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In mobilità i dipendenti del Bottonificio

Da “La Stampa” del 11 agosto 2011 [ANT. B.]

I dipendenti del «Bottonificio Fossanese» sono in mobilità. Non è stata rinnovata la cassa integrazione in deroga. «Purtroppo non abbiamo più potuto chiedere la cassa integrazione in deroga - spiega Michele Penna delegato Cgil che ha seguito le sorti degli oltre 40 dipendenti dell’azienda fossanese - perché è concessa solo ad aziende che hanno la prospettiva di una ripresa lavorativa».

L’odissea dei lavoratori del «Bottonificio fossanese» iniziò nel 2009 con la chiusura non preannunciata dell’azienda da parte del proprietario Antonio Antoniotti. Non ci furono fallimento né licenziamenti, ma un concordato preventivo. Una parte del trattamento di fine rapporto fu corrisposto ai dipendenti, in autunno dovrebbero percepire il saldo. Nel 2009 i dipendenti entrarono in cassa integrazione straordinaria, seguita da luglio 2010 a luglio 2011 dalla cassa integrazione in deroga. Ora la mobilità che avrà una durata da uno a tre anni variabile a secondadell’età dei lavoratori.

Alcuni mesi fa fu presentata una nuova impresa che si rifaceva al bottone fossanese: «Terramare». Pareva che alcuni dipendenti si fossero candidati ai nuovi imprenditori. «A me non risulta che nessuno dei dipendenti sia stato assunto da questa società - conclude Penna - anche perché sarebbero sotto cooperativa. Abbiamo avuto un primo contatto con i titolari di “Terramare” poi non li abbiamo più sentiti. Vedremo di organizzare un incontro a settembre per valutare se ci sono opportunità». Alcuni dipendenti hanno trovato occupazione con contratti a termine.

 

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Cassa prorogata ai dipendenti del Bottonificio

Pagata dalla Regione sarà anticipata dalla Crf Lo stabilimento è stato chiuso da inizio 2009

Da “La Stampa” del 2 febbraio di ANTONELLA BALOCCO FOSSANO

 
Una boccata d’ossigeno per i dipendenti del Bottonificio Fossanese: è stata prorogata la cassa integrazione in deroga fino all’11 luglio. «Il liquidatore ha accettato la proposta - dice Angelo Vero, della Cisl -. Così i lavoratori disporranno ancora degli ammortizzatori sociali». La cassa integrazione in deroga è pagata direttamente dalla Regione.
È anche stato rinnovato l’accordo con la Cassa di risparmio di Fossano che continuerà, come già in passato, ad anticipare ai dipendenti l’assegno in attesa che arrivino i contributi dalla Regione. I lavoratori dello storico Bottonificio Fossanese hanno iniziato la cassa integrazione straordinaria a marzo del 2009 in seguito alla chiusura dello stabilimento.
Dopo un anno, è stata accettata la cassa integrazione in deroga che scadeva il primo gennaio, ora prorogata. Sono 54 i dipendenti del Bottonificio Fossanese ancora senza occupazione, solo due o tre in questi ultimi tempi hanno trovato lavoro in altre aziende. Un ramo d’azienda, quello della produzione dei piatti in plastica, è stato acquistato dalla ditta «Bedino» di Fossano che ha anche assunto alcuni dipendenti del Bottonificio.
«Pare che la situazione economica e di commesse stia andando bene per la produzione dei piatti in plastica - aggiunge Angelo Vero -. C’è la possibilità che in futuro possano essere assunti alcuni lavoratori del Bottonificio». Ancora nulla di fatto per quanto riguarda la produzione dei bottoni. Lo scorso autunno c’è stato un incontro in Regione tra una delegazione dei dipendenti, gli assessori regionali e i rappresentanti di Cgil, Cisl e Uil per cercare di predisporre un piano di produzione in modo da far ripartire l’attività della storica azienda.
È anche stato coinvolto Antonio Antoniotti, proprietario della fabbrica fossanese, per dare il suo contributo sul piano industriale. Doveva essere convocato in Regione, per vedere se c’era la concreta possibilità di far ripartire la produzione, ma al momento non c’è nulla di definito.
L’unica possibilità per i dipendenti del Bottonificio Fossanese è che ci siano imprenditori disposti a far rinascere la produzione. L’azienda era tra i «fiori all’occhiello» del settore. La maggior parte dei dipendenti erano e sono altamente qualificati.

 

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Ammortizzatori sociali prorogati fino a luglio

Da “La Stampa” del 29 dicembre di [LA. SE.]

Altri sette mesi di cassa integrazione in deroga. Lo ha stabilito la Regione in un incontro con i sindacati sul futuro del Bottonificio Fossanese. Dei 53 lavoratori dell’azienda qualcuno andrà in pensione, due persone sono entrate in mobilità per iniziare un nuovo lavoro, mentre gli altri tirano un sospiro di sollievo sapendo che fino a luglio riceveranno la «cassa» in deroga. Non è comunque una soluzione definitiva: da tempo si sentono voci su un progetto di rilancio, seppur con un ridimensionamento importante, ed è a queste che vogliono credere i dipendenti. «Chiediamo al dottor Antoniotti di non mollarespiega Claudio Calorio, lavoratore del Bottonificio che funge da portavoce -. Se è possibile mantenere l’eccellenza della produzione a Fossano, noi siamo disposti a collaborare e mettere in campo la nostra esperienza. Siamo consapevoli che non potrà coinvolgere tutte le persone che attualmente ricevono la cassa integrazione in deroga, ma almeno rimarrebbe acceso un piccolo lumicino di una realtà che potrebbe tornare grande». Alcuni dipendenti si sono messi l’anima in pace, ma c’è ancora un gruppetto che continua a lavorare e a presenziare alle riunioni perché crede nel futuro del Bottonificio e soprattutto vorrebbe una risposta definitiva. «Riconosciamo il merito dei sindacati e dei consulenti del lavoro per ciò che hanno fatto fino ad oggi per noi - conclude Calorio -. Li ringraziamo, ma vogliamo anche andare avanti e capire se un futuro è possibile».

 

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I dipendenti del Bottonificio fossanese riceveranno la cassa integrazione in deroga fino a fine anno

Da www.targatocn.it del 9 novembre

“I mesi passano e non succede nulla al Bottonificio Fossanese”. A denunciare la situazione di stallo, qualche mese, fa era stato l’onorevole Teresio Delfino (UDC) che aveva portato la questione sui banchi del Governo Nazionale. Il politico buschese aveva chiesto al Sottosegretario Pasquale Viespoli, in commissione Lavoro, di conoscere lo stato preciso e puntuale della cassa integrazione dei dipendenti del Bottonificio Fossanese s.p.a e quali saranno le iniziative in merito all’unità produttiva. Dopo tanti mesi di incontri e contatti per tentare di rimettere in piedi l'attività, nulla sembra essere cambiato. L'unica novità arriva dalla proroga, avvenuta l'altra settimana in Regione, della cassa integrazione in deroga. I dipendenti riceveranno il sussidio, in scadenza l'11 novembre, fino a fine anno. Sulla rinascita dell'azienda sembrano non esserci spiragli. Intanto una decina dei circa 60 lavoratori del bottonificio sono stati ricollocati. Tra gli altri, ormai, regna sovrana la rassegnazione. Il liquidatore starebbe ancora lavorando per rendere appetibile il Bottonificio o tentare di dare continuazione alla produzione.

