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Gli immigrati e la ricerca della casa

Da “La Guida” del 17 dicembre di Franco Vaccaro

Cuneo - In provincia di Cu­neo la risposta al disagio a­bitativo degli immigrati vie­ne data in modo preponde­rande dal privato sociale, fondamentalmente di ma­trice cattolica, legato alle Diocesi (Caritas) e alla par­rocchie.

È quanto emerge dal volu­me "Il disagio abitativo de­gli immigrati. Le soluzioni dell'housing sociale", di Ire­ne Ponzo, frutto di un pro­getto di ricerca sostenuto dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo nel­l'ambito del suo bando ri­cerca e condotto da Fieri (Forum internazionale ed europeo di ricerche sull'im­migrazione), in collaborazione con la Provincia di Cuneo, l'Ires Piemonte e il Dipartimento di scienze so­ciali dell'Università di Tori­no.

Il progetto, coordinato da Giovanna Zincone, analizza le soluzioni di housing so­ciale a cui possono accede­re gli immigrati in Italia e approfondisce la situazione del Cuneese.

La ricerca è stata presen­tata martedì 14 dicembre, al­le 14,30, nella sala Giolitti della Provincia, nel corso del seminario "Casa e immigra­zione nel Cuneese".

In Italia sono stati indivi­duati 79 progetti di housing sociale rivolti almeno in par­te a immigrati.

"Housing sociale" significa l'insieme di alloggi e servizi, di azioni e strumenti rivolti a coloro che non riescono a soddisfare sul mercato il proprio bisogno abitativo, per ragioni economiche o per l'assenza di un'offerta a­deguata. La finalità dell'hou­sing sociale è di migliorare e rafforzare la condizione di queste persone, favorendo la formazione di un contesto a­bitativo e sociale dignitoso, all'interno del quale sia pos­sibile non solo accedere a un alloggio adeguato, ma anche a relazioni umane ricche e significative.

Dall'analisi dei progetti e­merge un forte dinamismo di questo settore: la gran par­te delle iniziative sono state avviate nell'ultimo decennio, con un picco negli ultimi cin­que anni. La maggior parte si colloca nelle regioni del Centro-Nord. Il numero più elevato di progetti si registra in Emilia Romagna (19%) e Toscana (18%), seguite dalla Lombardia (14%) e dal Ve­neto(14%). La tendenza è quella di sviluppare interven­ti di housing sociale rivolti a tutta la popolazione; meno del 30% è riservato agli im­migrati, che tuttavia rappre­sentano una quota rilevante degli utenti.

l'azione più diffusa è quel­la dell'intermediazione tra domanda e offerta di alloggi in affitto, orientata ad agevo­lare l'incontro tra inquilini e proprietari sul mercato pri­vato. Segue la gestione socia­le di immobili, che coniuga la gestione immobiliare (sti­pula di contratti, riscossione di spese e affitto, manuten­zione ordinaria...) con l'at­tenzione agli aspetti sociali.

In provincia di Cuneo, sempre secondo il rapporto di Irene Ponzo, "la domanda di accoglienza temporanea non sembra porsi in manie­ra urgente", tuttavia l'acces­so a un'abitazione adeguata per le famiglie straniere non appare facile. Un primo in­dicatore di tale difficoltà è rappresentato dalle doman­de presentate dagli stranieri nei principali Comuni del Cuneese per ottenere un al­loggio o un supporto econo­mico per pagare il canone di locazione tramite il Fondo di sostegno per l'affitto.

Initre "l'offerta di housing sociale è caratterizzata da un forte sbilanciamento sull'ac­coglienza di emergenza, pro­mossa quasi esclusivamente dal privato sociale cattolico legato alle Diocesi e alle par­rocchie e articolabile in due principali categorie: struttu­re di accoglienza a bassa so­glia, presenti in tutti i princi­pali Comuni della provincia e rivolte per lo più a uomini; mini-alloggi o appartamenti in condivisione, volti a ri­spondere all'emergenza abi­tativa di donne sole o con bambini".

Da questo ambito si disco­sta l'azione della cooperativa edilizia "La Tenda", nata nel 1993 a Fossano, per iniziati­va della Caritas diocesana, ed estesasi poi a Cuneo, Mondovì e Bra. L'attività del­la cooperativa consiste prin­cipalmente nell'inserimento di persone con difficoltà a re­perire un'abitazione in allog­gi a canone calmierato in via temporanea, in vista del rag­giungimento dell'autònomia abitativa. "La Tenda" gesti­sce circa 80 alloggi sul terri­torio provinciale e a partire dal 2001 ha inserito circa 200 famiglie, di cui circa il 75% immigrate.

Uintervento di housing so­ciale a oggi più innovativo nel Cuneese è però promos­so dai Comuni ed è rappre­sentato dalle agenzie sociali per la locazione, che hanno come principale obiettivo quello di far incontrare do­manda e offerta abitativa sul mercato privato, incorag­giando i proprietari ad affit­tare i loro alloggi a fasce di popolazione considerate vul­nerabili tramite una serie di incentivi, come l'offerta di garanzie e contributi.

Lo sviluppo di queste a­genzie è stato stimolato dai bandi emessi dalla Regione all'interno del programma "10.000 alloggi entro il 2010".

Una delle linee di fi­nanziamento consiste infatti nello sviluppo di agenzie per    la locazione ad opera dei Co­muni. A seguito del primobando, a Fossano è stata av­viata, all'inizio del 2009, l'a­genzia "A.So.Lo." (Servizio sociale per la locazione), che conta una quota di utenti im­migrati nettamente superio­re al 50%.  I Comuni di Alba, Bra e Cuneo hanno invece avviato le rispettive agenzie sociali per la locazione tra la prima­vera e l'estate 2010.

 

 

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Stranieri eppure nati a Cuneo

Da “La Guida” del 19 novembre di Monica Gallanti

Cuneo - Nell'immaginario collettivo, l'alunno straniero è un bimbo che appena sbarca­to da un gommone viene cata­pultato in classe anche se non sa una parola di italiano; la sua presenza è ovviamente un intralcio perché le maestre si affannano ad insegnargli qualcosa ma finiscono per non aiutare lui e non svolgere il programma con gli altri. Si tratta di una lettura tanto su­perficiale da essere profonda­mente distorta.

È uno stereotipo, che non parla alla testa o al cuore delle persone ma si limita alla pancia.

E la pancia, si sa, ogni tanto brontola. È interes­sante, in questo senso, leg­gere una famosa mozione, approvata in parlamento un paio d'anni fa. Le paro­le sono pietre: tutta la pre­messa è un fiorire di termi­ni negativi, come "la pena­lizzante riduzione dell'of­ferta didattica", a causa del­la presenza degli stranieri, con conseguenti "rallenta­menti degli insegnamenti", "insegnanti più tolleranti" e via discorrendo. La solu­zione è un ossimoro che sa­rebbe genialmente comico se non fosse drammatico: un ghetto per alunni non i­taliani, chiamato però "di­scriminazione transitoria positiva".

Naturalmente, vale inve­ce la pena provare a ragio­nare con la testa e con il cuore. Ne dovrebbe uscire una lettura più profonda e meno scontata, perché ci sono alcuni (molti) miti da sfatare e qualche elemento, cui non facciamo forse ca­so, ma che meriterebbe tut­ta la nostra attenzione.

Una cosa è certa: la scuo­la, da sempre, è stata il ter­mometro dei cambiamenti in atto, un punto di osserva­zione privilegiato da cui no­tare, e con un certo antici­po, le trasformazioni della società.

Stranieri nelle scuole di Cuneo

Per farlo non abbiamo bi­sogno di andare molto lon­tano: il I Circolo di Cuneo è considerata una scuola "ad alta densità migratoria", ed è in effetti una piccola in­cubatrice di una società multietnica. I numeri par­lano chiaro: su circa 1000 alunni iscritti nelle quattro sedi, 240 non sono cittadini italiani. Ma come tutti i nu­meri, vanno interpretati.

È infatti in progressivo aumento - per effetto dei ri­congiungimenti famigliari e delle regolarizzazioni av­venute in seguito alla legge Bossi-Fini - il numero di immigrati di "seconda ge­nerazione", ovvero di bam­bini che sono già nati in Ita­lia. E tornando ai numeri del Primo Circolo, si scopre che 167 bambini (circa il 70%) erano già compagni di culla dei nostri italianis­simi figli nel reparto di ma­ternità. Il dato è ancora più evidente nella scuola del­l'infanzia.

È una tendenza, in realtà, misurabile su tutto il territo­rio nazionale, come dimo­stra un interessantissimo studio della Fondazione A­gnelli, curato da Stefano Molina e Rita Fornari e pub­blicato poche 'settimane fa.

Differenze dal passato

Ed ecco qui il primo mito da sfatare: i bambini stra­nieri, nella maggior parte dei casi, hanno iniziato a masticare l'italiano da subi­to e le difficoltà che posso­no avere non dipendono dall'ostacolo linguistico.

"Dodici, tredici anni fa, quando arrivavano i primi immigrati in classe, affron­tavamo l'emergenza" - rac­conta Cori Einaudi, inse­gnante del primo circolo e referente di tutte le attività didattiche pensate per l'ac­coglienza e l'integrazione dei bambini stranieri. "Og­gi abbiamo imparato a ge­stire la quotidianità, attra­verso un lavoro organizza­to e sistematico", prosegue, raccontando il percorso compiuto con il giusto or­goglio di chi sa di essersi impegnato molto ed osser­va i risultati positivi della propria fatica. "Dietro ogni attività svolta, dietro ogni attività non proposta, c'è sempre ima scelta pondera­tissima: per esempio non abbiamo mai voluto orga­nizzare una festa per geni­tori stranieri per non cor­rere il rischio di cadere in una delle tante trappole, quella dell' «Intercultura del cous cous ». Piuttosto, cerchiamo di essere inclu­sivi nella normalità, giorno per giorno, classe per clas­se". E così, in Corso Soleri, la scritta "Laboratorio stra­nieri" sulla porta dell'aula è diventata semplicemente "Laboratorio", un luogo al­legro e coloratissimo dove i bambini non italofoni pos­sono seguire, quando ne hanno bisogno, attività di recupero e sostegno delle competenze linguistiche. Ma è anche un luogo per intrecciare reti di collabo­razione con Enti ed Asso­ciazioni che operano nel­l'ambito dell'integrazione culturale.

Il percorso, infatti, non si esaurirà con il passaggio definitivo alla seconda ge­nerazione, ma richiederà un'elaborazione collettiva necessariamente lenta. In questo senso - anche se sia­mo poco disposti a creder­lo - i bambini nati in Italia avranno maggiori diffi­coltà, rispetto ai loro pre­decessori, nella costruzio­ne del sé. Il ragazzo già scolarizzato, che emigra con i genitori, ha avuto modo di elaborare la cultu­ra di provenienza: e, supe­rato il primo impatto, non ha generalmente difficoltà a definire la propria iden­tità.

Il bambino nato in Italia da genitori stranieri - se la legge nel frattempo non cambierà, riconoscendogli la cittadinanza a tutti gli ef­fetti - galleggia in una sor­ta di Limbo. In Italia sarà sempre considerato "stra­niero" e sarà drammatica­mente "straniero" anche nel paese d'origine dei suoi genitori: senza radici real­mente vissute, ma soltanto raccontate dai famigliari, vivrà sulla sua pelle un senso di estraneità che potrà superare solo attraverso un cammino personale lungo e difficile.

La solitudine e i genitori

Ma c'è un altro elemento, più immediato e più risol­vibile, che accentua la soli­tudine di questi alunni

Chi ha frequentato la scuola in Italia, una volta genitore, non ha difficoltà a gestire le richieste che gli vengono fatte: sa che cosa sia una "cancellina", sa che se suo figlio si assenta da scuola dovrà portare una giustificazióne, sa control­lare il diario per leggere le comunicazioni. Tutte cose che si danno per scontate ma che per una mamma straniera non lo sono affat­to, a partire dalla scrittura corsiva, un'invenzione tut­ta italiana, che può risulta­re una difficoltà aggiunta se a scuola non l'ha impa­rato. A questa carenza, tut­to sommato, si più porre ri­medio. Nel pomeriggio, il Laboratorio di Corso Sole­ri organizza corsi di alfabe­tizzazione per le mamme straniere con l'obiettivo di avvicinarle al sistema sco­lastico italiano. E questo forse è úno degli elementi di cui non si tiene abba­stanza conto: i bambini stranieri, di prima o secon­da generazione, sono più soli perché i loro genitori hanno meno competenze linguistiche per aiutarli nel lavoro a casa: ed è chiaro che non si tratta solo dell'i‑

taliano (inteso come mate­ria), ma di tutte le materie di studio di cui l'italiano è la lingua veicolare.

È proprio per questo mo­tivo - e non per una vaga necessità di cercare un "parcheggio" - che avreb­bero una maggiore neces­sità di frequentare il dopo­scuola: il condizionale però è d'obbligo perché si tratta di una risorsa sempre più sottile, visti i chiari di luna che hanno oscurato negli ultimi anni il mondo della scuola.

La scuola si interroga, quindi, e tenta di darsi qualche risposta: nella pra­tica quotidiana, nella fati­ca di ogni giorno, le mae­stre hanno imparato a ge­stire questa nuova realtà e sanno di lavorare non con stranieri ma con bambini; sono state le prime a farsi carico del cambiamento e­pocale che stiamo vivendo, che ci piaccia o no.

Se poi qualcuno avesse ancora qualche riserva-do­vrebbe andare a ripassare la storia dell'alto medioevo. Era infatti già successo quasi 2000 anni fa: quelli che i romani chiamavano "barbari" si insediarono gradualmente nelle terre dell'impero, portando con loro stili di vita ed abitudi­ni culturali. E la storia ci insegna che il modello vin­cente non fu quello dell'iso­lamento ma quello dell'in­tegrazione

 

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Immigrati nel Cuneese, quattro su 10 pensano che il futuro non sarà in Italia

Da “La Stampa” del 16 novembre di Lorenzo Boratto

Per il 30% la crisi può essere un’opportunità; secondo il 57% il sindacato si occupa poco degli stranieri; il 43% non vede un futuro in Italia. Sono alcuni risultati di un questionario a cui hanno risposto 406 immigrati nel Cuneese, per il progetto «Un mondo di lavoro».
Carlo Masoero, responsabile del Cic (Coordinamento immigrati Cuneo) e curatore della rivista «Dituttiicolori», mensile sull’immigrazione in «Granda», spiega: «Già due anni fa avevamo lavorato su una “Costituzione per tutti”, adesso serve una buona integrazione, così è nata l’idea di quest’iniziativa: per far conoscere gli stranieri che lavorano in provincia. Persone come tutti gli altri. Il progetto è stato realizzato con il sostegno del Csv. Oltre al questionario, abbiamo realizzato un dvd di mezz’ora di filmati e animazione, regista Remo Schellino, e un libretto con le storie di immigrati, attraverso interviste o fumetti». Nel film (presentato la scorsa settimana ai Tomasini di Cuneo) si dà voce ai migranti della provincia, 6 donne e 6 uomini seguiti durante una giornata di lavoro.
Ai questionari hanno risposto migranti di 33 nazionalità, che risiedono ad Alba, Bra, Canale, Cavallermaggiore, Cuneo, Dronero, Fossano, Mondovì, Novello, Racconigi, Savigliano, Saluzzo.
Il 26% manda a casa alla famiglia fino a 100 euro al mese, il 9% tra 200 e 500 euro. In totale meno della metà degli interpellati non riesce a mettere soldi da parte. Il 17% non ha un contratto regolare (ma lavora), il 42% è invece a tempo indeterminato. Ancora da segnalare che la minaccia di perdere il lavoro, e quindi anche il permesso di soggiorno, non sembra essere percepita in tutta la sua gravità, mentre il 33% sostiene che ritornerebbe al Paese d’origine, se aiutato economicamente. Dato che crolla al 26% per le donne: come spiegano i curatori, questo «fa pensare a una specifica motivazione alla permanenza in Italia legata alla condizione di vita della donna».
Nel libretto (80 pagine) ci sono poi interviste e storie vere, narrate anche con i fumetti del braidese Giorgio Sommacal. Alcuni esempi. Alban Mesi, sociologo, albanese, dal ‘95 vive a Cuneo e dice: «Ho amato questo Paese dalla prima volta in cui vi ho messo piede. In 15 anni non ho mai cambiato idea». Per altri la migrazione è stato un modo per uscire dalla sofferenza della guerra, come Fadil R., agricoltore del Kosovo. Hamid Zaatam, camionista marocchino, proviene da una famiglia di contadini, si è laureato in legge a Marrakesh, è in Italia dal ‘99. Dice: «Avrei potuto fare un concorso da avvocato, ma erano disponibili 100 posti e in un anno i laureati in Legge in tutto il Marocco sono 10 mila. Non volevo essere un peso per i miei genitori, l’ultima scelta che ho avuto era venire in Italia, perchè c’erano tanti miei compaesani». Ioan Patrascu, imprenditore edile della Romania: «Lavoravo a Bacau, capomastro in una fabbrica tessile. Stipendi bassi. Avevo parenti qui e ho trovato subito lavoro: mi sono integrato facilmente. Ho subito trovato nell’edilizia, un anno a Torino, poi a Bra. Qualche mese in nero poi assunto regolarmente». Jerina Gostini Marku, infermiera, albanese, in Italia dal 2000 grazie a un ricongiungimento familiare: «Ho seguito per 3 anni il corso universitario a Cuneo, sede che mi dava più garanzie di attenzione. Con le lezioni di teoria a Madonna dell’Olmo, ho svolto 3 periodi di tirocinio di un mese l’anno negli ospedali di Cuneo, Savigliano e Fossano».

Le cifre

406 partecipanti
Sono 406 gli immigrati che hanno partecipato al questionario. I dati sono stati raccolti, per almeno la metà, dai migranti stessi.
130 al lavoro
I migranti che hanno trovato lavoro «subito» in italia (33% del campione). In 58 (14%) non hanno «mai trovato un lavoro vero.
46 le rimesse
E’ la percentuale (186 su 406) di chi riesce ad inviare denaro nel Paese d’origine.
289 extracomunitari
In 289 su 406 stranieri (71%) affermano di avere un buon rapporto con il datore di lavoro. In 245 (60%) hanno un buon rapporto con i colleghi. In 78 (19%) hanno dichiarato di «essere stati trattati male perchè stranieri».

 

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Come lavorano gli immigrati

Da “La Guida” del 5 novembre

Cuneo - (giga). Sarà pre­sentato venerdì 12 novem­bre a Cuneo, nel salone dei Tomasini, in via Bersezio 2, su iniziativa del Tavolo del­le associazioni del Cuneese, il progetto "Un mondo di la­voro", che raccoglie in un li­bretto e un dvd i risultati di un'indagine sul tema del la­voro condotta tra gli immi­grati in provincia.

La ricerca presenta non solo il lavoro dei migranti e il loro vissuto, ma anche il loro punto di vista sul pro­prio lavoro, su di un lavoro che, potenzialmente uma­nizzante, per molti rimane motivo di servitù e di alie­nazione.

Dai 400 questionari rac­colti dai volontari di una decina di associazioni di tutto il territorio provincia­le emerge una situazione variegata e non priva di sor­prese.E proprio questo era l'in­tento del progetto, pensato e realizzato per far conosce­re il lavoro migrante in pro­vincia di Cuneo attraverso il recupero della dimensio­ne personale dell'immigra­zione, spesso oscurata da stereotipi e pregiudizi.

La ricerca si è chiesta co­me lavorino gli immigrati, ma soprattutto cosa pensi­no del proprio lavoro, uno dei temi più scottanti del­l'attuale panorama socio-e­conomico. E lo ha fatto nu­trendosi del contributo vivo e reale di quante più perso­ne ha potuto.

