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BRA. CRISI E OCCUPAZIONE

Edilizia e industria, in 2 mesi persi 240 posti di lavoro

Convegno con le associazioni di categoria il 10 febbraio

Da “La Stampa” del 3 marzo di VALTER MANZONE BRA


«In questi primi due mesi del 2011 la città della Zizzola ha già perso 240 posti di lavoro». Livio Sartirano, coordinatore della lista civica «Progetto Bra» riporta i dati che sono stati elaborati dalla sua compagine politica. Aggiungendo: «La stragrande maggioranza (quasi 170) sono nel settore edilizio. Improvvisamente si sono trovati senza occupazione carpentieri, installatori di cartongesso, elettricisti. Occorre trovare soluzioni. Ne discuteremo insieme a tutti i rappresentanti delle varie associazioni di categoria nel convegno che abbiamo programmato per giovedì prossimo (alle 21 all’hotel Cavalieri».
In un incontro svoltosi lo scorso autunno, la dirigente del Centro per l’impiego di Alba-Bra, aveva dichiarato: «È aumentata la componente maschile di coloro che si trovano senza lavoro: le maggiori difficoltà si registrano nei settori metalmeccanico e dell’edilizia, mentre reggono meglio l’alimentare, la ristorazione e il turismo, anche se per limitati periodi di tempo. Per le persone che affrontano lunghi periodi di cassa integrazione o mobilità abbiamo attivato corsi di formazione (ad esempio per saldatori o disegnatori cad) che hanno avuto un buon riscontro: aumentando le loro competenze hanno completato la loro professionalità, riuscendo così a rimanere integrati nel mondo produttivo».
Anche il sindaco Bruna Sibille sostiene: «L’Amministrazione si sta muovendo con tutti gli strumenti in suo possesso per cercare di offrire soluzioni concrete. Abbiamo messo in campo borselavoro, cantieri per disoccupati e abbiamo approvato un Piano regolatore che dovrebbe contribuire a dare ossigeno all’economia locale. Apprezzo molto l’idea di questo convegno e ringrazio i suoi organizzatori: in tempi difficili è necessario attuare tutte le possibili sinergie, per venire incontro a coloro che sono alla ricerca di un’occupazione».
Conclude Sartirano: «Sappiamo che gli iscritti alle liste di mobilità a settembre erano 1064. L’attuale piano di rilancio della Fiat, voluto da Marchionne, porterà in Piemonte diversi milioni di euro: noi di ‘’Progetto Bra’’ crediamo che i nostri imprenditori, anche piccoli, debbano avere coraggio e cercare di portare a casa effetti benefici di questo piano, supportati da sindaco e giunta a cui chiediamo di favorire ogni tipo di insediamento».


 

 

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La ripresina c’è, l’occupazione no

Da “La Guida” del 25 febbraio di Massimiliano Cavallo

Cuneo - (mc). In provincia ci sono deboli segnali di ri­presa dalla crisi, soprattutto della produzione industriale e dell'export, che non sono però ancora in grado di fare invertire in maniera decisa e determinante il trend del­la situazione occupazionale e sociale. La ripresa è lenta e ben lontana da far ritornare il mondo del lavoro a quello di due anni fa e le assunzio­ni sono caratterizzate dalla stagionalità. I dati dell'Os­servatorio regionale del mercato del lavoro della Re­gione Piemonte, raccolti nei cinque diversi Centri per l'impiego (Cuneo, Mondovì, Saluzzo, Fossano e Alba), sugli avviamenti lavorativi per questo 2010, sono ormai completi.

Le assunzioni in provincia di Cuneo nel corso del 2010 sono 97.222, quasi 5.000 in più rispetto al 2009, cioè il 5,1% in più, ma sono quasi 10.000 in meno rispetto al 2008. Di questi nuovi assunti 49.088 sono uomini e 48.134 sono donne. C'è dunque una ripartenza degli avviamenti per gli uomini, soprattutto nell'industria maggiormente colpita dalla crisi e un sostan­ziale immobilismo nelle as­sunzioni delle donne. Ci sono però 65.591 persone in più con il lavoro.

L'industria cresce

Il maggior numero di as­sunzioni va al settore dei ser­vizi con 53.677 procedure in leggero aumento rispetto al 2009, seguito dall'industria, dove le assunzioni sono salite a 25.073 rispetto alle 22.176 dell'anno precedente, ma so­no ancora lontane dai nume­ri del 2008, anche se percen­tualmente fa segnare la cre­scita migliore +13,1%. ragri­coltura con le sue 18.472 as­sunzioni è in crescita seppur di poco rispetto al 2009 (+2,3%) che si era fermato a 18.048 assunzioni.

Dai quindicenni ai cinquantenni

Aumentano leggermente le assunzioni dei giovani dai 15 ai 24 anni che sono 23.521, con prevalenza dei maschi (12.327) rispetto alle femmi­ne (11.194). In crescita sono le assunzioni delle due fasce di età comprese tra i 25 e i 34 anni e quelli dai 35 ai 49 anni di età, che sono quelli espulsi, magari più volte, dal mondo del lavoro precedente, cioè chi lavorava da anni e nel cor­so del 2009 o dello stesso 2010 si è trovato improvvisamente a casa: 29.484 i trentenni as­sunti e 32.755 i quarantenni (la crescita percentuale più al­ta +7%), mille e duemila in più rispetto allo scorso anno. In crescita anche le assunzio­ni per i cinquantenni e oltre, che sono 11.462 contro i 10.937 del 2009.

Contratti interinali

La maggior parte dei con­tratti sono quelli di sommini­strazione del lavoro, ovvero i contratti interinali, cioè l'ac­cordo per la fornitura profes­sionale di manodopera a tem­po determinato o indetermi­nato, fatto tra un'azienda uti­lizzatrice e un'impresa forni­trice autorizzata (agenzia del lavoro). Sono 13.654 i contrat­ti interinali, oltre 3.000 in più rispetto al 2009 quando du­rante la crisi già avevano co­nosciuto un vero boom, che coinvolgono 7.801 persone quasi tutte nel settore dell'in­dustria, seguito dai servizi. Dato che confermano una si­tuazione occupazionale anco­ra molto lontana dalla stabi­lità e dalla tutela dei lavoratò­ri. In questa situazione di in­certezza stabili sono gli ap­prendisti, più nei servizi che nell'industria, e i contratti di inserimento, che rimangono al palo rispettivamente a 4.794 i primi e 218 i secondi, in leg­gera crescita rispetto all'anno prima e ben al di sotto dei nu­meri del 2008. Di contro ò il la- voro intermittente, o a chia- mata, il contratto mediante il quale un lavoratore si pone a disposizione di un datore per lo svolgimento di una presta­zione di lavoro "su chiamata", e dunque lo stipendio-c'è solo quando il datore ha bisogno e dunque c'è lavoro, è in netta crescita ancora rispetto al 2009: da 6 mila contratti a 7.427, mentre nel 2008 si limi­tava a 2 mila avviamenti, e praticamente tutti nel settore dei servizi. In questo caso si tratta per i due terzi di lavoro femminile. I contratti a pro­getto sono in crescita di qual­che centinaio a 3.752 avvia­menti, quasi tutti nell'indu­stria,anche qui con prevalenza di donne, mentre continuano ad aumentare i disoccupati che cercano fortuna con un la­voro autonomo, e qui le don­ne scarseggiano: 3.601, mille in più rispetto al 2009 e quasi

2 mila rispetto al 2008, la maggior parte con lavori oc­casionali. La precarietà è co­munque la cifra comune: dei 97.000 avviamenti ben 82.932 sono tempi determinati, che crescono del 7,8% e solo 14.290 a tempo indetermina­to, che diminuiscono dell'8,2%, con 18.384 part ti­me, la maggior parte (oltre 13 mila) riferito a donne, un da­to comunque in calo del 6,5%.

Del totale degli avviamenti un terzo riguarda cittadini stranieri, cioè 32.117 di cui 18.907 uomini e 13.210 don­ne, e di questi 19.591 sono cit­tadini extracomunitari.

Settore industriale

Tra i settori di attività indu­striale, quello più colpito nel 2009, che era quello metal­meccanico, che l'anno scorso aveva registrato meno della metà delle assunzioni rispetto all'anno prima, cresce del 30% con 6.875 avviamenti nel 2010. Rimane secondo come numeri di assunzioni al setto­re alimentare che con 7.302 avviamenti fa però registrare un meno 2,3% rispetto al 2009, e con molte stagiona­lità. Il tessile ritorna ai livelli del 2008 con 799 assunzioni (+70%); crescono il settore della chimica e gomma con 1.547 assunti '(+55,9%) e quel­lo dei lavori minerali con 806 assunzioni (+19,6%), altri set­tori decisamente penalizzati nella crisi dello scorso anno; si mantiene costante il settore della carta stampa con 1.416 assunzioni (+5,3). Cresce an­che l'edilizia con 5.199 assun­zioni, più 6,3% rispetto al 2009. In calo il settore del le­gno con 466 avviamenti. Sugli altri comparti industriali la crescita è del 15,7% con 663 assunzioni.