A Roreto di Cherasco invece chiude la Mabitex, azienda leader per 40 anni nella produzione di pantaloni da uomo. Una realtà capace di contare fino a 300 persone nei laboratori di confezionamento e negli uffici. Poi il marchio fu venduto alla ditta Cionti srl di Molino di Malo, in provincia di Vicenza, e degli ottanta dipendenti ben 52, fino a febbraio 2010, erano in cassa integrazione straordinaria e rischiavano di essere licenziati, mentre i 18 che continuavano a lavorare erano appesi ad un filo. L'azienda non è decollata nell'ultimo anno e presto si procederà alla sua liquidazione

 

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FOSSANO. DURA PROTESTA E AUMENTANO LE PREOCCUPAZIONI
I lavoratori del Bottonificio “Dimenticati dalle istituzioni”

Da “La Stampa” del 18 settembre 2010 di ANTONELLA BALOCCO
FOSSANO
«Ringraziamo gli amministratori comunali, provinciali e regionali che ad un anno dalla manifestazione pubblica sul Bottonificio Fossanese hanno fatto solo parole, ottenendo un risultato pari a zero». È l’atto d’accusa dei dipendenti della storica azienda: 45 lavoratori in cassa integrazione, senza una prospettiva reale di occupazione. Il 24 settembre 2009 si tenne una manifestazione pubblica in piazzetta Manfredi a cui parteciparono esponenti politici di tutti gli schieramenti, dal sindaco Francesco Balocco alla presidente della Provincia Gianna Gancia, assessori provinciali e regionali. Non mancarono le promesse di intervento a sostegno dei dipendenti.
«Appuntamenti? Tanti - spiega Claudio Calorio, già responsabile del settore commerciale del Bottonificio -, ma atti concreti nessuno. La delusione maggiore l’abbiamo avuta dal nuovo governo regionale. Roberto Cota in campagna elettorale aveva promesso azioni concrete. Lo slogan del suo partito è “sul territorio per aiutare la gente del territorio”. Ricordiamo a Cota che i dipendenti del Bottonificio sono tutti di Fossano e dintorni».
I lavoratori hanno cercato di far riprendere almeno una parte della produzione. È stato definito un piano industriale sottoposto al proprietario del Bottonificio Antonio Antoniotti, poi presentato in Regione. «A Torino ci hanno detto che volevano convocare Antoniotti per conoscere le sue reali intenzioni - spiega un altro dipendente, Bartolomeo Piovano - ad oggi non ci risulta che sia stato ancora convocato». «I politici hanno fatto solo parole - continua Calorio -. Parlano di salvaguardia dei prodotti e delle tradizioni del territorio. La chiusura del Bottonificio significa una perdita importante di conoscenza e professionalità. Il “Bottonificio Fossanese” rappresentava l’eccellenza artigiana del settore del bottone».
I lavoratori sostengono che ci sarebbe la possibilità di riattivare la produzione anche alla luce di una legge regionale che prevede finanziamenti nel settore della moda. Gli ammortizzatori sociali sono importanti, ma le maestranze chiedono di fare di più per salvare i posti di lavoro. Il sindaco Francesco Balocco non commenta le accuse rivolte agli amministratori.

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LAVORO. ANTONIOTTI DISPOSTO A PRESENTARLO «MA NON SPENDO PIÙ SOLDI»
Fossano, piano industriale per salvare il Bottonificio

Da “La Stampa” del 20 febbraio di WALTER LAMBERTI
FOSSANO
«Siamo sicuri che una via d’uscita c’è, che l’azienda può riprendere l’attività e recuperare quote di mercato, ma non bisogna più perdere tempo. Bisogna agire». I lavoratori del Bottonificio Fossanese sono usciti dall’incontro che si è tenuto giovedì in Regione con questa convinzione. Proprio oggi «festeggiano» un anniversario particolare: il 20 febbraio dell’anno scorso Antonio Antoniotti, proprietario dell’industria fossanese annunciava la chiusura dello stabilimento. All’incontro in Regione con gli assessori al Lavoro Angela Migliasso e all’Industria Andrea Bairati, oltre ai sindacati e all’assessore fossanese Maurizio Bergia e ad una rappresentanza dei lavoratori, c’era anche l’ex presidente dell’Unione industriale di Cuneo. È dunque cambiato qualcosa rispetto alle dichiarazioni di un anno fa? Antoniotti intende ritornare sui suoi passi? Parrebbe di sì, almeno in parte.
Nell’incontro avrebbe detto di voler predisporre un «business planning», un piano industriale per ricominciare la produzione, da presentare all’assessore Bairati entro le prossime due settimane. «Il dottor Antoniotti ha sottolineato di non voler più investire nel Bottonificio, ma intende collaborare, mettendo a disposizione la sua esperienza e conoscenza del mercato - commenta Claudio Calorio, ex responsabile commerciale del Bottonificio, che in questi mesi è stato alla guida della lotta dei lavoratori -. È comunque un segno di interesse e gliene siamo riconoscenti. In Antoniotti, anche se ci sono stati momenti di tensione, riconosciamo la grande esperienza in questo settore e siamo disposti ancora a lavorare con lui».
Lo stesso Calorio si è detto disponibile ad assumersi maggiori responsabilità in un eventuale «nuovo» Bottonificio, seguendo da vicino la fase di start up. Un piano industriale però non è sufficiente per riprendere l’attività. La Regione si è detta possibilista e ha assicurato aiuti, ma servono nuovi finanziatori. I lavoratori attendono da 12 mesi.

 

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I lavoratori del Bottonificio Fossanese

da “La Stampa” del 21 novembre 2009

Noi lavoratori del Bottonificio intendiamo sottolineare la massima disponibilità ricevuta dalla Regione con gli assessori Migliasso e Bairati, a sottoscrivere aiuti concreti al rilancio dell'azienda, previa presentazione di un piano industriale corretto, nella tutela dei lavoratori al momento in Cigs, con l'invito a non perdere tempo .
- Ribadiamo la piena disponibilità a contribuire alla stesura di un piano industriale, in collaborazione con la nuova titolarità; nessuna ingerenza, ma solo la manifestazione della massima collaborazione e piena responsabilità di noi lavoratori.
- Ci rendiamo conto dell'importanza del rilancio del Bf, consapevoli delle difficoltà di ricollocazione di forza lavoro altrove. Ancor più, chiediamo a voce univoca una attenzione particolarissima ai piani di rientro dei lavoratori, che dovranno essere graduali, ma con un rientro pianificato e totale, nello spirito di massima collaborazione reciproca.
- Il rilancio del Bf è per noi una forte speranza, dal momento che siamo consapevoli dell'eccellenza del prodotto: ci riferiamo in particolare alla resina, non solo perchè il bottonificio è azienda leader a livello mondiale, ma perchè vogliamo sottolineare la necessità di diversificare le attività. È indispensabile! È giusto dare continuità al prodotto di quantità, una basic-line di bottoni, forza trainante per anni del Bf, ma in parallelo occorre creare un eccellente campionario di resina, forti della sua artigianalità di «hand made». Il cliente chiede dal fornitore di accessorio la completezza del prodotto offerto, e questo viene già proposto dai nostri competitori.
- Siamo convinti del rilancio dell'attività Cartaffini, già avviato e che certamente ha un mercato più ampio. Il gioco del colore e il nuovo design sono elementi di sicuro successo. La proposta può certamente comprendere anche prodotti abbinabili e commercializzati.
- Desideriamo con umiltà, ma con forte determinazione, ricordarvi le nostre professionalità e competenze specifiche, apprese e maturate in tanti anni di lavoro nel Bottonificio; non vogliamo che vengano sprecate.

