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“Non riusciamo più a pagare i dipendenti”

Presidenti degli enti montani: pronti a ridare le deleghe

da “La Stampa” del 25 aprile 2012 di MATTEO BORGETTO

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“La Provincia non rappresenta uno spreco”

Da “La Stampa” del 1 febbraio di PAOLA SCOLA


La Provincia ti costa come 2 caffè all’anno... Chi spalerà la neve sulle strade del tuo territorio?». La slide, alle spalle dei relatori, è un invito a riflettere sul ruolo delle Province. Che «non sono uno spreco». Perché «la gente dev’essere informata». Uno degli obiettivi dell’assemblea dei 730 dipendenti della Provincia, ieri pomeriggio, al Centro incontri. Gremito.
Una data non a caso, ma quella indicata dall’Upi (Unione Province Italiane) per convocare in tutte le 107 Province italiane Consigli aperti sul tema della soppressione degli enti. A Cuneo non è successo e i lavoratori hanno deciso comunque di riunirsi. E hanno approvato un ordine del giorno in cui «chiedono la convocazione di un Consiglio aperto a Cuneo», «denunciano gli effetti devastanti dell’abolizione delle Province sull’economia locale», «denunciano il rischio di crisi occupazionale», «dicono no all’Italia senza Province», «danno mandato alla rsu di creare un coordinamento sindacale piemontese per affrontare il problema», «annunciano lo stato di allerta».
Hanno parlato, in modo unitario, i rappresentanti sindacali. Nicola Garassino: «Oggi è la giornata dei Consigli aperti, perciò siamo qui a confrontarci». Valter Giordano («Non vogliamo essere attori passivi») ha presentato uno studio della Bocconi, da dove emerge che l’ente cuneese «è fra i più efficienti in Italia». Claudio Bongiovanni: «Il personale della Provincia rischia, in caso di cancellazione, per l’impossibilità del totale riassorbimento in Regione o Comuni, di finire in mobilità. La chiusura comporterebbe gravi danni ai servizi ai cittadini». Roberto Bessone ha illustrato le modifiche organizzative del decreto, «con la riduzione a 10 consiglieri e presidente, non eletti dalla gente, ma dai Comuni». I rischi della riforma: «Blocco degli investimenti, ridimensionamento dei progetti, personale demotivato, esperienze e professionalità disperse, possibile caos gestionale»
Poi i politici. Il presidente del Consiglio Giorgio Bergesio ha spiegato perchè non è stata convocata la seduta ieri («Lo faremo a febbraio, avevamo già approvato a dicembre un documento»). La presidente Gianna Gancia («Sto dalla vostra parte. Togliere Province in questa parte d’Italia è come togliere parte di identità») ha rimarcato «la differenza di trattamento tra Nord e Sud, in particolare con quelle autonome» e rivolto un «appello alla Corte Costituzionale presso cui pende un ricorso contro il decreto» (ha elencato i giudici per nome e luogo di nascita). Vicinanza ai dipendenti anche dal consigliere provinciale e regionale Pd Mino Taricco («Interventi spot non servono, occorre un riordino in un quadro generale») e da Daniela Botta, segretaria Fp Cgil («La caccia alla casta vede nemici dappertutto, anche dove c’è un servizio pubblico»).

 

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Dipendenti della Provincia: "Ma che fine ci faranno fare?"/ Anche a Cuneo chiesta la convocazione di un Consiglio aperto per il 31 gennaio

Da www.cuneocronaca.it del 25 gennaio 2012

 

Riceviamo dalla Rsu della Provincia di Cuneo una lettera aperta indirizzata alla presidente Gianna Gancia, agli assessori e ai consiglieri con cui si chiede la convocazione di un Consiglio provinciale aperto per il 31 gennaio 2012.

 

“Come è noto, con lettera Upi del 13/01/2011 avente ad oggetto “Convocazione Consigli provinciali aperti il 31 gennaio 2012”, ogni Provincia d’Italia è stata invitata a tenere una riunione straordinaria del proprio Consiglio provinciale, con sessione aperta ai cittadini, alle forze economiche e sociali, alle associazioni del volontariato e dei consumatori, alla stampa, al fine di portare all’attenzione dei territori la questione dell’abolizione delle Province.

Un’occasione, la convocazione di un Consiglio “aperto”, per far realmente comprendere a tutti i cittadini l’importanza del ruolo e delle funzioni espletate dalle Province.

Gli oltre 700 dipendenti provinciali, unitamente alle loro famiglie, vivono l’evolversi della situazione con estrema apprensione e preoccupazione.

 Vi è poi la complicatissima vicenda legata al trasferimento del personale delle Province, che rischia di essere inserito, a causa della oggettiva impossibilità di riassorbimento totale da parte delle altre istituzioni locali, nel circuito della mobilità. 

Alla luce delle considerazioni espresse, la scrivente RSU della Provincia di Cuneo ritiene essenziale la convocazione, per il 31/01/2012, di un Consiglio provinciale aperto, nonché l’approvazione, in comune accordo con le altre Province d’Italia, di uno specifico ordine del giorno”.

 

Rsu della Provincia di Cuneo

 

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Montagna in piazza martedì contro quello che viene definito "l'attacco ideologico che mira a fare cassa"

Da www.targatocn.it del 16 dicembre 2011

I 435 dipendenti, i presidenti e gli amministratori delle Comunità montane piemontesi scenderanno in piazza nel pomeriggio di martedì 20 dicembre a Torino, davanti al Consiglio regionale del Piemonte (via Alfieri) alle 14, per dire no al disegno di legge che sopprime i 22 enti sovraccomunali delle Terre Alte e mette a rischio lo sviluppo socio-economico del territorio. La mobilitazione è stata lanciata stamani in una conferenza stampa convocata dall'Uncem Piemonte al quale hanno preso parte i rappresentanti dei sindacati Cisl, Cgil e Uil – promotori della manifestazione di martedì prossimo – e gli amministratori degli enti.

"Il disegno di legge varato dalla Giunta regionale – ha spiegato Lido Riba, presidente dell'Uncem Piemonte – si scontra con quattro articoli dello Statuto della nostra Regione dove le Comunità montane sono configurate come i soggetti che organizzano lo sviluppo del territorio montano e i servizi per i cittadini, dai trasporti al socio-assistenziale, dalla scuola al turismo. Abbiamo già chiesto alla Regione che vengano inseriti nel bilancio 2012 i 20 milioni di euro che permettono di pagare i 435 dipendenti che lavorano negli enti nati 40 anni fa. Non possiamo permettere un ulteriore attacco alla montagna, al territorio più debole del Piemonte. 20 milioni equivalgono a 20 euro pro capite per i cittadini piemontesi che vivono nelle aree montane. Se a Torino che ha lo stesso numero di abitanti di tutto il territorio montano piemontese, venisse assegnata solo una cifra simile a quella prevista, e oggi messa in discussione, per la montagna, non si gestirebbe neanche un servizio. Devono inoltre essere considerati i 2 miliardi di valore delle risorse che ogni anno vengono prelevate dalle Terre Alte del Piemonte a vantaggio dell'intera collettività. Non possiamo vedere soppresse le Comunità montane con un attacco ideologico che mira a fare cassa, alle spalle di quanti vivono e operano nelle terre alte. Non lo accettiamo e la mobilitazione lanciata dall'Uncem ad agosto per salvare i piccoli Comuni, continua oggi. La montagna merita che il potere della Regione venga esercitato secondo principi di sussidiarietà ed equità. La nostra è una battaglia di civiltà e legalità per il territorio montano".    

Gli amministratori e i vertici dell'Uncem hanno anche espresso perplessità sui reali “costi di transazione” delle Comunità montane; secondo il ddl sulle loro ceneri dovrebbero infatti nascere una serie di unioni di Comuni più piccole, con criteri che nel disegno di legge regionale sono finora troppo confusi. "Ogni ddl dovrebbe essere corredato di una relazione tecnica con i costi e i benefici delle operazioni che prevede – ha sottolineato Carlo Manacorda, docente di Scienze delle Finanze all'Università di Torino –. Devono essere dimostrati, da chi annuncia la chiusura delle Comunità montane, i costi e i vantaggi economici. I numeri parlano chiaro. Ci sono spese che le Comunità montane devono pagare dal 1° gennaio. Per il 2012 devono dunque avere a disposizione subito l'entità dei trasferimenti regionali, per poter predisporre i bilanci, coprire le spese e ovviamente pagare i dipendenti".  

Più tutela per i posti di lavoro. "La manifestazione di martedì prossimo – ha ribadito Luca Quagliotti, sindacalista FP Cgil – sarà solo la prima di una lunga serie. Chiediamo la tutela del personale e la continuazione dell'attività delle Comunità montane. Il disegno di legge varato dalla Giunta regionale mette a rischio i posti di lavoro, che comprendono un “indotto” fatto di aziende, cooperative, associazioni nelle aree montane. Se non verrà modificato, le conseguenze saranno devastanti".

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Cancellazione comunità montane: 435 dipendenti da sistemare e 209 precari a casa

 

Da www.targatocn.it del 9 novembre

 

Saranno 435 i dipendenti delle comunità montane piemontesi da sistemare dopo la cancellazione dei suddetti enti attraverso un disegno di legge (ddl) che andrà in Consiglio regionale prossimamente. A questi vanno aggiunti 209 precari a cui non sarà rinnovato il contratto.

“Rottamazione” la definisce Elena Maccanti. L’assessore agli Enti Locali, Affari istituzionali, Rapporti con il Consiglio regionale, Controllo di gestione, Polizia locale e Società partecipate della Regione Piemonte parla così di una delle conseguenze dell’articolo 16 del Decreto legge 138/2011 sul riordino degli enti locali con popolazione inferiore ai 5.000 abitanti.

Su quello che la  Maccanti definisce “un percorso di rottamazione a lungo termine si apre la possibilità di ricoprire le dotazioni organiche dei comuni in deroga al Patto di stabilità con un meccanismo incentivante da parte della Regione, cioè per i primi tre anni vengono pagati interamente dalla Regione con un meccanismo decrescente”, ipotizza l’assessore davanti a molti sindaci di Langhe e Roero lunedì sera 7 novembre in Sala Beppe Fenoglio ad Alba.

Un incontro per addolcire una pillola che a noi non va giù”, dice Franca Biglio, sindaco di Marsaglia e presidente Anpci (Associazione Nazionale dei Piccoli Comuni). “Noi saremo in grosse difficoltà ad applicare questo Articolo 16. Siccome i piccoli comuni il loro contributo lo hanno dato in modo sproporzionato, non riusciamo a darne sicuramente un altro. Noi stiamo pagando dalla legge 142 del 1990”, sostiene Biglio rispondendo all’esortazione del vicepresidente della Provincia di Cuneo Giuseppe Rossetto che invita “tutti al senso di responsabilità, a dire si anche dove il risparmio è minimo”.  

E’ proprio lo stravolgimento per risparmio minimo che nessuno capisce. “Se si voleva riorganizzare lo Stato bisognava cominciare dal Parlamento, dalle regioni, dalle province. Si doveva dare l’esempio dall’alto non da dove non si risparmia nulla”, dice uno dei sindaci in sala, mentre  Carlo Rosso sindaco di Monesiglio afferma “Non è sensato fare tagli nello stesso posto quando ci sono 130 miliardi l’anno di evasione fiscale da andare a scovare”.

Comunque, il percorso normativo sta procedendo e il quadro di quello che sta succedendo lo dipinge Alberto Cirio assessore regionale all’Istruzione, Turismo, Sport organizzatore dell’incontro ad Alba insieme all’assessore Maccanti.  

Secondo Cirio: “La Regione Piemonte sta per legiferare  un disegno di legge (ddl) che andrà in Consiglio con quattro punti cardine. Primo: i Comuni decidono di scegliere tra le varie opzioni che il ddl mette in campo; secondo: i paletti del ddl sono solo sui limiti demografici con meccanismi di deroga a seconda delle varie aree; terzo: il ddl avrà tre aree omogenee individuate come montagna, pianura, aree collinari; quarto: le comunità montane vengono cancellate e i loro dipendenti potranno andare o all’unione che sostituirà la comunità montana o alla convenzione o ripresi dai singoli comuni”.

Una delle conseguenze del disegno di legge regionale è che i comuni con meno di 5 mila abitanti dovranno scegliere se costituire un’unione o una convenzione.

Vi esorto a prendere la strada delle convenzioni”, consiglia Biglio impegnata in un tavolo di confronto aperto sull’argomento dalla Regione.  All’invito della presidente in sala si scatena la bagarre.

Per il sindaco di Monesiglio, "il sistema delle convenzioni ha un grosso difetto: c’è un capo convenzione. Questo vuol dire che non siamo tutti paritari. C’è uno che ha un capo e lo mette a disposizione degli altri. Altra cosa: il mio comune di 740 abitanti ha solo due funzioni non associate. Credo che qui quasi tutti i comuni abbiano quasi il 100% delle convenzioni. Stiamo a fasciarci la testa per niente. Non so come potremo dimostrare che abbiamo fatto dei risparmi”, sostiene Carlo Rosso.

Si norma per la nazione non per il Comune di Monesiglio” risponde l’assessore Maccanti all’incontro con l’intervento anche di Marco Perosino (Pdl) consigliere della provincia di Cuneo  e sindaco di Priocca.

 

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In tutti i Comuni della provincia di Cuneo la spesa per il personale è sotto la media italiana

Da www.targatocn.it del 8 marzo

Il Movimento dei Sindaci del Piemonte apprezza la notizia positiva che giunge da Roma, dove la conferenza Città-Stato ha approvato alcuni correttivi al patto di stabilità 2011: “Se lo Stato si rende conto di dover intervenire con correttivi, non è stata inutile, né tanto meno priva di ragioni la nostra protesta” osserva Luca Gosso, sindaco di Busca a nome del Movimento che, con manifestazioni, comunicati, incontri sollecita una più viva presenza dei Comuni nelle decisioni del governo. “Avevamo ragione – afferma – e ancora l’abbiamo nel ribadire alcuni dati inconfutabili. Partendo dalla nostra posizione di principio, cioè che il patto di stabilità deve distinguere i comuni virtuosi da quelli in rosso”. Per esempio? “Da sempre sosteniamo – risponde il sindaco - che ci dovrebbero essere tre criteri semplici per la valutazione della virtuosità di un comune: l’indebitamento, la spesa corrente e la spesa di personale”  

Prendiamo il personale: “A questo riguardo – denuncia sempre Gosso – esistono non una, ma mille Italie. Ho confrontato alcuni dati pubblicati dal sito del ministero degli Interni relativi ai conti consuntivi del 2008, uno studio della Confindustria e una analisi di Marco Stradiotto, senatore del Pd”. Cosa ne scaturisce? “La spesa media del personale negli enti locali, calcolata procapite per i residenti, è di 280 euro – elenca Gosso -; i comuni della provincia di Cuneo stanno tutti sotto la media nazionale, il comune di Cuneo risulta essere uno dei capoluoghi più virtuosi del Piemonte (e quindi d’Italia); la provincia di Cuneo (con quella di Vercelli) è quella con la media di spesa procapite più bassa del Piemonte; il Comune che detiene il record in provincia di Cuneo è Busca con una spesa di 116 euro. Per il comune dove sono sindaco – sottolinea Gosso - si tratta di una specie di beffa: infatti non è servito a nulla essere parsimoniosi negli anni sulla spese per il personale, perché alla fine risulta favorito il comportamento di chi è andato via assumendo senza problemi, visto che adesso noi non risultiamo premiati e quelli non risultano penalizzati”.

