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Si tagliano
gli stipendi per salvare il lavoro
Da “La Guida” del 10 dicembre 2010 di Massimiliano Cavallo
Robilante -
(mc).
Tutti i posti di
lavoro sono salvi, ma per farlo ci si è tagliati lo stipendio del
10%. Pezzo dopo pezzo la questione dell'Istituto Climatico di
Robilante sta trovando soluzioni per salvare struttura, posti letto e
posti di lavoro. Proprio sul futuro dei dipendenti si è tenuta una
stretta trattativa tra la nuova proprietà e i sindacati, che alla fine
si sono dichiarati soddisfatti dell'esito, anche se Cisl e Cgil, prima
di firmare il nuovo contratto, si sono rivolti ai lavoratori
attraverso un referendum, la cui risposta è stata quasi unanime (60
su 62 votanti), accettando positivamente le nuove condizioni
Tutti i posti di
lavoro sono stati salvati ma tutti i dipendenti dell'Ex Climatico
coinvolti nella contrattazione hanno accettato una decurtazione in
busta paga di circa il 10%, che significa una perdita media di 80
euro al mese.
La trattativa si
prospettava non facile. Inizialmente si parlava infatti di 21
potenziali esuberi su 66 lavoratori operanti con un contratto di
sanità privata sotto la gestione Artusio. Un taglio netto cui i
sindacati si sono nettamente opposti. Un terzo dei lavoratori, che in
questi anni ha dovuto affrontare già una serie di difficoltà non
indifferenti, da stipendi bloccati per mesi ai vari cambi di
gestione, rischiavano dunque di essere lasciati a casa, ma è stata
soprattutto la compattezza dei sindacati, che hanno adottati una
linea comune, a portare buoni risultati. Al termine della prima
giornata di trattative, gli esuberi previsti erano già stati ridotti
a 12. Ai sei "reintegrati" con qualifica di infermiere, è stata
richiesta una maggiore disponibilità con possibilità di svolgere
mansioni differenti, quando richiesto, rispetto alla professionalità
specifica, pur mantenendo le condizioni economiche del loro
contratto. Nella seconda giornata di contrattazione è stata trovata
una soluzione anche per gli altri dodici. Di questi 5 verranno
impiegati nella mensa della struttura, gli altri 7 nelle pulizie Tutti
avranno un contratto a tempo indeterminato con la società "Expert" a
cui è stato appaltato il servizio di mensa e pulizia dell'Ex
Climatico.
"Non era ammissibile -
rileva Alessandro Bertaina, Fp Cisl - che qualcuno fosse lasciato a
casa. In una vicenda come questa, In cui sì sono susseguite per quasi
un anno speranze e delusioni, avevamo chiaro il nostro obiettivo.
Tutti i lavoratori ci hanno sostenuto, hanno creduto in una soluzione
positiva, hanno lottato con noi, anche quando forse c'era poco da
essere ottimisti. Dunque meritavano di continuare qui".
"È un contratto
peggiorativo - evidenzia Danila Botta della Fp Cgil -, siamo passati
da un contratto Aiop di sanità privata ad un contratto di assistenza
per strutture residenziali, ma nonostante questo, grazie alla
contrattazione sindacale, poiché in realtà non sarebbero previsti per
questa tipologia contrattuale, abbiamo ottenuto i premi di produzione
annuale".
Il nuovo contratto
depositato venerdì sera in Tribunale a Cuneo, dopo la firma del
curatore fallimentare, Enrico Stasi, ha decorrenza a partire dal I °
dicembre,
Sul fronte lavorativo
resta però ancora una partita in sospeso, ovvero il reintegro di
alcuni dei medici che sotto la precedente gestione operavano ín
questa struttura. Un passaggio che non è ancora stato ufficializzato.
E poi resta la spada di Damocle sul futuro della struttura, in attesa
della sentenza del Tribunale sul ricorso presentato da Maria Stella
Ferraresi, ex socia della precedente proprietà della società romana
con a capo Alessandro Bartoli. La Ferraresi ha chiesto la revoca della
vendita.
