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Prezzo
del pane in un anno è aumentato quasi del 12%
Nella Granda record
di rincari per il gasolio: oltre il 25 per cento
Da “La Stampa” del 19
aprile di ALBERTO PRIERI
Quotazioni.
Rilevate in negozi e supermercati Consumatori: «Famiglie sempre più in
difficoltà»
Prezzi stabili a febbraio rispetto a gennaio, aumenti confermati
nell’ultimo anno: è la sintesi della rilevazione statistica che il
Comune di Cuneo fa mensilmente per conto dell’Istat. Incaricati
comunali fanno il giro di negozi, centri commerciali e supermercati
registrando quotazioni massime e minime degli oltre 500 prodotti
compresi nel paniere dell’Istituto centrale di statistica, e calcolano
anche i prezzi medi.
Confrontando questi ultimi, si nota come a non fermare la corsa al
rialzo siano stati i carburanti, con la benzina più cara del 18,35%
rispetto a un anno fa (+1,93 su gennaio), e il gasolio aumentato del
25,33% in 12 mesi (+1,19 negli ultimi 30 giorni).
«Sui prodotti dei quali la gente non può fare a meno e su quelli per i
quali c’è un regime di monopolio, speculazioni e aumenti continuano -
dice Riccardo Dalpadulo, presidente di Adiconsum Cuneo -. Però è
evidente che le famiglie cominciano ad avere grosse difficoltà, tanto
che gli acquisti dell’ultima Pasqua sono scesi parecchio rispetto allo
stesso periodo festivo 2011: per questo alcuni generi hanno un po’
frenato la corsa al rialzo, ma non si tratta di un’inversione di
tendenza, piuttosto di un modo per attirare comunque i consumatori e
non perdere fatturato».
Se, infatti, il pane è rimasto fermo a 2,65 euro al chilo, resta
tuttavia uno dei prodotti con la crescita maggiore, visto il +11,81%
sul febbraio 2012. Al contrario il riso (era salito fino a gennaio) in
febbraio ha registrato una flessione del 7% sul mese prima (-2% in un
anno). Negli stessi 30 giorni, è sceso dell’1% il prezzo medio di
prosciutto crudo e pollo fresco, mentre la carne bovina di primo
taglio sta diventando un lusso: 16,36 euro al kg, +4,20% in un mese.
Tra i generi di prima necessità, lo zucchero continua il suo trend in
salita: da 90 centesimi di febbraio 2011 è arrivato a 99 centesimi a
gennaio per superare poi un euro al kg il mese scorso, pari al 12,22%
in più in un anno. Altalenante l’andamento dell’ortofrutta: al crollo
delle mele dell’ultimo mese (-33%) fa da contraltare l’aumento dell’8%
di carote e kiwi, mentre le banane hanno registrato la stessa
variazione percentuale, ma in calo
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Anche il pane costa di più
Da inizio anno
costanti rincari per quasi tutti i generi di prima necessità
da “La Stampa” del 12
marzo di ALBERTO PRIERI
CUNEO
Il prezzo del pane a gennaio 2012 è cresciuto dell'11,81% rispetto a
un anno prima, del 19,91% se si confronta con lo stesso mese del 2010.
Sono questi i dati reali, registrati dall’Ufficio statistica del
Comune di Cuneo, seppure il tasso ufficiale d’inflazione sia del 3,2%
su base annua. «Colpa del nuovo paniere Istat – secondo Giancarlo
Panero, del sindacato pensionati Cisl -. Forse l’inserimento di
computer, telefonini, lettori musicali ha senso per i giovani, ma la
stragrande maggioranza dei pensionati non si sogna di comprare aggeggi
elettronici. Invece, considerando i prodotti tecnologici, pare che gli
alimentari abbiano un peso secondario nella spesa».
I prezzi dei primi sono in calo (un navigatore satellitare costava
206,29 euro nel gennaio 2010, diventati 170,04 nel 2011: -17,6%),
mentre tra i generi di prima necessità i rincari sono costanti. Il
pane è passato da un costo medio di 2,21 euro al chilo a gennaio 2010,
a 2,37 euro lo scorso anno fino ai 2,65 del primo mese di quest’anno.
Andamento analogo per il riso: da 2,35 euro a 2,66 euro al chilo
(+6,40% in un anno, +13,19% dal 2010). Altri aumenti record per il
sale, che ha registrato un +25,9% in un anno (da 27 a 34 centesimi al
chilo) e lo zucchero a 99 centesimi a inizio anno contro gli 85 di un
anno fa (+16,47%).
Da notare che questi stessi prodotti si sono impennati nell’ultimo
anno, mentre tra il 2010 e il 2011 gli aumenti erano stati contenuti
(appena 1 centesimo di differenza in un anno sia per il sale, sia per
lo zucchero). «Intanto le pensioni hanno perso il 42% del potere
d’acquisto dal ’92 a oggi – riprende Panero -. Quelle fino a 500 euro
sono 145 mila nel Cuneese, percepite soprattutto da donne, in maggior
difficoltà rispetto agli uomini».
Francesco e Paola Loffredo presiedono il Forum delle Famiglie di
Cuneo: «Con questi prezzi, sono sempre più le famiglie che faticano ad
arrivare a fine mese, ma poche lo ammettono. Piuttosto si arrangiano:
così sono nati i ‘’gaf’’, gruppi di acquisto familiare, cui hanno
aderito soprattutto le coppie con molti figli: fanno ordini cumulativi
per comprare grandi quantità di pannolini, pasta, arance e tanti altri
prodotti, e spuntare prezzi inferiori».
Si cerca di risparmiare anche scegliendo attentamente cosa acquistare.
