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“La Regione declassa l’assistenza per diminuire costi e operatori”

Da “La Stampa” del 21 gennaio di [C. P.]


La situazione delle case di riposo a livello regionale e provinciale, sta diventando sempre più difficile; all’impossibilità di riscuotere i crediti, si è aggiunta a settembre la decisione della Giunta regionale di sospendere gli adeguamenti tariffari al tasso d’inflazione programmata per i prossimi due anni (una decisione che ha indotto le associazioni che rappresentano le strutture per anziani a fare ricorso al Tar) e ora, con la proposta di riforma della Dgr 17/2005, potrebbero essere ridefiniti i livelli di assistenza.
Per far fronte al primo dei problemi, quello di cassa, i responsabili delle case di riposo della provincia di Cuneo si sono già rivolti nei giorni scorsi al prefetto Patrizia Impresa, perché si facesse carico di redigere un documento da inviare alla Regione; anche dalla prefettura di Alessandria è partito un documento simile. Per il 25 gennaio è previsto un incontro con l’assessore Monferrino. Il credito della struttura «Casa Famiglia» di Cuneo ammonta a 250 mila euro, quello del Soggiorno «Cuore Immacolato» di S. Rocco 200 mila euro: situazioni che sono al limite, ma che in altri casi – quelli di strutture più piccole – sta portando letteralmente alla chiusura. Il Consorzio di Cuneo ha presentato l’argomento all’attenzione della 4ª commissione consiliare di Cuneo, che si è impegnata a redigere un documento per la Regione.
Altrettanta preoccupazione suscita la proposta di legge di modifica sui livelli di assistenza. La riforma prevede una nuova ripartizione dei posti letto in convenzione, con una diminuzione di quelli ad «alta intensità» e un aumento di quelli a «bassa intensità». La conseguenza diretta sarà una diminuzione del numero di operatori socio sanitari e un abbassamento nella qualità della prestazione. «E’ una ridefinizione artificiosa e studiata a tavolino – commenta Gabriella Aragno, presidente del Consorzio socio assistenziale del Cuneese - che non tiene conto della realtà e che creerà enormi problemi nella gestione delle strutture residenziali».
Accanto a questo, è previsto anche un taglio lineare del 5% delle tariffe e un diverso calcolo del minutaggio delle ore di servizio del personale, che non dovrà superare un determinato limite. Ore di lavoro degli «Oss», del personale dirigenziale e degli educatori finiranno in un unico calcolo, anche se le mansioni sono completamente diverse e impossibili da sommare fra loro. «Siamo molto preoccupati – continua la Aragno – poiché questa riduzione artificiosa porterà a una pericolosa diminuzione dei livelli di assistenza. Dai nostri calcoli, in una struttura residenziale ad alta intensità di assistenza, risulterebbero in esubero due operatori socio sanitari, con pericolo per la salute degli ospiti e degli stessi operatori».

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SAVIGLIANO. PREACCORDO TRA SINDACATO E NUOVI GESTORI

Annullati i 45 licenziamenti Salva casa di riposo “Chianoc”

Da “La Stampa” del 15 aprile di ANDREA GIACCARDI SAVIGLIANO


L’ufficialità dovrebbe arrivare settimana prossima, quando i sindacati incontreranno nuovamente gli amministratori del «Consorzio Obiettivo Sociale» per firmare l’intesa sul personale della casa di riposo Chianoc. Intanto, l’altra sera, è stato siglato un pre-accordo tra le Rsu e l’azienda che gestirà la struttura di via Donatori del Sangue, che allontana definitivamente la chiusura della residenza per anziani ed il licenziamento delle 45 lavoratrici. «Siamo arrivati ad un accordo che attende solo di essere formalizzato – dice il direttore del Consorzio Obiettivo Sociale, Paolo Spolaore -. Abbiamo aumentato lo stipendio minimo (1.102 euro netti) e rivisto alcuni parametri, come la possibilità di incrementare progressivamente la retribuzione in base al numero di ospiti che la casa di riposo ospiterà».
I sindacati non nascondono la soddisfazione. «Dopo una lunga trattativa, abbiamo trovato una mediazione – commenta Danila Botta (Cgil) -. Non è stata soltanto una questione di salari. La nostra è stata una battaglia affinché ciascuno si assumesse le proprie responsabilità, senza farle ricadere unicamente sui dipendenti». Il riferimento è ad un punto dell’accordo nel quale si chiederebbe all’associazione Chianoc (ex gestore della casa di riposo) di destinare parte dei ricavi della vendita della struttura (necessaria per il ripianamento dei debiti) al personale.
«Attendiamo l’ufficialità dell’intesa, prima di addentrarci nei dettagli», aggiunge però Botta. Luciano Marchisone (Cisl), sottolinea come l’accordo sia visto di buon occhio dalle dipendenti. «Abbiamo fatto una piccola consultazione fra le lavoratrici – dice Marchisone -. La quasi totalità ci ha dato mandato di proseguire in questo senso». Aggiungono Spolaore e Marchisone: «Un ringraziamento va al Comune, in particolare al sindaco Sergio Soave e agli assessori Silvana Folco e Claudio Cussa, così come all’assessore provinciale Giuseppe Lauria, per il loro prezioso ruolo di mediatori»
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Savigliano, prove di dialogo per la vertenza alla Chianoc

Forse il salario dei dipendenti sarà gradualmente aumentato

Da “La Stampa” del 9 aprile di ANDREA GIACCARDI SAVIGLIANO


Dopo l’annunciata sospensione dei licenziamenti, si torna a trattare sul futuro della residenza per anziani di via Donatori del Sangue. Giovedì, in un incontro durato tutta la giornata, i sindacati hanno nuovamente discusso con i vertici del «Consorzio Obiettivo Sociale» (la cooperativa che dovrebbe subentrare alla Chianoc nella gestione della struttura, ndr) alla ricerca di un accordo sul personale.
«È stato un incontro proficuo, segnalato dalla ripresa del dialogo tra le parti in un momento in cui le trattative sembravano chiuse», commentano il sindaco di Savigliano, Sergio Soave, e l’assessore provinciale alle Politiche sociali, Giuseppe Lauria, mediatori al tavolo di concertazione. Da parte di tutti, bocche cucite sui particolari della trattativa. «Si è trattato di un incontro interlocutorio, in attesa del tavolo decisivo di lunedì – sottolinea il presidente del Consorzio Obiettivo Sociale, Paolo Spolaore -. Da parte nostra abbiamo fatto un ulteriore sforzo per andare incontro alle richieste dei lavoratori, ma dobbiamo verificare nei dettagli la sostenibilità di quest’operazione. Mi auguro che si possa chiudere ad inizio settimana». Mercoledì, infatti, «scade» l’ultimatum lanciato dalla presidente dell’associazione Chianoc, Angela Ambrosino, che aveva concesso dieci giorni di tempo per il raggiungimento di un accordo prima di proseguire con la chiusura della casa di riposo ed il contestuale licenziamento dei 45 dipendenti.
Per Danila Botta (Cgil), «esistono buone possibilità di trovare un’intesa». «Attendiamo la presentazione dettagliata della proposta – dice Botta -, ma abbiamo fatto un passo avanti nella trattativa. Siamo disponibili a rinunciare a qualcosa purché tutti facciano la propria parte».
Fiducioso anche Luciano Marchisone (Cisl), che si sbilancia maggiormente sui dettagli. «Abbiamo chiesto che, gradualmente, il salario venisse riportato negli anni allo stesso livello di oggi – dice Marchisone -. Spero si possa trovare un accordo per il bene dei lavoratori e degli ospiti della casa di riposo». Proprio a questi, ed ai loro famigliari, va il pensiero del sindaco. «È importante garantire il servizio d’assistenza agli anziani – dice Soave -. Non possiamo permetterci di restare senza una casa di riposo».