Innanzitutto con la realiz­zazione dei questionari, frutto dell'impegno di una cinquantina di operatori con più di quattrocento in­tervistati. Poi curando i dia­loghi filmati, che permetto­no ancor di più di dare un volto alle persone coinvolte nel progetto, facendo in­contrare i loro sguardi e le loro emozioni Infine com­pletando l'intero progetto con il contributo di decine di volontari inseriti da anni in associazioni che lavora­no e vivono soprattutto di relazioni tra persone.

Dall'intreccio dei dati rac­colti e da una paziente ope­ra di confronto è possibile cogliere quanto siano arti­colati e quanta ricchezza e­sprimano, con esiti talvolta molto lontani dalle attese e dalle risposte che si potreb­bero immaginare. Legati al lavoro, emergono altri temi altrettanto vitali: la lingua, l'accoglienza, la sistemazio­ne, il futuro proprio e dei fi­gli, in una rete che si com­plica, ma anche si districa insieme, passo dopo passo. E proprio per poter coniu­gare aspetti così ricchi e complessi, il progetto ha messo insieme i questiona­ri, le interviste filmate, le strisce di Giorgio Somma- cal comparse sul giornale "Dituttiicolori", oltre una serie di incontri sul tema della sicurezza e dell'an­tinfortunistica per lavorato­ri immigrati.

I diversi contributi sono stati raccolti in un cofanet­to realizzato grazie al Cen­tro servizi per il volontaria­to "Società solidale" di Cu­neo e al finanziamento del­la legge Turco del 2008, che permetterà di diffondere in modo più snello i risultati dell'indagine e di fruirne più agevolmente.

L'auspicio è che una più approfondita e diretta co­noscenza della realtà possa ancora una volta sottrarre terreno a stereotipi e pre­giudizi, offrendone uno nuovo alla costruzione di una società più accogliente

 

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Sono 53 mila gli immigrati che vivono nella Granda

Da “La Stampa” del 27 ottobre  2010 di Francesco Doglio

Nel Cuneese gli stranieri «migranti» hanno raggiunto, nel 2009, la quota del 9,5% della popolazione, attestandosi su 53 mila presenze. In Piemonte la percentuale è leggermente inferiore: gli stranieri sono l’8% della popolazione, cioè 380 mila.
I dati raccolti nel «Dossier statistico immigrazione Caritas/Migrantes 2010», presentato ieri nel salone d’onore del Comune, raccontano nel dettaglio una parte della società italiana ancora largamente sconosciuta alla maggior parte della gente. Basti pensare che un sondaggio, commissionato dalla Caritas, rivela che la metà degli italiani ancora pensa che l’immigrazione sia soltanto un problema.
«Chiudere le frontiere, però, - dice Alessandro Bergamaschi, docente dell’università di Torino e responsabile dell’osservatorio Migrantes di Cuneo - è impossibile. Il dossier risponde proprio a questa esigenza: capire e riflettere su queste dinamiche per una migliore integrazione». In Italia risiede un sesto della popolazione immigrata d’Europa, in crescita esponenziale negli ultimi anni. Se nel 1991 si registravano 500 mila residenti provenienti dall’estero, oggi se ne contano quasi 5 milioni, dei quali il 35% vive nel Nord-Ovest.
«Abbiamo iniziato questo lavoro nel ‘91 - dice Bergamaschi - e oggi il dossier è diventato un importante strumento. Rispetto al passato si registra un nuovo trend. Tra gli immigrati cresce il tasso di disoccupazione (11,2%) e cala quello di occupazione (65,4%): la crisi economica colpisce, oggi, anche queste persone, una popolazione con maggiore fragilità».
Aumentano le nascite. Nel 2009 a livello italiano sono stati 77 mila i nuovi figli di immigrati (10 mila in più rispetto al 2008). Un altro dato interessante per raccontare un percorso di integrazione è quello sulle unioni: su 100 matrimoni, l’anno scorso, 10 sono stati misti, 5 soltanto di stranieri.
«Nelle carceri - ha detto il questore Ferdinando Palombi - il 70% dei detenuti è straniero, ma tanti sono gli immigrati integrati perfettamente».
«La conoscenza - ha detto il vescovo di Cuneo e Fossano, mons. Giuseppe Cavallotto - ci aiuta a superare i giudizi sommari: bisognerebbe indagare anche sugli abusi che queste persone subiscono».

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Saluzzo, la Curia dà casa agli “stranieri del treno”

Da “La Stampa” del 1 settembre di ANDREA GARASSINO
SALUZZO
Da ieri sera il treno deragliato, parcheggiato alla Stazione di Saluzzo non è più «abitato». Gli immigrati regolari (una ventina) provenienti dall’Africa per lavorare «a chiamata» nella frutta sono stati sistemati altrove. La loro nuova casa è «d’elite». In meno di una settimana sono passati da un luogo degradato ed abbandonato ad una delle location più «in» della città. «Gli extracomunitari – spiegano dalla Curia – alloggeranno nei locali che fino a giugno erano l’asilo delle Orsoline». È un antico stabile signorile nel cuore del borgo medievale saluzzese, di fronte a San Giovanni e al museo civico di Casa Cavassa.
«Non c’erano altri spazi – dice un esponente della Caritas –. La diocesi disponeva solo di quell’edificio. Gli extracomunitari potranno rimanere lì, sotto la supervisione dei volontari come in precedenza, fino a che non gli scadrà il contratto o finirà la raccolta della frutta. Allora ripartiranno per altre località».
I lavoratori, tutti in regola con i permessi ai numerosi controlli effettuati dai carabinieri, sono giunti in città a fine giugno. Come ogni estate, dagli Anni ’90, cercavano un’occupazione nelle numerose aziende di frutta del Saluzzese.Secondo i dati delle associazioni agricole sono 2-3 mila ogni anno. La stragrande maggioranza è assunta con i cosiddetti «flussi». In questo caso il datore di lavoro deve assicurare anche l’alloggio. Alcune decine sono «pendolari agricoli» e durante l’anno girano l’Italia per raccogliere pomodori, agrumi, olive, frutta tra Calabria (Rosarno), Puglia, Campania e, appunto, il Saluzzese. Una ventina abita nella Casa di prima accoglienza della Caritas in corso Piemonte e nell’ex alloggio del custode del cimitero messo a disposizione dal Comune.
Chi è arrivato più avanti nella stagione della raccolta non ha potuto essere accolto in queste strutture e si è rifugiato nei vagoni. A rendere un po’ dignitoso questo «alloggio di fortuna» e a dare assistenza, pasti e conforto agli «inquilini estivi della Stazione» sono stati i volontari della Caritas. L’altro giorno il senatore di Bra in quota Lega e sottosegretario agli Interni Michelino Davico ha preso una posizione dura contro questa sistemazione provvisoria e ha criticato la Caritas.
Il vescovo di Saluzzo Giuseppe Guerrini non entra nel merito: «Non voglio commentare quanto è stato detto. Noi lavoriamo in silenzio». Replica il sindaco Paolo Allemano: «Le dichiarazioni di Davico sono sgradevoli quando attacca la Caritas, struttura che lavora sempre e si prepara all’emergenza nei mesi precedenti. Il politico, invece, le scopre sul momento. Ci vuole rispetto. Non è con le urla che si risolvono i problemi, ma con la pianificazione. È sconcertante, infine, che Davico inviti gli immigrati ad andare nei bed and breakfast e negli hotel: si tratta di persone espropriate di tutto che vanno in giro per il mondo per cercare un lavoro. Qui ne trovano uno precario e pretendiamo anche che si paghino l’albergo».

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“Cerchiamo una nuova casa agli immigrati del treno”

Da “La Stampa” del 28 agosto

Sono tra i due e i tre mila. Si tratta dei lavoratori stranieri che ogni anno raggiungono il Saluzzese d’estate per raccogliere la frutta. La maggioranza è ospitata nelle aziende agricole (per gli immigrati giunti nei «flussi» c’è l’obbligo). Altri trovano case in affitto o stanno da amici e conoscenti.
Tra i 50 e i 60, invece, sono quelli che in media si rivolgono alla Caritas. Quest’anno la struttura diocesana ha recuperato un alloggio per una trentina. Gli altri, non avendo soluzioni alternative, da alcune settimane si sono accampati nei vagoni deragliati parcheggiati da dicembre in Stazione a Saluzzo. All’ultimo controllo dei carabinieri, giovedì sera, erano 26. Una sistemazione precaria, che allo stesso tempo sembrava definitiva, da fine giugno a fine agosto, data di scadenza per molti contratti. Invece i volontari Caritas, le forze dell’ordine e i rappresentanti delle istituzioni tentano in queste ore di trovare soluzioni diverse.
L’obiettivo è individuare nuovi posti letto, una ventina, in aziende e Comuni, in modo che non ci sia più necessità di rifugiarsi nei carri. Chi non lavora, infine, sarà invitato a lasciare il Saluzzese, se non dispone di un alloggio. È stato il senatore braidese della Lega Michelino Davico, sottosegretario agli Interni, a prendere una posizione dura contro la presenza degli immigrati regolari sul treno: «Se sono qui per lavorare, allora si cerchino un ostello o una pensione». Per l’esponente del Carroccio l’«accampamento» alla Stazione «non è accettabile»: «La legalità va ripristinata».
«Sono già state fatte troppe parole - è il parere di don Beppe Dalmasso, direttore Caritas di Saluzzo -. Adesso silenzio e lavoro». Marcella Risso, assessore comunale alle Pari opportunità: «Il Comune ha il diritto/dovere di accogliere chi rispetta le leggi ed è in cerca di lavoro. La nostra linea finora ha coniugato legalità e solidarietà. Era chiaro fin dall’inizio che prima o poi gli immigrati avrebbero dovuto abbandonare i vagoni. Sono rimasti lì alcune settimane in modo accettabile e senza causare problemi di ordine pubblico. Molti ci hanno chiesto di prenderci cura di loro, ma ultimamente hanno iniziato a giungere in municipio anche lamentele». La raccolta delle pesche, che coinvolge il maggior numero di lavoratori, sta per finire. «Molti di questi ragazzi - prosegue la Risso - sono “pendolari dell’agricoltura”. Se ne andranno presto per cercare occupazione altrove. Il loro numero diminuirà naturalmente».
Si pensa al 2011: «L’amministrazione raccoglie il suggerimento di Davico sull’impegno dei datori di lavoro all’ospitalità. Molto è stato fatto con la Coldiretti: il numero di stranieri alloggiati nelle aziende è aumentato». «La vicenda invita alla riflessione - dice Francesco Laurenti, comandante provinciale dei carabinieri - perchè si riproporrà. La Granda ha una tradizione di ordine e buon governo per il fenomeno dell’immigrazione. Le istituzioni devono mantenere massima l’attenzione affinché chi è qui per lavorare abbia una sistemazione. In provincia si viene stando alle regole, non all’avventura».

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Gli immigrati in città sono 3348
È “straniero” un albese su dieci

Da “La Stampa” del 26 maggio 2010 di Roberto Fiori

Trentunmila abitanti, tremilatrecento immigrati. La popolazione straniera residente ad Alba ha superato quota 10%. Con una crescita costante, accogliendo ogni anno tra 300 e 400 persone, la maggior parte delle quali in arrivo dalla Romania, dal Marocco e dalla Macedonia. Un fenomeno in linea con quanto sta avvenendo un po’ in tutta Italia, con nuove opportunità e nuovi problemi. Innanzi tutto, la questione dell’identità e il rapporto con l’altro.
E’ proprio su questi temi che si concentrano le iniziative di «Benvenuti a Macramè tra intrecci e relazionali interculturali», in programma da oggi a domenica. «Una festa - dice l’assessore alle Politiche sociali, Mariangela Roggero Domini - che si propone di coinvolgere tutti gli attori della città multiculturale: non solo gli immigrati, ma ogni cittadino, a prescindere dalla sua provenienza e dalla sua cultura».
Cinque giorni organizzati dal Servizio Stranieri del Comune in collaborazione con le associazioni di volontariato e realtà della cooperazione sociale, con incontri, letture, animazione e musica, per imparare a considerare l’altro non come espressione di una nazionalità o di una cultura diversa, ma semplicemente con un’altra persona.
Spiega Franco Foglino, assessore e delegato all’Ufficio Pace: «Arrivano nuovi immigrati, ma soprattutto si riuniscono famiglie, giungono ad Alba mogli e figli di persone che qui hanno trovato un lavoro stabile e una casa. E’ un dato positivo, che conferma il buon livello di integrazione, anche se ci saranno presto da affrontare le difficoltà poste dalla seconda generazione di immigrati. L’impegno del Comune è un’offerta di servizi e un’attenzione seria alle persone. E la festa interculturale esprime la volontà di affrontare il fenomeno con un atteggiamento positivo».
Ma anche di allargare lo sguardo. Come stasera, quando in sala Fenoglio (alle 21) sarà presentato il libro «Trasite, favorite. Grandi storie di piccoli paesi. Riace e gli altri», sul tema dell’accoglienza di rifugiati politici. Parteciperanno l’autrice Chiara Sasso e il sindaco di Caulonia, Ilario Amendolia, che insieme ad altri comuni della Locride ha accolto molti migranti richiedenti asilo. Un’esperienza che anche il Comune di Alba ha avviato dal 2009, con alcune persone di origine somala.
Domani la mensa comunale proporrà a tutti gli studenti un pranzo equosolidale, grazie a una collaborazione tra Sodexo e cooperativa Quetzal. E se sabato sarà la cultura della Repubblica Dominicana ad animare la serata in piazzetta Chiodi, la festa si concluderà domenica in piazza Savona, con musica, animazione, laboratori del gusto a partire dalle 16.

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Via libera all'ingresso di 2mila stagionali, ma in ritardo

Da www.targatocn.it del 23 aprile 2010

È stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale la tanto attesa legge che consente l’ingresso di due mila stagionali stranieri i provincia di Cuneo. La si attendeva da tempo e, pur rappresentando una buona notizia, arriva purtroppo in ritardo per alcune campagne di raccolta della frutta. “Siamo soddisfatti per la pubblicazione – dichiara il presidente di Confagricoltura Cuneo, Roberto Arione – perché rappresenta un passo fondamentale per consentire lo svolgimento di importanti mansioni alla ripresa dell’attività agricola, ma ci rammarichiamo dei tempi troppo lunghi con i quali si è arrivati a tale decisione e delle tante voci che hanno interessato l’iter dei lavori”.

Il tam tam che ha accompagnato la firma del decreto flussi 2010 negli ultimi tempi è stato, infatti, quanto mai incalzante e per alcuni versi controverso. C’è da sottolineare che l’ingresso dei lavoratori stranieri nel nostro Paese quest’anno sarà in ritardo. L’allarme era già stato lanciato alcuni mesi fa dalla Confagricoltura, quando all’orizzonte di certo c’era solo una comunicazione da parte del Ministero dell’Interno che informava della possibilità di effettuare la precompilazione delle domande di nulla osta stagionale inerenti il decreto flussi stagionali 2010. L’Upa di Cuneo si era messa allora in attesa dell’ok definitivo al decreto, che adesso prevede l’ingresso di 80mila stranieri in agricoltura, 2000 dei quali dovrebbero riversarsi nelle campagne del Cuneese per i lavori stagionali. In provincia di Cuneo nel solo 2009 gli stranieri impiegati in campagne e allevamenti sono stati il 70% della forza lavoro assunta del settore primario. Un dato consistente che rende bene l’importanza del contributo economico di chi arriva da oltre confine.

La firma della legge e la sua pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale non sono che i primi atti, parte adesso la 'trafila' degli adempimenti amministrativi, come la richiesta del nulla osta allo Sportello Unico in Prefettura e il rilascio del visto presso i Consolati all’estero, che rendono più che ipotetico il rischio di ritardi. “In difficoltà anche questa volta saranno gli agricoltori – ha concluso il presidente Arione -, che devono confrontarsi non solo con i tempi, della burocrazia italiana, ma soprattutto con i ritmi dettati dall’andamento stagionale delle produzioni”. Da qualche giorno sul sito del ministero dell’Interno è possibile registrarsi, scaricare moduli e software e quindi inviare le domande, che anche stavolta viaggiano solo online. Per avere maggiori informazioni ed essere assistiti nell’inoltro delle richieste al Ministero, ci si può recare negli uffici dell’Unione Provinciale Agricoltori di Cuneo.

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Sono 9 mila gli studenti stranieri

Da “La Stampa” del 2 marzo di LORENZO BORATTO
CUNEO
«Animazione, formazione e informazione di ragazzi italiani e stranieri insieme, senza escludere genitori e insegnanti: la scuola della Granda è sempre più multietnica. Lo scopo della “Rete per l’intercultura” è aiutare gli istituti nella situazione difficile di oggi: episodi di bullismo, scarse risorse, crediti di centinaia di migliaia di euro con lo Stato, incertezza delle riforme e tagli ministeriali. Perché quello dell’integrazione è uno degli impegni maggiori che la scuola deve affrontare».
Così Alessandro Bergamaschi, responsabile dell’«Osservatorio sull’immigrazione» della provincia, nato su iniziativa delle quattro Caritas diocesane della Granda e sostenuto dalla fondazione Crc.
L’Osservatorio ha organizzato questa «Rete per l’intercultura» in cui sono coinvolti 30 istituti scolastici di tra Medie e Superiori: aderiscono le scuole di tutti i centri maggiori della provincia, con l’eccezione di Alba.
Gli studenti stranieri in provincia? «Sono più di 9 mila, l’11% di tutti gli iscritti alle scuole pubbliche, un tasso superiore a quello medio italiano - aggiunge Bergamaschi -. Con le 30 scuole lavoriamo sull’integrazione scolastica».
Secondo le ultime rilevazioni in provincia di Cuneo quasi uno studente su 4 ha almeno un genitore straniero. Anche in questo caso l’incidenza è superiore alla media italiana e seconda, in Piemonte, soltanto alla provincia di Torino. 
Gli extracomunitari con regolare permesso si soggiorno in provincia di Cuneo sono ormai più di 50 mila: uno ogni 5 è uno studente. I ragazzi iscritti nelle scuole dell’obbligo sono sempre più spesso di «seconda generazione»: nati e cresciuti in Italia. Spesso il dialogo è più difficile con i genitori, abituati in casa a non parlare italiano.
Dall’inizio dell’anno scolastico la «Rete per l’intercultura» ha organizzato momenti di formazione e orientamento scolastico (in collaborazione con la cooperativa «Emmanuele» di Cuneo), rivolti sia a insegnanti sia ai ragazzi: divisi in gruppi, in orario extrascolastico. Ancora Bergamaschi: «Spesso in questi incontri si affronta la delicata questione immigrazione-criminalità, soprattutto alle Superiori. Anche tra gli adolescenti è frequente ascoltare posizioni in cui l’immigrato è definito come chi approfitta delle case popolari o passa il tempo a delinquere: un’immagine smentita dai dati ufficiali ma che purtroppo sta prendendo piede anche tra i più giovani».

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L’appello contro il pacchetto sicurezza giovedì 10 viene consegnato al Prefetto

Da “La Guida” del 4 dicembre 2009

Cuneo - (mc). Giovedì 10 dicem­bre, anniversario della Carta dei dirit­ti dell'uomo dell'Onu, il Tavolo delle Associazione consegnerà al prefetto Bruno D'Alfonso 1' "Appello contro la barbarie del Pacchetto sicurezza". L'appello è stato poi sostenuto da ol­tre 500 sottoscrizioni. All'atto della consegna è previsto un presidio di fronte all'ingresso del palazzo della Prefettura a partire dalle 17."Noi cre­diamo - sta scritto nell'appello - che debba esser messa da parte la prete­sa di leggere qualsiasi fenomeno so­ciale nella sola ottica dell'insicurezza fomentata da una paura indotta, am­ plificata e coltivata, e che sia indi­spensabile attuare piuttosto interven­ti promozionali di sostegno e di inte­grazione, quali vie positive lungimi­ranti per edificare nel tempo una so­cietà che può solo essere multietnica e multiculturale, per un finuro più si­curo e vivibile. Non ci appelliamo so­lo al pur importante dovere comune della solidarietà, ma alla ricerca di soluzioni giuste e ragionevoli quale dovere primario della politica. Per questo chiediamo a tutte le persone, alle associazioni che animano la vita civile cuneese e alle istituzioni di prendere responsabilmente e chiaramente posizione a favore di quelle so­luzioni e contro questo clima di di­scriminazione e di paura che richia­ma anni drammatici della nostra sto­ria passata, avviando così una colla­borazione fattiva per difendere e con­solidare le conquiste di democrazia, convivenza civile e giustizia sociale che sono patrimonio prezioso e irri­nunciabile della nostra comunità e dell'umanità intera".

