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«No ai market aperti nei
festivi»
Da “La Stampa” del
1 marzo
L. B.]
«Liberare le domeniche dal lavoro». È l’obiettivo della giornata
europea promossa dalla «European Sunday Alliance», una rete di
organizzazioni sindacali e associazioni che chiedono «il rispetto dei
tempi di vita e lavoro». Domenica, anche a Cuneo, è prevista la
mobilitazione dei sindacati Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs.
Dalle 9 alle 13 saranno distribuiti volantini all’ingresso dei tre
supermarket (Auchan, BigStore e Ipercoop) che fino all’anno scorso
erano aperti a rotazione secondo un calendario stabilito dal Comune.
Con le prime liberalizzazioni del Governo hanno iniziato ad aprire
ogni giorno. Nella Granda gli addetti (diretti e indiretti) della
grande distribuzione sono 15 mila
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La domenica
di shopping nei supermercati aperti
Da “La Stampa” del
17 gennaio2012 di L. B. CUNEO
Prima domenica «liberalizzata» con i tre supermarket di Cuneo aperti
nel festivo e «presi d’assalto» l’altro giorno. Si replicherà domenica
per Auchan, BigStore Gallery (gruppo Dimar) e Ipercoop. Dai centri
commerciali spiegano: «Il prolungamento di orario favorisce il
consumatore. Per i lavoratori è un sacrificio, si presenta una nuova
organizzazione». «Al momento - segnalano alcuni supermarket - si trova
poco personale disposto a lavorare soltanto nei fine settimana». Al
BigStore sono già stati avviati alcuni colloqui per nuove assunzioni.
L’altro giorno erano aperti anche tutti i negozi delle gallerie
commerciali, come prevede il contratto d’affitto degli spazi. Uno
degli operatori spiega: «Tanta gente nelle gallerie, è vero, ma a
passeggio e non per comprare».
Però alla liberalizzazione voluta dal Governo resta il «no» di
commercianti, associazioni, Regione e Comune di Cuneo (che fino
all’anno scorso era fra i pochi centri del Piemonte a elaborare un
calendario con aperture a rotazione dei tre supermarket e dei negozi).
L’assessore regionale al Commercio, William Casoni, dichiara: «Il
provvedimento del Governo è stato impugnato alla Corte costituzionale
con altre sette Regioni. La Conferenza dei presidenti di Regione si
incontrerà a fine mese per chiedere un tavolo con il Governo perché il
commercio è competenza locale».
Il presidente di Confcommercio provinciale e di Unioncamere nazionale,
Ferruccio Dardanello: «In tutte le sedi ci siamo detti contrari. Una
liberalizzazione eccessiva: con più ore di apertura non si fanno più
affari, ma aumentano i costi. Inoltre i negozi dei centri commerciali
non possono sopportare l’apertura senza sosta. Serve una riflessione.
Il ricorso delle Regioni? Positivo, come ogni azione che faccia
riflettere su questa scelta che non porta benefici. Anche se per anni
abbiamo chiesto di legiferare e nessuna amministrazione regionale ha
fatto nulla, indipendentemente dal colore politico».
Se l’apertura domenicale piace ai consumatori, c’è da rilevare che
contro queste iniziative, da anni, si sono trovati d’accordo in tanti:
dai movimenti dei consumatori, ai lavoratori, dalle associazioni del
commercio al mondo cattolico (nella Granda il dibattito per limitare
le aperture nei festivi era iniziato nel 2007 con una lettera aperta a
firma dei quattro vescovi). Loredana Sasia, segretario provinciale
Filcams Cgil: «Entro fine mese incontreremo il sindaco di Cuneo per
ragionare su eventuali soluzioni. Come rappresentanti dei lavoratori
del commercio di Cgil, Cisl e Uil abbiamo scritto alle amministrazioni
delle città principali: c’è preoccupazione, così si avvantaggia solo
la grande distribuzione, con ricadute negative sui lavoratori, in
larga maggioranza donne».
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Liberalizzazioni degli orari:
CGIL, CISL e UIL chiedono un incontro urgente con il sindaco di Cuneo
Da
www.targatocn.it del 13 gennaio
Le Segreterie
Provinciali della FILCAMS CGIL - FISASCAT CISL - UILTUCS UIL della
Provincia di Cuneo hanno richiesto un incontro urgente al sindaco di
Cuneo, Alberto Valmaggia ed all'assessore al Commercio,
Domenico Giraudo, in merito alla liberalizzazione degli orari
commerciali. Le organizzazioni sindacali ribadiscono la loro
contrarietà all’art. 31 del decreto legge “Salva-Italia”.
La richiesta di
questo incontro urgente con le istituzioni cuneesi è motivata da una
forte preoccupazione che i sindacati hanno per gli effetti che le
liberalizzazioni degli orari di apertura - secondo le organizzazioni -
produrranno sul futuro delle lavoratrici e dei lavoratori del settore.
Tale modifica
normativa trova il disaccordo totale delle organizzazioni che
ritengono inutile per un incremento dei consumi e conseguente rilancio
dell’economia.
"In realtà
-
sostengono - avrà esclusivamente delle ricadute negative per la
forza lavoro coinvolta, a larga maggioranza femminile, perché produrrà
difficile conciliazione dei tempi di vita e di lavoro. Inoltre, la
liberalizzazione degli orari sposterà nei Centri Commerciali, i
momenti di aggregazione e di incontro, lasciando inesorabilmente
languire il centro delle Città, la cultura e l’essenza storica di ogni
aggregazione civile".
Nel richiedere tale
incontro i sindacati invitano il Comune a cercare una soluzione per
attivare tutti gli interventi necessari anche con tavoli cittadini per
superare "le iniquità che questo provvedimento legislativo
introduce".