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Sospesi i licenziamenti alla casa di riposo Chianoc

Ultimatum del gestore: dieci giorni per raggiungere un’intesa

Da “La Stampa” del 5 aprile di ANDREA GIACCARDI SAVIGLIANO


Che non sarebbe stato un incontro risolutivo, lo aveva preannunciato ad inizio dibattito l’assessore provinciale Giuseppe Lauria.
Ma ieri sera, nella sala consiliare del municipio, dove i rappresentanti dei lavoratori della casa di riposo di via Donatori del Sangue hanno incontrato il Comune, la Provincia, gli amministratori dell’associazione Chianoc e del Consorzio Obiettivo Sociale, si è comunque aperta una possibilità per scongiurare la chiusura della residenza per anziani.
La presidente Chianoc, Angela Ambrosino, ha dato un ultimatum di 10 giorni per raggiungere un accordo tra le parti, prima di proseguire con il licenziamento dei 45 dipendenti. Il sindaco Sergio Soave, nel sottolineare come il Comune non possa essere parte attiva nella contrattazione, ha sollecitato la ripresa del dialogo, dopo la brusca interruzione di lunedì scorso.
«Noi non possiamo intervenire per mettere a posto il bilancio della Chianoc – ha detto il sindaco -. Guardiamo con preoccupazione la possibilità di una chiusura: pertanto, chiedo ai sindacati e al Consorzio Obiettivo Sociale di arrivare ad un accordo».

Danila Botta (Cgil) e Luciano Marchisone (Cisl) hanno contestato le cifre fornite dal direttore del Consorzio Obiettivo Sociale, Paolo Spolaore. «Il direttore parla di diminuzioni di stipendio del 5% - ha affermato Botta -. Ma si tratta di cifre ben maggiori, attorno al 25%. Non possiamo far pagare l’operazione salvataggio solo ai dipendenti». Per Marchisone è importante fare chiarezza sul percorso che ha portato la Chianoc a questa situazione.
«Il problema non è il personale attuale, ma quello degli anni passati, quando c’era un esubero di quasi dieci unità proveniente dalle cooperative – ha detto Marchisone -. Lo spazio della trattativa c’è stato negato dal nuovo gestore: l’unico aumento proposto, da uno stipendio di mille euro, sono 69 euro legati alla presenza». Spolaore, dopo aver ripercorso tutta la vertenza, sostenendo di «avere pochi spazi di manovra per aumentare gli introiti e diminuire le uscite» ha detto di essersi sbagliato su un punto.
«Ho verificato con i nostri legali: nel caso di chiusura della Chianoc, non si può procedere con una ristrutturazione a lotti, ma bisogna attendere il completamento di tutto il cantiere per riaprila. Verosimilmente, tra quasi un anno».

 

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Chiude casa di riposo “Chianoc”

Savigliano, i 45 dipendenti saranno licenziati. Prevista la vendita a privati della residenza per anziani

Da “La Stampa” del 30 marzo di ANDREA GIACCARDISAVIGLIANO


Nei prossimi giorni, ai 45 dipendenti della casa di riposo «Chianoc» di Savigliano arriveranno le lettere di licenziamento. La presidente dell’associazione che gestisce la residenza per anziani di via Donatori del Sangue, Angela Ambrosino, ha fatto sapere di avere avviato la procedura per chiudere l’attività.
«Non c’è spazio per un’ulteriore trattativa con i sindacati – ha dichiarato Ambrosino -. Non potendo procedere con l’attuazione del protocollo d’intesa, abbiamo preso l’unica decisione possibile: chiudere la casa di riposo e venderla alla So.Ges di Piacenza per ripianare i debiti». La gestione dovrebbe poi passare al «Consorzio obiettivo sociale» di Paolo Spolaore che, non essendo più vincolato al protocollo firmato a fine anno, potrà affidare l’assistenza degli anziani direttamente ai suoi dipendenti, senza dover riassumere gli ex lavoratori «Chianoc». Una volta venduta, la casa di riposo dovrà restare chiusa per lavori di ristrutturazione ed i 144 ospiti dovranno essere spostati in altre strutture. «Chiederemo alle famiglie di trasferire temporaneamente i propri cari in altre nostre strutture – ha detto Spolaore -. Magari, in qualche residenza marina». Preoccupata, la vicesindaco Maria Silvana Folco: «Quando siglammo il protocollo d’intesa, i nostri obiettivi erano essenzialmente tre: salvare la Chianoc dal fallimento, garantire l’assistenza agli anziani e salvaguardare il posto di lavoro dei dipendenti. Oggi, questi tre obiettivi rischiano di fallire». La replica dei sindacati è affidata ad un comunicato congiunto. «Le posizioni sono rimaste troppo distanti – scrivono Cgil, Cisl e Uil -. Il danno economico che avrebbero dovuto subire i lavoratori con la nuova gestione non ha consentito di siglare alcuna intesa. Come diciamo da tempo, il costo del salvataggio non può essere ad esclusivo carico dei lavoratori e delle famiglie: spetta alla politica decidere quale futuro dare alla casa di riposo. Chiediamo un tavolo congiunto tra Regione, Provincia, Comune ed Asl». Secondo Spolaore, il piano industriale presentato ai rappresentati dei lavoratori, sebbene richiedesse sforzi a tutte le parti, era soddisfacente. «Da parte dei sindacati non c’è stata la volontà di discutere – ha detto Spolaore -. Siamo andati incontro alle richieste dei lavoratori, ma è stato eretto un muro invalicabile». Ai lavoratori era stato offerto il contratto delle cooperative sociali (che prevede una diminuzione di circa il 5% del salario attualmente percepito), con un risparmio per l’azienda di quasi 280 mila euro all’anno (tra la diminuzione di stipendi e la riorganizzazione lavorativa).
«Anche alle famiglie è stato chiesto un sacrificio, con l’aumento delle rette di quasi 100 euro – ha aggiunto Marco Buttieri, presidente Atc -. Anche noi, come Atc, cerchiamo di fare la nostra parte, comprando un’area della struttura, per alleggerire i costi di gestione di quella attuale. Ma il sindacato non si è mosso dalle sue posizioni iniziali e per tanto ci ritroviamo in questa situazione».

