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Albaprint: No alla
“cassa” in deroga”
Da “L’Unione Monregalese” del 1 luglio
 (ad.) - Partecipato incontro, lunedì pomeriggio, presso M
Biblioteca civica di Farigliano, tra i rappresentanti sindacali ed i
lavoratori dell'Albabrint. Sul tavolo, la possibilità di passare
dalla cassa integrazione straordinaria in cassa "in deroga" del la
durata di quattro mesi, estendibile a otto. La cassa integrazione
alla quale sono tutt'ora sottoposti i dipendenti dell'ex-Milanostampa
scadrà infatti a metà luglio, per cui bisognerà valutare il da farsi
per i prossimi mesi. Il dibattito si è concluso con la votazione per
alzata di mano da parte dei lavoratori,
che hanno deciso di
non fare richiesta per la cassa "in deroga", ma di avvalersi della
mobilità, la cui durata varia a seconda dell'età. Presente
all'incontro anche il sindaco di Farigliano, Domenico Milano, che,
oltre a portare la solidarietà e la vicinanza del Comune, ha
annunciato che presto invierà una lettera alla nuova presidente della
Provincia, Gianna Gancia, sollecitando l'istituzione, a carico
dell'Ente provinciale, di corsi di formazione in modo da poter
agevolare il ricollocamento dei dipendenti Albaprint in altre
aziende, impegno già preso a suo tempo dall'ex-presidente Raffaele
Costa.
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Farigliano
Albaprint: ok
all’anticipo della Cassa
Da “La Stampa” del 30 ottobre
L’accordo
sull’anticipo della cassa integrazione per l’ottantina di dipendenti
dell’ex Milanostampa di Farigliano si farà. La decisione è stata presa
l’altro giorno durante l’incontro che si è svolto in Provincia tra
organizzazioni sindacali, rappresentanti di Bre banca e Fondazione Crc,
e il sindaco del paese Giancarlo Tavella. «La Bre pagherà l’anticipo
dell’ammortizzatore sociale, mentre istituzioni e Fondazione si
faranno carico degli interessi - spiega Marco Ricciardi, segretario
provinciale della Cgil -. ll protocollo d’intesa sarà firmato
ufficialmente lunedì, durante un altro incontro convocato in
Provincia». L’azienda di Farigliano è stata dichiarata fallita il 17
luglio scorso. La «cassa» coprirà dodici mesi a partire da quella
data. \
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FARIGLIANO.
AMMORTIZZATORI IN RITARDO
All’ex Milanostampa operai senza “Cassa” dopo il fallimento
Da “La Stampa” del 4
ottobre di MICHELA CASALE ALLOA
FARIGLIANO
«Non basta il fatto di essere rimasti senza lavoro: da giugno non ci
pagano neppure la cassa integrazione. La situazione è critica perchè
non abbiamo alcuna fonte di reddito. Non si può continuare così».
Ancora guai per i dipendenti dell’ex Milanostampa di Farigliano,
dichiarata fallita il 17 luglio su sentenza del tribunale di Mondovì.
Erano stati gli 81 operai a presentare le istanze di fallimento perchè
i proprietari erano ritenuti «interlocutori inaffidabili» dopo una
lunga crisi a cui seguì, a inizio luglio, lo sfratto dell’azienda di
corso Ferrero.
«Abbiamo sollecitato più volte la questione e già a inizio agosto
avevamo presentato la richiesta in Regione - spiegano il segretario
provinciale della Cgil Marco Ricciardi e Ugo Brunetto, della
Fistel-Cisl -. La cassa doveva terminare il 5 agosto, ma con il
fallimento sono cambiate le condizioni e dunque si è dovuto riprendere
daccapo l’iter. Il problema è che dobbiamo aspettare il via libera
alla pratica da parte del ministero, un fatto che ovviamente allunga i
tempi. Le ferie di agosto hanno fatto il resto. Speriamo che non ci
siano altri ritardi: i lavoratori non possono aspettare ancora».
Se arriverà l’«ok» da Roma, le parti potranno convocare un tavolo in
Provincia per discutere dell’anticipo dell’ammortizzatore sociale. Il
commercialista monregalese Alberto Rabbia, nominato curatore
fallimentare, è fiducioso: «Il collega torinese Giuseppe Goffi,
consulente del lavoro della procedura, ha inviato le pratiche a fine
agosto e di recente ha sollecitato il ministero a velocizzare i tempi:
pare che la risposta arriverà in questi giorni. Confido che presto la
questione si risolverà».
Nessuna novità per quanto riguarda l’eventuale vendita dei beni
dell’azienda. «Il consulente sta ancora lavorando alla perizia di
stima - conclude Rabbia -. Un incarico lungo vista la quantità di beni
da inventariare. Dovrebbe comunque concludere entro fine ottobre. Da
quel momento in poi si potrà discutere del futuro dello stabilimento».
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MONDOVI’. AZIENDA
DI FARIGLIANO
Albaprint, oggi il primo incontro tra curatore fallimentare e
sindacati
Da “La Stampa” del 25
luglio di ]GIANNI SCARPACE
MONDOVI’
«E’ il momento di stimare i beni e incontrare lavoratori e sindacati,
per programmare insieme i prossimi passi. Troppo presto per parlare di
ricerca di nuovi acquirenti, anche se ci stiamo già guardando
intorno». Oggi il commercialista monregalese Alberto Rabbia, curatore
nominato dal Tribunale di Mondovì per il fallimento dell’Albaprint di
Farigliano (l’ex Milanostampa, un’ottantina di lavoratori), incontrerà
i rappresentanti sindacali delle tre confederazioni. Dopo la sentenza
di fallimento firmata dai giudici Paolo Demarchi e Rodolfo Magrì la
scorsa settimana, il professionista ha iniziato l’inventario dei beni,
recandosi nell’azienda di Farigliano, insieme al cancelliere del
tribunale Sergio Greco, all’amministratore delegato dell’Albaprint
Roberto Sabatino e a un perito. «Abbiamo ufficialmente preso in
consegna materiali e beni - dice Rabbia -. Il perito sta procede già
alla verifica della stima».
