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“Non riusciamo più
a pagare i dipendenti”
Presidenti degli
enti montani: pronti a ridare le deleghe
da “La Stampa” del 25
aprile 2012 di MATTEO BORGETTO
CUNEO
Dateci almeno le risorse per coprire le spese del personale,
altrimenti finiremo sul lastrico e siamo pronti a restituire le
deleghe». È l’appello dei sei presidenti delle Comunità montane che,
in una riunione straordinaria delle giunte a Cuneo, hanno sottoscritto
un documento per sollecitare la Regione a garantire «la piena
operatività» degli enti montani.
Operatività possibile solo con l’erogazione di 7,8 milioni tra costi
del personale (5,7 milioni) e mutui (2,1 milioni). Senza questi
contributi, il rischio è di sospendere i pagamenti dei dipendenti
(124) e delle aziende impegnate nei lavori pubblici, ma soprattutto
dei servizi.
«Dalla Regione, non abbiamo ancora ricevuto comunicazioni sull’entità
dei trasferimenti per il 2012 - dice il presidente della Comunità
montana valli Grana e Maira, Roberto Colombero -. È impossibile
approvare il bilancio di previsione, in cui rientra lo stipendio del
personale. Se non arrivano i finanziamenti, saremo costretti alla
mobilità per alcuni dipendenti e al taglio dei servizi».
«Una situazione drammatica che genera tensione e forte incertezza sui
contratti di lavoro - aggiunge il presidente della Valle Stura,
Pierpaolo Varrone -. Stiamo utilizzando i fondi di cassa, ma ci
consentiranno di gestire l’ente per pochi mesi. Poi non riusciremo
neanchea pagare le bollette di luce e telefono». «Senza l’approvazione
del bilancio l’ente andrà in crisi - dice Aldo Perotti, numero uno
della Comunità montana del Monviso -. Addio progetti, opere pubbliche,
servizio trasporti, protezione civile, cura dei sentieri, iniziative
nei settori agricolo, turistico e culturale». Il presidente dell’Alto
Tanaro e Cebano, Giuseppe Boasso: «Già nel 2011 è arrivato il 70% dei
fondi necessari: abbiamo fatto i salti mortali per pareggiare i conti.
Con un ulteriore taglio di risorse, non sopravviveremo». «Pare che la
Regione stanzierà 12,7 milioni, complessivamente, ai 22 enti montani
piemontesi: non sono sufficienti- dice il presidente della Comunità
Alpi del Mare, Ugo Boccacci -. L’anno scorso, nonostante 200 mila euro
di tagli, ci siamo salvati utilizzando l’avanzo d’amministrazione».
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“La Provincia non
rappresenta uno spreco”
Da “La Stampa” del
1 febbraio di PAOLA SCOLA
La Provincia ti costa come 2 caffè all’anno... Chi spalerà la neve
sulle strade del tuo territorio?». La slide, alle spalle dei relatori,
è un invito a riflettere sul ruolo delle Province. Che «non sono uno
spreco». Perché «la gente dev’essere informata». Uno degli obiettivi
dell’assemblea dei 730 dipendenti della Provincia, ieri pomeriggio, al
Centro incontri. Gremito.
Una data non a caso, ma quella indicata dall’Upi (Unione Province
Italiane) per convocare in tutte le 107 Province italiane Consigli
aperti sul tema della soppressione degli enti. A Cuneo non è successo
e i lavoratori hanno deciso comunque di riunirsi. E hanno approvato un
ordine del giorno in cui «chiedono la convocazione di un Consiglio
aperto a Cuneo», «denunciano gli effetti devastanti dell’abolizione
delle Province sull’economia locale», «denunciano il rischio di crisi
occupazionale», «dicono no all’Italia senza Province», «danno mandato
alla rsu di creare un coordinamento sindacale piemontese per
affrontare il problema», «annunciano lo stato di allerta».
Hanno parlato, in modo unitario, i rappresentanti sindacali. Nicola
Garassino: «Oggi è la giornata dei Consigli aperti, perciò siamo qui a
confrontarci». Valter Giordano («Non vogliamo essere attori passivi»)
ha presentato uno studio della Bocconi, da dove emerge che l’ente
cuneese «è fra i più efficienti in Italia». Claudio Bongiovanni: «Il
personale della Provincia rischia, in caso di cancellazione, per
l’impossibilità del totale riassorbimento in Regione o Comuni, di
finire in mobilità. La chiusura comporterebbe gravi danni ai servizi
ai cittadini». Roberto Bessone ha illustrato le modifiche
organizzative del decreto, «con la riduzione a 10 consiglieri e
presidente, non eletti dalla gente, ma dai Comuni». I rischi della
riforma: «Blocco degli investimenti, ridimensionamento dei progetti,
personale demotivato, esperienze e professionalità disperse, possibile
caos gestionale»
Poi i politici. Il presidente del Consiglio Giorgio Bergesio ha
spiegato perchè non è stata convocata la seduta ieri («Lo faremo a
febbraio, avevamo già approvato a dicembre un documento»). La
presidente Gianna Gancia («Sto dalla vostra parte. Togliere Province
in questa parte d’Italia è come togliere parte di identità») ha
rimarcato «la differenza di trattamento tra Nord e Sud, in particolare
con quelle autonome» e rivolto un «appello alla Corte Costituzionale
presso cui pende un ricorso contro il decreto» (ha elencato i giudici
per nome e luogo di nascita). Vicinanza ai dipendenti anche dal
consigliere provinciale e regionale Pd Mino Taricco («Interventi spot
non servono, occorre un riordino in un quadro generale») e da Daniela
Botta, segretaria Fp Cgil («La caccia alla casta vede nemici
dappertutto, anche dove c’è un servizio pubblico»).
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Dipendenti della Provincia: "Ma che fine ci faranno fare?"/ Anche
a Cuneo chiesta la convocazione di un Consiglio aperto per il 31
gennaio
Da
www.cuneocronaca.it del 25 gennaio 2012
Riceviamo dalla Rsu della Provincia di Cuneo una lettera aperta
indirizzata alla presidente Gianna Gancia, agli assessori e ai
consiglieri con cui si chiede la convocazione di un Consiglio
provinciale aperto per il 31 gennaio 2012.
“Come
è noto, con lettera Upi del 13/01/2011 avente ad oggetto “Convocazione
Consigli provinciali aperti il 31 gennaio 2012”, ogni Provincia
d’Italia è stata invitata a tenere una riunione straordinaria del
proprio Consiglio provinciale, con sessione aperta ai cittadini, alle
forze economiche e sociali, alle associazioni del volontariato e dei
consumatori, alla stampa, al fine di portare all’attenzione dei
territori la questione dell’abolizione delle Province.
Un’occasione, la convocazione di un Consiglio “aperto”, per far
realmente comprendere a tutti i cittadini l’importanza del ruolo e
delle funzioni espletate dalle Province.
Gli
oltre 700 dipendenti provinciali, unitamente alle loro famiglie,
vivono l’evolversi della situazione con estrema apprensione e
preoccupazione.
Vi è
poi la complicatissima vicenda legata al trasferimento del personale
delle Province, che rischia di essere inserito, a causa della
oggettiva impossibilità di riassorbimento totale da parte delle altre
istituzioni locali, nel circuito della mobilità.
Alla
luce delle considerazioni espresse, la scrivente RSU della Provincia
di Cuneo ritiene essenziale la convocazione, per il 31/01/2012, di un
Consiglio provinciale aperto, nonché l’approvazione, in comune accordo
con le altre Province d’Italia, di uno specifico ordine del giorno”.
Rsu
della Provincia di Cuneo
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Montagna in piazza martedì
contro quello che viene definito "l'attacco ideologico che mira a fare
cassa"
Da
www.targatocn.it del 16 dicembre 2011
I 435 dipendenti, i
presidenti e gli amministratori delle Comunità montane piemontesi
scenderanno in piazza nel pomeriggio di martedì 20 dicembre a Torino,
davanti al Consiglio regionale del Piemonte (via Alfieri) alle 14, per
dire no al disegno di legge che sopprime i 22 enti sovraccomunali
delle Terre Alte e mette a rischio lo sviluppo socio-economico del
territorio. La mobilitazione è stata lanciata stamani in una
conferenza stampa convocata dall'Uncem Piemonte al quale hanno preso
parte i rappresentanti dei sindacati Cisl, Cgil e Uil – promotori
della manifestazione di martedì prossimo – e gli amministratori degli
enti.
"Il disegno di
legge varato dalla Giunta regionale – ha spiegato Lido Riba,
presidente dell'Uncem Piemonte – si scontra con quattro articoli
dello Statuto della nostra Regione dove le Comunità montane sono
configurate come i soggetti che organizzano lo sviluppo del territorio
montano e i servizi per i cittadini, dai trasporti al
socio-assistenziale, dalla scuola al turismo. Abbiamo già chiesto alla
Regione che vengano inseriti nel bilancio 2012 i 20 milioni di euro
che permettono di pagare i 435 dipendenti che lavorano negli enti nati
40 anni fa. Non possiamo permettere un ulteriore attacco alla
montagna, al territorio più debole del Piemonte. 20 milioni
equivalgono a 20 euro pro capite per i cittadini piemontesi che vivono
nelle aree montane. Se a Torino che ha lo stesso numero di abitanti di
tutto il territorio montano piemontese, venisse assegnata solo una
cifra simile a quella prevista, e oggi messa in discussione, per la
montagna, non si gestirebbe neanche un servizio. Devono inoltre essere
considerati i 2 miliardi di valore delle risorse che ogni anno vengono
prelevate dalle Terre Alte del Piemonte a vantaggio dell'intera
collettività. Non possiamo vedere soppresse le Comunità montane con un
attacco ideologico che mira a fare cassa, alle spalle di quanti vivono
e operano nelle terre alte. Non lo accettiamo e la mobilitazione
lanciata dall'Uncem ad agosto per salvare i piccoli Comuni, continua
oggi. La montagna merita che il potere della Regione venga esercitato
secondo principi di sussidiarietà ed equità. La nostra è una battaglia
di civiltà e legalità per il territorio montano".
Gli amministratori
e i vertici dell'Uncem hanno anche espresso perplessità sui reali
“costi di transazione” delle Comunità montane; secondo il ddl sulle
loro ceneri dovrebbero infatti nascere una serie di unioni di Comuni
più piccole, con criteri che nel disegno di legge regionale sono
finora troppo confusi. "Ogni ddl dovrebbe essere corredato di una
relazione tecnica con i costi e i benefici delle operazioni che
prevede – ha sottolineato Carlo Manacorda, docente di
Scienze delle Finanze all'Università di Torino –. Devono essere
dimostrati, da chi annuncia la chiusura delle Comunità montane, i
costi e i vantaggi economici. I numeri parlano chiaro. Ci sono spese
che le Comunità montane devono pagare dal 1° gennaio. Per il 2012
devono dunque avere a disposizione subito l'entità dei trasferimenti
regionali, per poter predisporre i bilanci, coprire le spese e
ovviamente pagare i dipendenti".
Più tutela per i
posti di lavoro.
"La manifestazione di martedì prossimo – ha ribadito Luca
Quagliotti, sindacalista FP Cgil – sarà solo la prima di una
lunga serie. Chiediamo la tutela del personale e la continuazione
dell'attività delle Comunità montane. Il disegno di legge varato dalla
Giunta regionale mette a rischio i posti di lavoro, che comprendono un
“indotto” fatto di aziende, cooperative, associazioni nelle aree
montane. Se non verrà modificato, le conseguenze saranno devastanti".
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Cancellazione comunità
montane: 435 dipendenti da sistemare e 209 precari a casa
Da
www.targatocn.it del 9 novembre
Saranno 435 i
dipendenti delle comunità montane piemontesi da sistemare dopo la
cancellazione dei suddetti enti attraverso un disegno di legge (ddl)
che andrà in Consiglio regionale prossimamente. A questi vanno
aggiunti 209 precari a cui non sarà rinnovato il contratto.
“Rottamazione” la
definisce Elena Maccanti. L’assessore agli Enti Locali, Affari
istituzionali, Rapporti con il Consiglio regionale, Controllo di
gestione, Polizia locale e Società partecipate della Regione Piemonte
parla così di una delle conseguenze dell’articolo 16 del Decreto legge
138/2011 sul riordino degli enti locali con popolazione inferiore ai
5.000 abitanti.
Su quello che la Maccanti
definisce “un percorso di rottamazione a lungo termine si apre la
possibilità di ricoprire le dotazioni organiche dei comuni in deroga
al Patto di stabilità con un meccanismo incentivante da parte della
Regione, cioè per i primi tre anni vengono pagati interamente dalla
Regione con un meccanismo decrescente”, ipotizza l’assessore
davanti a molti sindaci di Langhe e Roero lunedì sera 7 novembre in
Sala Beppe Fenoglio ad Alba.
“Un incontro per
addolcire una pillola che a noi non va giù”, dice Franca Biglio,
sindaco di Marsaglia e presidente Anpci (Associazione Nazionale dei
Piccoli Comuni). “Noi saremo in grosse difficoltà ad applicare
questo Articolo 16. Siccome i piccoli comuni il loro contributo lo
hanno dato in modo sproporzionato, non riusciamo a darne sicuramente
un altro. Noi stiamo pagando dalla legge 142 del 1990”,
sostiene Biglio rispondendo all’esortazione del vicepresidente della
Provincia di Cuneo Giuseppe Rossetto che invita “tutti
al senso di responsabilità, a dire si anche dove il risparmio è minimo”.
E’ proprio lo
stravolgimento per risparmio minimo che nessuno capisce. “Se si
voleva riorganizzare lo Stato bisognava cominciare dal Parlamento,
dalle regioni, dalle province. Si doveva dare l’esempio dall’alto non
da dove non si risparmia nulla”, dice uno dei sindaci in sala,
mentre Carlo Rosso sindaco di Monesiglio afferma “Non è
sensato fare tagli nello stesso posto quando ci sono 130 miliardi
l’anno di evasione fiscale da andare a scovare”.
Comunque, il
percorso normativo sta procedendo e il quadro di quello che sta
succedendo lo dipinge Alberto Cirio assessore regionale
all’Istruzione, Turismo, Sport organizzatore dell’incontro ad Alba
insieme all’assessore Maccanti.
Secondo Cirio: “La
Regione Piemonte sta per legiferare un disegno di legge (ddl) che
andrà in Consiglio con quattro punti cardine. Primo: i Comuni decidono
di scegliere tra le varie opzioni che il ddl mette in campo; secondo:
i paletti del ddl sono solo sui limiti demografici con meccanismi di
deroga a seconda delle varie aree; terzo: il ddl avrà tre aree
omogenee individuate come montagna, pianura, aree collinari; quarto:
le comunità montane vengono cancellate e i loro dipendenti potranno
andare o all’unione che sostituirà la comunità montana o alla
convenzione o ripresi dai singoli comuni”.
Una delle
conseguenze del disegno di legge regionale è che i comuni con meno di
5 mila abitanti dovranno scegliere se costituire un’unione o una
convenzione.
“Vi esorto a
prendere la strada delle convenzioni”, consiglia Biglio impegnata
in un tavolo di confronto aperto sull’argomento dalla Regione.
All’invito della presidente in sala si scatena la bagarre.
Per il sindaco di
Monesiglio, "il sistema delle convenzioni ha un grosso difetto: c’è
un capo convenzione. Questo vuol dire che non siamo tutti paritari.