 

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“Salvare la casa di riposo pesa solo sui dipendenti”

A Savigliano sindacati contro la cooperativa: pronti a rivolgerci alle istituzioni

Da “La Stampa” del 24 marzo di ANDREA GIACCARDI SAVIGLIANO


Ieri sera il presidente del «Consorzio obiettivo sociale», Paolo Spolaore, ha incontrato i parenti degli ospiti della casa di riposo di via Donatori del Sangue. «Li abbiamo rassicurati spiegando loro come il nostro principale interesse sia salvaguardare il servizio d’assistenza agli anziani e non speculare sulla situazione», dice Spolaore, impegnato in un braccio di ferro con i sindacati sul contratto degli ex dipendenti della «Chianoc».
Dopo un incontro transitorio la scorsa settimana, è atteso per lunedì un nuovo faccia a faccia tra la cooperativa che gestirà la struttura per anziani ed i rappresentanti dei lavoratori. «La proposta fatta alle dipendenti della Chianoc non è accettabile – spiega Luciano Marchisone, delegato Cisl -. A fronte di una riduzione di retribuzione di 350 euro lordi al mese, viene chiesto un aumento delle ore lavorative e la rinuncia di alcuni benefit». La proposta del «Consorzio obiettivo sociale» è applicare il contratto delle cooperative sociali, che prevede un orario di 38 ore settimanali. «Oggi l’orario lavorativo è 36 ore – aggiunge Marchisone -. Inoltre, il nuovo contratto non prevede il pagamento della quattordicesima mensilità, come invece oggi avviene. Se ad uno stipendio medio di poco superiore ai 1.100 euro sottraiamo 350 euro e tutti i bonus, è difficile immaginare come questo possa bastare a mandare avanti le famiglie dei lavoratori».
Per Danila Botta, sindacalista Cgil, «si sta verificando esattamente quanto pronosticato alla fine dello scorso anno, in tempi non sospetti». «Si corre il rischio di far pagare “l’operazione salvataggio” esclusivamente ai dipendenti – aggiunge Botta - .Chiediamo alla società di presentarci un piano industriale credibile, che non metta in discussione il ruolo dei lavoratori. Fino ad oggi abbiamo parlato di prospettive e previsioni, senza mai confrontarci su un testo scritto».
Stando alle dichiarazioni dei sindacalisti, l’incontro di lunedì sembra essere l’ultima occasione per trovare un accordo con il Consorzio, prima di chiedere l’intervento delle istituzioni nella trattativa. «Se entro il 28 non si arriverà ad una soluzione condivisa - dicono congiuntamente Cisl e Cgil – chiederemo l’istituzione di un tavolo di concertazione a cui si siedano Regione, Provincia e Comune. Vogliamo che la contrattazione sia condotta alla luce del sole e che ciascuno si assuma le proprie responsabilità».
Secondo Spolaore, l’eventualità di un tavolo istituzionale dovrebbe essere scongiurata se «ciascuno farà appello al proprio senso di responsabilità». «Mi auguro si possa arrivare ad una soluzione senza dover ricorrere ad un tavolo di concertazione allargato - dice il presidente del Consorzio -. Stiamo valutando con i nostri tecnici le richieste dei lavoratori, per verificare la loro sostenibilità economica. Ricordo che sulla Chianoc pesa un debito consistente (oltre 4 milioni di euro, ndr) ed attualmente opera in perdita. Ciascuno deve fare uno sforzo per tentare di salvare un bene così prezioso per la città e gli anziani».

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Casa di riposo ai privati A Verzuolo coro di “no”

Il sindaco «Poche alternative alla cessione di ramo d’azienda»

Da “La Stampa” del 20 marzo di MONICA COVIELLO VERZUOLO
Ancora non si sa se la casa di riposo «Vada» sarà privatizzata, ma sembra probabile che questo sia il suo destino. Un’ipotesi che spaventa cittadini e dipendenti. Ne hanno parlato l’altra sera, nel dibattito organizzato dal circolo saluzzese di Sinistra ecologia e libertà, Livio Berardo, coordinatore del Saluzzese; Barbara Giolitti, coordinatore provinciale ed Enzo Sobrino, coordinatore regionale, con il sindaco Gianfranco Marengo e sindacati.
«La situazione è critica per tutte le case di riposo della zona – ha detto Berardo -: il Maero di Manta è stato privatizzato, a Revello c’è stato un aumento vertiginoso delle rette. Stiamo attraversando una fase difficile per il Paese, e la popolazione subisce un impoverimento progressivo. E proprio adesso le rette delle case di riposo si alzano: i “tagli” alla Sanità rendono precarie le convenzioni con l’Asl».
Barbara Giolitti, avvocato giuslavorista: «Se la casa di riposo sarà privatizzata, i dipendenti si troveranno ad affrontare cambiamenti su cui non sappiamo dare risposte. Se si decide per la cessione del ramo d’azienda, nulla si sa del destino del personale. I dipendenti hanno il diritto a essere tutti riassunti, ma non necessariamente alle stesse condizioni economiche o normative, e solo se sono più di 15, la cessione per legge deve essere preceduta da una trattativa con il sindacato».
Il sindaco Marengo: «Il problema riguarda tutto il panorama socio-assistenziale. Il 2005 è stato l’anno del cambiamento: si è fatto spazio ai privati, che sono entrati in competizione con il pubblico, mandandolo in crisi. Il risultato è che adesso il mondo è cambiato, e non si può continuare a usare gli strumenti del passato: i fondi statali per il sociale, in pochi anni, da 2,5 miliardi, sono diventati 500 milioni. Sono favorevole a qualsiasi battaglia per contrastare questa situazione, ma al momento dobbiamo scegliere, e la cessione del ramo d’azienda è l’unica strada che ci permetta di salvare la casa di riposo ed evitare la chiusura». Lina Chialva, Cgil: «Le pensioni medie in provincia di Cuneo sono di 1025 euro per gli uomini e di 530 per le donne. Come è possibile riuscire a pagare rette che in media si aggirano su 1300-1400 euro al mese?».

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Cgil, Cisl e Uil chiedono compatti un confronto sulla casa di riposo di Paesana

Da www.targatoccn.it del 23 febbraio

Riceviamo e pubblichiamo

Il 21 febbraio 2011 si è svolto l’incontro tra le Organizzazioni sindacali dei Pensionati di CGIL-CISL-UIL con l’Amministrazione Comunale di Paesana e la Responsabile della Casa di Riposo. La discussione è avvenuta sulla richiesta di aumento delle rette di 150 euro al mese per 5 pensionati e di 300 euro al mese per altri 8 ricoverati in RAF. Si tratta di un aumento rilevante considerando le basi di partenza. La richiesta di aumento, per ora circoscritta, viene motivata con l’aumento dei costi di gestione.

Abbiamo trovato disponibilità a costruire soluzioni condivise che tengano soprattutto conto di chi non è in condizione di pagare tali importi. Le soluzioni vanno ricercate tra tutti i soggetti interessati: il Comune, che già versa 75.000 euro al Consorzio Monviso Solidale, l’ASL che deve collocarsi in un’ottica di aumentare i posti a compartecipazione della retta, distribuendoli in modo equo sul territorio, il Consorzio Monviso Solidale per la funzione socio-assistenziale. Sabato il problema verrà discusso con i parenti dei pensionati ospiti. Successivamente si farà una valutazione su come procedere. Le disponibilità emerse sia dall’Amministrazione Comunale che dalla Responsabile della Casa di Riposo fanno sperare in un percorso in cui si proverà realmente a costruire soluzioni condivise a differenza di altre realtà.      