Il rappresentante sindacale interno Mario Lovera (Cisl), nominato
«custode» all’epoca dei presidi dei dipendenti di fronte ai cancelli
dell’azienda, gli ha consegnato le chiavi. «La prossima udienza - dice
Rabbia - è stabilita il 17 ottobre, quando il tribunale analizzerà la
passività dell’Albaprint, poi si passerà all’incasso dei crediti. Solo
per la stima dei beni occorreranno circa due mesi. Sono procedure che
richiedono tempo, così come l’eventuale ricerca di un compratore». La
cassa integrazione dei lavoratori scade il 5 agosto. «Chiederemo al
curatore - spiega Marco Ricciardi, Cgil - di preparare la richiesta al
ministero della cassa integrazione straordinaria per fallimento che dà
diritto a un anno di beneficio degli ammortizzatori sociali. Già
partita anche la richiesta alla Provincia per la rimodulazione degli
anticipi della cassa con la Bre banca, secondo un protocollo
provinciale. Entro il 17 settembre presenteremo i crediti di ognuno
dei lavoratori».
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FARIGLIANO.
SENTENZA
Ex
Milanostampa Sì al fallimento chiesto dagli operai
Da “La Stampa” del 18
luglio di MICHELA CASALE ALLOA
GIANNI SCARPACE
FARIGLIANO
L’ora della verità, come promesso, è arrivata in fretta. L’ex
Milanostampa di Farigliano è fallita. Lo ha stabilito la sentenza
emessa e depositata ieri in tribunale di Mondovì, accogliendo le
istanze presentate dagli 83 operai della fabbrica, sfrattata il 2
luglio scorso perchè i titolari dell’Albaprint non avevano mai pagato
l’affitto da quando avevano rilevato la proprietà, nel settembre 2006.
La decisione è stata presa, appena due giorni dopo la prima e unica
udienza, principalmente perchè la crisi finanziaria della fabbrica è
«irreversibile».
La sentenza sottolinea «una perdita di 922 mila euro a fine 2007», a
fronte di un capitale sociale di 10 mila euro. «La situazione
contabile al 31 maggio 2008 evidenzia poi un’ulteriore perdita di 356
mila euro, con patrimonio negativo di -912 mila euro - si legge ancora
- segno che la perdita dell’anno precedente non è stata coperta dai
soci con idonea ricapitalizzazione». Più chiaro di così.
Il fallimento chiude una vicenda, «un’ agonia» secondo i lavoratori,
iniziata nel 2002 con il primo «crac» della famiglia Milano, storica
titolare e fondatrice della fabbrica negli Anni Cinquanta, che si era
però risolto con il commissariamento. Poi la cessione, a febbraio
2004, a Maria Rosa Filippino e infine il passaggio all’Albaprint. Anni
di stipendi a singhiozzo, proteste sindacali e cassa integrazione,
fino allo sfratto che ha convinto i dipendenti a chiedere il
fallimento per autotutelarsi. «Ci sentiamo sollevati - commentano ora
i dipendenti -. Certo, fallire non è mai positivo, ma in questa
situazione non avevamo altra via d’uscita. Adesso almeno possiamo
pensare al futuro».
La prossima settimana le organizzazioni sindacali incontreranno
Alberto Rabbia, commercialista monregalese nominato curatore
fallimentare.
«Parleremo del futuro dei dipendenti, a partire dall’avvio della cassa
integrazione straordinaria - spiegano i sindacati -. Poi ci occuperemo
di trovare loro una soluzione occupazionale, con particolare
attenzione alle lavoratrici donne: a Farigliano ce ne sono molte e
l’impiego femminile è un problema in provincia. Ringraziamo il
tribunale di Mondovì per la rapidità con cui ha risolto la questione e
le istituzioni per l’interessamento dimostrato».
Il «caso» Milanostampa si prepara ad avere anche un risvolto penale.
Gli operai hanno infatti fatto causa all’azienda per appropriazione
indebita. Anche su questo punto si legge nella sentenza:
«L’appropriazione delle somme destinate ai fondi pensione e trattenuta
per conto di alcune finanziarie (affermazioni fatte dalla difesa dei
ricorrenti nel corso dell’udienza prefallimentare e non contestate
dall’azienda) è sintomatica di una difficoltà finanziaria ormai
irreversibile». E ancora: «L’entità dei crediti scaduti e non pagati è
di gran lunga superiore ai limiti di legge».
Martedì Mario Lovera, Rsu della Uil e un po’ «uomo simbolo» di tutta
la vicenda, consegnerà al curatore le chiavi dell’azienda, della quale
è custode dei beni dal giorno dello sfratto. «Abbiamo smesso di penare
e ne sono felice - commenta -. Certo però che pensare, dopo 24 anni da
dipendente, di non dover più entrare in quella fabbrica, fa proprio
uno strano effetto».
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MONDOVI’. ISTANZE
CONFERMATE IN TRIBUNALE
Operai Milanostampa al giudice “Sul fallimento non molliamo”
Da “La Stampa” del 16
luglio di MICHELA CASALE ALLOA
GIANNI SCARPACE
MONDOVI’
C’erano tutti, ieri in tribunale a Mondovì, all’udienza per il
fallimento chiesto dagli 83 operai dell’ex Milanostampa di Farigliano.
L’azienda rappresentata dall’amministratore delegato Roberto Sabatino,
sindacati, una delegazione di cinquanta dipendenti, avvocati delle
parti e anche il presidente della Provincia, Raffaele Costa. Ma non
c’è stato nulla da fare: i lavoratori hanno deciso di confermare le
istanze di fallimento perchè «i dirigenti sono stati per l’ennesima
volta poco credibili. Impossibile fidarsi». Il giudice delegato Paolo
Demarchi ha assicurato che i tempi saranno rapidi: la sentenza verrà
emessa entro questa settimana, forse già domani.
Un quarto d’ora prima dell’udienza Costa ha parlato con i presenti,
ribadendo i concetti espressi nei tre incontri che si sono svolti in
Provincia negli ultimi dieci giorni. «Sarebbe auspicabile trovare un
accordo - ha detto -. Il nostro obiettivo è tutelare territorio e
posti di lavoro». «Un intento di mediazione ammirevole, che si è
scontrato con l’atteggiamento dell’azienda - spiegano i sindacati -.
Sabatino ha promesso di risarcire il 70% delle spettanze arretrate
agli operai, ma non ha presentato gli assegni circolari di cui il
giorno prima aveva garantito l’esistenza. Poi, quando il giudice
Demarchi ha chiesto una fideiussione bancaria come garanzia, non è
stato in grado di fornire una risposta adeguata. Impossibile mettere
il futuro dei lavoratori nelle mani di un interlocutore simile».
