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Analisi Confindustria: il 'pubblico' paga sempre più tardi
Da
www.targatocn.iy del 14 maggio 2010
Seppur ancora in
rosso, nella Granda, i valori relativi ai principali indicatori
economici lasciano spazio a lievi segnali di ottimismo. In
particolare, nel periodo aprile-giugno 2010, si evidenzia un
miglioramento degli indicatori riguardanti la produzione industriale e
i nuovi ordini totali (che rimangono, tuttavia, in campo negativo),
mentre peggiora leggermente l’indicatore relativo agli ordini
provenienti dall’estero. L’occupazione continua a registrare saldi
negativi, ma costanti rispetto al trimestre precedente. Da
sottolineare come i saldi di questi principali indicatori siano 'in
rosso' da otto trimestri consecutivi. Questo, in sintesi, il quadro
che emerge dall’analisi di consuntivo dell’indagine congiunturale
trimestrale di previsione, condotta dal centro studi di Confindustria
Cuneo su un campione di 205 aziende intervistate, circa l’andamento
economico provinciale del II trimestre del 2010.
Più in dettaglio – secondo il centro studi – fino a giugno 2010, le
imprese cuneesi si attendono una diminuzione della produzione e
dell’occupazione (rispettivamente –14% e –20%). Negativo, inoltre,
il saldo relativo ai nuovi ordini totali (-17%) così come quello dei
nuovi ordini estero (-13%). Per quel che concerne l’occupazione il
settore della chimica-gomma-plastica è risultato il più ottimista,
mentre le previsioni più pessimistiche riguardano i settori
tessile-abbigliamento e legno. La produzione totale è prevista in
aumento dal 18% delle aziende, dato in crescita rispetto al trimestre
scorso (13%). Il settore nel quale si respira maggiore ottimismo su
questo fronte è il comparto del tessile-abbigliamento. I dati di
Unioncamere Piemonte, relativi al quarto trimestre del 2009,
confermano il trend negativo della produzione industriale cuneese che
ha registrato una flessione del -3,6%, rispetto allo stesso periodo
dell’anno precedente. Tuttavia, rispetto al terzo trimestre del 2009
si è registrata una ripresa del 5,5%. Venendo ai nuovi ordini totali,
positivi risultano essere i dati di previsione per l’industria
alimentare e del settore tessile-abbigliamento, mentre il settore più
pessimistico è quello della meccanica. Quanto agli ordini export, la
quota delle aziende che prevede un aumento degli ordini rappresenta il
16% del totale, dato in linea col trimestre precedente.
Secondo i dati disponibili dall’Istat ed aggiornati a dicembre 2009,
la provincia di Cuneo ha contribuito per circa il 17,6% all’export
piemontese e si è collocata in seconda posizione, dopo Torino, nella
classifica provinciale. A livello nazionale l’export cuneese
rappresenta l’1,8% del totale e rientra tra le migliori 15 province
italiane maggiormente vocate all’esportazione. Altri dati: il ricorso
alla cassa integrazione guadagni, alla data del 31 marzo 2010, ha
sfiorato le 2,5 milioni di ore (in diminuzione del 30% rispetto allo
stesso periodo del 2009); la maggior parte delle imprese (44%) prevede
un carnet ordini compreso tra uno e tre mesi; la quota di aziende che
prevedono in aumento i prezzi delle materie prime, risulta in netto
aumento rispetto al trimestre scorso (38 contro il 22%).
Capitolo incassi: le aziende segnalano che devono attendere in
media 96,8 giorni prima di incassare le fatture emesse (erano circa
100 nella rilevazione dello scorso trimestre), valore che sale a 151,3
giorni per i pagamenti da enti pubblici (138 giorni nella rilevazione
di gennaio 2010). I dati sono in miglioramento, ma comunque si
mantengono su valori molto elevati.
