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“La Regione declassa l’assistenza per diminuire costi e operatori”
Da “La Stampa” del
21 gennaio di [C. P.]
La situazione delle case di riposo a livello regionale e provinciale,
sta diventando sempre più difficile; all’impossibilità di riscuotere i
crediti, si è aggiunta a settembre la decisione della Giunta regionale
di sospendere gli adeguamenti tariffari al tasso d’inflazione
programmata per i prossimi due anni (una decisione che ha indotto le
associazioni che rappresentano le strutture per anziani a fare ricorso
al Tar) e ora, con la proposta di riforma della Dgr 17/2005,
potrebbero essere ridefiniti i livelli di assistenza.
Per far fronte al primo dei problemi, quello di cassa, i responsabili
delle case di riposo della provincia di Cuneo si sono già rivolti nei
giorni scorsi al prefetto Patrizia Impresa, perché si facesse carico
di redigere un documento da inviare alla Regione; anche dalla
prefettura di Alessandria è partito un documento simile. Per il 25
gennaio è previsto un incontro con l’assessore Monferrino. Il credito
della struttura «Casa Famiglia» di Cuneo ammonta a 250 mila euro,
quello del Soggiorno «Cuore Immacolato» di S. Rocco 200 mila euro:
situazioni che sono al limite, ma che in altri casi – quelli di
strutture più piccole – sta portando letteralmente alla chiusura. Il
Consorzio di Cuneo ha presentato l’argomento all’attenzione della 4ª
commissione consiliare di Cuneo, che si è impegnata a redigere un
documento per la Regione.
Altrettanta preoccupazione suscita la proposta di legge di modifica
sui livelli di assistenza. La riforma prevede una nuova ripartizione
dei posti letto in convenzione, con una diminuzione di quelli ad «alta
intensità» e un aumento di quelli a «bassa intensità». La conseguenza
diretta sarà una diminuzione del numero di operatori socio sanitari e
un abbassamento nella qualità della prestazione. «E’ una ridefinizione
artificiosa e studiata a tavolino – commenta Gabriella Aragno,
presidente del Consorzio socio assistenziale del Cuneese - che non
tiene conto della realtà e che creerà enormi problemi nella gestione
delle strutture residenziali».
Accanto a questo, è previsto anche un taglio lineare del 5% delle
tariffe e un diverso calcolo del minutaggio delle ore di servizio del
personale, che non dovrà superare un determinato limite. Ore di lavoro
degli «Oss», del personale dirigenziale e degli educatori finiranno in
un unico calcolo, anche se le mansioni sono completamente diverse e
impossibili da sommare fra loro. «Siamo molto preoccupati – continua
la Aragno – poiché questa riduzione artificiosa porterà a una
pericolosa diminuzione dei livelli di assistenza. Dai nostri calcoli,
in una struttura residenziale ad alta intensità di assistenza,
risulterebbero in esubero due operatori socio sanitari, con pericolo
per la salute degli ospiti e degli stessi operatori».
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SAVIGLIANO.
PREACCORDO TRA SINDACATO E NUOVI GESTORI
Annullati i 45 licenziamenti Salva casa di riposo “Chianoc”
Da “La Stampa” del
15 aprile di ANDREA GIACCARDI SAVIGLIANO
L’ufficialità dovrebbe arrivare settimana prossima, quando i sindacati
incontreranno nuovamente gli amministratori del «Consorzio Obiettivo
Sociale» per firmare l’intesa sul personale della casa di riposo
Chianoc. Intanto, l’altra sera, è stato siglato un pre-accordo tra le
Rsu e l’azienda che gestirà la struttura di via Donatori del Sangue,
che allontana definitivamente la chiusura della residenza per anziani
ed il licenziamento delle 45 lavoratrici. «Siamo arrivati ad un
accordo che attende solo di essere formalizzato – dice il direttore
del Consorzio Obiettivo Sociale, Paolo Spolaore -. Abbiamo aumentato
lo stipendio minimo (1.102 euro netti) e rivisto alcuni parametri,
come la possibilità di incrementare progressivamente la retribuzione
in base al numero di ospiti che la casa di riposo ospiterà».
I sindacati non nascondono la soddisfazione. «Dopo una lunga
trattativa, abbiamo trovato una mediazione – commenta Danila Botta (Cgil)
-. Non è stata soltanto una questione di salari. La nostra è stata una
battaglia affinché ciascuno si assumesse le proprie responsabilità,
senza farle ricadere unicamente sui dipendenti». Il riferimento è ad
un punto dell’accordo nel quale si chiederebbe all’associazione
Chianoc (ex gestore della casa di riposo) di destinare parte dei
ricavi della vendita della struttura (necessaria per il ripianamento
dei debiti) al personale.
«Attendiamo l’ufficialità dell’intesa, prima di addentrarci nei
dettagli», aggiunge però Botta. Luciano Marchisone (Cisl), sottolinea
come l’accordo sia visto di buon occhio dalle dipendenti. «Abbiamo
fatto una piccola consultazione fra le lavoratrici – dice Marchisone
-. La quasi totalità ci ha dato mandato di proseguire in questo
senso». Aggiungono Spolaore e Marchisone: «Un ringraziamento va al
Comune, in particolare al sindaco Sergio Soave e agli assessori
Silvana Folco e Claudio Cussa, così come all’assessore provinciale
Giuseppe Lauria, per il loro prezioso ruolo di mediatori».
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Savigliano, prove di dialogo per la vertenza alla Chianoc
Forse il salario
dei dipendenti sarà gradualmente aumentato
Da “La Stampa” del
9 aprile di ANDREA GIACCARDI SAVIGLIANO
Dopo l’annunciata sospensione dei licenziamenti, si torna a trattare
sul futuro della residenza per anziani di via Donatori del Sangue.
Giovedì, in un incontro durato tutta la giornata, i sindacati hanno
nuovamente discusso con i vertici del «Consorzio Obiettivo Sociale»
(la cooperativa che dovrebbe subentrare alla Chianoc nella gestione
della struttura, ndr) alla ricerca di un accordo sul personale.
«È stato un incontro proficuo, segnalato dalla ripresa del dialogo tra
le parti in un momento in cui le trattative sembravano chiuse»,
commentano il sindaco di Savigliano, Sergio Soave, e l’assessore
provinciale alle Politiche sociali, Giuseppe Lauria, mediatori al
tavolo di concertazione. Da parte di tutti, bocche cucite sui
particolari della trattativa. «Si è trattato di un incontro
interlocutorio, in attesa del tavolo decisivo di lunedì – sottolinea
il presidente del Consorzio Obiettivo Sociale, Paolo Spolaore -. Da
parte nostra abbiamo fatto un ulteriore sforzo per andare incontro
alle richieste dei lavoratori, ma dobbiamo verificare nei dettagli la
sostenibilità di quest’operazione. Mi auguro che si possa chiudere ad
inizio settimana». Mercoledì, infatti, «scade» l’ultimatum lanciato
dalla presidente dell’associazione Chianoc, Angela Ambrosino, che
aveva concesso dieci giorni di tempo per il raggiungimento di un
accordo prima di proseguire con la chiusura della casa di riposo ed il
contestuale licenziamento dei 45 dipendenti.
Per Danila Botta (Cgil), «esistono buone possibilità di trovare
un’intesa». «Attendiamo la presentazione dettagliata della proposta –
dice Botta -, ma abbiamo fatto un passo avanti nella trattativa. Siamo
disponibili a rinunciare a qualcosa purché tutti facciano la propria
parte».