Il sindaco conclude sfornando altri dati significati: “I dipendenti dei comuni rappresentano il 12% del totale dei dipendenti pubblici e la loro retribuzione pesa per l’11%. In media nei comuni capoluogo c’è un dirigente ogni 52 dipendenti, mentre, per esempio, al ministero dell’Economia 1 ogni 22, al ministero dell’Ambiente 1 ogni 13, allo Sviluppo economico 1 ogni 11. La retribuzione media dei dipendenti nel comparto enti locali è 29.000 euro annui, quella dei dipendenti alla Presidenza del Consiglio, sempre per esempio, è di 45.000 euro annui”.

Se i numeri possono dire più delle parole, qui sopra ce ne sono parecchi su cui meditare. (c.s.)

 

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Le RSU provinciali alla Gancia: "Rispetto e valorizzazione per i suoi dipendenti"

Da www.targatocn.it del 16 febbraio

Gentile Presidente,

le Sue dichiarazioni apparse sugli organi di stampa, riguardo al fatto che in Provincia in pratica si lavora un giorno si e un giorno no, hanno generato nei dipendenti e non solo, ancora una volta sconcerto e incredulità. Non riusciamo a comprendere le motivazioni che L’hanno spinta, ancora una volta, a tali asserzioni. Speriamo che siano dovute a una strumentalizzazione politica volta alla continua ricerca di consensi presso l’opinione pubblica, come già successo a suo tempo. Citando le parole del liberale Luigi Einaudi “conoscere per deliberare”, Le facciamo presente che a livello europeo, infatti, mentre l’orario lavorativo è pressoché uguale (in Francia 35 ore settimanali), la retribuzione invece, risulta essere tra le più basse rispetto a Francia, Germania e Gran Bretagna (dati Eurispes).

A livello nazionale, precisiamo che i dipendenti degli Enti Locali (Province - Comuni) risultano essere i peggio pagati del pubblico impiego; senza contare che per tre anni avranno lo stipendio bloccato con una drastica perdita del potere d’acquisto. In questo sistema pubblico l’anomalia consiste nel fatto che i politici italiani risultano essere i più pagati a livello europeo. Ci preme precisare, rispetto al punto in cui Lei dice: “…che il problema non è un giorno in più o in meno …, ma sono i 32 giorni di ferie…”, che i giorni di ferie sono 28 sia nel pubblico che nel privato, e ribadire che il diritto alle ferie annuali, è sancito costituzionalmente, artt. 32 e 36 della Costituzione.

Le direttive 93/104/CE e 2000/34/CE concernenti l’organizzazione dell’orario di lavoro, hanno previsto un limite legale minimo alla durata delle ferie stabilendo che il lavoratore ha diritto ad un periodo annuale di ferie retribuite non inferiore a 4 settimane e in Italia con il D. Lgs n. 66 del 2003 e s.m.i. (D. Lgs. 213/2004) sono state recepite. Nelle Sue affermazioni recita “che i contratti nazionali dovrebbero superare questi “finti” privilegi…”. Non si tratta di privilegi, bensì di diritti costituzionali garantiti a tutti i lavoratori pubblici e privati. Se di privilegi veri e non finti si deve parlare, allora occorre ricordare quelli di cui gode la classe politica italiana. Ma nessuna corrente politica di ambo gli schieramenti (se non con sporadici tentativi che non trovano mai consenso alle Camere) è mai riuscita a portare avanti l’eliminazione degli stessi! Bisognerebbe far presente che agli inizi della Repubblica le funzioni dei politici erano a titolo gratuito e non certo con lauti stipendi odierni e tanto meno con tutti quei benefici che conservano anche dopo aver cessato dalla carica.

Infine, Signora Presidente, vogliamo ricordarLe che all’interno della Provincia i dipendenti stanno dando il massimo impegno di fronte al continuo aumento delle competenze ed offrono la migliore collaborazione in questa fase difficile dovuta alla riorganizzazione dell’Ente ed in cambio vorrebbero essere rispettati e valorizzati per il servizio reso. In compenso, vengono adottate dall’Ente scelte che vanno nella direzione opposta, infatti non è stato fatto nessun piano di miglioramento del clima; non sono mai stati definiti i profili professionali e le mansioni; mai equiparati gli stipendi tra le varie categorie (esempio un cantoniere proveniente dall’ANAS guadagna 1.500 euro a fronte di un 1000 percepite da un Cantoniere provinciale); non esiste il rispetto delle relazioni sindacali.

Ribadiamo che con dichiarazioni di questo calibro, non si fa altro che accrescere il clima di demotivazione e insofferenza già presenti all’interno della Provincia. Riteniamo doveroso un recupero della moralità, dell’onestà e della saggezza, da parte di tutti, e soprattutto da parte della classe politica italiana che ultimamente con i suoi atteggiamenti è riuscita a rendere “normali” condotte che fino a poco tempo fa venivano considerate vergognose.

Cordiali Saluti

RSU della Provincia di Cuneo

 

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Solo davanti a obiettivi definiti i sindacati si confronteranno con la Provincia sulla riorganizzazione

Da www.targatocn.it del 2 dicembre

Lunedì 29 novembre la Provincia di Cuneo ha presentato, alle organizzazioni sindacali, i risultati dell'ultimo studio di riorganizzazione aziendale appaltato dall'Ente con costi che complessivamente raggiungono circa i 100.000 euro. “Uno studio lacunoso, carente di obiettivi precisi e che punta solamente sui numeri, tutti quanti nel segno, ovviamente negativo. Il piano introduce il pericoloso concetto di un’eventuale privatizzazione di gran parte del settore viabilità, denuncia che vi è un potenziale soprannumero di personale dipendente quantificabile in 26 unità (su un totale di 750, già ridotti di 100 unità con la gestione Costa), riduce le Aree Organizzative da cinque a tre e riduce i centri di responsabilità tra i funzionari provinciali (circa 20). Il numero di 26 unità di personale in esubero nell'ente è di per sé assai contestabile" spiegano i sindacati. "Come già abbiamo ribadito, molti servizi appaltati all’esterno potrebbero essere svolti dal personale interno. Il dato inoltre, non risulta attendibile in quanto non considera i pensionamenti dei dipendenti intervenuti nel corso dell’anno che già di per sé annullano il presunto dato di esubero”.

Sebbene la Provincia di Cuneo nel rapporto tra spese di personale e spese correnti si attesta al di sotto del 19%, dato che colloca l'ente tra le prime dieci province d'Italia, e sebbene siano pochissime le assenze per malattia dei dipendenti, i sindacati sottolineano che lo studio di riorganizzazione della ditta Maggioli rileva un indice di soddisfazione dei lavoratori pari a 5,4/10 punti a fronte di una media nazionale del 6,8/10, con un profondo stato di demotivazione e di rassegnazione. “Negli anni scorsi, con l'Amministrazione Costa, l'obiettivo era di ridurre la forza lavoro in cambio di un accrescimento della produttività dell'Ente. Questo avveniva distribuendo le medesime risorse disponibili del fondo incentivante tra un numero inferiore di dipendenti con l'inevitabile crescita individuale generalizzata riferita alla distribuzione del salario accessorio. Ora tutto ciò non solo non viene più predicato, ma è stato cancellato; infatti molti compensi percepiti dal personale provinciale sono stati tagliati ed i risparmi di spesa ottenuti sono stati  utilizzati dall’Ente per l'affidamento di prestazioni e servizi inerenti i lavori che potevano essere eseguiti internamente”.  

Le organizzazioni sindacali criticano aspramente lo studio presentato che confronterebbe cifre statistiche non affatto omogenee e utilizzerebbe dati parziali. “Lo studio di riorganizzazione prevede perfino un'ipotesi di aziendalizzazione (privatizzazione di fatto) di parte del settore Viabilità. Ricordiamo come sul tema, la Presidente Gancia abbia sempre rassicurato la RSU e le Organizzazioni sindacali che le voci di privatizzazione erano del tutto infondate” affermano ancora. “Spiace che l'ente, anziché programmare percorsi di crescita professionale per i dipendenti, preferisca ricorrere al probabile affidamento di una nuova dirigenza a favore di un tecnico esterno professionalmente preparato, che si vocifera sia già in pensione, anziché bandire una procedura concorsuale. Ciò blocca inesorabilmente la crescita e le possibile aspirazioni di oltre 150 funzionari attualmente in servizio presso l’ente che già vedono drasticamente ridurre i centri di responsabilità. Pare di trovarci di fronte all’ennesimo tentativo di riorganizzazione che potrebbe sfociare nella disorganizzazione”.    

CGIL, CISL, RDB e RSU Provincia di Cuneo si rendono disponibili ad un confronto sul miglioramento della proposta di riorganizzazione solamente a seguito di obiettivi ben definiti da parte dell’Ente. Concludono: “Evidenziamo come la RSU sia giunta, dopo molti mesi di contrattazione, a stipulare il Contratto Integrativo Aziendale riferito all’anno 2010. Ciò è avvenuto dopo l’approvazione dei dipendenti nel corso dell’assemblea del 25 novembre contando però, una larga astensione dei partecipanti al voto. La firma di tale contratto è quindi avvenuta, di fatto senza possibilità di contrattazione, grazie alla forte assunzione di responsabilità della RSU e della massima disponibilità dei dipendenti a fronte della situazione di crisi in atto”.

 

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Provincia, meno dipendenti “ma organizzati meglio”

Presentato in Commissione il piano di riordino del personale

Da “La Stampa” del 30 novembre di Paola Scola

Taglio in pianta organica di ventisei posti (oggi i dipendenti sono 750: soprattutto nei servizi interni (-7), territorio (-5), servizi alla persona (-7), lavori pubblici (-3), agricoltura (-2). L'accorpamento da cinque «macro aree» a tre maxi «direzioni», cui faranno capo quattordici o dodici (secondo le opzioni) «unità di attuazione delle politiche». Le due «Uap» a maggior dotazione di personale verranno dedicate a viabilità e trasporti, con 232 addetti, seguite da quelle relative a politiche del lavoro e formazione (96) e sviluppo-agricoltura (89). Si passerà da 35 a 23 posizioni organizzative, con 4 figure ad «alta professionalità».

Sono i primi numeri dell’ipotesi di piano di riordino strutturale e gestionale della Provincia, come illustrato ieri mattina in commissione, convocata su richiesta del Pd dopo la polemica nell’ultimo Consiglio. Il principio del progetto, che dovrà ancora venir discusso in maggioranza e con i sindacati, è lo «snellimento» dell'organizzazione, con accorpamento delle posizioni dirigenziali, per «migliorare l'assetto, aumentare l'efficienza e la qualità dei servizi».

L'organigramma attuale prevede, dopo presidente e giunta, la figura del segretario generale, dal quale dipendono un «settore in staff» al segretario stesso, quindi 5 «macroaree»: servizi interni, lavori pubblici, territorio, servizi alla persona e alla comunità, agricoltura. Se passerà l'ipotesi con il maggior accorpamento, verranno creati un comitato di direzione, sotto presidente e segretario generale, poi - oltre ai servizi istituzionali di staff - tre sole maxi «direzioni»: risorse, sviluppo patrimonio e sviluppo socio-economico.

«Un piano di riordino razionale», commenta il vicepresidente, Giuseppe Rossetto. Il consigliere del Pdl, Gianfranco Dogliani: «Come commissione abbiamo chiesto una riconvocazione, per approfondimenti. Abbiamo inoltre domandato, quando la giunta avrà stabilito quale piano adottare, di essere riuniti per monitorare andamento, risultati e benefici che ne possano essere derivati». «Vogliamo la possibilità - precisa Pierpaolo Varrone (Pd), vicepresidente della commissione, che ha guidato i lavori - di verificare quale sarà la scelta della maggioranza o della giunta e poi la sua applicazione. Abbiamo chiesto anche i tempi di applicazione, ma senza risposta. «Il piano dovrebbe consentire benefici di riduzione della spesa - prosegue Varrone -, ma bisognerebbe dare maggior sviluppo ai settori di cui il territorio ha necessità, anche alla luce delle maggiori competenze che la Regione delega alla Provincia. L'ipotesi è nella logica del ridimensionamento, non tenendo conto di servizi e uffici da implementare: per esempio agricoltura e lavori pubblici, dove invece il segno è negativo. Se il piano è per riorganizzare la gestione dell'ente, allora deve tenere conto anche delle debolezze e dare lì delle risposte».

 

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Provincia, confronto sul personale

Da “La Guida” del 26 novembre 2010 di Fabrizio Brignone

Lavori in cor­so (e confronto prossimo venturo) per riorganizzare l'ente Provincia dall'interno, a partire dal personale e dal­l'impostazione degli uffici: una rimodulazione che avrà effetti sulle risorse umane e sui servizi, e quindi anche sui rapporti con i cittadini, ma che al momento non è chiara e ha come uniche conseguenze il malumore e tanti interrogativi tra i di­pendenti.

Quella di lunedì prossimo potrebbe essere una giornata di chiarimento. Al mattino verrà presentato e discusso in commissione consiliare il nuovo "piano" per l'organiz­zazione e l'ottimizzazione del personale, i cui contenuti so­no però ancora top secret; nel pomeriggio, sono convocati i sindacati per una riunione de­dicata allo studio. A realizzar­lo, il gruppo Maggioli (con se­de nel riminese, realtà specia­lizzata nella consulenza orga­nizzativa aziendale e per la pubblica amministrazione), per indicare miglioramenti organizzativi nella struttura dell'ente e dei suoi uffici. È co­munque "giallo" intorno ai tempi: secondo fonti sindaca­li il documento sarebbe pron­to già da un paio di mesi, ma non c'è stato alcun confronto finora; anche l'opposizione in consiglio provinciale ha as­sunto posizioni decise, ricor­dando che era stato assunto un impegno al confronto con­siliare appena ci fosse stato il materiale, mentre se ne discu­terà soltanto lunedì prossimo.