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Dal 1º dicembre 54 dipendenti avranno lo stipendio ridotto
del 10%
Da “La Stampa” del
27 novembre 2010 di Barbara Morra
L’istituto climatico avrà un futuro. Ieri è stato sancito l’accordo
tra la nuova proprietaria Margherita Artusio (anche titolare del
«Centro di riabilitazione Ferrero» di Alba) e i rappresentanti
sindacali: è seguita la sottoscrizione dei nuovi contratti di lavoro
da parte dei dipendenti.
La trattativa risale all’altro ieri. La nuova proprietà - che ha
acquistato la struttura alla terza asta indetta dal tribunale dopo il
fallimento - ha messo sul tavolo il problema di 21 esuberi. Limando le
condizioni di assunzione si è scesi a 12. «Ma queste persone - ha
spiegato Alessandro Bertaina, della Cisl - sono state assunte con
contratto a tempo indeterminato dallo stesso gruppo imprenditoriale
nel settore pulizie e ristorazione». Per gli altri 54 dipendenti dal
primo dicembre varrà un altro tipo di contratto con una retribuzione
ridotta di circa il 10%. L’accordo sindacale è stato siglato anche
dalla Cgil. Danila Botta, segretario della Funzione pubblica: «Il
fatto che un gruppo abbia deciso di puntare sul rilancio della
struttura e che si sia trovato un accordo è una buona notizia, ma
resta l’evidenza che i disastri compiuti dalla precedente proprietà li
hanno pagati i lavoratori. Fortunatamente siamo riusciti a ridurre il
danno dell’abbassamento degli stipendi con un premio di presenza
annuale. Ora ci attendiamo che Provincia e Regione, sino ad ora
spettatori, si diano da fare».
La contrattazione ha coinvolto direttamente i lavoratori. L’accordo è
stato sottoposto a un referendum: 60 su 62 (98%) dipendenti lo hanno
approvato.
Margherita Artusio, che ha gestito sino ad ora la struttura in base a
un contratto d’affitto, commenta: «Nonostante un contesto non agevole,
abbiamo ritenuto di proseguire con coerenza il percorso avviato ad
aprile. L’accordo raggiunto rappresenta per la società, l’assunzione
di un impegno notevole. Ogni parte in trattativa ha posto la propria
ampia disponibilità per salvaguardare l’attività e l’occupazione.
Lavoreremo in sinergia con le istituzioni, per riportare l’Istituto
climatico ai livelli consoni al tipo di attività ed alle esigenze del
territorio».
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“Revocate l’asta del
Climatico”
Istanza presentata al magistrato da un ex socio della precedente
proprietà dell’istituto di Robilante
Da “La Stampa” del 11
novembre di BARBARA MORRA
ROBILANTE
Ieri doveva essere il giorno della svolta per il futuro dell’Istituto
climatico di Robilante. In tribunale il giudice che segue l’asta di
vendita (prezzo base 2 milioni di euro) ha aperto la busta contenente
l’unica offerta di acquisto della struttura, presentata da Margherita
Artusio proprietaria del Centro di riabilitazione Ferrero di Alba.
Quest’ultima è stata dichiarata aggiudicataria, in via provvisoria,
dell’istituto. Una novità assoluta per il climatico, dopo le due aste
precedenti andate deserte e unica, realistica, prospettiva di salvezza
dalla chiusura.
Inaspettatamente, in mattinata, è arrivata al magistrato un’istanza di
revoca dell’ordinanza di vendita appena pronunciata. A proporla è
Maria Stella Ferraresi, ex socia della precedente proprietà. Una
doccia fredda per tutti i presenti, dai rappresentanti sindacali
Danila Botta e Alessandro Bertaina della funzione pubblica Cgil e Cisl,
all’aspirante acquirente, alla procedura fallimentare curata da Enrico
Stasi.
La legge prevede che, dopo dieci giorni di affidamento provvisorio
dell’Istituto al Centro Ferrero (in cui, in extremis, eventuali
interessati possono proporre un’offerta migliore) inizi la trattativa
con i sindacati per la definizione delle posizioni contrattuali. Se
quest’ultima va a buon fine l’atto di cessione viene formalizzato
davanti a un notaio.
