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Deceduto operaio di Villanova schiacciato da un macchinario

Il magistrato ha disposto il sequestro dell’attrezzatura

Da “La Stampa” del 6 gennaio 2012 di GIANNI SCARPACE CHIARA VIGLIETTI ROCCAFORTE MONDOVÌ


Stava controllando un macchinario che aveva dato problemi nella linea di produzione. La barra sollevatrice si sarebbe avviata all’improvviso e l’ha schiacciato a un’altezza di due metri. Il primo incidente sul lavoro del 2012 in provincia è accaduto ieri, intorno alle 9, a Roccaforte Mondovì, nello stabilimento «Bessone srl». La vittima è Giuseppe Bertolino, 49 anni, residente a Villanova Mondovì. Lavorava da oltre 15 anni nell’azienda di via Alpi.
Lo Spresal e i carabinieri di Villanova Mondovì stanno ricostruendo l’incidente. Sembra che Bertolino si sia avvicinato a una macchina che impila sui pallet le scatole di cartone contenenti i detersivi. È stato sollevato all’improvviso da uno dei meccanismi dell’apparecchiatura. Immediati i tentativi di soccorso da parte dei colleghi, che si sono subito accorti dell’accaduto. Vani i tentativi di rianimazione anche da parte del personale del «118».
La notizia della morte di Bertolino si è diffusa subito nel Monregalese. I genitori gestivano, tempo fa, un negozio di alimentari a Villanova Mondovì. L’uomo abitava nella frazione di Madonna del Pasco con la moglie Bruna, casalinga, e tre figli: Mauro, 28 anni, titolare di un’officina meccanica a Villanova, Alice, 20 anni compiuti mercoledì, studentessa, e Monica (16). Dice il figlio Mauro: «Mio padre lavorava in quell’azienda da una vita, non sappiamo darci spiegazioni».
Alla camera mortuaria di Mondovì, dove la salma è stata sottoposta a un primo esame necroscopico, sono arrivati i fratelli di Bertolino: Giancarlo, Stefano, Francesco e la sorella Maria Maddalena. «Giuseppe - dice Giancarlo - era un lavoratore che non si tirava mai indietro, dedito al lavoro e alla sua famiglia. Faceva manutenzione a tanti macchinari. Io, scherzando, lo chiamavo sempre il genio, perché sapeva fare tutto». Nelle parole del sindaco di Villanova, Giuseppe Boasso, tutto il cordoglio della comunità: «Rattrista profondamente dover apprendere di un altro incidente sul lavoro che coinvolge così da vicino la nostra comunità. Un uomo stimato, una famiglia conosciuta da tutti. A loro giunga la vicinanza dell’intera amministrazione comunale».
Intanto, il macchinario a cui lavorava l’uomo è stato posto sotto sequestro, mentre del caso si sta occupando il procuratore capo di Mondovì, Maurizio Picozzi.

 

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Sciopero in onore di Silvano

Da “La Stampa” del 25 novembre 2011 di MATTEO BORGETTO


«Sono qui dal ‘74. Ho visto tre morti in trent’anni. Tutti operai, schiacciati. Uomini, padri, gente che si spezza la schiena per un pezzo di pane, per pagare l’affitto, il mutuo. Per garantire alle famiglie un futuro. Sono i veri eroi della nostra epoca». Alessandro Armando è uno dei 150 dipendenti che ieri hanno scioperato alla «Cometto» di Borgo S. Dalmazzo, dove mercoledì ha perso la vita Silvano Giordano (35 anni), operaio di Fontanelle di Boves, sposato, padre di un bimbo di tre mesi. La tragedia alle 7, nel reparto «M» dell’azienda specializzata in veicoli industriali. Giordano, schiacciato dalle pale d’acciaio di un carrello telescopico, è morto all’arrivo in ospedale a Cuneo.
In suo onore, ieri, i sindacati hanno dichiarato un’ora di sciopero in tutte le aziende metalmeccaniche della provincia.
Oggil’autopsia dispostadalla Procura della Repubblica di Cuneo, che dirige l’inchiesta. I funerali domani, alle 14,30, nel santuario Regina Pacis di Fontanelle dove Silvano abitava con la moglie Simona Regis e il piccolo Lorenzo (lascia anche i genitori Giovanni Mario, Gemma e la sorella Valeria). Alle iniziative di solidarietà per la famiglia è stata dedicata, ieri, l’assemblea dei lavoratori Cometto che hanno incontrato il direttore generale Francesco Villani, il responsabile della sicurezza Vincenzo Anzalone e il vice presidente, Paolo Ghinamo.
«Devolveremo alla vedova il denaro della cena aziendale di Natale - dice Bruno Brusco, Rsu della Cisl - e uno stipendio giornaliero di tutti i dipendenti. Anche l’azienda aiuterà la famiglia». Nel dibattito, interventi di sconforto per la tragedia e richieste di potenziare le misure di sicurezza e il rispetto delle normative. Domenica Longobucco: «Siamo uniti nel cercare di migliorare la situazione». Marco Villois: «Si è fatto tanto in questianni, ma la percentuale di rischio c’è sempre». Andrea Barbetta: «Lavorando con prodotti pesanti, non si può sbagliare». Marco Aime: «Silvano era uno dei più attenti. Difficile credere in un errore». Marco Viale: «Tutte le mattine porto a scuola mio figlio, lo bacio e gli dico “Ci vediamo stasera”: voglioessere sicuro di rivederlo».
Davide Dalmasso: «La Comettoha fatto passi da gigante intema sicurezza, ma abbiamo i capannoni vecchi, non c’è spazio. Bisognerebbe allargarsi, ma la crisi pesa». Endri Bramardi: «Silvano era serio e preparato. Sulla sicurezza la perfezione non esiste, ma manca ancora qualcosa». L’operaio sarà ricordato oggi, alle 18,30, in Consigliocomunale a Borgo

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Muore in fabbrica a 35 anni

Schiacciato da un carrello alla Cometto di Borgo San Dalmazzo

Da “La Stampa” del 24 novembre di MATTEO BORGETTO

BORGO SAN DALMAZZO
Aveva ripetuto l'operazione decine di volte: avvicinarsi al carro ponte che sostiene i carrelli telescopici e verificare la perfetta adesione orizzontale tra le componenti «maschio» e «femmina». Ma le pesanti pale d'acciaio del carrello si sono avvicinate, da destra e sinistra, schiacciandolo in mezzo. È morto così Silvano Giordano, 35 anni, da dieci operaio alla «Cometto» di Borgo San Dalmazzo, residente a Fontanelle di Boves, sposato, padre di un bimbo di 3 mesi.
L'incidente alle 7 di ieri nel reparto «M» dell'azienda specializzata in veicoli industriali e carrelli per trasporti speciali. Testimoni il caporeparto e un altro operaio. Hanno cercato di aiutarlo, poi la corsa in ambulanza al Santa Croce di Cuneo. Inutile. L’operaio è morto poco dopo l'arrivo in ospedale. I 140 dipendenti Cometto si sono fermati, hanno appeso striscioni ai cancelli d'ingresso: «Il lavoro non è morte» e «Silvano sempre con noi».
Dalle 10 a mezzogiorno, si sono radunati in presidio sotto la Prefettura di Cuneo, dove una delegazione di sindacalisti e Rsu ha incontrato il Prefetto, Patrizia Impresa.
La Procura della Repubblica di Cuneo ha aperto l'inchiesta. Il sostituto procuratore, Attilio Offman, ha sentito i testimoni e incontrato i vertici aziendali. Sono state svolte anche prove di funzionamento dei macchinari, per capire la dinamica della morte di Giordano.
È il secondo incidente mortale in quattro anni alla Cometto: il 7 luglio del 2007 morì, schiacciato da un carrello mobile, Livio Rocchia, 40 anni, di Morozzo, titolare di una ditta esterna all'industria di Borgo. Per questa tragedia sono a processo al Tribunale di Cuneo, con l'accusa di omicidio colposo, l'amministratore delegato e il direttore di produzione della Cometto. «L'azienda è vicina alla famiglia di Silvano Giordano e partecipa al dolore per la sua scomparsa - scrive in una nota la direzione -. Attendiamo il completamento delle indagini in corso prima di rilasciare ulteriori dichiarazioni».

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Ferroviaria, assolti per l’amianto

Tre ex dirigenti erano imputati dell’omicidio colposo di sei dipendenti

 

Da “La stampa” del 18 giugno di ANDREA GARASSINO

SALUZZO

 

La sentenza Anche per il pubblico ministero i tre dirigenti erano da assolvere perché gli operai si ammalarono prima del loro arrivo La Procura non presenterà appello 

Assolti per non aver commesso il fatto. Tre ex direttori della Ferroviaria di Savigliano (che produce e ripara treni): Alfredo Bacci 63 anni di Livorno, Pietro Silvestro 57 anni di Cuneo, e Arturo Bonesio, 65 anni di Torino, rispettivamente al vertice dello stabilimento dal 1986 al 1990, nel corso 1991 e dal 1991 al 1995, erano sotto processo per omicidio colposo. Secondo la tesi accusatoria, non avrebbero informato i dipendenti dei rischi connessi alle lavorazioni con l'amianto. In particolare, il processo riguardava sei «morti bianche» per mesotelioma pleurico, il cancro provocato dall'esposizione alle fibre di minerale ignifugo.

Le vittime: Luciano Bergese, morto a Savigliano l’8 luglio 2003; Pierino Garelli, il 13 novembre 2007; Giovanni Ghersi, il 12 maggio 2007; Pietro Leardo, il 19 giugno 2004; Roberto Mauro, il 28 marzo 2006 e Matteo Pettavino, il 7 ottobre 1999.

Il giudice Fabio Franconiero, dopo un’ora di camera di consiglio, ha stabilito che i tre non sono colpevoli. Anche il pm Ezio Basso, ieri nella requisitoria finale, aveva chiesto l’assoluzione. «Il Tribunale ha accolto la mia tesi - spiega il sostituto procuratore saluzzese -. Da una lettura degli atti del processo è emerso come gli imputati non siano responsabili delle patologie tumorali che si sono sviluppate prima degli Anni ‘80. Dalla documentazione e da alcune testimonianze è emerso che nel 1986, quando Bacci assunse la carica, non c’era più amianto nelle lavorazioni della Ferroviaria». La Procura, dunque, non ricorrerà in Appello.

L’assoluzione è stata accolta con estremo favore dalla difesa. «Siamo molto soddisfatti - dichiara l’avvocato Giovannanandrea Anfora di Torino - perchè abbiamo dimostrato che nel periodo oggetto del processo la Ferroviaria ha rispettato la legge. Per i miei clienti è finito un periodo travagliato».

Le indagini condotte dalla procura saluzzese negli anni scorsi aveva riguardato anche Enzo Giungi di Torino, direttore della Ferroviaria dal 1983 al 1986, la cui posizione è stata archiviata con la morte.

Il gup aveva disposto il rinvio a giudizio il 14 gennaio 2010. Il dibattimento si era aperto il 16 luglio.

 

Parte civile «Morti reali Nessun colpevole»

 

«La sentenza non individua nessun responsabile per i sei decessi da mesotelioma. Non è colpa di nessuno. Sono morti e basta». Armando Vanotto, presidente dell’Associazione italiana esposti amianto, non è contento per il verdetto. «A partire dal 1984, su richiesta delle Fs non è stato usato amianto, ma nello stabilimento c'era anche dopo quell'anno. Non vorremmo altri processi ma che i dirigenti facessero prevenzione ed evitassero le morti sul lavoro». Alfio Arcidiacono, segretario Fiom - Cgil, parte civile: «Nessuno in questo processo ha messo in dubbio che gli operai fossero esposti all'amianto. Purtroppo non sono le aziende che sono perseguibili, ma solo le persone e in questo caso non sono emerse responsabilità specifiche. La nostra battaglia contro le “morti bianche” continua».

 

 

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Cuneo al 10° posto per le morti bianche

da "La Guida" del 29 aprile di Fabrizio Brignone

Cuneo - Un 1° maggio che,  nonostante la cronaca delle ultime settimane sia stata tranquilla almeno su questo fronte, non può veder ab­bassata la soglia di attenzio­ne in materia di morti bian­che e infortuni sul lavoro. E proprio tra i numeri dei de­cessi in ambiente di lavoro, la Granda registra una situa­zione negativa, in questo ini­zio 2011: un nuovo impegno attende quindi nei prossimi mesi parti sociali e lavorato­ri nel cuneese.

Il campanello d'allarme è risuonato più for­te che mai nei primi tre mesi del 2011: le vitti­me del lavoro sono state 114 in Italia (110 i maschi; 11 gli stranieri), mentre nel primo tri­mestre 2010 erano state 91. Tra questi casi, il 35,1% riguarda il settore agricolo, seguito da quello delle costruzioni (21,9%); oltre un quar­to delle vittime (25,7% del totale) nella fascia di età tra i 40 e i 49 anni. Un andamento, poi, che non conosce tregua nemmeno nei fine set­timana, perché tra venerdì, sabato e domeni­ca si verifica il 30% di queste tragedie. Le tre cause di maggior pericolo sono caduta di per­sona dall'alto (28,1%), caduta di pesi e schiac­ciamento (25,4%), ribaltamento di veicolo o mezzo in movimento (15,8%).

Nei dati, elaborati dall'Osservatorio Sicurez­za di Vega Engineering e diffusi dalla Cna, Mi­lano risulta essere la provincia maggiormente colpita dall'emergenza con 8 morti, seguita da Torino (6), Catania, Napoli e Bologna (4), da Messina, Savona, Teramo, Bolzano e Roma (3). A quota tre vittime anche Cuneo, che in questa classifica generale occupa il decimo po­sto, e scende a un (pur sempre triste) 20° po­sto per quanto riguarda l'incidenza degli infor­tuni mortali rispetto al numero di occupati (con i suoi oltre 266.000 addetti, in base ai da­ti Istat 2008 utilizzati in questo studio) Il Pie­monte, con 14 casi da inizio anno, è al terzo posto tra le regioni (appena alle spalle di Lom­bardia ed Emilia Ròmagna, rispettivamente con 16 e 15 episodi), con il 12,3% dei casi.