Fiducioso anche Luciano Marchisone (Cisl), che si sbilancia
maggiormente sui dettagli. «Abbiamo chiesto che, gradualmente, il
salario venisse riportato negli anni allo stesso livello di oggi –
dice Marchisone -. Spero si possa trovare un accordo per il bene dei
lavoratori e degli ospiti della casa di riposo». Proprio a questi, ed
ai loro famigliari, va il pensiero del sindaco. «È importante
garantire il servizio d’assistenza agli anziani – dice Soave -. Non
possiamo permetterci di restare senza una casa di riposo».
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Sospesi
i licenziamenti alla casa di riposo Chianoc
Ultimatum del
gestore: dieci giorni per raggiungere un’intesa
Da “La Stampa” del
5 aprile di ANDREA GIACCARDI SAVIGLIANO
Che non sarebbe stato un incontro risolutivo, lo aveva preannunciato
ad inizio dibattito l’assessore provinciale Giuseppe Lauria.
Ma ieri sera, nella sala consiliare del municipio, dove i
rappresentanti dei lavoratori della casa di riposo di via Donatori del
Sangue hanno incontrato il Comune, la Provincia, gli amministratori
dell’associazione Chianoc e del Consorzio Obiettivo Sociale, si è
comunque aperta una possibilità per scongiurare la chiusura della
residenza per anziani.
La presidente Chianoc, Angela Ambrosino, ha dato un ultimatum di 10
giorni per raggiungere un accordo tra le parti, prima di proseguire
con il licenziamento dei 45 dipendenti. Il sindaco Sergio Soave, nel
sottolineare come il Comune non possa essere parte attiva nella
contrattazione, ha sollecitato la ripresa del dialogo, dopo la brusca
interruzione di lunedì scorso.
«Noi non possiamo intervenire per mettere a posto il bilancio della
Chianoc – ha detto il sindaco -. Guardiamo con preoccupazione la
possibilità di una chiusura: pertanto, chiedo ai sindacati e al
Consorzio Obiettivo Sociale di arrivare ad un accordo».
Danila Botta (Cgil) e Luciano Marchisone (Cisl) hanno contestato le
cifre fornite dal direttore del Consorzio Obiettivo Sociale, Paolo
Spolaore. «Il direttore parla di diminuzioni di stipendio del 5% - ha
affermato Botta -. Ma si tratta di cifre ben maggiori, attorno al 25%.
Non possiamo far pagare l’operazione salvataggio solo ai dipendenti».
Per Marchisone è importante fare chiarezza sul percorso che ha portato
la Chianoc a questa situazione.
«Il problema non è il personale attuale, ma quello degli anni passati,
quando c’era un esubero di quasi dieci unità proveniente dalle
cooperative – ha detto Marchisone -. Lo spazio della trattativa c’è
stato negato dal nuovo gestore: l’unico aumento proposto, da uno
stipendio di mille euro, sono 69 euro legati alla presenza». Spolaore,
dopo aver ripercorso tutta la vertenza, sostenendo di «avere pochi
spazi di manovra per aumentare gli introiti e diminuire le uscite» ha
detto di essersi sbagliato su un punto.
«Ho verificato con i nostri legali: nel caso di chiusura della Chianoc,
non si può procedere con una ristrutturazione a lotti, ma bisogna
attendere il completamento di tutto il cantiere per riaprila.
Verosimilmente, tra quasi un anno».
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Chiude casa di riposo
“Chianoc”
Savigliano, i 45
dipendenti saranno licenziati. Prevista la vendita a privati della
residenza per anziani
Da “La Stampa” del
30 marzo di ANDREA GIACCARDISAVIGLIANO
Nei prossimi giorni, ai 45 dipendenti della casa di riposo «Chianoc»
di Savigliano arriveranno le lettere di licenziamento. La presidente
dell’associazione che gestisce la residenza per anziani di via
Donatori del Sangue, Angela Ambrosino, ha fatto sapere di avere
avviato la procedura per chiudere l’attività.
«Non c’è spazio per un’ulteriore trattativa con i sindacati – ha
dichiarato Ambrosino -. Non potendo procedere con l’attuazione del
protocollo d’intesa, abbiamo preso l’unica decisione possibile:
chiudere la casa di riposo e venderla alla So.Ges di Piacenza per
ripianare i debiti». La gestione dovrebbe poi passare al «Consorzio
obiettivo sociale» di Paolo Spolaore che, non essendo più vincolato al
protocollo firmato a fine anno, potrà affidare l’assistenza degli
anziani direttamente ai suoi dipendenti, senza dover riassumere gli ex
lavoratori «Chianoc». Una volta venduta, la casa di riposo dovrà
restare chiusa per lavori di ristrutturazione ed i 144 ospiti dovranno
essere spostati in altre strutture. «Chiederemo alle famiglie di
trasferire temporaneamente i propri cari in altre nostre strutture –
ha detto Spolaore -. Magari, in qualche residenza marina».
Preoccupata, la vicesindaco Maria Silvana Folco: «Quando siglammo il
protocollo d’intesa, i nostri obiettivi erano essenzialmente tre:
salvare la Chianoc dal fallimento, garantire l’assistenza agli anziani
e salvaguardare il posto di lavoro dei dipendenti. Oggi, questi tre
obiettivi rischiano di fallire». La replica dei sindacati è affidata
ad un comunicato congiunto. «Le posizioni sono rimaste troppo distanti
– scrivono Cgil, Cisl e Uil -. Il danno economico che avrebbero dovuto
subire i lavoratori con la nuova gestione non ha consentito di siglare
alcuna intesa. Come diciamo da tempo, il costo del salvataggio non può
essere ad esclusivo carico dei lavoratori e delle famiglie: spetta
alla politica decidere quale futuro dare alla casa di riposo.
Chiediamo un tavolo congiunto tra Regione, Provincia, Comune ed Asl».
Secondo Spolaore, il piano industriale presentato ai rappresentati dei
lavoratori, sebbene richiedesse sforzi a tutte le parti, era
soddisfacente. «Da parte dei sindacati non c’è stata la volontà di
discutere – ha detto Spolaore -. Siamo andati incontro alle richieste
dei lavoratori, ma è stato eretto un muro invalicabile». Ai lavoratori
era stato offerto il contratto delle cooperative sociali (che prevede
una diminuzione di circa il 5% del salario attualmente percepito), con
un risparmio per l’azienda di quasi 280 mila euro all’anno (tra la
diminuzione di stipendi e la riorganizzazione lavorativa).
«Anche alle famiglie è stato chiesto un sacrificio, con l’aumento
delle rette di quasi 100 euro – ha aggiunto Marco Buttieri, presidente
Atc -. Anche noi, come Atc, cerchiamo di fare la nostra parte,
comprando un’area della struttura, per alleggerire i costi di gestione
di quella attuale. Ma il sindacato non si è mosso dalle sue posizioni
iniziali e per tanto ci ritroviamo in questa situazione».
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“Salvare la casa di riposo pesa solo sui dipendenti”
A Savigliano
sindacati contro la cooperativa: pronti a rivolgerci alle istituzioni
Da “La Stampa” del
24 marzo di ANDREA GIACCARDI SAVIGLIANO
Ieri sera il presidente del «Consorzio obiettivo sociale», Paolo
Spolaore, ha incontrato i parenti degli ospiti della casa di riposo di
via Donatori del Sangue. «Li abbiamo rassicurati spiegando loro come
il nostro principale interesse sia salvaguardare il servizio
d’assistenza agli anziani e non speculare sulla situazione», dice
Spolaore, impegnato in un braccio di ferro con i sindacati sul
contratto degli ex dipendenti della «Chianoc».