Ieri il giudice non si è pronunciato sulla legittimità o sugli effetti
che provoca la richiesta di revoca della vendita. Potrebbe non avere
conseguenze. È certo che il nuovo intervento provocherà ritardi nella
definizione dell’acquisto con ripercussioni sull’attuale gestione.
L’istituto climatico è affidato in via provvisoria al Centro Ferrero,
con un contratto di affitto, già prorogato, che scadrà il 30 novembre.
Per l’imprenditrice Artusio il problema è di continuare ad investire
per gestione e manutenzione in attesa del rilancio della struttura
senza avere la certezza di poterla acquistare in via definitiva. Per
il centinaio di lavoratori e gli ospiti dell’istituto (90 posti) è uno
stillicidio di incertezze.
«Oggi (ieri ndr) siamo comparsi all’udienza fissata ed abbiamo preso
atto che non è pervenuta alcun’altra offerta - commenta l’avvocato
Davide Fracchia che rappresenta il Centro Ferrero -. L’udienza si è
conclusa senza l’emanazione di alcun provvedimento, in attesa
dell’eventuale presentazione di offerte migliorative entro i prossimi
10 giorni. Successivamente, nei corridoi del tribunale, la società è
venuta a conoscenza del deposito di istanza da parte di soggetti
terzi, apparentemente, visto che i contenuti non ci sono noti, volta
ad inficiare la validità del procedimento sin qui svolto. Rimaniamo in
attesa di conoscere i contenuti dell’istanza e gli eventuali
provvedimenti del tribunale». «Siamo perplessi - commenta Alessandro
Bertaina della Cisl -. Confidiamo in una risposta rapida e chiara del
tribunale nel rispetto di dipendenti e ospiti». Per Danila Botta della
Cgil l’istanza di revoca ha «un sapore quasi vendicativo». «Sono
allibita - commenta - che si continui a giocare sulla pelle di tante
famiglie. Questa richiesta poteva essere avanzata prima. Abbiamo
fiducia nel curatore fallimentare e stiamo valutando di opporci
all’istanza di revoca per tutelare i lavoratori». Nessuna
dichiarazione è stata rilasciata dalla procedura fallimentare, ieri
rappresentata da un collaboratore di Enrico Stasi.
L’istituto climatico di Robilante è fallito il 30 marzo. In aprile
vennero arrestati dalla Guardia di Finanza con l’accusa di bancarotta
fraudolenta distrattiva e documentale tre ex gestori: Alessandro
Bartoli, amministratore unico e legale rappresentante della srl a cui
faceva capo la clinica, Silvia Galletto di Manta e Giorgio Mezzadri,
commercialista di Genova, già presidente del Collegio sindacale.
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Fumata bianca
per l'ex Climatico di Robilante: accettata l'offerta della Artusio
Da 2www.targatocn.it”
del 29 settembre
Venerdì l’ennesima offerta dell’Artusio, martedì 28 settembre
finalmente la risposta definitiva del curatore fallimentare dott.
Stasi. L’offerta presentata dalla proprietaria del Centro
Riabilitazione Ferrero è stata ritenuto adeguata per bandire una terza
e risolutiva asta. Un’offerta di 1.900.000 euro (il prezzo d’acquisto
fissato per la prima asta del giugno scorso era di 4.000.000 di euro).
Ma tra venerdì e lunedì, c’è dell’altro da raccontare.In realtà
l’offerta di venerdì è stata ritoccata al rialzo di circa 300.000
euro. Senza quest’aumento il dott. Stasi non avrebbe accettato. Lunedì
27, in una riunione in cui aveva convocato i dipendenti della
struttura aveva definito l’offerta “irragionevole e volta ad un
ribasso eccessivo”. L’incremento invece ha cambiato il giudizio
fermo restando che l’offerta non è più vincolata ai 120 posti in
convenzione, vanno bene i 90 garantiti ad oggi dalla Regione Piemonte.
