le maestranze sono chiamate a svolgere il proprio lavoro a orario
dimezzato, condizione che permette però di percepire comunque l’80%
dello stipendio e mantenere - in modo proporzionale agli emolumenti
introitati - anche la tredicesima, la quattordicesima e le ferie.
L’azienda deve versare il 50% dello stipendio, mentre la restante
parte sarà a carico dell’Inps. Spiega il sindacalista Michele Penna,
referente provinciale del settore tessile della Cgil: «Con questa
modalità si offre all’azienda l’opportunità di ridurre notevolmente i
costi e si applicano per i lavoratori tutta una serie di azioni
dinamiche, per cui non si parla solo di sussidio, ma si consente loro
di rimanere nel sistema produttivo, anche se per un tempo ridotto».
La storia della ditta Vestebene affonda a Bra le radici già agli inizi
degli Anni ’70, periodo nel quale dava lavoro a 400 donne, che hanno
sempre avuto il privilegio di operare in una sede veniva considerata
come un vero e proprio punto di eccellenza del gruppo. Dopo la
divisione dell’unità produttiva braidese, che agli inizi degli anni
’90 aveva visto uno spostamento della metà dei dipendenti nello
stabilimento di Monticello, la Vestebene della città della Zizzola, ha
vissuto diversi ritorni di personale. Sono state infatti collocate in
via Piumati le lavoratrici provenienti da Roddi, da Cortemilia e più
recentemente propprio da Monticello.
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GOVONE. DAL PRIMO
GENNAIO ALLO STABILIMENTO DI STAMPERIA E TINTORIA
Miroglio, 90 in
cassa e 50 pensionamenti
Firmato ieri l’accordo a Torino. Interessa 430 addetti
Da “La Stampa” del 17
dicembre di GIUSEPPINA FIORI
ALBA
Un accordo per la cassa integrazione straordinaria alla
Stamperia-tintoria Miroglio di Govone è stato firmato ieri in Regione,
all’Ufficio del Lavoro, dai rappresentanti della direzione aziendale,
delle organizzazioni sindacali, dell’Unione industriale e delegati di
stabilimento. Avrà la durata di un anno, a partire dall’1° gennaio
2010, e potrà essere adottata al massimo per 90 dipendenti sui 430
occupati nella fabbrica lungo la strada Alba-Asti.
Gli esuberi sono stati indicati in 50 dipendenti, che attraverso la
cassa integrazione speciale e la mobilità verranno accompagnati verso
il pensionamento. Saranno risolti con accordi individuali tra gli
interessati e l’azienda. Il problema degli esuberi è stato un po’
ridimensionato con l’accordo di ieri: inizialmente si era parlato di
70 persone, che sono state ridotte a 50. La divisione Miroglio Textile
ha chiesto la Cassa integrazione speciale motivandola con la crisi di
mercato. Lo stabilimento di Govone dispone di tecnologie avanzate, ma
non sarebbe in grado di sfruttare la sua grande potenzialità. Pur
essendo autorizzata dall’1 gennaio, la Cassa speciale dovrebbe partire
dai primi di febbraio.
I sindacalisti Angelo Vero (Femca-Cisl), Alberto Battaglino (Uilta-Uil)
e Michele Penna (Filtea-Cgil), che hanno preso parte alle trattative:
«Siamo preoccupati per la situazione di crisi a livello generale,
molto presente in tutti i settori e in particolare in quello tessile.
L’accordo per la Stamperia di Govone è comunque un modo non traumatico
di affrontare i problemi, auspicabile in situazioni di crisi».
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ALLA MIROGLIO DI
GOVONE
Si va verso la
cassa integrazione per 12 mesi
Da “La Stampa” del 15
dicembre 2009
Alla Stamperia Miroglio di Govone si va verso la cassa integrazione
straordinaria per 12 mesi. La richiesta è stata avanzata da Miroglio
Textile per 90 dipendenti su 430 occupati. Si parla di un esubero di
circa 70 persone, che attraverso la cassa speciale verrebbero
dirottate verso il pensionamento. Dopo un primo incontro tra azienda e
sindacati all’Unione industriale di Cuneo, per oggi sono in programma
assemblee con i lavoratori per discutere dell’accordo. Si svolgeranno
nello stabilimento di Govone, dalle 13 alle 15 e dalle 22 alle 23. Per
domani è in programma l’incontro all’Ufficio del Lavoro della Regione
(alle 11,30) per l’autorizzazione alla Cassa speciale e la firma
dell’accordo tra azienda, sindacati Cgil-Cisl-Uil e Rsu di
stabilimento
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Miroglio, settanta
esuberi
Chiesto un anno di Cassa per 90 dei 430 dipendenti della Textile a
Govone
Da “La Stampa” del 6
dicembre di Giuseppina Fiori
Cassa integrazione
speciale in arrivo alla Stamperia Miroglio di Govone. Un primo
incontro si è svolto all’Unione industriale di Cuneo tra direzione
aziendale e sindacati Cgil-Cisl-Uil per esaminare la richiesta di
Miroglio Textile di cassa integrazione straordinaria (12 mesi a zero
ore) nello stabilimento di stamperia e tintoria dei tessuti. La
richiesta sarebbe per circa 90 lavoratori sui 430 occupati nella
fabbrica lungo la strada Alba-Asti.
Si parla di un esubero di 70 persone, che attraverso la cassa
straordinaria verrebbero pilotate al pensionamento. Dalla direzione
aziendale confermano l’avvio delle trattative, ma precisano che non è
ancora stato firmato nessun accordo. «La motivazione - dicono dalla
Miroglio - è da ricercare nella diminuzione del mercato in generale e
nel momento di crisi».
I sindacalisti Angelo Vero (Cisl), Alberto Battaglino (Uil) e Michele
Penna (Cgil) commentano: «Finora c’è stato solo un primo incontro con
l’azienda, un altro è in programma per metà dicembre. Le
organizzazioni sindacali seguono con attenzione questa vicenda,
intenzionate a gestire la cassa speciale con modalità orientate verso
i pensionamenti. Il provvedimento presuppone però un’intesa anche
sulla riorganizzazione interna del lavoro nello stabilimento».
Se azienda e sindacato troveranno un accordo sulla cassa straordinaria
per la durata di un anno, la richiesta dovrà ancora essere presentata
in Regione, all’Ufficio del lavoro, per l’autorizzazione. Secondo le
previsioni si dovrebbe arrivare al provvedimento entro le prossime
settimane. La Stamperia Miroglio di Govone dispone di tecnologie
avanzate ed è sempre stata un fiore all’occhiello del gruppo. Ma con
la crisi non riuscirebbe a sfruttare la grande potenzialità. Alla
cassa integrazion ordinaria si era già fatto ricorso all’inizio
dell’anno alla stamperia di Govone (per uno o due giorni la settimana)
e al reparto «Transfer» di Guarene.
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Saluzzo, operai
della Miroglio
in “pausa
forzata”
cinque settimane
Da “La Stampa” del 4
dicembre
Una vacanza natalizia
lunga, «forzata» e in molti casi indesiderata, quella dei 115
lavoratori della Miroglio di Saluzzo, che da lunedì saranno in cassa
integrazione ordinaria. Gli operai staranno lontani dalla fabbrica di
via Lagnasco fino all’11 gennaio, cinque settimane. «Abbiamo
incontrato i vertici del gruppo albese – dice Angelo Vero, Cisl – e ci
è stato comunicato che gli ordini sono diminuiti parecchio in questa
parte finale dell’anno. Nelle ultime settimane la produzione è stata
destinata in particolar modo ai magazzini, ma adesso la dirigenza ha
scelto di fermare le linee per non intasare troppo le scorte. Per
questi motivi l’azienda ha deciso di ricorrere agli ammortizzatori
sociali».
Nel frattempo, la speranza della ditta e dei lavoratori è che il
settore tessile ricominci a «tirare». «Nell’ultimo anno – spiega un
operaio – c’è stato un calo di ordini pari a 2 tonnellate di filo.
Crediamo che la pausa, che durerà fino a gennaio, possa servire per
far “rifiatare” il mercato e ripartire con meno affanno nel 2010».
Da lunedì, dunque, i reparti inizieranno a diminuire gradualmente i
livelli lavorativi, fino allo stop completo. Il settore «Stiro» sarà
ancora a «pieni giri» per una settimana, poi seguirà la sorte del
resto della fabbrica. Fino al 10 gennaio due operai saranno poi
impiegati a turno per la vigilanza dei macchinari, con un servizio 24
ore su 24.
I lavoratori che devono ancora smaltire giorni di ferie, saranno
tenuti a «consumarle» prima di poter accedere alla «cassa».
«Non ci sorprende il fatto di ricorrere agli ammortizzatori sociali
tra dicembre e gennaio – spiega Ezio Concaro, un lavoratore -, ma la
durata quest’anno è di 5 settimane, mentre in passato si trattava di
meno giorni. Siamo preoccupati, ma allo stesso tempo c’è speranza
perchè vista la crisi globale, la nostra fabbrica è ancora attiva e
speriamo di ripartire con più slancio nell’anno nuovo».
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Alla Miroglio
di Saluzzo nuova cassa da giugno
Da “La Stampa” del 22
maggio 2009
Oggi termina il
periodo di cassa integrazione ordinaria alla Miroglio di Saluzzo che,
fin da inizio anno, è interessata da periodi di stop «a singhiozzo».
La produzione nelle prossime due settimane riprenderà anche se non a
pieno ritmo. Tutti i 115 lavoratori, però, potranno ritornare in
fabbrica. Dall’8 giugno, per cinque settimane fino al 13 luglio, ci
sarà di nuovo «cassa» a rotazione che coinvolgerà un numero variabile
di operai a seconda dell’arrivo di ordini.
Poi, dal 13 luglio fino al 31 agosto, le sette settimane estive
saranno suddivise tra tre di ferie e quattro di «cassa». E’ questo il
calendario redatto ieri da Rsu e dirigenza aziendale durante il
consiglio di fabbrica. La discussione riprenderà dopo l'estate e
allora si potranno capire le reazioni del mercato e le conseguenti
richiese dei clienti. «C’è la crisi - dice un lavoratore - e quindi
non ci aspettavamo di riprendere il lavoro al massimo della capacità
dello stabilimento. Non siamo contenti, ma sappiamo che questo periodo
è duro e va superato con sforzi da parte di tutti».
Federal Mogul
«Oggi i lavoratori in cassa integrazione ordinaria sono 52 su 300.
