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Una società tedesca
assumerà 35 operai
Da “La Stampa” del 11
febbraio
Buone notizie per
i lavoratori della ex «Cas» di Sant’Albano Stura senza lavoro da
ottobre. L’altro giorno nel corso dell’assemblea convocata presso il
Comune è stata approvata l’ipotesi di accordo sottoscritta da Fim Cisl,
Fiom Cgil e Uilm Uil con la società «Csp», appartenente al gruppo
tedesco «Steeltech».
Secondo l’accordo la «Csp» dovrebbe garantire
l’occupazione a 35 persone di cui 25 già entro il biennio 2010/2011.
La società affitterà i locali della ex «Cas» per la propria attività
(manufatti per l’industria siderurgica) assumendo i lavoratori ora in
cassa integrazione.
«Siamo soddisfatti del risultato raggiunto -
commenta Tiziana Mascarello della Cisl presente alla firma insieme ai
colleghi di Cgil e Uil -; con l’augurio che anche altre vertenze
simili si possano risolvere in senso positivo come questa». I
lavoratori della «Cas» erano una quarantina. Alcuni sono già stati
ricollocati o sono prossimi alla pensione. \
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SANT’ALBANO STURA
Cas,
anticipo della cassa integrazione ai lavoratori
Da “La Stampa” del 23
gennaio 2010
Qualcosa si muove per
i 41 dipendenti della Cas di Sant’Albano Stura, ditta specializzata in
costruzioni meccaniche e carpenteria che da due mesi ha cessato
l’attività produttiva. Anche se resta il punto interrogativo sul
futuro dell’azienda, per la quale si sta tentando la vendita, si è
messa in moto la procedura per l’anticipo della cassa integrazione
straordinaria secondo il protocollo siglato tra Provincia, Bre e Inps.
Secondo l’accordo, l’anticipo sarà suddiviso in parti uguali con
l’intervento della stessa Provincia, del Comune di Sant’Albano e
Fondazione Crc.
«In questi mesi ci siamo incontrati più volte con i sindacati per
affrontare la non facile questione della Cas - dice l’assessore
provinciale al Lavoro Pietro Blengini -. Ora con la “cassa”
straordinaria i dipendenti potranno avere un po’ di respiro, nella
speranza che si arrivi presto alla vendita e alla ripresa
dell’attività».
Sempre nell’ambito delle misure anticrisi nei giorni scorsi in
Provincia è stato presentato il bando 2009-2010 rivolto alle piccole
imprese per la richiesta di cassa integrazione in deroga. Un
provvedimento nato dalla concertazione tra Provincia e Regione molto
importante per una realtà come quella cuneese caratterizzata da un
gran numero di piccole imprese.
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CRISI E
OCCUPAZIONE. OGGI A CUNEO NUOVO PRESIDIO DELL’ITALCEMENTI DI BORGO
La Cas di
Sant’Albano chiede 2 anni di cassa
Si teme la chiusura: rischiano il posto 43 dipendenti
Da “La Stampa” del 20
ottobre di CARLO GIORDANO
SANT’ALBANO STURA
Presidi davanti alla Provincia in difesa del lavoro: ieri mattina è
toccato agli operai della «Cas», l’azienda di carpenteria di Sant’Albano
Stura, 43 dipendenti, a rischio di chiusura; oggi sarà la volta dell’Italcementi
di Borgo San Dalmazzo, (93 addetti), da febbraio in cassa.
«La Provincia si è impegnata a sostenere la Cas per ottenere due anni
di cassa integrazione straordinaria»: spiegano Alfio Arcidiacono e
Tiziana Mascarello, segretari provinciali di Fiom Cgil e Fim Cisl, che
ieri hanno incontrato, con una delegazione di dipendenti, l’assessore
provinciale al Lavoro, Pietro Blengino. L’azienda è specializzata in
costruzioni meccaniche e carpenteria per conto terzi: si stanno
esaurendo gli ordini e a fine mese termina la cassa integrazione
ordinaria (iniziata ad aprile). All’incontro in Provincia era assente
la proprietà. Con i due ulteriori anni di cassa, 5 lavoratori andranno
in pensione: gli altri dovranno trovare una nuova occupazione.
Il presidio Italcementi è previsto per le 10,30: seguirà, un’ora dopo,
un vertice con i rappresentanti dell’Amministrazione provinciale,
sindacati e azienda. La cementeria è in crisi da dicembre. In febbraio
è scattata la cassa integrazione ordinaria. Inizialmente si era
parlato di una possibile chiusura. A settembre è ripartito il reparto
macinazione, una quarantina i dipendenti interessati a rotazione.
«Chiederemo ulteriori garanzie all’azienda affinché vengano
salvaguardati posti di lavoro e produzione - spiega Pasquale
Stroppiana, Cgil -. Lo stabilimento di Borgo è il più penalizzato del
gruppo».