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“Poche
commesse Abbiamo ordini solo per un mese” |
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Da “La Stampa” del
29 gennaio 2010 di Carlo Giordano
Archiviato un anno
difficile l’industria della Granda sente ancora sul collo il fiato
della crisi. L’indagine previsionale sul 1° trimestre 2010,
condotta dal Centro studi di Confindustria Cuneo, su un campione
di 161 imprese, tendono ancora al pessimismo. Solo il 3 per cento
degli intervistati prevede un aumento dell’occupazione. Per il 24
per cento diminuirà ancora, mentre per il 73% resterà costante. I
settori più ottimisti sono il tessile-abbigliamento e l’alimentare
rispettivamente con una quota del 9 e dell'8%. Le previsioni più
pessimistiche riguardano la chimica e la gomma in cui il 43% delle
aziende prevede una diminuzione degli occupati. Il 13% del
campione prevede un’aumento della produzione (dato costante
rispetto al trimestre scorso) a fronte di un 42% di aziende che si
prepara a una diminuzione. Anche in questo caso gli ottimisti sono
gli alimentaristi, mentre le criticità si avvertono maggiormente
nel settore della carta. Per il primo trimestre del 2010,
l’indicatore degli ordinativi risulta ancora decisamente negativo,
seppur in miglioramento, rispetto alle rilevazioni passate. La
percentuale di ottimisti è pari al 15% (contro il 14% manifestato
nel trimestre scorso e il 12% del trimestre aprile-giugno 2009).
Anche l’indicatore dell’export registra un andamento ancora
negativo, ma in netto miglioramento rispetto al trimestre
precedente. La quota delle aziende che prevede un aumento ordini
dall'estero rappresenta il 16%, in aumento dell'1% rispetto al
trimestre precedente.
Pubblicata anche l’indagine di consuntivo 2009, con il confronto
2008, condotta sul medesimo campione di 161 aziende. Lo scorso
anno le imprese della Granda hanno evidenziato una quota di
crescita del fatturato più che dimezzata. Non è andata meglio
nemmeno per la produzione, dove quasi il 62% (27,3 nel 2008) ha
indicato una diminuzione. Sul fronte occupazionale, nel 2009 il
33% delle aziende ha visto una diminuzione del loro organico (15%
nel 2008).
«L’indagine ci indica che, seppure i dati continuino a risultare
negativi, ci sono i presupposti per una tenue ma graduale ripresa
dei principali indicatori macroeconomici - spiega il direttore
Confindustria Cuneo, Luigi Asteggiano -. Le 161 aziende
manifatturiere che hanno contribuito a questa indagine, segnalano
una timida ripresa della produzione, degli ordinativi totali ed
esteri. In peggioramento l'indicatore sull'occupazione che
riflette l'andamento generale italiano. Preoccupante anche il
ricorso alla cassa integrazione, per cui un terzo degli
intervistati ne prevede un utilizzo nei prossimi 3 mesi. Il 44%
delle imprese si attende di avere ordini sufficienti per meno di
un mese, ripartono gli investimenti programmati, rimangono stabili
le previsioni sui costi delle materie prime. Ancora preoccupante
il dato sul grado di utilizzo degli impianti produttivi, fermo al
66%, contro una media del 75% registrata nel periodo pre-crisi».
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“Nuovo
sviluppo solo se puntiamo su mercati esteri”
Da “La Stampa” del 15
maggio 2009 di Lorenzo Boratto
E adesso mettiamoci
al lavoro». Nicoletta Miroglio ha appena incassato il voto favorevole
dell’assemblea dei soci di Confindustria Cuneo, diventando in un colpo
solo la prima donna e il primo esponente dell’area albese a ricoprire
il ruolo di presidente degli industriali della Granda. Si concede alle
domande con risposte brevi e incisive. E anche i silenzi che
inframmezzano le parole esprimono tutta la pragmaticità di una
imprenditrice, cresciuta in una famiglia che in sessant’anni ha creato
un impero tessile e di abbigliamento tra i più importanti nel mondo.
Dunque, inizia una nuova sfida.
«Sono molto soddisfatta. E’ stata la voglia di esperienze nuove a
convincermi nella candidatura e ora intendo affrontare questa
avventura con due obiettivi: valorizzare al massimo il ruolo
dell’associazione e mettere il nostro lavoro al servizio delle
imprese».
Prima donna e prima albese nel ruolo di presidente. E’ un segnale?
«Francamente, non ci ricamerei più di tanto. Senza dubbio, la nomina
della presidente nazionale Emma Marcegaglia ha portato aria nuova, ma
non c’è bisogno di contrapposizioni tra uomo e donna o tra aree di
provenienza».