L'appello sarà oggetto di un Ordine del Giorno nel Consiglio comunale il 15 dicembre. È possibile sottoscrive­re il testo su: tavoloassociazionicu­neo@fastwebmail.i

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MONDOVÌ. SECONDO I PROMOTORI SI OCCUPERÀ DI PERSONE AI MARGINI
Apre ambulatorio Caritas La Lega: “Aiuta i clandestini”
Polemica sull’iniziativa di venti medici volontari della zona

Da “La Stampa” del 31 ottobre di GIANNI SCARPACE
MONDOVÌ
«Abbiamo un solo scopo: aiutare, come medici, i soggetti più vulnerabili, stranieri e non, incapaci di riconoscere i rischi a cui vanno incontro». «Un ambulatorio per i clandestini è un’azione di razzismo verso i monregalesi». La prossima apertura di un ambulatorio gratuito su iniziativa dell’associazione Medici Cattolici Italiani, a Mondovì, fa discutere. L’idea è di una ventina di medici che stanno allestendo la sede in piazza Santa Maria Maggiore, nel quartiere di Breo, con il consenso di Curia e Caritas. «Nasce – dicono don Fabio Rondano, assistente spirituale dell’associazione e il presidente Silvana Briatore - da un’idea di una ventina di medici volontari decisi a dedicare del tempo libero alle persone in situazione di emarginazione sociale, ammalate o con necessità di un’assistenza e una cura non possibili attraverso i comuni servizi sanitari pur efficienti e validi».
Il segretario locale della Lega Nord Diego Boetti punta su quest’ultimo aspetto: «L’ambulatorio non fornisce prestazioni di emergenza o ambulatoriali e, qualora il paziente risulti residente, lo reindirizzerà verso il medico di famiglia e si rivolge anche a quelle persone che, per vari motivi, non possono o non vogliono rivolgersi alla struttura sanitaria pubblica». «Tradotto: un ambulatorio per i clandestini – dice Boetti -. Grazie al ministro Maroni l’immigrazione clandestina è un reato punibile con ammenda ed espulsione, ma anche il favoreggiamento all’immigrazione clandestina è reato. I medici non sono obbligati a denunciare i clandestini, ma i volontari di questa struttura sanno a quale rischio vanno incontro? Queste associazioni si comportano in modo razzista verso i monregalesi, soprattutto anziani, che per una visita specialistica in ospedale devono prima di tutto pagare e attendere il turno anche mesi. Chiediamo alle forze dell’ordine controlli nei giorni di apertura dall’ambulatorio, per verificare la regolarità di questi pazienti».
«Se gli amici della Lega frequentassero la Caritas – aggiunge don Fabio – scoprirebbero che le persone che non possono o non vogliono recarsi in strutture pubbliche non sono agguerriti Saladini in fase di attacco, ma sempre più pensionati intimiditi e fiaccati dall’affollamento che i medici di famiglia subiscono negli ambulatori. Qualora si presentasse al Centro ambulatoriale un clandestino incontrerebbe solo medici generici o specialisti ed il medico non è obbligato alla denuncia. Tranne i casi in cui ci si imbatte in persone che hanno commesso reati gravi, ma in questo caso non è la condizione di clandestinità che può far scattare l’obbligo della denuncia».

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Gli immigrati producono il 9,5% del Pil  italiano

Da “La Guida” del 30 ottobre di Franco Vaccaro

In provincia di Cuneo risiedono 48.676 stranieri (il dato è riferito al 31 dicembre 2008), cioè l’8,3% della popolazione totale, equamente suddivisi tra maschi e femmine. Rispetto al 2007 si è registrato un aumento del 14% (l’incremento è del 279,9% rispetto al 2002), I minorenni sono il 24,7%, i nati nel 2008 sono stati 1014, Nell’anno scolastico 2008/09 gli stranieri iscritti nelle scuole della Granda sono 9061. Lo scorso anno nelle campagne della provincia hanno lavorato circa 2000 stagionali stranieri, il 65% della quota assegnata a tutto il Piemonte.

È quanto emerge dal "Dos­sier statistico nazionale sull'im­migrazione", realizzato da Ca­ritas e Migrantes, presentato mercoledì 28 ottobre nel salone d'onore del municipio, grazie alla collaborazione del coordi­namento Caritas Cuneo, della Confederazione nazionale arti­gianato e della Coldiretti cunee­se.

"I dati del dossier 2009 - si e­videnzia nel documento - sotto­lineano che gli stranieri non so­no persone dal tasso di delin­quenza più alto, non stanno dando luogo a un'invasione di carattere religioso, non consu­mano risorse pubbliche più di quanto versino con tasse e con­tributi, non sono disaffezionati al Paese che li ha accolti e, al contrario, sono un efficace am­mortizzatore demografico e oc­cupazionale".

Quanti sono e da dove vengono

I cittadini stranieri residenti in Italia erano 2.670.514 nel 2005 e sono risultati 3.891.295 alla fine del 2008 (+13,4% ri­spetto all'anno precedente), ma si arriva a circa 4.330.000 inclu­dendo anche le presenze rego­lari non ancora registrate in a­nagrafe. Incidono, quindi, tra il 6,5% (residenti) e il 7,2% (tota­le presenze regolari) sull'intera popolazione. Il dato arriva al 10% se si fa riferimento alla so­la classe dei più giovani (fino ai 39 anni). Se poi si tiene conto che la regolarizzazione di set­tembre ha coinvolto quasi 300.000 persone nel solo setto­re della collaborazione familia­re, l'Italia oltrepassa abbondan­temente i 4,5 milioni di presen­ze straniere.

Il Paese di provenienza più rappresentato è la Romania, con 796.477 presenze (20,5% del totale), seguita da Albania (441.396, 11,3%), Marocco (403.592, 10,4%), Cina (170.265, 4,4%), Ucraina (153.998, 4%). In ogni caso continua a prevalere la presen­za di origine europea (53,6%, per più della metà da Paesi co­munitari). Seguono gli africani (22,4%), gli asiatici (15,8%) e gli americani (8,1%).

Nel 2008 sono state 36.951 le persone sbarcate sulle coste ita­liane, 17.880 i rimpatri forzati, 10.539 gli stranieri transitati nei centri di identificazione ed espulsione e 6.358 quelli re­spinti alle frontiere. Non si trat­ta neppure di un cinquantesi­mo rispetto alla presenza di im­migrati regolari in Italia, anche se il contrasto dei flussi irrego­lari ha monopolizzato l'atten­zione dell'opinione pubblica e le decisioni politiche.

Minori e scuola

In Italia, un abitante su 14 (7,2%) è di cittadinanza stra­niera. L'incidenza è maggiore tra i minori e i giovani adulti (18-44 anni).

Più di un quinto della popo­lazione straniera è costituito da minori (862.453), 5 punti per­centuali in più rispetto a quan­tò avviene tra gli italiani (22% contro 16,7%). I nuovi nati da entrambi i genitori stranieri (72.472) hanno inciso nel 2008 per il 12,6% sulle nascite totali registrate in Italia, ma il loro apporto è pari a un sesto se si considerano anche i figli di un solo genitore straniero. A essi si sono aggiunti altri 40.000 mi­nori arrivati in seguito al ricon­giungimento.

Eetà media degli stranieri è di 31 anni, contro i 43 degli ita­liani. Tra i cittadini stranieri gli ultrasessantacinquenni sono solo il 2%. L'immigrazione è dunque anche una ricchezza demografica per la popolazio­ne italiana, che va incontro al futuro con un tasso di invec­chiamento accentuato.

Gli alunni figli di genitori stranieri, nell'anno scolastico 2008/2009, sono saliti a 628.937 su un totale di 8.943.796 iscrit­ti, per un'incidenza del 7%. L'aumento annuale è stato di 54.800 unità, pari a circa il 10%. Si tratta di alunni "stra­nieri" per modo di dire, perché , quasi 4 su 10 (37%) sono nati in Italia e di questo Paese si con­siderano cittadini; e il rapporto sale a ben 7 su 10 tra gli iscritti alla scuola dell'infanzia.

Mondo del lavoro

Anche se il 2008 è stato un anno di crisi economica, il nu­mero dei lavoratori immigrati è aumentato di 200.000 unità. Attualmente i lavoratori nati al­l'estero sono il 15,5% del totale (tra di essi non mancano i figli di emigrati italiani che sono tornati in patria).

Dal dossier risulta che i lavo­ratori stranieri in senso stretto sono quasi un decimo degli oc­cupati e contribuiscono per un'analoga quota alla creazio­ne della ricchezza del Paese. Nel 2008 i lavoratori stranieri hanno inviato ai familiari rima­sti nei Paesi d'origine 6,4 mi­liardi di euro.

Attualmente si contano 187.466 cittadini stranieri tito­lari d'impresa, in prevalenza a carattere artigiano, che garanti­scono il lavoro a loro stessi e anche a diversi dipendenti (cir­ca 200.000).

Secondo Unioncamere, nel 2007 l'apporto degli immigrati all'economia italiana si può monetizzare in 134 miliardi di euro, pari al 9,5% del prodotto interno lordo. I versamenti con­tributivi effettuati all'Inps sono stimati dal dossier pari a oltre 7 miliardi di euro, oltre 2,4 mi­liardi dei quali pagati diretta­mente dai lavoratori stranieri e la restante quota dai datori di Casella di testo: Franco Vaccaro
lavoro. Invece, la stima del get­tito fiscale, includendo le tasse più rilevanti, è di oltre 3,2 mi­liardi di euro. Ne deriva che, di­rettamente dalle buste paga dei lavoratori immigrati, provengo­no in totale 5,6 miliardi di euro.

Qual è, invece, l'incidenza de­gli immigrati sulla spesa socia: le?

La Banca d'Italia stima che agli immigrati vada il 2,5% di tutte le spese di istruzione, pen­sione, sanità e prestazioni di so­stegno al reddito, all'incirca la metà di quello che assicurano in termini di gettito.

Criminalità

Nel periodo 2001-2005 l'au­mento degli stranieri residenti è stato del 101% e l'aumento del­le denunce presentate contro stranieri del 46%. Nel 2005 l'in­cidenza degli stranieri sulla po­polazione residente è stata del 4,5% e l'incidenza sulle denun­ce penali con autore noto del 23,7%. In realtà, solo nel 28,9% dei casi sono implicati stranie­ri legalmente presenti e ciò ab­bassa il loro tasso di crimina­lità. Se poi si considera che il confronto non tiene conto dei reati contro la normativa sul­l'immigrazione, alla fine, il tas­so di criminalità risulterebbe essere analogo per italiani e stranieri.

Società e convivenza

In 12 anni (1995-2007) sono stati celebrati 222.521 matri­moni misti, dei quali 23.560 nell'ultimo anno.

Oltre un decimo della popo­lazione immigrata è diventata proprietaria di un appartamen­to.

Più della metà degli immi­grati è cristiana, i musulmani sono un terzo, le religioni delle tradizioni orientali meno di un decimo e poi, in misura più ri­dotta, seguono altre apparte­nenze.

 

 

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LAVORO NERO. LA STIMA DI SINDACATI E PATRONATO
Regolarizzazione di colf e badanti Solo seicento hanno fatto domanda

Da “La Stampa” del 3 ottobre 2009

Molto meno della metà di quelle previste: potrebbero essere 600 le domande di regolarizzazione di colf e badanti presentate in provincia di Cuneo. La «mini-sanatoria» per l’emersione dal lavoro nero (indistintamente per cittadini italiani, comunitari o extracomunitari) si è chiusa l’altro giorno: riguardava chi è collaboratore domestico (colf) o chi assiste le famiglie (badanti).
Ma le domande sono state inviate direttamente al ministero del Lavoro, via web, dai Patronati o dai singoli datori di lavoro, quindi per avere dati certi si dovrà attendere almeno la prossima settimana.
Cesare Soria, operatore Cgil dell’Ufficio immigrati, spiega: «Circa 200 le pratiche che abbiamo inoltrato direttamente. Ce ne aspettavamo molte di più. Per le colf si chiedevano 20 ore minimo presso un solo datore, ma sono pochissimi quelli che prestano servizio in una sola casa. Poi molti datori di lavoro, direi la maggior parte, ha deciso di restare in nero: così colf e badanti impiegate da loro restano clandestine».
Massimiliano Campana della segreteria provinciale Cisl aggiunge: «Abbiamo inoltrato 150 pratiche, ma molti di più si sono rivolti a noi e potrebbero avere mandato il modulo online direttamente. L’opportunità è stata poco sfruttata: anche perché il decreto è uscito ad agosto e un mese di tempo era troppo poco. Solo il datore poteva fare domanda, non il dipendente. Da notare che si trattava di un’emersione dal lavoro nero dei lavoratori in generale, non di una sanatoria sugli immigrati».
Dagli sportelli Acli di Cuneo spiegano: «Le famiglie interessate che hanno poi rinunciato sono state quasi il 40%. L’ostacolo più grande? La spesa da sostenere e i vincoli di legge. Quando spiegavamo i costi effettivi molti ci ripensavano».
La stima di bandanti irregolari in provincia era di circa 1600, soprattutto ucraine, moldave e romene. Queste ultime però sono cittadine comunitarie: non hanno problemi di permesso di soggiorno o decreti di espulsione.
Ora seguirà l’esame delle domande e delle certificazioni: solo le richieste in regola saranno ammesse alla fase successiva che prevede la convocazione in Prefettura a Cuneo di datore di lavoro e persona da regolarizzare per la firma del contratto. \

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IMMIGRAZIONE. DA IERI IL VIA ALLE RICHIESTE
Badanti e colf: 1600 da regolarizzare

Da “La Stampa” del 2 settembre di LORENZO BORATTO
CUNEO
Si stima siano 1600 le badanti «irregolari» in provincia di Cuneo: soprattutto ucraine e moldave. Sono clandestine: la legge dice che stanno compiendo un reato, quindi vanno regolarizzate, secondo quanto deciso dal Governo col «decreto anticrisi». Da ieri e per tutto settembre si possono mettere in regola anche gli extracomunitari privi di permesso di soggiorno, se assunti come collaboratori domestici (colf) o nell’attività di assistenza alle famiglie (badanti).
La «dichiarazione di emersione» avviene solo in via Internet. Il datore di lavoro prima deve versare 500 euro, di cui 100 come tassa allo Stato. Da ottobre seguirà l’esame delle domande; solo quelle in regola saranno ammesse alla fase successiva: prevede la convocazione in Prefettura di datore di lavoro e persona da regolarizzare, per la firma del contratto.
Per le colf serve un reddito imponibile del datore di lavoro non inferiore ai 20 mila euro, mentre il contratto deve osservare un orario minimo settimanale di 20 ore. Per le badanti serve un certificato di non autosufficienza dell’assistito.
Luisella Lamberti, responsabile politiche immigrazione della Cgil: «La procedura per il singolo, da casa, forse è più complessa, mentre i patronati sono già accreditati con il sistema informatico del ministero dell'Interno. Non ci sono limiti, quindi la regolarizzazione è per tutti quelli che hanno i requisiti: arriva poi via email entro 72 ore una ricevuta telematica da conservare. Serve all’extracomunitario per non essere espulso. Si può fare domanda se il passaporto dello straniero è scaduto e anche se si è stati precedentemente colpiti da decreto di espulsione».
Valter Ghigo responsabile del patronato Inas: «Ai molti che si informano in questi giorni diciamo: “Non è una sanatoria, attenzione”. Ad esempio: i 500 euro non vengono restituiti se la regolarizzazione non va in porto e seguono poi i procedimenti penali e amministrativi contro l’immigrazione clandestina».
Molti extracomunitari in questi giorni regolarizzano parenti o amici come colf (la metà delle richieste di informazioni per questa categoria è infatti di uomini). Sommando queste ultime richieste, le domande nella Granda potrebbero essere fino a 4 mila. Massimiliano Campana, della segreteria provinciale Cisl: «E’ un provvedimento importante: colf e assistenti familiari sono uno strumento di Welfare state. Un riconoscimento doveroso del Governo». Carlo Casavecchia, della segreteria Cgil: «Questa operazione dimostra che la legge Bossi-Fini non funziona: nella case dei cuneesi ci sono extracomunitari che lavorano. Finora i datori di lavoro non hanno mai avuto la possibilità di metterli in regola».

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Da irregolari a delinquenti

Da “La Guida” del 10 luglio di Massimiliano Cavallo

Cuneo - C'è paura e appren­sione tra le migliaia di stra­nieri che vivono, lavorano e hanno famiglia a Cuneo e in provincia. Lo confermano co­loro che ogni giorno hanno a che fare con i cittadini stra­nieri, uffici, cooperative, sportelli e associazioni che negli ultimi giorni hanno vi­sto moltiplicarsi il numero di visite, telefonate, domande e richieste per cercare di capire le regole imposté dalla nuova legge sulla sicurezza del go­verno Berlusconi.

Preoccupa soprattutto la que­stione di come fare ad ottene­re il permesso di soggiorno o il rinnovo rimanendo sicuri di non cadere in clandesti­nità, dovendo affrontare nuo­ve spese e nuova burocrazia e sperando che i tempi di atte­sa non si allunghino sempre più.

"Arrivano domande di tutti i tipi - spiega Bruna Gerbau­do del Centro Migranti di Cu­neo - perché c'è molta ap­prensione ma anche noi non sappiamo per ora dare molte risposte, aspettiamo un rego­lamento attuativo. Quello che spaventa maggiormente è la maggiore burocratizzazione e al contrario la sempre mag­giore precarietà del permesso di soggiorno. Siamo di fronte a una legge piena di contrad­dizioni".

La nuova legge per esempio prevede che dopo sei mesi dalla domanda di rinnovo del permesso di soggiorno si per­da la residenza, ma i tempi di attesa per un rinnovo sono al­meno di un anno e quattro mesi. A questo bisogna ag­giungere le nuove spese che devono affrontare gli stranie­ri per il permesso e per qual­siasi tipo di documento, in un momento che è di crisi per tutti, oppure i nuovi con­trolli e le nuove dichiarazio­ni, compreso il testo di italia­no, per la richiesta della Car­ta di soggiorno, un documen­to che si può ottenere dopo cinque anni di soggiorno re­golare in paese: ora sarà più difficile ottenerla ma la Carta è quella che ti permette di an­dare via dall'Italia verso i paesi della Comunità Euro­pea. Altro problema grave è invece sulla questione dei permessi di soggiorno dati per motivi di lavoro, in un momento in cui sono tanti a perdere il posto che prima era sicuro.

''C'è paura negli immigrati che si servono dei nostri servizi – spiega Gigi Garelli  presidente dell’Associazione Orizzonti di Pace cne opera con altri operatori nella mensa sociale e nell'ambulatorio sanitario nei locali di San Tomaso -, soprattutto del clima di caccia alle streghe generalizzato. Molti che sono qui da anni, lavorano, spesso sottopagati, facendo lavori umili
che nessuno vorrebbe fare, che fanno stare bene molte persone, specie colf e badanti, si sentono a disagio, perché questo clima generale li accusa di crimini solo per il fatto di essere qui".