 

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Muore nel cantiere della Cn-At

L’ operaio travolto da una betoniera. Aveva 35 anni e lascia due bimbi

Da “La Stampa” del 22 marzo 2011 di LORENZO BORATTO CUNEO


Un operaio è morto ieri pomeriggio, travolto da una betoniera, nel cantiere dell’autostrada CuneoAsti. La vittima è Ivan Lilliu, 35 anni, originario di Lotzorai, nella provincia sarda dell’Ogliastra.
L’incidente è avvenuto alle 16,30: tre operai stavano lavorando all’asfaltatura di un tratto dell’autostrada, nel tratto sotto un viadotto dello svincolo tra Cuneo e Castelletto Stura.
Terminate le operazioni per scaricare il cemento da una betoniera, Lilliu si è allontanato passando a fianco della cabina dell’autista. Quest’ultimo non l’ha visto, ha acceso il motore ed è partito. Il corpo è stato travolto, finendo sotto la ruota anteriore destra del camion.
Sono intervenuti l’elisoccorso e i tecnici Spresal (servizio prevenzione e sicurezza ambienti di lavoro) dell’Asl di Cuneo, oltre a due pattuglie della squadra Volante della Polizia, che sta conducendo le indagini coordinate dal magistrato Alberto Braghin.
Su richiesta della Questura, è stata fatta intervenire anche una pattuglia della polizia municipale di Cuneo per sottoporre l’autista ai test su alcol e droga. Entrambi sono risultati negativi. Per il momento non risultano persone indagate. L’indagine è per omicidio colposo contro ignoti.
L’incidente è avvenuto in un tratto del cantiere raggiungibile dalla rotonda dopo la frazione Bombonina, percorrendo circa 2 km già asfaltati dell’autostrada.
Sotto choc gli operai del cantiere, che ieri non hanno voluto parlare con i cronisti. Anche il direttore del cantiere del lotto 1.5 (collegamento tra la frazione Ronchi di Cuneo e Sant’Albano Stura) non ha rilasciato dichiarazioni. Ivan Lilliu era un calciatore dilettante in una squadra di prima categoria. Abitava con la moglie e due figli (7 e 13 anni) a Triei: aveva lasciato il paese a luglio per raggiungere Cuneo e lavorare nel cantiere della Cn-At.

NEL 2009: In dodici mesi 10 mila infortuni sul lavoro

[B. M.]
Quello di ieri è il secondo incidente mortale sul lavoro, nella Granda, dall’inizio 2011. Domenica 13 marzo è morto al «Cto» di Torino, Daniele Re, 47 anni, originario di Paesana. Tre giorni prima, lavorando nella centrale elettrica di Calcinere, a Paesana (di proprietà della «Sied» del «Gruppo Ferrero» di Torino), era stato colpito da una scarica elettrica di 70 mila volt. Da gennaio si sono registrati alcuni infortuni gravi. Il 10 febbraio l’ottantenne Edoardo Lusso è stato ricoverato in gravi condizioni al «Santa Croce» dopo essere stato investito da un trattore nel garage di casa a Guarene. Lesioni gravi anche per un altro pensionato, 81 anni, di Boves, travolto dalla legna che stava accatastando in un bosco di sua proprietà. A metà gennaio un operaio in un cantiere edile di Verduno, 29 anni, è caduto

 

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Operaio folgorato da una scarica di 15 mila volt
Albanese (37 anni) stava lavorando con i colleghi vicino al Comune e ha toccato un cavo elettrico

Da “La Stampa” del 28 ottobre di ANDREA GARASSINO
SALUZZO
Una scossa che non gli ha lasciato scampo. Elazaj Xhezmi, 37 anni, albanese residente a Frossasco (To), è morto ieri alle 8,50 a Saluzzo, folgorato da una scarica di 15 mila volt. Stava lavorando con i colleghi della ditta «Cagnola» di Cantalupa in un cantiere in via Griselda, non lontano dal municipio.
Secondo le prime ricostruzioni dei funzionari dello Spresal e dei carabinieri, coordinati dal pm Ezio Basso che segue l’indagine, il manovale avrebbe toccato il cavo della media tensione Enel. È morto sul colpo. «Stavamo sistemando la guaina di plastica sulla linea quando Elazaj ha preso la scossa. Ho provato a spingerlo via rischiando io stesso di rimanere folgorato, ma non ce l’ho fatta» racconta il collega Guido Buttigliero. «Stavamo piazzando i ferri per l’armatura del cemento - precisa Livio Faraudo -. Erano in tre nel buco. Subito dopo l’incidente abbiamo chiamato i soccorsi e poi abbiamo provato a rianimare il collega. Intanto è arrivato il 118».
La salma dell’uomo è stata composta nelle camere mortuarie di Saluzzo. Basso ha ordinato l’autopsia. Poi sarà rilasciato il nullaosta per i funerali. Domani sarà conferito l’incarico a due periti di ricostruire la dinamica dell’incidente. «L’operaio - dice Santo Alfonzo, direttore dello Spresal dell’Asl Cn1 - non doveva essere in quella situazione. Non è stata una fatalità: ci sono stati errori o comportamenti sbagliati e stiamo sentendo tutti i presenti, i colleghi, il titolare, per appurare la catena di responsabilità». Il magistrato ha anche disposto il sequestro dell’area. La ditta aveva scavato una fossa profonda circa 2 metri e larga altrettanto. «Oggi (ieri, ndr) avremmo dovuto riempirla con il cemento» precisano i compagni di lavoro.
Elazaj Xhezmi era sposato e aveva due figli. «Era un gran lavoratore, un manovale esperto» ricordano i colleghi.

 

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Operaio di Guarente muore in un cantiere

Da “La Stampa” del 7 ottobre

Tragico incidente sul lavoro, ieri poco dopo le 17 ad Alba, tra i palazzi ancora in costruzione del quartiere Europa, da tutti conosciuto come «Tetti Blu», in viale Masera.
L’operaio Amedeo Carlino, di 58 anni, dipendente dell’impresa «Franco Barberis spa», si trovava su un balcone del terzo piano, impegnato in lavori di pulizia a una colonna metallica che sarebbe poi dovuta essere laccata, quando ha perso l’equilibrio per cause ancora incerte, forse un malore o un movimento maldestro. Nonostante il parapetto già montato e il ponteggio esteriore, l’uomo è caduto in una sorta di buco tra le protezioni e si è schiantato al suolo da un’altezza di una decina di metri.
Inutili i soccorsi dei compagni e del «118»: l’operaio è deceduto poco dopo essere arrivato all’ospedale San Lazzaro di Alba, per la rottura della radice aortica del cuore e altri traumi.
Amedeo Carlino abitava con la moglie e i figli al confine tra Alba e Guarene, in frazione Racca, in via Boella 35. Dopo una vita dedicata al lavoro, era ormai vicino alla pensione. «Era una persona straordinaria, benvoluta da tutti, da tantissimi anni dipendente della nostra impresa - dice l’ingegnere Paolo Barberis, titolare dell’impresa con altri familiari -. Siamo increduli e profondamente addolorati. In tanti anni di lavoro non ci era mai successa una tragedia di questo genere. Dall’inizio del 2010 non abbiamo registrato neppure un infortunio e cerchiamo sempre di garantire al massimo la sicurezza».
Sconcertati i compagni di lavoro: «Amedeo era un manovale di grande esperienza, un esempio per tutti in cantiere, che non faceva mai mancare un sorriso a nessuno». Sul luogo dell’incidente sono intervenuti gli ispettori Spresal dell’Als Cn 2 e i carabinieri della compagnia di Alba, che hanno messo sotto sequestro l’area di cantiere dove è avvenuta la tragedia, su disposizione del magistrato di turno, Laura Deodato, che ha anche disposto l’autopsia.
Il palazzo era ormai quasi ultimato: «Tutte le lavorazioni più pericolose, compreso il tetto, erano già state portate a termine. Tra pochi giorni avremmo smontato i ponteggi» dicono dall’impresa. Ma tutto ciò non ha impedito l’ennesima morte bianca, che flagella gli ambienti di lavoro.

 

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Cade dal tetto delle acciaierie e muore a 42 anni
Bosniaco, era dipendente di una ditta esterna
come il bergamasco precipitato allo stesso modo

Da “La Stampa” del 10 agosto di CHIARA VIGLIETTI
PAOLA SCOLA

LESEGNO

Quindici giorni fa, dopo un volo di dodici metri, un operaio impegnato nella manutenzione alla «Riva Acciaio» è stato trasportato con prognosi riservata all'ospedale di Cuneo: lavorava sul tetto di un magazzino, dal quale è precipitato. Ieri l’incidente si è ripetuto e l’operaio è morto. Un altro addetto alla manutenzione, sempre dipendente di una ditta esterna: la caduta dal tetto - dall'altezza di dieci metri - è costata la vita a Vladimir Pavlovic, 42 anni, bosniaco, abitante a Crescentino (Vercelli).
Un bilancio pesante, nel periodo in cui il grande stabilimento di Lesegno è chiuso per il fermo della produzione, ma mantiene in attività i dipendenti addetti alla manutenzione e gli operai di imprese esterne. Come Pavlovic, della Progetti e Costruzioni Bertoli di Vinovo, e Roberto Vecchi, 54 anni, bergamasco, ferito nell'incidente a fine luglio. Vecchi avrebbe perso l'equilibrio mentre sbrogliava i nodi delle corde di sicurezza, rimaste attorcigliate, mentre sulla dinamica dell'incidente mortale di ieri sono ancora in corso gli accertamenti dei tecnici Spresal dell'Asl.
Certo è che Pavlovic doveva eseguire interventi su un tetto. Gli esperti devono chiarire che cosa sia accaduto e quale sia stata la causa della caduta (la perdita dell'equilibrio, un malore, una manovra errata, il rispetto delle norme di sicurezza): gli atti e le testimonianze raccolti anche dai carabinieri sono all'esame del sostituto procuratore Riccardo Baudinelli, che si è riservato di disporre nei prossimi giorni l'autopsia sull'operaio di Sarajevo.
Ieri, poco dopo la disgrazia, è stata indetta un'assemblea urgente fra i lavoratori della «Riva» addetti alla manutenzione (che non fanno le ferie in agosto): hanno proclamato due ore di sciopero a fine turno. I rappresentanti delle rsu Fim-Cisl e Fiom-Cgil hanno spiegato «che si è trattato di un'iniziativa soprattutto per sensibilizzare sul problema della sicurezza». «Vogliamo ribadire come sia importante che le aziende prestino massima attenzione a questo aspetto - dice Mauro Cagno, rsu e segretario provinciale della Fim-Cisl -. Chiederemo che vengano inviati ai rappresentanti della sicurezza tutti gli atti previsti dal testo unico della legge 81». Nessun commento da parte della direzione della «Riva Acciaio».

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Ndr: Incidenti sul lavoro: prendi un mese per esempio

Notizie tratte da www.grandain.com

27 maggio: Muore schiacciato da una pala in una cava

Festiona - Tragico incidente in una cava a Festiona. Gianluigi Laugero, classe 1957 di Demonte, è rimasto schiacciato da una pala di una ruspa. L'incidente mortale è avvenuto verso le ore 11.30. Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco di Cuneo, i carabinieri di Demonte, i sanitari del 118 e gli addetti Spresale dell'Asl Cn1. La violenza dell'impatto ha provocato la morte immediata dell'uomo. La dinamica dell'incidente non è ancora chiara, sarà compito degli inquirenti ricostruirla al meglio

27 maggio:  Si ribalta un camion-gru, coinvolti tre muratori

Villanovetta - Un lavoro usuale per Giovanni Botta, 57 anni, Ivo Sibilla, 43 anni, e il figlio Luca, 17. Ma questa volta qualcosa è andato storto e i tre muratori in pochi secondi si sono ritrovati nel corso d'acqua, profondo fino a tre metri, che costeggia via Asilo Keller. I muratori stavano ripulendo dall'edera il muro di un'abitazione quando il camion si è ribaltato e il cestello, su cui erano saliti i tre operai, è finito nell'acqua del Rio Torto. Lo stesso Luca ha telefonato ai Vigili del Fuoco, dopo essersi arrampicato sul braccio del cestello. I tre sono stati visitati dai sanitari del 118. Per i due adulti, rimasti incastrati nel cestello per mezz'ora, liberati dai vigili del fuoco, tanto spavento e qualche graffio medicato all'ospedale. Dai primi rilevamenti tecnici effettuati dai carabinieri e dai tecnici Spresal, sembra che abbia ceduto un sostegno appoggiato sul terreno. Il mezzo è stato posto sotto sequestro

20 maggio: Cade dal sesto piano di un palazzo, muore un decoratore

Moretta - Incidente sul lavoro. Adriano Balestrone, 46 anni, di professione decoratore, è deceduto cadendo dal sesto piano dell'edificio Acropolis dove aveva svolto il lavoro di tinteggiatura della parete. La disgrazia è avvenuta in via Po 4. I sanitari hanno tentato di rianimarlo per mezz'ora. L'uomo da tempo soffriva di depressione. La sua morte ha provocato sconforto, l'uomo faceva parte dell'associazione commercianti di Moretta. Lascia la moglie Carla e due figli: Alberto, 20 anni, e Francesco di 9 anni

10 maggio: Cade da un ponteggio, giovane in prognosi riservata

 Alba - Venerdì mattina, verso le 11.15, i Carabinieri della Stazione di Alba sono intervenuti all’interno dello stabilimento “Ferrero” di via Vivaro per un infortunio sul lavoro.
Un muratore 27enne di nazionalità albanese, munito di regolare permesso di soggiorno e contratto di lavoro, abitante a Chieri (TO), mentre era intento a lavorare su un ponteggio per la ristrutturazione di un muro, è caduto a terra da un’altezza inferiore ai due metri riportando lesioni in varie parti del corpo. Le cause dell'incidente sono in corso di accertamento.
Il giovane, dipendente dell’impresa edile torinese incaricata dei lavori, è stato immediatamente soccorso e trasferito in elisoccordo presso l’Ospedale Santa Croce a Cuneo dove è stato ricoverato in prognosi riservata.
Sul posto sono intervenuti anche gli ispettori dell’A.S.L. CN-2 che insieme ai militari hanno avviato gli accertamenti per ricostruire l’esatta dinamica dell’infortunio informando dell’accaduto il Pubblico Ministero di turno che ha disposto il sequestro dell’area di cantiere dove stava lavorando il manovale albanese.

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CGIL interviene sull'incidente alla cartiera di Torre M.vi

Da www.targatocn.it del 19 febbraio 2010

Questa mattina un lavoratore cartaio di 30 anni dello stabilimento 'Cartiera Torre' di Torre Mondovì ha perso la vita a seguito di un incidente sul lavoro in area macchina continua. Sulle eventuali cause e responsabilità, le indagini attualmente in corso, dovranno fare piena luce sull’accaduto. Questo fatto ripropone in modo drammatico il problema della sicurezza. Di fronte ad un avvenimento così grave, le parole non bastano a lenire un tale dolore per chi è stato colpito nel più grande dei suoi affetti.

È necessario rispondere con i fatti su un tema così importante quale il diritto alla vita ed alla sicurezza nei luoghi di lavoro.È d’obbligo intervenire preventivamente con tutti gli strumenti affinché non si verifichino più tali situazioni. L’infortunio sul lavoro non è mai un fatto accidentale, imprevedibile che non può essere oggetto di una efficace attività preventiva. La questione sicurezza non può basarsi solamente sul terreno dell’applicazione delle leggi e dei contratti, ma và inquadrata in un contesto più ampio e con un confronto serrato con le Aziende e con tutte le strutture preposte alla tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori.