Dopo un incontro transitorio la scorsa settimana, è atteso per lunedì
un nuovo faccia a faccia tra la cooperativa che gestirà la struttura
per anziani ed i rappresentanti dei lavoratori. «La proposta fatta
alle dipendenti della Chianoc non è accettabile – spiega Luciano
Marchisone, delegato Cisl -. A fronte di una riduzione di retribuzione
di 350 euro lordi al mese, viene chiesto un aumento delle ore
lavorative e la rinuncia di alcuni benefit». La proposta del
«Consorzio obiettivo sociale» è applicare il contratto delle
cooperative sociali, che prevede un orario di 38 ore settimanali.
«Oggi l’orario lavorativo è 36 ore – aggiunge Marchisone -. Inoltre,
il nuovo contratto non prevede il pagamento della quattordicesima
mensilità, come invece oggi avviene. Se ad uno stipendio medio di poco
superiore ai 1.100 euro sottraiamo 350 euro e tutti i bonus, è
difficile immaginare come questo possa bastare a mandare avanti le
famiglie dei lavoratori».
Per Danila Botta, sindacalista Cgil, «si sta verificando esattamente
quanto pronosticato alla fine dello scorso anno, in tempi non
sospetti». «Si corre il rischio di far pagare “l’operazione
salvataggio” esclusivamente ai dipendenti – aggiunge Botta -
.Chiediamo alla società di presentarci un piano industriale credibile,
che non metta in discussione il ruolo dei lavoratori. Fino ad oggi
abbiamo parlato di prospettive e previsioni, senza mai confrontarci su
un testo scritto».
Stando alle dichiarazioni dei sindacalisti, l’incontro di lunedì
sembra essere l’ultima occasione per trovare un accordo con il
Consorzio, prima di chiedere l’intervento delle istituzioni nella
trattativa. «Se entro il 28 non si arriverà ad una soluzione condivisa
- dicono congiuntamente Cisl e Cgil – chiederemo l’istituzione di un
tavolo di concertazione a cui si siedano Regione, Provincia e Comune.
Vogliamo che la contrattazione sia condotta alla luce del sole e che
ciascuno si assuma le proprie responsabilità».
Secondo Spolaore, l’eventualità di un tavolo istituzionale dovrebbe
essere scongiurata se «ciascuno farà appello al proprio senso di
responsabilità». «Mi auguro si possa arrivare ad una soluzione senza
dover ricorrere ad un tavolo di concertazione allargato - dice il
presidente del Consorzio -. Stiamo valutando con i nostri tecnici le
richieste dei lavoratori, per verificare la loro sostenibilità
economica. Ricordo che sulla Chianoc pesa un debito consistente (oltre
4 milioni di euro, ndr) ed attualmente opera in perdita. Ciascuno deve
fare uno sforzo per tentare di salvare un bene così prezioso per la
città e gli anziani».
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Casa di
riposo ai privati A Verzuolo coro di “no”
Il sindaco
«Poche alternative alla cessione di ramo d’azienda»
Da “La Stampa” del
20 marzo di MONICA COVIELLO VERZUOLO
Ancora non si sa se la casa di riposo «Vada» sarà privatizzata, ma
sembra probabile che questo sia il suo destino. Un’ipotesi che
spaventa cittadini e dipendenti. Ne hanno parlato l’altra sera, nel
dibattito organizzato dal circolo saluzzese di Sinistra ecologia e
libertà, Livio Berardo, coordinatore del Saluzzese; Barbara Giolitti,
coordinatore provinciale ed Enzo Sobrino, coordinatore regionale, con
il sindaco Gianfranco Marengo e sindacati.
«La situazione è critica per tutte le case di riposo della zona – ha
detto Berardo -: il Maero di Manta è stato privatizzato, a Revello c’è
stato un aumento vertiginoso delle rette. Stiamo attraversando una
fase difficile per il Paese, e la popolazione subisce un impoverimento
progressivo. E proprio adesso le rette delle case di riposo si alzano:
i “tagli” alla Sanità rendono precarie le convenzioni con l’Asl».
Barbara Giolitti, avvocato giuslavorista: «Se la casa di riposo sarà
privatizzata, i dipendenti si troveranno ad affrontare cambiamenti su
cui non sappiamo dare risposte. Se si decide per la cessione del ramo
d’azienda, nulla si sa del destino del personale. I dipendenti hanno
il diritto a essere tutti riassunti, ma non necessariamente alle
stesse condizioni economiche o normative, e solo se sono più di 15, la
cessione per legge deve essere preceduta da una trattativa con il
sindacato».
Il sindaco Marengo: «Il problema riguarda tutto il panorama
socio-assistenziale. Il 2005 è stato l’anno del cambiamento: si è
fatto spazio ai privati, che sono entrati in competizione con il
pubblico, mandandolo in crisi. Il risultato è che adesso il mondo è
cambiato, e non si può continuare a usare gli strumenti del passato: i
fondi statali per il sociale, in pochi anni, da 2,5 miliardi, sono
diventati 500 milioni. Sono favorevole a qualsiasi battaglia per
contrastare questa situazione, ma al momento dobbiamo scegliere, e la
cessione del ramo d’azienda è l’unica strada che ci permetta di
salvare la casa di riposo ed evitare la chiusura». Lina Chialva, Cgil:
«Le pensioni medie in provincia di Cuneo sono di 1025 euro per gli
uomini e di 530 per le donne. Come è possibile riuscire a pagare rette
che in media si aggirano su 1300-1400 euro al mese?».
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Cgil, Cisl e Uil chiedono compatti un confronto sulla casa di riposo
di Paesana
Da
www.targatoccn.it del 23 febbraio
Riceviamo e
pubblichiamo
Il 21
febbraio 2011 si è svolto l’incontro tra le Organizzazioni sindacali
dei Pensionati di CGIL-CISL-UIL con l’Amministrazione Comunale di
Paesana e la Responsabile della Casa di Riposo. La discussione è
avvenuta sulla richiesta di aumento delle rette di 150 euro al mese
per 5 pensionati e di 300 euro al mese per altri 8 ricoverati in RAF.
Si tratta di un aumento rilevante considerando le basi di partenza. La
richiesta di aumento, per ora circoscritta, viene motivata con
l’aumento dei costi di gestione.
Abbiamo trovato disponibilità a costruire soluzioni condivise che
tengano soprattutto conto di chi non è in condizione di pagare tali
importi. Le soluzioni vanno ricercate tra tutti i soggetti
interessati: il Comune, che già versa 75.000 euro al Consorzio Monviso
Solidale, l’ASL che deve collocarsi in un’ottica di aumentare i posti
a compartecipazione della retta, distribuendoli in modo equo sul
territorio, il Consorzio Monviso Solidale per la funzione
socio-assistenziale. Sabato il problema verrà discusso con i parenti
dei pensionati ospiti. Successivamente si farà una valutazione su come
procedere. Le disponibilità emerse sia dall’Amministrazione Comunale
che dalla Responsabile della Casa di Riposo fanno sperare in un
percorso in cui si proverà realmente a costruire soluzioni condivise a
differenza di altre realtà.
Lina Chialva - SPI CGIL
Rinaldo Olocco - FNP CISL
Giovanni Corazza – UILP UIL
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Timori di
super-rette alla casa di riposo
Sollecitata la
Provincia ad attivare tavolo di confronto
Da “La Stampa” del
11 febbraio di ANDREA GARASSINO PAESANA
«Siamo
preoccupati per l’ennesimo caso di aumento sproporzionato delle rette
delle case di riposo». L’allarme arriva dalle segreterie provinciali
dei sindacati pensionati di Cgil, Cisl e Uil. Si riferiscono
«all’imminente aumento delle rette alla struttura di Paesana. Un
incremento dovuto, secondo i responsabili dell’ospizio, dalla
necessità di fare fronte alle spese ordinarie mensili».L’ex «ospedale
di carità» di via Margaria ospita 71 persone. Le «super-rette»
riguarderebbero solo una parte degli anziani. «Si tratta di un numero
che non abbiamo ancora calcolato – spiega la presidente Armanda Picca
– del reparto Raf, dove ci sono 17 persone. L’Asl ha tagliato i fondi
e riconosce la compartecipazione ad un numero minore di utenti. Noi,
per quanto possibile, abbiamo sempre cercato di mantenere bassi i
costi per pensionatie famiglie».