Le domande di chiarimen­ti ai vari sportelli aumentano, anche il numero degli utenti ai servizi che vengono offerti non diminuiscono, specie per quanto riguarda servizi che continuano da anni come la mensa, l'ambulatorio o gli sportelli del Centro Migranti. Ma c'è anche chi ha qualche paura in più nel chiedere aiu­to e informazioni, specie per quelli arrivati magari da po­co.

"Questa legge è la confer­ma e il frutto di un clima creato di paura, tensione e al larmismo - aggiunge Gigi Ga­relli -. Si dimentica il valore delle persone che vengono da noi, non tenendo conto delle difficoltà grandi che hanno alle spalle e dell'apporto che offrono alla nostra realtà, non solo dal punto di vista e­conomico ma anche da quel­lo culturale. Non vuol dire negare che l'immigrazione porti con sé problemi e diffi­coltà ma siamo di fronte a una legge razzista che porta indietro di sessant'anni la no­stra coscienza civile".

"Stiamo tornando indietro - conferma Bruna Gerbaudo - dopo anni e anni di lavoro di integrazione, di crescita e di miglioramento dei rapporti. Questa legge azzera anni di progressi e invita solo alla diffidenza verso l'altro, elu­dendo i problemi veri che esi­stono e non andando a colpi­re chi davvero delinque con una serie di contraddizioni plateali. Mi sembra tanto di legge propaganda, che fa molto parlare ma che in pra­tica peggiora la situazione".

Il problema dei clandestini rimane comunque irrisolto e soprattutto rimane aperta la questione della sanatoria ri­chiesta per colf e badanti. Se­condo i dati pubblicati in questi giorni si parla di 500 mila persone in Italia. In pro­vincia di Cuneo secondo gli ultimi dati forniti dai Centri di ascolto della Caritas si par­la di circa 4 mila irregolari sui quasi 50 mila stranieri presenti nella Granda. Secon­do il Centro Migranti il dato si è decisamente assottigliato negli ultimi due anni, a circa mille stranieri clandestini  grazie alle regolarizzazioni degli ultimi due decreti flus so che hanno permesso la re­golarizzazione specialmente di molte badanti. Irregolari spesso diventano stranieri entrati con il permesso per turismo o i lavoratori stagio­nali che invece rimangono sul territorio. Secondo gli ul­timi dati ufficiali si parla di 45/50 mila stranieri regolari in provincia di Cuneo: di que­sti però hanno il permesso di soggiorno a posto circa 25 mila mentre in attesa del rin­novo sono ormai in 21/22 mi­la.

Il testo di legge approvato nei giorni scorsi dovrà ora es­sere promulgato dal Presi­dente della Repubblica e quindi pubblicato in Gazzet­ta Ufficiale. Solo quindici giorni dopo la pubblicazione le nuove regole entreranno in vigore. Ma alcune novità, co­me ad esempio la tassa sui permessi o il test per la carta di soggiorno, dovranno esse­re regolamentate da altri de­creti e quindi con tempi che si allungheranno ulterior­mente.

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IMMIGRAZIONE.TIMORI PER LA NUOVA LEGGE
Oltre 4 mila i “clandestini”
Sono manovali edili, operai agricoli e molte donne badanti di anziani

Da “La Stampa” del 4 luglio di BARBARA MORRA
CUNEO
Sono 4.190 gli immigrati senza permesso di soggiorno. Il «pacchetto sicurezza» appena varato dal Parlamento li individua come colpevoli del reato di soggiorno clandestino. Il numero dei «sans papier» viene dal rapporto sull’immigrazione straniera in Granda fatto da Provincia e Ires Piemonte, presentato nel settembre del 2008. In percentuale gli immigrati irregolari in provincia di Cuneo sono il 9,3% della popolazione di origini straniere. Di questi, in base al rapporto istituzionale i più numerosi sono i tunisini (13,7%). Poi marocchini e nigeriani (12,8%) e cinesi (11,2%). Tra le donne perlopiù ci sono badanti e collaboratrici domestiche. Gli uomini lavorano in edilizia e in agricoltura, senza contratti
Il decreto appena varato entrerà in vigore tra una quindicina di giorni con la pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale. Il reato di soggiorno illegale verrà puntito con una multa da 5 a 10 mila euro. Il nuovo corso sull’immigrazione tocca molti ambiti soprattutto quello giudiziario.
«Il provvedimento farà aumentare i ritardi nella gestione della giustizia - commenta Alberto Bernardi, procuratore capo della Repubblica di Cuneo -. Si intaseranno gli uffici dei Giudici di pace dove, già ora, i rinvii vemgono disposti al 2011. In più si tratta di processi per cui saranno quasi sempre necessari gli interpreti che già oggi non vengono pagati dalla Stato per mancanza di fondi. Indiremo presto una riunione in procura per non essere impreparati all’impatto che questa norma avrà nel lavoro quotidiano».
Per Luisella Lamberti responsabile del settore immigrazione dela Cgil: «Questa norma è soltanto uno spot che non c’entra con la sicurezza. Il Governo avrebbe dovuto prima sanare il pregresso, cioè permettere agli immigrati irregolari che sono già in Italia di regolarizzarsi. L’aspetto più inquietante è che mette qualsiasi cittadino davanti all’obbligo di denunciare. Pensiamo a quali ricadute avrà tutto questo sul rispetto dei diritti umani. Un esempio? Scompariranno le segnalazioni di irregolari vittime di incidenti sul lavoro». Secondo la nuova legge i regolari dovranno pagare 200 euro di tasse per il rinnovo del permesso. La Lamberti: «Il governo ha detto che il ricavato verrà usato per ricacciare in patria gli irregolari. Lo trovo crudele».

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Stagionali Rilasciati i primi 400 permessi

Da “La Stampa” del 5 giugno

«La Prefettura di Cuneo ha già rilasciato oltre 400 permessi di soggiorno per lavoro stagionale nelle aziende agricole della provincia». Lo comunica il sottosegretario all’Interno Michelino Davico e lo conferma Francesco D’Angelo, vice prefetto, dirigente dell’area immigrazione della Prefettura.
Gli uffici stanno lavorando a pieno ritmo e l’obiettivo è annullare il ritardo di 45 giorni con cui il decreto flussi è stato promulgato rispetto alla data prevista. Da aprile, le domande già presentate dagli imprenditori agricoli cuneesi sono state 1.450, molte altre sono in arrivo per soddisfare la richiesta di manodopera nella raccolta della frutta.
Nel Saluzzese, sono almeno cinquecento le aziende che vi ricorrono. «Qui, se il caldo proseguirà, la raccolta potrebbe essere anticipata, quindi abbiamo chiesto agli organi istituzionali di fare il massimo, evadendo le domande in base alla data presunta di assunzione - dice Lauro Pelazza, vicedirettore Coldiretti -. I tempi sono stretti: dopo il nulla osta italiano, il lavoratore deve ottenere il visto dal suo paese».
La normativa ha assegnato alla Granda la possibilità di ospitare 2.000 stagionali stranieri non comunitari in arrivo da  Serbia, Montenegro, Bosnia-Herzegovina, Macedonia, Croazia, India, Pakistan, Bangladesh, Sri Lanka, Ucraina, Tunisia, Albania, Marocco, Moldavia ed Egitto. Il maggior numero arriva da Nord Africa e dall’area dell’Est eu

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DOMANI E SABATO. GIORNATE DEDICATE ALL’INTEGRAZIONE
Mai tanti immigrati ad Alba

Da “La Stampa” del 28 maggio di ROBERTO FIORI
ALBA
Trentamila abitanti, tremila immigrati. La popolazione straniera residente ad Alba ha raggiunto quota 10%. E lo ha fatto con una crescita costante, accogliendo ogni anno tra 400 e 500 persone, la maggior parte delle quali in arrivo dalla Romania.
Un fenomeno in linea con quanto sta avvenendo un po’ in tutta Italia, portando con sé nuove opportunità e nuovi problemi. Innanzi tutto, la questione dell'identità e il rapporto con l'altro. E' proprio su questi temi che si concentrano le iniziative interculturali «Le Storie siamo noi», promosse domani e sabato da associazioni di volontariato, Centro territoriale permanente, direzioni didattiche, cooperativa Quetzal e Servizio stranieri del Comune. Due giorni di incontri, letture, animazione e musica per imparare a considerare l'altro non come espressione di una nazionalità, di una cultura diversa, ma semplicemente con un'altra persona.
Chi sia «l'altro» ce lo dice la fotografia della popolazione migrante residente ad Alba al 31 dicembre 2008: 2994 persone, quasi equamente divise tra uomini (1396) e donne (1598). Rispetto al 2007, la crescita è stata di 403 stranieri. L'aumento più considerevole si è registrato tra i romeni, che ormai hanno superato quota mille; più rallentata la crescita della comunità marocchina, presente in città con 474 persone; seguono gli albanesi, i macedoni e i tunisini.
Un dato significativo è quello dei ricongiungimenti familiari. Spiegano dal Servizio stranieri: «Arrivano nuovi immigrati, ma soprattutto si riuniscono famiglie, giungono ad Alba mogli e figli di persone che evidentemente qui hanno trovato un lavoro stabile e una casa. E questo è un dato positivo, che conferma il buon livello di integrazione presente in città».
Tuttavia, non mancano i problemi. Alcuni sono comuni alle fasce più deboli senza distinzione di carta d'identità, come la richiesta di case a prezzi agevolati o di posti di lavoro, altri riguardano la microcriminalità, la gestione burocratica dei permessi e delle regolarizzazioni.
L'iniziativa «Le storie siamo noi» si propone di far conoscere maggiormente i percorsi di integrazione socio-culturale. Si inizia domani alle 21 in sala Fenoglio con «Poesie in valigia», lettura di versi e racconti in lingua madre a cura degli alunni del Centro territoriale permanente. Sabato, nel cortile Maddalena alle 15, ci sarà una «Caccia al tesoro interculturale» per gli alunni delle elementari e medie, con laboratori artistici, giochi e merenda equosolidale. Alle 20, al centro giovani H Zone, cena interetnica e apertura degli stand informativi. Gran finale alle 21,30, con la torinese Orchestra di Porta Palazzo che mescolerà i suoni piemontesi con i ritmi africani, orientali e sudamericani.

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APPELLO. CGIL SCRIVE ALLA REGIONE
“Gli anziani immigrati non possono farsi curare”

Da “La Stampa” del 3 maggio di BARBARA MORRA
CUNEO
«Gli anziani immigrati arrivati in Italia con ricongiungimento famigliare dopo il 3 ottobre 2008 non possono accedere al servizio sanitario nazionale. Anche in provincia di Cuneo la situazione sta creando gravi disagi». Lo hanno scritto il segretario provinciale della Cgil Marco Ricciardi e la responsabile del dipartimento Immigrazione del sindacato, Luisella Lamberti, all’assessore regionale alla Sanità Eleonora Artesio.
La lettera cita il decreto legislativo 160 del 2008 che ha modificato la disciplina dei ricongiungimenti. «Dall’entrata in vigore della legge il genitore ultrasessantacinquenne di uno straniero che arriva in Italia deve avere un’assicurazione sanitaria privata oppure pagare un contributo al servizio sanitario nazionale del nostro Paese. L’impasse sta nel fatto che non è ancora stato stabilito quanto lo straniero dovrà versare. Dunque al momento resta senza assistenza sanitaria». «Anche volendo e potendo pagare - spiega Lamberti - queste persone non possono farlo perché manca il decreto attuativo che stabilisce la quota da versare. E, intanto, per le cure slegate da emergenze questi anziani non sono assistiti». L’atro aspetto - citato nella lettera dei sindacati all’assessore regionale - è che per questi immigrati «non c’è possibilità di stipulare un’assicurazione privata perché le compagnie assicurative non stipulano polizze a persone ultrasessantacinquenni, se non in casi eccezionali, ovvero per soggetti già assicurati da tempo, e comunque in nessun caso oltre i 75 anni». Lamberti: «Premesso che siamo contrari al fatto, che però stabilisce la legge, che cittadini regolarmente presenti in Italia vengano esclusi dal diritto all’assistenza sanitaria gratuita, chiediamo che venga definita la modalità di iscrizione volontaria. La nostra proposta è che, per il momento, si faccia pagare quanto già viene versato da chi è in Italia con permesso di studio o turistico». E conclude: «E’ vero che i genitori di immigrati che possono venire in Italia sono pochi, perché non devono avere in patria altri figli, ma si tratta comunque di persone che non hanno il diritto di farsi curare. Da questa mancanza di assistenza potrebbe derivare un rischio per la salute dell’intera popolazione».

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“Non denunceremo chi è clandestino”

Da “La Stampa” del 8 marzo di ]BARBARA MORRA
CUNEO
«Fedeli al giuramento di Ippocrate, noi non denunceremo nessuno». E’ la dichiarazione dell’Ordine dei medici della provincia che Emma, una giovane italiana d’origini africane, ha letto ieri in piazza Audifreddi, sotto le finestre del municipio di Cuneo. Parole pronunciate appena finito il corteo in cui, da piazza Europa attraverso corso Nizza e via Roma, hanno sfilato 1.300 immigrati e italiani. Netta la prevalenza di stranieri, circa il 90 per centro dei partecipanti.
La manifestazione è stata organizzata da diciotto associazioni di migranti, molti i Paesi dell’Africa rappresentati, insieme a cittadini dell’Est Europa. Un applauso forte, lungo, ha accompagnato la presa di posizione dei sanitari cuneesi sul passaggio del decreto legge, che potrebbe dare ai medici la facoltà di denunciare gli immigrati irregolari che chiederanno cure. E’ il cosiddetto «pacchetto sicurezza», per ora approvato al Senato e che, per diventare legge, dovrà passare al vaglio della Camera. «L’ordine dei medici non è chiamato a interpretare le leggi dello Stato, ma ad applicarle - sostengono i medici -. Ma il testo approvato dal Senato introduce nella società italiana un principio inammissibile. Il giuramento di Ippocrate, sul quale è fondata con tradizione bimillenaria la comunità medica occidentale, impegna ogni professionista a prestare la sua opera nei confronti di chiunque, senza distinzioni di alcun genere».
L’indignata reazione dei sanitari ha citato anche la Costituzione, che all’articolo 32 «tutela la salute dell’individuo e, dunque, non del cittadino», e il codice deontologico. Un riferimento anche all’articolo 365 del codice penale, che «intersecandosi con la nuova norma condurrebbe il medico all’assurdo di curare in modo anonimo due clandestini che si siano feriti con arma da fuoco, mentre potrebbe denunciarli nel caso portassero i loro figli ad una vaccinazione antipoliomielitica».
La presa di posizione si conclude sottolineando che i medici «non sono gendarmi»: «L’ordine dei medici è consapevole del problema rappresentato da accessi impropri al Sistema sanitario nazionale dei clandestini e del relativo aggravio di spesa e si permette di invitare i Parlamentari della provincia a voler considerare l’intera questione. Esistono altre vie più confacenti che voler trasformare i medici in gendarmi di basso rango».
Per i medici iscritti al sindacato Anaao e Cgil ha parlato il ginecologo cuneese Chiaffredo Rosso: «Se passerà il decreto si darà via libera alla clandestinizzazione sanitaria, nasceranno organizzazioni illegali parallele che presteranno servizi abusivi ad alti costi. Senza contare che si vanificheranno i risultati ottenuti negli ultimi 15 anni per la diminuzione delle malattie infettive come la tubercolosi. Per paura, gli stranieri irregolari aspetteranno fino all’ultimo per farsi curare e le bronchiti degenereranno in polmoniti, con aumento dei costi per la sanità».

Intere famiglie  fra tante bandiere

Da “La Stampa” del 8 marzo

Nel grande corteo di ieri, tra le bandiere africane, quelle dei sindacati e gli striscioni, c’erano anche tanti passeggini, carrozzine, marsupi. In piazza sono scese le famiglie di immigrati. Come quella di Rachid Lmaoui, che abita a Borgo San Dalmazzo con la moglie Btissan, la mamma Rahma e i tre figli Hasar, Mohammed e Ikran. Rachid è arrivato in Italia da Kenitra, una città del Marocco, nel ‘90. Parla un ottimo italiano. E’ con due dei suoi tre figli, sulle spalle la nipotina. Mohammed e Hasar fanno a gara per scrivere su un foglio i loro nomi. Anche quando si rivolgono soltanto al papà parlano la nostra lingua.
«Sono preoccupato per questo decreto che prevede un aumento della tassa per il rinnovo dei permessi - sospira, sistemando il bavero della giacca a vento di Mohammed, perché scende la sera e arriva il freddo -. Se davvero ai 70 euro che già spendiamo ora, che poi sono di più perchè non si contano i soldi per fototessere, fotocopie e altro, se ne aggiungeranno dagli 80 ai 200, non so come faremo a cavarcela. Sono operaio in un’azienda metalmeccanica e sul mio stipendio si regge tutta la famiglia».
Poi guarda Mohammed, che cerca di richiamare l’attenzione, e gli dice di fare silenzio perchè dal palco stanno dicendo cose importanti che interessano anche lui.

Africa
Servono umanità e sicurezza politica

Timothèe Koukoui, italiano, originario del Benin, coordinatore della manifestazione: «Sono commosso dal grande numero di persone che vedo in questa piazza per protestare contro un Governo che considera gli immigrati un problema di ordine pubblico. Questo “pacchetto sicurezza” è un modo di dirci che dobbiamo tornare a casa, ma la maggior parte di noi ha mai commesso reati. L’immigrazione va governata con umanità e sicurezza politica, con questi provvedimenti, invece, si rischia di dividere e creare rabbia».

Romania
Punire i colpevoli non la comunità

Rodi Vinau, romena, presidente dell’associazione Acasa di Bra: «Proviamo sdegno e chiediamo una giusta punizione per chi ha commesso reati, ma non bisogna condannare un’intera comunità. I romeni che delinquono in Italia sono 2.828 su oltre un milione di residenti, lo 0,27 per cento, una percentuale neanche fra le più alte. La stragrande maggioranza dei romeni è onesta e laboriosa, eppure in questo clima di paura alimentato da alcuni politici anche a noi tocca subire sputi e imprecazioni».

Regione
Condivido la piattaforma

Alla manifestazione ha partecipato anche l’assessore regionale al Welfare, Angela Migliasso: «Sono qui perchè condivido in pieno la piattaforma della vostra protesta. Avete tutta la mia solidarietà e il mio impegno per fare delle buone leggi regionali che favoriscano l’integrazione. Una delle cose più terribili che ha in mente questo Governo è limitare fortemente i ricongiungimenti familiari. Si vuole disgregare le famiglie, mentre sono proprio bambini e anziani i migliori promotori dell’integrazione».