Nemmeno i contenuti di questo studio sono ancora no­ti: l'unico elemento trapelato è una riduzione da cinque a tre "macroaree", con relativo ta­glio dei dirigenti e rimodula­zione dei settori e degli uffici. Le aree attualmente sono quelle dei servizi interni, lavo­ri pubblici, territorio, servizi alla persona, agricoltura; vi fanno capo 20 settori, ciascu‑

n propri servizi e strut­ture. Snrtaglio"_

poi, cominciar -a eir~e--. alcuni nomi (anche se al momento si tratta solo di indi­screzioni): l'unica conferma interna sarebbe quella di En­zo Novello, come responsabi­le delle funzioni tecniche, mentre si danno per possibiliun rafforzamento dell'attuale segretario generale Marisa Giannace e l'inserimento di un "esterno" (circola anche il nome di Mario Piovano, ex sindaco di Moretta).

Il tema del personale era contenuto in una delibera di giunta di fine 2009, per la va­riazione della macrostruttura dell'ente, per prevedere ipote­si e forme di razionalizzazio­ne. A metà marzo scorso, poi, la determinazione dirigenzia­le che assegnava l'incarico di redazione dello studio alla Maggioli, in seguito a gara, per un importo di 40.000 eu­ro. In occasioni pubbliche, co­munque, il nodo del persona­le era venuto alla ribalta: ri­mangono tracce di amarezza tra i dipendenti, infatti, per gli attacchi subiti sulla falsariga. delle accuse a "fannulloni" e per l'abuso dei bar, primo fra tutti quello in un comizio del­la Lega Nord il 24 luglio a Chiusa Pesio (con tanto di vi­deo finito poi su Internet). Tutto ciò in un clima già non facile tra le mura'di corso Niz­za 21, per via del blocco delle assunzioni e del turn over, ol­tre alle riduzioni sulle risorse interne (dagli straordinari al­l'uso delle auto dell'ente); non va dimenticato, poi, che la modifica degli orari di acces­so agli uffici per il pubblico era stata accompagnata anche da rigide norme agli ingressi dove erano state posizionate anche telecamere.

L'iniziativa aveva comun­que un precedente: già l'am­ministrazione guidata da Raf­faele Costa aveva commissio­nato uno studio simile, affida­to alla Labser di Brescia per una spesa di 49.500 euro, in seguito a una delibera di apri­le 2005 per ottenere una con­sulenza esterna sulla pianta organica. Il documento, però, sarebbe poi rimasto in un cas­setto, lettera morta. A comple­tamento del quadro economi­co, la spesa complessivamen­te impegnata finora per questi due studi si aggira intorno ai 90.000 euro: facile pensare dunque che da lunedì i mem­bri della commissione, in par­ticolare quelli di opposizione, saranno molto attenti nel con­frontare i due documenti, an­che per verificare l'efficacia dei contenuti.

Intanto, un auspicio di svi­luppo positivo della vicenda - oltreché dai dipendenti - viene dalle rappresentanze sindaca-li interne, che richiamano l'importanza di una maggiore serenità nell'ente: "Rimane es­senziale il confronto con l'am­ministrazione - spiega Walter Giordano -, per capire che co­sa potrà succedere e soprat­tutto quali benefici avrà il cit­tadino-utente da un'eventua­le riorganizzazione. È impor­tante che si metta bene a fuo­co che cosa c'è dietro un in­tervento del genere, anche perché dallo studio potrebbe anche emergere qualche ser­vizio 'scoperto o sottodimen­sionato: se invece si tratta so­lo ed esclusivamente di tagli, si perde un'occasione di mi­glioramento della situazione lavorativa (chiediamo da tem­po, ad esempio, che vengano date risposte su salario acces­sorio, contratti e profili pro­fessionali). L'obiettivo rimane quello di un clima azienda1e più sereno, cosa che finora non si è concretizzata".

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Provincia, sindacati attaccano
Rappresentanti Rsu nella riunione sull’integrativo hanno annunciato la sospensione delle relazioni

Da “La Stampa” del 24 settembre di ]LORENZO BORATTO
CUNEO
Un muro contro muro, inedito per la Provincia: le rappresentanze sindacali dei 738 dipendenti hanno «sospeso le relazioni sindacali». Ieri mattina la riunione per illustrare la bozza di contratto integrativo 2010, nel palazzo di corso Nizza, è durata pochi minuti. Il segretario generale Marisa Giannace, i dirigenti Ezio Elia e Enzo Novello leggono la proposta. Le Rsu consegnano un documento e se ne vanno. Il testo: «Sono sospese le relazioni sindacali in attesa di avere un chiarimento con la presidente Gianna Gancia per migliorare il clima aziendale e accedere a tutti gli atti del processo di riorganizzazione. Restiamo in attesa, ma chiediamo il blocco della mobilità forzata dei dipendenti e la sospensione di ogni atto organizzativo». Seguono 15 firme.
Uno di loro, con diversi anni di attività sindacale, spiega: «Una situazione del genere non era mai successa. Non rilasciamo dichiarazioni, parleremo soltanto attraverso comunicati stampa. Certo il clima è teso. La bozza di contratto integrativo? Sono briciole, ma non è il punto. L’incontro con la Gancia ci è stato negato. Qui chiudono servizi come lo sportello universitario, si accorcia l’orario di apertura al pubblico degli uffici mentre ad esempio il Comune di Cuneo l’ha prolungato. Cose inspiegabili. C’è rabbia dopo le esternazioni della presidente finite sul web».
Il filmato sul sito www.youtube.com è stato inserito da un militante leghista, è già stato visto quasi mille volte. Al raduno di luglio a Chiusa Pesio, la presidente Gancia aveva detto: «Tra i dipendenti della Provincia alcuni lavorano, ma non è che perchè sono dipendenti dello Stato che “Pantalone paga” e si può andare al bar (applausi, ndr). Abbiamo chiuso le porte perchè gli orari si fanno. Poi c’è la pausa pranzo. Si sono lamentati i bar perchè non avevano più clienti. E succede a Cuneo, non a Napoli».
Lunedì c’è stata un’assemblea del personale, dove i sindacati hanno sottolineato, sempre tramite comunicato: «La percentuale di assenze è all’1%, quinta fra le Province italiane prima in Regione. Si accusano i dipendenti di non lavorare, ma si chiede loro di effettuare straordinario per lo più non retribuito. Nonostante l’esistenza di professionalità, si continua con l’affidamento di prestazioni all’esterno».
C’è un altro problema: negli ultimi due mesi una ditta di Rimini ha intervistato circa 200 lavoratori della Provincia: questionari e raccolta dati per valutare carichi di lavoro e durata dei procedimenti. Gli atti sono stati negati ai dipendenti. Dopo la conferenza stampa di lunedì, è proseguita la discussione al pomeriggio, in Consiglio provinciale, con attacchi da parte della maggioranza. Il capogruppo Pdl, Marco Perosino, ha detto: «Nella Pubblica Amministrazione non si può governare con il sistema del terrore. Non riteniamo che il personale non lavori». La data per un incontro fra la presidente Gancia e i rappresentanti Rsu non è stata fissata, ma lunedì la presidente aveva spiegato: «La mia porta è sempre aperta».

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738 dipendenti scontenti per le parole della presidente Gancia

Da www.targatocn.it del 20 settembre

Lunedì di esternazioni in Provincia. A memoria di giornalista non si ricorda di essere arrivati a tanto. La RSU, le segreterie provinciale Fp Cgil, Fp Cisl, Fpl Uil e Rsu RDB, come già rivelato da targatocn.it venerdì 17 settembre, hanno radunato i giornalisti per portare all’attenzione pubblica il malcontento e la sfiducia che regnano tra i dipendenti della Provincia. “Il vostro stupore è il nostro” hanno affermato all’unisono. La situazione, nebbiosa da tempo, è esplosa a seguito di due fatti significativi. Il primo, più serio, inerente il processo di riorganizzazione, il secondo invece ha a che fare con le dichiarazioni fatte dalla presidente Gianna Gancia a Chiusa Pesio. Da quando i lavoratori hanno appreso del discorso durante il raduno leghista, la situazione è crollata ed è emerso tutto il disagio covato nel tempo. “Alcune cose non quadrano. Andremo fino in fondo a questo percorso che vuole fare chiarezza. Non accettiamo dichiarazioni che dicono tutto o nulla” mettono subito le cose in chiaro le maestranze sindacali. Non è escluso anche che nell’incontro che dovrebbe tenersi giovedì con la Provincia disertino il tavolo se l’Ente non va incontro alle loro esigenze. I problemi seri affrontati con soluzioni semplici sono una delle contestazioni rimarcate. “L’unica scelta organizzativa dell’Ente è stata quella di chiudere le porte al pubblico, ridurre i servizi erogati e gli orari di apertura. Da tempo chiediamo di conoscere i dettagli del processo di riorganizzazione, ma finora ci è stato negato l’accesso agli atti”.

I lavoratori inoltre si interrogano sullo stato dei rapporti: cos’è cambiato dal 19 giugno, quando la presidente Gancia elogiava ‘i suoi’ tramite una lettera, al giorno del raduno di Chiusa Pesio? Oltre al malumore, regna anche una certa confusione lavorativa, conseguenza della mancanza del piano di riorganizzazione. “I dipendenti non sanno cosa vuole il datore di lavoro e non capiscono perché alcuni incarichi vengano affidati a ditte esterne quando ci sono persone qualificate all’interno”. Infine, altra nota dolente la questione ‘viabilità’. Ovvero il nuovo compito di vigilanza dato ai cantonieri che rimane indefinito. Dignità professionali svilite e assenza di clima di benessere le altre armi con le quali i sindacati si presenteranno al tavolo di giovedì. Nella conferenza hanno anticipato: “Certo da oggi le relazioni sindacali non saranno più come prima”.

 

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Tre mesi di lavoro per 40 persone

Impiegati nella manutenzione di arredi comunali e verde urbano

Da “La Guida” del 3 luglio di Luca Borello

Cuneo - Creare opportu­nità di lavoro per persone "svantaggiate": questo lo sco­po dell'accordo siglato tra il Comune di Cuneo, il Consor­zio Socio Assistenziale del Cu­neese e il Consorzio tra coo­perative sociale "Il Mosaico".

"La crisi economica che sta investendo la nostra provin­cia - ha esordito il primo citta­dino Alberto Valmaggia - non si supera a spot e slogan, ma con una regia politica organi­ca e completa". Il Comune in­fatti ha stanziato 135.000 eu­ro (parte dell'avanzo di ammi­nistrazione 2008) per sostene­re un progetto di borsa lavoro che prevede di impiegare 40 lavoratori in grave difficoltà e­conomica, a causa della per­dita del lavoro, in due turni di tre mesi ciascuno (20 persone al primo e 20 al secondo) nel­la manutenzione ordinaria e straordinaria di arredi comu­nali e nell'ambito del verde ur­bano.

"Lo scopo - ha sottolineato Erio Ambrosino, assessore ai servizi sociali-educativi del Comune - è di offrire un pe­riodo minimo di assunzione per avere poi diritto alla cassa integrazione". I lavori, gestiti da 4 cooperative di tipo "B" appartenenti a "Il Mosaico" ("Il Prato" e "San Paolo" di Cuneo, "Amico Verde" di Bo­ves e "Il Ginepro" di Madonna dell'Olmo), supportate da "Ar­monia Work" e "Il Casolare"

di Saluzzo e "Nuovo Beila" di Mondovì, riguarderanno la si­stemazione di aiuole, panchi­ne, cestini, oltre che la potatu­ra, la semina e l'irrigazione. Sono già stati individuati i pa­rametri di scelta dei lavorato­ri: dovranno essere residenti in Cuneo, essere iscritti al Centro per l'impiego e colpiti da provvedimenti di licenzia­mento dopo il 1° settembre 2008, oppure disoccupati di lunga durata.

"Stiamo valutando le richieste di aiuto economico perve­nuteci da ottanta famiglie col­pite in modo grave dalla cri­si", ha spiegato Beppe Bernar­di, vice-presidente del Con­sorzio Socio Assistenziale. La decisione avverrà di concerto con il Centro per l'Impiego provinciale: "Abbiamo dato la disponibilità - ha commenta­to la vice-responsabile Enrica Barale - a sostenere colloqui individuali e di gruppo per va­lutare competenza ed espe­rienza".

Vi è poi una seconda parte dell'accordo che prenderà via solo a settembre: verranno stanziati 15.000 euro per la creazione di un supermercato last-minute a costo zero: "Metteremo a disposizione della grande distribuzione persone in borsa lavoro - ha concluso il vice-sindaco Gian­carlo Boselli - , che avranno il compito di selezionare gli ali­mentari in scadenza e rimasti invenduti da distribuire alle associazioni no profit". All'in­contro erano presenti anche Elisa Borello, assessore alle politiche del lavoro, Patrizia Manassero, assessore al bilan­cio, Franco Chittolina, presi­dente del Centro Studi della Fondazione Cassa di Rispar­mio di Cuneo, Renato Peruz­zi, dirigente del settore socio- educativo del comune di Cu­neo, e Daniela Murisasco, re­sponsabile del Servizio Terri­toriale di Base del Consorzio Socio Assistenziale

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PUBBLICA AMMINISTRAZIONE. A CASA PER MALATTIA
Assenze dimezzate negli uffici

Da “La Stampa” del 18 dicembre di ALBERTO PRIERI
CUNEO
Al Comune di Mondovì e all’Asl Cn1 (Cuneo-Saluzzo-Savigliano-Fossano-Mondovì-Ceva) le assenze per malattia dei dipendenti si sono dimezzate: rispetto allo stesso mese del 2007, a novembre 2008 sono scese rispettivamente del 57% e del 50,3%, secondo il ministero dell’Innovazione nella pubblica amministrazione, alla cui indagine hanno risposto 1.560 enti in Italia, sette nel Cuneese.
Stefano Viglione, sindaco di Mondovì: «Abbiamo sempre avuto livelli di assenza così bassi che qualsiasi variazione genera percentuali alte. La collaborazione con il personale è massima, così come la disponibilità dei dipendenti».
Nel caso dell’Asl Cn1, a fronte di 1.391 giornate di malattia registrate lo scorso novembre, quelle dello stesso mese 2007 erano state 2.797. Tutti malati immaginari? «No - rispondono alcuni dipendenti -: il confronto sui mesi invernali è falsato perchè basta un anticipo di influenza per costringere a letto molti lavoratori». Non a caso le variazioni calcolate su settembre e ottobre sono meno marcate. «Questi numeri non hanno alcun significato - ribadisce Gianpiero Porcheddu, Cisl funziona pubblica –. I questionari sono stati costruiti ad arte per generare risultati positivi. Al decreto non sono seguite variazioni significative nella produttività degli enti locali che, in provincia di Cuneo, è sempre a ottimi livelli».
Negli uffici della Provincia le assenze si sono ridotte di un terzo (il 35,6%, a fronte del 44,1% della media nazionale). “Un dato positivo - commenta Raffaele Costa, presidente della Provincia -: evidentemente certe norme, al di là dell’apparenza, stanno dimostrando una loro efficacia. Chi si impegna non ha nulla da temere».
Fra gli altri Comuni, Savigliano vanta il 30% in meno di assenze, Alba il 28,5%, Bra il 14,8% e Cuneo occupa l’ultima posizione con il 13,8%. Qui la media è di 0,4 giorni di assenza per dipendente, contro quella nazionale di 0,71. «Partivamo già da un’ottima situazione, ecco perchè c’è stato un calo inferiore rispetto ad altri enti - commenta Elisa Borello, assessore al Personale -: se in altre parti d’Italia l’azione del ministro Brunetta è utile, a noi impone una spesa di 10 mila euro all’anno per le visite fiscali, che prima venivano ordinate solo quando effettivamente necessario».

