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Analisi Confindustria: il 'pubblico' paga sempre più tardi

Da www.targatocn.iy del 14 maggio 2010

Seppur ancora in rosso, nella Granda, i valori relativi ai principali indicatori economici lasciano spazio a lievi segnali di ottimismo. In particolare, nel periodo aprile-giugno 2010, si evidenzia un miglioramento degli indicatori riguardanti la produzione industriale e i nuovi ordini totali (che rimangono, tuttavia, in campo negativo), mentre peggiora leggermente l’indicatore relativo agli ordini provenienti dall’estero. L’occupazione continua a registrare saldi negativi, ma costanti rispetto al trimestre precedente. Da sottolineare come i saldi di questi principali indicatori siano 'in rosso' da otto trimestri consecutivi. Questo, in sintesi, il quadro che emerge dall’analisi di consuntivo dell’indagine congiunturale trimestrale di previsione, condotta dal centro studi di Confindustria Cuneo su un campione di 205 aziende intervistate, circa l’andamento economico provinciale del II trimestre del 2010.

Più in dettaglio – secondo il centro studi – fino a giugno 2010, le imprese cuneesi si attendono una diminuzione della produzione e dell’occupazione (rispettivamente –14% e –20%). Negativo, inoltre, il saldo relativo ai nuovi ordini totali (-17%) così come quello dei nuovi ordini estero (-13%). Per quel che concerne l’occupazione il settore della chimica-gomma-plastica è risultato il più ottimista, mentre le previsioni più pessimistiche riguardano i settori tessile-abbigliamento e legno. La produzione totale è prevista in aumento dal 18% delle aziende, dato in crescita rispetto al trimestre scorso (13%). Il settore nel quale si respira maggiore ottimismo su questo fronte è il comparto del tessile-abbigliamento. I dati di Unioncamere Piemonte, relativi al quarto trimestre del 2009, confermano il trend negativo della produzione industriale cuneese che ha registrato una flessione del -3,6%, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Tuttavia, rispetto al terzo trimestre del 2009 si è registrata una ripresa del 5,5%. Venendo ai nuovi ordini totali, positivi risultano essere i dati di previsione per l’industria alimentare e del settore tessile-abbigliamento, mentre il settore più pessimistico è quello della meccanica. Quanto agli ordini export, la quota delle aziende che prevede un aumento degli ordini rappresenta il 16% del totale, dato in linea col trimestre precedente.

Secondo i dati disponibili dall’Istat ed aggiornati a dicembre 2009, la provincia di Cuneo ha contribuito per circa il 17,6% all’export piemontese e si è collocata in seconda posizione, dopo Torino, nella classifica provinciale. A livello nazionale l’export cuneese rappresenta l’1,8% del totale e rientra tra le migliori 15 province italiane maggiormente vocate all’esportazione. Altri dati: il ricorso alla cassa integrazione guadagni, alla data del 31 marzo 2010, ha sfiorato le 2,5 milioni di ore (in diminuzione del 30% rispetto allo stesso periodo del 2009); la maggior parte delle imprese (44%) prevede un carnet ordini compreso tra uno e tre mesi; la quota di aziende che prevedono in aumento i prezzi delle materie prime, risulta in netto aumento rispetto al trimestre scorso (38 contro il 22%).

Capitolo incassi: le aziende segnalano che devono attendere in media 96,8 giorni prima di incassare le fatture emesse (erano circa 100 nella rilevazione dello scorso trimestre), valore che sale a 151,3 giorni per i pagamenti da enti pubblici (138 giorni nella rilevazione di gennaio 2010). I dati sono in miglioramento, ma comunque si mantengono su valori molto elevati.

