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Sit-in di pugliesi alla Miroglio

Cassaintegrati dello stabilimento di Ginosa rischiano la mobilità

da "La Stampa" del 8 maggio 2012 di CR. B.]


Sono arrivati di buon’ora schierarsi, davanti allo stabilimento di via Santa Barbara, quando gli impiegati entravano al lavoro. Nove operai della Miroglio di Ginosa, in Puglia, hanno affrontato il viaggio in pulmino di notte e, ieri, hanno organizzato un piccolo e pacifico sit-in davanti alla sede centrale albese del gruppo tessile.
Vestiti tutti con la stessa t-shirt «di protesta», hanno appeso alcuni striscioni e, accompagnati dai rappresentanti sindacali locali, hanno spiegato la motivazione del loro viaggio in attesa di parlare con i vertici aziendali. «Siamo qui perchè il 24 aprile si sono aperte le procedure per la mobilità e dal 30 giugno saremo tutti a casa - ha detto Giovanni Alfieri, rappresentante della Femca-Cisl di Ginosa -. Vogliamo sensibilizzare Alba e il territorio su quello che sta accadendo al Sud, dove la Miroglio ha avviato un’azienda con cospicui fondi pubblici e da tre anni non solo ha fermato la produzione, ma ha svuotato lo stabilimento e non ha mantenuto la promessa della riconversione».
Negli ultimi giorni si era riaccesa la protesta dei 223 ex lavoratori dello stabilimento pugliese e alcuni di loro, durante una rimostranza, erano saliti sul tetto del capannone in disuso. Il gruppo tessile, con il ministero, ha avviato in questi mesi tre diverse ipotesi per la riconversione, ma nessuna ha avuto buon fine. «Non vogliamo essere mantenuti dalla cassa - hanno aggiunto gli operai -. Vogliamo tornare al lavoro. Se non saranno rispettati gli accordi verremo qui tutti, con le nostre famiglie: stiamo organizzando una manifestazione di massa per far sentire la nostra voce».
Dalla Miroglio non sono state rilasciate dichiarazioni. Ha invece incontrato i lavoratori pugliesi il sindaco di Alba, Maurizio Marello, che ha risposto di «essere in contatto con l’azienda per seguire la vicenda e di avere organizzato un incontro la prossima settimana con l’ad Giuseppe Miroglio, impegnato all’estero per lavoro».

 

 

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Saluzzo, alla Miroglio 5 settimane di cassa 

Da “La Stampa” del 1 dicembre 2011 di [A. G.]


Cinque settimane di cassa integrazione ordinaria per calo degli ordinativi. Domani sarà l’ultimo giorno di lavoro per 111 dipendenti dello stabilimento «Miroglio» di via Lagnasco a Saluzzo. La cassa inizierà lunedì. Riprenderanno il loro posto in fabbrica dopo le Feste natalizie, a partire da domenica 8 gennaio. Da due anni, inoltre, tutto il personale saluzzese del gruppo tessile albese lavora con un contratto di solidarietà al 40 per cento, cioè 24 ore su quaranta alla settimana, tre giorni su cinque, a rotazione. «Nella fase finale dell’anno - dice Michele Penna, Cgil è normale una minor intensità dei carichi di lavoro. Adesso a questo quadro si aggiungono i problemi legati alla crisi. La cassa integrazione non dovrebbe destare troppe preoccupazioni, ma vedremo come sarà la situazione a gennaio, alla ripresa».
Angolo Vero, Cisl, aggiunge: «L’azienda ha pianificato degli investimenti sullo stabilimento di Saluzzo e sta mantenendo i suoi impegni per una nuova tecnologia sul settore Filo. Ci hanno comunicato di recente di un repentino calo di mercato e ci sono le incertezze della crisi a rendere il quadro più problematico, quindi abbiamo acconsentito all’utilizzo degli ammortizzatori sociali».
Nel 2012 la sede saluzzese di «Miroglio» avrà una quindicina di lavoratori in più. Si tratta di personale attualmente impiegato al Centro direzionale di Alba che si occupa del comparto Filo (impiegati e addetti commerciali). Saranno tutti trasferiti in via Lagnasco.

 

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Contratto di solidarietà per 56 dipendenti Miroglio

Da “La Stampa” del 14 settembre di [G. F.]


Un contratto di solidarietà per 56 dipendenti della società «Miroglio Fashion» di Alba: scatterà il 1˚ottobre e durerà un anno. L’accordo è stato firmato all’Unione industriale di Cuneo tra azienda e sindacati. Prevede la riduzione dell’orario di lavoro del 20 per cento. Sulle ore non prestate interverrà un’integrazione salariale riconosciuta dall’Inps (dal 60 all’80%). I sindacati hanno convocato per domani l’assemblea dei lavoratori per illustrare l’accordo.

 

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Miroglio, 29 esuberi Nessuno sarà licenziato

 

Da “La Stampa” del 30 luglio di ROBERTO FIORI

ALBA.

 

Il gruppo Miroglio e le organizzazioni sindacali hanno raggiunto un primo accordo sul piano di ristrutturazione che l’azienda albese intende attuare al centro direzionale della divisione Miroglio Textile, in strada Tagliata. La firma del documento è avvenuta martedì a Torino, all’ufficio regionale del lavoro, e prevede un’intesa per avviare nelle prossime settimane le procedure di cassa integrazione straordinaria a rotazione che consentiranno a una quindicina di impiegati di andare in pensione entro la fine dell’anno.

Se ne è parlato l’altra sera anche in Consiglio comunale. «Il piano complessivo spiegano i rappresentanti di Cigl, Cisl e Uil - prevede un esubero di 29 persone tra impiegati e addetti ai servizi. Per chi non andrà in pensione sono previste ricollocazioni all’interno dell’azienda ed eventuali incentivi all’esodo volontario». E aggiungono: «Siamo consapevoli delle difficoltà del settore tessile, ma continuiamo a esprimere perplessità sulla scelta di ridimensionare pesantemente il centro direzionale con il suo "palazzo di vetro", uno dei simboli del Gruppo».

Dall’azienda precisano: «Il piano di ottimizzazione della sede di strada Tagliata fa parte di un progetto complessivo di riorganizzazione e rilancio del settore tessile. Lo scopo di questi intereventi è creare strutture più moderne e funzionali, avvicinando ai singoli stabilimenti di produzione i rispettivi uffici». Una parte andrà alle filature Miroglio a Saluzzo entro fine anno, un’altra al polo logistico avanzato di Castagnole entro la primavera 2012.

E aggiungono: «Sono previsti investimenti per 4,2 milioni di euro: 1,5 per adeguare gli uffici, 500 mila per potenziare la struttura informatica, 2,2 per la realizzazione di un impianto fotovoltaico a Castagnole».

 

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Allarme dei sindacati per la Miroglio Textile

 

“Temiamo la chiusura del centro direzionale di strada Tagliata”

 Da “La Stampa” del 16 luglio 2011 di ISOTTA CAROSSi

Siamo molto preoccupati per la situazione della Miroglio Textile, la divisione tessuti del gruppo albese. Dopo cinque piani di ristrutturazione in provincia di Cuneo, adesso ci è stata prospettata una sesta ‘’risistemazione’’, che prevede lo smembramento e la chiusura del centro direzionale di strada Tagliata, uno dei simboli del Gruppo». A lanciare l’allarme, i sindacati Cisl, Cigl e Uil in una conferenza stampa congiunta.

«I lavoratori - spiega Angelo Vero, Cisl - dovrebbero essere divisi tra Saluzzo e Castagnole. Trenta gli esuberi. Una scelta che non possiamo condividere, soprattutto in mancanza di una strategia generale. Da oltre due anni chiediamo di vedere un piano industriale. Se esiste, chiediamo che ci venga presentato. La fiducia di operai e impiegati è al minimo storico, la preoccupazione al massimo».

«Chiudere il punto di riferimento albese - dice Michele Penna, Cigl - è un brutto segnale. Fino a qualche anno fa, l’idea era di spostare lì tutto il centro direzionale». Alberto Battaglino, Uil, commenta: «Capiamo le difficoltà del settore dovute soprattutto alla grande concorrenza, però vogliamo anche ricordare l’era di Franco che, proprio nei periodi di crisi, faceva importanti investimenti per sostenere l’azienda». Ci tiene a precisare, però, che «ad oggi mai nessun dipendente è stato lasciato a casa in malo modo. I prepensionamenti e le rilocalizzazioni hanno sempre funzionato bene».

Dall’azienda albese sono subito arrivate rassicurazioni: «Stiamo attuando un piano di ottimizzazione della sede di strada Tagliata che fa parte di un progetto complessivo di riorganizzazione e rilancio del settore tessile. Lo scopo è creare strutture più moderne e funzionali rispetto al ‘’palazzo di vetro’’, avvicinando ai singoli stabilimenti di produzione i rispettivi uffici. Una parte, alle filature Miroglio a Saluzzo entro fine anno, un’altra al polo logistico avanzato di Castagnole, entro la primavera 2012. Il 26 luglio saremo in Regione per chiedere la cassa integrazione straordinaria per supportare il personale in esubero, 30 dipendenti, fino al pensionamento o alla rilocalizzazione. Inoltre, sono previsti investimenti di oltre 4 milioni di euro, 1,5 per adeguare gli uffici, 500 mila per potenziare la struttura informatica, 2,2 per la realizzazione a Castagnole di un impianto fotovoltaico».

Cosa rimarrà dunque in strada Tagliata? «Lo stabilimento carta transfer rimarrà operativo e il progetto del centro direzionale non viene abolito, ma solo non è realizzabile nel breve periodo».

Il sindaco Maurizio Marello questa settimana ha incontrato il nuovo presidente del Gruppo, Carlo Callieri, accompagnato dall’ad Giuseppe Miroglio. «E’ stato un incontro di presentazioni precisa -, ma prenderò al più presto contatto con le organizzazioni sindacali. Il centro direzionale di corso Asti, di cui si è parlato anche ieri in Consiglio comunale, a quanto ci risulta, non è stato messo in discussione dall’azienda».

 

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Miroglio: investimenti e cassa integrazione

Da “Gazzetta d’Alba” del 21 dicembre 2010

Un piano di ristrutturazione per Miroglio Textile, che punta sul riassetto delle proprie stamperie – in particolare su quella di Govone, dove lavorano 400 addetti – e la cassa integrazione straordinaria richiesta per un periodo di 24 mesi. È la sintesi di quanto accadrà allo stabilimento, per il quale saranno destinati 7,5 milioni, in parte per la sostituzione di alcuni impianti di stampa a cilindri con nuovi macchinari di ultima tecnologia ink-jet, considerata la migliore sul mercato.

La Direzione. «Le tendenze vanno verso la commercializzazione di lotti di piccolo metraggio », spiegano dalla Direzione aziendale. «Si è reso necessario un piano di riorganizzazione della stamperia per permettere all’azienda di rispondere in termini di competitività a un mercato i cui volumi di produzione si stanno spostando sempre più fuori dall’Europa e richiede sempre maggior flessibilità, lotti produttivi sempre più piccoli e varianti di disegno sempre diverse».

Alberto Battaglino della Uil tessile: «Oggi la concorrenza nel settore vince con la qualità e la consegna veloce. Sappiamo che per concorrere con la Cina, ad esempio, dobbiamo puntare sulla qualità. In più dalla Cina ci vogliono più di tre settimane per la consegna dei prodotti: il mercato italiano ha bisogno di tempistiche più brevi».

Cassa integrazione. I 7,5 milioni non verranno destinati solamente ai macchinari, ma anche ai lavoratori. È in corso una riorganizzazione dei processi di lavoro interni, un adeguamento della sicurezza dell’ambiente di lavoro alla nuova impiantistica e una formazione del personale interessato alla sostituzione degli impianti. Il piano di ristrutturazione prevede quindi la cassa integrazione straordinaria richiesta per un periodo di 24 mesi al fine di fronteggiare e accompagnare in modo non traumatico la riorganizzazione dei processi di lavoro e il dimensionamento dell’organico. «Il numero di persone per le quali verrà utilizzata la cassa integrazione sarà determinato sulla base delle esigenze tecnico-organizzative legate al piano di ristrutturazione e ai progressivi interventi sugli impianti», fanno sapere dalla Miroglio.

