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Edilizia locale in crisi: fatturato in grave calo e tempi di pagamento sempre elevati

Da www.targatocn.it del 16 marzo 2012 

Resta molto critica la situazione del settore edile in provincia di Cuneo. Peggiorano le previsioni su fatturato e ricorso alla manodopera esterna e risultano sempre elevati, in linea con l’ultima rilevazione, i tempi medi di pagamento. L’unico segnale positivo giunge dalle previsioni relative all’occupazione, meno negative rispetto alla passata indagine. Questi i risultati dell’indagine congiunturale di Ance Piemonte e Valle d’Aosta relativa al primo semestre 2012. Le previsioni delle aziende sull’andamento congiunturale nel periodo gennaio-giugno 2012 confermano tuttavia una generale situazione di crisi in atto ormai da tempo.

Torna a salire anche il costo del credito bancario, mai così alto dallo stesso periodo del 2009. Le previsioni delle imprese per il primo semestre 2012 confermano una situazione molto critica per il comparto edile che non fa trasparire segnali di ripresa. La visione temporale dei prossimi sei mesi sia delle imprese che lavorano con la committenza pubblica sia delle imprese che operano con clientela privata conferma un ulteriore andamento negativo. Le previsioni relative al fatturato, all’occupazione e al ricorso alla manodopera esterna mostrano un incremento del pessimismo (saldi rispettivamente pari a: -45,5, -29,7 e -30,3) rispetto allo scorso semestre (-26,5, -25,9 e -23).

I dati a livello provinciale si allineano a quelli regionali: il clima di opinione delle imprese di Cuneo conferma la situazione negativa registrata nel semestre di previsione luglio-dicembre 2011. L’unico segnale di ottimismo proviene dalle previsioni sull’occupazione, che risultano meno negative dell’indagine precedente (saldo: -26,9; sei mesi fa era -29,5). Le previsioni delle imprese in provincia di Cuneo su fatturato e ricorso a manodopera esterna peggiorano rispetto al secondo semestre 2011 (saldi: - 42,4 e -22,6; sei mesi fa erano: -20,3 e -16,1). La quota di imprese che intende effettuare investimenti si riduce (23,8%, sei mesi fa era 27,9%) per una diminuzione della componente “immobiliare”.

Le difficoltà di reperimento di personale generico e qualificato sono meno frequenti rispetto all’indagine precedente e il portafoglio ordini diminuisce, passando da 9,3 mesi del secondo semestre 2011 a 8,9. I tempi medi di pagamento dei committenti pubblici confermano il dato della scorsa indagine (168 giorni) e il costo del credito bancario a breve risulta pari al 5,7%, il più alto dal secondo semestre 2009.

I risultati della nostra indagine delineano una situazione drammatica per l’edilizia. L’aggravarsi di una restrizione creditizia patologica e senza precedenti e il sempre più grave fenomeno dei ritardati pagamenti, che hanno raggiunto livelli non più sostenibili, stanno mettendo in ginocchio le imprese edili - commenta Filippo Monge, presidente di Ance Cuneo -. Metà delle imprese intervistate prevede una riduzione del fatturato: ci saranno quindi nuove conseguenze a livello occupazionale. Purtroppo la flessione nelle difficoltà di reperimento di personale va interpretata come l’impossibilità delle imprese ad assumere manodopera per mancanza di lavoro. Il nostro settore, ora più che mai, ha bisogno di nuovi e forti stimoli a favore della ripresa”. (c.s.)

 

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Crisi dell’edilizia: i costruttori edili della Granda sono pronti ad entrare in azione

Da www.targatocn.it del 24 novembre

Preoccupante calo della domanda, impennata dei tempi medi di pagamento, incessante problema di accesso al credito. È un grido d’allarme sempre più preoccupante quello lanciato martedì pomeriggio dai costruttori edili di Ance Cuneo, riunitisi per la prima volta, in 60 anni di storia, in assemblea straordinaria presso la sede di Confindustria Cuneo per fare il punto sulla drammatica crisi che sta vivendo il comparto e per mettere a punto un piano d’azione che possa risollevare le sorti delle imprese locali. 