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Poche commesse Abbiamo ordini solo per un mese”

Da “La Stampa” del 29 gennaio 2010 di Carlo Giordano

Archiviato un anno difficile l’industria della Granda sente ancora sul collo il fiato della crisi. L’indagine previsionale sul 1° trimestre 2010, condotta dal Centro studi di Confindustria Cuneo, su un campione di 161 imprese, tendono ancora al pessimismo. Solo il 3 per cento degli intervistati prevede un aumento dell’occupazione. Per il 24 per cento diminuirà ancora, mentre per il 73% resterà costante. I settori più ottimisti sono il tessile-abbigliamento e l’alimentare rispettivamente con una quota del 9 e dell'8%. Le previsioni più pessimistiche riguardano la chimica e la gomma in cui il 43% delle aziende prevede una diminuzione degli occupati. Il 13% del campione prevede un’aumento della produzione (dato costante rispetto al trimestre scorso) a fronte di un 42% di aziende che si prepara a una diminuzione. Anche in questo caso gli ottimisti sono gli alimentaristi, mentre le criticità si avvertono maggiormente nel settore della carta. Per il primo trimestre del 2010, l’indicatore degli ordinativi risulta ancora decisamente negativo, seppur in miglioramento, rispetto alle rilevazioni passate. La percentuale di ottimisti è pari al 15% (contro il 14% manifestato nel trimestre scorso e il 12% del trimestre aprile-giugno 2009). Anche l’indicatore dell’export registra un andamento ancora negativo, ma in netto miglioramento rispetto al trimestre precedente. La quota delle aziende che prevede un aumento ordini dall'estero rappresenta il 16%, in aumento dell'1% rispetto al trimestre precedente.
Pubblicata anche l’indagine di consuntivo 2009, con il confronto 2008, condotta sul medesimo campione di 161 aziende. Lo scorso anno le imprese della Granda hanno evidenziato una quota di crescita del fatturato più che dimezzata. Non è andata meglio nemmeno per la produzione, dove quasi il 62% (27,3 nel 2008) ha indicato una diminuzione. Sul fronte occupazionale, nel 2009 il 33% delle aziende ha visto una diminuzione del loro organico (15% nel 2008).
«L’indagine ci indica che, seppure i dati continuino a risultare negativi, ci sono i presupposti per una tenue ma graduale ripresa dei principali indicatori macroeconomici - spiega il direttore Confindustria Cuneo, Luigi Asteggiano -. Le 161 aziende manifatturiere che hanno contribuito a questa indagine, segnalano una timida ripresa della produzione, degli ordinativi totali ed esteri. In peggioramento l'indicatore sull'occupazione che riflette l'andamento generale italiano. Preoccupante anche il ricorso alla cassa integrazione, per cui un terzo degli intervistati ne prevede un utilizzo nei prossimi 3 mesi. Il 44% delle imprese si attende di avere ordini sufficienti per meno di un mese, ripartono gli investimenti programmati, rimangono stabili le previsioni sui costi delle materie prime. Ancora preoccupante il dato sul grado di utilizzo degli impianti produttivi, fermo al 66%, contro una media del 75% registrata nel periodo pre-crisi».

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“Nuovo sviluppo solo se puntiamo su mercati esteri”