C’è uno che ha un capo e lo mette a disposizione degli altri. Altra
cosa: il mio comune di 740 abitanti ha solo due funzioni non
associate. Credo che qui quasi tutti i comuni abbiano quasi il 100%
delle convenzioni. Stiamo a fasciarci la testa per niente. Non so come
potremo dimostrare che abbiamo fatto dei risparmi”, sostiene Carlo
Rosso.
“Si norma per la nazione non per il Comune di Monesiglio”
risponde l’assessore Maccanti all’incontro con l’intervento anche di
Marco Perosino (Pdl) consigliere della provincia di Cuneo e
sindaco di Priocca.
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In tutti i Comuni
della provincia di Cuneo la spesa per il personale è sotto la
media italiana
Da
www.targatocn.it del 8 marzo
Il
Movimento dei Sindaci del Piemonte apprezza la notizia positiva che
giunge da Roma, dove la conferenza Città-Stato ha approvato alcuni
correttivi al patto di stabilità 2011: “Se lo Stato si rende conto
di dover intervenire con correttivi, non è stata inutile, né tanto
meno priva di ragioni la nostra protesta” osserva Luca Gosso,
sindaco di Busca a nome del Movimento che, con manifestazioni,
comunicati, incontri sollecita una più viva presenza dei Comuni nelle
decisioni del governo. “Avevamo ragione – afferma – e ancora
l’abbiamo nel ribadire alcuni dati inconfutabili. Partendo dalla
nostra posizione di principio, cioè che il patto di stabilità deve
distinguere i comuni virtuosi da quelli in rosso”. Per esempio? “Da
sempre sosteniamo – risponde il sindaco - che ci dovrebbero
essere tre criteri semplici per la valutazione della virtuosità di un
comune: l’indebitamento, la spesa corrente e la spesa di personale”
Prendiamo il personale: “A questo riguardo – denuncia sempre
Gosso – esistono non una, ma mille Italie. Ho confrontato alcuni
dati pubblicati dal sito del ministero degli Interni relativi ai conti
consuntivi del 2008, uno studio della Confindustria e una analisi di
Marco Stradiotto, senatore del Pd”. Cosa ne scaturisce? “La
spesa media del personale negli enti locali, calcolata procapite per i
residenti, è di 280 euro – elenca Gosso -; i comuni della
provincia di Cuneo stanno tutti sotto la media nazionale, il comune di
Cuneo risulta essere uno dei capoluoghi più virtuosi del Piemonte (e
quindi d’Italia); la provincia di Cuneo (con quella di Vercelli) è
quella con la media di spesa procapite più bassa del Piemonte; il
Comune che detiene il record in provincia di Cuneo è Busca con una
spesa di 116 euro. Per il comune dove sono sindaco – sottolinea
Gosso - si tratta di una specie di beffa: infatti non è servito a
nulla essere parsimoniosi negli anni sulla spese per il personale,
perché alla fine risulta favorito il comportamento di chi è andato via
assumendo senza problemi, visto che adesso noi non risultiamo premiati
e quelli non risultano penalizzati”.
Il
sindaco conclude sfornando altri dati significati: “I dipendenti
dei comuni rappresentano il 12% del totale dei dipendenti pubblici e
la loro retribuzione pesa per l’11%. In media nei comuni capoluogo c’è
un dirigente ogni 52 dipendenti, mentre, per esempio, al ministero
dell’Economia 1 ogni 22, al ministero dell’Ambiente 1 ogni 13, allo
Sviluppo economico 1 ogni 11. La retribuzione media dei dipendenti nel
comparto enti locali è 29.000 euro annui, quella dei dipendenti alla
Presidenza del Consiglio, sempre per esempio, è di 45.000 euro annui”.
Se i
numeri possono dire più delle parole, qui sopra ce ne sono parecchi su
cui meditare. (c.s.)
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Le RSU provinciali alla
Gancia: "Rispetto e valorizzazione per i suoi dipendenti"
Da
www.targatocn.it del 16 febbraio
Gentile Presidente,
le
Sue dichiarazioni apparse sugli organi di stampa, riguardo al fatto
che in Provincia in pratica si lavora un giorno si e un giorno no,
hanno generato nei dipendenti e non solo, ancora una volta sconcerto e
incredulità. Non riusciamo a comprendere le motivazioni che L’hanno
spinta, ancora una volta, a tali asserzioni. Speriamo che siano dovute
a una strumentalizzazione politica volta alla continua ricerca di
consensi presso l’opinione pubblica, come già successo a suo tempo.
Citando le parole del liberale Luigi Einaudi “conoscere per
deliberare”, Le facciamo presente che a livello europeo, infatti,
mentre l’orario lavorativo è pressoché uguale (in Francia 35 ore
settimanali), la retribuzione invece, risulta essere tra le più basse
rispetto a Francia, Germania e Gran Bretagna (dati Eurispes).
A
livello nazionale, precisiamo che i dipendenti degli Enti Locali
(Province - Comuni) risultano essere i peggio pagati del pubblico
impiego; senza contare che per tre anni avranno lo stipendio bloccato
con una drastica perdita del potere d’acquisto. In questo sistema
pubblico l’anomalia consiste nel fatto che i politici italiani
risultano essere i più pagati a livello europeo. Ci preme precisare,
rispetto al punto in cui Lei dice: “…che il problema non è un
giorno in più o in meno …, ma sono i 32 giorni di ferie…”, che i
giorni di ferie sono 28 sia nel pubblico che nel privato, e ribadire
che il diritto alle ferie annuali, è sancito costituzionalmente, artt.
32 e 36 della Costituzione.
Le
direttive 93/104/CE e 2000/34/CE concernenti l’organizzazione
dell’orario di lavoro, hanno previsto un limite legale minimo alla
durata delle ferie stabilendo che il lavoratore ha diritto ad un
periodo annuale di ferie retribuite non inferiore a 4 settimane e in
Italia con il D. Lgs n. 66 del 2003 e s.m.i. (D. Lgs. 213/2004) sono
state recepite. Nelle Sue affermazioni recita “che i contratti
nazionali dovrebbero superare questi “finti” privilegi…”. Non si
tratta di privilegi, bensì di diritti costituzionali garantiti a tutti
i lavoratori pubblici e privati. Se di privilegi veri e non finti si
deve parlare, allora occorre ricordare quelli di cui gode la classe
politica italiana. Ma nessuna corrente politica di ambo gli
schieramenti (se non con sporadici tentativi che non trovano mai
consenso alle Camere) è mai riuscita a portare avanti l’eliminazione
degli stessi! Bisognerebbe far presente che agli inizi della
Repubblica le funzioni dei politici erano a titolo gratuito e non
certo con lauti stipendi odierni e tanto meno con tutti quei benefici
che conservano anche dopo aver cessato dalla carica.
Infine, Signora Presidente, vogliamo ricordarLe che all’interno della
Provincia i dipendenti stanno dando il massimo impegno di fronte al
continuo aumento delle competenze ed offrono la migliore
collaborazione in questa fase difficile dovuta alla riorganizzazione
dell’Ente ed in cambio vorrebbero essere rispettati e valorizzati per
il servizio reso. In compenso, vengono adottate dall’Ente scelte che
vanno nella direzione opposta, infatti non è stato fatto nessun piano
di miglioramento del clima; non sono mai stati definiti i profili
professionali e le mansioni; mai equiparati gli stipendi tra le varie
categorie (esempio un cantoniere proveniente dall’ANAS guadagna 1.500
euro a fronte di un 1000 percepite da un Cantoniere provinciale); non
esiste il rispetto delle relazioni sindacali.
Ribadiamo che con dichiarazioni di questo calibro, non si fa altro che
accrescere il clima di demotivazione e insofferenza già presenti
all’interno della Provincia. Riteniamo doveroso un recupero della
moralità, dell’onestà e della saggezza, da parte di tutti, e
soprattutto da parte della classe politica italiana che ultimamente
con i suoi atteggiamenti è riuscita a rendere “normali” condotte che
fino a poco tempo fa venivano considerate vergognose.
Cordiali Saluti
RSU
della Provincia di Cuneo
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Solo davanti a
obiettivi definiti i sindacati si confronteranno con la Provincia
sulla riorganizzazione
Da
www.targatocn.it del 2 dicembre
Lunedì 29 novembre la Provincia di Cuneo ha presentato, alle
organizzazioni sindacali, i risultati dell'ultimo studio di
riorganizzazione aziendale appaltato dall'Ente con costi che
complessivamente raggiungono circa i 100.000 euro. “Uno studio
lacunoso, carente di obiettivi precisi e che punta solamente sui
numeri, tutti quanti nel segno, ovviamente negativo. Il piano
introduce il pericoloso concetto di un’eventuale privatizzazione di
gran parte del settore viabilità, denuncia che vi è un potenziale
soprannumero di personale dipendente quantificabile in 26 unità (su un
totale di 750, già ridotti di 100 unità con la gestione Costa), riduce
le Aree Organizzative da cinque a tre e riduce i centri di
responsabilità tra i funzionari provinciali (circa 20). Il numero di
26 unità di personale in esubero nell'ente è di per sé assai
contestabile" spiegano i sindacati. "Come già abbiamo ribadito,
molti servizi appaltati all’esterno potrebbero essere svolti dal
personale interno. Il dato inoltre, non risulta attendibile in quanto
non considera i pensionamenti dei dipendenti intervenuti nel corso
dell’anno che già di per sé annullano il presunto dato di esubero”.
Sebbene la Provincia di Cuneo nel rapporto tra spese di personale e
spese correnti si attesta al di sotto del 19%, dato che colloca l'ente
tra le prime dieci province d'Italia, e sebbene siano pochissime le
assenze per malattia dei dipendenti, i sindacati sottolineano che lo
studio di riorganizzazione della ditta Maggioli rileva un indice di
soddisfazione dei lavoratori pari a 5,4/10 punti a fronte di una media
nazionale del 6,8/10, con un profondo stato di demotivazione e di
rassegnazione. “Negli anni scorsi, con l'Amministrazione Costa,
l'obiettivo era di ridurre la forza lavoro in cambio di un
accrescimento della produttività dell'Ente. Questo avveniva
distribuendo le medesime risorse disponibili del fondo incentivante
tra un numero inferiore di dipendenti con l'inevitabile crescita
individuale generalizzata riferita alla distribuzione del salario
accessorio. Ora tutto ciò non solo non viene più predicato, ma è stato
cancellato; infatti molti compensi percepiti dal personale provinciale
sono stati tagliati ed i risparmi di spesa ottenuti sono stati
utilizzati dall’Ente per l'affidamento di prestazioni e servizi
inerenti i lavori che potevano essere eseguiti internamente”.
Le
organizzazioni sindacali criticano aspramente lo studio presentato che
confronterebbe cifre statistiche non affatto omogenee e utilizzerebbe
dati parziali. “Lo studio di riorganizzazione prevede perfino
un'ipotesi di aziendalizzazione (privatizzazione di fatto) di parte
del settore Viabilità. Ricordiamo come sul tema, la Presidente Gancia
abbia sempre rassicurato la RSU e le Organizzazioni sindacali che le
voci di privatizzazione erano del tutto infondate” affermano
ancora. “Spiace che l'ente, anziché programmare percorsi di
crescita professionale per i dipendenti, preferisca ricorrere al
probabile affidamento di una nuova dirigenza a favore di un tecnico
esterno professionalmente preparato, che si vocifera sia già in
pensione, anziché bandire una procedura concorsuale. Ciò blocca
inesorabilmente la crescita e le possibile aspirazioni di oltre 150
funzionari attualmente in servizio presso l’ente che già vedono
drasticamente ridurre i centri di responsabilità. Pare di trovarci di
fronte all’ennesimo tentativo di riorganizzazione che potrebbe
sfociare nella disorganizzazione”.
CGIL,
CISL, RDB e RSU Provincia di Cuneo si rendono disponibili ad un
confronto sul miglioramento della proposta di riorganizzazione
solamente a seguito di obiettivi ben definiti da parte dell’Ente.
Concludono: “Evidenziamo come la RSU sia giunta, dopo molti mesi di
contrattazione, a stipulare il Contratto Integrativo Aziendale
riferito all’anno 2010. Ciò è avvenuto dopo l’approvazione dei
dipendenti nel corso dell’assemblea del 25 novembre contando però, una
larga astensione dei partecipanti al voto. La firma di tale contratto
è quindi avvenuta, di fatto senza possibilità di contrattazione,
grazie alla forte assunzione di responsabilità della RSU e della
massima disponibilità dei dipendenti a fronte della situazione di
crisi in atto”.
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Presentato in Commissione il piano di riordino del personale
Da “La Stampa” del 30 novembre di Paola Scola
Taglio in pianta organica di ventisei posti (oggi i dipendenti sono
750: soprattutto nei servizi interni (-7), territorio (-5), servizi
alla persona (-7), lavori pubblici (-3), agricoltura (-2).
L'accorpamento da cinque «macro aree» a tre maxi «direzioni», cui
faranno capo quattordici o dodici (secondo le opzioni) «unità di
attuazione delle politiche». Le due «Uap» a maggior dotazione di
personale verranno dedicate a viabilità e trasporti, con 232 addetti,
seguite da quelle relative a politiche del lavoro e formazione (96) e
sviluppo-agricoltura (89). Si passerà da 35 a 23 posizioni
organizzative, con 4 figure ad «alta professionalità».
Sono i primi numeri dell’ipotesi di piano di riordino strutturale e
gestionale della Provincia, come illustrato ieri mattina in
commissione, convocata su richiesta del Pd dopo la polemica
nell’ultimo Consiglio. Il principio del progetto, che dovrà ancora
venir discusso in maggioranza e con i sindacati, è lo «snellimento»
dell'organizzazione, con accorpamento delle posizioni dirigenziali,
per «migliorare l'assetto, aumentare l'efficienza e la qualità dei
servizi».
L'organigramma attuale prevede, dopo presidente e giunta, la figura
del segretario generale, dal quale dipendono un «settore in staff» al
segretario stesso, quindi 5 «macroaree»: servizi interni, lavori
pubblici, territorio, servizi alla persona e alla comunità,
agricoltura. Se passerà l'ipotesi con il maggior accorpamento,
verranno creati un comitato di direzione, sotto presidente e
segretario generale, poi - oltre ai servizi istituzionali di staff -
tre sole maxi «direzioni»: risorse, sviluppo patrimonio e sviluppo
socio-economico.
«Un piano di riordino razionale», commenta il vicepresidente, Giuseppe
Rossetto. Il consigliere del Pdl, Gianfranco Dogliani: «Come
commissione abbiamo chiesto una riconvocazione, per approfondimenti.
Abbiamo inoltre domandato, quando la giunta avrà stabilito quale piano
adottare, di essere riuniti per monitorare andamento, risultati e
benefici che ne possano essere derivati». «Vogliamo la possibilità -
precisa Pierpaolo Varrone (Pd), vicepresidente della commissione, che
ha guidato i lavori - di verificare quale sarà la scelta della
maggioranza o della giunta e poi la sua applicazione. Abbiamo chiesto
anche i tempi di applicazione, ma senza risposta. «Il piano dovrebbe
consentire benefici di riduzione della spesa - prosegue Varrone -, ma
bisognerebbe dare maggior sviluppo ai settori di cui il territorio ha
necessità, anche alla luce delle maggiori competenze che la Regione
delega alla Provincia. L'ipotesi è nella logica del ridimensionamento,
non tenendo conto di servizi e uffici da implementare: per esempio
agricoltura e lavori pubblici, dove invece il segno è negativo. Se il
piano è per riorganizzare la gestione dell'ente, allora deve tenere
conto anche delle debolezze e dare lì delle risposte».
