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Gli immigrati e la
ricerca della casa
Da “La Guida” del 17 dicembre di Franco Vaccaro
Cuneo -
In provincia di
Cuneo la risposta al disagio abitativo degli immigrati viene data
in modo preponderande dal privato sociale, fondamentalmente di
matrice cattolica, legato alle Diocesi (Caritas) e alla
parrocchie.
È quanto emerge dal
volume "Il disagio abitativo degli immigrati. Le soluzioni dell'housing
sociale", di Irene Ponzo, frutto di un progetto di ricerca
sostenuto dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo nell'ambito
del suo bando ricerca e condotto da Fieri (Forum internazionale ed
europeo di ricerche sull'immigrazione), in collaborazione con la
Provincia di Cuneo, l'Ires Piemonte e il Dipartimento di scienze
sociali dell'Università di Torino.
Il progetto,
coordinato da Giovanna Zincone, analizza le soluzioni di housing
sociale a cui possono accedere gli immigrati in Italia e
approfondisce la situazione del Cuneese.
La ricerca è stata
presentata martedì 14 dicembre, alle 14,30, nella sala Giolitti
della Provincia, nel corso del seminario "Casa e immigrazione nel
Cuneese".
In Italia sono stati
individuati 79 progetti di housing sociale rivolti almeno in parte
a immigrati.
"Housing sociale"
significa l'insieme di alloggi e servizi, di azioni e strumenti
rivolti a coloro che non riescono a soddisfare sul mercato il
proprio bisogno abitativo, per ragioni economiche o per l'assenza di
un'offerta adeguata. La finalità dell'housing sociale è di
migliorare e rafforzare la condizione di queste persone, favorendo
la formazione di un contesto abitativo e sociale dignitoso,
all'interno del quale sia possibile non solo accedere a un alloggio
adeguato, ma anche a relazioni umane ricche e significative.
Dall'analisi dei
progetti emerge un forte dinamismo di questo settore: la gran
parte delle iniziative sono state avviate nell'ultimo decennio, con
un picco negli ultimi cinque anni. La maggior parte si colloca
nelle regioni del Centro-Nord. Il numero più elevato di progetti si
registra in Emilia Romagna (19%) e Toscana (18%), seguite dalla
Lombardia (14%) e dal Veneto(14%).
La tendenza è quella di sviluppare interventi di housing sociale
rivolti a tutta la popolazione; meno del 30% è riservato agli
immigrati, che tuttavia rappresentano una quota rilevante degli
utenti.
l'azione più diffusa
è quella dell'intermediazione tra domanda e offerta di alloggi in
affitto, orientata ad agevolare l'incontro tra inquilini e
proprietari sul mercato privato. Segue la gestione sociale di
immobili, che coniuga la gestione immobiliare (stipula di
contratti, riscossione di spese e affitto, manutenzione
ordinaria...) con l'attenzione agli aspetti sociali.
In provincia di
Cuneo, sempre secondo il rapporto di Irene Ponzo, "la domanda di
accoglienza temporanea non sembra porsi in maniera urgente",
tuttavia l'accesso a un'abitazione adeguata per le famiglie
straniere non appare facile. Un primo indicatore di tale difficoltà
è rappresentato dalle domande presentate dagli stranieri nei
principali Comuni del Cuneese per ottenere un alloggio o un
supporto economico per pagare il canone di locazione tramite il
Fondo di sostegno per l'affitto.
Initre "l'offerta di
housing sociale è caratterizzata da un forte sbilanciamento
sull'accoglienza di emergenza, promossa quasi esclusivamente dal
privato sociale cattolico legato alle Diocesi e alle parrocchie e
articolabile in due principali categorie: strutture di accoglienza
a bassa soglia, presenti in tutti i principali Comuni della
provincia e rivolte per lo più a uomini; mini-alloggi o appartamenti
in condivisione, volti a rispondere all'emergenza abitativa di
donne sole o con bambini".
Da questo ambito si
discosta l'azione della cooperativa edilizia "La Tenda", nata nel
1993 a Fossano, per iniziativa della Caritas diocesana, ed estesasi
poi a Cuneo, Mondovì e Bra. L'attività della cooperativa consiste
principalmente nell'inserimento di persone con difficoltà a
reperire un'abitazione in alloggi a canone calmierato in via
temporanea, in vista del raggiungimento dell'autònomia abitativa.
"La Tenda" gestisce circa 80 alloggi sul territorio provinciale e
a partire dal 2001 ha inserito circa 200 famiglie, di cui circa il
75% immigrate.
Uintervento di
housing sociale a oggi più innovativo nel Cuneese è però promosso
dai Comuni ed è rappresentato dalle agenzie sociali per la
locazione, che hanno come principale obiettivo quello di far
incontrare domanda e offerta abitativa sul mercato privato,
incoraggiando i proprietari ad affittare i loro alloggi a fasce di
popolazione considerate vulnerabili tramite una serie di incentivi,
come l'offerta di garanzie e contributi.
Lo sviluppo di
queste agenzie è stato stimolato dai bandi emessi dalla Regione
all'interno del programma "10.000 alloggi entro il 2010".
Una delle linee di
finanziamento consiste infatti nello sviluppo di agenzie per la
locazione ad opera dei Comuni. A seguito del primobando, a Fossano
è stata avviata, all'inizio del 2009, l'agenzia "A.So.Lo."
(Servizio sociale per la locazione), che conta una quota di utenti
immigrati nettamente superiore al 50%. I Comuni di Alba, Bra e
Cuneo hanno invece avviato le rispettive agenzie sociali per la
locazione tra la primavera e l'estate 2010.
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Stranieri eppure nati a
Cuneo
Da “La Guida” del 19 novembre di Monica Gallanti
Cuneo -
Nell'immaginario
collettivo, l'alunno straniero è un bimbo che appena sbarcato da un
gommone viene catapultato in classe anche se non sa una parola di
italiano; la sua presenza è ovviamente un intralcio perché le
maestre si affannano ad insegnargli qualcosa ma finiscono per non
aiutare lui e non svolgere il programma con gli altri. Si tratta di
una lettura tanto superficiale da essere profondamente distorta.
È uno stereotipo, che non parla alla testa o al cuore delle
persone ma si limita alla pancia.
E la pancia, si sa, ogni tanto brontola. È interessante, in
questo senso, leggere una famosa mozione, approvata in parlamento
un paio d'anni fa. Le parole sono pietre: tutta la premessa è un
fiorire di termini negativi, come "la penalizzante riduzione
dell'offerta didattica", a causa della presenza degli stranieri,
con conseguenti "rallentamenti degli insegnamenti", "insegnanti più
tolleranti" e via discorrendo. La soluzione è un ossimoro che
sarebbe genialmente comico se non fosse drammatico: un ghetto per
alunni non italiani, chiamato però "discriminazione transitoria
positiva".
Naturalmente, vale invece la pena provare a ragionare con
la testa e con il cuore. Ne dovrebbe uscire una lettura più profonda
e meno scontata, perché ci sono alcuni (molti) miti da sfatare e
qualche elemento, cui non facciamo forse caso, ma che meriterebbe
tutta la nostra attenzione.
Una cosa è certa: la scuola, da sempre, è stata il
termometro dei cambiamenti in atto, un punto di osservazione
privilegiato da cui notare, e con un certo anticipo, le
trasformazioni della società.
Stranieri nelle
scuole di Cuneo
Per farlo non abbiamo bisogno di andare molto lontano: il I
Circolo di Cuneo è considerata una scuola "ad alta densità
migratoria", ed è in effetti una piccola incubatrice di una società
multietnica. I numeri parlano chiaro: su circa 1000 alunni iscritti
nelle quattro sedi, 240 non sono cittadini italiani. Ma come tutti i
numeri, vanno interpretati.
È infatti in progressivo aumento - per effetto dei
ricongiungimenti famigliari e delle regolarizzazioni avvenute in
seguito alla legge Bossi-Fini - il numero di immigrati di "seconda
generazione", ovvero di bambini che sono già nati in Italia. E
tornando ai numeri del Primo Circolo, si scopre che 167 bambini
(circa il 70%) erano già compagni di culla dei nostri italianissimi
figli nel reparto di maternità. Il dato è ancora più evidente nella
scuola dell'infanzia.
È una tendenza, in realtà, misurabile su tutto il territorio
nazionale, come dimostra un interessantissimo studio della
Fondazione Agnelli, curato da Stefano Molina e Rita Fornari e
pubblicato poche 'settimane fa.
Differenze dal
passato
Ed ecco qui il primo mito
da sfatare: i
bambini stranieri, nella maggior parte dei casi, hanno iniziato a
masticare l'italiano da subito e le difficoltà che possono avere
non dipendono dall'ostacolo linguistico.
"Dodici, tredici anni fa, quando arrivavano i primi immigrati
in classe, affrontavamo l'emergenza" - racconta Cori Einaudi,
insegnante del primo circolo e referente di tutte le attività
didattiche pensate per l'accoglienza e l'integrazione dei bambini
stranieri. "Oggi abbiamo imparato a gestire la quotidianità,
attraverso un lavoro organizzato e sistematico", prosegue,
raccontando il percorso compiuto con il giusto orgoglio di chi sa
di essersi impegnato molto ed osserva i risultati positivi della
propria fatica. "Dietro ogni attività svolta, dietro ogni attività
non proposta, c'è sempre ima scelta ponderatissima: per esempio non
abbiamo mai voluto organizzare una festa per genitori stranieri
per non correre il rischio di cadere in una delle tante trappole,
quella dell' «Intercultura del cous cous ». Piuttosto, cerchiamo di
essere inclusivi nella normalità, giorno per giorno, classe per
classe". E così, in Corso Soleri, la scritta "Laboratorio
stranieri" sulla porta dell'aula è diventata semplicemente
"Laboratorio", un luogo allegro e coloratissimo dove i bambini non
italofoni possono seguire, quando ne hanno bisogno, attività di
recupero e sostegno delle competenze linguistiche. Ma è anche un
luogo per intrecciare reti di collaborazione con Enti ed
Associazioni che operano nell'ambito dell'integrazione culturale.
Il percorso, infatti, non si esaurirà con il passaggio
definitivo alla seconda generazione, ma richiederà un'elaborazione
collettiva necessariamente lenta. In questo senso - anche se siamo
poco disposti a crederlo - i bambini nati in Italia avranno
maggiori difficoltà, rispetto ai loro predecessori, nella
costruzione del sé. Il ragazzo già scolarizzato, che emigra con i
genitori, ha avuto modo di elaborare la cultura di provenienza: e,
superato il primo impatto, non ha generalmente difficoltà a
definire la propria identità.
Il bambino nato in Italia da genitori stranieri - se la legge
nel frattempo non cambierà, riconoscendogli la cittadinanza a tutti
gli effetti - galleggia in una sorta di Limbo. In Italia sarà
sempre considerato "straniero" e sarà drammaticamente "straniero"
anche nel paese d'origine dei suoi genitori: senza radici realmente
vissute, ma soltanto raccontate dai famigliari, vivrà sulla sua
pelle un senso di estraneità che potrà superare solo attraverso un
cammino personale lungo e difficile.
La solitudine e i
genitori
Ma c'è un altro elemento, più immediato e più risolvibile,
che accentua la solitudine di questi alunni
Chi ha frequentato la scuola in Italia, una volta genitore,
non ha difficoltà a gestire le richieste che gli vengono fatte: sa
che cosa sia una "cancellina", sa che se suo figlio si assenta da
scuola dovrà portare una giustificazióne, sa controllare il diario
per leggere le comunicazioni. Tutte cose che si danno per scontate
ma che per una mamma straniera non lo sono affatto, a partire dalla
scrittura corsiva, un'invenzione tutta italiana, che può risultare
una difficoltà aggiunta se a scuola non l'ha imparato. A questa
carenza, tutto sommato, si più porre rimedio. Nel pomeriggio, il
Laboratorio di Corso Soleri organizza corsi di alfabetizzazione
per le mamme straniere con l'obiettivo di avvicinarle al sistema
scolastico italiano. E questo forse è úno degli elementi di cui non
si tiene abbastanza conto: i bambini stranieri, di prima o seconda
generazione, sono più soli perché i loro genitori hanno meno
competenze linguistiche per aiutarli nel lavoro a casa: ed è chiaro
che non si tratta solo dell'i‑
taliano (inteso come materia), ma di tutte le materie di
studio di cui l'italiano è la lingua veicolare.
È proprio per questo motivo - e non per una vaga necessità
di cercare un "parcheggio" - che avrebbero una maggiore necessità
di frequentare il doposcuola: il condizionale però è d'obbligo
perché si tratta di una risorsa sempre più sottile, visti i chiari
di luna che hanno oscurato negli ultimi anni il mondo della scuola.
La scuola si interroga, quindi, e tenta di darsi qualche
risposta: nella pratica quotidiana, nella fatica di ogni giorno,
le maestre hanno imparato a gestire questa nuova realtà e sanno di
lavorare non con stranieri ma con bambini; sono state le prime a
farsi carico del cambiamento epocale che stiamo vivendo, che ci
piaccia o no.
Se poi qualcuno avesse ancora qualche riserva-dovrebbe andare a
ripassare la storia dell'alto medioevo. Era infatti già successo
quasi 2000 anni fa: quelli che i romani chiamavano "barbari" si
insediarono gradualmente nelle terre dell'impero, portando con loro
stili di vita ed abitudini culturali. E la storia ci insegna che il
modello vincente non fu quello dell'isolamento ma quello
dell'integrazione
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Immigrati nel
Cuneese, quattro su 10 pensano che il futuro non sarà in Italia
Da “La Stampa” del 16
novembre di Lorenzo Boratto
Per il 30% la crisi
può essere un’opportunità; secondo il 57% il sindacato si occupa
poco degli stranieri; il 43% non vede un futuro in Italia. Sono
alcuni risultati di un questionario a cui hanno risposto 406
immigrati nel Cuneese, per il progetto «Un mondo di lavoro».
Carlo Masoero, responsabile del Cic (Coordinamento immigrati Cuneo)
e curatore della rivista «Dituttiicolori», mensile sull’immigrazione
in «Granda», spiega: «Già due anni fa avevamo lavorato su una
“Costituzione per tutti”, adesso serve una buona integrazione, così
è nata l’idea di quest’iniziativa: per far conoscere gli stranieri
che lavorano in provincia. Persone come tutti gli altri. Il progetto
è stato realizzato con il sostegno del Csv. Oltre al questionario,
abbiamo realizzato un dvd di mezz’ora di filmati e animazione,
regista Remo Schellino, e un libretto con le storie di immigrati,
attraverso interviste o fumetti». Nel film (presentato la scorsa
settimana ai Tomasini di Cuneo) si dà voce ai migranti della
provincia, 6 donne e 6 uomini seguiti durante una giornata di
lavoro.
Ai questionari hanno risposto migranti di 33 nazionalità, che
risiedono ad Alba, Bra, Canale, Cavallermaggiore, Cuneo, Dronero,
Fossano, Mondovì, Novello, Racconigi, Savigliano, Saluzzo.
Il 26% manda a casa alla famiglia fino a 100 euro al mese, il 9% tra
200 e 500 euro. In totale meno della metà degli interpellati non
riesce a mettere soldi da parte. Il 17% non ha un contratto regolare
(ma lavora), il 42% è invece a tempo indeterminato. Ancora da
segnalare che la minaccia di perdere il lavoro, e quindi anche il
permesso di soggiorno, non sembra essere percepita in tutta la sua
gravità, mentre il 33% sostiene che ritornerebbe al Paese d’origine,
se aiutato economicamente. Dato che crolla al 26% per le donne: come
spiegano i curatori, questo «fa pensare a una specifica motivazione
alla permanenza in Italia legata alla condizione di vita della
donna».
Nel libretto (80 pagine) ci sono poi interviste e storie vere,
narrate anche con i fumetti del braidese Giorgio Sommacal. Alcuni
esempi. Alban Mesi, sociologo, albanese, dal ‘95 vive a Cuneo e
dice: «Ho amato questo Paese dalla prima volta in cui vi ho messo
piede. In 15 anni non ho mai cambiato idea». Per altri la migrazione
è stato un modo per uscire dalla sofferenza della guerra, come Fadil
R., agricoltore del Kosovo. Hamid Zaatam, camionista marocchino,
proviene da una famiglia di contadini, si è laureato in legge a
Marrakesh, è in Italia dal ‘99. Dice: «Avrei potuto fare un concorso
da avvocato, ma erano disponibili 100 posti e in un anno i laureati
in Legge in tutto il Marocco sono 10 mila. Non volevo essere un peso
per i miei genitori, l’ultima scelta che ho avuto era venire in
Italia, perchè c’erano tanti miei compaesani». Ioan Patrascu,
imprenditore edile della Romania: «Lavoravo a Bacau, capomastro in
una fabbrica tessile. Stipendi bassi. Avevo parenti qui e ho trovato
subito lavoro: mi sono integrato facilmente. Ho subito trovato
nell’edilizia, un anno a Torino, poi a Bra. Qualche mese in nero poi
assunto regolarmente». Jerina Gostini Marku, infermiera, albanese,
in Italia dal 2000 grazie a un ricongiungimento familiare: «Ho
seguito per 3 anni il corso universitario a Cuneo, sede che mi dava
più garanzie di attenzione. Con le lezioni di teoria a Madonna
dell’Olmo, ho svolto 3 periodi di tirocinio di un mese l’anno negli
ospedali di Cuneo, Savigliano e Fossano».
Le cifre
406 partecipanti
Sono 406 gli immigrati che hanno partecipato al questionario. I dati
sono stati raccolti, per almeno la metà, dai migranti stessi.
130 al lavoro
I migranti che hanno trovato lavoro «subito» in italia (33% del
campione). In 58 (14%) non hanno «mai trovato un lavoro vero.
46 le rimesse
E’ la percentuale (186 su 406) di chi riesce ad inviare denaro nel
Paese d’origine.
289 extracomunitari
In 289 su 406 stranieri (71%) affermano di avere un buon rapporto
con il datore di lavoro. In 245 (60%) hanno un buon rapporto con i
colleghi. In 78 (19%) hanno dichiarato di «essere stati trattati
male perchè stranieri».
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Come lavorano gli immigrati
Da “La Guida” del 5
novembre
Cuneo - (giga).
Sarà
presentato venerdì 12 novembre a Cuneo, nel salone dei Tomasini,
in via Bersezio 2, su iniziativa del Tavolo delle associazioni del
Cuneese, il progetto "Un mondo di lavoro", che raccoglie in un
libretto e un dvd i risultati di un'indagine sul tema del lavoro
condotta tra gli immigrati in provincia.
La ricerca presenta
non solo il lavoro dei migranti e il loro vissuto, ma anche il loro
punto di vista sul proprio lavoro, su di un lavoro che,
potenzialmente umanizzante, per molti rimane motivo di servitù e di
alienazione.
Dai 400 questionari
raccolti dai volontari di una decina di associazioni di tutto il
territorio provinciale emerge una situazione variegata e non priva
di sorprese.E proprio questo era l'intento del progetto, pensato e
realizzato per far conoscere il lavoro migrante in provincia di
Cuneo attraverso il recupero della dimensione personale
dell'immigrazione, spesso oscurata da stereotipi e pregiudizi.
La ricerca si è
chiesta come lavorino gli immigrati, ma soprattutto cosa pensino
del proprio lavoro, uno dei temi più scottanti dell'attuale
panorama socio-economico. E lo ha fatto nutrendosi del contributo
vivo e reale di quante più persone ha potuto.
Innanzitutto con la
realizzazione dei questionari, frutto dell'impegno di una
cinquantina di operatori con più di quattrocento intervistati. Poi
curando i dialoghi filmati, che permettono ancor di più di dare un
volto alle persone coinvolte
nel progetto,
facendo incontrare i loro sguardi e le loro emozioni Infine
completando l'intero progetto con il contributo di decine di
volontari inseriti da anni in associazioni che lavorano e vivono
soprattutto di relazioni tra persone.