Il sostegno delle grandi imprese albesi è stato determinante?
«E’ stato fondamentale, ma non esclusivo. Ho ricevuto un grande
appoggio da tante aziende di ogni dimensione e luogo. Non importa
quanto sei grande, ma quanto sei bravo nel tuo lavoro».
E in famiglia?
«Abbiamo discusso e condiviso questa candidatura con i soci della
Miroglio e ho trovato sostegno da parte di tutti. Pur con tutte le
necessarie differenze, spero di portare in questa nuova esperienza ciò
che ho imparato da mio padre Franco: il lavoro, il sacrificio,
l’onestà e le idee».
Ha già pronto il programma?
«Ci stiamo lavorando. In questo momento si potrebbero dire solo cose
scontate, anche perché occorre conoscere prima di portare qualche
novità. Ma credo che fin da subito cercheremo di ottimizzare il
servizio alle aziende, puntando anche su un tema che mi sta a cuore:
l’internazionalizzazione. Le nostre aziende hanno bisogno di uscire
dall’Italia con i propri prodotti e confrontarsi con i mercati
esteri».
In questi giorni c’è allarme per la chiusura dello stabilimento
Sekurit Saint Gobain di Savigliano e il ridimensionamento dell’Euroveder
di Cervasca. Altre aziende sono in difficoltà e la cassa integrazione
è ai massimi livelli. Quanto la preoccupa la crisi?
«Sulla Saint Gobain è difficile dare un giudizio, non conoscendo a
fondo le ragioni e i piani dei francesi. Noi siamo pronti ad assistere
tutti, nella speranza di mantenere il più possibile le realtà
produttive locali. Ma gli ordini sono in calo e anche i primi mesi del
2009 non sono stati soddisfacenti. Vivremo ancora qualche mese di
sofferenza e i primi segnali di ripresa arriveranno nel 2010. Dobbiamo
reagire con l’innovazione, le idee e la capacità gestione».
Quali sono i punti di forza del sistema imprenditoriale cuneese?
«Il nostro è un territorio in cui la gente lavora seriamente. Qui c’è
un ambiente sano, con persone perbene che sanno rimboccarsi le
maniche, a tutti i livelli».
E le debolezze?
«I dissensi, la scarsa coesione e spirito di collaborazione. C’è chi
dà la colpa a un certo isolamento, anche a causa delle infrastrutture:
non incide più di tanto. Chi è bravo emerge, ovunque esso sia».
Cosa si aspetta dalle prossime elezioni?
«Non credo che porteranno grandi cambiamenti. In generale, vorrei che
la politica fosse in grado di essere più al servizio degli
imprenditori».
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La Miroglio guiderà
Confindustria
Da “La
Stampa” del 22 aprile 2009
Nicoletta Miroglio
presidente e Marco Brandani vicepresidente. È questa la candidatura
ufficiale che è stata approvata ieri sera dalla Giunta di
Confindustria Cuneo per ricoprire il ruolo vacante lasciato a gennaio
da Antonio Antoniotti. Dopo settimane di confronti e prove di forza,
alla fine l’ha spuntata l’imprenditrice albese figlia di Franco
Miroglio, il patriarca (con il fratello Carlo) del colosso tessile e
di abbigliamento scomparso un anno fa. La commissione dei tre saggi
che da oltre un mese consulta le 1260 aziende cuneesi associate a
Confindustria per cercare il candidato migliore, alla fine ha trovato
una composizione tra i due pretendenti e ieri l’ha espressa alla
Giunta, che l’ha accettata a larga maggioranza e la porterà in
assemblea alla fine di maggio. Se anche i rappresentanti delle aziende
ratificheranno la scelta con il proprio voto, per la prima volta le
porte di Confindustria Cuneo si apriranno a un imprenditore albese,
nonché a una donna. «Esprimo grandissima soddisfazione per questa
candidatura, che è un risultato di unità dell’associazione e
dell’intero territorio. Ora cominciamo a lavorare» è il breve commento
espresso in tarda serata da Nicoletta Miroglio.