Ad esempio, il prezzo medio dei grissini è sceso dell’8,4% in due
anni, quello delle banane del 2,7% negli ultimi 12 mesi, mentre quello
dei kiwi nazionali è rimasto invariato. In calo anche gli abiti
invernali da uomo (-5,75% rispetto a gennaio 2011), ma la mazzata
arriva dai carburanti: in due anni, il gasolio è aumentato del 46,8%
(+26,77% sul 2011), la benzina del 38,95% (+25,69% in un anno).
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In 2 anni il
prezzo pane è aumentato del 14 %
Da £La Stampa” del 4
febbraio 2012 di ALBERTO PRIERI
CUNEO
In due anni, il pane è aumentato del 14 per cento, il sale del 30 per
cento, ma il record spetta sempre ai carburanti, con il +42 per cento
del gasolio: sono solo alcuni esempi dell’andamento dei prezzi tra
dicembre 2009 a dicembre 2010, confronto possibile ora che l’ufficio
Statistica del Comune di Cuneo ha pubblicato i risultati delle
rilevazioni completate nell’ultimo mese dello scorso anno.
Rispetto al 2009, il paniere è leggermente cambiato, anche se gli
incaricati del Comune ogni mese continuano a visitare negozi, centri
commerciali e ipermercati per segnare le quotazioni medie di generi
alimentari, vestiario, elettrodomestici, prodotti per la casa e
l’igiene personale. Dati che vengono poi inviati all’Istat che, sulla
base delle cifre ricevute da tutti i capoluoghi di Provincia,
definisce l’indice d’inflazione. Pari al 2,8 per cento nel 2011, anche
se sui singoli prodotti le variazioni sono state molto più marcate e
le associazioni dei consumatori lamentano sempre una profonda
differenza tra l’inflazione calcolata e quella effettivamente
percepita dalle famiglie.
«Sono loro le più penalizzate dai rincari – dice Beppe Riccardi, del
Movimento Consumatori -. Certo, l’Istat fa una media tra diversi
prodotti, così l’aumento generale dell’intero paniere di prodotti per
i quali si rilevano i prezzi può non apparire elevatissimo, però a
pesare su chi ha due o tre figli sono soprattutto gli aumenti degli
alimentari. E non vanno dimenticati i costi sempre più alti dei libri
di testo, che comportano maggiori sacrifici per quei genitori che
devono mandare a scuole i loro ragazzi».
Tra gli aumenti record, c’è quello dello zucchero, nell’ultimo anno è
salito quasi del 22%, compensando la leggera flessione registrata nel
2010: ora un chilo, in media, costa 1 euro, mentre due anni fa si
pagava 84 centesimi. La carne bovina, invece, è rimasta
praticamente invariata negli ultimi 12 mesi (da 15,81 a 15.83 euro al
chilo), mentre il prosciutto crudo ha avuto un incremento in linea con
l’inflazione. Entrambi, però, hanno subito un rincaro superiore al 5%
se si confronta il prezzo con quello di due anni fa. Periodo durante
il quale i formaggi pregiati, Parmigiano Reggiano e Grana Padano,
hanno fatto un salto rispettivamente del 25% e del 33%. Tra l’ortofrutta,
le mele golden costano un terzo in più rispetto al 2009, ma rispetto
al 2010 sono aumentate del 3,73%; andamento analogo per l’insalata
mista confezionata, addirittura a +41% sul 2009. Al contrario, i kiwi
nazionali sono crollati del 28% dal dicembre 2010. Stabili i prezzi
dei vestiti, anzi un abito invernale da uomo costa, in media, il 3% in
meno del 2009. Tra i prodotti per la casa, forti aumenti per le
trapunte imbottite (+12% nell’ultimo anno, il doppio rispetto due anni
fa). Riccardo Dalpadulo. dell’associazione dei consumatori Adiconsum:
«Il mercato dell’elettronica è quasi saturo, con prezzi scesi
parecchio; al contrario, gli alimentari si sono impennati, sia perché
in alcuni casi si sfruttano per scopi diversi, come i cereali
utilizzati per fare carburanti, sia perché la cultura del buon cibo si
è diffusa, ampliando la domanda, come quella per Parmigiano e Grana,
sempre più costosi. I rincari, però, non portano vantaggi ai
produttori, ma alla catena di distribuzione».
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Aumentano treni, bus, acqua
Dal primo gennaio
scattano nuove tariffe nei principali servizi. Pù care anche le
autostrade
Da “La Stampa” del 29
dicembre 2011 di LORENZO BORATTO
CUNEO
Il nuovo anno porterà aumenti alle tariffe nella «Granda». Consueti
adeguamenti(come spiegano dall’autostrada To-Sv), ma anche effetto
della crisi. E se la To-Sv ha proposto all’Anas di aumentare i pedaggi
dell’1,47 (dalla mezzanotte del 31 dicembre), anche le tariffe
dell’acqua subiranno variazioni da parte di molti gestori del Cuneese.
Costerà di più, poi, spostarsi con i mezzi pubblici: per treni e
autobus i rincari, imposti dalla Regione, scattanola prossima
settimana.
Per i treni si tratta di un incremento compreso tra il 10 e il 18%. Ma
l’aumento degli abbonamenti (come il «Formula» che permette di
viaggiare su treni regionali e mezzi pubblici) è già entrato in
vigore. Ad esempio il mensile per la Cuneo-Torino costava prima di
Natale 98 euro: adesso 108.
Rincarano del 10% i biglietti: da Torino a Cuneo (90 km) oggi si
pagano 5,30 euro, da domenica costerà 5,80. Alba-Cuneo (con cambio
a Cavallermaggiore, 71 km): da 4,80 a 5,30 euro. Il Piemonte è la
Regione che ha stabilito i maggiori aumenti a livello nazionale, ma è
anche tra le poche che ha mantenuto invariato il servizio. I biglietti
delle Ferrovie restano tra i meno cari cari d’Europa; l’ultimo ritocco
risale al 2008.
