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«No ai market aperti nei festivi»

Da “La Stampa” del 1 marzo

L. B.]
«Liberare le domeniche dal lavoro». È l’obiettivo della giornata europea promossa dalla «European Sunday Alliance», una rete di organizzazioni sindacali e associazioni che chiedono «il rispetto dei tempi di vita e lavoro». Domenica, anche a Cuneo, è prevista la mobilitazione dei sindacati Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs. Dalle 9 alle 13 saranno distribuiti volantini all’ingresso dei tre supermarket (Auchan, BigStore e Ipercoop) che fino all’anno scorso erano aperti a rotazione secondo un calendario stabilito dal Comune. Con le prime liberalizzazioni del Governo hanno iniziato ad aprire ogni giorno. Nella Granda gli addetti (diretti e indiretti) della grande distribuzione sono 15 mila

 

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La domenica di shopping nei supermercati aperti

Da “La Stampa” del 17 gennaio2012  di L. B. CUNEO


Prima domenica «liberalizzata» con i tre supermarket di Cuneo aperti nel festivo e «presi d’assalto» l’altro giorno. Si replicherà domenica per Auchan, BigStore Gallery (gruppo Dimar) e Ipercoop. Dai centri commerciali spiegano: «Il prolungamento di orario favorisce il consumatore. Per i lavoratori è un sacrificio, si presenta una nuova organizzazione». «Al momento - segnalano alcuni supermarket - si trova poco personale disposto a lavorare soltanto nei fine settimana». Al BigStore sono già stati avviati alcuni colloqui per nuove assunzioni. L’altro giorno erano aperti anche tutti i negozi delle gallerie commerciali, come prevede il contratto d’affitto degli spazi. Uno degli operatori spiega: «Tanta gente nelle gallerie, è vero, ma a passeggio e non per comprare».
Però alla liberalizzazione voluta dal Governo resta il «no» di commercianti, associazioni, Regione e Comune di Cuneo (che fino all’anno scorso era fra i pochi centri del Piemonte a elaborare un calendario con aperture a rotazione dei tre supermarket e dei negozi).
L’assessore regionale al Commercio, William Casoni, dichiara: «Il provvedimento del Governo è stato impugnato alla Corte costituzionale con altre sette Regioni. La Conferenza dei presidenti di Regione si incontrerà a fine mese per chiedere un tavolo con il Governo perché il commercio è competenza locale».
Il presidente di Confcommercio provinciale e di Unioncamere nazionale, Ferruccio Dardanello: «In tutte le sedi ci siamo detti contrari. Una liberalizzazione eccessiva: con più ore di apertura non si fanno più affari, ma aumentano i costi. Inoltre i negozi dei centri commerciali non possono sopportare l’apertura senza sosta. Serve una riflessione. Il ricorso delle Regioni? Positivo, come ogni azione che faccia riflettere su questa scelta che non porta benefici. Anche se per anni abbiamo chiesto di legiferare e nessuna amministrazione regionale ha fatto nulla, indipendentemente dal colore politico».
Se l’apertura domenicale piace ai consumatori, c’è da rilevare che contro queste iniziative, da anni, si sono trovati d’accordo in tanti: dai movimenti dei consumatori, ai lavoratori, dalle associazioni del commercio al mondo cattolico (nella Granda il dibattito per limitare le aperture nei festivi era iniziato nel 2007 con una lettera aperta a firma dei quattro vescovi). Loredana Sasia, segretario provinciale Filcams Cgil: «Entro fine mese incontreremo il sindaco di Cuneo per ragionare su eventuali soluzioni. Come rappresentanti dei lavoratori del commercio di Cgil, Cisl e Uil abbiamo scritto alle amministrazioni delle città principali: c’è preoccupazione, così si avvantaggia solo la grande distribuzione, con ricadute negative sui lavoratori, in larga maggioranza donne».

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Liberalizzazioni degli orari: CGIL, CISL e UIL chiedono un incontro urgente con il sindaco di Cuneo

 

Da www.targatocn.it del 13 gennaio

 

Le Segreterie Provinciali della FILCAMS CGIL - FISASCAT CISL - UILTUCS UIL della Provincia di Cuneo hanno richiesto un incontro urgente al sindaco di Cuneo, Alberto Valmaggia ed all'assessore al Commercio, Domenico Giraudo, in merito alla liberalizzazione degli orari commerciali. Le organizzazioni sindacali ribadiscono la loro contrarietà all’art. 31 del decreto legge “Salva-Italia”.

La richiesta di questo incontro urgente con le istituzioni cuneesi è motivata da una forte preoccupazione che i sindacati hanno per gli effetti che le liberalizzazioni degli orari di apertura - secondo le organizzazioni - produrranno sul futuro delle lavoratrici e dei lavoratori del settore.           

Tale modifica normativa trova il disaccordo totale delle organizzazioni che ritengono inutile per un incremento dei consumi e conseguente rilancio dell’economia.

"In realtà - sostengono - avrà esclusivamente delle ricadute negative per la forza lavoro coinvolta, a larga maggioranza femminile, perché produrrà difficile conciliazione dei tempi di vita e di lavoro. Inoltre, la liberalizzazione degli orari sposterà nei Centri Commerciali, i momenti di aggregazione e di incontro, lasciando inesorabilmente languire il centro delle Città, la cultura e l’essenza storica di ogni aggregazione civile".

Nel richiedere tale incontro i sindacati invitano il Comune a cercare una soluzione per attivare tutti gli interventi necessari anche con tavoli cittadini per superare "le iniquità che questo provvedimento legislativo introduce".