Chiediamo ci sia una vera rotazione nell’applicazione del
provvedimento». Lo dicono le rappresentanze sindacali ai dirigenti
della Federal Mogul, storica azienda della zona industriale di Mondovì
che produce pastiglie per freni delle auto. I sindacalisti
incontreranno stasera i lavoratori nella sala delle conferenze di
corso Statuto, vicino al municipio. La cassa scadrà ad agosto.
«Abbiamo anche chiesto all’azienda - spiegano i sindacati - di
conoscere il numero di ditte esterne che lavorano nello stabilimento.
Vorremmo capire quali sono i possibili impieghi dei lavoratori oggi in
cassa integrazione in quei reparti in cui operano addetti non
dipendenti dalla Federal Mogul». \
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SALUZZO. LENTA
RIPRESA
Miroglio, sarà ancora “cassa”
Da “La Stampa” del 19
marzo di ANDREA GARASSINO
SALUZZO
Ancora cassa integrazione ordinaria nel futuro prossimo dello
stabilimento «Miroglio» di via Lagnasco a Saluzzo. Il 30 marzo si
concluderà lo «stop» di tutti i reparti, ma la ripresa sarà molto
«soft».
Ieri mattina c’è stato un Consiglio di fabbrica in cui sono emerse le
nuove misure che il colosso tessile albese adotterà sul polo
produttivo saluzzese, dove sono impiegate 120 persone. Almeno fino a
inizio giugno, quindi per altre otto settimane ci sarà ancora «cassa»:
a rotazione, per coinvolgere tutti i dipendenti e non creare problemi
salariali solo ad alcuni. «Lo stabilimento riparte solo al cinquanta
per cento», è il commento secco di un lavoratore.
«La direzione stamane (ieri, ndr) ha voluto incontrare i delegati -
spiegano dalle segreterie provinciali Angelo Vero (Cisl), Michele
Penna (Cgil) e Alberto Battaglino (Uil) - per comunicare il graduale
rientro al lavoro. Termina con fine marzo il periodo di blocco totale
della produzione, ma la flessione del mercato continua e si ricorre
alla cassa a rotazione. E’ stato confermato che si tratta di un
momento difficile, ma che non sono in discussione i piani per il
futuro».
La «Miroglio» a Saluzzo continuerà a produrre filo e entro l’anno
dovrebbe essere installata anche un nuova tecnologia di provenienza
americana, per un investimento di 800 mila euro, che fornirà una
filatura prototipo per eliminare alcuni passaggi della normale
produzione. Da inizio marzo, però, in fabbrica non c’è nessuno e
quindi gli interessati alla cassa saranno avvertiti direttamente
dall’azienda.
La direzione aveva fatto ricorso agli ammortizzatori sociali anche a
dicembre per 4 settimane. «La crisi del mercato c’è, è generalizzata e
non lo possiamo nascondere - dice un operaio, Ezio Concaro –: la
preoccupazione per il futuro aumenta ogni volta. Siamo al centro di
vicissitudini occupazionali da un paio d’anni e non vorremmo che la
proprietà approfittasse dei momenti difficili per smantellare
ulteriormente il reparto industriale del gruppo Miroglio».
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-CRISI. LEADER NEL
TESSILE
Miroglio, cresce la Cassa
Lieve flessione
degli utili nel bilancio 2008. In calo gli ordini
Da “La Stampa” del 19
febbraio di ROBERTO FIORI
ALBA
Segnali contrastanti arrivano dal gruppo tessile Miroglio di Alba nel
tempo della crisi e della restrizione dei consumi.
Negli ultimi anni, il colosso è riuscito a reggere le turbolenze dei
mercati con joint venture all’estero e trasformandosi in una
multinazionale del retail che vende le proprie confezioni in 1300
negozi con marchi solidi e sparsi sui cinque continenti. Una scelta
che ha consentito all’azienda di chiudere il 2008 con ricavi ancora
superiori al miliardo di euro, nonostante un segno meno rispetto al
2007 intorno all’1,5%, e di guardare al 2009 con «prudente serenità»,
come dice l’amministratore delegato del gruppo, Giuseppe Miroglio.
Ma gli stabilimenti del settore tessuti ancora attivi in Provincia
risentono del calo degli ordini e l’azienda è costretta a fare ricorso
in modo sempre più massiccio alla cassa integrazione. L’ultima
richiesta riguarda il Transfert di Guarene, dove è stata annunciata la
cassa ordinaria uno o due giorni la settimana per tutti i 120
lavoratori, a partire da fine febbraio e per 13 settimane. Inoltre, è
stata disposta la sospensione del turno di notte per 6 mesi.
«Stiamo attraversando una crisi globale che sta segnando fortemente il
settore tessile», dice il sindacalista Angelo Vero della Cisl, insieme
con Michele Penna della Cgil e Alberto Battaglino della Uil. «La
direzione ci ha comunicato un calo degli ordini tra il 40 e il 50%,
paragonando dicembre e gennaio con l’anno precedente».
Alla Stamperia di Govone, dove lavorano 430 dipendenti, è in corso per
tutto febbraio la cassa integrazione uno o due giorni la settimana.
Anche nel centro direzionale è iniziata la cassa integrazione speciale
per massimo trenta impiegati, anche se finora è stata avviata solo per
pochi dipendenti. «Una procedura, quest’ultima, resasi necessaria per
proseguire nell’importante piano di riorganizzazione e di
investimenti, che prevede la razionalizzazione del settore logistico,
dell’amministrazione e di vari servizi, oltre che di alcune strutture
produttive, per far fronte a una concorrenza sempre più spietata»,
dicono dalla direzione aziendale.
In quest’ottica si inserisce il trasferimento dei magazzini da Alba a
Castagnole Lanze. Un investimento rilevante, di 14 milioni di euro: i
lavori per trasformare la vecchia tintoria Valtanaro in un magazzino
automatico all’avanguardia sono in corso e il trasloco è previsto per
l’estate. Dei cento lavoratori attualmente attivi nel magazzino di
strada Tagliata (che lascerà il posto al nuovo centro direzionale),
circa 70 saranno trasferiti a Castagnole, «per gli esuberi saranno
attivati spostamenti, incentivi all’esodo e pensionamenti».
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LAVORO. CENTOVENTI
IN CASSA
Miroglio a Saluzzo chiude
un mese
Da “La Stampa” del 14
febbraio
Cassa integrazione
ordinaria per tutti i 120 dipendenti. Stabilimento chiuso per tutto
marzo. Ieri, durante una riunione tra i sindacati e i vertici Miroglio
di Saluzzo, sono state confermate le voci circolate in fabbrica nelle
settimane precedenti sulle difficoltà del gruppo tessile.
«Ci hanno segnalato un calo di ordini – spiega Angelo Vero, della Cisl
– del 50% a gennaio o febbraio rispetto all’anno scorso. Per questo
motivo c’è lo stop alla produzione dal 26 febbraio al 29 marzo». La
prossima settimana saranno indette le assemblee per discutere delle
decisioni dell’azienda con i lavoratori.
Il commento di Raffaele Dastrù, Rsu Cgil, che ieri ha partecipato
all’incontro con la direzione: «È un momento negativo su tutti i
fronti e anche il tessile non ne è esente. Saluzzo è colpita ancora
una volta e non si sa fino a che punto potremo ancora andare avanti
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ALBA. CHIESTA LA
CASSA STRAORDINARIA
Miroglio, a casa trenta
impiegati
Da “La Stampa” del 22
gennaio
Il gruppo tessile
Miroglio di Alba ha formalizzato alla Regione la richiesta di cassa
integrazione straordinaria per trenta impiegati del centro
direzionale. «Procedura necessaria per proseguire nel piano di
riorganizzazione e investimenti, che prevede la razionalizzazione del
settore logistico, amministrazione e vari servizi, oltre che di alcune
strutture produttive, per essere più efficienti e far fronte a una
concorrenza sempre più spietata» dicono dalla direzione aziendale.
In quest’ottica si inserisce anche il trasferimento dei magazzini da
Alba a Castagnole Lanze. Un investimento di 14 milioni di euro: i
lavori per trasformare la vecchia tintoria Valtanaro in un magazzino
automatico all’avanguardia sono in corso. Dei cento lavoratori del
magazzino albese, 70 saranno trasferiti a Castagnole, mentre per gli
esuberi saranno attivati spostamenti, incentivi all’esodo e
pensionamenti. \
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ALBA. CORTEO E
PROTESTE
Occupato il centro Miroglio
In 170 operai e sindacalisti arrivati dallo stabilimento di Ginosa in
Puglia
Da “La Stampa” del 2
dicembre di ROBERTO FIORI
ALBA
«Siamo venuti fino ad Alba per chiedere ai dirigenti del gruppo
Miroglio un impegno morale e materiale che consenta di accompagnare
tutti i lavoratori dello stabilimento di Ginosa nel loro difficile
processo di ricollocazione». C’era anche il sindaco di Ginosa Luigi
Montanaro tra le 170 persone che ieri all’alba sono arrivate in
pullman dalla provincia di Taranto e hanno occupato per tutta la
mattinata le sale d’ingresso del centro direzionale Miroglio, in corso
Asti.
Un’invasione pacifica con tanto di striscioni per ottenere
rassicurazioni sul proprio futuro, dopo che il 27 ottobre l’azienda ha
avviato la procedura di mobilità che porterà il 20 gennaio 2009 alla
chiusura della fabbrica di tessitura e torcitura filati aperta a metà
anni Novanta, dove attualmente sono occupate 233 persone.
«Da tempo, ormai, la Miroglio ha espresso l’intenzione di abbandonare
lo stabilimento pugliese, rendendosi disponibile ad aprire una
procedura di cassa integrazione straordinaria per riconversione -
spiega Giuseppe Massafra, della segreteria tarantina della Filtea Cgil
-. Ma questa procedura può avvenire solo se arriveranno a Ginosa nuovi
piani industriali con progetti concreti di ricollocazione».
Per sondare questa strada, è stato aperto al ministero per lo Sviluppo
Economico un tavolo tecnico con cui verificare le condizioni di
rilancio, dove pare siano arrivate quattro manifestazioni di interesse
da parte di altrettanti gruppi industriali. «Chiediamo che la Miroglio
si faccia carico dei suoi lavoratori fino a quando non si arrivi a una
soluzione reale di riconversione» dicono gli operai e i sindacalisti
pugliesi, che ieri hanno anche sfilato per le vie del centro storico.
