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Centro Ferrero: accordo promosso al referendum

Da “La Stampa” del 7 novembre di Isotta Carosso

Cinquantaquattro voti a favore e cinquantadue contro. E’ questo il bilancio del referendum che si è svolto ieri tra i dipendenti del Centro di riabilitazione Giovanni Ferrero di Alba per decidere se siglare o meno l’accordo con la San Giorgio, la società che si è aggiudicata l’istituto durante l’asta di ottobre. Hanno votato 106 lavoratori su 123.
La proprietà, dopo giorni di lunghe trattative, è rimasta ferma nella volontà di applicare il contratto Anaste di tipo socio-assistenziale, mentre i sindacati hanno chiesto sin dall’inizio il mantenimento dell’attuale contratto di sanità privata. Una distanza che una settimana di incontri e assemblee non era riuscita a colmare e che ha portato alla decisione di lasciare l’ultima parola ai dipendenti.
«Una situazione molto delicata - commenta Danila Botta, della Cigl -. I dipendenti si sono spaccati ed è prevalsa la preoccupazione di perdere il posto di lavoro. Come sindacati non accogliamo con entusiasmo questa decisione, ma ne prendiamo atto».
Con il risultato del referendum in mano, le rappresententanze sindacali ieri pomeriggio si sono incontrare nuovamente con la proprietà per definire tutti i dettagli dell’accordo. L’incontro è andato avanti fino a sera. «L’inquadramento economico e normativo proposto dalla San Giorgio passa dalla sanità privata alla pura assistenza, dimenticando che le attività del Centro sono prioritariamente a valenza sanitario-riabilitativa» avevano protestato mercoledì pomeriggio sotto il municipio dipendenti e sindacati, facendo anche trapelare il timore che venga snaturata la funzione aziendale e il Centro trasformato in una semplice Casa di riposo.
«Ho incontrato nuovamente l’amministratore unico della società San Giorgio ieri poemriggio - dice il sindaco Maurizio Marello - e anche in questa occasione mi ha assicurato che non è nelle sue intenzioni modificare le finalità del servizio, ma anzi eventualmente di potenziarle. Se, come sembra, la trattativa si sta chiudendo positivamente, è un primo segnale che ci ridà fiducia, anche se è solo l’inizio di un percorso».
La società San Giorgio si è aggiudicata la struttura per 13 milioni e 200 mila euro. La vendita è però subordinata all’accordo tra azienda e sindacato che deve essere siglato entro mercoledì prossimo.

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ALBA. IERI I LAVORATORI SONO STATI RICEVUTI DAL VICESINDACO
Centro Ferrero, si torna a trattare

Da “La Stampa” del 5 novembre di ]ISOTTA CAROSSO
ALBA
Riprenderà stamane la contrattazione tra sindacati e la società «San Giorgio», vincitrice dell’asta, sul contratto da applicare ai lavoratori del Centro Ferrero. Lunedì un primo incontro era fallito, poi due assemblee dei lavoratori e il presidio di ieri pomeriggio sotto il Municipio, proprio durante la Giunta comunale. «Le posizioni tra le parti sono distanti - dicono i rappresentanti sindacali di Cgil, Cisl e Uil -. La San Giorgio propone un contratto di tipo socio-assistenziale, mentre i dipendenti chiedono che sia mantenuto l’attuale contratto della sanità privata. Oltre a un inquadramento contrattuale peggiore, temono anche che venga messa in discussione la mission aziendale del Centro, che è e deve rimanere una struttura a carattere sanitario e riabilitativo e non essere trasformata in una Casa di riposo».
Una delegazione di rappresentanze sindacali e lavoratori ha avuto ieri mattina anche un incontro in municipio con il vice sindaco Mariangela Roggero Domini, che dice: «L’Amministrazione comunale non è competente e non può intromettersi nelle trattative, ma può sentire le ragioni delle parti, per invitarle a trovare un accordo. E’ nostra volontà fare il possibile per tutelare i dipendenti, i 900 utenti e le loro famiglie».
A un anno dall’ultima manifestazione, i lavoratori esasperati sono tornati in piazza Duomo e hanno distribuito volantini. «Non possiamo ancora una volta essere noi a pagare - dicono -. Abbiamo lavorato per mesi senza stipendio, garantendo la qualità del servizio. La proposta che ci fanno è una mancanza di rispetto, non chiediamo l’elemosina, ma solo quello che è giusto».
«Oggi il compito della San Giorgio - risponde la titolare, Margherita Artusio - è quello di garantire la continuità lavorativa al gruppo degli operatori, impegno che cercheremo di perseguire nell’interesse degli stessi, tenendo conto della situazione odierna del Centro e ponendoci come obiettivo la sua solidità futura».

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Centro Ferrero punta su più servizi

Ieri l’incontro tra nuova proprietà e i rappresentanti dei 123 dipendenti

Da “La Stampa” del 23 ottobre di GIUSEPPINA FIORI
ALBA
Il futuro del Centro di riabilitazione «Giovanni Ferrero» è stato oggetto di un primo incontro tra la società San Giorgio srl di Alba (che si è aggiudicata l’istituto all’asta in tribunale per 13 milioni e 200 mila euro), e le organizzazioni sindacali. Si è svolto in un clima collaborativo, che ha fatto esprimere giudizi positivi da entrambe le parti, anche se la consultazione è appena iniziata. Un altro incontro è già stato fissato per lunedì alle 13, sempre nella sede del Centro, in via De Amicis. Delicato e importante il confronto tra le parti. Come prevedono le norme, la vendita è subordinata all’accordo che azienda e sindacato devono raggiungere entro trenta giorni, a partire dal 12 ottobre. In gioco il futuro dei lavoratori e delle attività svolte nell’istituto, che ospita circa 150 disabili e anziani. Per i sindacati, i punti essenziali della trattativa, che sono già stati sollevati, riguardano il progetto aziendale, i livelli occupazionali, l’applicazione contrattuale, la liquidazione delle spettanze economiche pregresse.
I sindacalisti Danila Botta (cgil), Fabrizio Silvestro (cisl) e Gianni La Motta (uil) affermano: «La San Giorgio ha detto di non aver ancora avuto il tempo di definire nei dettagli il piano aziendale, ma che l’obiettivo sostanziale è il consolidamento e possibilmente l’ampliamento delle attività attualmente presenti nella struttura. Pertanto, i livelli occupazionali non dovrebbero subire importanti variazioni, salvo alcuni aggiustamenti in relazione alle esigenze dell’azienda».
I sindacati hanno chiesto il mantenimento dell’attuale contratto della sanità privata per i dipendenti. L’azienda sta anche valutando l’ipotesi di esternalizzare alcuni servizi di supporto (cucina, lavanderia, amministazione). Sindacati e lavoratori attendono risposte definitive.
L’imprenditrice Margherita Artusio, amministratore unico della società San Giorgio srl: «Mi auguro e sono fiduciosa che la vicenda si concluderà positivamente per tutte le parti».
Il «Centro Ferrero» attualmente ha 123 dipendenti tra cui 2 dirigenti, 3 collaboratori a progetto e 15 interinali. E altre 30 persone tra medici, psicologi e consulenti, che hanno contratti di collaborazione.