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Antoniotti a confronto con gli operai in Cassa

Da “La Stampa” del 23 ottobre di WALTER LAMBERTI
FOSSANO
Un incontro importante che segna in qualche modo un riallacciamento dei rapporti tra datore di lavoro e lavoratori. Così i dipendenti del Bottonificio Fossanese, in cassa integrazione da marzo, e i sindacalisti Massimiliano Campana (Cisl) e Michele Penna (Cgil) definiscono l’incontro che si è tenuto ieri mattina nella sede dell’azienda fossanese in via del Santuario con il proprietario Antonio Antoniotti.
Una tavola rotonda - a porte chiuse - che si è svolta, come confermano gli stessi lavoratori, nel segno della pacatezza e del dialogo. Sui termini precisi della discussione non trapela molto, ma sia dipendenti che sindacati si sono detti soddisfatti di questa «apertura» da parte dell’ex presidente di Confindustria Cuneo.
«I lavoratori avevano teso la mano in più di un’occasione – commentano Campana e Penna -; la disponibilità dimostrata dal dott. Antoniotti è stata molto apprezzata». Non ci sono dunque grandi novità nella pratica dei fatti, non ancora una proposta concreta o un pronunciamento da parte del proprietario, ma comunque la volontà di mettersi attorno ad un tavolo. E non soltanto per l’incontro di ieri.
Da quando il Bottonificio aveva chiuso i cancelli, non c’erano più state occasioni di incontro tra le parti, nonostante una risposta sul futuro di quelle 53 famiglie fosse stata chiesta più volte da parte degli stessi interessati. Richieste che tuttavia non hanno mai avuto toni esasperati e non si sono mai trasformate in attacchi alla persona, ma solamente appelli fatti con la determinazione di chi sta perdendo il lavoro e non ci sta ad arrendersi senza lottare.
Ed ora? Cambierà lo scenario? Il Bottonificio potrebbe ripartire? Esistono davvero le possibilità? È presto per dirlo. «Come sostenemmo già all’indomani della notizia della chiusura – aggiungono i sindacati – la situazione dell’azienda non era certo delle migliori, risentiva della crisi del settore e della crisi mondiale attuale. Tuttavia nonostante non si fosse più ai livelli di un tempo c’erano ancora prospettive di mercato. E crediamo ci siano ancora oggi».
Intanto oggi è previsto un incontro a Cuneo con l’Unione industriale, quello stesso organismo per anni guidato da Antoniotti ed ora presieduto dall’albese Nicoletta Miroglio. Nei prossimi giorni si dovrebbe aprire un tavolo con la Regione.

 

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Bottonificio Fossanese ammesso al concordato preventivo

Da www.targatocn.it del 28 settembre di Camilla Pallavicino

Erano circa trenta, questa mattina, davanti al tribunale di Cuneo, gli ormai ex lavoratori del Bottonificio Fossanese; tutti venuti ad assistere all’udienza di accoglimento, o meno, del concordato preventivo, cui aveva deciso di accedere l’imprenditore Antonio Antoniotti nel momento in cui, lo scorso febbraio, decise di chiudere la storica azienda di famiglia. Un’industria con 75 anni di vita che nel corso degli anni aveva pian piano ridotto il proprio volume di affari passando da circa 700 operai agli attuali 53. Lo scorso 12 febbraio l’imprenditore convocò i sindacati e annunciò la decisione di chiudere lo stabilimento dimettendosi anche dall’incarico di presidente dell’Unione Industriale. La decisione arrivò come un fulmine a ciel sereno per i dipendenti che, nonostante le difficoltà della situazione economica, avevano sempre mantenuto un buon numero di commesse di lavoro.

“Non ce l’aspettavamo davvero una notizia del genere – ci ha detto Patrizia Bertolotti dell’ufficio produzione – Anche perché poche settimane prima, in un incontro con i sindacati, il dott. Antoniotti, nonostante il brutto momento, non aveva parlato di questa eventualità, ma della voglia di andare avanti. Del resto le commesse erano calate ma non tanto da chiudere”. “La decisione è stata sicuramente comunicata in maniera un po’ brusca – riferisce Massimiliano Campana della CISL - nella conversazione di gennaio ci erano stati denunciati dei problemi da parte della proprietà ma non irrisolvibili e in quell’occasione Antoniotti aveva dichiarato che non c’erano acquirenti”.

Una volta aperto il procedimento di concordato preventivo l’azienda ha potuto portare a compimento solo i lavori già iniziati prima dell’avvio della procedura e da maggio fino ad ora tutti i dipendenti sono in cassa integrazione straordinaria che durerà fino a marzo 2010, con una possibile proroga fino a settembre successivo. Con la scelta del concordato la proprietà si impegna a liquidare in misura soddisfacente i vari creditori e l’udienza di questa mattina davanti al giudice dott.ssa Casarino, serviva a questi ultimi ad esprimere il proprio parere favorevole sulla cifra offerta dall’imprenditore. Dei nove creditori presenti in udienza otto si sono dichiarati favorevoli ad accettare una liquidazione pari al 65-68% del totale; il nono creditore era il Comune di Fossano che ha espresso parere contrario al concordato ribadendo la necessità di un impegno più forte a favore dei lavoratori. “Il Comune auspica un maggiore impegno da parte di tutti affinché venga preservata l’occupazione e la continuità dello stabilimento – ha detto il vicesindaco di Fossano Vincenzo Paglialonga – e per questo invitiamo le parti ad incontrarsi ad un tavolo per cercare soluzioni alternative a quelle che si stanno profilando ora”.

Su tutta la vicenda incombe però un contenzioso in corso con un’azienda spagnola che aveva intentato causa al Bottonificio Fossanese, rimediando in primo grado al tribunale di Barcellona una condanna per concorrenza sleale. L’azienda spagnola ha presentato ricorso e, se lo dovesse vincere e il Bottonificio Fossanense fosse costretto a risarcire anche questo creditore, allora la percentuale liquidata agli altri otto creditori scenderebbe fino al 41%.

La scelta di oggi non andrà ad incedere direttamente sul destino dei 53 dipendenti: loro sarebbero stati in ogni caso liquidati. Quello che cambia è la loro speranza di mantenere il posto di lavoro: l’accoglimento del concordato preventivo, infatti, non modifica l’intento e quindi la speranza di vendere ad un imprenditore che voglia proseguire con quel tipo di lavorazione, ma intanto si accelerano i tempi per la vendita degli immobili al fine di liquidare i creditori. Questo significa ridurre gli spazi per una seria trattativa e ridurre le speranze occupazionali di 53 persone.