Ora, l’asta non sarà immediata, per cui automatico è scattata la
proroga del contratto d’affitto per altri due mesi (la scadenza
originaria è il 30 settembre). Tempo per presentare una eventuale
offerta da parte di altri soggetti interessanti a rilevare la
proprietà dell’Ex Climatico è il 30 novembre.
Sul
fronte sindacale questi ultimi repentini sviluppi mutano un po’ lo
scenario descritto fino a qualche giorno fa: “In primo luogo –
esordisce Bertaina della FP Cisl -, se non si fosse trovata
un’intesa che perlomeno garantisse una terza asta, nella giornata del
29 settembre avremmo organizzato un presidio davanti alla Provincia
con tutti i dipendenti dell’Ex Climatico per manifestare la nostra
disapprovazione rispetto alla scarsa sensibilità alla questione
mostrata dalla politica, intesa sia come Provincia sia come Regione.
Abbiamo più volte bussato alle loro porte ma ogni possibile aiuto ci è
stato negato. Solo frasi di circostanza. Ringraziamo invece il Comune
di Robilante che in questi mesi si è prodigato per trovare una
possibile soluzione. Comunque se non fosse stato per i sindacati, e
per quanto mi riguarda la Cisl, oggi i dipendenti sarebbero già tutti
a casa”.
Poi
una stoccata: “Siamo stati accusati di voler favorire Amos. Gli
ultimi sviluppi chiariscono anche questo confermando la nostra
neutralità. Su Amos poi, posso dirvi che o non hanno voluto oppure non
sono stati in grado di presentare un possibile piano operativo”.
Infine guardando al prossimo futuro: “Entro il 30 novembre ci sarà
la terza asta. Da venerdì ad oggi l’offerta presentata dall’Artusio è
salita di credo 300.000 euro. Ora, non vorrei passasse la logica
perversa per cui avendo la proprietà incrementato l’offerta dovrà poi
recuperare riducendo gli stipendi dei dipendenti. Ricordo che il
prezzo di partenza per la prima asta era superiore all’attuale di
oltre il 50%. Vorrei essere chiaro sin da ora, chiunque sarà il
proprietario della clinica, a livello di contrattazione non
transigeremo ed anzi adotteremo una linea seria e rigorosa a tutela
dei contratti dei dipendenti”.
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Seconda asta fallimentare deserta per il Climatico, futuro sempre
più buio
Da “La Guida” del 17
settembre di Massimiliano Cavallo
Robilante -
Anche la seconda
asta, così come la prima del 30 giugno scorso, seguita al fallimento
dell'Istituto climatico di Robilante è andata deserta. La struttura
della valle Vermenagna rimane senza un proprietario e soprattutto
rimane senza futuro, perché il contratto d'affitto con l'attuale
società di gestione, l'impresa Artusio Spa di Alba, scade il 30
settembre.
Nessuna offerta è
arrivata sul tavolo del curatore fallimentare Stasi in Tribunale per
rilevare la struttura che dal 1° aprile è in affitto alla società che
gestisce anche il Centro Riabilitazione Ferrero di Alba. A scoraggiare
l'offerta anche della stessa Margherita Artusio sembra resti la
questione degli accreditamenti da parte dell'Asl e della Regione: si
vogliono garanzie da parte dell'Asl che i posti di riabilitazione
della struttura di Robilante siano mantenuti nei prossimi anni. Una
garanzia che salva non solo la struttura, ne dà futuro, ma salva
posti di lavoro e un presidio sanitario storico della valle Vermenagna.
Per ora i posti in
convenzione che la Regione, con delibera, ha assegnato alla
struttura di Robilante sono in tutto novanta. Ma secondo i
potenziali acquirenti sono troppo pochi per suscitare un effettivo
interesse e per garantire che l'istituto, su cui bisogna anche
pesantemente investire dal punto di vista strutturale, possa
funzionare.
Ora occorrerà
attendere i prossimi giorni per capire e definire i possibili scenari
che si apriranno anche alla luce di un possibile ritorno in scena di
un altro offerente (già annunciato qualche mese fa da La Guida),
ovvero l'Amos Spa, la società di servizi, oggi tutta pubblica, nata
come sperimentazione sanitaria
cuneese. Proprio nelle ore successive alla scadenza dell'asta, sembra
che l'Amos abbia manifestato l'interesse a partecipare a un eventuale
terzo rilancio: uno scenario dunque che cambia le carte in tavola
rispetto all'offerta unica prevista fino ad oggi.