I dirigenti del gruppo tessile replicano: «Abbiamo dato piena
disponibilità a mettere a disposizione di terzi investitori lo
stabilimento, al fine di reindustrializzare l’area e rioccupare il
maggiore numero di dipendenti possibile. Inoltre, siamo pronti a
richiedere la cassa integrazione per un periodo di 24 mesi e a gestire
in sinergia con la Regione Puglia il piano di formazione e
ricollocazione del personale».
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SALUZZO. DAL 17
DICEMBRE
Crisi di mercato alla Miroglio: “Cassa” per 120 dipendenti
Il sindacato «Un altro colpo al morale degli operai»
Da “La Stampa” del 29
novembre di ANDREA GARASSINO
SALUZZO
La cassa integrazione colpisce ancora lo stabilimento «Miroglio»: i
120 lavoratori saranno costretti ad un lungo periodo di riposo forzato
a partire dal 17 dicembre: alcuni fino al 5 gennaio, la maggior parte
fino al 7. Questo provvedimento fa aumentare decisamente le
preoccupazioni per il futuro della fabbrica tessile di via Lagnasco.
«Giovedì pomeriggio abbiamo incontrato la dirigenza aziendale - spiega
Raffaele Dastrù, Rsu Cgil - e in quella sede ci hanno comunicato il
ricorso agli ammortizzatori sociali per una flessione del mercato».
Ventidue giorni di «cassa», più di tre settimane, che il gruppo
tessile albese giustifica con un evidente e generalizzato calo negli
ordini, nello stop di una settimana di uno stabilimento «Miroglio» in
Bulgaria e nel fatto che alcuni ordini già previsti per il mese di
dicembre sono stati posticipati a gennaio.
«Avevamo fissato le assemblee con i colleghi - precisa il
rappresentante dei lavoratori - per lunedì, ma quel giorno saremo ad
Alba per una manifestazione di solidarietà verso i compagni delle
fabbriche “Miroglio” del Sud Italia che rischiano la chiusura. Così
gli incontri con gli altri operai si terranno giovedì e martedì della
settimana successiva. Discuteremo insieme questa necessità della
“cassa” addotta dalla dirigenza, ma crediamo che visto il quadro
globale e la crisi che sta investendo tutti i settori, sia un
provvedimento inevitabile». Arriva proprio nel periodo natalizio
un'ennesima «batosta» occupazionale alla sede saluzzese del gruppo «Miroglio»
nei mesi scorsi al centro di una serrata battaglia tra sindacati e
vertici aziendali.
Pochi giorni prima di Pasqua, il 18 marzo, l'azienda aveva annunciato
l'intenzione di «tagliare» 81 posti di lavoro sui 175 di allora. Dopo
settimane di trattative con l'intervento di numerosi esponenti
politici, manifestazioni, scioperi e presidi fuori dai cancelli, c'era
stato un accordo per «soli» 52 lavoratori in meno. «Queste tre
settimane di cassa integrazione - è il commento finale di Dastrù -
sono un ulteriore colpo al morale degli operai. Speravamo di evitarlo
visto che avevamo già pagato, se così si può dire, nei mesi scorsi, ma
invece è toccato anche a noi ancora una volta».
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Miroglio di Saluzzo
Incentivi all’esodo volontario e trasferimenti in altre ditte
Da “La Stampa” del 17
ottobre
Sono passati quasi 5
mesi dall'inizio, a fine maggio, della cassa integrazione
straordinaria per 55 dipendenti dello stabilimento Miroglio di Saluzzo.
L'altro giorno i delegati sindacali hanno incontrato l'azienda. «Il
piano di ristrutturazione interno continua - spiega Angelo Vero della
Cisl - e sono stati utilizzati in maniera efficace gli incentivi
all'esodo per quei lavoratori che hanno lasciato volontariamente la
fabbrica. Da sottolineare, come stia funzionando in maniera positiva
anche la ricollocazione con nove persone in prova in altre realtà
produttive del territorio». Alcuni sono rientrati nei reparti per
periodi determinati e sono ancora 27 gli operai in «cassa».
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ALBA. INCHIESTA
“Crac”
Raumer Indagati i vertici della Miroglio
Da “La Stampa” del 26
luglio di ROBERTO FIORI
ALBA
Nuove indiscrezioni arrivano da Vicenza sul coinvolgimento del gruppo
Miroglio nel crac Raumer, l'azienda tessile veneta sotto inchiesta
(come riportato dall’agenzia Radiocor) per un tracollo da oltre 120
milioni di euro. Fra gli indagati dalla Procura vicentina ci sarebbero
per alcuni filoni anche il patriarca dell'industria albese, Carlo
Miroglio, che a 85 anni ricopre il ruolo di presidente del gruppo, il
figlio Giuseppe, attuale amministratore delegato, il nipote Edoardo,
oggi membro del Consiglio di amministrazione, l'ex direttore generale
della divisione Vestebene, Roberto Ronchi, più altri manager,
consulenti e commercialisti legati al gruppo albese. In totale, le
persone iscritte sul registro degli indagati sarebbero 23. Secondo la
tesi accusatoria, il gruppo Raumer e i suoi consulenti, di fronte una
grave crisi, avrebbero disegnato una strategia di salvaguardia che
avrebbe danneggiato i creditori. Si era creata un'alleanza con il
gruppo Miroglio, colosso del tessile e abbigliamento, che aveva come
obiettivo positivo la salvaguardia di 250 posti di lavoro negli
stabilimenti del Vicentino grazie a commesse dell'azienda albese che
hanno consentito la sopravvivenza industriale. Ma ci sarebbero anche
state delle operazioni dolose che avrebbero aggravato la situazione di
dissesto.
Tra le ipotesi di reato dei 23 indagati, ognuno coinvolto in modo
diverso in base al proprio ruolo, ci sarebbero bancarotta fraudolenta,
false comunicazioni sociali e ostacolo alla vigilanza della pubblica
autorità garante per la concorrenza e il mercato. Fra gli argomenti
d'inchiesta, ci sarebbero la cessione dell'uso del marchio Raumer,
scambi di favore e presunti artifici contabili. Ma per il gruppo
Miroglio arriva la replica del legale, l'avv. Roberto Ponzio: «La
Miroglio contesta di avere corresponsabilità nell'insolvenza della
Raumer. E' stata acquisita agli atti copiosa documentazione che,
secondo noi, comprova la correttezza dei rapporti commerciali
intercorsi. I contratti sono stati prorogati e rinnovati con l'attuale
commissario straordinario. Le comunicazioni sociali sono
corrispondenti alla reale situazione economica e reddituale». E
annuncia: «Presenteremo un memoriale per ricostruire i flussi
economici e finanziari tra i due gruppi e i relativi rapporti, che
sono sempre stati e sono limpidi. Le transazioni sono avvenute in
forza di valutazioni estimative rispondenti ai criteri di legge e alle
regole di prudenza. Miroglio è estranea e non ha contribuito al
dissesto neppure sotto il profilo del semplice aggravamento».
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SALUZZO. POI UN
MESE DI FERIE
Miroglio,
pochi ordini Due settimane di cassa
Da “La Stampa” del 23
luglio di ANDREA GARASSINO
SALUZZO
Sei settimane di stop allo stabilimento «Miroglio» di Saluzzo. Ieri
pomeriggio i sindacalisti interni hanno incontrato la direzione
dell’azienda albese. I dirigenti hanno comunicato alle «rsu» che, a
causa di un calo nelle ordinazioni, ricorreranno a due settimane di
cassa integrazione ordinaria. Il provvedimento riguarderà la maggior
parte dei 120 dipendenti.
Di fronte a Luigi Asteggiano, vicedirettore del personale, e Agostino
Testa, responsabile della Divisione Filo di Saluzzo, si sono seduti i
delegati Piero Giordanino, Raffaele Dastù, Salvatore Caldarelli,
Alessandro Staltari e Mauro Gallarate. «Oltre alle quattro settimane
di ferie - spiega Caldarelli, rappresentante dei lavoratori - la
produzione sarà ferma per altri quindici giorni».
Tranne i lavoratori impiegati nella manutenzione dei macchinari e nel
magazzino, una quindicina in tutto, tutti gli altri staranno a casa
dal 28 luglio ai primi giorni di settembre. «Quello che ci preoccupa -
spiega Ezio Concaro, operaio - è che il mercato ha rallentato
parecchio e non sappiamo se ci sarà una ripresa a settembre».
Non è il primo anno che al periodo di riposo estivo si «agganciano»
giorni di cassa integrazione ordinaria. «Sono tre o quattro anni ormai
- precisano Caldarelli e Concaro - che la direzione adotta questo
sistema e quindi il provvedimento non ci ha sorpreso. Dopo la vertenza
della scorsa primavera, conclusa con 52 lavoratori in cassa
straordinaria, questo nuovo colpo aumenta la sensazione di
insicurezza». Dei 52 esuberi che hanno iniziato il periodo di «cassa»
il 19 maggio, ventitre continuano ad usufruire degli ammortizzatori
sociali, otto hanno trovato un nuovo lavoro alla Burgo di Verzuolo o
all’Itt di Barge. Sette hanno scelto il licenziamento volontario,
mentre quattordici hanno trovato una nuova collocazione sempre
all’interno dello stabilimento «Miroglio» saluzzese.
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ALBA. JOINT VENTURE
Miroglio “sposa”
gruppo tessile turco
Da “La Stampa” del 26
giugno di ROBERTO FIORI
Una nuova joint venture straniera per il gruppo Miroglio. Dopo la
Cina, l'azienda leader nel settore tessile e abbigliamento ha
acquisito il 50% del gruppo Ayaydin, una delle più significative
realtà attive nello stesso settore sul mercato turco. L'accordo si
inserisce nella strategia di espansione internazionale intrapresa
ormai da anni dal colosso albese e prevede il supporto del gruppo
Miroglio alla crescita di Ayaydin in Turchia e su mercati emergenti
come Russia, Romania, Ucraina, Bulgaria, Kazakhstan, Moldavia. E'
stato programmato un piano di investimenti quinquennali per un valore
di 120 milioni di euro: per l'azienda tessile albese l'operazione ha
un valore di 60 milioni di euro fra acquisizione e investimenti per il
futuro piano di sviluppo.
«Questa joint venture - dice Giuseppe Miroglio, amministratore
delegato del gruppo albese - rientra nelle nostre strategie di
sviluppo sui mercati esteri in aree del mondo oggi in forte crescita.