Dall'intreccio dei
dati raccolti e da una paziente opera di confronto è possibile
cogliere quanto siano articolati e quanta ricchezza esprimano, con
esiti talvolta molto lontani dalle attese e dalle risposte che si
potrebbero immaginare. Legati al lavoro, emergono altri temi
altrettanto vitali: la lingua, l'accoglienza, la sistemazione, il
futuro proprio e dei figli, in una rete che si complica, ma anche
si districa insieme, passo dopo passo. E proprio per poter
coniugare aspetti così ricchi e complessi, il progetto ha
messo
insieme i questionari, le interviste filmate, le strisce di Giorgio
Somma- cal comparse sul giornale "Dituttiicolori", oltre una serie
di incontri sul tema della sicurezza e dell'antinfortunistica per
lavoratori immigrati.
I diversi contributi
sono stati raccolti in un cofanetto realizzato grazie al Centro
servizi per il volontariato "Società solidale" di Cuneo e al
finanziamento della legge Turco del 2008, che permetterà di
diffondere in modo più snello i risultati dell'indagine e di fruirne
più agevolmente.
L'auspicio è che una
più approfondita e diretta conoscenza della realtà possa ancora una
volta sottrarre terreno a stereotipi e pregiudizi, offrendone uno
nuovo alla costruzione di una società più accogliente
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Sono 53
mila gli immigrati che vivono nella Granda
Da “La Stampa” del 27
ottobre 2010 di Francesco Doglio
Nel Cuneese gli
stranieri «migranti» hanno raggiunto, nel 2009, la quota del 9,5%
della popolazione, attestandosi su 53 mila presenze. In Piemonte la
percentuale è leggermente inferiore: gli stranieri sono l’8% della
popolazione, cioè 380 mila.
I dati raccolti nel «Dossier statistico immigrazione Caritas/Migrantes
2010», presentato ieri nel salone d’onore del Comune, raccontano nel
dettaglio una parte della società italiana ancora largamente
sconosciuta alla maggior parte della gente. Basti pensare che un
sondaggio, commissionato dalla Caritas, rivela che la metà degli
italiani ancora pensa che l’immigrazione sia soltanto un problema.
«Chiudere le frontiere, però, - dice Alessandro Bergamaschi, docente
dell’università di Torino e responsabile dell’osservatorio Migrantes
di Cuneo - è impossibile. Il dossier risponde proprio a questa
esigenza: capire e riflettere su queste dinamiche per una migliore
integrazione». In Italia risiede un sesto della popolazione
immigrata d’Europa, in crescita esponenziale negli ultimi anni. Se
nel 1991 si registravano 500 mila residenti provenienti dall’estero,
oggi se ne contano quasi 5 milioni, dei quali il 35% vive nel
Nord-Ovest.
«Abbiamo iniziato questo lavoro nel ‘91 - dice Bergamaschi - e oggi
il dossier è diventato un importante strumento. Rispetto al passato
si registra un nuovo trend. Tra gli immigrati cresce il tasso di
disoccupazione (11,2%) e cala quello di occupazione (65,4%): la
crisi economica colpisce, oggi, anche queste persone, una
popolazione con maggiore fragilità».
Aumentano le nascite. Nel 2009 a livello italiano sono stati 77 mila
i nuovi figli di immigrati (10 mila in più rispetto al 2008). Un
altro dato interessante per raccontare un percorso di integrazione è
quello sulle unioni: su 100 matrimoni, l’anno scorso, 10 sono stati
misti, 5 soltanto di stranieri.
«Nelle carceri - ha detto il questore Ferdinando Palombi - il 70%
dei detenuti è straniero, ma tanti sono gli immigrati integrati
perfettamente».
«La conoscenza - ha detto il vescovo di Cuneo e Fossano, mons.
Giuseppe Cavallotto - ci aiuta a superare i giudizi sommari:
bisognerebbe indagare anche sugli abusi che queste persone
subiscono».
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Saluzzo, la
Curia dà casa
agli “stranieri
del treno”
Da “La Stampa” del
1 settembre di ANDREA GARASSINO
SALUZZO
Da ieri sera il treno deragliato,
parcheggiato alla Stazione di Saluzzo non è più «abitato». Gli
immigrati regolari (una ventina) provenienti dall’Africa per
lavorare «a chiamata» nella frutta sono stati sistemati altrove. La
loro nuova casa è «d’elite». In meno di una settimana sono passati
da un luogo degradato ed abbandonato ad una delle location più «in»
della città. «Gli extracomunitari – spiegano dalla Curia –
alloggeranno nei locali che fino a giugno erano l’asilo delle
Orsoline». È un antico stabile signorile nel cuore del borgo
medievale saluzzese, di fronte a San Giovanni e al museo civico di
Casa Cavassa.
«Non c’erano altri spazi – dice un esponente
della Caritas –. La diocesi disponeva solo di quell’edificio. Gli
extracomunitari potranno rimanere lì, sotto la supervisione dei
volontari come in precedenza, fino a che non gli scadrà il contratto
o finirà la raccolta della frutta. Allora ripartiranno per altre
località».
I lavoratori, tutti in regola con i permessi
ai numerosi controlli effettuati dai carabinieri, sono giunti in
città a fine giugno. Come ogni estate, dagli Anni ’90, cercavano
un’occupazione nelle numerose aziende di frutta del Saluzzese.Secondo
i dati delle associazioni agricole sono 2-3 mila ogni anno. La
stragrande maggioranza è assunta con i cosiddetti «flussi». In
questo caso il datore di lavoro deve assicurare anche l’alloggio.
Alcune decine sono «pendolari agricoli» e durante l’anno girano
l’Italia per raccogliere pomodori, agrumi, olive, frutta tra
Calabria (Rosarno), Puglia, Campania e, appunto, il Saluzzese. Una
ventina abita nella Casa di prima accoglienza della Caritas in corso
Piemonte e nell’ex alloggio del custode del cimitero messo a
disposizione dal Comune.
Chi è arrivato più avanti nella stagione
della raccolta non ha potuto essere accolto in queste strutture e si
è rifugiato nei vagoni. A rendere un po’ dignitoso questo «alloggio
di fortuna» e a dare assistenza, pasti e conforto agli «inquilini
estivi della Stazione» sono stati i volontari della Caritas. L’altro
giorno il senatore di Bra in quota Lega e sottosegretario agli
Interni Michelino Davico ha preso una posizione dura contro questa
sistemazione provvisoria e ha criticato la Caritas.
Il vescovo di Saluzzo Giuseppe Guerrini non
entra nel merito: «Non voglio commentare quanto è stato detto. Noi
lavoriamo in silenzio». Replica il sindaco Paolo Allemano: «Le
dichiarazioni di Davico sono sgradevoli quando attacca la Caritas,
struttura che lavora sempre e si prepara all’emergenza nei mesi
precedenti. Il politico, invece, le scopre sul momento. Ci vuole
rispetto. Non è con le urla che si risolvono i problemi, ma con la
pianificazione. È sconcertante, infine, che Davico inviti gli
immigrati ad andare nei bed and breakfast e negli hotel: si tratta
di persone espropriate di tutto che vanno in giro per il mondo per
cercare un lavoro. Qui ne trovano uno precario e pretendiamo anche
che si paghino l’albergo».
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“Cerchiamo una nuova casa agli immigrati del treno”
Da “La Stampa” del 28
agosto
Sono tra i due e i
tre mila. Si tratta dei lavoratori stranieri che ogni anno
raggiungono il Saluzzese d’estate per raccogliere la frutta. La
maggioranza è ospitata nelle aziende agricole (per gli immigrati
giunti nei «flussi» c’è l’obbligo). Altri trovano case in affitto o
stanno da amici e conoscenti.
Tra i 50 e i 60, invece, sono quelli che in media si rivolgono alla
Caritas. Quest’anno la struttura diocesana ha recuperato un alloggio
per una trentina. Gli altri, non avendo soluzioni alternative, da
alcune settimane si sono accampati nei vagoni deragliati
parcheggiati da dicembre in Stazione a Saluzzo. All’ultimo controllo
dei carabinieri, giovedì sera, erano 26. Una sistemazione precaria,
che allo stesso tempo sembrava definitiva, da fine giugno a fine
agosto, data di scadenza per molti contratti. Invece i volontari
Caritas, le forze dell’ordine e i rappresentanti delle istituzioni
tentano in queste ore di trovare soluzioni diverse.
L’obiettivo è individuare nuovi posti letto, una ventina, in aziende
e Comuni, in modo che non ci sia più necessità di rifugiarsi nei
carri. Chi non lavora, infine, sarà invitato a lasciare il Saluzzese,
se non dispone di un alloggio. È stato il senatore braidese della
Lega Michelino Davico, sottosegretario agli Interni, a prendere una
posizione dura contro la presenza degli immigrati regolari sul
treno: «Se sono qui per lavorare, allora si cerchino un ostello o
una pensione». Per l’esponente del Carroccio l’«accampamento» alla
Stazione «non è accettabile»: «La legalità va ripristinata».
«Sono già state fatte troppe parole - è il parere di don Beppe
Dalmasso, direttore Caritas di Saluzzo -. Adesso silenzio e lavoro».
Marcella Risso, assessore comunale alle Pari opportunità: «Il Comune
ha il diritto/dovere di accogliere chi rispetta le leggi ed è in
cerca di lavoro. La nostra linea finora ha coniugato legalità e
solidarietà. Era chiaro fin dall’inizio che prima o poi gli
immigrati avrebbero dovuto abbandonare i vagoni. Sono rimasti lì
alcune settimane in modo accettabile e senza causare problemi di
ordine pubblico. Molti ci hanno chiesto di prenderci cura di loro,
ma ultimamente hanno iniziato a giungere in municipio anche
lamentele». La raccolta delle pesche, che coinvolge il maggior
numero di lavoratori, sta per finire. «Molti di questi ragazzi -
prosegue la Risso - sono “pendolari dell’agricoltura”. Se ne
andranno presto per cercare occupazione altrove. Il loro numero
diminuirà naturalmente».
Si pensa al 2011: «L’amministrazione raccoglie il suggerimento di
Davico sull’impegno dei datori di lavoro all’ospitalità. Molto è
stato fatto con la Coldiretti: il numero di stranieri alloggiati
nelle aziende è aumentato». «La vicenda invita alla riflessione -
dice Francesco Laurenti, comandante provinciale dei carabinieri -
perchè si riproporrà. La Granda ha una tradizione di ordine e buon
governo per il fenomeno dell’immigrazione. Le istituzioni devono
mantenere massima l’attenzione affinché chi è qui per lavorare abbia
una sistemazione. In provincia si viene stando alle regole, non
all’avventura».
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Gli immigrati in città
sono 3348
È “straniero” un albese su dieci
Da “La Stampa” del 26
maggio 2010 di Roberto Fiori
Trentunmila abitanti,
tremilatrecento immigrati. La popolazione straniera residente ad
Alba ha superato quota 10%. Con una crescita costante, accogliendo
ogni anno tra 300 e 400 persone, la maggior parte delle quali in
arrivo dalla Romania, dal Marocco e dalla Macedonia. Un fenomeno in
linea con quanto sta avvenendo un po’ in tutta Italia, con nuove
opportunità e nuovi problemi. Innanzi tutto, la questione
dell’identità e il rapporto con l’altro.
E’ proprio su questi temi che si concentrano le iniziative di
«Benvenuti a Macramè tra intrecci e relazionali interculturali», in
programma da oggi a domenica. «Una festa - dice l’assessore alle
Politiche sociali, Mariangela Roggero Domini - che si propone di
coinvolgere tutti gli attori della città multiculturale: non solo
gli immigrati, ma ogni cittadino, a prescindere dalla sua
provenienza e dalla sua cultura».
Cinque giorni organizzati dal Servizio Stranieri del Comune in
collaborazione con le associazioni di volontariato e realtà della
cooperazione sociale, con incontri, letture, animazione e musica,
per imparare a considerare l’altro non come espressione di una
nazionalità o di una cultura diversa, ma semplicemente con un’altra
persona.
Spiega Franco Foglino, assessore e delegato all’Ufficio Pace:
«Arrivano nuovi immigrati, ma soprattutto si riuniscono famiglie,
giungono ad Alba mogli e figli di persone che qui hanno trovato un
lavoro stabile e una casa. E’ un dato positivo, che conferma il buon
livello di integrazione, anche se ci saranno presto da affrontare le
difficoltà poste dalla seconda generazione di immigrati. L’impegno
del Comune è un’offerta di servizi e un’attenzione seria alle
persone. E la festa interculturale esprime la volontà di affrontare
il fenomeno con un atteggiamento positivo».
Ma anche di allargare lo sguardo. Come stasera, quando in sala
Fenoglio (alle 21) sarà presentato il libro «Trasite, favorite.
Grandi storie di piccoli paesi. Riace e gli altri», sul tema
dell’accoglienza di rifugiati politici. Parteciperanno l’autrice
Chiara Sasso e il sindaco di Caulonia, Ilario Amendolia, che insieme
ad altri comuni della Locride ha accolto molti migranti richiedenti
asilo. Un’esperienza che anche il Comune di Alba ha avviato dal
2009, con alcune persone di origine somala.
Domani la mensa comunale proporrà a tutti gli studenti un pranzo
equosolidale, grazie a una collaborazione tra Sodexo e cooperativa
Quetzal. E se sabato sarà la cultura della Repubblica Dominicana ad
animare la serata in piazzetta Chiodi, la festa si concluderà
domenica in piazza Savona, con musica, animazione, laboratori del
gusto a partire dalle 16.
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Via libera all'ingresso di 2mila stagionali, ma in ritardo
Da
www.targatocn.it del 23 aprile 2010
È stata pubblicata
sulla Gazzetta Ufficiale la tanto attesa legge che consente
l’ingresso di due mila stagionali stranieri i provincia di Cuneo. La
si attendeva da tempo e, pur rappresentando una buona notizia,
arriva purtroppo in ritardo per alcune campagne di raccolta della
frutta. “Siamo soddisfatti per la pubblicazione – dichiara il
presidente di Confagricoltura Cuneo, Roberto Arione – perché
rappresenta un passo fondamentale per consentire lo svolgimento di
importanti mansioni alla ripresa dell’attività agricola, ma ci
rammarichiamo dei tempi troppo lunghi con i quali si è arrivati a
tale decisione e delle tante voci che hanno interessato l’iter dei
lavori”.
Il tam tam che ha accompagnato la firma del decreto flussi 2010
negli ultimi tempi è stato, infatti, quanto mai incalzante e per
alcuni versi controverso. C’è da sottolineare che l’ingresso dei
lavoratori stranieri nel nostro Paese quest’anno sarà in ritardo.
L’allarme era già stato lanciato alcuni mesi fa dalla
Confagricoltura, quando all’orizzonte di certo c’era solo una
comunicazione da parte del Ministero dell’Interno che informava
della possibilità di effettuare la precompilazione delle domande di
nulla osta stagionale inerenti il decreto flussi stagionali 2010. L’Upa
di Cuneo si era messa allora in attesa dell’ok definitivo al
decreto, che adesso prevede l’ingresso di 80mila stranieri in
agricoltura, 2000 dei quali dovrebbero riversarsi nelle campagne del
Cuneese per i lavori stagionali. In provincia di Cuneo nel solo 2009
gli stranieri impiegati in campagne e allevamenti sono stati il 70%
della forza lavoro assunta del settore primario. Un dato consistente
che rende bene l’importanza del contributo economico di chi arriva
da oltre confine.
La firma della legge e la sua pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale
non sono che i primi atti, parte adesso la 'trafila' degli
adempimenti amministrativi, come la richiesta del nulla osta allo
Sportello Unico in Prefettura e il rilascio del visto presso i
Consolati all’estero, che rendono più che ipotetico il rischio di
ritardi. “In difficoltà anche questa volta saranno gli
agricoltori – ha concluso il presidente Arione -, che devono
confrontarsi non solo con i tempi, della burocrazia italiana, ma
soprattutto con i ritmi dettati dall’andamento stagionale delle
produzioni”. Da qualche giorno sul sito del ministero
dell’Interno è possibile registrarsi, scaricare moduli e software e
quindi inviare le domande, che anche stavolta viaggiano solo online.
Per avere maggiori informazioni ed essere assistiti nell’inoltro
delle richieste al Ministero, ci si può recare negli uffici
dell’Unione Provinciale Agricoltori di Cuneo.
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Sono 9 mila gli
studenti stranieri
Da “La Stampa” del 2
marzo di LORENZO BORATTO
CUNEO
«Animazione, formazione e informazione di ragazzi italiani e
stranieri insieme, senza escludere genitori e insegnanti: la scuola
della Granda è sempre più multietnica. Lo scopo della “Rete per
l’intercultura” è aiutare gli istituti nella situazione difficile di
oggi: episodi di bullismo, scarse risorse, crediti di centinaia di
migliaia di euro con lo Stato, incertezza delle riforme e tagli
ministeriali. Perché quello dell’integrazione è uno degli impegni
maggiori che la scuola deve affrontare».
Così Alessandro Bergamaschi, responsabile dell’«Osservatorio
sull’immigrazione» della provincia, nato su iniziativa delle quattro
Caritas diocesane della Granda e sostenuto dalla fondazione Crc.
L’Osservatorio ha organizzato questa «Rete per l’intercultura» in
cui sono coinvolti 30 istituti scolastici di tra Medie e Superiori:
aderiscono le scuole di tutti i centri maggiori della provincia, con
l’eccezione di Alba.
Gli studenti stranieri in provincia? «Sono più di 9 mila, l’11% di
tutti gli iscritti alle scuole pubbliche, un tasso superiore a
quello medio italiano - aggiunge Bergamaschi -. Con le 30 scuole
lavoriamo sull’integrazione scolastica».
Secondo le ultime rilevazioni in provincia di Cuneo quasi uno
studente su 4 ha almeno un genitore straniero. Anche in questo caso
l’incidenza è superiore alla media italiana e seconda, in Piemonte,
soltanto alla provincia di Torino.
Gli extracomunitari con regolare permesso si soggiorno in provincia
di Cuneo sono ormai più di 50 mila: uno ogni 5 è uno studente. I
ragazzi iscritti nelle scuole dell’obbligo sono sempre più spesso di
«seconda generazione»: nati e cresciuti in Italia. Spesso il dialogo
è più difficile con i genitori, abituati in casa a non parlare
italiano.
Dall’inizio dell’anno scolastico la «Rete per l’intercultura» ha
organizzato momenti di formazione e orientamento scolastico (in
collaborazione con la cooperativa «Emmanuele» di Cuneo), rivolti sia
a insegnanti sia ai ragazzi: divisi in gruppi, in orario
extrascolastico. Ancora Bergamaschi: «Spesso in questi incontri si
affronta la delicata questione immigrazione-criminalità, soprattutto
alle Superiori. Anche tra gli adolescenti è frequente ascoltare
posizioni in cui l’immigrato è definito come chi approfitta delle
case popolari o passa il tempo a delinquere: un’immagine smentita
dai dati ufficiali ma che purtroppo sta prendendo piede anche tra i
più giovani».
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L’appello contro il pacchetto sicurezza giovedì 10 viene
consegnato al Prefetto
Da “La Guida” del
4 dicembre 2009
Cuneo -
(mc).
Giovedì 10
dicembre, anniversario della Carta dei diritti dell'uomo dell'Onu,
il Tavolo delle Associazione consegnerà al prefetto Bruno D'Alfonso
1' "Appello contro la barbarie del Pacchetto sicurezza". L'appello è
stato poi sostenuto da oltre 500 sottoscrizioni. All'atto della
consegna è previsto un presidio di fronte all'ingresso del palazzo
della Prefettura a partire dalle 17."Noi crediamo - sta scritto
nell'appello - che debba esser messa da parte la pretesa di leggere
qualsiasi fenomeno sociale nella sola ottica dell'insicurezza
fomentata da una paura indotta, am plificata e coltivata, e che sia
indispensabile attuare piuttosto interventi promozionali di
sostegno e di integrazione, quali vie positive lungimiranti per
edificare nel tempo una società che può solo essere multietnica e
multiculturale, per un finuro più sicuro e vivibile. Non ci
appelliamo solo al pur importante dovere comune della solidarietà,
ma alla ricerca di soluzioni giuste e ragionevoli quale dovere
primario della politica. Per questo chiediamo a tutte le persone,
alle associazioni che animano la vita civile cuneese e alle
istituzioni di prendere responsabilmente e chiaramente posizione a
favore di quelle soluzioni e contro questo clima di
discriminazione e di paura che richiama anni drammatici della
nostra storia passata, avviando così una collaborazione fattiva
per difendere e consolidare le conquiste di democrazia, convivenza
civile e giustizia sociale che sono patrimonio prezioso e
irrinunciabile della nostra comunità e dell'umanità intera".