Lina Chialva  - SPI CGIL

Rinaldo Olocco  - FNP CISL

Giovanni Corazza – UILP UIL

 

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Timori di super-rette alla casa di riposo

Sollecitata la Provincia ad attivare tavolo di confronto

Da “La Stampa” del 11 febbraio di ANDREA GARASSINO PAESANA
«Siamo preoccupati per l’ennesimo caso di aumento sproporzionato delle rette delle case di riposo». L’allarme arriva dalle segreterie provinciali dei sindacati pensionati di Cgil, Cisl e Uil. Si riferiscono «all’imminente aumento delle rette alla struttura di Paesana. Un incremento dovuto, secondo i responsabili dell’ospizio, dalla necessità di fare fronte alle spese ordinarie mensili».L’ex «ospedale di carità» di via Margaria ospita 71 persone. Le «super-rette» riguarderebbero solo una parte degli anziani. «Si tratta di un numero che non abbiamo ancora calcolato – spiega la presidente Armanda Picca – del reparto Raf, dove ci sono 17 persone. L’Asl ha tagliato i fondi e riconosce la compartecipazione ad un numero minore di utenti. Noi, per quanto possibile, abbiamo sempre cercato di mantenere bassi i costi per pensionatie famiglie».
«La struttura paesanese – proseguono i sindacati - è punto di riferimento importante per tanti anziani della Valle Po. Le rette sono sempre state contenute, ma senza interventi concreti queste condizioni economiche non potranno più essere mantenute». La soluzione? «Chiediamo all’assessoreprovinciale Beppe Lauria di attivare un tavolo di confronto con le case di riposo del Cuneese per individuare una “via d’uscita” efficacee condivisa e auspichiamo un incontro con il sindaco e la responsabile della struttura, per scongiurare il rischio di aumenti insostenibiliper molti anziani».
Dalla Provincia, l’assessore replica: «Il confronto partirà al più presto. La prossima settimana ci attiveremo per fare le convocazioni. Tenteremo insieme di trovare il modo più proficuo per risolvere queste criticità che stanno colpendo la “terza età” in tutta la Granda. In alcuni casi sarà più facile, in altri meno».
Mario Anselmo, primo cittadino paesanese: «Siamo pronti ad incontrare i sindacati e a fare tutto quanto sarà in nostro potere per evitareaumentiindiscriminati».

 

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Sindacati sotto il palazzo della Provincia martedì per protestare contro la politica del sociale

Da www.targatocn.it del 28 gennaio

Martedi' 1° febbraio alle 10 davanti al palazzo della Provincia si terrà un presidio unitario dei sindacati confederali Cgil-Cisl-Uil insieme alle rispettive categorie dei pensionati (spi-fnp-uilp). Un segnale di protesta per sollevare le problematiche relative agli anziani nelle case di riposo.

Nel corso della mattinata verrà distribuito materiale informativo sulle richieste che i sindacati vogliono avanzare alla presidente Gianna Gancia alla quale verrà anche consegnata una lettera di richiesta d'incontro. Un momento di attenzione per ribadire le rivendicazioni sul piano sociale presentate all'ente Provincia già nel luglio del 2009. Spiega Danila Botta della Funzione pubblica Cgil: “Le case di riposo in provincia sono un problema perché non reggono i costi e aumentano le rette a discapito delle famiglie, tutto questo perché vi è una politica del sociale mal fatta”.

 

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Movimento contesta l’accordo sulla Chianoc

Da “La Stampa” del 20 gennaio di ANDREA GIACCARDI SAVIGLIANO


Il «Movimento Stop al Consumo del Territorio» contesta al Comune d’aver sottoscritto l’accordo tra l’amministrazione della casa di riposo «Chianoc» e la «So.Ges» (società piacentina che rileverà l’immobile di via Donatori del Sangue per darlo in gestione al «Consorzio obiettivo sociale», presieduto da Paolo Spolaore), «senza prima aver definito la nuova situazione degli attuali lavoratori».
Secondo il Movimento, che condivide le osservazioni dei sindacati provinciali Cgil e Cisl (nei giorni scorsi hanno distribuito un volantino nel quale denunciano la scarsa tutela dei dipendenti nell’operazione di salvataggio della casa di riposo), «se è sicuramente un fatto positivo che non si proceda all’edificazione di nuove aree, non è condivisibile che la sopravvivenza della struttura avvenga a spese dei diritti di chi lavora».
Stando alle fonti sindacali, ai dipendenti della Chianoc è stato proposto di entrare a far parte della cooperativa che gestirà la struttura, con una riduzione di stipendio di circa 300 euro al mese. Il coordinatore locale del Pdl, nonché presidente dell’Atc (che ha acquistato una parte della struttura per costruire mini-alloggi per anziani autosufficienti), Marco Buttieri: «È una contestazione che ha poco senso. L’alternativa era il fallimento. Si tratta di contrattazione tra le parti, che sono certo troveranno un accordo. Inizialmente verranno chiesti sacrifici a tutti, che verranno ricompensati in futuro». Per Buttieri, la polemica è alimentata soprattutto da questioni politiche.
Il sindaco Sergio Soave preferisce non commentare la lettera del Movimento: «L’interesse dell’amministrazione è il bene di tutti i saviglianesi: degli anziani, ai quali viene garantito un servizio, e dei lavoratori, a cui si offre la possibilità di continuare a lavorare»

 

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Savigliano, firmata l’intesa per salvare la casa di riposo

Da “La Stampa” del 5 gennaio 2011 di ANDREA GIACCARDI SAVIGLIANO

E’ stato firmato dal sindaco Sergio Soave, dalla presidente della Chianoc, Angela Ambrosino, dall’amministratore unico della So.Ges, Ornella Calamari, dal presidente dell’Atc, Marco Buttieri, dal direttore generale dell’Asl, Corrado Bedogni e dall’assessore provinciale Giuseppe Lauria. È il protocollo d’intesa per il salvataggio della casa di riposo di via Donatori del Sangue. L’accordo, approvato anche in Consiglio comunale, prevede la cessione della struttura alla società piacentina So.Ges, la quale ristrutturerà l’immobile (riducendo i posti letto a 121) per darlo poi in gestione al «Consorzio obiettivo sociale», presieduto da Paolo Spolaore. Centomila euro entreranno inoltre nelle casse comunali dalla So.Ges, per l’acquisto di alcuni terreni attigui alla residenza per anziani. L’ala Ovest della Chianoc verrà invece venduta all’Atc, che costruirà mini-alloggi in edilizia agevolata da affittare ad anziani autosufficienti.

L’Asl, inoltre, si è impegnata a garantire l’accreditamento di 61 posti per anziani non autosufficienti. Grazie alla vendita, la Chianoc potrà così ripianare i quasi 4 milioni di euro di debiti. «Questa soluzione è la migliore possibile – dice il sindaco Soave -. Oltre a garantire la continuità del servizio, lascia la casa di riposo dov’è. Se questo piano ci fosse stato presentato prima, avremmo evitato d’immaginare varianti al piano regolatore, che oggi creano qualche problema».

Secondo il coordinatore di maggioranza, Fulvio D’Alessandro, «è positivo che la So. Ges s’impegni a prevedere tariffe agevolate per gli anziani residenti a Savigliano». Tuttavia, il consigliere di maggioranza, avrebbe «preferito che l’Atc avesse immaginato alloggi popolari e non in edilizia agevolata». Risponde Buttieri: «L’edilizia agevolata permette la selezione degli inquilini. Ciò ci consente di inserire in queste strutture soltanto gli anziani e non tutti vincitori dei bandi per gli alloggi popolari. Quell’area diventa quindi un polo urbanistico riservato alla terza età». Qualche malumore dai sindacati Cgil e Cisl. «La situazione non è affatto rosea – si legge in un comunicato delle segreterie provinciali -. La sensazione è che il futuro gestore voglia ridurre il personale e le ore di lavoro, trasformando i dipendenti in soci con un danno mensile di circa 300 euro». Ancora Buttieri, coordinatore locale del Pdl: «Invito i sindacati a sedersi attorno ad un tavolo. Mi sembra che la polemica sia di natura puramente politica (il presidente Spolaore è stato consigliere della Lega Nord ad Alba, ndr)».