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Provincia, confronto sul
personale
Da “La Guida” del 26 novembre 2010 di Fabrizio Brignone
Lavori in corso (e confronto prossimo venturo) per riorganizzare l'ente
Provincia dall'interno, a partire dal personale e dall'impostazione
degli uffici: una rimodulazione che avrà effetti sulle risorse umane e
sui servizi, e quindi anche sui rapporti con i cittadini, ma che al
momento non è chiara e ha come uniche conseguenze il malumore e tanti
interrogativi tra i dipendenti.
Quella di lunedì
prossimo potrebbe essere una giornata di chiarimento. Al mattino verrà
presentato e discusso in commissione consiliare il nuovo "piano" per
l'organizzazione e l'ottimizzazione del personale, i cui contenuti
sono però ancora top secret; nel pomeriggio, sono convocati i
sindacati per una riunione dedicata allo studio. A realizzarlo, il
gruppo Maggioli (con sede nel riminese, realtà specializzata nella
consulenza organizzativa aziendale e per la pubblica
amministrazione), per indicare miglioramenti organizzativi nella
struttura dell'ente e dei suoi uffici. È comunque "giallo" intorno ai
tempi: secondo fonti sindacali il documento sarebbe pronto già da un
paio di mesi, ma non c'è stato alcun confronto finora; anche
l'opposizione in consiglio provinciale ha assunto posizioni decise,
ricordando che era stato assunto un impegno al confronto consiliare
appena ci fosse stato il materiale, mentre se ne discuterà soltanto
lunedì prossimo.
Nemmeno i contenuti di
questo studio sono ancora noti: l'unico elemento trapelato è una
riduzione da cinque a tre "macroaree", con relativo taglio
dei dirigenti e rimodulazione dei settori e degli uffici. Le aree
attualmente sono quelle dei servizi interni, lavori pubblici,
territorio, servizi alla persona, agricoltura; vi fanno capo 20
settori, ciascu‑
n
propri servizi e strutture. Snrtaglio"_
poi, cominciar -a
eir~e--. alcuni nomi (anche se al momento si tratta solo di
indiscrezioni): l'unica conferma interna sarebbe quella di Enzo
Novello, come responsabile delle funzioni tecniche, mentre si danno
per possibili• un rafforzamento dell'attuale segretario
generale Marisa Giannace e l'inserimento di un "esterno" (circola
anche il nome di Mario Piovano, ex sindaco di Moretta).
Il tema del personale era contenuto in una delibera di giunta di fine
2009, per la variazione della macrostruttura dell'ente, per prevedere
ipotesi e forme di razionalizzazione. A metà marzo scorso, poi, la
determinazione dirigenziale che assegnava l'incarico di redazione
dello studio alla Maggioli, in seguito a gara, per un importo di
40.000 euro. In occasioni pubbliche, comunque, il nodo del
personale era venuto alla ribalta: rimangono tracce di amarezza tra
i dipendenti, infatti, per gli attacchi subiti sulla falsariga. delle
accuse a "fannulloni" e per l'abuso dei bar, primo fra tutti quello in
un comizio della Lega Nord il 24 luglio a Chiusa Pesio (con tanto di
video finito poi su Internet). Tutto ciò in un clima già non facile
tra le mura'di corso Nizza 21, per via del blocco delle assunzioni e
del turn over, oltre alle riduzioni sulle risorse interne (dagli
straordinari all'uso delle auto dell'ente); non va dimenticato, poi,
che la modifica degli orari di accesso agli uffici per il pubblico
era stata accompagnata anche da rigide norme agli ingressi dove erano
state posizionate anche telecamere.
L'iniziativa aveva
comunque un precedente: già l'amministrazione guidata da Raffaele
Costa aveva commissionato uno studio simile, affidato alla Labser di
Brescia per una spesa di 49.500 euro, in seguito a una delibera di
aprile 2005 per ottenere una consulenza esterna sulla pianta
organica. Il documento, però, sarebbe poi rimasto in un cassetto,
lettera morta. A completamento del quadro economico, la spesa
complessivamente impegnata finora per questi due studi si aggira
intorno ai 90.000 euro: facile pensare dunque che da lunedì i membri
della commissione, in particolare quelli di opposizione, saranno
molto attenti nel confrontare i due documenti, anche per verificare
l'efficacia dei contenuti.
Intanto, un auspicio
di sviluppo positivo della vicenda - oltreché dai dipendenti - viene
dalle rappresentanze sindaca-li interne, che richiamano l'importanza
di una maggiore serenità nell'ente: "Rimane essenziale il confronto
con l'amministrazione - spiega Walter Giordano -, per capire che
cosa potrà succedere e soprattutto quali benefici avrà il
cittadino-utente da un'eventuale riorganizzazione. È importante che
si metta bene a fuoco che cosa c'è dietro un intervento del genere,
anche perché dallo studio potrebbe anche emergere qualche servizio
'scoperto o sottodimensionato: se invece si tratta solo ed
esclusivamente di tagli, si perde un'occasione di miglioramento della
situazione lavorativa (chiediamo da tempo, ad esempio, che vengano
date risposte su salario accessorio, contratti e profili
professionali). L'obiettivo rimane quello di un clima azienda1e più
sereno, cosa che finora non si è concretizzata".
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Provincia, sindacati
attaccano
Rappresentanti Rsu nella riunione sull’integrativo hanno annunciato la
sospensione delle relazioni
Da “La Stampa” del 24
settembre di ]LORENZO BORATTO
CUNEO
Un muro contro muro, inedito per la Provincia: le rappresentanze
sindacali dei 738 dipendenti hanno «sospeso le relazioni sindacali».
Ieri mattina la riunione per illustrare la bozza di contratto
integrativo 2010, nel palazzo di corso Nizza, è durata pochi minuti.
Il segretario generale Marisa Giannace, i dirigenti Ezio Elia e Enzo
Novello leggono la proposta. Le Rsu consegnano un documento e se ne
vanno. Il testo: «Sono sospese le relazioni sindacali in attesa di
avere un chiarimento con la presidente Gianna Gancia per migliorare il
clima aziendale e accedere a tutti gli atti del processo di
riorganizzazione. Restiamo in attesa, ma chiediamo il blocco della
mobilità forzata dei dipendenti e la sospensione di ogni atto
organizzativo». Seguono 15 firme.
Uno di loro, con diversi anni di attività sindacale, spiega: «Una
situazione del genere non era mai successa. Non rilasciamo
dichiarazioni, parleremo soltanto attraverso comunicati stampa. Certo
il clima è teso. La bozza di contratto integrativo? Sono briciole, ma
non è il punto. L’incontro con la Gancia ci è stato negato. Qui
chiudono servizi come lo sportello universitario, si accorcia l’orario
di apertura al pubblico degli uffici mentre ad esempio il Comune di
Cuneo l’ha prolungato. Cose inspiegabili. C’è rabbia dopo le
esternazioni della presidente finite sul web».
Il filmato sul sito www.youtube.com è stato inserito da un militante
leghista, è già stato visto quasi mille volte. Al raduno di luglio a
Chiusa Pesio, la presidente Gancia aveva detto: «Tra i dipendenti
della Provincia alcuni lavorano, ma non è che perchè sono dipendenti
dello Stato che “Pantalone paga” e si può andare al bar (applausi, ndr).
Abbiamo chiuso le porte perchè gli orari si fanno. Poi c’è la pausa
pranzo. Si sono lamentati i bar perchè non avevano più clienti. E
succede a Cuneo, non a Napoli».
Lunedì c’è stata un’assemblea del personale, dove i sindacati hanno
sottolineato, sempre tramite comunicato: «La percentuale di assenze è
all’1%, quinta fra le Province italiane prima in Regione. Si accusano
i dipendenti di non lavorare, ma si chiede loro di effettuare
straordinario per lo più non retribuito. Nonostante l’esistenza di
professionalità, si continua con l’affidamento di prestazioni
all’esterno».
C’è un altro problema: negli ultimi due mesi una ditta di Rimini ha
intervistato circa 200 lavoratori della Provincia: questionari e
raccolta dati per valutare carichi di lavoro e durata dei
procedimenti. Gli atti sono stati negati ai dipendenti. Dopo la
conferenza stampa di lunedì, è proseguita la discussione al
pomeriggio, in Consiglio provinciale, con attacchi da parte della
maggioranza. Il capogruppo Pdl, Marco Perosino, ha detto: «Nella
Pubblica Amministrazione non si può governare con il sistema del
terrore. Non riteniamo che il personale non lavori». La data per un
incontro fra la presidente Gancia e i rappresentanti Rsu non è stata
fissata, ma lunedì la presidente aveva spiegato: «La mia porta è
sempre aperta».
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738 dipendenti scontenti per le parole della presidente Gancia
Da
www.targatocn.it del 20 settembre
Lunedì di esternazioni in Provincia. A memoria di giornalista
non si ricorda di essere arrivati a tanto. La RSU, le segreterie
provinciale Fp Cgil, Fp Cisl, Fpl Uil e Rsu RDB, come già
rivelato da targatocn.it venerdì 17 settembre, hanno radunato i
giornalisti per portare all’attenzione pubblica il malcontento e la
sfiducia che regnano tra i dipendenti della Provincia. “Il vostro
stupore è il nostro” hanno affermato all’unisono. La situazione,
nebbiosa da tempo, è esplosa a seguito di due fatti significativi. Il
primo, più serio, inerente il processo di riorganizzazione, il secondo
invece ha a che fare con le dichiarazioni fatte dalla presidente
Gianna Gancia a Chiusa Pesio. Da quando i lavoratori hanno appreso del
discorso durante il raduno leghista, la situazione è crollata ed è
emerso tutto il disagio covato nel tempo. “Alcune cose non
quadrano. Andremo fino in fondo a questo percorso che vuole fare
chiarezza. Non accettiamo dichiarazioni che dicono tutto o nulla”
mettono subito le cose in chiaro le maestranze sindacali. Non è
escluso anche che nell’incontro che dovrebbe tenersi giovedì con la
Provincia disertino il tavolo se l’Ente non va incontro alle loro
esigenze. I problemi seri affrontati con soluzioni semplici sono una
delle contestazioni rimarcate. “L’unica scelta organizzativa
dell’Ente è stata quella di chiudere le porte al pubblico, ridurre i
servizi erogati e gli orari di apertura. Da tempo chiediamo di
conoscere i dettagli del processo di riorganizzazione, ma finora ci è
stato negato l’accesso agli atti”.
I lavoratori inoltre si interrogano sullo stato dei rapporti:
cos’è cambiato dal 19 giugno, quando la presidente Gancia elogiava ‘i
suoi’ tramite una lettera, al giorno del raduno di Chiusa Pesio? Oltre
al malumore, regna anche una certa confusione lavorativa, conseguenza
della mancanza del piano di riorganizzazione. “I dipendenti non
sanno cosa vuole il datore di lavoro e non capiscono perché alcuni
incarichi vengano affidati a ditte esterne quando ci sono persone
qualificate all’interno”. Infine, altra nota dolente la questione
‘viabilità’. Ovvero il nuovo compito di vigilanza dato ai cantonieri
che rimane indefinito. Dignità professionali svilite e assenza di
clima di benessere le altre armi con le quali i sindacati si
presenteranno al tavolo di giovedì. Nella conferenza hanno anticipato:
“Certo da oggi le relazioni sindacali non saranno più come prima”.
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Tre mesi di lavoro per 40
persone
Impiegati nella
manutenzione di arredi comunali e verde urbano
Da “La Guida” del 3
luglio di Luca Borello
Cuneo - Creare
opportunità di lavoro per persone "svantaggiate": questo lo scopo
dell'accordo siglato tra il Comune di Cuneo, il Consorzio Socio
Assistenziale del Cuneese e il Consorzio tra cooperative sociale "Il
Mosaico".
"La crisi economica
che sta investendo la nostra provincia - ha esordito il primo
cittadino Alberto Valmaggia - non si supera a spot e slogan, ma con
una regia politica organica e completa". Il Comune infatti ha
stanziato 135.000 euro (parte dell'avanzo di amministrazione 2008)
per sostenere un progetto di borsa lavoro che prevede di impiegare 40
lavoratori in grave difficoltà economica, a causa della perdita del
lavoro, in due turni di tre mesi ciascuno (20 persone al primo e 20 al
secondo) nella manutenzione ordinaria e straordinaria di arredi
comunali e nell'ambito del verde urbano.
"Lo scopo - ha
sottolineato Erio Ambrosino, assessore ai servizi sociali-educativi
del Comune - è di offrire un periodo minimo di assunzione per avere
poi diritto alla cassa integrazione". I lavori, gestiti da 4
cooperative di tipo "B" appartenenti a "Il Mosaico" ("Il Prato" e "San
Paolo" di Cuneo, "Amico Verde" di Boves e "Il Ginepro" di Madonna
dell'Olmo), supportate da "Armonia Work" e "Il Casolare"
di Saluzzo e "Nuovo Beila" di Mondovì, riguarderanno la
sistemazione di aiuole, panchine, cestini, oltre che la potatura,
la semina e l'irrigazione. Sono già stati individuati i parametri di
scelta dei lavoratori: dovranno essere residenti in Cuneo, essere
iscritti al Centro per l'impiego e colpiti da provvedimenti di
licenziamento dopo il 1° settembre 2008, oppure disoccupati di lunga
durata.
"Stiamo valutando le
richieste
di aiuto economico pervenuteci da ottanta famiglie colpite in modo
grave dalla crisi", ha spiegato Beppe Bernardi, vice-presidente del
Consorzio Socio Assistenziale. La decisione avverrà di concerto con
il Centro per l'Impiego provinciale: "Abbiamo dato la disponibilità -
ha commentato la vice-responsabile Enrica Barale - a sostenere
colloqui individuali e di gruppo per valutare competenza ed
esperienza".
Vi è poi una seconda parte dell'accordo che prenderà via solo a
settembre: verranno stanziati 15.000 euro per la creazione di un
supermercato last-minute a costo zero: "Metteremo a disposizione della
grande distribuzione persone in borsa lavoro - ha concluso il
vice-sindaco Giancarlo Boselli - , che avranno il compito di
selezionare gli alimentari in scadenza e rimasti invenduti da
distribuire alle associazioni no profit". All'incontro
erano presenti anche Elisa Borello, assessore alle politiche del
lavoro, Patrizia Manassero, assessore al bilancio, Franco Chittolina,
presidente del Centro Studi della Fondazione Cassa di Risparmio di
Cuneo, Renato Peruzzi, dirigente del settore socio- educativo del
comune di Cuneo, e Daniela Murisasco, responsabile del Servizio
Territoriale di Base del Consorzio Socio Assistenziale
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PUBBLICA
AMMINISTRAZIONE. A CASA PER MALATTIA
Assenze dimezzate negli
uffici
Da “La Stampa” del 18
dicembre di ALBERTO PRIERI
CUNEO
Al Comune di Mondovì e all’Asl Cn1 (Cuneo-Saluzzo-Savigliano-Fossano-Mondovì-Ceva)
le assenze per malattia dei dipendenti si sono dimezzate: rispetto
allo stesso mese del 2007, a novembre 2008 sono scese rispettivamente
del 57% e del 50,3%, secondo il ministero dell’Innovazione nella
pubblica amministrazione, alla cui indagine hanno risposto 1.560 enti
in Italia, sette nel Cuneese.