Cuneo, 19 febbraio 2010

La Segreteria Provinciale della SLC CGIL
Mimmo Formicola

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infortuni
Il 19 per cento coinvolge operai stranieri

Da “La Stampa” del 23 settembre

Diminuiscono gli infortuni sul lavoro, ma aumenta la quota di lavoratori extracomunitari coinvolti. Nel 2008 nella Granda il 18,9% degli incidenti sono accaduti a stranieri: soprattutto marocchini, romeni e albanesi, seguiti da macedoni e senagalesi. «Il trend nel Cuneese è simile a quello nazionale e regionale - dice il direttore provinciale Inail, Aldo Pensa -. Sono più esposti perché più attivi in settori come costruzioni, industria metallurgica e attività estrattive, agricoltura. Quindi vanno tutelati maggiormente. L’Inail sempre più vuole essere non solo un ente assicuratore, ma incidere sulla prevenzione». La Granda, insieme alla provincia di Alessandria, è stata scelta per il progetto pilota nazionale «Lavorare sicuri». Nel Cuneese sono previste 7 giornate di approfondimenti e formazione (iniziate ieri) dedicate a operatori Inail, mediatori culturali e operatori del sociale. «L’obiettivo è far conoscere agli stranieri diritti, doveri e buone pratiche: difficili da diffondere anche a causa delle barriere linguistiche» prosegue Pensa.
Nella Granda nel 2008 ci sono stati 11.725 infortuni, di cui 2.216 a stranieri (3 i casi mortali che hanno coinvolto cittadini di Marocco, Polonia e Costa d’Avorio). Tra 2007 e 2008 sono calate tutte le voci di infortuni (-4,3% in agricoltura, -4,2% in industria e servizi) con l’eccezione del “conto Stato” (+13%): quest’ultima voce considera i dipendenti pubblici ma anche degli infortuni nelle scuole, che per la maggior parte vedono coinvolti ragazzi. \

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Infortuni

Il 19 per cento coinvolge operai stranieri

Da “La Stampa” del 23 settembre

 

Diminuiscono gli infortuni sul lavoro, ma aumenta la quota di lavoratori extracomunitari coinvolti. Nel 2008 nella Granda il 18,9% degli incidenti sono accaduti a stranieri: soprattutto marocchini, romeni e albanesi, seguiti da macedoni e senagalesi. «Il trend nel Cuneese è simile a quello nazionale e regionale - dice il direttore provinciale Inail, Aldo Pensa -. Sono più esposti perché più attivi in settori come costruzioni, industria metallurgica e attività estrattive, agricoltura. Quindi vanno tutelati maggiormente. L’Inail sempre più vuole essere non solo un ente assicuratore, ma incidere sulla prevenzione». La Granda, insieme alla provincia di Alessandria, è stata scelta per il progetto pilota nazionale «Lavorare sicuri». Nel Cuneese sono previste 7 giornate di approfondimenti e formazione (iniziate ieri) dedicate a operatori Inail, mediatori culturali e operatori del sociale. «L’obiettivo è far conoscere agli stranieri diritti, doveri e buone pratiche: difficili da diffondere anche a causa delle barriere linguistiche» prosegue Pensa.
Nella Granda nel 2008 ci sono stati 11.725 infortuni, di cui 2.216 a stranieri (3 i casi mortali che hanno coinvolto cittadini di Marocco, Polonia e Costa d’Avorio). Tra 2007 e 2008 sono calate tutte le voci di infortuni (-4,3% in agricoltura, -4,2% in industria e servizi) con l’eccezione del “conto Stato” (+13%): quest’ultima voce considera i dipendenti pubblici ma anche degli infortuni nelle scuole, che per la maggior parte vedono coinvolti ragazzi. \

 

CUNEO. ENTI BILATERALI
Esperti in sicurezza per le 15 mila imprese di commercio e turismo

Da “La Stampa” del 17 gennaio 2009

Esperti formati e preparati sui temi della sicurezza sul lavoro a servizio delle 15 mila imprese nella «Granda» che operano nel commercio e turismo. Li mettono a disposizione gli Enti bilaterali dei due settori: sono organismi che riuniscono 5 mila aziende cuneesi e i sindacati. Dopo l'entrata in vigore, nel 2008, del nuovo Testo unico sulla sicurezza sul lavoro (che prevede sanzioni più severe anche relative a operazioni formali come la corretta compilazione dei moduli e la valutazione dei rischi), Confcommercio provinciale e sindacati hanno sottoscritto un accordo che riprende e rafforza quello siglato nel '98: prevede, come stabilito dalla nuova legge, un ruolo più incisivo dell'organismo paritetico provinciale e obbliga le aziende a nominare un rappresentante dei lavoratori competente in tema di sicurezza («Rls» in sigla). Gli Enti bilaterali di commercio e turismo hanno formato esperti in grado di svolgere questo «ruolo esterno» per le aziende con meno di 15 dipendenti che li richiedono (potenzialmente sono 15 mila nella «Granda» quelle intessete). Il servizio viene proposto gratis soltanto alle aziende iscritte agli Enti per quest'anno, possono però accedervi anche le altre se entrano a far parte di uno dei due organismi.
Un modo per far risparmiare le imprese e mettere a disposizione un «punto di riferimento affidabile - come spiegano dalla Confcommercio -. Queste figure, indicate dai sindacati, hanno anche il compito di raccogliere le istanze sulla sicurezza sui luoghi di lavoro e si occupano di informazione, formazione, prevenzione».
«È un investimento notevole - dice Luigi Isoardi, presidente dell'Ente bilaterale del commercio -: vogliamo accompagnare le aziende associate nella corretta applicazione del Testo unico, che potrebbe comportare dei problemi se affidate a figure interne soprattutto per le realtà più piccole». Salvatore Bove presiede l'Ente bilaterale del turismo: «La sicurezza è obiettivo prioritario. Questi accorgimenti servono per salvaguardare i lavoratori».

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Sicurezza sul lavoro: accordo tra Confindustria e Sindacati

Da www.targatocn.it del 8 gennaio

La buona notizia arriva proprio ad inizio anno e dà una speranza in più perché il 2009 sia un anno felice per la sicurezza dei lavoratori e delle imprese della Provincia di Cuneo. Presso la sede di Confindustria Cuneo si sono incontrati con il Presidente Antonio Antoniotti e il Presidente del Comitato Piccola Industria Mauro Gola, i segretari provinciali di CGIL Marco Ricciardi, di CISL Matteo Carena e di UIL Giovanni Ventura, per firmare un protocollo d’intesa che vede d’accordo i sindacati e le imprese sulle azioni da sviluppare per la sicurezza nel mondo del lavoro.
Nel documento tutte le parti, in coerenza con i principi che da lungo tempo hanno ispirato le relazioni sociali sul territorio, confermano gli impegni sui temi della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro e si impegnano ad accrescere e migliorare gli standard prevenzionali e la cultura della sicurezza. Ciò con particolare attenzione alle piccole e medie imprese, che spesso hanno più difficoltà ad applicare la normativa.
Le azioni concrete che seguiranno la firma del documento sono:
INFORMAZIONE
Per diffondere sempre più capillarmente le informazioni sulla sicurezza tra i lavoratori, soprattutto quelli delle piccole e medie imprese, saranno organizzate iniziative nelle scuole di ogni ordine e grado, in particolare negli istituti tecnici superiori e nelle facoltà universitarie.
FORMAZIONE
Saranno realizzate azioni formative individuando le aree professionali di maggiore interesse, attraverso l’analisi degli infortuni (indice frequenza e gravità). In queste azioni verranno interessate anche le istituzioni locali.
SISTEMA DI GESTIONE DELLA SICUREZZA AZIENDALE
Sia le parti sindacali che Confindustria Cuneo si fanno veicolo di promozione e diffusione nelle aziende che vorranno volontariamente adottare sistemi di gestione della sicurezza, attraverso un accordo tra le parti sociali, le istituzioni e gli enti locali (Inail, Amministrazione provinciale).
OSSERVATORIO
Si costituirà un Osservatorio paritetico con lo scopo di esaminare i dati disponibili provenienti da ricerche e statistiche sugli infortuni sul lavoro (provenienti da Inail e Spresal) e monitorare il fenomeno a livello territoriale, prestando particolare attenzione ai lavoratori con tipologie di contratto flessibile a ai lavoratori stranieri. Il tutto finalizzato a orientare le possibili forme di intervento sui reali fabbisogni.
Il Presidente Antoniotti ha commentato molto positivamente la firma dell’accordo: “La sottoscrizione di questo accordo è un segnale importante di attenzione alla sicurezza da parte delle imprese e dei rappresentanti dei lavoratori. Da sempre la sicurezza è stata argomento all’ordine del giorno per le nostre imprese, da ora lo sarà ancora di più, con le azioni concrete che metteremo in atto grazie a questo protocollo bilaterale con i sindacati, perché come ho sempre detto, le risorse umane rappresentano il più grande valore delle nostre aziende”. Anche i segretari provinciali delle organizzazioni sindacali si sono dichiarati soddisfatti, sottolineando la necessità di tradurlo già da subito in iniziative concrete sul territorio

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BAGNOLO. IERI ALL’ALBA IN UNA CAVA
Esplode container, un morto
La vittima (20 anni) di Bibiana, ferito il fratello di 19, illesi due compagni

Da “La Stampa” del 4 diceembre  di ANDREA GARASSINO
BAGNOLO
Walter Airaudo, 20 anni di Bibiana, scalpellino di una cava di Pietra di Luserna a Bagnolo, è morto ieri, ucciso dall’esplosione di un container utilizzato come magazzino, saturo di gas per la fuga da una bombola.
La temperatura alle 8 di mattina nell'alta valle Infernotto è ancora di parecchi gradi sotto zero. Quattro operai che hanno percorso 4 km di strada sterrata e ghiacciata si sono già cambiati e devono inziare il lavoro in cava. C'è bisogno di aprire un container-ripostiglio per prendere dell'attrezzatura. Il lucchetto, però, è ghiacciato e la chiave non gira. Walter Airaudo prova a scaldarlo con l'accendino. La scintilla dell'accensione innesca l'esplosione. Il container verde salta in aria e con lui il giovane che viene sbalzato ad oltre dieci metri, nella neve. E' morto. L'onda d'urto e le schegge l'hanno straziato. La deflagrazione lancia pezzi nell'arco di oltre 20 metri.
All'interno del locale magazzino erano conservate, fra le altre cose, alcune bombole del gas. Secondo le prime ricostruzioni una, forse difettosa, avrebbe avuto una perdita. Il gas durante la notte ha saturato lo spazio praticamente sigillato e quando è stata accesa la fiamma si è scatenato il disastro.
Di fianco alla vittima c'era il fratello Fulvio di un anno più giovane. E' ferito. L'elisoccorso chiamato da altri due compagni di lavoro alle 8,15 di ieri mattina lo ha trasportato al pronto soccorso di Savigliano per accertamenti. «Mi hanno detto che è fuori pericolo - racconta alle 11 uno dei responsabili del sito estrattivo -, ma è sotto choc».
Hanno assistito alla scena altri due colleghi, un ragazzo bagnolese di origine nigeriana, Peter Osajande (18 anni) e Pietro Colomba, di Bagnolo (65 anni), con oltre 50 anni di esperienza nel settore. In tarda mattinata sono andati all'ospedale di Saluzzo per un controllo. Anche loro, in precedenza, avevano seguito attoniti il recupero della salma dell'amico e compagno di fatica.
La terribile esplosione è avvenuta in località Balma Oro, «Balma d'l'or» come dice la gente in dialetto, ad alcuni chilometri dalla località Montoso, nel Comune di Bagnolo Piemonte, nota per essere la «patria» della Pietra di Luserna. Il sito è gestito da una società con sede a Barge presso le «Cave Gontero», in via Bagnolo.
Strazianti le scene di fronte a cui si sono trovati altri colleghi, primi soccorritori, vigili del fuoco, carabinieri, personale dello Spresal e guardie minerarie della Provincia. Pezzi di lamiera scaraventati dall'onda d'urto a decine di metri, brandelli di nylon a 25 metri d'altezza in cima ad un albero. Anche i container sistemati di fianco sono stati piegati dall'esplosione. Hanno i vetri delle finestre rotti, nel locale utilizzato per i pasti il pensile si è staccato dalla parete, le due porte sono saltate. L'esplosione ha investito anche un mezzo da lavoro del peso di quasi 300 quintali che è stato spinto indietro di oltre tre metri, una jeep è distrutta. La salma di Walter Airaudo è stata portata via dal luogo della tragedia alle 13 su una jeep della Protezione civile. E' stata composta all'obitorio di Saluzzo in attesa del nulla osta del magistrato per il funerale.