L'esito positivo della vicenda è legato a due decisioni: la scelta del
curatore fallimentare di fissare una nuova asta, una terza
ed ultima possibilità con scadenza entro la fine dell'anno e che sia
prorogato di conseguenza il contratto d'affitto; e quella della
Regione Piemonte di aumentare il numero di posti letto in
convenzione. Probabilmente la possibilità di una terza asta sarà
decisa già a partire dalle prossime ore.
"Negli ultimi giorni -
spiega Alessandro Bertaina, segretario Fp Cisl Cuneo - avevo capito,
anche da colloqui intercorsi col direttore dell'Asl Cn 1 Corrado
Bedogni, che non ci sarebbe stato da parte della Regione un
accreditamento superiore ai 90 posti. In questa situazione non è tanto
determinante il prezzo d'acquisto della struttura, quanto piuttosto
i posti accreditati che verranno garantiti e coperti dalla Regione".
Il rischio non
scongiurato è comunque che ci possa non essere spazio per una terza
asta in tempo utile per capire quanto sia il margine di
contrattazione e per capire se sia vero o meno che non bastano per il
mantenimento della struttura i 90 accreditamenti ma ce ne vorrebbero
almeno 120.
"È importante -
continua Bertaina - che coscientemente le parti in causa si rendano
conto di quanto delicata sia la questione e Asl e Regione rispondano
positivamente alle richieste, perché come sindacati siamo preoccupati
del destino di quasi 200 tra lavoratori e pazienti,ancor di più dopo
tutti questi mesi di lavoro per cercare di trovare la soluzione più
idonea".
Dopo la richiesta da
parte del Comune a una risposta chiara dalla Regione e dall'Asl, si
aggiunge dunque quella dei sindacati e dei lavoratori il cui futuro a
Robilante è sempre più incerto.
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ROBILANTE. APPELLO
DEL COMUNE DOPO IL FALLIMENTO E L’ASTA ANDATA DESERTA
“La Regione salvi la clinica”
Da “La Stampa” del 5
settembre di ]FRANCESCO DOGLIO
ROBILANTE
Ancora incertezza per l’Istituto Climatico di Robilante, che in val
Vermenagna dà lavoro ad un centinaio di persone. Dopo la sentenza di
fallimento del 30 marzo e la prima asta pubblica andata deserta (in
luglio), ad oggi quello che preoccupa in paese è il silenzio delle
istituzioni e il problema di quanti posti letto verranno accreditati e
quindi pagati dalla Regione. «Deve muoversi la politica - dice il
sindaco di Robilante Biagio Bedino - e risolvere il nodo
dell’accreditamento. Peccato che da Regione e Provincia non si
ricevano più notizie, nonostante i nostri tentativi di metterci in
contatto».
La situazione: a gestire la clinica di Robilante, in via provvisoria,
c’è il «Centro riabilitazione Ferrero di Alba», diretto
dall’imprenditrice Margherita Artusio. La prossima asta per
l’acquisizione dell’Istituto è fissata al 14 settembre. Fino a fine
anno, poi, la struttura è accreditata in Regione per 130 posti, con
una possibile proroga fino a giugno 2011. Proprio l’accreditamento è
una delle questioni che, secondo Comune e sindacati, devono essere
risolte. Lo spiega Alessandro Bertaina, segretario provinciale Cisl
funzione pubblica: «Dopo i tagli alla sanità a livello nazionale
nessuno sa quanti posti verranno accreditati in Regione. Il problema,
per chi intende acquistare la struttura, è proprio questa incognita:
stabilire un prezzo è difficile. Se la struttura mentiene i 130 posti
ha un certo valore, se ci dovessero essere solo 90 posti convenzionati
potrebbe valer molto poco. La paura è che si arrivi all’asta senza
sapere quanti posti verranno accreditati. Per contro la gestione della
Artusio è stata, fino ad oggi, seria ed efficiente».