L'appello sarà
oggetto di un Ordine del Giorno nel Consiglio comunale il 15
dicembre. È possibile sottoscrivere il testo su:
tavoloassociazionicuneo@fastwebmail.i
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MONDOVÌ.
SECONDO I PROMOTORI SI OCCUPERÀ DI PERSONE AI MARGINI
Apre
ambulatorio Caritas La Lega: “Aiuta i clandestini”
Polemica sull’iniziativa di venti medici volontari della zona
Da “La Stampa” del 31
ottobre di GIANNI SCARPACE
MONDOVÌ
«Abbiamo un solo scopo: aiutare, come medici, i soggetti più
vulnerabili, stranieri e non, incapaci di riconoscere i rischi a cui
vanno incontro». «Un ambulatorio per i clandestini è un’azione di
razzismo verso i monregalesi». La prossima apertura di un ambulatorio
gratuito su iniziativa dell’associazione Medici Cattolici Italiani, a
Mondovì, fa discutere. L’idea è di una ventina di medici che stanno
allestendo la sede in piazza Santa Maria Maggiore, nel quartiere di
Breo, con il consenso di Curia e Caritas. «Nasce – dicono don Fabio
Rondano, assistente spirituale dell’associazione e il presidente
Silvana Briatore - da un’idea di una ventina di medici volontari
decisi a dedicare del tempo libero alle persone in situazione di
emarginazione sociale, ammalate o con necessità di un’assistenza e una
cura non possibili attraverso i comuni servizi sanitari pur efficienti
e validi».
Il segretario locale della Lega Nord Diego Boetti punta su quest’ultimo
aspetto: «L’ambulatorio non fornisce prestazioni di emergenza o
ambulatoriali e, qualora il paziente risulti residente, lo
reindirizzerà verso il medico di famiglia e si rivolge anche a quelle
persone che, per vari motivi, non possono o non vogliono rivolgersi
alla struttura sanitaria pubblica». «Tradotto: un ambulatorio per i
clandestini – dice Boetti -. Grazie al ministro Maroni l’immigrazione
clandestina è un reato punibile con ammenda ed espulsione, ma anche il
favoreggiamento all’immigrazione clandestina è reato. I medici non
sono obbligati a denunciare i clandestini, ma i volontari di questa
struttura sanno a quale rischio vanno incontro? Queste associazioni si
comportano in modo razzista verso i monregalesi, soprattutto anziani,
che per una visita specialistica in ospedale devono prima di tutto
pagare e attendere il turno anche mesi. Chiediamo alle forze
dell’ordine controlli nei giorni di apertura dall’ambulatorio, per
verificare la regolarità di questi pazienti».
«Se gli amici della Lega frequentassero la Caritas – aggiunge don
Fabio – scoprirebbero che le persone che non possono o non vogliono
recarsi in strutture pubbliche non sono agguerriti Saladini in fase di
attacco, ma sempre più pensionati intimiditi e fiaccati
dall’affollamento che i medici di famiglia subiscono negli ambulatori.
Qualora si presentasse al Centro ambulatoriale un clandestino
incontrerebbe solo medici generici o specialisti ed il medico non è
obbligato alla denuncia. Tranne i casi in cui ci si imbatte in persone
che hanno commesso reati gravi, ma in questo caso non è la condizione
di clandestinità che può far scattare l’obbligo della denuncia».
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Gli
immigrati producono il 9,5% del Pil italiano
Da “La Guida” del 30
ottobre di Franco Vaccaro
In provincia di
Cuneo risiedono 48.676 stranieri (il dato è riferito al 31 dicembre
2008), cioè l’8,3% della popolazione totale, equamente suddivisi tra
maschi e femmine. Rispetto al 2007 si è registrato un aumento del 14%
(l’incremento è del 279,9% rispetto al 2002), I minorenni sono il
24,7%, i nati nel 2008 sono stati 1014, Nell’anno scolastico 2008/09
gli stranieri iscritti nelle scuole della Granda sono 9061. Lo scorso
anno nelle campagne della provincia hanno lavorato circa 2000
stagionali stranieri, il 65% della quota assegnata a tutto il
Piemonte.
È quanto emerge dal
"Dossier statistico nazionale sull'immigrazione", realizzato da
Caritas e Migrantes, presentato mercoledì 28 ottobre nel salone
d'onore del municipio, grazie alla collaborazione del coordinamento
Caritas Cuneo, della Confederazione nazionale artigianato e della
Coldiretti cuneese.
"I dati del dossier
2009 - si evidenzia nel documento - sottolineano che gli stranieri
non sono persone dal tasso di delinquenza più alto, non stanno dando
luogo a un'invasione di carattere religioso, non consumano risorse
pubbliche più di quanto versino con tasse e contributi, non sono
disaffezionati al Paese che li ha accolti e, al contrario, sono un
efficace ammortizzatore demografico e occupazionale".
Quanti sono e da
dove vengono
I cittadini stranieri
residenti in Italia erano 2.670.514 nel 2005 e sono risultati
3.891.295 alla fine del 2008 (+13,4% rispetto all'anno precedente),
ma si arriva a circa 4.330.000 includendo anche le presenze regolari
non ancora registrate in anagrafe. Incidono, quindi, tra il 6,5%
(residenti) e il 7,2% (totale presenze regolari) sull'intera
popolazione. Il dato arriva al 10% se si fa riferimento alla sola
classe dei più giovani (fino ai 39 anni). Se poi si tiene conto che la
regolarizzazione di settembre ha coinvolto quasi 300.000 persone nel
solo settore della collaborazione familiare, l'Italia oltrepassa
abbondantemente i 4,5 milioni di presenze straniere.
Il Paese di
provenienza più rappresentato è la Romania, con 796.477 presenze
(20,5% del totale), seguita da Albania (441.396, 11,3%), Marocco
(403.592, 10,4%), Cina (170.265, 4,4%), Ucraina (153.998, 4%). In ogni
caso continua a prevalere la presenza di origine europea (53,6%, per
più della metà da Paesi comunitari). Seguono gli africani (22,4%),
gli asiatici (15,8%) e gli americani (8,1%).
Nel 2008 sono state
36.951 le persone sbarcate sulle coste italiane, 17.880 i rimpatri
forzati, 10.539 gli stranieri transitati nei centri di identificazione
ed espulsione e 6.358 quelli respinti alle frontiere. Non si tratta
neppure di un cinquantesimo rispetto alla presenza di immigrati
regolari in Italia, anche se il contrasto dei flussi irregolari ha
monopolizzato l'attenzione dell'opinione pubblica e le decisioni
politiche.
Minori e scuola
In Italia, un abitante
su 14 (7,2%) è di cittadinanza straniera. L'incidenza è maggiore tra
i minori e i giovani adulti (18-44 anni).
Più di un quinto della
popolazione straniera è costituito da minori (862.453), 5 punti
percentuali in più rispetto a quantò avviene tra gli italiani (22%
contro 16,7%). I nuovi nati da entrambi i genitori stranieri (72.472)
hanno inciso nel 2008 per il 12,6% sulle nascite totali registrate in
Italia, ma il loro apporto è pari a un sesto se si considerano anche i
figli di un solo genitore straniero. A essi si sono aggiunti altri
40.000 minori arrivati in seguito al ricongiungimento.
Eetà media degli
stranieri è di 31 anni, contro i 43 degli italiani. Tra i cittadini
stranieri gli ultrasessantacinquenni sono solo il 2%. L'immigrazione è
dunque anche una ricchezza demografica per la popolazione italiana,
che va incontro al futuro con un tasso di invecchiamento accentuato.
Gli alunni figli di
genitori stranieri, nell'anno scolastico 2008/2009, sono saliti a
628.937 su un totale di 8.943.796 iscritti, per un'incidenza del 7%.
L'aumento annuale è stato di 54.800 unità, pari a circa il 10%. Si
tratta di alunni "stranieri" per modo di dire, perché , quasi 4 su 10
(37%) sono nati in Italia e di questo Paese si considerano cittadini;
e il rapporto sale a ben 7 su 10 tra gli iscritti alla scuola
dell'infanzia.
Mondo del lavoro
Anche se il 2008 è
stato un
anno di crisi economica, il numero
dei lavoratori immigrati è aumentato di 200.000 unità. Attualmente i
lavoratori nati all'estero sono il 15,5% del totale (tra di essi non
mancano i figli di emigrati italiani che sono tornati in patria).
Dal dossier risulta
che i lavoratori stranieri in senso stretto sono quasi un decimo
degli occupati e contribuiscono per un'analoga quota alla creazione
della ricchezza del Paese. Nel 2008 i lavoratori stranieri hanno
inviato ai familiari rimasti nei Paesi d'origine 6,4 miliardi di
euro.
Attualmente si contano
187.466 cittadini stranieri titolari d'impresa, in prevalenza a
carattere artigiano, che garantiscono il lavoro a loro stessi e anche
a diversi dipendenti (circa 200.000).
Secondo Unioncamere,
nel 2007 l'apporto degli immigrati all'economia italiana si può
monetizzare in 134 miliardi di euro, pari al 9,5% del prodotto interno
lordo. I versamenti contributivi effettuati all'Inps sono stimati dal
dossier pari a oltre 7 miliardi di euro, oltre 2,4 miliardi dei quali
pagati direttamente dai lavoratori stranieri e la restante quota dai
datori di lavoro.
Invece, la stima del gettito fiscale, includendo le tasse più
rilevanti, è di oltre 3,2 miliardi di euro. Ne deriva che,
direttamente dalle buste paga dei lavoratori immigrati, provengono
in totale 5,6 miliardi di euro.
Qual è, invece,
l'incidenza degli immigrati sulla spesa socia: le?
La Banca d'Italia
stima che agli immigrati vada il 2,5% di tutte le spese di istruzione,
pensione, sanità e prestazioni di sostegno al reddito, all'incirca
la metà di quello che assicurano in termini di gettito.
Criminalità
Nel periodo 2001-2005
l'aumento degli stranieri residenti è stato del 101% e l'aumento
delle denunce presentate contro stranieri del 46%. Nel 2005
l'incidenza degli stranieri sulla popolazione residente è stata del
4,5% e l'incidenza sulle denunce penali con autore noto del 23,7%. In
realtà, solo nel 28,9% dei casi sono implicati stranieri legalmente
presenti e ciò abbassa il loro tasso di criminalità. Se poi si
considera che il confronto non tiene conto dei reati contro la
normativa sull'immigrazione, alla fine, il tasso di criminalità
risulterebbe essere analogo per italiani e stranieri.
Società e
convivenza
In 12 anni (1995-2007)
sono stati celebrati 222.521 matrimoni misti, dei quali 23.560
nell'ultimo anno.
Oltre un decimo della
popolazione immigrata è diventata proprietaria di un appartamento.
Più della metà degli
immigrati è cristiana, i musulmani sono un terzo, le religioni delle
tradizioni orientali meno di un decimo e poi, in misura più ridotta,
seguono altre appartenenze.
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LAVORO NERO.
LA STIMA DI SINDACATI E PATRONATO
Regolarizzazione
di colf e badanti Solo seicento hanno fatto domanda
Da “La Stampa” del 3
ottobre 2009
Molto meno della metà
di quelle previste: potrebbero essere 600 le domande di
regolarizzazione di colf e badanti presentate in provincia di Cuneo.
La «mini-sanatoria» per l’emersione dal lavoro nero (indistintamente
per cittadini italiani, comunitari o extracomunitari) si è chiusa
l’altro giorno: riguardava chi è collaboratore domestico (colf) o chi
assiste le famiglie (badanti).
Ma le domande sono state inviate direttamente al ministero del Lavoro,
via web, dai Patronati o dai singoli datori di lavoro, quindi per
avere dati certi si dovrà attendere almeno la prossima settimana.
Cesare Soria, operatore Cgil dell’Ufficio immigrati, spiega: «Circa
200 le pratiche che abbiamo inoltrato direttamente. Ce ne aspettavamo
molte di più. Per le colf si chiedevano 20 ore minimo presso un solo
datore, ma sono pochissimi quelli che prestano servizio in una sola
casa. Poi molti datori di lavoro, direi la maggior parte, ha deciso di
restare in nero: così colf e badanti impiegate da loro restano
clandestine».
Massimiliano Campana della segreteria provinciale Cisl aggiunge:
«Abbiamo inoltrato 150 pratiche, ma molti di più si sono rivolti a noi
e potrebbero avere mandato il modulo online direttamente.
L’opportunità è stata poco sfruttata: anche perché il decreto è uscito
ad agosto e un mese di tempo era troppo poco. Solo il datore poteva
fare domanda, non il dipendente. Da notare che si trattava di
un’emersione dal lavoro nero dei lavoratori in generale, non di una
sanatoria sugli immigrati».
Dagli sportelli Acli di Cuneo spiegano: «Le famiglie interessate che
hanno poi rinunciato sono state quasi il 40%. L’ostacolo più grande?
La spesa da sostenere e i vincoli di legge. Quando spiegavamo i costi
effettivi molti ci ripensavano».
La stima di bandanti irregolari in provincia era di circa 1600,
soprattutto ucraine, moldave e romene. Queste ultime però sono
cittadine comunitarie: non hanno problemi di permesso di soggiorno o
decreti di espulsione.
Ora seguirà l’esame delle domande e delle certificazioni: solo le
richieste in regola saranno ammesse alla fase successiva che prevede
la convocazione in Prefettura a Cuneo di datore di lavoro e persona da
regolarizzare per la firma del contratto. \
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IMMIGRAZIONE.
DA IERI IL VIA ALLE RICHIESTE
Badanti e colf: 1600
da regolarizzare
Da “La Stampa” del 2
settembre di LORENZO BORATTO
CUNEO
Si stima siano 1600 le badanti «irregolari» in provincia di Cuneo:
soprattutto ucraine e moldave. Sono clandestine: la legge dice che
stanno compiendo un reato, quindi vanno regolarizzate, secondo quanto
deciso dal Governo col «decreto anticrisi». Da ieri e per tutto
settembre si possono mettere in regola anche gli extracomunitari privi
di permesso di soggiorno, se assunti come collaboratori domestici
(colf) o nell’attività di assistenza alle famiglie (badanti).
La «dichiarazione di emersione» avviene solo in via Internet. Il
datore di lavoro prima deve versare 500 euro, di cui 100 come tassa
allo Stato. Da ottobre seguirà l’esame delle domande; solo quelle in
regola saranno ammesse alla fase successiva: prevede la convocazione
in Prefettura di datore di lavoro e persona da regolarizzare, per la
firma del contratto.
Per le colf serve un reddito imponibile del datore di lavoro non
inferiore ai 20 mila euro, mentre il contratto deve osservare un
orario minimo settimanale di 20 ore. Per le badanti serve un
certificato di non autosufficienza dell’assistito.
Luisella Lamberti, responsabile politiche immigrazione della Cgil: «La
procedura per il singolo, da casa, forse è più complessa, mentre i
patronati sono già accreditati con il sistema informatico del
ministero dell'Interno. Non ci sono limiti, quindi la regolarizzazione
è per tutti quelli che hanno i requisiti: arriva poi via email entro
72 ore una ricevuta telematica da conservare. Serve
all’extracomunitario per non essere espulso. Si può fare domanda se il
passaporto dello straniero è scaduto e anche se si è stati
precedentemente colpiti da decreto di espulsione».
Valter Ghigo responsabile del patronato Inas: «Ai molti che si
informano in questi giorni diciamo: “Non è una sanatoria, attenzione”.
Ad esempio: i 500 euro non vengono restituiti se la regolarizzazione
non va in porto e seguono poi i procedimenti penali e amministrativi
contro l’immigrazione clandestina».
Molti extracomunitari in questi giorni regolarizzano parenti o amici
come colf (la metà delle richieste di informazioni per questa
categoria è infatti di uomini). Sommando queste ultime richieste, le
domande nella Granda potrebbero essere fino a 4 mila. Massimiliano
Campana, della segreteria provinciale Cisl: «E’ un provvedimento
importante: colf e assistenti familiari sono uno strumento di Welfare
state. Un riconoscimento doveroso del Governo». Carlo Casavecchia,
della segreteria Cgil: «Questa operazione dimostra che la legge
Bossi-Fini non funziona: nella case dei cuneesi ci sono
extracomunitari che lavorano. Finora i datori di lavoro non hanno mai
avuto la possibilità di metterli in regola».
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Da
irregolari a delinquenti
Da “La Guida” del
10 luglio di Massimiliano Cavallo
Cuneo -
C'è paura e
apprensione tra le migliaia di stranieri che vivono, lavorano e
hanno famiglia a Cuneo e in provincia. Lo confermano coloro che ogni
giorno hanno a che fare con i cittadini stranieri, uffici,
cooperative, sportelli e associazioni che negli ultimi giorni hanno
visto moltiplicarsi il numero di visite, telefonate, domande e
richieste per cercare di capire le regole imposté dalla nuova legge
sulla sicurezza del governo Berlusconi.
Preoccupa soprattutto
la questione di come fare ad ottenere il permesso di soggiorno o il
rinnovo rimanendo sicuri di non cadere in clandestinità, dovendo
affrontare nuove spese e nuova burocrazia e sperando che i tempi di
attesa non si allunghino sempre più.
"Arrivano domande di
tutti i tipi - spiega Bruna Gerbaudo del Centro Migranti di Cuneo -
perché c'è molta apprensione ma anche noi non sappiamo per ora dare
molte risposte, aspettiamo un regolamento attuativo. Quello che
spaventa maggiormente è la maggiore burocratizzazione e al contrario
la sempre maggiore precarietà del permesso di soggiorno. Siamo di
fronte a una legge piena di contraddizioni".
La nuova legge per
esempio prevede che dopo sei mesi dalla domanda di rinnovo del
permesso di soggiorno si perda la residenza, ma i tempi di attesa per
un rinnovo sono almeno di un anno e quattro mesi. A questo bisogna
aggiungere le nuove spese che devono affrontare gli stranieri per il
permesso e per qualsiasi tipo di documento, in un momento che è di
crisi per tutti, oppure i nuovi controlli e le nuove dichiarazioni,
compreso il testo di italiano, per la richiesta della Carta di
soggiorno, un documento che si può ottenere dopo cinque anni di
soggiorno regolare in paese: ora sarà più difficile ottenerla ma la
Carta è quella che ti permette di andare via dall'Italia verso i
paesi della Comunità Europea. Altro problema grave è invece sulla
questione dei permessi di soggiorno dati per motivi di lavoro, in un
momento in cui sono tanti a perdere il posto che prima era sicuro.
''C'è paura negli
immigrati che si servono dei nostri servizi – spiega Gigi Garelli
presidente dell’Associazione Orizzonti di Pace cne opera con altri
operatori nella mensa sociale e nell'ambulatorio sanitario nei locali
di San Tomaso -, soprattutto del clima di caccia alle streghe
generalizzato. Molti che sono qui da anni, lavorano, spesso
sottopagati, facendo lavori umili
che nessuno vorrebbe fare, che fanno stare bene molte persone, specie
colf e badanti, si sentono a disagio, perché questo clima generale li
accusa di crimini solo per il fatto di essere qui".
Le domande di
chiarimenti ai vari sportelli aumentano, anche il numero degli utenti
ai servizi che vengono offerti non diminuiscono, specie per quanto
riguarda servizi che continuano da anni come la mensa, l'ambulatorio o
gli sportelli del Centro Migranti. Ma c'è anche chi ha qualche paura
in più nel chiedere aiuto e informazioni, specie per quelli arrivati
magari da poco.
"Questa legge è la
conferma e il frutto di un clima creato di paura, tensione e al
larmismo - aggiunge Gigi Garelli -. Si dimentica il valore delle
persone che vengono da noi, non tenendo conto delle difficoltà grandi
che hanno alle spalle e dell'apporto che offrono alla nostra realtà,
non solo dal punto di vista economico ma anche da quello culturale.
Non vuol dire negare che l'immigrazione porti con sé problemi e
difficoltà ma siamo di fronte a una legge razzista che porta indietro
di sessant'anni la nostra coscienza civile".