La proposta della proprietà è stata valutata dai dipendenti che,
all’unanimità, hanno deciso di proseguire sulla strada intrapresa. Non
è finita: presto quereleranno l’azienda. Spiega Mario Lovera, Rsu
Uilcom-Uil e custode dei beni dell’ex Milanostampa da quando è stata
sfrattata, il 2 luglio scorso: «L’Albaprint è titolare da quasi due
anni. In questo tempo non ha mai versato fondi pensione, quote
sindacali e, come previsto, un quinto degli stipendi a una
finanziaria. Si tratta di appropriazione indebita: su questo si baserà
la causa». Al momento la principale preoccupazione di tutti è arrivare
a una rapida soluzione della vicenda prima dello scadere della cassa
integrazione, il 5 agosto. «L’atteggiamento dell’azienda ha ancora una
volta dimostrato la volontà di perdere tempo - concludono Marco
Ricciardi, Matteo Carena e Giovanni Ventura, segretari provinciali
Cgil, Cisl e Uil -. In definitiva, ha mancato di rispetto ai
lavoratori, al giudice e alle istituzioni. Ringraziamo il tribunale
per la rapidità con cui intende chiarire la questione e per averne
compreso la gravità. Poi, potremo ragionare sul futuro dei
lavoratori».
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FARIGLIANO.
PROPRIETA’ E SINDACATI IN PROVINCIA
Milanostampa: “Intesa
difficile”
Da “La Stampa” del 9
luglio di MICHELA CASALE ALLOA
FARIGLIANO
«E’ difficile credere alla proprietà. Si è contraddetta più volte e
non ha ancora presentato un piano di rilancio dell’azienda. Staremo a
vedere, ma è probabile che ci rivedremo martedì, in tribunale». Una
dichiarazione che non lascia troppo spazio all’ottimismo quella
rilasciata dai sindacati dell’ex Milanostampa di Farigliano al termine
dell’incontro con i dirigenti dell’azienda, svoltosi ieri in
Provincia. Era presente anche il sindaco del paese, Giancarlo Tavella.
Sandro Sarasso e Roberto Sabatino, proprietario e amministratore
delegato dell’Albaprint, la società titolare, hanno ribadito la
volontà di scongiurare il fallimento chiesto dagli 83 operai come
forma di autotutela. La prima udienza si svolgerà martedì.
«L’azienda ha confermato l’intenzione di pagare ai dipendenti le
spettanze in arretrato - spiega il presidente della Provincia Raffaele
Costa -. Inoltre, sulla base del lavoro svolto e delle commesse, è
stato espresso il fabbisogno futuro di 35-40 operai. Salvaguardare i
posti di lavoro è la cosa più importante». «Però i dirigenti non hanno
chiarito in quale sito vorrebbero riprendere la produzione - precisano
i sindacati -. Abbiamo detto loro che in presenza di un piano serio
saremmo disposti ad ascoltarli. Ci hanno risposto che ci devono
pensare. Un atteggiamento quantomeno strano vista la situazione
critica della fabbrica, sfrattata la scorsa settimana. Sarasso si è
impegnato ad aggiornarci sulle sue decisioni a metà settimana (domani
fa sapere la Provincia, ndr). Aspetteremo, ma l’intesa è difficile: a
noi interessano soluzioni concrete, sembra invece che la proprietà
voglia solo guadagnare tempo».
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Milanostampa Oggi incontro per evitare il fallimento
Da “La Stampa” del 8
luglio di MICHELA CASALE ALLOA
Secondo incontro in Provincia a Cuneo, oggi alle 11, per discutere il
«caso» ex Milanostampa. La differenza rispetto a quello di giovedì
scorso sarà la sicura presenza di Sandro Sarasso e Roberto Sabatino,
proprietario e amministratore delegato dell'azienda di Farigliano
sfrattata dal tribunale.
Il vertice è stato convocato in tempi record dopo il colloquio di
sabato mattina tra Raffaele Costa e Sarasso. «Ci siamo incontrati nel
mio ufficio a Mondovì - aveva spiegato il presidente della Provincia
-. L'imprenditore ha ribadito il desiderio di scongiurare il
fallimento chiesto dai lavoratori. Vedremo se sarà possibile trovare
un accordo».
«Facciamo fatica a pensare che i titolari dell'Albaprint (titolare
dell'ex Milanostampa da quasi due anni, ndr) possano improvvisamente
trovare le risorse necessarie a risollevare le sorti dell'azienda -
commenta Marco Ricciardi, segretario provinciale Cgil -. Stiamo
parlando di una società che ha appena 10 mila euro di capitale e non
ha mai pagato l'affitto dello stabilimento di corso Ferrero, motivando
lo sfratto. Senza contare la scarsa trasparenza nel rapporto con il
personale che attende una serie di spettanze».
Fra queste la mensilità di dicembre e gran parte della tredicesima,
fondi pensione e quote sindacali. Per «ricevere garanzie» in vista del
termine della cassa integrazione, il 5 agosto, gli 83 operai hanno
presentato istanza di fallimento. L'udienza si svolgerà martedì 15, in
tribunale a Mondovì. Mario Lovera, dipendente dell'azienda da 24 anni
ed Rsu Uilcom-Uil, è stato nominato custode di macchinari fino alla
sentenza: «Non neghiamo la nostra preoccupazione per le ultime
dichiarazioni di Sarasso, ma saranno i giudici a decidere il destino
dell'azienda».
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EX MILANOSTAMPA.
INCONTRO IN PROVINCIA
Titolari Albaprint
assenti al vertice
Da “La Stampa” del 4
luglio di MICHELA CASALE ALLOA
I dirigenti dell’Albaprint, società titolare dell’ex Milanostampa, non
c’erano ieri in Provincia. Il vertice era stato convocato per
discutere della situazione degli 83 operai della fabbrica di
Farigliano sfrattata l’altro giorno, ma nè Sandro Sarasso, il
proprietario, nè l’amministratore delegato Roberto Sabatino si sono
presentati.