Da “La Stampa” del 15 maggio 2009 di Lorenzo Boratto

E adesso mettiamoci al lavoro». Nicoletta Miroglio ha appena incassato il voto favorevole dell’assemblea dei soci di Confindustria Cuneo, diventando in un colpo solo la prima donna e il primo esponente dell’area albese a ricoprire il ruolo di presidente degli industriali della Granda. Si concede alle domande con risposte brevi e incisive. E anche i silenzi che inframmezzano le parole esprimono tutta la pragmaticità di una imprenditrice, cresciuta in una famiglia che in sessant’anni ha creato un impero tessile e di abbigliamento tra i più importanti nel mondo.
Dunque, inizia una nuova sfida.
«Sono molto soddisfatta. E’ stata la voglia di esperienze nuove a convincermi nella candidatura e ora intendo affrontare questa avventura con due obiettivi: valorizzare al massimo il ruolo dell’associazione e mettere il nostro lavoro al servizio delle imprese».
Prima donna e prima albese nel ruolo di presidente. E’ un segnale?
«Francamente, non ci ricamerei più di tanto. Senza dubbio, la nomina della presidente nazionale Emma Marcegaglia ha portato aria nuova, ma non c’è bisogno di contrapposizioni tra uomo e donna o tra aree di provenienza».
Il sostegno delle grandi imprese albesi è stato determinante?
«E’ stato fondamentale, ma non esclusivo. Ho ricevuto un grande appoggio da tante aziende di ogni dimensione e luogo. Non importa quanto sei grande, ma quanto sei bravo nel tuo lavoro».
E in famiglia?
«Abbiamo discusso e condiviso questa candidatura con i soci della Miroglio e ho trovato sostegno da parte di tutti. Pur con tutte le necessarie differenze, spero di portare in questa nuova esperienza ciò che ho imparato da mio padre Franco: il lavoro, il sacrificio, l’onestà e le idee».
Ha già pronto il programma?
«Ci stiamo lavorando. In questo momento si potrebbero dire solo cose scontate, anche perché occorre conoscere prima di portare qualche novità. Ma credo che fin da subito cercheremo di ottimizzare il servizio alle aziende, puntando anche su un tema che mi sta a cuore: l’internazionalizzazione. Le nostre aziende hanno bisogno di uscire dall’Italia con i propri prodotti e confrontarsi con i mercati esteri».
In questi giorni c’è allarme per la chiusura dello stabilimento Sekurit Saint Gobain di Savigliano e il ridimensionamento dell’Euroveder di Cervasca. Altre aziende sono in difficoltà e la cassa integrazione è ai massimi livelli. Quanto la preoccupa la crisi?
«Sulla Saint Gobain è difficile dare un giudizio, non conoscendo a fondo le ragioni e i piani dei francesi. Noi siamo pronti ad assistere tutti, nella speranza di mantenere il più possibile le realtà produttive locali. Ma gli ordini sono in calo e anche i primi mesi del 2009 non sono stati soddisfacenti. Vivremo ancora qualche mese di sofferenza e i primi segnali di ripresa arriveranno nel 2010. Dobbiamo reagire con l’innovazione, le idee e la capacità gestione».
Quali sono i punti di forza del sistema imprenditoriale cuneese?
«Il nostro è un territorio in cui la gente lavora seriamente. Qui c’è un ambiente sano, con persone perbene che sanno rimboccarsi le maniche, a tutti i livelli».
E le debolezze?
«I dissensi, la scarsa coesione e spirito di collaborazione. C’è chi dà la colpa a un certo isolamento, anche a causa delle infrastrutture: non incide più di tanto. Chi è bravo emerge, ovunque esso sia».
Cosa si aspetta dalle prossime elezioni?
«Non credo che porteranno grandi cambiamenti. In generale, vorrei che la politica fosse in grado di essere più al servizio degli imprenditori».

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La Miroglio guiderà Confindustria

Da “La Stampa” del 22 aprile 2009

Nicoletta Miroglio presidente e Marco Brandani vicepresidente. È questa la candidatura ufficiale che è stata approvata ieri sera dalla Giunta di Confindustria Cuneo per ricoprire il ruolo vacante lasciato a gennaio da Antonio Antoniotti. Dopo settimane di confronti e prove di forza, alla fine l’ha spuntata l’imprenditrice albese figlia di Franco Miroglio, il patriarca (con il fratello Carlo) del colosso tessile e di abbigliamento scomparso un anno fa. La commissione dei tre saggi che da oltre un mese consulta le 1260 aziende cuneesi associate a Confindustria per cercare il candidato migliore, alla fine ha trovato una composizione tra i due pretendenti e ieri l’ha espressa alla Giunta, che l’ha accettata a larga maggioranza e la porterà in assemblea alla fine di maggio. Se anche i rappresentanti delle aziende ratificheranno la scelta con il proprio voto, per la prima volta le porte di Confindustria Cuneo si apriranno a un imprenditore albese, nonché a una donna. «Esprimo grandissima soddisfazione per questa candidatura, che è un risultato di unità dell’associazione e dell’intero territorio. Ora cominciamo a lavorare» è il breve commento espresso in tarda serata da Nicoletta Miroglio.
Una frase che non stupisce chi da tempo conosce e apprezza la pragmaticità di una famiglia a capo di un impero multinazionale nato nel 1947, subito dopo la guerra. Sposata con Paolo Dracone e madre di un figlio, Francesco, Nicoletta Miroglio in gioventù ha vissuto a Parigi e New York per completare la sua formazione nel settore della moda. Componente del Cda della Miroglio spa, è direttrice del business Comoseta.
E se pare che anche la presidente nazionale, Emma Marcegaglia, abbia apprezzato questa scelta perché rappresentativa di un grande gruppo in un momento in cui Confindustria ha bisogno di peso per affrontare la crisi internazionale, senza dubbio significativo è stato l’appoggio dato alla Miroglio dai grandi gruppi albesi, dalla Ferrero alla Mondo e all’Egea, trascinando così i consensi. Secondo indiscrezioni, rispetto alle consultazioni per la designazione dei precedenti presidenti, pare ci siano state molte indicazioni in più.
In un settore complesso come quello del tessile, il gruppo Miroglio è riuscito a reggere le turbolenze dei mercati con joint venture all’estero e trasformandosi in una multinazionale del retail che vende le proprie confezioni in 1300 negozi con marchi solidi come Motivi, Elena Mirò, Caractère. Una scelta che ha consentito all’azienda di chiudere il 2008 con ricavi superiori al miliardo di euro. Al presidente facente funzioni di Confindustria Maurilio Verna è stata attribuita la carica di Past President.