Siamo ad un livello di crisi insostenibile – ha esordito il presidente di Ance Cuneo, Filippo Monge -. Stiamo vivendo una situazione di gravità immane, ma la politica, che dovrebbe risolvere i problemi, non ci sostiene. È seriamente a rischio la sopravvivenza di centinaia di nostre aziende. Ci sentiamo completamente abbandonati al nostro destino a causa di una totale assenza di programmazione economica e di investimenti sul territorio”.

Una crisi, quella del settore edile, che trova fondamento in tre grandi problemi: in primis il crollo degli ordini (-70% negli ultimi due mesi), con un ammasso di imprese, anche fino a 250, che affollano i bandi di gara impedendo il generarsi di un sano criterio di competitività che permetta all’economia locale di rimettersi in moto, il tutto dovuto anche ad un rallentamento del processo decisionale, causa del secondo ‘male’ di cui soffre il comparto: l’appesantimento burocratico. Un ‘male’ che trova il suo apice nel ritardo dei pagamenti della committenza, giunto a 168 giorni per quanto riguarda gli enti pubblici. Ad ingigantire ancor di più la crisi è il terzo guaio che attanaglia le imprese, quello dell’accesso al credito, che impedisce di avviare programmazioni di lungo respiro potendo contare sugli istituti bancari.

Il tempo dell’attesa è finito: è arrivato il momento di protestare – ha aggiunto la vice-presidente dell’Ance Cuneo, Marisa Tomatis -. Inizieremo a fare lobby per portare avanti le nostre istanze chiedendo un incontro con il Prefetto per una revisione del Patto di Stabilità che blocca gli investimenti delle amministrazioni pubbliche”. Assenza di dialogo e di aiuti sottolineata anche dall’altro vice-presidente, Alberto Fantino: “Gli enti locali, in un territorio in cui l’economia sopravvive grazie alle imprese, non hanno interesse affinchè le aziende continuino ad esistere. È un continuo giocare contro. È arrivato il tempo dell’azione”.

Conclusioni affidate nuovamente al presidente degli edili, Filippo Monge: “Non possiamo più aspettare – ha concluso Monge -. A questo punto vorremmo che gli enti locali, quindi la Provincia e almeno i sette comuni capoluogo, le cosiddette ‘sette sorelle’, ci indichino cosa stanno facendo in una logica di pianificazione strategica territoriale, per attivare politiche di sviluppo economico sul territorio. Si smetta di tirare in causa il rispetto dei piani regolatori. Quanti investimenti hanno attivato negli ultimi anni? Chi hanno destinato? A chi hanno affidato questi incarichi? Gli oltre 3000 imprenditori edili della Granda attendono risposte affinchè l’edilizia possa restare un settore pregnante per la nostra economia”. (c.s.)

 

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I costruttori edili cuneesi si aspettano ancora un calo di fatturato e personale

Da www.targatocn.it del 3 novembre

In provincia di Cuneo il settore delle costruzioni stenta a lasciarsi alle spalle la crisi e sebbene le previsioni per la seconda parte dell’anno siano meno cupe del semestre precedente la ripresa è ancora lontana. È quanto emerge dalla previsione luglio-dicembre 2011, curata dal Centro Studi dell’Ance Piemonte. “Le attese su fatturato e sull’occupazione sono lievemente meno negative di sei mesi fa - ha dichiarato Filippo Monge, presidente dei costruttori edili dell’Ance di Cuneo -. Purtroppo non possiamo parlare di ripresa, le nostre imprese continuano a soffrire e si rileva un pessimismo generale che non si esaurirà a breve, ma perdurerà anche nel 2012”.

Nel Cuneese le aspettative su fatturato e ricorso a manodopera esterna registrano saldi rispettivamente pari a -20,3% e -16,1% (sei mesi fa erano -25,4% e - 25,5%), mentre quelle relative all’occupazione peggiorano (-29,5%). Le intenzioni di investimento subiscono una flessione per una diminuzione della componente “solo o anche non immobiliare” e il portafoglio ordini si riduce. Le difficoltà di reperimento di personale generico aumentano e interessano il 10,2% delle imprese, mentre quelle per la manodopera qualificata confermano il dato di sei mesi fa (30% delle imprese).

