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Deceduto operaio di Villanova schiacciato da un macchinario
Il magistrato ha
disposto il sequestro dell’attrezzatura
Da “La Stampa” del
6 gennaio 2012 di GIANNI SCARPACE CHIARA VIGLIETTI ROCCAFORTE MONDOVÌ
Stava controllando un macchinario che aveva dato problemi nella linea
di produzione. La barra sollevatrice si sarebbe avviata all’improvviso
e l’ha schiacciato a un’altezza di due metri. Il primo incidente sul
lavoro del 2012 in provincia è accaduto ieri, intorno alle 9, a
Roccaforte Mondovì, nello stabilimento «Bessone srl». La vittima è
Giuseppe Bertolino, 49 anni, residente a Villanova Mondovì. Lavorava
da oltre 15 anni nell’azienda di via Alpi.
Lo Spresal e i carabinieri di Villanova Mondovì stanno ricostruendo
l’incidente. Sembra che Bertolino si sia avvicinato a una macchina che
impila sui pallet le scatole di cartone contenenti i detersivi. È
stato sollevato all’improvviso da uno dei meccanismi
dell’apparecchiatura. Immediati i tentativi di soccorso da parte dei
colleghi, che si sono subito accorti dell’accaduto. Vani i tentativi
di rianimazione anche da parte del personale del «118».
La notizia della morte di Bertolino si è diffusa subito nel
Monregalese. I genitori gestivano, tempo fa, un negozio di alimentari
a Villanova Mondovì. L’uomo abitava nella frazione di Madonna del
Pasco con la moglie Bruna, casalinga, e tre figli: Mauro, 28 anni,
titolare di un’officina meccanica a Villanova, Alice, 20 anni compiuti
mercoledì, studentessa, e Monica (16). Dice il figlio Mauro: «Mio
padre lavorava in quell’azienda da una vita, non sappiamo darci
spiegazioni».
Alla camera mortuaria di Mondovì, dove la salma è stata sottoposta a
un primo esame necroscopico, sono arrivati i fratelli di Bertolino:
Giancarlo, Stefano, Francesco e la sorella Maria Maddalena. «Giuseppe
- dice Giancarlo - era un lavoratore che non si tirava mai indietro,
dedito al lavoro e alla sua famiglia. Faceva manutenzione a tanti
macchinari. Io, scherzando, lo chiamavo sempre il genio, perché sapeva
fare tutto». Nelle parole del sindaco di Villanova, Giuseppe Boasso,
tutto il cordoglio della comunità: «Rattrista profondamente dover
apprendere di un altro incidente sul lavoro che coinvolge così da
vicino la nostra comunità. Un uomo stimato, una famiglia conosciuta da
tutti. A loro giunga la vicinanza dell’intera amministrazione
comunale».
Intanto, il macchinario a cui lavorava l’uomo è stato posto sotto
sequestro, mentre del caso si sta occupando il procuratore capo di
Mondovì, Maurizio Picozzi.
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Sciopero in onore di Silvano
Da “La Stampa” del
25 novembre 2011 di MATTEO BORGETTO
«Sono qui dal ‘74. Ho visto tre morti in trent’anni. Tutti operai,
schiacciati. Uomini, padri, gente che si spezza la schiena per un
pezzo di pane, per pagare l’affitto, il mutuo. Per garantire alle
famiglie un futuro. Sono i veri eroi della nostra epoca». Alessandro
Armando è uno dei 150 dipendenti che ieri hanno scioperato alla «Cometto»
di Borgo S. Dalmazzo, dove mercoledì ha perso la vita Silvano Giordano
(35 anni), operaio di Fontanelle di Boves, sposato, padre di un bimbo
di tre mesi. La tragedia alle 7, nel reparto «M» dell’azienda
specializzata in veicoli industriali. Giordano, schiacciato dalle pale
d’acciaio di un carrello telescopico, è morto all’arrivo in ospedale a
Cuneo.
In suo onore, ieri, i sindacati hanno dichiarato un’ora di sciopero in
tutte le aziende metalmeccaniche della provincia.
Oggil’autopsia dispostadalla Procura della Repubblica di Cuneo, che
dirige l’inchiesta. I funerali domani, alle 14,30, nel santuario
Regina Pacis di Fontanelle dove Silvano abitava con la moglie Simona
Regis e il piccolo Lorenzo (lascia anche i genitori Giovanni Mario,
Gemma e la sorella Valeria). Alle iniziative di solidarietà per la
famiglia è stata dedicata, ieri, l’assemblea dei lavoratori Cometto
che hanno incontrato il direttore generale Francesco Villani, il
responsabile della sicurezza Vincenzo Anzalone e il vice presidente,
Paolo Ghinamo.
«Devolveremo alla vedova il denaro della cena aziendale di Natale -
dice Bruno Brusco, Rsu della Cisl - e uno stipendio giornaliero di
tutti i dipendenti. Anche l’azienda aiuterà la famiglia». Nel
dibattito, interventi di sconforto per la tragedia e richieste di
potenziare le misure di sicurezza e il rispetto delle normative.
Domenica Longobucco: «Siamo uniti nel cercare di migliorare la
situazione». Marco Villois: «Si è fatto tanto in questianni, ma la
percentuale di rischio c’è sempre». Andrea Barbetta: «Lavorando con
prodotti pesanti, non si può sbagliare». Marco Aime: «Silvano era uno
dei più attenti. Difficile credere in un errore». Marco Viale: «Tutte
le mattine porto a scuola mio figlio, lo bacio e gli dico “Ci vediamo
stasera”: voglioessere sicuro di rivederlo».
Davide Dalmasso: «La Comettoha fatto passi da gigante intema
sicurezza, ma abbiamo i capannoni vecchi, non c’è spazio. Bisognerebbe
allargarsi, ma la crisi pesa». Endri Bramardi: «Silvano era serio e
preparato. Sulla sicurezza la perfezione non esiste, ma manca ancora
qualcosa». L’operaio sarà ricordato oggi, alle 18,30, in
Consigliocomunale a Borgo
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Muore in fabbrica a 35 anni
Schiacciato da un
carrello alla Cometto di Borgo San Dalmazzo
Da “La Stampa” del
24 novembre di MATTEO BORGETTO
BORGO SAN DALMAZZO
Aveva ripetuto l'operazione decine di volte: avvicinarsi al carro
ponte che sostiene i carrelli telescopici e verificare la perfetta
adesione orizzontale tra le componenti «maschio» e «femmina». Ma le
pesanti pale d'acciaio del carrello si sono avvicinate, da destra e
sinistra, schiacciandolo in mezzo. È morto così Silvano Giordano, 35
anni, da dieci operaio alla «Cometto» di Borgo San Dalmazzo, residente
a Fontanelle di Boves, sposato, padre di un bimbo di 3 mesi.
L'incidente alle 7 di ieri nel reparto «M» dell'azienda specializzata
in veicoli industriali e carrelli per trasporti speciali. Testimoni il
caporeparto e un altro operaio. Hanno cercato di aiutarlo, poi la
corsa in ambulanza al Santa Croce di Cuneo. Inutile. L’operaio è morto
poco dopo l'arrivo in ospedale. I 140 dipendenti Cometto si sono
fermati, hanno appeso striscioni ai cancelli d'ingresso: «Il lavoro
non è morte» e «Silvano sempre con noi».
Dalle 10 a mezzogiorno, si sono radunati in presidio sotto la
Prefettura di Cuneo, dove una delegazione di sindacalisti e Rsu ha
incontrato il Prefetto, Patrizia Impresa.
La Procura della Repubblica di Cuneo ha aperto l'inchiesta. Il
sostituto procuratore, Attilio Offman, ha sentito i testimoni e
incontrato i vertici aziendali. Sono state svolte anche prove di
funzionamento dei macchinari, per capire la dinamica della morte di
Giordano.
È il secondo incidente mortale in quattro anni alla Cometto: il 7
luglio del 2007 morì, schiacciato da un carrello mobile, Livio Rocchia,
40 anni, di Morozzo, titolare di una ditta esterna all'industria di
Borgo. Per questa tragedia sono a processo al Tribunale di Cuneo, con
l'accusa di omicidio colposo, l'amministratore delegato e il direttore
di produzione della Cometto. «L'azienda è vicina alla famiglia di
Silvano Giordano e partecipa al dolore per la sua scomparsa - scrive
in una nota la direzione -. Attendiamo il completamento delle indagini
in corso prima di rilasciare ulteriori dichiarazioni».
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Ferroviaria, assolti per
l’amianto
Tre ex dirigenti
erano imputati dell’omicidio colposo di sei dipendenti
Da “La stampa” del
18 giugno di ANDREA GARASSINO
SALUZZO
La sentenza Anche
per il pubblico ministero i tre dirigenti erano da assolvere perché
gli operai si ammalarono prima del loro arrivo La Procura non
presenterà appello
Assolti per non
aver commesso il fatto. Tre ex direttori della Ferroviaria di
Savigliano (che produce e ripara treni): Alfredo Bacci 63 anni di
Livorno, Pietro Silvestro 57 anni di Cuneo, e Arturo Bonesio, 65 anni
di Torino, rispettivamente al vertice dello stabilimento dal 1986 al
1990, nel corso 1991 e dal 1991 al 1995, erano sotto processo per
omicidio colposo. Secondo la tesi accusatoria, non avrebbero informato
i dipendenti dei rischi connessi alle lavorazioni con l'amianto. In
particolare, il processo riguardava sei «morti bianche» per
mesotelioma pleurico, il cancro provocato dall'esposizione alle fibre
di minerale ignifugo.
Le vittime: Luciano
Bergese, morto a Savigliano l’8 luglio 2003; Pierino Garelli, il 13
novembre 2007; Giovanni Ghersi, il 12 maggio 2007; Pietro Leardo, il
19 giugno 2004; Roberto Mauro, il 28 marzo 2006 e Matteo Pettavino, il
7 ottobre 1999.
Il giudice Fabio
Franconiero, dopo un’ora di camera di consiglio, ha stabilito che i
tre non sono colpevoli. Anche il pm Ezio Basso, ieri nella
requisitoria finale, aveva chiesto l’assoluzione. «Il Tribunale ha
accolto la mia tesi - spiega il sostituto procuratore saluzzese -. Da
una lettura degli atti del processo è emerso come gli imputati non
siano responsabili delle patologie tumorali che si sono sviluppate
prima degli Anni ‘80. Dalla documentazione e da alcune testimonianze è
emerso che nel 1986, quando Bacci assunse la carica, non c’era più
amianto nelle lavorazioni della Ferroviaria». La Procura, dunque, non
ricorrerà in Appello.
L’assoluzione è
stata accolta con estremo favore dalla difesa. «Siamo molto
soddisfatti - dichiara l’avvocato Giovannanandrea Anfora di Torino -
perchè abbiamo dimostrato che nel periodo oggetto del processo la
Ferroviaria ha rispettato la legge. Per i miei clienti è finito un
periodo travagliato».
Le indagini
condotte dalla procura saluzzese negli anni scorsi aveva riguardato
anche Enzo Giungi di Torino, direttore della Ferroviaria dal 1983 al
1986, la cui posizione è stata archiviata con la morte.
Il gup aveva
disposto il rinvio a giudizio il 14 gennaio 2010. Il dibattimento si
era aperto il 16 luglio.
Parte civile «Morti
reali Nessun colpevole»
«La sentenza non
individua nessun responsabile per i sei decessi da mesotelioma. Non è
colpa di nessuno. Sono morti e basta». Armando Vanotto, presidente
dell’Associazione italiana esposti amianto, non è contento per il
verdetto. «A partire dal 1984, su richiesta delle Fs non è stato usato
amianto, ma nello stabilimento c'era anche dopo quell'anno. Non
vorremmo altri processi ma che i dirigenti facessero prevenzione ed
evitassero le morti sul lavoro». Alfio Arcidiacono, segretario Fiom -
Cgil, parte civile: «Nessuno in questo processo ha messo in dubbio che
gli operai fossero esposti all'amianto. Purtroppo non sono le aziende
che sono perseguibili, ma solo le persone e in questo caso non sono
emerse responsabilità specifiche. La nostra battaglia contro le “morti
bianche” continua».
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Cuneo al 10°
posto per le morti bianche
da "La Guida" del 29 aprile di Fabrizio Brignone
Cuneo -
Un 1° maggio che,
nonostante la cronaca delle ultime settimane sia stata tranquilla
almeno su questo fronte, non può veder abbassata la soglia di
attenzione in materia di morti bianche e infortuni sul lavoro. E
proprio tra i numeri dei decessi in ambiente di lavoro, la Granda
registra una situazione negativa, in questo inizio 2011: un nuovo
impegno attende quindi nei prossimi mesi parti sociali e lavoratori
nel cuneese.
Il campanello
d'allarme è risuonato più forte che mai nei primi tre mesi del 2011:
le vittime del lavoro sono state 114 in Italia (110 i maschi; 11 gli
stranieri), mentre nel primo trimestre 2010 erano state 91. Tra
questi casi, il 35,1% riguarda il settore agricolo, seguito da quello
delle costruzioni (21,9%); oltre un quarto delle vittime (25,7% del
totale) nella fascia di età tra i 40 e i 49 anni. Un andamento, poi,
che non conosce tregua nemmeno nei fine settimana, perché tra
venerdì, sabato e domenica si verifica il 30% di queste tragedie. Le
tre cause di maggior pericolo sono caduta di persona dall'alto
(28,1%), caduta di pesi e schiacciamento (25,4%), ribaltamento di
veicolo o mezzo in movimento (15,8%).
Nei dati, elaborati
dall'Osservatorio Sicurezza di Vega Engineering e diffusi dalla Cna,
Milano risulta essere la provincia maggiormente colpita
dall'emergenza con 8 morti, seguita da Torino (6), Catania, Napoli e
Bologna (4), da Messina, Savona, Teramo, Bolzano e Roma (3). A quota
tre vittime anche Cuneo, che in questa classifica generale occupa il
decimo posto, e scende a un (pur sempre triste) 20° posto per quanto
riguarda l'incidenza degli infortuni mortali rispetto al numero di
occupati (con i suoi oltre 266.000 addetti, in base ai dati Istat
2008 utilizzati in questo studio) Il Piemonte, con 14 casi da inizio
anno, è al terzo posto tra le regioni (appena alle spalle di
Lombardia ed Emilia Ròmagna, rispettivamente con 16 e 15 episodi),
con il 12,3% dei casi.
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Muore nel cantiere della
Cn-At
L’ operaio
travolto da una betoniera. Aveva 35 anni e lascia due bimbi
Da “La Stampa” del
22 marzo 2011 di LORENZO BORATTO CUNEO
Un operaio è morto ieri pomeriggio, travolto da una betoniera, nel
cantiere dell’autostrada CuneoAsti. La vittima è Ivan Lilliu, 35 anni,
originario di Lotzorai, nella provincia sarda dell’Ogliastra.
L’incidente è avvenuto alle 16,30: tre operai stavano lavorando
all’asfaltatura di un tratto dell’autostrada, nel tratto sotto un
viadotto dello svincolo tra Cuneo e Castelletto Stura.
Terminate le operazioni per scaricare il cemento da una betoniera,
Lilliu si è allontanato passando a fianco della cabina dell’autista.