Stefano Viglione, sindaco di Mondovì: «Abbiamo sempre avuto livelli di
assenza così bassi che qualsiasi variazione genera percentuali alte.
La collaborazione con il personale è massima, così come la
disponibilità dei dipendenti».
Nel caso dell’Asl Cn1, a fronte di 1.391 giornate di malattia
registrate lo scorso novembre, quelle dello stesso mese 2007 erano
state 2.797. Tutti malati immaginari? «No - rispondono alcuni
dipendenti -: il confronto sui mesi invernali è falsato perchè basta
un anticipo di influenza per costringere a letto molti lavoratori».
Non a caso le variazioni calcolate su settembre e ottobre sono meno
marcate. «Questi numeri non hanno alcun significato - ribadisce
Gianpiero Porcheddu, Cisl funziona pubblica –. I questionari sono
stati costruiti ad arte per generare risultati positivi. Al decreto
non sono seguite variazioni significative nella produttività degli
enti locali che, in provincia di Cuneo, è sempre a ottimi livelli».
Negli uffici della Provincia le assenze si sono ridotte di un terzo
(il 35,6%, a fronte del 44,1% della media nazionale). “Un dato
positivo - commenta Raffaele Costa, presidente della Provincia -:
evidentemente certe norme, al di là dell’apparenza, stanno dimostrando
una loro efficacia. Chi si impegna non ha nulla da temere».
Fra gli altri Comuni, Savigliano vanta il 30% in meno di assenze, Alba
il 28,5%, Bra il 14,8% e Cuneo occupa l’ultima posizione con il 13,8%.
Qui la media è di 0,4 giorni di assenza per dipendente, contro quella
nazionale di 0,71. «Partivamo già da un’ottima situazione, ecco perchè
c’è stato un calo inferiore rispetto ad altri enti - commenta Elisa
Borello, assessore al Personale -: se in altre parti d’Italia l’azione
del ministro Brunetta è utile, a noi impone una spesa di 10 mila euro
all’anno per le visite fiscali, che prima venivano ordinate solo
quando effettivamente necessario».
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FOSSANO. BILANCIO
2007
Multiservizi azzera il debito e assume altri dipendenti
Da “La Stampa” del 11
dicembre di WALTER LAMBERTI
FOSSANO
Ha segno positivo il bilancio 2007 dell’Azienda speciale multiservizi
di Fossano presentato durante l’ultimo Consiglio comunale.
Obiettivo raggiunto dopo quattro anni in cui il disavanzo si è via via
ridotto (era di meno 273.226 euro nel 2004, meno 28.883 nel 2005 e
meno 15.618 nel 2006) fino a raggiungere il pareggio a circa 4 milioni
di euro (per la precisione un più 25 euro) dell’ultimo anno. «Una
grande soddisfazione» per la presidente Ivana Borsotto, incaricata di
illustrare le voci che hanno permesso questo risultato, ripercorrendo
la storia dell’azienda comunale nata con la finalità istituzionale di
rispettare i parametri di bilancio imposti dal Patto di stabilità e lo
scopo di migliorare i servizi.
Questi ultimi sono via via aumentati e attualmente vanno dalla
gestione delle due farmacie comunali e del verde pubblico, ai servizi
all’infanzia, all’istituto musicale Baravalle, pulizie dei locali
comunali, assistenza scolastica a portatori di handicap, gestione di
villaggio sportivo, parcheggi e cimiteri. Il tutto con un
considerevole aumento del personale che è passato da 90 dipendenti del
2006 a 118 nel 2007.
«L’utile che abbiamo ottenuto è minuscolo - commenta la Borsotto -, ma
dimostra che il traguardo dei conti in equilibrio, che era ed è un
nostro obiettivo primario, è stato raggiunto».
Ai primi posti del bilancio, per ricavi annui, ci sono i servizi
farmaceutici. «Se si considera - continua la presidente - che il
mercato farmaceutico, sia nazionale sia in provincia di Cuneo, ha
mostrato nel 2007 una flessione delle vendite e che è aumentata la
concorrenza da parte delle parafarmacie, l’ulteriore incremento dei
ricavi delle farmacie comunali e il loro buon livello di redditività
sono per noi motivo di soddisfazione, oltre che un ragguardevole
contributo economico».
Nel dettaglio l’utile al lordo delle imposte è stato di 96.971 euro
per la Municipale 1 (che nel 2007 è stata trasferita da via Roma in
viale Regina Elena per rispondere alle esigenze degli abitanti del
Borgo nuovo) e di 133.944 euro per la Municipale 2.
Oltre alle farmacie, tra le voci di «eccellenza» anche l’istituto
musicale Baravalle, in continua crescita con 430 allievi (più altri
150 nelle sedi di Trofarello e Poirino).
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COMUNI.PERSONALE
Le nuove
assunzioni grazie ai pensionamenti
L’escamotage ai patti di stabilità e ai tagli di spesa
Da “La
Stampa” del 24 novembre
Alle prese con patti
di stabilità e tetti di spesa imposti dalle Finanziare, i Comuni
devono usare l’ingegno ed escamotage per mantenere le piante organiche
e garantire servizi decenti ai cittadini. In Comune a Cuneo i
dipendenti sono 376 (10 i dirigenti), nel 2005 erano 423. Il numero
tornerà a crescere: le risorse per assumere dal 2009 quattro vigili
urbani sono state trovate perché grazie al pensionamento del dirigente
al Personale che non sarà sostituito. A dicembre le sue competenze
saranno divise tra segretario comunale e assessorato al Bilancio.
Dal 2006 il personale del Comune di Savigliano è assestato a 118
dipendenti (esclusi i vigili, che fanno capo all’Unione dei Comuni con
Monasterolo e Marene). Ci sono state 2 stabilizzazioni per altrettante
fuoruscite e una sostituzione con mobilità esterna. Da sempre il
Comune di Savigliano è al di sotto della pianta organica di una decina
di unità.
Il Comune di Mondovì assumerà due vigili urbani, oltre alla copertura
di un posto allo Sportello Unico. L’organico è 161 impiegati, di cui
24 con contratto part time e 3 collocati in altri enti (tribunale,
giudice di pace e Politecnico). Mondovì è uno di quei Comuni che
possono operare in deroga all’articolo 3 (comma 121) della Finanziaria
2008, nota con il nome di «blocca assunzioni». «Resta l’obbligo di
ridurre le dinamiche di spesa riguardo al personale» dice Bruno Armone
Caruso, segretario comunale. Risultano, ad oggi, vacanti e non coperti
7 posizioni. Per l’asilo nido comunale di via Ortigara,
l’amministrazione comunale intende aggiungere due part time entro il
2009.
Sono 135 i dipendenti a libro paga del Comune di Fossano. Di questi,
132 hanno contratto a tempo indeterminato (rientrano nel numero anche
i 4 dirigenti), cui si aggiunge il segretario comunale e due
dipendenti assunti a tempo determinato. Vanno aggiunti poi 4 addetti a
contratto di collaborazione coordinata e continuativa. Da inizio anno
ci sono stati tre pensionamenti e due cessazione per trasferimento,
rimpiazzati con 5 assunzioni.
L’Amministrazione comunale di Bra ha bandito un concorso per assegnare
nove posti di lavoro.
«Siccome abbiamo alcuni dipendenti a tempo determinato il cui
contratto è in scadenza e non è più rinnovabile - spiega Costanzo
Fissore, dirigente Ufficio personale -, dobbiamo integrare nel nostro
organico cinque istruttori amministrativi, due geometri, un contabile
e un capo-giardiniere. Queste assunzioni non sposteranno il budget per
il personale, perché si tratta di sostituzioni». Attualmente il «Conto
del personale» di maggio (documento ufficiale che ogni anno comunica i
movimenti al Ministero della funzione pubblica) registra 176
dipendenti in servizio (111 donne) dei quali 23 sono a tempo
determinato. Negli ultimi mesi sono stati sette i pensionamenti e una
sola assunzione.
Il Comune di Saluzzo conta 117 dipendenti. La pianta organica ne
prevede 141. Ma i numeri cambieranno presto. Si sta per chiudere,
infatti, la procedura per la mobilità di due vigili urbani e con la
stessa mobilità arriverà un amministrativo che svolgerà le mansioni
d'ufficio nel comando di polizia. Anche all'ufficio Urbanistica forze
fresche. Un funzionario è arrivato dal Comune di Fossano e si sta
concludendo l'iter per un secondo arrivo. Infine c'è stata
un'assunzione all'ufficio Servizi alla Persona.
Al Comune di Alba quest’anno sono stati assunti 14 dipendenti a tempo
indeterminato contro 9 che hanno lasciato. Le assunzioni hanno
riguardato 4 vigili, 3 geometri 1 istruttore al museo civico, 2
impiegati alla Ragioneria e 1 operaio al nido comunale. Per gli altri
3 (due insegnati e un impiegato amministrativo) si è trattato di
«stabilizzazioni». Non ci sono concorsi aperti e non sono previste
altre assunzioni 2008. Il Comune di Alba ha 231 dipendenti fissi e 7 a
tempo determinato.\
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PROVINCIA. SOCIETA’
PARTECIPATE
Patto per lo Sviluppo “No alla liquidazione di Acquegranda”
Da “La Stampa” del 31
ottobre di ]PAOLA SCOLA
CUNEO
«Siamo preoccupati per la sorte di Acquegranda». Lo scrive il Patto
per lo Sviluppo (Confartigianato, Confindustria, Confcommercio,
Coldiretti e Confagricoltura) al presidente della Provincia Raffaele
Costa, dopo la decisione di liquidare la partecipata.
«La società - dice Sebastiano Dutto, presidente del Patto - ha svolto
una significativa attività su un tema strategico e importante quale il
razionale utilizzo delle risorse idriche. La sua liquidazione potrebbe
lasciare un vuoto in termini di studio e progettualità». Le
organizzazioni chiedono la «sollecita istituzione di un Comitato
d’indirizzo, attraverso cui dare continuità alla mission di
Acquegranda».
La liquidazione rientra nel piano della Provincia di razionalizzare le
partecipate (approvato in Consiglio, ma senza ancora esiti concreti).
Piano il cui «nodo» principale resta il destino di Geac (aeroporto),
Sitraci (progetti e infrastrutture) e Fingranda (finanziaria), per le
quali si è ipotizzata una fusione, a creare una sorta di polo
logistico e dei trasporti. Un «matrimonio» che dovrebbe avere come
capofila Geac, titolare della concessione aeroportuale di Levaldigi.
Mentre Sitraci (nata 40 anni fa per realizzare il traforo del Ciriegia)
non avrebbe espresso preclusioni alle «nozze», per Fingranda sarebbe
invece spuntata un’intesa con Finpiemonte, che complicherebbe il piano
provinciale.
Geac-Sitraci-Fingranda potrebbero fondersi con un progetto triennale (Geac
non sarebbe privatizzabile subito, perché Sitraci ha il 70% di
azionisti privati, quindi occorrerebbe un bando europeo):
un’incorporazione mediante aumento di capitale, per rilevare le quote
dei Comuni. Una serie di operazioni verso una «new co», in società con
Regione, Provincia e Camera di commercio. A quel punto si potrebbe
procedere con il bando europeo e l’ingresso di un socio privato
rilevante (il 40% di Geac sarebbe quotato 10 milioni di euro). Ma, per
ora, è teoria. Il dato pratico è che oggi scade il termine per il
nuovo aumento di capitale dello scalo: a pagare, finora, solo la
Camera di commercio, ma la Regione si è detta disponibile. L’assemblea
dei soci ha comunque fissato in 5 anni il tempo per la
ricapitalizzazione.
Intanto una delegazione cuneese, guidata da Andreino Durando per la
Camera di Commercio, con aeroporto, Atl, Cônitours, Riserva Bianca di
Limone e Mondolè Ski, è stata nelle città inglesi e irlandesi da dove,
il 20 dicembre, decolleranno i nuovi voli Ryan Air per Levaldigi. Il
portale www.cuneoitalianalps.it proporrà pacchetti turistici per le
settimane bianche.
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MONDOVÌ. DELIBERA
Mancano agenti e il Comune taglia l’orario per il pubblico
Da “La Stampa” del 29
ottobre di GIANNI SCARPACE
MONDOVI’
Sedici agenti di polizia locale non bastano per coprire l’elevato
volume di pratiche amministrative e gli interventi sul territorio.
Così la Giunta ha approvato una delibera in cui riorganizzano gli
orari di apertura al pubblico degli uffici del comando «al fine di
ottimizzare la funzionalità degli uffici ed assicurare sempre
un’idonea gestione dell’onere amministrativo in capo all’ufficio». Per
smaltire il lavoro amministrativo e rispondere alle esigenze di una
città di 22 mila abitanti con una rete viaria complessa, si deve
metter mano a una nuova programmazione: gli uffici saranno aperti il
lunedì dalle 8,30 alle 12,30. Dal martedì al venerdì dalle 7,30 alle
13,30 e dalle 14,30 alle 16; il sabato dalle 7,30 alle 13,30. Il
«taglio» significativo è nelle ore pomeridiane. Meno ore di
ricevimento del pubblico, ma è attiva la reperibilità tramite il
trasferimento di chiamata sul cellulare di servizio. «Dei 16 agenti
disponibili – dice il comandante Renato Ferrua – 3 si occupano di
pratiche amministrative, gli altri sono impiegati sul territorio. Due
agenti saranno trasferiti, gli effettivi diminuiranno ancora. Oggi il
rapporto tra vigili urbani e cittadini di Mondovì è di 1 ogni 1330
abitanti, compresi i dirigenti. Il parametro regionale dice che
dovrebbe essere di 1 ogni 800».
È stato indetto il concorso pubblico per esami per la copertura di
posti vacanti come «agente di polizia locale»: 1200 euro al mese per
un agente di prima nomina. Entro il 3 novembre le domande dovranno
pervenire in Comune, saranno esaminate, poi si terrà il
corso–concorso. Il Comune ribadisce «l’attenzione nel potenziare
l’organico – puntualizza il sindaco Stefano Viglione –, chiamato a
sempre maggiori competenze, tenendo conto della temporanea carenza di
personale. Stiamo lavorando per raggiungere un numero di agenti
adeguato alle esigenze». Le «competenze» del comando si traducono in
numeri che Ferrua snocciola, insieme alla vice Domenica Chionetti.
Ecco di cosa si sono occupati gli uffici del comando dal 1° gennaio a
oggi: 79 fascicoli di polizia giudiziaria, 56 denunce, 84 incidenti
stradali, 310 pratiche di occupazione di suolo pubblico, 139 denunce
di smarrimento, 1077 denunce antiterrorismo per i fabbricati, 62
pratiche di cose smarrite, 606 accertamenti all’anagrafe, 431
ricezioni di denunce di infortuni, 159 ordinanze per la viabilità, 328
dichiarazioni di ospitalità di extracomunitari.
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PIANO DI RIORDINO.