I tempi medi di pagamento dei committenti pubblici si dilatano (168,4 giorni contro i 163 del primo semestre del 2011) e il costo del credito bancario a breve risulta pari al 5,4%. In Piemonte, in generale, si registrano quasi per tutti i parametri dati ancora più negativi rispetto al Cuneese: il 34,3% delle imprese intervistate, infatti, prevede una riduzione del fatturato, il 57,8% nessuna variazione mentre solo il 7,8% ne prevede un incremento. Sei mesi fa le percentuali erano rispettivamente 47,7%, 44% e 8,3%. Il 29,8% delle aziende prevede poi una diminuzione di personale mentre il 3,9% intende aumentare il personale. Persiste forte il problema dei ritardati pagamenti, già rilevato nelle precedenti indagini: i tempi medi di pagamento dei committenti totali a livello regionale passano a 110,4 giorni, superiori ai 105,9 giorni del semestre precedente. Anche le intenzioni di investimento si riducono: il 25,7% delle imprese intende effettuare investimenti contro il 32,6% della scorsa indagine.

Occorrono più che mai misure concrete in grado di incidere in modo significativo sulla crescita e sullo sviluppo del settore e di produrre effetti immediati - conclude Monge -. Sono necessari provvedimenti che diano stimolo, che incoraggino e che incentivino a crescere le nostre imprese. In questo momento, come imprenditori, non dobbiamo assolutamente perdere la fiducia nel cambiamento”. Lo scopo dell’indagine, alla quale hanno partecipato 300 imprese di tutta la regione, è quello di rilevare le aspettative delle imprese delle costruzioni sull’andamento delle principali variabili dell’attività aziendale per i prossimi sei mesi. In particolare l’indagine intende monitorare la prevedibile evoluzione del fatturato, portafoglio ordini, occupazione, investimenti e raccogliere indicazioni sulla situazione finanziaria delle imprese, per quanto riguarda tempi di pagamento dei clienti e fornitori e l’andamento del costo del denaro. (c.s.)

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Edilizia, appalti più che dimezzati

Da “La Guida” del 13 maggio di Fabrizio Brignone

Cuneo - Una sirena che non è una "carica" ma un allarme, un sos prima che a suonare siano grida ancora più sinistre. Quella di Ance Cuneo (l'organizzazione che riunisce gli operatori del settore edile e stradale in Confindustria Cuneo) è a tutti gli effetti la denuncia di una situazione pesantis­sima per il comparto, a cau­sa di una domanda a dir po­co "ferma" per il privato e, soprattutto, in caduta libe­ra per quanto riguarda il pubblico.

I dati forniti da Ance Cu­neo e dai suoi vertici (il pre­sidente Filippo Monge, sa­viglianese, con i vice Alber­to Fantino, cuneese, e Mari­sa Tomatis, caragliese) ri­flettono i toni di forte preoccupazione, di una "si­tuazione a dir poco tragi­ca", secondo i rappresen­tanti della categoria. Negli ultimi tre anni si sono per­se 100 aziende (calate da 1.651 a 1.551) e ancora più posti di lavoro: da 6.511 o­perai 2007-2008 a 6.271 e 6.263 negli ultimi due anni. Spia rossa, anzi rossissima, sulla cassa integrazione: 232.000 ore in un anno tra 2007 e 2008, 615.000 e 670.000 negli ultimi due an­ni, quasi tre volte tanto. I bandi degli appalti pubbli­ci, poi, sono diminuiti del 50,9% tra 2008 e 2009 (mentre la media regionale è stata -40%), con un ulte­riore -20,2% nei primi nove mesi dello, scorso anno (in Piemonte -19,4%). Il con­fronto con altri territori, poi, è ancora peggiore per la Granda: in provincia di Cuneo, infatti, la presenza di imprese edili è superiore rispetto ad altre zone, e la contrazione ha effetti anco­ra più pesanti. Senza di­menticare che si dilatano ulteriormente i tempi di pa­gamento: in media 163,7 giorni, denunciano gli ope­ratori edili.