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Un
coro di proteste boccia la “deregulation” sugli orari
Associazioni di
categoria: “Non aumenteranno le vendite ma i costi di gestione”
Da “La Stampa” del
4 gennaio 2012 di LORENZO BORATTO
Tutti scontenti: Regione, Comune di Cuneo, esercenti, sindacati. Non
piace la «deregulation» del commercio voluta dal Governo: libertà
totale di apertura, senza limiti di orari e nei festivi. Anche se per
adesso nessuno ha «risposto» cambiando abitudini consolidate. A Cuneo
solo alcuni negozi gestiti da immigrati tengono aperto oltre le 19,30.
I supermarket già chiudono tra le 20,30 e le 21. William Casoni,
assessore regionale al Commercio: «Siamo contrari. Prima di impugnare
il provvedimento di fronte alla Corte costituzionale ci incontreremo
il 10 gennaio con le altre Regioni, a Roma. Ampliando gli orari non è
vero che si vende di più, ma si favorisce la grande distribuzione
organizzata».
Domenico Giraudo, assessore al Commercio a Cuneo: «Da anni lavoravamo
con turni nei festivi: aperture a rotazione per tutelare business e
ritmi di lavoro. Ora salta tutto. Cercheremo di istituire turni con i
centri vicini, ma il Comune non decide più nulla».
Il presidente Unioncamere Ferruccio Dardanello: «Decisione che mette
in difficoltà migliaia di imprese piccole, a struttura familiare.
Quali benefici porterà? Si creeranno più costi che saranno scaricati
sul prezzo finale». Luigi Isoardi, vicepresidente Confcommercio
provinciale: «Fino a oggi si poteva tenere aperto dalle 7 alle 22: non
lo faceva nessuno. In recessione le possibilità di spesa sono
limitate. Assurda l’equazione: orario più ampio uguale più vendite. Da
un sondaggiotra i consumatori: tutti erano ampiamente soddisfatti di
orari attuali e gestione».
Loredana Sasia, segretaria provinciale Filcams Cgil: «Soluzione che
peggiora le condizioni dei lavoratori, oltre 15 mila nella Granda. Ci
confronteremo con i Comuni e la grande distribuzione per mantenere
almeno le regole attuali». «Attendista» la posizione delle grandi
catene commerciali. Le aperture per Epifania e domenica erano già nel
calendario comunale. In futuro si aprirà di più alla domenica, ma
ancora non ci sono posizioni ufficiali da Auchan (negli anni ha
presentato due ricorsi al Tar contro il Comune di Cuneo e un esposto
all’Antitrust per poter tenere aperto nei festivi), Dimar (gestisce la
Grand'A) e Ipercoop. Dai centri commerciali spiegano: «Orari
prolungati? Un rischio: di notte costa tutto più caro tranne
l’elettricità, difficile organizzare i turni tra i dipendenti. Le
aperture domenicali e festive invece interessano ai consumatori e
trascinano il fatturato». Unica voce fuori dal coro è Federica
Toselli, rappresentante provinciale del Silb (sindacato italiano
locali da ballo): «Le abitudini contano: se il commercio prolungasse
gli orari ci sarebbero più persone in giro anche tardi alla sera. Non
è affatto negativo».
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Sciopero e
assemblee dei lavoratori Ipercoop
Da “La Stampa” del 10
luglio 2011 di [L. B.]
Protesta ieri di 300
lavoratori delle Ipercoop di Mondovì, Cuneo, Savigliano e Bra. La
Filcams Cgil ha indetto una giornata di sciopero e assemblee durante
la mattina di protesta per la trattativa sul rinnovo del contratto
collettivo nazionale della «distribuzione cooperativa».
Nella Granda sono
soprattutto dipendenti della «Novacoop», cooperativa che gestisce la
grande distribuzione a marchio «Coop»: dal supermarket a Cuneo a
quello di Mondovicino (ieri è stato organizzato anche un
volantinaggio). Loredana Sasia, segretario provinciale Filcams Cgil:
«Il contratto è scaduto da 7 mesi: quello nuovo prevede passi indietro
su malattia, differenti condizioni di chi sarà assunto in futuro e
alcune deroghe che riguardano anche i contratti part time. Tutte
proposte inaccettabili, che tra l’altro prevedono la riduzione delle
maggiorazioni orarie per lavoro festivo, straordinari e notturno e non
ci sono proposte per eventuali aumenti. La crisi non deve ricadere sui
lavoratori». Per il sindacato si sta ripetendo «lo stesso schema già
applicato per il contratto del commercio».