«La struttura paesanese – proseguono i sindacati - è punto di
riferimento importante per tanti anziani della Valle Po. Le rette sono
sempre state contenute, ma senza interventi concreti queste condizioni
economiche non potranno più essere mantenute». La soluzione?
«Chiediamo all’assessoreprovinciale Beppe Lauria di attivare un tavolo
di confronto con le case di riposo del Cuneese per individuare una
“via d’uscita” efficacee condivisa e auspichiamo un incontro con il
sindaco e la responsabile della struttura, per scongiurare il rischio
di aumenti insostenibiliper molti anziani».
Dalla Provincia, l’assessore replica: «Il confronto partirà al più
presto. La prossima settimana ci attiveremo per fare le convocazioni.
Tenteremo insieme di trovare il modo più proficuo per risolvere queste
criticità che stanno colpendo la “terza età” in tutta la Granda. In
alcuni casi sarà più facile, in altri meno».
Mario Anselmo, primo cittadino paesanese: «Siamo pronti ad incontrare
i sindacati e a fare tutto quanto sarà in nostro potere per
evitareaumentiindiscriminati».
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Sindacati sotto
il palazzo della Provincia martedì per protestare contro la
politica del sociale
Da
www.targatocn.it del 28 gennaio
Martedi' 1° febbraio alle 10 davanti al palazzo della Provincia si
terrà un presidio unitario dei sindacati confederali Cgil-Cisl-Uil
insieme alle rispettive categorie dei pensionati (spi-fnp-uilp). Un
segnale di protesta per sollevare le problematiche relative agli
anziani nelle case di riposo.
Nel
corso della mattinata verrà distribuito materiale informativo sulle
richieste che i sindacati vogliono avanzare alla presidente Gianna
Gancia alla quale verrà anche consegnata una lettera di richiesta
d'incontro. Un momento di attenzione per ribadire le rivendicazioni
sul piano sociale presentate all'ente Provincia già nel luglio del
2009. Spiega Danila Botta della Funzione pubblica Cgil: “Le
case di riposo in provincia sono un problema perché non reggono i
costi e aumentano le rette a discapito delle famiglie, tutto questo
perché vi è una politica del sociale mal fatta”.
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Movimento
contesta l’accordo sulla Chianoc
Da “La Stampa” del
20 gennaio di ANDREA GIACCARDI SAVIGLIANO
Il «Movimento Stop al Consumo del Territorio» contesta al Comune
d’aver sottoscritto l’accordo tra l’amministrazione della casa di
riposo «Chianoc» e la «So.Ges» (società piacentina che rileverà
l’immobile di via Donatori del Sangue per darlo in gestione al
«Consorzio obiettivo sociale», presieduto da Paolo Spolaore), «senza
prima aver definito la nuova situazione degli attuali lavoratori».
Secondo il Movimento, che condivide le osservazioni dei sindacati
provinciali Cgil e Cisl (nei giorni scorsi hanno distribuito un
volantino nel quale denunciano la scarsa tutela dei dipendenti
nell’operazione di salvataggio della casa di riposo), «se è
sicuramente un fatto positivo che non si proceda all’edificazione di
nuove aree, non è condivisibile che la sopravvivenza della struttura
avvenga a spese dei diritti di chi lavora».
Stando alle fonti sindacali, ai dipendenti della Chianoc è stato
proposto di entrare a far parte della cooperativa che gestirà la
struttura, con una riduzione di stipendio di circa 300 euro al mese.
Il coordinatore locale del Pdl, nonché presidente dell’Atc (che ha
acquistato una parte della struttura per costruire mini-alloggi per
anziani autosufficienti), Marco Buttieri: «È una contestazione che ha
poco senso. L’alternativa era il fallimento. Si tratta di
contrattazione tra le parti, che sono certo troveranno un accordo.
Inizialmente verranno chiesti sacrifici a tutti, che verranno
ricompensati in futuro». Per Buttieri, la polemica è alimentata
soprattutto da questioni politiche.
Il sindaco Sergio Soave preferisce non commentare la lettera del
Movimento: «L’interesse dell’amministrazione è il bene di tutti i
saviglianesi: degli anziani, ai quali viene garantito un servizio, e
dei lavoratori, a cui si offre la possibilità di continuare a
lavorare»
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Savigliano, firmata l’intesa per salvare la casa di riposo
Da “La Stampa” del
5 gennaio 2011 di ANDREA GIACCARDI SAVIGLIANO
E’ stato firmato dal sindaco Sergio Soave, dalla presidente della
Chianoc, Angela Ambrosino, dall’amministratore unico della So.Ges,
Ornella Calamari, dal presidente dell’Atc, Marco Buttieri, dal
direttore generale dell’Asl, Corrado Bedogni e dall’assessore
provinciale Giuseppe Lauria. È il protocollo d’intesa per il
salvataggio della casa di riposo di via Donatori del Sangue.
L’accordo, approvato anche in Consiglio comunale, prevede la cessione
della struttura alla società piacentina So.Ges, la quale ristrutturerà
l’immobile (riducendo i posti letto a 121) per darlo poi in gestione
al «Consorzio obiettivo sociale», presieduto da Paolo Spolaore.
Centomila euro entreranno inoltre nelle casse comunali dalla So.Ges,
per l’acquisto di alcuni terreni attigui alla residenza per anziani.
L’ala Ovest della Chianoc verrà invece venduta all’Atc, che costruirà
mini-alloggi in edilizia agevolata da affittare ad anziani
autosufficienti.
L’Asl, inoltre, si è impegnata a garantire l’accreditamento di 61
posti per anziani non autosufficienti. Grazie alla vendita, la Chianoc
potrà così ripianare i quasi 4 milioni di euro di debiti. «Questa
soluzione è la migliore possibile – dice il sindaco Soave -. Oltre a
garantire la continuità del servizio, lascia la casa di riposo dov’è.
Se questo piano ci fosse stato presentato prima, avremmo evitato
d’immaginare varianti al piano regolatore, che oggi creano qualche
problema».
Secondo il coordinatore di maggioranza, Fulvio D’Alessandro, «è
positivo che la So. Ges s’impegni a prevedere tariffe agevolate per
gli anziani residenti a Savigliano». Tuttavia, il consigliere di
maggioranza, avrebbe «preferito che l’Atc avesse immaginato alloggi
popolari e non in edilizia agevolata». Risponde Buttieri: «L’edilizia
agevolata permette la selezione degli inquilini. Ciò ci consente di
inserire in queste strutture soltanto gli anziani e non tutti
vincitori dei bandi per gli alloggi popolari. Quell’area diventa
quindi un polo urbanistico riservato alla terza età». Qualche malumore
dai sindacati Cgil e Cisl. «La situazione non è affatto rosea – si
legge in un comunicato delle segreterie provinciali -. La sensazione è
che il futuro gestore voglia ridurre il personale e le ore di lavoro,
trasformando i dipendenti in soci con un danno mensile di circa 300
euro». Ancora Buttieri, coordinatore locale del Pdl: «Invito i
sindacati a sedersi attorno ad un tavolo. Mi sembra che la polemica
sia di natura puramente politica (il presidente Spolaore è stato
consigliere della Lega Nord ad Alba, ndr)».