Una frase che non stupisce chi da tempo conosce e apprezza la
pragmaticità di una famiglia a capo di un impero multinazionale nato
nel 1947, subito dopo la guerra. Sposata con Paolo Dracone e madre di
un figlio, Francesco, Nicoletta Miroglio in gioventù ha vissuto a
Parigi e New York per completare la sua formazione nel settore della
moda. Componente del Cda della Miroglio spa, è direttrice del business
Comoseta.
E se pare che anche la presidente nazionale, Emma Marcegaglia, abbia
apprezzato questa scelta perché rappresentativa di un grande gruppo in
un momento in cui Confindustria ha bisogno di peso per affrontare la
crisi internazionale, senza dubbio significativo è stato l’appoggio
dato alla Miroglio dai grandi gruppi albesi, dalla Ferrero alla Mondo
e all’Egea, trascinando così i consensi. Secondo indiscrezioni,
rispetto alle consultazioni per la designazione dei precedenti
presidenti, pare ci siano state molte indicazioni in più.
In un settore complesso come quello del tessile, il gruppo Miroglio è
riuscito a reggere le turbolenze dei mercati con joint venture
all’estero e trasformandosi in una multinazionale del retail che vende
le proprie confezioni in 1300 negozi con marchi solidi come Motivi,
Elena Mirò, Caractère. Una scelta che ha consentito all’azienda di
chiudere il 2008 con ricavi superiori al miliardo di euro. Al
presidente facente funzioni di Confindustria Maurilio Verna è stata
attribuita la carica di Past President.
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Antoniotti si dimette dal vertice di Confindustria Cuneo, la
reggenza a Verna in attesa del nuovo presidente/ Probabili candidati
Brandani e Bellotti
Da “””cuneocronaca.it” del 21 febbraio
Antonio Antoniotti si è dimesso da presidente dell'Unione
Industriale di Cuneo perché la sua azienda, il Bottonificio Fossanese,
sarebbe stata costretta alla chiusura per mancanza di ordini. Vediamo
ora cosa accade nella sede provinciale di corso Dante.
Toccherà al vicepresidente Maurilio Verna, di Demonte, già
presidente regionale dell’Ance (la sezione dei costruttori) guidare la
transizione fino alla tarda primavera quando ci sarà il previsto
rinnovo dei vertici di Confindustria Cuneo.
Una battaglia che si annuncia sin d'ora quanto mai serrata: si
parla come candidati dello stesso Verna ma in particolare di Marco
Brandani (amministratore delegato dalla Maina Panettoni di Fossano) e
del braidese Francesco Bellotti, attuale presidente nazionale Confidi.
E’ possibile che scenda in campo anche Nicoletta Miroglio,
dell’omonima grande azienda tessile di Alba.
Chiude quindi lo storico Bottonificio Fossanese, un’impresa tessile
con 53 dipendenti: le dimissioni del proprietario Antonio Antoniotti
dalla presidenza dell'Unione Industriale risultano strettamente legate
alla cessazione dell’attività della sua azienda. L'annuncio è stato
dato ai componenti della Giunta di Confindustria riunita a Cuneo.
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Anche le imprese cuneesi si trovano disorientate di fronte ad una
crisi che sta investendo tutti i settori manifatturieri, perde
dinamicità l'export" |
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IL PRESIDENTE DI CONFINDUSTRIA CUNEO
ANTONIO ANTONIOTTI COMMENTA I DATI DI CONSUNTIVO DEL 2008 E DI
PREVISIONE SUL 1° TRIMESTRE 2009 |
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Da
www.cuneocronaca.it del 26 gennaio
Il Presidente di Confindustria Cuneo Antonio Antoniotti, così
riassume e commenta i dati di consuntivo del 2008 e di previsione
sul 1° trimestre 2009: “Il 2008 appena concluso è stato
caratterizzato da un calo di tutti gli indici principali”. |
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D’altro canto si registrano alte percentuali di aziende che hanno
registrato un calo dei costi delle materie prime e delle fonti
energetiche, mentre sono leggermente aumentate rispetto al 2007 le
aziende che hanno indicato un aumento del costo del personale.
Fatturato: in forte calo la percentuale di chi dichiara in
crescita il parametro (dal 43,6 al 29,5%). Di conseguenza aumenta,
seppure di poco, la quota di coloro che lo indicano in riduzione
rispetto al 2007. La quota delle aziende che dichiarano una
stabilizzazione del fatturato rispetto al 2007 sale al 45% circa.
