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Cuneo:
corteo CGIL contro la manovra del Governo
Da
www.targatocn.it del 2 luglio
Servizi pubblici essenziali erogati in forma ridotta per lo sciopero
generale indetto dalla CGIL. I lavoratori sono scesi in piazza anche a
Cuneo per protestare contro la manovra del Governo. Blocco delle
pensioni e dei contratti pubblici, chiusura del 40% degli enti di
ricerca, taglio dei trasferimenti a Comuni e Regioni, congelamento del
turn over e licenziamento della metà dei precari nella Pubblica
Amministrazione: questi i punti contestati. Contemporaneamente in
altre province d’Italia ci sono stati cortei: a Torino la
manifestazione si è svolta in mattinata e si è conclusa a Piazza
Castello.
L’appuntamento di Cuneo, fissato per venerdì 2 luglio alle 14.30 in
piazza Europa, si è concluso in prossimità del Municipio dove si è
tenuto il comizio a cura dei delegati. Secondo la CGIL sono stati
circa 900 i manifestanti (600 per la Questura) accorsi alla protesta
di piazza per esprimere il dissenso nei confronti della manovra. “Siamo
soddisfatti della partecipazione, i risultati degli scioperi sono
positivi. Dobbiamo ancora quantificare il totale delle ore di
adesione, ma la condivisione delle nostre controproposte è stata
elevata. Il risultato più significativo si è registrato nell’ASL Cn1
dove si è arrivati al 25%, dato rilevante per l’ente che da tempo non
aderiva a queste manifestazioni “ afferma Marco Ricciardi,
segretario provinciale Cgil.
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Scure sul sociale
Da “La Guida” del
18 giugno 2010 di Massimiliano Cavallo
Cuneo -
(mc).
Un taglio di 25,7
milioni di euro nel 2010 sul settore del socio assistenziale è stato
approvato nel maxi emendamento all'assestamento di bilancio
presentato dalla Giunta regionale di Roberto Cota lo scorso 7 giugno.
Un taglio netto per le attività sociali e dell'assistenza che
contiene alcuni risorse rilevanti in meno sugli stanziamenti di
bilancio, che preoccupa fortemente gli operatori del settore, in
particolare Comuni e Consorzi Socio Assistenziali.
Quattro sono i
principali interventi tagliati con oltre 24 milioni di euro
complessivi: la scure è andata pesante per ben 15 milioni di taglio,
il 10 per cento in meno del previsto, al Fondo Regionale per le
politiche sociali, 5 milioni di euro per gli interventi specifici che
riguardano le politiche per la famiglia e la persona, 2 milioni e 288
mila euro in meno
per il servizio civile, l'associazionismo, il volontariato e gli
oratori, e 2 milioni e 119 milioni per gli investimenti nelle
strutture per le politiche dalla famiglia. E poi ancora tagli sempre
nel settore delle politiche sociali e per la famiglia per le
segreterie, la programmazione socio-assistenziale, la promozione e
sviluppo della rete di strutture e per il terzo settore
Alle accuse di
minoranza e alle preoccupazioni di chi quotidianamente opera nel
sociale, ma che per ora ha le bocche cucite in attesa del quadro
specifico della ripartizione dei tagli in dettaglio, la Regione
risponde che le "riduzioni" della spesa regionale in ambito
socio-assistenziale "sono la diretta conseguenza dei buchi sui conti
pubblici lasciati dalla giunta Bresso - spiega l'assessore alla
sanità e all'assistenza
Caterina Ferrero -.
Anche la giunta Bresso
aveva tagliato e per quanto riguarda gli interventi a favore delle
persone non autosufficienti la somma inserita a bilancio
previsionale rientra in una programmazione più ampia destinata
all'utilizzo anche di risorse statali".
All'assessore Ferrero
fa eco il presidente Roberto Cota: "Siamo di fronte ad una situazione
critica: la Regione è rimasta per diversi mesi senza bilancio e oggi
si ritrova con un buco da sanare di circa 530 milioni di euro,
risorse che dovremo reperire con una forte razionalizzazione delle
spese. Una situazione che abbiamo ereditato e che è nostro dovere
denunciare. In ogni caso non intendiamo toccare i servizi ai
cittadini".
Intanto il taglio nel
settore sociale è pesante, come quello per la cultura, il turismo e
l'agricoltura. 15 milioni di euro in meno al Fondo regionale per le
politiche sociali significa che si va a colpire il fondo regionale per
la gestione dei servizi socio assisten ziali che cofinanzia la
gestione dei servizi degli enti gestori, mettendo una seria
incertezza sull'effettiva possibilità degli enti di sostenere il
costo dei servizi socio assistenziali sul territorio. Il maxi
emendamento specifica poi tagli in particolare ai servizi domicìliari
per persone non autosufficienti e per le persone anziane non
autosufficienti.
I
cinque milioni
tagliati raccolgono invece gli stanziamenti per molti capitoli
destinati a specifiche finalizzazioni nell'ambito socio
assistenziale: si va da progetti di integrazione sociale degli
stranieri extracomunitari a programmi per l'infanzia e l'adolescenza,
dalle attività formative ai problemi dei minori, dai programmi per
l'impiego di detenuti in semilibertà ai contributi ai Comuni per gli
interventi a favore delle persone handicappate, dai contributi per
gli asili nidi agli interventi di sostegno delle persone con
handicap grave, dall'istituzione di centri antiviolenza ai contributi
per il sostegno della natalità, dal fondo a sostegno delle vittime di
pedo- filia a interventi a favore della disabilità, dalla riduzione
dei fondi all'Agenzia regionale per le adozioni internazionali ai
progetti di prevenzione e recupero di minori vittime di sfruttamento
e abuso, dalle politiche per la famiglia ai contributi per l'acquisto
della prima casa di abitazione.
Meno 2,3 milioni di
euro colpiscono gli stanziamenti per il Servizio civile nazionale, per
il volontariato, per l'associazionismo e per gli oratori,
disconoscendo la valorizzazione della funzione educativa, formativa,
aggregatrice e sociale svolta da parrocchie, istituti, congregazioni
proprio attraverso le attività di oratorio, una legge voluta dal
governo Ghigo nel 2002 e potenziata dalla giunta Bresso.
Vengono poi defalcati
2,1 milioni di euro sui capitoli che vanno a finanziare gli
investimenti per le strutture a finalità socio assistenziale:
dalla realizzazione di nuove strutture alle messe in sicurezza,
dalle costruzioni di asili nido ai centri antiviolenza con case
rifugio, appena istituite nel giugno scorso, dagli interventi per la
popolazione zingara alle ristrutturazioni e attivazioni di Raf e Rsa,
dai micro nidi in luoghi di lavoro agli alloggi degli ex degenti degli
ospedali psichiatrici.
Non solo sociale, ma
il bilancio regionale taglia anche la cultura per 35 milioni, il
turismo per 5 milioni, l'agricoltura per 30 milioni, l'ambiente per
9 milioni e un po' in tutti i settori, andando invece a potenziare un
piano straordinario per l'occupazione. "Oggi termina l'era della
Regione Bancomat - ha detto il presidente della sesta commissione
regionale Michele Marinello, del settore cultura - nella quale
chiunque poteva ottenere finanziamenti a prescindere dalla natura
del progetto presentato e dalle disponibilità finanziarie".
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