Quest’ultimo non l’ha visto, ha acceso il motore ed è partito. Il
corpo è stato travolto, finendo sotto la ruota anteriore destra del
camion.
Sono intervenuti l’elisoccorso e i tecnici Spresal (servizio
prevenzione e sicurezza ambienti di lavoro) dell’Asl di Cuneo, oltre a
due pattuglie della squadra Volante della Polizia, che sta conducendo
le indagini coordinate dal magistrato Alberto Braghin.
Su richiesta della Questura, è stata fatta intervenire anche una
pattuglia della polizia municipale di Cuneo per sottoporre l’autista
ai test su alcol e droga. Entrambi sono risultati negativi. Per il
momento non risultano persone indagate. L’indagine è per omicidio
colposo contro ignoti.
L’incidente è avvenuto in un tratto del cantiere raggiungibile dalla
rotonda dopo la frazione Bombonina, percorrendo circa 2 km già
asfaltati dell’autostrada.
Sotto choc gli operai del cantiere, che ieri non hanno voluto parlare
con i cronisti. Anche il direttore del cantiere del lotto 1.5
(collegamento tra la frazione Ronchi di Cuneo e Sant’Albano Stura) non
ha rilasciato dichiarazioni. Ivan Lilliu era un calciatore dilettante
in una squadra di prima categoria. Abitava con la moglie e due figli
(7 e 13 anni) a Triei: aveva lasciato il paese a luglio per
raggiungere Cuneo e lavorare nel cantiere della Cn-At.
NEL 2009: In
dodici mesi 10 mila infortuni sul lavoro
[B. M.]
Quello di ieri è il secondo incidente mortale sul lavoro, nella Granda,
dall’inizio 2011. Domenica 13 marzo è morto al «Cto» di Torino,
Daniele Re, 47 anni, originario di Paesana. Tre giorni prima,
lavorando nella centrale elettrica di Calcinere, a Paesana (di
proprietà della «Sied» del «Gruppo Ferrero» di Torino), era stato
colpito da una scarica elettrica di 70 mila volt. Da gennaio si sono
registrati alcuni infortuni gravi. Il 10 febbraio l’ottantenne Edoardo
Lusso è stato ricoverato in gravi condizioni al «Santa Croce» dopo
essere stato investito da un trattore nel garage di casa a Guarene.
Lesioni gravi anche per un altro pensionato, 81 anni, di Boves,
travolto dalla legna che stava accatastando in un bosco di sua
proprietà. A metà gennaio un operaio in un cantiere edile di Verduno,
29 anni, è caduto
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Operaio
folgorato da una scarica di 15 mila volt
Albanese (37 anni) stava lavorando con i colleghi vicino al Comune e
ha toccato un cavo elettrico
Da “La Stampa” del 28
ottobre di ANDREA GARASSINO
SALUZZO
Una scossa che non gli ha lasciato scampo. Elazaj Xhezmi, 37 anni,
albanese residente a Frossasco (To), è morto ieri alle 8,50 a Saluzzo,
folgorato da una scarica di 15 mila volt. Stava lavorando con i
colleghi della ditta «Cagnola» di Cantalupa in un cantiere in via
Griselda, non lontano dal municipio.
Secondo le prime ricostruzioni dei funzionari dello Spresal e dei
carabinieri, coordinati dal pm Ezio Basso che segue l’indagine, il
manovale avrebbe toccato il cavo della media tensione Enel. È morto
sul colpo. «Stavamo sistemando la guaina di plastica sulla linea
quando Elazaj ha preso la scossa. Ho provato a spingerlo via
rischiando io stesso di rimanere folgorato, ma non ce l’ho fatta»
racconta il collega Guido Buttigliero. «Stavamo piazzando i ferri per
l’armatura del cemento - precisa Livio Faraudo -. Erano in tre nel
buco. Subito dopo l’incidente abbiamo chiamato i soccorsi e poi
abbiamo provato a rianimare il collega. Intanto è arrivato il 118».
La salma dell’uomo è stata composta nelle camere mortuarie di Saluzzo.
Basso ha ordinato l’autopsia. Poi sarà rilasciato il nullaosta per i
funerali. Domani sarà conferito l’incarico a due periti di ricostruire
la dinamica dell’incidente. «L’operaio - dice Santo Alfonzo, direttore
dello Spresal dell’Asl Cn1 - non doveva essere in quella situazione.
Non è stata una fatalità: ci sono stati errori o comportamenti
sbagliati e stiamo sentendo tutti i presenti, i colleghi, il titolare,
per appurare la catena di responsabilità». Il magistrato ha anche
disposto il sequestro dell’area. La ditta aveva scavato una fossa
profonda circa 2 metri e larga altrettanto. «Oggi (ieri, ndr) avremmo
dovuto riempirla con il cemento» precisano i compagni di lavoro.
Elazaj Xhezmi era sposato e aveva due figli. «Era un gran lavoratore,
un manovale esperto» ricordano i colleghi.
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Operaio di Guarente
muore in un cantiere
Da “La Stampa” del 7
ottobre
Tragico incidente sul
lavoro, ieri poco dopo le 17 ad Alba, tra i palazzi ancora in
costruzione del quartiere Europa, da tutti conosciuto come «Tetti
Blu», in viale Masera.
L’operaio Amedeo Carlino, di 58 anni, dipendente dell’impresa «Franco
Barberis spa», si trovava su un balcone del terzo piano, impegnato in
lavori di pulizia a una colonna metallica che sarebbe poi dovuta
essere laccata, quando ha perso l’equilibrio per cause ancora incerte,
forse un malore o un movimento maldestro. Nonostante il parapetto già
montato e il ponteggio esteriore, l’uomo è caduto in una sorta di buco
tra le protezioni e si è schiantato al suolo da un’altezza di una
decina di metri.
Inutili i soccorsi dei compagni e del «118»: l’operaio è deceduto poco
dopo essere arrivato all’ospedale San Lazzaro di Alba, per la rottura
della radice aortica del cuore e altri traumi.
Amedeo Carlino abitava con la moglie e i figli al confine tra Alba e
Guarene, in frazione Racca, in via Boella 35. Dopo una vita dedicata
al lavoro, era ormai vicino alla pensione. «Era una persona
straordinaria, benvoluta da tutti, da tantissimi anni dipendente della
nostra impresa - dice l’ingegnere Paolo Barberis, titolare
dell’impresa con altri familiari -. Siamo increduli e profondamente
addolorati. In tanti anni di lavoro non ci era mai successa una
tragedia di questo genere. Dall’inizio del 2010 non abbiamo registrato
neppure un infortunio e cerchiamo sempre di garantire al massimo la
sicurezza».
Sconcertati i compagni di lavoro: «Amedeo era un manovale di grande
esperienza, un esempio per tutti in cantiere, che non faceva mai
mancare un sorriso a nessuno». Sul luogo dell’incidente sono
intervenuti gli ispettori Spresal dell’Als Cn 2 e i carabinieri della
compagnia di Alba, che hanno messo sotto sequestro l’area di cantiere
dove è avvenuta la tragedia, su disposizione del magistrato di turno,
Laura Deodato, che ha anche disposto l’autopsia.
Il palazzo era ormai quasi ultimato: «Tutte le lavorazioni più
pericolose, compreso il tetto, erano già state portate a termine. Tra
pochi giorni avremmo smontato i ponteggi» dicono dall’impresa. Ma
tutto ciò non ha impedito l’ennesima morte bianca, che flagella gli
ambienti di lavoro.
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Cade dal
tetto delle acciaierie e muore a 42 anni
Bosniaco, era dipendente di una ditta esterna
come il bergamasco precipitato allo stesso modo
Da “La Stampa” del 10
agosto di CHIARA VIGLIETTI
PAOLA SCOLA
LESEGNO
Quindici giorni fa, dopo un volo di dodici metri, un operaio impegnato
nella manutenzione alla «Riva Acciaio» è stato trasportato con
prognosi riservata all'ospedale di Cuneo: lavorava sul tetto di un
magazzino, dal quale è precipitato. Ieri l’incidente si è ripetuto e
l’operaio è morto. Un altro addetto alla manutenzione, sempre
dipendente di una ditta esterna: la caduta dal tetto - dall'altezza di
dieci metri - è costata la vita a Vladimir Pavlovic, 42 anni,
bosniaco, abitante a Crescentino (Vercelli).
Un bilancio pesante, nel periodo in cui il grande stabilimento di
Lesegno è chiuso per il fermo della produzione, ma mantiene in
attività i dipendenti addetti alla manutenzione e gli operai di
imprese esterne. Come Pavlovic, della Progetti e Costruzioni Bertoli
di Vinovo, e Roberto Vecchi, 54 anni, bergamasco, ferito
nell'incidente a fine luglio. Vecchi avrebbe perso l'equilibrio mentre
sbrogliava i nodi delle corde di sicurezza, rimaste attorcigliate,
mentre sulla dinamica dell'incidente mortale di ieri sono ancora in
corso gli accertamenti dei tecnici Spresal dell'Asl.
Certo è che Pavlovic doveva eseguire interventi su un tetto. Gli
esperti devono chiarire che cosa sia accaduto e quale sia stata la
causa della caduta (la perdita dell'equilibrio, un malore, una manovra
errata, il rispetto delle norme di sicurezza): gli atti e le
testimonianze raccolti anche dai carabinieri sono all'esame del
sostituto procuratore Riccardo Baudinelli, che si è riservato di
disporre nei prossimi giorni l'autopsia sull'operaio di Sarajevo.
Ieri, poco dopo la disgrazia, è stata indetta un'assemblea urgente fra
i lavoratori della «Riva» addetti alla manutenzione (che non fanno le
ferie in agosto): hanno proclamato due ore di sciopero a fine turno. I
rappresentanti delle rsu Fim-Cisl e Fiom-Cgil hanno spiegato «che si è
trattato di un'iniziativa soprattutto per sensibilizzare sul problema
della sicurezza». «Vogliamo ribadire come sia importante che le
aziende prestino massima attenzione a questo aspetto - dice Mauro
Cagno, rsu e segretario provinciale della Fim-Cisl -. Chiederemo che
vengano inviati ai rappresentanti della sicurezza tutti gli atti
previsti dal testo unico della legge 81». Nessun commento da parte
della direzione della «Riva Acciaio».
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Ndr:
Incidenti sul lavoro: prendi un mese per esempio
Notizie tratte da
www.grandain.com
27 maggio:
Muore schiacciato da una pala in una cava
Festiona
- Tragico incidente in una cava a Festiona. Gianluigi Laugero, classe
1957 di Demonte, è rimasto schiacciato da una pala di una ruspa.
L'incidente mortale è avvenuto verso le ore 11.30. Sul posto sono
intervenuti i vigili del fuoco di Cuneo, i carabinieri di Demonte, i
sanitari del 118 e gli addetti Spresale dell'Asl Cn1. La violenza
dell'impatto ha provocato la morte immediata dell'uomo. La dinamica
dell'incidente non è ancora chiara, sarà compito degli inquirenti
ricostruirla al meglio
27 maggio:
Si ribalta un camion-gru, coinvolti
tre muratori
Villanovetta
- Un lavoro usuale per Giovanni Botta, 57 anni, Ivo Sibilla, 43 anni,
e il figlio Luca, 17. Ma questa volta qualcosa è andato storto e i tre
muratori in pochi secondi si sono ritrovati nel corso d'acqua,
profondo fino a tre metri, che costeggia via Asilo Keller. I muratori
stavano ripulendo dall'edera il muro di un'abitazione quando il camion
si è ribaltato e il cestello, su cui erano saliti i tre operai, è
finito nell'acqua del Rio Torto. Lo stesso Luca ha telefonato ai
Vigili del Fuoco, dopo essersi arrampicato sul braccio del cestello. I
tre sono stati visitati dai sanitari del 118. Per i due adulti,
rimasti incastrati nel cestello per mezz'ora, liberati dai vigili del
fuoco, tanto spavento e qualche graffio medicato all'ospedale. Dai
primi rilevamenti tecnici effettuati dai carabinieri e dai tecnici
Spresal, sembra che abbia ceduto un sostegno appoggiato sul terreno.
Il mezzo è stato posto sotto sequestro
20 maggio:
Cade dal sesto piano di un palazzo,
muore un decoratore
Moretta
- Incidente sul lavoro. Adriano Balestrone, 46 anni, di professione
decoratore, è deceduto cadendo dal sesto piano dell'edificio Acropolis
dove aveva svolto il lavoro di tinteggiatura della parete. La
disgrazia è avvenuta in via Po 4. I sanitari hanno tentato di
rianimarlo per mezz'ora. L'uomo da tempo soffriva di depressione. La
sua morte ha provocato sconforto, l'uomo faceva parte
dell'associazione commercianti di Moretta. Lascia la moglie Carla e
due figli: Alberto, 20 anni, e Francesco di 9 anni
10 maggio:
Cade da un ponteggio,
giovane in prognosi riservata
Alba - Venerdì mattina, verso le 11.15, i Carabinieri
della Stazione di Alba sono intervenuti all’interno dello stabilimento
“Ferrero” di via Vivaro per un infortunio sul lavoro.
Un muratore 27enne di nazionalità albanese, munito di regolare
permesso di soggiorno e contratto di lavoro, abitante a Chieri (TO),
mentre era intento a lavorare su un ponteggio per la ristrutturazione
di un muro, è caduto a terra da un’altezza inferiore ai due metri
riportando lesioni in varie parti del corpo. Le cause dell'incidente
sono in corso di accertamento.
Il giovane, dipendente dell’impresa edile torinese incaricata dei
lavori, è stato immediatamente soccorso e trasferito in elisoccordo
presso l’Ospedale Santa Croce a Cuneo dove è stato ricoverato in
prognosi riservata.
Sul posto sono intervenuti anche gli ispettori dell’A.S.L. CN-2 che
insieme ai militari hanno avviato gli accertamenti per ricostruire
l’esatta dinamica dell’infortunio informando dell’accaduto il Pubblico
Ministero di turno che ha disposto il sequestro dell’area di cantiere
dove stava lavorando il manovale albanese.
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CGIL interviene sull'incidente alla cartiera di Torre M.vi
Da
www.targatocn.it del 19 febbraio 2010
Questa mattina un
lavoratore cartaio di 30 anni dello stabilimento 'Cartiera Torre' di
Torre Mondovì ha perso la vita a seguito di un incidente sul lavoro in
area macchina continua. Sulle eventuali cause e responsabilità, le
indagini attualmente in corso, dovranno fare piena luce sull’accaduto.
Questo fatto ripropone in modo drammatico il problema della sicurezza.
Di fronte ad un avvenimento così grave, le parole non bastano a lenire
un tale dolore per chi è stato colpito nel più grande dei suoi
affetti.
È necessario rispondere con i fatti su un tema così importante quale
il diritto alla vita ed alla sicurezza nei luoghi di lavoro.È
d’obbligo intervenire preventivamente con tutti gli strumenti affinché
non si verifichino più tali situazioni. L’infortunio sul lavoro non è
mai un fatto accidentale, imprevedibile che non può essere oggetto di
una efficace attività preventiva. La questione sicurezza non può
basarsi solamente sul terreno dell’applicazione delle leggi e dei
contratti, ma và inquadrata in un contesto più ampio e con un
confronto serrato con le Aziende e con tutte le strutture preposte
alla tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori.