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Nella Granda
Venti vittime da gennaio
da “La Stampa” del 30 novembre

Sono 20 le vittime sul lavoro da inizio anno nella Granda, senza tener conto dei decessi avvenuti «in itinere», cioè in incidenti stradali nel tragitto casa-lavoro. Anche nel 2007 i morti furono 20, ma nell’arco dei 12 mesi; mentre complessivamente vennero registrati 12.206 infortuni. La provincia di Cuneo, sempre secondo i dati 2007 dell’Inail, era al secondo posto a livello regionale per numero di decessi, preceduta soltanto da Torino con 42 morti e 35.246 infortuni. Tra gli ultimi incidenti mortali sul lavoro quello avvenuto il 13 ottobre nello stabilimento «Ilva» di Racconigi, dove un autista, Antonino Barcellona, 38 anni, fu schiacciato da un fascio di tubi d’acciaio di oltre 15 quintali. Il 5 novembre un operaio, Giovanni Gazzera, 43 anni, di Fossano, impegnato in lavori di manutenzione sull’autostrada To-Sv, è morto travolto da un Tir. Il 10 novembre Francesco Sampò, 56 anni, è rimasto schiacciato da un vitello, mentre scaricava bestiame a Rocca de’ Baldi. \

iNCIDENTE SUL LAVORO. AVEVA 50 ANNI
Travolto e ucciso da un rullo
Operaio della “Massano” di Montanera, abitava a Castelletto Stura

Da “La Stampa” del 30 novembre di WALTER LAMBERTI
MONTANERA
Stava caricando, insieme a colleghi, alcuni mezzi su un semirimorchio. Era su un rullo, utilizzato per l’asfaltatura delle strade. Un terzo mezzo, una pala, per spingere i rullo sopra il rimorchio, ha improvvisamente perso aderenza, forse a causa del fondo ghiacciato, ed è scivolata all’indietro. Il rullo si è prima inclinato, per poi rovesciarsi travolgendo l’uomo. Così è morto ieri mattina Mario Ottaviano, 50 anni, dipendente della ditta «Massano srl» di Montanera, tra Sant’Albano e Castelletto Stura.
Un ennesimo incidente sul lavoro che si aggiunge al già triste e lungo elenco delle morti bianche. «È successo intorno alle 8,30 qui in sede - racconta scosso il titolare dell’azienda, Giuseppe Massano -. I colleghi di Mario mi hanno avvertito immediatamente. Quando sono arrivato erano già stati chiamati i soccorsi, lui era ancora vivo e mi chiamava. È soltanto riuscito a dirmi “Pino vieni qui”. Purtroppo quando sono arrivate le due ambulanze del 118 di Cuneo e Morozzo ormai era tardi. Il personale medico ha provato a rianimarlo, ma è stato inutile».
Mario Ottaviano, viveva poco distante dal luogo di lavoro, a Castelletto Stura, insieme alla moglie Daniela e alla figlia Luana di 24 anni, anch’essa impiegata alla «Massano», nel reparto contabilità. «Mio padre era un grand’uomo - ricorda la figlia -. Sempre pronto ad aiutare tutti. Amava il suo lavoro che svolgeva con grande passione e determinazione».
«Non è retorica quando dico che per me è come se morisse un fratello - aggiunge Giuseppe Massano -, lo conoscevo da diversi anni così come conosco bene la sua famiglia. Lavorava qui in ditta da 15 anni e qui lavora anche sua figlia che ha iniziato come apprendista ed ora è alla contabilità. Era un lavoratore come ce ne sono pochi. Fidato, instancabile, sempre disponibile e pronto a dare una mano. Ricordo che anni fa lo avevo aiutato a trovare casa qui a Castelletto; prima viveva a Savigliano. Ci frequentavamo anche fuori dal lavoro. Amava fare festa, stare con gli amici, andare a pesca e in moto. Per noi è una perdita enorme. Un pezzo di famiglia che se ne va».
La ditta Massano si occupa di ripristini stradali, fresature e asfaltature, produzione e vendita di materiali bituminosi. Leader nel settore, conta 76 dipendenti e un parco macchine di 150 mezzi. Lavora in tutto il Nord Ovest, per conto dell’Anas, delle Province e dei Comuni.
Ieri sul luogo dell'incidente sono intervenuti anche i carabinieri della Stazione di Morozzo e il personale dello Spresal di Cuneo per le indagini. La salma di Mario Ottaviano si trova ora alla camera mortuaria di Mondovì. Per i funerali occorrerà attendere il nullaosta del magistrato.

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LIMONE. DAL QUINTO AL TERZO PIANO
Cade da un’impalcatura Grave operaio di 19 anni

Da “La Stampa” del 27 novembre di BARBARA BARALE
LIMONE
E’ caduto dal quinto al terzo piano di un’impalcatura sulla facciata di un palazzo in via Valleggia, nel centro storico di Limone. I. Z., 19 anni, bulgaro, operaio dell’impresa edile con sede in Bulgaria, si è salvato. La sua fortuna: non essere caduto di testa. Immediatamente trasportato al «Santa Croce» di Cuneo, è ora ricoverato in prognosi riservata.
L’incidente è avvenuto l’altro pomeriggio, intorno alle 17. Sono intervenuti i carabinieri di Limone e lo Spresal dell’Asl Cn1. E’ stata informata la Procura che ha disposto il sequestro cautelativo del cantiere. Il titolare dell’impresa edile, B. E., 49 anni, torinese, è stato denunciato per violazione dell’articolo 122 del decreto legislativo 81 del 2008, il Testo unico in materia di tutela della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, secondo cui «nei lavori eseguiti a un’altezza superiore a 2 metri, devono essere adottate adeguate impalcature o ponteggi o idonee opere provvisionali, comunque precauzioni per eliminare i pericoli di caduta di persone e cose». Le indagini sono in corso; in particolare, si dovrà accertare se sussistano eventuali altre violazioni al Testo unico.
L’incidente si aggiunge alla lista nera degli infortuni e delle «morti bianche» sul lavoro nel Cuneese. L’assessore provinciale Angelo Rosso: «E’ ancora una criticità, anche se le statistiche attribuiscono al nostro territorio un’accidentalità medio-bassa. Al primo posto ci sono gli incidenti in agricoltura, al secondo nell’artigianato, di cui l’edilizia costituisce la punta dell’iceberg; quindi l’industria». Aggiunge: «Sta aumentando la sensibilità. Le tragedie del Molino Cordero a Fossano e della Thyssen a Torino hanno segnato le coscienze, ma non basta. Promuoviamo strategie di prevenzione: più controlli, perchè s’inneschi la cultura del rispetto delle norme, ma soprattutto educazione all’attenzione sul lavoro. Non soltanto i datori hanno obblighi; anche i dipendenti, che sovente sono i primi a non rispettare le prescrizioni. Ai giovani, in particolare, dico: arrivate in condizioni psico-fisiche ottimali, altrimenti rischiate di costituire un pericolo per voi e gli altri».

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MANIFESTAZIONE. DIFESA DELLA SICUREZZA SUL LAVORO
Da tutt’Italia a Fossano per le vittime del Molino

Alle 15,30 incontro al castello. Alle 21 il ricordo dei caduti

Da “La Stampa” del 18 ottobre di BARBARA MORRA
FOSSANO
Oggi, a Fossano, arriva la «Carovana per il lavoro sicuro», iniziativa che sta facendo tappa in città d'Italia colpite da gravi incidenti sul lavoro. Dalla partenza a Venezia in occasione della biennale del cinema, a Fossano, città in cui il 16 luglio 2007, esplose il Molino Cordero, togliendo la vita a cinque lavoratori. Poi il 25 novembre sarà a Campello sul Clitunno per il secondo anniversario della tragedia alla Umbria Olii e ancora, il 5 dicembre a Torino per ricordare le vittime della acciaieria Thyssen Krupp.
Gli ideatori della carovana sono i parlamentari Beppe Giulietti di Articolo 21 e l'ex ministro al Lavoro Cesare Damiano. Aderiscono: Acli, Arci, Libera, Tavolo della Pace, Fnsi, Anac, Comitato Nazionale per la libertà d'informazione e Cgil. La «Carovana» si presenterà alla cittadinanza alle 15,30 al castello, con una tavola rotonda sulle iniziative da adottare per migliorare la sicurezza sul lavoro. Il dibattito verrà introdotto da un filmato realizzato a cura dell'associazione «16 luglio 2007: per non dimenticare» che ha aderito all'iniziativa insieme al Comune. Interverranno l'onorevole Cesare Damiano, l'assessore regionale Angela Migliasso, il presidente provinciale dell'Anmil (Associaziona nazionale mutilati e invalidi sul lavoro) Domenico Bongiovanni, l'assessore al Sociale di Fossano Maurizio Bergia, i rappresentanti dei sindacati e il presidente dell'associazione «16 luglio 2007: per non dimenticare» Paolo Costamagna.
Alle 21, nella palestra dei Salesiani, andrà in scena la rappresentazione teatrale «Con il sudore della fronte», scritta e diretta da Antonio Martorello, che evoca e fa memoria della tragedia al Molino Cordero. La piéce verrà rappresentata anche stamane, sempre ai salesiani, per gli studenti delle scuole superiori cittadine.
«L'associazione 16 Luglio 2007: per non dimenticare ha aderito alla Carovana per il lavoro sicuro per ricordare il caso del Molino Cordero, ricordandone le vittime e chiedendo in loro nome giustizia - commenta il presidente Paolo Costamagna -. La giornata servirà anche a rilanciare il tavolo di lavoro tra i parlamentari cuneesi, gli avvocati e l'associazione che si era promesso di riunire al più presto, ma che ad oggi non ha ancora mosso alcun passo».

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CUNEO. VERTICE IN PROVINCIA CONVOCATO DA COSTA

Edilizia e campi

11 morti sul lavoro da inizio anno Meno del 2007 quando ci fu la tragedia  del Molino Cordero. Controlli più severi

Da “La Stampa” del 17 settembre di LORENZO BORATTO
CUNEO
Edilizia e soprattutto agricoltura sono i due settori dove si verificano più infortuni sul lavoro nella Granda. Nei primi sette mesi dell’anno ci sono state già undici morti bianche: meno rispetto allo stesso periodo del 2007 quando però, a luglio, persero la vita otto lavoratori, cinque dei quali nell’esplosione del Molino Cordero.
«Sono dati impressionanti per una provincia ricca, moderna, civile: si deve agire subito» ha detto ieri il presidente della Provincia Raffaele Costa all’incontro del Coordinamento sulla sicurezza sul lavoro, voluto dopo il Consiglio provinciale aperto di febbraio (partecipò l’ex ministro del Lavoro Cesare Damiano). Al vertice erano presenti Inail, Ispettorato del lavoro, Asl, sindacati, vigili del fuoco, Confindustria, Coldiretti, Confcooperative, Confcommercio. Tutti hanno chiesto «concretezza».
«Servono priorità per indirizzare risorse già scarse: quest’anno la Regione ha aumentato del 20 per cento i controlli nei cantieri» ha spiegato Santina Bruno del Servizio prevenzione e sicurezza negli ambienti di lavoro dell’Asl Cn2. I tecnici Spresal nella Granda sono solo 27, le imprese quasi 80 mila.
Silvia Revello dell’Inail di Cuneo: «Basilare analizzare le cause. Ad esempio fra gli autotrasportatori il 90% degli infortuni sono a veicolo fermo, non incidenti stradali». «Ci si allontana dalla cultura della sicurezza - aggiunge Giovanni Marinaro dei vigili del fuoco -. Nelle consulenze di vigilanza siamo considerati un impiccio, non portatori di conoscenze utili. Bisogna evitare che la sicurezza sia vista solo come spesa». Il sostituto procuratore del tribunale di Mondovì, Ezio Domenico Basso: «Il problema è duplice: gli interinali che cambiano mansioni senza nessuna formazione e il buco nero dell’agricoltura».
Fra i progetti in corso, Confindustria, sindacati e Inail stanno discutendo un protocollo per le gestione della sicurezza sul lavoro. Costa si è impegnato a raccogliere e applicare proposte mirate: «L’agricoltura è il settore più colpito e più debole».

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BORGO SAN DALMAZZO. «GARA» DI PREVENZIONE E SICUREZZA

Italcementi: due anni senza infortuni

Da “La Stampa” del 11 settembre di BARBARA BARALE
BORGO SAN DALMAZZO
«Ecco il principale responsabile della tua sicurezza». Sarà merito anche degli specchi installati negli ingressi del cementificio, se lo stabilimento Italcementi di Borgo San Dalmazzo - 106 dipendenti attivi a ciclo continuo - ha raggiunto un traguardo importante: due anni senza infortuni.
La «gara» di prevenzione infortunistica che è stata lanciata dal colosso del cemento in Italia (l’azienda controlla un quarto del mercato italiano, con 29 stabilimenti nella penisola) è iniziata otto anni fa e ha raggiunto finora il miglior risultato a Civitavecchia, sei anni trascorsi senza infortuni.
A Borgo San Dalmazzo, dove dagli Anni Quaranta - quando è stato attivato il cementificio - non si verificano «morti bianche», nel 2001 si contavano 3 casi di infortuni sul lavoro. «Il progetto, avviato con il supporto di una società di consulenza, è stato quindi fatto proprio dall’azienda, che ha inserito nello staff le figure individuate dalla legge 626 - spiega Stefano Callegari, nuovo direttore dello stabilimento di Borgo, che ha sostituito Dino Cocchia -. Sono state coinvolte e formate tutte le funzioni, dalla dirigenza agli operai. Obiettivo: rendere ogni lavoratore - compreso l’indotto - consapevole dei rischi, per sé e gli altri, di azioni non sicure. E’ stato installato un contatore dei “giorni senza infortuni” che verrà azzerato quando dovesse verificarsene uno».
«Per infortunio noi a Borgo San Dalmazzo intendiamo un incidente certificato dal medico con prognosi di un giorno. La possibilità di superare la soglia dello “zero”, quindi, è sicuramente molto bassa», aggiunge Alessandro Icardi, responsabile dei Servizi primari di prevenzione e protezione.
Gian Paolo Cillario si occupa dell’animazione e coinvolgimento nel progetto portato avanti dal cementificio borgarino: «Al centro del processo produttivo è stato messo l’uomo. Abbiamo spiegato bene l’importanza di interrompere e segnalare situazioni di pericolo. In questo modo la cultura della sicurezza si è trasformata in prassi».
Sergio Lovera, rappresentante dei dipendenti: «Ogni 15 giorni lo staff si riunisce e discute i problemi segnalati. Ora non c’è più bisogno di ricordare ai dipendenti di mettere il casco. Ma è bene essere sempre vigili, l’infortunio è dietro l’angolo».

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MOLINO CORDERO. IL 16 OTTOBRE

Carovana nazionale sul “Lavoro sicuro” farà tappa a Fossano

Da “La Stampa” del 17 agosto di BARBARA MORRA
FOSSANO
L'associazione «16 luglio 2007: per non dimenticare», costituita all'indomani della tragedia alla Molino Cordero, costata la vita a 5 persone, ha aderito alla «Carovana per il lavoro sicuro». Si tratta un viaggio unito ad iniziative che coinvolgono il mondo del cinema, teatro, musica e del giornalismo italiano che toccherà i luoghi della memoria.
Oltre a Fossano, Campello sul Clitumno, Torino, Marghera, Mineo, Casale e molti altri luoghi simbolo dei «martiri» del lavoro. La partenza è prevista il 14 settembre 2008 da Venezia in concomitanza con la mostra del cinema e la carovana arriverà presumibilmente a Fossano il 16 ottobre. «Anche l'associazione “16 luglio 2007: per non dimenticare” con il passaggio della carovana dedicherà una giornata a un anno e tre mesi dalla tragedia con la proiezione di un montaggio fotografico e la replica dello spettacolo “Con il sudore della fronte” - spiega il presidente dell'associazione, Paolo Costamagna -. Siamo molto contenti dell'iniziativa, perchè Fossano non è stata dimenticata e perchè potremo dare dignità alle nostre morti dimenticate. Facciamo nostri tutti i punti di attenzione che promuoverà la carovana: non abbassare la guardia nella lotta contro il lavoro nero e la precarietà; applicare, gestire e migliorare le norme del protocollo sul welfare del 23 luglio 2007 e nel testo unico su salute e sicurezza nei luoghi di lavoro; attuare la delega sui lavori usuranti entro il 31 dicembre 2008, promuovere una grande campagna mediatica per una cultura della prevenzione».
«Inoltre - prosegue Costamagna - vorrei ribattere all'ex ministro leghista Castelli sulle sue dichiarazioni riguardanti i dati degli infortuni sul lavoro che lui reputa falsi. I dati non possono che essere veritieri in quanto verificati dall'Inail e ricordo che anche gli incidenti in itinere vengono valutati in quanto previsti da una legge del parlamento».
Costamagna fa cenno all'iniziativa presentata in Consiglio comunale a Fossano da An circa la copertura con pannelli dello squarcio che ancora oggi è visibile sul sito del Molino Cordero: «Capisco che è una proposta mossa da spirito di compassione, ma mi pare onerosa. Non sarebbe meglio donare l'eventuale investimento da fare in questa operazione alle famiglie che rischiano di non veder concretizzati in tempi brevi i risarcimenti?»