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Fallita la concessionaria
Fiat
Da “Il saviglianese”
del 19 maggio
Cos'è successo alla concessionaria Fiat di Savigliano? Da tre settimane è
tutto vuoto, nessuna vettura — nuova o usata — è presente così come
sono vuoti gli spazi espositivi, gli uffici dedicati alle vendite,
persino il magazzino e l'officina sono tutti sbarrati. Solo un
laconico cartello avvertiva "Chiuso per inventario". Che non fosse
però così balzava immediatamente agli occhi, anche perchè troppe
volte siffatto cartello aveva mascherato in altre situazioni una
chiusura definitiva. Già, ma in caso di cessazione, che ne sarebbe
stato di quei sa-. viglianesi che avevano già sottoscritto un
contratto d'acquisto per una nuova vettura? Fiat avrebbe onorato la
transazione oppure la responsabilità sarebbe ricaduta tutta sulle
spalle dei titolari della concessionaria? Purtroppo la crisi di
vendita delle auto che ha colpito particolarmente la Fiat, oltre ad il
mancato rinnovo degli incentivi statali, ha dato il colpo di grazia
al settore dell'automotive. Il Gruppo Dinamica — oltre a Savigliano
aveva concessionarie a Torino, Rosta e Pirierolo— ha cominciato a
mostrare i primi gravi segni di difficoltà ad inizio anno, poi a
febbraio la bolla è esplosa e ai 110 dipendenti non è più arrivato lo
stipendio. E nelle scorse settimane il Gruppo Fiat ha deciso di
bloccare
gli ordini e di ritirare il mandato
alla concessionaria. «Abbiamo ricevuto una comunicazione da
parte di Nello Morigi, amministratore delegato di Dinamica che
l'azienda, in data martedì 10 maggio, ha presentato
istanza di fallimento — spiega Luca Sanna del sindacato
Filcams-Cgil —. Ora il Tribunale dovrà nominare un curatore
fallimentare. Poi normalmente si chiede, per i dipendenti, una
cassa integrazione straordinaria di 12 mesi». Quanto agli
acquirenti di nuove vetture, possono stare tranquilli in quanto la
stessa Fiat li sta contattando telefonicamente uno per uno
dirottandoli su altre concessionarie per il ritiro, come ha confermato
Onofrio Maragò della Spazio 5 di Torino: «a costoro, e
sono circa 200, rifaccio il contratto con le stesse
condizioni economiche, e non perderanno gli acconti già versati.
Stiamo dando la precedenza alle vetture che sono già sui piazzali.
Pian piano smaltiremo tutte le vendite». Le vetture dei
saviglianesi dovranno, però, essere ritirate a Caselle, nonostante
Spazio 5 possegga due punti vendita nel cuneese, uno a Bra ed uno ad
Alba. Quanto ai dipendenti di corso Romita, pare che alcuni di loro
abbiano già trovato una nuova sistemazione. •
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Domenica 1º Maggio? Si lavora
Nessuna pausa
per i grandi centri commerciali. Ferruccio Dardanello: “Da sempre
sfavorevoli”
Da “La Stampa” del
29 aprile 2011 di LORENZO BORATTO MATTEO BORGETTO
È la Festa del Lavoro. È domenica. Ma in migliaia non si fermeranno. E
non per servizi essenziali come Sanità o ordine pubblico, ma perché
dipendenti di centri commerciali. Che rimarranno aperti a Mondovì come
Alba, S. Vittoria, Genola e Borgo S. Dalmazzo. O di supermarket, che
nei centri di medie dimensioni al mattino alzeranno le saracinesche.
Così come faranno i negozi nei centri turistici, soprattutto paesi
dove l’apertura la domenica mattina è una consuetudine consolidata. Ma
non è così per tutti. Serrande abbassate a Cuneo (che ha programmato
aperture a rotazione dei suoi tre centri commerciali) e Bra (ha varato
un calendario dal 2009 con 9 giorni di «chiusura obbligatoria»), così
come in altri centri classificati «turistici», ad esempio Fossano,
dove le amministrazioni hanno dato libertà ai commercianti. Che
domenica riposeranno.
Associazioni dei commercianti e sindacati sono da sempre contrari a
queste «aperture selvagge». E contro le aperture domenicali dei
supermercati si erano espressi, già 2007, i quattro vescovi alla guida
delle 5 Diocesi di Cuneo, con un appello a laici e cattolici: «Il
settimo giorno va dedicato al riposo. Riprendiamoci il diritto alla
festa». Messaggio confermato, ieri, da mons. Giuseppe Cavallotto
(diocesi di Cuneo e Fossano). «Valeva allora e oggi anche di più -
dice -. Non si può vivere solo di lavoro o denaro. Società e chiesa
dovrebbero offrire altre opportunità di ritrovo».
Il vescovo di Mondovì, Luciano Pacomio: «La domenica bisogna
impegnarsi positivamente a vivere un rapporto vitale con il Signore e
una testimonianza di attenzione a famiglia e riposo». Il vescovo di
Saluzzo, Giuseppe Guerrini: «I supermercati sono le nuove
“cattedrali”, ma sono luoghi poveri: offrono consumo, non cultura,
natura o socialità. Paradossale che il 1˚ maggio si festeggi il
lavoro, facendo lavorare. Vorrei che la gente domenica restasse in
famiglia, andasse al parco, al mare, in montagna, a trovare gli
anziani. Finchè il criterio dominante rimane il denaro, forse resterà
solo il sogno di un sacerdote che va controcorrente». Dove trascorrerà
la domenica? «Celebrerò cresime nei paesi. Un giorno molto faticoso.
Ma una funzione in chiesa ha una ricchezza di riflessione e una
bellezza maggiore che attraversare gli scaffali di un supermercato».
Il presidente di Unioncamere e della Camera di commercio di Cuneo,
Ferruccio Dardanello: «Come il mondo della chiesa, siamo per le
aperture domenicali solo in casi eccezionali: in passato abbiamo
coinvolto tutti gli attori, inclusi sindacati e associazioni dei
consumatori, per chiedere norme chiare. L’assessore regionale si era
impegnato a varare una nuova regolamentazione. La situazione attuale è
insostenibile: le aperture sono eccessive. I festivi, nella Granda, si
possono trascorrere in mille modi migliori rispetto a far la spesa in
un centro commerciale».
Il sindacato
Filcams-Cgil «Siamo contrari, si fissino regole per tutti»
«No» alle aperture nei festivi della grande distribuzione, senza
regole o limiti. A protestare, a metà aprile, era stata la Filcams
Cgil. «Non siamo contro la grande distribuzione e le aperture festive.
