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 “A rischio 400 posti di lavoro per colpa del Conto energia”

Artigiani del fotovoltaico: no ai tagli di contributi decisi dal Governo

Da “La Stampa” del 22 aprile d2011 i ALBERTO PRIERICUNEO


Il nuovo Conto energia mette a rischio 400 posti di lavoro nel Cuneese». È l’allarme lanciato dagli artigiani del settore fotovoltaico che, in base al decreto appena pubblicato sulla Gazzetta ufficiale, perderanno il 15% degli incentivi sugli impianti fotovoltaici già nel 2011, fino al -30% dei contributi attuali nel 2012 per installazioni inferiori ai 200 kilowatt.
«Una scure che potrebbe colpire quasi un terzo dei 1400 occupati diretti delle 200 imprese artigiane che montano pannelli su tetti e capannoni – dice Domenico Massimino, presidente di Confartigianato -. Ogni azienda farà il massimo per impedirlo, ma il Governo si giustifica dicendo di voler abbassare la bolletta: il Conto energia però pesa per appena 60 centesimi al mese sulla spesa media di una famiglia, mentre sono quasi il triplo i prelievi per lo smantellamento delle centrali nucleari».
Ernesto Testa, titolare della T&G di Lagnasco: «Solo nella mia impresa ho dovuto già lasciare a casa 15 interinali e ho chiesto la cassa integrazione per 35 dipendenti da maggio. Il grave è che questo Conto energia ricalca il primo di anni fa, riproponendo quel tetto produttivo annuale che venne saturato in poco tempo da una grande impresa italiana (riferimento non esplicito all’Enel, ndr) che bloccò il mercato per due quadrimestri, chiedendo potenza per impianti che poi non fece: scandaloso». «È condivisibile la parte normativa che limita le grosse speculazioni fatte da gruppi esteri - interviene Tiziano Dones, presidente del comitato ambientalista EcoBeinale -, ma a quello aveva già pensato la Regione. Ora invece il decreto governativo taglia le gambe al solare di piccola taglia: per tutelare davvero il territorio, servono regole anti-cementificazione».
Bisognerà anche chiedere un’autorizzazione preventiva all’allacciamento della rete elettrica, senza sapere quando arriverà, mentre ogni 30 giorni i contributi caleranno. «Così sarà impossibile chiedere finanziamenti alle banche, perché se la stessa autorizzazione tarderà di un mese, tutto il piano finanziario salterà» denunciano gli artigiani. «Sono in bilico anche i tantissimi posti di lavoro dell’indotto fatto di carpentieri, elettricisti, muratori, manutentori e altri artigiani - avverte Gianangelo Brovia, direttore di Confartigianato -. L’evoluzione tecnologica e la conseguente riduzione dei costi d’installazione avrebbe consentito di assorbire tagli intorno al 10%, come fatto in Germania».
«Come avevo scritto nella lettera consegnata al sottosegretario Guido Crosetto a Fossano poche settimane fa, il nostro sistema reggerebbe una riduzione inferiore – riprende Testa -: ipotesi che nessuno nessuno ha considerato». I rappresentanti Confartigianato che proposero soluzioni analoghe al ministro Paolo Romani il 18 marzo scorso non hanno mai ricevuto risposta.

 

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