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Incidente sul lavoro a Cuneo
Funerali dell’operaio e scioperi nelle fabbriche

Da “La Stampa” del 14 giugno

Si svolgono oggi, alle 10,30, nella parrocchia di Maria Vergine Assunta, a Carrù, i funerali di Guglielmo Terreno, l’operaio di 50 anni morto martedì, in un incidente sul lavoro. L’uomo, dipendente della «Occelli Cancelli» di Farigliano, è rimasto schiacciato da un telaio in acciaio mentre stava lavorando alla Lannutti Trasporti di Madonna dell’Olmo, a Cuneo. Terreno lascia la compagna Tiziana e i figli Davide, Giacomo e Noemi.
Intanto, ieri, nelle fabbriche della «Granda» si è svolto uno sciopero di un’ora, per rimarcare la necessità di aumentare la sicurezza sui posti di lavoro e in solidarietà alle famiglie delle vittime. La mobilitazione è stata indetta da Cgil-Cisl-Uil mercoledì, subito dopo l’incidente mortale a Madonna dell’Olmo. E’ ancora in corso la raccolta dati, da parte delle segreterie sindacali provinciali, sulle adesioni all’iniziativa. Nel settore metalmeccanico fermate e assemblee si sono svolte alla Valeo e alla Wilab di Mondovì, alle Falci di Dronero e nel polo siderurgico di Racconigi (Ilva, Lare, ProFilmec).

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DAL 1998 AL 2006. CONVEGNO A VICOFORTE
Infortuni sul lavoro nel settore artigiano diminuiti del 14%

Da “LA Stampa” del 13 giugno

«Sul versante degli infortuni sul lavoro, per l’artigianato, si conferma una situazione positiva. Tra il 1998 e il 2006 si registra un calo degli infortuni del 14,1%. Relativamente, poi, agli infortuni mortali, tra il 2001 e il 2006 sono scesi, sempre nell’ambito dell’artigianato, del 13,6%. Il trend è continuato anche nel corso 2007». Fonte ufficiale dei dati è Confartigianato Cuneo: saranno «snocciolati» domani a Vicoforte dal presidente provinciale Sebastiano Dutto e dal vice Roberto Ganzinelli, responsabile della zona del Monregalese.
L’occasione è di stretta attualità: dalle 9,30, nella Casa Regina Montis Regalis, accanto al santuario mariano, si terrà un convegno sulla sicurezza sul lavoro organizzato dall’associazione di categoria per parlare del nuovo testo unico sulla sicurezza e su «cosa cambia per le aziende». Il testo, varato a maggio, sostituisce quello precedente, del ’94, e la maggior parte delle norme sulla sicurezza prodotte finora. «Da qui la necessità di informare correttamente le imprese sul nuovo provvedimento legislativo», dice il vicepresidente Ganzinelli. La Confartigianato è critica nei confronti del testo del Governo. «Il riassetto normativo presenta, insieme ad aspetti condivisibili, rilevanti criticità – dice Ganzinelli -. Non risponde ancora pienamente all’esigenza di un effettivo miglioramento della tutela dei lavoratori. Oltre a un aggravio burocratico, c’è un inaccettabile inasprimento delle sanzioni a carico delle aziende».
Altro confronto che si svilupperà domani è con l’Inail. «Calano – dicono in Confartigianato - gli infortuni sul lavoro nel nostro settore, il 91% delle posizioni assicurative artigiane non ne ha subiti affatto, ma i premi assicurativi non diminuiscono». Oltre a Dutto e Ganzinelli, al convegno interverranno Guido Zolfino (funzionario Confartigianato Imprese Cuneo); Alessandra Lanza, direttore Inail Cuneo; Bruno Gobbi, rappresentante nazionale della Confartigianato nel Cda. Infine, sul tema «La responsabilità penale dell’imprenditore» interverrà Ezio Domenico Basso, sostituto procuratore del tribunale a Mondovì.

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NELLA GRANDA. DOMANI UN’ORA
Sciopero per chiedere più sicurezza sul lavoro

DA “La Stampa” del 12 giugno

Non è ancora stata decisa la data dei funerali di Guglielmo Terreno, 50 anni, dipendente della «Occelli cancelli» di Farigliano, morto martedì pomeriggio schiacciato da un pesante telaio in acciaio mentre era al lavoro nella sede della «Lannutti Autotrasporti» a Madonna dell’Olmo a Cuneo. E’ probabile che la magistratura disponga l’autopsia.
Guglielmo Terreno, originario di Torre Mondovì, abitava a Carrù. Martedì pomeriggio, con alcuni colleghi, era impegnato a spostare con un muletto un telaio di dieci quintali, che si è sganciato e l’ha travolto.
Dopo l’ultimo incidente mortale, in segno di solidarietà alle famiglie delle vittime e per rimarcare la necessità di aumentare la sicurezza sui posti di lavoro, Cgil-Cisl-Uil hanno indetto per domani, a livello provinciale, uno sciopero di un’ora per turno.
Le Rsu sono state invitate a organizzare assemblee all’interno degli stabilimenti per discutere tematiche sulla sicurezza. Presa di posizione anche dell’onorevole Cesare Damiano, ex ministro del lavoro: «Questi fatti così dolorosi devono impegnare tutti, forze politiche e sociali, nella direzione della piena applicazione delle leggi per la tutela e la sicurezza dei luoghi di lavoro, a partire dal Testo Unico sulla Sicurezza, approvato lo scorso 1° maggio»

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NCIDENTE. ABITAVA A CARRÙ
Operaio muore schiacciato da telaio d’acciaio
Dipendente di un’azienda di Farigliano stava lavorando alla “Lannutti” a Cuneo

Da “La Stampa” del 11 giugno di GIANNI SCARPACE  CARLO GIORDANO
 
Schiacciato da un telaio d’acciaio di 10 quintali. Incidente mortale sul lavoro, ieri pomeriggio, nella sede «Lannutti Autotrasporti» in frazione Madonna dell’Olmo. La vittima è Guglielmo Terreno, 50 anni, dipendente della «Occelli cancelli» di Farigliano, ditta specializzata in carpenteria metallica e chiusure automatiche. Stava eseguendo lavori all’interno dello stabilimento-deposito alla periferia del capoluogo.
L’incidente è avvenuto verso le 14,45. Secondo una prima ricostruzione l’uomo era impegnato con alcuni colleghi a spostare con un muletto un grande telaio, lungo 9 metri e alto 3,50. Improvvisamente, per cause ancora in fase di accertamento da parte della polizia, il manufatto si è sganciato e l’ha travolto.
Scattato l’allarme è intervenuta l’équipe medica del «118». A nulla sono, però, valsi i tentativi di rianimazione. I rilievi sono stati eseguiti dalla Spresal (Servizio prevenzione e sicurezza ambienti di lavoro dell’Asl) e agenti della Squadra Mobile, coordinati dal dirigente Tommaso Pastore. Ultimati gli accertamenti la Procura ha autorizzato il trasferimento della salma al cimitero di Cuneo.
Guglielmo Terreno, originario di Torre Mondovì, abitava a Carrù, in via Monasteroli, insieme alla compagna Tiziana Mazzolino e il figlio Davide, 12 anni. Era operaio della «Occelli», con sede in frazione Naviante a Farigliano, solo da gennaio. Prima aveva svolto l’attività di commerciante di legno a Torre Mondovì. In precedenza aveva abitato anche a Clavesana. «Sono profondamente addolorato per il grave incidente - dice Valter Lannutti, titolare dell’azienda di Madonna dell’Olmo -. Da anni abbiamo rapporti di lavoro con questa ditta, seria ed affidabile».
Da gennaio sono 9 le morti bianche nella Granda. Il 25 febbraio si era tenuto a Cuneo anche un Consiglio provinciale aperto sul tema della sicurezza sul lavoro, alla presenza dell’ex ministro Cesare Damiano. «Nonostante l’impegno di tutti ancora una volta prendiamo atto di un gravissimo incidente sul lavoro nel Cuneese - ha detto presidente della Provincia Raffaele Costa, in un comunicato diffuso ieri sera -. Esprimo solidarietà verso la vittima e la sua famiglia, ma anche verso tutti i lavoratori della Granda che pagano un prezzo molto alto per la crescita economica e produttiva. Abbiamo fatto ripetuti incontri e convegni sull’argomento, evidentemente non sono bastati».

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ALBA. OPERAIO DI MONTA’
Cade da una scala e muore a 47 anni

Da “La Stampa” del 7 giugno di ISOTTA CAROSSO
 
Ancora una vittima sul lavoro. Ancora una morte bianca. Marco Parasacco, dipendente della ditta «Gomba» di Alba, specializzata in avvolgibili e tende, è morto ieri mattina cadendo da una scala, da un’altezza di tre metri. Aveva 47 anni, era nato a Torino, ma da tempo abitava a Montà, nella borgata Ghioni di frazione San Rocco.
L’uomo stava riparando un guasto a un’avvolgibile elettrico insieme con un collega, in una villetta in località Serre, sulla prima collina di Alba: erano già stati lì il giorno prima, ma, mancando alcuni materiali, erano tornati per un secondo intervento. Verso le 10,15 il lavoro era già quasi ultimato: il collega era all’interno dell’abitazione, davanti alla finestra, mentre Parasacco si trovava all’esterno, sulla scala, per verificare il buon funzionamento della tapparella. La finestra s’affaccia sul cortile, vi si accede dal vialetto d’ingresso alla villa, sotto il portico. In casa c’era solo una parente venuta a seguire gli operai mentre i proprietari erano al lavoro. Secondo una prima ricostruzione, l’uomo ha perso l’equilibrio ed è scivolato. La caduta è stata fatale: ha sbattuto violentemente il capo sugli autobloccanti. Immediato l’allarme, ma quando è arrivato il «118» Parasacco era già morto.
Sono intervenuti il procuratore della Repubblica Luigi Riccomagno, i carabinieri della compagnia di Alba al comando del capitano Nicola Ricchiuti e i funzionari dell’Asl per la prevenzione e la sicurezza sul lavoro. La salma è stata trasportata alla camera mortuaria del cimitero albese, dove il medico legale ha accertato la morte per trauma cranico. Sono arrivati il fratello, il titolare e i colleghi della ditta, sul cancello della quale è stato subito scritto a mano «Chiuso per lutto».
Marco Parasacco lascia anche la convivente e i genitori. «Era un gran lavoratore, un caro amico con il quale condividevo la passione della caccia e per i segugi, per i quali svolgeva anche attività di volontariato», dice Ettore Cravero, responsabile della sezione Federcaccia di Montà. I funerali si svolgeranno lunedì alle 10,30, in San Rocco a Montà, dove la disgrazia ha suscitato profondo cordoglio. Il sindaco Silvano Valsania: «Tutto il paese partecipa al dolore della famiglia». Stasera e domani alle 21 veglia di preghiera.

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FOSSANO. GARANZIA DELLA REGIONE
“Presto risarciremo i parenti delle vittime del Molino”

Da “La Stampa” del 8 maggio di ]WALTER LAMBERTI

Mentre continua la polemica sul silenzio dello Stato sulla tragedia del Molino Cordero di Fossano, dovuta al mancato conferimento delle stelle al merito alla cerimonia del 1° maggio a Roma, si fa pressante la richiesta di «risposte» sui risarcimenti ai familiari delle cinque vittime e alla liquidazione (Tfr) per i lavoratori che hanno perso il posto dopo il fallimento dell’azienda.
Paolo Costamagna, presidente dell’associazione «16 luglio 2007: per non dimenticare», in una nota inviata alla Regione ha chiesto chiarimenti sul Fondo di solidarietà per le vittime degli incidenti sul lavoro. L’altro giorno l’assessore regionale al Welfare e lavoro, Teresa Angela Migliasso, ha risposto annunciando «una soluzione ormai imminente».
«È di prossima approvazione da parte della Giunta regionale il regolamento previsto dalla legge 21 dicembre 2007 sul Fondo di solidarietà che darà attuazione alla legge prevedendo l’erogazione di un contributo finanziario per un sostegno economico ai familiari delle vittime - spiega la Migliasso in una lettera a Costamagna -. Questo non è sufficiente perché occorre anche che sia approvato il bilancio di previsione della Regione che rende disponibile e spendibile il milione di euro stanziato per i parenti delle persone decedute. Confido che entro maggio l’iter sia terminato e si possano avviare le procedure per le erogazioni».
Costamagna si è detto «soddisfatto», ma è tornato sulla questione Tfr: «I lavoratori del Molino hanno ricevuto solo una parte di liquidazione: devono ancora essere saldati circa 45 mila euro in tutto». Anche su questo problema la Migliasso rassicura, facendo riferimento al fondo di garanzia dell’Inps che permetterebbe ai lavoratori di aziende fallite non soltanto di recuperare il Tfr, ma anche le ultime tre mensilità eventualmente non corrisposte dal datore di lavoro. «Per ottenere le spettanze - sottolinea la Migliasso - è prevista una procedura per accertare il credito del lavoratore e l’iscrizione allo stato passivo del fallimento. Consiglio quindi ai dipendenti di rivolgersi, eventualmente anche tramite le organizzazioni sindacali, al curatore fallimentare e all’Inps».