Produzione: per il 46,3% delle imprese il livello di produzione è
rimasto stabile rispetto allo scorso anno, ma diminuisce
fortemente la quota delle imprese che lo hanno visto in crescita
(26,45% contro il 37,6% del 2007). Oltre il 27% delle imprese ne
indica una diminuzione, se raffrontato a quello del 2007 (19%).
Il tasso di utilizzazione degli impianti è nuovamente peggiorato:
l’indicatore è passato da una media del 78,9% nel 2007 ad una
media del 65,4% nel 2008, ritornando su valori registrati nel
2006.
Il dato degli ordini oltre un mese risulta molto negativo: nel
2008 soltanto il 13,8% del campione indica in crescita questo
parametro (contro il 25,5% nel 2007). Di conseguenza si registra
quasi il raddoppio della quota delle aziende che indicano una
diminuzione degli ordini, passando da 13,8% nel 2007 al 26,6%.
Mercato del lavoro: il 15% delle imprese hanno visto una
diminuzione del loro organico (tale quota era del 10% circa nel
2007), mentre soltanto il 9% ha registrato un incremento (tale
quota era superiore a doppio nel 2007). Aumenta inoltre la
percentuale delle imprese che dichiarano un innalzamento del costo
del lavoro. Il ricorso alla cassa integrazione è aumentato di 4
punti percentuale, passando da una quota del 7% registrata nel
2007 all’11% dello scorso anno.
Export: tiene ancora l’export della provincia. I valori non sono
più, però, così positivi come quelli registrati nel 2007, quando
la quota della aziende che indicavano un aumento dell’export era
del 36% circa, rispetto al 20,4% registrato nel 2008. Sono
contestualmente aumentate e si arrestano al 18,3% le imprese che
ne hanno indicato una diminuzione.
Anche gli investimenti risultano in calo: la quota dei “no” si
rafforza al 41,3% del campione. Contestualmente diminuiscono le
quote sia delle aziende che hanno effettuato investimenti di
ampliamento, sia di coloro che hanno investito nella sostituzione
di impianti produttivi, rispettivamente di 8 e 8,5 punti
percentuale, rispetto al 2007".
Per l’anno appena iniziato le prospettive degli imprenditori
cuneesi sono rivolte al ribasso a causa della crisi economica
internazionale.
"Dopo il crack di Lehman Brothers , avvenuto il 15 settembre
2008, la crisi finanziaria si è ufficialmente tradotta in crisi
delle economie reali. Prima di quel fallimento la recessione
annunciata dal triplice shock immobili-finanza-petrolio sarebbe
stata superata nel corso del 2009, grazie al miglioramento del
mercato finanziario.
Dopo e a causa di esso, si è diffuso un panico generalizzato,
finanziario e reale, del sistema e ha contribuito a far crollare
la fiducia nel futuro, che da sempre risulta essere il motore
essenziale allo sviluppo economico globale. Le famiglie e le
imprese, assumono decisioni e comportamenti rivolti al risparmio.
Queste scelte, che per i singoli risultano razionali, per l’intera
collettività creano effetti a catena crescenti e sempre più
difficili da arrestare: riduzione di consumi e investimenti,
perdite nei bilanci aziendali, tagli di posti di lavoro, minori
redditi, nuovo calo della domanda.
Eppure i segnali della ripresa ci sono: la repentina discesa
dell’inflazione, i guadagni massicci nella bolletta energetica e
alimentare, i drastici tagli nei tassi di interesse, il crollo dei
costi delle materie prime per le imprese, l’euro meno
sopravvalutato, le misure espansive predisposte in molti paesi. In
tempi normali basterebbero a spingere le economie su un sentiero
di alta crescita nell’arco di un paio di trimestri. Oggigiorno
questo non è ancora possibile a causa della mancanza della fiducia
e dell’incertezza che impediscono di vedere le opportunità e
coglierle. Perciò la priorità è ristabilire la fiducia.
La fiducia è ai minimi storici anche tra le imprese
manifatturiere italiane, ma potrebbe recuperare rapidamente.
Occorrono misure che stabilizzino i mercati, sostengano il credito
e la domanda, migliorino la produzione ed il consumo, salvi posti
di lavoro e aziende, limitando così i danni ed indirizzando
l’intera economia verso impulsi espansivi a pieno regime.