"Stiamo tornando
indietro - conferma Bruna Gerbaudo - dopo anni e anni di lavoro di
integrazione, di crescita e di miglioramento dei rapporti. Questa
legge azzera anni di progressi e invita solo alla diffidenza verso
l'altro, eludendo i problemi veri che esistono e non andando a
colpire chi davvero delinque con una serie di contraddizioni
plateali. Mi sembra tanto di legge propaganda, che fa molto parlare ma
che in pratica peggiora la situazione".
Il problema dei
clandestini rimane comunque irrisolto e soprattutto rimane aperta la
questione della sanatoria richiesta per colf e badanti. Secondo i
dati pubblicati in questi giorni si parla di 500 mila persone in
Italia. In provincia di Cuneo secondo gli ultimi dati forniti dai
Centri di ascolto della Caritas si parla di circa 4 mila irregolari
sui quasi 50 mila stranieri presenti nella Granda. Secondo il Centro
Migranti il dato si è decisamente assottigliato negli ultimi due anni,
a circa mille stranieri clandestini grazie alle regolarizzazioni
degli ultimi due decreti flus so che hanno permesso la
regolarizzazione specialmente di molte badanti. Irregolari spesso
diventano stranieri entrati con il permesso per turismo o i lavoratori
stagionali che invece rimangono sul territorio. Secondo gli ultimi
dati ufficiali si parla di 45/50 mila stranieri regolari in provincia
di Cuneo: di questi però hanno il permesso di soggiorno a posto circa
25 mila mentre in attesa del rinnovo sono ormai in 21/22 mila.
Il testo di legge
approvato nei giorni scorsi dovrà ora essere promulgato dal
Presidente della Repubblica e quindi pubblicato in Gazzetta
Ufficiale. Solo quindici giorni dopo la pubblicazione le nuove regole
entreranno in vigore. Ma alcune novità, come ad esempio la tassa sui
permessi o il test per la carta di soggiorno, dovranno essere
regolamentate da altri decreti e quindi con tempi che si
allungheranno ulteriormente.
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IMMIGRAZIONE.TIMORI
PER LA NUOVA LEGGE
Oltre 4 mila i “clandestini”
Sono manovali edili, operai agricoli e molte donne badanti di anziani
Da “La Stampa” del 4
luglio di BARBARA MORRA
CUNEO
Sono 4.190 gli immigrati senza permesso di soggiorno. Il «pacchetto
sicurezza» appena varato dal Parlamento li individua come colpevoli
del reato di soggiorno clandestino. Il numero dei «sans papier» viene
dal rapporto sull’immigrazione straniera in Granda fatto da Provincia
e Ires Piemonte, presentato nel settembre del 2008. In percentuale gli
immigrati irregolari in provincia di Cuneo sono il 9,3% della
popolazione di origini straniere. Di questi, in base al rapporto
istituzionale i più numerosi sono i tunisini (13,7%). Poi marocchini e
nigeriani (12,8%) e cinesi (11,2%). Tra le donne perlopiù ci sono
badanti e collaboratrici domestiche. Gli uomini lavorano in edilizia e
in agricoltura, senza contratti
Il decreto appena varato entrerà in vigore tra una quindicina di
giorni con la pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale. Il reato di
soggiorno illegale verrà puntito con una multa da 5 a 10 mila euro. Il
nuovo corso sull’immigrazione tocca molti ambiti soprattutto quello
giudiziario.
«Il provvedimento farà aumentare i ritardi nella gestione della
giustizia - commenta Alberto Bernardi, procuratore capo della
Repubblica di Cuneo -. Si intaseranno gli uffici dei Giudici di pace
dove, già ora, i rinvii vemgono disposti al 2011. In più si tratta di
processi per cui saranno quasi sempre necessari gli interpreti che già
oggi non vengono pagati dalla Stato per mancanza di fondi. Indiremo
presto una riunione in procura per non essere impreparati all’impatto
che questa norma avrà nel lavoro quotidiano».
Per Luisella Lamberti responsabile del settore immigrazione dela Cgil:
«Questa norma è soltanto uno spot che non c’entra con la sicurezza. Il
Governo avrebbe dovuto prima sanare il pregresso, cioè permettere agli
immigrati irregolari che sono già in Italia di regolarizzarsi.
L’aspetto più inquietante è che mette qualsiasi cittadino davanti
all’obbligo di denunciare. Pensiamo a quali ricadute avrà tutto questo
sul rispetto dei diritti umani. Un esempio? Scompariranno le
segnalazioni di irregolari vittime di incidenti sul lavoro». Secondo
la nuova legge i regolari dovranno pagare 200 euro di tasse per il
rinnovo del permesso. La Lamberti: «Il governo ha detto che il
ricavato verrà usato per ricacciare in patria gli irregolari. Lo trovo
crudele».
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Stagionali
Rilasciati i primi 400 permessi
Da “La
Stampa” del 5 giugno
«La Prefettura di
Cuneo ha già rilasciato oltre 400 permessi di soggiorno per lavoro
stagionale nelle aziende agricole della provincia». Lo comunica il
sottosegretario all’Interno Michelino Davico e lo conferma Francesco
D’Angelo, vice prefetto, dirigente dell’area immigrazione della
Prefettura.
Gli uffici stanno lavorando a pieno ritmo e l’obiettivo è annullare il
ritardo di 45 giorni con cui il decreto flussi è stato promulgato
rispetto alla data prevista. Da aprile, le domande già presentate
dagli imprenditori agricoli cuneesi sono state 1.450, molte altre sono
in arrivo per soddisfare la richiesta di manodopera nella raccolta
della frutta.
Nel Saluzzese, sono almeno cinquecento le aziende che vi ricorrono.
«Qui, se il caldo proseguirà, la raccolta potrebbe essere anticipata,
quindi abbiamo chiesto agli organi istituzionali di fare il massimo,
evadendo le domande in base alla data presunta di assunzione - dice
Lauro Pelazza, vicedirettore Coldiretti -. I tempi sono stretti: dopo
il nulla osta italiano, il lavoratore deve ottenere il visto dal suo
paese».
La normativa ha assegnato alla Granda la possibilità di ospitare 2.000
stagionali stranieri non comunitari in arrivo da Serbia, Montenegro,
Bosnia-Herzegovina, Macedonia, Croazia, India, Pakistan, Bangladesh,
Sri Lanka, Ucraina, Tunisia, Albania, Marocco, Moldavia ed Egitto. Il
maggior numero arriva da Nord Africa e dall’area dell’Est eu
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DOMANI E SABATO.
GIORNATE DEDICATE ALL’INTEGRAZIONE
Mai tanti immigrati ad Alba
Da “La Stampa” del 28
maggio di ROBERTO FIORI
ALBA
Trentamila abitanti, tremila immigrati. La popolazione straniera
residente ad Alba ha raggiunto quota 10%. E lo ha fatto con una
crescita costante, accogliendo ogni anno tra 400 e 500 persone, la
maggior parte delle quali in arrivo dalla Romania.
Un fenomeno in linea con quanto sta avvenendo un po’ in tutta Italia,
portando con sé nuove opportunità e nuovi problemi. Innanzi tutto, la
questione dell'identità e il rapporto con l'altro. E' proprio su
questi temi che si concentrano le iniziative interculturali «Le Storie
siamo noi», promosse domani e sabato da associazioni di volontariato,
Centro territoriale permanente, direzioni didattiche, cooperativa
Quetzal e Servizio stranieri del Comune. Due giorni di incontri,
letture, animazione e musica per imparare a considerare l'altro non
come espressione di una nazionalità, di una cultura diversa, ma
semplicemente con un'altra persona.
Chi sia «l'altro» ce lo dice la fotografia della popolazione migrante
residente ad Alba al 31 dicembre 2008: 2994 persone, quasi equamente
divise tra uomini (1396) e donne (1598). Rispetto al 2007, la crescita
è stata di 403 stranieri. L'aumento più considerevole si è registrato
tra i romeni, che ormai hanno superato quota mille; più rallentata la
crescita della comunità marocchina, presente in città con 474 persone;
seguono gli albanesi, i macedoni e i tunisini.
Un dato significativo è quello dei ricongiungimenti familiari.
Spiegano dal Servizio stranieri: «Arrivano nuovi immigrati, ma
soprattutto si riuniscono famiglie, giungono ad Alba mogli e figli di
persone che evidentemente qui hanno trovato un lavoro stabile e una
casa. E questo è un dato positivo, che conferma il buon livello di
integrazione presente in città».
Tuttavia, non mancano i problemi. Alcuni sono comuni alle fasce più
deboli senza distinzione di carta d'identità, come la richiesta di
case a prezzi agevolati o di posti di lavoro, altri riguardano la
microcriminalità, la gestione burocratica dei permessi e delle
regolarizzazioni.
L'iniziativa «Le storie siamo noi» si propone di far conoscere
maggiormente i percorsi di integrazione socio-culturale. Si inizia
domani alle 21 in sala Fenoglio con «Poesie in valigia», lettura di
versi e racconti in lingua madre a cura degli alunni del Centro
territoriale permanente. Sabato, nel cortile Maddalena alle 15, ci
sarà una «Caccia al tesoro interculturale» per gli alunni delle
elementari e medie, con laboratori artistici, giochi e merenda
equosolidale. Alle 20, al centro giovani H Zone, cena interetnica e
apertura degli stand informativi. Gran finale alle 21,30, con la
torinese Orchestra di Porta Palazzo che mescolerà i suoni piemontesi
con i ritmi africani, orientali e sudamericani.
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APPELLO. CGIL
SCRIVE ALLA REGIONE
“Gli
anziani immigrati non possono farsi curare”
Da “La Stampa” del 3
maggio di BARBARA MORRA
CUNEO
«Gli anziani immigrati arrivati in Italia con ricongiungimento
famigliare dopo il 3 ottobre 2008 non possono accedere al servizio
sanitario nazionale. Anche in provincia di Cuneo la situazione sta
creando gravi disagi». Lo hanno scritto il segretario provinciale
della Cgil Marco Ricciardi e la responsabile del dipartimento
Immigrazione del sindacato, Luisella Lamberti, all’assessore regionale
alla Sanità Eleonora Artesio.
La lettera cita il decreto legislativo 160 del 2008 che ha modificato
la disciplina dei ricongiungimenti. «Dall’entrata in vigore della
legge il genitore ultrasessantacinquenne di uno straniero che arriva
in Italia deve avere un’assicurazione sanitaria privata oppure pagare
un contributo al servizio sanitario nazionale del nostro Paese.
L’impasse sta nel fatto che non è ancora stato stabilito quanto lo
straniero dovrà versare. Dunque al momento resta senza assistenza
sanitaria». «Anche volendo e potendo pagare - spiega Lamberti - queste
persone non possono farlo perché manca il decreto attuativo che
stabilisce la quota da versare. E, intanto, per le cure slegate da
emergenze questi anziani non sono assistiti». L’atro aspetto - citato
nella lettera dei sindacati all’assessore regionale - è che per questi
immigrati «non c’è possibilità di stipulare un’assicurazione privata
perché le compagnie assicurative non stipulano polizze a persone
ultrasessantacinquenni, se non in casi eccezionali, ovvero per
soggetti già assicurati da tempo, e comunque in nessun caso oltre i 75
anni». Lamberti: «Premesso che siamo contrari al fatto, che però
stabilisce la legge, che cittadini regolarmente presenti in Italia
vengano esclusi dal diritto all’assistenza sanitaria gratuita,
chiediamo che venga definita la modalità di iscrizione volontaria. La
nostra proposta è che, per il momento, si faccia pagare quanto già
viene versato da chi è in Italia con permesso di studio o turistico».
E conclude: «E’ vero che i genitori di immigrati che possono venire in
Italia sono pochi, perché non devono avere in patria altri figli, ma
si tratta comunque di persone che non hanno il diritto di farsi
curare. Da questa mancanza di assistenza potrebbe derivare un rischio
per la salute dell’intera popolazione».
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“Non denunceremo chi è
clandestino”
Da “La Stampa” del 8
marzo di ]BARBARA MORRA
CUNEO
«Fedeli al giuramento di Ippocrate, noi non denunceremo nessuno». E’
la dichiarazione dell’Ordine dei medici della provincia che Emma, una
giovane italiana d’origini africane, ha letto ieri in piazza
Audifreddi, sotto le finestre del municipio di Cuneo. Parole
pronunciate appena finito il corteo in cui, da piazza Europa
attraverso corso Nizza e via Roma, hanno sfilato 1.300 immigrati e
italiani. Netta la prevalenza di stranieri, circa il 90 per centro dei
partecipanti.
La manifestazione è stata organizzata da diciotto associazioni di
migranti, molti i Paesi dell’Africa rappresentati, insieme a cittadini
dell’Est Europa. Un applauso forte, lungo, ha accompagnato la presa di
posizione dei sanitari cuneesi sul passaggio del decreto legge, che
potrebbe dare ai medici la facoltà di denunciare gli immigrati
irregolari che chiederanno cure. E’ il cosiddetto «pacchetto
sicurezza», per ora approvato al Senato e che, per diventare legge,
dovrà passare al vaglio della Camera. «L’ordine dei medici non è
chiamato a interpretare le leggi dello Stato, ma ad applicarle -
sostengono i medici -. Ma il testo approvato dal Senato introduce
nella società italiana un principio inammissibile. Il giuramento di
Ippocrate, sul quale è fondata con tradizione bimillenaria la comunità
medica occidentale, impegna ogni professionista a prestare la sua
opera nei confronti di chiunque, senza distinzioni di alcun genere».
L’indignata reazione dei sanitari ha citato anche la Costituzione, che
all’articolo 32 «tutela la salute dell’individuo e, dunque, non del
cittadino», e il codice deontologico. Un riferimento anche
all’articolo 365 del codice penale, che «intersecandosi con la nuova
norma condurrebbe il medico all’assurdo di curare in modo anonimo due
clandestini che si siano feriti con arma da fuoco, mentre potrebbe
denunciarli nel caso portassero i loro figli ad una vaccinazione
antipoliomielitica».
La presa di posizione si conclude sottolineando che i medici «non sono
gendarmi»: «L’ordine dei medici è consapevole del problema
rappresentato da accessi impropri al Sistema sanitario nazionale dei
clandestini e del relativo aggravio di spesa e si permette di invitare
i Parlamentari della provincia a voler considerare l’intera questione.
Esistono altre vie più confacenti che voler trasformare i medici in
gendarmi di basso rango».
Per i medici iscritti al sindacato Anaao e Cgil ha parlato il
ginecologo cuneese Chiaffredo Rosso: «Se passerà il decreto si darà
via libera alla clandestinizzazione sanitaria, nasceranno
organizzazioni illegali parallele che presteranno servizi abusivi ad
alti costi. Senza contare che si vanificheranno i risultati ottenuti
negli ultimi 15 anni per la diminuzione delle malattie infettive come
la tubercolosi. Per paura, gli stranieri irregolari aspetteranno fino
all’ultimo per farsi curare e le bronchiti degenereranno in polmoniti,
con aumento dei costi per la sanità».
Intere famiglie fra tante bandiere
Da “La Stampa” del 8
marzo
Nel grande corteo di
ieri, tra le bandiere africane, quelle dei sindacati e gli striscioni,
c’erano anche tanti passeggini, carrozzine, marsupi. In piazza sono
scese le famiglie di immigrati. Come quella di Rachid Lmaoui, che
abita a Borgo San Dalmazzo con la moglie Btissan, la mamma Rahma e i
tre figli Hasar, Mohammed e Ikran. Rachid è arrivato in Italia da
Kenitra, una città del Marocco, nel ‘90. Parla un ottimo italiano. E’
con due dei suoi tre figli, sulle spalle la nipotina. Mohammed e Hasar
fanno a gara per scrivere su un foglio i loro nomi. Anche quando si
rivolgono soltanto al papà parlano la nostra lingua.
«Sono preoccupato per questo decreto che prevede un aumento della
tassa per il rinnovo dei permessi - sospira, sistemando il bavero
della giacca a vento di Mohammed, perché scende la sera e arriva il
freddo -. Se davvero ai 70 euro che già spendiamo ora, che poi sono di
più perchè non si contano i soldi per fototessere, fotocopie e altro,
se ne aggiungeranno dagli 80 ai 200, non so come faremo a cavarcela.
Sono operaio in un’azienda metalmeccanica e sul mio stipendio si regge
tutta la famiglia».
Poi guarda Mohammed, che cerca di richiamare l’attenzione, e gli dice
di fare silenzio perchè dal palco stanno dicendo cose importanti che
interessano anche lui.
Africa
Servono umanità e sicurezza politica
Timothèe Koukoui,
italiano, originario del Benin, coordinatore della manifestazione:
«Sono commosso dal grande numero di persone che vedo in questa piazza
per protestare contro un Governo che considera gli immigrati un
problema di ordine pubblico. Questo “pacchetto sicurezza” è un modo di
dirci che dobbiamo tornare a casa, ma la maggior parte di noi ha mai
commesso reati. L’immigrazione va governata con umanità e sicurezza
politica, con questi provvedimenti, invece, si rischia di dividere e
creare rabbia».
Romania
Punire i colpevoli non la comunità
Rodi Vinau, romena,
presidente dell’associazione Acasa di Bra: «Proviamo sdegno e
chiediamo una giusta punizione per chi ha commesso reati, ma non
bisogna condannare un’intera comunità. I romeni che delinquono in
Italia sono 2.828 su oltre un milione di residenti, lo 0,27 per cento,
una percentuale neanche fra le più alte. La stragrande maggioranza dei
romeni è onesta e laboriosa, eppure in questo clima di paura
alimentato da alcuni politici anche a noi tocca subire sputi e
imprecazioni».
Regione
Condivido la piattaforma
Alla manifestazione
ha partecipato anche l’assessore regionale al Welfare, Angela
Migliasso: «Sono qui perchè condivido in pieno la piattaforma della
vostra protesta. Avete tutta la mia solidarietà e il mio impegno per
fare delle buone leggi regionali che favoriscano l’integrazione. Una
delle cose più terribili che ha in mente questo Governo è limitare
fortemente i ricongiungimenti familiari. Si vuole disgregare le
famiglie, mentre sono proprio bambini e anziani i migliori promotori
dell’integrazione».
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Cuneo: oggi, grande corteo degli immigrati per un confronto
Da
www.targatocn.it del 7 marzo
Una grande
manifestazione di stranieri, aperta a tutti coloro che sono
interessati, si svolgerà oggi nella città di Cuneo, al grido di “è
meglio non tacere e far sentire la propria voce al più presto per
uscire dall’oscurità e esprimere il disappunto sulle scelte del
Governo”. La manifestazione arriva anche a seguito dei cambiamenti
previsti dal cosiddetto 'Pacchetto Sicurezza'. Il corteo partirà alle
15.30 da piazza Europa e si fermerà in piazza Audifreddi per un
confronto sul tema ‘Liberi e uguali in dignità e diritti’ contro le
tasse sui permessi di soggiorno, la facoltà dei medici di segnalare i
clandestini che si fanno curare e a favore di una politica rispettosa
dei diritti umani. In piazza vi saranno anche Erio Ambrosino,
assessore settore Socio-Educativo e Politiche Giovanili del comune di
Cuneo e Teresa Angela Migliasso assessore regionale al Welfare,
Lavoro, Immigrazione, Emigrazione, Programmazione socio-sanitaria di
concerto con l'assessore alla Sanità. Ad intervenire anche
rappresentanti di medici e stranieri, la manifestazione è promossa
dalle Associazioni del Benin, Burkina Faso, Camerun, Congo, Costa
d’Avorio, Ghana, Guinea, Mali, Nigeria, Senegal e dalle comunità di
Albania e Marocco.