 

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Un coro di proteste boccia la “deregulation” sugli orari

Associazioni di categoria: “Non aumenteranno le vendite ma i costi di gestione”

Da “La Stampa” del 4 gennaio 2012 di LORENZO BORATTO


Tutti scontenti: Regione, Comune di Cuneo, esercenti, sindacati. Non piace la «deregulation» del commercio voluta dal Governo: libertà totale di apertura, senza limiti di orari e nei festivi. Anche se per adesso nessuno ha «risposto» cambiando abitudini consolidate. A Cuneo solo alcuni negozi gestiti da immigrati tengono aperto oltre le 19,30. I supermarket già chiudono tra le 20,30 e le 21. William Casoni, assessore regionale al Commercio: «Siamo contrari. Prima di impugnare il provvedimento di fronte alla Corte costituzionale ci incontreremo il 10 gennaio con le altre Regioni, a Roma. Ampliando gli orari non è vero che si vende di più, ma si favorisce la grande distribuzione organizzata».
Domenico Giraudo, assessore al Commercio a Cuneo: «Da anni lavoravamo con turni nei festivi: aperture a rotazione per tutelare business e ritmi di lavoro. Ora salta tutto. Cercheremo di istituire turni con i centri vicini, ma il Comune non decide più nulla».
Il presidente Unioncamere Ferruccio Dardanello: «Decisione che mette in difficoltà migliaia di imprese piccole, a struttura familiare. Quali benefici porterà? Si creeranno più costi che saranno scaricati sul prezzo finale». Luigi Isoardi, vicepresidente Confcommercio provinciale: «Fino a oggi si poteva tenere aperto dalle 7 alle 22: non lo faceva nessuno. In recessione le possibilità di spesa sono limitate. Assurda l’equazione: orario più ampio uguale più vendite. Da un sondaggiotra i consumatori: tutti erano ampiamente soddisfatti di orari attuali e gestione».
Loredana Sasia, segretaria provinciale Filcams Cgil: «Soluzione che peggiora le condizioni dei lavoratori, oltre 15 mila nella Granda. Ci confronteremo con i Comuni e la grande distribuzione per mantenere almeno le regole attuali». «Attendista» la posizione delle grandi catene commerciali. Le aperture per Epifania e domenica erano già nel calendario comunale. In futuro si aprirà di più alla domenica, ma ancora non ci sono posizioni ufficiali da Auchan (negli anni ha presentato due ricorsi al Tar contro il Comune di Cuneo e un esposto all’Antitrust per poter tenere aperto nei festivi), Dimar (gestisce la Grand'A) e Ipercoop. Dai centri commerciali spiegano: «Orari prolungati? Un rischio: di notte costa tutto più caro tranne l’elettricità, difficile organizzare i turni tra i dipendenti. Le aperture domenicali e festive invece interessano ai consumatori e trascinano il fatturato». Unica voce fuori dal coro è Federica Toselli, rappresentante provinciale del Silb (sindacato italiano locali da ballo): «Le abitudini contano: se il commercio prolungasse gli orari ci sarebbero più persone in giro anche tardi alla sera. Non è affatto negativo».

 

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Sciopero e assemblee dei lavoratori Ipercoop

Da “La Stampa” del 10 luglio 2011 di [L. B.]

Protesta ieri di 300 lavoratori delle Ipercoop di Mondovì, Cuneo, Savigliano e Bra. La Filcams Cgil ha indetto una giornata di sciopero e assemblee durante la mattina di protesta per la trattativa sul rinnovo del contratto collettivo nazionale della «distribuzione cooperativa».

Nella Granda sono soprattutto dipendenti della «Novacoop», cooperativa che gestisce la grande distribuzione a marchio «Coop»: dal supermarket a Cuneo a quello di Mondovicino (ieri è stato organizzato anche un volantinaggio). Loredana Sasia, segretario provinciale Filcams Cgil: «Il contratto è scaduto da 7 mesi: quello nuovo prevede passi indietro su malattia, differenti condizioni di chi sarà assunto in futuro e alcune deroghe che riguardano anche i contratti part time. Tutte proposte inaccettabili, che tra l’altro prevedono la riduzione delle maggiorazioni orarie per lavoro festivo, straordinari e notturno e non ci sono proposte per eventuali aumenti. La crisi non deve ricadere sui lavoratori». Per il sindacato si sta ripetendo «lo stesso schema già applicato per il contratto del commercio».

 

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Fallita la concessionaria Fiat