Solo la politica economica può riuscirci. Purtroppo, però, le
azioni dei governi sono invece inadeguate perché lente, contenute,
incerte, con tensioni e divisioni interne e tra i paesi. Il credit
crunch si sta diffondendo mentre le banche raddrizzano i bilanci.
Nella riduzione dei tassi la BCE appare in ritardo, ma
l’interbancario si sta normalizzando grazie alle aspettative di
ulteriori tagli. L’inflazione è crollata, guidata dai prezzi delle
materie prime, favorendo le famiglie più povere. L’inflazione per
queste famiglie sarà di oltre 1 punto inferiore, riallineandone il
potere d’acquisto a quello medio nazionale. Il prezzo del greggio
è tornato vicino ai minimi (34,6$ per barile a fine dicembre),
dopo essere rimbalzato fino a oltre 50$ in gennaio, in una fase
momentanea di stabilizzazione di tutti i mercati. Rimane viva e
si sta diffondendo la crisi immobiliare, buco nero per la
crescita. Si contrae il commercio mondiale. In Italia la
diminuzione della produzione industriale, porterà ad una
contrazione del PIL nel quarto trimestre 2008 di almeno l’1,2%:
un’eredità pesante che compromette il bilancio del 2009, che però
può conoscere l’avvio della ripresa. Il deficit pubblico italiano
sale per la cattiva dinamica delle entrate, con rischio di aumento
dell’evasione. Per la sostenibilità del debito pubblico
prioritario è il rilancio dello sviluppo.
La nostra Provincia non sarà estranea a questa crisi profonda:
dai dati rilevati dalla presente indagine risulta evidente il
peggioramento dell’andamento dei principali indicatori
congiunturali. Anche le imprese cuneesi hanno timore del mercato e
di conseguenza si trovano disorientati di fronte ad una crisi
generale che sta investendo tutti i settori manifatturieri. Le
previsioni sull’andamento di produzione e fatturato risultano
decisamente in calo. Anche l’export, tradizionalmente ancora di
salvezza per la produzione cuneese, sembra abbia perso quella
forte dinamicità registrata nel 2007 e per buona parte del 2008". |
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ASSEMBLEA
PROVINCIALE. PREMIO ALLA CARRIERA A QUATTRO IMPRENDITORI
“Industriali
cuneesi modello per l’Italia”
Il presidente Emma Marcegaglia ieri a Pollenzo
Da “La Stampa” del 11
luglio di ROBERTO FIORI
POLLENZO
«E' sempre un piacere arrivare in una provincia solida e dinamica come
questa, dove opera la parte più sana della nostra industria. Ho sempre
apprezzato la forza e la capacità di lavoro di questo modello
imprenditoriale esemplare, dal quale io stessa provengo». Così il
presidente nazionale di Confindustria, Emma Marcegaglia, ieri
pomeriggio si è conquistata il primo dei tanti applausi con cui
l’hanno accolta gli imprenditori della Granda, riuniti a Pollenzo per
l’assemblea annuale dell’Unione industriale di Cuneo.
«Ero già stata vostra ospite negli Anni Novanta, quando ero
vicepresidente dei giovani industriali, e questo rappresenta per me un
gradito ritorno» ha aggiunto, prima di affrontare le questioni
economiche e finanziarie nazionali.
L’aveva preceduta il presidente cuneese Antonio Antoniotti, con una
dettagliata relazione «alla ricerca dei punti fermi per l’industria»
che ha toccato questioni come l’energia, la formazione, la sicurezza
sul lavoro. E se Antoniotti, pur non tacendo i punti critici, ha
ricordato che la produzione industriale in provincia ha registrato nel
2007 un incremento del 5% (di gran lunga superiore al dato medio
regionale) e che nel primo trimestre 2008 è continuato il trend di
espansione, la Marcegaglia ha iniziato il suo intervento commentando
la brusca frenata della produzione industriale italiana a maggio: «E’
un dato molto brutto. Da tempo sottolineiamo che l’economia sta
andando male: bisogna fare molta attenzione».