Servizi, commercio e agricoltura

Nel settore servizi il commercio risale la china con 9.871 avviamenti, duecento in più rispetto all'anno scorso (+3%), così come accade per i trasporti e le comunicazioni con 3.427 assunzioni, 900 in più rispetto al 2009 (+34,4%), per i servizi alle imprese (8.048, +10,7%), e per i servi­zi vari e personali (6.389, +.15"). Aumentano anche gli assunti dalla pubblica am­ministrazione 654 (+29,8%), e nel credito e nelle assicurazio­ni 388 (+13,5%). Costanti i da­ti relativi al personale di al­berghi e ristoranti con 9.438 nuovi addetti (0,5%). Ancora in discesa invece i dati che ri­guardano le assunzioni nel campo dell'istruzione, nel campo della sanità e dell'assi­stenza e per i servizi familiari: nel mondo della scuola si è passati dalle 8.658 assunzioni del 2009 alle 8.376 del 2010 (­3,3%); nel campo sanitario e dell'assistenza si è passati dai 4.829 casi dell'anno scorso ai 4.503 di quest'anno (-6,8%);

nell'ambito dei servizi fami­liari di colf e badanti si è sce­si da 3.592 casi del 2009 ai 2.583 del 2010 (-28,1%).

5 aree provinciali

Diverse le assunzioni a se­conda delle aree provinciali con punte positive a Fossano e meno performanti ad Alba.

Larea di Fossano, che com­prende anche il saviglianese, in questo 2010 è quella che cresce maggiormente con un 9,2% in più: da 12.521 a 13.677 assunzioni che riguar­dano essenzialmente l'indu­stria, 500 in più (4.476, +12,1%), ma anche i servizi, più 700, che fanno salire a 7.020 gli avvii ' (+9,2%) e più cento addetti dell'agricoltura ferma a 2.181 addetti (+4%).

Segue Mondovì che cresce del 7,5% ma che rimane la zo­na che continua a far registra­re meno assunzioni in gene­rale. Il saldo negativo del 2009, caratterizzato dal - 27,2% nell'industria, continua a pesare; l'area monregalese è stata colpita da un saldo nega­tivo che ha messo in crisi, più che in altre parti della Gran- da, tutto il tessuto economi­co-industriale: 13.236 sono le assunzioni nel monregalese, che però salgono rispetto al 2009 quando erano 12.317, ed è proprio il settore industria­le, il tessile e il metalmeccani­co su tutti, in ripresa dove si registrano le differenze positi­ve con 4.456 assunzioni, sette­cento in più dell'anno scorso, così come crescono le assun­zioni in agricoltura 628 (+5,2%) mentre costanti sono le assunzioni nel settore servi­zi (8.152, +1,9%).

La zona di Cuneo, che inci­de sulla popolazione per il 22%, si ferma a un 6,7% di crescita. L'area del capoluogo rallenta leggermente negli ul­timi tre mesi ma il saldo è co­munque positivo: 23.254 av­viamenti contro i 21.800 del­l'anno prima. Netta crescita nell'industria con il 21,9% in più da 3.805 a 4.637 addetti soprattutto nel settore della chimica e gomma nella lavo­ razione dei minerali non me­tallurgici e nella stampa, che però

impiegano in valore assolu­to pochi addetti. La meccani­ca, che interessa invece

un numero più cospicuo di lavoratori, fa segnare un +18%, come il commercio,

dove gli avviamenti cresco­no dell'4,9%. Cresce netta­menfe l'agricoltura con il 12,6% passando da 2.886 av­viamenti a 3.251. Stabile il settore dei servizi che passa da 15.109 a 15.366 (+1,7%).

Stenta la zona di Saluzzo, che cresce del 3,3%, 15.794 assunzioni contro le 15.284 del 2009, 500 in più; netta la crescita dell'industria con 2.289 con i121,1% in più qua­si tutto del settore, chimica e gomma, aumentano i servizi a 6.628 con 8,8% in più, men­tre il settore trainante della zona, l'agricoltura, rimane quello con più addetti ma in diminúzione rispetto al 2009, 6.877 addetti rispetto ai 7.300, un meno 5,8%.

I peggiori risultati sono però della zona di Alba, Bra, Langhe e Roero che crescono appena di un più 2,3%, con una ripartenza delle assunzio­ni più debole: da 30.551 a 31.261, con maggiore crescita nel settore dell'agricoltura 5.535 assunzioni (+7,1%) se­guito dall'industria 9.215, cin­quecento in più (+5,1%), con performance migliori nel tes­sile-abbigliamento e nella chi­mica, e cento addetti persi nel settore dei servizi (16.511, meno 0,6%).

La distribuzione degli stra­nieri assunti in industrie, ser­vizi e agricoltura, è quasi o­mogenea in termini percen­tuali su buona parte della provincia (31,6% ad Alba, 31-,2% a Mondovì, 31% a Fos­sano) con percentuali minori a Cuneo (27,5%) e invece un picco deciso del 47,4% a Sa­luzzo, quasi tutti impiegati nel mondo agricolo. In termi­ni numerici alte sono le as­sunzioni di stranieri nell'albe­se, 9.865, e ancora nel saluz­zese, 7.486.

 

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Lavoro, non si esce dalla morsa della crisi

Da “La Guida” del 11 febbraio di Rosangela Giordana

Cuneo - Che cosa aspettar­si dai prossimi mesi per quanto riguarda l'occupa­zione sul territorio della Granda? Qualche segnale positivo viene dal calo della cassa integrazione ordina­ria, mentre quella straordi­naria è in forte crescita, e comunque il clima sembra un po' meno pesante, ma non ancora abbastanza per uscire dalle secche della crisi. Questo il quadro secondo le principali rappresentanze sindacali locali, che comun­que guardano con appren­sione anche agli sviluppi del caso Fiat: la più grande in­dustria manifatturiera ita­liana rappresenta una scom­messa per un indotto enor­me, presente anche nel cu­neese.

Come sarà il 2011 per il mondo del lavoro?

Qual è la reazione di fronte alla cri­si che fatica a dissolversi? E come ha reagito il pianeta e­stremamente frammentato dell'indotto Fiat cuneese, chiamato a confrontarsi con i nuovi orizzonti prospettati da Marchionne?

La situazione

Il 2011 sta avvallando le sensazioni di lieve ripresa per­cepite a fine 2010, anche se, a livello produttivo, non si è an­cora usciti dalle secche. Lo so­stiene Matteo Carena, segre­tario generale della Cisl pro­vinciale e cita, tra i casi di trend positivo, la situazione della Rolfo di Bra, delle azien­de braidesi di laminati plasti­ci, Abete Arpa, e della Miche­lin di Cuneo e Fossano. "Il confronto aperto, in Provin­cia, due anni fa - dice - ha af­frontato in modo soddisfa­cente il problema dell'emer­genza, favorendo il buon fun­zionamento degli ammortiz­zatori sociali. A questo punto si deve andare oltre, consen­tendo l'ingresso dei sindacati nel Patto per lo sviluppo. A­desso che il governo regiona­le ha messo in campo un pia­no per l'occupazione, collega­to ad altri provvedimenti che, pur nella loro fumosità, offro­no nuove prospettive, l'ingres­so dei rappresentanti dei lavo­ratori sarebbe determinante per operare scelte sulle possi­bilità di insediamento, la na­scita di nuove imprese e l'atti­vazione di processi di aggre­gazione. Sarebbe un errore gravissimo se il nostro terri­torio non sapesse approfittare di un'occasione buona, utile a ricreare sviluppo e rilanciare l'attività. Questo va fatto an­che attraverso la programma­zione di proposte formative studiate in base alle esigenze locali".

Cassa integrazione

Marco Ricciardi, segretario generale della Cgil preferisce commentare i consuntivi 2010 sull'utilizzo della cassa integrazione. "Nell'anno ap­pena concluso - precisa - si è registrato un ridimensiona­mento del ricorso alla forma 'ordinaria', prevista in caso di temporaneo calo degli ordini. Dalle 10.361.616 ore del 2009 si è scesi alle 3.833.558 del 2010, con una riduzione del 63%. Nello stesso arco di tem­po, però, la 'straordinaria' (possibile per crisi aziendale, riconversione produttiva, fal­limento, ecc.) è balzata da 4.203.219 a 10.922.687 ore con un incremento del 159,86%. È cresciuta anche la cassa in deroga, pensata per le aziende minori ed estesa successivamente anche ad al­tre che già avevano esaurito gli spazi accordati per gli altri ammortizzatori sociali".

rOsseratoro  regionale del mercato del lavoro cita ulte­riori dati significativi: "In pro­vincia di Cuneo gli iscritti nel­le liste di mobilità al 1° gen­naio 2011 erano 3.839. Di questi, 2.005 fruiscono di in­dennità per uno-due anni a seconda dell'età e 1.834 non beneficiano di supporto eco­nomico".

La conclusione è che, per il momento, i segnali di ripresa a livello di ordinativi non si traducono significativamente sui livelli occupazionali sia a livello qualitativo sia quanti­tativo. La quasi totalità delle assunzioni avviene attraverso le agenzie di lavoro tempora­neo, per lo più con contratti a termine.