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ISTITUTO DI RIABILITAZIONE. ASTA ALLA «SAN GIORGIO»
Centro Ferrero venduto agli albesi

Da “La Stampa” del 13 ottobre di GIUSEPPINA FIORI
ALBA
Il Centro di riabilitazione Giovanni Ferrero srl è stato aggiudicato alla società San Giorgio srl di Alba per 13.200.000 euro. Rimarrà così in mani albesi l’istituto che era già stato venduto all’asta il 10 settembre alla cooperativa sociale «Med Services» di Voghera, unica partecipante alla gara, per 12 milioni di euro. Ma, come consentito dal bando, la San Giorgio ha rilanciato con un aumento del 10%. Il giudice delegato del fallimento dell’istituto, Fabrizio Pasi, ha così indetto una nuova gara tra i due contendenti, che si è svolta ieri in tribunale. «Med Services» non ha più presentato alcuna offerta e l’aggiudicazione del Centro è andata alla società San Giorgio, con sede in corso Langhe 25 e di cui è amministratore unico l’imprenditrice albese Margherita Artusio. La San Giorgio, operativa dal 2000, ha per oggetto sociale la gestione diretta e indiretta di strutture socio-assistenziali e socio sanitarie per disabili e anziani.
Poche parole di commento da Margherita Artusio: «In riferimento all’aggiudicazione all’asta tenutasi ieri in tribunale, riconfermiano la volontà della San Giorgio srl di affrontare con positività l’impegno non indifferente che l’attende. Ora si aprirà un periodo di trattativa sindacale, indubbiamente delicato, che ci auguriamo sia sereno e costruttivo. Contemporaneamente occorrerà mettere immediatamente in atto ogni azione utile per consolidare le basi coerenti con la nostra ipotesi gestionale. Ogni situazione verrà esaminata mantenendo come priorità il benessere degli ospiti».
Il curatore fallimentare Luca Poma: «Il Centro Ferrero è stato venduto a 13.200.000 euro, una cifra abbastanza significativa ma non sufficiente a garantire il pagamento integrale dei creditori. Speravamo in qualcosa di più. Ci sono comunque ancora crediti da incassare da altre fonti».
La San Giorgio e i sindacati avranno tempo trenta giorni per raggiungere un accordo, come prevedono le norme. Quindi si procederà all’atto ufficiale di vendita davanti al notaio e terminerà la gestione provvisoria.
La sindacalista Danila Botta (Cgil): «Prima di esprimere giudizi attendiamo di conoscere il piano industriale, le decisioni dell’azienda, le garanzie contrattuali. In ogni caso chiederemo il mantenimento dei posti di lavoro e il contratto della sanità privata».
Fabrizio Silvestro (Cisl): «Il Centro Ferrero vive solo ed esclusivamente di finanziamenti pubblici da parte delle Asl e dei consorzi socio-assistenziali, ovvero soldi della comunità. Pertanto dovrà essere gestito garantendo tutte le attività svolte fino ad oggi, nel rispetto totale dei dipendenti».
Aurelio Brunetti (Uil): «E’ positivo il fatto di essere arrivati alla vendita del Centro, ma ora occorrerà impegnarsi per il mantenimento dei livelli occupazionali, degli standard di professionalità e qualità, e per la continuità dell’erogazione dei servizi».
Per la San Giorgio l’acquisto del Centro Ferrero fa seguito di poco all’aggiudicazione di un altro bando che le ha consentito di acquisire l’edificio in cui è ospitata la casa di riposo «Toso» di Canale.

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Spunta una nuova offerta per il “Centro Ferrero”
L’istituto era stato venduto all’asta a una cooperativa

Da “La Stampa” del 23 settembre di GIUSEPPINA FIORI
ALBA
Colpo di scena per il Centro di riabilitazione Giovanni Ferrero srl, fallito a dicembre 2008. Una nuova offerta di acquisto in busta chiusa è arrivata in tribunale, dopo che l’istituto era stato venduto all’asta per 12 milioni di euro alla cooperativa sociale «Med Services» di Voghera.
La notizia di un nuovo offerente è trapelata, dopo che è stata comunicata ai sindacati e alla «Med Services» per invitarli a sospendere il primo incontro in programma ieri tra le parti, che è stato così annullato. Non si conosce il nome del nuovo offerente, nè l’entità del rilancio. Il bando prevedeva la possibilità di presentare nuove offerte entro dieci giorni dall’aggiudicazione, con un aumento minimo del 10%.
Spetterà al giudice verificare, con il curatore fallimentare, se si tratta di un’offerta regolare e prendere gli opportuni provvedimenti. Non è escluso che possa essere indetta una nuova asta, ma al momento non si sa quale decisione sarà presa nei prossimi giorni. La notizia dell’offerta è stata accolta con un certo stupore. Francesca Scaramuzzino, presidente della cooperativa sociale «Med Services»: «Abbiamo avuto comunicazione della nuova proposta, presentata entro il termine consentito. È stata una sorpresa. Se sarà indetta una nuova asta, valuteremo molto serenamente se partecipare. La nuova situazione sarà analizzata in una riunione del Cda, che si terrà presto». Il sindaco Maurizio Marello: «Cerchiamo di leggere positivamente l’evolversi dei fatti. Fino al 10 settembre sembrava che nessuno fosse interessato al Centro Ferrero. Oggi ci sono più offerte concrete. La nostra speranza è che l’istituto finisca in buone mani».
Il sindacalista Fabrizio Silvestro (Cisl): «Il primo incontro tra i sindacati e la “Med Services” era in programma ieri mattina al Centro Ferrero, in vista dell’accordo tra le parti, secondo le procedure previste in questi casi. È stato rinviato dopo che abbiamo ricevuto il fax dall’ufficio legale del fallimento con il quale ci veniva annunciato il deposito in tribunale della busta chiusa con la nuova offerta. Attendiamo lo sviluppo della vicenda».
Danila Botta (Cgil): «Non sappiamo nulla della nuova offerta, né chi rappresenti. Siamo in attesa di capire le finalità. Se si tratta di un rilancio, dimostra che avevamo ragione noi a sostenere che il Centro è un’azienda appetibile. Non è il sindacato a determinare il futuro dell’istituto, ma gradiremmo che la nostra voce non fosse inascoltata. La parte sindacale dovrà trovare un accordo con chiunque acquisti la struttura». L’aggiudicazione alla «Med Services» era avvenuta all’asta del 10 settembre, dopo due gare deserte. La cooperativa di Voghera, che era l’unica partecipante, opera nel settore sociale da vent’anni, sostenuta da un Fondo di investimenti. La direzione aveva subito annunciato l’intenzione di mantenere tutti i posti di lavoro.