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A un’impresa di Piacenza la casa di riposo “Chianoc”

 Da “La Stampa” del 30 novembre di Andrea Giaccardi

Quando ognicosa sembrava definita, il colpo di scena che rimette in discussione tutto: la casa di riposo Chianoc non verrà abbattuta per fare spazio ad alloggi, né sarà costruitauna nuova struttura in via Becco d’Ania.

Se l’accordo dovesse andare in porto, un’impresa di Piacenza acquisterà l’attuale residenza per anziani di via Donatori del Sangue (ripianando così i debiti dell’amministrazione Chianoc), riqualificherà la struttura, per poi darla in gestione al «Consorzio obiettivo sociale» presieduto da Paolo Spolaore, nonché vicepresidentedell’Atc.

«Spero si possa concretizzare il progetto – commenta il sindaco Sergio Soave -. La casa di riposo rimarrà nello stesso posto, il servizio d’assistenza non verrà interrotto e l’amministrazione precedente potrà risanare la situazione economica. Mi sembra un’ottima soluzione, alla quale pensavamo di non poter più giungere». Solo qualche mese fa, Spolaore aveva preso in gestione la casa di riposo di Genola. «Credo che la casa di riposo, se ben ristrutturata, abbia buone possibilità di rilancio – dice Spolaore -. La posizione è strategica, in centro e vicino all’ospedale. Bisognerà ripensare alla sua gestione: dall’organizzazione dei servizi a quella del personale. Inoltre, essendo così grande, è possibile immaginare interventi di ristrutturazione importanti, per meglio rispondere alle mutate esigenze degli anziani». Secondo il presidente del «Consorzio obiettivo sociale», che precisa però come «le decisioni d’investimento verranno prese dall’impresa piacentina», bisognerà spendere almeno 4 milioni per la sola ristrutturazione: portare da 60 a 100 i posti letto per non autosufficienti ed immaginare alloggi per anziani autosufficienti. Ecco, dunque, entrare in gioco l’Atc: l’ente dovrebbe acquistare parte dell’immobile per ricavarne mini-alloggi da poi affittare agli anziani. Dice il presidente Marco Buttieri: «Credo che questa soluzione sia la migliore. Gli anziani non vengono spostati e la struttura viene riqualificata. Era la terza via di cui parlavo quando ero consigliere comunale».

Intanto, i terreni ormai acquistati dal Comune in via Becco d’Ania per costruire la nuova casa di riposo, potrebbero cambiare destinazione d’uso. «Prima vediamo se si concretizza questo accordo – dice Soave -. Poi, ripensiamo all’utilizzo di quei terreni: data la vicinanza con la piscina ed il campo da calcio, me la immagino una bell’area per un polo sportivo».

 

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Case di riposo verso il collasso

Da “La Guida” del 24 settembre di  Franco Vaccaro

Cuneo - Alla data del 7 settembre erano 262 gli anziani non autosuf­ficienti, già esaminati dalla com­petente Unità di valutazione geria­trica, che nel territorio dell'ex Asl 15 (distretti di Cuneo, Borgo San Dalmazzo e Dronero) erano in at­tesa di trovare un posto nelle strut­ture convenzionate. Il giugno di quest'anno la lista d'attesa conta­va 213 nominativi, mentre pochi mesi prima, il 1° ottobre 2009, si attestava a quota 94. È evidente l'impennata delle richieste, dovuta soprattutto a un rallentato ritmo di nuovi inserimenti, dichiara la presidente del Consorzio socio-as­sistenziale del cuneese, Gabriella Aragno.

Quale ne è la causa? La situazione è complessa e comprende il recen­te acuirsi della difficoltà di gestio­ne delle case di riposo convenzio­nate, che si riconduce a una dimi‑

nuzione di fondi a disposizione. In seguito al rinnovo del contratto collettivo nazionale di lavoro del settore socio-assistenziale, la Re­gione, nel marzo di quest'anno, a­veva deliberato di adeguare i rim­borsi per coprire i maggiori costi derivanti dai rinnovi contrattuali. Ma i gestori delle strutture non hanno ancora visto un euro.

"Riteniamo di dover richia­mare l'attenzione degli enti competenti, in particolare della Regione e delle Asl, affinché si arrivi a un'applicazione puntua­le delle varie normative di rife­rimento, nazionali e regionali, i cui principi ispiratori sono at­tualmente disattesi - sottolinea Marco Di Maria, presidente del­l'Associazione provinciale case di riposo -. Abbiamo serie diffi­coltà di gestione derivanti dalla mancata liquidazione dei rim­borsi per i maggiori costi che sosteniamo per adeguare al nuovo contratto lo stipendio dei dipendenti. Inoltre patiamo la mancata attuazione dell'ade­guamento dei valori tariffari in caso di aggravamento delle con­dizioni degli ospiti e il grave ri­tardo nel pagamento delle quo­ te sanitarie derivanti dalle con­venzioni per l'inserimento di o­spiti non autosufficienti: 6 o 7 mesi contro i 60 giorni previsti".

"Questa situazione ha un doppio effetto lesivo - fa eco Mauro Fontana, presidente provinciale dell'Anaste, Associa­zione nazionale strutture terza età -: da un lato penalizza l'u­tenza, che vede aumentare il tempo di permanenza nelle li­ste d'attesa, dall'altro riduce il tasso di occupazione delle resi­denze convenzionate, che si ve­dono costrette a diminuire le ore di assistenza erogata, in­fluendo negativamente sui lavo­ratori impegnati nel delicato ruolo di assistenza agli anziani non autosufficienti. Non biso­gna poi dimenticare che il setto­re socio-sanitario ha contribui­to al risanamento del bilancio regionale, accettando la deroga dell'applicazione degli aumenti tariffari dal 1° giugno 2010, an­ziché dal 1° gennaio, rinuncian­do al finanziamento di tre mi­lioni e 800.000 euro a copertu­ra del periodo gennaio-maggio 2010".

"Se la situazione permane stazionaria si può verificare tut­ta una serie di problematiche - afferma Amedeo Prevete, presi­dente dell'Uneba (Unione na­zionale enti di beneficenza e as­sistenza) Cuneo -: il rischio di chiusura, o per lo meno di dimi­nuzione dei posti letto, delle strutture e il caso di anziani non autosufficienti che, non po­tendo pagare la retta intera an­dranno, nella migliore delle i­potesi a occupare posti letto in ospedale (che costano almeno sette volte i nostri), oppure ri­ marranno nelle loro abitazioni, senza assistenza adeguata". "E così - riassume Gabriella Ara­gno - ci rimettono gli anziani non autosufficienti e le loro fa­miglie, i lavoratori di un com­parto, come quello socio-sani­tario, che potrebbe essere in co­stante espansione, e l'intera co­munità dei contribuenti, che devono sostenere le spese di ri­coveri ospedalieri non opportu­ni".

Occorre infine sottolineare che il parametro regionale pre­vede che i posti letto da accredi­tare nelle strutture socio-sani­tarie siano pari al 2% del totale della popolazione ultrasessan­tacinquenne; nei distretti di Cu­neo, Borgo San Dalmazzo e Dronero il rapporto è solo dell'1,74%.