Cuneo, 19 febbraio 2010
La Segreteria Provinciale della SLC CGIL
Mimmo Formicola
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infortuni
Il 19 per cento
coinvolge operai stranieri
Da “La Stampa” del 23
settembre
Diminuiscono gli
infortuni sul lavoro, ma aumenta la quota di
lavoratori extracomunitari coinvolti. Nel 2008 nella Granda il 18,9%
degli incidenti sono accaduti a stranieri: soprattutto marocchini,
romeni e albanesi, seguiti da macedoni e senagalesi. «Il trend nel
Cuneese è simile a quello nazionale e regionale - dice il direttore
provinciale Inail, Aldo Pensa -. Sono più esposti perché più attivi in
settori come costruzioni, industria metallurgica e attività
estrattive, agricoltura. Quindi vanno tutelati maggiormente. L’Inail
sempre più vuole essere non solo un ente assicuratore, ma incidere
sulla prevenzione». La Granda, insieme alla provincia di Alessandria,
è stata scelta per il progetto pilota nazionale «Lavorare sicuri». Nel
Cuneese sono previste 7 giornate di approfondimenti e formazione
(iniziate ieri) dedicate a operatori Inail, mediatori culturali e
operatori del sociale. «L’obiettivo è far conoscere agli stranieri
diritti, doveri e buone pratiche: difficili da diffondere anche a
causa delle barriere linguistiche» prosegue Pensa.
Nella Granda nel 2008 ci sono stati 11.725 infortuni, di cui 2.216 a
stranieri (3 i casi mortali che hanno coinvolto cittadini di Marocco,
Polonia e Costa d’Avorio). Tra 2007 e 2008 sono calate tutte le voci
di infortuni (-4,3% in agricoltura, -4,2% in industria e servizi) con
l’eccezione del “conto Stato” (+13%): quest’ultima voce considera i
dipendenti pubblici ma anche degli infortuni nelle scuole, che per la
maggior parte vedono coinvolti ragazzi. \
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Infortuni
Il 19 per cento coinvolge operai stranieri
Da “La Stampa” del 23
settembre
Diminuiscono gli
infortuni sul lavoro, ma aumenta la quota di
lavoratori extracomunitari coinvolti. Nel 2008 nella Granda il 18,9%
degli incidenti sono accaduti a stranieri: soprattutto marocchini,
romeni e albanesi, seguiti da macedoni e senagalesi. «Il trend nel
Cuneese è simile a quello nazionale e regionale - dice il direttore
provinciale Inail, Aldo Pensa -. Sono più esposti perché più attivi in
settori come costruzioni, industria metallurgica e attività
estrattive, agricoltura. Quindi vanno tutelati maggiormente. L’Inail
sempre più vuole essere non solo un ente assicuratore, ma incidere
sulla prevenzione». La Granda, insieme alla provincia di Alessandria,
è stata scelta per il progetto pilota nazionale «Lavorare sicuri». Nel
Cuneese sono previste 7 giornate di approfondimenti e formazione
(iniziate ieri) dedicate a operatori Inail, mediatori culturali e
operatori del sociale. «L’obiettivo è far conoscere agli stranieri
diritti, doveri e buone pratiche: difficili da diffondere anche a
causa delle barriere linguistiche» prosegue Pensa.
Nella Granda nel 2008 ci sono stati 11.725 infortuni, di cui 2.216 a
stranieri (3 i casi mortali che hanno coinvolto cittadini di Marocco,
Polonia e Costa d’Avorio). Tra 2007 e 2008 sono calate tutte le voci
di infortuni (-4,3% in agricoltura, -4,2% in industria e servizi) con
l’eccezione del “conto Stato” (+13%): quest’ultima voce considera i
dipendenti pubblici ma anche degli infortuni nelle scuole, che per la
maggior parte vedono coinvolti ragazzi. \
CUNEO. ENTI
BILATERALI
Esperti in sicurezza per le 15 mila imprese di commercio e turismo
Da “La Stampa” del 17
gennaio 2009
Esperti formati e
preparati sui temi della sicurezza sul lavoro a servizio delle 15 mila
imprese nella «Granda» che operano nel commercio e turismo. Li mettono
a disposizione gli Enti bilaterali dei due settori: sono organismi che
riuniscono 5 mila aziende cuneesi e i sindacati. Dopo l'entrata in
vigore, nel 2008, del nuovo Testo unico sulla sicurezza sul lavoro
(che prevede sanzioni più severe anche relative a operazioni formali
come la corretta compilazione dei moduli e la valutazione dei rischi),
Confcommercio provinciale e sindacati hanno sottoscritto un accordo
che riprende e rafforza quello siglato nel '98: prevede, come
stabilito dalla nuova legge, un ruolo più incisivo dell'organismo
paritetico provinciale e obbliga le aziende a nominare un
rappresentante dei lavoratori competente in tema di sicurezza («Rls»
in sigla). Gli Enti bilaterali di commercio e turismo hanno formato
esperti in grado di svolgere questo «ruolo esterno» per le aziende con
meno di 15 dipendenti che li richiedono (potenzialmente sono 15 mila
nella «Granda» quelle intessete). Il servizio viene proposto gratis
soltanto alle aziende iscritte agli Enti per quest'anno, possono però
accedervi anche le altre se entrano a far parte di uno dei due
organismi.
Un modo per far risparmiare le imprese e mettere a disposizione un
«punto di riferimento affidabile - come spiegano dalla Confcommercio
-. Queste figure, indicate dai sindacati, hanno anche il compito di
raccogliere le istanze sulla sicurezza sui luoghi di lavoro e si
occupano di informazione, formazione, prevenzione».
«È un investimento notevole - dice Luigi Isoardi, presidente dell'Ente
bilaterale del commercio -: vogliamo accompagnare le aziende associate
nella corretta applicazione del Testo unico, che potrebbe comportare
dei problemi se affidate a figure interne soprattutto per le realtà
più piccole». Salvatore Bove presiede l'Ente bilaterale del turismo:
«La sicurezza è obiettivo prioritario. Questi accorgimenti servono per
salvaguardare i lavoratori».
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Sicurezza sul lavoro: accordo tra Confindustria e Sindacati
Da
www.targatocn.it del 8 gennaio
La buona notizia arriva proprio ad inizio anno e dà una speranza in più
perché il 2009 sia un anno felice per la sicurezza dei lavoratori e
delle imprese della Provincia di Cuneo. Presso la sede di
Confindustria Cuneo si sono incontrati con il Presidente Antonio
Antoniotti e il Presidente del Comitato Piccola Industria Mauro Gola,
i segretari provinciali di CGIL Marco Ricciardi, di CISL Matteo Carena
e di UIL Giovanni Ventura, per firmare un protocollo d’intesa che vede
d’accordo i sindacati e le imprese sulle azioni da sviluppare per la
sicurezza nel mondo del lavoro.
Nel documento tutte le parti, in coerenza con i principi che da lungo
tempo hanno ispirato le relazioni sociali sul territorio, confermano
gli impegni sui temi della salute e della sicurezza nei luoghi di
lavoro e si impegnano ad accrescere e migliorare gli standard
prevenzionali e la cultura della sicurezza. Ciò con particolare
attenzione alle piccole e medie imprese, che spesso hanno più
difficoltà ad applicare la normativa.
Le azioni concrete che seguiranno la firma del documento sono:
INFORMAZIONE
Per diffondere sempre più capillarmente le informazioni sulla
sicurezza tra i lavoratori, soprattutto quelli delle piccole e medie
imprese, saranno organizzate iniziative nelle scuole di ogni ordine e
grado, in particolare negli istituti tecnici superiori e nelle facoltà
universitarie.
FORMAZIONE
Saranno realizzate azioni formative individuando le aree professionali
di maggiore interesse, attraverso l’analisi degli infortuni (indice
frequenza e gravità). In queste azioni verranno interessate anche le
istituzioni locali.
SISTEMA DI GESTIONE DELLA SICUREZZA AZIENDALE
Sia le parti sindacali che Confindustria Cuneo si fanno veicolo di
promozione e diffusione nelle aziende che vorranno volontariamente
adottare sistemi di gestione della sicurezza, attraverso un accordo
tra le parti sociali, le istituzioni e gli enti locali (Inail,
Amministrazione provinciale).
OSSERVATORIO
Si costituirà un Osservatorio paritetico con lo scopo di esaminare i
dati disponibili provenienti da ricerche e statistiche sugli infortuni
sul lavoro (provenienti da Inail e Spresal) e monitorare il fenomeno a
livello territoriale, prestando particolare attenzione ai lavoratori
con tipologie di contratto flessibile a ai lavoratori stranieri. Il
tutto finalizzato a orientare le possibili forme di intervento sui
reali fabbisogni.
Il Presidente Antoniotti ha commentato molto positivamente la firma
dell’accordo: “La sottoscrizione di questo accordo è un segnale
importante di attenzione alla sicurezza da parte delle imprese e dei
rappresentanti dei lavoratori. Da sempre la sicurezza è stata
argomento all’ordine del giorno per le nostre imprese, da ora lo sarà
ancora di più, con le azioni concrete che metteremo in atto grazie a
questo protocollo bilaterale con i sindacati, perché come ho sempre
detto, le risorse umane rappresentano il più grande valore delle
nostre aziende”. Anche i segretari provinciali delle
organizzazioni sindacali si sono dichiarati soddisfatti, sottolineando
la necessità di tradurlo già da subito in iniziative concrete sul
territorio
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BAGNOLO. IERI
ALL’ALBA IN UNA CAVA
Esplode container, un morto
La vittima (20 anni) di Bibiana, ferito il fratello di 19, illesi due
compagni
Da “La Stampa” del 4 diceembre di ANDREA GARASSINO
BAGNOLO
Walter Airaudo, 20 anni di Bibiana, scalpellino di una cava di Pietra
di Luserna a Bagnolo, è morto ieri, ucciso dall’esplosione di un
container utilizzato come magazzino, saturo di gas per la fuga da una
bombola.
La temperatura alle 8 di mattina nell'alta valle Infernotto è ancora
di parecchi gradi sotto zero. Quattro operai che hanno percorso 4 km
di strada sterrata e ghiacciata si sono già cambiati e devono inziare
il lavoro in cava. C'è bisogno di aprire un container-ripostiglio per
prendere dell'attrezzatura. Il lucchetto, però, è ghiacciato e la
chiave non gira. Walter Airaudo prova a scaldarlo con l'accendino. La
scintilla dell'accensione innesca l'esplosione. Il container verde
salta in aria e con lui il giovane che viene sbalzato ad oltre dieci
metri, nella neve. E' morto. L'onda d'urto e le schegge l'hanno
straziato. La deflagrazione lancia pezzi nell'arco di oltre 20 metri.
All'interno del locale magazzino erano conservate, fra le altre cose,
alcune bombole del gas. Secondo le prime ricostruzioni una, forse
difettosa, avrebbe avuto una perdita. Il gas durante la notte ha
saturato lo spazio praticamente sigillato e quando è stata accesa la
fiamma si è scatenato il disastro.
Di fianco alla vittima c'era il fratello Fulvio di un anno più
giovane. E' ferito. L'elisoccorso chiamato da altri due compagni di
lavoro alle 8,15 di ieri mattina lo ha trasportato al pronto soccorso
di Savigliano per accertamenti. «Mi hanno detto che è fuori pericolo -
racconta alle 11 uno dei responsabili del sito estrattivo -, ma è
sotto choc».
Hanno assistito alla scena altri due colleghi, un ragazzo bagnolese di
origine nigeriana, Peter Osajande (18 anni) e Pietro Colomba, di
Bagnolo (65 anni), con oltre 50 anni di esperienza nel settore. In
tarda mattinata sono andati all'ospedale di Saluzzo per un controllo.
Anche loro, in precedenza, avevano seguito attoniti il recupero della
salma dell'amico e compagno di fatica.
La terribile esplosione è avvenuta in località Balma Oro, «Balma
d'l'or» come dice la gente in dialetto, ad alcuni chilometri dalla
località Montoso, nel Comune di Bagnolo Piemonte, nota per essere la
«patria» della Pietra di Luserna. Il sito è gestito da una società con
sede a Barge presso le «Cave Gontero», in via Bagnolo.
Strazianti le scene di fronte a cui si sono trovati altri colleghi,
primi soccorritori, vigili del fuoco, carabinieri, personale dello
Spresal e guardie minerarie della Provincia. Pezzi di lamiera
scaraventati dall'onda d'urto a decine di metri, brandelli di nylon a
25 metri d'altezza in cima ad un albero. Anche i container sistemati
di fianco sono stati piegati dall'esplosione. Hanno i vetri delle
finestre rotti, nel locale utilizzato per i pasti il pensile si è
staccato dalla parete, le due porte sono saltate. L'esplosione ha
investito anche un mezzo da lavoro del peso di quasi 300 quintali che
è stato spinto indietro di oltre tre metri, una jeep è distrutta. La
salma di Walter Airaudo è stata portata via dal luogo della tragedia
alle 13 su una jeep della Protezione civile. E' stata composta
all'obitorio di Saluzzo in attesa del nulla osta del magistrato per il
funerale.
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Nella Granda
Venti vittime da gennaio
da
“La Stampa” del 30 novembre
Sono 20 le
vittime sul lavoro da inizio anno nella Granda, senza tener conto dei
decessi avvenuti «in itinere», cioè in incidenti stradali nel tragitto
casa-lavoro. Anche nel 2007 i morti furono 20, ma nell’arco dei 12
mesi; mentre complessivamente vennero registrati 12.206 infortuni. La
provincia di Cuneo, sempre secondo i dati 2007 dell’Inail, era al
secondo posto a livello regionale per numero di decessi, preceduta
soltanto da Torino con 42 morti e 35.246 infortuni. Tra gli ultimi
incidenti mortali sul lavoro quello avvenuto il 13 ottobre nello
stabilimento «Ilva» di Racconigi, dove un autista, Antonino
Barcellona, 38 anni, fu schiacciato da un fascio di tubi d’acciaio di
oltre 15 quintali. Il 5 novembre un operaio, Giovanni Gazzera, 43
anni, di Fossano, impegnato in lavori di manutenzione sull’autostrada
To-Sv, è morto travolto da un Tir. Il 10 novembre Francesco Sampò, 56
anni, è rimasto schiacciato da un vitello, mentre scaricava bestiame a
Rocca de’ Baldi.
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iNCIDENTE
SUL LAVORO. AVEVA 50 ANNI
Travolto e ucciso da un rullo
Operaio della “Massano” di Montanera, abitava a Castelletto Stura
Da “La Stampa” del 30
novembre di WALTER LAMBERTI
MONTANERA
Stava caricando, insieme a colleghi, alcuni mezzi su un semirimorchio.
Era su un rullo, utilizzato per l’asfaltatura delle strade. Un terzo
mezzo, una pala, per spingere i rullo sopra il rimorchio, ha
improvvisamente perso aderenza, forse a causa del fondo ghiacciato, ed
è scivolata all’indietro. Il rullo si è prima inclinato, per poi
rovesciarsi travolgendo l’uomo. Così è morto ieri mattina Mario
Ottaviano, 50 anni, dipendente della ditta «Massano srl» di Montanera,
tra Sant’Albano e Castelletto Stura.