Come già per la Cina, attraverso la partnership con Elegant Prosper,
abbiamo rivolto la nostra attenzione alla Turchia, uno dei Paesi più
interessanti sia per le dinamiche del mercato interno sia per le sue
caratteristiche di ponte verso l'Europa dell'Est e il Medio Oriente».
L'obiettivo di Miroglio è quello di entrarvi con un approccio «glocal»,
ossia attento alle esigenze della realtà locale, ma con la capacità di
avere uno sguardo sulle dinamiche globali. «Abbiamo scelto il gruppo
Ayaydin - spiega l'amministratore delegato - perché è un'azienda
strutturalmente simile a noi, con dimensioni più piccole ma con
potenzialità di sviluppo importanti».
Un commento all'accordo arriva anche dalla Turchia. «Siamo molto
orgogliosi di questa partnership - dice Yalcin Ayaydin, presidente del
gruppo Ayaydin -. E proprio grazie ad essa contiamo di rispettare le
nostre stime che prevedono un giro d'affari, a fine 2008, di circa 70
milioni di euro e una crescita delle aperture, sempre a fine anno, di
oltre il 40%. Questa importante firma, valorizzerà ulteriormente il
potenziale di un Paese in forte crescita economica». Il Gruppo Ayaydin
ha chiuso il 2007 con un fatturato di 45 milioni di euro. Nato nel
1986 a Istanbul, conta oggi su una rete distributiva di circa 90
negozi in Turchia (di cui più dell'80% di proprietà) e all'estero, in
particolare in Grecia, Romania, Kazakhstan e Azerbaijan. Il gruppo
serve, inoltre, più di 200 clienti multimarca in tutto il mondo.
Proprietario del brand Ipekyol, una delle marche di riferimento nel
panorama dell'abbigliamento turco (che rappresenta il 65% delle
vendite), il gruppo Ayaydin annovera oggi nel suo portafoglio altri
due marchi: Twist, nato nel 1996, e Machka, nato nel 2005, a cui
collabora la designer Dice Kayek.
All'operazione ha preso parte anche la Simet - Società Italiana per le
Imprese all'Estero - che con la sua decisione di supportare il gruppo
Miroglio nell'investimento ha dato un'ulteriore conferma della
solidità del progetto.
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ECONOMIA. SETTANTA
POSTI DI LAVORO
Miroglio riapre a
Castagnole Lanze
Da “La Stampa” del
13 giugno di ELISA SCHIFFO
«Egregio signor
sindaco, il Gruppo Miroglio ha avviato i lavori presso il sito di
Valtanaro, che in passato aveva ospitato lo stabilimento di tintoria,
per la realizzazione di un polo logistico. Il sito, in cui opereranno
70 addetti, sarà attivo a partire dal 2009 e ospiterà i magazzini dei
materiali grezzi, finiti ed il campionario. L’intervento mira a
razionalizzare le attività logistiche del Gruppo al fine di garantire
maggiore efficienza e migliore servizio ai clienti». Poche righe a
firma dell’amministratore delegato Giuseppe Miroglio che hanno reso
felice il primo cittadino di Castagnole Lanze, Marco Violardo. «Ci
eravamo incontrati con i vertici della Miroglio nei mesi scorsi: siamo
contenti che questa importante industria torni ad operare nel nostro
territorio».
Dalla sede di Alba non vanno oltre alla comunicazione ufficiale. Era
da sei anni che i grandi capannoni bianchi della Miroglio erano in
gran parte inutilizzati. Furono costruiti dal gruppo tessile albese
nel 1975 per ospitare un reparto di tintoria e lavorazione dei
tessuti. In riva al Tanaro, a suo tempo ne utilizzarono l’acqua, non
senza polemiche per i residui che rilasciavano nel fiume. Poi vennero
dotati di depuratori e filtri e la situazione migliorò. Nel giro di
pochi anni arrivarono ad occupare una superficie di 45 mila metri
quadrati con centinaia di addetti, su tre turni, notte compresa.
La crisi del comparto tessile indusse però la Miroglio a trasferire
l’attività ad Alba e Govone e poi all’estero, in particolare in
Bulgaria, dove ha tutt’ora importanti stabilimenti. Il gruppo albese
non ha però mai abbandonato del tutto Castagnole Lanze: in piazza San
Bartolomeo c’è uno dei punti vendita della sua «Spacci e Spiccioli».
Gli stabilimenti di località Valtanaro che, all’inizio, daranno lavoro
a una settantina di addetti saranno utilizzati come magazzini per i
tessuti, prodotti finiti e campionari con annessi uffici
amministrativi. La scelta è stata anche dettata da un’opportunità
logistica: i grandi capannoni si trovano a un paio di chilometri dallo
svincolo di Castagnole dell’autostrada Cuneo-Asti, circostanza che
favorisce i collegamenti.
La notizia della riapertura ha fatto il giro del paese e ha suscitato
vasti consensi. Tra i più emozionati proprio coloro che per oltre
vent’anni ogni mattina hanno varcato quei cancelli di Valtanaro. Tra i
primi a bollare la cartolina nel 1976 e 1977 Enrico Icardi e Luigi
Revello, oggi in pensione, addetti rispettivamente alla tintoria e
all’asciugatura dei tessuti: «Vedere quei capannoni vuoti e quei
portoni chiusi ci fa venire il magone soprattutto ripensando ai primi
anni in cui quasi tutto si faceva a mano e agli Anni ‘80 quando c’era
lavoro per oltre 300 persone».
Sull’onda dei ricordi anche la testimonianza di Franco Rivella addetto
alle caldaie ad olio e vapore: «Il fabbisogno era di 30 tonnellate
all’ora di vapore: un dato che testimonia la grande attività che si
faceva in quell’azienda». Ora, dopo sei anni, sotto quei capannoni si
tornerà a lavorare.
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ALBA.BILANCIO 2007
Miroglio: il fatturato
torna a superare
un miliardo di euro
Da
“La Stampa” del 25 maggio
«Do
il benvenuto a tutti e chiedo un minuto di silenzio per ricordare mio
fratello Franco». Con queste parole, ieri pomeriggio a Verduno, il
presidente Carlo Miroglio ha dato il via alla tradizionale festa di
premiazione dei «Senior», ossia i 183 dipendenti che hanno raggiunto
dai 25 ai 45 anni di lavoro nei vari rami del gruppo tessile e
abbigliamento di Alba.
Un ricordo che è poi proseguito nelle parole
del figlio Giuseppe, amministratore delegato del gruppo: «Tutti voi
siete entrati e cresciuti in azienda con mio zio e con mio padre, e
sono convinto che ognuno di voi conservi un ricordo personale del
ragionier Franco, del suo modo di essere, del suo carattere per certi
versi non facile, ma sicuramente eccezionale, della tenacia che ha
sempre dimostrato in azienda e nella sua vita personale».
Come ogni anno, la premiazione è stata
un'occasione per parlare di prospettive e progetti, di valutazioni
sull'oggi e sul domani del gruppo leader nella moda italiana. «Il 2007
è stato un anno soddisfacente - ha detto Giuseppe Miroglio -. Il
fatturato ha nuovamente superato il miliardo di euro e il margine
operativo lordo si è attestato sul 12% con un risultato ante imposte
del 5,3%. La crescita del fatturato è del 7%, con un buon andamento di
entrambe le divisioni operative, grazie in particolare ai tessuti
stampati e alla distribuzione diretta, che ha visto aggiungere 125
nuovi negozi alla nostra catena di oltre mille punti vendita».
Per il futuro, il giovane amministratore
delegato ha presentato tre importanti decisioni. La prima riguarda il
nuovo Centro direzionale: «La Vestebene e il gruppo tessile Miroglio
avranno una nuova sede, che sorgerà nei pressi della divisione tessuti
in corso Asti». La seconda e la terza guardano oltre confine: «Abbiamo
deciso di creare una joint venture in Russia con il nostro principale
partner retail di Motivi, per accelerare il nostro sviluppo sul
territorio russo. Infine, abbiamo acquisito una quota del 50% di un
primario retailer turco, che opera con una catena di oltre ottanta
punti di vendita. Si tratta di un importante investimento in un
mercato che offre grandi prospettive di sviluppo. Nei prossimi anni ci
concentreremo su India e Brasile».
Anche nella struttura manageriale ci sono
stati cambiamenti. «A fine 2007 Francesco Taricco è stato nominato a
capo della divisione tessuti, mentre qualche settimana fa Giuseppe
Maurizio ha assunto il ruolo di direttore generale della Vestebene.
Maurizio - ha spiegato Giuseppe Miroglio -: sostituisce Roberto
Ronchi, che dopo 53 anni nel gruppo Miroglio, di cui 37 alla guida
della Vestebene, porterà la sua esperienza in Gtm occupandosi di
controllo direzionale e di internal audit».
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SALUZZO.
FIRMATO L’ACCORDO A ROMA
Il provvedimento al via il 19 maggio «La fabbrica dovrebbe avere un
futuro»
Sindacati soddisfatti: “Abbiamo ridotto gli esuberi”
Da “La
Stampa” del 9 maggio di ANDREA GARASSINO
La cassa integrazione straordinaria per 52 dipendenti dello
stabilimento Miroglio di Saluzzo inizierà il 19 maggio. Dopo la firma
dell’accordo siglata l’altro giorno a Roma, al ministero del Lavoro, è
ormai certo che durerà 24 mesi.
Ieri si sono tenute delle assemblee in fabbrica per avvallare
definitivamente il piano di riorganizzazione del sito tessile.
«Ovviamente il miglior risultato possibile – dicono Angelo Vero della
Femca-Cisl, Michele Penna Filtea-Cgil e Alberto Battaglino Uilta-Uil
che sono stati al ministero – sarebbe stato non avere esuberi, ma
visto il punto da cui siamo partiti a metà marzo, cioè 81 posti da
tagliare, siamo moderatamente soddisfatti. C’è fiducia perché in due
anni dobbiamo occuparci di un numero ridotto di persone da ricollocare
e questo non ci dà troppa preoccupazione. Oltre ottanta persone in
meno nello stabilimento di via Lagnasco avrebbero significato il
dimezzamento della forza lavoro e la futura chiusura del polo
produttivo. La conclusione della vertenza vede, invece, la riduzione
di un quarto degli operai e questo significa che la fabbrica saluzzese
dovrebbe andare avanti negli anni. E’ chiaro che non si può mai sapere
cosa succederà sui mercati internazionali».