L'accordo Fiat

Quali i riflessi, in Granda, dell'accordo approvato dalle maestranze della grande a­zienda automobilistica? Cisl e Cgil, a livello locale, sono alli­neate alla presa di posizione assunta dalle rispettive confe­derazioni in campo naziona­le. Si è tirato il fiato dopo la vittoria dei sì? Ci si è lasciati andare a una boccata di otti­mismo? La frammentarietà delle aziende cuneesi che la­vorano per Fiat è tale da ren­dere difficile una valutazione documentata.

"A livello italiano - com­menta Carena - noi siamo le­gati, a filo doppio, al mondo dell'auto che resta il cuore dell'industria manifatturiera. Se avessimo spinto la Fiat a compiere scelte fuori dal Pae­se, avremmo perso una parte importante della nostra capa­cità produttiva. Tra dipenden­ti diretti e indotto si calcola che l'azienda torinese attivi circa otto milioni di posti. Non si poteva metterli in di­scussione. Sappiamo che si ri­chiedono sacrifici, ma non possiamo sbattere la porta in faccia a chi assicura il lavoro. Ci si impegnerà per ottenere modifiche, ma la sostanza va tenuta ben presente".

"Non ci hanno ancora di­mostrato - i-ibatte Ricciardi - che incidere sulle pause assi­curerà più produzione, in un contesto che, in tutto il 2011 utilizzerà ancora la cassa inte­grazione. Sui nuovi modelli, in particolare, c'è un proble­ma di piano industriale non definito sia per l'entità delle risorse messe in campo, sia perché il presunto recupero di competitività si basa sul fatto che parecchie componenti ar­riveranno da oltreoceano e la produzione finirà anch'essa in tale direzione. Siamo contra­ri all'accordo perché l'assunto che la crescita della competi­tività aziendale sia collegata a un fattore che, per ammissio­ne dello stesso Marchionne, pesa solo per il 7% (il costo del lavoro), appare illogico. I risultati del referendum han­no dimostrato che i dipenden­ti hanno colto i termini della questione. E, a votare 'no' non sono stati soltanto gli iscritti alla Fiom. E non si può accet­tare che l'organizzazione che non ha sottoscritto l'accordo sia estromessa dal tavolo del confronto. Tutti i lavoratori hanno il diritto di decidere da chi farsi rappresentare"

 

 

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Confindustria: “C’è ottimismo”

Più fiducia in provincia per occupazione, ordini, investimenti ed export

Da “La Stampa” del 3 febbraio di LORENZO BORATTO CUNEO
È di ieri la notizia che le famiglie del Nord Ovest, secondo l’Istat, nell’ultimo anno hanno ridotto il loro potere di acquisto del 4,7%. Per gli imprenditori della Granda, invece, malgrado le difficoltà del «mercato interno», forse la crisi è già alle spalle. Lo rivela la consueta indagine congiunturale di Confindustria. Nelle interviste-questionari hanno risposto 167 imprese manifatturiere del Cuneese che danno lavoro a 10 mila addetti e hanno un fatturato di circa 3,5 miliari di euro.
Si tratta di un’indagine sul trend che gli imprenditori prevedono nei prossimi 3 mesi (gennaio-marzo è il periodo analizzato).
Le impressioni sul primo trimestre dell’anno mostrano un crescente ottimismo per occupazione, ordini, investimenti, export. Non solo: il saldo tra «ottimisti» e «pessimisti» è positivo per tutti i principali indicatori analizzati. Non accadeva da oltre due anni.
Per la prima volta dall’inizio della crisi, le previsioni degli industriali cuneesi fanno registrare un buon recupero sui dati del trimestre precedente e soprattutto su quelli del 2009, il primo anno in cui la recessione ha iniziato a «mordere». Per il primo trimestre del 2011, l’indicatore dell’occupazione registra una rilevazione positiva: non accadeva da 2 anni, perché per 8 trimestri consecutivi il segno in questa rilevazione è stato «meno».
Spiegano dal Centro studi di Confindustria: «Registriamo un netto miglioramento rispetto alle precedenti rilevazioni: gli imprenditori si aspettano un crescita economica postcrisi. A questo punto si può dire che il peggio sia alle spalle». Ma è la stessa indagine di Confindustria a rilevare alcune note negative. Ad esempio il ricorso alla cassa integrazione «resta piuttosto alto». Prevedono di utilizzarla il 19% delle imprese, un dato ancora elevato rispetto al periodo pre-crisi. Aggiungono da Confindustria: «I dati Inps sulla cassa nella Granda mostrano che è diminuita di poco: 12,3 milioni di ore autorizzate nel 2010, solo il 5% in meno rispetto all’anno prima. Ci sono ancora molte imprese in crisi, lo si rileva dall’uso della cassa straordinaria, che è in crescita: significa che le aziende hanno terminato il monte ore a disposizione e si trovano ancora in una fase stagnante».
Va bene l’export, cresce anche il numero di aziende che vuole investire (24%, contro il 15% del trimestre precedente), mentre il 61% degli intervistati si aspetta un aumento del costo delle materie prime. Infine, il 57% degli intervistati prevede un ritardo negli incassi (in aumento).
Le stesse aziende segnalano che devono attendere in media 96 giorni prima di incassare le fatture emesse (valore in crescita rispetto a un anno fa). Attesa che sale a 137 giorni per i pagamenti degli Enti pubblici (i giorni erano 152 a settembre scorso). Per Confindustria si tratta di «dati in miglioramento, ma su valori sempre molto elevati»
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Giù i settori alimentare, edilizia e tessile
Segnali di ripresa, ma non per tutti. Nell’indagine congiunturale di Confindustria Cuneo si registrano notevoli differenze tra i settori rilevati. «Per il metalmeccanico - si legge nella ricerca - dati nuovamente molto positivi». Seguono i comparti di chimica-gomma-plastica, l’industria cartaria e quella del legno. Più staccati, e con valori ancora improntati al pessimismo, i settori alimentare (che da solo rappresenta un quarto delle esportazioni del «made in Granda»), edilizia, tessile-abbigliamento. Il Centro studi di Confindustria sostiene che la produzione sia in crescita: si stima per la Granda un +0,5% a gennaio rispetto a dicembre e un +5,4% nel 2010 rispetto al 2009. Sono tornate a crescere anche le esportazioni (+,8,8% nei primi 9 mesi del 2010), ma si è ancora sotto la produzione rilevata prima della crisi internazionale, nel 2008.

 

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Alfio Arcidiacono fa il punto sull'occupazione nel polo siderurgico

«Una situazione di luci ed ombre»

Da “Il Saviglianese” del 27 gennaio

È una situazione di luci ed ombre quella che emerge dall'analisi di Alfio Arcidiacono, segre­tario provinciale della Fiom-Cgil, sulle industrie della nostra zona. Le luci sono rappresentate da una generalizzata diminuzione del ricorso alla Cassa integrazione. Le ombre sono un net­to calo dei lavoratori rispetto a due anni fa.

Martedì 25 gennaio i sindacati hanno in­contrato i responsabili della Lita e della Profil­mec, le due aziende del polo siderurgico rac­conigese riconducibili ad un unico proprieta­rio. L'operazione in corso è l'accorpamento della Lita all'interno della Profilmec. Contestual­mente verrà avviata la procedura di mobilità volontaria per alcuni dipendenti, finalizzata al- l'accompagnamento alla pensione. Nei prossi­mi mesi non si prevede Cassa integrazione ma, con questi nuove mobilità, saliranno ad una ven­tina i lavoratori che hanno lasciato i due stabi­limenti senza essere sostituiti.

Anche I'llva è, per dirla con Arcidiacono "molto dimagrita". Se i lavoratori erano 248, ora sono rimasti I 90. Anche qui non è previ­sto il ricorso alla Cassa integrazione: «La situa­zione sembra stabilizzata — spiega Arcidiacono — e ci risulta che questa settimana verranno as­sunti alcuni interinali».

I sindacati hanno chiesto esplicitamente al­I'llva un impegno preciso per il ricollocamen­to del personale della CLN. Questa, come già da tempo annunciato, ha cessato l'atti­vità nello stabilimento racconigese al 31 dicembre: da quella data circa 60 dipendenti sono in Cassa integrazio­ne straordinaria. Dai prossimi giorni però, una quindicina di lavoratori, tra cui diversi racconigesi, dovrebbero incominciare a lavorare nello stabili­mento di Caselette, in aggiunta a quel­li che erano già stati trasferiti in pas­sato in quello stabilimento. A Case- lette è infatti previsto un picco di la­voro che avrà una durata di un paio di mesi.

Al di fuori dal polo siderurgico lungo la strada per Carmagnola, risulta che nè l'AnnibaleViterie nè laV2 abbiano più richiesto Cassa integrazione.

A pochi chilometri da Racconigi, a Muret­to, la Boma terminerà nel mese di marzo i 12 mesi di Cassa e la situazione all'interno della stabilimento sembra indurre all'ottimismo.