Un ennesimo incidente sul lavoro che si aggiunge al già triste e lungo
elenco delle morti bianche. «È successo intorno alle 8,30 qui in sede
- racconta scosso il titolare dell’azienda, Giuseppe Massano -. I
colleghi di Mario mi hanno avvertito immediatamente. Quando sono
arrivato erano già stati chiamati i soccorsi, lui era ancora vivo e mi
chiamava. È soltanto riuscito a dirmi “Pino vieni qui”. Purtroppo
quando sono arrivate le due ambulanze del 118 di Cuneo e Morozzo ormai
era tardi. Il personale medico ha provato a rianimarlo, ma è stato
inutile».
Mario Ottaviano, viveva poco distante dal luogo di lavoro, a
Castelletto Stura, insieme alla moglie Daniela e alla figlia Luana di
24 anni, anch’essa impiegata alla «Massano», nel reparto contabilità.
«Mio padre era un grand’uomo - ricorda la figlia -. Sempre pronto ad
aiutare tutti. Amava il suo lavoro che svolgeva con grande passione e
determinazione».
«Non è retorica quando dico che per me è come se morisse un fratello -
aggiunge Giuseppe Massano -, lo conoscevo da diversi anni così come
conosco bene la sua famiglia. Lavorava qui in ditta da 15 anni e qui
lavora anche sua figlia che ha iniziato come apprendista ed ora è alla
contabilità. Era un lavoratore come ce ne sono pochi. Fidato,
instancabile, sempre disponibile e pronto a dare una mano. Ricordo che
anni fa lo avevo aiutato a trovare casa qui a Castelletto; prima
viveva a Savigliano. Ci frequentavamo anche fuori dal lavoro. Amava
fare festa, stare con gli amici, andare a pesca e in moto. Per noi è
una perdita enorme. Un pezzo di famiglia che se ne va».
La ditta Massano si occupa di ripristini stradali, fresature e
asfaltature, produzione e vendita di materiali bituminosi. Leader nel
settore, conta 76 dipendenti e un parco macchine di 150 mezzi. Lavora
in tutto il Nord Ovest, per conto dell’Anas, delle Province e dei
Comuni.
Ieri sul luogo dell'incidente sono intervenuti anche i carabinieri
della Stazione di Morozzo e il personale dello Spresal di Cuneo per le
indagini. La salma di Mario Ottaviano si trova ora alla camera
mortuaria di Mondovì. Per i funerali occorrerà attendere il nullaosta
del magistrato.
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LIMONE. DAL QUINTO
AL TERZO PIANO
Cade da
un’impalcatura Grave operaio di 19 anni
Da “La Stampa” del 27
novembre di BARBARA BARALE
LIMONE
E’ caduto dal quinto al terzo piano di un’impalcatura sulla facciata
di un palazzo in via Valleggia, nel centro storico di Limone. I. Z.,
19 anni, bulgaro, operaio dell’impresa edile con sede in Bulgaria, si
è salvato. La sua fortuna: non essere caduto di testa. Immediatamente
trasportato al «Santa Croce» di Cuneo, è ora ricoverato in prognosi
riservata.
L’incidente è avvenuto l’altro pomeriggio, intorno alle 17. Sono
intervenuti i carabinieri di Limone e lo Spresal dell’Asl Cn1. E’
stata informata la Procura che ha disposto il sequestro cautelativo
del cantiere. Il titolare dell’impresa edile, B. E., 49 anni,
torinese, è stato denunciato per violazione dell’articolo 122 del
decreto legislativo 81 del 2008, il Testo unico in materia di tutela
della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, secondo cui «nei lavori
eseguiti a un’altezza superiore a 2 metri, devono essere adottate
adeguate impalcature o ponteggi o idonee opere provvisionali, comunque
precauzioni per eliminare i pericoli di caduta di persone e cose». Le
indagini sono in corso; in particolare, si dovrà accertare se
sussistano eventuali altre violazioni al Testo unico.
L’incidente si aggiunge alla lista nera degli infortuni e delle «morti
bianche» sul lavoro nel Cuneese. L’assessore provinciale Angelo Rosso:
«E’ ancora una criticità, anche se le statistiche attribuiscono al
nostro territorio un’accidentalità medio-bassa. Al primo posto ci sono
gli incidenti in agricoltura, al secondo nell’artigianato, di cui
l’edilizia costituisce la punta dell’iceberg; quindi l’industria».
Aggiunge: «Sta aumentando la sensibilità. Le tragedie del Molino
Cordero a Fossano e della Thyssen a Torino hanno segnato le coscienze,
ma non basta. Promuoviamo strategie di prevenzione: più controlli,
perchè s’inneschi la cultura del rispetto delle norme, ma soprattutto
educazione all’attenzione sul lavoro. Non soltanto i datori hanno
obblighi; anche i dipendenti, che sovente sono i primi a non
rispettare le prescrizioni. Ai giovani, in particolare, dico: arrivate
in condizioni psico-fisiche ottimali, altrimenti rischiate di
costituire un pericolo per voi e gli altri».
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MANIFESTAZIONE.
DIFESA DELLA SICUREZZA SUL LAVORO
Da
tutt’Italia a Fossano per le vittime del Molino
Alle 15,30 incontro al castello. Alle 21 il ricordo dei caduti
Da “La Stampa” del 18
ottobre di BARBARA MORRA
FOSSANO
Oggi, a Fossano, arriva la «Carovana per il lavoro sicuro», iniziativa
che sta facendo tappa in città d'Italia colpite da gravi incidenti sul
lavoro. Dalla partenza a Venezia in occasione della biennale del
cinema, a Fossano, città in cui il 16 luglio 2007, esplose il Molino
Cordero, togliendo la vita a cinque lavoratori. Poi il 25 novembre
sarà a Campello sul Clitunno per il secondo anniversario della
tragedia alla Umbria Olii e ancora, il 5 dicembre a Torino per
ricordare le vittime della acciaieria Thyssen Krupp.
Gli ideatori della carovana sono i parlamentari Beppe Giulietti di
Articolo 21 e l'ex ministro al Lavoro Cesare Damiano. Aderiscono: Acli,
Arci, Libera, Tavolo della Pace, Fnsi, Anac, Comitato Nazionale per la
libertà d'informazione e Cgil. La «Carovana» si presenterà alla
cittadinanza alle 15,30 al castello, con una tavola rotonda sulle
iniziative da adottare per migliorare la sicurezza sul lavoro. Il
dibattito verrà introdotto da un filmato realizzato a cura
dell'associazione «16 luglio 2007: per non dimenticare» che ha aderito
all'iniziativa insieme al Comune. Interverranno l'onorevole Cesare
Damiano, l'assessore regionale Angela Migliasso, il presidente
provinciale dell'Anmil (Associaziona nazionale mutilati e invalidi sul
lavoro) Domenico Bongiovanni, l'assessore al Sociale di Fossano
Maurizio Bergia, i rappresentanti dei sindacati e il presidente
dell'associazione «16 luglio 2007: per non dimenticare» Paolo
Costamagna.
Alle 21, nella palestra dei Salesiani, andrà in scena la
rappresentazione teatrale «Con il sudore della fronte», scritta e
diretta da Antonio Martorello, che evoca e fa memoria della tragedia
al Molino Cordero. La piéce verrà rappresentata anche stamane, sempre
ai salesiani, per gli studenti delle scuole superiori cittadine.
«L'associazione 16 Luglio 2007: per non dimenticare ha aderito alla
Carovana per il lavoro sicuro per ricordare il caso del Molino Cordero,
ricordandone le vittime e chiedendo in loro nome giustizia - commenta
il presidente Paolo Costamagna -. La giornata servirà anche a
rilanciare il tavolo di lavoro tra i parlamentari cuneesi, gli
avvocati e l'associazione che si era promesso di riunire al più
presto, ma che ad oggi non ha ancora mosso alcun passo».
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CUNEO. VERTICE IN
PROVINCIA CONVOCATO DA COSTA
Edilizia e campi
11 morti sul lavoro da inizio anno Meno del 2007 quando ci fu la
tragedia del Molino Cordero. Controlli più severi
Da “La Stampa” del 17
settembre di LORENZO BORATTO
CUNEO
Edilizia e soprattutto agricoltura sono i due settori dove si
verificano più infortuni sul lavoro nella Granda. Nei primi sette mesi
dell’anno ci sono state già undici morti bianche: meno rispetto allo
stesso periodo del 2007 quando però, a luglio, persero la vita otto
lavoratori, cinque dei quali nell’esplosione del Molino Cordero.
«Sono dati impressionanti per una provincia ricca, moderna, civile: si
deve agire subito» ha detto ieri il presidente della Provincia
Raffaele Costa all’incontro del Coordinamento sulla sicurezza sul
lavoro, voluto dopo il Consiglio provinciale aperto di febbraio
(partecipò l’ex ministro del Lavoro Cesare Damiano). Al vertice erano
presenti Inail, Ispettorato del lavoro, Asl, sindacati, vigili del
fuoco, Confindustria, Coldiretti, Confcooperative, Confcommercio.
Tutti hanno chiesto «concretezza».
«Servono priorità per indirizzare risorse già scarse: quest’anno la
Regione ha aumentato del 20 per cento i controlli nei cantieri» ha
spiegato Santina Bruno del Servizio prevenzione e sicurezza negli
ambienti di lavoro dell’Asl Cn2. I tecnici Spresal nella Granda sono
solo 27, le imprese quasi 80 mila.
Silvia Revello dell’Inail di Cuneo: «Basilare analizzare le cause. Ad
esempio fra gli autotrasportatori il 90% degli infortuni sono a
veicolo fermo, non incidenti stradali». «Ci si allontana dalla cultura
della sicurezza - aggiunge Giovanni Marinaro dei vigili del fuoco -.
Nelle consulenze di vigilanza siamo considerati un impiccio, non
portatori di conoscenze utili. Bisogna evitare che la sicurezza sia
vista solo come spesa». Il sostituto procuratore del tribunale di
Mondovì, Ezio Domenico Basso: «Il problema è duplice: gli interinali
che cambiano mansioni senza nessuna formazione e il buco nero
dell’agricoltura».
Fra i progetti in corso, Confindustria, sindacati e Inail stanno
discutendo un protocollo per le gestione della sicurezza sul lavoro.
Costa si è impegnato a raccogliere e applicare proposte mirate:
«L’agricoltura è il settore più colpito e più debole».
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BORGO SAN DALMAZZO.
«GARA» DI PREVENZIONE E SICUREZZA
Italcementi: due anni
senza infortuni
Da “La Stampa” del 11
settembre di BARBARA BARALE
BORGO SAN DALMAZZO
«Ecco il principale responsabile della tua sicurezza». Sarà merito
anche degli specchi installati negli ingressi del cementificio, se lo
stabilimento Italcementi di Borgo San Dalmazzo - 106 dipendenti attivi
a ciclo continuo - ha raggiunto un traguardo importante: due anni
senza infortuni.
La «gara» di prevenzione infortunistica che è stata lanciata dal
colosso del cemento in Italia (l’azienda controlla un quarto del
mercato italiano, con 29 stabilimenti nella penisola) è iniziata otto
anni fa e ha raggiunto finora il miglior risultato a Civitavecchia,
sei anni trascorsi senza infortuni.
A Borgo San Dalmazzo, dove dagli Anni Quaranta - quando è stato
attivato il cementificio - non si verificano «morti bianche», nel 2001
si contavano 3 casi di infortuni sul lavoro. «Il progetto, avviato con
il supporto di una società di consulenza, è stato quindi fatto proprio
dall’azienda, che ha inserito nello staff le figure individuate dalla
legge 626 - spiega Stefano Callegari, nuovo direttore dello
stabilimento di Borgo, che ha sostituito Dino Cocchia -. Sono state
coinvolte e formate tutte le funzioni, dalla dirigenza agli operai.
Obiettivo: rendere ogni lavoratore - compreso l’indotto - consapevole
dei rischi, per sé e gli altri, di azioni non sicure. E’ stato
installato un contatore dei “giorni senza infortuni” che verrà
azzerato quando dovesse verificarsene uno».
«Per infortunio noi a Borgo San Dalmazzo intendiamo un incidente
certificato dal medico con prognosi di un giorno. La possibilità di
superare la soglia dello “zero”, quindi, è sicuramente molto bassa»,
aggiunge Alessandro Icardi, responsabile dei Servizi primari di
prevenzione e protezione.
Gian Paolo Cillario si occupa dell’animazione e coinvolgimento nel
progetto portato avanti dal cementificio borgarino: «Al centro del
processo produttivo è stato messo l’uomo. Abbiamo spiegato bene
l’importanza di interrompere e segnalare situazioni di pericolo. In
questo modo la cultura della sicurezza si è trasformata in prassi».
Sergio Lovera, rappresentante dei dipendenti: «Ogni 15 giorni lo staff
si riunisce e discute i problemi segnalati. Ora non c’è più bisogno di
ricordare ai dipendenti di mettere il casco. Ma è bene essere sempre
vigili, l’infortunio è dietro l’angolo».
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MOLINO CORDERO. IL
16 OTTOBRE
Carovana nazionale sul “Lavoro sicuro” farà tappa a Fossano
Da “La Stampa” del 17 agosto di BARBARA MORRA
FOSSANO
L'associazione «16 luglio 2007: per non dimenticare», costituita
all'indomani della tragedia alla Molino Cordero, costata la vita a 5
persone, ha aderito alla «Carovana per il lavoro sicuro». Si tratta un
viaggio unito ad iniziative che coinvolgono il mondo del cinema,
teatro, musica e del giornalismo italiano che toccherà i luoghi della
memoria.
Oltre a Fossano, Campello sul Clitumno, Torino, Marghera, Mineo,
Casale e molti altri luoghi simbolo dei «martiri» del lavoro. La
partenza è prevista il 14 settembre 2008 da Venezia in concomitanza
con la mostra del cinema e la carovana arriverà presumibilmente a
Fossano il 16 ottobre. «Anche l'associazione “16 luglio 2007: per non
dimenticare” con il passaggio della carovana dedicherà una giornata a
un anno e tre mesi dalla tragedia con la proiezione di un montaggio
fotografico e la replica dello spettacolo “Con il sudore della fronte”
- spiega il presidente dell'associazione, Paolo Costamagna -. Siamo
molto contenti dell'iniziativa, perchè Fossano non è stata dimenticata
e perchè potremo dare dignità alle nostre morti dimenticate. Facciamo
nostri tutti i punti di attenzione che promuoverà la carovana: non
abbassare la guardia nella lotta contro il lavoro nero e la
precarietà; applicare, gestire e migliorare le norme del protocollo
sul welfare del 23 luglio 2007 e nel testo unico su salute e sicurezza
nei luoghi di lavoro; attuare la delega sui lavori usuranti entro il
31 dicembre 2008, promuovere una grande campagna mediatica per una
cultura della prevenzione».
«Inoltre - prosegue Costamagna - vorrei ribattere all'ex ministro
leghista Castelli sulle sue dichiarazioni riguardanti i dati degli
infortuni sul lavoro che lui reputa falsi. I dati non possono che
essere veritieri in quanto verificati dall'Inail e ricordo che anche
gli incidenti in itinere vengono valutati in quanto previsti da una
legge del parlamento».