Altri aumenti riguardano bus e autobus. In questo caso la scelta della
Regione si è scontrata con il malcontento dei sindacati («Si assiste a
una riduzione del servizio con i tagli operati da Comune e Provincia
di Cuneo e, allo stesso tempo, c’è un aumento delle tariffe: assurdo»)
e delle aziende (si sono rivolte al Tar di Torino, ottenendo una
«sospensione» dei tagli deliberati ad aprile). Comune e Provincia di
Cuneo, per tutta la Granda, gestiscono due diversi appalti. Il
capoluogo, per adesso, ha scelto di non aumentare: il costo della
corsa urbana resta un euro, ma soltanto per alcuni mesi. Forse da
febbraio scatterà un rincaro del 20%, ma non sono state ancora prese
decisioni. L’assessore alla Mobilità di Cuneo, Guido Lerda:
«Attendiamo di vedere se ci saranno più risorse dallo Stato alla
Regione. L’ultimo aumento? Luglio 2008: prima si
pagavano 85 centesimi. La Regione ha detto che l’aumento dev’essere
minimo del 6%, ma parte da un prezzo base di 1,10 euro. In città è per
ora più basso».
Scattano da gennaio gli aumenti per le corse dei bus del resto della
Granda. Esempi: il biglietto Bra-Alba passa da 2,70 euro a 3 euro,
Cuneo-Dogliani da 3,5 a 3,90, Dogliani-Mondovì da 2,70 a 3,10.
L’abbonamento mensile BraAlba da 62,50 a 66 euro. Da Granda Bus
spiegano: «La Regione ha imposto l’aumento delle tariffe per i
trasporti extraurbani, mentre per le linee urbane c'è tempo fino a 90
giorni per adeguarsi. Non sono maggiori incassi, ma soldi che
copriranno i minori trasferimenti dallo Stato».
Non aumenteranno invece i costi delle strisce blu nelle «sette
sorelle»: Cuneo e Alba hanno aumentato nei mesi scorsi (il capoluogo
per finanziare un servizio di freebus sull’Altipiano), Savigliano ha
ampliato la zona a pagamento quest’autunno, Bra ha deciso invece di
non farle pagare temporaneamente per favorire i saldi. Saranno gratis
dal 5 al 15 gennaio.
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Prezzi,
aumenti record per zucchero e benzina
Crollate quotazioni
di kiwi e pesche, stabili quelle della carne
Da “La Stampa” del 25
agosto di ALBERTO PRIERI
In un anno, il pane
è aumentato quasi del 10%: è quanto emerge dalla rilevazione dei
prezzi che l’Ufficio statistica del Comune di Cuneo pubblica ogni
mese. L’indagine è condotta da operatori che girano negozi, mercati e
centri commerciali per registrare le quotazioni massime e minime di
circa 500 prodotti, in base ai parametri Istat, e calcolano anche i
prezzi medi.
Confrontando i dati
di luglio con quelli dello stesso mese 2010, si notano forti aumenti
sui generi di prima necessità e su quelli energetici.
Per un chilo di pane,
l’anno scorso si spendevano in media 2,31 euro, diventati 2,54 a
luglio 2011: +9,96%. Stessa crescita per il riso, mentre lo zucchero è
salito addirittura del 20,73%, passando da 0,82 euro al chilo a 0,99.
Aumenti record anche per Parmigiano Reggiano (+18,05%) e Grana Padano
(+19,80%).
Al contrario, la
quotazione dei kiwi è crollata di quasi il 38%, a conferma della crisi
del settore frutticolo, tanto che anche le pesche sono passati da 2,05
euro al chilo del 2010 a 1,51 euro di luglio 2011, perdendo il 26,34%.
Tra i vestiti, si
spende il 2% in meno per comprare un tailleur (prezzo medio 545,56
euro), ma quasi 66 euro in più (rincaro dell’11,89%) per un abito
estivo da uomo. A ogni rilevazione però, i commercianti del settore
abbigliamento contestano i dati: «Non si possono fare confronti perché
i modelli non sono mai uguali e basta un accessorio a fare la
differenza».
I prodotti
energetici, invece, restano gli stessi, ma i prezzi salgono: in un
anno, il gas in bombole da 10 chili è cresciuto di quasi il 14%
(costava 29 euro, adesso 32,88). L’aumento è del 12,83% per la benzina
e del 16,12% per il diesel, sempre considerando i prezzi medi, perché
in alcuni distributori la forbice in 12 mesi ha superato il 20%.
A scendere sono
invece elettrodomestici e altri articoli tecnologici: per un
condizionatore si spendevano in media 434 euro a luglio 2010, mentre
334 un mese fa (-23,18%), forse anche per le temperature più fresche
di inizio estate che hanno scoraggiato l’acquisto di questi
apparecchi.
«La crisi dei consumi
farebbe pensare a una riduzione dei prezzi, ma è la situazione
internazionale a farli crescere – dice Riccardo Dalpadulo, presidente
di Adiconsum Cuneo -. Nel mondo globalizzato, le quotazioni del grano
e degli altri alimentari salgono perché in Cina non si mangia solo più
riso, ma molto altro. Se poi anche il Governo aumenta le accise sui
carburanti, anche gli speculatori hanno gioco facile e ancora meno
scrupoli».