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Il Centro Ferrero ad una Coop

Medici e operatori nella cooperativa che gestisce altre sei strutture

Da “La Stampa” del 11 settembre di GIUSEPPINA FIORI
ALBA
Il Centro di riabilitazione Giovanni Ferrero srl è stato acquistato dalla cooperativa sociale «Med Services» con sede a Voghera per 12 milioni di euro, oltre agli oneri fiscali. La vendita è avvenuta ieri in tribunale, davanti al giudice Fabrizio Pasi, delegato del fallimento del Centro dichiarato a dicembre 2008. Era la terza volta che il prestigioso complesso per handicappati e anziani di via De Amicis veniva messo in vendita, me le due gare precedenti erano andate deserte. Unica offerta, ieri, è stata quella di «Med Services», che opera nel settore da vent’anni e gestisce altre sei strutture Rsa (residenze socio-assistenziali) e riabilitative, alcune delle quali in Lombardia e Liguria, per un totale di 700 posti letto. E’ sostenuta da un Fondo di investienti, proprietario delle strutture.
Soddisfatto il curatore fallimentare Luca Poma, che ha commentato: «Finalmente il tribunale ha aggiudicato il Centro a persone del settore, serie. Ci sono tutte le prerogative affinché l’attività d’impresa, molto importante per Alba, possa continuare sotto i migliori auspici. Occorrerà un mese di tempo per le pratiche burocratiche. Med Services subentrerà ad ottobre».
Sul ricavato. «Speravamo di ottenere qualcosa di più per i creditori, ma 12 milioni di euro sono una cifra rispettabile. Cercheremo di recuperare ancora in altri modi».
La presidente di Med Services, Francesca Scaramuzzino: «Entriamo nella struttura albese con tutta la nostra esperienza, professionalità e trasparenza. Speriamo che tutto prosegua al meglio, per il bene comune. Incontreremo i sindacati. Prevediamo di mantenere tutti i posti di lavoro».
Massimo Bariani, uno dei soci del Fondo di investimenti: «Considerando che in futuro si dovrà investire per sistemare, possiamo parlare di una operazione da 15 milioni di euro».
La presidente Scaramuzzino e Massimo Mariani: «Nei prossimi mesi ci sarà da lavorare molto per stabilire un equilibrio gestionale-economico che possa dare tranquillità a tutti i dipendenti per un futuro sereno e per la qualità che il Centro di riabilitazione merita».
Della cooperativa Med Services fanno parte medici, terapisti, infermieri, mentre nel Fondo di investimenti ci sono importanti finanziatori. Tra le strutture gestite da Med Services ci sono «Il parco delle cave» di Milano, «Il Naviglio» di Corsico e la «Casa Santissima Concezione» di Genova.

I dipendenti commossi premiati i nostri sforzi

Da “La Stampa” del 11 settembre

Si sono commossi, alcuni avevano le lacrime agli occhi. Un gruppo di lavoratori del Centro di riabilitazione Giovanni Ferrero ha reagito così, ieri, alla notizia della vendita dell’istituto.
«Per mesi abbiamo accumulato tensione, stress per l’incertezza sul nostro futuro, timori di perdere il lavoro. I nostri nervi sono stati messi a dura prova» commentavano nei corridoi del tribunale in attesa dell’esito dell’asta, incerto fino all’ultimo. E ancora: «Aspettavamo da tempo questo momento. Siamo contenti di questa svolta. Ci auguriamo sia l’inizio di una nuova era, non solo per noi ma anche per gli ospiti dell’istituto. Speriamo che le nostre speranze non siano deluse». Qualcuno ha ricordato: «Se non avessimo resistito, lavorato senza stipendio per mesi, forse ora il Centro sarebbe chiuso. E’ soprattutto merito dei lavoratori se l’attività ha potuto continuare. Speriamo che i nostri sforzi siano riconosciuti, che i posti di lavoro siano mantenuti». Una operatrice: «Non ho cercato un altro lavoro perché all’istituto ci sono molti ragazzi che hanno bisogno di noi. E’ anche per questo motivo che la maggior parte dei dipendenti è rimasta al Centro».
Ora si attende il confronto tra la nuova gestione e i sindacati. Il sindacalista Fabrizio Silvestro (Cisl): «Siamo soddisfatti dell’aggiudicazione. Per noi è un punto di partenza. Rimaniamo in attesa della convocazione per il percorso previsto dalla legge in questi casi, che dovrebbe concludersi con un accordo entro trenta giorni». Anche Danila Botta (Cgil) punta sulla trattativa che aprirà entro breve.