Se il fronte del pubblico piange, quello privato certo non ride: -12,3% dal 2007 alCasella di testo: 1. c  i r n
2010 le compravendite di immobili per uso abitativo e portafoglio ordini in calo (da 17,7 a 10,2), mentre si fa sentire la stretta crediti­zia, in una forte contrazio­ne dei mutui (-20,2% nel re­sidenziale, -13,9% nel non residenziale).

Perché questo, proprio ora che si colgono timidi segnali di ripresa dell'eco­nomia in genere? "Il nostro è un comparto anomalo - spiega Fantino -, non abbia­mo sentito la crisi nel 2007 e nel 2008, ma l'abbiamo vissuta in tutta la sua viru­lenza in questi ultimi due anni. Ora abbiamo toccato il fondo, ma non si vede al­cuna luce per una risalita dal tunnel. Il pubblico non ha più capacità di spesa, sul privato si fa ben poco. Nel nostro lavoro non abbiamo macchine che producono ma persone che lavorano, la manodopera incide in­torno al 70%, Eppure l'ente pubblico non ci sente, a partire dalla Provincia, mentre il nostro settore avrebbe bisogno della politi­ca, di poter contare su isti­tuzioni attente alle istanze del territorio e delle impre­se, non soltanto ad assegna­re pochissimi lavori e sol­tanto, ormai, con il sistema del massimo ribasso. Altro ché il nostro impegno per la qualità e le certificazio­ni, conta solo risparmiare il più possibile, tanto più che i tempi di pagamento sa­ranno sempre eterni. Per non parlare dell'alleggeri­mento burocratico soltanto

promesso ma mai attuato: per la soglia per la trattati­va privata, ad esempio, a li­vello nazionale è stato pro­posto l'innalzamento, da parte della Lega, mentre qui la Provincia (a guida le­ghista) non l'applica nem­meno per la soglia già esi­stente".

Un'onda lunga con gli ef­fetti di uno tsunami, se non si interviene in tempo: "L'e­dilizia è un settore trainan­te e continua a esserlo - sot­tolinea Monge -, con rica­dute uno a sei sul territorio, con la capacità di generare indotto a vantaggio dell'e­conomia locale. Eppure non sono attuate politiche di sviluppo per il comparto, vengono fatte tante parole ma decisioni serie non se ne vedono. Ecco allora che le aziende invece di generare ricchezza ne assorbono,  partire (tanto più qui nel cuneese, dove il tessuto è sano) dai gioielli di famiglia: tutto questo non ha senso, la mortalità imprenditoriale e occupazionale
sarà forte se non si fanno scelte efficaci, a partire da sistemi che proteggano
(proteggere, non favorire) le imprese locali e che applichino al pubblico il forte lavoro del privato in ricerca, ad esempio la riqualificazione energetica degli edifici e la green economy.
Per i prossimi mesi la situazione si annuncia gravissima, nera. L'appello è anche al sistema bancario, perché le imprese edili sono in grado di onorare gli impegni"

 

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Edilizia, fermi pubblico e privato

Da “La Guida” del 18 giugno 2010

Cuneo - Un rallentamento che è diventato un blocco, che prima aveva colpito il settore del pubblico per poi contagiare anche il privato: l'edilizia ha perso la spinta anticiclica di­mostrata negli anni passati e lancia un grido d'allarme, indi­cando anche strade di uscita dalla crisi, e parte dall'assem­blea di Ance Cuneo (la sezione provinciale dei costruttori edi­li aderenti a Confindustria), in programma per mercoledì 23 alle 18, sul tema "111 futuro non è più quello di una volta".

"L'edilizia continua a vivere un momento difficile e la luce in fondo al tunnel è ancora lon­tana - afferma Filippo Monge, presidente Ance Cuneo -. Basta pensare che nel 2010 nella nostra provincia i bandi di gara per i lavori pubblici sono crol­lati del 50% rispetto all'ultimo biennio, il 30% degli alloggi ri­sulta invenduto da oltre un anno e la media dei ribassi negli appalti ha raggiunto il 40%, con punte anche del 60%. Ma non dobbiamo e non vogliamo abbatterci, consapevoli del va­lore assoluto del settore e delle nostre imprese edili, che resta­no una parte dominante del tessuto economico provincia­le".

