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BERNEZZO. MA DA
LUNEDÌ PREVISTO UNO STOP
La “Calce
Dolomia” costruirà il terzo forno
Da “La Stampa” del 14
ottobre di MATTEO BORGETTO
BERNEZZO
Annunciano un terzo forno, ma la crisi economica mondiale li costringe
a chiuderne uno dei due in funzione. E’ un periodo delicato alla
«Calce Dolomia», che ha presentato alla popolazione il progetto per
ottimizzare la produzione di calce e ridurre i detriti inerti,
risolvendo il problema dell’accumulo di ghiaia del vallone del Cugino.
Un investimento da 15 a 18 milioni di euro che l’azienda intende
realizzare in 4 anni, garantendo la stabilità ai 50 dipendenti che
oggi lavorano a ciclo continuo su tre turni.
Da lunedì, tuttavia, la direzione dello stabilimento ha deciso lo
«stop forzato» del forno n°1, che tratta 250 tonnellate al giorno di
pietra grossa (50-90 millimetri). Motivo: il crollo, a ottobre, di
ordini e vendite, con prospettive di chiusura del ciclo annuale
produttivo inferiori del 30%. In cifre, 42.000 tonnellate di calce in
meno rispetto alle 140.000 complessive del 2007. «L’anno scorso
abbiamo raggiunto il massimo dei risultati nei 33 anni di vita
dell’azienda - dice l’amministratore delegato, Vittorio Vanz -. Ora
subiamo le conseguenze della crisi del sistema, che si stabilizzerà
forse tra 4-6 mesi. Nella migliore delle ipotesi, il forno n°1 resterà
spento per 70 giorni. I lavoratori saranno impiegati in altre
mansioni».
Intanto, l’impresa è concentrata sul nuovo progetto. Prevista la
sostituzione di un forno dismesso nel ‘96, con uno nuovo, in grado di
cuocere anche piccole pezzature di roccia (16-20 millimetri).
«L’intervento - dice Vanz - permetterà maggiore produzione di calce
(da 140 a 190.000 tonnellate l’anno) con stessa quantità di pietra
estratta dalla cava, migliorando il rapporto d’efficienza dal 55 al
68%. Non aumenteranno le emissioni in atmosfera, diminuiranno i
passaggi dei camion». Il sindaco, Elio Chesta e il presidente del
Comitato tutela ambiente, Luciano Allione: «Il progetto è compatibile
con l'ambiente e nei forni si userà gas metano, non carbone».
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BERNEZZO. IN DIECI ANNI
Progetto da 18 milioni Alla Dolomia aumenta la produzione di calce
da "La Stampa" del 21 luglio di LORENZO
BORATTO
BERNEZZO
Cinque anni fa, quando presentarono un progetto per il raddoppio
dello stabilimento e l'uso del carbone, gli abitanti di Bernezzo
protestarono subito: la raccolta di 1.800 firme, un comitato per
il no e decine di lenzuoli sui balconi («No al carbone»). Oggi
le premesse sono diverse: lo stabilimento «Calce Dolomia» di
Bernezzo ha previsto un investimento tra 15 e 18 milioni di euro
per aumentare la produzione di calce e ridurre i detriti inerti,
cioè i sassi troppo piccoli da poter essere lavorati. L'azienda
è da 35 anni nella Granda e ha altri due siti a Genova e in
provincia di Livorno, dove estrae rocce carbonatiche (calcare e
dolomia) per trasformarle in calce.
Nell'impianto la calce prodotta passerà da 140 mila tonnellate
l'anno a 190 mila a regime, cioè nei prossimi 10 anni. L'azienda
parla di «ottimizzazione» che permetterà di ridurre il passaggio
dei camion (oggi 50 al giorno) e non aumentare le emissioni in
atmosfera. E darà stabilità ai 50 dipendenti che lavorano a
ciclo continuo su tre turni, anche se lo stabilimento si ferma
tre mesi in inverno.
L'amministratore delegato di «Calce Dolomia», Vittorio Vanz,
spiega: «Sostituiremo uno dei forni dismessi (una torretta alta
40 metri, ndr). Ci permetterà, con una tecnologia più avanzata,
di produrre calce anche dalle pezzature più piccole di roccia. I
nastri trasportatori passeranno da due a quattro, ma l'impatto
anche visivo sarà nullo». La cava oggi si addentra per un km in
un vallone laterale detto «del Cugino», a cui si accede da via
Bruno. Rispetto a 5 anni fa è cambiato anche l'approccio per
ammodernare il sito: oggi sarà depositata la domanda di verifica
di Valutazione d’impatto ambientale (Via) in Provincia, cui
seguiranno la modifica dell'Autorizzazione integrata ambientale
(Aia) e i permessi di costruire.
In totale un anno di attesa, ma dopo l'estate inizierà anche una
serie iniziative informative, tra cui una serata pubblica con i
cittadini per spiegare cosa s’intenda fare nello stabilimento.
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