«Ho telefonato a Sarasso - ha spiegato il presidente Raffaele Costa a
sindacati e amministratori -: mi ha detto di non poter partecipare,
precisando di essere contrario al fallimento. Forse lo incontrerò
domani (oggi, ndr)». Sabatino ha invece inviato un’e-mail a Costa
giustificando la sua assenza «perchè impegnato in un’udienza».
Intanto, davanti all’ingresso del palazzo, un gruppo di dipendenti ha
manifestato munito di bandiere e striscioni con scritte come «Grazie
Sarasso. Ci hai tolto tutto ma non la dignità».
«Il fatto che l’azienda non si sia presentata non fa che confermarne
l’inaffidabilità - commentano le organizzazioni sindacali -. I
lavoratori hanno presentato istanza di fallimento. La proprietà è
contraria? Saranno i giudici a decidere». L’udienza per il fallimento
si svolgerà il 15 luglio nel tribunale di Mondovì. Costa, insieme ai
presenti all’incontro, ha ribadito la necessità di «velocizzare i
tempi della procedura per dare garanzie ai lavoratori, in cassa
integrazione fino al 5 agosto».
Ieri sera si è concluso anche il presidio degli operai davanti ai
cancelli dello stabilimento, andato avanti giorni per impedire
all’azienda di trasferire i macchinari. Il giudice Paolo De Marchi ora
ha stabilito che solo una macchina in leasing potrà essere spostata,
le altre resteranno in fabbrica. Le «vigilerà» Mario Lovera, Rsu
nominato custode dei beni. «Sarasso mi ha riferito la loro intenzione
di spostare i macchinari nell’immobile di via Fornace, messo a
disposizione dal Comune» ha sottolineato ancora Costa. «E’ una
menzogna: quella struttura non è nostra, come potevamo concederla all’Albaprint?
- ha sbottato il sindaco Giancarlo Tavella, seduto al tavolo vicino al
consigliere regionale Giorgio Ferraris -. Ora possiamo solo sperare
nei tempi rapidi della giustizia e, in futuro, in un nuovo
insediamento produttivo a Farigliano».
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FARIGLIANO.
CONSIGLIO COMUNALE APERTO
Forti timori, lacrime e rabbia degli operai ex Milanostampa
Da “La Stampa” del 2
luglio di MICHELA CASALE ALLOA
FARIGLIANO
Facce tirate, stanche. E, all'uscita, anche qualche lacrima. Un rapido
sguardo alle espressioni degli operai dell'ex Milanostampa presenti
l'altra sera al Consiglio comunale aperto, è bastato per rendersi
conto della drammaticità della situazione dell'azienda. In municipio
c'era anche il presidente della Provincia Raffaele Costa, che già al
mattino si era presentato davanti ai cancelli di corso Ferrero,
presidiati da giorni dai dipendenti per impedire che la proprietà
porti via i macchinari dello stabilimento, dove stamane gli ufficiali
giudiziari arriveranno a mettere i sigilli. I sindacati (Marco
Ricciardi e Matteo Carena, segretari provinciali Cgil e Cisl, con Ugo
Brunetto e Luigi Mazzucchi, Fistel-Cisl e Uilcom-Uil) hanno parlato
chiaro. Quando Costa ha chiesto «che cosa si può fare per questa
fabbrica?», la risposta è stata: «Tentare di ottenere il più in fretta
possibile il fallimento chiesto dai lavoratori. Il 5 agosto è vicino e
la cassa integrazione durerà solo fino ad allora».
Il sindaco Giancarlo Tavella ha aperto la seduta riassumendo la
vicenda dell'ex Milanostampa, poi analizzata nel dettaglio da Mario
Lovera, Rsu Uilcom-Uil. Un lento declino partito dal commissariamento
del 2002, fino allo sfratto imposto dal tribunale di Mondovì perché l'Albaprint,
attuale proprietaria, non ha mai pagato l'affitto dello stabilimento,
appartenente al fallimento dell'Agg printing stars, titolare dal 2004
al settembre 2006.
L'altra mattina Costa aveva ottenuto da Roberto Sabatino,
l'amministratore delegato, la promessa che fino a domani mattina,
quando le parti si incontreranno in Provincia alle 11, solo la
piegatrice sarebbe stata portata fuori dall'azienda. «Ma non è stato
così - hanno spiegato i sindacati -. Nel pomeriggio la proprietà ha
nuovamente tentato di trasferire i beni, che rappresentano l'unica
garanzia per le spettanze dei lavoratori, cercando anche di
‘’sfondare’’ il presidio. Ciò dimostra l'inaffidabilità
dell'interlocutore aziendale». Concetto ribadito in un doppio
comunicato firmato dalle tre segreterie. Costa ha commentato: «Faremo
il possibile per velocizzare i tempi delle procedure necessarie e
offrire garanzie ai lavoratori».
Gli 83 dipendenti, fra i quali molte donne e almeno cinque coppie di
coniugi: «L'Albaprint ci deve risarcire della mensilità del dicembre
2007 e parte della tredicesima, di fondi pensione e quote sindacali
che non vengono versati da tempo, oltre che dell'eventuale
liquidazione per il periodo dal 2002 a oggi». Stamane, gli ufficiali
giudiziari arriveranno tra le 11 e le 12. «In quell'ora, chiediamo ai
commercianti di Farigliano di chiudere i loro esercizi in segno di
solidarietà - concludono le segreterie sindacali -. Tutti devono
partecipare a un dramma che coinvolge l'intera provincia».
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FARIGLIANO. DOMANI
SFRATTO ALL’EX MILANOSTAMPA
“Non lasceremo soli gli
operai”
Da “La Stampa” del 1
luglio di MICHELA CASALE ALLOA
La piegatrice del reparto legatoria sarà l’unico macchinario che verrà
portato via dall’ex Milanostampa. Almeno fino a giovedì. E’ il «patto»
stipulato tra il presidente della Provincia Raffaele Costa, che ieri
mattina si è presentato a sorpresa nello stabilimento di Farigliano, e
l’amministratore delegato dell’azienda, Roberto Sabatino (quest’ultimo
non rilascia dichiarazioni a «La Stampa»). Un passo simbolico, ma
anche «importante» per gli 83 dipendenti che da giorni presidiano i
cancelli proprio per impedire lo spostamento delle macchine in vista
dello sfratto della fabbrica, previsto per domani.