Gli immigrati manifestano:
· contro la tassa da 80 a 200 euro per il rilascio di permessi e carte
di soggiorno, che si aggiungono ai circa 70 Euro che già oggi vengono
spesi dagli immigrati)
· contro la facoltà data ai medici di segnalare i clandestini che
richiedono cure mediche (con gravi conseguenze sulla salute di uomini,
donne, bambini che non chiederanno più di essere assistiti e con forti
rischi di diffusione di malattie tra i cittadini)
· personale una politica dell'immigrazione rispettosa dei diritti
umani e che riconosca il valore della presenza degli stranieri in
Italia
Aderiscono anche: CGIL, CISL, UIL, FP Medici cgil, ACLI, ARCI,
CARITAS CUNEO, CARITAS BRA, CARITAS MONDOVI, Centro ascolto CARITAS
FOSSANO, Tavolo delle Associazioni, Scuola di pace Boves, Comunità
MAMBRE, Emmaus, LVIA, Fondo Solidarietà Racconigi, Ass.BESA, Ass. VOCI
DAL MONDO, Ass. Incontrarci, Ass. AL WARDA, Ass. STELLA, Ass. ASBARL,
Ass. IL MOSAICO, Ass. ASSALAM, Granello di senape, CIC, Di tutti i
colori, Coll.donne LE PRIMULE ROSSE, Menteinpace, Circ.Libertà Eguale,
Ass.Il tasso barbasso, Ass. DALEGGERE, Ass. Amicizia ITALIA-CUBA,
Centro Diritti della Persona, Lab. Teatr. ALBATROS, Ass. ACASA, Ass.
GOMOKU, Ass. ARIAPERTA, Ass. DALLA PARTE DELL’EDUCARE, Ass. VERSO SUD,
Ass. QUETZAL, Ass. MONDOQUI, Donne in nero contro la guerra, Forum
legge giusta sull’immigrazione.
Cuneo:
oggi, grande corteo degli immigrati per un confronto
Da
www.targatocn.it del 7 marzo
Una grande
manifestazione di stranieri, aperta a tutti coloro che sono
interessati, si svolgerà oggi nella città di Cuneo, al grido di “è
meglio non tacere e far sentire la propria voce al più presto per
uscire dall’oscurità e esprimere il disappunto sulle scelte del
Governo”. La manifestazione arriva anche a seguito dei cambiamenti
previsti dal cosiddetto 'Pacchetto Sicurezza'. Il corteo partirà alle
15.30 da piazza Europa e si fermerà in piazza Audifreddi per un
confronto sul tema ‘Liberi e uguali in dignità e diritti’ contro le
tasse sui permessi di soggiorno, la facoltà dei medici di segnalare i
clandestini che si fanno curare e a favore di una politica rispettosa
dei diritti umani. In piazza vi saranno anche Erio Ambrosino,
assessore settore Socio-Educativo e Politiche Giovanili del comune di
Cuneo e Teresa Angela Migliasso assessore regionale al Welfare,
Lavoro, Immigrazione, Emigrazione, Programmazione socio-sanitaria di
concerto con l'assessore alla Sanità. Ad intervenire anche
rappresentanti di medici e stranieri, la manifestazione è promossa
dalle Associazioni del Benin, Burkina Faso, Camerun, Congo, Costa
d’Avorio, Ghana, Guinea, Mali, Nigeria, Senegal e dalle comunità di
Albania e Marocco.
Gli immigrati manifestano:
· contro la tassa da 80 a 200 euro per il rilascio di permessi e carte
di soggiorno, che si aggiungono ai circa 70 Euro che già oggi vengono
spesi dagli immigrati)
· contro la facoltà data ai medici di segnalare i clandestini che
richiedono cure mediche (con gravi conseguenze sulla salute di uomini,
donne, bambini che non chiederanno più di essere assistiti e con forti
rischi di diffusione di malattie tra i cittadini)
· personale una politica dell'immigrazione rispettosa dei diritti
umani e che riconosca il valore della presenza degli stranieri in
Italia
Aderiscono anche: CGIL, CISL, UIL, FP Medici cgil, ACLI, ARCI,
CARITAS CUNEO, CARITAS BRA, CARITAS MONDOVI, Centro ascolto CARITAS
FOSSANO, Tavolo delle Associazioni, Scuola di pace Boves, Comunità
MAMBRE, Emmaus, LVIA, Fondo Solidarietà Racconigi, Ass.BESA, Ass. VOCI
DAL MONDO, Ass. Incontrarci, Ass. AL WARDA, Ass. STELLA, Ass. ASBARL,
Ass. IL MOSAICO, Ass. ASSALAM, Granello di senape, CIC, Di tutti i
colori, Coll.donne LE PRIMULE ROSSE, Menteinpace, Circ.Libertà Eguale,
Ass.Il tasso barbasso, Ass. DALEGGERE, Ass. Amicizia ITALIA-CUBA,
Centro Diritti della Persona, Lab. Teatr. ALBATROS, Ass. ACASA, Ass.
GOMOKU, Ass. ARIAPERTA, Ass. DALLA PARTE DELL’EDUCARE, Ass. VERSO SUD,
Ass. QUETZAL, Ass. MONDOQUI, Donne in nero contro la guerra, Forum
legge giusta sull’immigrazione.
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Cuneo: immigrati, si alza la voce per pari dignità e diritti
Da
www.targatocn.it del 26 febbraio di di Francesca Aimo
Una grande manifestazione di stranieri, aperta a tutti coloro che sono
interessati, a Cuneo sabato 7 marzo perché “è meglio non tacere e
far sentire la propria voce al più presto per uscire dall’oscurità e
esprimere il disappunto sulle scelte del Governo”. Questo quanto
emerso ieri sera a conclusione della discussione sui cambiamenti
previsti dal cosiddetto 'Pacchetto Sicurezza' al vaglio del
Parlamento. Il corteo partirà alle 15.30 da piazza Europa e si fermerà
in piazza Audifreddi per un confronto sul tema ‘Liberi e uguali in
dignità e diritti’ contro le tasse sui permessi di soggirono, la
facoltà dei medici di segnalare i clandestini che si fanno curare e a
favore di una politica rispettosa dei diritti umani. In piazza vi
saranno anche Erio Ambrosino, assessore settore Socio-Educativo e
Politiche Giovanili del comune di Cuneo e Teresa Angela Migliasso
assessore regionale al Welfare, Lavoro, Immigrazione, Emigrazione,
Programmazione socio-sanitaria di concerto con l'assessore alla
Sanità.
L'iniziativa, promossa dal Tavolo delle Associazioni del Cuneese e dal
Comitato per una Legge giusta sull’immigrazione, ha visto alternarsi
al microfono Giancarlo Ferrero, già Avvocato distrettuale dello Stato,
Franco Giordano della segreteria Fiom Cgil e Chiaffredo Rosso, medico
ospedaliero. Gli intervenuti hanno presentato i nodi problematici di
una proposta di legge giudicata dagli organizzatori discriminatoria e
lesiva dei diritti della persona. Coordinata da Gigi Garelli del
Tavolo delle Associazioni del Cuneese, la discussione si è aperta con
l’intervento di Rahimi Oum-Rachad, presidente dell’Associazione
Al Warda (Fiore), marocchina, da 17 anni in Italia e in attesa della
carta di soggiorno. A lei il compito di introdurre i numerosi temi: “La
crisi economica non l’abbiamo creata noi, ma i banchieri, noi facciamo
molti lavori, come la badante, che gli italiani non vogliono fare.
Paghiamo le tasse per servizi che arrivano tardi e il permesso di
soggiorno ci arriva sempre già scaduto. Da quando il Governo è in
carica ci sta attaccando a partire dalle normative emanate ad agosto.
L’Italia non è più quella che ricordiamo: la crisi, la paura e le
leggi attuali aumentano il razzismo”. Sulle ronde e l’utilizzo dei
Decreti Legge è intervenuto l’ex avvocato distrettuale dello Stato
Giancarlo Ferrero: “Siamo di fronte a manifestazioni di
violenza organizzata da parte del Governo. La tendenza attuale del
Governo è quella di esautorare il Parlamento e quindi di emanare
Decreti Legge fatti per creare tensione nel paese perché ricorrere ad
un Decreto Legge significa rilevare un pericolo e quindi creare un
allarme. Lo Stato deve garantire la sicurezza. Il Governo
istituzionalizzando le ronde delegittima le forze dell’ordine e
privatizza la sicurezza. Le ronde rischiano di diventare corpi
speciali dello Stato”. Ferrero è poi entrato nei dettagli
legislativi: “Una volta i codici (penale e civile) non venivano
toccati, ora sono dei colabrodo. Il Decreto Legge oggi si è infilato
anche nel codice penale introducendo un nuovo delitto con il 612 bis.
La nostra legge poi è l’unica che prima di punire il reato punisce chi
sei”.
Paura e sicurezza, parole chiave che ricorrono sempre più spesso nel
dibattito: “Devo esprimere la delusione personale e dei miei amici
perché c’è paura di fare le cose quotidiane – ha affermato
Martin Soti dell’associazione Besa -. Perché ci sentiamo come
appena arrivati e lo dice uno tra i primi sbarcati a Bari nel 1992. Le
speranze degli immigrati vengono spente dalla tv, dai Decreti e dalla
mancanza di democrazia. Come si fa a parlare di integrazione quando si
parla di nazionalità in riferimento ad un collega di lavoro? Questa è
provocazione”. Ad intervenire è stato anche Franco Giordano
della Fiom Cigl sulla situazione lavorativa degli immigrati e sul
ricorso alla cassa integrazione per far scorrere l’amaro ragionamento
sul filo dell’utilità prima degli immigrati, dell’applicazione della
legge Bossi-Fini (che prevede il divenire irregolare dopo sei mesi
dall’ultima attività lavorativa) per terminare con “Ora c’è crisi e
gli immigrati non servono”. In serata, spazio anche per la voce
del mondo ospedaliero, Chiaffredo Rosso, medico del Santa Croce
di Cuneo: “Sulle conseguenze dell’emendamento che rende possibile
la segnalazione all’Autorità giudiziaria non abbiamo ancora dati, ma
sono molte le impressioni e i ragionamenti in atto. Di certo questo è
contro l’articolo 32 della Costituzione che parla di salute come
diritto pieno ed incondizionato della persona, senza alcuna
limitazione, contro il Codice Deontologico dei Medici Italiani e
contro la Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo. Inoltre c’è da
registrare una certa resistenza medica sull’ultimo capoverso
dell’articolo 365 dei codice penale”. Il dottor Rosso ha poi
illustrato i dati degli accessi al pronto soccorso di Cuneo nel 2008:
gli stranieri temporaneamente presenti (ovvero cittadini stranieri
presenti sul territorio nazionale non in regola con le norme relative
all’ingresso e al soggiorno, ivi compresi i clandestini, hanno accesso
ad alcune prestazioni sanitarie grazie all’art. 35 comma 3 del T.U.
286/98. A questi sono assicurate cure ambulatoriali ed ospedaliere,
urgenti o comunque essenziali, ancorché continuative, per malattia e
infortunio e interventi di medicina preventiva e prestazioni di cura
ad essi correlate, a salvaguardia della salute individuale e
collettiva) che hanno fatto ricorso al pronto soccorso cuneese sono
stati 128 a fronte di 1932 accessi totali. Di questi 128 solo 12 sono
stati ricoverati, di cui 7 in pediatria. Situazione diversa, come
riportato nell'ultima uscita del settimanale 'Gazzetta d'Alba', all'Asl
Cn2 Alba-Bra dove 793 clandestini sono stati curati nel 2008, con una
media di oltre due al giorno. Di questi, 509 si sono presentati al
pronto soccorso e 284 sono stati ricoverati.
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Cuneo: i medici della Granda non denunceranno i clandestini
Da
www.targatocn.it del 20 febbraio
Nei giorni scorsi
(vedi link in basso) ci siamo occupati delle proteste sollevate dai
medici in seguito all’inserimento nel pacchetto sicurezza votato in
Senato della norma che consente ai medici di denunciare alle Forze
dell’Ordine i clandestini che si fanno curare presso strutture
sanitarie pubbliche. Da molte parti sono state sollevate obiezioni
circa quelli che sono i doveri dei medici e le loro specifiche
funzioni. Abbiamo anche ascoltato l’opinione del vicepresidente
dell’Ordine dei Medici della Provincia di Cuneo dott. Piretro Leli, il
quale ci ha ribadito l’assoluta contrarietà dei medici a venire meno a
quelli che sono i principi deontologici dell'Ordine. Ieri sera si è
riunito il Consiglio Direttivo dell’Ordine dei Medici della Provincia
di Cuneo il quale ha espresso ufficialmente la propria posizione in
merito alla norma contenuta nel decreto sulla sicurezza. Nel testo si
parte dalla premessa che “L'Ordine dei Medici non è chiamato ad
interpretare le leggi dello Stato ma ad applicarle. Tuttavia il testo
approvato dal Senato della Repubblica nel cosiddetto 'pacchetto
sicurezza' introduce nella società italiana un principio
inammissibile, laddove prevede per il medico la possibilità di
denunciare il clandestino cui abbia prestato cura, come a suo tempo è
stato evidenziato dal dott. Amedeo Bianco, presidente nazionale degli
Ordini Medici”. Nel testo approvato ieri sera si fa esplicito
riferimento al giuramento di Ippocrate “…sul quale è fondata con
tradizione bimillenaria la comunità medica occidentale, e che impegna
ogni medico a prestare la sua opera nei confronti di chiunque senza
distinzioni di alcun genere.
Il principio è talmente radicato che nella Costituzione Italiana
all'art. 32 i padri costituenti hanno impegnato la Repubblica a
tutelare il diritto alla salute dell'individuo (e dunque non del
cittadino) nell'interesse della collettività ed il codice deontologico
all'art. 3 recita che…Dovere del medico è la tutela...senza
distinzioni di età, di sesso, di etnia, di religione, di nazionalità,
di condizione sociale, di ideologia, in tempo di pace e in tempo di
guerra... Lo stesso codice penale all'art. 365 intersecandosi con la
nuova norma condurrebbe il medico all'assurdo di curare in modo
anonimo due clandestini che si siano feriti da arma da fuoco, mentre
potrebbe denunciarli nel caso portassero i loro figli ad una
vaccinazione antipoliomielitica". I medici sono insomma
consapevoli che sono reali i problemi determinati dagli accessi
impropri al SSNN dei clandestini e del relativo aggravio di spesa e
proprio per questo invitano i parlamentari della Provincia "...a
voler riconsiderare l'intera questione. Esistono altre vie più
confacenti che voler trasformare i medici in gendarmi di basso rango.
Si costringerà ogni medico ad una scelta radicale, fedeli al
giuramento di Ippocrate: noi non denunceremo nessuno”.
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Si penalizzano
invece gli stranieri onesti
Da “La Fedeltà” del 11 febbraio
“La Cgil farà quanto in suo potere per impedire che
queste norme diventino legislazione ordinaria di uno Stato che deve
rimanere legato ai vincoli di solidarietà, umanità e civiltà
giuridica, così come sancito dalla Costituzione”. Questo il proposito
della segreteria provinciale della Cgil, che commenta: “La politica per la sicurezza, tanto
sbandierata da questo Governo e dal suo capo, trova finalmente il suo
obiettivo centrale: sono gli immigrati il vero pericolo per la
sicurezza in questo Paese”.
Luisella Lamberti, responsabile degli sportelli immigrati Cgil
aggiunge: “Se è vero che uno dei bisogni primari
è quello della sicurezza, credo che la prima sicurezza da garantire
sia quella della salute per la persona malata e per chi potrebbe di
conseguenza ammalarsi. Se i cittadini stranieri irregolari non si
facessero più curare nei nostri ospedali, sarebbe poi difficile
monitorare la situazione sanitaria in Italia e capire l’incidenza e la
gravità degli infortuni sul lavoro”. E ancora: “Non si può neppure
dire che la segnalazione dei malati irregolari permetterà di
espellerli o farà da deterrente per l’immigrazione clandestina. Al
contrario, si colpirebbero solo le persone che sono venute qui per
lavorare e non i «delinquenti», perché le organizzazioni criminali e
mafiose hanno ben altri mezzi per garantire le cure mediche ai loro
affiliati, non li mandano al pronto soccorso degli ospedali. E infine,
davvero qualcuno può pensare che persone che rischiano la loro vita in
viaggi allucinanti per raggiungere l’Italia, rinuncerebbero al sogno
di entrare in Italia perché nell’ipotesi di ammalarsi verrebbero forse
espulsi? Chi pensa questo non conosce o fa finta di non conoscere il
fenomeno dell’immigrazione”.
Luisella Lamberti fa inoltre notare che questa norma contribuirà ad
aumentare la criminalità, perché foraggerà indirettamente le
associazioni criminali. “Il clandestino con problemi di salute si
vedrà costretto a rivolgersi alle associazioni criminali che non hanno
problemi a gestire un «servizio sanitario parallelo»”.
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Irregolari
rinunciano alle cure dei medici
Ieri al Centro Isi i pazienti erano soltanto due
Da “La Stampa” del 10
febbraio di LORENZO BORATTO
CUNEO
Forse hanno paura. Per ora non si fanno vedere. Ieri al centro di
informazione salute immigrati (Isi l'acronimo, ma è sottointeso
«irregolari») si sono presentati solo in due: in media sono 12 la
settimana, ogni lunedì e giovedì pomeriggio, in via Boggio a Cuneo.
Nello sportello di riferimento provinciale sono passati quasi 4 mila
in 10 anni, due terzi donne, da 100 nazioni del mondo.
«Oggi sono meno del solito - conferma Giuseppe Belvisi, medico del
centro -. Forse il passaparola dopo le polemiche su Tv e giornali.
Alcuni vengono qui da anni, da tutta la Granda. Denunciare gli
irregolari? Non credo lo farà nessuno. Mettano qui un piantone della
Questura, come avviene nei Pronto soccorso: bisogna distinguere tra
esigenze di ordine pubblico e il ruolo di un sanitario».
Si presenta una donna: finge di non parlare italiano e si rifugia
dietro il «Non capisco». Poi un egiziano, 52 anni: «Ero regolare: in
Italia dal '96. Poi ho perso il lavoro: senza reddito non rinnovano il
permesso, senza permesso non trovo lavoro. Vengo qui per le medicine,
ho il diabete». In futuro potrebbero denunciarla. «Lo so - dice - ma
nulla del genere accade in Austria, Francia o Germania. Un medico ha
doveri umanitari e di pietà».
Nel centro i pazienti vengono indirizzati ai servizi dell'Asl. Ci
lavora una mediatrice culturale romena, Daniela Tarlea, che si divede
fra Torino e Cuneo: «Nella Granda sono più presenti immigrati dall'Est
Europa. Molti non parlano italiano, qualcuno è analfabeta. Tante sono
badanti, non messe in regola dai datori di lavoro. Con tutti cerchiamo
di dialogare: da quanto tempo sono in Italia, perché non hanno più il
permesso, se sono sposati o dove sono figli e parenti. Tante le
consulenze per gravidanze o aborti: le indirizziamo ai Consultori».
Il responsabile del Centro, Gabriele Ghigo: «La legge regionale che ha
istituito gli Isi è del '96: furono creati per il diritto alla salute
degli irregolari. Quello di Cuneo ha più di 10 anni di attività. Lo
straniero è registrato in un database interno: viene consegnata una
tessera, vale 6 mesi e permette di accedere ai servizi su prescrizione
del Centro, pagando il ticket. La maggior parte lo fa».
Sul decreto passato per ora in Senato, che prevede di denunciare gli
irregolari, Ghigo aggiunge: «I diritti di mamme e bimbi, ad esempio,
sono normati da convenzioni internazionali. Sia chiaro: la proposta di
legge non modifica il diritto alla salute di tutti. Certo se
l'assistito non si presenta è un danno per lui e la comunità dove
vive. Lo scopo è anche di cercare un aggancio con l'immigrato,
sperando che nel tempo sistemi la sua posizione. Anche noi siamo in
attesa di una chiarificazione dalla Regione: ha confermato gli Isi lo
scorso ottobre, per un decennio sono stati solo sperimentali».
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Il Presidente del Direttivo Nazionale Fiom a
un incontro sull’immigrazione
Integrazione non è
assimilazione
Da “La Fedeltà” del 2 dicembre di b.m.
FOSSANO.
Un pomeriggio per decidere insieme come affrontare le
discriminazioni. 2 quello che ha
organizzato la Cgil, sabato nel Centro incontri della Provincia. Hanno
parlato dei problemi che riguardano gli
immigrati Adam
Mbodi, presidente del direttivo nazionale Fiom Cgil e Lamin Sow,
responsabile del dipartimento
regionale
immigrati Cgil, entrambi di origini africane. Insieme a loro ha
affrontato le complessità degli aspetti
burocratici
l'ispettore Manigrasso dell'ufficio immigrazione della questura di
Cuneo. A introdurre c'era Luisella
Lamberti, fossanese, responsabile provinciale per l'immigrazione della
sigla sindacale.