Per il presidente di Confindustria due sono i nodi critici del
momento: «La crisi finanziaria, caratterizzata da un enorme grado
d’incertezza, e il prezzo delle materie prime, in costante crescita.
Ciò determina un rallentamento preoccupante, che dobbiamo
contrastare». Ecco allora la necessità di «trovare un accordo con i
sindacati per ridare slancio alla produttività delle nostre imprese ed
essere così in grado di pagare salari più alti».
L’assemblea di Pollenzo è stata anche occasione per premiare quattro
imprenditori che hanno speso l’intera vita per la crescita delle
proprie aziende: l’albese Carlo Miroglio, presidente onorario del
colosso tessile, i cuneesi Giuseppe Giordano e Guido Girardi e la
braidese Lucia Germanetti.
«E’ sempre un’emozione - ha detto il presidente Marcegaglia - premiare
uomini e donne che rappresentano i padri e le madri del nostro sistema
imprenditoriale». Altro servizio IN ECONOMIA
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“Mille aziende
alleate affrontano i mercati”
da “La Stampa” del 17 giugno
«Sono anni
difficili: le piccole e medie imprese, il vero tessuto produttivo
della ‘’Granda’’ e d'Italia, hanno però continuato a investire e
rischiare. Ma se fino a ieri erano viste come un sistema vincente,
oggi cominciano ad accusare difficoltà». Mauro Gola, 42 anni, è il
nuovo presidente del Comitato della piccola impresa di Confindustria
Cuneo. È amministratore delegato della «Micro-consulting», azienda di
Cuneo specializzata in consulenze informatiche e gestionali (53
dipendenti). Nell'associazione degli industriali, per i prossimi 3
anni, rappresenterà oltre mille aziende, divise in 30 sezioni, 21 mila
addetti.
Quali sono le difficoltà della piccola e media impresa?
«Il mercato non aspetta. Le difficoltà restano burocrazia e accesso al
credito. Le Pmi assumono e creano ricchezza, ma oggi, di fronte a una
concorrenza più aggressiva e all’internazionalizzazione, cominciano a
perdere il passo. È chiaro che la competizione internazionale deve
essere trasferita sul piano dell'innovazione e della qualità
assoluta».
Cosa è necessario fare?
«Il solo imprenditore non basta più, serve anche il sistema Paese,
occorrono riforme. Per continuare a crescere e creare ricchezza,
devono aumentare le dimensioni e gli investimenti in tecnologia. In
una parola: innovare. Un approccio che richiede un salto culturale,
non solo da parte degli imprenditori. Abbiamo perso capacità di
competere perché la maggior parte delle aziende sono troppo piccole.
Si deve migliorare la pianificazione degli investimenti aziendali, ma
la finanza e le banche aiutino di più le imprese».
Si parla da tempo di rapporti più stretti tra atenei e aziende, dalla
ricerca alla formazione di laureati che trovino sbocchi lavorativi.
Cosa hanno fatto e faranno le Pmi?
«Confindustria Cuneo ha delegato al suo Gruppo giovani imprenditori la
gestione dei rapporti con università e scuola. Ci sono diverse
attività, dallo sportello stage al job placement, poi incontri e
dibattiti. La formazione è una priorità e l'Italia è ancora distante
dagli standard europei. Abbiamo aperto una collaborazione con il
Politecnico di Mondovì e premiamo con borse di studio gli studenti che
approfondiscono temi collegati alla realtà industriale. Se
l'innovazione tecnologica è necessaria alla crescita, allora
l'università rappresenta l'interlocutore privilegiato. Ma sono
centinai i giovani che in questi anni, appena laureati, hanno fatto
stage nelle piccole imprese della ‘’Granda’’. Stage poi conclusi con
assunzioni a tempo indeterminato».
La sfida dell’innovazione.
«Alla ‘’Granda’’ servono competenze spendibili subito, su progetti
concreti. Le aziende cuneesi non possono permettersi di pagare la
ricerca pura: servono innovazioni di prodotto, di processo, di
gestione».
La sicurezza sul lavoro, tema delicato.
«La tragedia del molino Cordero è stata un episodio isolato. Le
piccole e medie aziende hanno sempre avuto numeri molto bassi di
incidenti sul lavoro. Continueremo a formare gli imprenditori, ma
ognuno deve fare la sua parte».
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