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FOSSANO. BILANCIO 2007
Multiservizi azzera il debito e assume altri dipendenti

Da “La Stampa” del 11 dicembre di WALTER LAMBERTI
FOSSANO
Ha segno positivo il bilancio 2007 dell’Azienda speciale multiservizi di Fossano presentato durante l’ultimo Consiglio comunale.
Obiettivo raggiunto dopo quattro anni in cui il disavanzo si è via via ridotto (era di meno 273.226 euro nel 2004, meno 28.883 nel 2005 e meno 15.618 nel 2006) fino a raggiungere il pareggio a circa 4 milioni di euro (per la precisione un più 25 euro) dell’ultimo anno. «Una grande soddisfazione» per la presidente Ivana Borsotto, incaricata di illustrare le voci che hanno permesso questo risultato, ripercorrendo la storia dell’azienda comunale nata con la finalità istituzionale di rispettare i parametri di bilancio imposti dal Patto di stabilità e lo scopo di migliorare i servizi.
Questi ultimi sono via via aumentati e attualmente vanno dalla gestione delle due farmacie comunali e del verde pubblico, ai servizi all’infanzia, all’istituto musicale Baravalle, pulizie dei locali comunali, assistenza scolastica a portatori di handicap, gestione di villaggio sportivo, parcheggi e cimiteri. Il tutto con un considerevole aumento del personale che è passato da 90 dipendenti del 2006 a 118 nel 2007.
«L’utile che abbiamo ottenuto è minuscolo - commenta la Borsotto -, ma dimostra che il traguardo dei conti in equilibrio, che era ed è un nostro obiettivo primario, è stato raggiunto».
Ai primi posti del bilancio, per ricavi annui, ci sono i servizi farmaceutici. «Se si considera - continua la presidente - che il mercato farmaceutico, sia nazionale sia in provincia di Cuneo, ha mostrato nel 2007 una flessione delle vendite e che è aumentata la concorrenza da parte delle parafarmacie, l’ulteriore incremento dei ricavi delle farmacie comunali e il loro buon livello di redditività sono per noi motivo di soddisfazione, oltre che un ragguardevole contributo economico».
Nel dettaglio l’utile al lordo delle imposte è stato di 96.971 euro per la Municipale 1 (che nel 2007 è stata trasferita da via Roma in viale Regina Elena per rispondere alle esigenze degli abitanti del Borgo nuovo) e di 133.944 euro per la Municipale 2.
Oltre alle farmacie, tra le voci di «eccellenza» anche l’istituto musicale Baravalle, in continua crescita con 430 allievi (più altri 150 nelle sedi di Trofarello e Poirino).

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COMUNI.PERSONALE
Le nuove assunzioni grazie ai pensionamenti
L’escamotage ai patti di stabilità e ai tagli di spesa

Da “La Stampa” del 24 novembre

Alle prese con patti di stabilità e tetti di spesa imposti dalle Finanziare, i Comuni devono usare l’ingegno ed escamotage per mantenere le piante organiche e garantire servizi decenti ai cittadini. In Comune a Cuneo i dipendenti sono 376 (10 i dirigenti), nel 2005 erano 423. Il numero tornerà a crescere: le risorse per assumere dal 2009 quattro vigili urbani sono state trovate perché grazie al pensionamento del dirigente al Personale che non sarà sostituito. A dicembre le sue competenze saranno divise tra segretario comunale e assessorato al Bilancio.
Dal 2006 il personale del Comune di Savigliano è assestato a 118 dipendenti (esclusi i vigili, che fanno capo all’Unione dei Comuni con Monasterolo e Marene). Ci sono state 2 stabilizzazioni per altrettante fuoruscite e una sostituzione con mobilità esterna. Da sempre il Comune di Savigliano è al di sotto della pianta organica di una decina di unità.
Il Comune di Mondovì assumerà due vigili urbani, oltre alla copertura di un posto allo Sportello Unico. L’organico è 161 impiegati, di cui 24 con contratto part time e 3 collocati in altri enti (tribunale, giudice di pace e Politecnico). Mondovì è uno di quei Comuni che possono operare in deroga all’articolo 3 (comma 121) della Finanziaria 2008, nota con il nome di «blocca assunzioni». «Resta l’obbligo di ridurre le dinamiche di spesa riguardo al personale» dice Bruno Armone Caruso, segretario comunale. Risultano, ad oggi, vacanti e non coperti 7 posizioni. Per l’asilo nido comunale di via Ortigara, l’amministrazione comunale intende aggiungere due part time entro il 2009.
Sono 135 i dipendenti a libro paga del Comune di Fossano. Di questi, 132 hanno contratto a tempo indeterminato (rientrano nel numero anche i 4 dirigenti), cui si aggiunge il segretario comunale e due dipendenti assunti a tempo determinato. Vanno aggiunti poi 4 addetti a contratto di collaborazione coordinata e continuativa. Da inizio anno ci sono stati tre pensionamenti e due cessazione per trasferimento, rimpiazzati con 5 assunzioni.
L’Amministrazione comunale di Bra ha bandito un concorso per assegnare nove posti di lavoro.
«Siccome abbiamo alcuni dipendenti a tempo determinato il cui contratto è in scadenza e non è più rinnovabile - spiega Costanzo Fissore, dirigente Ufficio personale -, dobbiamo integrare nel nostro organico cinque istruttori amministrativi, due geometri, un contabile e un capo-giardiniere. Queste assunzioni non sposteranno il budget per il personale, perché si tratta di sostituzioni». Attualmente il «Conto del personale» di maggio (documento ufficiale che ogni anno comunica i movimenti al Ministero della funzione pubblica) registra 176 dipendenti in servizio (111 donne) dei quali 23 sono a tempo determinato. Negli ultimi mesi sono stati sette i pensionamenti e una sola assunzione.
Il Comune di Saluzzo conta 117 dipendenti. La pianta organica ne prevede 141. Ma i numeri cambieranno presto. Si sta per chiudere, infatti, la procedura per la mobilità di due vigili urbani e con la stessa mobilità arriverà un amministrativo che svolgerà le mansioni d'ufficio nel comando di polizia. Anche all'ufficio Urbanistica forze fresche. Un funzionario è arrivato dal Comune di Fossano e si sta concludendo l'iter per un secondo arrivo. Infine c'è stata un'assunzione all'ufficio Servizi alla Persona.
Al Comune di Alba quest’anno sono stati assunti 14 dipendenti a tempo indeterminato contro 9 che hanno lasciato. Le assunzioni hanno riguardato 4 vigili, 3 geometri 1 istruttore al museo civico, 2 impiegati alla Ragioneria e 1 operaio al nido comunale. Per gli altri 3 (due insegnati e un impiegato amministrativo) si è trattato di «stabilizzazioni». Non ci sono concorsi aperti e non sono previste altre assunzioni 2008. Il Comune di Alba ha 231 dipendenti fissi e 7 a tempo determinato.\

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PROVINCIA. SOCIETA’ PARTECIPATE

Patto per lo Sviluppo “No alla liquidazione di Acquegranda”

Da “La Stampa” del 31 ottobre di ]PAOLA SCOLA
CUNEO
«Siamo preoccupati per la sorte di Acquegranda». Lo scrive il Patto per lo Sviluppo (Confartigianato, Confindustria, Confcommercio, Coldiretti e Confagricoltura) al presidente della Provincia Raffaele Costa, dopo la decisione di liquidare la partecipata.
«La società - dice Sebastiano Dutto, presidente del Patto - ha svolto una significativa attività su un tema strategico e importante quale il razionale utilizzo delle risorse idriche. La sua liquidazione potrebbe lasciare un vuoto in termini di studio e progettualità». Le organizzazioni chiedono la «sollecita istituzione di un Comitato d’indirizzo, attraverso cui dare continuità alla mission di Acquegranda».
La liquidazione rientra nel piano della Provincia di razionalizzare le partecipate (approvato in Consiglio, ma senza ancora esiti concreti). Piano il cui «nodo» principale resta il destino di Geac (aeroporto), Sitraci (progetti e infrastrutture) e Fingranda (finanziaria), per le quali si è ipotizzata una fusione, a creare una sorta di polo logistico e dei trasporti. Un «matrimonio» che dovrebbe avere come capofila Geac, titolare della concessione aeroportuale di Levaldigi. Mentre Sitraci (nata 40 anni fa per realizzare il traforo del Ciriegia) non avrebbe espresso preclusioni alle «nozze», per Fingranda sarebbe invece spuntata un’intesa con Finpiemonte, che complicherebbe il piano provinciale.
Geac-Sitraci-Fingranda potrebbero fondersi con un progetto triennale (Geac non sarebbe privatizzabile subito, perché Sitraci ha il 70% di azionisti privati, quindi occorrerebbe un bando europeo): un’incorporazione mediante aumento di capitale, per rilevare le quote dei Comuni. Una serie di operazioni verso una «new co», in società con Regione, Provincia e Camera di commercio. A quel punto si potrebbe procedere con il bando europeo e l’ingresso di un socio privato rilevante (il 40% di Geac sarebbe quotato 10 milioni di euro). Ma, per ora, è teoria. Il dato pratico è che oggi scade il termine per il nuovo aumento di capitale dello scalo: a pagare, finora, solo la Camera di commercio, ma la Regione si è detta disponibile. L’assemblea dei soci ha comunque fissato in 5 anni il tempo per la ricapitalizzazione.
Intanto una delegazione cuneese, guidata da Andreino Durando per la Camera di Commercio, con aeroporto, Atl, Cônitours, Riserva Bianca di Limone e Mondolè Ski, è stata nelle città inglesi e irlandesi da dove, il 20 dicembre, decolleranno i nuovi voli Ryan Air per Levaldigi. Il portale www.cuneoitalianalps.it proporrà pacchetti turistici per le settimane bianche.

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MONDOVÌ. DELIBERA
Mancano agenti e il Comune taglia l’orario per il pubblico

Da “La Stampa” del 29 ottobre di GIANNI SCARPACE
MONDOVI’
Sedici agenti di polizia locale non bastano per coprire l’elevato volume di pratiche amministrative e gli interventi sul territorio. Così la Giunta ha approvato una delibera in cui riorganizzano gli orari di apertura al pubblico degli uffici del comando «al fine di ottimizzare la funzionalità degli uffici ed assicurare sempre un’idonea gestione dell’onere amministrativo in capo all’ufficio». Per smaltire il lavoro amministrativo e rispondere alle esigenze di una città di 22 mila abitanti con una rete viaria complessa, si deve metter mano a una nuova programmazione: gli uffici saranno aperti il lunedì dalle 8,30 alle 12,30. Dal martedì al venerdì dalle 7,30 alle 13,30 e dalle 14,30 alle 16; il sabato dalle 7,30 alle 13,30. Il «taglio» significativo è nelle ore pomeridiane. Meno ore di ricevimento del pubblico, ma è attiva la reperibilità tramite il trasferimento di chiamata sul cellulare di servizio. «Dei 16 agenti disponibili – dice il comandante Renato Ferrua – 3 si occupano di pratiche amministrative, gli altri sono impiegati sul territorio. Due agenti saranno trasferiti, gli effettivi diminuiranno ancora. Oggi il rapporto tra vigili urbani e cittadini di Mondovì è di 1 ogni 1330 abitanti, compresi i dirigenti. Il parametro regionale dice che dovrebbe essere di 1 ogni 800».
È stato indetto il concorso pubblico per esami per la copertura di posti vacanti come «agente di polizia locale»: 1200 euro al mese per un agente di prima nomina. Entro il 3 novembre le domande dovranno pervenire in Comune, saranno esaminate, poi si terrà il corso–concorso. Il Comune ribadisce «l’attenzione nel potenziare l’organico – puntualizza il sindaco Stefano Viglione –, chiamato a sempre maggiori competenze, tenendo conto della temporanea carenza di personale. Stiamo lavorando per raggiungere un numero di agenti adeguato alle esigenze». Le «competenze» del comando si traducono in numeri che Ferrua snocciola, insieme alla vice Domenica Chionetti. Ecco di cosa si sono occupati gli uffici del comando dal 1° gennaio a oggi: 79 fascicoli di polizia giudiziaria, 56 denunce, 84 incidenti stradali, 310 pratiche di occupazione di suolo pubblico, 139 denunce di smarrimento, 1077 denunce antiterrorismo per i fabbricati, 62 pratiche di cose smarrite, 606 accertamenti all’anagrafe, 431 ricezioni di denunce di infortuni, 159 ordinanze per la viabilità, 328 dichiarazioni di ospitalità di extracomunitari.