Nel frattempo è stato fissato l’incontro in Provincia chiesto delle
segreterie sindacali. Si svolgerà giovedì, alle 11. Oltre a Costa,
sindacati ed Rsu, saranno presenti i titolari dell’Albaprint (società
titolare dell’ex Milanostampa dal settembre 2006), rappresentanti di
Confindustria, il sindaco di Farigliano Giancarlo Tavella e Carlo
Odorisio, curatore fallimentare dell’«Agg printing stars», precedente
proprietaria dell’azienda. La causa vinta da Odorisio contro l’Albaprint,
che non ha mai pagato l’affitto, ha motivato lo sfratto.
«Intendo approfondire la questione - ha spiegato ieri Costa al termine
dell’incontro con Sabatino -. Insieme alle organizzazioni sindacali,
farò il possibile per trovare una soluzione condivisa finalizzata al
mantenimento dei salari, in mancanza della auspicabile ripresa della
produzione. Ne parleremo giovedì e sarà solo il primo “tavolo”: gli
operai devono sapere che non li lasceremo soli».
All’uscita dallo stabilimento, Costa è stato accolto dagli applausi di
dipendenti e sindacati, che hanno commentato: «Finalmente abbiamo
assistito a una presa di posizione vera, un intervento concreto.
Bisogna andare avanti così per ottenere risultati».
Il macchinario che verrà spostato appartiene a una società di leasing.
«Ma è positivo che le altre macchine per il momento resteranno dove
sono: rappresentano una garanzia per le spettanze dei lavoratori, per
questo siamo contrari a trasferirle altrove - commenta Marco Ricciardi,
segretario provinciale Cgil -. E’ importante chiarire al più presto le
prospettive degli operai, soprattutto in vista della scadenza della
cassa integrazione, il 5 agosto. Il fatto che all’ex Milanostampa
lavorino molte donne e in alcuni casi anche coppie di coniugi, aggrava
la situazione».
Gli operai, che hanno anche ricevuto la visita di Carlo Emanuele
Riccardi, capitano dei carabinieri di Fossano, hanno annunciato la
continuazione del presidio 24 ore su 24 «fino a quando sarà
necessario».
Ieri sera hanno partecipato al Consiglio comunale aperto.
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FARIGLIANO. IERI LA
PROTESTA
Operai ex
Milanostampa “Non ci abbandonate”
[FIRMA]da “La Stampa”
del 30 giugno di FARIGLIANO
«Non ci abbandonate».
L’hanno ripetuto anche ieri mattina gli 83 dipendenti dell'ex
Milanostampa che si sono presentati alla partenza della Camminata del
gusto, in piazza Municipio, con bandiere e striscioni per
sensibilizzare le centinaia di partecipanti all'evento sulla
situazione dell'azienda, che mercoledì verrà sfrattata perché i
titolari non hanno mai pagato l'affitto. Non sanno quale sarà il loro
destino. L'unica certezza è la «cassa» fino al 5 agosto. Con gli
operai c'erano anche Marco Ricciardi, segretario Cgil, Ugo Brunetto (Fistel-Cisl)
e Luigi Mazzucchi (Uilcom-Uil), oltre a Tino Gallo e Claudio Paolazzo,
sindaci di Dogliani e Somano, presenti per garantire il loro sostegno.
Il giorno prima Adriano Bottero, primo cittadino di Piozzo, aveva
fatto lo stesso.
«E' un dramma vero - sottolineano i sindacati -. Lo devono capire
tutti, in primo luogo le istituzioni. Abbiamo la sensazione che
l'opinione pubblica stenti a comprendere la gravità della vicenda e
l’impatto negativo sul territorio». L'altro giorno Ricciardi, con i
colleghi Matteo Carena e Giovanni Ventura, segretari provinciali Cisl
e Uil, ha firmato la richiesta di un incontro urgente con il
presidente della Provincia Raffaele Costa. «Ci auguriamo che riescano
a convocarlo entro domani» commentano Rsu e lavoratori. Intanto, oggi
e domani continuerà il presidio, anche notturno, davanti all'azienda.
L'obiettivo è impedire alla proprietà di portare via i macchinari
dallo stabilimento. Stasera, alle 21, gli operai parteciperanno al
Consiglio comunale aperto.
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FARIGLIANO.
L’AZIENDA SARÀ «SFRATTATA» MERCOLEDÌ
Milanostampa, presidio no
stop
Da “La Stampa” del 28
giugno di MICHELA CASALE ALLOA
Un presidio a oltranza davanti all’azienda, «perché dobbiamo far
valere i nostri diritti e impedire che portino via i macchinari». Da
ieri gli 83 operai dell’ex Milanostampa hanno iniziato «a fare sul
serio», bloccando i cancelli della fabbrica di corso Ferrero che sarà
sfrattata mercoledì su ordine del Tribunale, perché l’Albaprint,
società titolare dal settembre 2006, non ha mai pagato l’affitto.
Alcuni di loro sono andati in municipio a parlare con il sindaco
Giancarlo Tavella e assicurano che continueranno a protestare «fino a
quando sarà necessario».
Lo stabilimento appartiene al fallimento dell’Agg printing stars,
società precedente proprietaria dell’ex Milanostampa. L’Albaprint non
ha mai stipulato un contratto di locazione. I macchinari devono essere
trasferiti altrove per sgomberare l’immobile. «Ma non sappiamo dove li
porteranno - sbotta Mario Lovera, Rsu della Uilcom-Uil -. Inoltre, ad
alcuni operai è stato chiesto di occuparsi dello smantellamento: una
richiesta assurda, che metterebbe anche a repentaglio la loro
sicurezza. Continueremo a protestare per far valere i nostri diritti».
«Siamo uniti e determinati a non far portare fuori nulla dall’azienda
- gli fa eco Susi Fia, Rsu Fistel-Cisl -. Protesteremo pacificamente
davanti ai cancelli anche di notte».
Ieri pattuglie di carabinieri si sono recate più volte davanti allo
stabilimento per controllare che non ci fossero disordini. Nella
mattinata alcuni dipendenti sono stati ricevuti in municipio dal
sindaco Tavella. «La situazione è grave: tutta Farigliano ne pagherà
le conseguenze - commenta il primo cittadino -. Sto contattando le
istituzioni regionali e provinciali per convocare un tavolo entro
martedì, prima della chiusura dell’azienda».