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Chi sono i nuovi poveri
Da “La Guida” del 22
ottobre 2010 di Franco Vaccaro
Cuneo - Nel 2009
l'esigenza primaria che spingeva una persona a recarsi alla Caritas
era la mancanza di lavoro (35% della totalità dei bisogni
manifestati, con un più 6% rispetto al 2008); seguivano i problemi
economici al 33% (30% nel 2008) e quelli abitativi al 16%. Nei primi
sei mesi del 2010 i problemi economici sono balzati al
primo posto (36%),
mentre le difficoltà occupazionali sono "scese" al 32% e quelle
abitative al 19%. Sono alcuni dati che si ricavano da "Sei un uomo:
mi basta", il rapporto sulla povertà a Cuneo, realizzato
dall'Osservatorio delle povertà e delle risorse della Caritas
diocesana.
"Il rapporto - afferma
Claudio Mezzavilla, direttore della Caritas cuneese - vuole essere
uno strumento di conoscenza, di riflessione, di denuncia, di
promozione umana e sociale delle singole persone e della società
intera. Si tratta di un punto di arrivo di un percorso di ricerca, ma
deve essere considerato anche, e soprattutto, un punto di partenza,
da una parte per suscitare approfondimenti e collaborazioni sempre più
strette intorno alla Chiesa, dall'altra per un confronto e un dialogo
sempre più fecondi con le istituzioni e il terzo settore".
"Non si tratta di un
rapporto esaustivo della realtà cuneese - precisa Giovanna Busso -,
ma prende in considerazione la realtà del Centro d'ascolto della
Caritas, anche se poi abbiamo cercato sul territorio un riscontro ai
nostri dati. Non è solo un dossier, ma abbiamo inserito anche
un'ampia sezione dedicata alla presentazione del Centro d'ascolto, a
riflessioni, approfondimenti, testimonianze, proposte (le abbiamo
definite "pietre nello stagno") a istituzioni, imprenditori,
associazioni, ai servizi assistenziali...".
"Il concetto di
povertà non è solo economico, ma anche relazionale e di salute -
puntualizza Maria Luisa Martello -. Ci sono poi i cosiddetti 'impoveriti',
cioè coloro che stanno scivolando sotto la soglia di povertà e che
hanno dovuto drasticamente modificare il proprio standard di vita".
Nel 2008 il Centro
d'ascolto della Caritas ha fatto registrare 219 nuovi utenti, saliti
a 353 nel 2009 (il 68% maschi e il 32% femmine), mentre nei primi sei
mesi di quest'anno siamo già a quota 153.
Tra gli stranieri è
predominante la cittadinanza marocchina (21%), seguita da quella
romena (19%) e ivoriana (12%); poi abbiamo albanesi (7%), somali
(5%), congolesi e tunisini (4%), nigeriani (3%).
Spulciamo altri dati.
Lo scorso anno il 70% di coloro che si sono recati al Centro
d'ascolto era disoccupato e il 16% occupato, mentre nella prima metà
di quest'anno i disoccupati sono saliti al 71% e gli occupati sono
scesi al 12%. Se nel 2009 il 52% degli utenti del Centro dichiarava di
non possedere alcun reddito e il 30% un reddito insufficiente alle
normali esigenze, la percentuale è ora salita al 68% per i senza
reddito,
"Ciò che spinge a
venire al Centro - si legge nel rapporto - non è più, in primis, il
lavoro che manca, ma il bisogno di soldi, con debiti che soffocano la
vita delle famiglie e impediscono, non tanto di progettare, ma
semplicemente di vivere con dignità".
Un'altra emergenza
riguarda la casa: la mancanza di abitazione è lamentata dal 70% di
chi ha problemi abitativi.
Per quanto riguarda la
cittadinanza, nel 2009 il 63% degli utenti del Centro d'ascolto era
costituito da stranieri e il 37% di cittadinanza italiana; ora i
primi sono saliti al 71% e i secondi sono scesi al 29%.
Quali le proposte
concrete (o le "pietre nello stagno") per alleviare le tante e
complesse situazioni di disagio?
Il rapporto,
rivolgendosi a istituzioni, imprenditori, associazioni, servizi
assistenziali, ne sintetizza alcune: creare occasioni occupazionali;
istituire fondi di emergenza sociale e di garanzia, diffondere e
incrementare il progetto "Famiglia aiuta famiglia", istituire
avvocati di strada, diffondere i gruppi di acquisto, introdurre il
concetto di "condominio solidale" e di "portierato sociale".
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Da gennaio il prezzo del gasolio è aumentato dell’8,4 per cento
Da “La Stampa” del 18
ottobre di ALBERTO PRIERI
CUNEO
Sui 557 prodotti di cui i rilevatori comunali registrano ogni mese il
prezzo, a settembre 166 sono aumentati rispetto ad agosto, 250 non
hanno subìto variazioni e 123 costano meno rispetto al mese prima (per
18 non è stato possibile fare il confronto). L’indagine viene
realizzata dal Comune di Cuneo per l’Istat.
Ogni capoluogo di provincia, infatti, invia propri incaricati in
negozi, centri commerciali e supermercati del Comune: rilevano i
prezzi al consumo massimi e minimi, calcolando poi quelli medi per
alimentari, elettrodomestici, servizi.
E vestiti, che con l’arrivo dell’autunno hanno subìto consistenti
rialzi: un giaccone impermeabile da uomo è passato da quasi 93 euro di
media ad agosto agli oltre 121 di settembre, vale a dire il 31% in
più. I tailleur sono saliti del 15%, le giacche e i pullover invernali
da donna rispettivamente del 29 e 13 per cento. Al contrario sono
scesi i prezzi dei cappotti (-3% a 394 euro di media) e dei pantaloni
invernali femminili (-14%).