Un ruolo forte, che di fronte ai numeri non vuole rinunciare a indicare le vie d'uscita dalla crisi, a partire dalle ammini­strazioni pubbliche: modifica del patto di stabilità per rende­re possibili gli interventi neces­sari, garanzie sui tempi di pa­gamento, sblocco delle risorse per infrastrutture, leva fiscale, revisione del Piano Casa, con­trolli sulla regolarità contribu­tiva e retributiva, allargamen­to della cassa integrazione.

La situazione, però, è pesan­te: nei dati elaborati da Ance, l'edilizia in Piemonte nel 2009 ha perso 8.760 posti di lavoro, ha visto fallire 161 imprese (+56,3% rispetto al 2008), il sal­do imprese iscritte-cessate nel 2009 è a -211 (il numero è sce­so a 803 unità nel primo trime­stre 2010, complice anche la re­visione dei codici di classifica­zione), i bandi di gara del 2009 sono scesi del 40% in numero e del 54,9% in valore rispetto al 2008..E complessivamente gli investimenti in costruzioni dal 2008 al 2010 sono calati del 18%, mentre le compravendite di abitazioni dal 2006 al 2009 sono diminuite del 28,4%.

Se per il pubblico si piange, per il privato certo non si ride: dal mondo artigiano giunge la conferma che l'edilizia residen­ziale è ferma e il mercato degli interventi presso privati è in ca­lo. "È un momento di crisi osti­le per il settore - afferma Nello Liguori, addetto di categoria a­rea sindacale per le costruzioni in Confartigianato Cuneo -. Le nostre aziende stanno facendo da banca per i clienti, un po' come le grandi imprese lo fan­no per le amministrazioni pub­bliche. E poi c'è la situazione dell'occupazione e delle impre­se: un gran numero di lavorato­ri dipendenti licenziati, che con l'iscrizione in Camera di com­mercio sono diventati lavorato­ri autonomi. E così le aziende dell'industria diminuiscono, come pure i dipendenti iscritti alla Cassa Edile, mentre quelle iscritte all'Albo imprese artigia­ne aumentano. Manca il lavo­ro, mentre sono aumentate le imprese che vogliono accapar­rarsi quel poco lavoro rimasto, e così il mercato impazzisce, con ribassi mai visti per gli ap­palti, e tutto questo non fa che andare a svantaggio della qua­lità e soprattutto della sicurez­za

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Costruzioni, calano i dipendenti nelle imprese della “Granda”

Da “La Stampa” del 3 marzo

Manodopera, quotazioni delle materie prime, dei trasporti e noleggi: è stato presentato alla Camera di commercio il «Prezzario delle opere edili e impiantistiche», pubblicazione rivolta a imprenditori e amministratori, oltre che agli uffici tecnici di Comuni e Comunità montane. Più di 12 mila voci per un documento, scaricato dalla rete da più di 16 mila utenti, che ha richiesto un lavoro di mesi, improntato sulle rilevazioni di un Comitato tecnico guidato da Attilio Ferrero, vicepresidente dell’ente camerale. «Non è stato semplice approdare ad una valutazione attendibile dei prezzi - dice Ferrero -. Il nostro obiettivo è stato fornire punti di riferimento chiari». «È un documento condiviso - dice Filippo Monge, presidente costruttori edili dell’Unione industriale - che deve essere una base di riferimento per le opere pubbliche e i beni preziosi come case e strade. Il mio auspicio è che anche le amministrazioni locali rispettino questo prezziario». I numeri dell’edilizia, nella Granda, sono rilevanti: «Il settore - puntualizzano alla Camera di commercio - rappresenta il 15% dell’imprenditorialità complessiva e conta 10 mila imprese del settore tra le quali 200 industriali tra le più importanti del Piemonte, che danno lavoro a più di 3 mila dipendenti. Nel 74% dei casi la forma giuridica è la ditta individuale. I dipendenti sono 20 mila». Nel Cuneese, in un anno, si realizzano oltre 10 mila costruzioni.
Nel 2009, a causa della crisi, i dipendenti assunti nel comparto sono scesi del 10,6% rispetto all’anno scorso (da 5.469 a 4.891) e una flessione più marcata hanno subìto le assunzioni degli apprendisti (-21,8%). «Il settore dell’edilizia - dice il presidente Ferruccio Dardanello - ha radici profonde in provincia. La prevalenza di ditte individuali ha fatto sì che i riflessi delle difficoltà del momento abbiano prodotto conseguenze meno pesanti che altrove».