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MANTA. CONSIGLIO APERTO SULLA «MAERO»
Il sindaco: «Valuteremo tutti i suggerimenti Ora non si possono prendere decisioni»

 

Da “La Stampa” del 27 giugno 2010  di ANDREA GARASSINO
MANTA
Privatizzare la casa di riposo comunale «Maero», che ospita 68 anziani? La Giunta del sindaco Mario Guasti è per il «sì». Per la minoranza, invece, la struttura è un patrimonio mantese e deve restare all’amministrazione civica.
Venerdì sera, in municipio, il confronto è stato allargato ad oltre 150 cittadini che hanno partecipato ad un Consiglio comunale aperto.
Tre ore di serrato dibattito, a tratti teso. «Volevamo permettere a tutti di discutere - ha detto Pietro Viale, primo tra gli oltre 650 firmatari di una petizione per chiedere la seduta straordinaria del Consiglio -. Una casa di riposo non è un debito, ma un dovere per l’Amministrazione comunale».
«Il Maero è uno degli aspetti del sociale di cui dobbiamo occuparci – ha detto il sindaco Guasti -, ma non l’unico. Oggi rappresenta un problema e noi stiamo studiando la questione per arrivare a soluzioni. Abbiamo fatto analisi e ricerche con l’obiettivo di non penalizzare nessuno».
Giorgio Pellissero, leader della minoranza, nella prima fase dell’assemblea ha chiesto la revoca della delibera di Giunta con cui viene sancita la scelta della cessione del Maero. Non ha ricevuto risposta e in seguito ha modificato l’istanza per domandare la sospensione del provvedimento.
Durante la discussione, poi, sono stati presentati due progetti alternativi per «salvare» il Maero e farlo rimanere pubblico. Uno è dell’ex assessore con delega alla casa di riposo Franco Orlandino:  prevede una riorganizzazione con un risparmio di 100 mila euro.
L’altro è stato illustrato da Luciano Bersano della Cgil–Funzione pubblica: «Anche se la Giunta promette che i dipendenti saranno garantiti, con l’esternalizzazione nel medio periodo i costi del personale diminuiscono. Il nostro piano prevede adeguamenti degli orari dei dipendenti che porterebbero risparmi. Ultimamente, inoltre, è emerso che la casa di riposo di Verzuolo ha problemi simili. Perchè non ipotizzare una struttura nuova e congiunta con il patrocinio di entrambi i Comuni? Le decisioni vanno assunte con calma. Pensateci».
«Ringrazio il sindacato per il suggerimento che potrebbe avere sviluppi interessanti - è stata l’apertura di Guasti -. Nei prossimi giorni analizzeremo tutte le proposte e faremo confronti con quanto stiamo facendo per il Maero. Oggi non è possibile prendere delle decisioni».

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SAVIGLIANO. ALLA «CHIANOC»
Casa di riposo, c’è il nuovo contratto

Da “La Stampa” del 15 maggio 2009 di ]PIERO BERTOGLIO
SAVIGLIANO
Un nuovo contratto è stato raggiunto per i 59 dipendenti della Casa di riposo «Chianoc»: non passeranno alle dipendenze di una cooperativa, come era stato ventilato in un primo momento, ma verrà applicato nei loro confronti un contratto da ente privato e non più da dipendenti pubblici.
Una soluzione di compromesso, giunta al termine di una vertenza che ha visto le parti confrontarsi in modo anche duro: nell’aprile dello scorso anno, durante un incontro in municipio, intervennero anche il presidente della Provincia Raffaele Costa e il sindaco Aldo Comina, a mediare tra amministratori e sindacato. Rimangono da definire ancora alcuni particolari, ma di importanza secondaria.
«Siamo soddisfatti – dice la presidente Angela Ambrosino –, poiché il nuovo contratto, che sarà applicato dal 1° gennaio di quest’anno, permette ai dipendenti di mantenere i diritti acquisiti. Ora la situazione è serena e abbiamo anche avviato l’iter per la certificazione di qualità». Soddisfazione viene espressa anche dalle forze sindacali: «Dopo mesi di scontri – commentano Morena Barberis, della Cgil, e Luciano Marchisone, della Cisl – possiamo dire che è stato uno dei migliori accordi raggiunti dopo una privatizzazione come quella che ha caratterizzato la Casa di riposo Chianoc».
Intanto l’amministrazione, che nell’arco di un anno ha ridotto il debito da 4 a 3 milioni di euro, guarda al futuro e si fa strada il progetto di realizzare una nuova sede, in sostituzione di quella di via Donatori del Sangue: «Siamo da tempo in contatto con il Comune – aggiunge la presidente Ambrosino – per la costruzione di una nuova Casa di riposo, più moderna e funzionale. Abbiamo proposto di rendere edificabile a scopi residenziali l’area dove sorge ora la Chianoc e, con il ricavato, costruire una struttura altrove. Il terreno deve essere comunale e noi abbiamo tre proposte: il parco Nenni in piazza Nizza, una parte del parco Graneris e l’area ex Sacoop di fronte all’ingresso del nuovo Pronto soccorso dell’ospedale».

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SAVIGLIANO. INCONTRO CON COSTA

Chianoc, il personale resta alle dipendenze della casa di riposo

Da “La Stampa” del 30 aprile 2008 di PIERO BERTOGLIO

Il personale della casa di riposo «Chianoc» non passerà a una cooperativa, ma continuerà a rimanere alle dipendenze di quello che dall’anno scorso si è trasformato da soggetto pubblico (ex Ipab) ad un ente privato.
L’ha annunciato la presidente Angela Ambrosino, pur sottolineando di «non impegnarsi a livello ufficiale fino al 15 maggio», nell’incontro svoltosi ieri mattina in municipio, alla presenza del presidente della Provincia Raffaele Costa, del sindaco Aldo Comina, di amministratori comunali, dei sindacati e di dipendenti della casa di riposo.
«Il discorso cooperativa è chiuso, accantonato – ha ribadito la presidente Ambrosino, sollecitata dai rappresentanti dei lavoratori -. Stiamo lavorando con grande impegno al piano di riorganizzazione: vedremo di concertarlo con il personale e con i sindacati e di presentarlo entro il 15 maggio, secondo gli accordi che abbiamo assunto».
Ora, tuttavia, lo scontro tra amministrazione e sindacato si trasferisce sull’applicazione del contratto collettivo nazionale: secondo Morena Barberis della Cgil e Luciano Marchisone della Cisl deve continuare ad essere applicato il contratto dei dipendenti pubblici, con le regole fissate a livello contrattuale nazionale e in quanto quello del settore privato sarebbe fortemente penalizzante sia sul piano economico, sia su quello dell’orario di lavoro e della gestione di altri aspetti del rapporto, quali maternità e malattia. Secondo la Ambrosino, invece, «è legittimo e percorribile applicare il contratto del settore privato in una struttura a tutti gli effetti privata».
Il presidente Raffaele Costa, insieme agli amministratori saviglianesi, ha proposto la creazione di un tavolo di lavoro per le due problematiche oggi più importanti: l’inquadramento del personale ed il futuro della struttura, che dovrà essere adeguata alle nuove norme ed esigenze, con una forte spesa che contribuirà ad aggravare il deficit, già oggi pari a circa 2 milioni e mezzo di euro.