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Operai del Bottonificio in corteo
“per difendere lavoro e dignità”

Da “La Stampa” del 25 settembre di WALTER LAMBERTI

Non sarà una manifestazione urlata o un comizio, né un attacco contro qualcuno, ma un modo civile e fermo al tempo stesso per affermare l’importanza del lavoro nella dignità della persona. E insieme un ultimo accorato appello per dire «non può finire così».
Queste sono le intenzioni dei 53 lavoratori del Bottonificio Fossanese che hanno organizzato, con l’appoggio di Cgil e Cisl, la manifestazione che si terrà stasera a Fossano. Il programma prevede il ritrovo alle 20 in piazza Rafaela, dove un tempo sorgeva la sede storica del Bottonificio, e il corteo per le vie del centro con arrivo in piazzetta Manfredi (di fianco al Duomo), dove alle 21 sono previsti gli interventi di alcuni lavoratori, autorità politiche e sindacali.
«Il nostro invito – spiegano i lavoratori - non è rivolto soltanto alle autorità, ai rappresentanti delle associazioni di categoria e del mondo economico, ma ai singoli cittadini, ai lavoratori, ai fossanesi. Il Bottonificio è stato ed è una realtà importantissima per Fossano. Nei tempi d’oro aveva centinaia di operai, tantissime famiglie vivevano grazie ad esso».
In questi ultimi giorni, come segno di protesta silenziosa, i dipendenti hanno sistemato di fronte al municipio fossanese una serie di manichini e cartelloni che «raccontano» le ultime vicende del Bottonificio. «In tanti - spiegano -, vedendo questa installazione si sono fermati, hanno letto e commentato. La frase ricorrente era proprio: non può finire così». All’appello dei lavoratori si aggiunge anche quello di Massimiliano Campana (Cisl) e Michele Penna (Cgil) che invitano a scendere in piazza stasera: «Con la chiusura del Bottonificio, non solo si perdono 53 posti di lavoro, ma anche un pezzo importante della storia di Fossano. Una storia fatta di professionalità, di qualità e di impegno. Che aveva ancora prospettive».
Il «caso» Bottonificio è scoppiato poco più di sette mesi fa, il 20 febbraio quanto il titolare dell’azienda, Antonio Antoniotti, ha annunciato ai sindacati - i lavoratori lo avrebbero saputo soltanto il giorno dopo dalle colonne del giornale - la sua intenzione di chiudere lo stabilimento e cessare l’attività. Di lì in poi si sono susseguite azioni di protesta, lettere dei dipendenti e appelli, fino a quest’ultimo. Nel frattempo si è attivato l’iter per la cassa integrazione straordinaria, per la quale è intervenuta la Cassa di risparmio di Fossano garantendo l’anticipo delle prime mensilità (è di questi giorni la notizia di un nuovo anticipo per i prossimi tre mesi). Già da marzo, dopo la messa in liquidazione dell’azienda, il tribunale di Cuneo ha nominato come commissario giudiziale il dott. Enrico Stasi, già conosciuto a Fossano, dove ha seguito e segue tuttora il fallimento Bongioanni. Poi la proroga, sempre da parte del tribunale, del termine per l’omologazione del concordato preventivo che ha aperto alla speranza dell’acquisto dell’azienda da parte di qualche imprenditore interessato a proseguire l’attività e garantire i livelli occupazionali.

 

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Salve pluriclassi del Cuneese

Sei in meno dello scorso anno scolastico, ma gli alunni sono più numerosi

Da “La Stampa” del 24 settembre di ]LORENZO BORATTO
CUNEO
Meno finanziamenti, regole più rigide (un numero minimo di 8 ragazzi, prima erano 6), ma le pluriclassi della Granda sono «salve». Le aule dove ragazzi tra i 5 e gli 11 anni seguono insieme le lezioni sono 127, solo sei in meno rispetto a giugno, ma gli allievi sono più numerosi.
Alcune Regioni, tra cui il Piemonte, hanno fatto ricorso alla Corte costituzionale e lo hanno vinto, così la chiusura delle scuole con meno di 50 ragazzi (prevista con una legge di fine 2008) è stata rinviata al prossimo anno scolastico. Graziella Dogliani, segretario provinciale del sindacato Snals: «Era utile tutelare i plessi dei paesi di montagna, più disagiati. Quelli vicini ai grossi centri possono chiudere e i ragazzi spostarsi di pochi chilometri. Così è stato deciso, ad esempio, per la pluriclasse a Cervignasco di Saluzzo o a San Biagio di Centallo, dove la chiusura è stata decisa dal Comune». Altra pluriclasse non più avviata è quella di Casteldelfino (solo 3 alunni). Aumentate le pluriclassi «uniche» (bambini dalla prima alla quinta insieme): sono 14, una in più rispetto allo scorso anno.
Il dirigente dell’Ufficio scolastico provinciale, Stefano Andreoli: «La normativa entrata in vigore da quest’anno ha innalzato i numeri minimo e massimo per ogni pluriclasse. Ora sono tra 8 e 18 alunni, prima tra 6 e 12». Sono sparite le compresenze degli insegnanti.
Renata Salvano si occupa delle scuole di montagna per l’Ufficio scolastico regionale: «Pluriclassi più numerose e quindi più complesse da gestire. Fra le pluriclassi chiuse c’è, ad esempio, Castellino Tanaro, dove non c’erano 8 ragazzi». Ma Castellino, con un contributo regionale alla Comunità montana, in realtà ha mantenuto i 4 bambini nelle loro aule. «Nelle pluriclassi è peggiorata la gestione didattica: molti bimbi e un solo insegnante», ha detto ieri in Consiglio regionale l’assessore all’Istruzione Gianna Pentenero. Ancora: «La Regione spende sempre di più per la sicurezza delle scuole, 112 milioni di euro dal 2005 a oggi, mentre lo Stato taglia».

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FOSSANO. DA IERI IN VIA ROMA
Con i manichini operai raccontano la fabbrica chiusa

Da “La Stampa” del 20 settembre di WALTER LAMBERTI
FOSSANO
Ha suscitato grande curiosità tra i passanti la mini installazione che un gruppo di lavoratori del Bottonificio fossanese ha allestito ieri mattina sotto i portici fossanesi di via Roma, di fronte all’ingresso del Municipio e che resterà «in mostra» per giorni. Una serie di manichini con cappello e sciarpa vestiti con cartelloni che illustrano, a volte anche in modo ironico, la situazione degli oltre 50 lavoratori, ora in cassa integrazione, della storica azienda fossanese dove da un paio di mesi l’attività si è fermata per volontà del principale azionista (Antonio Antoniotti, ex presidente degli Industriali) di chiudere.
«Mi presento, sono la signora Maria, madre di 4 figli, ho lavorato al bottonificio per 30 anni, ho passato più tempo in reparto che a casa con i miei bambini, dando tutta me stessa al lavoro. Il grazie per tutto questo è: chiuso per sempre», questa una delle frasi riportate. Una delle tante storie dei lavoratori dell’azienda di via del Santuario. Non i soliti slogan di protesta, ma una forma più colloquiale, pacata e pacifica.
«Abbiamo scelto un modo “artistico” per protestare e attirare l’attenzione dei fossanesi - spiegano i lavoratori -; il lavoro del bottonificio proprio il particolare settore in cui si inserisce, che è quello della moda, è sempre stato caratterizzato da grande professionalità, estro e gusto per il bello. Ecco perché anche questo nostro manifestare silenzioso vuole in qualche modo essere una forma d’arte».
Intanto si preparano alla manifestazione di piazza appoggiata da Cgil e Cisl in programma per venerdì 25 settembre con il corteo nelle vie del centro (partenza in piazza Rafaela dove aveva sede un tempo la fabbrica alle 20) che confluirà in piazzetta Manfredi. Qui alle 21 sono previsti gli  interventi di lavoratori, e autorità politiche e sindacali.
Tre giorni dopo, il 28, il tribunale di Cuneo dovrebbe pronunciarsi circa il futuro dell’azienda. In ballo l’omologazione del concordato preventivo che prelude ad uno smembramento dell’azienda e dei suoi beni con vendita anche frazionata di macchinari e immobili. Ma si potrebbe arrivare anche alla dichiarazione di fallimento.
Fino a quella data è possibile - e i lavoratori lo auspicano - fare offerte di acquisto che dovranno poi essere valutate dal commissario giudiziale, Enrico Stasi, che su incarico del tribunale si sta occupando di questa delicata fase.
«Non ci arrenderemo fino alla fine - commentano i dipendenti -; ne va della nostra dignità di lavoratori e di persone. Non possiamo essere trattati come manichini».