Ed è proprio la concorrenza di altri Stati dell’Est una delle
motivazioni addotte dalla ditta nel documento finale per spiegare i
tagli. «I prezzi dell’import – dicono dalla direzione - sono fino al
50 per cento inferiori rispetto alla tipologia dei fili prodotti a
Saluzzo. Ciò compromette la competitività dello stabilimento, che ha
perso la quasi totalità degli ordini diretti sul “filo testurizzato”
ed ha evidenziato nella divisione “filo-filato” una perdita del
portafoglio ordini rispetto all’anno precedente di circa il 40 per
cento. Tale situazione ha costretto la Miroglio a cessare l’attività
dei reparti di “testurizzo” e “master”, cioè “filo tinto in pasta” ed
attività indirette collegate con quelle lavorazioni come laboratori,
magazzini e manutenzioni, servizi tecnici ed amministrativi ed area
commerciale».
La «cassa» partirà in modo congiunto per tutti e 52 i lavoratori e non
con la modalità «a scaglioni». Per controllarne l’andamento, sindacati
e ditta si incontreranno periodicamente ogni tre mesi.
A Roma, oltre a sindacalisti, dirigenti della ditta, rappresentanti di
Confindustira Cuneo, era presente anche l’assessore provinciale al
Lavoro Angelo Rosso. La Provincia attiverà iniziative di
ricollocazione con «outplacement» attraverso i Centri per l’impiego. I
lavoratori potranno usufruire anche di «incentivi all’esodo» per
ridurre ulteriormente il numero operai per cui trovare una soluzione
occupazionale diversa dalla Miroglio.
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Miroglio: ridotti gli esuberi
La linea “Stiro” non chiuderà
Da
“La Gazzetta di Saluzzo” del 24 aprile di AG
I
tagli alla- Miroglio di Saluzzo passano dagli 81 annunciati
il
18 di marzo a 52. Per ora non chiuderà
il
re‑
parto
«Stiro». Saranno attivati gli ammortizzatori sociali con
la cassa integrazione per 24 mesi. L'azienda darà
incentivi all'esodo. Hanno dato i frutti 'sperati gli incontri in
Provincia e Regione tenuti lunedì fra i rappresentati dei lavoratori,
la proprietà e le istituzioni. Martedì gli operai si sono riuniti in
assemblea e hanno avvallato le proposte emerse dalla trattativa. «Devo dire che i miei
colleghi hanno
espresso
una
moderata soddisfazione- dice Ezio Concaro, uno
delle
«tute verdi» dello stabilimento - .
Il peggio pare passato. Abbiamo ottenuto quello che
speravamo:
il reparto "Stiro" che lavora sempre al massimo delle sue
possibilità resterà aperto per il momento, ci sono due anni di cassa
integrazione che ci danno un po' di tranquillità. Sono stati ridotti
gli esuberi. Ci sarà mobilità interna. Abbiamo dimostrato grande
impegno nella lotta con due giorni di sciopero e non era scontato.
Vorrei ringraziare, infine, chi ci ha dato una mano ad uscire
dall'empasse a
partire dai politici che ci hanno
ricevuto e che
hanno contattato l'azienda: Casini, Delfino, Damiano, Veltroni, Davico,
Crosetto, Enrico Costa, i sindaci della zona che hanno approvato
ordini del giorno come Saluzzo, Manta e Rifreddo e, infine,
il vescovo Giuseppe Guerrini».
Il 17
o 1'8 maggio i
delegati sindacali Angelo Vero, Femca-Cisl, Michele Penna, Filtea-Cgil,
e Alberto Battaglino, Uilta-Uil saranno a Roma per un colloquio coni
funzionari del Ministero del Lavoro per attivare la cassa integrazione
che dovrebbe partire entro fine maggio.
L'azienda metterà- in campo incentivi da 15 mila anni lordi per i
lavoratori che lasceranno voIontariamente
il
posto entro il 30 settembre 2008, cifra che scende a 10 mila per chi
se ne andrà entro
il
30‑
maggio
2009. Una ventina
di persone,
poi grazie agli ammortizzatori sociali si .collegheranno alla
pensione. In totale i tagli riguarderanno 35 persone. Alla
fine dei due anni saranno 123.
Oggi sono 175. Nel 2006 erano
più di 200.
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NDUSTRIA.SINDACALISTI
“Miroglio”, si spera nella bozza d’accordo
Da “La Stampa” del 16 aprile
I
lavoratori della «Miroglio» da ieri hanno meno incertezze sul loro
futuro. Dalle 12 alle 15 si sono riuniti in assemblea per ascoltare
dalla voce dei sindacalisti: «le aperture» dell'azienda sul numero dei
tagli e sulla possibilità di utilizzare ammortizzatori sociali.
L'industria tessile albese a metà marzo aveva annunciato 81 esuberi
(su 175 dipendenti) e l'intenzione di bloccare tre reparti su 4.
Lunedì i rappresentanti dei lavoratori hanno discusso della vertenza a
Torino con funzionari dell'Ufficio del Lavoro della Regione e con la
direzione aziendale del personale.
«Nel capoluogo regionale - spiegano i delegati Michele Penna,
Filtea-Cgil, Angelo Vero, Femca-Cisl, e Alberto Battaglino, Uilta-Uil
- c'è stato un passaggio positivo e ora si intravedono spiragli e un
futuro per il polo produttivo di Saluzzo. L'azienda ha presentato una
timida apertura con la possibilità di ridurre il numero degli esuberi
e la volontà di ricorrere alla cassa integrazione per 12 mesi grazie
all'intervento della Regione. I lavoratori ci hanno dato mandato pieno
per proseguire nella trattativa. In fabbrica c'è la consapevolezza che
lo stato dei fatti può migliorare. Lunedì abbiamo visto una bozza
d'accordo che potrebbe già essere firmata e resa definitiva la
prossima settimana».
Lunedì è previsto un nuovo incontro al tavolo tecnico aperto in
Regione sulla vertenza Miroglio. Martedì, nuove assemblee in cui il
piano, se sarà ratificato, potrà essere reso noto ai dipendenti in
tutte le sue parti. Intanto, i sindacalisti hanno già avviato contatti
con il ministero del Lavoro per ottenere la cassa integrazione per un
ulteriore anno. «Siamo soddisfatti per quello che abbiamo ottenuto
fino ad oggi - dice Ezio Concaro, dipendente - con un azione di gruppo
che potrebbe portare buoni risultati a favore di tutti». \
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SALUZZO.
FORSE MENO TAGLI
Vertenza Miroglio “Spiragli” di dialogo
Da “La
Stampa” del 15 aprile di ANDREA GARASSINO
«La Miroglio ha dimostrato una cauta apertura, la disponibilità a
convertire, eventualmente, la procedura di mobilità in cassa
integrazione e diminuire i tagli previsti». Mostrano un cauto
ottimismo i tre sindacalisti della fabbrica tessile saluzzese Angelo
Vero, Femca-Cisl; Michele Penna, Filtea-Cgil; e Alberto Battaglino,
Uilta-Uil che ieri hanno affrontato un «tavolo tecnico» all'Ufficio
regionale del lavoro a Torino. La settimana scorsa avevano incontrato
gli assessori al Welfare-Lavoro e all'Industria Teresa Migliasso e
Andrea Bairati.
A metà marzo la dirigenza del gruppo tessile albese aveva annunciato
la volontà di tagliare 81 dei 175 operai del polo di via Lagnasco.
Pochi giorni dopo erano state aperte le procedure di mobilità che,
dopo 75 giorni, portano ai licenziamenti. «La trattativa è ripresa e
continuerà - spiegano i tre rappresentanti dei lavoratori - e lunedì
prossimo saremo di nuovo in Regione. L'azienda, per la prima volta, ha
parlato di possibilità di attivare degli ammortizzatori sociali al
ministero del Lavoro. Sono importanti passi avanti, ma la valutazione
finale verrà fatta quando avremo tutti gli elementi a nostra
disposizione. E' importante prima verificare che si prosegua su questa
strada con la trattativa».
Fino a ieri l'azienda aveva rifiutato il dialogo. Non si è ancora
parlato di numeri, ma gli 81 esuberi potrebbero essere ridotti. Oggi
dalle 12 alle 15 i lavoratori si incontreranno per le assemblee. I
delegati sindacali illustreranno le evoluzioni di ieri e i possibili
sviluppi. Potrebbero essere stabilite nuove azioni di lotta e protesta
dopo i due giorni di sciopero indetti subito dopo l'annuncio dei
tagli, il 19 e 20 marzo. All'incontro di Torino, oltre ai
sindacalisti, erano presenti le Rsu dello stabilimento, i responsabili
del Personale della Miroglio Giuseppe Miroglio e Luigi Asteggiano, e
quelli di Confindustria Cuneo.
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SALUZZO.
IERI IN CURIA
Il vescovo incontra gli operai Miroglio “Faccio il tifo per voi”
Da “La Stampa” del 12 aprile
«Capisco i
vostri problemi e tifo per voi, ma sono in tribuna, non posso avere un
ruolo attivo e segnare un ‘’goal’’». Ha utilizzato una metafora
calcistica, ieri pomeriggio, il vescovo di Saluzzo Giuseppe Guerrini
per esprimere la sua solidarietà ai lavoratori della Miroglio.
Una delegazione di operai dello stabilimento tessile saluzzese è stata
ricevuta dal prelato in Curia. «A metà febbraio - hanno detto gli
operai - ci avevano ventilato l'eventualità di 16 esuberi, poi,
proprio prima di Pasqua, è arrivata la ‘’botta’’ con l'annuncio di 81
tagli. Potevano almeno aspettare ancora qualche giorno e dircelo dopo
le Feste». «Vogliono chiudere un reparto che lavora al cento per
cento» ha aggiunto Raffaele Dastrù, Rsu Cgil.
«Ottantuno lavoratori - sono state la parole del vescovo - sono
altrettante famiglie. Alcune di queste riusciranno comunque a
galleggiare, magari con altri lavori, ma per altre ci sarà il baratro.
Le persone devono essere la priorità rispetto al profitto, che
comunque ci deve essere: in caso contrario l'industria non regge».
Monsignor Guerrini si è impegnato a discutere del «caso Miroglio» con
il vescovo di Alba. «Parleremo della vostra preoccupazione in tutte le
parrocchie della diocesi - ha detto - perché come cristiani dobbiamo
farci carico di una situazione di sofferenza come questa, anche se
chiaramente non possiamo rilevare l'azienda».