Vogliamo solo un dibattito su questa totale assenza di regole: Stato e
Regioni hanno preferito non fare scelte per regolare la grande
distribuzione» aveva spiegato il segretario nazionale Filcams-Cgil,
Franco Martini, durante «La Festa non si vende» che si è svolta in
piazza Seminario a Cuneo. Un evento nazionale itinerante, partito a
febbraio da Roma e che oggi si conclude a Firenze (sarà presente anche
una delegazione cuneese). Nella Granda i lavoratori della grande
distribuzione sono 19 mila: soprattutto donne, molte con contratti a
termine. Domenica saranno impegnanti in migliaia tra gli operatori
della grande distribuzione, mentre decine di migliaia di altri cuneesi
si dedicheranno a fare shopping. Domani la Filcams provinciale invierà
a tutti i supermarket della Granda un comunicato stampa via email,
dove si legge: «Siamo contrari alle aperture il 1˚ maggio: le
festività non vengono più rispettate, così la festa non è più per
tutti. A subirne le conseguenze sono lavoratrici e lavoratori del
settore. Siamo sicuri che la formula del “sempre aperti” aumenti
l’occupazione o aiuti a risolvere la crisi economica? Per affrontarla
è necessario ridefinire un nuovo modello di consumo. Chiediamo che
venga stabilito un calendario che non possa essere continuamente messo
in discussione dal singolo Comune».
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Accordo
sulla tassazione agevolata per i dipendenti
Da “La Stampa” del
23 aprile 2011 di [MT. B.]
Accordo tra Confcommercio provinciale e sindacati di categoria sulla
tassazione agevolata delle voci retributive accessorie. Si tratta del
lavoro straordinario, supplementare, compensi per le clausole
flessibili, turni, prestazioni festive o domenicali, occupazione
notturna e premi di rendimento. Il documento, riferito al settore
commercio, turismo e servizi, rappresenta un passaggio obbligato a
livello locale per poter applicare quanto è già stato sottoscritto a
livello nazionale dalla normativa quadro. Gli importi ricevuti
potranno essere tassati separatamente, con un’aliquota ridotta al 10%:
diversamente, sarebbero rientrati nel computo complessivo, senza
riduzione. Il vicepresidente provinciale della Confcommercio, Luigi
Isoardi: «L’operazione non comporterà esborsi aggiuntivi per le
aziende e assicurerà qualcosa in più ai destinatari delle buste paga.
In pratica, le trattenute fiscali sulle somme in questione saranno
calcolate in misura inferiore rispetto a quanto sarebbe previsto per
lo scaglione fiscale di appartenenza». Il dispositivo è riferito al
2011, pertanto ha valore dal 1˚gennaio. Oltre 60 mila i lavoratori
della Granda interessati dalla detassazione, che i datori di lavoro
potranno applicare anche ai dipendenti impegnati nelle sedi fuori
provincia.
Soddisfatti i sindacalisti Loredana Sasia (Filcam Cgil), Enrico
Solavagione (Fisascat Cisl) e Salvatore Bove (Uiltucs Uil). «In un
momento particolarmente difficile per il mondo del lavoro - dicono -
questa decisione andrà a vantaggio esclusivo dei dipendenti, senza
aggravi fiscali per i titolari di azienda. Senza la firma
dell’accordo, il dispositivo rischiava di non trovare applicazione».
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La
crisi e il commercio
La Standa cambia nome
Da “La Stampa” del 15
gennaio 2010 di CARLO GIORDANO
BORGO SAN DALMAZZO
Ha cambiato insegna uno degli storici supermercati del Cuneese: da
ieri la Standa di Borgomercato, nelle vicinanze di Cinelandia, si
chiama Billa. La decisione è stata presa dal gruppo tedesco della
grande distribuzione Rewe che, nel 1998, ha acquistato dalla Fininvest
di Silvio Berlusconi il marchio Standa. Ora, dopo 12 anni la
sostituzione del nome. Il giallo e il rosso sono i colori di fondo.
Ieri, in occasione della nuova apertura, ai clienti veniva regalato un
sacchetto di pane fresco.
«In un contesto economico che vede la contrazione degli investimenti -
spiega in una nota Gotthart Klingan, amministratore delegato di Billa
Italia -, siamo certi che lo sviluppo di una nuova insegna sia un
messaggio forte. Inoltre, in un periodo in cui le dinamiche
occupazionali non sono sempre positive, noi continuiamo a investire
anche in risorse umane, mantenendo o addirittura ampliando gli
organici dei nostri punti vendita».
«La questione sarà analizzata durante un incontro nazionale, che si
tiene ogni anno a fine gennaio, durante il quale viene fatto il punto
sulle prospettive dell’intero gruppo Rewe Billa - spiega Raffaele
Iovine, della Cgil -. Il centro commerciale di Borgomercato è
diventato famoso negli anni anche per la sua apertura domenicale, che
ha sollevato non poche polemiche. A livello provinciale il settore
della grande distribuzione sta complessivamente reggendo bene alla
crisi, anche se si è registrata una diminuzione dei contratti
interinali».
Con un fatturato lordo di 2,25 miliardi di euro e un incremento di
crescita del 9%, l’Italia, dopo la Germania e l’Austria, è il terzo
mercato estero del gruppo commerciale internazionale Rewe. Nel 2008,
Billa Italia ha prodotto un fatturato lordo di 1,35 miliardi di euro.
In Italia l’insegna è presente dal 1990 inizialmente con 12 punti
vendita aumentati via via fino ad arrivare agli attuali 73. Oltre alla
Standa di Borgo San Dalmazzo ieri hanno cambiato le insegne anche
altri 7 supermercati del Piemonte: Castagnito, Rivoli, Moncalieri,
Nichelino, Torino (piazza Carducci), Aosta (via Festaz e corso
Battaglione).