 

 

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ALBA. ISTITUTO DI RIABILITAZION
Centro Ferrero, nessuno lo vuole

Da “La Stampa” del 29 luglio di GIUSEPPINA FIORI
ALBA
Nuovo tentativo di vendita del Centro di riabilitazione Giovanni Ferrero srl di via De Amicis, fallito a dicembre 2008. Al tribunale di Alba è stata indetta la terza asta per il 10 settembre. Per rendere l’offerta più appetibile il prezzo base è stato ulteriormente ribassato a 12 milioni di euro, oltre gli oneri fiscali. Le due aste precedenti, andate deserte, erano state indette a 17.988.000 e 15 milioni di euro ma, nonostante dimostrazioni di interesse per l’acquisto del complesso che presta servizi assistenziali e sanitari, nessun compratore si è fatto avanti.
L’istituto continua la sua attività con i circa 160 dipendenti per i 150 ospiti fra handicappati e anziani, con una gestione provvisoria affidata al curatore fallimentare, ma tutti sperano in una svolta decisiva. Il curatore, Luca Poma: «Ho segnalato l’opportunità di procedere senza ritardo all’indizione di una nuova gara per la vendita dell’azienda ad un prezzo inferiore rispetto a quello fissato in precedenza. Speriamo che le dimostrazioni di interesse si trasformino in offerte concrete. Il Centro continua la sua attività in sostanziale pareggio, senza creare perdite. Con l’esercizio provvisorio siamo riusciti a risolvere non pochi problemi e ora gli imprenditori possono vedere opportunità».
Gli interessati potranno presentare le offerte in tribunale fino alle 10 del 10 settembre. Dovranno essere contenute in buste chiuse, che verranno aperte solo al momento dell’asta davanti al giudice delegato del fallimento, Fabrizio Pasi. Dovranno essere accompagnate da un assegno circolare di 900.000 euro, a titolo di cauzione. Ogni eventuale aumento non potrà essere inferiore a 50.000 euro. Gli offerenti non dovranno avere alcun rapporto con chi amministrava il Centro prima del fallimento.
In vendita è un complesso con immobli di pregio e di ampie dimensioni, con impianti, attrezzature e arredi, convenzionato con aziende sanitarie locali.

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ALBA. L’ASTA DI IERI E’ ANDATA DESERTA
Centro Ferrero, nessuna offerta

Da “La Stampa” del 30 maggio di GIUSEPPINA FIORI
ALBA
E’ andata deserta l’asta per la vendita del Centro di riabilitazione Giovanni Ferrero srl, fallito a dicembre 2008. Ieri era fissata in tribunale, davanti al giudice delegato Fabrizio Pasi, la gara per la cessione del complesso, che presta servizi sanitari e assistenziali a disabili e anziani, ma non è arrivata nessuna offerta. Molta delusione tra i lavoratori, in attesa di una svolta decisiva. Il prezzo base minimo era di 17.988.000 euro, oltre agli oneri fiscali e le eventuali offerte avrebbero dovuto essere accompagnate da un assegno di 900.000 euro, a titolo di cauzione. Ma nessuno si è fatto avanti.
Il curatore del fallimento, Luca Poma, al quale è affidato l’esercizio provvisorio d’impresa, che consente la continuazione dell’attività: «L’asta è andata deserta, come era in parte prevedibile. Sono in gioco diversi milioni di euro e possono esserci difficoltà economiche, anche legate al momento che stiamo vivendo. Inoltre può darsi che qualcuno speri in un ribasso. Contiamo di riproporre la gara entro fine giugno. La prossima settimana sarà stabilita la data».
Alcuni dipendenti del Centro Ferrero hanno commentato: «Siamo delusi e preoccupati. Speravamo, con la vendita del Centro, di iniziare un nuovo rapporto di lavoro, sicuro e durevole. Invece non ci sono ancora soluzioni. Allo stress quotidiano del lavoro con persone che hanno disturbi psichici e fisici, si aggiunge quello dell’incertezza sul nostro futuro».
Con i lavoratori c’era anche la sindacalista Danila Botta (Cgil), che ha osservato: «Speravamo nella vendita per concludere la vicenda, anche se sappiamo che quasi sempre le aste vanno deserte in prima battuta. Un rinvio, in condizione normale, sarebbe vissuto con più serenità. In questo caso, invece, ha suscitato molto malumore nel personale, esasperato». Fabrizio Silvestro sindacalista della Cisl: «Ci dispiace che l’asta sia andata deserta. I lavoratori devono rimanere ancora nell’incertezza».
Per quanto riguarda la procedura fallimentare del Centro Ferrero si sono svolte due audizioni in tribunale per l’esame dello stato passivo. Sono stati 295 i creditori, tra dipendenti e fornitori, che hanno presentato domanda di insinuazione nel fallimento. Dice il curatore Luca Poma: «Lo stato passivo finora accertato è di 13.667.000 euro, ma non è ancora definitivo. Ci possono essere delle insinuazioni tardive, che potrebbero far salire il passivo a 20-30 milioni di euro. Tra le domande abbiamo escluso crediti per circa 2-3 milioni di euro: non erano sufficientemente documentati».

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ALBA. IL 29 MAGGIO IN TRIBUNALE
Dopo il “crac” si vende all’asta il Centro Ferrero

Da “La Stampa” del 30 aprile di GIUSEPPINA FIORI
ALBA
Il Centro di riabilitazione Giovanni Ferrero srl di via De Amicis sarà messo in vendita all’asta ad un prezzo base minimo di 17.988.000 euro. Il giudice delegato del fallimento del Centro, Fabrizio Pasi, ha autorizzato il curatore Luca Poma a procedere alla cessione. La gara si terrà in tribunale, davanti al giudice Pasi, il 29 maggio (alle 12). Fino ad allora non si conosceranno i nominativi degli interessati all’acquisto. Solo quel giorno saranno aperte le buste contenenti le offerte, che potranno essere presentate alla cancelleria del tribunale fino alle 10 del 29 maggio.
Spiega il curatore Luca Poma, che ha anche ricevuto l’incarico della gestione provvisoria: «Ci sono molti interessamenti. Ne sono arrivati a livello locale, regionale e anche nazionale. Fanno supporre che ci sia la volontà di acquistare questo complesso». Per quanto riguarda il prezzo base d’asta di 17.988.000 euro (oltre agli oneri fiscali) il curatore precisa: «Sono state fatte valutazioni con perizie di esperti. Riguarda tutti i beni immobili e mobili del Centro di riabilitazione. Non è compreso il Medical hotel della terza età, in fase di costruzione, che è di proprietà della Fondazione».
Le offerte dovranno proporre un importo almeno pari alla cifra indicata e allegare un assegno di 900 mila euro, a titolo di cauzione.
La vendita all’asta, dopo travagliate vicende, rappresenta una svolta per il Centro Ferrero, l’istituto con 160 occupati tra dipendenti e collaboratori. Nonostante le difficoltà ha continuato ad ospitare 150 disabili, handicappati e anziani, offrendo servizi nel settore sanitario e assistenziale.
Il sindaco, Giuseppe Rossetto: «E’ importante arrivare all’asta pubblica e ad un assetto definitivo che mantenga i servizi per le fasce più deboli e l’occupazione. Sono convinto che ci siano anche possibilità di sviluppo nelle strutture in via di costruzione. Dopo tanto buio, si intravede la luce».
Fiduciosi anche i rappresentanti sindacali.
Danila Botta, segretaria provinciale Funzione pubblica cgil: «Non vediamo l’ora che questa vendita si concluda e che i lavoratori abbiano certezze per il futuro. Il sindacato ha sempre timori quando avvengono trasferimenti di proprietà. Non sappiamo chi acquisterà e quale sarà il piano aziendale dell’acquirente. La prima richiesta sarà un tavolo di trattativa con la nuova proprietà».
Fabrizio Silvestro responsabile sanità Cisl della zona Alba-Bra: «Non dobbiamo dimenticare che il Centro Ferrero ha continuato la sua attività grazie alla disponibilità dei dipendenti, che hanno lavorato per sei mesi senza stipendio. Anche per questo chiediamo che siano mantenuti i posti di lavoro, gli attuali contratti nella sanità privata. Abbiamo chiesto l’appoggio di Comune e Regione. L’acquirente non deve avere collegamenti con la precedente dirigenza».
Dopo il fallimento del Centro dichiarato il 17 dicembre 2008, è fallita anche la Fondazione «Giovanni e Ottavia Ferrero» onlus con sede in via De Amicis. Giudice delegato è Fabrizio Pasi, curatore Luca Poma. Per il 14 luglio è fissata la riunione in tribunale per l’esame dello stato passivo.
La Fondazione fu costituita nel 1989 dalla fondatrice dell’istituto, Ottavia Amerio vedova Ferrero, che vi fece confluire l’intero complesso del Centro di riabilitazione e alla quale destinò tutto il suo ingente patrimonio allo scopo di fornire assistenza ai disabili. Rimane da districare l’intreccio tra Fondazione e Centro, una società a responsabilità limitata.