Luci ed ombre dunque. «In generale si sta facendo meno Cassa — sottolinea Arcidiacono — e questo è proprio dovuto al fatto che nelle fabbriche della zona ci sono molti dipendenti in meno di due anni fa: 60 all'Ilva, 20 alla Lita­Profilmec, una decina alla Boma, tanto per ci­tare i numeri più importan ti

 

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Cassa, calo del 43% a dicembre

Ma nel 2010 l’incremento rispetto a dodici mesi prima è stato dell’1,3%

Da “La Stampa” del 13 gennaio di ALBERTO PRIERI CUNEO

 


A dicembre, il numero di ore di cassa integrazione autorizzate dall’Inps è sceso del 43,85% rispetto allo stesso mese dello scorso anno e, contando tutto il 2010, l’incremento rispetto al 2009 è di appena l’1,31%. Nessun entusiasmo, ma almeno si interrompe quella crescita costante che, dal 2008 ad oggi, ha più che quintuplicato il ricorso agli ammortizzatori sociali, con +12.201% per la cassa in deroga.

Per questo, vanno fatti dei distinguo sulle singole voci: mentre gli ultimi 12 mesi hanno registrato un deciso calo della cassa integrazione ordinaria (passata da 10 milioni di ore del 2009 ai quasi 4 del 2010, pari al 63% in meno), è invece raddoppiata quella straordinaria e triplicata quella in deroga. Entrambe però, proprio a dicembre, hanno rallentato la loro corsa.

Cgil, Cisl e Uil condividono commenti improntati alla massima cautela. «Speriamo questi deboli segnali positivi si rafforzino e stiamo lavorando proprio per questo, ma al momento non sono tali da indicare la fine delle difficoltà nel comparto produttivo cuneese - dicono i sindacalisti -. Dicembre è il mese in cui spesso festività e ferie riducono fisiologicamente il ricorso alla cassa integrazione che, seppure scesa, ancora non è stata seguita da un miglioramento della situazione occupazionale».

«Potrebbe trattarsi di una flessione solo temporanea, come già accaduto in passato - concludono i rappresentanti dei lavoratori -. Bisognerà aspettare i dati di gennaio e febbraio per avere un quadro più chiaro».

Luigi Asteggiano, direttore di Confindustria, è cautamente ottimista. «Relativamente al comparto industriale, c’è una forte diminuzione delle ore di cassa integrazione a dicembre rispetto al mese precedente, anche se il totale del 2010 rispetto al 2009 è inferiore solo del 5%. Il trend in calo però pare si stia consolidando».

Le oltre 14 milioni di ore di cassa concesse in questi ultimi 12 mesi equivalgono a più di 4.000 lavoratori in difficoltà. Intanto, a livello nazionale, novembre ha registrato un +4,1% della produzione industriale su base annua. «Per il Cuneese, le cifre Unioncamere sono aggiornate al terzo trimestre 2010 - precisa Asteggiano -. A quella data, l’aumento risulta del 7% rispetto allo stesso periodo 2009, con un +5,6% del fatturato. Il dato più confortante è che gli impianti sono tornati ad essere sfruttati al 71,4% quando nei primi tre mesi del 2009 era sceso al 60%, soglia al di sotto della quale non c’è reddività per alcuna impresa».

 

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Sempre più lavoratori in Cassa

Rispetto al 2009 è diminuita quella ordinaria, più che raddoppiate straordinaria e “in deroga”

Da “La Stampa” del 29 dicembre di ALBERTO PRIERI

Timidi segnali di ripresa, forti conferme di crisi. Le cifre di novembre sulla cassa integrazione si prestano a una doppia lettura che, tuttavia, non concede entusiasmi. Se è vero che la cassa ordinaria è scesa del 98% rispetto allo stesso periodo del 2009, è altrettanto chiaro che quella in deroga è più che raddoppiata, aumentando quasi del 106%. Il confronto con l’anno passato sul periodo gennaio-novembre è ancor più deprimente: un totale superiore ai 14 milioni di ore (in tutto il 2009 erano state 14 milioni e mezzo), equivalente a +5,6%. Nel dettaglio, cala del 64,8% l’ordinaria, mentre la straordinaria sale a +147% e quella in deroga è praticamente sestuplicata.

«È cambiato poco rispetto a sei mesi fa - commenta Matteo Carena della Cisl -. Qualche numero potrebbe ancora scendere a dicembre, ma solo perché si sfrutteranno ponti, ferie, festività per ridurre il ricorso agli ammortizzatori sociali».

Intanto, stando alle rilevazioni dell’Osservatorio regionale sul mercato del lavoro, nei primi sei mesi del 2010 le assunzioni in provincia sono cresciute del 5,6% rispetto al 2009. Di contro, però, gli iscritti alle liste di mobilità sono passati dai 2.797 del primo semestre dell’anno scorso ai 3.889 dello scorso giugno, con un’impennata del 39%. Marco Ricciardi, Cgil: «L’ultima Commissione regionale per l’impiego ha cancellato 2.300 posizioni dalle liste cuneesi perché, semplicemente, era concluso il periodo di mobilità: queste sono persone senza lavoro e senza più alcun aiuto. Intanto le procedure di assunzione a settembre 2010 sono 10 mila in meno rispetto a due anni fa: la crisi è strutturale e dei pochi nuovi contratti la maggioranza è interinale o a tempo determinato, cioè precaria».

Qualche buona notizia: Valeo a Mondovì e Bitron a Rossana hanno commesse per il medio periodo; l’Arce di Dronero è stata rilevata da una nuova società che dovrebbe garantire il posto ai 40 dipendenti; la Michelin mantiene grandi volumi produttivi. Nessun interesse invece per la Prato di Sommariva Bosco, già fallita, dove la cassa straordinaria finirà a maggio 2011; il Pastificio Monregalese è in bilico e deve pagare tre mesi di stipendio arretrato; la Nord Diesel di Mondovì è una delle tante aziende in crisi.

«Anche economica, perché le banche hanno chiuso i rubinetti e alcune imprese non hanno soldi per le materie prime - interviene Bruno Gosmar, Uil -. Alla Maxicar di Ceva è operativo un contratto di solidarietà, ma il problema è la tenuta finanziaria dell’azienda. In più, anche dove ci sono buone prospettive di lavoro, si ricorre a contratti interinali: è l’esempio della Valeo, dove addirittura i dipendenti assunti così sono 140. Speriamo almeno che nel Cuneese l’indotto Fiat possa trarre vantaggi dallo sblocco del contratto per Mirafiori».

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Le imprese tornano a crescere ma la crisi non è ancora finita

Da “La Stampa” del 25 novembre di Matteo Borgetto

 

Crescita complessiva del 7%, buone performance in tutti i comparti, specialmente il metalmeccanico. Ma si guarda con pessimismo al prossimo semestre. È quanto emerge dall’indagine congiunturale trimestrale (periodo luglio-settembre) sull’industria manifatturiera elaborata dalla Camera di commercio di Cuneo, con il coordinamento di Unioncamereregionale.

Nella Granda si tratta di una rilevazione a campione su 168 imprese: danno lavoro a 10 mila

636 persone e hanno un fatturato di circa 3,4 miliardi di euro. Rispetto alle altre province piemontesi, il trend positivo di Cuneo è lontano da quello registrato da Biella (21,1%), ma supera Novara, Torino, Alessandria e si mantiene oltre la media regionale (6,8%).

Oltre al settore metalmeccanico (+10,6%), notevole l’incremento per le altre industrie manifatturiere (7,6), tessile, alimentari, bevande e tabacco. Sul fronte ordinativi, in leggero calo le commesse interne (-0,5), aumentano quelle estere (1,1) e cresce il fatturato medio delle aziende, in particolare le tessili (+11%).

Sale anche il grado medio di utilizzo degli impianti (71,4% rispetto al 66,5 dello stesso trimestre 2009), sopra la soglia minima considerata redditizia per le ditte (65%). «Conseguenza di questa ripresa - dice il presidente della Camera di commercio, Ferruccio Dardanello - è la prospettiva delle imprese di investire in risorse umane nei prossimi mesi, anche a fronte di un futuro non incoraggiantee ottimistico».

Lo confermano le previsioni del prossimo semestre sull’occupazione (+4,1%), e il pessimismo delle aziende su commesse (interne-estere)e prezzi di vendita.

«Ripartiremo dalla qualità, lo spirito di sacrificio, la determinazione - osserva la presidente della Provincia, Gianna Gancia -. In un contesto ancora profondamente critico, non mancano i segnali di speranza».

Il presidente della sezione Meccanica di Confindustria, Domenico Annibale: «Numeri positivi, ma non dimentichiamo che la meccanica è stato uno dei settori più colpiti dalla crisi. La ripresa occupazionale è comunque un segnaledi tenacia delle aziende».