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Antoniotti si dimette dal vertice di Confindustria Cuneo, la reggenza a Verna in attesa del nuovo presidente/ Probabili candidati Brandani e Bellotti

Da “””cuneocronaca.it” del 21 febbraio

 

Antonio Antoniotti si è dimesso da presidente dell'Unione Industriale di Cuneo  perché la sua azienda, il Bottonificio Fossanese, sarebbe stata costretta alla chiusura per mancanza di ordini. Vediamo ora cosa accade nella sede provinciale di corso Dante.

Toccherà al vicepresidente Maurilio Verna, di Demonte, già presidente regionale dell’Ance (la sezione dei costruttori) guidare la transizione fino alla tarda primavera quando ci sarà il previsto rinnovo dei vertici di Confindustria Cuneo.

Una battaglia che si annuncia sin d'ora quanto mai serrata: si parla come candidati dello stesso Verna ma in particolare di Marco Brandani (amministratore delegato dalla Maina Panettoni di Fossano) e del braidese Francesco Bellotti, attuale presidente nazionale Confidi.

E’ possibile che scenda in campo anche Nicoletta Miroglio, dell’omonima grande azienda tessile di Alba.

Chiude quindi lo storico Bottonificio Fossanese, un’impresa tessile con 53 dipendenti: le dimissioni del proprietario Antonio Antoniotti dalla presidenza dell'Unione Industriale risultano strettamente legate alla cessazione dell’attività della sua azienda. L'annuncio è stato dato ai componenti della Giunta di Confindustria riunita a Cuneo.

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Anche le imprese cuneesi si trovano disorientate di fronte ad una crisi che sta investendo tutti i settori manifatturieri, perde dinamicità l'export"

IL PRESIDENTE DI CONFINDUSTRIA CUNEO ANTONIO ANTONIOTTI COMMENTA I DATI DI CONSUNTIVO DEL 2008 E DI PREVISIONE SUL 1° TRIMESTRE 2009

Da www.cuneocronaca.it del 26 gennaio

Il Presidente di Confindustria Cuneo Antonio Antoniotti, così riassume e commenta i dati di consuntivo del 2008 e di previsione sul 1° trimestre 2009: “Il 2008 appena concluso è stato caratterizzato da un calo di tutti gli indici principali”.

D’altro canto si registrano alte percentuali di aziende che hanno registrato un calo dei costi delle materie prime e delle fonti energetiche, mentre sono leggermente aumentate rispetto al 2007 le aziende che hanno indicato un aumento del costo del personale.

Fatturato: in forte calo la percentuale di chi dichiara in crescita il parametro (dal 43,6 al 29,5%). Di conseguenza aumenta, seppure di poco, la quota di coloro che lo indicano in riduzione rispetto al 2007. La quota delle aziende che dichiarano una stabilizzazione del fatturato rispetto al 2007 sale al 45% circa.