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ALBA. ISTANZA DELLA PROCURA
Fondazione Ferrero: chiesto il crac

Da “La Stampa” del 8 marzo di GIUSEPPINA FIORI
ALBA
La Procura di Alba ha presentato al tribunale la richiesta di fallimento per la «Fondazione Giovanni e Ottavia Ferrero», con sede in via De Amicis. L’istanza del procuratore capo Luciano Tarditi e del sostituto Laura Deodato fa seguito al fallimento (chiesto a novembre 2008 dalla Procura e dichiarato dal tribunale il 16 dicembre) del Centro di riabilitazione «Giovanni Ferrero srl», l’istituto interamente di proprietà della Fondazione che accoglie circa 150 handicappati, disabili e anziani.
Il prefetto di Cuneo Bruno D’Alfonso, con decreto del 21 gennaio aveva già dichiarato l’estinzione della Fondazione «Giovanni e Ottavia Ferrero onlus», dopo aver constatato che era venuto meno il patrimonio della Fondazione stessa con la conseguente impossibilità di raggiungere gli scopi sociali. L’estinzione è stata disposta dopo il commissariamento della Fondazione, con ispezioni amministrative, iniziate a ottobre 2008, per verificare il grave stato di dissesto finanziario in cui l’ente era venuto a trovarsi.
L’autorità giudiziaria albese, esaminato l’esito degli accertamenti effettuati in merito a presunte gravi irregolarità nella gestione del Centro di riabilitazione, ha avviato un procedimento penale per bancarotta fraudolenta distrattiva e documentale. La gravissima situazione di insolvenza, che secondo gli inquirenti sarebbe stata determinata dalle modalità con cui erano state portate avanti le attività dell’ente benefico, ha così condotto anche alla richiesta di fallimento della Fondazione, in merito alla quale il tribunale di Alba si pronuncerà il prossimo 7 aprile.
Intanto, nell’ambito dell’inchiesta, il 4 marzo sono state effettuate alcune perquisizioni domiciliari, su ordine dell’autorità giudiziaria albese. Secondo gli inquirenti, le indagini avrebbero evidenziato l’avvenuta distrazione di somme per oltre 6.000.000 di euro a danno delle casse del Centro di riabilitazione, cifra che sarebbe suscettibile di significativi incrementi. Durante le perquisizioni del 4 marzo è stata rinvenuta e sottoposta a sequestro una copiosa documentazione, che è tuttora oggetto di esame. Inoltre è stata individuata e sequestrata (su decreto della Procura) una somma pari a circa 300.000 euro (costituente parte dei 6.000.000 di euro di presunta distrazione) depositata presso una società di assicurazione di Alba. Le attività investigative, dirette dalla Procura della Repubblica di Alba, sono svolte dai militari del Nucleo di polizia tributaria di Cuneo.

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ALBA. IL «DOPO FALLIMENTO
Garanzie per il Centro Ferrero

Da “La Stampa” del 13 febbraio di ]GIUSEPPINA FIORI
ALBA
Un vincolo edilizio di almeno 50 anni su tutta la proprietà del Centro di riabilitazione e della Fondazione «Giovanni e Ottavia Ferrero onlus» per un utilizzo esclusivo di attività socio-sanitarie e riabilitative al fine di evitare qualsiasi progetto di speculazione edilizia. La richiesta, rivolta al Comune, è la prima di una serie di garanzie che i sindacati Cgil-Cisl Funzione pubblica hanno avanzato allo scopo di assicurare il proseguimento dell’attività del Centro Ferrero e la tutela dei lavoratori. Le richieste sono contenute nella lettera inviata al sindaco di Alba e ai capigruppo consiliari, al direttore dell’Asl CN2, al curatore fallimentare, al presidente della Provincia, agli assesori regionali alla Sanità e Assistenza, al Centro di riabilitazione e alla Fondazione, e per conoscenza alla Prefettura.
Chiedono, inoltre, che nel capitolato della gara che sarà indetta per la vendita della struttura sia inserita la precisazione che l’acquirente non abbia nessun collegamento con la passata dirigenza, che si impegni a mantenere vive tutte le attività nonché il contratto nazionale della sanità privata e il riconoscimento dell’anzianità di servizio agli operatori.
I sindacati auspicano che la magistratura persegua i responsabili del dissesto finanziario-economico. Nel caso in cui tali responsabilità fossero accertate, chiedono alle parti pubbliche di costituirsi parte civile «per avere indietro i fondi che gli amministratori hanno utilizzato per i loro stipendi sia nel Cda che nel collegio sindacale».
A proposito della richiesta avanzata al Comune di istituire un vincolo, che i sindacati hanno messo al primo punto per scongiurare speculazioni, il sindaco di Alba, Giuseppe Rossetto, replica: «L’attuale Piano regolatore prevede già il vincolo a servizio socio-assistenziale, confermato anche nel nuovo strumento urbanistico in fase di formazione. Non abbiamo mai pensato di cambiare. Anzi ci adoperiamo perché l’attività continui e i servizi non siano ridotti».