Angelo Vero. «La Cisl, unitamente a Cgil e Uil», spiega Angelo Vero, della Cisl tessili, «suggerisce un percorso di cassa integrazione per quelle persone che, attraverso lo strumento della mobilità, potrebbero collegarsi alla pensione e quindi lasciare volontariamente l’azienda».

 

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Miroglio Fashion
«Non ci sono posti a rischio»

Da “La Stampa” deò 14 ottobre 2010

Smentite le voci che parlavano di «posto a rischio» per le dipendenti dello stabilimento Vestebene (ora Miroglio Fashion) di strada Ravello a Bra. Il sindacalista Michele Penna (settore tessili della Cgil): «La produzione sarà spostata da Bra, ma le dipendenti non perderanno il posto di lavoro. Capiterà però che una decina di loro andrà a lavorare ad Alba, mentre la restante parte del personale si trasferirà nello stabilimento Miroglio di Pollenzo». Dal febbraio scorso per le dipendenti dello stabilimento di via Ravello è operativo il contratto di solidarietà, che scade a fine mese. Le lavoratrici della sede braidese vanno in azienda solo per metà settimana, percependo comunque l’80% dello stipendio (il 50% del quale è a carico dell’azienda e il restante a carico dell’Inps).

 

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I “no” di Miroglio ai sindacati
I lavoratori contestano all’azienda tessile la cassa integrazione: “È illegittima”

Da “La Stampa” del 17 febbraio di ROBERTO FIORI
ALBA
Una vertenza che rischia di diventare un braccio di ferro. E’ quello ingaggiato tra i sindacati e la Miroglio Textile, ovvero la divisione tessuti del gruppo albese, sulle modalità con cui si sta attuando il trasferimento del magazzino tessuti finiti e pronti per la spedizione dalla vecchia sede di Vaccheria al nuovo polo logistico di Castagnole Lanze.
Un trasloco che coinvolge un centinaio di persone, con un’ipotesi di esubero finale di 25-30 lavoratori, poichè il nuovo magazzino di Castagnole è altamente automatizzato. I primi dipendenti del reparto campionario sono già stati trasferiti a inizio gennaio. Per una dozzina di lavoratori, invece, è stata avviata la cassa integrazione straordinaria e il numero è destinato ad aumentare nelle prossime settimane. Ma è proprio in questa delicata fase che sono sorte alcune divergenze. I sindacati hanno più volte proposto all’azienda di praticare una cassa integrazione a rotazione, per non gravare sempre sugli stessi lavoratori. E hanno chiesto, anche tramite lettera, di limitare gli esuberi, riportando all’interno del magazzino di Alba alcuni lavori che sono stati esternalizzati. Ma dalla Miroglio sarebbero arrivate due risposte negative.
«Siamo molto stupiti e preoccupati della chiusura finora dimostrata dall’azienda, tanto più dopo le tante disponibilità date durante le varie ristrutturazioni di questi anni» dice Angelo Vero della Cisl. «Non accettano la rotazione e non fanno rientrare il lavoro dato all’esterno. E addirittura, invece di ridurre il numero di cassintegrati, stanno saltuariamente spostando a Castagnole alcuni lavoratori in carico ad Alba, per sopperire alle esigenze di lavoro».
Di fronte a questo atteggiamento, spiegano i rappresentanti sindacali, «saremo costretti a impugnare la cassa integrazione straordinaria all’ufficio provinciale del lavoro, ritenendo illegittimo il comportamento negativo tenuto dall’azienda».
I vertici di Miroglio Textile replicano: «Presteremo la massima attenzione alle problematiche occupazionali e verranno attivati tutti gli strumenti possibili per una corretta gestione degli ammortizzatori sociali. Il nostro obiettivo primario è infatti contenere l’impatto economico-sociale per i lavoratori coinvolti». E aggiungono: «Seguendo ciò che impone lo scenario economico di settore, la progettazione del nuovo polo logistico si è basata su processi altamente automatizzati e ciò purtroppo non ha consentito di rioccupare la stessa forza lavoro precedentemente utilizzata. Non si può prescindere da criteri quali innovazione, qualità, velocità e incremento del servizio globale».
Il nuovo polo logistico di Castagnole dal 2010 gestisce due attività che precedentemente venivano gestite negli stabilimenti di Alba: il reparto campionario finalizzato alla realizzazione delle tirelle utilizzate per la presentazione del prodotto al cliente e il reparto di magazzino che gestisce lo stoccaggio e la distribuzione.

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Cherasco
Per evitare licenziamenti tutti lavorano partime

Eq “La Stampa” del 11 febbraio di VALTER MANZONE
BRA
«Lavorare meno per lavorare tutti». È questa la filosofia che ha spinto direzione, maestranze e sindacati della vecchia Vestebene - oggi «Miroglio fashion», con sede unica in via Piumati, nel quartiere Oltreferrovia - a sottoscrivere il patto di stabilità che si è attivato dagli inizi del corrente mese.
La ditta, che solo nel 2009 è diventata una branca della divisione abbigliamento del Gruppo Miroglio, aveva avanzato - alla fine dello scorso anno - la richiesta di procedura di mobilità.
Dopo l’incontro avvenuto in Regione, si decise di optare per quest’altra soluzione, in quanto gli stessi dirigenti regionali avevano deciso di concedere l’attivazione del contratto di solidarietà. Tutti i 58 dipendenti che sono impiegati attualmente nella sede braidese della ditta, hanno accettato questo contratto per un anno, eventualmente prorogabile per ulteriori 36 mesi oltre la scadenza del febbraio 2011.
Le maestranze sono chiamate a svolgere il proprio lavoro a orario dimezzato, condizione che permette però di percepire comunque l’80% dello stipendio e mantenere - in modo proporzionale agli emolumenti introitati - anche la tredicesima, la quattordicesima e le ferie.
L’azienda deve versare il 50% dello stipendio, mentre la restante parte sarà a carico dell’Inps. Spiega il sindacalista Michele Penna, referente provinciale del settore tessile della Cgil: «Con questa modalità si offre all’azienda l’opportunità di ridurre notevolmente i costi e si applicano per i lavoratori tutta una serie di azioni dinamiche, per cui non si parla solo di sussidio, ma si consente loro di rimanere nel sistema produttivo, anche se per un tempo ridotto».
La storia della ditta Vestebene affonda a Bra le radici già agli inizi degli Anni ’70, periodo nel quale dava lavoro a 400 donne, che hanno sempre avuto il privilegio di operare in una sede veniva considerata come un vero e proprio punto di eccellenza del gruppo. Dopo la divisione dell’unità produttiva braidese, che agli inizi degli anni ’90 aveva visto uno spostamento della metà dei dipendenti nello stabilimento di Monticello, la Vestebene della città della Zizzola, ha vissuto diversi ritorni di personale. Sono state infatti collocate in via Piumati le lavoratrici provenienti da Roddi, da Cortemilia e più recentemente propprio da Monticello.

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GOVONE. DAL PRIMO GENNAIO ALLO STABILIMENTO DI STAMPERIA E TINTORIA
Miroglio, 90 in cassa e 50 pensionamenti
Firmato ieri l’accordo a Torino. Interessa 430 addetti

Da “La Stampa” del 17 dicembre di GIUSEPPINA FIORI
ALBA
Un accordo per la cassa integrazione straordinaria alla Stamperia-tintoria Miroglio di Govone è stato firmato ieri in Regione, all’Ufficio del Lavoro, dai rappresentanti della direzione aziendale, delle organizzazioni sindacali, dell’Unione industriale e delegati di stabilimento. Avrà la durata di un anno, a partire dall’1° gennaio 2010, e potrà essere adottata al massimo per 90 dipendenti sui 430 occupati nella fabbrica lungo la strada Alba-Asti.
Gli esuberi sono stati indicati in 50 dipendenti, che attraverso la cassa integrazione speciale e la mobilità verranno accompagnati verso il pensionamento. Saranno risolti con accordi individuali tra gli interessati e l’azienda. Il problema degli esuberi è stato un po’ ridimensionato con l’accordo di ieri: inizialmente si era parlato di 70 persone, che sono state ridotte a 50. La divisione Miroglio Textile ha chiesto la Cassa integrazione speciale motivandola con la crisi di mercato. Lo stabilimento di Govone dispone di tecnologie avanzate, ma non sarebbe in grado di sfruttare la sua grande potenzialità. Pur essendo autorizzata dall’1 gennaio, la Cassa speciale dovrebbe partire dai primi di febbraio.
I sindacalisti Angelo Vero (Femca-Cisl), Alberto Battaglino (Uilta-Uil) e Michele Penna (Filtea-Cgil), che hanno preso parte alle trattative: «Siamo preoccupati per la situazione di crisi a livello generale, molto presente in tutti i settori e in particolare in quello tessile. L’accordo per la Stamperia di Govone è comunque un modo non traumatico di affrontare i problemi, auspicabile in situazioni di crisi».

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ALLA MIROGLIO DI GOVONE
Si va verso la cassa integrazione per 12 mesi

Da “La Stampa” del 15 dicembre 2009

Alla Stamperia Miroglio di Govone si va verso la cassa integrazione straordinaria per 12 mesi. La richiesta è stata avanzata da Miroglio Textile per 90 dipendenti su 430 occupati. Si parla di un esubero di circa 70 persone, che attraverso la cassa speciale verrebbero dirottate verso il pensionamento. Dopo un primo incontro tra azienda e sindacati all’Unione industriale di Cuneo, per oggi sono in programma assemblee con i lavoratori per discutere dell’accordo. Si svolgeranno nello stabilimento di Govone, dalle 13 alle 15 e dalle 22 alle 23. Per domani è in programma l’incontro all’Ufficio del Lavoro della Regione (alle 11,30) per l’autorizzazione alla Cassa speciale e la firma dell’accordo tra azienda, sindacati Cgil-Cisl-Uil e Rsu di stabilimento

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Miroglio, settanta esuberi
Chiesto un anno di Cassa per 90 dei 430 dipendenti della Textile a Govone

Da “La Stampa” del 6 dicembre di Giuseppina Fiori

Cassa integrazione speciale in arrivo alla Stamperia Miroglio di Govone. Un primo incontro si è svolto all’Unione industriale di Cuneo tra direzione aziendale e sindacati Cgil-Cisl-Uil per esaminare la richiesta di Miroglio Textile di cassa integrazione straordinaria (12 mesi a zero ore) nello stabilimento di stamperia e tintoria dei tessuti. La richiesta sarebbe per circa 90 lavoratori sui 430 occupati nella fabbrica lungo la strada Alba-Asti.
Si parla di un esubero di 70 persone, che attraverso la cassa straordinaria verrebbero pilotate al pensionamento. Dalla direzione aziendale confermano l’avvio delle trattative, ma precisano che non è ancora stato firmato nessun accordo. «La motivazione - dicono dalla Miroglio - è da ricercare nella diminuzione del mercato in generale e nel momento di crisi».
I sindacalisti Angelo Vero (Cisl), Alberto Battaglino (Uil) e Michele Penna (Cgil) commentano: «Finora c’è stato solo un primo incontro con l’azienda, un altro è in programma per metà dicembre. Le organizzazioni sindacali seguono con attenzione questa vicenda, intenzionate a gestire la cassa speciale con modalità orientate verso i pensionamenti. Il provvedimento presuppone però un’intesa anche sulla riorganizzazione interna del lavoro nello stabilimento».
Se azienda e sindacato troveranno un accordo sulla cassa straordinaria per la durata di un anno, la richiesta dovrà ancora essere presentata in Regione, all’Ufficio del lavoro, per l’autorizzazione. Secondo le previsioni si dovrebbe arrivare al provvedimento entro le prossime settimane. La Stamperia Miroglio di Govone dispone di tecnologie avanzate ed è sempre stata un fiore all’occhiello del gruppo. Ma con la crisi non riuscirebbe a sfruttare la grande potenzialità. Alla cassa integrazion ordinaria si era già fatto ricorso all’inizio dell’anno alla stamperia di Govone (per uno o due giorni la settimana) e al reparto «Transfer» di Guarene.