Produzione: per il 46,3% delle imprese il livello di produzione è rimasto stabile rispetto allo scorso anno, ma diminuisce fortemente la quota delle imprese che lo hanno visto in crescita (26,45% contro il 37,6% del 2007). Oltre il 27% delle imprese ne indica una diminuzione, se raffrontato a quello del 2007 (19%).

Il tasso di utilizzazione degli impianti è nuovamente peggiorato: l’indicatore è passato da una media del 78,9% nel 2007 ad una media del 65,4% nel 2008, ritornando su valori registrati nel 2006.

Il dato degli ordini oltre un mese risulta molto negativo: nel 2008 soltanto il 13,8% del campione indica in crescita questo parametro (contro il 25,5% nel 2007).  Di conseguenza si registra quasi il raddoppio della quota delle aziende che indicano una diminuzione degli ordini, passando da 13,8% nel 2007 al 26,6%.

Mercato del lavoro: il 15% delle imprese hanno visto una diminuzione del loro organico (tale quota era del 10% circa nel 2007), mentre soltanto il 9% ha registrato un incremento (tale quota era superiore a doppio nel 2007). Aumenta inoltre la percentuale delle imprese che dichiarano un innalzamento del costo del lavoro. Il ricorso alla cassa integrazione è aumentato di 4 punti percentuale, passando da una quota del 7% registrata nel 2007 all’11% dello scorso anno.

Export: tiene ancora l’export della provincia. I valori non sono più, però, così positivi come quelli registrati nel 2007, quando la quota della aziende che indicavano un aumento dell’export era del 36% circa, rispetto al 20,4% registrato nel 2008. Sono contestualmente aumentate e si arrestano al 18,3% le imprese che ne hanno indicato una diminuzione.

Anche gli investimenti risultano in calo: la quota dei “no” si rafforza al 41,3% del campione. Contestualmente diminuiscono le quote sia delle aziende che hanno effettuato investimenti di ampliamento, sia di coloro che hanno investito nella sostituzione di impianti produttivi, rispettivamente di 8 e 8,5 punti percentuale, rispetto al 2007". 

Per l’anno appena iniziato le prospettive degli imprenditori cuneesi sono rivolte al ribasso a causa della crisi economica internazionale.

"Dopo il crack di Lehman Brothers , avvenuto il 15 settembre 2008, la crisi finanziaria si è ufficialmente tradotta in crisi delle economie reali. Prima di quel fallimento la recessione annunciata dal triplice shock immobili-finanza-petrolio sarebbe stata superata nel corso del 2009, grazie al miglioramento del mercato finanziario.

Dopo e a causa di esso, si è diffuso un panico generalizzato, finanziario e reale, del sistema e ha contribuito a far crollare la fiducia nel futuro, che da sempre risulta essere il motore essenziale allo sviluppo economico globale. Le famiglie e le imprese, assumono decisioni e comportamenti rivolti al risparmio. Queste scelte, che per i singoli risultano razionali, per l’intera collettività creano effetti a catena crescenti e sempre più difficili da arrestare: riduzione di consumi e investimenti, perdite nei bilanci aziendali, tagli di posti di lavoro, minori redditi, nuovo calo della domanda.

 Eppure i segnali della ripresa ci sono: la repentina discesa dell’inflazione, i guadagni massicci nella bolletta energetica e alimentare, i drastici tagli nei tassi di interesse, il crollo dei costi delle materie prime per le imprese, l’euro meno sopravvalutato, le misure espansive predisposte in molti paesi. In tempi normali basterebbero a spingere le economie su un sentiero di alta crescita nell’arco di un paio di trimestri. Oggigiorno questo non è ancora possibile a causa della mancanza della fiducia e dell’incertezza che impediscono di vedere le opportunità e coglierle. Perciò la priorità è ristabilire la fiducia.

La fiducia è ai minimi storici anche tra le imprese manifatturiere italiane, ma potrebbe recuperare rapidamente. Occorrono misure che stabilizzino i mercati, sostengano il credito e la domanda, migliorino la produzione ed il consumo, salvi posti di lavoro e aziende, limitando così i danni ed indirizzando l’intera economia verso impulsi espansivi a pieno regime.