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Cuneo: oggi, grande corteo degli immigrati per un confronto

Da www.targatocn.it del 7 marzo

Una grande manifestazione di stranieri, aperta a tutti coloro che sono interessati, si svolgerà oggi nella città di Cuneo, al grido di “è meglio non tacere e far sentire la propria voce al più presto per uscire dall’oscurità e esprimere il disappunto sulle scelte del Governo”. La manifestazione arriva anche a seguito dei cambiamenti previsti dal cosiddetto 'Pacchetto Sicurezza'. Il corteo partirà alle 15.30 da piazza Europa e si fermerà in piazza Audifreddi per un confronto sul tema ‘Liberi e uguali in dignità e diritti’ contro le tasse sui permessi di soggiorno, la facoltà dei medici di segnalare i clandestini che si fanno curare e a favore di una politica rispettosa dei diritti umani. In piazza vi saranno anche Erio Ambrosino, assessore settore Socio-Educativo e Politiche Giovanili del comune di Cuneo e Teresa Angela Migliasso assessore regionale al Welfare, Lavoro, Immigrazione, Emigrazione, Programmazione socio-sanitaria di concerto con l'assessore alla Sanità. Ad intervenire anche rappresentanti di medici e stranieri, la manifestazione è promossa dalle Associazioni del Benin, Burkina Faso, Camerun, Congo, Costa d’Avorio, Ghana, Guinea, Mali, Nigeria, Senegal e dalle comunità di Albania e Marocco.
Gli immigrati manifestano:
· contro la tassa da 80 a 200 euro per il rilascio di permessi e carte di soggiorno, che si aggiungono ai circa 70 Euro che già oggi vengono spesi dagli immigrati)
· contro la facoltà data ai medici di segnalare i clandestini che richiedono cure mediche (con gravi conseguenze sulla salute di uomini, donne, bambini che non chiederanno più di essere assistiti e con forti rischi di diffusione di malattie tra i cittadini)
· personale una politica dell'immigrazione rispettosa dei diritti umani e che riconosca il valore della presenza degli stranieri in Italia
Aderiscono anche: CGIL, CISL, UIL, FP Medici cgil, ACLI, ARCI, CARITAS CUNEO, CARITAS BRA, CARITAS MONDOVI, Centro ascolto CARITAS FOSSANO, Tavolo delle Associazioni, Scuola di pace Boves, Comunità MAMBRE, Emmaus, LVIA, Fondo Solidarietà Racconigi, Ass.BESA, Ass. VOCI DAL MONDO, Ass. Incontrarci, Ass. AL WARDA, Ass. STELLA, Ass. ASBARL, Ass. IL MOSAICO, Ass. ASSALAM, Granello di senape, CIC, Di tutti i colori, Coll.donne LE PRIMULE ROSSE, Menteinpace, Circ.Libertà Eguale, Ass.Il tasso barbasso, Ass. DALEGGERE, Ass. Amicizia ITALIA-CUBA, Centro Diritti della Persona, Lab. Teatr. ALBATROS, Ass. ACASA, Ass. GOMOKU, Ass. ARIAPERTA, Ass. DALLA PARTE DELL’EDUCARE, Ass. VERSO SUD, Ass. QUETZAL, Ass. MONDOQUI, Donne in nero contro la guerra, Forum legge giusta sull’immigrazione.

Cuneo: oggi, grande corteo degli immigrati per un confronto

 

Da www.targatocn.it del 7 marzo

 

Una grande manifestazione di stranieri, aperta a tutti coloro che sono interessati, si svolgerà oggi nella città di Cuneo, al grido di “è meglio non tacere e far sentire la propria voce al più presto per uscire dall’oscurità e esprimere il disappunto sulle scelte del Governo”. La manifestazione arriva anche a seguito dei cambiamenti previsti dal cosiddetto 'Pacchetto Sicurezza'. Il corteo partirà alle 15.30 da piazza Europa e si fermerà in piazza Audifreddi per un confronto sul tema ‘Liberi e uguali in dignità e diritti’ contro le tasse sui permessi di soggiorno, la facoltà dei medici di segnalare i clandestini che si fanno curare e a favore di una politica rispettosa dei diritti umani. In piazza vi saranno anche Erio Ambrosino, assessore settore Socio-Educativo e Politiche Giovanili del comune di Cuneo e Teresa Angela Migliasso assessore regionale al Welfare, Lavoro, Immigrazione, Emigrazione, Programmazione socio-sanitaria di concerto con l'assessore alla Sanità. Ad intervenire anche rappresentanti di medici e stranieri, la manifestazione è promossa dalle Associazioni del Benin, Burkina Faso, Camerun, Congo, Costa d’Avorio, Ghana, Guinea, Mali, Nigeria, Senegal e dalle comunità di Albania e Marocco.
Gli immigrati manifestano:
· contro la tassa da 80 a 200 euro per il rilascio di permessi e carte di soggiorno, che si aggiungono ai circa 70 Euro che già oggi vengono spesi dagli immigrati)
· contro la facoltà data ai medici di segnalare i clandestini che richiedono cure mediche (con gravi conseguenze sulla salute di uomini, donne, bambini che non chiederanno più di essere assistiti e con forti rischi di diffusione di malattie tra i cittadini)
· personale una politica dell'immigrazione rispettosa dei diritti umani e che riconosca il valore della presenza degli stranieri in Italia
Aderiscono anche: CGIL, CISL, UIL, FP Medici cgil, ACLI, ARCI, CARITAS CUNEO, CARITAS BRA, CARITAS MONDOVI, Centro ascolto CARITAS FOSSANO, Tavolo delle Associazioni, Scuola di pace Boves, Comunità MAMBRE, Emmaus, LVIA, Fondo Solidarietà Racconigi, Ass.BESA, Ass. VOCI DAL MONDO, Ass. Incontrarci, Ass. AL WARDA, Ass. STELLA, Ass. ASBARL, Ass. IL MOSAICO, Ass. ASSALAM, Granello di senape, CIC, Di tutti i colori, Coll.donne LE PRIMULE ROSSE, Menteinpace, Circ.Libertà Eguale, Ass.Il tasso barbasso, Ass. DALEGGERE, Ass. Amicizia ITALIA-CUBA, Centro Diritti della Persona, Lab. Teatr. ALBATROS, Ass. ACASA, Ass. GOMOKU, Ass. ARIAPERTA, Ass. DALLA PARTE DELL’EDUCARE, Ass. VERSO SUD, Ass. QUETZAL, Ass. MONDOQUI, Donne in nero contro la guerra, Forum legge giusta sull’immigrazione.

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Cuneo: immigrati, si alza la voce per pari dignità e diritti

Da www.targatocn.it  del 26 febbraio di di  Francesca Aimo

Una grande manifestazione di stranieri, aperta a tutti coloro che sono interessati, a Cuneo sabato 7 marzo perché “è meglio non tacere e far sentire la propria voce al più presto per uscire dall’oscurità e esprimere il disappunto sulle scelte del Governo”. Questo quanto emerso ieri sera a conclusione della discussione sui cambiamenti previsti dal cosiddetto 'Pacchetto Sicurezza' al vaglio del Parlamento. Il corteo partirà alle 15.30 da piazza Europa e si fermerà in piazza Audifreddi per un confronto sul tema ‘Liberi e uguali in dignità e diritti’ contro le tasse sui permessi di soggirono, la facoltà dei medici di segnalare i clandestini che si fanno curare e a favore di una politica rispettosa dei diritti umani. In piazza vi saranno anche Erio Ambrosino, assessore settore Socio-Educativo e Politiche Giovanili del comune di Cuneo e Teresa Angela Migliasso assessore regionale al Welfare, Lavoro, Immigrazione, Emigrazione, Programmazione socio-sanitaria di concerto con l'assessore alla Sanità.
L'iniziativa, promossa dal Tavolo delle Associazioni del Cuneese e dal Comitato per una Legge giusta sull’immigrazione, ha visto alternarsi al microfono Giancarlo Ferrero, già Avvocato distrettuale dello Stato, Franco Giordano della segreteria Fiom Cgil e Chiaffredo Rosso, medico ospedaliero. Gli intervenuti hanno presentato i nodi problematici di una proposta di legge giudicata dagli organizzatori discriminatoria e lesiva dei diritti della persona. Coordinata da Gigi Garelli del Tavolo delle Associazioni del Cuneese, la discussione si è aperta con l’intervento di Rahimi Oum-Rachad, presidente dell’Associazione Al Warda (Fiore), marocchina, da 17 anni in Italia e in attesa della carta di soggiorno. A lei il compito di introdurre i numerosi temi: “La crisi economica non l’abbiamo creata noi, ma i banchieri, noi facciamo molti lavori, come la badante, che gli italiani non vogliono fare. Paghiamo le tasse per servizi che arrivano tardi e il permesso di soggiorno ci arriva sempre già scaduto. Da quando il Governo è in carica ci sta attaccando a partire dalle normative emanate ad agosto. L’Italia non è più quella che ricordiamo: la crisi, la paura e le leggi attuali aumentano il razzismo”. Sulle ronde e l’utilizzo dei Decreti Legge è intervenuto l’ex avvocato distrettuale dello Stato Giancarlo Ferrero: “Siamo di fronte a manifestazioni di violenza organizzata da parte del Governo. La tendenza attuale del Governo è quella di esautorare il Parlamento e quindi di emanare Decreti Legge fatti per creare tensione nel paese perché ricorrere ad un Decreto Legge significa rilevare un pericolo e quindi creare un allarme. Lo Stato deve garantire la sicurezza. Il Governo istituzionalizzando le ronde delegittima le forze dell’ordine e privatizza la sicurezza. Le ronde rischiano di diventare corpi speciali dello Stato”. Ferrero è poi entrato nei dettagli legislativi: “Una volta i codici (penale e civile) non venivano toccati, ora sono dei colabrodo. Il Decreto Legge oggi si è infilato anche nel codice penale introducendo un nuovo delitto con il 612 bis. La nostra legge poi è l’unica che prima di punire il reato punisce chi sei”.
Paura e sicurezza, parole chiave che ricorrono sempre più spesso nel dibattito: “Devo esprimere la delusione personale e dei miei amici perché c’è paura di fare le cose quotidiane – ha affermato Martin Soti dell’associazione Besa -. Perché ci sentiamo come appena arrivati e lo dice uno tra i primi sbarcati a Bari nel 1992. Le speranze degli immigrati vengono spente dalla tv, dai Decreti e dalla mancanza di democrazia. Come si fa a parlare di integrazione quando si parla di nazionalità in riferimento ad un collega di lavoro? Questa è provocazione”. Ad intervenire è stato anche Franco Giordano della Fiom Cigl sulla situazione lavorativa degli immigrati e sul ricorso alla cassa integrazione per far scorrere l’amaro ragionamento sul filo dell’utilità prima degli immigrati, dell’applicazione della legge Bossi-Fini (che prevede il divenire irregolare dopo sei mesi dall’ultima attività lavorativa) per terminare con “Ora c’è crisi e gli immigrati non servono”. In serata, spazio anche per la voce del mondo ospedaliero, Chiaffredo Rosso, medico del Santa Croce di Cuneo: “Sulle conseguenze dell’emendamento che rende possibile la segnalazione all’Autorità giudiziaria non abbiamo ancora dati, ma sono molte le impressioni e i ragionamenti in atto. Di certo questo è contro l’articolo 32 della Costituzione che parla di salute come diritto pieno ed incondizionato della persona, senza alcuna limitazione, contro il Codice Deontologico dei Medici Italiani e contro la Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo. Inoltre c’è da registrare una certa resistenza medica sull’ultimo capoverso dell’articolo 365 dei codice penale”. Il dottor Rosso ha poi illustrato i dati degli accessi al pronto soccorso di Cuneo nel 2008: gli stranieri temporaneamente presenti (ovvero cittadini stranieri presenti sul territorio nazionale non in regola con le norme relative all’ingresso e al soggiorno, ivi compresi i clandestini, hanno accesso ad alcune prestazioni sanitarie grazie all’art. 35 comma 3 del T.U. 286/98. A questi sono assicurate cure ambulatoriali ed ospedaliere, urgenti o comunque essenziali, ancorché continuative, per malattia e infortunio e interventi di medicina preventiva e prestazioni di cura ad essi correlate, a salvaguardia della salute individuale e collettiva) che hanno fatto ricorso al pronto soccorso cuneese sono stati 128 a fronte di 1932 accessi totali. Di questi 128 solo 12 sono stati ricoverati, di cui 7 in pediatria. Situazione diversa, come riportato nell'ultima uscita del settimanale 'Gazzetta d'Alba', all'Asl Cn2 Alba-Bra dove 793 clandestini sono stati curati nel 2008, con una media di oltre due al giorno. Di questi, 509 si sono presentati al pronto soccorso e 284 sono stati ricoverati.

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Cuneo: i medici della Granda non denunceranno i clandestini

Da www.targatocn.it del 20 febbraio

Nei giorni scorsi (vedi link in basso) ci siamo occupati delle proteste sollevate dai medici in seguito all’inserimento nel pacchetto sicurezza votato in Senato della norma che consente ai medici di denunciare alle Forze dell’Ordine i clandestini che si fanno curare presso strutture sanitarie pubbliche. Da molte parti sono state sollevate obiezioni circa quelli che sono i doveri dei medici e le loro specifiche funzioni. Abbiamo anche ascoltato l’opinione del vicepresidente dell’Ordine dei Medici della Provincia di Cuneo dott. Piretro Leli, il quale ci ha ribadito l’assoluta contrarietà dei medici a venire meno a quelli che sono i principi deontologici dell'Ordine. Ieri sera si è riunito il Consiglio Direttivo dell’Ordine dei Medici della Provincia di Cuneo il quale ha espresso ufficialmente la propria posizione in merito alla norma contenuta nel decreto sulla sicurezza. Nel testo si parte dalla premessa che “L'Ordine dei Medici non è chiamato ad interpretare le leggi dello Stato ma ad applicarle. Tuttavia il testo approvato dal Senato della Repubblica nel cosiddetto 'pacchetto sicurezza' introduce nella società italiana un principio inammissibile, laddove prevede per il medico la possibilità di denunciare il clandestino cui abbia prestato cura, come a suo tempo è stato evidenziato dal dott. Amedeo Bianco, presidente nazionale degli Ordini Medici”. Nel testo approvato ieri sera si fa esplicito riferimento al giuramento di Ippocrate “…sul quale è fondata con tradizione bimillenaria la comunità medica occidentale, e che impegna ogni medico a prestare la sua opera nei confronti di chiunque senza distinzioni di alcun genere.

Il principio è talmente radicato che nella Costituzione Italiana all'art. 32 i padri costituenti hanno impegnato la Repubblica a tutelare il diritto alla salute dell'individuo (e dunque non del cittadino) nell'interesse della collettività ed il codice deontologico all'art. 3 recita che…Dovere del medico è la tutela...senza distinzioni di età, di sesso, di etnia, di religione, di nazionalità, di condizione sociale, di ideologia, in tempo di pace e in tempo di guerra... Lo stesso codice penale all'art. 365 intersecandosi con la nuova norma condurrebbe il medico all'assurdo di curare in modo anonimo due clandestini che si siano feriti da arma da fuoco, mentre potrebbe denunciarli nel caso portassero i loro figli ad una vaccinazione antipoliomielitica"
. I medici sono insomma consapevoli che sono reali i problemi determinati dagli accessi impropri al SSNN dei clandestini e del relativo aggravio di spesa e proprio per questo invitano i parlamentari della Provincia "...a voler riconsiderare l'intera questione. Esistono altre vie più confacenti che voler trasformare i medici in gendarmi di basso rango. Si costringerà ogni medico ad una scelta radicale, fedeli al giuramento di Ippocrate: noi non denunceremo nessuno”.

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Si penalizzano invece gli stranieri onesti

Da “La Fedeltà” del 11 febbraio

“La Cgil farà quanto in suo potere per impedire che queste norme diventino legislazione ordinaria di uno Stato che deve rimanere legato ai vincoli di solidarietà, umanità e civiltà giuridica, così come sancito dalla Costituzione”. Questo il proposito della segreteria provinciale della Cgil, che commenta:“La politica per la sicurezza, tanto sbandierata da questo Governo e dal suo capo, trova finalmente il suo obiettivo centrale: sono gli immigrati il vero pericolo per la sicurezza in questo Paese”.
Luisella Lamberti, responsabile degli sportelli immigrati Cgil aggiunge:
“Se è vero che uno dei bisogni primari è quello della sicurezza, credo che la prima sicurezza da garantire sia quella della salute per la persona malata e per chi potrebbe di conseguenza ammalarsi. Se i cittadini stranieri irregolari non si facessero più curare nei nostri ospedali, sarebbe poi difficile monitorare la situazione sanitaria in Italia e capire l’incidenza e la gravità degli infortuni sul lavoro”. E ancora: “Non si può neppure dire che la segnalazione dei malati irregolari permetterà di espellerli o farà da deterrente per l’immigrazione clandestina. Al contrario, si colpirebbero solo le persone che sono venute qui per lavorare e non i «delinquenti», perché le organizzazioni criminali e mafiose hanno ben altri mezzi per garantire le cure mediche ai loro affiliati, non li mandano al pronto soccorso degli ospedali. E infine, davvero qualcuno può pensare che persone che rischiano la loro vita in viaggi allucinanti per raggiungere l’Italia, rinuncerebbero al sogno di entrare in Italia perché nell’ipotesi di ammalarsi verrebbero forse espulsi? Chi pensa questo non conosce o fa finta di non conoscere il fenomeno dell’immigrazione”.
Luisella Lamberti fa inoltre notare che questa norma contribuirà ad aumentare la criminalità, perché foraggerà indirettamente le associazioni criminali. “Il clandestino con problemi di salute si vedrà costretto a rivolgersi alle associazioni criminali che non hanno problemi a gestire un «servizio sanitario parallelo»”.

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Irregolari rinunciano alle cure dei medici
Ieri al Centro Isi i pazienti erano soltanto due

Da “La Stampa” del 10 febbraio di LORENZO BORATTO
CUNEO
Forse hanno paura. Per ora non si fanno vedere. Ieri al centro di informazione salute immigrati (Isi l'acronimo, ma è sottointeso «irregolari») si sono presentati solo in due: in media sono 12 la settimana, ogni lunedì e giovedì pomeriggio, in via Boggio a Cuneo. Nello sportello di riferimento provinciale sono passati quasi 4 mila in 10 anni, due terzi donne, da 100 nazioni del mondo.
«Oggi sono meno del solito - conferma Giuseppe Belvisi, medico del centro -. Forse il passaparola dopo le polemiche su Tv e giornali. Alcuni vengono qui da anni, da tutta la Granda. Denunciare gli irregolari? Non credo lo farà nessuno. Mettano qui un piantone della Questura, come avviene nei Pronto soccorso: bisogna distinguere tra esigenze di ordine pubblico e il ruolo di un sanitario».
Si presenta una donna: finge di non parlare italiano e si rifugia dietro il «Non capisco». Poi un egiziano, 52 anni: «Ero regolare: in Italia dal '96. Poi ho perso il lavoro: senza reddito non rinnovano il permesso, senza permesso non trovo lavoro. Vengo qui per le medicine, ho il diabete». In futuro potrebbero denunciarla. «Lo so - dice - ma nulla del genere accade in Austria, Francia o Germania. Un medico ha doveri umanitari e di pietà».
Nel centro i pazienti vengono indirizzati ai servizi dell'Asl. Ci lavora una mediatrice culturale romena, Daniela Tarlea, che si divede fra Torino e Cuneo: «Nella Granda sono più presenti immigrati dall'Est Europa. Molti non parlano italiano, qualcuno è analfabeta. Tante sono badanti, non messe in regola dai datori di lavoro. Con tutti cerchiamo di dialogare: da quanto tempo sono in Italia, perché non hanno più il permesso, se sono sposati o dove sono figli e parenti. Tante le consulenze per gravidanze o aborti: le indirizziamo ai Consultori».
Il responsabile del Centro, Gabriele Ghigo: «La legge regionale che ha istituito gli Isi è del '96: furono creati per il diritto alla salute degli irregolari. Quello di Cuneo ha più di 10 anni di attività. Lo straniero è registrato in un database interno: viene consegnata una tessera, vale 6 mesi e permette di accedere ai servizi su prescrizione del Centro, pagando il ticket. La maggior parte lo fa».
Sul decreto passato per ora in Senato, che prevede di denunciare gli irregolari, Ghigo aggiunge: «I diritti di mamme e bimbi, ad esempio, sono normati da convenzioni internazionali. Sia chiaro: la proposta di legge non modifica il diritto alla salute di tutti. Certo se l'assistito non si presenta è un danno per lui e la comunità dove vive. Lo scopo è anche di cercare un aggancio con l'immigrato, sperando che nel tempo sistemi la sua posizione. Anche noi siamo in attesa di una chiarificazione dalla Regione: ha confermato gli Isi lo scorso ottobre, per un decennio sono stati solo sperimentali».