Il 7 aprile Si esaminerà lo stato passivo

I 150 lavoratori del Centro di riabilitazione «Giovanni Ferrero» da due mesi ricevono lo stipendio, dopo aver lavorato sei mesi senza essere pagati. I sindacalisti Fabrizio Silvestro e Danila Botta: «E’ positivo il fatto che i lavoratori tornino ad essere pagati. Ma restano preoccupazioni sul loro futuro: abbiamo chiesto garanzie agli enti pubblici, perché continuino ad interessarsi a mantenere viva una struttura che ospita disabili e per la quale gli operatori hanno fatto tanti sacrifici». A seguito di una grave crisi economico-finanziaria il 17 dicembre il Centro di riabilitazione «Giovanni Ferrero» è fallito e il 7 aprile si terrà la riunione per l’esame dello stato passivo. Il 21 gennaio il Prefetto di Cuneo, Bruno d’Alfonso, ha dichiarato con decreto l’estizione della Fondazione «Giovanni e Ottavia Ferrero onlus».

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ALBA. DOPO IL FALLIMENTO
La Regione aiuterà il Centro Ferrero

Da “La Stampa” del 16 gennaio di ROBERTO FIORI
TORINO
«La Regione manterrà e se possibile migliorerà le convenzioni e gli accreditamenti con il Centro di riabilitazione Giovanni Ferrero di Alba, a patto che chi prenderà in mano la struttura mantenga il profilo e la sostanza dell'attuale attività». E' questa la principale novità emersa ieri pomeriggio dalle parole dell'assessore regionale al Welfare, Lavoro e Programmazione socio sanitaria, Angela Migliasso, durante l'audizione nella commissione del Consiglio regionale torinese, a cui sono intervenuti tutti i soggetti coinvolti nella vicenda.
«Ho partecipato volentieri alla riunione in Regione, dopo quella di Alba nei giorni scorsi - dice ancora l'assessore -. Ho ribadito tutto il nostro interesse affinché il Centro possa continuare ad erogare le sue prestazioni e la speranza che anche con il nuovo assetto possano essere mantenuti tutti gli attuali posti di lavoro».
Il curatore e amministratore fallimentare Luca Poma ha annunciato che già da oggi sui giornali nazionali apparirà un annuncio per raccogliere le manifestazioni ufficiali di interesse all'acquisto e che nell'arco di due o tre mesi si potrà arrivare all'asta per la vendita del Centro di via De Amicis.
Il sindaco Giuseppe Rossetto, intervenuto all'incontro di ieri insieme con il direttore generale dell'Asl Cn2 Alba-Bra, Giovanni Monchiero, il presidente del consorzio socio-assistenziale, Sebastiano Cavalli, i consiglieri regionali Alberto Cirio e Mariano Rabino, si dice soddisfatto per i passi finora compiuti, ma esprime qualche timore per il futuro. «Anche questa audizione - commenta - dimostra il grado di sensibilità intorno alla vicenda. Sono fiducioso, ma è evidente che è necessario da parte nostra mantenere alta la guardia affinché sia garantito il livello occupazionale, ma anche e soprattutto il tipo di servizi forniti». Il rischio è che il nuovo acquirente voglia ridimensionare o cambiare indirizzo alla struttura, magari alla ricerca di più profitti. «Il Centro offre prestazioni articolate in un settore molto delicato e importante per tutto il territorio albese - aggiunge Rossetto -. Dobbiamo fare di tutto per garantire la continuità di questi servizi anche con la nuova gestione». Una speranza ribadita pure dai rappresentanti delle famiglie degli ospiti dell'istituto.
I rappresentanti sindacali hanno proposto alla Regione di verificare l'opportunità di costituirsi parte civile nell'eventuale procedimento che dovrà stabilire cause e responsabilità del fallimento. Una possibilità che non è stata esclusa dall'assessore Migliasso, anche se per ora la giudica prematura, in attesa dell'evolversi dell'inchiesta.
Anche la Chiesa albese, dopo aver promosso una colletta che ha raccolto trentamila euro da destinare ai 150 dipendenti rimasti per mesi senza stipendio, prosegue la sua opera di solidarietà e di sensibilizzazione nei confronti della vicenda. «Manterremo il più alto livello di attenzione perché sia fatta luce sulle motivazioni che sono state alla base del dissesto della struttura e non ci stancheremo di sollecitare in ogni sede i necessari interventi pubblici affinché non ne sia compromessa l'operatività a sostegno delle persone disabili e, pur nell'esigenza del necessario risanamento economico, non ne vengano stravolte le originarie finalità operative» dicono i sacerdoti albesi, che non tacciono neppure una richiesta esplicita di giustizia e di ricerca delle responsabilità.
Finora le persone indagate sono i quattro componenti dell'ex consiglio di amministrazione: Paolo Sacchetto (presidente), Gabriella Costa, Ennio Berlinghieri e Antonella Mignatta. L'ipotesi di reato è bancarotta distrattiva pre-fallimentare, aggravata dal danno ingente. Sul fronte della procedura fallimentare, invece, la prima udienza per l'esame dello stato passivo si svolgerà il 7 aprile nel tribunale di Alba.