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FOSSANO. PROTESTA DEI LAVORATORI IN «CASSA»
Striscioni sulle rotonde “Salvate il Bottonificio”

Da “La Stampa” del 3 settembre di ]WALTER LAMBERTI
FOSSANO
«Siamo stanchi, siamo stufi», una frase che vuole parafrasare gli sketch televisivi di Casa Vinello, dove risulta divertente. Ma se pronunciata dai lavoratori del Bottonificio Fossanese in cassa integrazione e con la prospettiva di non tornare più al lavoro acquista un significato del tutto diverso. Frasi del genere sono comparse su una serie di striscioni martedi sera in prossimità delle tre rotatorie di via Torino e via del Santuario nella zona artigianale fossanese, dove sorge anche il Bottonificio. L’occasione è stata la festa della confinante frazione Cussanio, che proprio martedì sera aveva in programma lo spettacolo pirotecnico che ogni anno attira migliaia di persone.
E proprio di botti si parla negli slogan. «Fuochi d’artificio al Bottonificio - si legge - i botti li facciamo noi... in cassa integrazione».
L’iniziativa dei lavoratori dell’azienda fossanese è un modo per mantenere alta l’attenzione su un caso nel quale la crisi generale e quella del settore sono soltanto complicazioni ma, sostengono i lavoratori «non la causa principale della scelta unilaterale da parte della proprietà di chiudere lo stabilimento». Più volte è stato ribadito che, pur in forma minore rispetto ad un tempo, il lavoro per il Bottonificio non manca.
E si spera che qualche imprenditore si faccia avanti, e presto.

 

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Bottonificio «Non molliamo fino all’ultimo»

Da “La Stampa” del 26 agosto

«Siamo stufi, stanchi di aspettare e sperare, ma siamo anche determinati a non mollare fino all’ultimo». Sono le parole dei lavoratori del Bottonificio Fossanese che ieri hanno incontrato il sindaco, Francesco Balocco e l’assessore Maurizio Bergia, per far sì che sul «caso» del bottonificio non cada il silenzio. La storica azienda, leader nel settore della produzione di bottoni, è in liquidazione da alcuni mesi, da quando il proprietario ha deciso di terminare l’attività. «La nostra situazione è diversa dalle tante altre storie di aziende in difficoltà in questo periodo di crisi generale - spiegano i lavoratori -; paradossalmente per noi l’ultimo problema era il mercato. C’era stato un calo, ma non tale da giustificare la chiusura. Il lavoro c’è, gli ordini anche». Intanto il tempo stringe. Il 28 settembre è il termine ultimo per presentare offerte. E i lavoratori pensano ad una protesta come ultimo disperato appello

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Una proroga al Bottonificio

Da “La Stampa” del 16 maggio 2009 di WALTER LAMBERTI
FOSSANO
Boccata d’ossigeno per i dipendenti del «Bottonificio fossanese», che sperano nell’acquisizione dell’azienda da parte di imprenditori locali o di una cordata che voglia proseguire l’attività a Fossano, garantendo l’occupazione. La data del 25 maggio in cui il tribunale avrebbe dovuto pronunciarsi sull’omologazione del concordato preventivo, che di fatto prelude alla liquidazione dell’azienda, è stata prorogata al 19 giugno. Quasi un mese in più prima che per la storica fabbrica si arrivi alla resa definitiva. Un mese in cui se dovessero arrivare proposte valide (l’ultima parola spetta all’assemblea dei creditori) si potrebbe riaprire la partita.
Le noizie sono state confermate ieri mattina durante l’incontro che i lavoratori hanno avuto in Municipio con Enrico Stasi, commissario giudiziale che sta seguendo la vicenda su incarico del tribunale di Cuneo, e con il consulente del lavoro Claudio Bianchi. All’incontro cui erano presenti anche i rappresentanti sindacali di Cgil e Cisl, il sindaco Francesco Balocco e l’assessore al Lavoro Maurizio Bergia, non hanno però partecipato tutti i 53 dipendenti, ma solo quelli in cassa integrazione o impegnati in altri turni.
In una lettera gli assenti hanno spiegato che il permesso a presentarsi all’incontro sarebbe stato negato dallo stesso Antonio Antoniotti, proprietario del Bottonificio, che in tutta risposta avrebbe detto «Siamo in ritardo con le spedizioni e quindi dobbiamo essere tutti presenti in ditta!». Frase che ha lasciato perplessi tutti coloro che ormai da mesi vivono con apprensione l’imminente chiusura della fabbrica.
Stasi ha illustrato le fasi della procedura e quali sono gli scenari possibili. Finora non sarebbero arrivate proposte di acquisto ritenute valide, tranne una di un imprenditore interessato solo alla linea di produzione dei piatti per il vettovagliamento delle navi da crociera, ma non all’attività principale di produzione dei bottoni. Facendo leva su questa proposta, pur di acquisizione parziale, si è riusciti ad ottenere la proroga al 19 giugno.
«La proroga ci dà una speranza in più - commenta Bergia -; Stasi ha confermato la piena disponibilità ad ascoltare le istanze dei lavoratori e a valutare le eventuali offerte. Rilanciamo anche come Comune l’appello affinché qualcuno si faccia avanti. Il valore aggiunto del Bottonificio sta proprio nei suoi lavoratori».

 

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Ultimi giorni per il Bottonificio: si spera che qualcuno rilevi l’azienda

