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 Operai ex Locatelli da domani in mobilità
Coinvolti 70 lavoratori che non hanno trovato altra occupazione

da “La Stampa” del 2 novembre di
ANDREA GARASSINO

Il 27 ottobre di un anno veniva fermata la produzione allo stabilimento ex Locatelli. Dal primo novembre, per oltre 150 dipendenti è scattata la cassa integrazione (12 mwsi). Da domani i lavoratori che non hanno trovato nuova occupazione andranno a Confindustria Cuneo per firmare le pratiche sulla mobilità. Per chi ha meno di 40 anni durerà un anno, tra 40 e 50 anni 24 mesi, oltre i 50 anni tre anni. Sono una settantina, in maggioranza uomini cinquantenni vicini alla pensione, ma non abbastanza anziani per andarci, e la stragrande maggioranza delle donne che producevano fino ad un anno fa mozzarelle e mascarpone.
Chi da mesi spedisce curriculum, telefona, suona campanelli oggi è demoralizzato e non riesce a intravedere l'uscita dal tunnel imboccato quando la multinazionale Lactalis, proprietaria della fabbrica, ha deciso di chiudere lo storico caseificio per spostare le linee di produzione in Lombardia.
«Alla mia età le aziende non mi vogliono più - dice Anna Di Palma, che firmerà per la mobilità martedì -, non ho trovato nulla. Ho problemi a spostarmi dal paese e qui non ci sono posti di lavoro. Sono tra le più sfortunate: con i tre anni di ammortizzatori sociali che ancora ci spettano mi mancheranno due anni e mezzo per la pensione». Anche Guglielmina Fiore è senza lavoro. Non ha molta voglia di parlare: «Siamo rimasti senza niente, da soli e se ne fregano tutti. Non ho voglia di dire altro, tanto la situazione non cambierà».
Il mercato del lavoro oggi è variegato e spesso offre posti a termine o in «nero». Lo conferma uno dei veterani della ex Locatelli, Alfonso Secchi, che nello stabilimento ha passato 36 anni e oggi spende molto del suo tempo nella sede della Cri, dov'è volontario: «Sono estremamente arrabbiato - dice - perché tutto quello che ci è successo non ha senso. Con tutte le lotte che abbiamo fatto in 30 anni, abbiamo perso la fabbrica con sole 11 ore di sciopero. Più della metà degli ex colleghi si è licenziata, ma ha trovato solo occupazioni saltuarie. Non c'è lavoro per i giovani, figuriamoci per quelli più anziani». «Sono stati coperti tutti i posti che il mercato locale offriva - è l'opinione di Fortunato La Spina, che era un Rsu Cisl - e sono moderatamente ottimista». Ma Secchi è deluso: «Siamo stati tutti dimenticati. I politici sono venuti nei giorni “caldi”, hanno promesso e poi non si sono più visti. Il morale è a terra. Siamo più poveri perché l'ultima busta di “cassa” che ho preso era di 695 euro». Meno soldi, meno commercio e crisi strisciante anche tra chi non era all'ex Locatelli, ma svolge attività in paese. Lo testimonia il caso del «Big Bar» di via Cuneo. «Abbiamo perso moltissimo - dice Michele, uno dei gestori - perché c'è meno gente che viene qui a fare colazione o anche solo per un caffè. Poi arrivano meno mezzi pesanti e non si fermano più gli autisti».
Qualcuno aveva visto nella chiusura dell'ex Locatelli un'opportunità, ma il protrarsi della disoccupazione, cambia le prospettive. «Ho pensato che se non avesse chiuso la fabbrica - dice Enrico Costa, 35 anni - non mi sarebbe cambiata la vita, ma per ora i fatti stanno smentendo le mie aspettative. Mi sono buttato sui concorsi pubblici, senza successo. Nelle fabbriche nulla. Tutto quello che ci è stato offerto sono lavori nei supermercati 4 ore al giorno, sabato e domenica compresi, per 650 euro al mese». La multinazionale si era impegnata a vendere lo stabilimento, svuotato dai macchinari. Poteva essere una leva per rilanciare l'industria morettese, da anni specializzata nel settore lattiero-caseario, ma l'alienazione non si è concretizzata. «Ho avuto l'ultimo contatto con la proprietà una ventina di giorni fa - dice il sindaco Enrico Prat - e mi hanno confermato che non si è fatto vivo nessuno per rilevare l'edificio». Intanto, proprio di fronte ai cancelli, su un palo, sono affissi manifestini che offrono lavoro, naturalmente non a tempo inderminato.
 

 

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