 

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Saluzzo, operai della Miroglio in “pausa forzata” cinque settimane

Da “La Stampa” del 4 dicembre

Una vacanza natalizia lunga, «forzata» e in molti casi indesiderata, quella dei 115 lavoratori della Miroglio di Saluzzo, che da lunedì saranno in cassa integrazione ordinaria. Gli operai staranno lontani dalla fabbrica di via Lagnasco fino all’11 gennaio, cinque settimane. «Abbiamo incontrato i vertici del gruppo albese – dice Angelo Vero, Cisl – e ci è stato comunicato che gli ordini sono diminuiti parecchio in questa parte finale dell’anno. Nelle ultime settimane la produzione è stata destinata in particolar modo ai magazzini, ma adesso la dirigenza ha scelto di fermare le linee per non intasare troppo le scorte. Per questi motivi l’azienda ha deciso di ricorrere agli ammortizzatori sociali».
Nel frattempo, la speranza della ditta e dei lavoratori è che il settore tessile ricominci a «tirare». «Nell’ultimo anno – spiega un operaio – c’è stato un calo di ordini pari a 2 tonnellate di filo. Crediamo che la pausa, che durerà fino a gennaio, possa servire per far “rifiatare” il mercato e ripartire con meno affanno nel 2010».
Da lunedì, dunque, i reparti inizieranno a diminuire gradualmente i livelli lavorativi, fino allo stop completo. Il settore «Stiro» sarà ancora a «pieni giri» per una settimana, poi seguirà la sorte del resto della fabbrica. Fino al 10 gennaio due operai saranno poi impiegati a turno per la vigilanza dei macchinari, con un servizio 24 ore su 24.
I lavoratori che devono ancora smaltire giorni di ferie, saranno tenuti a «consumarle» prima di poter accedere alla «cassa».
«Non ci sorprende il fatto di ricorrere agli ammortizzatori sociali tra dicembre e gennaio – spiega Ezio Concaro, un lavoratore -, ma la durata quest’anno è di 5 settimane, mentre in passato si trattava di meno giorni. Siamo preoccupati, ma allo stesso tempo c’è speranza perchè vista la crisi globale, la nostra fabbrica è ancora attiva e speriamo di ripartire con più slancio nell’anno nuovo».

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Alla Miroglio di Saluzzo nuova cassa da giugno

Da “La Stampa” del 22 maggio 2009

Oggi termina il periodo di cassa integrazione ordinaria alla Miroglio di Saluzzo che, fin da inizio anno, è interessata da periodi di stop «a singhiozzo». La produzione nelle prossime due settimane riprenderà anche se non a pieno ritmo. Tutti i 115 lavoratori, però, potranno ritornare in fabbrica. Dall’8 giugno, per cinque settimane fino al 13 luglio, ci sarà di nuovo «cassa» a rotazione che coinvolgerà un numero variabile di operai a seconda dell’arrivo di ordini.
Poi, dal 13 luglio fino al 31 agosto, le sette settimane estive saranno suddivise tra tre di ferie e quattro di «cassa». E’ questo il calendario redatto ieri da Rsu e dirigenza aziendale durante il consiglio di fabbrica. La discussione riprenderà dopo l'estate e allora si potranno capire le reazioni del mercato e le conseguenti richiese dei clienti. «C’è la crisi - dice un lavoratore - e quindi non ci aspettavamo di riprendere il lavoro al massimo della capacità dello stabilimento. Non siamo contenti, ma sappiamo che questo periodo è duro e va superato con sforzi da parte di tutti».
Federal Mogul
«Oggi i lavoratori in cassa integrazione ordinaria sono 52 su 300. Chiediamo ci sia una vera rotazione nell’applicazione del provvedimento». Lo dicono le rappresentanze sindacali ai dirigenti della Federal Mogul, storica azienda della zona industriale di Mondovì che produce pastiglie per freni delle auto. I sindacalisti incontreranno stasera i lavoratori nella sala delle conferenze di corso Statuto, vicino al municipio. La cassa scadrà ad agosto. «Abbiamo anche chiesto all’azienda - spiegano i sindacati - di conoscere il numero di ditte esterne che lavorano nello stabilimento. Vorremmo capire quali sono i possibili impieghi dei lavoratori oggi in cassa integrazione in quei reparti in cui operano addetti non dipendenti dalla Federal Mogul». \

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SALUZZO. LENTA RIPRESA
Miroglio, sarà ancora “cassa”

Da “La Stampa” del 19 marzo di ANDREA GARASSINO
SALUZZO
Ancora cassa integrazione ordinaria nel futuro prossimo dello stabilimento «Miroglio» di via Lagnasco a Saluzzo. Il 30 marzo si concluderà lo «stop» di tutti i reparti, ma la ripresa sarà molto «soft».
Ieri mattina c’è stato un Consiglio di fabbrica in cui sono emerse le nuove misure che il colosso tessile albese adotterà sul polo produttivo saluzzese, dove sono impiegate 120 persone. Almeno fino a inizio giugno, quindi per altre otto settimane ci sarà ancora «cassa»: a rotazione, per coinvolgere tutti i dipendenti e non creare problemi salariali solo ad alcuni. «Lo stabilimento riparte solo al cinquanta per cento», è il commento secco di un lavoratore.
«La direzione stamane (ieri, ndr) ha voluto incontrare i delegati - spiegano  dalle segreterie provinciali Angelo Vero (Cisl), Michele Penna (Cgil) e Alberto Battaglino (Uil) - per comunicare il graduale rientro al lavoro. Termina con fine marzo il periodo di blocco totale della produzione, ma la flessione del mercato continua e si ricorre alla cassa a rotazione. E’ stato confermato che si tratta di un momento difficile, ma che non sono in discussione i piani per il futuro».
La «Miroglio» a Saluzzo continuerà a produrre filo e entro l’anno dovrebbe essere installata anche un nuova tecnologia di provenienza americana, per un investimento di 800 mila euro, che fornirà una filatura prototipo per eliminare alcuni passaggi della normale produzione. Da inizio marzo, però, in fabbrica non c’è nessuno e quindi gli interessati alla cassa saranno avvertiti direttamente dall’azienda.
La direzione aveva fatto ricorso agli ammortizzatori sociali anche a dicembre per 4 settimane. «La crisi del mercato c’è, è generalizzata e non lo possiamo nascondere - dice un operaio, Ezio Concaro –: la preoccupazione per il futuro aumenta ogni volta. Siamo al centro di vicissitudini occupazionali da un paio d’anni e non vorremmo che la proprietà approfittasse dei momenti difficili per smantellare ulteriormente il reparto industriale del gruppo Miroglio».

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-CRISI. LEADER NEL TESSILE
Miroglio, cresce la Cassa

Lieve flessione degli utili nel bilancio 2008. In calo gli ordini

Da “La Stampa” del 19 febbraio di ROBERTO FIORI
ALBA
Segnali contrastanti arrivano dal gruppo tessile Miroglio di Alba nel tempo della crisi e della restrizione dei consumi.
Negli ultimi anni, il colosso è riuscito a reggere le turbolenze dei mercati con joint venture all’estero e trasformandosi in una multinazionale del retail che vende le proprie confezioni in 1300 negozi con marchi solidi e sparsi sui cinque continenti. Una scelta che ha consentito all’azienda di chiudere il 2008 con ricavi ancora superiori al miliardo di euro, nonostante un segno meno rispetto al 2007 intorno all’1,5%, e di guardare al 2009 con «prudente serenità», come dice l’amministratore delegato del gruppo, Giuseppe Miroglio.
Ma gli stabilimenti del settore tessuti ancora attivi in Provincia risentono del calo degli ordini e l’azienda è costretta a fare ricorso in modo sempre più massiccio alla cassa integrazione. L’ultima richiesta riguarda il Transfert di Guarene, dove è stata annunciata la cassa ordinaria uno o due giorni la settimana per tutti i 120 lavoratori, a partire da fine febbraio e per 13 settimane. Inoltre, è stata disposta la sospensione del turno di notte per 6 mesi.
«Stiamo attraversando una crisi globale che sta segnando fortemente il settore tessile», dice il sindacalista Angelo Vero della Cisl, insieme con Michele Penna della Cgil e Alberto Battaglino della Uil. «La direzione ci ha comunicato un calo degli ordini tra il 40 e il 50%, paragonando dicembre e gennaio con l’anno precedente».
Alla Stamperia di Govone, dove lavorano 430 dipendenti, è in corso per tutto febbraio la cassa integrazione uno o due giorni la settimana. Anche nel centro direzionale è iniziata la cassa integrazione speciale per massimo trenta impiegati, anche se finora è stata avviata solo per pochi dipendenti. «Una procedura, quest’ultima, resasi necessaria per proseguire nell’importante piano di riorganizzazione e di investimenti, che prevede la razionalizzazione del settore logistico, dell’amministrazione e di vari servizi, oltre che di alcune strutture produttive, per far fronte a una concorrenza sempre più spietata», dicono dalla direzione aziendale.
In quest’ottica si inserisce il trasferimento dei magazzini da Alba a Castagnole Lanze. Un investimento rilevante, di 14 milioni di euro: i lavori per trasformare la vecchia tintoria Valtanaro in un magazzino automatico all’avanguardia sono in corso e il trasloco è previsto per l’estate. Dei cento lavoratori attualmente attivi nel magazzino di strada Tagliata (che lascerà il posto al nuovo centro direzionale), circa 70 saranno trasferiti a Castagnole, «per gli esuberi saranno attivati spostamenti, incentivi all’esodo e pensionamenti».

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LAVORO. CENTOVENTI IN CASSA
Miroglio a Saluzzo chiude un mese

Da “La Stampa” del 14 febbraio

Cassa integrazione ordinaria per tutti i 120 dipendenti. Stabilimento chiuso per tutto marzo. Ieri, durante una riunione tra i sindacati e i vertici Miroglio di Saluzzo, sono state confermate le voci circolate in fabbrica nelle settimane precedenti sulle difficoltà del gruppo tessile.
«Ci hanno segnalato un calo di ordini – spiega Angelo Vero, della Cisl – del 50% a gennaio o febbraio rispetto all’anno scorso. Per questo motivo c’è lo stop alla produzione dal 26 febbraio al 29 marzo». La prossima settimana saranno indette le assemblee per discutere delle decisioni dell’azienda con i lavoratori.
Il commento di Raffaele Dastrù, Rsu Cgil, che ieri ha partecipato all’incontro con la direzione: «È un momento negativo su tutti i fronti e anche il tessile non ne è esente. Saluzzo è colpita ancora una volta e non si sa fino a che punto potremo ancora andare avanti

 

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ALBA. CHIESTA LA CASSA STRAORDINARIA
Miroglio, a casa trenta impiegati

Da “La Stampa” del 22 gennaio

Il gruppo tessile Miroglio di Alba ha formalizzato alla Regione la richiesta di cassa integrazione straordinaria per trenta impiegati del centro direzionale. «Procedura necessaria per proseguire nel piano di riorganizzazione e investimenti, che prevede la razionalizzazione del settore logistico, amministrazione e vari servizi, oltre che di alcune strutture produttive, per essere più efficienti e far fronte a una concorrenza sempre più spietata» dicono dalla direzione aziendale.
In quest’ottica si inserisce anche il trasferimento dei magazzini da Alba a Castagnole Lanze. Un investimento di 14 milioni di euro: i lavori per trasformare la vecchia tintoria Valtanaro in un magazzino automatico all’avanguardia sono in corso. Dei cento lavoratori del magazzino albese, 70 saranno trasferiti a Castagnole, mentre per gli esuberi saranno attivati spostamenti, incentivi all’esodo e pensionamenti. \

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ALBA. CORTEO E PROTESTE
Occupato il centro Miroglio
In 170 operai e sindacalisti arrivati dallo stabilimento di Ginosa in Puglia

Da “La Stampa” del 2 dicembre di ROBERTO FIORI
ALBA
«Siamo venuti fino ad Alba per chiedere ai dirigenti del gruppo Miroglio un impegno morale e materiale che consenta di accompagnare tutti i lavoratori dello stabilimento di Ginosa nel loro difficile processo di ricollocazione». C’era anche il sindaco di Ginosa Luigi Montanaro tra le 170 persone che ieri all’alba sono arrivate in pullman dalla provincia di Taranto e hanno occupato per tutta la mattinata le sale d’ingresso del centro direzionale Miroglio, in corso Asti.
Un’invasione pacifica con tanto di striscioni per ottenere rassicurazioni sul proprio futuro, dopo che il 27 ottobre l’azienda ha avviato la procedura di mobilità che porterà il 20 gennaio 2009 alla chiusura della fabbrica di tessitura e torcitura filati aperta a metà anni Novanta, dove attualmente sono occupate 233 persone.
«Da tempo, ormai, la Miroglio ha espresso l’intenzione di abbandonare lo stabilimento pugliese, rendendosi disponibile ad aprire una procedura di cassa integrazione straordinaria per riconversione - spiega Giuseppe Massafra, della segreteria tarantina della Filtea Cgil -. Ma questa procedura può avvenire solo se arriveranno a Ginosa nuovi piani industriali con progetti concreti di ricollocazione».
Per sondare questa strada, è stato aperto al ministero per lo Sviluppo Economico un tavolo tecnico con cui verificare le condizioni di rilancio, dove pare siano arrivate quattro manifestazioni di interesse da parte di altrettanti gruppi industriali. «Chiediamo che la Miroglio si faccia carico dei suoi lavoratori fino a quando non si arrivi a una soluzione reale di riconversione» dicono gli operai e i sindacalisti pugliesi, che ieri hanno anche sfilato per le vie del centro storico.
I dirigenti del gruppo tessile replicano: «Abbiamo dato piena disponibilità a mettere a disposizione di terzi investitori lo stabilimento, al fine di reindustrializzare l’area e rioccupare il maggiore numero di dipendenti possibile. Inoltre, siamo pronti a richiedere la cassa integrazione per un periodo di 24 mesi e a gestire in sinergia con la Regione Puglia il piano di formazione e ricollocazione del personale».