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PIANO DI RIORDINO. OGGI L’APPROVAZIONE IN CONSIGLIO REGIONAL
Saranno sei le Comunità montane

Da “La Stampa” del 29 ottobre di MATTEO BORGETTO
CUNEO
«La delibera della Giunta ne prevedeva 5, ma dopo il dibattito diventeranno 6. L’unica modifica riguarda la valle Maira, che inizialmente doveva andare con la valle Grana, ma ha chiesto di rimanere da sola per la questione delle centraline. E’ molto probabile che venga accontentata. Così, la valle Grana andrà con la Stura». Il presidente dell’Uncem, Lido Riba, ieri, a Torino, ha assistito ai lavori delle due Commissioni regionali Agricoltura e Montagna e Rapporti con le Istituzioni sul Piano di riordino delle Comunità montane (attualmente nella Granda sono 12), che stamane, alle 10, verrà portato in Consiglio regionale per l’approvazione definitiva.
«La prima seduta (ieri, ndr) è stata sospesa per mancanza del numero legale - precisa Riba - ma il problema non riguarda la provincia di Cuneo, dove la situazione è abbastanza chiara».
Nulla di ufficiale, tuttavia, come rileva il consigliere regionale, Giorgio Ferraris: «Saranno sei - ammette - ma non è ancora detto che sia proprio la valle Maira a rimanere da sola». L’idea non spiace al presidente, Livio Acchiardi. «Ben lieti di mantenere la nostra autonomia - dice -. In questi anni, lo sviluppo sul territorio realizzato dalla società “Maira spa”, amministratore della centralina idrolettrica “Frere2”, ci ha resi autosufficienti (150.000 euro di introiti nel 2007, ndr). Ma non chiudiamo la porta a un eventuale accorpamento con la valle Grana, perché abbiamo in comune tanti servizi».
La reazione del presidente della Comunità valle Grana, Alessandro Verardo: «Ci sono molte più ragioni per tenerci uniti alla valle Maira - dice - ma possiamo lavorare bene anche con la valle Stura. La soluzione concilierebbe le esigenze della val Maira di “correre da sola” con le nostre, di mantenere la valle unita».
Il riferimento è all’altra possibilità avanzata in Commissione regionale: un’unica Comunità montana della valle Stura, con l’aggiunta dei Comuni di Vignolo e Cervasca, attualmente inseriti in valle Grana. «Ma noi saremmo ben felici di aggregarci alla valle Grana - commenta il presidente, Livio Quaranta -. Non abbiamo preso in considerazione l’ipotesi di rimanere da soli».
Nessun «ripensamento» sugli accorpamenti previsti dalla Giunta regionale per le altre 9 Comunità montane cuneesi. L’Alta Langa verrà unita a Langa Valli Bormida e Uzzone. La Comunità della Bisalta, fondata nel 2004, tornerà insieme insieme alle Valli Gesso, Vermenagna e Pesio. «Siamo stati benissimo da soli - commenta il presidente, Ugo Boccacci - ma accettiamo la decisione, che è la più logica e accontenta entrambi».
Le Valli Po, Bronda e Infernotto si uniranno alla Valle Varaita. «Non sarà una passeggiata - rilevano i presidenti Aldo Perotti e Silvano Dovetta -. Avremo 29 Comuni per 50.000 abitanti nell’area sotto il Monviso. L’importante sarà lasciar fuori la politica e lavorare come amministratori della montagna».
La Comunità più numerosa della Granda (43 Comuni) sarà quella formata da Alta valle Tanaro, Valli Mongia, Cevetta e Langa Cebana e Valli Monregalesi, che rilancia. «Avremmo accettato l’accorpamento - dice il presidente, Pietro Blengini - ma la notizia sulla valle Maira è un duro colpo: la divisione degli enti non sarebbe equa. Ragioneremo a bocce ferme, ma se così fosse, ci faremo sentire in Regione».

FONDI E TAGLI
Un terzo di dipendenti in meno

Istituite nel 1971, le Comunità Montane sono 356, con 12820 consiglieri. Nel 2007, hanno ricevuto dallo Stato 190 milioni di euro, nel 2008 156 milioni. L'ultima Finanziaria prevede un taglio di 90 milioni di euro in tre anni. In Piemonte, dove la montagna copre il 52% della superficie con circa 800.000 abitanti, le Comunità Montane sono 48 e comprendono 558 Comuni, con 1.700 amministratori e 600 dipendenti. Il Piano di accorpamento regionale comporterà la riduzione di un terzo del personale. «La Regione sarà a fianco dei dipendenti - ha l'assessore alla montagna, Bruna Sibille - ma anche lo Stato non può lavarsene le mani e deve fare la sua parte».

 

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CUNEO. PROPOSTA DELLA SIBILLE
Tagli degli Enti montani Pronto il piano: da 12 a 5

Da “La Stampa” del 12 ottobre

«Le dodici Comunità montane della Granda saranno dimezzate: entro ottobre ci sarà la delibera del Consiglio regionale». L’ha ricordato ieri l’assessore regionale alla Montagna Bruna Sibille al convegno al Centro incontri di Cuneo sul futuro degli Enti montani, organizzato dalla Cisl.
Dopo i tagli del Governo Prodi (66 milioni di euro trasferiti dal fondo per le Comunità montane a quello per gli investimenti) e quelli dell’ultimo decreto 133 «Brunetta» (90 milioni in meno fino al 2011), la proposta della Sibille sarà di cinque Enti montani nella Granda: unite le valli Po, Bronda e Infernotto con la Varaita, Grana e Maira, Stura con Gesso Vermenagna e Bisalta. Nel Cebano divisione in due (Alta Langa con le valli Bormida e Uzzone, le valli Tanaro Mongia e Cevetta con il Monregalese).
Il segretario provinciale Fp-Cisl Giampiero Porcheddu e Ugo Milano della Funzione pubblica regionale, hanno detto: «La 133 mette a rischio i servizi per i cittadini. Federalismo significa corresponsabilità: non sono arrivati risparmi da altri enti e la scure è calata sui più deboli». Lido Riba, presidente Uncem: «Metà del Piemonte è stato trattato con sciatteria dagli ultimi Governi. La montagna non chiede soldi, ma di vedere valorizzate risorse e potenzialità».
Al dibattito sono intervenuti i parlamentari Teresio Delfino (Udc) e Franca Biondelli (Pd), i consiglieri regionali Giorgio Ferraris («Solo il Piemonte ha difeso le Comunità montane come ente politico intermedio») ed Elio Rostagno («Basta discussioni: la legge sarà operativa dal 2009 e gli oltre 100 dipendenti pubblici delle Comunità della Granda saranno mantenuti, ma devono riqualificarsi»). L’assessore provinciale alla Montagna Silvano Dovetta ha ricordato: «Gli Enti montani hanno raggiunto notevoli risultati: proporrò un Consiglio provinciale aperto per discutere del loro futuro». \

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STATISTICA. AL 94° POSTO
Cuneo fra i capoluoghi dove i dipendenti sono pagati meno

Da “La Stampa” del 7 ottobre di CARLO GIORDANO
CUNEO
Il Comune ha 70 dipendenti ogni 10 mila abitanti e spende per ognuno una media di 35.487 euro. Il dato è emerso da una ricerca de «Il Sole 24 Ore», pubblicata ieri, che ha fotografato la situazione nei 102 capoluoghi di Provincia d’Italia, in prospettiva dell’entrata in vigore del federalismo fiscale.
A livello piemontese Cuneo si piazza al penultimo posto nel rapporto abitanti-personale. Un indice più basso solo a Vercelli: 66 addetti ogni 10 mila cittadini. Il municipio di Cuneo ha 381 dipendenti. I costi per il personale rappresentano il 28 per cento della spesa corrente che è pari a 44.807.341 euro. Questo significa che ogni anno servono 12.688.832 per le buste paga di impiegati e dirigenti. A questa cifra vanno aggiunti 831.830 euro che il Comune paga come tasse per il personale.
L’indagine de «Il Sole 24 Ore» ha calcolato anche la spesa per abitante che il municipio affronta in quattro settori. Per quanto riguarda le funzioni generali (dall’ufficio anagrafe al servizio elettorale, dal patrimonio al funzionamento del Consiglio comunale) la spesa pro capite è 205 euro. Il sostegno all’istruzione costa ad ogni cuneese 149 euro. Per la cultura il Comune spende 39 euro per abitante; per l’assistenza 107.
«L’analisi vede Cuneo tra i comuni virtuosi - dice Patrizia Manassero, assessore al Bilancio -. La nostra città si contraddistingue tra quelle con minor spesa per il personale (al 94° nella classifica generale), cui si aggiunge il valore positivo nel rapporto tra dipendenti e abitanti (75ª posizione), a conferma di una politica di razionalizzazione già avviata negli scorsi anni. Anche la lettura delle altre tabelle ci conferma un’amministrazione che pur contenendo la spesa riesce a dare una giusta risposta ai bisogni della città».
Sul personale l’opposizione sta preparando un ordine del giorno in vista del prossimo Consiglio comunale. «Fruttando il decreto Brunetta si potrebbe arrivare al pensionamento dei dirigenti che hanno superato i 40 anni di attività - spiega Piercarlo Malvolti, capogruppo Udc -, operazione che potrebbe portare a un risparmio di un milione di euro, utile per la rivalutazione dei quadri».

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CUNEO. ASSUNTI DAL COMUNE
Sei vigili per lavorare la notte

Da “La Stampa” del 18 settembre di CARLO GIORDANO
CUNEO
Si fa più concreta la possibilità di istituire il turno di notte della polizia municipale: lunedì, la Giunta comunale ha dato via libera all’assunzione di altri sei «civich». Attualmente l’organico sulla carta è di 42 vigili (di cui uno in distacco sindacale), compresi il comandante, tre ispettori e dieci sottoufficiali. La legge regionale ne prevedrebbe 70. Delle 6 nuove assunzioni una è praticamente d’obbligo, dato che la Giunta si era impegnata a non scendere sotto quota 43 vigili in servizio.
«Dopo l’approvazione da parte del Giunta sono immediatamente scattate le procedure per il bando di concorso - spiega Guido Lerda, assessore alla Polizia Municipale -; contiamo di poterli avere operativi tutti e sei già dal 1° gennaio. Evidentemente con questo rafforzamento d’organico si potrà affrontare la questione del terzo turno o comunque il prolungamento dell’orario di servizio in particolari giorni della settimana. Tutte le ipotesi sono da valutare, nel frattempo infatti la pianta organica potrebbe ancora variare. Per quanto riguarda le assunzioni un posto potrebbe essere coperto attingendo dalla graduatoria del concorso precedente; un altro sfruttando la mobilità tra enti. Anche per queste soluzioni è doveroso utilizzare il condizionale. Siamo ancora nella fase iniziale della procedura, il via libera al concorso è avvenuta solo martedì».
I vigili urbani di Cuneo attualmente svolgono un servizio articolato su due turni: 7,30-13,30; 13,30-19,30. Con un un eventuale terzo turno si coprirebbe la fascia oraria 19,30 -1,30. Un prolungamento d’organico è già previsto in coincidenza con importanti manifestazioni, le partite di volley al Palazzetto dello sport, sedute di Consiglio comunale, operazioni di controllo del territorio congiunte con altre forze dell’ordine.
«Sull’istituzione del terzo turno si era già raggiunto un accordo - spiega Walter Biancotto, vigile urbano e rappresentante Rsu Comune di Cuneo -, l’importante è che quei criteri vengano rispettati. Innanzitutto il turno serale non deve lasciare scoperti i servizi diurni, altrimenti è inutile. In secondo luogo avevamo chiesto che di notte vengano impegnati non meno di cinque operatori: un piantone, un responsabile di servizio e tre agenti. Infine, se si decidesse di limitare il terzo turno nei fine settimana (venerdì-sabato-domenica), devono essere comunque garantiti i riposi domenicali».

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IL CASO. INDAGINE DEL MINISTERO
Cuneo, più assenze in Comune

Dato in controtendenza: a giugno aumento del 29% rispetto al 2007

Da “La Stampa” del 29 luglio di LORENZO BORATTO
CUNEO
Cala l’assenteismo nelle Amministrazioni pubbliche italiane, ma non al Comune, dove il dato risulta in controtendenza: le «assenze» sono cresciute del 20% a maggio e del 29% a giugno, rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Il giro di vite del ministro della Funzione pubblica Renato Brunetta contro i lavoratori delle Amministrazioni non otterrebbe a Cuneo i risultati attesi. Il ministero ha diffuso i dati, a campione, su alcune realtà: ministeri, agenzie fiscali, enti pubblici come l’Inps ed enti locali. Una diminuzione media del 15%, punte del 50%, confrontando i mesi di maggio e giugno degli ultimi due anni, ma c'è chi aumenta i «giorni di mancato lavoro», come il Comune di Cuneo, storicamente tra i più virtuosi d’Italia. «Dati ricavati non si sa da dove - dice l'assessore al Personale, Elisa Borello -. Ho verificato: sono stati messi insieme malattie, ferie, permessi, maternità, distaccamenti. Questa crescita? In parte per le piogge e il freddo di questi ultimi due mesi che hanno costretto molti a letto. Ho controllato gli altri Comuni citati: Cuneo ha meno assenze in valore assoluto e il numero più basso di dipendenti (un lavoratore in Municipio ogni 142 residenti, mentre gli altri sono tutti sotto quota 100 abitanti per impiegato)».
Anche il sindaco Alberto Valmaggia è critico: «Nel 2006 eravamo quarti in Italia per giorni di malattia: 16, a fronte di una media nazionale nei Comuni di 25. Il blocco delle assunzioni è stato rispettato, ma il personale era già equilibrato in partenza. Per sopravvivere abbiamo esternalizzato alcuni servizi, dalle farmacie comunali alla riscossione delle multe. C'è grande demagogia da parte del ministro».
Il decreto legge «Brunetta» è stato approvato il 25 giugno e il ministero parla di «effetto annuncio», ma i sindacati sono sul piede di guerra. Claudio Migliore, rappresenta la Cisl in Comune: «Il cittadino ha un controllo diretto dei dipendenti comunali che erogano servizi. A Cuneo il rapporto dipendenti del municipio-abitanti è fra i più bassi d'Italia, e siamo capoluogo. Ai tagli si sopperisce con sacrifici, turni maggiori, collaborazione e buona volontà. Agli aumenti di produttività non corrispondono aumenti di salari e i lavoratori pubblici non hanno lo sgravio degli straordinari». Walter Biancotto, Cgil: «Non sono aumentate le malattie. Si sono accumulati arretrati e chi può va in ferie in periodi dove si spende meno. Si pensi al Tour: a noi vigili urbani era proibito andare in vacanza. Due mesi poi non sono significativi. Il trend è positivo da anni. Nel 2007 c'era già un 10% in meno di malattie sull'anno prima a livello di lavoro pubblico: nessuno sapeva che Brunetta sarebbe diventato ministro».
Flaviana Desogus, Uil: «Rilevazioni poco serie. Su Sanità ed enti locali il decreto Brunetta cambia poco, è più incisivo sui ministeri, dove c'è necessità di tagliare. I Comuni sono già allo sfinimento. Un esempio: Ercolano ha lo stesso numero di abitanti di Cuneo, ma il doppio di dipendenti. Servono verifiche coerenti, non demagogia».