Da “Il saviglianese” del 19 maggio

Cos'è successo alla concessionaria Fiat di Savigliano? Da tre settimane è tutto vuo­to, nessuna vettura — nuova o usata — è pre­sente così come sono vuoti gli spazi espo­sitivi, gli uffici dedicati alle vendite, persi­no il magazzino e l'officina sono tutti sbar­rati. Solo un laconico cartello avvertiva "Chiuso per inventario". Che non fosse però così balzava immediatamente agli oc­chi, anche perchè troppe volte siffatto car­tello aveva mascherato in altre situazioni una chiusura definitiva. Già, ma in caso di cessazione, che ne sarebbe stato di quei sa-. viglianesi che avevano già sottoscritto un contratto d'acquisto per una nuova vettu­ra? Fiat avrebbe onorato la transazione op­pure la responsabilità sarebbe ricaduta tut­ta sulle spalle dei titolari della concessio­naria? Purtroppo la crisi di vendita delle auto che ha colpito particolarmente la Fiat, oltre ad il mancato rinnovo degli incenti­vi statali, ha dato il colpo di grazia al set­tore dell'automotive. Il Gruppo Dinamica — oltre a Savigliano aveva concessionarie a Torino, Rosta e Pirierolo— ha comincia­to a mostrare i primi gravi segni di diffi­coltà ad inizio anno, poi a febbraio la bol­la è esplosa e ai 110 dipendenti non è più arrivato lo stipendio. E nelle scorse setti­mane il Gruppo Fiat ha deciso di bloccare gli ordini e di ritirare il mandato alla con­cessionaria. «Abbiamo ricevuto una comuni­cazione da parte di Nello Morigi, amministra­tore delegato di Dinamica che l'azienda, in da­ta martedì 10 maggio, ha presentato istanza di fallimento — spiega Luca Sanna del sindaca­to Filcams-Cgil —. Ora il Tribunale dovrà no­minare un curatore fallimentare. Poi normal­mente si chiede, per i dipendenti, una cassa in­tegrazione straordinaria di 12 mesi». Quan­to agli acquirenti di nuove vetture, posso­no stare tranquilli in quanto la stessa Fiat li sta contattando telefonicamente uno per uno dirottandoli su altre concessionarie per il ritiro, come ha confermato Onofrio Ma­ragò della Spazio 5 di Torino: «a costoro, e sono circa 200, rifaccio il contratto con le stes­se condizioni economiche, e non perderanno gli acconti già versati. Stiamo dando la prece­denza alle vetture che sono già sui piazzali. Pian piano smaltiremo tutte le vendite». Le vetture dei saviglianesi dovranno, però, es­sere ritirate a Caselle, nonostante Spazio 5 possegga due punti vendita nel cuneese, uno a Bra ed uno ad Alba. Quanto ai di­pendenti di corso Romita, pare che alcuni di loro abbiano già trovato una nuova si­stemazione. •

 

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Domenica 1º Maggio? Si lavora

Nessuna pausa per i grandi centri commerciali. Ferruccio Dardanello: “Da sempre sfavorevoli”

Da “La Stampa” del 29 aprile 2011 di LORENZO BORATTO MATTEO BORGETTO
È la Festa del Lavoro. È domenica. Ma in migliaia non si fermeranno. E non per servizi essenziali come Sanità o ordine pubblico, ma perché dipendenti di centri commerciali. Che rimarranno aperti a Mondovì come Alba, S. Vittoria, Genola e Borgo S. Dalmazzo. O di supermarket, che nei centri di medie dimensioni al mattino alzeranno le saracinesche. Così come faranno i negozi nei centri turistici, soprattutto paesi dove l’apertura la domenica mattina è una consuetudine consolidata. Ma non è così per tutti. Serrande abbassate a Cuneo (che ha programmato aperture a rotazione dei suoi tre centri commerciali) e Bra (ha varato un calendario dal 2009 con 9 giorni di «chiusura obbligatoria»), così come in altri centri classificati «turistici», ad esempio Fossano, dove le amministrazioni hanno dato libertà ai commercianti. Che domenica riposeranno.
Associazioni dei commercianti e sindacati sono da sempre contrari a queste «aperture selvagge». E contro le aperture domenicali dei supermercati si erano espressi, già 2007, i quattro vescovi alla guida delle 5 Diocesi di Cuneo, con un appello a laici e cattolici: «Il settimo giorno va dedicato al riposo. Riprendiamoci il diritto alla festa». Messaggio confermato, ieri, da mons. Giuseppe Cavallotto (diocesi di Cuneo e Fossano). «Valeva allora e oggi anche di più - dice -. Non si può vivere solo di lavoro o denaro. Società e chiesa dovrebbero offrire altre opportunità di ritrovo».
Il vescovo di Mondovì, Luciano Pacomio: «La domenica bisogna impegnarsi positivamente a vivere un rapporto vitale con il Signore e una testimonianza di attenzione a famiglia e riposo». Il vescovo di Saluzzo, Giuseppe Guerrini: «I supermercati sono le nuove “cattedrali”, ma sono luoghi poveri: offrono consumo, non cultura, natura o socialità. Paradossale che il 1˚ maggio si festeggi il lavoro, facendo lavorare. Vorrei che la gente domenica restasse in famiglia, andasse al parco, al mare, in montagna, a trovare gli anziani. Finchè il criterio dominante rimane il denaro, forse resterà solo il sogno di un sacerdote che va controcorrente». Dove trascorrerà la domenica? «Celebrerò cresime nei paesi. Un giorno molto faticoso. Ma una funzione in chiesa ha una ricchezza di riflessione e una bellezza maggiore che attraversare gli scaffali di un supermercato».
Il presidente di Unioncamere e della Camera di commercio di Cuneo, Ferruccio Dardanello: «Come il mondo della chiesa, siamo per le aperture domenicali solo in casi eccezionali: in passato abbiamo coinvolto tutti gli attori, inclusi sindacati e associazioni dei consumatori, per chiedere norme chiare. L’assessore regionale si era impegnato a varare una nuova regolamentazione. La situazione attuale è insostenibile: le aperture sono eccessive. I festivi, nella Granda, si possono trascorrere in mille modi migliori rispetto a far la spesa in un centro commerciale».