«Certo se ad agosto si sono rilevati prezzi dei saldi, ora i nuovi
arrivi hanno cartellini più alti, ma per confezioni non ha senso
parlare di prezzi medi e fare confronti tra un mese e l’altro -
interviene Luigi Isoardi, presidente Ascom Cuneo e di Federmoda Cuneo,
il gruppo che riunisce i commercianti dell’abbigliamento e delle
calzature aderenti a Confcommercio -. Il tailleur sta tornando di
moda, ma con tagli e tessuti nuovi, così come spesso capita per tanti
altri capi. I nostri dati nazionali dicono però che l’abbigliamento è
un settore con prezzi fermi da tempo perchè la crisi ha ridotto gli
acquisti».
Nel settore alimentare, nessuna variazione per pane (2,31 euro al
chilo) e riso (24), prosciutto crudo (25,48). L’ananas, invece,
continua a salire da inizio anno: nell’ultimo mese addirittura del
21,91% toccando i 2,17 euro al chilo. Altalenante, invece, il trend
delle zucchine con prezzo minimo di 1,45 euro ad agosto per arrivare a
2 euro a settembre: +38% in 30 giorni. Tutto il contrario per
l’insalata mista in confezione, più cara in estate poi scesa del 13
per cento nell’ultimo mese. La carne: +0,45% per la bovina, +9% per il
coniglio fresco (8,69 euro al chilo).
Dormire al caldo costa di più perché a settembre il costo medio di un
piumino è arrivato a 105 euro, 12 euro in più di quando lo si pagava
ad agosto (+13%). Stabili i carburanti nell’ultimo mese, ma da inizio
2010 il gasolio è salito dell'8,44% e la benzina del 5,61%.
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Da gennaio
rincari del 7%
per il prezzo del
gasolio
Da “La Stampa” del
17 agosto 2010 di ]LORENZO BORATTO
CUNEO
Dopo una «pausa» nel mese di maggio, torna a
crescere il carovita, anche nella città di Cuneo. Con aumenti record
per carburanti (+7,1% per il gasolio, +5,4% per la benzina, nei primi
sette mesi 2010) e alcuni prodotti alimentari (come il pane e alcune
delle più diffuse qualità di formaggio, che sono aumentate oltre il
4%, sempre da gennaio).
Questo secondo i dati pubblicati sul sito
internet del Comune di Cuneo, che da gennaio mette online i prezzi
rilevati da tre funzionari comunali in negozi, supermarket, esercizi
pubblici (sono escluse alcune voci prese in considerazione a livello
nazionale, ad esempio il costo di una ricarica telefonica): oltre 500
tra prodotti e servizi, i cui prezzi vengono poi utilizzati dall’Istat
per stimare l’aumento delle quotazioni a livello nazionale. Si
registrano alcuni aumenti soprattutto tra gli alimentari, anche se non
mancano voci con quotazioni in discesa.
Sempre confrontando i prezzi medi di gennaio
con quelli di luglio, i limoni sono aumentati del 13% (a maggio
costavano 1,5 euro al kg, diventati 1,8 euro a giugno, ora sfiorano i
due euro) e hanno il segno più anche prosciutto crudo (+0,5%), uova
(2,2%), riso (2,5%), pane (4,5%), seppie e vongole, oltre a frutta che
si trova in ogni stagione come le banane (da 1,6 euro al kg a gennaio,
a 1,82 a luglio).
In aumento anche il burro: +1,3%, ma il costo
era sceso a febbraio, marzo, aprile, tornando a correre negli ultimi
mesi. Si tratta sempre di valori medi: secondo le rilevazioni del
Comune il costo di vendita effettivo oscilla, per un chilogrammo, tra
4,6 e 14,4 euro, segno di una grande varietà di produzioni, a prezzi
molto diversi. Ad esempio la margarina è passata da 3,21 euro al kg a
gennaio a 3,18 oggi, mentre non è cambiato il prezzo del latte. Un
litro di quello fresco si paga, secondo quanto riportato dal Comune,
almeno 1,4 euro. In realtà in città si può pagare anche un solo euro,
rinunciando alla confezione, nei numerosi distributori automatici, che
però evidentemente non vengono rilevati dalla statistica.
Tra i prodotti alimentari che registrano il
segno meno molta frutta di stagione, poi birra, alcuni tipi di pesce
più venduti in estate (alici, sgombri, sogliole, palombi, salmone,
pesce spada), le patate locali (-4,4% in sette mesi). Il paniere Istat
contiene decine di prodotti non alimentari: alcuni esempi di
quotazioni che sono crollate da gennaio a oggi riguardano le rose
(-7,7%) oppure il lavaggio e stiratura degli abiti (-6,7%). In leggero
aumento il costo del gelato artigianale (+0,2%, cioè 4 centesimi
mediamente per ogni kg) o un aperitivo al bar (+1,7%), mentre le
lampadine a risparmio energetico hanno segnato un +7,2% nei primi
sette mesi 2010.
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Iniziative contro il caro vita, le imprese della distribuzione
alimentare risponde
Sollecitate dal Comune e dai Sindacati,
hanno preso importanti decisioni sui beni di prima necessità
Da
www.grandain.com del 10
dicembre 2009
Bra
- Anche a Bra una serie di azioni a contenimento degli aumenti del
costo della vita. Accogliendo la piattaforma presentata dalle
organizzazioni sindacali Cgil, Cisl e Uil, l'Amministrazione comunale
di Bra ha incontrato nelle settimane scorse i rappresentanti delle
piccola e grande distribuzione per promuovere interventi per contenere
l'aumento dei prezzi dei beni di prima necessità.
