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VENASCA. SIGLATO ACCORDO IN COMUNE
Banca anticiperà la “cassa” ai lavoratori della Lavalle

Da “La Stampa” del 5 settembre di ANDREA GARASSINO
VENASCA
Non dovranno attendere mesi per ricevere i soldi della cassa integrazione. In municipio a Venasca è stato firmato un accordo tra Comune, Unicredit, unica banca del paese, e i lavoratori della Lavalle (produceva casse da morto), rappresentanti da Luca De Conti della Cigl. La ditta è stata dichiarata fallita a luglio. Occupava 46 persone. Con l’intesa raggiunta, l’istituto di credito venaschese si è impegnato ad erogare il corrispondente delle mensilità di «cassa» straordinaria, circa 750 euro. Farà da garante il Comune (che pagherà anche gli interessi). Il provvedimento riguarda 43 operai che non lavorano da giugno.
«E’ da apprezzare la disponibilità del Comune – spiega De Conti –. Come tutti, anche i dipendenti Lavalle hanno da pagare bollette e rate dei mutui e senza questo anticipo ci sarebbero stati forti disagi». «Di fronte a qualcuno che perde il posto di lavoro – commenta il sindaco Silvano Dovetta – questo accordo non è molto, ma è quanto era in nostro potere per aiutare gli operai».
La Lavalle è solo uno dei focolai di crisi del Saluzzese. Anche per la Neograf  di Moretta (fallita da agosto, 200 dipendenti) e per la cartiera «Cdm» di Villanovetta a Verzuolo (in crisi da giugno, 56 operai), sindacati e istituzioni stanno cercando di siglare l’accordo per l’anticipo della «cassa»: è previsto un summit il 16 settembre a Cuneo.
Da lunedì, invece, nuovo periodo di cassa integrazione per tre settimane per i lavoratori della «Salvi Harps», (95 dipendenti), leader mondiale nella produzione di arpe.

 

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La crisi nella Granda
Fallita la fabbrica delle casse da morto

Da “La Stampa” del 15 luglio di ANDREA GARASSINO
VENASCA
La ditta Lavalle, specializzata nella produzione di bare, a Venasca, è stata dichiarata fallita. I titolari Giovanni e Francesco Lavalle hanno consegnato i libri contabili in tribunale e si è avviata la procedura fallimentare. Niente più speranza di ritorno al lavoro, almeno immediatamente, per i 46 dipendenti, tra operai e impiegati, in cassa integrazione ordinaria da giugno.
«Adesso inizierà l’iter che porterà alla nomina di un curatore fallimentare – spiega Luca De Conti, rappresentante della Cgil che ha seguito tutta la vertenza – e per le maestranze ci sarà la cassa straordinaria, per un anno, per il fallimento, e quindi la mobilità».
Tra lunedì, ieri e domani si dovevano tenere le aste per la vendita di beni della Lavalle, pignorati da Equitalia. «Non si sono tenute – spiega De Conti -, sono state sospese, in attesa che il curatore prenda in mano la situazione».
Con il «crack» successo da poche ore, non ci sono certezze sul futuro. Le segretarie rispondono ancora al telefono dell’ufficio acquisti e vendite, ma i due titolari non sono reperibili. «Avevamo fissato due incontri in Provincia – prosegue il sindacalista – e in questi tavoli istituzionali si sarebbe analizzata la situazione della ditta per cercare una via d’uscita. Purtroppo la proprietà non si è mai presentata e così non si sa se la fabbrica potrà essere appetibile per eventuali compratori: non ci sono informazioni».
La Lavalle era stata fondata a Venasca negli Anni ’40 e fino agli Anni ’80 dava lavoro a oltre 130 persone. «E’ stata uno dei leader del settore nel Nord Italia – commenta il sindaco Silvano Dovetta –. Per il nostro paese è una batosta: sono tante le famiglie coinvolte».
Situazione in stallo, difficile da sbloccare. «E’ un quadro davvero complesso – sono sempre parole di Dovetta – e non ci sono contromosse da prendere. Sapevamo della gravissime difficoltà. Vedremo».
Un nuovo fronte di crisi per il neo nominato assessore provinciale al Lavoro Pietro Blengini: «Di concerto con i sindacati adotteremo tutte le misure di sostegno ai lavoratori. Vedremo poi quali potranno essere gli sviluppi».
Tutti i 46 dipendenti erano in cassa integrazione dall’8 giugno. Pochi giorni prima, il 5, avevano indetto uno sciopero e organizzato una manifestazione con corteo in paese.