"C'è
un notevole restringimento dei diritti degli immigrati
nelle leggi varate da questo Governo - ha detto la
Lamberti In
questo clima già problematico, chi governa dice di voler combattere
l'immigrazione clandestina, e
raccoglie il consenso della maggioranza degli italiani. Ma molti
italiani non conoscono le leggi, non sanno quale
è la realtà degli immigrati e non sono aiutati a capire e risolvere i
conflitti che si creano tra diversi. Tuttavia ciò che
in questi mesi ha fatto o dice di voler fare questo Governo ha poco a
che fare con la lotta alla clandestinità, anzi
la aumenta. E soprattutto i nuovi provvedimenti (come l'introduzione
del reato di clandestinità, l'obbligo del
medico di denunciare i clandestini che si fanno curare, l'istituzione
di classi ponte per i bambini stranieri,
l'annunciato blocco dei flussi) colpiscono tutti gli stranieri, anche
quelli che da anni vivono in Italia, lavorano
regolarmente nelle nostre aziende,
nei cantieri, nelle nostre case e rispettano le leggi italiane. Sono
tutti provvedimenti che anziché cercare l'integrazione stabiliscono
esclusione, precarietà, insicurezza per gli stranieri".
"Le leggi italiane sono xenofobe -
ha spiegato Adam Bodi -. La legge Bossi-Fini
prevede che il permesso
sia legato al lavoro. Questo
in
un periodo di crisi, in cui il lavoro è un'incognita per
tutti. Lo straniero.. magari vive e paga le tasse in Italia
10 anni e poi da da
un giorno all'altro può perdere con il lavoro, la casa e la condizione
di regolare entrando nella clandestinità. Per
questi cambiamenti è sufficiente <m che solo
una diminuazione nel reddito tale da
non poter più dimostrare di poter
mantenere se stessi e la propria famiglia. Che tipo di integrazione si
crea con un Incognita del genere".
"Il problema è culturale - ha aggiunta Mbodi -. Che cosa si intende
per integrazione? Integrazione non significa
assimilazione o omologazione ma incontro d; culture. In Francia
l'assimilazione totali ha portato all'esplosione di
violenza nelle banlieu perché le nuove generazioni, i figli degli
immigarti non si sentono nè francesi né persone
legate alla propria cultura
d'origine. L'Italia deve fare tesoro di questi errori per non
ripeterli. Per questo lancio
un appello a tutte le persone immigrate
in Italia: di partecipare alla vita civile, fare sindacato, occuparsi
dei
propri diritti. Solo se non deleghere- mo più totalmente a qualcun
altro la nostra rappresentanza riusciremo ad
ottenere risposte
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Dossier statistico Caritas-Migrantes
Immigrati: la paura non è
motivata
Da
“L’Unione Monregalese del 12 novembre
Gli
immigrati in Italia si
aggirano tra i 3,5 e i 4 milioni
con un'incidenza pari
al 6,7%, a seconda che si
considerino i soli residenti
o l'insieme delle presenze
regolari. È quanto emerge
dalla XVIII edizione del
Dossier statistico immigrazione
Caritas-Migrantes. Al
volume di 512 pagine hanno
collaborato diversi studiosi.
Alcuni dati. La prima collettività,
raddoppiata in
due
anni, è quella romena
(625 mila residenti ma
se ne
stimano i milione)
seguita da quella albanese
(402 mila) e marocchina
(366
mila). Più della metà
degli stranieri è residente
in Italia da oltre 5 anni.
La
maggiore presenza, con
oltre
2 milioni di persone
si registra nel Nord Italia. Nel
periodo 2005-2007 sono state
presentate circa i milione
e 500 mila domande di assunzione di lavoratori
stranieri da parte delle aziende e delle famiglie
italiane: 741 mila nel 2007. Nello stesso anno si
può ipotizzare la presenza di
almeno mezzo milione di
persone già insediate in
Italia e inserite nel mercato
del lavoro nero (e a volte
sprovviste di permesso di
soggiorno),
"il
che solleva
la
necessità di una più
efficace
gestione del
mercato
occupazionale".
I curatori del volume evidenziano
che tra gli immigrati è
"enormemente" diffuso il
mercato del lavoro nero, non solo presso le famiglie ma anche
nelle aziende, con "un'ampiezza
sconosciuta
negli altri Pae
si industrializzati". La massima
concentrazione di lavoratori
immigrati, pari ai due terzi
del totale, si rileva nel Nord. A Brescia è
nato all'estero i lavoratore
ogni
5 occupati; a Mantova,
Lodi e Bergamo i su
6; a Milano i su 7; In Lombardia
i nuovi assunti quasi
per la metà (45,6%) sono
nati all'estero. Gli immigrati titolari di un'impresa
sono 165.114: nell'85%
dei casi sono aziende costituite
dal 2000 in poi e
sono concentrate soprattutto
nell'edilizia (39,1%) e nel
commercio (35,0). Gli
immigrati residenti in Italia sono una popolazione
giovane: 1'8o% ha meno di
45 anni. Nel 2007 sono nati
nel nostro Paese 64 mila
bambini da entrambi i
genitori stranieri. In totale
i minori sono 767.060 dei
quali 457.345 nati in Italia e
"stranieri solo giuridicamente".
Il tasso di fecondità delle
donne straniere è in grado
di assicurare il ricambio
della popolazione (2,51 figli
per donna), a differenza di
quanto avviene tra le italiane
(1,26 figli in media). Nel
2006 il io% dei matrimoni
celebrati in Italia ha riguardato coppie miste. Secondo
i dati, il1o% degli immigra
ti sono proprietari di case:
nel 2007 hanno acquistato
120 mila immobili. Essi parlano
più di
150 lingue
fonte di
cultura
e anche di scambi
commerciali mentre sono 146
le testate in lingua, tra
giornali e testate
radiotelevisive, con circa
800 operatori.
Quale futuro?
"Credo che
ci
si debba impegnare
perché
la gente valuti con oggettività
la
situazione, non
nascondendo
i
pericoli ma neppure ingigantendoli.
Soprattutto aiutando a
comporre
correttamente
accoglienza
e legalità, che
insieme
generano
sicurezza",
ha detto mons. Giuseppe Merisi,
presidente di Caritas Italiana,
commentando i dati
del Dossier. Per mons.
Merisi, occorre "guardare
avanti
con
perspicacia, lungo
le
strade del
futuro con
realismo
e
speranza", "senza falsi
ottimismi
e
senza
allarmismi
inutili".
LEGALITÀ ED
ACCOGLIENZA
"L'emergenza preme -
ha
aggiunto -
e
l'emergenza va
affrontata con coraggio
e
senza
paura dell'impopolarità".
Mons. Piergiorgio Savio-
la,
direttore generale della Fondazione Migrantes, dopo
aver ricordato l'emigrazione
degli italiani all'este‑
i
ha invitato a "non
essere
un
Paese immemore e
a
fare
frutto
delle
indicazioni che ci
i
vengono da un secolo
e
mezzo
di esperienza come
immigrati
noi
stessi.
La
questione
i
non è di trascurare la legalità
-
richiesta mai da noi avanzata
- ma
di
non
abdicare all'accoglienza
e
al
rispetto
dello
straniero". Per Caritas e Mi‑
e
grantes, il futuro dell'Italia
"non
è realisticamente immaginabile
senza gli
immigrati".
Il
banco di prova. Nel giudicare gli addebiti giudiziari
nei confronti degli immigrati,
secondo Caritas e Migrantes - che hanno anche
curato due recenti pubblicazioni
sulla Romania
e
sull'Albania - il dovero‑
so contrasto della devianza
"non
deve portare
a equiparare
immigrazione
e
criminalità".
Le statistiche criminali,
utilizzate in maniera "impropria
- ha detto il coordinatore del
Dossier, Franco Pittau -
rischiano di trasformare
un grande fatto
sociale
come
l'immigrazione in un fenomeno
delinquenziale".
Attualmente
i termini di legge
costituiscono un
"diritto
di carta" e, "non
essendo
rispettati,
sono di grave
pregiudizio
nell'educazione alla
legalità
e
nel perseguimento
di una strategia concreta
di accoglienza". Espressioni
del tipo "tolleranza zero" - si legge nella presentazione
del volume - sono "più
che
abusate
nel nostro
Paese
in cui l'inerzia dell'azione politica
ha creato pericolose derive
sociali":
sarebbe "preferibile"
parlare di
"legalità,
di
impegno rigoroso per fare osservare
le leggi e di senso di
giustizia solidarietà nella loro formulazione". Il "pacchetto-
sicurezza non esaurisce
le
politiche
migratorie e neppure
ne è la parte rilevante. Vi sono
aspetti
importanti relativi
al lavoro
e
all'integrazione sui
quali da
tempo
segniamo il
passo,
ripetendo impostazioni inconcludenti". È nell'ambito
delle politiche d'integrazione
"il banco di prova"
per un Paese chiamato ad affrontare
il tema delle migrazioni
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Inchiesta
Il pianeta cuneese
dei 45 mila immigrati
da
“La Stampa” del 1 ottobre di Barbara Morra
CUNEO
Sono 45 mila. Un
terzo di loro ha i requisiti per diventare cittadino italiano. Per la
maggior parte hanno deciso di vivere stabilmente in Italia. Sono
ottimisti sul futuro dei figli.
E’ la «fotografia» dell’immigrazione in Granda, fatta dall’Ires
Piemonte su commissione di Regione e Provincia. I dati sono stati
ricavati da 1.127 interviste fatte soprattutto dagli stessi immigrati.
Risultato: un rapporto realizzato per la prima volta, che verrà
presentato martedì 7 ottobre, nella sala Falco della Provincia (alle
14,30).
La ricerca, condotta con la consulenza dell’Ismu (Iniziative e studi
sulla multietnicità) di Milano, ha spaziato in diversi ambiti della
vita di extracomunitari e neocomunitari: lavoro, famiglia, abitazione,
conoscenza e uso dell’italiano, aspettative per il futuro.
«Per la distribuzione dei questionari abbiamo spaziato nei luoghi più
frequentati dagli stranieri, sia a livello formale sia informale -
spiegano i funzionari della Provincia che hanno seguito il progetto -.
Con una preventiva mappatura del territorio li abbiamo cercati agli
sportelli che si occupano di immigrazione, ma anche nelle scuole, nei
centri commerciali, nei bar. Per la maggior parte dei casi abbiamo
riscontrato molta disponibilità a rispondere». Secondo il rapporto, su
45 mila immigrati residenti in Granda gli irregolari sono, in media,
4.190 (il 9,3%), ma molti di questi hanno già avviato le pratiche per
avere il permesso di soggiorno. I più sono arrivati in Italia in un
arco temporale piuttosto lungo, con picchi massimi tra il 1996 e il
1998, nel 2000 e nel 2007. Il 10% ha una laurea, il 34% un diploma.
Il tipo di lavoro più diffuso è quello nell’industria, seguono
l’agricoltura e l’artigianato. «Esiste una specializzazione per
nazionalità - si legge nella sintesi che precede il rapporto
coordinato da Enrico Allasino, responsabile dell’Osservatorio
regionale sull’immigrazione Ires Piemonte -. Si notano concentrazioni
di marocchini nel lavoro operaio industriale e di albanesi in
edilizia, ma anche nelle pulizie e nel lavoro impiegatizio. I cinesi
sono più presenti nelle attività commerciali e i macedoni in
agricoltura. Le romene predominano nell’assistenza in casa e nel
lavoro domestico, mentre quasi la metà delle donne cinesi svolge
attività commerciali. Meno scontato è il fatto che una donna
marocchina su cinque sia operaia dell’industria». Nota particolare: la
«specializzazione» in determinati lavori (ad esempio per i cinesi
nelle cave estrattive di Barge e Bagnolo) non dipende da una
specializzazione già presente nel Paese d’origine, ma dal periodo di
arrivo e da ciò che in quella fase offriva il luogo di residenza.
Mediamente un immigrato guadagna 977 euro al mese. Il suo stipendio è
più alto se è un uomo. La famiglia sembra avere un ruolo importante,
visto che metà vive con il coniuge o il convivente e il 40% con i
figli.
L’aspetto della vita in Granda che gli intervistati considerano più
problematico è la casa. «Un quinto degli immigrati - continua la
sintesi - ritiene poco o per nulla soddisfacente il proprio alloggio
attuale. Il malcontento è più diffuso tra coloro che devono
condividere l’alloggio con altri e tra chi affitta senza contratto. I
più soddisfatti sono gli immigrati che hanno una casa in proprietà ,
ma anche chi vive in una struttura di accoglienza e chi risiede sul
luogo di lavoro. I problemi principali sulla casa sono il costo
elevato, la cattiva qualità e il sovraffollamento».
Alla domanda su quale sia il servizio essenziale, la maggior parte ha
indicato gli sportelli per aiutare a preparare le pratiche per il
rinnovo dei permessi di soggiorno (solo un terzo ha una carta di
soggiorno).
E, infine, le speranze. La maggioranza, pensando al futuro, dice di
voler restare nel Cuneese. Vede i propri figli sempre più integrati
(oltre la metà usa sia l’italiano, sia la lingua dei genitori, mentre
il 28% usa di preferenza l’italiano) e ritiene che «la maggioranza
avrà le stesse opportunità di vita degli italiani».
«Nel complesso - conclude la sintesi del rapporto - risulta che gli
immigrati in provincia sono numerosi e stabilizzati, ben inseriti e
intenzionati a restare. Ma le possibili difficoltà sul lavoro, i bassi
redditi e l’incertezza giuridica possono rendere fragile questa
situazione».
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Reportage
Troppa
confusione sul lavoro agli stranieri
da “La Stampa” del 17 settembre
E’possibile assumere
un lavoratore straniero che non ha ancora ricevuto il primo permesso
di soggiorno, se questo è in possesso di alcuni documenti che
dimostrano la presentazione della domanda». Lo dice la direttiva 749
del 23 febbraio 2007 del ministro dell’Interno, tuttora in vigore. Ma
sono ancora molte le aziende e i datori di lavoro che non si fidano e
preferiscono attendere che l’immigrato, al primo ingresso in Italia,
abbia in mano il documento originale di permesso di soggiorno. Accade
anche che alcuni si oppongano al rinnovo del contratto quando in
permesso di soggiorno, che scade in genere dopo un anno, è in rinnovo.
«In materia c’è una grande confusione - commenta Luisella Lamberti
responsabile del settore Immigrati della Cgil -. I problemi più grandi
che deve affrontare un immigrato è al primo rilascio del permesso.
L’assunzione è consentita, ma, a volte, persino le agenzie di
collocamento sconsigliano di fare domanda. Il guaio è che per avere in
mano il permesso originale può trascorrere un anno. Nel frattempo
l’immigrato che è entrato regolarmente nel nostro paese come si
mantiene?».
La direttiva in vigore del ministero dell’Interno (emanata dall’allora
ministro Giuliano Amato) dice: «Il lavoratore straniero, nelle more
della consegna del primo permesso di soggiorno per lavoro subordinato,
può essere ammesso a svolgere attività lavorativa per la quale è stato
autorizzato il suo ingresso nel territorio nazionale qualora: abbia
presentato domanda di permesso di soggiorno allo Sportello unico per
l’immigrazione entro otto giorni dall’ingresso del territorio
nazionale, abbia sottoscritto il contratto di soggiorno, sia in
possesso di copia del modello di richiesta di permesso di soggiorno
rilasciato dallo Sportello unico dell’immigrazione e sia in possesso
della ricevuta attestante l’avvenuta presentazione della richiesta di
permesso di soggiorno rilasciata dall’ufficio postale».
A rimandare a questa direttiva sono gli stessi funzionari dell’ufficio
Immigrazione in Questura. «Per questo - aggiunge la Lamberti -
nell’ultimo incontro con il questore ci siamo trovati tutti d’accordo
che c’è molto bisogno di informazione e sono necessarie riunioni con i
rappresentanti delle categorie economiche, per spiegare cosa è lecito
e cosa non lo è».
«Il vero problema sono i ritardi nel rilascio del documento dovuti
alla normativa - conferma Angelo Vero della Cisl -; talvolta il
permesso di soggiorno viene consegnato a pochi giorni dalla sua
scadenza. Per assumere è sufficiente la ricevuta. Su questo punto,
dopo l’incontro con il questore, si è deciso che tutti, secondo le
proprie forze, si sarebbero fatti parte attiva nel diffondere
quest’informazione. Come sindacato ricontatteremo l’Unione industriale
per chiedere di fare una massiccia campagna d’informazione con gli
associati. In ogni caso i nostri sportelli sono sempre aperti per
qualsiasi tipo di consulenza o rassicurazione in materia. La normativa
va modificata ma, nell’attesa, non si può dire a una persona che è in
regola solo se lavora e metterla nelle condizioni di non poter
ottenere un’assunzione».
Il questore, Leonardo La Vigna: «La normativa del ministero
dell’Interno è tuttora in vigore e le aziende sono in regola assumendo
in presenza della sola ricevuta di richiesta del primo permesso di
soggiorno».
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CUNEO. QUESTURA E
PATRONATI
Sindacati commentano «Bisogna modificare la legge nazionale Chiameremo
Davico»
Accordo
sulla riduzione dei ritardi nei permessi
Da “La Stampa” del 24
luglio di BARBARA MORRA
CUNEO
Una collaborazione, nei limiti della legge, tra Questura e patronati
come ai tempi del protocollo d’intesa che fece della Granda l’esempio
nazionale di buon funzionamento nella regolarizzazione degli
stranieri. E’ l’esito dell’incontro di ieri tra una delegazione di
sindacati, gruppi e associazioni sul problema dei ritardi - i tempi di
attesa vanno oltre l’anno - nel rilascio dei permessi di soggiorno.
Dopo un presidio in piazza Torino, il questore Leonardo La Vigna ha
incontrato la delegazione composta dai segretari provinciali di Cgil e
Cisl, Marco Ricciardi e Matteo Carena, Luisella Lamberti, responsabile
del settore Immigrazione Cgil, Angelo Vero della segreteria Cisl, Oum
Rachad Rahimi presidente dell’associazione di Donnestraniere Al Warda
e Timothee Koukoui, alla guida dell’associazione Benin.
«L’esito dell’incontro è stato positivo - commenta Luisella Lamberti
della Cgil -: il questore ha dato la disponibilità a recuperare
l’esperienza di collaborazione fatta ai tempi del protocollo.
Ovviamente ora la legge è cambiata e molte procedure previste allora
non sono più attuabili ma una collaborazione, nei limiti della legge
attuale, è possibile. Questa si concretizzerebbe nello scambio di dati
sul numero di stranieri che accedono ai patronati, incontri sulla
valutazione dei problemi, una verifica se le richieste inoltrate
tramite patronati sono più efficaci, un’azione di informazione agli
immigrati di rivolgersi ai patronati. Un punto è particolarmente
importante: la Questura si è impegnata a convocare una riunione con i
rappresentanti di categoria dei datori di lavoro per spiegare che le
assunzioni o i rinnovi dei contratti di lavoro sono possibili, cioè in
piena regola, se vengono fatti anche solo in presenza della ricevuta
di richiesta del permesso».
«Siamo soddisfatti - aggiunge Matteo Carena della Cisl -.
Sull’ampliamento del personale il questore ha constatato che in
effetti a Torino cento funzionari si occupano di 100 mila stranieri,
mentre in provincia di Cuneo nell’Ufficio stranieri lavorano 15
persone che devono sbrigare pratiche per circa 40 mila stranieri. Una
sproporzione che dovrebbe essere sanata».
«C’è disponibilità per una collaborazione reciproca - spiega dalla
questura il Capo Gabinetto, Walter De Meo -. L’impegno è di adottare
correttivi che riducano le lungaggini. Sul personale il questore sta
preparando un piano di potenziamento dell’Ufficio immigrazione che si
baserà su aggregazioni interne. Un modo per reagire alla sproporzione
tra il personale disponibile e gli stranieri presenti sul nostro
territorio».