Stamane, intanto, saranno depositate al Tribunale di Mondovì le prime
istanze per il fallimento della fabbrica chiesto dagli operai.
Domattina la protesta si sposterà in piazza del Municipio, con le
maestranze munite di bandiere e striscioni alla partenza della
«Camminata del gusto», che ogni anno richiama centinaia di visitatori
in paese, mentre per lunedì e martedì è stato dichiarato lo sciopero.
«In questa situazione disperata bisogna tentare il tutto per tutto,
ovviamente restando nella legalità - commenta Ugo Brunetto della
segreteria Fistel-Cisl -. Impedire lo spostamento dei macchinari è una
forma di tutela dei diritti dei dipendenti». Lunedì sera, alle 21, i
lavoratori sono stati invitati a partecipare al Consiglio comunale.
«L’obiettivo è firmare un documento condiviso per chiedere formalmente
l’intervento delle istituzioni» sottolinea Tavella. «Agli operai
spetta il risarcimento di alcune mensilità mai versate - concludono i
sindacati -. Poi bisognerà risolvere il problema degli ammortizzatori
sociali. Ora sono tutti in cassa integrazione fino al 5 agosto, ma
dopo quella data che succederà? Non può restare un dubbio».
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FARIGLIANO.
ASSEMBLEA IERI
Milanostampa, chiesto
fallimento
Da “La Stampa” del 26
giugno di
MICHELA CASALE ALLOA
La maggior parte
degli 83 operai dell’ex Milanostampa presenterà istanza di fallimento
dell’azienda. La decisione è stata presa ieri pomeriggio durante
l’assemblea fra dipendenti e sindacati, presumibilmente l’ultima che
si terrà nello stabilimento di corso Ferrero.
L’altro ieri in Confindustria a Cuneo i titolari dell’Albaprint, la
società proprietaria della fabbrica dal settembre 2006, hanno
confermato lo «sfratto»: mercoledì gli ufficiali giudiziari
chiuderanno l’azienda perchè la proprietà non ha mai pagato l’affitto,
in mancanza di un contratto di locazione (i muri appartenevano
all’«srl» fallita «Agg printing stars» di Maria Rosa Filippino, la
precedente titolare).
«Abbiamo preso l’iniziativa perchè non avevamo scelta: dovevamo
intervenire per “salvare il salvabile” - spiega Mario Lovera, Rsu
Uilcom-Uil -. Le istanze che presenteremo sono l’unico modo per
tutelarci e ricevere i soldi che ci spettano. Non possiamo continuare
a basarci sulle promesse, mai mantenute, della proprietà».
I dirigenti avevano garantito nei mesi scorsi che entro maggio
avrebbero «saldato» i conti con i dipendenti, pagando gli stipendi in
arretrato. In realtà gli operai stanno ancora aspettando tredicesime e
stipendio dicembre, dei quali avevano ricevuto un acconto di 400 euro,
e la paga di maggio, anche se la maggior parte di loro è in cassa
integrazione fino al 5 agosto (ma ieri la dirigenza ha comunicato per
scritto l’entrata in vigore del provvedimento per tutti i lavoratori).
L’altro giorno la proprietà ha annunciato che, dopo la chiusura dello
stabilimento, i macchinari potranno eventualmente essere spostati in
via Fornace, dove attualmente è ospitato il reparto stampa. «Ma non
risolverebbe la situazione: quei locali sono troppo piccoli,
consentirebbero solo una produzione ridotta occupando un massimo di 25
dipendenti - commentano le organizzazioni sindacali -. E’ sempre
mancato un piano industriale, non sono stati fatti gli investimenti e
i “passi” necessari per salvare l’azienda. Intendiamo impedire che i
macchinari vengano portati via dopo la chiusura della fabbrica».
Una volta depositate le istanze, probabilmente all’inizio della
prossima settimana, il Tribunale di Mondovì avrà tempo sette giorni
lavorativi per chiedere all’azienda di presentare i bilanci. «Bisogna
chiarire una cosa - concludono i sindacati -: non abbiamo nessuna
intenzione di far fallire l’azienda. Questa azione legale è
finalizzata unicamente a tutelare gli operai. Faremo il possibile,
interpellando anche le istituzioni, per salvare tutti i posti di
lavoro».
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L’ex Milanostampa rischia lo “sfratto” tra due settimane
Da “La Stampa” del 19
giugno di MICHELA CASALE ALLOA
Due ufficiali
giudiziari, Carlo Odorisio, curatore fallimentare della «srl» di Maria
Rosa Filippino, la precedente titolare, e tre rappresentanti di una
società di leasing proprietaria del macchinario più importante del
reparto legatoria. E’ lo «squadrone» che ieri, a mezzogiorno, i
dipendenti dell’ex Milanostampa hanno visto entrare in fabbrica.
Motivo: iniziare a stilare l’inventario delle attrezzature della
fabbrica in vista dello «sfratto» che diverrà esecutivo il 2 luglio, a
catalogazione conclusa.
Niente udienza, quindi, per la causa intentata da Odorisio contro l’Albaprint,
attuale proprietaria dell’azienda, come era stato annunciato. perchè
«c’è un titolo esecutivo definitivo da mesi - spiega l’avvocato
torinese Andrea Grosso, che sta seguendo la procedura fallimentare
dell’Agg Printing Stars srl della Filippino -: l’Albaprint occupa
l’immobile senza alcun titolo da quasi due anni, quindi senza pagare
l’affitto. Non potevamo più aspettare». La situazione è precipitata
nella fabbrica di Farigliano, che dà lavoro a un’ottantina di
dipendenti, quasi tutti in cassa integrazione fino al 5 agosto.
«Qualche mese fa, durante un incontro a cui ho preso parte, i
dirigenti dell’Albaprint avevano assicurato che si sarebbero
preoccupati di rilevare l’immobile (era di proprietà della Filippino,
ndr), versando prima una consistente caparra come garanzia - spiega il
sindaco, Giancarlo Tavella -. Nulla è stato fatto. A questo punto, non
so davvero come si potrà salvare l’azienda dal collasso».
Se entro il 2 luglio i dirigenti non faranno una proposta
(«Convincente», sottolinea l’avvocato Grosso) per tentare di sanare la
situazione, i macchinari verranno portati via e lo stabilimento fatto
sgomberare, per essere in seguito venduto all’asta. Ieri sera
l’amministratore delegato dell’Albaprint, Roberto Sabatino, ha fatto
sapere di «non aver ancora preso decisioni».