 

 

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Il Presidente del Direttivo Nazionale Fiom a un incontro sull’immigrazione

Integrazione non è assimilazione

 

Da “La Fedeltà” del 2 dicembre di b.m.

 

FOSSANO. Un pomeriggio per decidere insieme come affrontare le discriminazioni. 2 quello che ha organizzato la Cgil, sabato nel Centro incontri della Provincia. Hanno parlato dei problemi che riguardano gli immigrati Adam Mbodi, presidente del direttivo nazionale Fiom Cgil e Lamin Sow, responsabile del dipartimento regionale immigrati Cgil, entrambi di origini africane. Insieme a loro ha affrontato le complessità degli aspetti burocratici l'ispettore Manigrasso dell'ufficio immigrazione della questura di Cuneo. A introdurre c'era Luisella Lamberti, fossanese, responsabile provinciale per l'immigrazione della sigla sindacale.

"C'è un notevole restringimento dei diritti degli immigrati nelle leggi varate da questo Governo - ha detto la Lamberti In questo clima già problematico, chi governa dice di voler combattere l'immigrazione clandestina, e raccoglie il consenso della maggioranza degli italiani. Ma molti italiani non conoscono le leggi, non sanno quale è la realtà degli immigrati e non sono aiutati a capire e risolvere i conflitti che si creano tra diversi. Tuttavia ciò che in questi mesi ha fatto o dice di voler fare questo Governo ha poco a che fare con la lotta alla clandestinità, anzi la aumenta. E soprattutto i nuovi provvedimenti (come l'introduzione del reato di clandestinità, l'obbligo del medico di denunciare i clandestini che si fanno curare, l'istituzione di classi ponte per i bambini stranieri, l'annunciato blocco dei flussi) colpiscono tutti gli stranieri, anche quelli che da anni vivono in Italia, lavorano regolarmente nelle nostre aziende, nei cantieri, nelle nostre case e rispettano le leggi italiane. Sono tutti provve­dimenti che anziché cercare l'integrazione stabiliscono esclusione, precarietà, insicurezza per gli stranieri".

"Le leggi italiane sono xenofobe - ha spiegato Adam Bodi -. La legge Bossi-Fini prevede che il permesso sia legato al lavoro. Questo in un periodo di crisi, in cui il lavoro è  un'incognita per tutti. Lo straniero.. magari vive e paga le tasse in Italia

10 anni e poi da  da un giorno all'altro può perdere con il lavoro, la casa e la condizione di regolare entrando nella clandestinità.  Per questi cambiamenti è sufficiente <m che solo una diminuazione nel reddito tale da non poter più dimostrare di poter mantenere se stessi e la propria famiglia. Che tipo di integrazione si crea con un Incognita del genere".

"Il problema è culturale - ha aggiunta Mbodi -. Che cosa si intende per integrazione? Integrazione non significa assimilazione o omologazione ma incontro d; culture. In Francia l'assimilazione totali ha portato all'esplosione di violenza nelle banlieu perché le nuove generazioni, i figli degli immigarti non si sentono nè francesi né persone legate alla propria cultura d'origine. L'Italia deve fare tesoro di questi errori per non ripeterli. Per questo lancio un appello a tutte le persone immigrate in Italia: di partecipare alla vita civile, fare sindacato, occuparsi dei propri diritti. Solo se non deleghere- mo più totalmente a qualcun altro la nostra rappresentanza riusciremo ad ottenere risposte

 

 

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Dossier statistico Caritas-Migrantes

Immigrati: la paura non è motivata

 

Da “L’Unione Monregalese del 12 novembre

 

Gli immigrati in Italia si aggirano tra i 3,5 e i 4 mi­lioni con un'incidenza pa­ri al 6,7%, a seconda che si considerino i soli residen­ti o l'insieme delle presen­ze regolari. È quanto emer­ge dalla XVIII edizione del Dossier statistico immigra­zione Caritas-Migrantes. Al volume di 512 pagine hanno collaborato diversi studiosi. Alcuni dati. La prima col­lettività, raddoppiata in due anni, è quella rome­na (625 mila residenti ma se ne stimano i milione) seguita da quella albane­se (402 mila) e marocchina (366 mila). Più della me­tà degli stranieri è residen­te in Italia da oltre 5 anni. La maggiore presenza, con oltre 2 milioni di perso­ne si registra nel Nord Ita­lia. Nel periodo 2005-2007 sono state presentate cir­ca i milione e 500 mila do­mande di assunzione di la­voratori stranieri da parte delle aziende e delle fami­glie italiane: 741 mila nel 2007. Nello stesso anno si può ipotizzare la presenza di almeno mezzo milione di persone già insediate in Italia e inserite nel merca­to del lavoro nero (e a vol­te sprovviste di permesso di soggiorno), "il che solleva la necessità di una più effica­ce gestione del mercato occu­pazionale".

I curatori del volume evi­denziano che tra gli immi­grati è "enormemente" dif­fuso il mercato del lavoro nero, non solo presso le famiglie ma anche nelle aziende, con "un'ampiezza sconosciuta negli altri Pae­ si industrializzati". La mas­sima concentrazione di la­voratori immigrati, pari ai due terzi del totale, si ri­leva nel Nord. A Brescia è nato all'estero i lavorato­re ogni 5 occupati; a Man­tova, Lodi e Bergamo i su 6; a Milano i su 7; In Lom­bardia i nuovi assunti qua­si per la metà (45,6%) sono nati all'estero. Gli immi­grati titolari di un'impre­sa sono 165.114: nell'85% dei casi sono aziende co­stituite dal 2000 in poi e sono concentrate soprat­tutto nell'edilizia (39,1%) e nel commercio (35,0). Gli immigrati residenti in Ita­lia sono una popolazione giovane: 1'8o% ha meno di 45 anni. Nel 2007 sono nati nel nostro Paese 64 mila bambini da entrambi i genitori stranieri. In totale i minori sono 767.060 dei quali 457.345 nati in Italia e "stranieri solo giuridicamente". Il tasso di fecondità delle donne straniere è in grado di assicurare il ricambio della popolazione (2,51 figli per donna), a differenza di quanto avviene tra le italiane (1,26 figli in media). Nel 2006 il io% dei matrimoni celebrati in Italia ha riguardato coppie miste. Secondo i dati, il1o% degli immigra ti sono proprietari di case: nel 2007 hanno acquistato 120 mila immobili. Essi parlano più di  150 lingue fonte di cultura e an­che di scambi commerciali mentre sono 146 le testate in lingua, tra giornali e te­state radiotelevisive, con circa 800 operatori.

Quale futuro? "Credo che ci si debba impegnare per­ché la gente valuti con og­gettività la situazione, non nascondendo i pericoli ma neppure ingigantendoli. So­prattutto aiutando a compor­re correttamente accoglienza e legalità, che insieme ge­nerano sicurezza", ha det­to mons. Giuseppe Merisi, presidente di Caritas Ita­liana, commentando i da­ti del Dossier. Per mons. Merisi, occorre "guardare avanti con perspicacia, lungo le strade del futuro con reali­smo e speranza", "senza falsi ottimismi e senza allarmismi inutili".

LEGALITÀ ED ACCOGLIENZA

"L'emergenza preme - ha aggiunto - e l'emergenza va affrontata con coraggio e sen­za paura dell'impopolarità". Mons. Piergiorgio Savio- la, direttore generale della Fondazione Migrantes, do­po aver ricordato l'emigra­zione degli italiani all'este‑

i  ha invitato a "non essere un Paese immemore e a fare frutto delle indicazioni che ci

i vengono da un secolo e mez­zo di esperienza come immi­grati noi stessi. La questione

i  non è di trascurare la legalità - richiesta mai da noi avanza­ta - ma di non abdicare all'ac­coglienza e al rispetto dello straniero". Per Caritas e Mi‑

e  grantes, il futuro dell'Italia "non è realisticamente imma­ginabile senza gli immigrati". Il banco di prova. Nel giu­dicare gli addebiti giudizia­ri nei confronti degli im­migrati, secondo Caritas e Migrantes - che hanno an­che curato due recenti pub­blicazioni sulla Romania e sull'Albania - il dovero‑

so contrasto della devianza "non deve portare a equipara­re immigrazione e criminali­tà". Le statistiche criminali, utilizzate in maniera "im­propria - ha detto il coordi­natore del Dossier, Franco Pittau - rischiano di trasfor­mare un grande fatto sociale come l'immigrazione in un fe­nomeno delinquenziale". At­tualmente i termini di leg­ge costituiscono un "diritto di carta" e, "non essendo ri­spettati, sono di grave pre­giudizio nell'educazione alla legalità e nel perseguimen­to di una strategia concreta di accoglienza". Espressioni del tipo "tolleranza zero" - si legge nella presentazio­ne del volume - sono "più che abusate nel nostro Paese in cui l'inerzia dell'azione po­litica ha creato pericolose de­rive sociali": sarebbe "prefe­ribile" parlare di "legalità, di impegno rigoroso per fare os­servare le leggi e di senso di giustizia solidarietà nella loro formulazione". Il "pacchetto- sicurezza non esaurisce le po­litiche migratorie e neppure ne è la parte rilevante. Vi so­no aspetti importanti relativi al lavoro e all'integrazione sui quali da tempo segniamo il passo, ripetendo impostazio­ni inconcludenti". È nell'am­bito delle politiche d'inte­grazione "il banco di prova" per un Paese chiamato ad affrontare il tema delle mi­grazioni

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Inchiesta

Il pianeta cuneese dei 45 mila immigrati


da “La Stampa” del 1 ottobre di Barbara Morra
CUNEO

Sono 45 mila. Un terzo di loro ha i requisiti per diventare cittadino italiano. Per la maggior parte hanno deciso di vivere stabilmente in Italia. Sono ottimisti sul futuro dei figli.
E’ la «fotografia» dell’immigrazione in Granda, fatta dall’Ires Piemonte su commissione di Regione e Provincia. I dati sono stati ricavati da 1.127 interviste fatte soprattutto dagli stessi immigrati. Risultato: un rapporto realizzato per la prima volta, che verrà presentato martedì 7 ottobre, nella sala Falco della Provincia (alle 14,30).
La ricerca, condotta con la consulenza dell’Ismu (Iniziative e studi sulla multietnicità) di Milano, ha spaziato in diversi ambiti della vita di extracomunitari e neocomunitari: lavoro, famiglia, abitazione, conoscenza e uso dell’italiano, aspettative per il futuro.
«Per la distribuzione dei questionari abbiamo spaziato nei luoghi più frequentati dagli stranieri, sia a livello formale sia informale - spiegano i funzionari della Provincia che hanno seguito il progetto -. Con una preventiva mappatura del territorio li abbiamo cercati agli sportelli che si occupano di immigrazione, ma anche nelle scuole, nei centri commerciali, nei bar. Per la maggior parte dei casi abbiamo riscontrato molta disponibilità a rispondere». Secondo il rapporto, su 45 mila immigrati residenti in Granda gli irregolari sono, in media, 4.190 (il 9,3%), ma molti di questi hanno già avviato le pratiche per avere il permesso di soggiorno. I più sono arrivati in Italia in un arco temporale piuttosto lungo, con picchi massimi tra il 1996 e il 1998, nel 2000 e nel 2007. Il 10% ha una laurea, il 34% un diploma.
Il tipo di lavoro più diffuso è quello nell’industria, seguono l’agricoltura e l’artigianato. «Esiste una specializzazione per nazionalità - si legge nella sintesi che precede il rapporto coordinato da Enrico Allasino, responsabile dell’Osservatorio regionale sull’immigrazione Ires Piemonte -. Si notano concentrazioni di marocchini nel lavoro operaio industriale e di albanesi in edilizia, ma anche nelle pulizie e nel lavoro impiegatizio. I cinesi sono più presenti nelle attività commerciali e i macedoni in agricoltura. Le romene predominano nell’assistenza in casa e nel lavoro domestico, mentre quasi la metà delle donne cinesi svolge attività commerciali. Meno scontato è il fatto che una donna marocchina su cinque sia operaia dell’industria». Nota particolare: la «specializzazione» in determinati lavori (ad esempio per i cinesi nelle cave estrattive di Barge e Bagnolo) non dipende da una specializzazione già presente nel Paese d’origine, ma dal periodo di arrivo e da ciò che in quella fase offriva il luogo di residenza.
Mediamente un immigrato guadagna 977 euro al mese. Il suo stipendio è più alto se è un uomo. La famiglia sembra avere un ruolo importante, visto che metà vive con il coniuge o il convivente e il 40% con i figli.
L’aspetto della vita in Granda che gli intervistati considerano più problematico è la casa. «Un quinto degli immigrati - continua la sintesi - ritiene poco o per nulla soddisfacente il proprio alloggio attuale. Il malcontento è più diffuso tra coloro che devono condividere l’alloggio con altri e tra chi affitta senza contratto. I più soddisfatti sono gli immigrati che hanno una casa in proprietà , ma anche chi vive in una struttura di accoglienza e chi risiede sul luogo di lavoro. I problemi principali sulla casa sono il costo elevato, la cattiva qualità e il sovraffollamento».
Alla domanda su quale sia il servizio essenziale, la maggior parte ha indicato gli sportelli per aiutare a preparare le pratiche per il rinnovo dei permessi di soggiorno (solo un terzo ha una carta di soggiorno).
E, infine, le speranze. La maggioranza, pensando al futuro, dice di voler restare nel Cuneese. Vede i propri figli sempre più integrati (oltre la metà usa sia l’italiano, sia la lingua dei genitori, mentre il 28% usa di preferenza l’italiano) e ritiene che «la maggioranza avrà le stesse opportunità di vita degli italiani».
«Nel complesso - conclude la sintesi del rapporto - risulta che gli immigrati in provincia sono numerosi e stabilizzati, ben inseriti e intenzionati a restare. Ma le possibili difficoltà sul lavoro, i bassi redditi e l’incertezza giuridica possono rendere fragile questa situazione».

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Reportage
Troppa confusione sul lavoro agli stranieri

da “La Stampa” del 17 settembre

E’possibile assumere un lavoratore straniero che non ha ancora ricevuto il primo permesso di soggiorno, se questo è in possesso di alcuni documenti che dimostrano la presentazione della domanda». Lo dice la direttiva 749 del 23 febbraio 2007 del ministro dell’Interno, tuttora in vigore. Ma sono ancora molte le aziende e i datori di lavoro che non si fidano e preferiscono attendere che l’immigrato, al primo ingresso in Italia, abbia in mano il documento originale di permesso di soggiorno. Accade anche che alcuni si oppongano al rinnovo del contratto quando in permesso di soggiorno, che scade in genere dopo un anno, è in rinnovo.
«In materia c’è una grande confusione - commenta Luisella Lamberti responsabile del settore Immigrati della Cgil -. I problemi più grandi che deve affrontare un immigrato è al primo rilascio del permesso. L’assunzione è consentita, ma, a volte, persino le agenzie di collocamento sconsigliano di fare domanda. Il guaio è che per avere in mano il permesso originale può trascorrere un anno. Nel frattempo l’immigrato che è entrato regolarmente nel nostro paese come si mantiene?».
La direttiva in vigore del ministero dell’Interno (emanata dall’allora ministro Giuliano Amato) dice: «Il lavoratore straniero, nelle more della consegna del primo permesso di soggiorno per lavoro subordinato, può essere ammesso a svolgere attività lavorativa per la quale è stato autorizzato il suo ingresso nel territorio nazionale qualora: abbia presentato domanda di permesso di soggiorno allo Sportello unico per l’immigrazione entro otto giorni dall’ingresso del territorio nazionale, abbia sottoscritto il contratto di soggiorno, sia in possesso di copia del modello di richiesta di permesso di soggiorno rilasciato dallo Sportello unico dell’immigrazione e sia in possesso della ricevuta attestante l’avvenuta presentazione della richiesta di permesso di soggiorno rilasciata dall’ufficio postale».
A rimandare a questa direttiva sono gli stessi funzionari dell’ufficio Immigrazione in Questura. «Per questo - aggiunge la Lamberti - nell’ultimo incontro con il questore ci siamo trovati tutti d’accordo che c’è molto bisogno di informazione e sono necessarie riunioni con i rappresentanti delle categorie economiche, per spiegare cosa è lecito e cosa non lo è».
«Il vero problema sono i ritardi nel rilascio del documento dovuti alla normativa - conferma Angelo Vero della Cisl -; talvolta il permesso di soggiorno viene consegnato a pochi giorni dalla sua scadenza. Per assumere è sufficiente la ricevuta. Su questo punto, dopo l’incontro con il questore, si è deciso che tutti, secondo le proprie forze, si sarebbero fatti parte attiva nel diffondere quest’informazione. Come sindacato ricontatteremo l’Unione industriale per chiedere di fare una massiccia campagna d’informazione con gli associati. In ogni caso i nostri sportelli sono sempre aperti per qualsiasi tipo di consulenza o rassicurazione in materia. La normativa va modificata ma, nell’attesa, non si può dire a una persona che è in regola solo se lavora e metterla nelle condizioni di non poter ottenere un’assunzione».
Il questore, Leonardo La Vigna: «La normativa del ministero dell’Interno è tuttora in vigore e le aziende sono in regola assumendo in presenza della sola ricevuta di richiesta del primo permesso di soggiorno».

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CUNEO. QUESTURA E PATRONATI

Sindacati commentano «Bisogna modificare la legge nazionale Chiameremo Davico»
Accordo sulla riduzione dei ritardi nei permessi

Da “La Stampa” del 24 luglio di BARBARA MORRA
CUNEO
Una collaborazione, nei limiti della legge, tra Questura e patronati come ai tempi del protocollo d’intesa che fece della Granda l’esempio nazionale di buon funzionamento nella regolarizzazione degli stranieri. E’ l’esito dell’incontro di ieri tra una delegazione di sindacati, gruppi e associazioni sul problema dei ritardi - i tempi di attesa vanno oltre l’anno - nel rilascio dei permessi di soggiorno.
Dopo un presidio in piazza Torino, il questore Leonardo La Vigna ha incontrato la delegazione composta dai segretari provinciali di Cgil e Cisl, Marco Ricciardi e Matteo Carena, Luisella Lamberti, responsabile del settore Immigrazione Cgil, Angelo Vero della segreteria Cisl, Oum Rachad Rahimi presidente dell’associazione di Donnestraniere Al Warda e Timothee Koukoui, alla guida dell’associazione Benin.
«L’esito dell’incontro è stato positivo - commenta Luisella Lamberti della Cgil -: il questore ha dato la disponibilità a recuperare l’esperienza di collaborazione fatta ai tempi del protocollo. Ovviamente ora la legge è cambiata e molte procedure previste allora non sono più attuabili ma una collaborazione, nei limiti della legge attuale, è possibile. Questa si concretizzerebbe nello scambio di dati sul numero di stranieri che accedono ai patronati, incontri sulla valutazione dei problemi, una verifica se le richieste inoltrate tramite patronati sono più efficaci, un’azione di informazione agli immigrati di rivolgersi ai patronati. Un punto è particolarmente importante: la Questura si è impegnata a convocare una riunione con i rappresentanti di categoria dei datori di lavoro per spiegare che le assunzioni o i rinnovi dei contratti di lavoro sono possibili, cioè in piena regola, se vengono fatti anche solo in presenza della ricevuta di richiesta del permesso».
«Siamo soddisfatti - aggiunge Matteo Carena della Cisl -. Sull’ampliamento del personale il questore ha constatato che in effetti a Torino cento funzionari si occupano di 100 mila stranieri, mentre in provincia di Cuneo nell’Ufficio stranieri lavorano 15 persone che devono sbrigare pratiche per circa 40 mila stranieri. Una sproporzione che dovrebbe essere sanata».
«C’è disponibilità per una collaborazione reciproca - spiega dalla questura il Capo Gabinetto, Walter De Meo -. L’impegno è di adottare correttivi che riducano le lungaggini. Sul personale il questore sta preparando un piano di potenziamento dell’Ufficio immigrazione che si baserà su aggregazioni interne. Un modo per reagire alla sproporzione tra il personale disponibile e gli stranieri presenti sul nostro territorio».