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SALUZZO. DAL 17 DICEMBRE
Crisi di mercato alla Miroglio:  “Cassa” per 120 dipendenti

Il sindacato «Un altro colpo al morale degli operai»

Da “La Stampa” del 29 novembre di ANDREA GARASSINO
SALUZZO
La cassa integrazione colpisce ancora lo stabilimento «Miroglio»: i 120 lavoratori saranno costretti ad un lungo periodo di riposo forzato a partire dal 17 dicembre: alcuni fino al 5 gennaio, la maggior parte fino al 7. Questo provvedimento fa aumentare decisamente le preoccupazioni per il futuro della fabbrica tessile di via Lagnasco. «Giovedì pomeriggio abbiamo incontrato la dirigenza aziendale - spiega Raffaele Dastrù, Rsu Cgil - e in quella sede ci hanno comunicato il ricorso agli ammortizzatori sociali per una flessione del mercato».
Ventidue giorni di «cassa», più di tre settimane, che il gruppo tessile albese giustifica con un evidente e generalizzato calo negli ordini, nello stop di una settimana di uno stabilimento «Miroglio» in Bulgaria e nel fatto che alcuni ordini già previsti per il mese di dicembre sono stati posticipati a gennaio.
«Avevamo fissato le assemblee con i colleghi - precisa il rappresentante dei lavoratori - per lunedì, ma quel giorno saremo ad Alba per una manifestazione di solidarietà verso i compagni delle fabbriche “Miroglio” del Sud Italia che rischiano la chiusura. Così gli incontri con gli altri operai si terranno giovedì e martedì della settimana successiva. Discuteremo insieme questa necessità della “cassa” addotta dalla dirigenza, ma crediamo che visto il quadro globale e la crisi che sta investendo tutti i settori, sia un provvedimento inevitabile». Arriva proprio nel periodo natalizio un'ennesima «batosta» occupazionale alla sede saluzzese del gruppo «Miroglio» nei mesi scorsi al centro di una serrata battaglia tra sindacati e vertici aziendali.
Pochi giorni prima di Pasqua, il 18 marzo, l'azienda aveva annunciato l'intenzione di «tagliare» 81 posti di lavoro sui 175 di allora. Dopo settimane di trattative con l'intervento di numerosi esponenti politici, manifestazioni, scioperi e presidi fuori dai cancelli, c'era stato un accordo per «soli» 52 lavoratori in meno. «Queste tre settimane di cassa integrazione - è il commento finale di Dastrù - sono un ulteriore colpo al morale degli operai. Speravamo di evitarlo visto che avevamo già pagato, se così si può dire, nei mesi scorsi, ma invece è toccato anche a noi ancora una volta».

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Miroglio di Saluzzo
Incentivi all’esodo volontario e trasferimenti in altre ditte

Da “La Stampa” del 17 ottobre

Sono passati quasi 5 mesi dall'inizio, a fine maggio, della cassa integrazione straordinaria per 55 dipendenti dello stabilimento Miroglio di Saluzzo. L'altro giorno i delegati sindacali hanno incontrato l'azienda. «Il piano di ristrutturazione interno continua - spiega Angelo Vero della Cisl - e sono stati utilizzati in maniera efficace gli incentivi all'esodo per quei lavoratori che hanno lasciato volontariamente la fabbrica. Da sottolineare, come stia funzionando in maniera positiva anche la ricollocazione con nove persone in prova in altre realtà produttive del territorio». Alcuni sono rientrati nei reparti per periodi determinati e sono ancora 27 gli operai in «cassa».

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ALBA. INCHIESTA

“Crac” Raumer Indagati i vertici della Miroglio

Da “La Stampa” del 26 luglio di ROBERTO FIORI
ALBA
Nuove indiscrezioni arrivano da Vicenza sul coinvolgimento del gruppo Miroglio nel crac Raumer, l'azienda tessile veneta sotto inchiesta (come riportato dall’agenzia Radiocor) per un tracollo da oltre 120 milioni di euro. Fra gli indagati dalla Procura vicentina ci sarebbero per alcuni filoni anche il patriarca dell'industria albese, Carlo Miroglio, che a 85 anni ricopre il ruolo di presidente del gruppo, il figlio Giuseppe, attuale amministratore delegato, il nipote Edoardo, oggi membro del Consiglio di amministrazione, l'ex direttore generale della divisione Vestebene, Roberto Ronchi, più altri manager, consulenti e commercialisti legati al gruppo albese. In totale, le persone iscritte sul registro degli indagati sarebbero 23. Secondo la tesi accusatoria, il gruppo Raumer e i suoi consulenti, di fronte una grave crisi, avrebbero disegnato una strategia di salvaguardia che avrebbe danneggiato i creditori. Si era creata un'alleanza con il gruppo Miroglio, colosso del tessile e abbigliamento, che aveva come obiettivo positivo la salvaguardia di 250 posti di lavoro negli stabilimenti del Vicentino grazie a commesse dell'azienda albese che hanno consentito la sopravvivenza industriale. Ma ci sarebbero anche state delle operazioni dolose che avrebbero aggravato la situazione di dissesto.
Tra le ipotesi di reato dei 23 indagati, ognuno coinvolto in modo diverso in base al proprio ruolo, ci sarebbero bancarotta fraudolenta, false comunicazioni sociali e ostacolo alla vigilanza della pubblica autorità garante per la concorrenza e il mercato. Fra gli argomenti d'inchiesta, ci sarebbero la cessione dell'uso del marchio Raumer, scambi di favore e presunti artifici contabili. Ma per il gruppo Miroglio arriva la replica del legale, l'avv. Roberto Ponzio: «La Miroglio contesta di avere corresponsabilità nell'insolvenza della Raumer. E' stata acquisita agli atti copiosa documentazione che, secondo noi, comprova la correttezza dei rapporti commerciali intercorsi. I contratti sono stati prorogati e rinnovati con l'attuale commissario straordinario. Le comunicazioni sociali sono corrispondenti alla reale situazione economica e reddituale». E annuncia: «Presenteremo un memoriale per ricostruire i flussi economici e finanziari tra i due gruppi e i relativi rapporti, che sono sempre stati e sono limpidi. Le transazioni sono avvenute in forza di valutazioni estimative rispondenti ai criteri di legge e alle regole di prudenza. Miroglio è estranea e non ha contribuito al dissesto neppure sotto il profilo del semplice aggravamento».

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SALUZZO. POI UN MESE DI FERIE

Miroglio, pochi ordini Due settimane di cassa

Da “La Stampa” del 23 luglio di ANDREA GARASSINO
SALUZZO
Sei settimane di stop allo stabilimento «Miroglio» di Saluzzo. Ieri pomeriggio i sindacalisti interni hanno incontrato la direzione dell’azienda albese. I dirigenti hanno comunicato alle «rsu» che, a causa di un calo nelle ordinazioni, ricorreranno a due settimane di cassa integrazione ordinaria. Il provvedimento riguarderà la maggior parte dei 120 dipendenti.
Di fronte a Luigi Asteggiano, vicedirettore del personale, e Agostino Testa, responsabile della Divisione Filo di Saluzzo, si sono seduti i delegati Piero Giordanino, Raffaele Dastù, Salvatore Caldarelli, Alessandro Staltari e Mauro Gallarate. «Oltre alle quattro settimane di ferie - spiega Caldarelli, rappresentante dei lavoratori - la produzione sarà ferma per altri quindici giorni».
Tranne i lavoratori impiegati nella manutenzione dei macchinari e nel magazzino, una quindicina in tutto, tutti gli altri staranno a casa dal 28 luglio ai primi giorni di settembre. «Quello che ci preoccupa - spiega Ezio Concaro, operaio - è che il mercato ha rallentato parecchio e non sappiamo se ci sarà una ripresa a settembre».
Non è il primo anno che al periodo di riposo estivo si «agganciano» giorni di cassa integrazione ordinaria. «Sono tre o quattro anni ormai - precisano Caldarelli e Concaro - che la direzione adotta questo sistema e quindi il provvedimento non ci ha sorpreso. Dopo la vertenza della scorsa primavera, conclusa con 52 lavoratori in cassa straordinaria, questo nuovo colpo aumenta la sensazione di insicurezza». Dei 52 esuberi che hanno iniziato il periodo di «cassa» il 19 maggio, ventitre continuano ad usufruire degli ammortizzatori sociali, otto hanno trovato un nuovo lavoro alla Burgo di Verzuolo o all’Itt di Barge. Sette hanno scelto il licenziamento volontario, mentre quattordici hanno trovato una nuova collocazione sempre all’interno dello stabilimento «Miroglio» saluzzese.

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ALBA. JOINT VENTURE
Miroglio “sposa” gruppo tessile turco

Da “La Stampa” del 26 giugno di ROBERTO FIORI
 
Una nuova joint venture straniera per il gruppo Miroglio. Dopo la Cina, l'azienda leader nel settore tessile e abbigliamento ha acquisito il 50% del gruppo Ayaydin, una delle più significative realtà attive nello stesso settore sul mercato turco. L'accordo si inserisce nella strategia di espansione internazionale intrapresa ormai da anni dal colosso albese e prevede il supporto del gruppo Miroglio alla crescita di Ayaydin in Turchia e su mercati emergenti come Russia, Romania, Ucraina, Bulgaria, Kazakhstan, Moldavia. E' stato programmato un piano di investimenti quinquennali per un valore di 120 milioni di euro: per l'azienda tessile albese l'operazione ha un valore di 60 milioni di euro fra acquisizione e investimenti per il futuro piano di sviluppo.
«Questa joint venture - dice Giuseppe Miroglio, amministratore delegato del gruppo albese - rientra nelle nostre strategie di sviluppo sui mercati esteri in aree del mondo oggi in forte crescita. Come già per la Cina, attraverso la partnership con Elegant Prosper, abbiamo rivolto la nostra attenzione alla Turchia, uno dei Paesi più interessanti sia per le dinamiche del mercato interno sia per le sue caratteristiche di ponte verso l'Europa dell'Est e il Medio Oriente».
L'obiettivo di Miroglio è quello di entrarvi con un approccio «glocal», ossia attento alle esigenze della realtà locale, ma con la capacità di avere uno sguardo sulle dinamiche globali. «Abbiamo scelto il gruppo Ayaydin - spiega l'amministratore delegato - perché è un'azienda strutturalmente simile a noi, con dimensioni più piccole ma con potenzialità di sviluppo importanti».
Un commento all'accordo arriva anche dalla Turchia. «Siamo molto orgogliosi di questa partnership - dice Yalcin Ayaydin, presidente del gruppo Ayaydin -. E proprio grazie ad essa contiamo di rispettare le nostre stime che prevedono un giro d'affari, a fine 2008, di circa 70 milioni di euro e una crescita delle aperture, sempre a fine anno, di oltre il 40%. Questa importante firma, valorizzerà ulteriormente il potenziale di un Paese in forte crescita economica». Il Gruppo Ayaydin ha chiuso il 2007 con un fatturato di 45 milioni di euro. Nato nel 1986 a Istanbul, conta oggi su una rete distributiva di circa 90 negozi in Turchia (di cui più dell'80% di proprietà) e all'estero, in particolare in Grecia, Romania, Kazakhstan e Azerbaijan. Il gruppo serve, inoltre, più di 200 clienti multimarca in tutto il mondo. Proprietario del brand Ipekyol, una delle marche di riferimento nel panorama dell'abbigliamento turco (che rappresenta il 65% delle vendite), il gruppo Ayaydin annovera oggi nel suo portafoglio altri due marchi: Twist, nato nel 1996, e Machka, nato nel 2005, a cui collabora la designer Dice Kayek.
All'operazione ha preso parte anche la Simet - Società Italiana per le Imprese all'Estero - che con la sua decisione di supportare il gruppo Miroglio nell'investimento ha dato un'ulteriore conferma della solidità del progetto.