Costamagna fa cenno all'iniziativa presentata in Consiglio comunale a
Fossano da An circa la copertura con pannelli dello squarcio che
ancora oggi è visibile sul sito del Molino Cordero: «Capisco che è una
proposta mossa da spirito di compassione, ma mi pare onerosa. Non
sarebbe meglio donare l'eventuale investimento da fare in questa
operazione alle famiglie che rischiano di non veder concretizzati in
tempi brevi i risarcimenti?»
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Incidente sul
lavoro a Cuneo
Funerali
dell’operaio e scioperi nelle fabbriche
Da “La Stampa” del 14
giugno
Si svolgono oggi,
alle 10,30, nella parrocchia di Maria Vergine Assunta, a Carrù, i
funerali di Guglielmo Terreno, l’operaio di 50 anni morto martedì, in
un incidente sul lavoro. L’uomo, dipendente della «Occelli Cancelli»
di Farigliano, è rimasto schiacciato da un telaio in acciaio mentre
stava lavorando alla Lannutti Trasporti di Madonna dell’Olmo, a Cuneo.
Terreno lascia la compagna Tiziana e i figli Davide, Giacomo e Noemi.
Intanto, ieri, nelle fabbriche della «Granda» si è svolto uno sciopero
di un’ora, per rimarcare la necessità di aumentare la sicurezza sui
posti di lavoro e in solidarietà alle famiglie delle vittime. La
mobilitazione è stata indetta da Cgil-Cisl-Uil mercoledì, subito dopo
l’incidente mortale a Madonna dell’Olmo. E’ ancora in corso la
raccolta dati, da parte delle segreterie sindacali provinciali, sulle
adesioni all’iniziativa. Nel settore metalmeccanico fermate e
assemblee si sono svolte alla Valeo e alla Wilab di Mondovì, alle
Falci di Dronero e nel polo siderurgico di Racconigi (Ilva, Lare,
ProFilmec).
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DAL 1998 AL 2006.
CONVEGNO A VICOFORTE
Infortuni sul lavoro nel settore artigiano diminuiti del 14%
Da “LA Stampa” del 13 giugno
«Sul versante degli
infortuni sul lavoro, per l’artigianato, si conferma una situazione
positiva. Tra il 1998 e il 2006 si registra un calo degli infortuni
del 14,1%. Relativamente, poi, agli infortuni mortali, tra il 2001 e
il 2006 sono scesi, sempre nell’ambito dell’artigianato, del 13,6%. Il
trend è continuato anche nel corso 2007». Fonte ufficiale dei dati è
Confartigianato Cuneo: saranno «snocciolati» domani a Vicoforte dal
presidente provinciale Sebastiano Dutto e dal vice Roberto Ganzinelli,
responsabile della zona del Monregalese.
L’occasione è di stretta attualità: dalle 9,30, nella Casa Regina
Montis Regalis, accanto al santuario mariano, si terrà un convegno
sulla sicurezza sul lavoro organizzato dall’associazione di categoria
per parlare del nuovo testo unico sulla sicurezza e su «cosa cambia
per le aziende». Il testo, varato a maggio, sostituisce quello
precedente, del ’94, e la maggior parte delle norme sulla sicurezza
prodotte finora. «Da qui la necessità di informare correttamente le
imprese sul nuovo provvedimento legislativo», dice il vicepresidente
Ganzinelli. La Confartigianato è critica nei confronti del testo del
Governo. «Il riassetto normativo presenta, insieme ad aspetti
condivisibili, rilevanti criticità – dice Ganzinelli -. Non risponde
ancora pienamente all’esigenza di un effettivo miglioramento della
tutela dei lavoratori. Oltre a un aggravio burocratico, c’è un
inaccettabile inasprimento delle sanzioni a carico delle aziende».
Altro confronto che si svilupperà domani è con l’Inail. «Calano –
dicono in Confartigianato - gli infortuni sul lavoro nel nostro
settore, il 91% delle posizioni assicurative artigiane non ne ha
subiti affatto, ma i premi assicurativi non diminuiscono». Oltre a
Dutto e Ganzinelli, al convegno interverranno Guido Zolfino
(funzionario Confartigianato Imprese Cuneo); Alessandra Lanza,
direttore Inail Cuneo; Bruno Gobbi, rappresentante nazionale della
Confartigianato nel Cda. Infine, sul tema «La responsabilità penale
dell’imprenditore» interverrà Ezio Domenico Basso, sostituto
procuratore del tribunale a Mondovì.
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NELLA GRANDA.
DOMANI UN’ORA
Sciopero per
chiedere più sicurezza sul lavoro
DA “La Stampa” del 12
giugno
Non è ancora stata
decisa la data dei funerali di Guglielmo Terreno, 50 anni, dipendente
della «Occelli cancelli» di Farigliano, morto martedì pomeriggio
schiacciato da un pesante telaio in acciaio mentre era al lavoro nella
sede della «Lannutti Autotrasporti» a Madonna dell’Olmo a Cuneo. E’
probabile che la magistratura disponga l’autopsia.
Guglielmo Terreno, originario di Torre Mondovì, abitava a Carrù.
Martedì pomeriggio, con alcuni colleghi, era impegnato a spostare con
un muletto un telaio di dieci quintali, che si è sganciato e l’ha
travolto.
Dopo l’ultimo incidente mortale, in segno di solidarietà alle famiglie
delle vittime e per rimarcare la necessità di aumentare la sicurezza
sui posti di lavoro, Cgil-Cisl-Uil hanno indetto per domani, a livello
provinciale, uno sciopero di un’ora per turno.
Le Rsu sono state invitate a organizzare assemblee all’interno degli
stabilimenti per discutere tematiche sulla sicurezza. Presa di
posizione anche dell’onorevole Cesare Damiano, ex ministro del lavoro:
«Questi fatti così dolorosi devono impegnare tutti, forze politiche e
sociali, nella direzione della piena applicazione delle leggi per la
tutela e la sicurezza dei luoghi di lavoro, a partire dal Testo Unico
sulla Sicurezza, approvato lo scorso 1° maggio»
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NCIDENTE. ABITAVA
A CARRÙ
Operaio muore
schiacciato da telaio d’acciaio
Dipendente di un’azienda di Farigliano stava lavorando alla “Lannutti”
a Cuneo
Da “La Stampa” del 11
giugno di GIANNI SCARPACE CARLO GIORDANO
Schiacciato da un telaio d’acciaio di 10 quintali. Incidente mortale
sul lavoro, ieri pomeriggio, nella sede «Lannutti Autotrasporti» in
frazione Madonna dell’Olmo. La vittima è Guglielmo Terreno, 50 anni,
dipendente della «Occelli cancelli» di Farigliano, ditta specializzata
in carpenteria metallica e chiusure automatiche. Stava eseguendo
lavori all’interno dello stabilimento-deposito alla periferia del
capoluogo.
L’incidente è avvenuto verso le 14,45. Secondo una prima ricostruzione
l’uomo era impegnato con alcuni colleghi a spostare con un muletto un
grande telaio, lungo 9 metri e alto 3,50. Improvvisamente, per cause
ancora in fase di accertamento da parte della polizia, il manufatto si
è sganciato e l’ha travolto.
Scattato l’allarme è intervenuta l’équipe medica del «118». A nulla
sono, però, valsi i tentativi di rianimazione. I rilievi sono stati
eseguiti dalla Spresal (Servizio prevenzione e sicurezza ambienti di
lavoro dell’Asl) e agenti della Squadra Mobile, coordinati dal
dirigente Tommaso Pastore. Ultimati gli accertamenti la Procura ha
autorizzato il trasferimento della salma al cimitero di Cuneo.
Guglielmo Terreno, originario di Torre Mondovì, abitava a Carrù, in
via Monasteroli, insieme alla compagna Tiziana Mazzolino e il figlio
Davide, 12 anni. Era operaio della «Occelli», con sede in frazione
Naviante a Farigliano, solo da gennaio. Prima aveva svolto l’attività
di commerciante di legno a Torre Mondovì. In precedenza aveva abitato
anche a Clavesana. «Sono profondamente addolorato per il grave
incidente - dice Valter Lannutti, titolare dell’azienda di Madonna
dell’Olmo -. Da anni abbiamo rapporti di lavoro con questa ditta,
seria ed affidabile».
Da gennaio sono 9 le morti bianche nella Granda. Il 25 febbraio si era
tenuto a Cuneo anche un Consiglio provinciale aperto sul tema della
sicurezza sul lavoro, alla presenza dell’ex ministro Cesare Damiano.
«Nonostante l’impegno di tutti ancora una volta prendiamo atto di un
gravissimo incidente sul lavoro nel Cuneese - ha detto presidente
della Provincia Raffaele Costa, in un comunicato diffuso ieri sera -.
Esprimo solidarietà verso la vittima e la sua famiglia, ma anche verso
tutti i lavoratori della Granda che pagano un prezzo molto alto per la
crescita economica e produttiva. Abbiamo fatto ripetuti incontri e
convegni sull’argomento, evidentemente non sono bastati».
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ALBA. OPERAIO DI
MONTA’
Cade da una scala e
muore a 47 anni
Da “La Stampa” del 7
giugno di ISOTTA CAROSSO
Ancora una vittima sul lavoro. Ancora una morte bianca. Marco
Parasacco, dipendente della ditta «Gomba» di Alba, specializzata in
avvolgibili e tende, è morto ieri mattina cadendo da una scala, da
un’altezza di tre metri. Aveva 47 anni, era nato a Torino, ma da tempo
abitava a Montà, nella borgata Ghioni di frazione San Rocco.
L’uomo stava riparando un guasto a un’avvolgibile elettrico insieme
con un collega, in una villetta in località Serre, sulla prima collina
di Alba: erano già stati lì il giorno prima, ma, mancando alcuni
materiali, erano tornati per un secondo intervento. Verso le 10,15 il
lavoro era già quasi ultimato: il collega era all’interno
dell’abitazione, davanti alla finestra, mentre Parasacco si trovava
all’esterno, sulla scala, per verificare il buon funzionamento della
tapparella. La finestra s’affaccia sul cortile, vi si accede dal
vialetto d’ingresso alla villa, sotto il portico. In casa c’era solo
una parente venuta a seguire gli operai mentre i proprietari erano al
lavoro. Secondo una prima ricostruzione, l’uomo ha perso l’equilibrio
ed è scivolato. La caduta è stata fatale: ha sbattuto violentemente il
capo sugli autobloccanti. Immediato l’allarme, ma quando è arrivato il
«118» Parasacco era già morto.
Sono intervenuti il procuratore della Repubblica Luigi Riccomagno, i
carabinieri della compagnia di Alba al comando del capitano Nicola
Ricchiuti e i funzionari dell’Asl per la prevenzione e la sicurezza
sul lavoro. La salma è stata trasportata alla camera mortuaria del
cimitero albese, dove il medico legale ha accertato la morte per
trauma cranico. Sono arrivati il fratello, il titolare e i colleghi
della ditta, sul cancello della quale è stato subito scritto a mano
«Chiuso per lutto».
Marco Parasacco lascia anche la convivente e i genitori. «Era un gran
lavoratore, un caro amico con il quale condividevo la passione della
caccia e per i segugi, per i quali svolgeva anche attività di
volontariato», dice Ettore Cravero, responsabile della sezione
Federcaccia di Montà. I funerali si svolgeranno lunedì alle 10,30, in
San Rocco a Montà, dove la disgrazia ha suscitato profondo cordoglio.
Il sindaco Silvano Valsania: «Tutto il paese partecipa al dolore della
famiglia». Stasera e domani alle 21 veglia di preghiera.
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FOSSANO.
GARANZIA DELLA REGIONE
“Presto risarciremo i parenti delle vittime del Molino”
Da “La
Stampa” del 8 maggio di ]WALTER LAMBERTI
Mentre continua la polemica sul silenzio dello Stato sulla tragedia
del Molino Cordero di Fossano, dovuta al mancato conferimento delle
stelle al merito alla cerimonia del 1° maggio a Roma, si fa pressante
la richiesta di «risposte» sui risarcimenti ai familiari delle cinque
vittime e alla liquidazione (Tfr) per i lavoratori che hanno perso il
posto dopo il fallimento dell’azienda.
Paolo Costamagna, presidente dell’associazione «16 luglio 2007: per
non dimenticare», in una nota inviata alla Regione ha chiesto
chiarimenti sul Fondo di solidarietà per le vittime degli incidenti
sul lavoro. L’altro giorno l’assessore regionale al Welfare e lavoro,
Teresa Angela Migliasso, ha risposto annunciando «una soluzione ormai
imminente».
«È di prossima approvazione da parte della Giunta regionale il
regolamento previsto dalla legge 21 dicembre 2007 sul Fondo di
solidarietà che darà attuazione alla legge prevedendo l’erogazione di
un contributo finanziario per un sostegno economico ai familiari delle
vittime - spiega la Migliasso in una lettera a Costamagna -. Questo
non è sufficiente perché occorre anche che sia approvato il bilancio
di previsione della Regione che rende disponibile e spendibile il
milione di euro stanziato per i parenti delle persone decedute.
Confido che entro maggio l’iter sia terminato e si possano avviare le
procedure per le erogazioni».
Costamagna si è detto «soddisfatto», ma è tornato sulla questione Tfr:
«I lavoratori del Molino hanno ricevuto solo una parte di
liquidazione: devono ancora essere saldati circa 45 mila euro in
tutto». Anche su questo problema la Migliasso rassicura, facendo
riferimento al fondo di garanzia dell’Inps che permetterebbe ai
lavoratori di aziende fallite non soltanto di recuperare il Tfr, ma
anche le ultime tre mensilità eventualmente non corrisposte dal datore
di lavoro. «Per ottenere le spettanze - sottolinea la Migliasso - è
prevista una procedura per accertare il credito del lavoratore e
l’iscrizione allo stato passivo del fallimento. Consiglio quindi ai
dipendenti di rivolgersi, eventualmente anche tramite le
organizzazioni sindacali, al curatore fallimentare e all’Inps».
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FOSSANO.
IL COMITATO NON VUOLE INCONTRARE L’EX MINISTRO DAMIANO
“I nostri, morti dimenticati”
Cresce la polemica sul silenzio a Roma per le 5 vittime del Molino
Da “La
Stampa” del 6 maggio di WALTER LAMBERTI
«Tragedie di serie A e di serie B. L’assenza dello Stato in uno dei
più gravi incidenti sul lavoro degli ultimi anni, quello della Molino
Cordero. La sensazione di essere stati abbandonati. Unica
consolazione, la solidarietà dimostrata dalla gente con gesti concreti
di vicinanza a chi è nel lutto». Continua la querelle nata dopo il
mancato conferimento delle stelle al merito del lavoro alla memoria
per le vittime di Fossano durante la cerimonia del 1° maggio a Roma.
Una polemica che ha coinvolto anche il ministro del Lavoro uscente,
Cesare Damiano, accusato di «non essersi interessato al caso».