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La crisi investe la Lavalle

Da “Gazzetta di Saluzzo” del 18 giugno di Andrea Garassino

 

Non ci sono certezze sulla crisi della «Lavalle» di Venasca, scoppiata nei giorni scorsi, a­zienda che produce casse da morto. Venerdì 5 maggio i lavo­ratori si sono riuniti, hanno scioperato ed hanno organizza­to un corteo che ha raggiunto il municipio. Lì hanno incontrato l'allora sindaco Dario Ballato- re. Incontri istituzionali, ma crisi persistente e poche vie d'uscita.

Questa settimana una decina di operai sono nello stabilimento per dare corso ad una commes­sa, ma da lunedì dovrebbero ri­tornare in cassa integrazione ordinaria insieme agli altri 36 colleghi.

La storica «Lavalle» fondata negli Anni '40, da tempo mani­festerebbe grossi problemi fi­nanziari.

Tra le strade percorribili, l'in­gresso di nuovi soci con capita­li freschi, oppure la cessione della struttura ad altri impren­ditori.

Luca De Conti, Cgil: «Ci sono le commesse, ma non si lavora e questo è un paradosso. Abbia­mo cercato di convocare un ta­volo istituzionale in Provincia ma la proprietà non si è voluta presentare. Noi chiediamo che i posti di lavoro siano garantiti e che il sito produttivo resti a Ve- nasca».

Della questione, dopo le elezio­ni, è stato investito anche il nuovo sindaco Silvano Dovet­ta.

 

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eri corteo e incontro in municipio
“C’è lavoro e non si può produrre”

Da “La Stampa” del 6 giugno di Andrea Garassino

Sciopero, manifestazione e incontro con sindaco e proprietà, ieri alla ditta Lavalle di Venasca, azienda che produce casse da morto. La crisi ha colpito anche la storica fabbrica, fondata negli Anni ’40, che fino all’Ottanta occupava più di 130 persone. Oggi i dipendenti sono 46.
Ieri la gran parte ha «incrociato le braccia». Da lunedì cinque addetti a rotazione saranno in cassa integrazione e il provvedimento potrà avere una durata di 13 settimane. Il timore degli operai è che gli ammortizzatori sociali possano coinvolgere un numero ben più alto di dipendenti.
Ieri, alle 10, è partito il corteo per le vie del paese. Raggiunto il municipio, i lavoratori sono stati ricevuti dal sindaco (ancora per oggi perché in scadenza e non può ripresentarsi) Dario Ballatore. «Sarei stato ben felice di non incontrarvi - ha esordito il primo cittadino - perché se non ci fossero stati problemi sareste stati in fabbrica alla vostra postazione a fare il vostro lavoro che avete sempre svolto bene e non qui da me in Comune. Voglio esprimervi la mia solidarietà e quella di tutta la popolazione».
Luca De Conti, rappresentante Cgil, che ha coordinato il corteo, ha evidenziato un paradosso: «La situazione è critica e allo stesso tempo assurda perché la ditta avrebbe un gran numero di ordini, ma non può produrre per via della gestione da parte della direzione: è stata pignorata parte della materia prima e di questi tempi le banche non fanno “beneficenza”».
La speranza di sindacato e lavoratori è aprire una trattativa istituzionale. «Vorremo che la Provincia convocasse un tavolo con l’azienda - prosegue De Conti - già la prossima settimana. Da parte di “Lavalle”, però, c’è reticenza. L’importante è che i posti di lavoro e il sito produttivo restino a Venasca. Poi siamo anche disposti a valutare ipotesi di vendita da parte della proprietà ad altri».
Il segretario provinciale della Cgil Marco Riccardi: «L’azienda oggi ha un grosso problema finanziario. Chiediamo trasparenza sul futuro: siamo venuti a sapere di possibili trattative per la cessione. In seconda battuta, vogliamo garanzie sulla continuità produttiva: questo significa circa 50 posti di lavoro e sicurezza economica per altrettante famiglie».
Delusione e preoccupazione sono i sentimenti più diffusi tra gli operai. «Stiamo lavorando, ci sono ordini, se ci sono stati pignoramenti di materiale – dice Luca Barberis, alla Lavalle da oltre 20 anni – non è certo colpa nostra». Gabriele Bussone è nella storica fabbrica venaschese da 35 anni: «La proprietà non ha mai rispettato gli impegni presi con noi».
L’impresa impiega anche 9 cinesi. «Sono preoccupata per mio figlio - dice Li uYou Qiiv - perché senza stipendio non saprei come fare». «Da tanto tempo i salari sono pagati in ritardo - è il commento di Giovanni Vincenti - anche se non è mai mancato il lavoro. Credo che uno dei problemi sia l’organizzazione interna: spesso ci sono più ordini di quelli che è possibile evadere». Il presidente della Provincia, Raffaele Costa: «L’incontro si terrà martedì, alle 12, al centro per l’impiego di Fossano».

 

 

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