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DOPO IL FALLIMENTO. INIZIATIVE ANCHE DI REGIONE E ASL
“Pronti a anticipare le paghe”

Da “La Stampa” del 19 dicembre di GIUSEPPINA FIORI
ALBA
Con il fallimento del Centro di riabilitazione «Giovanni Ferrero» srl dichiarato l’altro ieri dal tribunale su istanza della Procura, una svolta importante è stata compiuta nella travagliata vicenda dell’Istituto, che accoglie 150 tra handicappati, disabili e anziani, oltre a 900 utenti che frequentano ogni anno gli ambulatori. Il servizio finora è stato garantito grazie alla disponibilità del personale, ma tra i problemi più urgenti c’è quello dei circa 200 lavoratori (tra dipendenti, consulenti e altri operatori) che sono senza stipendio da quasi sei mesi, salvo qualche acconto.
L’Asl Cn2, come annunciato dal direttore Giovanni Monchiero all’assemblea pubblica dei giorni scorsi, ha versato in banca 300.000 euro a pagamento di prestazioni del Centro, allo scopo di dare un acconto ai dipendenti. Ma del versamento, che era stato interpretato come una boccata di ossigeno, nulla è arrivato ai lavoratori. Il commissario, Salvatore La Rosa, spiega: «Avevamo già mandato in banca l’elenco dei bonifici da effettuare, ma lo stesso giorno del versamento da parte dell’Asl è sopraggiunta la notifica di un pignoramento, che ha bloccato ogni pagamento».
Ma un intervento significativo sta arrivando da Banca d’Alba, che ha incontrato il curatore fallimentare e ha quasi concluso le trattative per due rilevanti iniziative: una indirizzata ai dipendenti per anticiparne le spettanze, l’altra al «Centro Ferrero» per consentire il proseguimento dell’attività. I particolari saranno resi noti oggi.
Altra novità dal consigliere regionale Alberto Cirio, che ieri pomeriggio nella seduta della VII commissione (Lavoro e occupazione) ha chiesto e ottenuto che sia effettuata un’audizione ufficiale specifica sul Centro Ferrero. E’ stata fissata per l’8 gennaio (alle 14,30) a Torino e si svolgerà in sede congiunta tra la VII e la IV commissione (Sanità). Verranno sentiti sindacati, lavoratori, famiglie, Asl Cn2, consorzio socio-assistenziale, Comune e Prefettura, presente l’assessore Angela Migliasso.
Dice Cirio: «Sarà un passaggio importante perché come già avvenuto in precedenti occasioni (vedi i casi Bertone, Pininfarina, Fiat) la commissione potrà prendere cognizione diretta della portata del problema e impegnare la giunta ad assumere posizioni concrete in merito. L’incontro sarà anche determinante per capire se sia praticabile la strada che vede la Regione in un ruolo di garanzia per il pagamento degli stipendi arretrati e futuri e se addirittura si possa pensare a un coinvolgimento ancora più diretto della stessa, magari per il tramite di Finpiemonte, nella gestione futura del Centro».

L’amarezza dei sindacati
“Promesse mai mantenute, neppure per un acconto”

«Ci aspettavamo il fallimento del Centro di riabilitazione ‘’Giovanni Ferrero’’, sapendo che la situazione economica e finanziaria era gravemente compromessa. Il problema ora è di trovare una soluzione per il pagamento degli stipendi e degli arretrati ai lavoratori, in attesa da mesi». Così dicono i sindacalisti Danila Botta (Cgil) e Fabrizio Silvestro (Cisl). Aggiunge Botta: «Purtroppo anche l’ultima promessa avanzata durante l’assemblea pubblica dei giorni scorsi, di dare un acconto ai dipendenti, usufruendo del versamento in banca di 300.000 euro effettuato dall’Asl Cn2, non si è avverata. Ci hanno detto che sono sopraggiunti ostacoli all’ultimo momento, ma non essendo la prima volta che vengono fatte promesse non mantenute, la fiducia dei lavoratori è venuta meno. Fino a quando non vedremo degli assegni non crederemo più alle promesse. Tra tanto sconquasso la buona notizia è quella che dall’altro ieri abbiamo un nuovo interlocutore nel curatore fallimentare».

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ALBA. ACCOLTA L’ISTANZA DELLA PROCURA
E’ fallito il Centro Ferrero

Da “La Stampa” del 18 dicembre di GIUSEPPINA FIORI
ALBA
E’ fallito il Centro di riabilitazione «Giovanni Ferrero srl», l’istituto per handicappati, disabili e anziani che da mesi era in gravi difficoltà economico-finanziarie. Il «crac» è stato dichiarato ieri dal presidente di sezione del tribunale, Fabrizio Pasi, su istanza presentata nei giorni scorsi dal sostituto procuratore Laura Deodato. Curatore è stato nominato Luca Poma di Torino, giudice delegato alla procedura sarà lo stesso Pasi.
A fallire è stata la società Centro di riabilitazione «Giovanni Ferrero srl» con oggetto sociale «la gestione di una struttura avente per scopo l’attività di natura sanitaria e socio-sanitaria rivolta a soggetti affetti da patologie configuranti handicap, nonché la gestione residenziale e diurna di adulti e anziani totalmente e parzialmente non autosufficienti». Entro 3 giorni la società dovrà depositare i bilanci, le scritture e l’elenco dei creditori. E’ fissata al 7 aprile (alle 12) la riunione in tribunale per l’esame dello stato passivo, mentre creditori e terzi che vantano diritti dovranno presentare domanda di insinuazione entro 30 giorni prima di tale data.
Il sindaco Giuseppe Rossetto: «Mi dispiace che si sia arrivati al fallimento di quello che era un “fiore all’occhiello” della città. Avrei preferito una soluzione di continuità aziendale. Non essendo stata possibile, ritengo sia un bene l’aver fatto chiarezza con l’obiettivo di mantenere il servizio e i posti di lavoro». Il consigliere regionale Mariano Rabino: «L’assessore al Welfare, Lavoro e Programmazione socio-sanitaria, Angela Migliasso, nei prossimi giorni sarà ad Alba, disponibile a incontrare i lavoratori e a valutare l’intervento della Regione. Potrebbe avvenire attraverso il Consorzio socio-assistenziale per garantire eventuali linee di credito concesse in modo agevolato dalle banche per anticipare le mensilità non pagate ai lavoratori».

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ALBA. ASSEMBLEA
Boccata d’ossigeno per il Centro Ferrero