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FOSSANO. IL COMITATO NON VUOLE INCONTRARE L’EX MINISTRO DAMIANO
“I nostri, morti dimenticati”
Cresce la polemica sul silenzio a Roma per le 5 vittime del Molino

Da “La Stampa” del 6 maggio di WALTER LAMBERTI

«Tragedie di serie A e di serie B. L’assenza dello Stato in uno dei più gravi incidenti sul lavoro degli ultimi anni, quello della Molino Cordero. La sensazione di essere stati abbandonati. Unica consolazione, la solidarietà dimostrata dalla gente con gesti concreti di vicinanza a chi è nel lutto». Continua la querelle nata dopo il mancato conferimento delle stelle al merito del lavoro alla memoria per le vittime di Fossano durante la cerimonia del 1° maggio a Roma. Una polemica che ha coinvolto anche il ministro del Lavoro uscente, Cesare Damiano, accusato di «non essersi interessato al caso».
A puntare il dito è stato Paolo Costamagna, presidente dell’associazione «16 luglio 2007: per non dimenticare» di ritorno dalla Capitale con Giovanna Ricca, moglie di Mario, una delle vittime del Molino. Alla protesta si è unito il primo cittadino Francesco Balocco. Dopo la risposta del ministro, che ha cercato di stemperare gli animi, ora un nuovo, durissimo attacco scritto di Costamagna, rivolto direttamente a Damiano. «Con la sua dichiarazione accusa tutta una città di voler polemizzare sui morti. Cosa che lei dice di non voler fare perchè ha troppo rispetto per le vittime sul lavoro del 2007. Io in quel maledetto 16 luglio ho rischiato di perdere mia moglie e cinque famiglie hanno purtroppo perso cinque mariti, padri e figli. Mi fidavo delle istituzioni, ma ora la mia fiducia sta vacillando. Ho visto almeno quattro ministri cuneesi, lei, gli onorevoli Paolo Ferrero, Livia Turco ed Emma Bonino non prendersi a cuore la vicenda fossanese».
E aggiunge: «La nostra non è una mera polemica, ma la richiesta di giustizia di un popolo laborioso che ha visto il martirio di cinque suoi figli. Crediamo che sia più opportuno portare le nostre istanze al nuovo Governo. Invito quindi il nuovo ministro del lavoro e non lei, a venire a Fossano appena si insedierà. Chiedo ai parlamentari cuneesi e piemontesi di portare questa vicenda in Parlamento al più presto».
Anche i consiglieri regionali Giorgio Ferraris ed Elio Rostagno hanno deciso di intervenire nella vicenda. «L’impressione che non fosse stata riconosciuta pari dignità alle vittime di incidenti di uguale drammatica importanza era già presente - spiegano -. Ci sentiamo umiliati e vogliamo esprimere la nostra solidarietà a quanti sono coinvolti da questa amarezza». I due consiglieri sono i primi firmatari di un ordine del giorno con il quale si chiede alla presidente della Regione Mercedes Bresso di attivarsi al fine di ottenere dal Presidente della Repubblica che i cinque morti del Molino Cordero vengano considerati al pari dei sette della torinese Thyssen Krupp, tramite il conferimento delle stelle al merito.
A commentare il mancato conferimento della medaglia, visto come una «beffa» che si va ad aggiungere al danno, c’è anche Loredana Barale, moglie di Marino, l’operaio di Robilante morto alla Cordero: «Quando abbiamo visto in tv il servizio sulla cerimonia del 1° maggio, mia figlia di 16 anni è rimasta sconcertata. Mi ha detto “Ecco hai visto, non ci hanno considerati, eppure anche mio padre quel giorno non è più tornato dal lavoro”. Quando le ho detto che non era importante ricevere una medaglia, ha aggiunto: “Sì, ma in quel modo avremmo forse potuto iniziare a dare un senso alla morte di papà”. Sono rimasta senza parole».
Intanto, i familiari delle vittime non hanno ancora ricevuto risarcimenti né dallo Stato o dalla Regione attraverso il fondo appositamente costituito, né dall’assicurazione. E il fallimento del Molino complica le cose.

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“Disponibile a un confronto sul Molino”

da "La Stampa" del 4 maggio

 

Nessuna polemica da parte mia. Ho troppo rispetto per le vittime del lavoro, che purtroppo nel 2007 sono state 1260». A parlare è l’ex ministro del Lavoro Cesare Damiano, che interviene sulla polemica nata in seguito alla partecipazione di una delegazione fossanese alla cerimonia del 1° maggio a Roma, su invito del Presidente della Repubblica. Cerimonia nella quale la tragedia del molino Cordero non sarebbe stata neppure menzionata.
«Ho lavorato sin dall’inizio per combattere la piaga delle morti bianche - spiega Damiano -. Il testo unico sulla salute e sicurezza pubblicato lo scorso 1° maggio sulla gazzetta ufficiale ne è testimonianza concreta e raccoglie il mio decreto del 2007 che istituiva il fondo di solidarietà per i famigliari delle vittime sul lavoro. Con l’assessore regionale Migliasso ho lungamente discusso e la Regione Piemonte ha istituito lo stesso fondo che ha effetto retroattivo a partire dal 1° gennaio 2007. Al termine della manifestazione del 1° maggio ho esplicitato la mia disponibilità ad un incontro privato, anche per la delicatezza dell’argomento, con i famigliari delle vittime fossanesi. Sono sempre disponibile al confronto e se sarà necessario anche ad un incontro con le istituzioni locali. Penso che in ogni occasione debba prevalere il dialogo e il confronto».
Accuse anche dal sindaco di Fossano, Francesco Balocco, che aveva detto: «Ci sentiamo offesi dal silenzio dello Stato». Le sue parole si aggiungevano a quelle di Giovanna Ricca, vedova di uno dei cinque morti al Molino, di ritorno da Roma insieme al figlio Rudy e a Paolo Costamagna, presidente dell’associazione «16 luglio: per non dimenticare». La donna si era detta «profondamente amareggiata», non tanto per il fatto della mancata consegna della stella al merito del lavoro alla memoria, ma per l’assoluto silenzio sulla tragedia fossanese durante tutta la cerimonia. «Un fatto - aveva commentato Balocco - che offende la sensibilità della vedova Ricca e del figlio, che si sono sobbarcati due voli in aereo a loro spese, insieme al presidente Costamagna, pur di vedere onorata la figura del marito e del padre, prima vittima di quel terribile incidente».
E ancora: «Noi fossanesi ci siamo rimboccati le maniche e abbiamo fatto ugualmente tutto da soli, senza curarci dell’assenza dello Stato. Ora, però, la pazienza ha superato il limite».
C’è amarezza anche fra gli altri famigliari delle vittime. Grazia Cavicchioli, vedova di Antonio Cavicchioli, commenta: «A mio parere sono due gli aspetti tristemente rilevanti di tutta questa faccenda: da un lato il disinteresse pressoché totale da parte delle istituzioni pubbliche, e dall’altra il fatto che non si sia riusciti ad evitare il fallimento dell’azienda, il che rende tutto, risarcimenti in primo luogo, ancora più complicato e incerto». Commento amaro anche da Paolo Costamagna, che in questi mesi in più di un’occasione ha scritto al Capo dello Stato. «Avevo sperato che l’invito alla cerimonia fosse un modo per recuperare il silenzio da parte delle istituzioni - spiega -, invece ancora una volta non siamo stati considerati. Prima di ripartire ho incontrato il nuovo presidente del Senato, Renato Schifani: mi ha assicurato che sul caso aprirà un’istruttoria parlamentare. Durante la giornata ho parlato anche con l’ex ministro Damiano, che credevo avrebbe preso a cuore la vicenda, essendo un cuneese. Ma i fatti sono andati diversamente».
 

FOSSANO. CERIMONIA DEL PRIMO MAGGIO

“Lo Stato ignora i morti del Molino”

Protesta una vedova invitata a Roma Altri 28500 euro da Specchio dei tempi

[da “La Stampa” del 3 maggio di WALTER LAMBERTI

«Eravamo sul palco d'onore, insieme ad autorità, politici, tra questi il ministro Damiano, cuneese, e altri famigliari di vittime dei recenti incidenti sul lavoro, quello della Tyssen, Marghera e di Molfetta. Ma ci siamo sentiti soli, in secondo piano. Dimenticati dalle istituzioni». E’ amareggiata Giovanna Ricca, vedova di uno dei cinque lavoratori morti lo scorso luglio nel rogo del molino Cordero di Fossano, di ritorno da Roma dove ha preso parte alla cerimonia del 1° maggio durante la quale è stato scoperto il monumento dedicato alle morti bianche. La donna, con Paolo Costamagna, presidente dell'associazione «16 luglio 2007: per non dimenticare» aveva ricevuto la lettera di invito dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Nella cerimonia non solo non sono state consegnate le stelle al merito in memoria dei caduti sul lavoro (cosa avvenuta per i famigliari delle vittime della Tyssen), ma nei discorsi sulle morti bianche, il caso fossanese, uno dei più gravi degli ultimi tempi, non è stato menzionato.
«Non pretendevamo la medaglia - continua la Ricca -; ma il fatto di non essere stati citati indica che la nostra tragedia non è stata considerata al pari delle altre. E non ne comprendo il motivo. Con questo non vogliono scatenare una "guerra tra poveri" con alti casi e altri famigliari che stanno vivendo il nostro stesso dolore, ma semplicemente ricordare che a Fossano, come a Torino, è successo un incidente nel quale sono morte cinque persone. E gli orfani fossanesi sono uguali agli altri».
Amarezza condivisa dal sindaco di Fossano, Francesco Balocco: «La dimenticanza protocollare potrà anche avere ragioni plausibili, ma si va ad aggiungere ad un rosario di disattenzioni da parte delle Istituzioni statali non più tollerabile. Paolo Costamagna ci dice che l'ex ministro Damiano (che ai tempi dell'incidente non spedì nemmeno un telegramma) avrebbe intenzione di passare a Fossano nei prossimi giorni. La risposta più spontanea è: non venga».
Ieri sono stati consegnati alle quattro vedove di vittime del «Molino Cordero» altri 28.500 euro offerti dai lettori de «La Stampa» tramite Specchio dei Tempi, destinati agli orfani. La sottoscrizione tramite La Stampa - che ha superato i 60 mila euro - resta aperta.

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Medaglia alla vedova dell’operaio Thyssen
Napolitano ricorderà anche le 5 vittime del Molino Cordero

Da “La Stampa” del 30 aprile di WALTER LAMBERTI

Molino Cordero e Thyssen Krupp. Due aziende teatro di tragedie «che non si devono dimenticare». E non le dimenticherà domani il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, nella giornata che quest’anno sarà dedicata alle «morti bianche», problema sempre più sentito anche nella Granda. A Roma verranno ricordate le cinque vittime dello scoppio al Molino Cordero di Fossano del 16 luglio scorso (Valerio Anchino, Marino Barale, Mario Ricca, Massimiliano Manuello e Antonio Cavicchioli). Saranno presenti anche la vedova e i figli di Antonio Schiavone, di Envie, uno degli operai vittima della Thyssen. La donna riceverà la medaglia d’oro dal Capo dello Stato.
Sarà Paolo Costamagna, presidente dell’associazione «16 luglio: per non dimenticare», a farsi invece portavoce del ricordo delle vittime del Molino nella Capitale. Lo accompagneranno la moglie e il figlio di Mario Ricca. «Napolitano ci ha invitati alla cerimonia, ma non sappiamo se sia prevista una medaglia anche per gli operai Cordero - commenta Costamagna -. In ogni caso siamo felici che le istituzioni non dimentichino questa tragedia, un atteggiamento che bisognerebbe mantenere tutto l’anno, non solo il primo maggio».
Nella Granda, sempre domani, sarà ancora Fossano a riportare l’attenzione sulle morti bianche con un convegno promosso dalle organizzazioni sindacali. La giornata inizierà alle 9,15 con la deposizione di una corona di fiori al Molino Cordero. Alle 9,30, al Castello degli Acaja, inizierà il dibattito. Interverranno i segretari provinciali di Cgil e Uil, Marco Ricciardi e Giovanni Ventura, il segretario regionale Cisl Marcello Maggio, oltre a rappresentanti dell’Inail e dello Spresal Asl Cn 1.

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CHIESA LOCALE. APPELLO DEL VESCOVO DI ALBA

“Basta tragedie sul lavoro”

Da “La Stampa” del 27 aprile di ALDO RIBERO

Anche nella Granda le «morti bianche» e gli incidenti sul lavoro sono un problema sempre più sentito. Come in altre zone, i settori più colpiti sono l’edile e il primario. Anche la Chiesa si fa portavoce dell’allarme in occasione della «Giornata della solidarietà» promossa oggi, in tutte le parrocchie, dalla pastorale del lavoro del Piemonte. Il vescovo di Alba, monsignor Sebastiano Dho, ha inviato una lettera alle comunità per invitare i fedeli a farsi promotori di un nuovo stile di lavoro e di un maggior senso di responsabilità da parte di tutti.
«L’uomo è l’autore, il centro e il fine di tutta la vita economica e sociale - afferma monsignor Dho citando il Concilio Vaticano II - e quindi, come diceva Giovanni Paolo II, il lavoro è per l’uomo e non l’uomo per il lavoro. Sulla base di questi principi è chiaro che, prima e oltre ad ogni ragionevole studio di soluzioni tecniche utile per ridurre il rischi di chi lavora, occorre interrogarsi, tutti indistintamente: datori di lavoro, autorità, organismi sociali di tutela e lavoratori stessi. Siamo veramente convinti della precedenza assoluta della persona sulle cose, della tutela della salute sul guadagno, della solidarietà sull’interesse individuale immediato, del diritto-dovere di non accettare passivamente per paura o ignavia l’andazzo irresponsabile di troppi in alto e in basso?».
Su queste questioni monsignor Dho chiede a tutti di dare risposte chiare dalle quali scaturiranno anche pratiche virtuose che renderanno il lavoro sempre più sicuro.
«Non sono sufficienti comunque i proclami - conclude monsignor Dho -. Bisogna dare corpo a questi principi. La tutela del lavoro e del lavoratore deve essere un dovere a cui nessuno si deve sottrarre, tanto meno la comunità cristiana che, anzi, deve farsi promotrice di un’educazione al rispetto dell’impiego e della massima tutela del lavoratore».
Monsignor Dho chiede infine alle comunità di impegnarsi in prima persona. «La Giornata della solidarietà ha il fine di sensibilizzare e scuotere la coscienza personale e comunitaria dei credenti. Su questioni così serie non si può tacere. E’ un peccato di omissione».