Una richiesta dei lavoratori: «Sarebbe possibile fare un cenno alla
nostra vertenza durante la messa in diretta tv su Raiuno il 18 maggio
e magari sistemare uno striscione per far conoscere la nostra
situazione in tutto il Paese?». Il vescovo ha risposto che lo
strumento più indicato sarà un'intenzione durante la preghiera dei
fedeli.
Intanto, lunedì una delegazione di «tute verdi» della Miroglio
parteciperà ad una riunione nell'Ufficio del lavoro regionale, dove si
discuterà di ammortizzatori sociali e della riduzione del numero degli
esuberi.
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SALUZZO.
INCONTRO DELEGATI SINDACALI-ASSESSORI
I lavoratori annunciano nuove azioni di lotta Si spera nei fondi per
il settore tessile
Riduzione degli esuberi e ammortizzatori sociali
Da “La
Stampa” del 11 aprile di ANDREA GARASSINO
I lavoratori della Miroglio non hanno ancora stabilito la data delle
nuove azioni di lotta e dello sciopero che coinvolgerà tutti gli
stabilimenti del gruppo tessile albese. Ne hanno discusso ieri durante
le assemblee nello stabilimento. Al termine, le maestranze hanno
deciso di attendere fino a lunedì quando i sindacalisti saranno a
Torino per una riunione tecnica all'Ufficio del lavoro della Regione.
Già mercoledì i delegati degli operai erano stati nel capoluogo per un
primo incontro con l'assessore al Welfare e al Lavoro Teresa Migliasso
e con il collega all'Industria Andrea Bairati.
«Li abbiamo informati della situazione - dicono Angelo Vero,
Femca-Cisl; Michele Penna, Filtea-Cgil; e Alberto Battaglino,
Uilta-Uil - e della volontà dell'azienda di ‘’tagliare’’ 81 dei 175
dipendenti di Saluzzo. Era presente anche la direzione dell'industria
che ha avuto modo di esporre il piano di ridimensionamento. Noi non
abbiamo potuto far altro che ribadire la nostra assoluta contrarietà
ai licenziamenti».
Posizioni ancora una volta immutate, ma l'assessore Migliasso ha preso
alcuni impegni. «Ci ha assicurato - proseguono i rappresentanti delle
tre sigle sindacali - che contatterà l'azienda e proverà a chiedere un
ridimensionamento del numero degli esuberi e di cambiare il piano.
Infine, ma è molto importante dal nostro punto di vista, se
licenziamenti ci saranno, la Regione ha dato la disponibilità ad
intervenire con degli ammortizzatori sociali e con progetti di
formazione e successiva ricollocazione in altre realtà produttive del
territorio del personale. A livello tecnico, ad oggi, non è ancora
cambiato nulla, ma ci conforta l'appoggio politico della Giunta di
Mercedes Bresso. Speriamo che queste nuove sollecitazioni da parte
delle istituzioni possano già dare dei frutti lunedì. Poi decideremo
nuove iniziative di lotta».
Il morale dei lavoratori, all'interno dello stabilimento di via
Lagnasco, non è mutato. La preoccupazione è alta. Le buste paga più
«leggere» per i due giorni di sciopero a marzo per molti hanno
rappresentato un problema. Ieri c'è stata una partecipazione
numericamente buona alle assemblee in cui i delegati hanno illustrato
a tutti l'evolversi della vertenza. «La novità - spiega Ezio Concaro,
uno dei lavoratori, da 29 anni addetto alla manutenzione - potrebbe
essere l'arrivo di fondi destinati alla crisi delle aziende tessili
nel Biellese. Potrebbero essere la classica ‘’boccata d'ossigeno’’ per
la Miroglio, che così potrebbe voler rilanciare il sito saluzzese.
Serve, in ogni caso, un piano industriale nuovo per poter intercettare
queste risorse». A differenza di quanto avvenuto per un incontro a
Cuneo, lo scorso giovedì, lunedì non ci saranno presidi dei
lavoratori. «Ci sono gli scrutini per le elezioni - spiegano dalla
fabbrica di via Lagnasco - e la questura non permetterebbe
manifestazioni in strada».
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La crisi
Miroglio arriva in Regione
Previsto uno sciopero di tutto il gruppo
Da La
Gazzetta di Saluzzo” del 10 aprile di Andrea Garassino
A 23
giorni dall'inizio della «crisi Miroglio», le posizioni non sono
mutate. L'azienda ha ribadito anche a Cu-neo, giovedì scorso (3
aprile), la volontà di licenziare 81 dei 175 dipendenti dello
stabilimento saluzzese. Chiuderanno tre reparti su quattro. Uno
smantellamento in piena regola.
Giovedì
10 aprile i delegati sindacali esterni incontreranno a Torino
l'assessore regionale al Welfare e al Lavoro Teresa Migliasso. Con il
«nulla di fatto» dell'incontro a Cuneo fra i lavoratori e la
direzione aziendale nella sede di Confindustria, la contrattazione si
sposta dall'ambito locale a quello regionale e poi nazionale. «Mi ha
chiamato il Ministro del Lavoro Cesare Damiano - dice Raffaele Dastrò,
rsu della fabbrica - e mi ha comunicato che la prossima settimana ha
fissato un incontro con la famiglia Miroglio. Vedremo».Intanto i
lavoratori, durante l'assemblea che si è tenuta il 3 aprile di fronte
ai cancelli, hanno espresso la volontà di organizzare una
mobilitazione che riguardi tutto il Gruppo tutti i lavoratori e tutti
gli stabilimenti. E giorno in cui le «tute verdi» incroceranno le
braccia non è ancora stato deciso. «Abbiamo chiesto il ritiro della
procedura di mobilità - ha spiegato Angelo Vero della Femca-Cisl - e
loro l'hanno rigettato. Ci hanno detto che non ci sono novità e che
confermano il loro piano. Noi abbiamo ribadito che su queste basi
non siamo disposti a trattare. Quello che in gergo si chiama "mancato
accordo" chiude la prima fase di contrattazione in sede territoriale
che ora si sposta altrove».
«Non
c’è alcun piano strategico di rilancio per il futuro-ha attaccato
Alberto Battaglino della Uilta-Uil- per chi rimane a lavorare qui a
Saluzzo, per tutto il gruppo. E' cambiata la direzione, è mutato il
modo in cui si tratta con il sindacato. Ad oggi, ad esempio, non
abbiamo ancora potuto incontrare il direttore generale». -
«Abbiamo già perso fin troppo tempo -ha rincarato la dose Michele
Penna della Filtea-Cgil - dobbiamo "stanare" i vertici aziendali da
questa posizione. Siamo in fase di stallo. Non ci saranno investimenti
sulla fabbrica saluzzese per il 2008».
Il
morale dei lavoratori è ai «minimi storici», ma i sindacalisti hanno
provato a «caricare lé truppe»: «La battaglia non è persa, anche se è
molto difficile. Dobbiamo continuare a lottare e tenere alta
l'attenzione sulla nostra vertenza. Anche fuori dalla provincia si
deve parlare di noi». Al possibile, e ad oggi probabile, dimezzamento
del polo tessile saluzzese preoccupa anche gli altri dipendenti del
Gruppo Miroglio. «Nell'Albese se ne parla molto - ha spiegato Vero - e
se ci saranno mobilitazioni, molti risponderanno». La tensione è
alta e sugli scalini dell'ingresso si sfiora la «rissa verbale» fra
colleghi, ma con la mediazione dei delegati sindacali ritorna la calma
e si programmano le iniziative future. «E' ovvio che in questo
periodo sarebbe meglio non fare straordinari» hanno spiegato i tre
rappresentanti dei lavoratori «Bisogna considerare anche l'ipotesi di
uno sciopero a singhiozzo - sono state le parole di Penna - per non
gravare troppo sul portafoglio dei lavoratori». Le due giornate di
astensione dal lavoro del 19 e 20 marzo sono costate circa 130 curo a
testa alle maestranze. «E' vero che quattro giorni di sciopero
vogliono dire 300 curo in meno in busta, ma se fra sei.mesi sei per
strada non ne avrai proprio più» è stata l'amara chiosa di un
di-pendente. La crisi della Miroglio, che è giunta alquanto
inaspettata, continua a preoccupare gli ambienti politici locali.
Hanno
manifestato solidarietà alle maestranze il sindaco, alcuni assessori
e, nell'ultima assemblea, il capo gruppo di maggioranza Roberto
Pignatta. «Questarealtàproduttiva - ha detto -è fondamentale per
Saluzzo».
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SALUZZO.
CRISI E TENSIONI
Miroglio conferma gli esuberi
Da “La
Stampa” del 4 aprile di ANDREA GARASSINO
Una giornata di sciopero di tutto il gruppo Miroglio. È la risposta
dei sindacati alla direzione del gruppo albese dopo i colloqui di
ieri, i primi fra le parti, sulla vertenza dello stabilimento di
Saluzzo: la direzione martedì 18 marzo aveva annunciato 81 esuberi e
ieri li ha confermati. La data dell'astensione dal lavoro non è ancora
stata stabilita. Dopo le elezioni politiche, poi, sarà programmata una
manifestazione di tutti gli operai del gruppo che, con ogni
probabilità, si terrà ad Alba. L’incontro di ieri mattina di è svolto
nella sede di Confindustria Cuneo. Si sono confrontati i vertici
aziendali, i sindacalisti e la Rsu della fabbrica per affrontare il
ridimensionamento di Saluzzo. E' stata una riunione lunga, iniziata
alle 10,30 e terminata dopo le 14. Alla fine ognuno è rimasto fermo
sulla sua posizione. Di fronte alla sede di corso Dante un presidio di
lavoratori Miroglio di Saluzzo, di Alba e anche altri operai di
stabilimenti della «Granda».
Intorno al tavolo, da una parte c'erano le maestranze che chiedevano
il ritiro del piano di tagli e l'inizio di una nuova discussione,
dall'altra l'azienda che confermava la riduzione dei lavoratori (da
175 di oggi ai 95 previsti per la fine dell'estate) e la chiusura di
tre reparti su quattro. Dalle 15 alle 16,30, poi, i rappresentanti dei
lavoratori hanno incontrato le maestranze di fronte alla fabbrica
saluzzese, per un'assemblea in cui sono stati resi noti gli esiti
dell'incontro.