 

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Ci sono meno posti di lavoro
La cassa cresce del 22% rispetto al 2009, scatta anche la straordinaria

Da “La Stampa” del 7 settembre di LORENZO BORATTO
CUNEO
La crisi continua a colpire le aziende della provincia: chiuse, in difficoltà, alcune fallite. Realtà più grandi (con almeno 20 dipendenti) e decine di microaziende artigiane per le quali non ci sono dati certi. Per tornare ai livelli ante recessione «serviranno altri due anni» secondo i sindacati.
Giorgio Ciravegna, della segreteria Cisl, segue il settore dell’industria: «In provincia sono in 3900 iscritti alle liste mobilità. In 13 imprese della Granda sono in corso contratti di solidarietà, con mille lavoratori coinvolti». I settori più colpiti: nel metalmeccanico un’azienda su tre ha qualche procedura in corso (cassa integrazione, fallimento, chiusure), grafici e cartai hanno problemi ormai endemici, mentre va meglio per alimentare e chimico.
Il segretario provinciale Cgil, Marco Ricciardi: «Ci sono segnali positivi: gli ordinativi sono in crescita, ma questo aumento di domanda non si tradurrà in aumento di occupazione. Cresce la cassa integrazione straordinaria: c’è una difficoltà strutturale, non passeggera. Senza misure concrete seguirà disoccupazione». Gli ultimi dati sulla cassa integrazione si riferiscono a luglio: confrontando il periodo gennaio-luglio del 2009 con quest’anno, la cassa in provincia di Cuneo segna un +22%, con aumenti a tre cifre per quella straordinaria e quella in deroga.
Matteo Carena, segretario provinciale Cisl: «Stiamo spingendo su due fattori: sostegno al reddito e formazione. Quest’ultima è una partita che vale decine di milioni di euro. Non dev’essere un business per le azienda formative, ma qualificare chi non ha il lavoro perché agganci il treno delle ripresa». Per la Uil, Giovanni Ventura: «Ci sono spiragli di ripresa, ma può anche durare molto poco come dicono gli economisti. Le aziende in crisi e difficoltà sono ovunque in provincia. Dall’Italcementi di Borgo San Dalmazzo al fallimento della Monetti di Racconigi e Monasterolo, dalla Cdm di Verzuolo ormai in fallimento all’Astec di Savigliano, che chiuderà il sito. Non si riesce a far crescere la domanda: gli Stati hanno deficit eccessivi, c’è il blocco dei rinnovi contrattuali nel pubblico. Va bene solo chi esporta».
Intanto una novità di legge potrebbe colpire un’altro settore strategico della Granda: l’edilizia. Da oggi entra in vigore la «legge straordinaria contro le mafie». Secondo l’Ance (Associazione costruttori) bloccherà l’operatività di tutti i cantieri pubblici del Cuneese, imponendo conti dedicati e l’uso del bonifico come mezzo di pagamento (per evitare il riciclaggio di denaro). Il motivo lo spiega la presidente di Confindustria, Nicoletta Miroglio: «Il provvedimento sulla tracciabilità blocca attività e pagamenti in un momento già grave. La novità pesa solo sulle spalle delle imprese: sono interessate a combattere la mafia, ma chiedono di rivedere modalità ed entrata in vigore di questa nuova norma».

 

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Cassa integrazione Quasi 2 milioni di ore

Da “La Stampa” del 2 settembre di ALBERTO PRIERI
CUNEO
«Crisi finita? Al contrario, è peggio di prima». Così i sindacati commentano i dati Inps sulle ore di cassa integrazione autorizzate in provincia di Cuneo: 1.913.909 a luglio rispetto alle 348.390 di giugno. Un’impennata del 449%.
Anche confrontando i primi sette mesi 2010 con lo stesso periodo 2009, la crescita è superiore al 22%. «A salire di più sono le ore di cassa integrazione straordinaria - dice Marco Ricciardi della Cgil - e conferma come questo periodo difficile stia diventando strutturale».
«Il confronto tra un mese e l’altro è fuorviante - secondo Luigi Asteggiano, direttore di Confindustria Cuneo -: il monte ore autorizzato a luglio è salito perché a giugno la commissione Inps non si era riunita. Il confronto rispetto a luglio 2009 evidenzia una riduzione dell’8%, mentre se si esaminano i primi sette mesi, quest’anno c’è un forte calo della cassa integrazione ordinaria, ciò significa che sono arrivati nuovi ordinativi per le industrie». Oppure che parte di questa cassa ordinaria (non può superare le 52 settimane in due anni) è stata convertita in straordinaria perché le imprese continuano ad avere difficoltà.
Qualche eccezione c’è. «Ma sono poche - interviene Matteo Carena, Cisl -, e solo nel comparto chimico Michelin a Fossano e Cuneo, Bitron a Rossana, Valeo a Mondovì e Mahle Pistoni di Saluzzo stanno andando meglio. Nel settore metalmeccanico ci sono almeno 1.000 posti di lavoro a rischio nelle aziende dove i lavoratori non potranno più ricorrere agli ammortizzatori sociali, difficile dire quanti potrebbero perdere il posto nelle ditte artigiane».
La cassa integrazione straordinaria è stata autorizzata per i dipendenti Cdm di Verzuolo, Neograf di Moretta, a Racconigi per il Caseificio Reale e la Monetti, a Sommariva Bosco per la Prato e la New Tecno. Altre società in difficoltà sono l’Arce di Dronero, la Rolfo di Bra, la Maxicar di Ceva e la Graziano (a Sommariva Perno, Cervere e Garessio). «Sono 42 i lavoratori in cassa all’Alstom, ma potrebbero presto quadruplicare dopo che l’azienda ha perso la commessa dei convogli ad alta velocità per Trenitalia - dichiara Bruno Gosmar della Uil -. Ne discuteremo lunedì a Milano». Chiuso l’accordo per il trasferimento della Sicurglass da Cervasca, la Sekurit-Saint Gobain di Savigliano sembra aver ripreso a buon ritmo. Gianni Arnaudo, Uil: «Gli impianti lavorano molto, potrebbe esserci un aumento di turni».

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Sono negative le previsioni occupazionali in provincia di Cuneo per il 2010

Da www.targatocn.it del 30 luglio

La Camera di commercio di Cuneo ha presentato i dati provinciali del Sistema informativo Excelsior, l’indagine sulle dinamiche occupazionali in ambito nazionale, regionale e provinciale, realizzata da Unioncamere e autorizzata dal Ministero del Lavoro, avvalendosi della collaborazione degli uffici studi e statistica delle Camere di commercio.

L'indagine Excelsior viene condotta annualmente su un campione di oltre 100mila aziende italiane per rilevare i programmi di assunzione delle imprese. Quali sono i dati che emergono? A livello nazionale confermano per il 2010 una flessione del lavoro dipendente nell’industria e nei servizi pari ad oltre -178 mila unità rispetto allo stock di fine 2009, con una corrispondente variazione in termini relativi pari a -1,5%. Stesso andamento si conferma a livello regionale dove viene registrata una flessione di -15.480 unità pari a -1,6%.

In provincia di Cuneo l’indagine, svolta su un campione di oltre 1.200 imprese appartenenti a diversi settori economici e tipologie dimensionali con almeno un addetto dipendente, rileva un saldo negativo di 1.570 unità pari a -1,3%. La quota di aziende cuneesi appartenenti al settore industriale e terziario che prevedono assunzioni si attesta al 22,8% (in aumento di circa un punto percentuale rispetto al 2009), superando le prospettive occupazionali sia a livello piemontese sia a livello nazionale (rispettivamente 17,6% e 18,6%).

“Il bilancio occupazionale previsto dall’indagine Excelsior 2010 per la provincia di Cuneo mantiene un saldo complessivo negativo, pur se attenuato rispetto alle previsioni formulate lo scorso anno che erano pari a -1,6% - ha commenta il presidente della Camera di commercio di Cuneo, Ferruccio DardanelloInoltre, analizzando la tipologia di contratti delle assunzioni previste dalle imprese cuneesi emerge, a differenza dell’andamento nazionale, una tenuta occupazione delle aziende fino a 9 dipendenti che manifestano l’intenzione di assumere con contratto a tempo indeterminato. Complessivamente i contratti aumenterebbero quasi del 18% rispetto al 2009, chiaro segnale della volontà delle nostre aziende di voler inserire nuovo personale nel proprio organico, in un’ottica di superamento della crisi economica per delineare nuove strategie di crescita e sviluppo delle strutture produttive”.   

IL PUNTO DI VISTA DELLE IMPRESE: I dati a livello provinciale confermano anche per il 2010 un diffuso ridimensionamento dei programmi di assunzione delle imprese, come viene attestato dal numero di entrate previste pari a 8.690 (erano 9.780 nel 2009), mentre le uscite (per pensionamento o scadenza di contratto) tendono a diminuire, passando da 11.880 a 10.260, evidenziando andamenti diversi a seconda dei settori economici presi in considerazione.

Il saldo provinciale è leggermente migliorato rispetto allo scorso anno, passando da – 2.100 unità (pari a -1,6%) a -1.570 unità (pari a -1,3%), frutto di una diminuzione maggiore delle uscite rispetto alle entrate. 

Ma quali sono i settori che pagano di più in termini di assunzioni: Sicuramente quello industriale, che registra un saldo negativo -1,5% pari a -1.000 unità, con andamenti variabili a seconda dei diversi comparti. La flessione della domanda di beni e servizi avrà un impatto occupazionale più evidente per le industrie chimiche, di estrazione e lavorazioni di minerali e metallurgia (-4,1%, pari a -450 unità) e per le aziende di fabbricazioni di prodotti in metallo (-3,7%, pari a -260 unità).

Il comparto delle costruzioni è passato dal -4,2% dello scorso anno all’attuale +1,5% (pari a 150 unità), segnale che evidenzia la progressiva ripresa di un settore che è stato molto penalizzato dalla  crisi economica e dalle problematiche legate alle procedure di aggiudicazione degli appalti pubblici. Variazioni leggermente più contenute a livello % si registrano nel settore terziario (-1,0%) a cui corrispondono in valore assoluto –560 unità.