Increduli i sindacati: «La vicenda si è aggravata rapidamente. Martedì
incontreremo la proprietà all’Unione industriale di Cuneo: dovrà
fornirci risposte sul futuro dei lavoratori».
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FARIGLIANO. IN
TRIBUNALE
Trasloco “forzato” all’ex Milanostampa Stamane la sentenza
Da “La Stampa” del 18
giugno di MICHELA CASALE ALLOA
«L’ora della verità» per l’ex Milanostampa scatterà stamane a
mezzogiorno quando, in Tribunale a Mondovì, si deciderà se l’azienda
dovrà abbandonare immediatamente lo stabilimento di corso Ferrero a
Farigliano. I dirigenti dell’Albaprint, società proprietaria della
fabbrica dal settembre 2006, sono stati citati nei mesi scorsi da
Carlo Odorisio, curatore fallimentare della società di Maria Rosa
Filippino, la precedente titolare. Motivo: «Occupano l’immobile senza
alcun titolo, poichè non esiste un contratto di locazione. Ci devono
risarcire». Una sentenza che imponga il trasloco «forzato»
dell’attività, rappresenterebbe l’ennesima tegola su un’azienda che,
dopo i fasti del passato, è alle prese da anni con crisi e cambiamenti
di vertice.
«Se l’Albaprint non troverà una soluzione, la situazione diventerà
davvero grave - commentano i sindacati -. Non possiamo nascondere la
nostra preoccupazione, ma ci auguriamo che i dirigenti abbiano almeno
un’idea di che cosa dire domani mattina (stamane, ndr) in Tribunale,
anche se non abbiamo ancora ricevuto alcun tipo di rassicurazione.
Dopo la sentenza decideremo le prossime mosse. Di certo convocheremo
un incontro urgente all’Unione industriale di Cuneo prima e in Regione
poi, per discutere della questione».
Roberto Sabatino, amministratore delegato dell’Albaprint, non si
pronuncia. «I nostri avvocati stanno valutando il da farsi - si limita
a commentare -, ma non posso dire nulla prima dell’udienza».
Intanto, fra l’ottantina di dipendenti rimasti in azienda (alcuni
hanno trovato un’occupazione altrove dopo la crisi), aleggia lo
sconforto. Solo pochi di loro sono ancora al lavoro: i più, dopo aver
ricevuto a lungo stipendi «a singhiozzo», sono in cassa integrazione a
rotazione da mesi per mancanza di commesse.
«La cassa terminerà il 5 agosto: un altro punto di cui è doveroso
discutere in fretta - concludono le organizzazioni sindacali -. I
titolari devono dare garanzie sul futuro dell’azienda e dei
lavoratori».
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Albaprint deve lasciare la sede
da "La Stampa" del 13 febbraio 2008 - di
Michele Casale Alloa
Doveva essere
l'udienza
decisiva,
quella «per ricominciare». Questo
stando all'annuncio fatto una decina
di giorni fa dai titolari dell'Albaprint
(ex Milanostampa) di Farigliano
all'incontro
con i sindacati
all'Unione industriale di Cuneo. La ditta ha 81 dipendenti, quasi
tutti in cassa integrazione. «Continueremo
a investire in corso Ferrero
- avevano assicurato -: non ce
ne andremo». Nei giorni scorsi perô,
al Tribunale di Mondovi, pare
non si siano presentati. Risultato:
è stata depositata la sentenza che li obbliga «a lasciare
immediatamente lo stabilimento».
La causa contro l'Albaprint era stata intentata dal curatore
fallimentare dell'«Agg printing stars», precedente proprietaria
dell'azienda fariglianese e dei «mu-ri»
di corso Ferrero «perchè la società occupa lo stabimento senza
alcun titolo: non esiste un contratto
di locazione». Roberto Sabatino, l'attuale amministratore delegato
(ieri irraggiungibile telefonicamente) aveva replicato: «Faremo
il possibile per non andarcene
da
Ti». «Eppure l'altro giorno non
c'erano - commenta Andrea Grosso,
avvocato torinese del fallimento
"Agg" -. 11 giudice, accogliendo
la nostra richiesta, ha deciso che devono lasciare subito lo
stabilimento». «Siamo stanchi di farci
prendere in giro - concludono i sindacati
- . Sabatino ci ha fatto sapere
che l'avvocato dell'Albaprint
era presente all'udienza,
ma le sue
richieste sono state respinte. E'
tutto troppo nebuloso. Convocheremo
al più presto un altro incontro
all'Unione industriale.
Dovranno
parlare chiaro».
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Crisi - Sindacati preoccupati
Sfratto "Albaprint" udienza in
tribunale
da "L'Unione Monregalese - del 6 febbraio
2008 - di Marco Turco
Un tunnel di cui non si vede Io sbocco.
Situazione complicata, per la "Albaprint": i vertici dell'azienda di
Farigliano hanno incontrato a Cuneo i sindacati, per il fare il punto
della situazione. Ma il quadro resta nebuloso e non paiono esserci
soluzioni, a breve, per un possibile rilancio.
Restano in cassa integrazione quasi settanta lavoratori. Martedi 5
febbraio, in Tribunale a Mondovi, si è tenuta la prima udienza per
la richiesta di danni avanzata nei confronta dell'azienda
dalla "AGG": il futuro del sito
industriale dipende anche da questo. Il faccia a faccia si è tenuto
il 3i gennaio, in Unione industriale: «La nostra speranza
era
di poter
avere qualche delucidazione
da parte dei proprietari - commen ta Mimmo Formicola, CGIL- sul futuro
dell'azienda. lnvece
ne è emerso un quadro
incerto, che ci fascia alquanto preoccupati». Il momento è
delicato, anche a causa di una serie di problematiche che riguardano
il mercato di settore che non sta attraversando un periodo molto
florido. «Le commesse
ne risentono - continua Formicola -
e la "Albaprint" ora sta... lavoricchiando. I dipendenti erano senza
stipendie dal mese di ottobre: le buste paga di novembre stanno
arrivando in questi giorni, mentre per quelle di dicembre e
per
la
tredicesima
la
proprietà
ha dette
die
provvederà
entro maggio».