Diversificate sono state le risposte degli operatori del commercio. L'Ascom
Bra ha chiesto ai propri associati di aderire alla campagna promossa
dalla Federazione dei pubblici esercizi di bloccare i prezzi sino al
28 febbraio, mentre i negozi di vicinato del settore alimentare hanno
espresso il proprio assenso a mantenere il livello dei prezzi senza
incrementi fino al 28 febbraio 2009, con esclusione dei prodotti
legati a forti oscillazioni di mercato.
La grande distribuzione presente sul territorio e rappresentata dal
Gruppo Dimar e dalla Novacoop, ha previsto interventi importanti per
salvaguardare la spesa dei consumatori. I supermercati del Gruppo
Dimar (Big Store, Famila e Maxisconto) sono aderiscono all'iniziativa
nazionale di Federdistribuzione e si sono impegnati a non modificare i
prezzi dal 2 gennaio al 30 aprile 2009 su di un paniere di ventun
prodotti di uso comune, mentre i supermercati Nova Coop, già impegnati
a ridurre i prezzi di alcuni prodotti a marchio Coop seguendo le
dinamiche di riduzione del costo delle materie prime e del petrolio,
aderiranno ad una importante iniziativa a livello nazionale che va
nella medesima direzione.
Gruppo Dimar
Sono tre le principali azioni con cui il Gruppo Dimar, che opera sul
territorio con le insegne Famila, Maxisconto e Bigstore, sta
contrastando il fenomeno del carovita. Infatti, già da tempo,
recependo numerose sollecitazioni da parte dei suoi clienti, ha
realizzato misure puntuali e precise; esse subiranno un’ulteriore
integrazione grazie alle recenti proposte del Comune di Bra unitamente
alla sensibilità delle organizzazioni sindacali. In particolare, dal 2
maggio scorso il Gruppo aderisce all’iniziativa nazionale di
Federdistribuzione contro il caro-prezzi, proponendo ogni settimana
sconti importanti su prodotti di prima necessità (ad esempio: latte,
pasta di semola, polpa di pomodoro, carta igienica, acqua minerale),
mentre dal prossimo 2 gennaio, sino al 30 aprile 2009, proporrà un
blocco prezzi su un paniere di ventuno prodotti tra i più importanti
nel carrello della spesa quotidiana: passata di pomodoro (marca
privata) da gr. 700 a 0,59 €, candeggina (marca privata) da due litri
0,99 €, detersivo piatti (marca privata) al limone da ml. 1250 a 1,48
€, liquido bucato a mano e lavatrice (marca Lady 2000) da tre litri a
2,99 €, ammorbidente classico (marca privata) da due litri 1,65 €,
multiuso universale ricarica (marca privata) da 750 ml. a 0,99 €,
asciugatutto (marca privata) quattro rotoli a 1,98 , carta igienica
(marca privata) dieci rotoli a 2,29 €, pannolini baby (marca privata)
a 3,90 €, olio d'oliva (marca privata) da un litro a 2,98 €, pasta nei
formati normali da 500 gr. a 0,59 €, tonno all'olio d'oliva in tre
confezioni da 80 gr. a 1,98 €, acqua minerale Monviso (naturale e
frizzante) da un litro e mezzo a 0,26 € , bibite (marca privata) da un
litro e mezzo, a 0,63 €, biscotti (marca privata) da gr. 750 a 1,39 €,
un chilo di riso Arborio (marca privata) da un kg. a 1,59 €, un litro
di latte Uht parzialmente scremato (marca privata) a 0,98 €, formaggio
da tavola (marca privata) a 7,20 € al chilo, prosciutto cotto a 7,90 €
al chilo, caffé classico (marca privata) in confezione da due astucci
da 250 gr. a 2,99 € e succhi di frutta (marca privata) da un litro a
1,14 €.
Inoltre, il Gruppo proseguirà un dialogo continuo con i fornitori per
mantenere invariati i listini di acquisto, verificando dove possibile
di diminuirli in base al costo delle materie prime. Alessandro Revello,
responsabile commerciale Dimar, dichiara: “E’ da anni che il nostro
Gruppo opera sul territorio braidese, con l’apertura del primo
supermercato Maxisconto di piazza Valfrè nel 1978, per arrivare alla
recente inaugurazione nel maggio 2007 dell’ipermercato Bigstore. Da
sempre abbiamo cercato di coniugare qualità e convenienza ed, in
particolare, la competitività sui prezzi è diventato nel tempo il
nostro vero punto di forza. Credo che la concretezza delle azioni
adottate in questi anni siano state misurate ed apprezzate
quotidianamente dai nostri clienti, per questo noi lodiamo iniziative
concertate come queste, poiché risultano essere per noi di ulteriore
stimolo al nostro modo di operare”.
Nova Coop
Giorgio Agosto, responsabile commerciale supermercati Novacoop:
“Sull’accordo richiesto dal tavolo di concertazione promosso dal
Comune di Bra, condividiamo in pieno il lodevole impegno per una
giusta causa, che ci vede già tra i protagonisti su tutto il
territorio in cui operiamo. Coop è da sempre attenta al contenimento
dei prezzi e alla salvaguardia del potere di acquisto dei propri soci
e clienti, in particolare in un anno difficile come il 2008, si è
prodigata a fondo sia sotto il profilo delle promozioni che sulla
limitazione dei prezzi in relazione agli aumenti attuati
dall’industria. A tal riguardo Coop si è impegnata a ridurre i prezzi
di pasta, farina, burro, latte uht e yogurt a marchio Coop in
relazione alla diminuzione del costo delle materie prime e del
petrolio.