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CONVEGNO ROTARY. SICUREZZA

Lavoro: ventuno morti in un anno

Da “La Stampa” del 20 aprile di MONICA COVIELLO

L’anno scorso gli infortuni sul lavoro nella «Granda» sono stati oltre 11 mila, di cui 21 mortali. Quando, mesi fa, hanno pensato all'organizzazione di questo convegno distrettuale, il rotariani del club saluzzese ancora non conoscevano questi dati, eppure, con una singolare intuizione, hanno anticipato la tragica attualità del tema. E, per fornire spiegazioni, ma soprattutto soluzioni al problema, che accomuna dolorosamente tutta l'Italia, hanno radunato ieri i maggiori esperti del settore della sicurezza sul lavoro. Moderatore Giampiero Gramaglia, direttore responsabile dell'Ansa. Saluzzese di nascita, anche se per lavoro non vi ha mai vissuto a lungo, confessa di conservare da sempre, nel suo ufficio, un'immagine che ritrae la Saluzzo vecchia, «un luogo a cui sento sempre di più di appartenere».
Da responsabile della principale agenzia di stampa nazionale, ricorda, prendendo ad esempio le ultime 72 ore, che fra i titoli dei dispacci Ansa, molti interessano gli incidenti sul lavoro. Il più recente, in provincia, quello dell'8 aprile, quando tre persone hanno rischiato di rimanere intossicate da esalazioni di vernice. Il numero degli infortuni, seppure in lenta diminuzione, rimane ancora elevato e preoccupante, anche se, come ha sottolineato Mario Piovano, presidente del Rotary Club di Saluzzo, ci sono segnali positivi. Un esempio, portato al folto pubblico presente nella sala della caserma Mario Musso, è stato quello della Sedamyl, che ha sede proprio dall'altra parte della strada: recentemente, ha festeggiato i 1000 giorni senza incidenti. Vanto dei rotariani è che i titolari, Mario e Giuseppe Frandino, siano due appartenenti al club. «All'ingresso dell'azienda - ha ricordato Piovano - è esposto il cartellone ‘’Safety first’’, un segno che indica la volontà di porre la sicurezza del lavoratore al primo posto fra i valori dell'impresa».
Paolo Allemano, sindaco di Saluzzo, ha invece posto l'accento sull'importanza dell'investimento nella sicurezza: «Nel distretto saluzzese - ha spiegato il primo cittadino, che è anche medico - vengono spese, per l'assistenza farmaceutica, 198 euro pro capite: avrebbe certamente meno peso l'impiego del denaro per salvaguardare la salute prevenendo gli incidenti». Enrico Pira, ordinario di Medicina del lavoro all'Università di Torino, ha sottolineato quanto l'interesse mediatico abbia inciso sul grado di attenzione con il quale sono state lette le vicende degli ultimi tempi, e ha speso parole di partecipazione ricordando le cinque vittime dell'incidente al Molino Cordero «che avrebbe meritato una riflessione più sentita». Ad Alfredo Dino Bonsignore, ordinario di Medicina del lavoro all'Università di Genova, è toccato sviluppare un excursus per dimostrare quanto, dall'800, periodo della rivoluzione industriale inglese, i passi avanti nella tutela del lavoratore siano stati comunque notevoli, passando attraverso la creazione della prima Clinica del lavoro, all'inizio del 900, il rafforzamento del ruolo dell'Inail e la legge 626 del 1994.
Giuseppe Cimaglia, sovrintendente medico generale dell'Inail, ha affrontato il problema della responsabilità sociale d'impresa, mentre Sergio Iavicoli, direttore dell'Ispels, Francesco Piunti, direttore del dipartimento di prevenzione dell'Asl di Biella, Paolo Piana, presidente della Sinterama spa e Santo Alfonzo, direttore Spresal dell'Asl di Cuneo, hanno completato il quadro con interventi sul governo nelle politiche della salute dei luoghi di lavoro, fornendo un esempio di modello preventivo e indicando il ruolo dell'organo di vigilanza nella prevenzione.

 

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Millesimo cade da un tetto

Infortunio sul lavoro: grave un operaio

Da “L’Unione Monregalese” del 16 aprile di f.m.

Infortunio sul lavoro la scorsa settima­na in via Delfino a Millesimo. Baqir Dori, 37 anni, operaio albanese, residente in corso Tardy e Benech a Savona, di-pendente della ditta Edile- , Igeco di Millesimo stava lavorando sul tetto di un capannone quando, forse per una distrazione, ha appoggiato un piede su una lastra di plastica che ha ceduto.

L'uomo è caduto a ter­ra dall'altezza di tre metri procurandosi frattu­re ad un polso e agli arti inferiori e alcune contusioni. Immediatamente soccorso Baqir Doci è stato trasferito all'ospedale "San Paolo" di Savona dove dai sanitari è stato giudicato guaribile in 20 giorni. Una disavventura che avrebbe potuto avere conseguenze molto più gravi.

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I SINDACATI. IL CASO DI CENTALLO

“Troppe morti bianche nel settore ferroviario Garantite sicurezza”

Da “La Stampa” del 6  aprile

Cordoglio per la morte di Aldo Botasso, l’operaio delle Ferrovie originario di Bernezzo morto mercoledì scorso fulminato da una violenta scarica elettrica mentre stava lavorando sui cavi dell’alta tensione, vicino alla Stazione di Centallo. Ma anche apprensione per coloro che si trovano a lavorare in condizioni di pericolo e la richiesta di fare luce sulle vere cause dell’incidente. Sono i contenuti di una lettera scritta dai sindacati dei lavoratori del settore Trasporti all’indomani della morte del collega.
«Tutto il sindacato, tutti i ferrovieri della provincia di Cuneo esprimono il loro cordoglio ai familiari di Aldo Botasso - si legge -.Un’altra vittima si aggiunge all’elenco dei colleghi morti tragicamente sul posto di lavoro e ancora una volta si ripropone il tema della sicurezza in un settore, quello della manutenzione infrastrutture, che è particolarmente a rischio».
E poi spiegano come dallo scorso gennaio si riunisca regolarmente la «sede permanente di incontro sulle tematiche riconducibili alla formazione ed alla sicurezza del lavoro» proprio per mantenere alta l’attenzione e individuare nuove soluzioni utili a consolidare e migliorare le condizioni e gli standard di sicurezza.
Poi il dito puntato contro le Ferrovie. «Il clima organizzativo che si respira all’interno del Gruppo Fs deve cambiare - scrivono i sindacati -; un ventennio pressoché ininterrotto di ristrutturazioni e riorganizzazioni che non lasciano intravedere un periodo di stabilità sta cominciando a determinare un forte disagio e un senso di precarietà fra i lavoratori, che influenzano negativamente il lavoro quotidiano. Abbiamo in molte occasioni denunciato che le sollecitazione indirizzate nei confronti dei lavoratori della manutenzione per esigenze di circolazione cominciano a diventare insostenibili».
Intanto l’inchiesta per accertare le cause dell’incidente di Centallo va avanti.
«Non conosciamo ancora con esattezza come si è prodotta la tragedia - concludono le organizzazioni sindacali -. Chiediamo risposte chiare ed urgenti su come si sono svolti i fatti: le chiediamo al Gruppo Fs e al ministero dei Trasporti e attendiamo l’esito degli accertamenti della magistratura».\

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CENTALLO.AVEVA 51 ANNI
Operaio Fs folgorato  da scarica di 3mila volt

Impegnato in lavori di manutenzione era di Bernezzo

Da “La Stampa” del 4 aprile di WALTER LAMBERTI

Un altro morto sul lavoro che si aggiunge alla lunga catena di incidenti. Si tratta di Aldo Maria Botasso, 51 anni, dipendente Rfi (già Fs), originario di Bernezzo. L’incidente nel primo pomeriggio di ieri, intorno alle 14. L’uomo stava lavorando con due colleghi lungo la linea ferroviaria Fossano-Cuneo, all’altezza del passaggio a livello di Centallo, in direzione Roata Chiusani. Un lavoro di ordinaria manutenzione a un trefolo di guardia, un circuito di protezione che serve per la messa a terra dei cavi dell’alta tensione. I due colleghi lavoravano a pochi metri di distanza.
Una scarica di 3000 volt ha folgorato l’uomo che in quel momento si trovava su un traliccio, scaraventandolo a terra da un’altezza di 6 metri. Inutili i soccorsi del personale medico del «118» accorso immediatamente. L’uomo è morto all’istante. Sono intervenuti i carabinieri di Centallo, la Polizia, il personale dello Spresal e i vigili del fuoco. L’incidente non ha causato interruzioni o ritardi sulla linea ferroviaria, dove il traffico è proseguito regolarmente. E’ intervenuto anche il magistrato cui spetterà, attraverso l’inchiesta che è stata aperta, stabilire la dinamica dell’incidente e le possibili cause. Un’indagine parallela sarà eseguita dalle Ferrovie.
Aldo Maria Botasso lascia la moglie Ellena Rosso, titolare di un negozio di casalinghi e articoli regalo a Bernezzo, e due figlie, Debora, 25 anni e Samanta di 19.
Oltre all’attività lavorativa (era dipendente delle Ferrovie da oltre 20 anni e prima aveva lavorato alla Michelin), Botasso era impegnato in diversi ambiti: faceva parte dell’Avis di Bernezzo ed era nel direttivo della Rampignado, la gran fondo di mountain bike che si corre da 15 anni in Valle Grana. «Siamo ancora sotto choc per la notizia - commenta l’amico Osvaldo Eliotropio, assessore al Comune di Bernezzo ed ex presidente della Rampignado -; Aldo era sempre presente nelle varie iniziative della nostra comunità, dall’organizzazione delle manifestazioni con la Pro loco, al mondo del volontariato, alla Rampignado di mountain-bike per la quale si spendeva da oltre dieci anni seguendo in particolar modo la sezione dedicata ai giovanissimi».

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Assessore e forze sociali
Sicurezza sul lavoro, confronto in municipio

 

Da “La Stampa” del 29 marzo

Si è svolta nella sala consigliare del municipio di Savigliano la prima riunione del tavolo di confronto sul tema della sicurezza sul lavoro, organizzato dall’assessorato comunale in seguito all’approvazione da parte del Consiglio si un ordine del giorno che impegnava il sindaco e la Giunta a realizzare iniziative concrete in merito. Al primo incontro, guidato dall’assessore al Lavoro David Valderrama, hanno partecipato il direttore del Servizio prevenzione e sicurezza dell’Asl 17 Santo Alfonzo, Giuseppina Mosca e Marco Carena della Cgil e della Cisl, Silvana Truffo della Cia, Marina Parizia della Coldiretti, i presidenti di Confartigianato Michele Giacosa e della Confederazione dell’artigianato Carlo Giachello. Il dibattito si è protratto per oltre due ore e al termine i partecipanti hanno condiviso la necessità di mettere in atto iniziative concrete per la prevenzione e la sicurezza, in aggiunta a quanto già vanno facendo le istituzioni impegnate nei vari settori.

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SUMMIT Incontro in Comune su un problema che non ammette più rinvii

«Più sicurezza sul lavoro!»

Da “Il Saviglianese” del 27 marzo

Un incontro impegnativo, quello che ha riunito giovedì scorso, nella sala del Consiglio comunale, istituzioni, parti so. ciali e agenzie del territorio per affrontare lo spinoso tema della sicurezza nei luoghi di lavoro.Il tavolo di confronto, orga­nizzato dall'assessorato al Lavo­ro a seguito dell'approvazione da patte del Consiglio comuna­le cittadino di un ordine del giorno che impegna sindaco e giunta a realizzare iniziative con-crete al riguardo, è stato un pri­mo momento di confronto tra i soggetti che a vario titolo sono coinvolti da questa delicata te­matica.

All'incontro, oltre all'asses­sore David Valderrama, hanno preso parte il dottor Santo Alfonzo, direttore del servizio prevenzione e sicurezza dell'ex AsI 17, Giuseppina Mosca e Matteo Carena, rispettivamen­te della Cgil e della Cisl, Silva­na Truffo per la Cia, Marina Parizia della Coldiretti, i presiden­ti di Confartigianato, Michele Giacosa, e della Confederazio­ne nazionale dell'artigianato Carlo Giachello, oltre al presi-dente. del Consiglio comunale Sergio Mondino ed ai consiglie­ri comunali Alberto Mana e Mario Daniele.

Dopo una breve ìntroduzio­ne dell'assessore al Lavoro, si è entrati nel vivo del dibattito grazie soprattutto all'ampia co­noscenza della tematica da par-te del dottor Alfonzo. Questi ha evidenziato come vi sia una scarsa conoscenza dei servizi preposti dall'Asl e di quanto sia utile superare una visione dei soli casi d'emergenza, per andare invece a fondo dei problemi che pure esistono. Alfonzo ha inoltre spiegato la diversa natu­ra degli infortuni, le misure fi­nota adottate dall'Asl e, infine, ha invitato le istituzioni ad una maggiore collaborazione, andan­do oltre la semplice questione infortuni per parlare anche di un altrettanto pericolosa proble­matica: quella delle malattie professionali.

Aldilà delle diverse opinio­ni che sono emetse nelle due ore di dibattito, è stata da tutti sostenuta la necessità di attivare iniziative concrete che su-portino e non sostituiscano quanto già si sta facendo.

.Nelle prossime settimane — ha dichiarato Valderrama — ver­ranno approfonditi alcuni temi al fine di giungere alla prossima riu­nione con proposte operative, quali potrebbero essere la creazione di materiale infomtativo, la solleci­tazione delle imprese o la vigilanza da parte del Comune stesso».

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FOSSANO.I RISULTATI DELL’INDAGINE DELLA PROCURA
Strage al Molino Cordero “Poteva essere evitata”
Morirono in cinque. Per i periti fu sottovalutato il rischio di esplosione

 

da "La Stampa" del 20 marzo di VALTER LAMBERTI

Omicidio plurimo colposo, crollo e incendio colposo, omissione dolosa di misure antinfortunistiche. Sono questi i tre capi d'accusa per i quali risultano indagati Dario e Aldo Cordero, padre e figlio, rispettivamente presidente del consiglio di amministrazione e amministratore delegato della Molino Cordero di Fossano, teatro lo scorso 16 luglio della tragica esplosione nella quale persero la vita cinque lavoratori.
A otto mesi dall'incidente del molino fossanese si sono chiuse le indagini condotte dalla Procura di Cuneo. Ieri mattina nel corso di una conferenza stampa il procuratore di Cuneo, Alberto Bernardi, ha illustrato i risultati delle ricerche. Presente anche il sostituto procuratore Marco Sanini, titolare del procedimento, e Adriano Gerbotto, il perito nominato dalla Procura per le rilevazioni e le indagini.
«Il 16 luglio del 2007 durante un'operazione di scarico parziale di una cisterna caricata in eccesso si è avuta una enorme deflagrazione che ha provocato il crollo parziale dello stabile e il conseguente incendio che ha causato la morte di cinque persone», ha introdotto il Procuratore, ripercorrendo gli attimi dell'incidente e la dinamica dello stesso. «Dopo otto mesi di indagini e rilevazioni, siamo in grado di ricostruire l'accaduto e individuare le cause».
Cause che sono state illustrate da Marco Sanini e dal consulente tecnico Gerbotto. «In questo caso - ha spiegato Sanini - vi è sicuramente una componente accidentale. Ma da parte dei titolari dell'azienda è stato sottovalutato un rischio che invece andava calcolato, proprio per il tipo particolare di lavorazione che viene fatta nel molino. La farina ha una grande potenzialità esplosiva. Nella fase di ripompaggio della stessa nel silo si sono formate cariche elettrostatiche e la mancanza di un sistema di messa a terra a fatto sì che si venissero a creare le condizioni per l'esplosione: il combustibile (la farina) il comburente (l'aria) e l'innesco (le cariche elettrostatiche)».
I titolari della Molino Cordero dovranno rispondere della carenza di misure di sicurezza adeguate. È stata invece esclusa del tutto (a differenza di quelle che erano le prime ipotesi) una possibile responsabilità a carico della ditta di Antonio Cavicchioli (una delle vittime dell'incidente). L'uomo si trovava al molino per lavori di manutenzione, ma secondo le indagini condotte da Gerbotto tali lavori non erano ancora iniziati e l'uomo, lì per un sopralluogo e per organizzare da farsi, si è tragicamente trovato nel posto sbagliato al momento sbagliato.
Ora, depositati gli atti, si andrà di fronte al Gip, per poi aprire il processo.