Da “La Fedeltà” del 13 maggio di Walter Lamberti

Battaglia contro il tempo per i dipendenti del Bottonificio fossanese che nelle settimane scorse avevano lanciato l’appello affinché qualcuno si facesse avanti con una proposta di acquisto dell’azienda per scongiurarne la chiusura e lo smembramento. Sono giorni cruciali, gli ultimi ormai, e cresce il timore di non farcela, così come la rabbia che il patrimonio del “BF”, costituito non solo di macchinari e di immobili, ma anche e soprattutto di tradizione, sapienze, conoscenze, quello che in gergo si definisce “know how” (il sapere come).
Proprio la paura che si stesse “svuotando” il bottonificio di questi elementi, in un momento così cruciale per il suo futuro ha indotto i 53 dipendenti a incrociare le braccia venerdì scorso. Si è trattato del primo sciopero da quando il proprietario ha annunciato la chiusura dello stabilimento di via del Santuario.
Finora i lavoratori si erano limitati a proteste, appelli e lettere e si erano sempre presentati al lavoro, seguendo i turni e le restrizioni dettate dalla cassa integrazione. Non così la settimana scorsa. La decisione nel pomeriggio di giovedì, dopo un incontro d’urgenza con i rappresentanti sindacali in Comune alla presenza del sindaco Balocco e dell’assessore al Lavoro Bergia.
Ad alimentare le paure dei dipendenti, come è stato poi riferito ai sindacati, al commissario giudiziale Enrico Stasi e allo stesso sindaco Francesco Balocco, è stata la visita, giovedì mattina, di una delegazione straniera interessata ai macchinari. Il timore, ma è soltanto un’ipotesi, è che queste persone potessero essere interessate anche ad informazioni sul processo produttivo.
“Fare visita all’azienda per acquistare i macchinari è un’operazione del tutto legittima - hanno affermato i sindacalisti Michele Penna (Cgil) e Massimiliano Campana (Cisl) -. Vogliamo evitare, tuttavia, che - insieme ai macchinari - vengano ceduti il patrimonio di competenze e i metodi di lavorazione dell’azienda, vanificando, prima dell’omologazione del concordato da parte del giudice, l’appello lanciato dai dipendenti a imprenditori eventuali interessati a rilevare non soltanto i macchinari ma tutta l’attività”.
Proprio in occasione dell’incontro in municipio i dipendenti hanno ribadito la rabbia nel vedere che un’azienda che ancora ha prospettive di lavoro sia destinata a morire in questo modo. “Quasi ogni giorno arrivano ordini, segno che i clienti ci sono e che il Bottonificio fossanese è ancora un importante punto di riferimento nel settore - hanno spiegato i lavoratori -; siamo però nell’impossibilità di soddisfare queste richieste. L’unica salvezza sarebbe l’arrivo di un imprenditore o un gruppo di imprenditori che decidessero di acquistare l’azienda e garantire la prosecuzione dell’attività e di mantenerla a Fossano”.
Ma sull’impossibilità di accettare nuovi ordinativi in questa fase arriva una precisazione di Enrico Stasi, il commissario giudiziale nominato dal tribunale di Cuneo che sta seguendo la procedura. “In realtà non è vero che non si possono accettare nuove commesse - spiega - tant’è che in queste settimane ne sono state prese, l’attività è proseguita e sono stati consentiti anche nuovi acquisti di materie prime. Il problema è che i clienti devono essere al corrente che l’azienda con la quale stanno trattando è in procedura e tutti gli ordini devono essere valutati prima di essere accettati, per capire se c’è un margine di guadagno”.
Ed ora il conto alla rovescia sta inesorabilmente volgendo al termine. Le eventuali proposte di acquisto dell’azienda o di un ramo di essa (pare ad esempio che ci siano imprenditori interessati alla linea di piatti che da tempo vengono prodotti al BF) devono arrivare entro il 25 maggio quando il giudice si pronuncerà sull’omologazione del concordato preventivo.

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VERZUOLO.REFERENDUM IN AZIENDA

Operai Burgo anno detto sì  trentasette tagli

Da “La Stampa” del 14 maggio di AndREA GARASSINO
VERZUOLO
Maggiore flessibilità nello stabilimento. Trentasette posti di lavoro in meno, da «tagliare» attraverso mobilità volontarie che si collegano alla pensione. E’ la bozza d’accordo approvata da 257 lavoratori, il 63% del totale (467 persone) con un referendum nella cartiera Burgo di Verzuolo. Centoquarantatrè i «no» (il 35%); il 2% le schede bianche e nulle.
Altissima la partecipazione alla consultazione con 408 operai che hanno espresso la loro preferenza, il 90 per cento della forza lavoro. I sindacalisti a giorni incontreranno la direzione per ratificare l’accordo. Si conclude così una vertenza complessa iniziata due mesi fa. «Il dato più importante è che non ci saranno licenziamenti - spiega Mimmo Formicola, Cgil -, ma il blocco del turn-over che obbligherà le maestranze ad un diverso approccio al lavoro. La maggior flessibilità sarà tradotta in una richiesta di allargare il proprio range di mansioni, fermo restando la tutela della professionalità di ognuno». «I lavoratori hanno dimostrato grande responsabilità - dice Ugo Brunetto, Cisl -. C’è la crisi e una riorganizzazione che non prevede licenziamenti, ma mobilità volontaria, è almeno in parte positiva. Continueremo a controllare che la fabbrica e gli operai reggano le nuove impostazioni occupazionali».
L’azienda in un primo tempo aveva chiesto 47 tagli, poi ridotti a 37. Il piano approvato dai lavoratori dovrebbe rendere più competitivo lo stabilimento verzuolese, in particolare la Linea ottava, la più datata della storica cartiera Burgo.

Produzione bloccata ieri al Bottonificio

Da “La Stampa” del 9 maggio di ]WALTER LAMBERTI
FOSSANO
Giornata di sciopero ieri al Bottonificio fossanese. Ed è la prima volta che succede. Finora i lavoratori avevano preferito altre vie, nonostante le prospettive non certo rosee dopo l’annuncio del proprietario Antonio Antoniotti, ex presidente di Confindustria Cuneo, di chiudere la storica fabbrica. Ieri nessuna bandiera, striscione o presidio di fronte allo stabilimento. Soltanto lo stop alla produzione. Una linea sobria e meno «rumorosa», che non nasconde però la rabbia nel vedere che un’azienda che ancora ha prospettive di lavoro sia destinata ad essere smembrata.
«Quasi ogni giorno arrivano ordini, segno che i clienti ci sono e che il Bottonificio Fossanese è ancora un importante punto di riferimento nel settore - hanno spiegato i lavoratori nell’incontro con il sindaco che si è tenuto giovedì sera -; siamo però nell’impossibilità di soddisfare queste richieste. L’unica salvezza sarebbe l’arrivo di un imprenditore o un gruppo di imprenditori che decidessero di acquistare l’azienda e garantire la prosecuzione dell’attività e di mantenerla a Fossano». E proprio per questo la settimana scorsa era stato lanciato un appello con una lettera firmata da tutti i 53 dipendenti.
Sull’impossibilità di accettare nuovi ordinativi in questa fase interviene però Enrico Stasi, il commissario giudiziale nominato dal tribunale di Cuneo che sta seguendo la procedura.
«In realtà non è vero che non si possono accettare nuove commesse - spiega - tant’è che in queste settimane ne sono state prese, l’attività è proseguita e sono stati consentiti anche nuovi acquisti di materie prime. Il problema è che i clienti devono essere al corrente che l’azienda con la quale stanno trattando è in procedura e tutti gli ordini devono essere valutati prima di essere accettati, per capire se c’è un margine di guadagno».
Insomma, una situazione non facile e che non può andare avanti per le lunghe. Ed infatti il tempo sta per scadere. Le eventuali proposte di acquisto dell’azienda o di un ramo di essa (pare ad esempio che ci siano imprenditori interessati alla linea di piatti che da tempo vengono prodotti al Bottonificio) devono arrivare entro il 25 maggio quando il giudice si pronuncerà sull’omologazione del concordato preventivo.

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DAI DIPENDENTI DEL BOTTONIFICIO FOSSANESE UN ULTIMO ACCORATO APPELLO AFFINCHE' QUALCUNO RILEVI LA STORICA AZIENDA DELLA CITTA' DEGLI ACAJA

Da www.cuneocronaca.it del 30 aprile

I lavoratori del Bottonificio Fossanese sono intervenuti in forza in Municipio a Fossano per lanciare un appello agli imprenditori a rilevare l’azienda, attualmente sotto gestione del commissario giudiziale Enrico Stasi nominato dal Tribunale Fallimentare

Davanti alle telecamere di Rai 3, Claudio Calorio, responsabile commerciale e prodotto dell’azienda, ha dato lettura dell’<ultimo appello> firmato dai 53 dipendenti del Bottonificio

Al suo fianco il Sindaco di Fossano, l’Assessore ai Servizi sociali, i rappresentanti sindacali Michele Penna (Cgil) e Massimiliano Campana (Cisl). Presenti in sala anche Stefania Bergia, funzionario dell’ufficio sindacale dell’Unione Industriale - che trasmetterà l’appello agli associati - e, in rappresentanza della Cassa di Risparmio S.p.A., il presidente Beppe Ghisolfi e il dirigente Silvio Mandarino. 