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PROVINCIA. APPROVATO IL PIANO IN CONSIGLIO
Partecipate, primo accorpamento

Da “La Stampa” del 1 luglio di paola SCOLA
 
Accorpamento di Fingranda, Geac e Sitraci. Uscita da Acquegranda. Valutazione sull’eventuale dismissione delle quote di Agengranda entro il 31 dicembre. Dopo mesi di discussione, un rinvio ad aprile, due ore di dibattito e la sospensione della seduta, ieri maggioranza e opposizione in Consiglio provinciale hanno approvato (26 «sì») la delibera sul progetto di riordino delle partecipate. Contrari Beppe Lauria (gruppo misto, maggioranza) e Ivan Di Giambattista (Rifondazione). Assente Guido Brignone (Lega).
Nascerà il «polo delle infrastrutture» (con parere favorevole dei «cda» delle tre società), che - come sottolineato dall’assessore Ambrogio Invernizzi e chiesto da molti consiglieri - dovrà avere «autonomia gestionale, salvaguardare la concessione di gestione dell’aeroporto e ridurre il numero di consiglieri (da 33 a 5) e revisori dei conti (da 12 a 3)». Per Agengranda e Acquegranda il dibattito rimane aperto (con parere negativo dei cda alla fusione in Geac-Fingranda-Sitraci): stralciata dalla delibera la proposta di un comitato per acqua ed energia, tutto torna nella 1ª commissione.
Dopo un minuto di silenzio per commemorare Giovanni Vietto e l’annuncio della nomina a presidente del Calso di Marco Botto (non ufficializzata), primo a intervenire sulle partecipate è stato Giancarlo Boselli (Pd): «Stralciamo la parte di delibera su acqua ed energia, prima occorre capire che indirizzo la Provincia intenda darsi». Ivan Di Giambattista (Rc): «Quali strategie ci sono? Non dev’essere un semplice assemblaggio di funzioni fra le società». Gianfranco Dogliani (Pdl): «Condivido la linea della giunta». Guido Brignone (Lega): «E’ un matrimonio d’interesse, per dare fondi all’aeroporto. Lasciamo in eredità alla prossima amministrazione un problema irrisolto. Sono in maggioranza, ma non partecipo al voto». Elio Rostagno (Pd): «Su acqua ed energia non è che facendo un comitato si risolva tutto. E non corriamo, per Acquegranda, subito alla misura estrema della chiusura». Germana Avena (Pd): «Abbiamo una strategia? L’importante è la chiarezza». Roberto Nizza (Impegno): «Senza indugi sono favorevole all’accorpamento in Geac». Se Carlo Castellengo (Pdl) ha rimarcato l’importanza dell’«economicità gestionale» della nuova realtà, Francesco Rocca (Pd) ha chiesto di sospendere il Consiglio per ulteriori valutazioni (contrario Piero Sassone, Pdl). Beppe Lauria (gruppo misto): «Anni fa dissi “Presidente, se ci sei batti un colpo”. Non ho visto scelte politiche determinanti. Avrei voluto che in 5 anni lasciassimo qualcosa, invece anche oggi siamo qui a lambiccarci in chiacchiere. Un escamotage, non una scelta politica lungimirante». Vibrante la replica di Raffaele Costa: «Questa delibera ha come obiettivo combattere spese ingiustificate. Tanti rinvii, ora la decisione è matura. Devo “battere un colpo”? E’ quello della votazione. Correggere, modificare? Sì, ma poi votiamo. Chi non vuole è libero, siamo in democrazia: l’importante è che non si offenda se noi votiamo. Breve sospensione? Sì, ma solo per un accordo tecnico». Poi le dichiarazioni di voto di Lauria, Dogliani, Broardo, Guida, Boselli («Accordo soddisfacente»), Mellano, Castellengo, Di Giambattista e Botto.

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ALBA. CON LE COLLINE DI LANGA E DEL BAROLO
“Uniti per ottimizzare la gestione dei civich”

Da “La Stampa” del 10 giugno

Il Comune di Alba e l’Unione dei Comuni «Colline di Langa e del Barolo» uniscono le forze per creare un servizio associato di polizia locale. In base all’accordo siglato, valido per i prossimi tre anni, in caso di necessità l’una o l’altra parte possono richiedere il rinforzo dei propri Corpi di polizia municipale attraverso la condivisione di personale, oltre che di risorse strumentali e tecnologiche. «Da tempo c’era l’esigenza - commenta l’assessore alla Polizia municipale albese Claudio Taretto – di regolamentare un rapporto di scambio e collaborazione, in particolare per fronteggiare nel modo più efficace determinate situazioni».
Al via quindi azioni congiunte per i servizi in occasione di eventi o manifestazioni, per il controllo della sicurezza stradale, soprattutto in orari a rischio come il sabato notte, e per pattugliamenti notturni. Sono comprese tutte le attività contro gli atti di vandalismo, la microcriminalità e di salvaguardia dell’ambiente. Spetterà al sindaco, su richiesta del comandante della polizia, richiedere l’invio del personale necessario e all’Amministrazione locale farsi carico di eventuali spese. Il personale di polizia municipale è autorizzato a svolgere il servizio in entrambi i territori: quando si troverà fuori sede dovrà sempre operare nel rispetto delle regole in vigore sul territorio dove andrà a intervenire

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RACCONIGI. INDAGINE ISTAT
Dipendenti comunali “fedeli” Solo 7 giorni d’assenza l’anno

Da “La Stampa” del 8 giugno di ALDO MANO
I
Al bar o al supermercato durante l’orario di lavoro? Troppi giorni di mutua? Spesso i pubblici dipendenti sono nel «mirino» per le eccessive assenze, la scarsa produttività. Ma al Comune di Racconigi non è così: i dipendenti fanno colazione prima di recarsi al lavoro e le spese nei giorni liberi o di permesso. Lo spiegano, con orgoglio, l'assessore al Personale Andrea Beltrando e il dirigente generale Vito Burgio, responsabile delle sei aree, con a capo altrettanti funzionari, da cui è formata l'amministrazione del Comune: «Il nostro personale è molto più diligente, in confronto alla media nazionale, non solo se ci si confronta con il settore pubblico, ma anche con quello privato». Partendo dai dati pubblicati dal ministero, dai quali emerge una media nazionale di assenze nel 2007, ferie escluse, pari a 20/22 giorni a persona. Il dato Istat riporta una media di 22 giorni per il comparto pubblico, che scende per il privato a 5/8 giorni solo per malattia. Il Comune di Racconigi, poco meno di diecimila abitanti, ha un organico previsto di 93 dipendenti, ma in realtà sono solo 74, che nel 2007, considerando oltre la malattia e i permessi retribuiti, hanno fatto registrare una media di assenza di 7,2 giorni ciascuno, pari ad un terzo di quella nazionale.
«Nel 2007 i dipendenti sono stati a casa per malattia da 5 a 8 giorni in media ciascuno - precisa l'assessore Beltrando -. Se da questo togliamo i giorni di ricovero ospedalieri e di convalescenza, si scende alla media di 2,2, nettamente più bassa anche del settore privato». Un altro dato interessante riguarda le ore lavorative dei funzionari dirigenti che, di fronte ad un obbligo di 36 ore di lavoro settimanali, ne effettuano in media 45, pari ad 11 settimane in più all'anno, cioè le prestazioni di tre persone a tempo pieno. «Oltre a questi dati - aggiunge il segretario comunale Vito Burgio -, bisogna considerare che il personale nel 2008 deve ancora usufruire, a testa, di una ventina di giorni di ferie relative a periodi precedenti». Da un'intervista rilasciata dall'assessore alle Finanze Valerio Oderda sull'aumento del costo del personale nel bilancio 2008, era stata data un'interpretazione non esatta, dal momento che l'aumento ha comportato solo da 5 a 7 euro al mese in più nelle buste paga. Quanto ai 45 servizi di varia natura che il Comune offre ai cittadini e spaziano su tutto quanto concerne la vita della città, il costo pro-capite è sceso da 1,50 euro del 2007 alla cifra attuale di 1,30.

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Nel Cuneese mancano 45 segretari comunali In tanti paesi funzionari in convenzione e a scavalco

Da “LA Stampa” del 29 maggio di Matteo Borgetto

Cuneo 45, Torino 33, Biella 17, Asti 16, Alessandria 15, Verbano Cusio Ossola e Vercelli 14, Novara 9. La «Granda» è al primo posto nella classifica regionale delle sedi «vacanti» che sono sprovviste di segretario comunale titolare.
Un singolare primato che dipende dall’equazione negativa tra l’elevato numero dei Comuni (250) e quello esiguo dei funzionari in provincia di Cuneo: attualmente sono 88 ed in media, ciascuno di loro si occupa di almeno tre Enti. Più della metà delle sedi cuneesi (68 su 128 totali) è riunita in forma di «convenzione» ed hanno un solo «reggente»: si va da un minimo di due a un massimo di sei Comuni, anche in province diverse. L’esempio più significativo è il «consorzio» stipulato da Perletto, Castino, Cravanzana nel Cuneese e Cassinasco, Monastero Bormida e Rocchetta Palafea nell’Astigiano: 6 paesi in una cinquantina di chilometri per 3.204 abitanti.
Il motivo delle convenzioni, oltre alla carenza di organico, è anche economico: un segretario a tempo pieno costa 42.000 euro lordi l’anno (70.000 circa nel caso dei consorzi) e la maggior parte dei piccoli Comuni si accontenta del segretario «part-time», dividendo spese e orari di servizio. Ciò nonostante, 45 sedi rimangono «vacanti», ossia gestite da un funzionario «a scavalco». In alcune realtà, questa situazione persiste da diversi anni: è il caso di Bonvicino, Bergolo e Martiniana Po.
«La categoria è in difficoltà - spiega Bruno Armone Caruso, da novembre 2007 segretario generale di Mondovì e componente del Cda dell’Agenzia autonoma dei segretari comunali del Piemonte (Ages) -. Nel 1995 eravamo 5.000 in Italia, oggi siamo 4.100 per oltre 8.000 Comuni». Una diminuzione del 25% che deriva dal naturale «turn over» e dalla mancanza di concorsi a livello nazionale: dal ‘97 se ne sono svolti due, con appena 200 nuove immissioni in Italia, una sola a Cuneo. Difficile anche l’inserimento nella professione.
«La riforma Bassanini del 1997 - prosegue Armone Caruso - stabilisce che l’incarico del segretario dipenda dalla durata del mandato del sindaco e ha aumentato la precarietà, perché non è detto che uno venga riconfermato. Molti hanno preferito il canale della mobilità, aumentando il numero delle sedi vacanti e dei segretari a scavalco. A certi Comuni questa condizione può andar bene (un segretario a scavalco costa circa 300 euro mensili), ma svilisce la professione e peggiora la qualità del lavoro, perchè aumenta le incombenze e riduce drasticamente la presenza oraria nelle sedi». A rimetterci sono quasi sempre gli Enti minori. «In alcuni paesi - rileva Armone Caruso - il segretario lavora appena due ore la settimana e non riesce più a svolgere quel ruolo costante di supporto gestionale, notarile e giuridico, limitandosi a compiti di ordinaria amministrazione».
Le soluzioni? «Ci sono due concorsi in atto, dovrebbero formare 500 nuovi segretari: spero che la provincia di Cuneo ne tragga beneficio. Bisognerà poi prevedere meccanismi in base ai quali ci sia un periodo di permanenza più lungo nelle sedi di prima nomina, creando una certa stabilità e garanzia di occupazione».

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Il Consiglio approva il documento

Cinque società in una sola

Da “La Guida” del 2 maggio di fb

Ancora un dibattito-fiume, dopo che se n'era già discusso in commis­sione, poi alla fine l'ok del consiglio pro­vinciale: si va verso una sola partecipata dell'ente in cui far confluire Geac (la so­cietà di gestione dell'aeroporto di Levaldi­gi), Fingranda (la finanziaria della Provin­cia) e Sitraci, e anche Acquegranda e Agen­granda (nel piano precedente della giunta si pensava invece a una società a sé per le problematiche su acqua, ambiente ed ener­gia). L'intesa è stata raggiunta lunedì in consiglio, seduta in cui è stata comunque necessaria una sospensione per elaborare la versione definitiva di un documento che venisse votato da entrambi gli schieramen­ti. Bipartisan ma non unanime: si sono in-fatti astenuti Giuseppe Lauria (Gruppo mi-sto), Ivan Di Giambattista (Rifondazione Comunista) e Germana Avena (Pd). Ora l'ente ha dunque in mano un documento di indirizzo sul tema delle partecipate, su cui muoversi per la prevista razionalizzazione: il provvedimento indica infatti di "promuo­vere la costituzione di un unico soggetto fi­nalizzato alla promozione del territorio mediante l'accorpamento delle cinque so­cietà partecipate, secondo la procedura considerata funzionale al mantenimento della concessione aeroportuale". Proprio quest'ultimo passaggio è quello tecnica-mente più delicato, in quanto la concessio­ne per l'aeroporto di Levaldigi fa capo pro­prio alla società. Le discussioni, poi, si so-no anche concentrate, in queste ultime set­timane, sull'opportunità o meno di unifica-re le società partecipate proprio per il no-do finanziario: quello di trovare nuove risorse per sostenere il rilancio di Levaldi­gi (la cui condizione economica è già mi­gliorata in modo sostanziale negli ultimi due anni ma su cui, anche per ammissione della Provincia, c'è ancora di che lavorare). Tra gli interventi, Elio Rostagno (Pd) ha sottolineato l'importanza della chiarezza sugli obiettivi (ottimizzare e migliorare, op-pure conferire "tesoretti" alla nuova società per migliorare i conti di Levaldigi?); Guido Brignone (Lega Nord) ha chiesto di defini­re attività e funzioni della nuova società.

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PROVINCIA. DOPO 4 ORE DI DIBATTITO IN CONSIGLIO

“Unica società invece di cinque”

Da “La Stampa” del 29 aprile di PAOLA SCOLA

Verso un’unica società, un «contenitore» che riunisca Agengranda, Acquegranda, Fingranda, Geac e Sitraci, le partecipate per le quali la Provincia proporrà agli azionisti un «piano di riordino». I gruppi politici ne hanno discusso 4 ore, ieri mattina, in Consiglio provinciale, dove al primo punto c’era la delibera d’indirizzo già rinviata una volta e portata in commissione.
La delibera, letta dall’assessore Invernizzi, ipotizzava due «poli»: Geac (con Sitraci e Fingranda) per le infrastrutture e Agengranda (sciolta Acquegranda) per acque ed energia. Una soluzione che ha suscitato polemiche e forti dubbi, non solo nell’opposizione. La proposta finale, invece, dopo 20 minuti di sospensione della seduta, è stata approvata con i «sì» di entrambe le parti e l’astensione di Lauria (gruppo misto), Avena (Pd) e Di Giambattista (Rc).
«Sono soddisfatto per l’esito - ha commentato il presidente Costa -, arrivato dopo un costruttivo dibattito». Costa aveva introdotto la discussione con l’analisi della situazione delle società e le ragioni del riordino: «Anche la sezione regionale della Corte dei Conti ha più volte richiamato alla rigorosa gestione delle partecipate».
Poi il lungo confronto, con due dubbi ribaditi: che l’operazione Fingranda-Sitraci nascondesse soltanto la volontà di finanziare la Geac e salvare la concessione aeroportuale e che lo scioglimento di Acquegranda fosse inopportuno e solo a beneficio del socio privato (Gavio) di Agengranda. Brignone (Lega): «Le società si sopprimono o razionalizzano. Nessuno è ingenuo: è un “matrimonio d’interesse”». Rostagno (Pd): «Diciamo che il problema è trasferire soldi a Geac per l’aumento di capitale. Può andare bene, ma va dichiarato. E come si può chiudere Acquegranda, che ha appena firmato l’affidamento del progetto dell’invaso di Serra degli Ulivi? Poi chiariamo l’operazione Agengranda». Di Giambattista (Rc): «Bene la norma della Finanziaria che limita le partecipate. Su Geac chiedo una verifica di un anno, ma pensando anche all’ipotesi di chiusura. Poi nomine chiare e trasparenti». Crosetto (Pdl): «La delibera d’intenti è positiva, la Provincia deve avere ambiti in cui esprimersi con forza. Diamoci un tempo massimo anche per verificare se l’aeroporto ha ancora senso». Avena (Pd): «L’ultima volta che facciamo cassa dobbiamo farlo sempre per l’aeroporto: i cittadini sono d’accordo?». Castellengo (Pdl): «Corretto porsi il problema del riordino, ma rivedrei i termini». Lauria: «Il personale va tutelato». Poi gli interventi di Rocca, Nizza e Botto. E la proposta di Boselli (Pd): «Ci sono le condizioni per una delibera che dia mandato di verificare soluzioni tecniche e arrivare a un solo soggetto». Sospeso il Consiglio, nuova proposta e voto.