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ECONOMIA. SETTANTA POSTI DI LAVORO
Miroglio riapre a Castagnole Lanze

Da “La Stampa” del 13 giugno di ELISA SCHIFFO

«Egregio signor sindaco, il Gruppo Miroglio ha avviato i lavori presso il sito di Valtanaro, che in passato aveva ospitato lo stabilimento di tintoria, per la realizzazione di un polo logistico. Il sito, in cui opereranno 70 addetti, sarà attivo a partire dal 2009 e ospiterà i magazzini dei materiali grezzi, finiti ed il campionario. L’intervento mira a razionalizzare le attività logistiche del Gruppo al fine di garantire maggiore efficienza e migliore servizio ai clienti». Poche righe a firma dell’amministratore delegato Giuseppe Miroglio che hanno reso felice il primo cittadino di Castagnole Lanze, Marco Violardo. «Ci eravamo incontrati con i vertici della Miroglio nei mesi scorsi: siamo contenti che questa importante industria torni ad operare nel nostro territorio».
Dalla sede di Alba non vanno oltre alla comunicazione ufficiale. Era da sei anni che i grandi capannoni bianchi della Miroglio erano in gran parte inutilizzati. Furono costruiti dal gruppo tessile albese nel 1975 per ospitare un reparto di tintoria e lavorazione dei tessuti. In riva al Tanaro, a suo tempo ne utilizzarono l’acqua, non senza polemiche per i residui che rilasciavano nel fiume. Poi vennero dotati di depuratori e filtri e la situazione migliorò. Nel giro di pochi anni arrivarono ad occupare una superficie di 45 mila metri quadrati con centinaia di addetti, su tre turni, notte compresa.
La crisi del comparto tessile indusse però la Miroglio a trasferire l’attività ad Alba e Govone e poi all’estero, in particolare in Bulgaria, dove ha tutt’ora importanti stabilimenti. Il gruppo albese non ha però mai abbandonato del tutto Castagnole Lanze: in piazza San Bartolomeo c’è uno dei punti vendita della sua «Spacci e Spiccioli».
Gli stabilimenti di località Valtanaro che, all’inizio, daranno lavoro a una settantina di addetti saranno utilizzati come magazzini per i tessuti, prodotti finiti e campionari con annessi uffici amministrativi. La scelta è stata anche dettata da un’opportunità logistica: i grandi capannoni si trovano a un paio di chilometri dallo svincolo di Castagnole dell’autostrada Cuneo-Asti, circostanza che favorisce i collegamenti.
La notizia della riapertura ha fatto il giro del paese e ha suscitato vasti consensi. Tra i più emozionati proprio coloro che per oltre vent’anni ogni mattina hanno varcato quei cancelli di Valtanaro. Tra i primi a bollare la cartolina nel 1976 e 1977 Enrico Icardi e Luigi Revello, oggi in pensione, addetti rispettivamente alla tintoria e all’asciugatura dei tessuti: «Vedere quei capannoni vuoti e quei portoni chiusi ci fa venire il magone soprattutto ripensando ai primi anni in cui quasi tutto si faceva a mano e agli Anni ‘80 quando c’era lavoro per oltre 300 persone».
Sull’onda dei ricordi anche la testimonianza di Franco Rivella addetto alle caldaie ad olio e vapore: «Il fabbisogno era di 30 tonnellate all’ora di vapore: un dato che testimonia la grande attività che si faceva in quell’azienda». Ora, dopo sei anni, sotto quei capannoni si tornerà a lavorare.

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ALBA.BILANCIO 2007
Miroglio: il fatturato torna a superare un miliardo di euro

Da “La Stampa” del 25 maggio

«Do il benvenuto a tutti e chiedo un minuto di silenzio per ricordare mio fratello Franco». Con queste parole, ieri pomeriggio a Verduno, il presidente Carlo Miroglio ha dato il via alla tradizionale festa di premiazione dei «Senior», ossia i 183 dipendenti che hanno raggiunto dai 25 ai 45 anni di lavoro nei vari rami del gruppo tessile e abbigliamento di Alba.
Un ricordo che è poi proseguito nelle parole del figlio Giuseppe, amministratore delegato del gruppo: «Tutti voi siete entrati e cresciuti in azienda con mio zio e con mio padre, e sono convinto che ognuno di voi conservi un ricordo personale del ragionier Franco, del suo modo di essere, del suo carattere per certi versi non facile, ma sicuramente eccezionale, della tenacia che ha sempre dimostrato in azienda e nella sua vita personale».
Come ogni anno, la premiazione è stata un'occasione per parlare di prospettive e progetti, di valutazioni sull'oggi e sul domani del gruppo leader nella moda italiana. «Il 2007 è stato un anno soddisfacente - ha detto Giuseppe Miroglio -. Il fatturato ha nuovamente superato il miliardo di euro e il margine operativo lordo si è attestato sul 12% con un risultato ante imposte del 5,3%. La crescita del fatturato è del 7%, con un buon andamento di entrambe le divisioni operative, grazie in particolare ai tessuti stampati e alla distribuzione diretta, che ha visto aggiungere 125 nuovi negozi alla nostra catena di oltre mille punti vendita».
Per il futuro, il giovane amministratore delegato ha presentato tre importanti decisioni. La prima riguarda il nuovo Centro direzionale: «La Vestebene e il gruppo tessile Miroglio avranno una nuova sede, che sorgerà nei pressi della divisione tessuti in corso Asti». La seconda e la terza guardano oltre confine: «Abbiamo deciso di creare una joint venture in Russia con il nostro principale partner retail di Motivi, per accelerare il nostro sviluppo sul territorio russo. Infine, abbiamo acquisito una quota del 50% di un primario retailer turco, che opera con una catena di oltre ottanta punti di vendita. Si tratta di un importante investimento in un mercato che offre grandi prospettive di sviluppo. Nei prossimi anni ci concentreremo su India e Brasile».
Anche nella struttura manageriale ci sono stati cambiamenti. «A fine 2007 Francesco Taricco è stato nominato a capo della divisione tessuti, mentre qualche settimana fa Giuseppe Maurizio ha assunto il ruolo di direttore generale della Vestebene. Maurizio - ha spiegato Giuseppe Miroglio -: sostituisce Roberto Ronchi, che dopo 53 anni nel gruppo Miroglio, di cui 37 alla guida della Vestebene, porterà la sua esperienza in Gtm occupandosi di controllo direzionale e di internal audit».

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SALUZZO. FIRMATO L’ACCORDO A ROMA
Il provvedimento al via il 19 maggio «La fabbrica dovrebbe  avere un futuro»

Sindacati soddisfatti: “Abbiamo ridotto gli esuberi”

Da “La Stampa” del 9 maggio di ANDREA GARASSINO

La cassa integrazione straordinaria per 52 dipendenti dello stabilimento Miroglio di Saluzzo inizierà il 19 maggio. Dopo la firma dell’accordo siglata l’altro giorno a Roma, al ministero del Lavoro, è ormai certo che durerà 24 mesi.
Ieri si sono tenute delle assemblee in fabbrica per avvallare definitivamente il piano di riorganizzazione del sito tessile. «Ovviamente il miglior risultato possibile – dicono Angelo Vero della Femca-Cisl, Michele Penna Filtea-Cgil e Alberto Battaglino Uilta-Uil che sono stati al ministero – sarebbe stato non avere esuberi, ma visto il punto da cui siamo partiti a metà marzo, cioè 81 posti da tagliare, siamo moderatamente soddisfatti. C’è fiducia perché in due anni dobbiamo occuparci di un numero ridotto di persone da ricollocare e questo non ci dà troppa preoccupazione. Oltre ottanta persone in meno nello stabilimento di via Lagnasco avrebbero significato il dimezzamento della forza lavoro e la futura chiusura del polo produttivo. La conclusione della vertenza vede, invece, la riduzione di un quarto degli operai e questo significa che la fabbrica saluzzese dovrebbe andare avanti negli anni. E’ chiaro che non si può mai sapere cosa succederà sui mercati internazionali».
Ed è proprio la concorrenza di altri Stati dell’Est una delle motivazioni addotte dalla ditta nel documento finale per spiegare i tagli. «I prezzi dell’import – dicono dalla direzione - sono fino al 50 per cento inferiori rispetto alla tipologia dei fili prodotti a Saluzzo. Ciò compromette la competitività dello stabilimento, che ha perso la quasi totalità degli ordini diretti sul “filo testurizzato” ed ha evidenziato nella divisione “filo-filato” una perdita del portafoglio ordini rispetto all’anno precedente di circa il 40 per cento. Tale situazione ha costretto la Miroglio a cessare l’attività dei reparti di “testurizzo” e “master”, cioè “filo tinto in pasta” ed attività indirette collegate con quelle lavorazioni come laboratori, magazzini e manutenzioni, servizi tecnici ed amministrativi ed area commerciale».
La «cassa» partirà in modo congiunto per tutti e 52 i lavoratori e non con la modalità «a scaglioni». Per controllarne l’andamento, sindacati e ditta si incontreranno periodicamente ogni tre mesi.
A Roma, oltre a sindacalisti, dirigenti della ditta, rappresentanti di Confindustira Cuneo, era presente anche l’assessore provinciale al Lavoro Angelo Rosso. La Provincia attiverà iniziative di ricollocazione con «outplacement» attraverso i Centri per l’impiego. I lavoratori potranno usufruire anche di «incentivi all’esodo» per ridurre ulteriormente il numero operai per cui trovare una soluzione occupazionale diversa dalla Miroglio.

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Miroglio: ridotti gli esuberi

La linea “Stiro” non chiuderà 

Da “La Gazzetta di Saluzzo” del 24 aprile di AG

 

I tagli alla- Miroglio di Saluzzo passano dagli 81 annunciati il 18 di marzo a 52. Per ora non chiuderà il re‑

parto «Stiro». Saranno attivati gli ammortizzatori sociali con   la cassa integrazione per 24 mesi. L'azienda darà incentivi all'esodo. Hanno dato i frutti 'sperati gli incontri in Provincia e Regione tenuti lunedì fra i rappresentati dei lavoratori, la proprietà e le istituzioni. Martedì gli operai si sono riuniti in assemblea e hanno avvallato le proposte emerse dalla trattativa. «Devo dire che i miei colleghi hanno espresso una moderata soddisfazione- dice Ezio Concaro, uno

delle «tute verdi» dello stabilimento - . Il peggio pare passato. Abbiamo ottenuto quello che speravamo: il reparto "Stiro" che lavora sempre al massimo delle sue possibilità resterà aperto per il momento, ci sono due anni di cassa integrazione che ci danno un po' di  tranquillità. Sono stati ridotti gli esuberi. Ci sarà mobilità interna. Abbiamo dimostrato grande impegno nella lotta con  due giorni di sciopero e non era  scontato. Vorrei ringraziare, infine, chi ci ha dato una mano ad uscire dall'empasse a partire dai politici che ci hanno ricevuto e che hanno contattato l'azienda: Casini, Delfino, Damiano, Veltroni, Davico, Crosetto, Enrico Costa, i sindaci della zona che hanno approvato ordini del giorno come Saluzzo, Manta e Rifreddo e, infine, il vescovo Giuseppe Guerrini».
Il 17 o 1'8 maggio i delegati sindacali Angelo Vero, Femca-Cisl, Michele Penna, Filtea-Cgil, e Alberto Battaglino, Uilta-Uil saranno a Roma per un colloquio coni funzionari del Ministero del Lavoro per attivare la cassa integrazione che dovrebbe partire entro fine maggio.
L'azienda metterà- in campo incentivi da 15 mila anni lordi per i lavoratori che lasceranno voIontariamente
il posto entro il 30 settembre 2008, cifra che scende a 10 mila per chi se ne andrà entro il 30‑ maggio 2009. Una ventina di persone, poi grazie agli ammortizzatori sociali si .collegheranno alla pensione. In totale i tagli ri­guarderanno 35 persone. Alla fine dei due anni saranno 123. Oggi sono 175. Nel 2006 erano più di 200.