L’arrivo a Borgo San Dalmazzo della Standa, oltre una ventina di anni
fa, cambiò per molto consumatori le abitudini del fare la spesa, con
pesanti ripercussioni sul commercio locale; anche se i cuneesi avevano
avuto modo di conoscere la grande distribuzione già dagli Anni ‘60,
con il supermercato del Consorzio Agrario, in via IV Novembre e dei
centri Vegè di piazza Galimberti, angolo via Roma e di San Defendente
di Cervasca.
«Al momento dell’insediamento, come per tutti gli altri supermercati,
la Standa fu una novità, anche per la sua capacità di presentare
un’offerta molto generalizzata di prodotti - dice il sindaco di Borgo,
Pierpaolo Varrone -. Nonostante tutto Borgo ha saputo mantenere una
rete di negozi al dettaglio. L’amministrazione comunale sta ora
lavorando a un piano di riqualificazione del centro storico per la sua
trasformazione in centro commerciale naturale».
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CUNEO.
PRESENTATO IL PIANO COMUNALE
Negozi,
nel 2010 previste 35 aperture straordinarie
Da “La Stampa” del 18
dicembre di CARLO GIORDANO
CUNEO
Il prossimo anno saranno 35 le aperture straordinarie dei negozi
(escluse quelle di dicembre). Il calendario è stato presentato, ieri,
in commissione, dall’assessore Domenico Giraudo. Confermata l’apertura
a rotazione di supermercati e negozi, nelle tre aree in cui è stata
suddivisa la città (Oltregesso, Oltrestura e Altipiano). Saranno 18 le
giornate festive in cui gli addetti alle vendite saranno chiamati al
lavoro, rispetto alle 15 del 2009. S’inizierà il mercoledì
dell’Epifania con tutti i negozi aperti. Saracinesche alzate anche
domenica 10 gennaio. Tre le aperture straordinarie a febbraio: il 7,
zona Oltrestura; il 14, Altopiano; il 21, Oltregesso. In marzo si
potranno fare acquisti tutte le domeniche: il 7, Oltregesso; il 14,
Altopiano; il 21, Oltrestura; il 28, su tutto il territorio. Tre le
aperture straordinarie in aprile: il 5, lunedì dell’Angelo, tutti;
l’11, Oltregesso e Oltrestura; il 18, Altopiano. A maggio tre
domeniche: il 2, tutti; il 16, Oltrestura e Oltregesso; il 30,
Altopiano. In giugno negozi e supermercati aperti mercoledì 2 (festa
della Repubblica) e le domeniche: 6, Altopiano; 13, Oltregesso; 20,
Oltrestura. Serrande alzate le quattro domeniche di luglio: il 4,
Oltrestura; l’11, tutti; il 18, Altopiano; il 25, Oltregesso. In
agosto si potrà fare la spesa in tre domeniche: l’8, Oltrestura;
Ferragosto, Oltregesso; il 29, Altipiano. Tre anche a settembre: 5,
Oltrestura; 19, Oltregesso; 26, Altopiano. In ottobre negozi aperti il
3 (Oltregesso), il 10 (Oltrestura), il 17 (Altopiano) e il 31 (tutti).
La programmazione si concluderà con due domeniche a novembre: 14 e 28.
«Nonostante un aumento rispetto allo scorso anno - spiega l’assessore,
Giraudo -, Cuneo continua a restare la città con il minor numero di
aperture straordinarie. La turnazione ci consente anche di limitare il
lavoro domenicale dei dipendenti e allo stesso tempo dare, però, un
servizio ai consumatori».
I sindacati hanno, invece, espresso preoccupazione. «Le giornate
lavorative aumentano - spiega Raffaele Iovine, Cgil -, Cuneo sta,
quindi, andando nella direzione delle altre grandi città. Di
conseguenza aumentano anche i disagi dei lavoratori. Non dimentichiamo
che per molti la domenica è l’unica giornata da trascorrere in
famiglia. Nei festivi scuole e asili sono chiusi, diventa anche
problematico per i genitori trovare una sistemazione per i figli».
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Le
domeniche? A rotazione
Da “La Stampa” del 15
novembre di ]CARLO GIORDANO
CUNEO
In attesa della nuova legge regionale, «rivoluzione» in vista per le
apertura domenicali dei negozi a Cuneo. Due le soluzioni sul tappeto.
Suddividere della città in tre aree (altipiano, borgo Gesso, Madonna
dell’Olmo), ognuna delle quali ha all’interno un grande centro
commerciale (Ipercoop, Auchan e Grand’A), e programmare un calendario
di apertura a rotazione per tre domeniche al mese, oltre alle 4
festività di dicembre. Seconda ipotesi: undici aperture domenicali
(una al mese da gennaio a novembre), più aperture contemporanee di
negozi e supermercati della città in occasione di eventi straordinari,
come la Fiera del Marrone.
Attualmente sono undici le aperture domenicali durante l’arco
dell’anno, alle quali si aggiungono le 4 di shopping natalizio.
Favorevole alla turnazione, magari con l’aumento di numero, la grande
distribuzione. «Visto che nei Comuni limitrofi i negozi sono sempre
aperti, anche Cuneo dovrebbe adeguarsi - dice Paolo Massucco,
responsabile sviluppo aziendale gruppo Dimar -. Questa situazione crea
una migrazione di consumi e perdita di opportunità. Ci sentiamo
discriminati tanto che abbiamo presentato ricorso all’antitrust. Una
turnazione migliorerebbe il servizio, senza creare tensione a livello
commerciale. La migliore delle soluzioni resta, comunque,l’adeguamento
ai Comuni vicini, con risvolti positivi anche sotto il profilo
occupazionale. Solo il nostro gruppo potrebbe assumere una sessantina
di nuovi addetti».