Il sindacato Filcams-Cgil «Siamo contrari, si fissino regole per tutti»
«No» alle aperture nei festivi della grande distribuzione, senza regole o limiti. A protestare, a metà aprile, era stata la Filcams Cgil. «Non siamo contro la grande distribuzione e le aperture festive. Vogliamo solo un dibattito su questa totale assenza di regole: Stato e Regioni hanno preferito non fare scelte per regolare la grande distribuzione» aveva spiegato il segretario nazionale Filcams-Cgil, Franco Martini, durante «La Festa non si vende» che si è svolta in piazza Seminario a Cuneo. Un evento nazionale itinerante, partito a febbraio da Roma e che oggi si conclude a Firenze (sarà presente anche una delegazione cuneese). Nella Granda i lavoratori della grande distribuzione sono 19 mila: soprattutto donne, molte con contratti a termine. Domenica saranno impegnanti in migliaia tra gli operatori della grande distribuzione, mentre decine di migliaia di altri cuneesi si dedicheranno a fare shopping. Domani la Filcams provinciale invierà a tutti i supermarket della Granda un comunicato stampa via email, dove si legge: «Siamo contrari alle aperture il 1˚ maggio: le festività non vengono più rispettate, così la festa non è più per tutti. A subirne le conseguenze sono lavoratrici e lavoratori del settore. Siamo sicuri che la formula del “sempre aperti” aumenti l’occupazione o aiuti a risolvere la crisi economica? Per affrontarla è necessario ridefinire un nuovo modello di consumo. Chiediamo che venga stabilito un calendario che non possa essere continuamente messo in discussione dal singolo Comune».

 

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 Accordo sulla tassazione agevolata per i dipendenti

Da “La Stampa” del 23 aprile 2011 di [MT. B.]


Accordo tra Confcommercio provinciale e sindacati di categoria sulla tassazione agevolata delle voci retributive accessorie. Si tratta del lavoro straordinario, supplementare, compensi per le clausole flessibili, turni, prestazioni festive o domenicali, occupazione notturna e premi di rendimento. Il documento, riferito al settore commercio, turismo e servizi, rappresenta un passaggio obbligato a livello locale per poter applicare quanto è già stato sottoscritto a livello nazionale dalla normativa quadro. Gli importi ricevuti potranno essere tassati separatamente, con un’aliquota ridotta al 10%: diversamente, sarebbero rientrati nel computo complessivo, senza riduzione. Il vicepresidente provinciale della Confcommercio, Luigi Isoardi: «L’operazione non comporterà esborsi aggiuntivi per le aziende e assicurerà qualcosa in più ai destinatari delle buste paga. In pratica, le trattenute fiscali sulle somme in questione saranno calcolate in misura inferiore rispetto a quanto sarebbe previsto per lo scaglione fiscale di appartenenza». Il dispositivo è riferito al 2011, pertanto ha valore dal 1˚gennaio. Oltre 60 mila i lavoratori della Granda interessati dalla detassazione, che i datori di lavoro potranno applicare anche ai dipendenti impegnati nelle sedi fuori provincia.
Soddisfatti i sindacalisti Loredana Sasia (Filcam Cgil), Enrico Solavagione (Fisascat Cisl) e Salvatore Bove (Uiltucs Uil). «In un momento particolarmente difficile per il mondo del lavoro - dicono - questa decisione andrà a vantaggio esclusivo dei dipendenti, senza aggravi fiscali per i titolari di azienda. Senza la firma dell’accordo, il dispositivo rischiava di non trovare applicazione».

 

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La crisi e il commercio
La Standa cambia nome

Da “La Stampa” del 15 gennaio 2010 di CARLO GIORDANO
BORGO SAN DALMAZZO
Ha cambiato insegna uno degli storici supermercati del Cuneese: da ieri la Standa di Borgomercato, nelle vicinanze di Cinelandia, si chiama Billa. La decisione è stata presa dal gruppo tedesco della grande distribuzione Rewe che, nel 1998, ha acquistato dalla Fininvest di Silvio Berlusconi il marchio Standa. Ora, dopo 12 anni la sostituzione del nome. Il giallo e il rosso sono i colori di fondo. Ieri, in occasione della nuova apertura, ai clienti veniva regalato un sacchetto di pane fresco.
«In un contesto economico che vede la contrazione degli investimenti - spiega in una nota Gotthart Klingan, amministratore delegato di Billa Italia -, siamo certi che lo sviluppo di una nuova insegna sia un messaggio forte. Inoltre, in un periodo in cui le dinamiche occupazionali non sono sempre positive, noi continuiamo a investire anche in risorse umane, mantenendo o addirittura ampliando gli organici dei nostri punti vendita».
«La questione sarà analizzata durante un incontro nazionale, che si tiene ogni anno a fine gennaio, durante il quale viene fatto il punto sulle prospettive dell’intero gruppo Rewe Billa - spiega Raffaele Iovine, della Cgil -. Il centro commerciale di Borgomercato è diventato famoso negli anni anche per la sua apertura domenicale, che ha sollevato non poche polemiche. A livello provinciale il settore della grande distribuzione sta complessivamente reggendo bene alla crisi, anche se si è registrata una diminuzione dei contratti interinali».
Con un fatturato lordo di 2,25 miliardi di euro e un incremento di crescita del 9%, l’Italia, dopo la Germania e l’Austria, è il terzo mercato estero del gruppo commerciale internazionale Rewe. Nel 2008, Billa Italia ha prodotto un fatturato lordo di 1,35 miliardi di euro. In Italia l’insegna è presente dal 1990 inizialmente con 12 punti vendita aumentati via via fino ad arrivare agli attuali 73. Oltre alla Standa di Borgo San Dalmazzo ieri hanno cambiato le insegne anche altri 7 supermercati del Piemonte: Castagnito, Rivoli, Moncalieri, Nichelino, Torino (piazza Carducci), Aosta (via Festaz e corso Battaglione).
L’arrivo a Borgo San Dalmazzo della Standa, oltre una ventina di anni fa, cambiò per molto consumatori le abitudini del fare la spesa, con pesanti ripercussioni sul commercio locale; anche se i cuneesi avevano avuto modo di conoscere la grande distribuzione già dagli Anni ‘60, con il supermercato del Consorzio Agrario, in via IV Novembre e dei centri Vegè di piazza Galimberti, angolo via Roma e di San Defendente di Cervasca.
«Al momento dell’insediamento, come per tutti gli altri supermercati, la Standa fu una novità, anche per la sua capacità di presentare un’offerta molto generalizzata di prodotti - dice il sindaco di Borgo, Pierpaolo Varrone -. Nonostante tutto Borgo ha saputo mantenere una rete di negozi al dettaglio. L’amministrazione comunale sta ora lavorando a un piano di riqualificazione del centro storico per la sua trasformazione in centro commerciale naturale».