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Protesta contro Maroni « No alla schedatura etnica »
da « La
Fedeltà » del 23 luglio di Barbara Morra
"Malgrado la bocciatura del Parlamento europeo che ha definito la
decisione del governo italiano di rilevare le impronte ai rom, bambini
compresi «... un atto di discriminazione diretta fondata Sulla razza
e l'origine
etnica» il ministro Maroni persiste nella sua inaccettabile
decisione".
E
l'incipit
del volantino diffuso da 25 gruppi
tra cui associazioni, partiti
politici e sindacati
lundi
sera
a Bra in occasione dell'annunciata
presenza del ministro dell'Interno
Maroni. L'esponente del governo non ha partecipato all'apertura
della nuova se-de della Polstrada, ma la manifestazione contraria a
quel-la che è stata definita "schedatura
etnica" si è svolta ugualmente.
Le cartoline di protesta
I gruppi che promuovono l'iniziativa
(Acli,Arci, Cgil, Cisl, Pd,
Giovani Democratici, Pdci, Sinistra democratica, Rifondazione
comunista, Asbarl, Mosaico,
Aurora, Incontrarci, Gruppo
impegno territoriale di Banca etica, Burkina Faso, Mali,
Repubblica democratica del Congo, Emmaus Cuneo, Benin, Assalam,
Granello di senape, Ditutticolori, Comunità di Mambre e Tavolo delle
associazioni cuneese) ritengono che "in Italia sia in atto una
schedatura etnica che ricorda quelle avvenute nei regimi totalitari"
e chiedono "impegni
Seri e non propagandistici Sul-la
legalità e il contrasto ai comportamenti illegali".
Per
raccogliere adesioni dei cittadini i
gruppi promotori
diffonderanno cartoline da compilare
che verranno inviate in segno
di protesta al ministero
dell'Interno. La distribuzione
e compilazione sarà proposta
a Cuneo domani, giovedi 24 luglio in
via
Roma, venerdi 25 luglio in
corso Nizza, sabato 26 luglio in corso Dante
e a Fossano,
mercoledi 30 luglio, in via Roma.
1 ritardi nei pennessi
di soggiomo
Gli
stessi gruppi che han-no
manifestato contro la schedatura
etnica oggi pomeriggio, mercoledi 23 luglio, faranno parte di
una manifestazionepresidio davanti alla questura di Cuneo sui
ritardi nel rilascio dei permessi
di soggiorno. Titolo dell'iniziativa: "E
sempre peggio".
"Nonostante i funzionari e gli
ispettori dell'ufficio immigrazione della questura facciano
il possibile la loro disponibilità
non basta e il loro carico di lavoro sta diventando insostenibile
-
commenta Luisella Lamberti
responsabile dello sportello
immigrati alla Cgil -.
Trop-pi
stranieri regolari sono costretti dalla burocrazia a vivere
senza un permesso di soggiornovalido. Item-pi di attesa sono
arrivati a quasi un anno cui
bisogna aggiungere i
quattro me-si necessari per ottenere material‑
mente il permesso.
Questo impedisce a molti
di avere un lavorc uscire dall'Italia
per tornare temporaneamente nel
proprio paese e ci auguriamo di poter discutere e
valutare possibili miglioramenti
con il questore".
Sola contre bambini
Dietro aile lungaggini nel rilascio
dei permessi spesso ci sono storie
drammatiche.
Corne quella di Faduma (no-me
di fantasia),
originaria del
Burkina Faso
arrivata in Italia lo scorso
maggio in-I
sieme ai tre figli grazie al
ricongiun‑
gimento con il marito. A 20 giorni
dàll'ingresso il
marito di Faduma è morto.
L'impresa di pulizie presso cui lavorava ha dato
disponibilità ad assumere la donna ma cià non è possibile
perchè Faduma non otterrà il
permesso sino a fine anno.
"Nel
frattempo - chiede la Lamberti - corne potrà mantenere
la famiglia?".
Ad aggravare la situazione
c'è il blocco da parte del Ministero
dei/permessi di soggiorno provvisori che venivano rilasciati in via
d'urgenza dai funzionari della questura in situazioni particolarmente
gravi.
"L'intervento degli ispettori tempo fa ha permesso a due operai di
ottenere il rinnovo del contratto di lavoro -
conclude Luisella Lamberti -
che non avrebbero potuto ottenere perchè al ritiro il permesso
di soggiorno era già scaduto
da due mesi. Ora questo
spiraglio è stato chiuso per una
direttiva del Ministero. Lo stesso
vale per 'i neonati in Italia che almeno per un anno non esistono
ufficial mente nel nostro Paese".
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CUNEO. OGGI
POMERIGGIO
Permessi soggiorno in ritardo Presidio davanti alla questura
Da “La Stampa” del 23
luglio di BARBARA MORRA
CUNEO
Da 20 giorni in Italia regolarmente, sola con tre figli e disoccupata,
perché senza il permesso di soggiorno. E’ la storia di una giovane
donna del Burkina Faso, arrivata poco tempo fa nel nostro Paese grazie
a un ricongiungimento con il marito, morto poi improvvisamente. Lei ha
fatto richiesta dei documenti che per i tempi di attesa non
arriveranno che a fine anno. Sino ad allora non potrà lavorare.
«Questa è una delle tante situazioni insostenibili per cui abbiamo
organizzato una manifestazione-presidio davanti alla questura», spiega
Luisella Lamberti, dello sportello Immigrati di Cgil Cuneo.
All’iniziativa, in programma oggi, dalle 15,30 alle 17,30, aderiscono
24 gruppi tra cui sindacati, partiti politici e associazioni.
«Nonostante i funzionari della questura si facciano in quattro -
continua la Lamberti -, il tempo di attesa è ormai di circa un anno,
al quale bisogna aggiungere altri 4 mesi per ricevere materialmente il
permesso. In più il ministero ha bloccato la possibilità di rilasciare
permessi straordinari per i casi urgenti».
«Capita - le fa eco Matteo Carena, segretario della Cisl, che aderisce
al presidio - che il permesso venga consegnato già scaduto, mettendo
lo straniero nelle condizioni di perdere il lavoro dal momento che il
contratto non è rinnovabile se non c’è un permesso valido. Speriamo di
riuscire ad avere un colloquio con il questore per capire quali sono
le intenzioni e le risorse che il Governo intende mettere in campo. Il
tutto considerando anche che, nonostate il loro encomiabile impegno, i
funzionari della questura sono sottoposti a un tour de force dal
momento che su di loro si scaricano molte tensioni. Si tratta, a
questo punto, di rispetto della dignità umana».
Le stesse organizzazioni hanno fissato presidi anche per protestare
contro il rilievo delle impronte digitali ai rom che il Governo ha in
programma. La distribuzione e compilazione di cartoline che saranno
poi inviate al ministero dell’Interno sarà proposta a Cuneo domani in
via Roma, venerdì in corso Nizza e sabato in corso Dante.
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In piazza Roma
dalle 16,30
Un presidio contro
la «schedatura etnica»
Da “La Stampa” del 19
luglio
Un presidio contro la
«schedatura etnica». Lo organizzano a Bra, in concomitanza con la
visita del ministro Maroni Cgil e Cisl, Acli, Arci, Giovani
democratici, il Pd e il Pdci, Rifondazione comunista e alcuni
extracomunitari che fanno capo ad associazioni di volontariato. I
manifestanti, che saranno in piazza Roma (verso via Cavour) dalle
16,30 alle 20 di lunedì, proporranno la compilazione di una cartolina
che verrà poi inviata allo stesso ministro. Dicono gli organizzatori:
«La decisione rilevare le impronte digitali ai bambini rom, bocciata
dal Parlamento europeo, fa rabbrividire. Malgrado il goffo tentativo
di motivarla con la volontà di tutelare i minori, individuando questa
soluzione per toglierli dalla strada e dall’accattonaggio, la miglior
tutela sarebbe un luogo dove vivere sicuri, il poter frequentare la
scuola e non certo l’essere marchiati come diversi. Basta ad
atteggiamenti, parole e azioni che dividono anziché includere e unire,
spingono a considerare, per la sola appartenenza etnica, delinquenti
anche coloro che sono disperati».
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FOSSANO. TRA
CONSORZIO E PATRONATI
Accordo per
garantire più servizi agli stranieri
Da “La Stampa” del 12 luglio
Potenziare il
servizio, ottimizzare le risorse e lavorare in rete tra le diverse
realtà che si occupano di stranieri.
Sono le parole chiave e gli obiettivi del protocollo d’intesa firmato
l’altra mattina nella sede fossanese del Monviso solidale tra il
Consorzio socio assistenziale del presidente Silvio Crudo e il
coordinamento dei patronati della Granda (Acli, Enapa, Enasco, Epaca,
Epasa, Inac, Inapa, Inas, Inca e Ital), rappresentato dal Massimo
Fogliato. Con l’accordo diventerà più agevole per gli stranieri
ottenere informazioni e assistenza nelle varie pratiche, ma anche
avvicinarsi ai servizi assistenziali e sociali che vengono erogati dal
Consorzio. Il tutto in una territorio come quello servito dal
«Monviso» nel quale la popolazione di extracomunitari è attualmente il
7% del totale ed è raddoppiata dal 2004. Nell’ultimo anno gli accessi
ai cinque sportelli immigrati del Consorzio sono stati oltre 6 mila. \
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ASSISTENZA.
POLEMICHE IN CONSIGLIO
“Troppi stranieri esenti
da ticket”
Da “La Stampa” del 20
giugno di ALBERTO PRIERI
«Delle 328 esenzioni ticket assegnate dal Comune, 213 sono andate a
immigrati extracomunitari, bisogna rivedere i parametri di
attribuzione altrimenti i cittadini fossanesi vengono penalizzati»: è
la proposta che Bernardino Tortone (Lega Nord) ha portato in Consiglio
comunale con i colleghi d’opposizione di FI e An. «Bisogna rapportare
il numero di esenzioni alla consistenza numerica degli stranieri – ha
proseguito Tortone –. Suggeriamo di fissare un tetto di spesa: si
destini agli interventi per gli stranieri un massimo del 15% sulle
risorse disponibili a bilancio, tenuto conto del fatto che gli
immigrati sono il 7% della popolazione di Fossano». «Fissare limiti
del genere è illegittimo – ha ribattutto Maurizio Bergia, assessore ai
Servizi sociali –. Nel 2007 il Comune ha speso 563 mila euro in 277
interventi di assistenza alle famiglie, solo il 22% dei quali a favore
di extracomunitari. Le esenzioni sono definite senza alcuna
discrezionalità in base al meccanismo ‘’Isee’’, rigidamente
regolamentato dalla legge, cui può accedere solo chi risieda in città
da un anno e abbia un reddito particolarmente basso». Il consigliere
Giacomo Pellegrino (Fi) ha contestato anche la mancata osservanza del
regolamento sulle case popolari, favorendo extracomunitari nel 45% dei
casi.
«Non si metta in dubbio la nostra serietà e fermezza – è intervenuto
il sindaco Francesco Balocco -: Fossano vieta la sosta delle carovane
rom per evitare problemi, ma l’integrazione degli stranieri è l’unico
modo per garantire la convivenza civile di tutti. Quanto ai numeri, le
case popolari andate a extracomunitari sono solo il 19%, seguendo la
direttiva in base a cui presto si preparerà il regolamento». «Lo
aspettiamo da 8 anni e mezzo» ha polemizzato Pellegrino.
Nel dibattito è intervenuto Angelo Mana (Fi): «Senza regole certe,
Fossano rischia di diventare attraente per gli stranieri. Porre un
tetto di spesa è assolutamente legale, anche perché avere dato il 65%
delle esenzioni ticket a immigrati è anomalo». Secondo l’assessore
Bergia, basterebbe modificare la soglia di reddito in base alla quale
concedere l’esenzione. Tortone però ha ribadito la necessità di «dare
un segnale forte per accogliere chi lavora e sostenere le difficoltà
economiche delle famiglie fossanesi, riservando loro la maggior parte
delle risorse». La sua proposta però, nonostante il sostegno della
minoranza, è stata bocciata dal voto contrario della maggioranza.
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FOSSANO. SMENTITA
DEL GOVERNO
Caserma trasformata in centro immigrati? “No, un falso allarme”
Da “La Stampa” del 12
giugno
Allarme rientrato a
Fossano rispetto alla possibilità di trasformare la caserma «Dalla
Chiesa» in un Centro di permanenza temporanea per immigrati (Cpt). In
realtà si è trattato di un falso allarme, perché questa eventualità
non sarebbe neppure stata presa in considerazione dal Governo. Lo
afferma il sindaco Francesco Balocco dopo aver ricevuto rassicurazioni
da Michelino Davico (Lega), sottosegretario del ministero
dell’Interno.
A «lanciare il sasso» era stato Bernardino Tortone, consigliere
fossanese di minoranza presente venerdì scorso in municipio per
l’incontro con i parlamentari cuneesi e gli amministratori locali sul
«caso» Molino Cordero, organizzato dall’ex ministro del Lavoro Cesare
Damiano.
Il consigliere della Lega aveva detto di aver appreso la notizia del
Cpt a Fossano da fonti ufficiose, fra cui alcuni lavoratori in forza
nella caserma. Proprio in occasione dell’incontro di venerdì scorso il
primo cittadino, preoccupato per l’annuncio, aveva chiesto ai deputati
presenti di attivarsi immediatamente per sapere se quella fosse
effettivamente la volontà del nuovo Governo.
«Ho incontrato l’onorevole Davico nel weekend, in occasione della
Festa provinciale della Protezione civile - dice il sindaco - e gli ho
subito chiesto notizie sull’allarme lanciato da Tortone. Il
sottosegretario ha escluso nel modo più assoluto ogni ipotesi di
insediamento a Fossano, confermando invece l’intenzione di potenziare
il Cpt di Torino». E coclude: «Soddisfatto per questa smentita, mi
chiedo perché il consigliere Tortone abbia dato credito a una voce
palesemente infondata, prima di sincerarsene, come abbiamo fatto noi,
con il sottosegretario o qualche altro esponente del suo partito.
Avrebbe evitato di rendere un pessimo servizio al Governo e alla città
di Fossano».
«Non credo di essermi comportato in modo irrespondabile come sostiene
il sindaco - ribatte Tortone -. Non avevo intenzione di lanciare un
allarme “a vuoto”, ma ritengo sia meglio prevenire che curare. Fossano
in questi anni ha già perso troppi servizi e questo probabilmente per
l’irresponsabilità di chi amministra la città» \
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FOSSANO. “FONTI
UFFICIOSE”
Allarme della Lega “Cpt per immigrati nella Dalla Chiesa”
Da “LA Stampa” del 8
giugno di BARBARA MORRA
Un Centro di permanenza temporanea per immigrati nella caserma dei
carabinieri «Dalla Chiesa». È l'allarme lanciato dal consigliere
comunale della Lega Nord Bernardino Tortone alla riunione di venerdì
con i parlamentari locali per la tragedia alla Molino Cordero. «Non ho
documenti o notizie da fonti ufficiali in proposito - ha commentato il
consigliere del Carroccio -, si tratta di una voce diffusa da tempo
tra i dipendenti della società di catering che lavoravano nella
caserma e tra i residenti di via Centallo. Siccome, però, Fossano ha
già subito molte spogliazioni negli ultimi anni ho invitato i politici
locali ad occuparsi della questione. In questi casi è meglio
prevenire».
Nella stessa riunione sul punto si è espresso il sindaco Francesco
Balocco. Fortemente preoccupato per l'annuncio, il primo cittadino ha
chiesto ai parlamentari locali di attivarsi subito - attraverso
un'interpellanza parlamentare bipartisan da rivolgere al ministro
dell'Interno Roberto Maroni-, per sapere se questa sia effettivamente
la volontà del nuovo Governo.
La Scuola allievi carabinieri di Fossano è a rischio chiusura e la
paura, non confermata per ora dai fatti, è che potrebbe diventare una
di quelle strutture militari dismesse che il Governo ha intenzione di
usare per i «Cpt» degli immigrati. Se ciò accadesse sarebbe l'ultimo
atto di alterne vicende in cui inizialmente sembrava che la caserma
avrebbe ospitato il battaglione di carabinieri di stanza nel castello
di Moncalieri. Ciò che preoccupa è che dal novembre 2007 non sono più
stati attivati corsi di formazione e la struttura di via Centallo è
quasi vuota, tranne per il personale istruttore e gli addetti alla
manutenzione. In passato, ai tempi, d'oro, la «Dalla Chiesa» è
arrivata ad ospitare fino a 1.600 allievi carabinieri, ma ora senza
più il servizio di leva e senza arruolamenti in vista il futuro non si
prospetta roseo. Le valutazioni spettano al ministero e al comando
generale dell'Arma. La situazione fossanese è simile a quella delle
altre scuole in Italia. Sono sette in tutto, ma attualmente soltanto
Roma e Reggio Calabria sono in attività, mentre le altre sono vuote.
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PREFETTURA.
SPORTELLO IMMIGRAZIONE
Permessi agli
stagionali “Non ci sono ritardi”
Da “La Stampa” del 7
giugno
«La maggior parte dei
nulla osta per il lavoro stagionale è già stato consegnato, il resto
sarà prevedibilmente rilasciato entro il mese di giugno». E'la replica
degli addetti allo sportello unico per l'immigrazione presso la
Prefettura sulle polemiche per «le presunte lentezze burocratiche» sul
reclutamento di manodopera straniera. «Ad oggi - puntualizzano dagli
uffici - su 1.598 istanze finora presentate dalle associazioni di
categoria del mondo agricolo, lo sportello ha già rilasciato 1.202
nulla osta, pari al 72,5% del totale». L'allarme era stato lanciato,
fra gli altri, da Asprofrut per la raccolta della frutta nel
Saluzzese. Il presidente Domenico Sacchetto aveva dichiarato: «Siamo
in ritardo rispetto agli scorsi anni anche perché le pratiche poi
devono ritornare al paese d'origine dei lavoratori per l'ottenimento
del visto. C'è rischio di non avere i braccianti in tempo per la
raccolta e ne occorrerebbero già oggi per la potatura». Sulla
questione nei giorni scorsi il sottosegretario al ministero del Lavoro
ha risposto ad un'interrogazione parlamentare di Teresio Delfino
aprendo uno spiraglio sull'aumento delle conversione di permessi
stagionali in permessi di lavoro a tempo determinato e indeterminato
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INTERROGAZIONE.
SOTTOSEGRETARIO RISPONDE A DELFINO
“Pronti ad
accogliere lavoratori stranieri”
Da “La Stampa” del 6
giugno di BARBARA MORRA
«C'è disponibilità ad aumentare le quote riservate alle conversioni
del permesso di soggiorno da lavoro stagionale a lavoro a tempo
determinato o indeterminato». E' il risultato più evidente prodotto da
un'interrogazione dell'onorevole Teresio Delfino al ministro del
Lavoro sui problemi di reclutamento di lavoratori stagionali
extracomunitari. Quest'anno come i precedenti i datori di lavoro,
attraverso le organizzazioni di categoria, hanno lanciato l'allarme
per i ritardi nell'attuazione dei flussi di manodopera straniera. E
proprio su questo si è concentrata l'interrogazione del parlamentare
cuneese. La risposta è arrivata dal sottosegretario Pasquale Viespoli
che, nella conclusione della relazione ha segnalato che il ministero
dell'Interno, ha aperto alla conversione dei permessi di lavoro.
Delfino nell'interrogazione, oltre a sollecitare un'accelerazione
delle procedura, ha chiesto «di ampliare il numero dei lavoratori che,
dopo due anni di fruizione dei flussi con comportamenti lavorativi e
sociali incensurati possano essere ammessi a lavoro a tempo
determinato o indeterminato». Meccanismo che snellirebbe molto le
richieste.
Il sottosegretario al Lavoro ha fatto presente che «il 30 ottobre 2007
sono state inserite 1.500 quote riservate alle conversioni dei
permessi di soggiorno per motivi di lavoro subordinato stagionali in
permessi per lavoro non stagionale» e che «in base ai dati del
ministero dell'Interno le istante di conversione sono state 1.192».
Sulla sollecitazione a semplificare le procedure fatta dal
parlamentare Udc Viespoli mette in tavola i protocolli d'intesa con le
organizzazioni del settore e l'informatizzazione delle procedure.
Soluzioni che non sono servite.