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“Consiglio
comunale aperto sulla crisi alla Cas di S. Albano”
Da
“La Stampa” del 15 ottobre di Walter Lamberti
Situazione di
incertezza e apprensione per i 43 dipendenti della Cas, azienda
specializzata in carpenteria e costruzioni meccaniche che ha chiuso i
cancelli per mancanza di ordini. I lavoratori, grazie all’intervento
dei sindacati, hanno ottenuto la cassa integrazione ordinaria che
terminerà a fine mese. Ciò che accadrà dopo è un punto interrogativo.
Nel frattempo i rappresentanti sindacali stanno cercando di
coinvolgere enti locali e istituzioni per evitare che su questo nuovo
caso di crisi aziendale cali il silenzio e perché si metta in moto la
macchina degli ammortizzatori sociali. Lunedì i lavoratori si sono
riuniti in assemblea sindacale alla presenza dei rappresentanti Cgil
Fiom Piero Andrea Cavallero e del segretario provinciale Alfio
Arcidiacono, della Fim Cisl Tiziana Mascarello e della Uil Bruno
Gosmar. Una delegazione ha poi incontrato il sindaco di Sant’Albano,
Donatella Operti. La richiesta è stata quella di convocare un
Consiglio comunale aperto dedicato alla «questione Cas».
Prima di ciò il sindaco ha intenzione
d’incontrare la proprietà dell’azienda. Intanto ci si sta muovendo per
ottenere la cassa integrazione straordinaria, e coinvolgere Unione
industriale e Provincia. «Se entro fine settimana non avremo risposte
circa gli ammortizzatori sociali - dice il segretario Alfio
Arcidiacono - promuoveremo un’iniziativa pubblica a Cuneo per chiedere
un intervento a favore dei lavoratori».
La ditta, di proprietà della famiglia Cravero,
ha una storia di oltre 25 anni. Quattro anni fa, dopo la morte del
fondatore e titolare Francesco Cravero, l’azienda è passata nelle mani
di moglie e figli.
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Cas
di Sant’Albano A rischio 43 posti
Da “La Stampa” del 7
ottobre di ]VALTER LAMBERTI
SANT’ALBANO STURA
Da più parti arrivano dichiarazioni circa la fine della crisi, l’ormai
imminente ripresa, ma intanto continua e si allunga anche il
bollettino di guerra che elenca aziende in crisi, ridimensionamenti e
chiusure. L’ultima in ordine di tempo è la «Cas» di Sant’Albano Stura,
azienda specializzata in costruzioni meccaniche e carpenteria per
conto terzi, che sta rischiando la chiusura. Perderebbero il posto 43
dipendenti.
L’azienda fondata da Francesco Cravero, morto quattro anni fa,
investito nel cortile del suo stabilimento da un camion in manovra, ha
proseguito l’attività sotto la guida della vedova e dei figli. Nei
giorni scorsi la famiglia ha comunicato ai dipendenti la necessità di
ricorrere alla cassa integrazione a zero ore per tutti. Motivo: la
mancanza di nuovi ordini.
Della questione si stanno occupando i sindacalisti Piero Andrea
Cavallero (Fiom), Tiziana Mascarello (Fim) e Bruno Gosmar (Uilm). «Era
una bella azienda che sembrava funzionare - riferiscono -. Siamo
preoccupati perché non c’erano apparenti segni di crisi e i dipendenti
non erano organizzati sindacalmente». Ora i lavoratori si sono riuniti
in assemblea e hanno eletto i loro delegati sindacali. «Come primo
passo stiamo lavorando perché la proprietà si assuma per intero la
responsabilità di sostenere il reddito dei lavoratori» spiega il
segretario provinciale Fiom, Alfio Arcidiacono.
La Cas è nata nel 1982 come azienda artigiana. La richiesta del
mercato di attrezzature speciali l’hanno portata negli anni ad
evolversi come azienda di riferimento nelle costruzioni meccaniche
conto terzi.
Intanto a Fossano si spera ancora per il «Bottonificio» che non è
fallito, perché il tribunale ha omologato il concordato, approvato dai
creditori. Il problema non può però assolutamente considerarsi
risolto. Dopo la manifestazione di piazza dei giorni scorsi e il
pronunciamento da parte del giudice circa il concordato, la sensazione
nell’opinione pubblica è stata quella di una battaglia vinta. I
lavoratori precisano che non è affatto così. «Il fatto che come
creditori riusciremo ad ottenere la nostra liquidazione, ma comunque
resteremo in mezzo ad una strada non è per nulla una vittoria -
sottolineano -; il concordato tutela soprattutto l’imprenditore e di
fatto da il via libera allo smembramento dell’azienda». «Continueremo
fino all’ultimo a lottare - annunciano però -: stiamo cercando di
aprire un tavolo politico ed economico che coinvolga Comune, Provincia
e Regione, ma anche le banche e il mondo imprenditoriale locale per
cercare insieme possibili soluzioni. Nel corso della manifestazione
del 25 settembre molti politici hanno assicurato l’impegno e la
vicinanza delle istituzioni. Ora speriamo che a quelle parole seguano
anche i fatti. Non ha senso che un’azienda chiuda dall’oggi al domani
in questo modo e la cosa passi quasi inosservata come se fosse
normale».
Archivio rassegna stampa locale
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