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CUNEO. PRESENTATO IL PIANO COMUNALE
Negozi, nel 2010 previste 35 aperture straordinarie

Da “La Stampa” del 18 dicembre di CARLO GIORDANO
CUNEO
Il prossimo anno saranno 35 le aperture straordinarie dei negozi (escluse quelle di dicembre). Il calendario è stato presentato, ieri, in commissione, dall’assessore Domenico Giraudo. Confermata l’apertura a rotazione di supermercati e negozi, nelle tre aree in cui è stata suddivisa la città (Oltregesso, Oltrestura e Altipiano). Saranno 18 le giornate festive in cui gli addetti alle vendite saranno chiamati al lavoro, rispetto alle 15 del 2009. S’inizierà il mercoledì dell’Epifania con tutti i negozi aperti. Saracinesche alzate anche domenica 10 gennaio. Tre le aperture straordinarie a febbraio: il 7, zona Oltrestura; il 14, Altopiano; il 21, Oltregesso. In marzo si potranno fare acquisti tutte le domeniche: il 7, Oltregesso; il 14, Altopiano; il 21, Oltrestura; il 28, su tutto il territorio. Tre le aperture straordinarie in aprile: il 5, lunedì dell’Angelo, tutti; l’11, Oltregesso e Oltrestura; il 18, Altopiano. A maggio tre domeniche: il 2, tutti; il 16, Oltrestura e Oltregesso; il 30, Altopiano. In giugno negozi e supermercati aperti mercoledì 2 (festa della Repubblica) e le domeniche: 6, Altopiano; 13, Oltregesso; 20, Oltrestura. Serrande alzate le quattro domeniche di luglio: il 4, Oltrestura; l’11, tutti; il 18, Altopiano; il 25, Oltregesso. In agosto si potrà fare la spesa in tre domeniche: l’8, Oltrestura; Ferragosto, Oltregesso; il 29, Altipiano. Tre anche a settembre: 5, Oltrestura; 19, Oltregesso; 26, Altopiano. In ottobre negozi aperti il 3 (Oltregesso), il 10 (Oltrestura), il 17 (Altopiano) e il 31 (tutti). La programmazione si concluderà con due domeniche a novembre: 14 e 28.
«Nonostante un aumento rispetto allo scorso anno - spiega l’assessore, Giraudo -, Cuneo continua a restare la città con il minor numero di aperture straordinarie. La turnazione ci consente anche di limitare il lavoro domenicale dei dipendenti e allo stesso tempo dare, però, un servizio ai consumatori».
I sindacati hanno, invece, espresso preoccupazione. «Le giornate lavorative aumentano - spiega Raffaele Iovine, Cgil -, Cuneo sta, quindi, andando nella direzione delle altre grandi città. Di conseguenza aumentano anche i disagi dei lavoratori. Non dimentichiamo che per molti la domenica è l’unica giornata da trascorrere in famiglia. Nei festivi scuole e asili sono chiusi, diventa anche problematico per i genitori trovare una sistemazione per i figli».