 Solo la politica economica può riuscirci. Purtroppo, però, le azioni dei governi sono invece inadeguate perché lente, contenute, incerte, con tensioni e divisioni interne e tra i paesi. Il credit crunch si sta diffondendo mentre le banche raddrizzano i bilanci. Nella riduzione dei tassi la BCE appare in ritardo, ma l’interbancario si sta normalizzando grazie alle aspettative di ulteriori tagli. L’inflazione è crollata, guidata dai prezzi delle materie prime, favorendo le famiglie più povere. L’inflazione per queste famiglie sarà di oltre 1 punto inferiore, riallineandone il potere d’acquisto a quello medio nazionale. Il prezzo del greggio è tornato vicino ai minimi (34,6$ per barile a fine dicembre), dopo essere rimbalzato fino a oltre 50$ in gennaio, in una fase momentanea di stabilizzazione di tutti i mercati.  Rimane viva e si sta diffondendo la crisi immobiliare, buco nero per la crescita. Si contrae il commercio mondiale. In Italia la diminuzione della produzione industriale, porterà ad una contrazione del PIL nel quarto trimestre 2008 di almeno l’1,2%: un’eredità pesante che compromette il bilancio del 2009, che però può conoscere l’avvio della ripresa. Il deficit pubblico italiano sale per la cattiva dinamica delle entrate, con rischio di aumento dell’evasione. Per la sostenibilità del debito pubblico prioritario è il rilancio dello sviluppo.

La nostra Provincia non sarà estranea a questa crisi profonda: dai dati rilevati dalla presente indagine risulta evidente il peggioramento dell’andamento dei principali indicatori congiunturali. Anche le imprese cuneesi hanno timore del mercato e di conseguenza si trovano disorientati di fronte ad una crisi generale che sta investendo tutti i settori manifatturieri. Le previsioni sull’andamento di produzione e fatturato risultano decisamente in calo. Anche l’export, tradizionalmente ancora di salvezza per la produzione cuneese, sembra abbia perso quella forte dinamicità registrata nel 2007 e per buona parte del 2008".

 

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ASSEMBLEA PROVINCIALE. PREMIO ALLA CARRIERA A QUATTRO IMPRENDITORI
“Industriali cuneesi modello per l’Italia”

Il presidente Emma Marcegaglia ieri a Pollenzo

Da “La Stampa” del 11 luglio di ROBERTO FIORI
POLLENZO
«E' sempre un piacere arrivare in una provincia solida e dinamica come questa, dove opera la parte più sana della nostra industria. Ho sempre apprezzato la forza e la capacità di lavoro di questo modello imprenditoriale esemplare, dal quale io stessa provengo». Così il presidente nazionale di Confindustria, Emma Marcegaglia, ieri pomeriggio si è conquistata il primo dei tanti applausi con cui l’hanno accolta gli imprenditori della Granda, riuniti a Pollenzo per l’assemblea annuale dell’Unione industriale di Cuneo.
«Ero già stata vostra ospite negli Anni Novanta, quando ero vicepresidente dei giovani industriali, e questo rappresenta per me un gradito ritorno» ha aggiunto, prima di affrontare le questioni economiche e finanziarie nazionali.
L’aveva preceduta il presidente cuneese Antonio Antoniotti, con una dettagliata relazione «alla ricerca dei punti fermi per l’industria» che ha toccato questioni come l’energia, la formazione, la sicurezza sul lavoro. E se Antoniotti, pur non tacendo i punti critici, ha ricordato che la produzione industriale in provincia ha registrato nel 2007 un incremento del 5% (di gran lunga superiore al dato medio regionale) e che nel primo trimestre 2008 è continuato il trend di espansione, la Marcegaglia ha iniziato il suo intervento commentando la brusca frenata della produzione industriale italiana a maggio: «E’ un dato molto brutto. Da tempo sottolineiamo che l’economia sta andando male: bisogna fare molta attenzione».
Per il presidente di Confindustria due sono i nodi critici del momento: «La crisi finanziaria, caratterizzata da un enorme grado d’incertezza, e il prezzo delle materie prime, in costante crescita. Ciò determina un rallentamento preoccupante, che dobbiamo contrastare». Ecco allora la necessità di «trovare un accordo con i sindacati per ridare slancio alla produttività delle nostre imprese ed essere così in grado di pagare salari più alti».
L’assemblea di Pollenzo è stata anche occasione per premiare quattro imprenditori che hanno speso l’intera vita per la crescita delle proprie aziende: l’albese Carlo Miroglio, presidente onorario del colosso tessile, i cuneesi Giuseppe Giordano e Guido Girardi e la braidese Lucia Germanetti.
«E’ sempre un’emozione - ha detto il presidente Marcegaglia - premiare uomini e donne che rappresentano i padri e le madri del nostro sistema imprenditoriale». Altro servizio IN ECONOMIA