 

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Tagli anche in edilizia

Da “La Guida” del 4 dicembre 2009 di Fabrizio Brignone

Cuneo - Ordini in calo, tempi di pagamento sempre più lunghi, e soprattutto una previsione di tagli al- l'occupazione, per un setto- re che dalla fine degli anni Novanta aveva registrato una crescita costante men- tre ora è in affanno come al- tri. È l'edilizia, che in Granda vanta un tessuto più forte che nel resto del Paese, ma che sta soffrendo in mo- do rilevante: ne traccia un quadro la ricerca, durata ol- tre due anni, promossa dal "sistema edile cuneese" (datori di lavoro dell'industria dell'artigianato, sindacati, enti tecnici e paritetici del comparto) per il territorio provinciale, in collaborazione con Cresam e sede cuneese della Facoltà di Eco- nomia.

Il lavoro (svolto con interviste a operatori del settore e analisi di dati da diverse fonti) ha fatto emergere la situazione dell'edilizia a cavallo della crisi, prima e do- po la fase acuta che finora ha fatto tremare l'economia. Altro punto di svolta è stato il dopo-Olimpiadi: l'effetto positivo di Torino 2006 nel settore dell'edilizia è venuto meno, all'improvviso.

E così la situazione è oggi pesante, tanto che si profila­no all'orizzonte tempi duri e anche tagli, mentre fino a pochi anni fa il comparto la­mentava la difficoltà a tro­vare manodopera. La ridu­zione dei dipendenti, infatti, è prevista dal 30,8% delle imprese, mentre solo il 4,5% prevede un aumento di occupati.

Piccole e grandi imprese, entrambe le tipologie risul­tano in calo, e altri punti di criticità e di debolezza ven­ gono individuati nella stret­ta dipendenza da fondi pub­blici (committenza fonda­mentale, ma in calo del 13,4% rispetto al 2008), nel­la mole di lavoro (per il pub­blico ma anche per il priva­to) che diminuisce mentre la burocrazia aumenta, nel­la piccola dimensione delle imprese (che quindi non possono accedere a grandi commesse), nei problemi di liquidità, con tempi di paga­mento sempre più lunghi che ricadono anche sull'indotto.

 

La voce degli operatori del settore

Filippo Monge, presi­dente Ance Cuneo

Abbiamo voluto realizza­re questa ricerca, in stretta collaborazione tra imprese e Università, per avere un quadro esaustivo a supporto delle decisioni politiche del settore. La crisi c'è e si sen­te, certo, ma possiamo farvi fronte anche grazie a un principio di sanità impren­ditoriale unico nel tessuto. Le nostre imprese sono fa­miliari, con un lavoro che si trasmette di padre in figlio; hanno capacità di terzializ­zare, quello che ora si chia­ma outsourcing per noi si chiama da sempre subap­palto; le valutazioni finan­ziarie sono positive per il settore, tanto più in Granda. Il settore sano deve essere anche un invito al mondo bancario per continuare a finanziare il nostro sistema imprenditoriale, che merita certo un `rating' decisamen­te vantaggioso. Con questi dati, numeri e spunti lancia­mo un segnale, dai nostri enti (Ance e artigiani, Cassa Edile, ecc.) che sono ai ver­tici su scala nazionale, che rappresentano una maggio­ranza silenziosa che ha te­nuto in piedi l'Italia: gli enti pubblici attivino risorse per lavori, soprattutto medi e piccoli, perché sono questi a far girare l'economia e le nostre imprese, che sono ca­paci e orgogliose del loro la­voro, che non delocalizzano e che hanno fortissime rica­dute sul territorio.