A puntare il dito è stato Paolo Costamagna, presidente
dell’associazione «16 luglio 2007: per non dimenticare» di ritorno
dalla Capitale con Giovanna Ricca, moglie di Mario, una delle vittime
del Molino. Alla protesta si è unito il primo cittadino Francesco
Balocco. Dopo la risposta del ministro, che ha cercato di stemperare
gli animi, ora un nuovo, durissimo attacco scritto di Costamagna,
rivolto direttamente a Damiano. «Con la sua dichiarazione accusa tutta
una città di voler polemizzare sui morti. Cosa che lei dice di non
voler fare perchè ha troppo rispetto per le vittime sul lavoro del
2007. Io in quel maledetto 16 luglio ho rischiato di perdere mia
moglie e cinque famiglie hanno purtroppo perso cinque mariti, padri e
figli. Mi fidavo delle istituzioni, ma ora la mia fiducia sta
vacillando. Ho visto almeno quattro ministri cuneesi, lei, gli
onorevoli Paolo Ferrero, Livia Turco ed Emma Bonino non prendersi a
cuore la vicenda fossanese».
E aggiunge: «La nostra non è una mera polemica, ma la richiesta di
giustizia di un popolo laborioso che ha visto il martirio di cinque
suoi figli. Crediamo che sia più opportuno portare le nostre istanze
al nuovo Governo. Invito quindi il nuovo ministro del lavoro e non
lei, a venire a Fossano appena si insedierà. Chiedo ai parlamentari
cuneesi e piemontesi di portare questa vicenda in Parlamento al più
presto».
Anche i consiglieri regionali Giorgio Ferraris ed Elio Rostagno hanno
deciso di intervenire nella vicenda. «L’impressione che non fosse
stata riconosciuta pari dignità alle vittime di incidenti di uguale
drammatica importanza era già presente - spiegano -. Ci sentiamo
umiliati e vogliamo esprimere la nostra solidarietà a quanti sono
coinvolti da questa amarezza». I due consiglieri sono i primi
firmatari di un ordine del giorno con il quale si chiede alla
presidente della Regione Mercedes Bresso di attivarsi al fine di
ottenere dal Presidente della Repubblica che i cinque morti del Molino
Cordero vengano considerati al pari dei sette della torinese Thyssen
Krupp, tramite il conferimento delle stelle al merito.
A commentare il mancato conferimento della medaglia, visto come una
«beffa» che si va ad aggiungere al danno, c’è anche Loredana Barale,
moglie di Marino, l’operaio di Robilante morto alla Cordero: «Quando
abbiamo visto in tv il servizio sulla cerimonia del 1° maggio, mia
figlia di 16 anni è rimasta sconcertata. Mi ha detto “Ecco hai visto,
non ci hanno considerati, eppure anche mio padre quel giorno non è più
tornato dal lavoro”. Quando le ho detto che non era importante
ricevere una medaglia, ha aggiunto: “Sì, ma in quel modo avremmo forse
potuto iniziare a dare un senso alla morte di papà”. Sono rimasta
senza parole».
Intanto, i familiari delle vittime non hanno ancora ricevuto
risarcimenti né dallo Stato o dalla Regione attraverso il fondo
appositamente costituito, né dall’assicurazione. E il fallimento del
Molino complica le cose.
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“Disponibile a
un confronto sul Molino”
da "La Stampa" del 4 maggio
Nessuna polemica da parte mia. Ho troppo
rispetto per le vittime del lavoro, che purtroppo nel 2007 sono
state 1260». A parlare è l’ex ministro del Lavoro Cesare
Damiano, che interviene sulla polemica nata in seguito alla
partecipazione di una delegazione fossanese alla cerimonia del
1° maggio a Roma, su invito del Presidente della Repubblica.
Cerimonia nella quale la tragedia del molino Cordero non sarebbe
stata neppure menzionata.
«Ho lavorato sin dall’inizio per combattere la piaga delle morti
bianche - spiega Damiano -. Il testo unico sulla salute e
sicurezza pubblicato lo scorso 1° maggio sulla gazzetta
ufficiale ne è testimonianza concreta e raccoglie il mio decreto
del 2007 che istituiva il fondo di solidarietà per i famigliari
delle vittime sul lavoro. Con l’assessore regionale Migliasso ho
lungamente discusso e la Regione Piemonte ha istituito lo stesso
fondo che ha effetto retroattivo a partire dal 1° gennaio 2007.
Al termine della manifestazione del 1° maggio ho esplicitato la
mia disponibilità ad un incontro privato, anche per la
delicatezza dell’argomento, con i famigliari delle vittime
fossanesi. Sono sempre disponibile al confronto e se sarà
necessario anche ad un incontro con le istituzioni locali. Penso
che in ogni occasione debba prevalere il dialogo e il
confronto».
Accuse anche dal sindaco di Fossano, Francesco Balocco, che
aveva detto: «Ci sentiamo offesi dal silenzio dello Stato». Le
sue parole si aggiungevano a quelle di Giovanna Ricca, vedova di
uno dei cinque morti al Molino, di ritorno da Roma insieme al
figlio Rudy e a Paolo Costamagna, presidente dell’associazione
«16 luglio: per non dimenticare». La donna si era detta
«profondamente amareggiata», non tanto per il fatto della
mancata consegna della stella al merito del lavoro alla memoria,
ma per l’assoluto silenzio sulla tragedia fossanese durante
tutta la cerimonia. «Un fatto - aveva commentato Balocco - che
offende la sensibilità della vedova Ricca e del figlio, che si
sono sobbarcati due voli in aereo a loro spese, insieme al
presidente Costamagna, pur di vedere onorata la figura del
marito e del padre, prima vittima di quel terribile incidente».
E ancora: «Noi fossanesi ci siamo rimboccati le maniche e
abbiamo fatto ugualmente tutto da soli, senza curarci
dell’assenza dello Stato. Ora, però, la pazienza ha superato il
limite».
C’è amarezza anche fra gli altri famigliari delle vittime.
Grazia Cavicchioli, vedova di Antonio Cavicchioli, commenta: «A
mio parere sono due gli aspetti tristemente rilevanti di tutta
questa faccenda: da un lato il disinteresse pressoché totale da
parte delle istituzioni pubbliche, e dall’altra il fatto che non
si sia riusciti ad evitare il fallimento dell’azienda, il che
rende tutto, risarcimenti in primo luogo, ancora più complicato
e incerto». Commento amaro anche da Paolo Costamagna, che in
questi mesi in più di un’occasione ha scritto al Capo dello
Stato. «Avevo sperato che l’invito alla cerimonia fosse un modo
per recuperare il silenzio da parte delle istituzioni - spiega
-, invece ancora una volta non siamo stati considerati. Prima di
ripartire ho incontrato il nuovo presidente del Senato, Renato
Schifani: mi ha assicurato che sul caso aprirà un’istruttoria
parlamentare. Durante la giornata ho parlato anche con l’ex
ministro Damiano, che credevo avrebbe preso a cuore la vicenda,
essendo un cuneese. Ma i fatti sono andati diversamente».
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FOSSANO. CERIMONIA DEL PRIMO MAGGIO
“Lo Stato ignora i
morti del Molino”
Protesta una vedova invitata a Roma Altri 28500 euro da Specchio
dei tempi |
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[da “La
Stampa” del 3 maggio di WALTER LAMBERTI
«Eravamo sul palco d'onore, insieme ad autorità, politici, tra
questi il ministro Damiano, cuneese, e altri famigliari di vittime
dei recenti incidenti sul lavoro, quello della Tyssen, Marghera e
di Molfetta. Ma ci siamo sentiti soli, in secondo piano.
Dimenticati dalle istituzioni». E’ amareggiata Giovanna Ricca,
vedova di uno dei cinque lavoratori morti lo scorso luglio nel
rogo del molino Cordero di Fossano, di ritorno da Roma dove ha
preso parte alla cerimonia del 1° maggio durante la quale è stato
scoperto il monumento dedicato alle morti bianche. La donna, con
Paolo Costamagna, presidente dell'associazione «16 luglio 2007:
per non dimenticare» aveva ricevuto la lettera di invito dal
Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Nella cerimonia
non solo non sono state consegnate le stelle al merito in memoria
dei caduti sul lavoro (cosa avvenuta per i famigliari delle
vittime della Tyssen), ma nei discorsi sulle morti bianche, il
caso fossanese, uno dei più gravi degli ultimi tempi, non è stato
menzionato.
«Non pretendevamo la medaglia - continua la Ricca -; ma il fatto
di non essere stati citati indica che la nostra tragedia non è
stata considerata al pari delle altre. E non ne comprendo il
motivo. Con questo non vogliono scatenare una "guerra tra poveri"
con alti casi e altri famigliari che stanno vivendo il nostro
stesso dolore, ma semplicemente ricordare che a Fossano, come a
Torino, è successo un incidente nel quale sono morte cinque
persone. E gli orfani fossanesi sono uguali agli altri».
Amarezza condivisa dal sindaco di Fossano, Francesco Balocco: «La
dimenticanza protocollare potrà anche avere ragioni plausibili, ma
si va ad aggiungere ad un rosario di disattenzioni da parte delle
Istituzioni statali non più tollerabile. Paolo Costamagna ci dice
che l'ex ministro Damiano (che ai tempi dell'incidente non spedì
nemmeno un telegramma) avrebbe intenzione di passare a Fossano nei
prossimi giorni. La risposta più spontanea è: non venga».
Ieri sono stati consegnati alle quattro vedove di vittime del
«Molino Cordero» altri 28.500 euro offerti dai lettori de «La
Stampa» tramite Specchio dei Tempi, destinati agli orfani. La
sottoscrizione tramite La Stampa - che ha superato i 60 mila euro
- resta aperta. |
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Medaglia alla
vedova dell’operaio Thyssen
Napolitano ricorderà anche le 5 vittime del Molino Cordero
Da “La
Stampa” del 30 aprile di WALTER LAMBERTI
Molino Cordero e Thyssen Krupp. Due aziende teatro di tragedie «che
non si devono dimenticare». E non le dimenticherà domani il Presidente
della Repubblica, Giorgio Napolitano, nella giornata che quest’anno
sarà dedicata alle «morti bianche», problema sempre più sentito anche
nella Granda. A Roma verranno ricordate le cinque vittime dello
scoppio al Molino Cordero di Fossano del 16 luglio scorso (Valerio
Anchino, Marino Barale, Mario Ricca, Massimiliano Manuello e Antonio
Cavicchioli). Saranno presenti anche la vedova e i figli di Antonio
Schiavone, di Envie, uno degli operai vittima della Thyssen. La donna
riceverà la medaglia d’oro dal Capo dello Stato.
Sarà Paolo Costamagna, presidente dell’associazione «16 luglio: per
non dimenticare», a farsi invece portavoce del ricordo delle vittime
del Molino nella Capitale. Lo accompagneranno la moglie e il figlio di
Mario Ricca. «Napolitano ci ha invitati alla cerimonia, ma non
sappiamo se sia prevista una medaglia anche per gli operai Cordero -
commenta Costamagna -. In ogni caso siamo felici che le istituzioni
non dimentichino questa tragedia, un atteggiamento che bisognerebbe
mantenere tutto l’anno, non solo il primo maggio».
Nella Granda, sempre domani, sarà ancora Fossano a riportare
l’attenzione sulle morti bianche con un convegno promosso dalle
organizzazioni sindacali. La giornata inizierà alle 9,15 con la
deposizione di una corona di fiori al Molino Cordero. Alle 9,30, al
Castello degli Acaja, inizierà il dibattito. Interverranno i segretari
provinciali di Cgil e Uil, Marco Ricciardi e Giovanni Ventura, il
segretario regionale Cisl Marcello Maggio, oltre a rappresentanti
dell’Inail e dello Spresal Asl Cn 1.
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CHIESA
LOCALE. APPELLO DEL VESCOVO DI ALBA
“Basta tragedie sul lavoro”
Da “La
Stampa” del 27 aprile di ALDO RIBERO
Anche nella Granda le «morti bianche» e gli incidenti sul lavoro sono
un problema sempre più sentito. Come in altre zone, i settori più
colpiti sono l’edile e il primario. Anche la Chiesa si fa portavoce
dell’allarme in occasione della «Giornata della solidarietà» promossa
oggi, in tutte le parrocchie, dalla pastorale del lavoro del Piemonte.
Il vescovo di Alba, monsignor Sebastiano Dho, ha inviato una lettera
alle comunità per invitare i fedeli a farsi promotori di un nuovo
stile di lavoro e di un maggior senso di responsabilità da parte di
tutti.
«L’uomo è l’autore, il centro e il fine di tutta la vita economica e
sociale - afferma monsignor Dho citando il Concilio Vaticano II - e
quindi, come diceva Giovanni Paolo II, il lavoro è per l’uomo e non
l’uomo per il lavoro. Sulla base di questi principi è chiaro che,
prima e oltre ad ogni ragionevole studio di soluzioni tecniche utile
per ridurre il rischi di chi lavora, occorre interrogarsi, tutti
indistintamente: datori di lavoro, autorità, organismi sociali di
tutela e lavoratori stessi. Siamo veramente convinti della precedenza
assoluta della persona sulle cose, della tutela della salute sul
guadagno, della solidarietà sull’interesse individuale immediato, del
diritto-dovere di non accettare passivamente per paura o ignavia
l’andazzo irresponsabile di troppi in alto e in basso?».
Su queste questioni monsignor Dho chiede a tutti di dare risposte
chiare dalle quali scaturiranno anche pratiche virtuose che renderanno
il lavoro sempre più sicuro.
«Non sono sufficienti comunque i proclami - conclude monsignor Dho -.
Bisogna dare corpo a questi principi. La tutela del lavoro e del
lavoratore deve essere un dovere a cui nessuno si deve sottrarre,
tanto meno la comunità cristiana che, anzi, deve farsi promotrice di
un’educazione al rispetto dell’impiego e della massima tutela del
lavoratore».
Monsignor Dho chiede infine alle comunità di impegnarsi in prima
persona. «La Giornata della solidarietà ha il fine di sensibilizzare e
scuotere la coscienza personale e comunitaria dei credenti. Su
questioni così serie non si può tacere. E’ un peccato di omissione».
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CONVEGNO
ROTARY. SICUREZZA
Lavoro: ventuno morti in un anno
Da “La
Stampa” del 20 aprile di MONICA COVIELLO
L’anno scorso gli infortuni sul lavoro nella «Granda» sono stati oltre
11 mila, di cui 21 mortali. Quando, mesi fa, hanno pensato
all'organizzazione di questo convegno distrettuale, il rotariani del
club saluzzese ancora non conoscevano questi dati, eppure, con una
singolare intuizione, hanno anticipato la tragica attualità del tema.
E, per fornire spiegazioni, ma soprattutto soluzioni al problema, che
accomuna dolorosamente tutta l'Italia, hanno radunato ieri i maggiori
esperti del settore della sicurezza sul lavoro. Moderatore Giampiero
Gramaglia, direttore responsabile dell'Ansa. Saluzzese di nascita,
anche se per lavoro non vi ha mai vissuto a lungo, confessa di
conservare da sempre, nel suo ufficio, un'immagine che ritrae la
Saluzzo vecchia, «un luogo a cui sento sempre di più di appartenere».