Su una delibera del Consiglio comunale di Robilante si legge che lo
stesso Centro Ferrero sarebbe intenzionato a fare un’offerta di 2
milioni e 160 mila euro per acquistare l’Istituto. «Mi auguro -
conclude Bedino - che la struttura venga rilevata e si continui a
lavorare. È una clinica importante per i malati e per i posti di
lavoro che offre ai cittadini di Robilante».
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ROBILANTE.IL PRIMO
ALLARME LANCIATO DAI SINDACATI
“L’emergenza è
salvare l’Istituto Climatico”
Dopo il fallimento e l’arresto di tre ex gestori
Da “La Stampa” del 13
aprile 2010
Non ha sorpreso i
sindacalisti la svolta nella vicenda dell’Istituto climatico di
Robilante, che ha portato, lo scorso fine settimana, ai tre arresti
per «bancarotta fraudolenta distrattiva e documentale».
«Era mesi che segnalavamo questa grave situazione - spiega Alessandro
Bertaina, Cisl -, tanto che avevo portato la questione anche davanti
al presidente della Provincia e presentato un esposto in questura e in
prefettura. Per questo venni anche accusato di essere un visionario e
di voler sollevare un eccessivo allarmismo. Non solo c’erano ritardi
nei pagamenti degli stipendi, ma iniziavano a venir meno anche i
rifornimenti di generi alimentari. Nel primo incontro che abbiamo
avuto in Provincia i responsabili dell’Asl avevano ammesso che una
parte dei soldi che la Regione versa come convenzione era pignorata».
«C’erano lacune organizzative spaventose - dice ancora Bertaina -.
Quando chiedevamo spiegazioni sui mancati pagamenti ci veniva risposto
che tutto era dovuto al cattivo funzionamento dell’antenna satellitare
che collegava l’istituto a una banca di Roma».
«Non è che la riedizione della vicenda dell’Istituto Ferrero di Alba -
spiega Danila Botta, Cgil -. Fatti che dimostrano come nella sanità
privata non sempre c’è trasparenza nelle operazioni. Davanti ai
mancati pagamenti e ai pignoramenti, avevamo posto delle domande
direttamente ad Alessandro Bartoli, che, però, non ci ha mai risposto.
Secondo lui era solo un problema di computer». «Attenzione - dice
ancora Botta -, la svolta giudiziaria non ha, però, risolto i problemi
sul futuro della clinica. Servono investimenti per migliorare
strutturalmente i locali. Se il numero di degenti non aumenterà, ora
sono 68, si rischiano ulteriori tagli occupazionali».
Oggi, alle 9, è previsto un incontro tra sindacalisti e i responsabili
del «Centro di riabilitazione Ferrero srl» di Alba, a cui la
struttura, dopo il fallimento, è stata affittata per tre mesi.
«La grave situazione economica era evidente - dice Biagio Bedino,
sindaco di Robilante -. La mancata ricapitalizzazione è stato il
segnale che le cose stavano precipitando. Quello che mi ha sorpreso,
però, è l’accusa di bancarotta. Abbiamo già avuto un incontro con la
gestione provvisoria. Ora l’obiettivo è aumentare i degenti e di
conseguenza anche i posti di lavoro. L’Istituto climatico era e resta
una ricchezza per il territorio. Come amministrazione comunale abbiamo
sempre fatto tutto quello di nostra competenza per salvare la clinica;
era già stato avviato anche l’iter per l’ampliamento della struttura,
con tanto di approvaazione in Commissione».
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Il Climatico al “Centro
Ferrero”
Da “La Stampa” del
2 aprile di Lorenzo Boratto
L’istituto climatico
di Robilante va al «Centro di riabilitazione Ferrero srl» di Alba. A
48 ore dal fallimento della clinica privata e convenzionata della
valle Vermenagna si è arrivati a un contratto di affitto di tre mesi.
I posti di lavoro persi sono 50, tutti dipendenti delle cooperative
impegnate all’istituto di Robilante. La sentenza di fallimento è stata
depositata in tribunale a Cuneo martedì: dal 2008 l’Istituto climatico
era di un’azienda con sede a Roma.