Sulle quote per lavoro stagionale nel 2008 il sottosegretario parla di
autorizzazione all'ingresso di 80.000 unità. «Le domande - prosegue -
di nulla osta stagionale pervenute al sistema dal 1°febbraio 2008 ad
oggi sono 49.000 e per tutte è stato dato l'avvio all'iter procedurale
per la verifica dei presupposti».
«Risultano già rilasciati circa 12.000 nulla osta - conclude - mentre
sono 1.034 gli stranieri che si sono presentati agli Sportelli unici
per la firma del contratto di soggiorno e la richiesta di permesso».
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DIBATTITO. STASERA
IN PROVINCIA
Seconda generazione di stranieri nel Cuneese “Sempre più radicata”
Da “LA Stampa” del 4
giugno di ]ALDO RIBERO
Stasera alle 21, nella sala Falco del Centro Incontri della Provincia,
si terrà la conferenza «Seconde generazioni: un’introduzione al futuro
dell’immigrazione in Italia». Discuterà il tema il demografo Stefano
Molina, responsabile dell’area «Popolazione e Società» della
Fondazione Agnelli. L’iniziativa è promossa da «Riveder le stelle»,
associazione per la divulgazione della conoscenza scientifica.
«L’immigrazione è oggi più che mai argomento di discussione, ma in
realtà poco conosciuto - spiegano i responsabili di “Riveder le
stelle” -. Occorre avviare un percorso di conoscenza analitico per
superare una percezione del fenomeno emotiva. La nostra associazione
vuole dare un contributo concreto al superamento degli stereotipi e
dei luoghi comuni e sviluppare un discorso realistico e scientifico
sui processi conseguenti all’immigrazione che vanno a modificare
l’assetto demografico anche del nostro territorio».
La provincia di Cuneo, con oltre 40 mila stranieri su una popolazione
di poco superiore al mezzo milione di abitanti, è un importante
osservatorio della realtà migratoria nazionale. In questi ultimi anni
ha visto crescere il fenomeno della stabilizzazione degli stranieri
che porta con sè l’arrivo di famiglie e quindi di molti minori. Prima
etnia presente è quella albanese con circa 10 mila immigrati, seguono
i marocchini (9 mila). In terza posizione i 4 mila romeni.
«L’immigrazione nel Cuneese è legata alla forte capacità attrattiva
sotto il profilo economico dell’area - spiega Alessandro Bergamaschi
dell’Osservatorio provinciale sull’immigrazione istituito dalle
Caritas delle cinque Diocesi insieme a Inps e Amministrazione
provinciale, con il contributo della Fondazione Crc - . Ci sono però
forti difficoltà sul piano dell’integrazione degli stranieri
prevalentemente legate a questioni burocratiche».
Nelle scuole la percentuali di immigrati è sempre più rilevante: il
15% degli alunni delle Elementari cuneesi sono stranieri, quasi l’8%
alle Superiori. E’ segno che le seconde generazioni si stanno
radicando cambiando il tessuto sociale del territorio.
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Permessi di
soggiorno “Ritardi nei rilasci”
Da “La
Stampa”Q del 20 maggio di BARBARA MORRA
«I gravi
ritardi sul rilascio dei permessi di soggiorno agli stranieri non
possono più essere tollerati». Parole di Cgil, Cisl e Uil sulla
regolarizzazione degli immigrati. I sindacati puntano il dito contro
il protocollo stipulato dal ministero dell’Interno con le Poste, che
«non funziona».
Sono numerosi gli esempi di disagio presentati dalle segreterie delle
organizzazioni confederali: «Gli stranieri che hanno presentato
domanda di rinnovo del permesso a gennaio 2007 non lo hanno ancora
potuto ritirare, e per coloro che hanno un rapporto di lavoro a
termine spesso viene consegnato un permesso già scaduto. Questo, in
alcuni casi, ha causato la perdita di un nuovo contratto di impiego
perchè la legge Bossi-Fini prevede per i lavoratori a tempo
determinato una validità massima di un anno. In più, a chi ha
presentato domanda nei primi mesi del 2008 è stato fissato
l’appuntamento in Questura a febbraio 2009».
Risultato: «Molti stranieri sono costretti a vivere costantemente con
un permesso di soggiorno in fase di rinnovo e con un unico documento
valido per restare in Italia: la ricevuta della raccomandata, che non
consente di recarsi in altri paesi dell’area Schengen».
«Per molti è difficile raggiungere la famiglia - aggiungono -. Spesso
la polizia areoportuale dei Paesi d’origine non riconosce la ricevuta
per l’entrata in Italia, così rischiano di perdere il volo prenotato:
l’unico modo per ottenere il permesso di imbarco è pagare bustarelle
salate». «Per fortuna - si legge ancora nel comunicato - possiamo
contare sulla disponibilità dei funzionari e degli ispettori
dell’ufficio Immigrazione della Questura che cercano in tutti i modi
di risolvere le situazioni più complicate».
Infine un appello: «Ci permettiamo di chiedere a chi ha maggiori
responsabilità nell’organizzazione dei servizi e del personale della
Questura di fare tutto ciò che è possibile per modificare questa
situazione non più sopportabile e di intervenire sul governo centrale
».
«I tempi sono effettivamente lunghi, ma dobbiamo tenere in
considerazione il fatto che la nostra provincia conta una grande
quantità di stranieri - osserva il questore Leonardo La Vigna -.
Nell’ambito di ciò che concedono le leggi e le direttive ministeriali,
facciamo il possibile. Stiamo inoltre monitorando il lavoro di altri
uffici con l’obiettivo di capire se esistono margini per ottimizzare
ulteriormente i tempi. Siamo aperti a modifiche: ad esempio se il
ministero desse il via libera allo spostamento di alcune pratiche ai
Comuni. Non è detto, però, che questa sia la soluzione visto che
sarebbero comunque le Poste a dettare i tempi. Inoltre il dipartimento
sta sempre più puntando sulla sicurezza e le procedure sono diventate
più lunghe e complesse».
Oggi gli stranieri con permesso di soggiorno valido residenti in
provincia di Cuneo sono 19 mila. Novemila sono quelli in attesa di
ottenere il rinnovo del permesso.
«Lavoriamo con tre sportelli che ogni giorno ricevono circa ottanta
persone - spiega l’ispettore Francesco Manigrasso -. Usiamo al massimo
gli strumenti che ci offre il ministero per accorciare i tempi. Si
cerca, ad esempio, di agevolare le donne con bambini facendole passare
con urgenza. Per evitare la scadenza di contratti di lavoro, il
questore ha anche disposto l’allungamento della validità del permesso:
il termine scatta solo dal momento in cui lo straniero si presenta
allo sportello».
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IL CASO.
A BARGE, BAGNOLO ED ENVIE
Operai cinesi al lavoro nelle cave senz’acqua, servizi e protezioni
Da “La
Stampa” del 15 maggio di ANDREA GARASSINO
In alcune ditte c'è solo un ombrellone a proteggere i dipendenti dalla
intemperie, in altre mancano i servizi igienici e i lavandini. Non
lascia spazio a dubbi il verdetto emesso dai funzionari dello «Spresal-Servizio
di prevenzione sicurezza lavoro» dell'Asl Cn1, addetti al controllo
delle norme sulla sicurezza nei posti di lavoro, dopo un'ispezione ad
una ventina di aziende che si occupano della lavorazione della pietra
nei Comuni di Bagnolo, Barge ed Envie. «Nel 90% dei casi - spiega il
direttore Santo Alfonzo - sono stati riscontrate situazioni irregolari
e prescriveremo l'adozione della misure tecniche necessarie. Le
notizie di reato verranno trasmesse alla Procura di Saluzzo».
Venticinque, al momento, i verbali emessi che contengono in totale fra
le 60 e le 70 infrazioni, ciascuna pari ad una multa media di 500
euro.
La «lente di ingrandimento» è stata messa su piccole realtà
produttive, laboratori che si trovano sulla strada e anche in mezzo a
prati, dove la materia prima, le pietre, viene lavorata a mano da
scalpellini «prevalentemente di nazionalità cinese», specifica Alfonzo.
Oltre centotrenta gli operai interessati dai controlli: circa la metà
non poteva disporre di acqua corrente, lavandini per l'igiene
personale prima e dopo il lavoro, servizi igienici e spogliatoi. «In
pochissimi casi - dicono dall'Asl - avevano a disposizione o facevano
uso di adeguati dispositivi di protezione individuale».
«Non si tratta solo di un lavoro molto duro - commenta il direttore
dello Spresal -, in cui si cimentano sempre meno italiani, ma anche di
una mansione che espone a rischi per la salute non trascurabili:
rumore, polvere di silice, vibrazioni, rischi per il corpo. Occorrono
tutele e protezioni e la sorveglianza del medico, ma poche imprese
hanno adottato condizioni di lavoro accettabili. Siamo consapevoli che
solo attraverso un costante e quotidiano richiamo ai rischi potenziali
presenti nei luoghi di lavoro che coinvolga imprenditori, dipendenti e
semplici cittadini, sarà possibile ridurre gli infortuni e le malattie
professionali». Lo Spresal ha prescritto l'adozione di misure di
sicurezza, ad esempio l'uso di maschere antipolvere, occhiali e
protezioni per l'udito, oltre all'installazione di tutte le strutture
mancanti (servizi igienici, spogliatoi, lavandini).
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Nella Granda 5300 clandestini Al 50° posto fra le province
Da “La
Stampa” del 14 maggio
La «Granda»
si classifica a metà della graduatoria stilata dal «Sole 24 ore» sul
numero di immigrati irregolari: secondo questi dati, ci sarebbero
circa 5300 clandestini. Cuneo è al 50° posto (su 103 province), con
9,3 irregolari ogni 1000 abitanti. Terza delle province piemontesi,
dopo Novara (12 ogni 1000 abitanti) e Asti (10,5), la Granda è di
appena tre posizioni davanti a Torino, nella prima metà di una
classifica dominata dalle città del Nord.
Il 13,1% degli stranieri è irregolare (10,9 la media nazionale). In
Questura, la responsabile dell’Ufficio Immigrazione, Ivana Rossi,
risponde con i dati dei controlli sul territorio: «Ogni giorno
polizia, carabinieri e guardia di finanza verificano i documenti di
una media di 3-5 stranieri. Le espulsioni per irregolarità nel
permesso di soggiorno sono circa 400 l’anno». Nel Cuneese gli
stranieri con permesso di soggiorno in corso di validità sono 30.000:
soprattutto maghrebini (5000), poi albanesi, romeni, macedoni. La
Questura: «Sono qui per motivi di lavoro subordinato 8800 stranieri,
1100 per lavoro autonomo, un centinaio per studio e 46 per asilo
politico».
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Sabato una manifestazione di protesta
I "clandestini" sono 4 mila
Hanno presentato domanda di soggiorno, ma
c'è posto per la metà
da "La Stampa" del 13 febbraio - di
Lorenzo Boratto
Oltre 4 mila domande (quasi tutti
clandestini) a fronte di
2088 posti disponibili, suddivisi
rigidamente per categorie, settori e nazionalità, la maggior
parte «aspiranti» colf' e badanti. E ancora caos sul «decreto flus-si 2007» che a dicembre aveva
fatto registrate il più alto numero di sempre di richieste da parte
di extracomunitari che vogliono lavorare nella Granda.
L'alta richiesta in tutta Italia
ha allungato i tempi: la procedura
via internet che il 15,18 e 21
dicembre aveva consentito di depositare i moduli, ha però spostato le
lunghe code dalle Poste alla
rete. Molti i disagi: soprattutto
mancati invii (alcuni patronati hanno mandato tutte
le richieste in blocco da un solo
computer) e, inoltre, il primo
giorno, i computer del Viminale
non erano riusciti a decifrare i lunghi nomi dei cittadini dello Sri
Lanka. Il ministero dell'Interno darà una risposta non prima di
aprile, ma di questi lavoratori c'è bisogno subito.
«C'è un link sul sito del ministero
per sapere a che punto è la singola
pratica - dice Luisella Lamberti, responsabile provinciale
della Cigl per gli uffici stranieri
-. Sono tutte "in attesa". La scorsa settimana abbiamo incontrato il prefetto Bruno D'Alfonso per contestare questa
"lotteria". I disguidi registrati con internet rendono le
graduatorie non credibili. Abbiamo
consegnato come sindacati
unitari un documento con le
nostre richieste: lo
sportello immigrati di Cuneo
è stato potenziato, c'è grande disponibilità e impegno e tutti
lo riconoscono, ma non basta».
Altro problema è quello per il
rinnovo dei permessi di soggiorno: in provincia si deve aspettare
un anno. Chi fa richiesta oggi riceve
appuntamento a dicembre per
la verifica dei documenti e le impronte
digitali, poi passano altri
due mesi per ottenere il rinnovo.
«Così si riceve già scaduto
e si pagano anche 70 euro per
una convenzione tra Poste e ministero -
spiega Matteo Carena, segretario
provinciale Cisl -. Si tratta di
persone che vivono qui,
integrate e hanno
gravi disagi. Sabato è in
programma un corteo a Cuneo,
per la pari dignità degli
extracomunitari, indetto da 40 associazioni
di stranieri».
Nessuno contesta l'operato
degli uffici cuneesi dove, proprio
come segno di collaborazione, quattro giorni fa il questore Leonardo La Vigna ha inaugurato la
nuova sala d'attesa, a fianco della
Questura in piazza Torino a Cuneo,
per gli utenti dell'Ufficio immigrazione. E' stata realizzata
con il contributo di
centomila euro da parte della
Fondazi one Crc.
Meno critica la situazione
per gli stagionali: un anno fa ci
furono meno domande dei posti
disponibili per l'ingresso di rumeni e bulgari nei Paesi Ue, che
possono essere assunti senza doversi rivolgere in Prefettura.
Quest'anno i posti sono 1820 e le
procedure sono aperte dal1° febbraio
fino a esaurimento. Roberto Giobergia di Coldiretti: «Ci sono
attività corne la potatura di
frutteti e vigne dove servono lavoratori
fin da marzo, mentre la maggior parte di stranieri arriva per la raccolta, tra
giugno e ottobre. Giungono soprattutto
da Albania, Serbia e India per il
settore della zootecnia».
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Studenti: immigrati il 10%
Sono 7500 su 72300 ragazzi negli istituti
di ogni ordine e grado della provincia
da "La Stampa" del 10 febbraio di Vanna
Pescatori
E' sempre più
multietnica la scuola nella «Granda». I dati raccolti dall'Ufficio
scolastico provinciale in collaborazione con l'Osservatorio
sull'immigrazione nella provincia di Cuneo, relativi all'anno
scolastico in corso, sono significative: alle Superiori, su una
popolazione di 23815 unità, gli studenti stranieri sono
1309 (5,49%). La percentuale cresce
nella scuola dell'obbligo: nella secondaria di primo grado sono
1797 su 15941 (11,27%); nella primaria sono 2675 su
21272 (12,58%); e nella scuola dell'infanzia
1731 su 11335 (15,24%). In totale su 72363 iscritti in ogni
grado, 7512, il 10,38%, sono stranieri.
La distribuzione
non è omogenea. Il numero più alto di presenze, nella secondaria di
secondo grado, si registra nell'Albese e nel Braidese. L'istituto
professionale per il Commercio di Alba ha ben 64 iscritti stranieri su
338, il professionale alberghiero, commerciale e turismo di Bra, 65 su
658. Presenze consistenti anche all'istituto professionale per il
Commercio di Saluzzo con 52 su282, all'Istituto
professionale per il Commercio di Savigliano, 48 su 533, e in due
superiori di Cuneo: al «Grandis» sono 47 su 432, al «Bonelli» 47 su
808.
Più complicato
leggere la distribuzione delle medie inferiori, dove il dato più
rilevante, ai fini della didattica e dell'inserimento, non è la
presenza in termini assoluti, ma relativi. Cosl la media unificata di
Cuneo che conta 129 alunni stranieri su 1039, e la media Gallo-Cordero-Frank di Mondovi che ne ha 116 su 828, sono superati in
percentuale dall'istituto comprensivo di Bagnolo Piemonte con 41 su
180, cioè il 22,78 per cento, dalla media «Dalla Chiesa» di
Bra, 141 su 686 (20,55 per cento) e dalla
«Momigliano» di Ceva, 60 su 291 (20,62 per cento).
Nella primaria la
classifica mette ai primi posti il 1° circolo di Bra (171 stranieri
su 699, 24,46 per cento), il II ° circolo di Fossano (146 su 710,
20,56 per cento), il i° circolo di Mondovi (109 su 596, 18,29
per cento), il 1° circolo di Cuneo
(134 su 771,17,38 per cento), la direzione didattica di Saluzzo
(125 su 899, 13,90 per cento), mentre nella scuola dell'infanzia
la distribuzione è più capillare, con qualche eccezione. A Bernezzo
quasi la metà dei bimbi sono stranieri: 67 su 139.
Nel 1° circolo di Cuneo 45 su 154 (29,22
per cento) e a Costigliole
Saluzzo 25 su 91
(27,47 per cento). Tre le aree maggiori di provenineza. Nell'ordine: Marocco, Albania e Romania, ma anche
consistenti presenze di alunni cinesi.
Alessandro Bergamaschi dell'Osservatorio
sull'immigrazione: «La presenza
degli stranieri nelle scuole sta crescendo ed è un dato positivo,
soprattutto per le Superiori: significa che più ragazzi avranno un
titolo di studio. Tuttavia
le iscrizioni sono maggiori in istituti
che immettono immediatamente nel mondo del lavoro. E' sempre
più forte la necessità per gli
insegnanti di dotarsi di strumenti per affrontare la nuova realtà».
Un dato preoccupante è la difficoltà
di dialogo tra allievi italiani e stranieri. «Dai questionari
che abbiamo distribuito
si delinea una quadro di insofferenza e
pregiudizi
radicati. Quattro i preconcetti
più diffusi: "ci occupano le
case popolari",
"portano via il lavoro", "vivono
aile spalle dell'assistenza pubblica" e "mettono a rischio
la sicurezza". La scuola può fare molto per sradicare queste
convinzioni».
Il reggente dell'Ufficio scolastico provinciale Antonino Meduri:
«Dobbiamo consolidare le pratiche che hanno
fatto dell'accoglienza
un flore all'occhiello dei nostri
istituti e divulgare i progetti
più validi, ma è necessario un sostegno finanziario».
Venerdi 22 febbraio
inizia un corso di formazione per docenti a Cuneo e Bra. Nasce dalla
collaborazione tra Ufficio scolastico provinciale, Osservatorio sull'Immigrazione
e Fondazione Crc. Sei incontri: il primo, nella sede Usp, in corso De
Gasperi sarà tenuto da Franco Chittolina dell'associazione Apice su
«Europa, tra accoglienza e paure: quale politica per l'immigrazione
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ALLARME
Da parte delle organizzazioni che si occupano dei
migranti
Con la caduta del Governo, sospesa
la nuova legge sugli immigrati
da "L'Unione Monregalese del 6 febbraio 2008 - di l.a.
|
"La
caduta del Governo
priva
i
migranti del riferimento
istituzionale essenziale
per ottenere la nuova
legge".
E la
preoccupazione di chi opera con gli immigrati, che emerge dalle pagine del
periodico "Di tutti i colore". La scoraggiamento,
le difficoltà e i problemi
sono descritti in molti articoli:
i flussi insufficienti, le
pratiche sempre più lunghe, le difficoltà per l'assistenza sanitaria, tra gli
altri.
Il
numero di gennaio dà inoltre il via all'ambizioso
progetto "Una Costituzione
per tutti", che verra ripreso in ogni numero del
2008
e
sfocerà in uscite pubbliche e corsi cittadini, un libretto di divulgazione, un
Dvd di animazione, anch'esso divulgativo, rivolto ai giovani, immigrati e non.
Il periodico, inoltre, annuncia l'adesione del giornale al progetto di un
monumento al migrante morto in
mare
in via di costruzione
a Lampedusa: il notissimo artista, Mimmo Palladino sta preparando “la porta” che
come dice l’artosta vuole suggerire sia a chi arriva che a chi accoglie" e
rivendicare il - carico di lutti e di dignità di tutti coloro che
sbrigativamente, talora con disprezzo, vengono chiamati clandestini
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