Confcommercio e panificatori sono per lasciare tutto com’è ora. «Non
intendiamo aumentare le aperture festive, già le attuali 11 sono
un’eccezione - spiega Luigi Isoardi, presidente Ascom Cuneo -.
Speriamo che la nuova legge regionale uniformi il calendario delle
aperture a livello provinciale, mettendo finalmente ordine alla
programmazione in base ad aree omogenee». «Siamo contrari alle
aperture domenicali - dice Piero Rigucci, presidente panificatori -,
per due motivi di fondo: il pane non venduto si deve buttare, nei
festivi il costo del nostro personale aumenta del 75%».
Anche i sindacati sono per non modificare l’attuale programmazione.
«La legge Bersani prevede 8 aperture domenicali più 4 a dicembre -
ricorda Gino Vennettillo, Filcams Cgil -. A Cuneo siamo già a 11,
senza contare quelle di Natale. Si potrebbe studiare una turnazione,
senza, però, aumentare il numero di giorni».
«Alla festa i negozi dovrebbero rimanere chiusi. Nell’arco della
settimana ci sono già 6 giorni da dedicare agli acquisti - dice Beppe
Riccardi, del Movimento Consumatori -. Le famiglie dovrebbero
trascorrere le domeniche in montagna, anziché nei grandi centri
commerciali. Dovendo scegliere, l’attuale programmazione, 11 più 4, è
una buona soluzione. Il problema di fondo non è la mancanza di
opportunità per fare acquisti, ma la crisi economica. Prolungando i
giorni di apertura dei negozi, non si aumentano i consumi».
La decisione del Comune dovrebbe arrivare entro entro fine novembre.
«Abbiamo sentito tutte le parti - spiega Domenico Giraudo, assessore
al Commercio -. Stiamo ora valutando le due ipotesi. La turnazione
garantirebbe un maggiore servizio ai cittadini, senza aumentare le
domeniche lavorative, che resterebbero sempre 11».
Negozi e shopping
Regole differenti
nelle “sette
sorelle”
Due le novità della
legge regionale, il cui varo è atteso per i prossimi mesi. Diventa
obbligatorio l’istituzione di un tavolo di concertazione con le parti
sociali (sindacati, commercianti, consumatori). Inoltre la normativa
prevede la creazione di aree di paesi con gli stessi orari di
apertura, non come adesso che la programmazione e le deroghe vengono
decise da ogni singolo comune, in base a esigenze locali. Ad esempio a
Saluzzo, considerato paese turistico, i negozi hanno apertura libera;
nell’arco dell’anno, però, le saracinesche restano alzate la domenica
soltanto in concomitanza con importanti manifestazioni. A Fossano,
oltre alle 4 aperture straordinarie in dicembre, ne vengono
calendarizzate alcune per i saldi di fine stagione. A Mondovì la 4°
domenica del mese, in coincidenza con il marcato delle pulci nel
quartiere Breo, i negozi hanno la facoltà di rimanere aperti, come in
occasione di manifestazioni particolari. Alba è nell’elenco dei comuni
turistici, l’apertura domenicale è quindi libera, così come a Bra. A
Savigliano i commercianti possono tenere aperto la domenica solo in
occasione delle manifestazioni che periodicamente coinvolgono la città
come «Fiera delle meccanizzazione agricola», «Ottobrando» o la
rassegna «A cielo aperto». \
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COMMERCIO.
NUOVO CONTRATTO
Aumenti ai
dipendenti di 12 mila imprese
Da “La Stampa” del 2
agosto
Riguarda, in provincia di Cuneo, 12 mila e 182 imprese l’accordo sul
rinnovo del contratto nazionale di lavoro del commercio sottoscritto
da Confcommercio con Fisascat-Cisl e Uiltucs-Uil. L’intesa arriva dopo
18 mesi di trattative, e non è stata firmata da Filcams-Cgil che ha
abbandonato il tavolo. Avrà decorrenza retroattiva, dal 1° gennaio
2007, e validità fino al 31 dicembre 2010.
«Nonostante la crisi dei consumi, le imprese hanno dimostrato
attenzione e sensibilità - spiega il presidente della Confcommercio
provinciale, Ferruccio Dardanello -. Si è cercato di dare una risposta
alla riduzione del reddito delle famiglie migliorando i livelli
retributivi, e anche di assicurare la puntualità e la qualità del
servizio».
Nella Granda, sono numerose le ditte del settore che si avvalgono di
dipendenti, per attività di vendita o servizi di tipo
contabile-amministrativo. Con il nuovo contratto è previsto un
incremento lordo medio, per il «quarto livello», di 150 euro nei
prossimi due anni, acquisiti gradualmente in 5 tranches da versare il
1° febbraio 2008 (55 euro), il 1° dicembre di quest’anno (21 euro), il
1° settembre 2009 (34 euro), il primo marzo 2010 (20 euro) e, infine,
il 1° settembre 2010 (20
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CONFCOMMERCIO. PRESIDENTE CONFERMATO
“Negozi e supermarket chiusi la domenica per il diritto al riposo”
da "La Stampa" del 1 giugno
Piena fiducia da parte degli associati
Ascom a Luigi Isoardi, riconfermato per altri quattro anni alla
presidenza della Confcommercio Cuneo. Fiducia ribadita anche ai
sei vicepresidenti: Ezio Gossa, con il ruolo di vicario,
titolare di negozi di calzature; Luca Chiapella, con un punto
vendita di casalinghi; Sandro Colombo, immobiliarista; Piero
Basso, esercente; Marco Manfrinato orefice di Busca; Aurelia
Della Torre in rappresentanza della componente femminile e di
«Terziario Donna». Fanno riferimento alla Confcommercio Cuneo
anche i comuni dell’hinterland e delle Valli Pesio, Vermenagna,
Gesso, Stura, Grana e Maira, per un totale di circa 1.800
iscritti.