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INCIDENTE SUL LAVORO. OFFICINA MECCANICA A CHERASCO
Operaio schiacciato da una cappa d’acciaio
La vittima (55 anni) di Racconigi lascia due figli

da "La Stampa" del 16 marzo 2008 di Aldo Mano e Valter Manzone

Un operaio è morto schiacciato dalla cappa di acciaio di 10 quintali che stava sollevando con il carro-ponte. La vittima dell’ennesimo incidente sul lavoro è Virginio Spirito, 55 anni, originario di Monteverde (Avellino), residente a Racconigi e da una decina d’anni dipendente della «G. F.» di Caramagna.
L’uomo, insieme a due colleghi, ieri stava lavorando all’«Omr» dei fratelli Ravera, in via Langhe, per effettuare il montaggio del sistema di aspirazione fumi. A fine mattinata, poco prima della pausa pranzo, è arrivato il camion con la pesante cappa che doveva essere piazzata sul soffitto dell’officina.
Spiegano i fratelli Ravera, visibilmente scossi: «Avevamo incaricato un nostro operaio abilitato a manovrare il carro-ponte di occuparsi del sollevamento della cappa. Poi ci siamo salutati e siamo andati a pranzare. Ancora non ci rendiamo conto di quanto è accaduto».
E ancora: «Il collega della “G. F.” ci ha raccontato che, verso le 13,30, Virginio ha deciso di iniziare il montaggio. Ha legato la cappa ad una fune: un gesto che gli è stato fatale. Appena ha iniziato a sollevarla, la fune non ha retto: si è strappata e il carico è piombato a terra, colpendolo sui fianchi. Lo ha schiacciato. E’ morto sul colpo. Il collega ha immediatamente chiamato i soccorsi poi, aiutato da due nostri dipendenti che stavano lavorando in un reparto vicino, ha tirato fuori il corpo di Virginio. Quando è arrivato il 118, però, non c’era più nulla da fare».
Sul luogo della tragedia sono arrivati i carabinieri di Cherasco con il maresciallo Gesuino Cotza, i vigili del fuoco di Bra e i funzionari dello Spresal (ex-ispettorato del lavoro). Poco dopo anche il procuratore della Repubblica ad Alba Luigi Riccomagno, accompagnato dal capitano della Compagnia dei carabinieri di Bra Pasquale Iovinella, ha compiuto un sopralluogo ed ha disposto che il reparto delle macchine a controllo numerico, dove è avvenuto l’incidente, fosse messo sotto sequestro. Sconvolto il datore di lavoro della vittima, che ha commentato: «Virginio era un ottimo operaio, che aveva maturato una grande esperienza. Non riesco a darmi pace». L’uomo lascia la moglie Maria Luigia e i figli Michele e Jessica. La salma è stata composta nella camera mortuaria del cimitero di Cherasco.

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Ieri Consiglio Provinciale aperto

Lavoro un anno di tragedie

Cinque morti al Molino Cordero. L'intervento del ministro Damiano

da "La Stampa" del 26 febbraio 2008 di Paola Scola

 

«La statistica conferma che, nonostante prevenzione, vigilanza, calcolo dei rischi aziendali, protezioni individuali e monitoraggi, nel Cuneese si verificano con frequenza incidenti sul lavoro, più o meno gravi. Le 5 vittime al Molino Cordero, Io stillicidio di morti bianche in agricoltura, sui cantieri, nelle fabbriche». Il presidente Raffaele Costa ha «fotografato» con numeri e percentuali la situazione della sicurezza sul lavoro nella «Granda», tema al quale era dedicato il Consiglio provinciale aperto, convocato ieri alla presenza del ministro del Lavoro, Cesare Damiano. Fra il folto pubblico, il sindaco di Cuneo, Alberto Valmaggia, e il collega Francesco Balocco di Fossano, la città divenuta simbolo delle «morti bianche», dopo la tragedia del 16 luglio al Molino (ricordata anche dall'assessore regionale, Angela Migliasso).

Costa ha fornito una serie di dati: 12.199 infortuni nel 2007 (16,7% del totale piemontese), 21 incidenti mortali (20% del totale regionale). E ha concluso: «La giunta ha ritenuto opportuno istituire un livello di coordinamento provinciale delle attività di vigilanza e prevenzione».

Tanti gli interventi, che si so­no esauriti dopo oltre 4 ore. L'assessore Migliasso ha parlato della legge regionale su sicurezza, qua­lità del lavoro e riconoscimenti economici alle famiglie delle vittime (dal 1° gennaio 2007). Il direttore provinciale Inail, Alessandra Lanza: «E' stato un anno tragico, dal Molino alla Thyssen. Perciô abbiamo istituito in tutte le sedi una funzione di prevenzione, per assistere anche le microimprese, uno sportello per la buona prassi in materia di sicurezza. E abbia­mo un progetto con scuole e università». Alberto Ivaldi (direzione provinciale Lavoro): «E' un pro­blema incrociato di controlli, responsabilità di datori di lavoro, la­voratori e anche committenti, e carenza di mezzi». Allarmanti i dati sulle ispezioni nel settore edi­le: 109 cantieri controllati nei qua­li operavano 162 aziende, di cui 106 irregolari, con 239 addetti non in regola, 36 completamente

in nero. Sedici le sospensioni dal lavoro, con 21 maxi sanzioni (92.650 euro). Il sostituto procuratore Ezio Basso, autore con l'avvocato Antonio Viglione di un libro sulla legge in materia di sicurezza sul lavoro, ha evidenziato alcuni aspetti: prevenzione corne «motore del sistema», istituto della valu­tazione del rischio, nuovo ruolo del lavoratore anche in fatto di «doveri». Poi i contributi di Asl-Spresal, vigili del fuoco, categorie produttive, sindacati, Anmil, associazioni «16 luglio 2007 per non dimenticare» e «Vittime dell'amian­to». Dopo il ministro Damiano, di­battito frai consiglieri provinciali (Bergesio, Boselli, Botto, Mantini, Di Giambattista, Dogliani, Lauria, Nizza), concluso con il rinvio in commissione dell'ordine del giorno sugli «indirizzi operativi». «Va integrato - ha detto Costa - con quanto emerso oggi».

 

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Sul lavoro 21 morti in un anno

Consiglio Provinciale aperto  con l'intervento del ministro Damiano

da "La Stampa" del 25 febbraio 2008 di P.S.

 

Nella Granda, ne! 2007, gli infortuni sul lavoro sono stati 11.133. Secondo i dati provvisori dell'Inail, il trend generale è in diminuzione (12.461 casi nel 2006,12.745 nel 2005), ma l'an-no appena concluso ha registrato 21 morti sul lavoro, da gennaio a novembre. E, soprattutto, la tragedia del Molino -.C'ordero di Fossano, con 'esplosione e il rogo del 16 luglio, che hanno causato il decesso di cinque lavoratori.

«C'è ancora molto da fare per ridurre questo grave problema», ha ripetuto il presidente della Provincia, Raffaele Costa. Per questo è stato convocato un Consiglio provinciale aperto sul terra della sicurezza sul lavoro, sollecitato anche dai vari gruppi politici. Ed è stato invitato il ministro Cesare Damiano, che stamane, alle 10, parteciperà alla seduta.

AI Consiglio interverranno rappresentanti della Regione, di Inail, direzione provinciale del lavoro, Asl-Spresal, associazioni di categoria, sindacati, magistratura, Anmil, vigili del fuoco. Il presidente Costa ha annunciato che consegnerà al ministro anche una nota informativa: «Ricevo con notevole frequenza indicazioni di persone giovani e anziane alla ricerca di lavoro e segnalazioni preoccupate di enti, associazioni e sindacati. Fino­ra in provincia gli indici di occupazione erano sostanzialmente positivi, al di là di alcune azien­de. Ritengo perciô doverosa una radiografia della situazione». Costa ha anche convocato i responsabili dei Centri per l'Impiego, il 3 marzo, aile 10.      [p. s.l

 

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Operaio muore folgorato

Polacco (28 anni) abitava a Savigliano. Tragedia senza testimoni

da "La Stampa del 8 febbraio - di Aldo Mano

È morto ieri pomeriggio, fulminato da una scarica elettri­ca di 15.000 volt, Shuba Woi­tec, 28 anni, polacco. Era intento al lavoro di potatura in una piantagione di pioppi, lungo la provinciale che collega Cavallerleone e Ruffia, al confine fra i due Comuni. Se­condo le prime ricostruzioni fatte dagli inquirenti, il giovane - dipendente di un'azienda di commercio del legname di Cavallermaggiore - era a bordo di un vecchio trattore Fiat 640 dotato di piattaforma mobile, dalla quale, munito di una barra falciante pneumatica lunga circa due metri, raggiungeva le cime più alte degli alberi. Lavoro non semplice manovrare il trattore con i comandi pneumatici e potare. Ma Shuba Woitec era considerato un esperto: abile, veloce, attento. Ieri aveva quasi portato a termine il lavoro, quando ha toccato i cavi dell' alta tensione di una linea che passa ad otto metri di altezza, fra la strada provinciale e la piantagione. L'operaio era da solo, e l'incidente, avvenuto presumibilmente verso le 14,30, non ha avuto testimoni. A dare l'allarme è stato un ciclista che, passando lungo la strada, ha visto il trattore con il motore acceso e l'uomo riverso immobile nel campo. Inutili i tentativi di rianimazio­ne dei sanitari del 118 di Savigliano. Sono intervenuti i vigili del fuoco di Saluzzo e Saviglia­no, i carabinieri di Scarnafigi e Cavallermaggiore, insieme a due funzionari dello Spresal dell'Asl di Savigliano, l'ente che si occupa di sicurezza e incidenti sul lavoro. Woitec Shuba viveva da solo a Savigliano, in frazione Canavere. Un fratello, maggiore di età, abita a Cavallermaggiore con la famiglia. Era in Italia da alcuni anni e, a detta di quanti lo conoscevano, era un lavoratore serio e volonteroso. Il titolare dell'azienda per la quale lavorava, ieri si trovava a Verona per la Fiera, ed è tornato a casa non appena gli è stata comunicata la notizia. La salma del giovane, dopo che il medico legale ne ha ac­certato il decesso, è stata com­posta nell'obitorio dell'ospe­dale Ss. Annunziata di Savi­gliano, in attesa delle decisio­ni del magistrato.I carabinieri e l'ispettora­to del lavoro hanno aperto un'indagine, allo scopo di ac­certare l'esatta dinamica dell'incidente e le eventuali responsabilità.

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NELCUNEESE. 2007

In un anno 11.133 infortuni sul lavoro e 21 deceduti

da "La Stampa" del 7 febbraio 2008  di A.C.

 

Infortuni sui lavoro in calo, nel 2007. I dati provvisori dell'Inail indicano un trend in discesa: 11.133 casi, rispetto ai 12.461 dell'anno precedente, ai 12.745 del 2005 e ai 13.250 del 2004. Da gennaio a novembre le vittime sui lavoro sono state 21 (16 in industria, commercio e servizi, 5 in agricoltura).

Nello stesso periodo, in industria, commercio e servizi sono stati denunciati 8.955 in­fortuni (il 14,6% del totale re­gionale): un calo del 2,4%, superiore al livello medio regionale e nazionale (-1,1%). Il maggior numero di episodi si è verificato nelle costruzioni (11,5%), poi commercio, riparazione di autoveicoli, motocicli, beni personali e per la casa (7,3%), attività immobiliari, noleggio, informatica, ricerca, servizi aile imprese (7,1%), industria dei metalli (6,8%). In agricoltura gli infortuni sono stati 2.178 (-10%).

«C'è ancora molto da fare per ridurre il grave problema degli infortuni sui lavoro - ha sottolineato il presidente della Provincia, Raffaele Costa - e servono iniziative comuni. Puntiamo su corsi di formazione, educazione alla salute e sicurezza, cercando di continuare a monitorare il fenomeno. Fa anche riflettere il rapporto tra gli incidenti sui lavoro e quelli stradali, poiché moite persone sono morte durante gli spostamenti da o verso il lavoro. In totale, nel 2007, un centinaio di persone in provincia di Cuneo hanno perso la vi­ta sulla strada o sul lavoro». La Provincia ha istituito il comitato di coordinamento per la sicurezza sui lavoro. Ne fanno parte, oltre al presidente, l'assessore Rosso e i dirigenti del settore, rappresentanti della direzione del ministero del Lavoro, dei Servizi Asl di prevenzione e sicurezza, dell' Inail, dell'Ispesl del Piemonte e del comando provinciale dei vigili del fuoco.        [R. C.]

 

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L'addio all'operaio di Saliceto

Centinaia di amici alle esequie ieri pomeriggio nella parrocchiale

Da “La Stampa” – 29 gennaio  di Manuela Arami

 

«Era il parente che sentivo più vicino. Caro zio, anche se ora sei lontano, sarai sempre nel mio cuore. Non ti dimenticherà mai». Le parole da Sara, la giovane nipote da Giancarlo Garabello l'operaio da 45 anni, di Saliceto, morto giovedi scor­so all'Italiana Coke di Bragno (Sv), schiacciato tra un carrel­lo per il trasporto del coke e un muro, hanno fatto commuove­re le centinaia di persone che ieri pomeriggio hanno partecipato ai suoi funerali. Ad accom­pagnare il feretro, giunto nella parrocchia da San Lorenzo dall' abitazione di frazione Cappella­na, la madre Aurelia, le sorelle Piera e Vincenza, al fratello Franco, a cognati, la zia e la nipo­te, i colleghi di lavoro e tantissimi amici. La folla si è stretta at­torno alla famiglia, distrutta dal dolore. In rappresentanza

delle istituzioni, il vicesindaco di Saliceto Gino Pregliasco, il sindaco di Cairo, Mauro Braano e l'assessore comunale da Car­care, Filippo Monticelli.

«Ho avuto un colloquio con lui domenica scorsa dopo la messa - ha detto al parroco Pao­lo Francesco Roà durante la predica -. Era un uomo creden­te e sensibile». Rita Fiato, pre­sidente dell'Aism (associazio­ne per la ricerca contro la sclerosi multipla) di Cuneo, ricor­da Giancarlo con profonda stima ed affetto, per il suo impe­gno nel volontariato.

Alcuni colleghi di lavoro hanno detto che in azienda c'è un clima da tensione. «Era un operaio esperto - sostengono -, ma in certi casi può succedere da commettere errori. Abbiamo in progetto da donare alla famiglia al nostro compenso del-la giornata di venerdì».Intanto, i Cobas dei metalmeccanici della Provincia da Savona annunciano uno sciope­ro generale per i prossimi gior­ni. «Sappiamo che la sicurezza in fabbrica è sempre più una chimera - affermano -. Si lavo­ra per vivere, non per morire».

 

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