Sono stati due giorni frenetici per il curatore fallimentare Enrico
Stasi. Ieri pomeriggio, davanti a un notaio di Cuneo, la firma del
contratto d’affitto: 21 mila euro per tre mesi, dopo i quali saranno
avviate le procedure per la vendita dell’azienda.
La firma sul contratto è dell’amministratore delegato del «Centro
Ferrero», l’imprenditrice albese Margherita Artusio, che a ottobre già
aveva rilevato il centro di riabilitazione di Alba dopo il fallimento.
Stasi spiega: «Ci siamo attivati per trovare una soluzione in tempi
record, per salvaguardare degenti e personale. Grazie anche alla
professionalità del giudice Roberta Bonaudi è subito stato trovato un
contraente».
Alla gara ha partecipato anche la clinica «Cellini spa» di Torino
(gruppo Humanitas), che però avrebbe mantenuto un numero inferiore di
posti di lavoro. Una terza offerta è arrivata ieri pomeriggio, a gara
ormai conclusa.
Sull’indebitamento della clinica Stasi aggiunge: «Fa parte del
fallimento. Le passività pregresse non saranno trasferite alla nuova
proprietà. A quanto ammontano? Devo vedere i documenti, non c’è stato
il tempo di conteggiarle perché prima venivano malati e dipendenti».
I pazienti ricoverati ora sono 72 (su 120 posti letto, tutti
convenzionati con la Regione per lungodegenze e riabilitazioni),
soprattutto del Torinese. Alessandro Bertaina, segretario della
funzione pubblica della Cisl, spiega: «I tempi sono stati
strettissimi: forse già domani (oggi, ndr) si sarebbero dovuti
trasferire i pazienti e sarebbero stati persi tutti i posti di lavoro.
Con le altre sigle sindacali abbiamo raggiunto un buon accordo. I
dipendenti assunti con contratto a tempo pieno e indeterminato
passeranno da 87 a 72. Ne restano 15: una dipendente si era già
licenziata, gli altri 14 avranno una cassa in deroga per 8 mesi.
Lavoreremo perchè possano essere assunti direttamente dal Centro
Ferrero». Fuori dall’accordo i dipendenti delle cooperative: erano 50.
Artusio aggiunge: «Avevo conosciuto la struttura in passato: ritenevo
giusto dare una mano nel momento del bisogno, anche se la situazione è
precipitata all’improvviso. È stato un passaggio importante, anche
perchè si trattava di tutelare salute e persone».
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Climatico, fallisce
e non chiude
Martedì la decisione del giudice, ma sono già stati individuati nuovi
gestori
Da “La Stampa” del 1 aprile 2010 di LORENZO BORATTO
ROBILANTE
È fallito l’istituto climatico di Robilante, la clinica privata
accreditata dalla Regione che da mesi versava in pessime condizioni
economiche. La sentenza di fallimento è stata depositata martedì: da
due giorni il procuratore fallimentare Enrico Stasi è al lavoro per
trovare chi possa affittare la struttura. I colloqui si sono succeduti
ieri tutto il giorno, forse oggi arriveranno le prime notizie
positive.
Alla clinica, ieri pomeriggio, i volti erano tesi: molti sindacalisti
invitavano a non fare domande «per non creare allarmi», ma nel
frattempo il comunicato stampa con la notizia del fallimento veniva
inviato alle redazioni; anche tra i dipendenti nessuno voleva dire
nome e cognome. Alcuni lavoratori: «Gli stipendi in ritardo? Abbiamo
ricevuto quello di febbraio, per marzo non si sa». I pazienti
ricoverati ora sono 72 (su 120 posti letto, tutti convenzionati con le
Asl per lungodegenze e riabilitazioni), soprattutto del Torinese. I
dipendenti sono 127 tra infermieri, fisioterapisti, ausiliari e
medici: la metà sono stranieri. Altri 35 dipendenti sono assunti dalla
cooperativa torinese «Santa Rita».