In questo contesto Coop si aspetta da parte delle industrie
un’altrettanta reazione. Ci troviamo invece di fronte ad
ingiustificate richieste di aumenti in un momento di grave crisi in
cui è necessario contenere i prezzi e favorire i consumi. Per questo
Coop non accetterà richieste immotivate di aumenti dei prezzi, come è
stato recentemente comunicato sui principali quotidiani nazionali. Per
quanto riguarda le offerte speciali, Coop propone settimanalmente
numerose e convenienti promozioni su molti articoli ma soprattutto su
prodotti di prima necessità. Vogliamo infine comunicare ai nostri soci
e clienti che stiamo preparando una forte iniziativa a livello
nazionale, che a breve sarà annunciata e che risponderà sicuramente
alle aspettative non solo dei braidesi ma di tutti i consumatori
italiani”.
Il commento dell'Assessore
Ha dichiarato l'assessore al Commercio della Città di Bra, Gian Carlo
Balestra: “Le iniziative che le organizzazioni sindacali ci hanno
sollecitato vanno nella direzione di un sostegno alle fasce più deboli
della popolazione. Grazie anche alla collaborazione del consigliere
delegato alle tematiche assistenziali, Anna Messa, è stato possibile
convocare questi tavoli di concertazione con i principali operatori
del commercio cittadino. Mi pare che questi abbiano dimostrato
sensibilità verso un tema che è sempre più di rilievo per un gran
numero di famiglie, facendo sentire anche nella nostra città gli
effetti di una crisi che si sta spostando dal mondo della finanza
all'economia reale”. Con l'inizio del 2009 seguiranno ulteriori
incontri con le organizzazioni sindacali e i rappresentanti della
piccola e grande distribuzione per un confronto sulla dinamica dei
prezzi e per verificare la possibilità di svolgere analoghe azioni
anche sui prodotti per la scuola.
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Alba
Sconti sulla spesa fino a
Natale
Da “La Stampa” del 16
settembre
Nei supermercati, la
polpa di pomodoro con il prezzo bloccato fino a Natale a 0,41 euro il
barattolo. Nelle boutique dell’enogastronomia, i primissimi tartufi
bianchi in vendita a oltre 150 euro l’etto. Ecco i due volti della
medaglia albese: da una parte chi è costretto a fare i salti mortali
tra gli scaffali per far quadrare il bilancio familiare, dall’altra
chi considera la città una specie di Bengodi dove non è affatto strano
ordinare al ristorante una bottiglia di barolo a cento euro.
Una contraddizione? Neppure più di tanto. Buona parte dell’economia,
nell’Albese, si basa su prodotti di eccellenza e turismo d’elite, come
da altre parti succede magari con proposte più popolari o attività
meno luccicanti. Ma cambia solo il genere, non la sostanza o il
meccanismo ferreo della domanda e dell’offerta.
Semmai, fa riflettere il fatto che il carovita sia pesante da
affrontare anche in un territorio solido e fiorente come quello di
Langhe e Roero, dove l’«era dell’ottimismo» sta mostrando qualche
crepa e la sindrome dello scontrino sempre più alto e del carrello
sempre più vuoto sta avanzando con preoccupazione. Ma anche con
qualche tentativo di dare una risposta concreta al problema.
Prima tra tutti l’operazione «Prezzi bloccati», che ancora una volta
ha messo d’accordo Amministrazione comunale, Associazione commercianti
e organizzazioni sindacali nel proporre un paniere di prodotti a
prezzo fisso per contenere in città l’aumento del costo dei generi di
consumo. Iniziata a giugno con tanto di locandine, cartelli
salvaprezzo e l’adesione di quaranta esercizi commerciali fra
macellerie, panetterie, gastronomie, alimentari, ortofrutta,
pescherie, nonché dei supermercati che rappresentano la media e grande
distribuzione, l’operazione avrebbe dovuto concludersi in questi
giorni. Ma i consumatori albesi possono tirare un sospiro di sollievo:
il paniere del risparmio è stato prorogato fino alla fine delle
festività natalizie, mantenendo invariati gli stessi prezzi dei vari
prodotti, tutti di marca: dal pane alla pasta, dal latte al caffè,
dalla carne ai detersivi, dalla carta igienica ai pannolini per
bambini.
«La risposta all’operazione messa in campo - spiega il direttore
dell’Associazione commercianti albesi, Giancarlo Drocco - è stata
positiva e ha superato le aspettative. Per questo ci siamo ritrovati
con le rappresentanze di settore e i gestori locali della grande e
piccola distribuzione e abbiamo deciso di proseguire fino alla fine
dell’anno». Anche il sindaco Giuseppe Rossetto si dice contento per i
risultati ottenuti: «Credo sia importante promuovere le iniziative di
autodisciplina dei prezzi perchè rappresentano una risposta concreta
alle esigenze della popolazione, che infatti ne ha riconosciuto
l’utilità premiando gli aderenti e i prodotti scelti».
Soddisfatte le organizzazioni sindacali: «Siamo stati fra i primi in
Piemonte a sollevare la questione, molti ci hanno seguito e questo fa
piacere perché vuol dire che avevamo colto nel segno».
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BRA. CASE POPOLARI
Aumentano le famiglie in difficoltà che non riescono a pagare
l’affitto
Da “La Stampa” del 2
luglio di VALTER MANZONE
BRA
Aumentano le famiglie «povere» a Bra. Per la delibera del Comune
relativa ai «morosi incolpevoli» - che devono soldi all'Atc cuneese
perché occupano un alloggio di edilizia popolare - il debito ammonta a
168 mila e 450 euro.