OGGI L’APPROVAZIONE IN CONSIGLIO REGIONAL
Saranno sei le Comunità
montane
Da “La Stampa” del 29
ottobre di MATTEO BORGETTO
CUNEO
«La delibera della Giunta ne prevedeva 5, ma dopo il dibattito
diventeranno 6. L’unica modifica riguarda la valle Maira, che
inizialmente doveva andare con la valle Grana, ma ha chiesto di
rimanere da sola per la questione delle centraline. E’ molto probabile
che venga accontentata. Così, la valle Grana andrà con la Stura». Il
presidente dell’Uncem, Lido Riba, ieri, a Torino, ha assistito ai
lavori delle due Commissioni regionali Agricoltura e Montagna e
Rapporti con le Istituzioni sul Piano di riordino delle Comunità
montane (attualmente nella Granda sono 12), che stamane, alle 10,
verrà portato in Consiglio regionale per l’approvazione definitiva.
«La prima seduta (ieri, ndr) è stata sospesa per mancanza del numero
legale - precisa Riba - ma il problema non riguarda la provincia di
Cuneo, dove la situazione è abbastanza chiara».
Nulla di ufficiale, tuttavia, come rileva il consigliere regionale,
Giorgio Ferraris: «Saranno sei - ammette - ma non è ancora detto che
sia proprio la valle Maira a rimanere da sola». L’idea non spiace al
presidente, Livio Acchiardi. «Ben lieti di mantenere la nostra
autonomia - dice -. In questi anni, lo sviluppo sul territorio
realizzato dalla società “Maira spa”, amministratore della centralina
idrolettrica “Frere2”, ci ha resi autosufficienti (150.000 euro di
introiti nel 2007, ndr). Ma non chiudiamo la porta a un eventuale
accorpamento con la valle Grana, perché abbiamo in comune tanti
servizi».
La reazione del presidente della Comunità valle Grana, Alessandro
Verardo: «Ci sono molte più ragioni per tenerci uniti alla valle Maira
- dice - ma possiamo lavorare bene anche con la valle Stura. La
soluzione concilierebbe le esigenze della val Maira di “correre da
sola” con le nostre, di mantenere la valle unita».
Il riferimento è all’altra possibilità avanzata in Commissione
regionale: un’unica Comunità montana della valle Stura, con l’aggiunta
dei Comuni di Vignolo e Cervasca, attualmente inseriti in valle Grana.
«Ma noi saremmo ben felici di aggregarci alla valle Grana - commenta
il presidente, Livio Quaranta -. Non abbiamo preso in considerazione
l’ipotesi di rimanere da soli».
Nessun «ripensamento» sugli accorpamenti previsti dalla Giunta
regionale per le altre 9 Comunità montane cuneesi. L’Alta Langa verrà
unita a Langa Valli Bormida e Uzzone. La Comunità della Bisalta,
fondata nel 2004, tornerà insieme insieme alle Valli Gesso, Vermenagna
e Pesio. «Siamo stati benissimo da soli - commenta il presidente, Ugo
Boccacci - ma accettiamo la decisione, che è la più logica e
accontenta entrambi».
Le Valli Po, Bronda e Infernotto si uniranno alla Valle Varaita. «Non
sarà una passeggiata - rilevano i presidenti Aldo Perotti e Silvano
Dovetta -. Avremo 29 Comuni per 50.000 abitanti nell’area sotto il
Monviso. L’importante sarà lasciar fuori la politica e lavorare come
amministratori della montagna».
La Comunità più numerosa della Granda (43 Comuni) sarà quella formata
da Alta valle Tanaro, Valli Mongia, Cevetta e Langa Cebana e Valli
Monregalesi, che rilancia. «Avremmo accettato l’accorpamento - dice il
presidente, Pietro Blengini - ma la notizia sulla valle Maira è un
duro colpo: la divisione degli enti non sarebbe equa. Ragioneremo a
bocce ferme, ma se così fosse, ci faremo sentire in Regione».
FONDI E TAGLI
Un terzo di dipendenti in meno
Istituite nel 1971,
le Comunità Montane sono 356, con 12820 consiglieri. Nel 2007, hanno
ricevuto dallo Stato 190 milioni di euro, nel 2008 156 milioni.
L'ultima Finanziaria prevede un taglio di 90 milioni di euro in tre
anni. In Piemonte, dove la montagna copre il 52% della superficie con
circa 800.000 abitanti, le Comunità Montane sono 48 e comprendono 558
Comuni, con 1.700 amministratori e 600 dipendenti. Il Piano di
accorpamento regionale comporterà la riduzione di un terzo del
personale. «La Regione sarà a fianco dei dipendenti - ha l'assessore
alla montagna, Bruna Sibille - ma anche lo Stato non può lavarsene le
mani e deve fare la sua parte».
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CUNEO. PROPOSTA
DELLA SIBILLE
Tagli
degli Enti montani Pronto il piano: da 12 a 5
Da “La Stampa” del 12
ottobre
«Le dodici Comunità
montane della Granda saranno dimezzate: entro ottobre ci sarà la
delibera del Consiglio regionale». L’ha ricordato ieri l’assessore
regionale alla Montagna Bruna Sibille al convegno al Centro incontri
di Cuneo sul futuro degli Enti montani, organizzato dalla Cisl.
Dopo i tagli del Governo Prodi (66 milioni di euro trasferiti dal
fondo per le Comunità montane a quello per gli investimenti) e quelli
dell’ultimo decreto 133 «Brunetta» (90 milioni in meno fino al 2011),
la proposta della Sibille sarà di cinque Enti montani nella Granda:
unite le valli Po, Bronda e Infernotto con la Varaita, Grana e Maira,
Stura con Gesso Vermenagna e Bisalta. Nel Cebano divisione in due
(Alta Langa con le valli Bormida e Uzzone, le valli Tanaro Mongia e
Cevetta con il Monregalese).
Il segretario provinciale Fp-Cisl Giampiero Porcheddu e Ugo Milano
della Funzione pubblica regionale, hanno detto: «La 133 mette a
rischio i servizi per i cittadini. Federalismo significa
corresponsabilità: non sono arrivati risparmi da altri enti e la scure
è calata sui più deboli». Lido Riba, presidente Uncem: «Metà del
Piemonte è stato trattato con sciatteria dagli ultimi Governi. La
montagna non chiede soldi, ma di vedere valorizzate risorse e
potenzialità».
Al dibattito sono intervenuti i parlamentari Teresio Delfino (Udc) e
Franca Biondelli (Pd), i consiglieri regionali Giorgio Ferraris («Solo
il Piemonte ha difeso le Comunità montane come ente politico
intermedio») ed Elio Rostagno («Basta discussioni: la legge sarà
operativa dal 2009 e gli oltre 100 dipendenti pubblici delle Comunità
della Granda saranno mantenuti, ma devono riqualificarsi»).
L’assessore provinciale alla Montagna Silvano Dovetta ha ricordato:
«Gli Enti montani hanno raggiunto notevoli risultati: proporrò un
Consiglio provinciale aperto per discutere del loro futuro». \
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STATISTICA. AL 94°
POSTO
Cuneo fra i capoluoghi dove i dipendenti sono pagati meno
Da “La Stampa” del 7
ottobre di CARLO GIORDANO
CUNEO
Il Comune ha 70 dipendenti ogni 10 mila abitanti e spende per ognuno
una media di 35.487 euro. Il dato è emerso da una ricerca de «Il Sole
24 Ore», pubblicata ieri, che ha fotografato la situazione nei 102
capoluoghi di Provincia d’Italia, in prospettiva dell’entrata in
vigore del federalismo fiscale.
A livello piemontese Cuneo si piazza al penultimo posto nel rapporto
abitanti-personale. Un indice più basso solo a Vercelli: 66 addetti
ogni 10 mila cittadini. Il municipio di Cuneo ha 381 dipendenti. I
costi per il personale rappresentano il 28 per cento della spesa
corrente che è pari a 44.807.341 euro. Questo significa che ogni anno
servono 12.688.832 per le buste paga di impiegati e dirigenti. A
questa cifra vanno aggiunti 831.830 euro che il Comune paga come tasse
per il personale.
L’indagine de «Il Sole 24 Ore» ha calcolato anche la spesa per
abitante che il municipio affronta in quattro settori. Per quanto
riguarda le funzioni generali (dall’ufficio anagrafe al servizio
elettorale, dal patrimonio al funzionamento del Consiglio comunale) la
spesa pro capite è 205 euro. Il sostegno all’istruzione costa ad ogni
cuneese 149 euro. Per la cultura il Comune spende 39 euro per
abitante; per l’assistenza 107.
«L’analisi vede Cuneo tra i comuni virtuosi - dice Patrizia Manassero,
assessore al Bilancio -. La nostra città si contraddistingue tra
quelle con minor spesa per il personale (al 94° nella classifica
generale), cui si aggiunge il valore positivo nel rapporto tra
dipendenti e abitanti (75ª posizione), a conferma di una politica di
razionalizzazione già avviata negli scorsi anni. Anche la lettura
delle altre tabelle ci conferma un’amministrazione che pur contenendo
la spesa riesce a dare una giusta risposta ai bisogni della città».
Sul personale l’opposizione sta preparando un ordine del giorno in
vista del prossimo Consiglio comunale. «Fruttando il decreto Brunetta
si potrebbe arrivare al pensionamento dei dirigenti che hanno superato
i 40 anni di attività - spiega Piercarlo Malvolti, capogruppo Udc -,
operazione che potrebbe portare a un risparmio di un milione di euro,
utile per la rivalutazione dei quadri».
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CUNEO. ASSUNTI DAL
COMUNE
Sei vigili per lavorare la
notte
Da “La Stampa” del 18
settembre di CARLO GIORDANO
CUNEO
Si fa più concreta la possibilità di istituire il turno di notte della
polizia municipale: lunedì, la Giunta comunale ha dato via libera
all’assunzione di altri sei «civich». Attualmente l’organico sulla
carta è di 42 vigili (di cui uno in distacco sindacale), compresi il
comandante, tre ispettori e dieci sottoufficiali. La legge regionale
ne prevedrebbe 70. Delle 6 nuove assunzioni una è praticamente
d’obbligo, dato che la Giunta si era impegnata a non scendere sotto
quota 43 vigili in servizio.
«Dopo l’approvazione da parte del Giunta sono immediatamente scattate
le procedure per il bando di concorso - spiega Guido Lerda, assessore
alla Polizia Municipale -; contiamo di poterli avere operativi tutti e
sei già dal 1° gennaio. Evidentemente con questo rafforzamento
d’organico si potrà affrontare la questione del terzo turno o comunque
il prolungamento dell’orario di servizio in particolari giorni della
settimana. Tutte le ipotesi sono da valutare, nel frattempo infatti la
pianta organica potrebbe ancora variare. Per quanto riguarda le
assunzioni un posto potrebbe essere coperto attingendo dalla
graduatoria del concorso precedente; un altro sfruttando la mobilità
tra enti. Anche per queste soluzioni è doveroso utilizzare il
condizionale. Siamo ancora nella fase iniziale della procedura, il via
libera al concorso è avvenuta solo martedì».
I vigili urbani di Cuneo attualmente svolgono un servizio articolato
su due turni: 7,30-13,30; 13,30-19,30. Con un un eventuale terzo turno
si coprirebbe la fascia oraria 19,30 -1,30. Un prolungamento
d’organico è già previsto in coincidenza con importanti
manifestazioni, le partite di volley al Palazzetto dello sport, sedute
di Consiglio comunale, operazioni di controllo del territorio
congiunte con altre forze dell’ordine.
«Sull’istituzione del terzo turno si era già raggiunto un accordo -
spiega Walter Biancotto, vigile urbano e rappresentante Rsu Comune di
Cuneo -, l’importante è che quei criteri vengano rispettati.
Innanzitutto il turno serale non deve lasciare scoperti i servizi
diurni, altrimenti è inutile. In secondo luogo avevamo chiesto che di
notte vengano impegnati non meno di cinque operatori: un piantone, un
responsabile di servizio e tre agenti. Infine, se si decidesse di
limitare il terzo turno nei fine settimana (venerdì-sabato-domenica),
devono essere comunque garantiti i riposi domenicali».
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IL CASO. INDAGINE
DEL MINISTERO
Cuneo, più assenze in Comune
Dato in controtendenza: a giugno aumento del 29% rispetto al 2007
Da “La Stampa” del 29
luglio di LORENZO BORATTO
CUNEO
Cala l’assenteismo nelle Amministrazioni pubbliche italiane, ma non al
Comune, dove il dato risulta in controtendenza: le «assenze» sono
cresciute del 20% a maggio e del 29% a giugno, rispetto allo stesso
periodo dell’anno scorso. Il giro di vite del ministro della Funzione
pubblica Renato Brunetta contro i lavoratori delle Amministrazioni non
otterrebbe a Cuneo i risultati attesi. Il ministero ha diffuso i dati,
a campione, su alcune realtà: ministeri, agenzie fiscali, enti
pubblici come l’Inps ed enti locali. Una diminuzione media del 15%,
punte del 50%, confrontando i mesi di maggio e giugno degli ultimi due
anni, ma c'è chi aumenta i «giorni di mancato lavoro», come il Comune
di Cuneo, storicamente tra i più virtuosi d’Italia. «Dati ricavati non
si sa da dove - dice l'assessore al Personale, Elisa Borello -. Ho
verificato: sono stati messi insieme malattie, ferie, permessi,
maternità, distaccamenti. Questa crescita? In parte per le piogge e il
freddo di questi ultimi due mesi che hanno costretto molti a letto. Ho
controllato gli altri Comuni citati: Cuneo ha meno assenze in valore
assoluto e il numero più basso di dipendenti (un lavoratore in
Municipio ogni 142 residenti, mentre gli altri sono tutti sotto quota
100 abitanti per impiegato)».
Anche il sindaco Alberto Valmaggia è critico: «Nel 2006 eravamo quarti
in Italia per giorni di malattia: 16, a fronte di una media nazionale
nei Comuni di 25. Il blocco delle assunzioni è stato rispettato, ma il
personale era già equilibrato in partenza. Per sopravvivere abbiamo
esternalizzato alcuni servizi, dalle farmacie comunali alla
riscossione delle multe. C'è grande demagogia da parte del ministro».
Il decreto legge «Brunetta» è stato approvato il 25 giugno e il
ministero parla di «effetto annuncio», ma i sindacati sono sul piede
di guerra. Claudio Migliore, rappresenta la Cisl in Comune: «Il
cittadino ha un controllo diretto dei dipendenti comunali che erogano
servizi. A Cuneo il rapporto dipendenti del municipio-abitanti è fra i
più bassi d'Italia, e siamo capoluogo. Ai tagli si sopperisce con
sacrifici, turni maggiori, collaborazione e buona volontà. Agli
aumenti di produttività non corrispondono aumenti di salari e i
lavoratori pubblici non hanno lo sgravio degli straordinari». Walter
Biancotto, Cgil: «Non sono aumentate le malattie. Si sono accumulati
arretrati e chi può va in ferie in periodi dove si spende meno. Si
pensi al Tour: a noi vigili urbani era proibito andare in vacanza. Due
mesi poi non sono significativi. Il trend è positivo da anni. Nel 2007
c'era già un 10% in meno di malattie sull'anno prima a livello di
lavoro pubblico: nessuno sapeva che Brunetta sarebbe diventato
ministro».
Flaviana Desogus, Uil: «Rilevazioni poco serie. Su Sanità ed enti
locali il decreto Brunetta cambia poco, è più incisivo sui ministeri,
dove c'è necessità di tagliare. I Comuni sono già allo sfinimento. Un
esempio: Ercolano ha lo stesso numero di abitanti di Cuneo, ma il
doppio di dipendenti. Servono verifiche coerenti, non demagogia».
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PROVINCIA.