Affilio Ferrero, vicepre­sidente Cciaa

Il nostro settore è tra i più importanti sul territorio, con un valore intorno al 10% del Pil e con una pre­senza capillare, in tutti i paesi della provincia, so­prattutto con piccole realtà. Eppure i punti deboli sono tanti, e vengono peggiorati da una situazione come quella dei tempi di paga­mento da parte degli enti pubblici: questo si configu­ra come una sorta di 'reato' da parte dello Stato. È un contratto, ma se noi non ri­spettassimo i nostri impegni saremmo pesantemente pe­nalizzati, e invece da parte del pubblico subiamo que­sta situazione insostenibile. E poi è ora di mettere mano alle opere pubbliche: non quelle faraoniche però, ma tanti piccoli e medi inter­venti che possono dare mol­ te occasioni di lavoro alle nostre imprese. Forse ri­spetto al ponte sullo stretto di Messina, che varrebbe quasi un terzo del Pil an­nuale, sarebbe meglio dilui­re tale somma in una miria­de di altri lavori di cui il Paese ha bisogno. Infine, sempre nei confronti della committenza pubblica, ci troviamo di fronte a ribassi del 50% negli appalti, fran­camente impensabili: occor­re intervenire.

Pier Franco Blengini, già presidente di Ance Cu­neo

Sono tanti i problemi del settore, tra cui i tempi e i controlli. Certi, i pagamenti delle fatture arrivano nei tempi concordati, 60 giorni, però è tutta la documenta­zione necessaria per arriva­re a definire uno stato avan­zamento lavori che rende impossibile lavorare! Maga­ri ci si impiega sei mesi per avere tutti i fogli in regola, e questo non ha alcun senso. Anche i controlli, poi, sono un problema: ormai tutte le imprese hanno Soa e Iso, ma sembra quasi che questi riconoscimenti non si ne­ghino a nessuno... Al tempo stesso, però, la burocrazia ammazza le nostre imprese, soprattutto quelle più strut­turate, per le quali le spese generali arrivano anche al 30% del totale. Non possia­mo permettercelo. E poi oc­corre che gli enti pubblici - riattivino investimenti in o­pere pubbliche: ora stiamo realizzando lavori progetta­ti due, tre o quattro anni fa, ma poi che cosa succederà? Non basteranno opere come Tenda Bis o Asti-Cuneo, per i quali le imprese locali pos­sono al massimo sperare di prendere qualche piccolo subappalto poco o nulla re­munerativo, mentre le gran­di imprese non sono della Granda.

Bruno Carli, rappresen­tante della cooperazione

Il nostro settore è a dispo­sizione per confrontarsi sui problemi dell'edilizia e per attivare insieme gli stru­menti per rafforzare le im­prese, renderle più compe­titive e permettere loro di concorrere a grandi gare d'appalto. Nella nostra espe­rienza siamo riusciti a met­tere in piedi consorzi, che si sono rivelati utili e possono certo continuare a esserlo.

 

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LAVORO. POLEMICA DOPO UNA SETTIMANA
Edili, lite sui dati dello sciopero