Stasi: «Ci sono imprese interessate ad affittare la struttura. Stiamo
lavorando in questa direzione, si tratta di aziende di rilievo». La
ricapitalizzazione ipotizzata dalla proprietà, appena due settimane
fa, era di 2 milioni di euro. Ieri ci sono stati colloqui con i
vertici dell’Asl Cn1 perché, in caso di problemi, tutti i degenti
trovino comunque una collocazione nel Cuneese. Ieri i dipendenti
ripetevano: «Per la notte tutti i turni sono coperti».
Alessandro Bertaina, segretario della funzione pubblica Cisl: «Le
prime lamentele risalgono al 2009. Da allora abbiamo seguito la
vicenda, cercando di coinvolgere anche Prefettura e Provincia.
L’istituto è una struttura di qualità, anche se dalla proprietà il
silenzio è stato assoluto in questi ultimi mesi».
Loredana Sasia, Filcams-Cgil: «Da non dimenticare anche le 7
lavoratrici dell’impresa di pulizia: loro rischiano di essere lasciate
a casa
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Presidio dei
dipendenti dell’Istituto climatico
Da “Ka Stampa” del 9
febbraio di CARLO GIORDANO
ROBILANTE
Presidio dei dipendenti dell’Istituto climatico di Robilante, domani
pomeriggio, a partire delle 14,30, davanti al municipio del paese.
L’iniziativa è stata organizzata da Cgil, Cisl e Uil, per richiamare
l’attenzione sulle difficoltà finanziare che da alcuni mesi stanno
interessando la struttura sanitaria.
L'Istituto climatico, situato sulla collina alla periferia di
Robilante, dispone di 120 posti letto convenzionati (90 per degenza e
30 per riabilitazione) e conta circa 150 dipendenti, di cui 110
(infermieri, operatori socio-sanitari, fisioterapisti, ausiliari),
assunti direttamente dalla società e una quarantina appartenenti a
cooperative e impiegati in servizi di pulizia e assistenza.
«Nel 2008 c’è stato un cambio di proprietà - spiega Danila Botta,
segretaria provinciale Funzione pubblica della Cgil -. Lo scorso
settembre la direzione ha deciso la terzializzazione di una serie di
servizi di assistenza, successivamente gli stipendi hanno iniziato a
ritardare. Siamo quindi preoccupati sul futuro della struttura, anche
perchè l’autorizzazione al funzionamento dell’Istituto climatico e la
convenzione con l’Asl Cn1 sono provvisorie e vincolate all’esecuzione
di una serie di lavori. Il nostro obiettivo è salvare la struttura,
che è patrimonio di tutta la collettività».
La questione era stata analizzata il 25 gennaio scorso durante un
incontro in Provincia a Cuneo, al quale avevano partecipato la
presidente Gianna Gancia, l’assessore al Lavoro Pietro Blengini, i
sindacalisti Giampiero Porcheddu, Alessandro Bertaina, Luisa Ballario
e Fabrizio Silvestro per la Cisl Funzione pubblica, l'assessore del
Comune di Robilante Mattia Barberis e il direttore amministrativo
dell'Asl Cn1 Alberto Osenda.
Intanto, una buona notizia arriva da Verzuolo. Per la cartiera «Burgo»
è previsto un aumento del cinque per cento dei volumi di produzione.
Il dato è emerso durante l’incontro tra i sindacati e i vertici del
gruppo, che si è svolto a Vicenza (sede del gruppo) la scorsa
settimana.
«L’anno scorso – spiega Ugo Brunetto, Cisl – ci sono stati tra i 60 e
i 70 giorni di cassa integrazione e quest’anno potrebbero diminuire.
L’azienda ha spiegato di non voler indire fermate produttive nel primo
triennio, ma ci saranno comunque degli stop».
Uno dei periodi individuato per la cassa integrazione sarà l’estate.
Inoltre, dovrebbero essercene altri due.
Ad aprile sarà formato il nuovo Consiglio di amministrazione del
gruppo cartario e toccherà poi ai vertici rinnovati prendere le
decisioni per il futuro.
Lo storico stabilimento di Verzuolo dà lavoro a 450 persone
Archivio rassegna stampa locale
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