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SAVIGLIANO. CASA DI RIPOSO

Chianoc, polemiche sul cambio di gestione

da “La Stampa” del 29 aprile 2008

Si svolgerà stamane alle 12, nel municipio di Savigliano, un incontro con il presidente della Provincia Raffaele Costa e il sindaco Aldo Comina su richiesta del personale della casa di riposo «Chianoc». Parteciperanno il Cda, la delegazione della Rappresentanza sindacale unitaria aziendale e gli amministratori comunali. Si parlerà della privatizzazione della casa di riposo e dei rapporti con il personale. «Un problema da sempre tenuto in considerazione dall’Amministrazione comunale – dice il sindaco Aldo Comina -, al di là di quelli che sono gli schieramenti politici, in quanto va incontro al grave problema sociale degli anziani fornendo un servizio di primaria importanza per la nostra città».
L’ipotesi formulata nei mesi scorsi, è l’affidamento della gestione dei 60 dipendenti a una cooperativa: ora i lavoratori fanno capo direttamente all’amministrazione dell’ex Ipab. L’ha annunciato Angela Ambrosino, presidente di quella che dallo scorso anno si è trasformata da ente pubblico in struttura privata proprio per poter essere meno legata da vincoli e realizzare così maggiori risparmi di gestione. Ma i sindacati hanno subito risposto «no».
«La casa di riposo Chianoc è un patrimonio pubblico della città che è stato privatizzato – hanno detto Morena Barberis, segretario provinciale Funzione pubblica della Cgil e Luciano Marchisone, segretario provinciale Cisl -. Al suo interno lavorano 62 persone che hanno una professionalità elevata. Adesso si vuole cercare di ripianare i debiti rivalendosi sui lavoratori: non accettiamo che siano trasferiti alle dipendenze di una cooperativa».

 

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LEQUIO TANARO. COOP DI SERVIZI IN CASA DI RIPOSO

“In un mese assunti  e licenziati: mai pagati”

Da “La Stampa” del 7 aprile di ALBERTO PRIERI

«Assunta a inizio novembre, licenziata dopo 30 giorni e non ho visto un soldo. Ma a tante colleghe è andata peggio: devono ancora prendere due mesi di stipendio»: si sfoga così Franca Audi Grivetta, 56 anni, che ha lavorato alla Casa di riposo di Lequio Tanaro a fine 2007, come dipendente della «Più Assistenza», la cooperativa di Biella che assicurava assistenza agli anziani, pulizie e e altri servizi quotidiani, in virtù dell’appalto ottenuto dalla «Sobrero Marketing», di Dogliani, proprietaria del soggiorno anziani fino al 31 dicembre 2007. «Cooperativa e proprietà hanno bisticciato – riprende la Audi Grivetta – l’appalto è stato revocato e noi abbiamo perso il posto».
«Abbiamo sempre operato con la massima professionalità, tanto che il numero di ospiti è aumentato – dice Giorgio De Giuseppe, responsabile di «Più Assistenza» -: la ‘’Sobrero Marketing’’ ha incassato regolarmente le rette, ma non ci ha versato 136 mila euro senza i quali non possiamo pagare i dipendenti e rischiamo il fallimento».
La Sobrero Marketing non commenta. Oggetto del contendere sarebbero le ore lavorate: regolarmente fatturate secondo la cooperativa, contabilizzate erroneamente secondo la proprietà.
«Avevamo convocato le parti all’ufficio del lavoro di Cuneo – interviene Danila Botta, sindacalista Cgil –: non si è trovato l’accordo, così è partito un contenzioso legale».
La vicenda coinvolge anche la nuova gestione, che secondo De Giuseppe però non ha responsabilità. Il 1° gennaio 2008 la Casa di riposo è stata acquistata dalla «Riviera Ligure srl».
Rossano Galantini è l’amministratore delegato: «I lavoratori sono tutelati perché abbiamo chiesto al venditore un deposito di garanzia, soldi cui potremmo accedere se i giudici imponessero a noi il pagamento. In più, la nostra gestione ha riorganizzato tutta la struttura, assicurando migliori condizioni agli ospiti e regolari pagamenti ai dipendenti che hanno accettato il contratto con la cooperativa subentrata a novembre, prima ancora del nostro arrivo».
Quelli della «Più Assistenza» erano una ventina: guadagnavano 1.000 euro scarsi al mese, ma devono ancora ricevere le buste paga di novembre e dicembre. «Il nuovo contratto prevedeva stipendi da fame, molti hanno preferito cercare un posto altrove - protesta Franca Audi Grivetta -. Sono profondamente delusa anche dalle cooperative sociali: credevo fossero dalla parte dei lavoratori, invece paiono diventate società per la fornitura di manodopera».

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Casa di riposo cambia gestione

Da “La Stampa” del 2 aprile

Passaggio di testimone a Genola nella guida della casa di riposo «Giovanni XXIII». Da fine anno dal Consorzio Monviso Solidale la gestione verrà assunta dall'istituto Sant'Anna di Fossano.
«La decisione di dismettere la gestione della casa di riposo, come quella di Racconigi, rientra in un disegno più ampio e nella scelta di fondo di uscire dalla gestione diretta delle strutture esternalizzando il servizio - spiega Silvio Crudo, presidente del Consorzio Monviso Solidale -. Si tratta di un percorso iniziato con la casa di riposo di Villafalletto. In ogni caso il passaggio sarà ‘’indolore’’ e nel segno della continuità. Abbiamo dato al Comune di Genola la nostra disponibilità a collaborare nella ricerca di un partner e nella fase di transizione; la decisione di affidare al Sant'Anna la gestione è ottima».
La struttura fossanese, in continua crescita, è nota per la qualità del servizio offerto agli anziani. Soddisfazione per la scelta anche da parte del sindaco di Genola, Piermarco Aimetta, che commenta: «Ci tenevamo che subentrasse un ente capace di garantire una continuità di servizio efficiente come quello portato avanti finora da Monviso Solidale. Siamo soddisfatti della soluzione».

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«Alla Chianoc va garantita la qualità del servizio»

da "La Stampa" del 17 febbraio 2008 - di Piero Bertoglio

 

Il piano di riorganizzazione del personale della casa di riposo «Chianoc» è «una ristrutturazione che non considera alcuni punti importanti, in modo particolare non tiene conto della qualità e della professionalità del nostro lavoro e dei diritti acquisiti dalle dipendenti». E l'opinione del personale di assistenza, espressa in una lettera aperta, in merito all'ipotesi di passaggio degli attuali 62 dipendenti ad una cooperativa. «Non bisogna dimenticare che ogni giorno - spiegano i dipendenti - abbiamo a che fare con gli ospiti che non sono delle macchine da riparare, ma persone che chiedono di poter riposare in un ambiente il più possibile sereno, assistiti da personale che gli sia amico e professionista dell'assistenza».

Aggiungono i dipendenti del-la Chianoc: «Amicizia e professionalità non si costruiscono dall'oggi al domani, ma sono frutto di una lenta maturazione, vivendo insieme agli ospiti, diventando quasi parte della loro fami­glia, frequentando corsi di quali­ficazione per migliorare la qualità del servizio, per renderci in grado di valutare le necessità e

le condizioni di salute degli ospiti». Anche per questo rifiutano l'ipotesi di modificare il loro inquadramento rispetto alla casa di riposo: «Non è con l'inserimento di cooperative che si può migliorare la qualità dei servizi, ma con la valutazione e Io studio di un miglior modo di organizzare il lavoro, trovando altre forme di risparmio delle spese su fattori che non vadano ad intaccare la qualità dei servizi verso gli ospiti. Da parte nostra, in situazioni di emergenza, abbiamo sempre dato la nostra disponibilità, ac‑

cettando di lavorare anche in condizioni limite e con personale ridotto». E ancora: «Non vogliamo fare guerra alle cooperative, ma semplicemente dire quello che il nostro cuore ci suggerisce. Purtroppo molte volte le ragioni del cuore soccombono alle ragioni della finanza e noi non vogliamo che questo avvenga. Per il bene dei nostri ospiti».