Da “La Stampa” del 30 aprile

Guerra di cifre, anche se a scoppio ritardato, tra industriali e sindacati sullo sciopero nel comparto edile del 24 aprile, per il rinnovo del contratto nazionale di lavoro. Secondo Confindustria Cuneo le adesioni alla mobilitazione non sono andate oltre il 7 per cento, mentre per i sindacati, con dichiarazioni fatte a «La Stampa», la partecipazione era stata del 70%.
«A livello provinciale il comparto dell’edilizia conta circa 7 mila addetti - spiega Adolfo Zanlungo, vicedirettore dell’Unione industriale -, ma soltanto 3.300 circa sono appartenenti al settore industria e quindi interessati alle trattative del rinnovo del contratto nazionale. Per quanto riguarda lo sciopero di giovedì scorso, abbiamo effettuato un sondaggio fra le principali aziende associate a Confindustria, rilevando che l’adesione è stata decisamente scarsa, quantificabile intorno al 7 per cento, con numerose ditte che non hanno registrato adesione alcuna, comprese quelle davanti alle quali il sindacato aveva organizzato picchetti di protesta. Siamo consapevoli che le trattative di rinnovo dei contratti collettivi nazionali di lavoro necessitano di approfondimenti e confronti spesso carichi di tensioni fra le parti sociali, soprattutto in periodi di difficile congiuntura economica come quello attuale, ma riteniamo che non sia comunque corretto dare unicamente voce alle rivendicazioni sindacali».
«Ammettiamo pure che l’indicazione del 70% di adesioni alla mobilitazione, fatta quando ancora lo sciopero era in corso, sia stata un po’ ottimistica - risponde Alfio Pennisi della Filca-Cisl -, indicare, però, come soglia di adesione il 7 per cento non corrisponde al vero. Ad esempio alla ‘’Saisef’’ di Mondovì, dove è stato organizzato un presidio, la partecipazione è stata quasi totale. Siamo andati oltre il 50 per cento anche nei cantieri delle imprese Barberis di Alba e alla Tomatis di Caraglio. Insomma, per noi lo sciopero è pienamente riuscito». \

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LAVORO. RINNOVO DEL CONTRATTO NAZIONALE

Ha scioperato il 70% degli edili

Da “La Stampa” del 25 aprile

Adesioni sul 70 per cento, secondo i sindacati, allo sciopero di 8 ore che ieri ha interessato il comparto edile della Granda (oltre 7 mila addetti). La mobilitazione è stata indetta dopo la rottura delle trattative sul rinnovo del contratto nazionale con l’Ance (Associazione costruttori). Presidi sono stati organizzati all’ingresso dell’impresa Tomatis di Caraglio, alla sede della Saisef di Mondovì e davanti ad un cantiere delle imprese Barberis ad Alba. Carenza malattia, diffusione del part-time e salario: i tre temi al centro dello sciopero.
«L’edilizia è l’unico settore dell’industria nel quale la carenza malattia non viene pagata ai lavoratori che si ammalano per tre giorni - spiegano Alfio Pennisi della Filca Cisl, Franco Forlenza Feneal Uil e Pasquale Stroppiana, della Fillea Cgil -. Si tratta di un atto di giustizia nei confronti dei lavoratori».
I sindacati lanciano anche l’allarme per l’aumento del part-time. «Una forma di contratto anomala per il settore edile - spiegano i sindacalisti -, che può servire da copertura a prestazioni in nero e per aggirare i processi di regolarizzazione previsti dalle nuove norme. Come emerge dai dati della Cassa Edile di Cuneo, il ricorso al part-time coinvolge circa trecento lavoratori. Tendenza destinata, però, ad aumentare».
La paga di un muratore, 3° livello, con straordinari (nei mesi estivi si può arrivare anche a 10 ore in cantiere), è di circa 1400 euro al mese. L’importo base mensile si attesta sui 1.100 euro.
«Per quanto riguarda il salario, nonostante si siano svolti più di nove incontri in sede di trattativa nazionale, non si è ancora ricevuta una risposta positiva alla richiesta di aumento di 105 euro mensili nel biennio - spiegano ancora i segretari provinciali dei tre sindacati di categoria -. La questione è di particolare attualità in un momento in cui nel Paese tutti sostengono che i salari dei lavoratori italiani sono i più bassi d’Europa e che non permettono alle famiglie di superare la terza settimana». \

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Nell’edilizia

Da “La Stampa” del 15 aprile

Il 24 aprile sciopero di 8 ore del settore edile. Nella «Granda» sono interessati 7.000 lavoratori (in tutta Italia 1.250.000). «La decisione - è scritto in un documento dei sindacati - è motivata dalla rottura delle trattative con l’Ance la cui chiusura alle richieste delle tre organizzazioni sindacali ha impedito la firma di un accordo. Le richieste riguardano la carenza malattia, il part-time e il salario».

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