I rappresentanti sindacali hanno illustrato la natura della crisi del Bottonificio, diversa da tutte le altre perché l’azienda - pur attraversando un momento di difficoltà - potrebbe continuare a svolgere la propria attività perché gli ordini continuano ad arrivare.

“Il Bottonificio Fossanese - hanno ricordato - non è una scatola vuota, ma un’azienda che funziona”, la seconda del settore in Italia per volume d’affari. 

I vertici della Crf hanno altresì confermato la disponibilità a venire incontro ai lavoratori in difficoltà, come è già stato annunciato con la decisione di erogare l’anticipo della cassa integrazione per i mesi di aprile, maggio e giugno. 

Sindaco e Assessore hanno promesso di mantenere stretti contatti con il commissario Stasi per non lasciare intentato alcuno sforzo alla ricerca di un possibile acquirente: “una soluzione che noi auspichiamo - ha affermato il Sindaco - perché sarebbe nell’interesse di tutti, creditori e lavoratori”.

Di seguito il testo della lettera-appello sottoscritta dai 53 dipendenti del Bottonificio Fossanese.

 

“Siamo in tanti, 53 fossanesi e quindi è bene sottolineare, 53 famiglie, con le loro necessità, che desiderano continuare a vivere con dignità; ma in questo momento, il normale “modus vivendi” viene minato, e a oggi, 30 aprile 2009, siamo qui a leggere queste brevi righe, forti di una convinzione assoluta: “Noi il lavoro non vogliamo perderlo”. 

Non è facile scrivere un ultimo appello, ancorchè si tratti di lavoro, del proprio lavoro. Siamo consapevoli del grave momento che l’economia mondiale sta attraversando, e quindi la nostra Italia e il nostro caro e amato Piemonte, ma non dobbiamo ammainare la bandiera. La sconfitta si può domare.  

E’ verissimo, la crisi è forte, ma il nostro parere “da lavoratori”, è che riteniamo e crediamo fermamente che ci siano le reali possibilità di farcela, di non chiudere il Bottonificio, pur riconoscendo le legittime - e non è nostra intenzione discuterle - modalità messe in opera dalla proprietà. Il nostro interesse verte in modo assoluto sulla continuità di una attività bottoniera, che è stata per decenni il vanto della città di Fossano, passando per momenti certamente bui, ma sempre risollevandosi e sempre con l’alta professionalità delle maestranze, tenutarie di segreti, di ricette tramandate di generazione in generazione, che da sempre hanno fatto dell’azienda un fiore all’occhiello del made in Italy nel mondo.  

Ricordiamo che il Bottonificio deve vivere e continuare l’attività a Fossano, nella sua città natia. E’ una delle pochissime realtà che esprimono un curato prodotto in resina, con lavorazioni tutte all’interno dell’azienda, dalla materia prima al prodotto finito, un reparto di poliestere, una forte attenzione all’innovazione e alla tecnologia, alla ricerca di materiali sempre nuovi e all’avanguardia richiesti dal fashion system. Altro punto di forza dell’azienda è la divisione di prodotti di vettovagliamento per il

settore nautico e forniture per comunità (asili, ecc.).

Il nostro è un appello accorato alle Istituzioni - Provincia, Regione, Comune - e alle Banche, affinchè ci aiutino, che intervengano in modo forte nella trattativa, alla Confindustria e agli imprenditori locali, che sicuramente comprendono quanto sia importante mantenere in modo forte la territorialità del prodotto stesso. Tutti, a nostro avviso, devono riflettere, creare un tavolo di discussione, e agire… Noi da parte nostra garantiamo il massimo impegno e senso di responsabilità, consapevoli che una qualsivoglia idea di continuità messa in campo richiederà forti sacrifici, dal momento che certamente sarà necessaria una forte ristrutturazione dell’azienda. 

Noi pensiamo di aver scelto la strada più giusta: quella della dedizione fino all’ultimo giorno. Ogni richiesta di recarci al lavoro - pur sapendo… - non è mai stata disattesa. Crediamo fermamente nel lavoro e non nelle politiche subdole, o negli inutili chiassi. Siamo gente di fatica e - sembrerà strano - ma siamo felici del successo dell’azienda: il piacere di un ordine è il piacere di tutti. Oggi, invece, vediamo ordini inevasi, apprendiamo dai clienti che… avrebbero ordini, ma noi chiudiamo! Questo non va.  

E’ vero, oggi non è come ieri, i bottoni si ordinano a migliaia e non più a milioni. E’ cambiato… ma è cambiato per tutti. La realtà del bergamasco è in ginocchio, eppure tante aziende trovano la via per continuare con nuove strategie e nuovi prodotti. Anche noi avevamo avvisaglie positive in merito. 

Gentili Signori, è il vostro aiuto che ci serve, è la vostra mano, non scegliamo la via dell’abbandono, ma crediamoci insieme con umiltà e dedizione. 

In ultimo, vi invitiamo a comprendere questo nostro scritto. La nostra situazione non è bella. Ci sono famiglie con figli a carico, figli che studiano, figli ai quali a noi sembra normale poter garantire ancora quello che, con amore, è stato loro sempre donato, famiglie con anziani da accudire, famiglie che contando su un lavoro hanno affrontato un mutuo per acquistare casa, lavoratori che dopo molti anni si vedono protrarre il tempo della pensione… e quante altre situazioni da raccontare…

Mettetevi, gentili Signori, nell’animo più intimo di un lavoratore e certamente non riuscirete ancora a comprendere a pieno la sofferenza che regna in lui in questo momento difficile: rabbia, sdegno, inconsciamente persino la vergogna di un nulla commesso, desideri infranti. E a casa, silenzi inutili, riprese e cadute… con chi ti sta accanto e ti chiede perché? E tu, purtroppo, non sai rispondere…

Sappiate, Signori, che una felicità negata è un diritto calpestato: la felicità non è un premio ma è il frutto di un percorso di vita che ognuno di noi mira a costruire.

Noi lavoratori chiediamo che il nostro appello venga cortesemente pubblicato sulle diverse testate a livello locale e nazionale, chiediamo che di questa nostra lettera venga mandata copia alle Presidenze delle Istituzioni sopra menzionate. Ci rendiamo disponibili a qualsiasi incontro di merito, speranzosi e fiduciosi che in corso di procedura si trovi una corretta soluzione alla gravosa situazione sopra descritta.

Grazie.

Distinti saluti”.

 

Sottoscrivono i 53 dipendenti del Bottonificio Fossanese

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Anticipo cassa per lavoratori Bottonificio Fossanese

Da www.targatocn.it del 17 aprile

La Cassa di Risparmio di Fossano garantirà ai dipendenti del Bottonificio l’anticipo della cassa integrazione per i mesi di marzo-aprile (800 euro), maggio (600 euro) e giugno (600 euro). Lo ha deliberato il presidente Giuseppe Ghisolfi e annunciato il direttore Gianfranco Mondino alla platea di lavoratori nella riunione convocata dal sindaco Francesco Balocco insieme ai sindacalisti Massimiliano Campana e Michele Penna nella Sala Consiglio del Municipio di Fossano. L’anticipo potrà essere rinnovato anche oltre il mese di giugno, fino al termine della cassa integrazione. Gli interessi non verranno pagati dai lavoratori ma dal fondo emergenze sociali attivato dalla Fondazione Crf, dal Comune e da altre associazioni di volontariato cittadine. Sarà sufficiente aprire un conto corrente presso una delle sedi, firmare la richiesta e dare mandato all’Inps di girare alla banca i soldi della cassa integrazione.