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NDUSTRIA.SINDACALISTI

“Miroglio”, si spera nella bozza d’accordo

Da “La Stampa” del 16 aprile

I lavoratori della «Miroglio» da ieri hanno meno incertezze sul loro futuro. Dalle 12 alle 15 si sono riuniti in assemblea per ascoltare dalla voce dei sindacalisti: «le aperture» dell'azienda sul numero dei tagli e sulla possibilità di utilizzare ammortizzatori sociali. L'industria tessile albese a metà marzo aveva annunciato 81 esuberi (su 175 dipendenti) e l'intenzione di bloccare tre reparti su 4. Lunedì i rappresentanti dei lavoratori hanno discusso della vertenza a Torino con funzionari dell'Ufficio del Lavoro della Regione e con la direzione aziendale del personale.
«Nel capoluogo regionale - spiegano i delegati Michele Penna, Filtea-Cgil, Angelo Vero, Femca-Cisl, e Alberto Battaglino, Uilta-Uil - c'è stato un passaggio positivo e ora si intravedono spiragli e un futuro per il polo produttivo di Saluzzo. L'azienda ha presentato una timida apertura con la possibilità di ridurre il numero degli esuberi e la volontà di ricorrere alla cassa integrazione per 12 mesi grazie all'intervento della Regione. I lavoratori ci hanno dato mandato pieno per proseguire nella trattativa. In fabbrica c'è la consapevolezza che lo stato dei fatti può migliorare. Lunedì abbiamo visto una bozza d'accordo che potrebbe già essere firmata e resa definitiva la prossima settimana».
Lunedì è previsto un nuovo incontro al tavolo tecnico aperto in Regione sulla vertenza Miroglio. Martedì, nuove assemblee in cui il piano, se sarà ratificato, potrà essere reso noto ai dipendenti in tutte le sue parti. Intanto, i sindacalisti hanno già avviato contatti con il ministero del Lavoro per ottenere la cassa integrazione per un ulteriore anno. «Siamo soddisfatti per quello che abbiamo ottenuto fino ad oggi - dice Ezio Concaro, dipendente - con un azione di gruppo che potrebbe portare buoni risultati a favore di tutti». \

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SALUZZO. FORSE MENO TAGLI

Vertenza Miroglio “Spiragli” di dialogo

Da “La Stampa” del 15 aprile di ANDREA GARASSINO

«La Miroglio ha dimostrato una cauta apertura, la disponibilità a convertire, eventualmente, la procedura di mobilità in cassa integrazione e diminuire i tagli previsti». Mostrano un cauto ottimismo i tre sindacalisti della fabbrica tessile saluzzese Angelo Vero, Femca-Cisl; Michele Penna, Filtea-Cgil; e Alberto Battaglino, Uilta-Uil che ieri hanno affrontato un «tavolo tecnico» all'Ufficio regionale del lavoro a Torino. La settimana scorsa avevano incontrato gli assessori al Welfare-Lavoro e all'Industria Teresa Migliasso e Andrea Bairati.
A metà marzo la dirigenza del gruppo tessile albese aveva annunciato la volontà di tagliare 81 dei 175 operai del polo di via Lagnasco. Pochi giorni dopo erano state aperte le procedure di mobilità che, dopo 75 giorni, portano ai licenziamenti. «La trattativa è ripresa e continuerà - spiegano i tre rappresentanti dei lavoratori - e lunedì prossimo saremo di nuovo in Regione. L'azienda, per la prima volta, ha parlato di possibilità di attivare degli ammortizzatori sociali al ministero del Lavoro. Sono importanti passi avanti, ma la valutazione finale verrà fatta quando avremo tutti gli elementi a nostra disposizione. E' importante prima verificare che si prosegua su questa strada con la trattativa».
Fino a ieri l'azienda aveva rifiutato il dialogo. Non si è ancora parlato di numeri, ma gli 81 esuberi potrebbero essere ridotti. Oggi dalle 12 alle 15 i lavoratori si incontreranno per le assemblee. I delegati sindacali illustreranno le evoluzioni di ieri e i possibili sviluppi. Potrebbero essere stabilite nuove azioni di lotta e protesta dopo i due giorni di sciopero indetti subito dopo l'annuncio dei tagli, il 19 e 20 marzo. All'incontro di Torino, oltre ai sindacalisti, erano presenti le Rsu dello stabilimento, i responsabili del Personale della Miroglio Giuseppe Miroglio e Luigi Asteggiano, e quelli di Confindustria Cuneo.

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SALUZZO. IERI IN CURIA
Il vescovo incontra gli operai Miroglio “Faccio il tifo per voi”

Da “La Stampa” del 12 aprile

«Capisco i vostri problemi e tifo per voi, ma sono in tribuna, non posso avere un ruolo attivo e segnare un ‘’goal’’». Ha utilizzato una metafora calcistica, ieri pomeriggio, il vescovo di Saluzzo Giuseppe Guerrini per esprimere la sua solidarietà ai lavoratori della Miroglio.
Una delegazione di operai dello stabilimento tessile saluzzese è stata ricevuta dal prelato in Curia. «A metà febbraio - hanno detto gli operai - ci avevano ventilato l'eventualità di 16 esuberi, poi, proprio prima di Pasqua, è arrivata la ‘’botta’’ con l'annuncio di 81 tagli. Potevano almeno aspettare ancora qualche giorno e dircelo dopo le Feste». «Vogliono chiudere un reparto che lavora al cento per cento» ha aggiunto Raffaele Dastrù, Rsu Cgil.
«Ottantuno lavoratori - sono state la parole del vescovo - sono altrettante famiglie. Alcune di queste riusciranno comunque a galleggiare, magari con altri lavori, ma per altre ci sarà il baratro. Le persone devono essere la priorità rispetto al profitto, che comunque ci deve essere: in caso contrario l'industria non regge».
Monsignor Guerrini si è impegnato a discutere del «caso Miroglio» con il vescovo di Alba. «Parleremo della vostra preoccupazione in tutte le parrocchie della diocesi - ha detto - perché come cristiani dobbiamo farci carico di una situazione di sofferenza come questa, anche se chiaramente non possiamo rilevare l'azienda».
Una richiesta dei lavoratori: «Sarebbe possibile fare un cenno alla nostra vertenza durante la messa in diretta tv su Raiuno il 18 maggio e magari sistemare uno striscione per far conoscere la nostra situazione in tutto il Paese?». Il vescovo ha risposto che lo strumento più indicato sarà un'intenzione durante la preghiera dei fedeli.
Intanto, lunedì una delegazione di «tute verdi» della Miroglio parteciperà ad una riunione nell'Ufficio del lavoro regionale, dove si discuterà di ammortizzatori sociali e della riduzione del numero degli esuberi.

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SALUZZO. INCONTRO DELEGATI SINDACALI-ASSESSORI

I lavoratori annunciano nuove azioni di lotta Si spera nei fondi per il settore tessile

Riduzione degli esuberi e ammortizzatori sociali

Da “La Stampa” del 11 aprile di ANDREA GARASSINO

I lavoratori della Miroglio non hanno ancora stabilito la data delle nuove azioni di lotta e dello sciopero che coinvolgerà tutti gli stabilimenti del gruppo tessile albese. Ne hanno discusso ieri durante le assemblee nello stabilimento. Al termine, le maestranze hanno deciso di attendere fino a lunedì quando i sindacalisti saranno a Torino per una riunione tecnica all'Ufficio del lavoro della Regione. Già mercoledì i delegati degli operai erano stati nel capoluogo per un primo incontro con l'assessore al Welfare e al Lavoro Teresa Migliasso e con il collega all'Industria Andrea Bairati.
«Li abbiamo informati della situazione - dicono Angelo Vero, Femca-Cisl; Michele Penna, Filtea-Cgil; e Alberto Battaglino, Uilta-Uil - e della volontà dell'azienda di ‘’tagliare’’ 81 dei 175 dipendenti di Saluzzo. Era presente anche la direzione dell'industria che ha avuto modo di esporre il piano di ridimensionamento. Noi non abbiamo potuto far altro che ribadire la nostra assoluta contrarietà ai licenziamenti».
Posizioni ancora una volta immutate, ma l'assessore Migliasso ha preso alcuni impegni. «Ci ha assicurato - proseguono i rappresentanti delle tre sigle sindacali - che contatterà l'azienda e proverà a chiedere un ridimensionamento del numero degli esuberi e di cambiare il piano. Infine, ma è molto importante dal nostro punto di vista, se licenziamenti ci saranno, la Regione ha dato la disponibilità ad intervenire con degli ammortizzatori sociali e con progetti di formazione e successiva ricollocazione in altre realtà produttive del territorio del personale. A livello tecnico, ad oggi, non è ancora cambiato nulla, ma ci conforta l'appoggio politico della Giunta di Mercedes Bresso. Speriamo che queste nuove sollecitazioni da parte delle istituzioni possano già dare dei frutti lunedì. Poi decideremo nuove iniziative di lotta».
Il morale dei lavoratori, all'interno dello stabilimento di via Lagnasco, non è mutato. La preoccupazione è alta. Le buste paga più «leggere» per i due giorni di sciopero a marzo per molti hanno rappresentato un problema. Ieri c'è stata una partecipazione numericamente buona alle assemblee in cui i delegati hanno illustrato a tutti l'evolversi della vertenza. «La novità - spiega Ezio Concaro, uno dei lavoratori, da 29 anni addetto alla manutenzione - potrebbe essere l'arrivo di fondi destinati alla crisi delle aziende tessili nel Biellese. Potrebbero essere la classica ‘’boccata d'ossigeno’’ per la Miroglio, che così potrebbe voler rilanciare il sito saluzzese. Serve, in ogni caso, un piano industriale nuovo per poter intercettare queste risorse». A differenza di quanto avvenuto per un incontro a Cuneo, lo scorso giovedì, lunedì non ci saranno presidi dei lavoratori. «Ci sono gli scrutini per le elezioni - spiegano dalla fabbrica di via Lagnasco - e la questura non permetterebbe manifestazioni in strada».

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La crisi Miroglio arriva in Regione

Previsto uno sciopero di tutto il gruppo

Da La Gazzetta di Saluzzo” del 10 aprile di Andrea Garassino

A 23 giorni dall'i­nizio della «crisi Miroglio», le posizioni non sono mutate. L'a­zienda ha ribadito anche a Cu-neo, giovedì scorso (3 aprile), la volontà di licenziare 81 dei 175 dipendenti dello stabilimento saluzzese. Chiuderanno tre reparti su quattro. Uno smantellamento in piena regola.

Giovedì 10 aprile i delegati sindacali esterni incontreranno a Torino l'assessore regionale al Welfare e al Lavoro Teresa Migliasso. Con il «nulla di fatto» dell'incontro a Cuneo fra i lavo­ratori e la direzione aziendale nella sede di Confindustria, la contrattazione si sposta dall'am­bito locale a quello regionale e poi nazionale. «Mi ha chiamato il Ministro del Lavoro Cesare Damiano - dice Raffaele Dastrò, rsu della fabbrica - e mi ha co­municato che la prossima setti­mana ha fissato un incontro con la famiglia Miroglio. Vedre­mo».Intanto i lavoratori, duran­te l'assemblea che si è tenuta il 3 aprile di fronte ai cancelli, hanno espresso la volontà di organizzare una mobilitazione che riguardi tutto il Gruppo tutti i lavoratori e tutti gli stabilimenti. E giorno in cui le «tute verdi» in­croceranno le braccia non è an­cora stato deciso. «Abbiamo chiesto il ritiro della procedura di mobilità - ha spiegato Angelo Vero della Femca-Cisl - e loro l'hanno rigettato. Ci hanno detto che non ci sono novità e che confermano il loro piano. Noi ab­biamo ribadito che su queste ba­si non siamo disposti a trattare. Quello che in gergo si chiama "mancato accordo" chiude la prima fase di contrattazione in sede territoriale che ora si sposta altrove».