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“Mille aziende alleate affrontano i mercati”

da “La Stampa” del 17 giugno

«Sono anni difficili: le piccole e medie imprese, il vero tessuto produttivo della ‘’Granda’’ e d'Italia, hanno però continuato a investire e rischiare. Ma se fino a ieri erano viste come un sistema vincente, oggi cominciano ad accusare difficoltà». Mauro Gola, 42 anni, è il nuovo presidente del Comitato della piccola impresa di Confindustria Cuneo. È amministratore delegato della «Micro-consulting», azienda di Cuneo specializzata in consulenze informatiche e gestionali (53 dipendenti). Nell'associazione degli industriali, per i prossimi 3 anni, rappresenterà oltre mille aziende, divise in 30 sezioni, 21 mila addetti.
Quali sono le difficoltà della piccola e media impresa?
«Il mercato non aspetta. Le difficoltà restano burocrazia e accesso al credito. Le Pmi assumono e creano ricchezza, ma oggi, di fronte a una concorrenza più aggressiva e all’internazionalizzazione, cominciano a perdere il passo. È chiaro che la competizione internazionale deve essere trasferita sul piano dell'innovazione e della qualità assoluta».
Cosa è necessario fare?
«Il solo imprenditore non basta più, serve anche il sistema Paese, occorrono riforme. Per continuare a crescere e creare ricchezza, devono aumentare le dimensioni e gli investimenti in tecnologia. In una parola: innovare. Un approccio che richiede un salto culturale, non solo da parte degli imprenditori. Abbiamo perso capacità di competere perché la maggior parte delle aziende sono troppo piccole. Si deve migliorare la pianificazione degli investimenti aziendali, ma la finanza e le banche aiutino di più le imprese».
Si parla da tempo di rapporti più stretti tra atenei e aziende, dalla ricerca alla formazione di laureati che trovino sbocchi lavorativi. Cosa hanno fatto e faranno le Pmi?
«Confindustria Cuneo ha delegato al suo Gruppo giovani imprenditori la gestione dei rapporti con università e scuola. Ci sono diverse attività, dallo sportello stage al job placement, poi incontri e dibattiti. La formazione è una priorità e l'Italia è ancora distante dagli standard europei. Abbiamo aperto una collaborazione con il Politecnico di Mondovì e premiamo con borse di studio gli studenti che approfondiscono temi collegati alla realtà industriale. Se l'innovazione tecnologica è necessaria alla crescita, allora l'università rappresenta l'interlocutore privilegiato. Ma sono centinai i giovani che in questi anni, appena laureati, hanno fatto stage nelle piccole imprese della ‘’Granda’’. Stage poi conclusi con assunzioni a tempo indeterminato».
La sfida dell’innovazione.
«Alla ‘’Granda’’ servono competenze spendibili subito, su progetti concreti. Le aziende cuneesi non possono permettersi di pagare la ricerca pura: servono innovazioni di prodotto, di processo, di gestione».
La sicurezza sul lavoro, tema delicato.
«La tragedia del molino Cordero è stata un episodio isolato. Le piccole e medie aziende hanno sempre avuto numeri molto bassi di incidenti sul lavoro. Continueremo a formare gli imprenditori, ma ognuno deve fare la sua parte».

 

 

 

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