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Da “La Stampa” del
30 novembre di Andrea Giaccardi
Quando ognicosa sembrava definita, il colpo di scena che rimette in
discussione tutto: la casa di riposo Chianoc non verrà abbattuta per
fare spazio ad alloggi, né sarà costruitauna nuova struttura in via
Becco d’Ania.
Se l’accordo dovesse andare in porto, un’impresa di Piacenza
acquisterà l’attuale residenza per anziani di via Donatori del Sangue
(ripianando così i debiti dell’amministrazione Chianoc),
riqualificherà la struttura, per poi darla in gestione al «Consorzio
obiettivo sociale» presieduto da Paolo Spolaore, nonché
vicepresidentedell’Atc.
«Spero si possa concretizzare il progetto – commenta il sindaco Sergio
Soave -. La casa di riposo rimarrà nello stesso posto, il servizio
d’assistenza non verrà interrotto e l’amministrazione precedente potrà
risanare la situazione economica. Mi sembra un’ottima soluzione, alla
quale pensavamo di non poter più giungere». Solo qualche mese fa,
Spolaore aveva preso in gestione la casa di riposo di Genola. «Credo
che la casa di riposo, se ben ristrutturata, abbia buone possibilità
di rilancio – dice Spolaore -. La posizione è strategica, in centro e
vicino all’ospedale. Bisognerà ripensare alla sua gestione:
dall’organizzazione dei servizi a quella del personale. Inoltre,
essendo così grande, è possibile immaginare interventi di
ristrutturazione importanti, per meglio rispondere alle mutate
esigenze degli anziani». Secondo il presidente del «Consorzio
obiettivo sociale», che precisa però come «le decisioni d’investimento
verranno prese dall’impresa piacentina», bisognerà spendere almeno 4
milioni per la sola ristrutturazione: portare da 60 a 100 i posti
letto per non autosufficienti ed immaginare alloggi per anziani
autosufficienti. Ecco, dunque, entrare in gioco l’Atc: l’ente dovrebbe
acquistare parte dell’immobile per ricavarne mini-alloggi da poi
affittare agli anziani. Dice il presidente Marco Buttieri: «Credo che
questa soluzione sia la migliore. Gli anziani non vengono spostati e
la struttura viene riqualificata. Era la terza via di cui parlavo
quando ero consigliere comunale».
Intanto, i terreni ormai acquistati dal Comune in via Becco d’Ania per
costruire la nuova casa di riposo, potrebbero cambiare destinazione
d’uso. «Prima vediamo se si concretizza questo accordo – dice Soave -.
Poi, ripensiamo all’utilizzo di quei terreni: data la vicinanza con la
piscina ed il campo da calcio, me la immagino una bell’area per un
polo sportivo».
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Case di riposo verso il
collasso
Da “La Guida” del 24
settembre di Franco Vaccaro
Cuneo - Alla data del
7 settembre erano 262 gli anziani non autosufficienti, già esaminati
dalla competente Unità di valutazione geriatrica, che nel territorio
dell'ex Asl 15 (distretti di Cuneo, Borgo San Dalmazzo e Dronero)
erano in attesa di trovare un posto nelle strutture convenzionate.
Il 1° giugno di quest'anno la lista d'attesa contava 213
nominativi, mentre pochi mesi prima, il 1° ottobre 2009, si attestava
a quota 94. È evidente l'impennata delle richieste, dovuta soprattutto
a un rallentato ritmo di nuovi inserimenti, dichiara la presidente del
Consorzio socio-assistenziale del cuneese, Gabriella Aragno.
Quale ne è la causa?
La situazione è complessa e comprende il recente acuirsi della
difficoltà di gestione delle case di riposo convenzionate, che si
riconduce a una dimi‑
nuzione di fondi a
disposizione. In seguito al rinnovo del contratto collettivo nazionale
di lavoro del settore socio-assistenziale, la Regione, nel marzo di
quest'anno, aveva deliberato di adeguare i rimborsi per coprire i
maggiori costi derivanti dai rinnovi contrattuali. Ma i gestori delle
strutture non hanno ancora visto un euro.
"Riteniamo di dover richiamare l'attenzione degli enti competenti, in
particolare della Regione e delle Asl, affinché si arrivi a
un'applicazione puntuale delle varie normative di riferimento,
nazionali e regionali, i cui principi ispiratori sono attualmente
disattesi - sottolinea Marco Di Maria, presidente dell'Associazione
provinciale case di riposo -. Abbiamo serie difficoltà di gestione
derivanti dalla mancata liquidazione dei rimborsi per i maggiori
costi che sosteniamo per adeguare al nuovo contratto lo stipendio dei
dipendenti. Inoltre patiamo la mancata attuazione dell'adeguamento
dei valori tariffari in caso di aggravamento delle condizioni degli
ospiti e il grave ritardo nel pagamento delle quo te sanitarie
derivanti dalle convenzioni per l'inserimento di ospiti non
autosufficienti: 6 o 7 mesi contro i 60 giorni previsti".
"Questa situazione ha
un doppio effetto lesivo - fa eco Mauro Fontana, presidente
provinciale dell'Anaste, Associazione nazionale strutture terza età
-: da un lato penalizza l'utenza, che vede aumentare il tempo di
permanenza nelle liste d'attesa, dall'altro riduce il tasso di
occupazione delle residenze convenzionate, che si vedono costrette a
diminuire le ore di assistenza erogata, influendo negativamente sui
lavoratori impegnati nel delicato ruolo di assistenza agli anziani
non autosufficienti. Non bisogna poi dimenticare che il settore
socio-sanitario ha contribuito al risanamento del bilancio regionale,
accettando la deroga dell'applicazione degli aumenti tariffari dal 1°
giugno 2010, anziché dal 1° gennaio, rinunciando al finanziamento di
tre milioni e 800.000 euro a copertura del periodo gennaio-maggio
2010".
"Se la situazione
permane stazionaria si può verificare tutta una serie di
problematiche - afferma Amedeo Prevete, presidente dell'Uneba (Unione
nazionale enti di beneficenza e assistenza) Cuneo -: il rischio di
chiusura, o per lo meno di diminuzione dei posti letto, delle
strutture e il caso di anziani non autosufficienti che, non potendo
pagare la retta intera andranno, nella migliore delle ipotesi a
occupare posti letto in ospedale (che costano almeno sette volte i
nostri), oppure ri marranno nelle loro abitazioni, senza assistenza
adeguata". "E così - riassume Gabriella Aragno - ci rimettono gli
anziani non autosufficienti e le loro famiglie, i lavoratori di un
comparto, come quello socio-sanitario, che potrebbe essere in
costante espansione, e l'intera comunità dei contribuenti, che
devono sostenere le spese di ricoveri ospedalieri non opportuni".
Occorre infine
sottolineare che il parametro regionale prevede che i posti letto da
accreditare nelle strutture socio-sanitarie siano pari al 2% del
totale della popolazione ultrasessantacinquenne; nei distretti di
Cuneo, Borgo San Dalmazzo e Dronero il rapporto è solo dell'1,74%.
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MANTA. CONSIGLIO
APERTO SULLA «MAERO»
Il sindaco:
«Valuteremo tutti i suggerimenti Ora non si possono prendere
decisioni»
Da “La Stampa” del 27
giugno 2010 di ANDREA GARASSINO
MANTA
Privatizzare la casa di riposo comunale «Maero», che ospita 68
anziani? La Giunta del sindaco Mario Guasti è per il «sì». Per la
minoranza, invece, la struttura è un patrimonio mantese e deve restare
all’amministrazione civica.
Venerdì sera, in municipio, il confronto è stato allargato ad oltre
150 cittadini che hanno partecipato ad un Consiglio comunale aperto.