Il commercio al dettaglio e all’ingrosso rileva un saldo negativo di -1,9% (pari a -340 unità), deciso peggioramento rispetto allo scorso anno dove si evidenziava un certo equilibrio nelle assunzioni (-0,4%, pari a -70 unità).

Continua l’andamento negativo anche per i trasporti con un deciso -2,3% (pari a -150 unità).

Il settore alberghiero e della ristorazione fa invece registrare un +3,1%, a conferma del fatto che sia un settore trainante dell'economia provinciale

ASSUNZIONI

Quelle a tempo indeterminato si attestano al 26,5% per un valore numerico assoluto pari a circa 2.310 unità. Si registra un aumento del 17,86% delle assunzioni a tempo indeterminato rispetto alle assunzioni previste nel 2009 (erano 1.950), segnale positivo della graduale ripresa delle aziende cuneesi a riassumere in un’ottica di lungo periodo. Le assunzioni a tempo determinato rappresentano, invece, il 26,9% pari a 2.340 unità (-21,25% in meno rispetto all’anno precedente). Per completare il quadro, le assunzioni a carattere tipicamente stagionale raggiungono le 3.180 unità, il 36,6% delle assunzioni totali (-28,5% rispetto al 2009). Pur in un contesto di generalizzato ridimensionamento in termini assoluti delle assunzioni previste per il 2010, si evidenzia una crescita della quota degli impiegati sul totale assunzioni che raggiungono il 9,5% (erano 6,9% nel 2009). Viene registrato anche un lieve aumento della quota di professioni high skill, ossia dirigenti e impiegati con elevata specializzazione e professioni tecniche. Diminuiscono le quote di professionisti commerciali e nei servizi che raggiungono quota 27,2%. Sostanzialmente stabile la richiesta di figure di operai specializzati e professioni tecniche. 

Nonostante sia evidente un contesto di ridimensionamento in termini assoluti delle assunzioni previste per l’anno 2010, Excelsior mette in evidenza quelle che sono le figure professionali più ricercate nella nostra provincia, sia quelle maggiormente qualificate (ad esempio, tecnici dell’amministrazione e dell’organizzazione, addetti alla vendita al minuto, addetti alla ristorazione e ai pubblici esercizi) che quelle cosiddette low skill (tra cui spicca la richiesta di addetti ai servizi di pulizia e lavanderia, personale delle costruzioni e assimilati). La percentuale delle assunzioni non stagionali, considerate di difficile reperimento è salita, infatti, dal 27,2% nel 2009 al 35% nel 2010.  

La preferenza del genere femminile Delle 5.510 assunzioni non stagionali previste per il 2010, il 23,2% riguarda personale femminile (erano 30,2% nel 2009) ricercato in particolare nei settori del commercio al dettaglio e all’ingrosso e dei servizi, in particolare le attività di studi professionali, i servizi operativi. Anche le assunzioni femminili a livello regionale e nazionale sono in diminuzioni e si attestano rispettivamente a 20,9% e 17,2%, valori inferiori rispetto a quello provinciale.

La domanda di immigrati Si prevede un flusso in entrata di personale immigrato che potrebbe raggiungere al massimo le 1.040 unità, pari al 18,8% delle assunzioni totali (nel 2009 erano previste assunzioni pari a 1.200 unità, corrispondenti al 22,5% del totale). Percentuali maggiori si registrano in Piemonte (20,8%) e a livello nazionale (19,2%). Nella lettura di questi dati, si tenga conto che la domanda di lavoratori immigrati stimata da Excelsior non fa però riferimento alle esigenze manifestate dalle famiglie (badanti, collaboratrici  familiari, ecc.) e dal settore agricolo.  

 

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“Sono mesi difficili ma la Granda resiste”

Da “La Stampa” del 8 maggio di Matteo Borgetto

La crisi non è superata e il nuovo decennio si è aperto all’insegna dell’incertezza. Ma all’orizzonte si prospettano nuove opportunità e il 2010, pur con ritmi diversi, potrebbe essere l’anno della ripresa. E la provincia di Cuneo, per la sua energia e capacità imprenditoriale, ha tutte le possibilità di ripartire prima degli altri». Così Giuseppe Tardivo, della Facoltà di Economia di Torino, ha concluso la presentazione del «Rapporto Cuneo», analisi della situazione economica provinciale curata dall’Ateneo torinese, dal Centro ricerche economiche sociali (Cresam) e predisposto dall’ufficio studi della Camera di commercio. Un messaggio di speranza, ribadito anche dal presidente di Unioncamere, Ferruccio Dardanello: «Il panorama del 2009 non è stato di certo ottimistico, sia a livello nazionale, sia locale. Ma i fenomeni negativi, altrove ben più marcati, appaiono nella Granda meno minacciosi e pesanti. Questo grazie alla diversificazione, alla presenza di molte realtà consolidate nel tempo, al ruolo affidato alla qualità delle produzioni, all’abilità e all’impegno di tanti lavoratori, dipendenti e autonomi».
I dati raccolti nelle oltre 500 pagine del Rapporto, evidenziano una situazione difficile, ma non drammatica. «Si continua a pagare la carenza di infrastrutture - ha aggiunto Dardanello - e il lento procedere di progetti quali il potenziamento del tunnel di Tenda, la risistemazione del Maddalena, il rilancio dell’aeroporto di Levaldigi, il completamento della Asti-Cuneo, con il traforo del Mercantour che rimane un sogno nel cassetto». La provincia è al 20° posto in Italia e al primo in Piemonte per Pil pro capite, che pur registrando una flessione del 3,3% sul 2008, è calcolato in 29.720 euro, ben oltre il dato regionale (27.345 euro) e nazionale (25.263). Più precaria la situazione delle assunzioni (-12,6%), confortanti i rilievi sulla disoccupazione, sotto il 3%, e dell’occupazione, salita al 69,2%, quindi ai vertici della graduatoria nazionale (2° posto con Bolzano, dopo Piacenza). Massiccio il ricorso alla cassa integrazione, il registro imprese si è assestato su 86.863 aziende, di cui 74.363 sedi, con una riduzione dello 0,49% rispetto al 2008 dovuto alle numerose cancellazioni delle aziende agricole, passate da 24.550 a 23.939.
Tasselli importanti dell’economia cuneese si confermano commercio, artigianato, turismo, industria (+1,2%) e imprese femminili. Alla pesante caduta delle importazioni (-19,5%) e delle esportazioni (-14,6%), ha risposto la bilancia commerciale, con un saldo positivo di 2,2 miliardi di euro e con un volume merci di tutto rispetto: 5,2 miliardi quelle in uscita, 2,9 miliardi quelle in entrata.

 

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Un 1° Maggio di preoccupazione
Disoccupazione e mobilità in forte aumento anche in Granda

Da “La Guida” del 30 aprile 2010 di Fabrizio Brignone

Cuneo - Quale 1° maggio, quale festa dei lavoratori que¬st'anno? Ci pensa la crisi a rovinar loro la festa, con i risultati di un anno e mezzo in cui i tagli occupazio¬nali hanno toccato punte mai viste, an¬che nel cuneese, e non accennano a ri¬prendersi. E anzi, i dati provvisori della Provincia sul primo trimestre 2010 rendo¬no ancora più fosco il panorama: ai 15.000 disoccupati se ne so¬no aggiunti altri 6.000 circa e i 4.000 in mobilità sono aumentati di oltre 1.000 unità. I settori più in crisi, con cali dalla metà a un terzo, si confermano metalmeccanico, lavorazioni minerali, tessile-abbigliamento e trasporti; si salva l'agricoltura (+2,4%), calano i servizi (¬10%) e l'industria (¬26,5%)). Inoltre, ri¬spetto a dodici mesi fa, in questo primo scorcio 2010 in Granda il numero totale delle assunzioni è calato del 12,6%: apprendistato -24,5%, lavoro interinale - 28,1%, tempi indeterminati -21% e quelli determinati -10,7%. Difficile dunque parlare di "primavera".