I sindacati: «La casa di riposo è un patrimonio pubblico della città che è stato privatizzato - hanno detto Morena Barberis della Cgil e Luciano Marchisone della Cisl -. Si vuole cercare di ripianare i debiti rivalendosi sui lavoratori: non accettiamo che siano trasferiti alle dipendenze di una coo­perativa». In occasione della presentazione del progetto di riorganizzazione, la presidente Angela Ambrosino ha sottolineato: «E nostro interesse cercare un accordo con i sindacati per tutelare i posti di lavoro e non vogliamo creare conflittualità con i dipendenti che lavorano con grande disponibilità, rispetto e senso di appartenen­za ad una struttura che è di tutti i saviglianesi».

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Casa di riposo in Consiglio Comunale si è discusso del personale

Trattativa si, scontro no

da "Il Saviglianese dell'8 febbraio di Guido Martini

Casella di testo:  

 

Il Comune si farà promotore di un nuovo incontro tra sindacati ed ammini­strazione della casa di riposo Chianoc per trovare l'accordo sul futuro delle 62 lavo­ratrici che potrebbero passare dalle dipen­denze dirette della struttura ad una coo­perativa. Lo ha riferito il sindaco Aldo Comina in una nota diffusa dopo il Consiglio comunale di mercoledi scorso, quan­do il problema era stato sollevato da un'in­terpellanza di Forza Italia.

In aula c'era stato un primo invito a proseguire la trattativa da soli. «Sentite le due parti — aveva dichiarato il primo cit­tadino — crediamo sia utile che le lavoratrici possano mantenere l'attuale contratto pub­blico. Invitiamo sindacati ed amministrazio­ne a proseguire la trattativa in modo autonomo. Se non si troverà l'accordo, allora il Co­mune farà da mediatore». Invece, ha deciso di farlo sin da ora.

Tutti gli interventi emersi durante il dibattito — sia quelli della maggioranza che quelli dell'opposizione — avevano evidenziato la necessità di salvare capra e cavo­li: tutelare i lavoratori e sostenere la casa di riposo, che ha problemi di bilancio.

Ecco, in sintesi, gli interventi in aula. «Le esternalizzazioni — ha detto il consi­gliere Luigi Botta (lista Botta) — sembrano andare di moda, ma non sono la soluzione a tutto. Sostengo da tempo che le donazioni dei privati vadano indirizzate prima di tutto aile istituzioni saviglianesi». Anche secondo il leghista Guido Ghione il Comune dovrà interessarsi al problema, mentre per Gian­franco Saglione (liste civiche) «passare il personale dalle dipendenze della casa di ripo­so ad una cooperativa, per legge, non si puà fare, perché le lavoratrici perderebbero dirit­ti acquisiti. Dobbiamo farci carico — ha ag­giunto — del destin della struttura; com'eb­bi a dire quattro anni fa, bisognerebbe che ci fossero anche rappresentanti del Comune nei consiglio di amministrazione». Anche se­condo Mino Daniele (Nuovacittà), che ha lunghe esperienze sindacali aile spal­le, il Comune deve interessarsi affinché gli utenti abbiano il miglior servizio pos­sibile. «Dobbiamo intervenire — ha detto — perché da un lato i diritti dei lavoratori ven­gano tutelati e dall'altro per cercare strade alternative per il risanamento dei conti della "Chianoc", magari coinvolgendo forze econo­miche della città. Inoltre — ha aggiunto — dalla mia personale esperienza, posso dire che solo nei primi tempi le cooperative garanti­scono gli stessi servizi». La stessa convin­zione ce l'ha Renato Origlia (Forza Ita­lia): «In situazioni simili, in effetti, il servi­zio è stato ridimensionato. Sarà meglio per tutti se le lavoratrici resteranno aile dipen­denze della casa di riposo». Anche per Gianpiero Piola (Uniti per Savigliano), già "obiettore" presso la Chianoc anni fa, «va fatto un piano per ridurre il passivo e mantenere inalterato il servizio».

«Il servizio è buono — ha aggiunto il sin­daco Comina — e se tutti i posti non sono occupati non è colpa del consiglio di ammini­strazione, perché per legge gli utenti possono scegliere la struttura che vogliono; anzi, c'è un piano di risanamento che, con la privatiz­zazione, ha già portato risparmi». La chiosa di Marco Buttieri (Forza Ita­lia) ha evidenziato comunque la neces­sità di aiutare l'ente: «Se c'eca di usufrui­re delle coop, è perché queste hanno delle age­volazioni fiscali e costano meno. Se no, bi­sogna trovare un'altra via. Noi dobbiamo dare una mano alla struttura, se voglianro salvaguardare sia i lavoratori che il futuro dell'ente».

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CASA DI RIPOSO CHIANOC La posizione dei sindacati

«Il contratto resti com'è»

da "Il Saviglianese" - 31 gennaio - di G. Ma.

Casella di testo:  
Casella di testo: SPVCTAT.F. C'T.Né DCOUAwTTrA
Non si è fatta attendere la risposta dei sindacati alla notizia che gli amministratori della casa di riposo Chianoc avrebbero intenzione di trasferire il personale (62 persone) alle dipendenze di una cooperativa. Martedi mattina, le sigle Cgil-Fp e Cisl-Fp hanno indetto una conferenza stampa alla quale hanno partecipato alcune lavoratrici e componenti della rappresentanza sindacale.

Morena Barberis (della segreteria provinciale Cgil-Fp) e Luciano Marchisone (responsabile provinciale settore socio-assistenziale Cisl-Fp), dopo aver bollato come «scorretta» la convocazione della stampa da parte degli amministratori della Chianoc, hanno ripercorso la vicenda, contestando il fatto che le carte in tavola siano state cambiate troppe volte e che, negli ultimi tempi, la presidente Angela Ambrosino abbia cercato di rinviare il più possibile gli incontri.

I sindacati chiedono che le lavoratrici restino impiegate alle dipendenze della casa di riposo e non venga applicato loro il contratto cooperativistico, poiché la legge Io vieta. Inoltre, hanno ricordato che le dipendenti dal 2003 non hanno una contrattazione aziendale di secondo livello.

«Di un contratto cooperativistico – ha affermato la Barberis – non se ne parla neanche, non è giusto che la Casa di riposo cerchi di risanare i conti sulla pelle dei lavoratori». «Gli amministratori della Chianoc — ha aggiunto Marchisone — hanno detto che questa manovra serve per risanare il deficit, invece noi non crediamo che basti. Quanto risparmieranno? Ci portino delle cifre certe. Dovevano pensarci prima, e presentare un piano industriale già nel 2002. Si preoccupino prima di tutto di riempire tutti i posti letto. Viene da chiedersi – ha concluso — se ci siano conflitti d'interesse od una precisa strategia alla base delle loro scelte».

«Siamo deluse — è stato il commento di molte lavoratrici — perché in questi anni ci siamo specializzate ed ora, invece di essere valorizzate, un eventuale contratto cooperativistico comporterà meno diritti, meno soldi, troppa flessibilità».

Che cosa succederà adesso? II sindacato ha richiesto a brevissimo termine un incontro con gli amministratori. Del problema sono stati interessati aicuni politici locali, tra cui il sindaco Comina e l'assessore al Lavoro Valderrama, che potrebbero partecipare aile prossime riunioni corne componenti super partes. Della vertenza sarà informata anche la Curia. Se la trattativa non dovesse portare a nulla, i sindacati chiederanno che il tavolo si sposti a livello provinciale ed indiranno manifestazioni di protesta. Di certo, perô, non sarà interrotto il servizio agli utenti

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