«Ci hanno spiegato nei dettagli l'apertura della procedura di mobilità
- ha iniziato Angelo Vero della Femca-Cisl - e hanno concluso dicendo
che non c'erano novità e che confermavano il piano. Per noi questo era
inaccettabile, così abbiamo ribadito le nostre posizioni e si è
stilato il documento di mancato accordo che sarà spedito in Regione».
«Su queste basi non siamo disposti a discutere», ha rincarato Alberto
Battaglino della Uilta-Uil.
Con la rottura di ieri è terminata la prima fase di trattativa in
ambito locale e ora «la partita» si sposta a Torino.
«Ci siamo già passati nel 2006 quando ci sono stati 44 esuberi - ha
aggiunto Battaglino -, ma allora c'era una strategia di rilancio per
chi rimaneva in fabbrica e anche per tutto il gruppo. E' cambiata la
Miroglio e il modo che ha la dirigenza di trattare con i lavoratori:
ad oggi non abbiamo ancora incontrato il direttore generale per
chiedergli i piani per il futuro. Siamo preoccupati per l'assetto
complessivo del gruppo e per tutti i lavoratori. Anche nell'Albese c'è
massima allerta». «Ci hanno anche detto - ha precisato Michele Penna
della Filtra-Cgil - che non sono previsti investimenti sul polo di
Saluzzo per il 2008. Per noi questo è il segnale che tutti rischiano.
La fabbrica non reggerà con soli 90 dipendenti».
«La battaglia, in ogni caso, non è persa - hanno concluso i tre
sindacalisti -, ma dobbiamo continuare a combattere e spostare
l'attenzione più in alto, coinvolgendo l'assessorato regionale, la
politica nazionale e il Governo. La lotta continua». I lavoratori
hanno espresso un forte malumore e la discussione ha anche assunto
toni polemici e aspri, ma i delegati hanno tentato di ricomporre le
diversità e hanno invocato un'azione unitaria.
All'assemblea è anche intervenuto Roberto Pignatta, capogruppo di
maggioranza in Consiglio comunale, a nome delle istituzioni cittadine.
«La vostra realtà produttiva è fondamentale per Saluzzo - ha detto -.
La nostra attenzione sui vostri problemi sarà sempre massima».
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Occupazione:
Casini, Damiano, Veltroni e sindaco incontrano gli operai
81 esuberi alla Miroglio si muove la politica
Da “Gazzetta
di Saluzzo” del 27 marzo di Andrea Garassino
Se ne parla mercoledì (26 marzo) in assemblee all'interno
dello
stabilimento, se ne parla quella stessa sera in Consiglio comunale,
ma non ne parlano ancora i sindacati e l'azienda.
E' passato poco più di una settimana dall'annuncio,martedì
scorso
(18 marzo) della direzione
di Alba di 81 esuberi alla Miroglio
di Saluzzo. Poche parole:
«Nell'ambito di una ristrutturazione
della Divisione Filo del Gruppo
Miroglio verranno cessate alcune attività non ritenute più strategiche. Si tratta dei reparti testurizzo,
stiro, tinto in pasta oltre che di parte dei servizi collegati,
situati presso lo stabilimento
di Saluzzo. Sarà invece mantenuta l'attività storica della
filatura».
Stop per tre reparti su quattro. I sindacati hanno
rigettato questo
piano e hanno chiesto un nuovo summit con l'azienda che, ad oggi,
non ha risposto. I rappresentanti dei lavoratori hanno anche
chiamato Confindustria.
Sconfortati i dipendenti. In fabbrica c'è disagio. «La
situazione è cupa, si entra dentro lo stabilimento e sembra che
non ci sia più speranza, ci sono pochi stimoli per lavorare, ci
si sente quasi presi in giro. Il morale è sotto i
piedi». Sono le
parole di Raffaele Dastrù, rsu Filtea-Cgil.
Intanto martedì è iniziato un
«giro» di confronto fra tutti i lavoratori
degli stabilimenti del gruppo. lotta. 1125 marzo lo stabilimento
"Transfer" di Alba. Mercoledì
la fabbrica di via Lagnasco,
giovedì Covone. Venerdì il
"Magazzino finiti" ala prossima settimanaiP'Centro
direzionale' ad Alba. Tutti i livelli della politica sono
stati investiti dalla “crisi Miroglio”. “Gli 81 esuberi
annunciati fanno pensare ad un disimpegno- dice Roberto Pignatta,
capogruppo di maggioranza in Consiglio Comunale – è importante
mantenere un sito produttivo così nel Saluzzese. Cercheremo
un incontrare con la
dirigenza
in
cui si pensi
a non
depotenziare
lo stabilimento. Come consiglieri siamo vicini agli operai
che rischiano di
perdere il posto di lavoro».
Sorpreso e sostanzialmente
d'accordo con il «collega» dello schieramento opposto Stefano
Quaglia, capogruppo Udc: «Siamo
sconcertati per il precipitare della situazione e siamo solidali
con le maestranze e con
le
rispettive famiglie. Auspichiamo una riunione con la proprietà
per sondarne le intenzioni. Infatti, quando il Consiglio aveva
parlato con la Miroglio nel 2006 le
prospettive erano diverse, si
annunciava sviluppo e ricerca
per il futuro».
La scorsa
settimana delegazioni di lavoratori Miroglio, durante i
due giorni di sciopero
proclamati dopo l'annuncio dei tagli, mercoledì e giovedì, avevano
incontrato alcuni «big» della politica nazionale impegnati
in campagna elettorale nella Cruda.'
Alla caserma
Mario Musso gli operai tessili saluzzesi sono stati
ricevuti da Pierferdinando Casini, candidato premier per
l'«Unione di centro», mentre a
Cuneo, il 20 marzo,i dipendenti Miroglio
hanno parlato con Cesare Damiano, Ministro del Lavoro uscente e
candidato per il Pd alla Camera
dei Deputati
. Tutti e tre i leader hanno assicurato impegno
per contattare la direzione aziendale. Erano accompagnati dal
sindaco di Saluzzo Paolo Allemano che poi è stato al presidio di
fronte ai cancelli della fabbrica. «Comprendiamo la gravità di
questa situazione - ha detto -
per voi, le vostre famiglie e tutto il
Saluzzese Affronteremo questa
difficile vertenza insieme, con tutta la forza possibile. Ne
parleremo in Consiglio. E’ un momento terribile, ma lo vivremo
insieme. Questo è un problema di tutti, non sentitevi soli”.
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Il Consiglio comunale “Siamo tutti solidali
con lavoratori Miroglio”
da "La Stampa" del 27 marzo 2008
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«2006: meno 44. 2008: meno 81; 200?:
chiude. Difendiamo il futuro». E’ lo slogan sullo striscione che
una delegazione di lavoratori della Miroglio (dove sono stati
annunciati 81 esuberi) ha portato ieri in Consiglio comunale a
Saluzzo.
Una seduta che si è aperta affrontando la crisi occupazionale che
ha investito lo stabilimento di via Lagnasco. Maggioranza e
opposizione hanno presentato in maniera congiunta un ordine del
giorno di «preoccupazione» per i tagli e vicinanza agli operai e
alle famiglie, in cui si esprime l’auspicio che l’azienda riveda
le sue strategie. Il documento verrà inviato a Regione, Provincia
e alla Miroglio. Il presidente del Consiglio Caterina Rinaudo ha
poi interrotto la discussione per consentire l’intervento di
alcuni lavoratori. «Vi ringrazio a nome di tutti per la
disponibilità - ha detto Ezio Concaro, dipendente Miroglio a
Saluzzo da oltre 30 anni -. Non capiamo la decisione dell’azienda
perché i nostri reparti “girano” a pieno ritmo, ci sono le
commissioni, confezioniamo prodotti molto buoni e ci sono solo
altri quattro stabilimenti come il nostro in Europa. Speriamo che,
con l’impegno che state mettendo in questa vertenza, la proprietà
riveda le sue posizioni». |
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SALUZZO.
ANNUNCIATI 81 ESUBERI
Crisi Miroglio in Consiglio
da “La Stampa” del 26 marzo di
ANDREA
GARASSINO
Dopo un fine settimana di relativa tranquillità, oggi a mezzogiorno
tornano a riunirsi i 175 lavoratori Miroglio. La direzione ha
annunciato 81 esuberi, la chiusura di tre reparti su quattro e il
«taglio» di altri 10 dipendenti albesi collegati alle attività della
fabbrica saluzzese. L’«allarme occupazione» è scattato per tutte le
maestranze del gruppo con sede ad Alba.
Forti timori
«Abbiamo iniziato un giro di assemblee che coinvolgeranno i dipendenti
– dicono Angelo Vero, Femca-Cisl; Michele Penna, Filtea-Cgil; e
Alberto Battaglino, Uilta-Uil – per stabilire insieme iniziative di
lotta. Il primo polo interessato è stato oggi (ieri, ndr) lo
stabilimento ‘’Transfer’’ di Alba. Domani (oggi, ndr) sarà la volta di
Saluzzo, giovedì saremo a Govone, venerdì nel ‘’Magazzino finiti’’ e
la prossima settimana al ‘’Centro direzionale’’ sempre ad Alba».
Intanto, questo pomeriggio la «questione Miroglio» sarà affrontata dal
Consiglio comunale. Gli amministratori dovrebbero votare un ordine del
giorno di sostegno ai lavoratori. «Gli 81 esuberi – dice il capogruppo
di maggioranza Roberto Pignatta (Pd) – fanno pensare ad un disimpegno
del gruppo tessile a Saluzzo. Il Consiglio inviterà la direzione a
mantenere in piena forza il sito produttivo. Faremo presente la nostra
solidarietà agli operai». «E’ importante che il Comune incontri la
proprietà – precisa Stefano Quaglia (Udc), della minoranza – per
comprendere quali siano i piani per la fabbrica, visto che nell’ultimo
meeting di quasi due anni fa si erano tracciate prospettive diverse.
Siamo sconcertati e vicini agli operai e alle loro famiglie». Anche
gli amministratori comunali di Manta affronteranno il «caso Miroglio»
stasera alle 21.
Amara sorpresa
Lo scorso martedì, a sorpresa, la direzione aveva annunciato ai
delegati sindacali i tagli occupazionali che si inquadrano
«nell’ambito – si legge in un comunicato - di una ristrutturazione
della Divisione Filo, con la cessazione di alcune attività non più
strategiche: i reparti ‘’testurizzo’’, ‘’stiro’’, ‘’tinto in pasta’’».