Luigi Isoardi, 69 anni, è al quarto mandato consecutivo alla
guida dell’Associazione commercianti Cuneo. «Ci attendono sfide
non facili - spiega - considerata la situazione di un comparto
penalizzato dalla crisi dei consumi. Le battaglie di oggi e del
futuro? Stiamo portando avanti quella sulle chiusure domenicali,
nel rispetto del diritto al riposo, in attesa della
razionalizzazione di provvedimenti che rischiano di esasperare
la concorrenzialità nel settore. Auspichiamo che la Regione si
doti di un regolamento valido per tutti al fine di evitare
inaccettabili disparità tra provincia e provincia, comune e
comune».
Fra le iniziative di successo alle quali l’Ascom Cuneo ha
collaborato negli ultimi tempi spiccano l’ottantesima Adunata
nazionale degli Alpini 2007 e il mercato europeo dello scorso
weekend. \
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SAVIGLIANO.
LA PROTESTA DELL’IPERMERCATO
Leclerc-Conad contro il
Comune
Da “La Stampa” del 27 maggio di
PIERO
BERTOGLIO
«Chiediamo scusa ai nostri clienti se fino alla fine di settembre non
potremo più essere al loro servizio nelle giornate domenicali, ma a
causa di scelte dell’Amministrazione comunale che non condividiamo,
non ci sarà più possibile tenere aperto il nostro ipermercato nei
giorni festivi». Il direttore della Leclerc-Conad di via Saluzzo,
Claude Pasco, si rivolge così alla clientela dopo l’ultima giornata
festiva di possibile apertura, domenica scorsa, al termine della quale
scatterà il blocco delle aperture domenicali fino al prossimo
settembre.
Il messaggio
«La direzione dell’ipermercato Leclerc-Conad – si legge nel messaggio
alla clientela - porge le proprie scuse ai numerosi clienti, di
Savigliano e dintorni, per il fatto che il proprio punto di vendita
non sarà più aperto la domenica fino alla fine di settembre. Con il
presente comunicato, intende comunque precisare, di fronte alla non
comprensione di tante persone, che la scelta di tenere chiuso la
domenica non è aziendale, ma dipende dall’Amministrazione comunale. La
situazione diversa dei Comuni vicini, quali Genola, Bra,
Cavallermaggiore, Saluzzo, è legata alle delibere delle rispettive
amministrazioni comunali, che hanno deciso di liberalizzare le ore di
apertura, permettendo così a chi vuole di essere aperto anche di
domenica».
Il problema dell’apertura festiva a Genola è da tempo vissuto con
«sofferenza» dai responsabili dei supermercati saviglianesi: «Ho già
avuto modo di dire – protesta Pasco – che è come giocare un campionato
contro un avversario che ha più partite di noi a disposizione. Non
vedo che differenza ci sia tra Savigliano e Genola in termini
turistici». Ma il fatto che si sia aggiunta Bra, città simile a
Savigliano nelle caratteristiche commerciali, rende la situazione ora
più difficile: «Ultimo è stato il Comune di Bra – prosegue il
comunicato della Leclerc-Conad -: con un delibera comunale, il mese
scorso, si è adeguato ad una direttiva dell’Antitrust, organismo che a
livello nazionale vigila sulla regolarità e l’equità delle regole del
mercato e interviene sui Comuni a prevalenza turistica qualora non
rispettino lo spirito della legge». La conclusione: «Certi della
comprensione di 4000 famiglie che mediamente avevano potuto contare
durante tutto il mese di maggio su un servizio, la cui interruzione
fino a settembre obbligherà ad organizzarsi diversamente, auguriamo ai
nostri clienti una buona estate».
Dal Comune non si intende, almeno per il momento, mutare la linea
decisa a suo tempo: «Il direttore Pasco – dice il sindaco Aldo Comina,
che ha anche la delega al Commercio – ha presentato, insieme ai
responsabili di altri supermercati della zona, una richiesta per
tenere aperto la domenica durante l’estate. Noi abbiamo ritenuto,
anche sulla base delle consultazioni avviate con i commercianti, di
salvaguardare un equilibrio tra piccola e grande distribuzione e
concentrare le aperture domenicali in corrispondenza delle principali
manifestazioni cittadine. Da settembre in poi, utilizzando le cinque
domeniche in più lasciate loro a disposizione, potranno tenere aperto
praticamente fino a Natale».
Sull’altro fronte, l’Ascom ritiene addirittura eccessivo il numero di
aperture domenicali deciso dal Comune, come ha ribadito recentemente
il presidente Pietro Rubiolo in occasione della sua rielezione: «Noi
siamo dell’idea che non si possa concedere l’apertura indiscriminata,
però le regole devono essere uguali per tutti. Abbiamo emesso un
documento provinciale che è stato inviato in Regione in cui proponiamo
un’uniformità a livello piemontese: ci auguriamo di ottenere una
risposta positiva». Posizione condivisa anche dal sindaco Comina: «Ci
auguriamo che si giunga presto ad una regolamentazione a livello
provinciale o, meglio ancora, regionale».