«Non c’è alcun piano strategico di rilancio per il futuro-ha attac­cato Alberto Battaglino della Uilta-Uil- per chi rimane a lavorare qui a Saluzzo, per tutto il gruppo. E' cambiata la direzio­ne, è mutato il modo in cui si trat­ta con il sindacato. Ad oggi, ad e­sempio, non abbiamo ancora potuto incontrare il direttore ge­nerale».    -

«Abbiamo già perso fin troppo tempo -ha rincarato la dose Michele Penna della Filtea-Cgil - dobbiamo "stanare" i vertici a­ziendali da questa posizione. Siamo in fase di stallo. Non ci saranno investimenti sulla fab­brica saluzzese per il 2008».

Il morale dei lavoratori è ai «mi­nimi storici», ma i sindacalisti hanno provato a «caricare lé truppe»: «La battaglia non è  persa, anche se è molto difficile. Dobbiamo continuare a lottare e tenere alta l'attenzione sulla no­stra vertenza. Anche fuori dalla provincia si deve parlare di noi». Al possibile, e ad oggi probabile, dimezzamento del polo tessile saluzzese preoccupa anche gli altri dipendenti del Gruppo Miroglio. «Nell'Albese se ne parla molto - ha spiegato Vero - e se ci saranno mobilitazioni, molti ri­sponderanno». La tensione è al­ta e sugli scalini dell'ingresso si sfiora la «rissa verbale» fra colleghi, ma con la mediazione dei delegati sindacali ritorna la calma e si programmano le iniziative future. «E' ovvio che in que­sto periodo sarebbe meglio non fare straordinari» hanno spiegato i tre rappresentanti dei lavoratori «Bisogna considerare anche l'ipotesi di uno sciopero a singhiozzo - sono state le parole di Penna - per non gravare trop­po sul portafoglio dei lavorato­ri». Le due giornate di astensione dal lavoro del 19 e 20 marzo sono costate circa 130 curo a testa alle maestranze. «E' vero che quattro giorni di sciopero vo­gliono dire 300 curo in meno in busta, ma se fra sei.mesi sei per strada non ne avrai proprio più» è stata l'amara chiosa di un di-pendente. La crisi della Miro­glio, che è giunta alquanto ina­spettata, continua a preoccupare gli ambienti politici locali.

Hanno manifestato solidarietà alle maestranze il sindaco, alcu­ni assessori e, nell'ultima assem­blea, il capo gruppo di maggio­ranza Roberto Pignatta. «Que­starealtàproduttiva - ha detto -è fondamentale per Saluzzo».

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SALUZZO. CRISI E TENSIONI
Miroglio conferma gli esuberi

Da “La Stampa” del 4 aprile  di ANDREA GARASSINO

Una giornata di sciopero di tutto il gruppo Miroglio. È la risposta dei sindacati alla direzione del gruppo albese dopo i colloqui di ieri, i primi fra le parti, sulla vertenza dello stabilimento di Saluzzo: la direzione martedì 18 marzo aveva annunciato 81 esuberi e ieri li ha confermati. La data dell'astensione dal lavoro non è ancora stata stabilita. Dopo le elezioni politiche, poi, sarà programmata una manifestazione di tutti gli operai del gruppo che, con ogni probabilità, si terrà ad Alba. L’incontro di ieri mattina di è svolto nella sede di Confindustria Cuneo. Si sono confrontati i vertici aziendali, i sindacalisti e la Rsu della fabbrica per affrontare il ridimensionamento di Saluzzo. E' stata una riunione lunga, iniziata alle 10,30 e terminata dopo le 14. Alla fine ognuno è rimasto fermo sulla sua posizione. Di fronte alla sede di corso Dante un presidio di lavoratori Miroglio di Saluzzo, di Alba e anche altri operai di stabilimenti della «Granda».
Intorno al tavolo, da una parte c'erano le maestranze che chiedevano il ritiro del piano di tagli e l'inizio di una nuova discussione, dall'altra l'azienda che confermava la riduzione dei lavoratori (da 175 di oggi ai 95 previsti per la fine dell'estate) e la chiusura di tre reparti su quattro. Dalle 15 alle 16,30, poi, i rappresentanti dei lavoratori hanno incontrato le maestranze di fronte alla fabbrica saluzzese, per un'assemblea in cui sono stati resi noti gli esiti dell'incontro.
«Ci hanno spiegato nei dettagli l'apertura della procedura di mobilità - ha iniziato Angelo Vero della Femca-Cisl - e hanno concluso dicendo che non c'erano novità e che confermavano il piano. Per noi questo era inaccettabile, così abbiamo ribadito le nostre posizioni e si è stilato il documento di mancato accordo che sarà spedito in Regione».
«Su queste basi non siamo disposti a discutere», ha rincarato Alberto Battaglino della Uilta-Uil.
Con la rottura di ieri è terminata la prima fase di trattativa in ambito locale e ora «la partita» si sposta a Torino.
«Ci siamo già passati nel 2006 quando ci sono stati 44 esuberi - ha aggiunto Battaglino -, ma allora c'era una strategia di rilancio per chi rimaneva in fabbrica e anche per tutto il gruppo. E' cambiata la Miroglio e il modo che ha la dirigenza di trattare con i lavoratori: ad oggi non abbiamo ancora incontrato il direttore generale per chiedergli i piani per il futuro. Siamo preoccupati per l'assetto complessivo del gruppo e per tutti i lavoratori. Anche nell'Albese c'è massima allerta». «Ci hanno anche detto - ha precisato Michele Penna della Filtra-Cgil - che non sono previsti investimenti sul polo di Saluzzo per il 2008. Per noi questo è il segnale che tutti rischiano. La fabbrica non reggerà con soli 90 dipendenti».
«La battaglia, in ogni caso, non è persa - hanno concluso i tre sindacalisti -, ma dobbiamo continuare a combattere e spostare l'attenzione più in alto, coinvolgendo l'assessorato regionale, la politica nazionale e il Governo. La lotta continua». I lavoratori hanno espresso un forte malumore e la discussione ha anche assunto toni polemici e aspri, ma i delegati hanno tentato di ricomporre le diversità e hanno invocato un'azione unitaria.
All'assemblea è anche intervenuto Roberto Pignatta, capogruppo di maggioranza in Consiglio comunale, a nome delle istituzioni cittadine. «La vostra realtà produttiva è fondamentale per Saluzzo - ha detto -. La nostra attenzione sui vostri problemi sarà sempre massima».

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Occupazione: Casini, Damiano, Veltroni e sindaco incontrano gli operai

81 esuberi alla Miroglio si muove la politica

Da “Gazzetta di Saluzzo” del 27 marzo di Andrea Garassino

Se ne parla mercoledì (26 marzo) in assemblee all'interno dello stabilimento, se ne parla quella stessa sera in Consiglio comunale, ma non ne parlano ancora i sindacati e l'azienda.

E' passato poco più di una settimana dall'annuncio,martedì scor­so (18 marzo) della direzione di Alba di 81 esuberi alla Miroglio di Saluzzo. Poche parole: «Nell'ambito di una ristrutturazione della Divisione Filo del Gruppo Miroglio verranno cessate alcu­ne attività non ritenute più strategiche. Si tratta dei reparti testu­rizzo, stiro, tinto in pasta oltre che di parte dei servizi collegati, situati presso lo stabilimento di Saluzzo. Sarà invece mantenuta l'attività storica della filatura».

Stop per tre reparti su quattro. I sindacati hanno rigettato questo piano e hanno chiesto un nuovo summit con l'azienda che, ad og­gi, non ha risposto. I rappresen­tanti dei lavora­tori hanno anche chiamato Con­findustria.

Sconfortati i dipendenti. In fab­brica c'è disa­gio. «La situa­zione è cupa, si entra dentro lo stabilimento e sembra che non ci sia più spe­ranza, ci sono pochi stimoli per lavorare, ci si sente quasi presi in giro. Il morale è sotto i piedi». Sono le parole di Raffaele Dastrù,  rsu Filtea-Cgil. Intanto martedì è iniziato un «giro» di confronto fra tutti i lavo­ratori degli stabilimenti del gruppo. lotta. 1125 marzo lo stabilimento "Transfer" di Alba. Mercoledì la fabbrica di via Lagnasco, giovedì Covone. Venerdì il "Magazzino finiti" ala prossima set­timanaiP'Centro direzionale' ad Alba. Tutti i livelli della politica sono stati investiti  dalla “crisi Miroglio”. “Gli 81 esuberi annunciati fanno pensare ad un disimpegno- dice Roberto Pignatta, capogruppo di maggioranza in Consiglio Comunale – è importante mantenere un sito produttivo così nel Saluzzese. Cercheremo un incontrare con la dirigenza in cui si pensi a non depo­tenziare lo stabilimento. Come consiglieri siamo vicini agli ope­rai che rischiano di perdere il posto di lavoro».

Sorpreso e sostanzialmente d'accordo con il «collega» dello schieramento opposto Stefano Quaglia, capogruppo Udc: «Sia­mo sconcertati per il precipitare della situazione e siamo solidali con le maestranze e con le rispettive famiglie. Auspichiamo una riunione con la proprietà per sondarne le intenzioni. Infatti, quando il Consiglio aveva parlato con la Miroglio nel 2006 le prospettive erano diverse, si annunciava sviluppo e ricerca per il futuro».

La scorsa settimana delegazioni di lavoratori Miroglio, durante i due giorni di sciopero proclamati dopo l'annuncio dei tagli, mercoledì e giovedì, avevano incontrato alcuni «big» della politica nazionale impegnati in campagna elettorale nella Cruda.'

Alla caserma Mario Musso gli operai tessili saluzzesi sono stati ricevuti da Pierferdinando Casini, candi­dato premier per l'«Unione di centro», mentre a Cuneo, il 20 mar­zo,i dipendenti Miroglio
hanno parlato con Cesare Damiano, Mi­nistro del La­voro uscente e candidato per il Pd alla Camera dei De­putati

. Tutti e tre i leader hanno assicurato impegno per contattare la direzione aziendale. Erano accompagnati dal sindaco di Saluzzo Paolo Allemano che poi è stato al presidio di fronte ai cancelli della fabbrica. «Comprendiamo la gravità di questa situazione - ha detto - per voi, le vostre famiglie e tutto il Saluzzese Affronteremo questa difficile vertenza insieme, con tutta la forza possibile. Ne parleremo in Consiglio. E’ un momento terribile, ma lo vivremo insieme. Questo è un problema di tutti, non sentitevi soli”.

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Il Consiglio comunale “Siamo tutti solidali  con lavoratori Miroglio”

da "La Stampa" del 27 marzo 2008
 

  «2006: meno 44. 2008: meno 81; 200?: chiude. Difendiamo il futuro». E’ lo slogan sullo striscione che una delegazione di lavoratori della Miroglio (dove sono stati annunciati 81 esuberi) ha portato ieri in Consiglio comunale a Saluzzo.
Una seduta che si è aperta affrontando la crisi occupazionale che ha investito lo stabilimento di via Lagnasco. Maggioranza e opposizione hanno presentato in maniera congiunta un ordine del giorno di «preoccupazione» per i tagli e vicinanza agli operai e alle famiglie, in cui si esprime l’auspicio che l’azienda riveda le sue strategie. Il documento verrà inviato a Regione, Provincia e alla Miroglio. Il presidente del Consiglio Caterina Rinaudo ha poi interrotto la discussione per consentire l’intervento di alcuni lavoratori. «Vi ringrazio a nome di tutti per la disponibilità - ha detto Ezio Concaro, dipendente Miroglio a Saluzzo da oltre 30 anni -. Non capiamo la decisione dell’azienda perché i nostri reparti “girano” a pieno ritmo, ci sono le commissioni, confezioniamo prodotti molto buoni e ci sono solo altri quattro stabilimenti come il nostro in Europa. Speriamo che, con l’impegno che state mettendo in questa vertenza, la proprietà riveda le sue posizioni».