Dalle iniziali 147 famiglie censite dall'ufficio socio-assistenziale
del Comune, oggi sono 119 quelle che vengono giudicate «incolpevoli»
perché non hanno le risorse economiche neppure per iniziare un
percorso di rateizzazione della somma dovuta. «E’ stata constatata la
reale impossibilità a saldare il debito - spiegano dal municipio -. La
prima tranche del debito verrà corrisposta all'Atc dalla Regione, la
seconda sarà a carico del Comune». Il dato 2008 fa registrare una
crescita dei «morosi»: si è passati dagli 88 dello scorso anno - con
un debito di 106 mila euro - agli attuali 119 con un debito di 168
mila euro. Accanto a questa categoria esiste anche quella dei
«colpevoli», ovvero di coloro che pur potendo pagare si rifiutano di
mettere mano al portafoglio e regolarizzare i conti. Quantificare
questi nuclei è più complesso. La funzionaria cuneese dell'Atc Paola
Gallo precisa: «In questa seconda categoria rientrano coloro che non
possono accedere al Fondo sociale europeo, e pur ricorrendo alla
rateizzazione potrebbero onorare i debiti. In questi giorni stiamo
elaborando i dati dei singoli Comuni per definire il quadro
complessivo». La città della Zizzola dispone di circa 400 alloggi di
edilizia popolare, ma questi non sono sufficienti a soddisfare tutte
le richieste. Infatti, le domande inserite dall'Atc nell'ultima
graduatoria braidese sono 161 anche se ne erano pervenute ben 206; tra
i soggetti che hanno presentato la richiesta, 72 sono italiani, mentre
i restanti 89 sono extracomunitari. Di questi ultimi ben 55 arrivano
dal Marocco e 10 dall'Albania, espressione delle due etnie più
radicate a Bra. Ma 46 domande sono proprio arrivate da famiglie che
risiedono già in uno dei comuni che fa parte del bacino del Consorzio
Intesa
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CUNEO.
IL «CONTO» DELL’ACDA
Bollette dell’acqua,
stangata e “premi”
Da “La
Stampa” del 23 maggio di LORENZO BORATTO
CUNEO
Conto sempre più salato per l'acqua. Per 209 mila cuneesi l'aumento
medio delle bollette per i consumi domestici sarà quest'anno del 23,2%
rispetto al 2007. Ma la «stangata» non sarà indiscriminata: ci sono
sensibili differenze fra le varie utenze. L’ha reso noto ieri l'Acda,
Azienda cuneese dell'acqua, una società per azioni con 118 dipendenti
che gestisce il ciclo idrico integrato (acquedotto, depurazione e
fognatura) di 69 Comuni della «Granda». I centri più popolosi vanno da
Cuneo a Ceva, da Borgo San Dalmazzo a Cervasca, ma il servizio si
estende anche a paesi più piccoli: dal Saluzzese (come Crissolo) al
Cebano (Alto e Garessio) e fino alla pianura (Caramagna). Il
presidente Acda Stefano Ferrari: «Siamo una società a capitale
pubblico, abbiamo calibrato le tariffe cercando di far pagare di più
chi consuma di più. Gli utenti con uno scarso utilizzo, cioè fino a 60
metri cubi l'anno, rientrano nella fascia ‘’agevolata’’. Spesso sono
anziani soli e avranno uno sconto medio del 20% rispetto a quando
pagavano nel 2007. Se si è residenti in aree marginali e montane è
previsto un’ulteriore agevolazione: un altro 20% di sconto per 8
Comuni: da Acceglio a Valloriate».
Due esempi: per chi vive a Cuneo o Ceva e utilizza 50 mila litri di
acqua l'anno, lo sconto nel 2008 sarà rispettivamente di 3,40 e 4,35
euro rispetto a 12 mesi fa. Per chi utilizza 250 mila litri l'anno, ad
esempio una famiglia di 4 persone con casa e giardino e che usa
l'acqua per lavare l'auto, le bollette sono destinate ad aumentare
notevolmente: 78,77 euro in più a Cuneo e 39,23 a Ceva. Aumento ancora
maggiore a Borgo San Dalmazzo: 88 euro in un anno.
Ha aggiunto Ferrari: «Le voci di costo riportate in bolletta
continueranno ad essere le stesse: quota fissa d'accesso al servizio
di 24 euro, consumo in metri cubi, quota percentuale trasferita alle
Comunità montane per la sistemazione idrogeologica (8%), quota dovuta
all'Ato (1,5% dell'imponibile)».
L'aumento delle tariffe è stato definito dall'Ato: entro il 2015 si
dovrà arrivare a una tariffa media unica in provincia di 1,61 euro a
metro cubo. Perché gli aumenti? Ha risposto Alessandro Pirola,
direttore Acda: «Gestiamo il servizio idrico su realtà diversissime:
ad esempio Cuneo ha 3 sorgenti che servono la città e tramite un
‘’anello’’ i centri vicini; Demonte ne ha 52. In alcune località di
montagna, come Valdieri e Dronero, l'acqua deve essere pompata dalle
falde meccanicamente. Gli investimenti per rimodernare le
infrastrutture devono venire direttamente dalla bolletta, senza più
aiuti da Stato, Regione, Comuni. In passato i piccoli centri gestivano
in perdita l'acquedotto: ora non è più possibile. Nel 2007 sono stati
spesi 3 milioni di euro; quest’anno sono in programma investimenti in
infrastrutture per 6,2 milioni, il prossimo per 6,7 milioni». Soldi
che serviranno per mettere a norma gli impianti di depurazione ormai
obsoleti e cambiare tubature, in alcuni casi vecchie di 40 anni.
Oggi la perdita media della rete Acda (2850 km d'acquedotto e 1057 km
di rete fognaria) sfiora il 50%, cioè metà dell'acqua immessa nella
rete non arriva a destinazione. Fino al 2017 l'investimento
complessivo previsto da Acda è di 100 milioni di euro: denaro che
dovrà arrivare dalle tasche dei cittadini.
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