Da responsabile della principale agenzia di stampa nazionale, ricorda,
prendendo ad esempio le ultime 72 ore, che fra i titoli dei dispacci
Ansa, molti interessano gli incidenti sul lavoro. Il più recente, in
provincia, quello dell'8 aprile, quando tre persone hanno rischiato di
rimanere intossicate da esalazioni di vernice. Il numero degli
infortuni, seppure in lenta diminuzione, rimane ancora elevato e
preoccupante, anche se, come ha sottolineato Mario Piovano, presidente
del Rotary Club di Saluzzo, ci sono segnali positivi. Un esempio,
portato al folto pubblico presente nella sala della caserma Mario
Musso, è stato quello della Sedamyl, che ha sede proprio dall'altra
parte della strada: recentemente, ha festeggiato i 1000 giorni senza
incidenti. Vanto dei rotariani è che i titolari, Mario e Giuseppe
Frandino, siano due appartenenti al club. «All'ingresso dell'azienda -
ha ricordato Piovano - è esposto il cartellone ‘’Safety first’’, un
segno che indica la volontà di porre la sicurezza del lavoratore al
primo posto fra i valori dell'impresa».
Paolo Allemano, sindaco di Saluzzo, ha invece posto l'accento
sull'importanza dell'investimento nella sicurezza: «Nel distretto
saluzzese - ha spiegato il primo cittadino, che è anche medico -
vengono spese, per l'assistenza farmaceutica, 198 euro pro capite:
avrebbe certamente meno peso l'impiego del denaro per salvaguardare la
salute prevenendo gli incidenti». Enrico Pira, ordinario di Medicina
del lavoro all'Università di Torino, ha sottolineato quanto
l'interesse mediatico abbia inciso sul grado di attenzione con il
quale sono state lette le vicende degli ultimi tempi, e ha speso
parole di partecipazione ricordando le cinque vittime dell'incidente
al Molino Cordero «che avrebbe meritato una riflessione più sentita».
Ad Alfredo Dino Bonsignore, ordinario di Medicina del lavoro
all'Università di Genova, è toccato sviluppare un excursus per
dimostrare quanto, dall'800, periodo della rivoluzione industriale
inglese, i passi avanti nella tutela del lavoratore siano stati
comunque notevoli, passando attraverso la creazione della prima
Clinica del lavoro, all'inizio del 900, il rafforzamento del ruolo
dell'Inail e la legge 626 del 1994.
Giuseppe Cimaglia, sovrintendente medico generale dell'Inail, ha
affrontato il problema della responsabilità sociale d'impresa, mentre
Sergio Iavicoli, direttore dell'Ispels, Francesco Piunti, direttore
del dipartimento di prevenzione dell'Asl di Biella, Paolo Piana,
presidente della Sinterama spa e Santo Alfonzo, direttore Spresal
dell'Asl di Cuneo, hanno completato il quadro con interventi sul
governo nelle politiche della salute dei luoghi di lavoro, fornendo un
esempio di modello preventivo e indicando il ruolo dell'organo di
vigilanza nella prevenzione.
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Millesimo cade da un tetto
Infortunio sul lavoro: grave un operaio
Da
“L’Unione Monregalese” del 16 aprile di f.m.
Infortunio sul lavoro la scorsa settimana in via Delfino a Millesimo.
Baqir Dori, 37 anni, operaio albanese, residente in corso Tardy e
Benech a Savona, di-pendente della ditta Edile- , Igeco di Millesimo
stava lavorando sul tetto di un capannone quando, forse per una
distrazione, ha appoggiato un piede su una lastra di plastica che ha
ceduto.
L'uomo è caduto a terra dall'altezza di tre metri procurandosi
fratture ad un polso e agli arti inferiori e alcune contusioni.
Immediatamente soccorso Baqir Doci è stato trasferito all'ospedale
"San Paolo" di Savona dove dai sanitari è stato giudicato guaribile in
20 giorni. Una disavventura che avrebbe potuto avere
conseguenze molto più
gravi.
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I
SINDACATI. IL CASO DI CENTALLO
“Troppe morti bianche nel settore ferroviario Garantite sicurezza”
Da “La Stampa” del 6 aprile
Cordoglio
per la morte di Aldo Botasso, l’operaio delle Ferrovie originario di
Bernezzo morto mercoledì scorso fulminato da una violenta scarica
elettrica mentre stava lavorando sui cavi dell’alta tensione, vicino
alla Stazione di Centallo. Ma anche apprensione per coloro che si
trovano a lavorare in condizioni di pericolo e la richiesta di fare
luce sulle vere cause dell’incidente. Sono i contenuti di una lettera
scritta dai sindacati dei lavoratori del settore Trasporti
all’indomani della morte del collega.
«Tutto il sindacato, tutti i ferrovieri della provincia di Cuneo
esprimono il loro cordoglio ai familiari di Aldo Botasso - si legge
-.Un’altra vittima si aggiunge all’elenco dei colleghi morti
tragicamente sul posto di lavoro e ancora una volta si ripropone il
tema della sicurezza in un settore, quello della manutenzione
infrastrutture, che è particolarmente a rischio».
E poi spiegano come dallo scorso gennaio si riunisca regolarmente la
«sede permanente di incontro sulle tematiche riconducibili alla
formazione ed alla sicurezza del lavoro» proprio per mantenere alta
l’attenzione e individuare nuove soluzioni utili a consolidare e
migliorare le condizioni e gli standard di sicurezza.
Poi il dito puntato contro le Ferrovie. «Il clima organizzativo che si
respira all’interno del Gruppo Fs deve cambiare - scrivono i sindacati
-; un ventennio pressoché ininterrotto di ristrutturazioni e
riorganizzazioni che non lasciano intravedere un periodo di stabilità
sta cominciando a determinare un forte disagio e un senso di
precarietà fra i lavoratori, che influenzano negativamente il lavoro
quotidiano. Abbiamo in molte occasioni denunciato che le
sollecitazione indirizzate nei confronti dei lavoratori della
manutenzione per esigenze di circolazione cominciano a diventare
insostenibili».
Intanto l’inchiesta per accertare le cause dell’incidente di Centallo
va avanti.
«Non conosciamo ancora con esattezza come si è prodotta la tragedia -
concludono le organizzazioni sindacali -. Chiediamo risposte chiare ed
urgenti su come si sono svolti i fatti: le chiediamo al Gruppo Fs e al
ministero dei Trasporti e attendiamo l’esito degli accertamenti della
magistratura».\
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CENTALLO.AVEVA 51 ANNI
Operaio Fs folgorato da scarica di 3mila volt
Impegnato in lavori di manutenzione era di Bernezzo
Da “La
Stampa” del 4 aprile di WALTER LAMBERTI
Un altro morto sul lavoro che si aggiunge alla lunga catena di
incidenti. Si tratta di Aldo Maria Botasso, 51 anni, dipendente Rfi
(già Fs), originario di Bernezzo. L’incidente nel primo pomeriggio di
ieri, intorno alle 14. L’uomo stava lavorando con due colleghi lungo
la linea ferroviaria Fossano-Cuneo, all’altezza del passaggio a
livello di Centallo, in direzione Roata Chiusani. Un lavoro di
ordinaria manutenzione a un trefolo di guardia, un circuito di
protezione che serve per la messa a terra dei cavi dell’alta tensione.
I due colleghi lavoravano a pochi metri di distanza.
Una scarica di 3000 volt ha folgorato l’uomo che in quel momento si
trovava su un traliccio, scaraventandolo a terra da un’altezza di 6
metri. Inutili i soccorsi del personale medico del «118» accorso
immediatamente. L’uomo è morto all’istante. Sono intervenuti i
carabinieri di Centallo, la Polizia, il personale dello Spresal e i
vigili del fuoco. L’incidente non ha causato interruzioni o ritardi
sulla linea ferroviaria, dove il traffico è proseguito regolarmente.
E’ intervenuto anche il magistrato cui spetterà, attraverso
l’inchiesta che è stata aperta, stabilire la dinamica dell’incidente e
le possibili cause. Un’indagine parallela sarà eseguita dalle
Ferrovie.
Aldo Maria Botasso lascia la moglie Ellena Rosso, titolare di un
negozio di casalinghi e articoli regalo a Bernezzo, e due figlie,
Debora, 25 anni e Samanta di 19.
Oltre all’attività lavorativa (era dipendente delle Ferrovie da oltre
20 anni e prima aveva lavorato alla Michelin), Botasso era impegnato
in diversi ambiti: faceva parte dell’Avis di Bernezzo ed era nel
direttivo della Rampignado, la gran fondo di mountain bike che si
corre da 15 anni in Valle Grana. «Siamo ancora sotto choc per la
notizia - commenta l’amico Osvaldo Eliotropio, assessore al Comune di
Bernezzo ed ex presidente della Rampignado -; Aldo era sempre presente
nelle varie iniziative della nostra comunità, dall’organizzazione
delle manifestazioni con la Pro loco, al mondo del volontariato, alla
Rampignado di mountain-bike per la quale si spendeva da oltre dieci
anni seguendo in particolar modo la sezione dedicata ai giovanissimi».
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Assessore e forze sociali
Sicurezza sul lavoro, confronto in municipio |
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Da “La
Stampa” del 29 marzo
Si è
svolta nella sala consigliare del municipio di Savigliano la prima
riunione del tavolo di confronto sul tema della sicurezza sul
lavoro, organizzato dall’assessorato comunale in seguito
all’approvazione da parte del Consiglio si un ordine del giorno
che impegnava il sindaco e la Giunta a realizzare iniziative
concrete in merito. Al primo incontro, guidato dall’assessore al
Lavoro David Valderrama, hanno partecipato il direttore del
Servizio prevenzione e sicurezza dell’Asl 17 Santo Alfonzo,
Giuseppina Mosca e Marco Carena della Cgil e della Cisl, Silvana
Truffo della Cia, Marina Parizia della Coldiretti, i presidenti di
Confartigianato Michele Giacosa e della Confederazione
dell’artigianato Carlo Giachello. Il dibattito si è protratto per
oltre due ore e al termine i partecipanti hanno condiviso la
necessità di mettere in atto iniziative concrete per la
prevenzione e la sicurezza, in aggiunta a quanto già vanno facendo
le istituzioni impegnate nei vari settori. |
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SUMMIT Incontro in Comune su un problema che non ammette più rinvii
«Più sicurezza sul lavoro!»
Da “Il Saviglianese” del 27 marzo
Un
incontro impegnativo, quello che ha riunito giovedì
scorso, nella
sala del Consiglio
comunale, istituzioni, parti so. ciali e agenzie del territorio per
affrontare lo spinoso tema della sicurezza nei luoghi di lavoro.Il
tavolo di confronto, organizzato dall'assessorato
al
Lavoro a seguito
dell'approvazione da patte del Consiglio comunale cittadino di un
ordine del
giorno
che impegna sindaco e
giunta a realizzare
iniziative
con-crete
al riguardo, è
stato un primo momento di confronto tra i soggetti che a vario titolo
sono coinvolti da questa delicata tematica.
All'incontro, oltre all'assessore
David
Valderrama, hanno preso parte
il
dottor Santo Alfonzo, direttore del servizio
prevenzione e sicurezza dell'ex AsI 17, Giuseppina Mosca e Matteo Carena,
rispettivamente della Cgil e della Cisl,
Silvana
Truffo per la
Cia, Marina Parizia della Coldiretti, i presidenti di
Confartigianato, Michele
Giacosa, e della Confederazione nazionale dell'artigianato Carlo Giachello, oltre al
presi-dente. del Consiglio comunale
Sergio Mondino ed ai consiglieri
comunali Alberto Mana e Mario Daniele.
Dopo una breve ìntroduzione
dell'assessore al Lavoro, si è entrati nel
vivo
del dibattito
grazie soprattutto all'ampia conoscenza
della tematica da par-te
del dottor Alfonzo. Questi ha evidenziato come
vi sia una
scarsa conoscenza dei servizi
preposti dall'Asl e di quanto sia utile superare
una visione dei
soli casi d'emergenza, per andare invece a fondo dei problemi che pure esistono. Alfonzo
ha inoltre spiegato la diversa natura degli infortuni, le misure
finota adottate dall'Asl e, infine, ha invitato le istituzioni ad una
maggiore collaborazione, andando oltre la semplice questione infortuni per parlare
anche di
un altrettanto
pericolosa problematica: quella delle malattie professionali.
Aldilà delle diverse opinioni che sono emetse nelle due
ore di dibattito, è stata da tutti sostenuta la necessità di attivare
iniziative concrete che su-portino e non sostituiscano quanto già si
sta facendo.
.Nelle prossime settimane —
ha
dichiarato Valderrama —
verranno
approfonditi alcuni temi al
fine
di
giungere alla prossima riunione
con
proposte
operative, quali
potrebbero
essere la
creazione
di
materiale
infomtativo,
la sollecitazione
delle imprese o la
vigilanza da
parte del Comune stesso».
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FOSSANO.I RISULTATI DELL’INDAGINE DELLA PROCURA
Strage al Molino
Cordero “Poteva essere evitata”
Morirono in cinque. Per i periti
fu sottovalutato il rischio di esplosione
da "La Stampa" del 20 marzo di VALTER
LAMBERTI
Omicidio plurimo colposo, crollo e incendio colposo, omissione
dolosa di misure antinfortunistiche. Sono questi i tre capi
d'accusa per i quali risultano indagati Dario e Aldo Cordero,
padre e figlio, rispettivamente presidente del consiglio di
amministrazione e amministratore delegato della Molino Cordero
di Fossano, teatro lo scorso 16 luglio della tragica esplosione
nella quale persero la vita cinque lavoratori.
A otto mesi dall'incidente del molino fossanese si sono chiuse
le indagini condotte dalla Procura di Cuneo. Ieri mattina nel
corso di una conferenza stampa il procuratore di Cuneo, Alberto
Bernardi, ha illustrato i risultati delle ricerche. Presente
anche il sostituto procuratore Marco Sanini, titolare del
procedimento, e Adriano Gerbotto, il perito nominato dalla
Procura per le rilevazioni e le indagini.
«Il 16 luglio del 2007 durante un'operazione di scarico parziale
di una cisterna caricata in eccesso si è avuta una enorme
deflagrazione che ha provocato il crollo parziale dello stabile
e il conseguente incendio che ha causato la morte di cinque
persone», ha introdotto il Procuratore, ripercorrendo gli attimi
dell'incidente e la dinamica dello stesso. «Dopo otto mesi di
indagini e rilevazioni, siamo in grado di ricostruire l'accaduto
e individuare le cause».
Cause che sono state illustrate da Marco Sanini e dal consulente
tecnico Gerbotto. «In questo caso - ha spiegato Sanini - vi è
sicuramente una componente accidentale. Ma da parte dei titolari
dell'azienda è stato sottovalutato un rischio che invece andava
calcolato, proprio per il tipo particolare di lavorazione che
viene fatta nel molino. La farina ha una grande potenzialità
esplosiva. Nella fase di ripompaggio della stessa nel silo si
sono formate cariche elettrostatiche e la mancanza di un sistema
di messa a terra a fatto sì che si venissero a creare le
condizioni per l'esplosione: il combustibile (la farina) il
comburente (l'aria) e l'innesco (le cariche elettrostatiche)».
I titolari della Molino Cordero dovranno rispondere della
carenza di misure di sicurezza adeguate. È stata invece esclusa
del tutto (a differenza di quelle che erano le prime ipotesi)
una possibile responsabilità a carico della ditta di Antonio
Cavicchioli (una delle vittime dell'incidente). L'uomo si
trovava al molino per lavori di manutenzione, ma secondo le
indagini condotte da Gerbotto tali lavori non erano ancora
iniziati e l'uomo, lì per un sopralluogo e per organizzare da
farsi, si è tragicamente trovato nel posto sbagliato al momento
sbagliato.