Tre ore di serrato dibattito, a tratti teso. «Volevamo permettere a
tutti di discutere - ha detto Pietro Viale, primo tra gli oltre 650
firmatari di una petizione per chiedere la seduta straordinaria del
Consiglio -. Una casa di riposo non è un debito, ma un dovere per
l’Amministrazione comunale».
«Il Maero è uno degli aspetti del sociale di cui dobbiamo occuparci –
ha detto il sindaco Guasti -, ma non l’unico. Oggi rappresenta un
problema e noi stiamo studiando la questione per arrivare a soluzioni.
Abbiamo fatto analisi e ricerche con l’obiettivo di non penalizzare
nessuno».
Giorgio Pellissero, leader della minoranza, nella prima fase
dell’assemblea ha chiesto la revoca della delibera di Giunta con cui
viene sancita la scelta della cessione del Maero. Non ha ricevuto
risposta e in seguito ha modificato l’istanza per domandare la
sospensione del provvedimento.
Durante la discussione, poi, sono stati presentati due progetti
alternativi per «salvare» il Maero e farlo rimanere pubblico. Uno è
dell’ex assessore con delega alla casa di riposo Franco Orlandino:
prevede una riorganizzazione con un risparmio di 100 mila euro.
L’altro è stato illustrato da Luciano Bersano della Cgil–Funzione
pubblica: «Anche se la Giunta promette che i dipendenti saranno
garantiti, con l’esternalizzazione nel medio periodo i costi del
personale diminuiscono. Il nostro piano prevede adeguamenti degli
orari dei dipendenti che porterebbero risparmi. Ultimamente, inoltre,
è emerso che la casa di riposo di Verzuolo ha problemi simili. Perchè
non ipotizzare una struttura nuova e congiunta con il patrocinio di
entrambi i Comuni? Le decisioni vanno assunte con calma. Pensateci».
«Ringrazio il sindacato per il suggerimento che potrebbe avere
sviluppi interessanti - è stata l’apertura di Guasti -. Nei prossimi
giorni analizzeremo tutte le proposte e faremo confronti con quanto
stiamo facendo per il Maero. Oggi non è possibile prendere delle
decisioni».
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SAVIGLIANO. ALLA «CHIANOC»
Casa di riposo, c’è
il nuovo contratto
Da “La Stampa” del 15
maggio 2009 di ]PIERO BERTOGLIO
SAVIGLIANO
Un nuovo contratto è stato raggiunto per i 59 dipendenti della Casa di
riposo «Chianoc»: non passeranno alle dipendenze di una cooperativa,
come era stato ventilato in un primo momento, ma verrà applicato nei
loro confronti un contratto da ente privato e non più da dipendenti
pubblici.
Una soluzione di compromesso, giunta al termine di una vertenza che ha
visto le parti confrontarsi in modo anche duro: nell’aprile dello
scorso anno, durante un incontro in municipio, intervennero anche il
presidente della Provincia Raffaele Costa e il sindaco Aldo Comina, a
mediare tra amministratori e sindacato. Rimangono da definire ancora
alcuni particolari, ma di importanza secondaria.
«Siamo soddisfatti – dice la presidente Angela Ambrosino –, poiché il
nuovo contratto, che sarà applicato dal 1° gennaio di quest’anno,
permette ai dipendenti di mantenere i diritti acquisiti. Ora la
situazione è serena e abbiamo anche avviato l’iter per la
certificazione di qualità». Soddisfazione viene espressa anche dalle
forze sindacali: «Dopo mesi di scontri – commentano Morena Barberis,
della Cgil, e Luciano Marchisone, della Cisl – possiamo dire che è
stato uno dei migliori accordi raggiunti dopo una privatizzazione come
quella che ha caratterizzato la Casa di riposo Chianoc».
Intanto l’amministrazione, che nell’arco di un anno ha ridotto il
debito da 4 a 3 milioni di euro, guarda al futuro e si fa strada il
progetto di realizzare una nuova sede, in sostituzione di quella di
via Donatori del Sangue: «Siamo da tempo in contatto con il Comune –
aggiunge la presidente Ambrosino – per la costruzione di una nuova
Casa di riposo, più moderna e funzionale. Abbiamo proposto di rendere
edificabile a scopi residenziali l’area dove sorge ora la Chianoc e,
con il ricavato, costruire una struttura altrove. Il terreno deve
essere comunale e noi abbiamo tre proposte: il parco Nenni in piazza
Nizza, una parte del parco Graneris e l’area ex Sacoop di fronte
all’ingresso del nuovo Pronto soccorso dell’ospedale».
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SAVIGLIANO. INCONTRO CON COSTA
Chianoc, il personale resta alle dipendenze della casa di riposo
Da “La
Stampa” del 30 aprile 2008 di PIERO BERTOGLIO
Il personale della casa di riposo «Chianoc» non passerà a una
cooperativa, ma continuerà a rimanere alle dipendenze di quello che
dall’anno scorso si è trasformato da soggetto pubblico (ex Ipab) ad un
ente privato.
L’ha annunciato la presidente Angela Ambrosino, pur sottolineando di
«non impegnarsi a livello ufficiale fino al 15 maggio», nell’incontro
svoltosi ieri mattina in municipio, alla presenza del presidente della
Provincia Raffaele Costa, del sindaco Aldo Comina, di amministratori
comunali, dei sindacati e di dipendenti della casa di riposo.
«Il discorso cooperativa è chiuso, accantonato – ha ribadito la
presidente Ambrosino, sollecitata dai rappresentanti dei lavoratori -.
Stiamo lavorando con grande impegno al piano di riorganizzazione:
vedremo di concertarlo con il personale e con i sindacati e di
presentarlo entro il 15 maggio, secondo gli accordi che abbiamo
assunto».
Ora, tuttavia, lo scontro tra amministrazione e sindacato si
trasferisce sull’applicazione del contratto collettivo nazionale:
secondo Morena Barberis della Cgil e Luciano Marchisone della Cisl
deve continuare ad essere applicato il contratto dei dipendenti
pubblici, con le regole fissate a livello contrattuale nazionale e in
quanto quello del settore privato sarebbe fortemente penalizzante sia
sul piano economico, sia su quello dell’orario di lavoro e della
gestione di altri aspetti del rapporto, quali maternità e malattia.
Secondo la Ambrosino, invece, «è legittimo e percorribile applicare il
contratto del settore privato in una struttura a tutti gli effetti
privata».
Il presidente Raffaele Costa, insieme agli amministratori
saviglianesi, ha proposto la creazione di un tavolo di lavoro per le
due problematiche oggi più importanti: l’inquadramento del personale
ed il futuro della struttura, che dovrà essere adeguata alle nuove
norme ed esigenze, con una forte spesa che contribuirà ad aggravare il
deficit, già oggi pari a circa 2 milioni e mezzo di euro.
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SAVIGLIANO. CASA DI RIPOSO
Chianoc, polemiche
sul cambio di gestione
da “La Stampa” del
29 aprile 2008
Si
svolgerà stamane alle 12, nel municipio di Savigliano, un incontro con
il presidente della Provincia Raffaele Costa e il sindaco Aldo Comina
su richiesta del personale della casa di riposo «Chianoc».
Parteciperanno il Cda, la delegazione della Rappresentanza sindacale
unitaria aziendale e gli amministratori comunali. Si parlerà della
privatizzazione della casa di riposo e dei rapporti con il personale.
«Un problema da sempre tenuto in considerazione dall’Amministrazione
comunale – dice il sindaco Aldo Comina -, al di là di quelli che sono
gli schieramenti politici, in quanto va incontro al grave problema
sociale degli anziani fornendo un servizio di primaria importanza per
la nostra città».