I sindacati hanno subito rigettato il piano dell’azienda e sono in
attesa che venga fissato un nuovo incontro. Mercoledì scorso i
lavoratori hanno proclamato uno sciopero che è poi stato prolungato
fino a giovedì, quando è giunta alle segreterie sindacali la lettera
che apriva ufficialmente la procedura di mobilità. Sabato una
delegazione di dipendenti ha distribuito volantini al mercato
settimanale per sensibilizzare la popolazione. Ieri è stata anche
inviata una richiesta di incontro con Confindustria.
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SALUZZO.
IERI AI SINDACATI
Miroglio: lettera ufficiale sulla mobilità di 81
addetti
Da “La Stampa” del 21 marzo -
«Con i primi due giorni di sciopero abbiamo voluto dare un segnale
forte - dicono i rappresentanti sindacali Mauro Gallarate, Uilta-Uil,
e Raffaele Dastrù, Femca-Cgil - alla direzione del gruppo. Aspettiamo
risposte, poi decideremo il calendario delle iniziative». Oggi i 175
dipendenti della Miroglio di Saluzzo sono tornati a lavorare. Martedì
il colosso tessile albese aveva annunciato 81 esuberi sullo
stabilimento di via Lagnasco. Sempre ieri è giunta ai sindacati la
lettera che apre ufficialmente la procedura di mobilità.
Una delegazione di lavoratori Miroglio è stata ricevuti mercoledì sera
da Pier Ferdinando Casini, candidato premier per l’Udc impegnato nel
comizio elettorale a Saluzzo. Ieri pomeriggio a Cuneo c’è stato un
incontro con il leader del Pd Valter Veltroni e il ministro del Lavoro
Cesare Damiano, accompagnati dal sindaco di Saluzzo, Paolo Allemano. I
politici hanno espresso «vicinanza» alle maestranze e si sono
impegnati a prendere contatti con l’azienda. Poi il primo cittadino ha
incontrato i lavoratori ai cancelli. «Comprendiamo la gravità della
situazione - ha detto - per voi, le famiglie e tutto il Saluzzese.
Affronteremo la difficile vertenza insieme. Ne parleremo in Consiglio
la prossima settimana. Non sentitevi soli».
Gli operai, che hanno mantenuto per due giorni un presidio fuori dai
cancelli di via Lagnasco, stanno valutando nuove azioni. «Ci stiamo
organizzando per distribuire volantini al mercato del sabato -
spiegano - e di fronte al negozio Vestebene di Saluzzo, perché è il
marchio che ormai comanda il nostro gruppo e da cui dipende il
futuro». I delegati sindacali hanno annunciato l’intenzione di
coinvolgere anche gli operai degli altri stabilimenti Miroglio. «E’
previsto un giro di assemblee la prossima settimana con i
rappresentanti delle fabbriche del gruppo - dice Alberto Battaglino
della Uilta-Uil – e se la direzione continuerà a darci risposte
inaccettabili ci sarà un’azione congiunta da parte di tutti». La
prossima settimana chiederanno un incontro con la dirigenza: la
Miroglio ha annunciato il taglio di 81 posti di lavoro su 175, la
chiusura immediata di due reparti e di un terzo entro l’estate
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Assemblea a Saluzzo sui tagli alla Miroglio
Da “La Stampa” del 20 marzo
Nuovo sciopero e assemblea di fronte ai cancelli, oggi, alla «Miroglio»
di Saluzzo. L’azienda ha annunciato martedì l’intenzione di tagliare
81 posti di lavoro su 175 e la chiusura di tre dei quattro reparti. I
sindacati hanno immediatamente respinto la proposta dei vertici
aziendali e sono iniziate le proteste dei lavoratori.
Già ieri le maestranze avevano bloccato la produzione per tutto il
giorno e allestito un presidio al bordo strada. A mezzogiorno si sono
riuniti e hanno discusso delle mosse future: oggi nuovo sciopero,
domani volantinaggio al mercato di Saluzzo. Sono previsti il
coinvolgimento del Consiglio comunale, una manifestazione pubblica con
corteo a Saluzzo e Alba (sede del gruppo tessile), l’interessamento
delle segreterie nazionali e del Ministero per le Attività produttive.
«Dobbiamo coinvolgere tutti i lavoratori del gruppo Miroglio in questa
battaglia – ha detto Alberto Battaglino (Uilta-Uil) – e pensare anche
a scioperi di tutti gli stabilimenti». «Non può passare l’idea che la
direzione tagli i posti di lavoro – ha detto Michele Penna (Filtea-Cgil)
– senza che si inizi a discutere. Devono comunicarci le strategie e i
piani industriali. Ormai la Miroglio è diretta dai vertici di
Vestebene che hanno una logica commerciale. Pagano i testimonial della
pubblicità mentre licenziano i lavoratori».
«Il fatto più preoccupante – sono state le parole di Angelo Vero,
rappresentante diFemca-Cisl – è che l’intenzione è quella di chiudere
il reparto “Ricerca” e questo vuol dire che si abbandona tutta e si
vuole solo chiudere». «Sarà un problema anche per i commercianti di
Saluzzo – è stato il commento di un operaio – se cento famiglie
perdono il lavoro». Se non ci saranno trattative, le prime buste di
mobilità arriveranno tra 75 giorni. «La lotta sarà lunga e dovremmo
continuare con la stessa forza di oggi» hanno concluso i sindacalisti.
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SALUZZO. DIFFICOLTÀ DI MERCATO
La Miroglio “taglia”
81 posti
da "La Stampa" del 19 marzo di ANDREA
GARASSINO
«Hanno annunciato 81 esuberi su 175 dipendenti. È l’ipotesi
peggiore che ci potevano prospettare». Angelo Vero (Femca-Cisl),
Michele Penna (Filtea-Cgil) e Alberto Battaglino (Uilta-Uil), i
tre esponenti del sindacato che si occupano della Miroglio di
Saluzzo, ieri hanno convocato una mini-assemblea fuori dallo
stabilimento per comunicare ai lavoratori gli esiti di un
incontro con la direzione svolto pochi istanti prima. Altri
dieci posti sarebbero «da tagliare» ad Alba, fra quelli
collegati con le lavorazioni saluzzesi. «Non ci pare una
proposta credibile – hanno continuato i tre sindacalisti –,
l’abbiamo respinta. Deve iniziare un momento forte di lotta.
Dobbiamo decidere come reagire. Dobbiamo essere uniti e in tanti
fin da domani (oggi, ndr)».
Le iniziative dei lavoratori prenderanno il via oggi con 8 ore
di sciopero su tutti i turni. Intorno a mezzogiorno verrà
convocata un’assemblea dei lavoratori del gruppo tessile di
Saluzzo per stabilire un calendario delle azioni delle prossime
settimane.
Quali le motivazioni che hanno portato a dimezzare il polo
produttivo di via Lagnasco? «La Miroglio – ha detto Angelo Vero
di fronte ai cancelli – ha giustificato l’intenzione di
‘’tagliare’’ 81 lavoratori dicendo che c’era stato un decremento
del 30% del portafoglio clienti e del 40% solo su Saluzzo. Ci
sono difficoltà di mercato, la crisi congiunturale. Hanno usato
queste parole: ‘’intendiamo abbandonare tutte le nuove
iniziative’’ e fra queste anche il reparto di Ricerca che
dovrebbe perdere 10 dei 37 addetti». «Meno male che doveva
essere il futuro» è l’amaro commento di un lavoratore
intervenuto all’assemblea. Qualcuno ipotizza azioni «di forza»
fin da subito e sussurra: «Non dovremmo lasciar uscire i camion
dal magazzino».
Secondo quanto emerso dall’incontro di ieri tra la direzione del
personale e i sindacati, sarebbero tre su quattro i reparti
della fabbrica di Saluzzo a «tremare»: verrebbe chiusa l’ultima
parte del «Testurizzo», lo «Stiro» che secondo le organizzazioni
dei lavoratori ha molto commesse e, infine, il «Master» che non
occupa tante persone, ma che era la divisione su cui puntava
l’azienda per rilanciare la produzione.
«È la dismissione totale di tutte le iniziative della precedente
dirigenza – hanno concluso i tre sindacalisti -, per
intraprendere invece una vecchia strada, cioè tagliare teste per
tagliare i costi, senza dare prospettive. Questo stabilimento
rimarebbe con poco più di 80 persone su tre turni a ciclo
continuo: abbiamo chiesto che ci dimostrino con i numeri che è
una situazione sostenibile dal punto di vista dei costi
aziendali. Non c’è un piano industriale, abbiamo paura che
‘’scoppi’’ tutto. Abbiamo espresso tutta la nostra contrarietà a
questa prospettiva che non è un piano, ma un taglio e basta. In
queste condizioni non discutiamo. Servono proposte serie e
credibili».
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OCCUPAZIONE. VERTICE VENERDI'
Ripreso il lavoro a
metà gennaio operai Miroglio di nuovo in Cassa
da "La Stampa" del 18
febbraio 2008 di A.G.
Si
torna a parlare di cassa integrazione
alla «Miroglio» di Saluzzo.
Ne discuteranno venerdi sindacati e vertici del gruppo
tessile albese, ma l'argomento è già «all'ordine del giorno» fra i
lavoratori, circa 170 persone.
La cassa integrazione ordinaria aveva già riguardato la fabbrica di
via Lagnasco a cavallo fra il vecchio e il nuovo anno. I macchinari si
erano fermati il 22 dicembre ed erano stati rimessi in funzione, a
pieno regime, intorno a metà gennaio.
«E' chiaro che
c'è preoccupazione
fra gli operai - spiega Angelo Vero della Cisl -: vedremo
dopo aver parlato con la
ditta la reale portata del
provvedimento. Si parla di cassa integrazione
ordinaria e non riguarderà tutti gli effettivi dello stabilimento.
Inoltre, vogliamo analizzare con la direzione aziendale
il piano industriale e le
prospettive per il polo produttivo saluzese
nei prossimi anni». Qualche
operaio ha già sentito «voci»
non ancora confermate ufficialmente: si tratterebbe di 13
settimane di «cassa» a rotazione a partire da aprile.
«Stiamo affrontando
flessioni del mercato - spiega il direttore del personale, Giuseppe
Bertolino - e utilizziamo la cassa
integrazione ordinaria, che
non è
una misura
strutturale. Sul numero di
persone coinvolte e sul
periodo le
decisioni saranno prese dopo la discussione di venerdi
con i sindacati». [A.
G.]
Archivio rassegna stampa locale
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