Ora, depositati gli atti, si andrà di fronte al Gip, per poi
aprire il processo.
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INCIDENTE SUL
LAVORO. OFFICINA MECCANICA A CHERASCO
Operaio schiacciato da una cappa d’acciaio
La vittima
(55 anni) di Racconigi lascia due figli
da "La
Stampa" del 16 marzo 2008 di Aldo Mano e Valter Manzone
Un operaio è morto schiacciato dalla cappa di acciaio di 10
quintali che stava sollevando con il carro-ponte. La vittima
dell’ennesimo incidente sul lavoro è Virginio Spirito, 55 anni,
originario di Monteverde (Avellino), residente a Racconigi e da
una decina d’anni dipendente della «G. F.» di Caramagna.
L’uomo, insieme a due colleghi, ieri stava lavorando all’«Omr»
dei fratelli Ravera, in via Langhe, per effettuare il montaggio
del sistema di aspirazione fumi. A fine mattinata, poco prima
della pausa pranzo, è arrivato il camion con la pesante cappa
che doveva essere piazzata sul soffitto dell’officina.
Spiegano i fratelli Ravera, visibilmente scossi: «Avevamo
incaricato un nostro operaio abilitato a manovrare il
carro-ponte di occuparsi del sollevamento della cappa. Poi ci
siamo salutati e siamo andati a pranzare. Ancora non ci rendiamo
conto di quanto è accaduto».
E ancora: «Il collega della “G. F.” ci ha raccontato che, verso
le 13,30, Virginio ha deciso di iniziare il montaggio. Ha legato
la cappa ad una fune: un gesto che gli è stato fatale. Appena ha
iniziato a sollevarla, la fune non ha retto: si è strappata e il
carico è piombato a terra, colpendolo sui fianchi. Lo ha
schiacciato. E’ morto sul colpo. Il collega ha immediatamente
chiamato i soccorsi poi, aiutato da due nostri dipendenti che
stavano lavorando in un reparto vicino, ha tirato fuori il corpo
di Virginio. Quando è arrivato il 118, però, non c’era più nulla
da fare».
Sul luogo della tragedia sono arrivati i carabinieri di Cherasco
con il maresciallo Gesuino Cotza, i vigili del fuoco di Bra e i
funzionari dello Spresal (ex-ispettorato del lavoro). Poco dopo
anche il procuratore della Repubblica ad Alba Luigi Riccomagno,
accompagnato dal capitano della Compagnia dei carabinieri di Bra
Pasquale Iovinella, ha compiuto un sopralluogo ed ha disposto
che il reparto delle macchine a controllo numerico, dove è
avvenuto l’incidente, fosse messo sotto sequestro. Sconvolto il
datore di lavoro della vittima, che ha commentato: «Virginio era
un ottimo operaio, che aveva maturato una grande esperienza. Non
riesco a darmi pace». L’uomo lascia la moglie Maria Luigia e i
figli Michele e Jessica. La salma è stata composta nella camera
mortuaria del cimitero di Cherasco.
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Ieri Consiglio Provinciale aperto
Lavoro un anno di tragedie
Cinque morti al Molino Cordero.
L'intervento del ministro Damiano
da "La Stampa" del 26 febbraio 2008 di
Paola Scola
«La statistica conferma che, nonostante
prevenzione, vigilanza, calcolo dei rischi aziendali, protezioni
individuali e monitoraggi, nel Cuneese si verificano con frequenza
incidenti sul lavoro, più o meno gravi. Le 5 vittime al Molino Cordero,
Io stillicidio di morti bianche in agricoltura, sui cantieri, nelle
fabbriche». Il presidente Raffaele Costa ha «fotografato» con numeri e
percentuali la situazione della sicurezza sul lavoro nella «Granda»,
tema al quale era dedicato il Consiglio provinciale aperto, convocato
ieri alla presenza del ministro del Lavoro, Cesare Damiano. Fra il
folto pubblico, il sindaco di Cuneo, Alberto Valmaggia, e il collega
Francesco Balocco di Fossano, la città divenuta simbolo delle «morti
bianche», dopo la tragedia del 16 luglio al Molino (ricordata anche
dall'assessore regionale, Angela Migliasso).
Costa ha fornito una serie di dati: 12.199
infortuni nel 2007 (16,7% del totale piemontese), 21 incidenti mortali (20% del
totale regionale). E ha concluso: «La giunta ha ritenuto opportuno
istituire un livello di coordinamento provinciale delle attività di
vigilanza e prevenzione».
Tanti gli interventi, che si sono
esauriti dopo oltre 4 ore. L'assessore
Migliasso ha parlato della
legge regionale su sicurezza, qualità del lavoro e
riconoscimenti economici alle
famiglie delle vittime (dal 1° gennaio 2007). Il direttore provinciale
Inail, Alessandra Lanza: «E' stato un anno tragico, dal Molino
alla Thyssen. Perciô abbiamo istituito in tutte le sedi una funzione
di prevenzione, per assistere anche le microimprese, uno sportello per
la buona prassi in materia di sicurezza. E abbiamo un progetto con
scuole e università». Alberto
Ivaldi (direzione provinciale Lavoro): «E' un
problema incrociato di controlli, responsabilità
di datori di lavoro, lavoratori e anche committenti, e carenza
di mezzi». Allarmanti i dati sulle
ispezioni nel settore edile:
109 cantieri controllati nei quali operavano 162 aziende, di
cui 106 irregolari, con 239 addetti non in regola, 36 completamente
in nero. Sedici le sospensioni dal
lavoro, con 21 maxi sanzioni (92.650 euro). Il sostituto procuratore Ezio Basso, autore con l'avvocato Antonio Viglione di un libro
sulla legge in materia di sicurezza sul lavoro, ha evidenziato
alcuni aspetti: prevenzione corne
«motore del sistema», istituto della valutazione del rischio,
nuovo ruolo del lavoratore anche in fatto di «doveri». Poi i
contributi di Asl-Spresal, vigili
del fuoco, categorie
produttive, sindacati, Anmil, associazioni
«16
luglio 2007 per non dimenticare»
e «Vittime dell'amianto».
Dopo il ministro Damiano, dibattito
frai consiglieri provinciali
(Bergesio, Boselli, Botto, Mantini,
Di Giambattista, Dogliani, Lauria,
Nizza), concluso con il rinvio in commissione dell'ordine del giorno
sugli «indirizzi operativi».
«Va
integrato - ha detto Costa - con quanto emerso oggi».
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Sul lavoro 21 morti in un anno
Consiglio Provinciale aperto con
l'intervento del ministro Damiano
da "La Stampa" del 25 febbraio 2008 di
P.S.
Nella Granda, ne! 2007, gli infortuni sul
lavoro sono stati 11.133. Secondo i
dati provvisori dell'Inail, il trend generale è
in diminuzione (12.461 casi nel
2006,12.745 nel 2005), ma l'an-no appena concluso ha registrato
21 morti sul lavoro, da gennaio a novembre. E, soprattutto, la
tragedia del Molino -.C'ordero di Fossano, con 'esplosione
e il rogo del 16 luglio, che hanno causato il decesso di cinque
lavoratori.
«C'è ancora molto da fare per ridurre
questo grave problema», ha ripetuto il presidente della Provincia,
Raffaele Costa. Per questo è stato convocato un Consiglio provinciale
aperto sul terra della sicurezza sul lavoro, sollecitato anche dai
vari gruppi politici. Ed è stato invitato il ministro Cesare Damiano,
che stamane, alle 10, parteciperà alla seduta.
AI Consiglio interverranno
rappresentanti
della Regione, di
Inail, direzione provinciale del lavoro, Asl-Spresal, associazioni di
categoria, sindacati, magistratura,
Anmil, vigili del fuoco.
Il
presidente Costa ha annunciato
che consegnerà al ministro
anche una nota
informativa: «Ricevo
con notevole frequenza indicazioni di persone
giovani e anziane alla ricerca di lavoro e segnalazioni preoccupate di
enti, associazioni e sindacati. Finora
in provincia gli indici di occupazione
erano sostanzialmente positivi, al di là di alcune aziende. Ritengo
perciô doverosa una radiografia della situazione». Costa ha anche
convocato i responsabili
dei Centri per l'Impiego,
il 3 marzo, aile 10.
[p.
s.l
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Operaio muore folgorato
Polacco (28 anni) abitava a
Savigliano. Tragedia senza testimoni
da "La Stampa del 8 febbraio - di
Aldo Mano
È morto ieri pomeriggio, fulminato
da una scarica elettrica
di 15.000 volt, Shuba Woitec,
28 anni, polacco. Era intento
al lavoro di potatura in
una piantagione di pioppi,
lungo la provinciale che collega
Cavallerleone e Ruffia, al
confine fra i due Comuni. Secondo
le prime ricostruzioni
fatte dagli inquirenti, il giovane
- dipendente di un'azienda di commercio del legname
di Cavallermaggiore - era
a bordo di un vecchio trattore Fiat 640 dotato di piattaforma mobile,
dalla quale, munito di una barra falciante pneumatica lunga circa due
metri, raggiungeva le cime più alte degli alberi. Lavoro non semplice
manovrare il trattore con i comandi pneumatici e potare. Ma Shuba
Woitec era considerato
un esperto: abile, veloce,
attento. Ieri aveva quasi portato a termine il lavoro,
quando ha toccato i cavi dell'
alta tensione di una linea che
passa ad otto metri di altezza,
fra la strada provinciale e
la piantagione. L'operaio era da solo, e l'incidente, avvenuto
presumibilmente verso le 14,30,
non ha avuto testimoni. A dare
l'allarme è stato un ciclista che, passando lungo la strada, ha visto
il trattore
con il motore acceso e l'uomo
riverso immobile nel campo.
Inutili i tentativi di
rianimazione dei sanitari del 118 di Savigliano. Sono intervenuti i vigili del fuoco di Saluzzo e Savigliano,
i carabinieri di Scarnafigi e
Cavallermaggiore, insieme a due funzionari dello Spresal dell'Asl di
Savigliano, l'ente che si
occupa di sicurezza e incidenti
sul lavoro.
Woitec Shuba viveva da solo
a Savigliano, in frazione Canavere.
Un fratello, maggiore
di età, abita a Cavallermaggiore
con la famiglia. Era in Italia da
alcuni anni e, a detta di
quanti
lo conoscevano, era un
lavoratore serio e volonteroso.
Il titolare dell'azienda per
la quale lavorava, ieri si trovava
a Verona per la Fiera, ed è
tornato a casa non appena gli
è stata comunicata la notizia.
La salma del giovane, dopo
che il medico legale ne ha accertato
il decesso, è stata composta
nell'obitorio dell'ospedale Ss. Annunziata di Savigliano,
in attesa delle decisioni
del magistrato.I
carabinieri e l'ispettorato del lavoro hanno aperto
un'indagine, allo scopo di accertare
l'esatta dinamica dell'incidente e le eventuali responsabilità.
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NELCUNEESE. 2007
In un anno 11.133 infortuni sul
lavoro e 21 deceduti
da "La Stampa" del 7 febbraio 2008
di A.C.
Infortuni sui lavoro in calo, nel
2007. I dati provvisori dell'Inail indicano un trend in discesa:
11.133 casi, rispetto ai 12.461 dell'anno
precedente, ai 12.745 del 2005 e ai 13.250 del 2004. Da gennaio a novembre le
vittime sui lavoro sono state 21
(16 in industria, commercio e servizi, 5 in agricoltura).
Nello stesso
periodo, in industria, commercio e servizi sono stati denunciati 8.955
infortuni (il 14,6% del totale regionale): un calo del 2,4%,
superiore al livello medio regionale
e nazionale (-1,1%). Il maggior numero di episodi si è
verificato nelle costruzioni (11,5%), poi commercio, riparazione di autoveicoli, motocicli,
beni personali e per la casa (7,3%), attività immobiliari, noleggio,
informatica, ricerca, servizi aile imprese (7,1%), industria dei
metalli (6,8%). In agricoltura gli infortuni sono stati 2.178 (-10%).
«C'è ancora molto
da fare per ridurre il grave problema degli infortuni sui lavoro - ha
sottolineato il presidente della Provincia, Raffaele Costa - e servono
iniziative comuni. Puntiamo su corsi di formazione, educazione alla
salute e sicurezza, cercando di continuare a monitorare il fenomeno.
Fa anche riflettere il rapporto tra gli incidenti sui lavoro e quelli
stradali, poiché moite persone sono morte durante gli spostamenti da o
verso il lavoro. In totale, nel 2007, un centinaio di persone in
provincia di Cuneo hanno perso la vita sulla strada o sul lavoro». La
Provincia ha istituito il comitato di coordinamento per la sicurezza
sui lavoro. Ne fanno parte, oltre al presidente, l'assessore Rosso e i
dirigenti del settore, rappresentanti della direzione del ministero
del Lavoro, dei Servizi Asl di prevenzione e sicurezza, dell' Inail,
dell'Ispesl del Piemonte e del comando provinciale dei vigili del
fuoco.
[R. C.]
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L'addio all'operaio di Saliceto
Centinaia di amici alle esequie ieri pomeriggio nella parrocchiale
Da “La Stampa” – 29 gennaio di Manuela Arami
«Era il parente che sentivo più
vicino. Caro zio, anche se ora sei
lontano, sarai sempre nel mio cuore.
Non ti dimenticherà mai». Le parole da Sara,
la giovane nipote da Giancarlo
Garabello l'operaio da 45 anni, di Saliceto, morto giovedi scorso
all'Italiana Coke di Bragno (Sv), schiacciato tra un carrello
per il trasporto del coke e un
muro, hanno fatto commuovere le centinaia di
persone che ieri pomeriggio hanno partecipato
ai suoi funerali. Ad accompagnare
il feretro, giunto nella
parrocchia da San Lorenzo dall'
abitazione di frazione Cappellana,
la madre Aurelia, le sorelle Piera e
Vincenza, al fratello Franco, a
cognati, la zia e la nipote,
i colleghi di lavoro e tantissimi
amici. La folla si è stretta attorno
alla famiglia, distrutta dal dolore. In rappresentanza
delle istituzioni, il vicesindaco di Saliceto
Gino Pregliasco, il sindaco di Cairo,
Mauro Braano e l'assessore
comunale da Carcare, Filippo Monticelli.
«Ho avuto un colloquio con lui domenica scorsa dopo la
messa - ha detto al parroco Paolo
Francesco Roà durante la predica -.
Era un uomo credente e sensibile».
Rita Fiato, presidente dell'Aism (associazione
per la ricerca contro la sclerosi
multipla) di Cuneo, ricorda Giancarlo con profonda stima
ed affetto, per il suo impegno nel volontariato.
Alcuni
colleghi di lavoro hanno detto
che in azienda c'è un clima da tensione. «Era un operaio esperto - sostengono -,
ma in certi casi può succedere da commettere errori. Abbiamo in progetto da
donare alla famiglia al nostro compenso del-la
giornata di venerdì».Intanto, i
Cobas dei metalmeccanici della
Provincia da
Savona annunciano uno sciopero
generale per i prossimi giorni.
«Sappiamo che la sicurezza in fabbrica
è sempre più una chimera - affermano -. Si lavora
per vivere, non per morire».
Archivio rassegna stampa
locale
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