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PRIMO
MAGGIO. DA MONDOVI’ A GENOLA
Centri commerciali, si lavora
Inutile il “no” all’apertura di sindacati, Chiesa e Confcommercio
Da “La
Stampa” del 1 maggio di ALBERTO PRIERI
Centri commerciali chiusi a Cuneo, aperti nel resto della provincia:
oggi niente festa del 1° maggio per tante commesse, cassiere e
magazzinieri, impegnati come in un altro normale giorno della
settimana.
Nel capoluogo Grand’A e Auchan lasceranno le saracinesche abbassate.
Si alzeranno, invece, alle 9 quelle del Bennet di Pocapaglia (pausa
ore 13-14,30 e chiusura alle 20). Leclerc di Savigliano e Bennet a
Genola avranno il continuato dalle 9 alle 20. L’Iperstanda di Borgo
San Dalmazzo chiuderà appena mezz’ora prima. Mondovicino sarà aperto
fino alle 21, come il Big Store di Bra.
«E’ vergognoso - protesta Evelin Van Bijnen della Cisl -: la legge
Bersani consente alcune aperture domenicali, ma le festività sono
tutt’altra cosa e vanno rispettate». «La normativa sul commercio
invita i Comuni a tutelare le esigenze dei lavoratori almeno il 25
aprile e il 1° maggio - interviene Giorgio Ferrua, Confcommercio
provinciale -: la prescrizione però non è tassativa, così i piccoli
negozi restano chiusi e i centri commerciali fanno ciò che vogliono».
Gino Vennettillo, Cgil: «Siamo nettamente contrari all'apertura in
queste occasioni, anche il contratto nazionale di lavoro chiede ai
Comuni di garantire il riposo nelle ricorrenze dedicate ai
lavoratori».
Nei centri «turistici», però, non ci sono limiti alle aperture, mentre
negli altri sì: la distinzione è poco chiara e si creano disparità a
pochi chilometri di distanza. «Sul territorio dev’esserci una
situazione uniforme - dice Salvatore Bove, Uil -. Non siamo contrari
al lavoro per il turismo vero, quello in montagna ad esempio. Non
capiamo invece quale servizio possano offrire ipermercati lontani
dalle città, che invece di favorire il territorio pensano solo al
fatturato. E chi deve lavorare ogni domenica, quando vede i figli?».
Una domanda che si pone anche la Chiesa. Monsignor Luciano Pacomio,
vescovo di Mondovì: «Ognuno deve avere uno spazio di serenità e riposo
personale rispetto ai ritmi frenetici della vita e, come credente,
deve nutrire il proprio vivere con il Signore leggendo la Sacra
Scrittura e partecipando all’Eucaristia». Per Aldo Martina di
Adiconsum «lo shopping festivo è il trionfo del superfluo, però i
clienti sono attirati da grandi parcheggi, ampia scelta e aperture
festive». I sindacati contestano anche le modalità d’impiego del
personale: «Dovrebbero essere coinvolti solo i lavoratori che
volontariamente danno la disponibilità in cambio di una maggior
remunerazione. Invece si arriva a vere forzature, minacciando il
licenziamento chi non assicura la presenza».
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il
caso
Il
commercio a Cuneo tra chiusure e new entry
da “La Stampa” del 2 aprile di CARLO GIORDANO
Saracinesche che si abbassano e si alzano. Tra le chiusure degli
ultimi giorni la «Macelleria Bessone», di Piero e Giusy, in corso
Nizza a fianco della chiesa del Sacro Cuore. Sempre in zona ha
interrotto l’attività il «Caffè pasticceria Cuneo», sotto i portici di
corso Nizza a monte di corso Dante. Sul lato opposto della strada ha,
invece, spento le vetrine per trasferimento in altri locali il negozio
di «telefonia 3». Stessa sorte anche il punto «Wind» all’inizio di
corso Giolitti.
In piazza Galimberti, da metà dicembre, sono vuoti i locali di «Ciao
Bimbo». Al suo posto potrebbe riaprire un bar. A poche decine di metri
vetrine foderate di fogli di carta, segno di smobilitazione, anche per
il negozio di abbigliamento all’angolo con via Pascal. Da fine gennaio
ha chiuso anche la cartoleria «Scuola», in via Vittorio Amedeo II,
angolo via XX Settembre. «Il locale è grande 130 metri quadrati -
spiegano i titolari -. Il giro d’affari era buono, purtroppo ci sono
troppi costi aggiuntivi come l’affitto e le tasse. Per questo motivo
abbiamo deciso di lasciare». Elevato turnover di aperture e chiusure
anche nella zona di corso Nizza alta, dove sono concentrari oltre 200
negozi. «La parte più sofferente è quella a monte di corso Galileo
Ferraris - spiega Desirè Lubatti, del comitato “Cuneo Nuova ‘82” -.
Recentemente ci sono, però, anche segnali positivi come l’imminente
apertura di due nuove attività, una delle quali dovrebbe essere un
negozio “Fila”. Abbiamo chiesto al Comune di coinvolgere maggiormente
questa parte della città con iniziative ed eventi. Ne discuteremo in
un incontro in municipio il 22 aprile».
C’è, però, anche chi ha deciso di continuare a scommettere sul
commercio, come i titolari della storica libreria «Salomone», in via
Roma, a due passi dal Duomo che lunedì ha chiuso provvisoriamente i
battenti per ristrutturazione. L’apertura dei nuovi locali è già
programmata per il 17 aprile. Ieri tra le bancarelle del mercato
veniva anche annunciata, con la distribuzione a tappeto di volantini,
l’apertura di un nuovo ristorante-pizzeria in corso De Gasperi, di
fronte all’Itis.
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