 

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SALUZZO. ANNUNCIATI 81 ESUBERI


Crisi Miroglio in Consiglio


da “La Stampa” del 26 marzo di ANDREA GARASSINO

Dopo un fine settimana di relativa tranquillità, oggi a mezzogiorno tornano a riunirsi i 175 lavoratori Miroglio. La direzione ha annunciato 81 esuberi, la chiusura di tre reparti su quattro e il «taglio» di altri 10 dipendenti albesi collegati alle attività della fabbrica saluzzese. L’«allarme occupazione» è scattato per tutte le maestranze del gruppo con sede ad Alba.
Forti timori
«Abbiamo iniziato un giro di assemblee che coinvolgeranno i dipendenti – dicono Angelo Vero, Femca-Cisl; Michele Penna, Filtea-Cgil; e Alberto Battaglino, Uilta-Uil – per stabilire insieme iniziative di lotta. Il primo polo interessato è stato oggi (ieri, ndr) lo stabilimento ‘’Transfer’’ di Alba. Domani (oggi, ndr) sarà la volta di Saluzzo, giovedì saremo a Govone, venerdì nel ‘’Magazzino finiti’’ e la prossima settimana al ‘’Centro direzionale’’ sempre ad Alba». Intanto, questo pomeriggio la «questione Miroglio» sarà affrontata dal Consiglio comunale. Gli amministratori dovrebbero votare un ordine del giorno di sostegno ai lavoratori. «Gli 81 esuberi – dice il capogruppo di maggioranza Roberto Pignatta (Pd) – fanno pensare ad un disimpegno del gruppo tessile a Saluzzo. Il Consiglio inviterà la direzione a mantenere in piena forza il sito produttivo. Faremo presente la nostra solidarietà agli operai». «E’ importante che il Comune incontri la proprietà – precisa Stefano Quaglia (Udc), della minoranza – per comprendere quali siano i piani per la fabbrica, visto che nell’ultimo meeting di quasi due anni fa si erano tracciate prospettive diverse. Siamo sconcertati e vicini agli operai e alle loro famiglie». Anche gli amministratori comunali di Manta affronteranno il «caso Miroglio» stasera alle 21.
Amara sorpresa
Lo scorso martedì, a sorpresa, la direzione aveva annunciato ai delegati sindacali i tagli occupazionali che si inquadrano «nell’ambito – si legge in un comunicato - di una ristrutturazione della Divisione Filo, con la cessazione di alcune attività non più strategiche: i reparti ‘’testurizzo’’, ‘’stiro’’, ‘’tinto in pasta’’». I sindacati hanno subito rigettato il piano dell’azienda e sono in attesa che venga fissato un nuovo incontro. Mercoledì scorso i lavoratori hanno proclamato uno sciopero che è poi stato prolungato fino a giovedì, quando è giunta alle segreterie sindacali la lettera che apriva ufficialmente la procedura di mobilità. Sabato una delegazione di dipendenti ha distribuito volantini al mercato settimanale per sensibilizzare la popolazione. Ieri è stata anche inviata una richiesta di incontro con Confindustria.

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SALUZZO. IERI AI SINDACATI
Miroglio: lettera ufficiale sulla mobilità di 81 addetti

Da “La Stampa” del 21 marzo -

«Con i primi due giorni di sciopero abbiamo voluto dare un segnale forte - dicono i rappresentanti sindacali Mauro Gallarate, Uilta-Uil, e Raffaele Dastrù, Femca-Cgil - alla direzione del gruppo. Aspettiamo risposte, poi decideremo il calendario delle iniziative». Oggi i 175 dipendenti della Miroglio di Saluzzo sono tornati a lavorare. Martedì il colosso tessile albese aveva annunciato 81 esuberi sullo stabilimento di via Lagnasco. Sempre ieri è giunta ai sindacati la lettera che apre ufficialmente la procedura di mobilità.
Una delegazione di lavoratori Miroglio è stata ricevuti mercoledì sera da Pier Ferdinando Casini, candidato premier per l’Udc impegnato nel comizio elettorale a Saluzzo. Ieri pomeriggio a Cuneo c’è stato un incontro con il leader del Pd Valter Veltroni e il ministro del Lavoro Cesare Damiano, accompagnati dal sindaco di Saluzzo, Paolo Allemano. I politici hanno espresso «vicinanza» alle maestranze e si sono impegnati a prendere contatti con l’azienda. Poi il primo cittadino ha incontrato i lavoratori ai cancelli. «Comprendiamo la gravità della situazione - ha detto - per voi, le famiglie e tutto il Saluzzese. Affronteremo la difficile vertenza insieme. Ne parleremo in Consiglio la prossima settimana. Non sentitevi soli».
Gli operai, che hanno mantenuto per due giorni un presidio fuori dai cancelli di via Lagnasco, stanno valutando nuove azioni. «Ci stiamo organizzando per distribuire volantini al mercato del sabato - spiegano - e di fronte al negozio Vestebene di Saluzzo, perché è il marchio che ormai comanda il nostro gruppo e da cui dipende il futuro». I delegati sindacali hanno annunciato l’intenzione di coinvolgere anche gli operai degli altri stabilimenti Miroglio. «E’ previsto un giro di assemblee la prossima settimana con i rappresentanti delle fabbriche del gruppo - dice Alberto Battaglino della Uilta-Uil – e se la direzione continuerà a darci risposte inaccettabili ci sarà un’azione congiunta da parte di tutti». La prossima settimana chiederanno un incontro con la dirigenza: la Miroglio ha annunciato il taglio di 81 posti di lavoro su 175, la chiusura immediata di due reparti e di un terzo entro l’estate

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Assemblea a Saluzzo sui tagli alla Miroglio

Da “La Stampa” del 20 marzo

Nuovo sciopero e assemblea di fronte ai cancelli, oggi, alla «Miroglio» di Saluzzo. L’azienda ha annunciato martedì l’intenzione di tagliare 81 posti di lavoro su 175 e la chiusura di tre dei quattro reparti. I sindacati hanno immediatamente respinto la proposta dei vertici aziendali e sono iniziate le proteste dei lavoratori.
Già ieri le maestranze avevano bloccato la produzione per tutto il giorno e allestito un presidio al bordo strada. A mezzogiorno si sono riuniti e hanno discusso delle mosse future: oggi nuovo sciopero, domani volantinaggio al mercato di Saluzzo. Sono previsti il coinvolgimento del Consiglio comunale, una manifestazione pubblica con corteo a Saluzzo e Alba (sede del gruppo tessile), l’interessamento delle segreterie nazionali e del Ministero per le Attività produttive. «Dobbiamo coinvolgere tutti i lavoratori del gruppo Miroglio in questa battaglia – ha detto Alberto Battaglino (Uilta-Uil) – e pensare anche a scioperi di tutti gli stabilimenti». «Non può passare l’idea che la direzione tagli i posti di lavoro – ha detto Michele Penna (Filtea-Cgil) – senza che si inizi a discutere. Devono comunicarci le strategie e i piani industriali. Ormai la Miroglio è diretta dai vertici di Vestebene che hanno una logica commerciale. Pagano i testimonial della pubblicità mentre licenziano i lavoratori».
«Il fatto più preoccupante – sono state le parole di Angelo Vero, rappresentante diFemca-Cisl – è che l’intenzione è quella di chiudere il reparto “Ricerca” e questo vuol dire che si abbandona tutta e si vuole solo chiudere». «Sarà un problema anche per i commercianti di Saluzzo – è stato il commento di un operaio – se cento famiglie perdono il lavoro». Se non ci saranno trattative, le prime buste di mobilità arriveranno tra 75 giorni. «La lotta sarà lunga e dovremmo continuare con la stessa forza di oggi» hanno concluso i sindacalisti.

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SALUZZO. DIFFICOLTÀ DI MERCATO
La Miroglio “taglia” 81 posti

da "La Stampa" del 19 marzo di ANDREA GARASSINO

«Hanno annunciato 81 esuberi su 175 dipendenti. È l’ipotesi peggiore che ci potevano prospettare». Angelo Vero (Femca-Cisl), Michele Penna (Filtea-Cgil) e Alberto Battaglino (Uilta-Uil), i tre esponenti del sindacato che si occupano della Miroglio di Saluzzo, ieri hanno convocato una mini-assemblea fuori dallo stabilimento per comunicare ai lavoratori gli esiti di un incontro con la direzione svolto pochi istanti prima. Altri dieci posti sarebbero «da tagliare» ad Alba, fra quelli collegati con le lavorazioni saluzzesi. «Non ci pare una proposta credibile – hanno continuato i tre sindacalisti –, l’abbiamo respinta. Deve iniziare un momento forte di lotta. Dobbiamo decidere come reagire. Dobbiamo essere uniti e in tanti fin da domani (oggi, ndr)».
Le iniziative dei lavoratori prenderanno il via oggi con 8 ore di sciopero su tutti i turni. Intorno a mezzogiorno verrà convocata un’assemblea dei lavoratori del gruppo tessile di Saluzzo per stabilire un calendario delle azioni delle prossime settimane.
Quali le motivazioni che hanno portato a dimezzare il polo produttivo di via Lagnasco? «La Miroglio – ha detto Angelo Vero di fronte ai cancelli – ha giustificato l’intenzione di ‘’tagliare’’ 81 lavoratori dicendo che c’era stato un decremento del 30% del portafoglio clienti e del 40% solo su Saluzzo. Ci sono difficoltà di mercato, la crisi congiunturale. Hanno usato queste parole: ‘’intendiamo abbandonare tutte le nuove iniziative’’ e fra queste anche il reparto di Ricerca che dovrebbe perdere 10 dei 37 addetti». «Meno male che doveva essere il futuro» è l’amaro commento di un lavoratore intervenuto all’assemblea. Qualcuno ipotizza azioni «di forza» fin da subito e sussurra: «Non dovremmo lasciar uscire i camion dal magazzino».
Secondo quanto emerso dall’incontro di ieri tra la direzione del personale e i sindacati, sarebbero tre su quattro i reparti della fabbrica di Saluzzo a «tremare»: verrebbe chiusa l’ultima parte del «Testurizzo», lo «Stiro» che secondo le organizzazioni dei lavoratori ha molto commesse e, infine, il «Master» che non occupa tante persone, ma che era la divisione su cui puntava l’azienda per rilanciare la produzione.
«È la dismissione totale di tutte le iniziative della precedente dirigenza – hanno concluso i tre sindacalisti -, per intraprendere invece una vecchia strada, cioè tagliare teste per tagliare i costi, senza dare prospettive. Questo stabilimento rimarebbe con poco più di 80 persone su tre turni a ciclo continuo: abbiamo chiesto che ci dimostrino con i numeri che è una situazione sostenibile dal punto di vista dei costi aziendali. Non c’è un piano industriale, abbiamo paura che ‘’scoppi’’ tutto. Abbiamo espresso tutta la nostra contrarietà a questa prospettiva che non è un piano, ma un taglio e basta. In queste condizioni non discutiamo. Servono proposte serie e credibili».

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OCCUPAZIONE. VERTICE VENERDI'

Ripreso il lavoro a metà gennaio operai Miroglio di nuovo in Cassa

da "La Stampa" del 18 febbraio 2008 di A.G.

 

Si torna a parlare di cassa integrazione alla «Miroglio» di Saluzzo. Ne discuteranno venerdi sindacati e vertici del gruppo tessile albese, ma l'argomento è già «all'ordine del giorno» fra i lavoratori, circa 170 persone.

La cassa integrazione ordinaria aveva già riguardato la fabbrica di via Lagnasco a cavallo fra il vecchio e il nuovo anno. I macchinari si erano fermati il 22 dicembre ed erano stati rimessi in funzione, a pieno regime, intorno a metà gennaio.

«E' chiaro che c'è preoccupazione fra gli operai - spiega Angelo Vero della Cisl -: vedremo dopo aver parlato con la ditta la reale portata del provvedimento. Si parla di cassa integrazione ordinaria e non riguarderà tutti gli effettivi dello stabilimento. Inoltre, vogliamo analizzare con la direzione aziendale il piano industriale e le prospettive per il polo produttivo salu­zese nei prossimi anni». Qualche operaio ha già sentito «voci» non ancora confermate ufficialmente: si tratterebbe di 13 settimane di «cassa» a rotazione a partire da aprile.

«Stiamo affrontando flessioni del mercato - spiega il direttore del personale, Giuseppe Bertolino - e utilizziamo la cassa integrazione ordinaria, che non è una misura strutturale. Sul numero di persone coinvolte e sul periodo le decisioni saranno prese dopo la discussione di venerdi con i sindacati».          [A. G.]

 

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