APPROVATO IL PIANO IN CONSIGLIO
Partecipate, primo
accorpamento
Da “La Stampa” del 1
luglio di paola SCOLA
Accorpamento di Fingranda, Geac e Sitraci. Uscita da Acquegranda.
Valutazione sull’eventuale dismissione delle quote di Agengranda entro
il 31 dicembre. Dopo mesi di discussione, un rinvio ad aprile, due ore
di dibattito e la sospensione della seduta, ieri maggioranza e
opposizione in Consiglio provinciale hanno approvato (26 «sì») la
delibera sul progetto di riordino delle partecipate. Contrari Beppe
Lauria (gruppo misto, maggioranza) e Ivan Di Giambattista
(Rifondazione). Assente Guido Brignone (Lega).
Nascerà il «polo delle infrastrutture» (con parere favorevole dei «cda»
delle tre società), che - come sottolineato dall’assessore Ambrogio
Invernizzi e chiesto da molti consiglieri - dovrà avere «autonomia
gestionale, salvaguardare la concessione di gestione dell’aeroporto e
ridurre il numero di consiglieri (da 33 a 5) e revisori dei conti (da
12 a 3)». Per Agengranda e Acquegranda il dibattito rimane aperto (con
parere negativo dei cda alla fusione in Geac-Fingranda-Sitraci):
stralciata dalla delibera la proposta di un comitato per acqua ed
energia, tutto torna nella 1ª commissione.
Dopo un minuto di silenzio per commemorare Giovanni Vietto e
l’annuncio della nomina a presidente del Calso di Marco Botto (non
ufficializzata), primo a intervenire sulle partecipate è stato
Giancarlo Boselli (Pd): «Stralciamo la parte di delibera su acqua ed
energia, prima occorre capire che indirizzo la Provincia intenda
darsi». Ivan Di Giambattista (Rc): «Quali strategie ci sono? Non dev’essere
un semplice assemblaggio di funzioni fra le società». Gianfranco
Dogliani (Pdl): «Condivido la linea della giunta». Guido Brignone
(Lega): «E’ un matrimonio d’interesse, per dare fondi all’aeroporto.
Lasciamo in eredità alla prossima amministrazione un problema
irrisolto. Sono in maggioranza, ma non partecipo al voto». Elio
Rostagno (Pd): «Su acqua ed energia non è che facendo un comitato si
risolva tutto. E non corriamo, per Acquegranda, subito alla misura
estrema della chiusura». Germana Avena (Pd): «Abbiamo una strategia?
L’importante è la chiarezza». Roberto Nizza (Impegno): «Senza indugi
sono favorevole all’accorpamento in Geac». Se Carlo Castellengo (Pdl)
ha rimarcato l’importanza dell’«economicità gestionale» della nuova
realtà, Francesco Rocca (Pd) ha chiesto di sospendere il Consiglio per
ulteriori valutazioni (contrario Piero Sassone, Pdl). Beppe Lauria
(gruppo misto): «Anni fa dissi “Presidente, se ci sei batti un colpo”.
Non ho visto scelte politiche determinanti. Avrei voluto che in 5 anni
lasciassimo qualcosa, invece anche oggi siamo qui a lambiccarci in
chiacchiere. Un escamotage, non una scelta politica lungimirante».
Vibrante la replica di Raffaele Costa: «Questa delibera ha come
obiettivo combattere spese ingiustificate. Tanti rinvii, ora la
decisione è matura. Devo “battere un colpo”? E’ quello della
votazione. Correggere, modificare? Sì, ma poi votiamo. Chi non vuole è
libero, siamo in democrazia: l’importante è che non si offenda se noi
votiamo. Breve sospensione? Sì, ma solo per un accordo tecnico». Poi
le dichiarazioni di voto di Lauria, Dogliani, Broardo, Guida, Boselli
(«Accordo soddisfacente»), Mellano, Castellengo, Di Giambattista e
Botto.
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ALBA. CON LE
COLLINE DI LANGA E DEL BAROLO
“Uniti per
ottimizzare la gestione dei civich”
Da “La Stampa” del 10
giugno
Il Comune di Alba e
l’Unione dei Comuni «Colline di Langa e del Barolo» uniscono le forze
per creare un servizio associato di polizia locale. In base
all’accordo siglato, valido per i prossimi tre anni, in caso di
necessità l’una o l’altra parte possono richiedere il rinforzo dei
propri Corpi di polizia municipale attraverso la condivisione di
personale, oltre che di risorse strumentali e tecnologiche. «Da tempo
c’era l’esigenza - commenta l’assessore alla Polizia municipale albese
Claudio Taretto – di regolamentare un rapporto di scambio e
collaborazione, in particolare per fronteggiare nel modo più efficace
determinate situazioni».
Al via quindi azioni congiunte per i servizi in occasione di eventi o
manifestazioni, per il controllo della sicurezza stradale, soprattutto
in orari a rischio come il sabato notte, e per pattugliamenti
notturni. Sono comprese tutte le attività contro gli atti di
vandalismo, la microcriminalità e di salvaguardia dell’ambiente.
Spetterà al sindaco, su richiesta del comandante della polizia,
richiedere l’invio del personale necessario e all’Amministrazione
locale farsi carico di eventuali spese. Il personale di polizia
municipale è autorizzato a svolgere il servizio in entrambi i
territori: quando si troverà fuori sede dovrà sempre operare nel
rispetto delle regole in vigore sul territorio dove andrà a
intervenire
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RACCONIGI. INDAGINE
ISTAT
Dipendenti comunali “fedeli” Solo 7 giorni d’assenza l’anno
Da “La Stampa” del 8
giugno di ALDO MANO
I
Al bar o al supermercato durante l’orario di lavoro? Troppi giorni di
mutua? Spesso i pubblici dipendenti sono nel «mirino» per le eccessive
assenze, la scarsa produttività. Ma al Comune di Racconigi non è così:
i dipendenti fanno colazione prima di recarsi al lavoro e le spese nei
giorni liberi o di permesso. Lo spiegano, con orgoglio, l'assessore al
Personale Andrea Beltrando e il dirigente generale Vito Burgio,
responsabile delle sei aree, con a capo altrettanti funzionari, da cui
è formata l'amministrazione del Comune: «Il nostro personale è molto
più diligente, in confronto alla media nazionale, non solo se ci si
confronta con il settore pubblico, ma anche con quello privato».
Partendo dai dati pubblicati dal ministero, dai quali emerge una media
nazionale di assenze nel 2007, ferie escluse, pari a 20/22 giorni a
persona. Il dato Istat riporta una media di 22 giorni per il comparto
pubblico, che scende per il privato a 5/8 giorni solo per malattia. Il
Comune di Racconigi, poco meno di diecimila abitanti, ha un organico
previsto di 93 dipendenti, ma in realtà sono solo 74, che nel 2007,
considerando oltre la malattia e i permessi retribuiti, hanno fatto
registrare una media di assenza di 7,2 giorni ciascuno, pari ad un
terzo di quella nazionale.
«Nel 2007 i dipendenti sono stati a casa per malattia da 5 a 8 giorni
in media ciascuno - precisa l'assessore Beltrando -. Se da questo
togliamo i giorni di ricovero ospedalieri e di convalescenza, si
scende alla media di 2,2, nettamente più bassa anche del settore
privato». Un altro dato interessante riguarda le ore lavorative dei
funzionari dirigenti che, di fronte ad un obbligo di 36 ore di lavoro
settimanali, ne effettuano in media 45, pari ad 11 settimane in più
all'anno, cioè le prestazioni di tre persone a tempo pieno. «Oltre a
questi dati - aggiunge il segretario comunale Vito Burgio -, bisogna
considerare che il personale nel 2008 deve ancora usufruire, a testa,
di una ventina di giorni di ferie relative a periodi precedenti». Da
un'intervista rilasciata dall'assessore alle Finanze Valerio Oderda
sull'aumento del costo del personale nel bilancio 2008, era stata data
un'interpretazione non esatta, dal momento che l'aumento ha comportato
solo da 5 a 7 euro al mese in più nelle buste paga. Quanto ai 45
servizi di varia natura che il Comune offre ai cittadini e spaziano su
tutto quanto concerne la vita della città, il costo pro-capite è sceso
da 1,50 euro del 2007 alla cifra attuale di 1,30.
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Nel Cuneese mancano 45 segretari comunali In tanti paesi funzionari in
convenzione e a scavalco
Da “LA
Stampa” del 29 maggio di Matteo Borgetto
Cuneo 45,
Torino 33, Biella 17, Asti 16, Alessandria 15, Verbano Cusio Ossola e
Vercelli 14, Novara 9. La «Granda» è al primo posto nella classifica
regionale delle sedi «vacanti» che sono sprovviste di segretario
comunale titolare.
Un singolare primato che dipende dall’equazione negativa tra l’elevato
numero dei Comuni (250) e quello esiguo dei funzionari in provincia di
Cuneo: attualmente sono 88 ed in media, ciascuno di loro si occupa di
almeno tre Enti. Più della metà delle sedi cuneesi (68 su 128 totali)
è riunita in forma di «convenzione» ed hanno un solo «reggente»: si va
da un minimo di due a un massimo di sei Comuni, anche in province
diverse. L’esempio più significativo è il «consorzio» stipulato da
Perletto, Castino, Cravanzana nel Cuneese e Cassinasco, Monastero
Bormida e Rocchetta Palafea nell’Astigiano: 6 paesi in una cinquantina
di chilometri per 3.204 abitanti.
Il motivo delle convenzioni, oltre alla carenza di organico, è anche
economico: un segretario a tempo pieno costa 42.000 euro lordi l’anno
(70.000 circa nel caso dei consorzi) e la maggior parte dei piccoli
Comuni si accontenta del segretario «part-time», dividendo spese e
orari di servizio. Ciò nonostante, 45 sedi rimangono «vacanti», ossia
gestite da un funzionario «a scavalco». In alcune realtà, questa
situazione persiste da diversi anni: è il caso di Bonvicino, Bergolo e
Martiniana Po.
«La categoria è in difficoltà - spiega Bruno Armone Caruso, da
novembre 2007 segretario generale di Mondovì e componente del Cda
dell’Agenzia autonoma dei segretari comunali del Piemonte (Ages) -.
Nel 1995 eravamo 5.000 in Italia, oggi siamo 4.100 per oltre 8.000
Comuni». Una diminuzione del 25% che deriva dal naturale «turn over» e
dalla mancanza di concorsi a livello nazionale: dal ‘97 se ne sono
svolti due, con appena 200 nuove immissioni in Italia, una sola a
Cuneo. Difficile anche l’inserimento nella professione.
«La riforma Bassanini del 1997 - prosegue Armone Caruso - stabilisce
che l’incarico del segretario dipenda dalla durata del mandato del
sindaco e ha aumentato la precarietà, perché non è detto che uno venga
riconfermato. Molti hanno preferito il canale della mobilità,
aumentando il numero delle sedi vacanti e dei segretari a scavalco. A
certi Comuni questa condizione può andar bene (un segretario a
scavalco costa circa 300 euro mensili), ma svilisce la professione e
peggiora la qualità del lavoro, perchè aumenta le incombenze e riduce
drasticamente la presenza oraria nelle sedi». A rimetterci sono quasi
sempre gli Enti minori. «In alcuni paesi - rileva Armone Caruso - il
segretario lavora appena due ore la settimana e non riesce più a
svolgere quel ruolo costante di supporto gestionale, notarile e
giuridico, limitandosi a compiti di ordinaria amministrazione».
Le soluzioni? «Ci sono due concorsi in atto, dovrebbero formare 500
nuovi segretari: spero che la provincia di Cuneo ne tragga beneficio.
Bisognerà poi prevedere meccanismi in base ai quali ci sia un periodo
di permanenza più lungo nelle sedi di prima nomina, creando una certa
stabilità e garanzia di occupazione».
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Il Consiglio approva il documento
Cinque società in una sola
Da “La Guida” del 2 maggio di fb
Ancora un dibattito-fiume,
dopo che se n'era già discusso in commissione, poi alla fine l'ok del
consiglio provinciale: si va verso una sola partecipata dell'ente in
cui far confluire Geac (la società di gestione dell'aeroporto di
Levaldigi), Fingranda (la finanziaria della Provincia)
e Sitraci, e anche Acquegranda e Agengranda
(nel piano precedente della giunta
si pensava invece a una società a sé per le
problematiche su acqua, ambiente ed energia).
L'intesa è stata raggiunta lunedì in consiglio, seduta in cui è
stata comunque necessaria una
sospensione per elaborare
la versione definitiva di un
documento che venisse
votato da entrambi gli schieramenti.
Bipartisan ma non unanime: si sono in-fatti
astenuti Giuseppe Lauria (Gruppo mi-sto),
Ivan Di Giambattista (Rifondazione Comunista) e Germana Avena (Pd).
Ora l'ente
ha dunque in mano un documento di
indirizzo sul tema delle partecipate, su cui
muoversi per la prevista razionalizzazione:
il provvedimento indica infatti di
"promuovere
la costituzione di un unico soggetto finalizzato
alla promozione del territorio mediante l'accorpamento
delle cinque società partecipate, secondo la procedura considerata
funzionale al mantenimento della concessione aeroportuale".
Proprio quest'ultimo passaggio è quello tecnica-mente
più delicato, in quanto la concessione
per l'aeroporto di
Levaldigi fa capo proprio
alla società. Le discussioni, poi, si so-no
anche concentrate, in queste ultime settimane,
sull'opportunità o meno di unifica-re
le società partecipate proprio per il no-do finanziario: quello di
trovare nuove risorse per sostenere il rilancio di Levaldigi (la cui
condizione economica è già migliorata in modo sostanziale negli
ultimi due anni ma su cui, anche per ammissione della Provincia, c'è
ancora di che lavorare). Tra gli
interventi, Elio Rostagno (Pd) ha sottolineato l'importanza della
chiarezza sugli obiettivi (ottimizzare e migliorare, op-pure
conferire "tesoretti" alla nuova società
per migliorare i conti di Levaldigi?); Guido
Brignone (Lega Nord) ha chiesto di definire attività e funzioni della
nuova società.
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PROVINCIA.
DOPO 4 ORE DI DIBATTITO IN CONSIGLIO
“Unica società invece di
cinque”
Da “La
Stampa” del 29 aprile di PAOLA SCOLA
Verso un’unica società, un «contenitore» che riunisca Agengranda,
Acquegranda, Fingranda, Geac e Sitraci, le partecipate per le quali la
Provincia proporrà agli azionisti un «piano di riordino». I gruppi
politici ne hanno discusso 4 ore, ieri mattina, in Consiglio
provinciale, dove al primo punto c’era la delibera d’indirizzo già
rinviata una volta e portata in commissione.
La delibera, letta dall’assessore Invernizzi, ipotizzava due «poli»:
Geac (con Sitraci e Fingranda) per le infrastrutture e Agengranda
(sciolta Acquegranda) per acque ed energia. Una soluzione che ha
suscitato polemiche e forti dubbi, non solo nell’opposizione. La
proposta finale, invece, dopo 20 minuti di sospensione della seduta, è
stata approvata con i «sì» di entrambe le parti e l’astensione di
Lauria (gruppo misto), Avena (Pd) e Di Giambattista (Rc).
«Sono soddisfatto per l’esito - ha commentato il presidente Costa -,
arrivato dopo un costruttivo dibattito». Costa aveva introdotto la
discussione con l’analisi della situazione delle società e le ragioni
del riordino: «Anche la sezione regionale della Corte dei Conti ha più
volte richiamato alla rigorosa gestione delle partecipate».