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PROVINCIA. ULTIMA COMMISSIONE SUL PIANO DI RIORDINO
Società partecipate: parola al Consiglio

Da “La Stampa” del 24 aprile

Parola al Consiglio provinciale. Il riordino delle società partecipate sarà all’ordine del giorno lunedì. Ieri si è svolta l’ultima di numerose riunioni della commissione consiliare, chieste dall’opposizione per «approfondire». Assenti «giustificati» Giancarlo Boselli e Beppe Lauria, così come il presidente Costa, le parti non hanno cambiato le rispettive posizioni, che avevano portato la minoranza a ottenere un rinvio dell’argomento già previsto all’esame dello scorso Consiglio.
«La commissione è stata costruttiva - commenta l’assessore provinciale alle Partecipate, Ambrogio Invernizzi - e attenta alle linee di indirizzo, sulle quali abbiamo fornito approfondimenti. L’augurio è che in Consiglio prevalga lo spirito unitario». Il piano della Provincia è di ridurre da cinque a due le società, creando un polo logistico-infrastrutturale (unendo Geac, Sitraci e Fingranda) e uno per rifiuti e acqua (sciogliere Acquegranda e potenziare Agengranda). Due i punti controversi: l’attenzione al destino della concessione aeroportuale, oggi in capo alla Geac, e la sorte di Acquegranda. Nell’analisi della Provincia si legge: «La struttura economica e patrimoniale della società non fa emergere prospettive future di potenziamento del ruolo e dell’attività di Acquegranda... Le risorse impegnate risultano poco funzionali alle esigenze della Provincia: sarebbe opportuno assumere scelte definitive, quali lo scioglimento della società». Ma c’è chi osserva che Acquegranda ha patrimonio netto e «operazioni importanti», a fronte di Agengranda, che il piano descrive così: «Pur non evidenziando risultati di esercizio particolarmente brillanti negli anni 2005-2006-2007, struttura patrimoniale ed economica fanno emergere una certa operatività sul territorio». Fra i dubbi sull’operazione, anche il numero dei soci coinvolti: in Acquegranda 29 pubblici (62%) e 12 privati (38% con quote dal 13,1 allo 0,10%); in Agengranda 2 pubblici (Provincia e Comune di Cuneo, al 26% ciascuno) e uno privato. Si tratta della Cie Energia (48%), il cui capitale fa capo quasi interamente alle famiglie Gavio e Lega.
«Siamo perplessi sullo scioglimento di Acquegranda, per il suo ruolo nel settore dell’utilizzo plurimo dell’acqua e il rischio che vengano abbandonati i progetti - dice Sebastiano Dutto, presidente di Confartigianato e Patto per lo Sviluppo -. L’abbiamo scritto al presidente Costa, che ci ha incontrati l’11 aprile. Ci ha garantito che Acquegranda non andrà a perdere le sue attribuzioni». «Il tema è delicato - sottolinea il senatore leghista Michelino Davico -. Se, con gli adeguamenti di legge, si semplifica la situazione delle società, mi pare un’azione positiva, da condividere. E’ chiaro che “tagliare posti” in politica è difficile, ma mi aspetto da tutti gli schieramenti un gesto di grande intelligenza e visione politica». Uno dei posti «tagliati» potrebbe essere la presidenza della Sitraci, ora del leghista Roberto Mellano. «Il principio rimane lo stesso - conclude Davico -. Al Pd chiedo di fare un gesto d’apertura, di grande capacità politica».

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PROVINCIA. VERSO IL CONSIGLIO
Società partecipate “Sì” al riordino ma dubbi sul progetto

Da “La Stampa” del 21 aprile di PAOLA SCOLA

«Sì» alla razionalizzazione delle società partecipate della Provincia, ma le proposte della giunta non convincono tutti i consiglieri. Ancora riunione della 1ª commissione, mercoledì, prima del «via libera» alla discussione in Consiglio. L’assemblea è convocata fra una settimana, ma non si sa se la questione sarà all’ordine del giorno (come sostiene la maggioranza) oppure verrà di nuovo rinviata.
C’è una proposta di delibera, affidata all’assessore Invernizzi, dove si premette che, per legge, «gli enti debbano cedere le partecipazioni in società che non gestiscono attività di produzione di beni o servizi attinenti le loro finalità istituzionali, tramite procedure a evidenza pubblica». Concetto che è già oggetto di discussione. Sciolte Solidargranda e Verdevivo, in liquidazione Sofagra, uscita dalla Caf, la Provincia è intenzionata a dismettere le quote in Finpiemonte e Finpiemonte partecipazioni, perchè «esigue» e «ininfluenti». La proposta: sciogliere Acquegranda e creare in Agengranda un unico soggetto nel settore acqua-energia; Fingranda, Sitraci e Geac in un’unica realtà per trasporti-infrastrutture-logistica, secondo condizioni che permettano di mantenere la concessione aeroportuale, ora in capo a Geac. E se le assemblee delle società si opporranno? La Provincia potrebbe decidere di dismettere le azioni, nel modo «idoneo ed economicamente più vantaggioso».
«Non siamo contrari alla razionalizzazione, anzi - dice Giancarlo Boselli, consigliere d’opposizione (Pd) -, ma attenzione alla tempistica, soprattutto per far confluire Sitraci in Geac, vista la questione della concessione. Fingranda, invece, la vorremmo mantenere. Su Acquegranda-Agengranda abbiamo un’altra idea: perché cancellare la prima, che ha molti e rilevanti soci e importanti operazioni in corso, e lasciare la seconda, che ha un patrimonio netto decisamente inferiore? Vogliamo ancora discutere: è il Consiglio che deve deliberare le questioni di politica generale». Marco Botto (Insieme) ha raccomandato «gradualità» nelle scelte: «Si vada per gradi, cercando consensi generali in Consiglio. Sottolineo, per esempio, l’importanza di mantenere in vita Acquegranda, che ha una funzione importante, tanti soci e altri operatori interessati a entrare». Beppe Lauria: «Mi sono riservato di verificare in commissione, poi valuterò, Ho una posizione diversa su Geac, voglio capire bene cosa succede. Se ci sarà la bontà dell’operazione, ben venga, per non buttare soldi. Sulle società in passato le intenzioni erano buone, ma poco ha funzionato, quando sono state affidate a persone non capaci».

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CUNEO. PROGRAMMA 2008

Nove consulenze e assunzioni decise dal Comune

Da “La Stampa” del 18 aprile di CARLO GIORDANO

Incarichi di consulenza, ma anche nuove assunzioni in Comune a Cuneo. Martedì nella riunione di Consiglio l’assessore al Bilancio, Patrizia Manassero, presenterà il programma 2008 delle consulenze, che prevede nove incarichi con una spesa complessiva di 167.600 euro. Sempre in questi giorni il Municipio ha bandito tre concorsi pubblici per l’assunzione di un istruttore amministrativo nel settore Cultura, due educatori socioculturali, un istruttore direttivo amministrativo (scadenza domande, 5 maggio).
Per quanto riguarda le consulenze si va da un esperto in Urbanistica per la gestione dei contenziosi nell’edilizia (spesa 5 mila euro) a un tecnico che dovrà occuparsi della realizzazione di modello geografico del Distretto commerciale (60 mila euro). Sono previsti anche incarichi per esperti di affari legali, assicurazioni, storia, ambiente e rifiuti, fauna fluviale, vegetali, risparmio energetico.
«La pubblicazione del programma annuale degli incarichi di consulenza è un atto dovuto, previsto dall’ultima Finanziaria - spiega l’assessore Manassero -. Un documento che punta a una maggiore trasparenza nei confronti dei cittadini. L’elenco verrà pubblicato anche sul sito Internet del Comune. Essendo un documento previsionale non è detto che tutti gli incarichi inseriti nella lista vengano poi effettivamente affidati; come potrebbero, nel corso dell’anno, aggiungersene altri. Qualsiasi modifica dovrà risultare sul documento e resa pubblica». «Per sei dei nuovi incarichi, la copertura finanziaria è già stata inserita nel bilancio di previsione 2008 - dice ancora l’assessore Manassero -. Una consulenza, quella relativa all’esperto in materia assicurativa, sarà gratuita. Per due incarichi, l’esperto di storia per le nuove sezioni museali di San Francesco e per la realizzazione del modello geografico del distretto commerciale, bisognerà attendere il contributo regionale».
«Le quattro nuove assunzioni - spiega invece l’assessore al Personale, Elisa Borello -, rientrano nel piano programmatico 2008. Nei prossimi mesi sarà indetto ancora un altro bando per l’assunzione di un conservatore del museo civico, figura che dovrà svolgere il ruolo che era di Livio Mano».
L’istruttore amministrativo del settore Cultura dovrà occuparsi, tra l’altro, dell’organizzazione di attività in campo letterario, di relazioni pubbliche e dell’ufficio stampa. I due istruttori educativi socioculturali saranno destinati al servizio di prestito bibliotecario, alle attività di promozione della lettura per adulti e ragazzi e a servizi di catalogazione.
L’istruttore direttivo dipenderà dal settore Gabinetto del sindaco e si occuperà della parte amministrativa dell’ufficio Sport, Manifestazioni e Turismo, con redazione dei relativi atti e provvedimenti e coordinerà il personale. I bandi per partecipare ai tre concorsi sono scaricabili del sito internet del Comune.

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Il Comune intende provvedere a nuove assunzioni

Cinque nuovi vigili per il terzo turno

Da “La Guida” del 11 Aprile di Enrico Giaccone

Nel corso del 2008 il Comu­ne di Cuneo intende ampliare l’'organico della Polizia Municipale in modo da isti­tuzionalizzare il terzo turno (il servizio serale dalle 19 all'1 di notte) per cinque giorni la settimana. In questa direzione va la decisione di estemalizzare la ge­stione delle contravvenzioni, approvata dal Consiglio comunale a marzo e pros­sima alla gara d'appalto, che consentirà di liberare" tre agenti dai compiti di uf­ficio, rimpinguando l'organico, peren­nemente sottodimensionato, destinato ai servizi sul territorio. Oltre a questa o­perazione, il Comune intende un massi­mo di cinque nuovi agenti entro la fine dell'anno.

"L’orientamento della Giunta è questo - ha detto l'’assessore Guido Lerda nel corso della commissione comunale di martedì 8 aprile -e stiamo valutando co-me e con quali risorse intervenire". Le assunzioni, tutte a tempo indetermina­to saranno effettuate ricorrendo a mobi­lità interna, attingendo alla graduatoria aperta e ricorrendo ad un nuovo con-corso. Attualmente i vigili in servizio presso il Comune sono 42, di cui uno in distacco sindacale. Lo stesso numero del 1996, ma otto in meno rispetto al 2001 e al 2002. Il personale operali due turni, dalle 7,30 alle 19,30, con il turno serale in occasione del Consiglio comu­nale, delle manifestazioni e, dopo la fir-ma della convenzione tra il sindaco e la Questura in merito al controllo del ter­ritorio, del servizio operativo svolto al-meno una volta a settimana. fra le nuo­ve incombenze quotidiane c'è anche la presenza all'ingresso del tribunale, pro­prio mentre consiglieri e quartieri chie­dono sempre più spesso una maggior presenza dei vigili su] territorio.

"Le carenze di personale - dice il rap-presentante sindacale, Valzer Biancotto - le sentiamo noi per primi, perchè non riusciamo svolgere come vorremmo i nostri compiti. Quando abbiamo conte-stato il 3° turno non lo abbiamo fatto per scarsa voglia di lavorare, ma perché non c'era personale a sufficienza per svolgere il servizio in sicurezza. II pro­blema vero è che per carenza di perso­nale non riusciamo a svolgere i nostri principali compiti istituzionali, che so-no i controlli edilizi, commerciali ed e- ! cologici. Anche questa è sicurezza del cittadino che va tutelata: l'aumento di personale deve essere finalizzato a svol­gere meglio questi compiti esclusivi che nessun altro svolge".

Compiti, sottolineano però i consiglie­ri Riccardo Cravero (Pdl) e Giuseppe Tassone (Pd), che non possono prescin­dere dal controllo del territorio, del traffico e della sosta selvaggia.

Voce fuori dal coro è quella di Nello Streri (Pdl): "Sono contrario ad altre assunzioni perchè il servizio non migliora aumentando il personale. Il problema è che da tempo il servizio è deficitario: i vigili che ci sono avrebbero bisogno di un corso di buona creanza". Streri racconta di quando, poco tempo fa, due vigili non hanno indicato ad un passante dove fosse l'ex chiesa di San Francesco, ma trova l'immediata replica del comandante, Bruno Giraudo.

"Noi spesso siamo giudicati da perso-ne che pochi giorni prima hanno avuto una multa. Angherie non ne abbiamo mai fatte: si può migliorare, ma è neces­sario difendere questa istituzione che è un fiore all'occhiello della città. Se c'è qualcuno da richiamare non mi sono mai tirato indietro, ma il rapporto con i cittadini è, e deve sempre essere, traspa­rente: per questo, ad esempio, non usia­mo l'autovelox e cerchiamo, nel limite del possibile, di contestare subito le multe".

Multe che, come ha ribadito l'assesso­re Lerda, "una volta fatte non si tolgono. Ci sono le strade istituzionali per conte-starle, rivolgendosi in Prefettura e al Giudice di pace, e quando ci accorgiamo di aver sbagliato siamo disponibili a non difendere la nostra posizione in quelle sedi".