Nello stabilimento sono ora al lavoro una ventina di persone, sugli
oltre ottanta dipendenti: la cassa integrazione straordinaria era
stata richiesta in autunno. «Nonostante gli ammortizzatori
sociali - ci dice Mario Lovera,
RSU-UIL - la situazione non è affatto serena. Resta anche l'incertezza
sulla permanenza dell'azienda a Farigliano: l'amministratore ci ha
comunque detto
che per ora
non hanno intenzione di trasferirsi». La questione ha alle spalle la
vicenda legale esplosa del dicembre
2007:la "Albaprint" starebbe occupando i
capannoni di proprietà della precedente titolare, Maria Rosa
Filippino (quando Io stabilimento era
"AGG
Printing", poi fallita), senza un regolare contratto di locazione. La
citazione è stata presentata dal curatore fallimentare. Nella prima
udienza le parti si sono costituite, ora si raccoglieranno gli
elementi
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FARIGLIANO.
INCONTRO CON I SINDACATI
All'ex Milanostampa
ancora poco lavoro e stipendi in ritardo
da
"La Stampa" del 31 gennaio di Michela Casale Alloa
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Doveva essere il giorno della presentazione
del piano industriale aggiornato, attesa da mesi, in cui la proprietà avrebbe
dovuto illustrare le prospettive di produzione dell'azienda. Tuttavia, secondo
i sindacati, non è stato cosi. Sarebbero «scarse e confuse» le novità emerse dal
summit svoltosi ieri all'Unione industriale di Cuneo tra titolari e sindacati
dell'Albaprint di Farigliano. Fra le più importanti la volontà di rimborsare gli
stipendi in ritardo entro maggio e quella di mantenere lo stabilimento nella
sede storica di corso Ferrero invece di trasferirlo altrove, come sembrava
certo.
«Il quadro della ditta continua ad essere nebuloso
- spiegano le organizzazioni sindacali
E' positivo il fatto che sia stata scongiurata la
chiusura annunciata a fine 2007, ma non basta. Ci aspettavamo risposte più
chiare soprattutto riguardo alle cormmesse». Attualmente in azienda
lavorano una quindicina di dipendenti.
Gli altri settanta sono in cassa integrazione. Mercolecî sono stati pagati gli
stipendi di novembre agli operai che non usufruiscono degli ammortizzatori
sociali. «Roberto Sabatino (l'amministratore
delegato, ndr) si è impegnato a rimborsare
entro maggio i salari di dicembre e le
tredicesime - sottolinea Mimmo
Formicola della Flc-Cgil -. II 15 febbraio dovrebbero arrivare quelli di
gennaio. Per il resto si sa solo che la mancanza di lavoro, dovuta anche a una
generale crisi del settore, durerà ancora almeno due settimane, ma probabilmente
di più».
Intanto martedi, nel Tribunale di Mondovi, si
svolgerà la prima udienza della causa intentata ai danni dell'Albaprint da Carlo
Odorisio, curatore fallimentare della società di Maria Rosa Filippino,
precedente proprietaria della fabbrica fariglianese. Odorisio contesta agli
attuali titolari di
occupare
dal settembre 200610 stabilimento di corso Ferrero senza alcun titolo «perchè -
aveva precisato - al momento della cessione non si era parlato dei muri.
Pretendiamo un risarcimento di circa 120 mila euro per i mancati pagamenti degli
affitti».
«Sabatino ha detto che, se il Tribunale concederà
all'Albaprint un po' di tempo, l'attività non verrà trasferita - conclude Mario
Lovera,RsuUilcom-Uil -.Non dimentichiamo
però la questione della sicurezza: l'edificio non è più a norma e va
ammodernato».
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CRISI La
ex-Milanostampa Iascerà Farigliano? - Vertice in Unione Industriale
Nuovo incontro a Cuneo per la
"Albaprint'
da "L'Unione
Monregalese del 31 gennaio - di Marco Turco
È ancora stasi, alla "Albaprint" (ex Milanostampa)
di Farigliano. L'azienda ha ripreso l'attività, anche se attualmente, dei quasi
novanta dipendenti dello stabilimento, solo una ventina sono stati richiamati
al lavoro. Giovedi 31 gennaio, in Unione industriale, si terrà un nuovo incontro
tra le parti per fare il punto della situazione.
«Restano da decifrare le intenzioni dei proprietari - commenta sfiduciato
Mario Lovera, RSU-UIL -. Non sappiamo neppure se abbiano intenzione di mantenere
il sito a Farigliano». Le ultime novità risalivano a dicembre, dopo le voci che
erano circolate su una presunta ingiunzione di sfratto: recapitato, dichiarava
l'amministratore
Sabatino, da parte dei precedenti proprietari a
causa del fallimento della "AGG printing" di Maria Rosa Filippino. Poco
tempo dopo emerse una versione differente: non si trattava di uno sfratto, ma di
una citazione per danni. La "Albaprint" starebbe occupando i locali, ancora di
proprietà della "AGG", senza un contratto di locazione, Ora si attende la
convocazione della prima udienza, fissa-ta per i primi di febbraio.
All'indomani del fallimento Filippino, il nuovo
proprietario Sandro Sarasso sembrava intenzionato a rilanciare l'azienda: i
ritardi nelle buste paga, coi mesi, si ridussero. Poi le voci tornarono a farsi
più preoccupanti: una riduzione nelle commesse e l'intenzione di trasferire
alcuni macchinari altrove. Infine l'annuncio dello "sfratto", a cui seguiva una
nuova crisi e la richiesta, da parte dei sindacati, dell'estensione della cassa
integrazione per tutti i novanta dipendenti "Albaprint".
«Sappiamo che l'attività è ripresa in
parte - è il commente del sindaco, Tavella - ma non abbiamo novità, né siamo
stati contattai dall'aniministratore delegato». Il Comune si era anche detto
disposto, tempo fa, a dare una mano all'azienda per uscire dalla crisi, mettendo
a disposizione un nuovo sito industriale: tutto fermo. I sindacati non hanno
certezze: «A quanto sappiamo noi, gli stipendi dei lavoratori sono Fermi al mese
di novembre - dice Mimmo Formicola, CGIL -. La produzione è ripresa, ma
in maniera molto debole. Aspettiamo che dal-1'incontro di giovedi emerga
qualche notizia».
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