L’ipotesi formulata nei mesi scorsi, è l’affidamento della gestione
dei 60 dipendenti a una cooperativa: ora i lavoratori fanno capo
direttamente all’amministrazione dell’ex Ipab. L’ha annunciato Angela
Ambrosino, presidente di quella che dallo scorso anno si è trasformata
da ente pubblico in struttura privata proprio per poter essere meno
legata da vincoli e realizzare così maggiori risparmi di gestione. Ma
i sindacati hanno subito risposto «no».
«La casa di riposo Chianoc è un patrimonio pubblico della città che è
stato privatizzato – hanno detto Morena Barberis, segretario
provinciale Funzione pubblica della Cgil e Luciano Marchisone,
segretario provinciale Cisl -. Al suo interno lavorano 62 persone che
hanno una professionalità elevata. Adesso si vuole cercare di
ripianare i debiti rivalendosi sui lavoratori: non accettiamo che
siano trasferiti alle dipendenze di una cooperativa».
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LEQUIO
TANARO. COOP DI SERVIZI IN CASA DI RIPOSO
“In un mese assunti e licenziati: mai pagati”
Da “La
Stampa” del 7 aprile di ALBERTO PRIERI
«Assunta a inizio novembre, licenziata dopo 30 giorni e non ho visto
un soldo. Ma a tante colleghe è andata peggio: devono ancora prendere
due mesi di stipendio»: si sfoga così Franca Audi Grivetta, 56 anni,
che ha lavorato alla Casa di riposo di Lequio Tanaro a fine 2007, come
dipendente della «Più Assistenza», la cooperativa di Biella che
assicurava assistenza agli anziani, pulizie e e altri servizi
quotidiani, in virtù dell’appalto ottenuto dalla «Sobrero Marketing»,
di Dogliani, proprietaria del soggiorno anziani fino al 31 dicembre
2007. «Cooperativa e proprietà hanno bisticciato – riprende la Audi
Grivetta – l’appalto è stato revocato e noi abbiamo perso il posto».
«Abbiamo sempre operato con la massima professionalità, tanto che il
numero di ospiti è aumentato – dice Giorgio De Giuseppe, responsabile
di «Più Assistenza» -: la ‘’Sobrero Marketing’’ ha incassato
regolarmente le rette, ma non ci ha versato 136 mila euro senza i
quali non possiamo pagare i dipendenti e rischiamo il fallimento».
La Sobrero Marketing non commenta. Oggetto del contendere sarebbero le
ore lavorate: regolarmente fatturate secondo la cooperativa,
contabilizzate erroneamente secondo la proprietà.
«Avevamo convocato le parti all’ufficio del lavoro di Cuneo –
interviene Danila Botta, sindacalista Cgil –: non si è trovato
l’accordo, così è partito un contenzioso legale».
La vicenda coinvolge anche la nuova gestione, che secondo De Giuseppe
però non ha responsabilità. Il 1° gennaio 2008 la Casa di riposo è
stata acquistata dalla «Riviera Ligure srl».
Rossano Galantini è l’amministratore delegato: «I lavoratori sono
tutelati perché abbiamo chiesto al venditore un deposito di garanzia,
soldi cui potremmo accedere se i giudici imponessero a noi il
pagamento. In più, la nostra gestione ha riorganizzato tutta la
struttura, assicurando migliori condizioni agli ospiti e regolari
pagamenti ai dipendenti che hanno accettato il contratto con la
cooperativa subentrata a novembre, prima ancora del nostro arrivo».
Quelli della «Più Assistenza» erano una ventina: guadagnavano 1.000
euro scarsi al mese, ma devono ancora ricevere le buste paga di
novembre e dicembre. «Il nuovo contratto prevedeva stipendi da fame,
molti hanno preferito cercare un posto altrove - protesta Franca Audi
Grivetta -. Sono profondamente delusa anche dalle cooperative sociali:
credevo fossero dalla parte dei lavoratori, invece paiono diventate
società per la fornitura di manodopera».
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Casa di riposo cambia gestione
Da “La Stampa” del 2 aprile
Passaggio
di testimone a Genola nella guida della casa di riposo «Giovanni XXIII».
Da fine anno dal Consorzio Monviso Solidale la gestione verrà assunta
dall'istituto Sant'Anna di Fossano.
«La decisione di dismettere la gestione della casa di riposo, come
quella di Racconigi, rientra in un disegno più ampio e nella scelta di
fondo di uscire dalla gestione diretta delle strutture esternalizzando
il servizio - spiega Silvio Crudo, presidente del Consorzio Monviso
Solidale -. Si tratta di un percorso iniziato con la casa di riposo di
Villafalletto. In ogni caso il passaggio sarà ‘’indolore’’ e nel segno
della continuità. Abbiamo dato al Comune di Genola la nostra
disponibilità a collaborare nella ricerca di un partner e nella fase
di transizione; la decisione di affidare al Sant'Anna la gestione è
ottima».
La struttura fossanese, in continua crescita, è nota per la qualità
del servizio offerto agli anziani. Soddisfazione per la scelta anche
da parte del sindaco di Genola, Piermarco Aimetta, che commenta: «Ci
tenevamo che subentrasse un ente capace di garantire una continuità di
servizio efficiente come quello portato avanti finora da Monviso
Solidale. Siamo soddisfatti della soluzione».
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«Alla Chianoc va garantita la qualità del
servizio»
da "La
Stampa" del 17 febbraio 2008 - di Piero Bertoglio
Il piano di riorganizzazione del personale della casa di riposo «Chianoc»
è «una ristrutturazione che non considera alcuni punti importanti, in
modo particolare non tiene conto della qualità e della professionalità
del nostro lavoro e dei diritti acquisiti dalle dipendenti».
E
l'opinione del personale di assistenza, espressa in una
lettera aperta, in merito all'ipotesi di passaggio degli attuali 62
dipendenti ad una cooperativa. «Non bisogna dimenticare che ogni
giorno - spiegano i dipendenti - abbiamo a che fare con gli ospiti che
non sono delle macchine da riparare, ma persone che chiedono di poter
riposare in un ambiente il più possibile sereno, assistiti da
personale che gli sia amico e professionista dell'assistenza».
Aggiungono i dipendenti del-la
Chianoc: «Amicizia e professionalità non si costruiscono dall'oggi
al domani, ma sono frutto di una lenta maturazione, vivendo
insieme agli ospiti, diventando quasi parte della loro famiglia,
frequentando corsi di qualificazione per migliorare la qualità
del servizio, per renderci in grado di valutare le necessità e
le condizioni di salute degli ospiti». Anche per questo rifiutano
l'ipotesi di modificare il loro inquadramento rispetto alla casa
di riposo: «Non è con l'inserimento
di cooperative che si può migliorare la qualità dei servizi, ma
con la valutazione e Io studio di un miglior modo di organizzare
il lavoro, trovando altre forme di
risparmio delle spese su fattori che non vadano ad intaccare la
qualità dei servizi verso gli ospiti. Da parte nostra, in situazioni
di emergenza, abbiamo sempre dato la nostra disponibilità, ac‑
cettando di lavorare anche in condizioni
limite e con personale ridotto». E
ancora: «Non vogliamo fare guerra alle cooperative, ma semplicemente
dire quello che il nostro cuore ci suggerisce.
Purtroppo molte volte le ragioni del cuore soccombono alle
ragioni della finanza e noi non
vogliamo che questo avvenga. Per il bene dei nostri ospiti».