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Turno di notte servono 5 vigili

Per il servizio 24 ore su 24 si valutano nuove assunzioni

Da “La Stampa” del 9 aprile 2008

 

«Servono 5 vigili in più per organizzare il turno di notte». L’ha ribadito l’assessore alla Polizia municipale di Cuneo, Guido Lerda, intervenendo, ieri, in VI Commissione impegnata a discutere sulle carenze di organico dei civich. «Attualmente il Comando ha 42 addetti - ha spiegato Lerda -. Contiamo, dopo l’estate, grazie ad una mobilità esterna, di salire a 43. Ieri è stato pubblicato anche il bando per esternalizzare l’ufficio contravvenzioni che ci permetterà di avere 3 agenti in più da impegnare in strada. Stiamo valutando nuove assunzioni». «Oltre al servizio viabilità - ha detto il comandante Bruno Giraudo, difendendo l’operato della polizia municipale -, non bisogna dimenticare che siamo chiamati a svolgere altre importanti funzioni in campo urbanistico, accertamenti di residenza, notifiche di polizia giudiziaria».
«Nella programmazione del terzo turno - ha ribadito Riccardo Cravero (Pdl) -, bisognerà tener conto anche delle esigenze delle frazioni e non concentrare il servizio notturno in piazza Boves».
Secondo Fabio Panero (Rifondazione): «Sono d’accordo su nuove assunzioni; nella razionalizzazione dei servizi sarebbe, però, opportuno rivedere anche i compiti di rappresentanza come la presenza di tre vigili ai Consigli comunali». Critico l’intervento di Nello Streri (capogruppo Pdl): «I vigili dovrebbero dimostrare di conoscere meglio la città. Tempo fa il sindaco di Asti, giunto a Cuneo, domandò a due ‘’civich’’ dove si trovava la chiesa di San Francesco. La pattuglia non fu in grado di indirizzarlo. Anche su alcuni comportamenti ci sarebbe da ridire».
Al dibatto sono intervenuti anche Silvano Enrici (Centro Lista Civica), Giuseppe Tassone (Pd) e il vigile urbano rappresentante sindacale Walter Biancotto. \

 

 

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Il passaggio da altri enti accompagnato anche da maggiori indennità crea casi considerati poco equi

Le differenze di stipendio da ridiscutere in Provincia

Da “La Guida” del 4 aprile di Fabrizio Brignone

Una situazione non semplice, per quanto riguarda il personale dell'ente Provincia, è stato affrontato nei giorni scorsi: quello delle sperequazioni di salario e di benefit che riguardano persone che svolgono le stesse mansioni ma provengono da altri enti. Se n'6 tornato a discutere la settimana scorsa, con le rappresentanze sindacali dei dipendenti provinciali che hanno incontrato il presidente dell'ente, Raffaele Costa, per avviare la discussione sui contratti. Una "riunione interlocutoria", sottolineano le fonti sindacali, in cui si sono messe sul piatto le questioni e i primi numeri, ma su cui non ci sono ancora risposte. "Abbiamo registrato la disponibilità del presidente della Provincia a venire incontro alle richieste - spiega Valter Giordano della Cisl -, compatibilmente con quelle che saranno le evoluzioni della normativa".

È infatti in discussione un'ipotesi di contratto nazionale, sulla base del quale sarebbe necessario ridiscutere il contratto integrativo aziendale: "Abbiamo chiesto - aggiunge Giordano - di venire incontro alle richieste e di quantificare le risorse aggiuntive, l'aumento del portafoglio per i dipendenti; l'altro obiettivo è superare le sperequazioni".

Queste ultime riguardano in particolare gli ex dipen­denti dell'Anas, e comunque non solo i cantonieri ma an-che gli addetti del Centro per l'Impiego (ex ufficio di collo­camento, e quindi ministero del Lavoro) e gli ex dipen­denti regionali (in questo ca-so però si starebbero ridu­cendo, ' sempre secondo quantoriferisconoi sindaca-ti, le differenze con gli ex di-pendenti della Regione): stesso lavoro, ma stipendi più pesanti, superiori anche del 40-50%, e maggiori bene-fit. Ad esempio tra i canto­nieri, per un ex 4° livello "normale" lo stipendio può essere sui 1.000 euro, men-tre per un ex Anas a pari li-vello il trattamento economi-co può raggiungere anche i 1.500 euro.

Tra le risposte fornite, Costa ha ipotizzato la mancata sostituzione del personale che va in pensione, in modo da avere più risorse da distri­buire a un numero minore di dipendenti. Il fronte sindaca-le insiste comunque su quali possano essere i margini di manovra in cui muoversi dal punto di vista finanziario. In totale sono circa 760 i dipendenti della Provincia, di cui i cantonieri si aggirano intorno alle 220 unità, ma sarebbero ormai pochi gli ex dipendenti Anas. Più nutrito è invece il gruppo degli ex di-pendenti dell'ufficio di collo­camento (e quindi del mini­stero del Lavoro) passati al Centro per l'Impiego.

"Non ci sono ancora ele­menti, siamo al pre-avvio della fase di trattative - con­clude Giordano -. La questio­ne 8 che quello degli enti lo-cali 8 il comparto-cenerento­la per quanto riguarda gli sti­pendi nel pubblico impiego, in cui gli importi tabellari so-no vicini ma poi a incidere sono le cosiddette indennità di amministrazione', da cui deriva il gap salariale e la re­lativa sperequazione tra col-leghi addetti alle stesse man­sioni ma con il risultato di un diverso trattamento eco­nomico

 

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PARTECIPATE. PROGETTO DI FUSIONE

La Provincia taglia le società

Da “La Stampa” del 29 marzo di PAOLA SCOLA

Tagli ai costi della politica, «forbici» sulle partecipate della Provincia. Dopo lo «snellimento» delle nomine pubbliche nei Cda, imposto dalla Finanziaria a novembre, la giunta proporrà al Consiglio provinciale di ridurre il numero delle società. E creare due poli con le più importanti: Geac (aeroporto), Sitraci (progetti) e Fingranda (finanziaria) per le infrastrutture, Acquegranda e Agengranda nel settore dell’uso plurimo dell’acqua. La discussione, prevista per la seduta di lunedì, è stata rinviata al 28 aprile.
«E’ un passaggio importante, vogliamo riunirci ancora per avere il punto di vista omogeneo di tutte le forze politiche - spiega Gianfranco Dogliani, presidente della 1ª commissione consiliare -. Dev’essere una scelta condivisa, non a colpi di maggioranza». Il presidente della Provincia, Raffaele Costa: «Abbiamo avviato o concluso la liquidazione di 4 società, Infotour, Solidargranda, Verdevivo e Sofagra. Stiamo lavorando a una drastica riduzione delle partecipazioni in capo all’ente. Iniziative positive, che vanno incontro alle aspettative dei cittadini».
La Provincia ha quote in Acquegranda, Agengranda, Agenzia Pollenzo, Acquedotto Langhe e Alpi Cuneesi, Atl Cuneo, Autostrada Albenga Garessio Ceva, Calso, Cresam, Creso, Ente turismo Alba Bra Langhe e Roero, Fingranda, Finpiemonte, Gestione Aeroporto di Cuneo Levaldigi, Miac e Sitraci. Nei mesi scorsi sono stati «sfoltiti» i «cda».
Acquegranda ha un Consiglio di 9 persone, 5 di nomina pubblica. Il presidente è Giacomo Pellegrino, lo stesso di Agengranda, che di consiglieri ne conta in tutto tre (designati dal pubblico). La fusione comporterà il «riordino» di numeri e funzioni. Lo stesso accadrà per Sitraci (13 consiglieri, 5 pubblici), Geac (5, indicati dal pubblico) e Fingranda (7, tre di designazione pubblica). La presidenza? La scelta potrebbe essere fra gli attuali responsabili: Roberto Mellano, Gian Pietro Pepino e Antonio Viglione.

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PROGETTO. NELL’ISOLATO CORSO NIZZA-VIA D’AZEGLIO
Provincia accorpa gli uffici in una sola sede centrale
da "La Stampa" del 23 marzo 2008 di LORENZO BORATTO

«Valigie pronte per l'area Agricoltura? Il cammino verso un'unica sede in Cuneo?». È il titolo di un «post» comparso nel forum su internet, attivato lo scorso anno dalle «Rsu» dei dipendenti della Provincia.
Si legge online: «Quando si discute di uffici, non possiamo che registrare la storica assenza di strategia operativa da parte dell'Ente. Spazi angusti e sovraffollamento le problematiche che da sempre affliggono noi dipendenti». Oggi le sedi in città della Provincia sono quattro (è l'ente pubblico con il maggior numero di lavoratori). Oltre al palazzo di corso Nizza 21, sono tre le succursali: ex Ipi in via XX Settembre, ex Inail in corso Dante ed ex Inps in corso Nizza 30, di fronte alla sede principale.
«Si sta lavorando da oltre un anno per avere una sede unica nell'isolato di corso Nizza angolo via D'Azeglio - spiega l'assessore Beppe Rosciano, con deleghe a patrimonio ed edilizia -. All'inizio ci sono state alcune resistenze, ora il programma è condiviso. Solo negli ultimi anni è cresciuto il numero di dipendenti della Provincia con la dismissione di attività dalla Regione: dall'agricoltura ai centri per l'impiego, dalla formazione ai trasporti, che rappresentano più del 50% della nostra attività. Il via alla razionalizzazione è avvenuto con il trasferimento dell'Arpa». Entro novembre saranno terminati i lavori di ristrutturazione della vecchia sede dell'Agenzia regionale per l'ambiente in via D'Azeglio 4: da ottobre gli 86 dipendenti si sono trasferiti nei locali dell'ex Villa Santa Croce. Nei nuovi spazi si sposteranno i 55 dipendenti oggi all'ex Inail in corso Dante 19: settori Agricoltura, Caccia e Pesca, oltre agli uffici del Difensore civico e della partecipata Agengranda (oggi al 48%, di proprietà di aziende di Marcellino Gavio).
Gli edifici in affitto sono l'ex Inps (dal 1998) e l'ex Inail (dal 2002), per i quali la Provincia spende 360 mila euro di affitto l'anno. Aggiunge Rosciano: «Sono fondi sufficienti per ottenere un mutuo superiore a 4 milioni di euro. Servono però altri spazi: stiamo dialogando con il Comune per poter realizzare nuovi spazi su via D'Azeglio, dove oggi c'è l'accesso ai parcheggi sotterranei. Il progetto prevede una nuova ala con 3 mila metri quadri di superficie: 4 piani di 775 metri quadri, un’autorimessa e cantine. Solo a qual punto potremmo riunire tutti gli uffici della Provincia in un unica sede. I tempi? Alcuni anni, potremmo annunciarli quando ci sarà il progetto esecutivo». E' prevista anche la vendita dello storico edificio dell'Ipi e sarà abbattuto lo stabile dove oggi ha sede la Protezione civile. La nuova ala dovrebbe avere posti riservati per 300 autovetture.
Nel blog dei dipendenti della Provincia si legge ancora: «L'affitto di corso Dante è interamente finanziato dalla Regione perché l'agricoltura è una delle funzioni conferite alla Provincia. L'idea di base è riunire in corso Nizza tutti quanti i dipendenti che operano in città: allo studio vi è infatti un'operazione immobiliare che coinvolge il Comune di Cuneo e privati. Tempi di costruzione previsti? Circa 4 anni. Si tradurrà tutto ciò in realtà? Vigileremo».
 

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Pubblico impiego

I cuneesi "stakanovisti". Malati solo 11 giorni l'anno

Dipendenti provinciali al 98° posto per assenteismo

da "La Stampa" del 4 marzo 2008 di Alberto Prieri

Salute di ferro e tanto lavoro: in Italia, i dipendenti del Comune e della Provincia di Cuneo sono tra i più presenti. Il loro attaccamento alla scrivania emerge dall'indagine condotta dal «Sole 24 Ore» che, ha pubblicato i numeri raccolti dal Ministero dell'Economia nel 2006. In quell'anno, in media i dipendenti di ogni Comune a livello nazionale hanno lascia­to il lavoro per 25,6 giorni, ci­fra che scende a 22,7 tra i colleghi delle Province (conteggiando malattia, maternità, assistenza ai figli e congedi parentali).Quelle, invece, rilevate negli uffici di corso Nizza sono meno della metà: in Provincia la media di giorni lontano dal posto di lavoro è 11, un terzo inferiore rispetto a Brindisi, Il peggiore d'Italia, dove i dipendenti mancano per più di 32 giornate. Cosi, nella classifica degli enti dove si lavora meno, Cuneo è al 98° posto (su 102 posizioni), confermando la laboriosità dei suoi funzionari.

Sono particolarmente soddisfatto - commenta il Presidente, Raffaele Costa - abbiamo migliorato ancora il rendimento della macchi­na amministrativa.. Rispetto al 2005 le assenze sono diminuite del 4,8%. Sebastiano Massa, assessore provinciale al Personale: Ho sempre notato grande, impegno tra gli impiegati: sono efficienti, preparati e affezionati al lo­ro lavoro, anche perche credo sia fonte di gratificazione professionale e personale».

Anche in Comune ci si dà da fare. I dipendenti municipali nel 2006 sono rimasti a casa 16,8 giorni. Cuneo è 99a su 108 posizioni (Roma stabilisce il primato con 38,9 giorni di assenza). In Piemonte, tra i centri capoluogo di provincia, Cuneo è addirittura all'ultimo posto, ben lontana dalle 24,9 mancate timbrature di Vercelli (prima in regione, per assenteismo) e dalle 23,8 di Tori­no (seconda a livello piemon­tese). Stesso discorso per la Provincia, dove i lavoratori del settore pubblico sono pri­mi per assiduità in regione, mentre i colleghi del Verbano-Cusio-Ossola all'estremo op­posto della classifica) in genere restano a casa 23,4 giorni.

Merito anche dei controlli, con sistemi automatici di rilevazione delle presenze. E della correttezza dei dipendenti pubblici cuneesi, gi'a rivendi­cata da tanti sindaci in rispo­sta alle accuse lanciate lo scorso dicembre dal presidente di Confindustria, Luca Cordero di Montezemolo. In quell'occasione Alberto Valmaggia, primo cittadino di Cuneo,

aveva elogiato (la dedizione del personale: oltre al norma­le orario di ufficio, c'e chi è impegnato la sera per le manifestazioni, chi di notte assicura la reperibilità per la neve e chi è pronto a intervenire in altri orari particolari».

A Bra l'assessore Claudio Lacertosa assicura che nel suo comune i giorni di malattia si sono ridotti da 16,25 del 2005 ai 9,92 del 2006, e si continuerà, a lavorare per aumentare l'efficienza degli uffici». Considerando solo le assenze per motive di salute, Fossano e Saluzzo si fermano a 7 giorni, Mondovi a 6,5 mentre altri comuni devono ancora concludere la redazione delle statistiche annuali

 

 

 

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