Poi il lungo confronto, con due dubbi ribaditi: che l’operazione
Fingranda-Sitraci nascondesse soltanto la volontà di finanziare la
Geac e salvare la concessione aeroportuale e che lo scioglimento di
Acquegranda fosse inopportuno e solo a beneficio del socio privato (Gavio)
di Agengranda. Brignone (Lega): «Le società si sopprimono o
razionalizzano. Nessuno è ingenuo: è un “matrimonio d’interesse”».
Rostagno (Pd): «Diciamo che il problema è trasferire soldi a Geac per
l’aumento di capitale. Può andare bene, ma va dichiarato. E come si
può chiudere Acquegranda, che ha appena firmato l’affidamento del
progetto dell’invaso di Serra degli Ulivi? Poi chiariamo l’operazione
Agengranda». Di Giambattista (Rc): «Bene la norma della Finanziaria
che limita le partecipate. Su Geac chiedo una verifica di un anno, ma
pensando anche all’ipotesi di chiusura. Poi nomine chiare e
trasparenti». Crosetto (Pdl): «La delibera d’intenti è positiva, la
Provincia deve avere ambiti in cui esprimersi con forza. Diamoci un
tempo massimo anche per verificare se l’aeroporto ha ancora senso».
Avena (Pd): «L’ultima volta che facciamo cassa dobbiamo farlo sempre
per l’aeroporto: i cittadini sono d’accordo?». Castellengo (Pdl):
«Corretto porsi il problema del riordino, ma rivedrei i termini».
Lauria: «Il personale va tutelato». Poi gli interventi di Rocca, Nizza
e Botto. E la proposta di Boselli (Pd): «Ci sono le condizioni per una
delibera che dia mandato di verificare soluzioni tecniche e arrivare a
un solo soggetto». Sospeso il Consiglio, nuova proposta e voto.
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PROVINCIA. ULTIMA COMMISSIONE SUL PIANO DI RIORDINO
Società
partecipate: parola al Consiglio
Da “La
Stampa” del 24 aprile
Parola al
Consiglio provinciale. Il riordino delle società partecipate sarà
all’ordine del giorno lunedì. Ieri si è svolta l’ultima di numerose
riunioni della commissione consiliare, chieste dall’opposizione per
«approfondire». Assenti «giustificati» Giancarlo Boselli e Beppe
Lauria, così come il presidente Costa, le parti non hanno cambiato le
rispettive posizioni, che avevano portato la minoranza a ottenere un
rinvio dell’argomento già previsto all’esame dello scorso Consiglio.
«La commissione è stata costruttiva - commenta l’assessore provinciale
alle Partecipate, Ambrogio Invernizzi - e attenta alle linee di
indirizzo, sulle quali abbiamo fornito approfondimenti. L’augurio è
che in Consiglio prevalga lo spirito unitario». Il piano della
Provincia è di ridurre da cinque a due le società, creando un polo
logistico-infrastrutturale (unendo Geac, Sitraci e Fingranda) e uno
per rifiuti e acqua (sciogliere Acquegranda e potenziare Agengranda).
Due i punti controversi: l’attenzione al destino della concessione
aeroportuale, oggi in capo alla Geac, e la sorte di Acquegranda.
Nell’analisi della Provincia si legge: «La struttura economica e
patrimoniale della società non fa emergere prospettive future di
potenziamento del ruolo e dell’attività di Acquegranda... Le risorse
impegnate risultano poco funzionali alle esigenze della Provincia:
sarebbe opportuno assumere scelte definitive, quali lo scioglimento
della società». Ma c’è chi osserva che Acquegranda ha patrimonio netto
e «operazioni importanti», a fronte di Agengranda, che il piano
descrive così: «Pur non evidenziando risultati di esercizio
particolarmente brillanti negli anni 2005-2006-2007, struttura
patrimoniale ed economica fanno emergere una certa operatività sul
territorio». Fra i dubbi sull’operazione, anche il numero dei soci
coinvolti: in Acquegranda 29 pubblici (62%) e 12 privati (38% con
quote dal 13,1 allo 0,10%); in Agengranda 2 pubblici (Provincia e
Comune di Cuneo, al 26% ciascuno) e uno privato. Si tratta della Cie
Energia (48%), il cui capitale fa capo quasi interamente alle famiglie
Gavio e Lega.
«Siamo perplessi sullo scioglimento di Acquegranda, per il suo ruolo
nel settore dell’utilizzo plurimo dell’acqua e il rischio che vengano
abbandonati i progetti - dice Sebastiano Dutto, presidente di
Confartigianato e Patto per lo Sviluppo -. L’abbiamo scritto al
presidente Costa, che ci ha incontrati l’11 aprile. Ci ha garantito
che Acquegranda non andrà a perdere le sue attribuzioni». «Il tema è
delicato - sottolinea il senatore leghista Michelino Davico -. Se, con
gli adeguamenti di legge, si semplifica la situazione delle società,
mi pare un’azione positiva, da condividere. E’ chiaro che “tagliare
posti” in politica è difficile, ma mi aspetto da tutti gli
schieramenti un gesto di grande intelligenza e visione politica». Uno
dei posti «tagliati» potrebbe essere la presidenza della Sitraci, ora
del leghista Roberto Mellano. «Il principio rimane lo stesso -
conclude Davico -. Al Pd chiedo di fare un gesto d’apertura, di grande
capacità politica».
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PROVINCIA. VERSO IL CONSIGLIO
Società partecipate “Sì” al riordino ma dubbi sul progetto
Da “La
Stampa” del 21 aprile di PAOLA SCOLA
«Sì» alla razionalizzazione delle società partecipate della Provincia,
ma le proposte della giunta non convincono tutti i consiglieri. Ancora
riunione della 1ª commissione, mercoledì, prima del «via libera» alla
discussione in Consiglio. L’assemblea è convocata fra una settimana,
ma non si sa se la questione sarà all’ordine del giorno (come sostiene
la maggioranza) oppure verrà di nuovo rinviata.
C’è una proposta di delibera, affidata all’assessore Invernizzi, dove
si premette che, per legge, «gli enti debbano cedere le partecipazioni
in società che non gestiscono attività di produzione di beni o servizi
attinenti le loro finalità istituzionali, tramite procedure a evidenza
pubblica». Concetto che è già oggetto di discussione. Sciolte
Solidargranda e Verdevivo, in liquidazione Sofagra, uscita dalla Caf,
la Provincia è intenzionata a dismettere le quote in Finpiemonte e
Finpiemonte partecipazioni, perchè «esigue» e «ininfluenti». La
proposta: sciogliere Acquegranda e creare in Agengranda un unico
soggetto nel settore acqua-energia; Fingranda, Sitraci e Geac in
un’unica realtà per trasporti-infrastrutture-logistica, secondo
condizioni che permettano di mantenere la concessione aeroportuale,
ora in capo a Geac. E se le assemblee delle società si opporranno? La
Provincia potrebbe decidere di dismettere le azioni, nel modo «idoneo
ed economicamente più vantaggioso».
«Non siamo contrari alla razionalizzazione, anzi - dice Giancarlo
Boselli, consigliere d’opposizione (Pd) -, ma attenzione alla
tempistica, soprattutto per far confluire Sitraci in Geac, vista la
questione della concessione. Fingranda, invece, la vorremmo mantenere.
Su Acquegranda-Agengranda abbiamo un’altra idea: perché cancellare la
prima, che ha molti e rilevanti soci e importanti operazioni in corso,
e lasciare la seconda, che ha un patrimonio netto decisamente
inferiore? Vogliamo ancora discutere: è il Consiglio che deve
deliberare le questioni di politica generale». Marco Botto (Insieme)
ha raccomandato «gradualità» nelle scelte: «Si vada per gradi,
cercando consensi generali in Consiglio. Sottolineo, per esempio,
l’importanza di mantenere in vita Acquegranda, che ha una funzione
importante, tanti soci e altri operatori interessati a entrare». Beppe
Lauria: «Mi sono riservato di verificare in commissione, poi valuterò,
Ho una posizione diversa su Geac, voglio capire bene cosa succede. Se
ci sarà la bontà dell’operazione, ben venga, per non buttare soldi.
Sulle società in passato le intenzioni erano buone, ma poco ha
funzionato, quando sono state affidate a persone non capaci».
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CUNEO.
PROGRAMMA 2008
Nove consulenze e assunzioni decise dal Comune
Da “La
Stampa” del 18 aprile di CARLO GIORDANO
Incarichi di consulenza, ma anche nuove assunzioni in Comune a Cuneo.
Martedì nella riunione di Consiglio l’assessore al Bilancio, Patrizia
Manassero, presenterà il programma 2008 delle consulenze, che prevede
nove incarichi con una spesa complessiva di 167.600 euro. Sempre in
questi giorni il Municipio ha bandito tre concorsi pubblici per
l’assunzione di un istruttore amministrativo nel settore Cultura, due
educatori socioculturali, un istruttore direttivo amministrativo
(scadenza domande, 5 maggio).
Per quanto riguarda le consulenze si va da un esperto in Urbanistica
per la gestione dei contenziosi nell’edilizia (spesa 5 mila euro) a un
tecnico che dovrà occuparsi della realizzazione di modello geografico
del Distretto commerciale (60 mila euro). Sono previsti anche
incarichi per esperti di affari legali, assicurazioni, storia,
ambiente e rifiuti, fauna fluviale, vegetali, risparmio energetico.
«La pubblicazione del programma annuale degli incarichi di consulenza
è un atto dovuto, previsto dall’ultima Finanziaria - spiega
l’assessore Manassero -. Un documento che punta a una maggiore
trasparenza nei confronti dei cittadini. L’elenco verrà pubblicato
anche sul sito Internet del Comune. Essendo un documento previsionale
non è detto che tutti gli incarichi inseriti nella lista vengano poi
effettivamente affidati; come potrebbero, nel corso dell’anno,
aggiungersene altri. Qualsiasi modifica dovrà risultare sul documento
e resa pubblica». «Per sei dei nuovi incarichi, la copertura
finanziaria è già stata inserita nel bilancio di previsione 2008 -
dice ancora l’assessore Manassero -. Una consulenza, quella relativa
all’esperto in materia assicurativa, sarà gratuita. Per due incarichi,
l’esperto di storia per le nuove sezioni museali di San Francesco e
per la realizzazione del modello geografico del distretto commerciale,
bisognerà attendere il contributo regionale».
«Le quattro nuove assunzioni - spiega invece l’assessore al Personale,
Elisa Borello -, rientrano nel piano programmatico 2008. Nei prossimi
mesi sarà indetto ancora un altro bando per l’assunzione di un
conservatore del museo civico, figura che dovrà svolgere il ruolo che
era di Livio Mano».
L’istruttore amministrativo del settore Cultura dovrà occuparsi, tra
l’altro, dell’organizzazione di attività in campo letterario, di
relazioni pubbliche e dell’ufficio stampa. I due istruttori educativi
socioculturali saranno destinati al servizio di prestito
bibliotecario, alle attività di promozione della lettura per adulti e
ragazzi e a servizi di catalogazione.
L’istruttore direttivo dipenderà dal settore Gabinetto del sindaco e
si occuperà della parte amministrativa dell’ufficio Sport,
Manifestazioni e Turismo, con redazione dei relativi atti e
provvedimenti e coordinerà il personale. I bandi per partecipare ai
tre concorsi sono scaricabili del sito internet del Comune.
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Il Comune intende provvedere a nuove assunzioni
Cinque nuovi vigili per il terzo turno
Da “La Guida” del 11 Aprile di Enrico Giaccone
Nel corso del 2008 il Comune di Cuneo intende ampliare l’'organico
della Polizia Municipale in modo da istituzionalizzare il terzo turno
(il servizio serale dalle 19 all'1 di notte) per cinque giorni la
settimana. In questa direzione va la decisione di estemalizzare la
gestione delle contravvenzioni, approvata dal Consiglio comunale a
marzo
e
prossima alla gara d'appalto, che consentirà di liberare" tre agenti
dai compiti di ufficio, rimpinguando l'organico,
perennemente sottodimensionato, destinato ai servizi sul territorio.
Oltre a questa operazione, il Comune intende un massimo di cinque
nuovi agenti entro la fine dell'anno.
"L’orientamento della Giunta è questo - ha detto l'’assessore
Guido Lerda nel corso della commissione comunale di martedì 8 aprile
-e stiamo valutando
co-me
e con quali risorse intervenire". Le assunzioni, tutte a
tempo
indeterminato
saranno effettuate ricorrendo a mobilità interna, attingendo alla
graduatoria aperta e ricorrendo ad un nuovo con-corso. Attualmente i
vigili in servizio presso il Comune sono 42, di cui uno in distacco
sindacale. Lo stesso numero del 1996, ma otto in meno rispetto al 2001
e al 2002. Il personale operali due turni, dalle 7,30 alle 19,30, con
il turno serale in occasione del Consiglio comunale, delle
manifestazioni e, dopo la
fir-ma
della convenzione tra il sindaco e la Questura in merito al controllo
del territorio, del servizio operativo svolto al-meno una volta a
settimana. fra le nuove incombenze quotidiane c'è anche la presenza
all'ingresso del tribunale, proprio mentre consiglieri e
quartieri chiedono sempre più spesso una maggior presenza dei vigili
su] territorio.
"Le carenze di personale - dice il rap-presentante sindacale, Valzer
Biancotto - le sentiamo noi per primi, perchè non riusciamo svolgere
come vorremmo i nostri compiti. Quando abbiamo conte-stato il 3° turno
non lo abbiamo fatto per scarsa voglia di lavorare, ma perché non c'era
personale a sufficienza per svolgere il servizio in sicurezza. II
problema vero è che per carenza di personale non riusciamo a
svolgere i nostri principali compiti istituzionali, che so-no i
controlli edilizi, commerciali ed e- ! cologici. Anche questa è
sicurezza del cittadino che va tutelata: l'aumento di
personale deve essere finalizzato a svolgere meglio questi compiti
esclusivi che nessun altro svolge".
Compiti, sottolineano però i consiglieri Riccardo Cravero (Pdl) e
Giuseppe
Tassone (Pd), che non possono prescindere dal
controllo del territorio, del traffico e della sosta selvaggia.
Voce fuori dal coro è quella di Nello Streri (Pdl): "Sono contrario ad
altre assunzioni perchè il servizio non migliora aumentando il
personale. Il problema è che da tempo il servizio è deficitario:
i vigili che ci sono avrebbero bisogno di un corso di buona creanza".
Streri racconta di quando, poco tempo fa,
due
vigili non hanno indicato ad un passante
dove fosse l'ex chiesa di San Francesco, ma
trova l'immediata replica del comandante, Bruno Giraudo.
"Noi
spesso siamo giudicati da perso-ne che pochi giorni prima hanno avuto
una multa. Angherie non ne abbiamo mai fatte: si può migliorare, ma è
necessario difendere questa istituzione che è un fiore all'occhiello
della città. Se c'è qualcuno da richiamare non mi sono mai
tirato indietro, ma il rapporto con i
cittadini è, e
deve sempre essere, trasparente: per questo, ad esempio, non usiamo
l'autovelox e cerchiamo, nel limite del possibile, di contestare
subito le multe".
Multe che, come ha ribadito l'assessore Lerda, "una volta
fatte non si tolgono. Ci sono le strade istituzionali per
conte-starle, rivolgendosi in Prefettura e al
Giudice di pace, e quando ci accorgiamo
di aver sbagliato siamo disponibili a non difendere la nostra
posizione in quelle sedi".