I sindacati: «La casa di riposo
è un patrimonio pubblico
della città
che è stato privatizzato - hanno detto Morena Barberis della Cgil e
Luciano Marchisone della
Cisl
-. Si vuole cercare di ripianare i debiti rivalendosi sui lavoratori:
non accettiamo che siano trasferiti alle dipendenze di una cooperativa».
In occasione della presentazione del progetto di riorganizzazione, la
presidente Angela Ambrosino ha sottolineato:
«E
nostro
interesse cercare un accordo con i sindacati per tutelare i
posti di lavoro e non vogliamo
creare conflittualità con i dipendenti che
lavorano con grande disponibilità, rispetto e senso di appartenenza
ad una struttura che è di tutti i saviglianesi».
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Casa di riposo in Consiglio Comunale si è
discusso del personale
Trattativa si, scontro no
da "Il Saviglianese dell'8 febbraio di
Guido Martini

Il Comune si farà promotore di un nuovo
incontro tra sindacati ed amministrazione della casa di riposo Chianoc
per
trovare
l'accordo sul futuro delle 62 lavoratrici
che potrebbero passare dalle dipendenze
dirette della struttura ad una cooperativa. Lo ha riferito il sindaco
Aldo Comina in una nota diffusa dopo il Consiglio
comunale di mercoledi scorso, quando
il problema era stato sollevato da un'interpellanza
di Forza Italia.
In aula c'era stato un primo invito a
proseguire la trattativa da soli.
«Sentite le
due
parti —
aveva dichiarato il primo cittadino
—
crediamo sia utile che le
lavoratrici possano
mantenere
l'attuale contratto pubblico.
Invitiamo sindacati ed amministrazione a proseguire la trattativa in
modo autonomo. Se non si
troverà l'accordo,
allora
il Comune farà da mediatore».
Invece, ha deciso di farlo sin
da ora.
Tutti gli interventi emersi durante il
dibattito — sia quelli della maggioranza che
quelli dell'opposizione — avevano evidenziato
la necessità di salvare capra e cavoli:
tutelare i lavoratori e sostenere la casa
di riposo, che ha problemi di bilancio.
Ecco, in sintesi, gli
interventi in aula.
«Le esternalizzazioni — ha
detto il consigliere
Luigi Botta (lista Botta) —
sembrano
andare
di
moda, ma non sono la soluzione a
tutto. Sostengo da
tempo che
le donazioni dei
privati vadano indirizzate prima di
tutto aile istituzioni
saviglianesi». Anche secondo il
leghista Guido Ghione il Comune dovrà
interessarsi al problema, mentre per Gianfranco
Saglione (liste civiche)
«passare il
personale dalle dipendenze della
casa di riposo ad una
cooperativa,
per legge, non si
puà
fare, perché
le lavoratrici
perderebbero
diritti acquisiti. Dobbiamo
farci carico — ha aggiunto —
del
destin
della struttura; com'ebbi a
dire quattro anni fa,
bisognerebbe che ci fossero
anche rappresentanti
del Comune nei
consiglio di amministrazione».
Anche secondo Mino Daniele (Nuovacittà),
che ha lunghe esperienze sindacali aile spalle,
il Comune deve interessarsi affinché
gli utenti abbiano il
miglior servizio possibile.
«Dobbiamo
intervenire —
ha detto —
perché da un lato i diritti
dei lavoratori vengano
tutelati e dall'altro per
cercare strade
alternative per il risanamento dei
conti della "Chianoc",
magari
coinvolgendo
forze
economiche della città. Inoltre
— ha aggiunto —
dalla mia personale
esperienza, posso dire che
solo nei primi tempi
le cooperative
garantiscono gli stessi servizi».
La stessa convinzione ce l'ha Renato Origlia (Forza Italia):
«In situazioni simili, in
effetti, il servizio
è stato ridimensionato. Sarà meglio
per
tutti se
le lavoratrici
resteranno aile dipendenze della
casa di riposo». Anche per
Gianpiero Piola (Uniti per Savigliano),
già "obiettore" presso la Chianoc anni fa,
«va fatto
un piano
per
ridurre il passivo e
mantenere
inalterato il servizio».
«Il servizio è
buono —
ha aggiunto il sindaco
Comina —
e
se tutti i posti non
sono occupati non è
colpa del consiglio di amministrazione,
perché per
legge gli utenti possono
scegliere la struttura che
vogliono; anzi, c'è
un piano di risanamento che, con
la privatizzazione,
ha già
portato risparmi».
La chiosa di Marco Buttieri (Forza Italia)
ha evidenziato comunque la necessità di aiutare l'ente:
«Se c'eca
di
usufruire
delle
coop, è perché queste
hanno
delle agevolazioni
fiscali e costano
meno. Se no,
bisogna
trovare
un'altra via. Noi
dobbiamo dare
una mano alla struttura,
se voglianro
salvaguardare sia i lavoratori
che il
futuro dell'ente».
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CASA DI RIPOSO
CHIANOC La posizione dei
sindacati
«Il contratto resti com'è»
da "Il Saviglianese" - 31 gennaio - di G. Ma.
 Non
si è fatta attendere la risposta dei sindacati alla notizia che gli
amministratori della casa di riposo Chianoc avrebbero intenzione di trasferire
il personale (62 persone) alle dipendenze di una cooperativa. Martedi mattina,
le sigle Cgil-Fp e Cisl-Fp hanno indetto una conferenza stampa alla quale hanno
partecipato alcune lavoratrici e componenti della rappresentanza sindacale.
Morena Barberis (della
segreteria provinciale Cgil-Fp) e Luciano Marchisone (responsabile provinciale
settore socio-assistenziale Cisl-Fp), dopo aver bollato come «scorretta» la
convocazione della stampa da parte degli amministratori della Chianoc, hanno
ripercorso la vicenda, contestando il fatto che le carte in tavola siano state
cambiate troppe volte e che, negli ultimi tempi, la presidente Angela Ambrosino
abbia cercato di rinviare il più possibile gli incontri.
I sindacati chiedono che le
lavoratrici restino impiegate alle dipendenze della casa di riposo e non venga
applicato loro il contratto cooperativistico, poiché la legge Io vieta. Inoltre,
hanno ricordato che le dipendenti dal 2003 non hanno una contrattazione
aziendale di secondo livello.
«Di un contratto
cooperativistico – ha affermato la Barberis – non se ne parla neanche, non è
giusto che la Casa di riposo cerchi di risanare i conti sulla
pelle dei lavoratori». «Gli amministratori della Chianoc — ha aggiunto
Marchisone — hanno detto che questa manovra serve per risanare
il deficit, invece noi non crediamo che basti. Quanto
risparmieranno? Ci portino delle cifre certe. Dovevano pensarci
prima, e presentare un piano industriale già nel 2002. Si
preoccupino prima di tutto di riempire tutti i posti letto.
Viene da chiedersi – ha concluso — se ci siano conflitti d'interesse
od una precisa strategia alla base delle loro scelte».
«Siamo deluse — è
stato il commento di molte lavoratrici — perché in questi anni ci
siamo specializzate ed ora, invece di essere valorizzate, un eventuale contratto
cooperativistico comporterà meno diritti, meno soldi, troppa
flessibilità».
Che cosa succederà adesso?
II sindacato ha richiesto a brevissimo termine un incontro con gli
amministratori. Del problema sono stati interessati aicuni politici locali, tra
cui il sindaco Comina e l'assessore al Lavoro Valderrama, che
potrebbero partecipare aile prossime riunioni corne componenti super partes.
Della vertenza sarà informata anche la Curia. Se la trattativa non dovesse
portare a nulla, i sindacati chiederanno che il tavolo si sposti a livello
provinciale ed indiranno manifestazioni di protesta. Di certo, perô, non sarà
interrotto il servizio agli utenti
Archivio rassegna stampa locale
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