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Protesta contro Maroni « No alla schedatura etnica »

 

da « La Fedeltà » del 23 luglio di Barbara Morra

 

"Malgrado la boccia­tura del Parlamento europeo che ha definito la decisione del governo italiano di rilevare le impronte ai rom, bambini com­presi «... un atto di discrimina­zione diretta fondata Sulla raz­za e l'origine etnica» il ministro Maroni persiste nella sua inac­cettabile decisione". E l'incipit del volantino diffuso da 25 grup­pi tra cui associazioni, partiti politici e sindacati lundi sera a Bra in occasione dell'annun­ciata presenza del ministro del­l'Interno Maroni. L'esponente del governo non ha partecipa­to all'apertura della nuova se-de della Polstrada, ma la ma­nifestazione contraria a quel-la che è stata definita "sche­datura etnica" si è svolta ugual­mente.

Le cartoline di protesta

I gruppi che promuovono l'i­niziativa (Acli,Arci, Cgil, Cisl, Pd, Giovani Democratici, Pdci, Sinistra democratica, Rifon­dazione comunista, Asbarl, Mo­saico, Aurora, Incontrarci, Grup­po impegno territoriale di Ban­ca etica, Burkina Faso, Mali, Repubblica democratica del Congo, Emmaus Cuneo, Be­nin, Assalam, Granello di se­nape, Ditutticolori, Comunità di Mambre e Tavolo delle as­sociazioni cuneese) ritengono che "in Italia sia in atto una schedatura etnica che ricorda quelle avvenute nei regimi to­talitari" e chiedono "impegni Seri  e non propagandistici Sul-la legalità e il contrasto ai com­portamenti illegali".

Per raccogliere adesioni dei cittadini i gruppi promotori diffonderanno cartoline da com­pilare che verranno inviate in segno di protesta al ministero dell'Interno. La distribuzione e compilazione sarà proposta a Cuneo domani, giovedi 24 luglio in via Roma, venerdi 25 luglio in corso Nizza, sa­bato 26 luglio in corso Dante e a Fossano, mercoledi 30 lu­glio, in via Roma.

1 ritardi nei pennessi di soggiomo

Gli stessi gruppi che han-no manifestato contro la sche­datura etnica oggi pomeriggio, mercoledi 23 luglio, faranno parte di una manifestazione­presidio davanti alla questu­ra di Cuneo sui ritardi nel ri­lascio dei permessi di soggiorno. Titolo dell'iniziativa: "E sempre peggio".

"Nonostante i funzionari e gli ispettori dell'ufficio immigra­zione della questura facciano il possibile la loro disponibilità non basta e il loro carico di la­voro sta diventando insosteni­bile - commenta Luisella Lam­berti responsabile dello spor­tello immigrati alla Cgil -. Trop-pi stranieri regolari sono co­stretti dalla burocrazia a vive­re senza un permesso di sog­giornovalido. Item-pi di attesa sono ar­rivati a quasi un anno cui bisogna ag­giungere i quattro me-si necessari per ottenere material‑

mente il permesso. Questo impedisce a mol­ti di avere un lavorc uscire dal­l'Italia per tornare tempora­neamente nel proprio paese e ci auguriamo di poter discutere e valutare possibili miglioramenti con il questore".

Sola contre bambini

Dietro aile lungaggini nel ri­lascio dei permessi spesso ci so­no storie drammatiche.

Corne quella di Faduma (no-me di fanta­sia), origi­naria del Burkina Fa­so arrivata in Italia lo scorso

maggio in-I sieme ai tre figli grazie al ricongiun‑

gimento con il marito. A 20 gior­ni dàll'ingresso il marito di Fa­duma è morto. L'impresa di pu­lizie presso cui lavorava ha da­to disponibilità ad assumere la donna ma cià non è possibile perchè Faduma non otterrà il permesso sino a fine anno. "Nel frattempo - chiede la Lamber­ti - corne potrà mantenere la fa­miglia?".

Ad aggravare la situazio­ne c'è il blocco da parte del Mi­nistero dei/permessi di sog­giorno provvisori che veniva­no rilasciati in via d'urgenza dai funzionari della questura in situazioni particolarmente gravi. "L'intervento degli ispet­tori tempo fa ha permesso a due operai di ottenere il rin­novo del contratto di lavoro - conclude Luisella Lamberti - che non avrebbero potuto ot­tenere perchè al ritiro il per­messo di soggiorno era già sca­duto da due mesi. Ora questo spiraglio è stato chiuso per una direttiva del Ministero. Lo stes­so vale per 'i neonati in Italia che almeno per un anno non esistono ufficial mente nel no­stro Paese".

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CUNEO. OGGI POMERIGGIO
Permessi soggiorno in ritardo Presidio davanti alla questura

Da “La Stampa” del 23 luglio di BARBARA MORRA
CUNEO
Da 20 giorni in Italia regolarmente, sola con tre figli e disoccupata, perché senza il permesso di soggiorno. E’ la storia di una giovane donna del Burkina Faso, arrivata poco tempo fa nel nostro Paese grazie a un ricongiungimento con il marito, morto poi improvvisamente. Lei ha fatto richiesta dei documenti che per i tempi di attesa non arriveranno che a fine anno. Sino ad allora non potrà lavorare.
«Questa è una delle tante situazioni insostenibili per cui abbiamo organizzato una manifestazione-presidio davanti alla questura», spiega Luisella Lamberti, dello sportello Immigrati di Cgil Cuneo. All’iniziativa, in programma oggi, dalle 15,30 alle 17,30, aderiscono 24 gruppi tra cui sindacati, partiti politici e associazioni. «Nonostante i funzionari della questura si facciano in quattro - continua la Lamberti -, il tempo di attesa è ormai di circa un anno, al quale bisogna aggiungere altri 4 mesi per ricevere materialmente il permesso. In più il ministero ha bloccato la possibilità di rilasciare permessi straordinari per i casi urgenti».
«Capita - le fa eco Matteo Carena, segretario della Cisl, che aderisce al presidio - che il permesso venga consegnato già scaduto, mettendo lo straniero nelle condizioni di perdere il lavoro dal momento che il contratto non è rinnovabile se non c’è un permesso valido. Speriamo di riuscire ad avere un colloquio con il questore per capire quali sono le intenzioni e le risorse che il Governo intende mettere in campo. Il tutto considerando anche che, nonostate il loro encomiabile impegno, i funzionari della questura sono sottoposti a un tour de force dal momento che su di loro si scaricano molte tensioni. Si tratta, a questo punto, di rispetto della dignità umana».
Le stesse organizzazioni hanno fissato presidi anche per protestare contro il rilievo delle impronte digitali ai rom che il Governo ha in programma. La distribuzione e compilazione di cartoline che saranno poi inviate al ministero dell’Interno sarà proposta a Cuneo domani in via Roma, venerdì in corso Nizza e sabato in corso Dante.

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In piazza Roma dalle 16,30

Un presidio contro la «schedatura etnica»

Da “La Stampa” del 19 luglio

Un presidio contro la «schedatura etnica». Lo organizzano a Bra, in concomitanza con la visita del ministro Maroni Cgil e Cisl, Acli, Arci, Giovani democratici, il Pd e il Pdci, Rifondazione comunista e alcuni extracomunitari che fanno capo ad associazioni di volontariato. I manifestanti, che saranno in piazza Roma (verso via Cavour) dalle 16,30 alle 20 di lunedì, proporranno la compilazione di una cartolina che verrà poi inviata allo stesso ministro. Dicono gli organizzatori: «La decisione rilevare le impronte digitali ai bambini rom, bocciata dal Parlamento europeo, fa rabbrividire. Malgrado il goffo tentativo di motivarla con la volontà di tutelare i minori, individuando questa soluzione per toglierli dalla strada e dall’accattonaggio, la miglior tutela sarebbe un luogo dove vivere sicuri, il poter frequentare la scuola e non certo l’essere marchiati come diversi. Basta ad atteggiamenti, parole e azioni che dividono anziché includere e unire, spingono a considerare, per la sola appartenenza etnica, delinquenti anche coloro che sono disperati».

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FOSSANO. TRA CONSORZIO E PATRONATI
Accordo per garantire più servizi agli stranieri

Da “La Stampa” del 12 luglio

Potenziare il servizio, ottimizzare le risorse e lavorare in rete tra le diverse realtà che si occupano di stranieri.
Sono le parole chiave e gli obiettivi del protocollo d’intesa firmato l’altra mattina nella sede fossanese del Monviso solidale tra il Consorzio socio assistenziale del presidente Silvio Crudo e il coordinamento dei patronati della Granda (Acli, Enapa, Enasco, Epaca, Epasa, Inac, Inapa, Inas, Inca e Ital), rappresentato dal Massimo Fogliato. Con l’accordo diventerà più agevole per gli stranieri ottenere informazioni e assistenza nelle varie pratiche, ma anche avvicinarsi ai servizi assistenziali e sociali che vengono erogati dal Consorzio. Il tutto in una territorio come quello servito dal «Monviso» nel quale la popolazione di extracomunitari è attualmente il 7% del totale ed è raddoppiata dal 2004. Nell’ultimo anno gli accessi ai cinque sportelli immigrati del Consorzio sono stati oltre 6 mila. \

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ASSISTENZA. POLEMICHE IN CONSIGLIO
“Troppi stranieri esenti da ticket”

Da “La Stampa” del 20 giugno di ALBERTO PRIERI
 
«Delle 328 esenzioni ticket assegnate dal Comune, 213 sono andate a immigrati extracomunitari, bisogna rivedere i parametri di attribuzione altrimenti i cittadini fossanesi vengono penalizzati»: è la proposta che Bernardino Tortone (Lega Nord) ha portato in Consiglio comunale con i colleghi d’opposizione di FI e An. «Bisogna rapportare il numero di esenzioni alla consistenza numerica degli stranieri – ha proseguito Tortone –. Suggeriamo di fissare un tetto di spesa: si destini agli interventi per gli stranieri un massimo del 15% sulle risorse disponibili a bilancio, tenuto conto del fatto che gli immigrati sono il 7% della popolazione di Fossano». «Fissare limiti del genere è illegittimo – ha ribattutto Maurizio Bergia, assessore ai Servizi sociali –. Nel 2007 il Comune ha speso 563 mila euro in 277 interventi di assistenza alle famiglie, solo il 22% dei quali a favore di extracomunitari. Le esenzioni sono definite senza alcuna discrezionalità in base al meccanismo ‘’Isee’’, rigidamente regolamentato dalla legge, cui può accedere solo chi risieda in città da un anno e abbia un reddito particolarmente basso». Il consigliere Giacomo Pellegrino (Fi) ha contestato anche la mancata osservanza del regolamento sulle case popolari, favorendo extracomunitari nel 45% dei casi.
«Non si metta in dubbio la nostra serietà e fermezza – è intervenuto il sindaco Francesco Balocco -: Fossano vieta la sosta delle carovane rom per evitare problemi, ma l’integrazione degli stranieri è l’unico modo per garantire la convivenza civile di tutti. Quanto ai numeri, le case popolari andate a extracomunitari sono solo il 19%, seguendo la direttiva in base a cui presto si preparerà il regolamento». «Lo aspettiamo da 8 anni e mezzo» ha polemizzato Pellegrino.
Nel dibattito è intervenuto Angelo Mana (Fi): «Senza regole certe, Fossano rischia di diventare attraente per gli stranieri. Porre un tetto di spesa è assolutamente legale, anche perché avere dato il 65% delle esenzioni ticket a immigrati è anomalo». Secondo l’assessore Bergia, basterebbe modificare la soglia di reddito in base alla quale concedere l’esenzione. Tortone però ha ribadito la necessità di «dare un segnale forte per accogliere chi lavora e sostenere le difficoltà economiche delle famiglie fossanesi, riservando loro la maggior parte delle risorse». La sua proposta però, nonostante il sostegno della minoranza, è stata bocciata dal voto contrario della maggioranza.

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FOSSANO. SMENTITA DEL GOVERNO
Caserma trasformata in centro immigrati? “No, un falso allarme”

Da “La Stampa” del 12 giugno

Allarme rientrato a Fossano rispetto alla possibilità di trasformare la caserma «Dalla Chiesa» in un Centro di permanenza temporanea per immigrati (Cpt). In realtà si è trattato di un falso allarme, perché questa eventualità non sarebbe neppure stata presa in considerazione dal Governo. Lo afferma il sindaco Francesco Balocco dopo aver ricevuto rassicurazioni da Michelino Davico (Lega), sottosegretario del ministero dell’Interno.
A «lanciare il sasso» era stato Bernardino Tortone, consigliere fossanese di minoranza presente venerdì scorso in municipio per l’incontro con i parlamentari cuneesi e gli amministratori locali sul «caso» Molino Cordero, organizzato dall’ex ministro del Lavoro Cesare Damiano.
Il consigliere della Lega aveva detto di aver appreso la notizia del Cpt a Fossano da fonti ufficiose, fra cui alcuni lavoratori in forza nella caserma. Proprio in occasione dell’incontro di venerdì scorso il primo cittadino, preoccupato per l’annuncio, aveva chiesto ai deputati presenti di attivarsi immediatamente per sapere se quella fosse effettivamente la volontà del nuovo Governo.
«Ho incontrato l’onorevole Davico nel weekend, in occasione della Festa provinciale della Protezione civile - dice il sindaco - e gli ho subito chiesto notizie sull’allarme lanciato da Tortone. Il sottosegretario ha escluso nel modo più assoluto ogni ipotesi di insediamento a Fossano, confermando invece l’intenzione di potenziare il Cpt di Torino». E coclude: «Soddisfatto per questa smentita, mi chiedo perché il consigliere Tortone abbia dato credito a una voce palesemente infondata, prima di sincerarsene, come abbiamo fatto noi, con il sottosegretario o qualche altro esponente del suo partito. Avrebbe evitato di rendere un pessimo servizio al Governo e alla città di Fossano».
«Non credo di essermi comportato in modo irrespondabile come sostiene il sindaco - ribatte Tortone -. Non avevo intenzione di lanciare un allarme “a vuoto”, ma ritengo sia meglio prevenire che curare. Fossano in questi anni ha già perso troppi servizi e questo probabilmente per l’irresponsabilità di chi amministra la città» \

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FOSSANO. “FONTI UFFICIOSE”
Allarme della Lega “Cpt per immigrati nella Dalla Chiesa”

Da “LA Stampa” del 8 giugno di BARBARA MORRA
 
Un Centro di permanenza temporanea per immigrati nella caserma dei carabinieri «Dalla Chiesa». È l'allarme lanciato dal consigliere comunale della Lega Nord Bernardino Tortone alla riunione di venerdì con i parlamentari locali per la tragedia alla Molino Cordero. «Non ho documenti o notizie da fonti ufficiali in proposito - ha commentato il consigliere del Carroccio -, si tratta di una voce diffusa da tempo tra i dipendenti della società di catering che lavoravano nella caserma e tra i residenti di via Centallo. Siccome, però, Fossano ha già subito molte spogliazioni negli ultimi anni ho invitato i politici locali ad occuparsi della questione. In questi casi è meglio prevenire».
Nella stessa riunione sul punto si è espresso il sindaco Francesco Balocco. Fortemente preoccupato per l'annuncio, il primo cittadino ha chiesto ai parlamentari locali di attivarsi subito - attraverso un'interpellanza parlamentare bipartisan da rivolgere al ministro dell'Interno Roberto Maroni-, per sapere se questa sia effettivamente la volontà del nuovo Governo.
La Scuola allievi carabinieri di Fossano è a rischio chiusura e la paura, non confermata per ora dai fatti, è che potrebbe diventare una di quelle strutture militari dismesse che il Governo ha intenzione di usare per i «Cpt» degli immigrati. Se ciò accadesse sarebbe l'ultimo atto di alterne vicende in cui inizialmente sembrava che la caserma avrebbe ospitato il battaglione di carabinieri di stanza nel castello di Moncalieri. Ciò che preoccupa è che dal novembre 2007 non sono più stati attivati corsi di formazione e la struttura di via Centallo è quasi vuota, tranne per il personale istruttore e gli addetti alla manutenzione. In passato, ai tempi, d'oro, la «Dalla Chiesa» è arrivata ad ospitare fino a 1.600 allievi carabinieri, ma ora senza più il servizio di leva e senza arruolamenti in vista il futuro non si prospetta roseo. Le valutazioni spettano al ministero e al comando generale dell'Arma. La situazione fossanese è simile a quella delle altre scuole in Italia. Sono sette in tutto, ma attualmente soltanto Roma e Reggio Calabria sono in attività, mentre le altre sono vuote.

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PREFETTURA. SPORTELLO IMMIGRAZIONE
Permessi agli stagionali “Non ci sono ritardi”

Da “La Stampa” del 7 giugno

«La maggior parte dei nulla osta per il lavoro stagionale è già stato consegnato, il resto sarà prevedibilmente rilasciato entro il mese di giugno». E'la replica degli addetti allo sportello unico per l'immigrazione presso la Prefettura sulle polemiche per «le presunte lentezze burocratiche» sul reclutamento di manodopera straniera. «Ad oggi - puntualizzano dagli uffici - su 1.598 istanze finora presentate dalle associazioni di categoria del mondo agricolo, lo sportello ha già rilasciato 1.202 nulla osta, pari al 72,5% del totale». L'allarme era stato lanciato, fra gli altri, da Asprofrut per la raccolta della frutta nel Saluzzese. Il presidente Domenico Sacchetto aveva dichiarato: «Siamo in ritardo rispetto agli scorsi anni anche perché le pratiche poi devono ritornare al paese d'origine dei lavoratori per l'ottenimento del visto. C'è rischio di non avere i braccianti in tempo per la raccolta e ne occorrerebbero già oggi per la potatura». Sulla questione nei giorni scorsi il sottosegretario al ministero del Lavoro ha risposto ad un'interrogazione parlamentare di Teresio Delfino aprendo uno spiraglio sull'aumento delle conversione di permessi stagionali in permessi di lavoro a tempo determinato e indeterminato

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INTERROGAZIONE. SOTTOSEGRETARIO RISPONDE A DELFINO

“Pronti ad accogliere lavoratori stranieri”

Da “La Stampa” del 6 giugno di BARBARA MORRA
 
«C'è disponibilità ad aumentare le quote riservate alle conversioni del permesso di soggiorno da lavoro stagionale a lavoro a tempo determinato o indeterminato». E' il risultato più evidente prodotto da un'interrogazione dell'onorevole Teresio Delfino al ministro del Lavoro sui problemi di reclutamento di lavoratori stagionali extracomunitari. Quest'anno come i precedenti i datori di lavoro, attraverso le organizzazioni di categoria, hanno lanciato l'allarme per i ritardi nell'attuazione dei flussi di manodopera straniera. E proprio su questo si è concentrata l'interrogazione del parlamentare cuneese. La risposta è arrivata dal sottosegretario Pasquale Viespoli che, nella conclusione della relazione ha segnalato che il ministero dell'Interno, ha aperto alla conversione dei permessi di lavoro.
Delfino nell'interrogazione, oltre a sollecitare un'accelerazione delle procedura, ha chiesto «di ampliare il numero dei lavoratori che, dopo due anni di fruizione dei flussi con comportamenti lavorativi e sociali incensurati possano essere ammessi a lavoro a tempo determinato o indeterminato». Meccanismo che snellirebbe molto le richieste.
Il sottosegretario al Lavoro ha fatto presente che «il 30 ottobre 2007 sono state inserite 1.500 quote riservate alle conversioni dei permessi di soggiorno per motivi di lavoro subordinato stagionali in permessi per lavoro non stagionale» e che «in base ai dati del ministero dell'Interno le istante di conversione sono state 1.192».
Sulla sollecitazione a semplificare le procedure fatta dal parlamentare Udc Viespoli mette in tavola i protocolli d'intesa con le organizzazioni del settore e l'informatizzazione delle procedure. Soluzioni che non sono servite.
Sulle quote per lavoro stagionale nel 2008 il sottosegretario parla di autorizzazione all'ingresso di 80.000 unità. «Le domande - prosegue - di nulla osta stagionale pervenute al sistema dal 1°febbraio 2008 ad oggi sono 49.000 e per tutte è stato dato l'avvio all'iter procedurale per la verifica dei presupposti».
«Risultano già rilasciati circa 12.000 nulla osta - conclude - mentre sono 1.034 gli stranieri che si sono presentati agli Sportelli unici per la firma del contratto di soggiorno e la richiesta di permesso».