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Le domeniche? A rotazione

Da “La Stampa” del 15 novembre di ]CARLO GIORDANO
CUNEO
In attesa della nuova legge regionale, «rivoluzione» in vista per le apertura domenicali dei negozi a Cuneo. Due le soluzioni sul tappeto. Suddividere della città in tre aree (altipiano, borgo Gesso, Madonna dell’Olmo), ognuna delle quali ha all’interno un grande centro commerciale (Ipercoop, Auchan e Grand’A), e programmare un calendario di apertura a rotazione per tre domeniche al mese, oltre alle 4 festività di dicembre. Seconda ipotesi: undici aperture domenicali (una al mese da gennaio a novembre), più aperture contemporanee di negozi e supermercati della città in occasione di eventi straordinari, come la Fiera del Marrone.
Attualmente sono undici le aperture domenicali durante l’arco dell’anno, alle quali si aggiungono le 4 di shopping natalizio. Favorevole alla turnazione, magari con l’aumento di numero, la grande distribuzione. «Visto che nei Comuni limitrofi i negozi sono sempre aperti, anche Cuneo dovrebbe adeguarsi - dice Paolo Massucco, responsabile sviluppo aziendale gruppo Dimar -. Questa situazione crea una migrazione di consumi e perdita di opportunità. Ci sentiamo discriminati tanto che abbiamo presentato ricorso all’antitrust. Una turnazione migliorerebbe il servizio, senza creare tensione a livello commerciale. La migliore delle soluzioni resta, comunque,l’adeguamento ai Comuni vicini, con risvolti positivi anche sotto il profilo occupazionale. Solo il nostro gruppo potrebbe assumere una sessantina di nuovi addetti».
Confcommercio e panificatori sono per lasciare tutto com’è ora. «Non intendiamo aumentare le aperture festive, già le attuali 11 sono un’eccezione - spiega Luigi Isoardi, presidente Ascom Cuneo -. Speriamo che la nuova legge regionale uniformi il calendario delle aperture a livello provinciale, mettendo finalmente ordine alla programmazione in base ad aree omogenee». «Siamo contrari alle aperture domenicali - dice Piero Rigucci, presidente panificatori -, per due motivi di fondo: il pane non venduto si deve buttare, nei festivi il costo del nostro personale aumenta del 75%».
Anche i sindacati sono per non modificare l’attuale programmazione. «La legge Bersani prevede 8 aperture domenicali più 4 a dicembre - ricorda Gino Vennettillo, Filcams Cgil -. A Cuneo siamo già a 11, senza contare quelle di Natale. Si potrebbe studiare una turnazione, senza, però, aumentare il numero di giorni».
«Alla festa i negozi dovrebbero rimanere chiusi. Nell’arco della settimana ci sono già 6 giorni da dedicare agli acquisti - dice Beppe Riccardi, del Movimento Consumatori -. Le famiglie dovrebbero trascorrere le domeniche in montagna, anziché nei grandi centri commerciali. Dovendo scegliere, l’attuale programmazione, 11 più 4, è una buona soluzione. Il problema di fondo non è la mancanza di opportunità per fare acquisti, ma la crisi economica. Prolungando i giorni di apertura dei negozi, non si aumentano i consumi».
La decisione del Comune dovrebbe arrivare entro entro fine novembre. «Abbiamo sentito tutte le parti - spiega Domenico Giraudo, assessore al Commercio -. Stiamo ora valutando le due ipotesi. La turnazione garantirebbe un maggiore servizio ai cittadini, senza aumentare le domeniche lavorative, che resterebbero sempre 11».

Negozi e shopping Regole differenti nelle “sette sorelle”

Due le novità della legge regionale, il cui varo è atteso per i prossimi mesi. Diventa obbligatorio l’istituzione di un tavolo di concertazione con le parti sociali (sindacati, commercianti, consumatori). Inoltre la normativa prevede la creazione di aree di paesi con gli stessi orari di apertura, non come adesso che la programmazione e le deroghe vengono decise da ogni singolo comune, in base a esigenze locali. Ad esempio a Saluzzo, considerato paese turistico, i negozi hanno apertura libera; nell’arco dell’anno, però, le saracinesche restano alzate la domenica soltanto in concomitanza con importanti manifestazioni. A Fossano, oltre alle 4 aperture straordinarie in dicembre, ne vengono calendarizzate alcune per i saldi di fine stagione. A Mondovì la 4° domenica del mese, in coincidenza con il marcato delle pulci nel quartiere Breo, i negozi hanno la facoltà di rimanere aperti, come in occasione di manifestazioni particolari. Alba è nell’elenco dei comuni turistici, l’apertura domenicale è quindi libera, così come a Bra. A Savigliano i commercianti possono tenere aperto la domenica solo in occasione delle manifestazioni che periodicamente coinvolgono la città come «Fiera delle meccanizzazione agricola», «Ottobrando» o la rassegna «A cielo aperto». \

 

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COMMERCIO. NUOVO CONTRATTO
Aumenti ai dipendenti di 12 mila imprese

Da “La Stampa” del 2 agosto

Riguarda, in provincia di Cuneo, 12 mila e 182 imprese l’accordo sul rinnovo del contratto nazionale di lavoro del commercio sottoscritto da Confcommercio con Fisascat-Cisl e Uiltucs-Uil. L’intesa arriva dopo 18 mesi di trattative, e non è stata firmata da Filcams-Cgil che ha abbandonato il tavolo. Avrà decorrenza retroattiva, dal 1° gennaio 2007, e validità fino al 31 dicembre 2010.
«Nonostante la crisi dei consumi, le imprese hanno dimostrato attenzione e sensibilità - spiega il presidente della Confcommercio provinciale, Ferruccio Dardanello -. Si è cercato di dare una risposta alla riduzione del reddito delle famiglie migliorando i livelli retributivi, e anche di assicurare la puntualità e la qualità del servizio».
Nella Granda, sono numerose le ditte del settore che si avvalgono di dipendenti, per attività di vendita o servizi di tipo contabile-amministrativo. Con il nuovo contratto è previsto un incremento lordo medio, per il «quarto livello», di 150 euro nei prossimi due anni, acquisiti gradualmente in 5 tranches da versare il 1° febbraio 2008 (55 euro), il 1° dicembre di quest’anno (21 euro), il 1° settembre 2009 (34 euro), il primo marzo 2010 (20 euro) e, infine, il 1° settembre 2010 (20

 

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CONFCOMMERCIO. PRESIDENTE CONFERMATO

“Negozi e supermarket chiusi la domenica per il diritto al riposo”

da "La Stampa" del 1 giugno

 