Tra tutti questi "meno", l'u¬nico incremento (+91,1%, ma è pur vero che si partiva da una base numerica poco si¬gnificativa) è per il lavoro "a chiamata", elemento che fa presagire un futuro davvero incerto e conferma comun¬que una programmazione ai limiti dell'impossibile.
E allora i numeri tracciano un quadro a tinte fosche per l'occupazione, tanto che di¬venta complicato guardare al 1° maggio 2010 con serenità. E se l'appuntamento può sembrare meno solenne che altrove, lo spirito di questa fe¬sta può spingere comunque a qualche riflessione, per far sì che l'attenzione e il confron¬to aprano nuovi percorsi di impegno e di collaborazione, anche tra istituzioni, sindaca¬ti, categorie economiche del Patto per lo Sviluppo e tutti i soggetti sociali in grado di dare un contributo al miglio¬ramento della situazione. Ed ecco qualche voce raccolta proprio da questo gruppo di attori socioeconomici del ter¬ritorio, per fare il punto della situazione e indicare impegni sull'occupazione.
SINDACATI
Matteo Carena, segreta¬rio generale provinciale Ci- sl
La ricorrenza è importante (come sindacati in provincia di Cuneo organizziamo la manifestazione unitaria a Bra, sul tema lavoro e lega¬lità, di attualità anche da noi dopo recenti casi) e deve ri¬prendere il suo significato ve¬ro di lotta, confronto, costru¬zione del futuro. C'è poco da festeggiare, ma molto da sta¬re uniti e molto da fare insie¬me.
Marco Ricciardi, segretario generale provinciale Cgil
Alche il 1° maggio 2010, co¬me gli ultimi anni, si presen¬ta in una situazione molto pe¬sante dal punto di vista pro¬duttivo e occupazionale. Le situazioni di crisi stanno di¬ventando più strutturali, mol¬te aziende stanno finendo la cassa integrazione. È un 1° maggio di preoccupazione, soprattutto per quanto ri¬guarda il lavoro delle donne e dei giovani.
Giovanni Ventura, segre¬tario generale provinciale Uil
La situazione sembra me¬no allarmante rispetto al re¬cente passato, quando le no¬tizie di chiusure o crisi (so¬prattutto di grandi aziende) erano quasi quotidiane, an¬che se tanti confronti riman¬gono aperti. Il punto dram¬matico è che non c'è ripresa occupazionale e che lo stilli¬cidio sta intaccando le picco¬le e medie imprese. Il calo produttivo è stato forte per tutti e si ripercuote sull'occu¬pazione. Non si può essere ot¬timisti, ma nemmeno troppo pessimisti: siamo tutti in atte¬sa di una ripresa che non par¬te, ma che deve veder soste¬nuta la domanda, e quindi i redditi.
PROVINCIA
Pietro Blengini, assesso¬re provinciale al lavoro
Il quadro è complesso e pe¬sante, le assunzioni sono in calo a partire dal lavoro "a tempo" e dall'apprendistato. Alcuni settori, ogni tanto e "a spot", segnano momentanei incrementi di lavoro e di fat¬ turato, che però non si conso¬lidano: qualche dato può far ben sperare, ma sono "ripre¬sine", scosse che non danno concreti benefici, e quindi le aziende non possono costrui¬re un proprio programma, ma solo tamponare i danni. Come Provincia portiamo a¬vanti costantemente le azio¬ni di contrasto e contenimen¬to, anche in sinergia con gli altri attori sociali, a partire dalle forze sindacali. Abbia¬mo anche ottenuto buoni ri¬sultati, in particolare nei per¬corsi di riqualificazione, e continuiamo in questa dire¬zione, senza abbassare la guardia.
CCIAA
Ferruccio Dardanello, presidente Cciaa Cuneo, U¬nioncamere Piemonte, U¬nioncamere nazionale
Alcuni segnali, come quelli dell'ultimo Vinitaly, danno l'impressione che la ripresa stia timidamente iniziando a dare qualche frutto. Mi augu¬ro che ci sia una disponibilità finanziaria adeguata da parte delle banche, altrimenti di¬venta difficile competere e fa¬ re innovazione. L'occupazio¬ne ha tenuto nelle piccole e medie imprese, dove i dipen¬denti sono un patrimonio e nonostante il calo di utili le professionalità che servono sono state mantenute. Spe¬riamo in un 1° maggio mi¬gliore rispetto ai mesi passa¬ti.
INDUSTRIA
Nicoletta Miroglio, presi¬dente Confindustria Cuneo
Credo che la festa del 1° maggio possa rappresentare la festa di tutti, soprattutto in un territorio come la nostra provincia. Lavoriamo infatti in un contesto economico che ha una grande ricchezza: le tante imprese di dimensio¬ni medio-piccole, in cui l'im¬prenditore lavora spesso fian¬co a fianco con i suoi dipen¬denti. Quello di Cuneo è un modello virtuoso: la distanza tra imprenditore e forza lavo¬ro che altrove è significativa da noi non è così netta. Da parte dei lavoratori c'è poi un grande spirito di identifica¬zione con la proprietà, che spesso è familiare e ha dato lavoro a diverse generazioni.
Dobbiamo però riconoscere che anche nella grande im¬presa non si vedono quelle si¬tuazioni di conflitto esaspe¬rato che si vivono altrove. Spesso sedendosi allo stesso tavolo si riescono a risolvere le situazioni, con buona vo-- lontà da parte di tutti.
AGRICOLTURA
Roberto Arione, presi¬dente Confagricoltura Cu¬neo
Le aziende agricole cerca¬no di tenere, ma le piccole stanno cedento le armi: al tempo stesso, alcune realtà stanno assumendo, aumenta¬no le pratiche, soprattutto nelle zone di pianura. I se¬gnali non sono esaltanti, però speriamo che allo stallo se¬gua una ripresa.
Marcello Gatto, presiden¬te Coldiretti Cuneo
Sentiamo la crisi, per il ri¬lancio cerchiamo di portare avanti le nostre progettualità di una filiera agricola tutta i¬taliana, anche a partire da consorzi agrari e cooperative. Noi vogliamo creare occupa¬zione, e investire in agricoltura dà opportunità: per que¬sto crediamo nella collabora¬zione con altre forze econo¬miche per lavorare sulle pro¬duzioni locali. In questo il polverizzatore del latte a Mo¬retta è un esempio da repli¬care, per dare alle imprese opportunità economiche a partire dall'agroalimentare made in Cuneo.
ARTIGIANATO
Domenico Massimino, presidente Confartigianato Cuneo
È un 1° maggio molto diffi¬cile, tra i più preoccupanti negli ultimi 25-30 anni, per¬ché la disoccupazione sta au¬mentando e le imprese sono sempre più in difficoltà, an¬che per le turbolenze interna¬zionali. Anche la nostra cate¬goria vive il problema, a par¬tire dai risvolti sociali e fami¬liari, proprio per il rapporto che abbiamo con i nostri ad¬detti: spesso sento associati dire "non so che cosa far fare ai dipendenti", perché non vogliamo licenziare, anche se il momento è davvero diffici¬le.
 

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LAVORO.RICHIESTA RADDOPPIATA RISPETTO A FEBBRAIO
Cassa integrazione: a marz un milione e mezzo di ore

Da “La Stampa” del 16 aprile 2010 di CARLO GIORDANO
CUNEO
Nuova impennata della cassa integrazione. Secondo l’Inps, in marzo le ore autorizzate sono quasi raddoppiate rispetto a febbraio, superando nuovamente la soglia del milione e mezzo: 1.535.551 ore, contro 762.933. Leggermente superiori le richieste di cassa ordinaria (796.120 ore) rispetto alla straordinaria (739.431). In confronto con lo stesso mese dello scorso anno si registra, però, una diminuzione complessiva: nel marzo 2009 le ore autorizzate furono 1.729.960.
Diversa la lettura che viene data da sindacati e industriali. «Il fatto che l’ordinaria e la straordinaria si equivalgono è un elemento negativo - spiega Marco Ricciardi, segretario provinciale Cgil -. La crisi è strutturale. Bisognerebbe capire quante ore di cassa straordinaria sono state utilizzate per far fronte a cessazioni di attività o fallimenti. Non bisogna, poi, dimenticare la cassa in deroga».
«Una conferma delle previsioni che facevamo, la crisi c’è e si vede - dice Matteo Carena, segretario provinciale Cisl -. Il problema di fondo è che stiamo andando verso l’esaurimento delle risorse necessarie a garantire la cassa. Per certi aspetti la situazione cuneese è ancora più grave, per la presenza di una miriade di piccole aziende, di cui si parla poco, che sono in difficoltà. Insomma, non si vedono segnali di ripresa».
Più ottimisti gli industriali. «Bisogna ricordare che in marzo la commissione che autorizza le ore si è riunita due volte, quindi c’è stato un maggior numero di domande analizzate - spiega Luigi Asteggiano, direttore Confindustria Cuneo -. Più corretto è un confronto tra il primo trimestre 2010 con lo stesso periodo dello scorso anno, dal quale risulta che ci sono state 1.357.529 ore d’ordinaria, contro 2.640.186 del 2009. Quindi c’è stato un dimezzamento. Mentre al contrario la straordinaria è aumentata. Dal confronto tra i due trimestri si nota anche che complessivamente il pacchetto di ore autorizzate è simile e si aggira rispettivamente sui 3 milioni. L’aumento della straordinaria significa che sono in corso operazioni di ristrutturazione; l’andamento dell’ordinaria denota un accenno di ripresa».