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DIBATTITO. STASERA IN PROVINCIA

Seconda generazione di stranieri nel Cuneese “Sempre più radicata”

Da “LA Stampa” del 4 giugno di ]ALDO RIBERO
 
Stasera alle 21, nella sala Falco del Centro Incontri della Provincia, si terrà la conferenza «Seconde generazioni: un’introduzione al futuro dell’immigrazione in Italia». Discuterà il tema il demografo Stefano Molina, responsabile dell’area «Popolazione e Società» della Fondazione Agnelli. L’iniziativa è promossa da «Riveder le stelle», associazione per la divulgazione della conoscenza scientifica.
«L’immigrazione è oggi più che mai argomento di discussione, ma in realtà poco conosciuto - spiegano i responsabili di “Riveder le stelle” -. Occorre avviare un percorso di conoscenza analitico per superare una percezione del fenomeno emotiva. La nostra associazione vuole dare un contributo concreto al superamento degli stereotipi e dei luoghi comuni e sviluppare un discorso realistico e scientifico sui processi conseguenti all’immigrazione che vanno a modificare l’assetto demografico anche del nostro territorio».
La provincia di Cuneo, con oltre 40 mila stranieri su una popolazione di poco superiore al mezzo milione di abitanti, è un importante osservatorio della realtà migratoria nazionale. In questi ultimi anni ha visto crescere il fenomeno della stabilizzazione degli stranieri che porta con sè l’arrivo di famiglie e quindi di molti minori. Prima etnia presente è quella albanese con circa 10 mila immigrati, seguono i marocchini (9 mila). In terza posizione i 4 mila romeni.
«L’immigrazione nel Cuneese è legata alla forte capacità attrattiva sotto il profilo economico dell’area - spiega Alessandro Bergamaschi dell’Osservatorio provinciale sull’immigrazione istituito dalle Caritas delle cinque Diocesi insieme a Inps e Amministrazione provinciale, con il contributo della Fondazione Crc - . Ci sono però forti difficoltà sul piano dell’integrazione degli stranieri prevalentemente legate a questioni burocratiche».
Nelle scuole la percentuali di immigrati è sempre più rilevante: il 15% degli alunni delle Elementari cuneesi sono stranieri, quasi l’8% alle Superiori. E’ segno che le seconde generazioni si stanno radicando cambiando il tessuto sociale del territorio.

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Permessi di soggiorno “Ritardi nei rilasci”

Da “La Stampa”Q del 20 maggio di BARBARA MORRA

«I gravi ritardi sul rilascio dei permessi di soggiorno agli stranieri non possono più essere tollerati». Parole di Cgil, Cisl e Uil sulla regolarizzazione degli immigrati. I sindacati puntano il dito contro il protocollo stipulato dal ministero dell’Interno con le Poste, che «non funziona».
Sono numerosi gli esempi di disagio presentati dalle segreterie delle organizzazioni confederali: «Gli stranieri che hanno presentato domanda di rinnovo del permesso a gennaio 2007 non lo hanno ancora potuto ritirare, e per coloro che hanno un rapporto di lavoro a termine spesso viene consegnato un permesso già scaduto. Questo, in alcuni casi, ha causato la perdita di un nuovo contratto di impiego perchè la legge Bossi-Fini prevede per i lavoratori a tempo determinato una validità massima di un anno. In più, a chi ha presentato domanda nei primi mesi del 2008 è stato fissato l’appuntamento in Questura a febbraio 2009».
Risultato: «Molti stranieri sono costretti a vivere costantemente con un permesso di soggiorno in fase di rinnovo e con un unico documento valido per restare in Italia: la ricevuta della raccomandata, che non consente di recarsi in altri paesi dell’area Schengen».
«Per molti è difficile raggiungere la famiglia - aggiungono -. Spesso la polizia areoportuale dei Paesi d’origine non riconosce la ricevuta per l’entrata in Italia, così rischiano di perdere il volo prenotato: l’unico modo per ottenere il permesso di imbarco è pagare bustarelle salate». «Per fortuna - si legge ancora nel comunicato - possiamo contare sulla disponibilità dei funzionari e degli ispettori dell’ufficio Immigrazione della Questura che cercano in tutti i modi di risolvere le situazioni più complicate».
Infine un appello: «Ci permettiamo di chiedere a chi ha maggiori responsabilità nell’organizzazione dei servizi e del personale della Questura di fare tutto ciò che è possibile per modificare questa situazione non più sopportabile e di intervenire sul governo centrale ».
«I tempi sono effettivamente lunghi, ma dobbiamo tenere in considerazione il fatto che la nostra provincia conta una grande quantità di stranieri - osserva il questore Leonardo La Vigna -. Nell’ambito di ciò che concedono le leggi e le direttive ministeriali, facciamo il possibile. Stiamo inoltre monitorando il lavoro di altri uffici con l’obiettivo di capire se esistono margini per ottimizzare ulteriormente i tempi. Siamo aperti a modifiche: ad esempio se il ministero desse il via libera allo spostamento di alcune pratiche ai Comuni. Non è detto, però, che questa sia la soluzione visto che sarebbero comunque le Poste a dettare i tempi. Inoltre il dipartimento sta sempre più puntando sulla sicurezza e le procedure sono diventate più lunghe e complesse».
Oggi gli stranieri con permesso di soggiorno valido residenti in provincia di Cuneo sono 19 mila. Novemila sono quelli in attesa di ottenere il rinnovo del permesso.
«Lavoriamo con tre sportelli che ogni giorno ricevono circa ottanta persone - spiega l’ispettore Francesco Manigrasso -. Usiamo al massimo gli strumenti che ci offre il ministero per accorciare i tempi. Si cerca, ad esempio, di agevolare le donne con bambini facendole passare con urgenza. Per evitare la scadenza di contratti di lavoro, il questore ha anche disposto l’allungamento della validità del permesso: il termine scatta solo dal momento in cui lo straniero si presenta allo sportello».

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IL CASO. A BARGE, BAGNOLO ED ENVIE

Operai cinesi al lavoro nelle cave senz’acqua, servizi e protezioni

Da “La Stampa” del 15 maggio di ANDREA GARASSINO

In alcune ditte c'è solo un ombrellone a proteggere i dipendenti dalla intemperie, in altre mancano i servizi igienici e i lavandini. Non lascia spazio a dubbi il verdetto emesso dai funzionari dello «Spresal-Servizio di prevenzione sicurezza lavoro» dell'Asl Cn1, addetti al controllo delle norme sulla sicurezza nei posti di lavoro, dopo un'ispezione ad una ventina di aziende che si occupano della lavorazione della pietra nei Comuni di Bagnolo, Barge ed Envie. «Nel 90% dei casi - spiega il direttore Santo Alfonzo - sono stati riscontrate situazioni irregolari e prescriveremo l'adozione della misure tecniche necessarie. Le notizie di reato verranno trasmesse alla Procura di Saluzzo». Venticinque, al momento, i verbali emessi che contengono in totale fra le 60 e le 70 infrazioni, ciascuna pari ad una multa media di 500 euro.
La «lente di ingrandimento» è stata messa su piccole realtà produttive, laboratori che si trovano sulla strada e anche in mezzo a prati, dove la materia prima, le pietre, viene lavorata a mano da scalpellini «prevalentemente di nazionalità cinese», specifica Alfonzo. Oltre centotrenta gli operai interessati dai controlli: circa la metà non poteva disporre di acqua corrente, lavandini per l'igiene personale prima e dopo il lavoro, servizi igienici e spogliatoi. «In pochissimi casi - dicono dall'Asl - avevano a disposizione o facevano uso di adeguati dispositivi di protezione individuale».
«Non si tratta solo di un lavoro molto duro - commenta il direttore dello Spresal -, in cui si cimentano sempre meno italiani, ma anche di una mansione che espone a rischi per la salute non trascurabili: rumore, polvere di silice, vibrazioni, rischi per il corpo. Occorrono tutele e protezioni e la sorveglianza del medico, ma poche imprese hanno adottato condizioni di lavoro accettabili. Siamo consapevoli che solo attraverso un costante e quotidiano richiamo ai rischi potenziali presenti nei luoghi di lavoro che coinvolga imprenditori, dipendenti e semplici cittadini, sarà possibile ridurre gli infortuni e le malattie professionali». Lo Spresal ha prescritto l'adozione di misure di sicurezza, ad esempio l'uso di maschere antipolvere, occhiali e protezioni per l'udito, oltre all'installazione di tutte le strutture mancanti (servizi igienici, spogliatoi, lavandini).

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Nella Granda 5300 clandestini Al 50° posto fra le province

Da “La Stampa” del 14 maggio

La «Granda» si classifica a metà della graduatoria stilata dal «Sole 24 ore» sul numero di immigrati irregolari: secondo questi dati, ci sarebbero circa 5300 clandestini. Cuneo è al 50° posto (su 103 province), con 9,3 irregolari ogni 1000 abitanti. Terza delle province piemontesi, dopo Novara (12 ogni 1000 abitanti) e Asti (10,5), la Granda è di appena tre posizioni davanti a Torino, nella prima metà di una classifica dominata dalle città del Nord.
Il 13,1% degli stranieri è irregolare (10,9 la media nazionale). In Questura, la responsabile dell’Ufficio Immigrazione, Ivana Rossi, risponde con i dati dei controlli sul territorio: «Ogni giorno polizia, carabinieri e guardia di finanza verificano i documenti di una media di 3-5 stranieri. Le espulsioni per irregolarità nel permesso di soggiorno sono circa 400 l’anno». Nel Cuneese gli stranieri con permesso di soggiorno in corso di validità sono 30.000: soprattutto maghrebini (5000), poi albanesi, romeni, macedoni. La Questura: «Sono qui per motivi di lavoro subordinato 8800 stranieri, 1100 per lavoro autonomo, un centinaio per studio e 46 per asilo politico».

 

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Sabato una manifestazione di protesta

I "clandestini" sono 4 mila

Hanno presentato domanda di soggiorno, ma c'è posto per la metà

da "La Stampa" del 13 febbraio - di Lorenzo Boratto

 

Oltre 4 mila domande (quasi tutti clandestini) a fronte di 2088 posti disponibili, suddivisi rigidamente per categorie, settori e nazionalità, la maggior parte «aspiranti» colf' e badanti. E ancora caos sul «decreto flus-si 2007» che a dicembre aveva fatto registrate il più alto nume­ro di sempre di richieste da parte di extracomunitari che vogliono lavorare nella Granda.

L'alta richiesta in tutta Italia ha allungato i tempi: la procedura via internet che  il 15,18 e 21 dicembre aveva consentito di depositare i moduli, ha però spostato le lunghe code dalle Poste alla rete. Molti i disagi: soprattutto mancati invii (alcuni patronati hanno mandato tutte le richieste in blocco da un solo computer) e, inoltre, il primo giorno, i computer del Viminale non erano riusciti a decifrare i lunghi nomi dei cittadini dello Sri Lanka. Il ministero dell'Interno darà una risposta non prima di aprile, ma di questi lavoratori c'è bisogno subito.

«C'è un link sul sito del ministero per sapere a che punto è la singola pratica - dice Luisella Lamberti, responsabile provinciale della Cigl per gli uffici stranieri -. Sono tutte "in attesa". La scorsa settimana abbiamo incontrato il prefetto Bruno D'Alfonso per contestare questa "lotteria". I disguidi registrati con internet rendono le graduatorie non credibili. Abbiamo consegnato come sindacati unitari un documento con le nostre richieste: lo sportello immigrati di Cuneo è stato potenziato, c'è grande disponibilità e impegno e tutti lo riconoscono, ma non basta».

Altro problema è quello per il rinnovo dei permessi di soggiorno: in provincia si deve aspettare un anno. Chi fa richiesta oggi riceve appuntamento a dicembre per la verifica dei documenti e le impronte digitali, poi passano altri due mesi per ottenere il rinnovo. «Così si riceve già scaduto e si pagano anche 70 euro per una convenzione tra Poste e ministero -

spiega Matteo Carena, segretario provinciale Cisl -. Si tratta di persone che vivono qui, integrate e hanno gravi disagi. Sabato è in programma un corteo a Cuneo, per la pari dignità degli extracomunitari, indetto da 40 associazioni di stranieri».

Nessuno contesta l'operato degli uffici cuneesi dove, proprio come segno di collaborazione, quattro giorni fa il questore Leonardo La Vigna ha inaugurato la nuova sala d'attesa, a fianco della Questura in piazza Torino a Cuneo, per gli utenti dell'Ufficio immigrazione. E' stata realizzata con il contributo di centomila euro da parte della Fondazi one Crc.

Meno critica la situazione per gli stagionali: un anno fa ci furono meno domande dei posti disponibili per l'ingresso di rumeni e bulgari nei Paesi Ue, che possono essere assunti senza do­versi rivolgere in Prefettura. Quest'anno i posti sono 1820 e le procedure sono aperte dal1° feb­braio fino a esaurimento. Rober­to Giobergia di Coldiretti: «Ci so­no attività corne la potatura di frutteti e vigne dove servono la­voratori fin da marzo, mentre la maggior parte di stranieri arri­va per la raccolta, tra giugno e ottobre. Giungono soprattutto da Albania, Serbia e India per il settore della zootecnia».

 

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Studenti: immigrati il 10%

Sono 7500 su 72300 ragazzi negli istituti di ogni ordine e grado della provincia

da "La Stampa" del 10 febbraio di Vanna Pescatori

 

E' sempre più multietnica la scuola nella «Granda». I dati raccolti dall'Ufficio scolastico provinciale in collaborazione con l'Osservatorio sull'immigrazione nella provincia di Cuneo, relativi all'anno scolastico in corso, sono significative: alle Superiori, su una popolazione di 23815 unità, gli studenti stranieri sono 1309 (5,49%). La percentuale cresce nella scuola dell'obbligo: nella secondaria di primo grado sono 1797 su 15941 (11,27%); nella primaria sono 2675 su 21272 (12,58%); e nella scuola dell'infan­zia 1731 su 11335 (15,24%). In totale su 72363 iscritti in ogni grado, 7512, il 10,38%, sono stranieri.

La distribuzione non è omogenea. Il numero più alto di presenze, nella secondaria di secondo grado, si registra nell'Albese e nel Braidese. L'istituto professionale per il Commercio di Alba ha ben 64 iscritti stranieri su 338, il professionale alberghiero, commerciale e turismo di Bra, 65 su 658. Presenze consistenti anche all'istituto professionale per il Commercio di Saluzzo con 52 su282, all'Istituto professionale per il Commercio di Savigliano, 48 su 533, e in due superiori di Cuneo: al «Grandis» sono 47 su 432, al «Bonelli» 47 su 808.

Più complicato leggere la distribuzione delle medie inferiori, dove il dato più rilevante, ai fini della didattica e dell'inserimento, non è la presenza in termini assoluti, ma relativi. Cosl la media unificata di Cuneo che conta 129 alunni stranieri su 1039, e la media Gallo-Cordero-Frank di Mondovi che ne ha 116 su 828, sono superati in percentuale dall'istituto comprensivo di Bagnolo Piemonte con 41 su 180, cioè il 22,78 per cento, dalla media «Dalla Chiesa» di Bra, 141 su 686 (20,55 per cento) e dalla «Momigliano» di Ceva, 60 su 291 (20,62 per cento).

Nella primaria la classifica mette ai primi posti il 1° circolo di Bra (171 stranieri su 699, 24,46 per cento), il II ° circolo di Fossano (146 su 710, 20,56 per cento), il i° circolo di Mondovi (109 su 596, 18,29 per cento), il 1° circolo di Cuneo (134 su 771,17,38 per cento), la direzione didattica di Saluzzo (125 su 899, 13,90 per cento), mentre nella scuola dell'infanzia la distribuzione è più capillare, con qualche eccezione. A Bernezzo quasi la metà dei bimbi sono stranieri: 67 su 139. Nel 1° circolo di Cuneo 45 su 154 (29,22 per cento) e a Costigliole Saluzzo 25 su 91 (27,47 per cento). Tre le aree maggiori di provenineza. Nell'ordine: Marocco, Albania e Romania, ma anche consistenti presenze di alunni cinesi.

Alessandro Bergamaschi dell'Osservatorio sull'immigrazione: «La presenza degli stranieri nelle scuole sta crescendo ed è un dato positivo, soprattutto per le Superiori: significa che più ragazzi avranno un titolo di studio. Tuttavia le iscrizioni sono maggiori in istituti che immettono immediatamente nel mondo del lavoro. E' sempre più forte la necessità per gli insegnanti di dotarsi di strumenti per affrontare la nuova realtà». Un dato preoccupante è la difficoltà di dialogo tra allievi italiani e stranieri. «Dai questionari che abbiamo distribuito

si delinea una quadro di insofferenza e pregiudizi radicati. Quattro i preconcetti più diffusi: "ci occupano le case popolari", "portano via il lavoro", "vivono aile spalle dell'assistenza pubblica" e "mettono a rischio la sicurezza". La scuola può fare molto per sradicare queste convinzioni».

Il reggente dell'Ufficio scolastico provinciale Antonino Meduri: «Dobbia­mo consolidare le pratiche che hanno fatto dell'accoglienza un flore all'occhiello dei nostri istituti e divulgare i progetti più validi, ma è necessario un sostegno finanziario».

Venerdi 22 febbraio inizia un corso di formazione per docenti a Cuneo e Bra. Nasce dalla collaborazione tra Ufficio scolastico provinciale, Osservatorio sul­l'Immigrazione e Fondazione Crc. Sei incontri: il primo, nella sede Usp, in corso De Gasperi sarà tenuto da Franco Chittolina dell'associazione Apice su «Europa, tra accoglienza e paure: quale politica per l'immigrazione

 

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ALLARME Da parte delle organizzazioni che si occupano dei migranti

Con la caduta del Governo, sospesa la nuova legge sugli immigrati

da "L'Unione Monregalese del 6 febbraio 2008 - di l.a.

"La caduta del Go­verno priva i migranti del ri­ferimento istituzionale essen­ziale per ottenere la nuova legge". E la preoccupazione di chi opera con gli immi­grati, che emerge dalle pa­gine del periodico "Di tutti i colore". La scoraggiamen­to, le difficoltà e i problemi sono descritti in molti arti­coli: i flussi insufficienti, le pratiche sempre più lun­ghe, le difficoltà per l'assi­stenza sanitaria, tra gli altri.

Il numero di gennaio dà inoltre il via all'ambizioso progetto "Una Costituzione per tutti", che verra ripreso in ogni numero del 2008 e sfocerà in uscite pubbliche e corsi cittadini, un libretto di divulgazione, un Dvd di animazione, anch'esso di­vulgativo, rivolto ai giova­ni, immigrati e non. Il pe­riodico, inoltre, annuncia l'adesione del giornale al progetto di un monumen­to al migrante morto in mare in via di costruzione a Lampedusa: il notissimo artista, Mimmo Palladino sta preparando “la porta” che come dice l’artosta vuole suggerire sia a chi arriva che a chi accoglie" e rivendicare il -         carico di lutti e di dignità di tutti coloro che sbrigativamente, talora con disprezzo, vengono chiamati clandestini

 

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