Piena fiducia da parte degli associati Ascom a Luigi Isoardi, riconfermato per altri quattro anni alla presidenza della Confcommercio Cuneo. Fiducia ribadita anche ai sei vicepresidenti: Ezio Gossa, con il ruolo di vicario, titolare di negozi di calzature; Luca Chiapella, con un punto vendita di casalinghi; Sandro Colombo, immobiliarista; Piero Basso, esercente; Marco Manfrinato orefice di Busca; Aurelia Della Torre in rappresentanza della componente femminile e di «Terziario Donna». Fanno riferimento alla Confcommercio Cuneo anche i comuni dell’hinterland e delle Valli Pesio, Vermenagna, Gesso, Stura, Grana e Maira, per un totale di circa 1.800 iscritti.
Luigi Isoardi, 69 anni, è al quarto mandato consecutivo alla guida dell’Associazione commercianti Cuneo. «Ci attendono sfide non facili - spiega - considerata la situazione di un comparto penalizzato dalla crisi dei consumi. Le battaglie di oggi e del futuro? Stiamo portando avanti quella sulle chiusure domenicali, nel rispetto del diritto al riposo, in attesa della razionalizzazione di provvedimenti che rischiano di esasperare la concorrenzialità nel settore. Auspichiamo che la Regione si doti di un regolamento valido per tutti al fine di evitare inaccettabili disparità tra provincia e provincia, comune e comune».
Fra le iniziative di successo alle quali l’Ascom Cuneo ha collaborato negli ultimi tempi spiccano l’ottantesima Adunata nazionale degli Alpini 2007 e il mercato europeo dello scorso weekend. \
 

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SAVIGLIANO. LA PROTESTA DELL’IPERMERCATO

Leclerc-Conad contro il Comune

Da “La Stampa” del 27 maggio di PIERO BERTOGLIO

«Chiediamo scusa ai nostri clienti se fino alla fine di settembre non potremo più essere al loro servizio nelle giornate domenicali, ma a causa di scelte dell’Amministrazione comunale che non condividiamo, non ci sarà più possibile tenere aperto il nostro ipermercato nei giorni festivi». Il direttore della Leclerc-Conad di via Saluzzo, Claude Pasco, si rivolge così alla clientela dopo l’ultima giornata festiva di possibile apertura, domenica scorsa, al termine della quale scatterà il blocco delle aperture domenicali fino al prossimo settembre.
Il messaggio
«La direzione dell’ipermercato Leclerc-Conad – si legge nel messaggio alla clientela - porge le proprie scuse ai numerosi clienti, di Savigliano e dintorni, per il fatto che il proprio punto di vendita non sarà più aperto la domenica fino alla fine di settembre. Con il presente comunicato, intende comunque precisare, di fronte alla non comprensione di tante persone, che la scelta di tenere chiuso la domenica non è aziendale, ma dipende dall’Amministrazione comunale. La situazione diversa dei Comuni vicini, quali Genola, Bra, Cavallermaggiore, Saluzzo, è legata alle delibere delle rispettive amministrazioni comunali, che hanno deciso di liberalizzare le ore di apertura, permettendo così a chi vuole di essere aperto anche di domenica».
Il problema dell’apertura festiva a Genola è da tempo vissuto con «sofferenza» dai responsabili dei supermercati saviglianesi: «Ho già avuto modo di dire – protesta Pasco – che è come giocare un campionato contro un avversario che ha più partite di noi a disposizione. Non vedo che differenza ci sia tra Savigliano e Genola in termini turistici». Ma il fatto che si sia aggiunta Bra, città simile a Savigliano nelle caratteristiche commerciali, rende la situazione ora più difficile: «Ultimo è stato il Comune di Bra – prosegue il comunicato della Leclerc-Conad -: con un delibera comunale, il mese scorso, si è adeguato ad una direttiva dell’Antitrust, organismo che a livello nazionale vigila sulla regolarità e l’equità delle regole del mercato e interviene sui Comuni a prevalenza turistica qualora non rispettino lo spirito della legge». La conclusione: «Certi della comprensione di 4000 famiglie che mediamente avevano potuto contare durante tutto il mese di maggio su un servizio, la cui interruzione fino a settembre obbligherà ad organizzarsi diversamente, auguriamo ai nostri clienti una buona estate».
Dal Comune non si intende, almeno per il momento, mutare la linea decisa a suo tempo: «Il direttore Pasco – dice il sindaco Aldo Comina, che ha anche la delega al Commercio – ha presentato, insieme ai responsabili di altri supermercati della zona, una richiesta per tenere aperto la domenica durante l’estate. Noi abbiamo ritenuto, anche sulla base delle consultazioni avviate con i commercianti, di salvaguardare un equilibrio tra piccola e grande distribuzione e concentrare le aperture domenicali in corrispondenza delle principali manifestazioni cittadine. Da settembre in poi, utilizzando le cinque domeniche in più lasciate loro a disposizione, potranno tenere aperto praticamente fino a Natale».
Sull’altro fronte, l’Ascom ritiene addirittura eccessivo il numero di aperture domenicali deciso dal Comune, come ha ribadito recentemente il presidente Pietro Rubiolo in occasione della sua rielezione: «Noi siamo dell’idea che non si possa concedere l’apertura indiscriminata, però le regole devono essere uguali per tutti. Abbiamo emesso un documento provinciale che è stato inviato in Regione in cui proponiamo un’uniformità a livello piemontese: ci auguriamo di ottenere una risposta positiva». Posizione condivisa anche dal sindaco Comina: «Ci auguriamo che si giunga presto ad una regolamentazione a livello provinciale o, meglio ancora, regionale».