Da “La Stampa” del 11 dicembre di ]GIUSEPPINA FIORI
ALBA
Drammatiche testimonianze dei lavoratori del Centro di riabilitazione «Giovanni Ferrero», senza stipendio da cinque mesi, e preoccupazione dai genitori degli utenti, che temono la chiusura dell’Istituto. Sono emerse l’altra sera all’assemblea pubblica nella sala «Fenoglio», affollata da dipendenti, operatori, famigliari, rappresentanti di Comune, Regione, Asl Cn2. E’ stata organizzata dai sindacati (Cgil e Cisl) e dai lavoratori per far conoscere alla città la grave crisi in cui è precipitato il Centro con 180 dipendenti, 150 ospiti e 800 utenti all’anno che frequentano gli ambulatori. L’attenzione di tutti è ora rivolta al 16 dicembre, giorno dell’udienza in tribunale in cui il giudice civile deciderà se accogliere l’istanza di fallimento del Centro presentata dalla Procura della Repubblica.
Molti gli interventi. Paolo Camera, educatore professionale al «Ferrero» da 15 anni: «Noi tutti siamo rimasti a lavorare senza stipendio per senso di responsabilità nei confronti di persone deboli, come sono disabili, handicappati e anziani». Ileana Visca, logopedista: «Non ci hanno mai detto la verità sulla grave condizione dell’Istituto. Non si possono buttare nella spazzatura tanti progetti. Ci sono i diritti degli utenti e delle loro famiglie. Per il futuro chiediamo una amministrazione seria e più controlli».
Giovanni Galletto: «A nome di tutti i genitori ringrazio gli operatori per essere rimasti al lavoro senza stipendio e invito le istituzioni a essere al loro fianco». Giovanni Chiavazza, consulente, ha illustrato l’alta qualità dei servizi offerti, con lavoro di équipe, competenze specifiche e domanda in crescita. «Ora siamo allo stremo per motivi economici e psicologici» ha detto il dottor Chiavazza. Il consigliere regionale Alberto Cirio, parlando della crisi al Centro Ferrero, di proprietà di una Fondazione onlus, ha espresso aspre critiche: «Le istituzioni avrebbero dovuto controllarne il funzionamento». E l’altro consigliere regionale, Mariano Rabino: «La Regione sta studiando se possibile intervenire, ma occorre che sia fatta chiarezza sul nuovo interlocutore». Il sindaco Giuseppe Rossetto ha dato la disponibilità ad emettere eventuali ordinanze per la continuità del servizio.
Giovanni Asteggiano ha proposto una grande manifestazione prima di Natale per mantenere viva l’attenzione in città. Mariella Bottallo, presidente del Consiglio comunale: «Si potrebbe cercare l’intervento di una banca per anticipare gli stipendi». Una situazione molto complessa per l’assessore Carlo Castellengo. Il «Ferrero» riceve la maggior parte delle risorse dagli enti pubblici, Asl e Regione. Emilia Arione del «Consorzio sinergie sociali» ha auspicato un piano per la salvezza, con la Regione.
Tra tante notizie negative, il direttore dell’Asl Cn2, Giovanni Monchiero, ha annunciato la disponibilità di una somma (non ha comunicato la cifra) per dare un acconto ai dipendenti nei prossimi giorni. Non si conosce l’ammontare dei debiti del Centro, ma si parla di circa 50 milioni di euro.
Oltre all’istanza di fallimento, la Procura ha inviato nei giorni scorsi quattro informazioni di garanzia ai componenti del consiglio di amministrazione del Centro di riabiltazione: Paolo Sacchetto (amministratore delegato), Gabriella Costa, Ennio Berlinghieri e Antonella Mignatta. L’ipotesi di reato è bancarotta distrattiva pre-fallimentare.

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ALBA. SULL’ISTANZA DI FALLIMENTO SI DECIDERA’ IL 16 DICEMBRE
Centro Ferrero: 4 indagati

Da “La Stampa” del 30 novembre di GIUSEPPINA FIORI
ALBA
Il sostituto procuratore della Repubblica di Alba Laura Deodato ha presentato in Tribunale istanza di fallimento per il Centro di riabilitazione «Giovanni Ferrero», da tempo in grave difficoltà economico-finanziaria. Il magistrato ha anche inviato informazioni di garanzia ai 4 componenti del consiglio di amministrazione: Paolo Sacchetto (presidente), Gabriella Costa, Ennio Berlinghieri e Antonella Mignatta. L’ipotesi di reato è bancarotta distrattiva pre-fallimentare, aggravata dal danno ingente.
Per quanto riguarda l’istanza di fallimento è stata fissata al 16 dicembre l’udienza davanti al giudice del Tribunale civile, che dovrà decidere se accogliere la richiesta. Gli avvocati difensori (Roberto Ponzio, di Paolo Sacchetto e Gabriella Costa; Stefano Campanello di Ennio Berlinghieri) dicono che stanno valutando la situazione e si riservano di intervenire nei prossimi giorni. Antonella Mignatta è assistita dall’avvocato Maurizio Irrera.
I provvedimenti della Procura segnano una svolta nella travagliata vicenda del Centro Ferrero che ospita 150 handicappati, disabili e anziani. Una situazione complicata anche dal mancato pagamento dello stipendio ai 180 lavoratori, da quattro mesi. Speravano di poter avere un acconto a fine novembre, ma per ora nessun versamento è stato fatto. Il commissario Salvatore La Rosa, nominato dal prefetto di Cuneo, dice: «Di fronte all’istanza di fallimento c’è solo da attendere che il Tribunale si pronunci». Il commissario aggiunge che spera di riuscire ad avere entro la prossima settimana un incontro con le banche per verificare se sia possibile ottenere qualche disponibilità per versare acconti ai lavoratori.
Intanto i sindacalisti Danila Botta (Cgil) e Fabrizio Silvestro (Cisl) hano organizzato, d’intesa con i lavoratori, un’assemblea pubblica che si terrà il 9 dicembre nella sala Fenoglio (alle 21), per far conoscere alla città oltre che alle istituzioni la situazione all’Istituto Ferrero.
Danila Botta (segretaria provinciale Funzione Pubblica Cgil): «E’ urgente che si arrivi ad una soluzione definitiva perché la situazione è ormai insostenibile. Ci aspettiamo che subito dopo l’udienza in tribunale del 16 dicembre sull’istanza di fallimento, ci siano dei provvedimenti a favore degli stipendi dei dipendenti. Da tempo non ricevono nulla e sono in gravissime difficoltà. Speriamo anche che si individui con la massima celerità un gestore che possa continuare l’attività».
Si è costituito anche un comitato di genitori e parenti degli ospiti dell’Istituto, preoccupati per il futuro dei congiunti, tutti con seri problemi. Molto numerosi sono anche i pazienti che frequentano una o più volte la settimana i vari ambulatori e chiedono il mantenimento del servizio.
Il sindaco di Alba, Giuseppe Rossetto: «Non sta a me valutare l’entità del dissesto ed eventuali conseguenze che può comportare all’attuale gestione aziendale. Nell’interesse di tutti occorre perseguire due scopi: la continuità del servizio per le famiglie e la salvaguardia dei posti di lavoro. Per perseguire queste finalità sono disposto, come sindaco, ad esercitare il potere di emettere delle ordinanze».

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