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Turno di notte servono 5 vigili
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Per il servizio 24 ore su 24 si valutano nuove assunzioni
Da “La Stampa” del 9 aprile 2008 |
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«Servono
5 vigili in più per organizzare il turno di notte». L’ha ribadito
l’assessore alla Polizia municipale di Cuneo, Guido Lerda,
intervenendo, ieri, in VI Commissione impegnata a discutere sulle
carenze di organico dei civich. «Attualmente il Comando ha 42
addetti - ha spiegato Lerda -. Contiamo, dopo l’estate, grazie ad
una mobilità esterna, di salire a 43. Ieri è stato pubblicato
anche il bando per esternalizzare l’ufficio contravvenzioni che ci
permetterà di avere 3 agenti in più da impegnare in strada. Stiamo
valutando nuove assunzioni». «Oltre al servizio viabilità - ha
detto il comandante Bruno Giraudo, difendendo l’operato della
polizia municipale -, non bisogna dimenticare che siamo chiamati a
svolgere altre importanti funzioni in campo urbanistico,
accertamenti di residenza, notifiche di polizia giudiziaria».
«Nella programmazione del terzo turno - ha ribadito Riccardo
Cravero (Pdl) -, bisognerà tener conto anche delle esigenze delle
frazioni e non concentrare il servizio notturno in piazza Boves».
Secondo Fabio Panero (Rifondazione): «Sono d’accordo su nuove
assunzioni; nella razionalizzazione dei servizi sarebbe, però,
opportuno rivedere anche i compiti di rappresentanza come la
presenza di tre vigili ai Consigli comunali». Critico l’intervento
di Nello Streri (capogruppo Pdl): «I vigili dovrebbero dimostrare
di conoscere meglio la città. Tempo fa il sindaco di Asti, giunto
a Cuneo, domandò a due ‘’civich’’ dove si trovava la chiesa di San
Francesco. La pattuglia non fu in grado di indirizzarlo. Anche su
alcuni comportamenti ci sarebbe da ridire».
Al dibatto sono intervenuti anche Silvano Enrici (Centro Lista
Civica), Giuseppe Tassone (Pd) e il vigile urbano rappresentante
sindacale Walter Biancotto. \ |
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Il passaggio da altri
enti accompagnato anche da maggiori indennità crea casi considerati
poco equi
Le differenze di stipendio da ridiscutere in Provincia
Da “La Guida” del 4 aprile di Fabrizio Brignone
Una situazione non semplice, per quanto riguarda il personale
dell'ente Provincia, è stato affrontato nei giorni scorsi: quello
delle sperequazioni di salario e di
benefit
che riguardano persone che svolgono le stesse mansioni ma provengono
da altri enti. Se
n'6
tornato a discutere la settimana scorsa, con le rappresentanze
sindacali dei dipendenti provinciali che hanno incontrato il
presidente dell'ente, Raffaele Costa, per avviare la discussione sui
contratti. Una "riunione interlocutoria",
sottolineano le fonti sindacali, in cui si sono messe sul piatto le
questioni e i primi numeri, ma su cui non ci sono ancora risposte.
"Abbiamo registrato la disponibilità del presidente della Provincia a
venire incontro alle richieste - spiega Valter Giordano della Cisl -,
compatibilmente con quelle che saranno le evoluzioni della normativa".
È infatti in discussione un'ipotesi di contratto nazionale, sulla base
del quale sarebbe necessario ridiscutere il contratto integrativo
aziendale: "Abbiamo chiesto - aggiunge Giordano - di venire incontro
alle richieste e di quantificare le risorse aggiuntive, l'aumento
del
portafoglio per i dipendenti; l'altro obiettivo è superare
le sperequazioni".
Queste ultime riguardano in particolare gli ex dipendenti dell'Anas,
e comunque non solo i cantonieri ma an-che gli addetti del Centro per
l'Impiego (ex ufficio di collocamento, e quindi ministero del Lavoro)
e gli ex dipendenti regionali (in questo ca-so però si starebbero
riducendo, ' sempre secondo quantoriferisconoi sindaca-ti, le
differenze con gli
ex
di-pendenti della Regione): stesso lavoro, ma stipendi più pesanti,
superiori anche del 40-50%,
e
maggiori
bene-fit.
Ad esempio tra i cantonieri, per un ex 4° livello "normale"
lo stipendio può essere sui 1.000 euro, men-tre per un ex Anas a pari
li-vello il trattamento economi-co può raggiungere anche i 1.500 euro.
Tra le risposte fornite,
Costa
ha ipotizzato la mancata sostituzione del personale che
va
in pensione, in modo da avere più risorse da distribuire a un numero
minore di dipendenti. Il fronte sindaca-le insiste comunque su quali
possano essere i margini di manovra in cui muoversi dal punto di vista
finanziario. In totale sono circa 760 i dipendenti della Provincia, di
cui i cantonieri si aggirano intorno alle 220 unità, ma sarebbero
ormai pochi gli ex dipendenti Anas. Più nutrito è invece il gruppo
degli ex di-pendenti dell'ufficio di collocamento (e quindi
del
ministero del Lavoro) passati al Centro per l'Impiego.
"Non ci sono ancora elementi, siamo al pre-avvio della fase di
trattative - conclude Giordano -. La questione 8 che quello degli
enti lo-cali 8 il comparto-cenerentola per quanto riguarda gli
stipendi nel pubblico impiego, in cui gli importi tabellari so-no
vicini ma poi a incidere sono le cosiddette indennità di
amministrazione', da cui deriva il
gap
salariale e la relativa sperequazione tra col-leghi addetti alle
stesse mansioni ma con il risultato di un diverso trattamento
economico
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PARTECIPATE. PROGETTO DI FUSIONE
La Provincia taglia le società
Da “La
Stampa” del 29 marzo di PAOLA SCOLA
Tagli ai costi della politica, «forbici» sulle partecipate della
Provincia. Dopo lo «snellimento» delle nomine pubbliche nei Cda,
imposto dalla Finanziaria a novembre, la giunta proporrà al Consiglio
provinciale di ridurre il numero delle società. E creare due poli con
le più importanti: Geac (aeroporto), Sitraci (progetti) e Fingranda
(finanziaria) per le infrastrutture, Acquegranda e Agengranda nel
settore dell’uso plurimo dell’acqua. La discussione, prevista per la
seduta di lunedì, è stata rinviata al 28 aprile.
«E’ un passaggio importante, vogliamo riunirci ancora per avere il
punto di vista omogeneo di tutte le forze politiche - spiega
Gianfranco Dogliani, presidente della 1ª commissione consiliare -. Dev’essere
una scelta condivisa, non a colpi di maggioranza». Il presidente della
Provincia, Raffaele Costa: «Abbiamo avviato o concluso la liquidazione
di 4 società, Infotour, Solidargranda, Verdevivo e Sofagra. Stiamo
lavorando a una drastica riduzione delle partecipazioni in capo
all’ente. Iniziative positive, che vanno incontro alle aspettative dei
cittadini».
La Provincia ha quote in Acquegranda, Agengranda, Agenzia Pollenzo,
Acquedotto Langhe e Alpi Cuneesi, Atl Cuneo, Autostrada Albenga
Garessio Ceva, Calso, Cresam, Creso, Ente turismo Alba Bra Langhe e
Roero, Fingranda, Finpiemonte, Gestione Aeroporto di Cuneo Levaldigi,
Miac e Sitraci. Nei mesi scorsi sono stati «sfoltiti» i «cda».
Acquegranda ha un Consiglio di 9 persone, 5 di nomina pubblica. Il
presidente è Giacomo Pellegrino, lo stesso di Agengranda, che di
consiglieri ne conta in tutto tre (designati dal pubblico). La fusione
comporterà il «riordino» di numeri e funzioni. Lo stesso accadrà per
Sitraci (13 consiglieri, 5 pubblici), Geac (5, indicati dal pubblico)
e Fingranda (7, tre di designazione pubblica). La presidenza? La
scelta potrebbe essere fra gli attuali responsabili: Roberto Mellano,
Gian Pietro Pepino e Antonio Viglione.
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PROGETTO. NELL’ISOLATO CORSO NIZZA-VIA
D’AZEGLIO
Provincia accorpa
gli uffici in una sola sede centrale
da "La Stampa" del 23 marzo 2008 di
LORENZO BORATTO
«Valigie pronte per l'area Agricoltura? Il cammino verso
un'unica sede in Cuneo?». È il titolo di un «post» comparso nel
forum su internet, attivato lo scorso anno dalle «Rsu» dei
dipendenti della Provincia.
Si legge online: «Quando si discute di uffici, non possiamo che
registrare la storica assenza di strategia operativa da parte
dell'Ente. Spazi angusti e sovraffollamento le problematiche che
da sempre affliggono noi dipendenti». Oggi le sedi in città
della Provincia sono quattro (è l'ente pubblico con il maggior
numero di lavoratori). Oltre al palazzo di corso Nizza 21, sono
tre le succursali: ex Ipi in via XX Settembre, ex Inail in corso
Dante ed ex Inps in corso Nizza 30, di fronte alla sede
principale.
«Si sta lavorando da oltre un anno per avere una sede unica
nell'isolato di corso Nizza angolo via D'Azeglio - spiega
l'assessore Beppe Rosciano, con deleghe a patrimonio ed edilizia
-. All'inizio ci sono state alcune resistenze, ora il programma
è condiviso. Solo negli ultimi anni è cresciuto il numero di
dipendenti della Provincia con la dismissione di attività dalla
Regione: dall'agricoltura ai centri per l'impiego, dalla
formazione ai trasporti, che rappresentano più del 50% della
nostra attività. Il via alla razionalizzazione è avvenuto con il
trasferimento dell'Arpa». Entro novembre saranno terminati i
lavori di ristrutturazione della vecchia sede dell'Agenzia
regionale per l'ambiente in via D'Azeglio 4: da ottobre gli 86
dipendenti si sono trasferiti nei locali dell'ex Villa Santa
Croce. Nei nuovi spazi si sposteranno i 55 dipendenti oggi
all'ex Inail in corso Dante 19: settori Agricoltura, Caccia e
Pesca, oltre agli uffici del Difensore civico e della
partecipata Agengranda (oggi al 48%, di proprietà di aziende di
Marcellino Gavio).
Gli edifici in affitto sono l'ex Inps (dal 1998) e l'ex Inail
(dal 2002), per i quali la Provincia spende 360 mila euro di
affitto l'anno. Aggiunge Rosciano: «Sono fondi sufficienti per
ottenere un mutuo superiore a 4 milioni di euro. Servono però
altri spazi: stiamo dialogando con il Comune per poter
realizzare nuovi spazi su via D'Azeglio, dove oggi c'è l'accesso
ai parcheggi sotterranei. Il progetto prevede una nuova ala con
3 mila metri quadri di superficie: 4 piani di 775 metri quadri,
un’autorimessa e cantine. Solo a qual punto potremmo riunire
tutti gli uffici della Provincia in un unica sede. I tempi?
Alcuni anni, potremmo annunciarli quando ci sarà il progetto
esecutivo». E' prevista anche la vendita dello storico edificio
dell'Ipi e sarà abbattuto lo stabile dove oggi ha sede la
Protezione civile. La nuova ala dovrebbe avere posti riservati
per 300 autovetture.
Nel blog dei dipendenti della Provincia si legge ancora:
«L'affitto di corso Dante è interamente finanziato dalla Regione
perché l'agricoltura è una delle funzioni conferite alla
Provincia. L'idea di base è riunire in corso Nizza tutti quanti
i dipendenti che operano in città: allo studio vi è infatti
un'operazione immobiliare che coinvolge il Comune di Cuneo e
privati. Tempi di costruzione previsti? Circa 4 anni. Si
tradurrà tutto ciò in realtà? Vigileremo».
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Pubblico impiego
I cuneesi "stakanovisti". Malati solo
11 giorni l'anno
Dipendenti provinciali al 98° posto per
assenteismo
da "La Stampa" del 4 marzo 2008 di
Alberto Prieri
Salute di ferro e
tanto lavoro: in Italia, i dipendenti del Comune e della Provincia di
Cuneo sono tra i più presenti. Il loro attaccamento alla scrivania
emerge dall'indagine condotta dal «Sole 24 Ore» che, ha pubblicato i
numeri raccolti dal Ministero dell'Economia nel 2006. In quell'anno,
in media i dipendenti di ogni
Comune a livello nazionale hanno lasciato il lavoro per 25,6 giorni, cifra
che scende a 22,7 tra i colleghi delle Province (conteggiando
malattia, maternità, assistenza ai figli e congedi
parentali).Quelle,
invece, rilevate negli uffici di
corso Nizza sono meno della metà: in Provincia la media di giorni lontano dal
posto di lavoro
è
11,
un terzo inferiore rispetto a Brindisi, Il peggiore d'Italia, dove i
dipendenti mancano per più di 32 giornate. Cosi, nella classifica
degli enti dove si lavora
meno, Cuneo
è
al 98° posto (su
102 posizioni), confermando la
laboriosità dei suoi funzionari.
Sono particolarmente soddisfatto - commenta il Presidente,
Raffaele Costa - abbiamo migliorato ancora il rendimento della
macchina amministrativa.. Rispetto
al 2005 le assenze sono diminuite del 4,8%. Sebastiano
Massa, assessore provinciale al Personale: Ho sempre notato grande,
impegno tra gli impiegati: sono efficienti, preparati e affezionati al
loro lavoro, anche perche credo sia fonte di gratificazione
professionale e personale».
Anche in Comune ci si dà da fare. I dipendenti municipali
nel 2006 sono rimasti a casa 16,8 giorni. Cuneo
è
99a
su 108 posizioni (Roma stabilisce il primato con 38,9 giorni di assenza). In Piemonte,
tra i centri capoluogo di
provincia, Cuneo
è
addirittura all'ultimo posto, ben lontana dalle 24,9 mancate timbrature di Vercelli (prima in
regione, per assenteismo) e dalle 23,8 di Torino (seconda a livello piemontese). Stesso discorso per la Provincia,
dove i lavoratori del settore pubblico sono primi per assiduità in
regione, mentre i colleghi del Verbano-Cusio-Ossola
all'estremo opposto della classifica) in
genere restano a casa 23,4
giorni.
Merito anche dei controlli, con sistemi automatici di
rilevazione delle presenze. E della correttezza dei dipendenti
pubblici cuneesi, gi'a rivendicata da tanti sindaci in risposta alle
accuse lanciate lo scorso dicembre dal presidente di Confindustria,
Luca Cordero di Montezemolo. In quell'occasione Alberto Valmaggia,
primo cittadino di Cuneo,
aveva elogiato (la dedizione del personale: oltre al normale
orario di ufficio, c'e chi
è
impegnato la sera per le manifestazioni, chi di notte
assicura la
reperibilità per la neve e chi è pronto a intervenire in altri orari particolari».
A Bra l'assessore Claudio Lacertosa assicura che nel
suo comune i giorni di malattia
si sono ridotti da 16,25 del
2005 ai 9,92 del 2006, e si continuerà,
a lavorare per aumentare l'efficienza degli uffici».
Considerando solo le assenze
per motive di salute, Fossano e Saluzzo si fermano a 7 giorni,
Mondovi a 6,5 mentre altri
comuni devono ancora concludere
la redazione delle statistiche annuali
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