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PRIMO MAGGIO. DA MONDOVI’ A GENOLA
Centri commerciali, si lavora
Inutile il “no” all’apertura di sindacati, Chiesa e Confcommercio

Da “La Stampa” del 1 maggio di ALBERTO PRIERI

Centri commerciali chiusi a Cuneo, aperti nel resto della provincia: oggi niente festa del 1° maggio per tante commesse, cassiere e magazzinieri, impegnati come in un altro normale giorno della settimana.
Nel capoluogo Grand’A e Auchan lasceranno le saracinesche abbassate. Si alzeranno, invece, alle 9 quelle del Bennet di Pocapaglia (pausa ore 13-14,30 e chiusura alle 20). Leclerc di Savigliano e Bennet a Genola avranno il continuato dalle 9 alle 20. L’Iperstanda di Borgo San Dalmazzo chiuderà appena mezz’ora prima. Mondovicino sarà aperto fino alle 21, come il Big Store di Bra.
«E’ vergognoso - protesta Evelin Van Bijnen della Cisl -: la legge Bersani consente alcune aperture domenicali, ma le festività sono tutt’altra cosa e vanno rispettate». «La normativa sul commercio invita i Comuni a tutelare le esigenze dei lavoratori almeno il 25 aprile e il 1° maggio - interviene Giorgio Ferrua, Confcommercio provinciale -: la prescrizione però non è tassativa, così i piccoli negozi restano chiusi e i centri commerciali fanno ciò che vogliono». Gino Vennettillo, Cgil: «Siamo nettamente contrari all'apertura in queste occasioni, anche il contratto nazionale di lavoro chiede ai Comuni di garantire il riposo nelle ricorrenze dedicate ai lavoratori».
Nei centri «turistici», però, non ci sono limiti alle aperture, mentre negli altri sì: la distinzione è poco chiara e si creano disparità a pochi chilometri di distanza. «Sul territorio dev’esserci una situazione uniforme - dice Salvatore Bove, Uil -. Non siamo contrari al lavoro per il turismo vero, quello in montagna ad esempio. Non capiamo invece quale servizio possano offrire ipermercati lontani dalle città, che invece di favorire il territorio pensano solo al fatturato. E chi deve lavorare ogni domenica, quando vede i figli?».
Una domanda che si pone anche la Chiesa. Monsignor Luciano Pacomio, vescovo di Mondovì: «Ognuno deve avere uno spazio di serenità e riposo personale rispetto ai ritmi frenetici della vita e, come credente, deve nutrire il proprio vivere con il Signore leggendo la Sacra Scrittura e partecipando all’Eucaristia». Per Aldo Martina di Adiconsum «lo shopping festivo è il trionfo del superfluo, però i clienti sono attirati da grandi parcheggi, ampia scelta e aperture festive». I sindacati contestano anche le modalità d’impiego del personale: «Dovrebbero essere coinvolti solo i lavoratori che volontariamente danno la disponibilità in cambio di una maggior remunerazione. Invece si arriva a vere forzature, minacciando il licenziamento chi non assicura la presenza».

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il caso

Il commercio a Cuneo tra chiusure e new entry

da “La Stampa” del 2 aprile di CARLO GIORDANO

Saracinesche che si abbassano e si alzano. Tra le chiusure degli ultimi giorni la «Macelleria Bessone», di Piero e Giusy, in corso Nizza a fianco della chiesa del Sacro Cuore. Sempre in zona ha interrotto l’attività il «Caffè pasticceria Cuneo», sotto i portici di corso Nizza a monte di corso Dante. Sul lato opposto della strada ha, invece, spento le vetrine per trasferimento in altri locali il negozio di «telefonia 3». Stessa sorte anche il punto «Wind» all’inizio di corso Giolitti.
In piazza Galimberti, da metà dicembre, sono vuoti i locali di «Ciao Bimbo». Al suo posto potrebbe riaprire un bar. A poche decine di metri vetrine foderate di fogli di carta, segno di smobilitazione, anche per il negozio di abbigliamento all’angolo con via Pascal. Da fine gennaio ha chiuso anche la cartoleria «Scuola», in via Vittorio Amedeo II, angolo via XX Settembre. «Il locale è grande 130 metri quadrati - spiegano i titolari -. Il giro d’affari era buono, purtroppo ci sono troppi costi aggiuntivi come l’affitto e le tasse. Per questo motivo abbiamo deciso di lasciare». Elevato turnover di aperture e chiusure anche nella zona di corso Nizza alta, dove sono concentrari oltre 200 negozi. «La parte più sofferente è quella a monte di corso Galileo Ferraris - spiega Desirè Lubatti, del comitato “Cuneo Nuova ‘82” -. Recentemente ci sono, però, anche segnali positivi come l’imminente apertura di due nuove attività, una delle quali dovrebbe essere un negozio “Fila”. Abbiamo chiesto al Comune di coinvolgere maggiormente questa parte della città con iniziative ed eventi. Ne discuteremo in un incontro in municipio il 22 aprile».
C’è, però, anche chi ha deciso di continuare a scommettere sul commercio, come i titolari della storica libreria «Salomone», in via Roma, a due passi dal Duomo che lunedì ha chiuso provvisoriamente i battenti per ristrutturazione. L’apertura dei nuovi locali è già programmata per il 17 aprile. Ieri tra le bancarelle del mercato veniva anche annunciata, con la distribuzione a tappeto di volantini, l’apertura di un nuovo ristorante-pizzeria in corso De Gasperi, di fronte all’Itis.

 

 

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