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Cordata cuneese per la Neograf

Da “La Stampa” del 16 marzo di CARLO GIORDANO
CUNEO
«Salvare i posti di lavoro alla Neograf di Moretta e rilanciare l’Istituto climatico di Robilante». Due situazioni di crisi che interessano complessivamente oltre 350 dipendenti; ne hanno discusso ieri mattina in Provincia a Cuneo, con la presidente Gianna Gancia, sindacalisti, rappresentanti dell’Unione industriale, amministratori dei due Comuni.
La Neograf (210 addetti), azienda specializzata nella stampa su carta metallizzata, è fallita il 12 agosto. Recentemente una società lussemburghese, la «Metal lux», si è detta disponibile all’acquisto del reparto metalizzazione. « Chiediamo all’Unione industriale di proseguire i contatti con possibili acquirenti. - spiega Marco Ricciardi, segretario provinciale Cgil -. Una soluzione, anche parziale, consentirebbe una proroga della cassa integrazione che scade l’11 agosto».
Nei giorni scorsi Confindustria Cuneo, rispondendo alle accuse sindacali di non aver svolto un ruolo attivo nella vertenza, aveva annunciato di essersi attivata prendendo contatti con una cordata di imprenditori locali interessati al comparto stampa della Neograf. «Ribadiamo la nostra disponibilità a svolgere un ruolo proattivo, facendoci catalizzatori di offerte da parte di imprenditori - spiega Mauro Gola, vicepresidente dell’Unione industriale, presente al tavolo in Provincia -. Questo conferma la nostra vicinanza alle aziende, al territorio e alle maestranze. Non possiamo certamente scendere nel campo di ciò che è regolamentato dal diritto tra privati».
«La novità - dice Giorgio Ciravegna, Cisl -, è che nelle prossime settimane ci potrebbe essere un incontro tra la “Metal lux” e la cordata di imprenditori locali per verificare se esistono le condizioni per far ripartire la Neograf. Speriamo bene».
«La Provincia non si tirerà indietro - ha detto la presidente Gianna Gancia-, sia per quanto riguarda gli ammortizzatori sociali che proporremo al ministero, sia per la formazione dei lavoratori da riqualificare».
Barbara Bargiano, assessore di Moretta, ha detto che il Comune ridurrà l’Ici del 50% per tre anni sullo stabilimento, per favorire il reinserimento lavorativo.
Al tavolo sull’Istituto climatico di Robilante la proprietà ha, invece, annunciato un piano di ricapitalizzazione dell’azienda che dovrebbe portare all’ampliamento della struttura. «Speriamo che questo annuncio si concretizzi - dice Matteo Carena, segretario provinciale Cisl -. È da 3 mesi chiediamo un piano di rilancio, che non c’è mai stato presentato».
Il 10 febbraio i sindacati avevano organizzato una protesta in piazza a Robilante per chiedere garanzie sul futuro della struttura e il versamento degli stipendi arretrati. La settimana scorsa la società romana proprietaria della clinica ha provveduto a tutti i pagamenti. L’Istituto climatico dispone di 120 posti letto convenzionati e conta circa 150 dipendenti, di cui 110 (infermieri, operatori socio-sanitari, fisioterapisti, ausiliari), assunti direttamente dalla società e una quarantina appartenenti a cooperative. All’incontro era presente anche il sindaco di Robilante, Biagio Bedino, che ha confermato i lavori di ampliamento della struttura

 

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LAVORO. FIRMATO PROTOCOLLO D’INTESA
Sarà più facile riscuotere cassa integrazione in deroga

Da “La Stampa” del 4 marzo2010  di ]CARLO GIORDANO
CUNEO
Sarà più facile per i lavoratori di aziende in crisi della Granda riscuotere la cassa integrazione in deroga (quella pagata dalla fiscalità generale e destinata alle ditte che hanno esaurito l’ordinaria o non hanno diritto ad ammortizzatori sociali). Provincia, Fondazione Crc, Ubi Banca, Cgil, Cisl e Uil ieri mattina a Cuneo hanno firmato un protocollo d’intesa che ne anticipa il pagamento.
Le richieste di cassa in deroga sono in netto aumento, si è passati dalle 1.500 domande del 2008 alle 9.500 dello scorso anno. L’importo mensile per i lavoratori dell’industria sarà di 750 euro, per un massimo di 4.500 euro. Per gli addetti delle imprese artigiane l’importo totale non supererà i 3 mila euro. L’accordo impegna l’Amministrazione provinciale a sostenere metà delle spese degli intessi bancari e della gestione del conto (esclusi i bolli di legge); la parte restante sarà a carico della Fondazione Crc. Ubi Banca si impegna ad anticipare il denaro della cassa. Una simile intesa è già in vigore per l’anticipo della cassa straordinaria.
«Un atto importante per la Granda - hanno spiegato il presidente della Provincia, Gianna Gancia, e l’assessore al Lavoro, Pietro Blengini - che consente di dare una risposta all’emergenza occupazione di un tessuto produttivo caratterizzato da un’elevata frammentazione in piccole e micro-aziende operative nel campo dell’industria e dell’artigianato». «Già nel luglio dello scorso anno avevamo segnalato la necessità di un accordo che consentisse il pagamento anticipato della cassa in deroga - dice Matteo Carena, segretario provinciale Cisl -. La firma di stamattina (ieri, ndr ) è, quindi, un atto positivo. Si è anche parlato di convocare per il 16 marzo un tavolo sulle questioni sociali legate alla crisi, in particolare sulle problematiche degli anziani. Anche questo sarà un altro passo nella direzione giusta, poiché la crisi è tutt’altro che passata».
«Il protocollo è una risposta concreta ai lavoratori in difficoltà - spiega Marco Ricciardi, segretario provinciale Cgil -. Non dimentichiamo che ci sono stati dipendenti che hanno atteso anche 8 mesi prima di ricevere l’assegno della cassa integrazione in deroga».
Ieri mattina, sempre in Provincia a Cuneo, è stato firmato un protocollo d’intesa per l’anticipo della cassa integrazione straordinaria alla ditta Lamec, con sede a Venaria, con uno stabilimento anche a Borgo San Dalmazzo. Il provvedimento riguarderà 10 lavoratori. L’anticipo consisterà in una somma mensile non superiore ai 750 euro per ciascun lavoratore.

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Cuneo, industria manifatturiera in ripresa

Da www.grandain.com del 22 febbraio

Cuneo - Segnali di ripresa. Si possono definire così i risultati dell’indagine congiunturale sull’industria manifatturiera della Provincia di Cuneo. Il campione, composto da 144 imprese per un numero complessivo di 10.058 addetti e un valore pari a circa 3,5 milioni di euro di fatturato, registra contrazioni tendenziali di intensità inferiore a quella regionale.
Analizzando i settori economici si evidenzia l’agroalimentare, che registra un trend positivo (+5,4%) su base annua, seguito dalle altre industrie manifatturiere (-0,6%). Nuovamente in calo il tessile abbigliamento (-12,2%), dopo aver registrato un segnale positivo nel III trimestre pari al +3,8%.
È sempre il settore metalmeccanico a risentire delle maggiori difficoltà (-13,5%) ma con valori più contenuti rispetto al trimestre precedente (-24%).
“I dati dell’indagine congiunturale del IV trimestre 2009 mettono nuovamente in evidenza la buona performance del settore agroalimentare che, oltre ad aver tamponato/attutito gli effetti della crisi economica sul territorio della provincia Cuneo, si conferma sempre più il comparto su cui puntare risorse ed energie per avviare la ripresa economica che si prevede lenta e selettiva - afferma il presidente della Camera di Commercio, Ferruccio Dardanello.
Sotto il profilo dimensionale delle imprese si riscontrano variazioni negative rispetto allo stesso periodo dello scorso anno sia sul fronte delle piccole imprese (-7,4%) sia su quello delle grandi aziende le quali evidenziano una contrazione del -3,9%; ribassi più contenuti per le imprese della classe da 50 a 249 addetti pari al -1%.
L’analisi dell’andamento degli ordinativi, rispetto al III trimestre 2009, fa emergere un segno positivo sia per le commesse interne (+1,9%), sia delle commesse estere (+2,4%). A livello settoriale sono il metalmeccanico (-4,6%) e il tessile-abbigliamento (-1,9%) ad incidere sul calo degli ordinativi interni. Il settore alimentare registra invece un aumento del 9,6% degli ordinativi interni, segnale che la ripresa cuneese viene trainata dal comparto agroalimentare.
Il mercato estero evidenzia una buona performance dell’alimentare (+5,4%) e delle altre industrie manifatturiere (+5,2%), mentre i comparti tessile-abbigliamento e metalmeccanico, con valori rispettivamente dell’ordine del -2,9% e del -1,9%, registrano una lieve contrazione delle commesse estere.
Il fatturato medio delle aziende cuneesi, rispetto allo stesso trimestre del 2008, risulta ancora in calo registrando una flessione del 5,5%, fattore maggiormente percepito nel settore metalmeccanico (-12,5%) e nel tessile abbigliamento (-6,6%); in aumento invece del 3,1% il fatturato delle imprese alimentari.
Il grado medio di utilizzo degli impianti della capacità produttiva si attesta al 67,4%, in crescita di un punto percentuale rispetto al trimestre precedente, ma ancora inferiore al 4° trimestre 2008 (73,5%). La percentuale maggiore si registra nel settore alimentare (73,2%).
Le imprese cuneesi nel IV trimestre segnalano delle previsioni a sei mesi meno sfavorevoli rispetto a quelle delineate nei trimestri precedenti.
Il 28,6% delle aziende intervistate prospettano un aumento dei volumi produttivi, mentre il 35,7% ne prevede un ulteriore calo, generando un saldo negativo del 7,1%.
Le imprese che avvertono una possibile diminuzione dell’occupazione superano del 11,4% quelle che presumono nuove assunzioni.
I pessimisti superano gli ottimisti anche per quanto riguarda il futuro prossimo delle commesse interne ed estere, rispettivamente del -8,4% e -7,1%.

 

 

 

 

 

 

 

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