Per le esigenze specifiche (necessità di anticipi più sostanziosi, pagamento di mutui ipotecari, ecc.) ci si potrà rivolgere personalmente alla Cassa di Risparmio, che valuterà caso per caso cercando di individuare di volta in volta le misure più adatte. Potranno usufruire dell’anticipo tutti i dipendenti in cassa integrazione, in misura variabile a seconda della data di sospensione dell’attività lavorativa. Chi ancora oggi lavora in azienda verrà regolarmente pagato dalla procedura, che dallo scorso 12 marzo è subentrata ad Antoniotti nella gestione del Bottonificio con il compito di liquidare l’azienda. La liquidazione potrà avvenire con la cessione dei singoli pezzi o, in via ipotetica, anche dell’intera azienda ad un nuovo acquirente. Quest’ultimo, tuttavia, potrà comprare il Bottonificio solo presentando una offerta giudicata congrua.

Difficile, pertanto (anche se non impossibile), che possano essere esauditi gli auspici formulati da una parte di lavoratori, che hanno lanciato l’appello a esperire tutte le strade possibili per mantenere in piedi l’azienda, 'che ha le potenzialità per andare avanti', prima di ammainare definitivamente la bandiera. Lavoratori e sindacati verranno riconvocati martedì 21 aprile, sempre alle 18, nella Sala Consiglio del Municipio di Fossano. In quell’occasione incontreranno il presidente della Provincia Raffaele Costa per conoscere gli strumenti che verranno messi a loro disposizione per favorire il reinserimento lavorativo. “Il piano di ricollocazione attivato con la crisi Fomb aveva ottenuto risultati davvero importanti - dichiara il sindaco Balocco -. Ora i tempi sono più difficili, ma possiamo fare leva sull’elevata professionalità dei dipendenti del Bottonificio. Colgo, inoltre, l’invito dei lavoratori a fare tutto il possibile per dare un’altra chance all’azienda. Non abbiamo molte frecce al nostro arco, ma vi assicuro che non lasceremo nulla di intentato”.

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La crisi del Bottonificio: lavoratori per la strada

Da “La Fedeltà” del 8 aprile di Barbara Morra

Sembrava una normale giornata di lavoro per quanto può essere normale il lavoro al Bottonificio Fossanese da quando è giunta la notizia dell’ormai imminente chiusura. Lunedì scorso, una parte dei 53 dipendenti (molti di questi sono in cassa integrazione) si trovava nello stabilimento di via del Santuario. Poi una serie di fatti che hanno lasciato allibiti tutti i dipendenti, già con il morale a terra per tutto ciò che sta succedendo.
Alle 10,30 un dirigente entra in reparto. “Dovete uscire tutti”- grida. Gli operai di turno, una trentina, lo guardano esterrefatti. “Perché?” chiedono. “Non c’è tempo, tutti fuori”.
In pochi minuti i lavoratori sono sulla strada, davanti all’ingresso. La porta in ferro chiusa.
“Non mi hanno neanche lasciato concludere quello che stavo facendo - racconta un’operaia -. Hanno spento la luce ancor prima che uscissimo”. Un collega: “Ho chiesto di poter terminare il processo della macchina ma avevano fretta di togliere la corrente”. “All’inizio abbiamo pensato persino ad un allarme bomba vista la furia con cui ci hanno fatti uscire”- lamenta un’altra.
In strada qualcuno ha in mano la borsa del pasto che avrebbe dovuto consumare all’interno, dovendo fare l’orario continuato.
Dopo poco arriva il commissario che segue la procedura di concordato preventivo, Enrico Stasi. Chiede: “Cosa fate qui fuori?”. Poi entra. Passa un’ora ed esce il proprietario, Antonio Antoniotti, presidente uscente dell’Unione industriale di Cuneo: “Potete tornare dentro, alle due faremo un assemblea per spiegare”.
Ma i lavoratori non ci stanno. “È una vergogna. Siamo al limite - esplodono -. Prima veniamo a sapere dai giornali che l’azienda chiuderà.
Poi questo. E gli stipendi non arrivano da due mesi. Prima di entrare vogliamo parlare con i rappresentanti sindacali”.
Massimiliano Campana della Cisl e Michele Penna, Cgil arrivano di corsa da Cuneo. Entrano in fabbrica. Passa un’altra ora e mezza. Qualcuno dall’interno manda a dire agli operai: “Tornate dentro. La giornata sarà pagata regolarmente”.
La misura è colma. “Dopo tanti anni che lavoriamo qui non ci meritiamo questo trattamento, neanche fossimo una proprietà dell’azienda - si sfogano tutti -. Già fra poco saremo senza lavoro e ora ci buttano fisicamente sulla strada”. Nel frattempo arriva il sindaco Balocco che si ferma a parlare con i lavoratori.
All’una qualcuno richiama tutti all’interno: c’è un’assemblea straordinaria.
I sindacalisti riportano quanto detto nella riunione. “I lavoratori sono stati allontanati dall’attività produttiva perchè la legge dice che, salvo autorizzazione del giudice, dalla data del decreto che ha aperto il concordato preventivo, ovvero l’11 marzo, non si possono più accettare nuovi ordinativi. Con la produzione di bottoni, però, è difficile scindere gli ordini”- spiegano Campana e Penna. Risultato: tutti a casa almeno fino a martedì dopo
Pasquetta. Poi se il giudice darà il via si tornerà a lavorare. “Fino a quando non lo sappiamo - scuotono la testa due lavoratrici - ci hanno detto che solo nel mese di gennaio i debiti sono aumentati di un milione e mezzo di euro”. Poi, amareggiate: “E per quello che è successo oggi Antoniotti non ci ha nemmeno chiesto scusa”. Non resta che attendere il via alla cassa integrazione straordinaria.
Il commissario Stasi: “Nel ricorso per il concordato preventivo l’azienda non ha fatto richiesta per continuare a prendere gli ordinativi. Questa istanza è stata presentata solo venerdì. Il tribunale ha chiesto un mio parere poi il giudice, se lo riterrà opportuno, autorizzerà l’accettazione di nuovi ordini. Questo sarebbe nell’interesse dei creditori: valgono di più i prodotti finiti delle materie prime nel magazzino. Il tutto, però, tenendo conto che la procedura ha l’obiettivo della liquidazione e non la vendita dell’azienda
”.

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Crisi
Commissario liquiderà i beni del Bottonificio

da “La Stampa” del 25 marzo di Walter Lamberti

FOSSANO. Non sarà più Antonio Antoniotti ad occuparsi direttamente della liquidazione del Bottonificio fossanese, ma un commissario giudiziale.
È stato avviato l’iter per il concordato preventivo, istituto giudico che ha la funzione di gestire la liquidazione di un’azienda in crisi. Il tribunale ha nominato come commissario Enrico Stasi, commercialista torinese già conosciuto a Fossano perchè tuttora curatore fallimentare della Bongioanni. Stasi è stato inoltre di recente incaricato dal tribunale di liquidare l’associazione Grinzane Cavour, in seguito alla «bufera Soria».
Il compito del commissario sarà quello di fare il punto sulla situazione dell’azienda e stilare un piano di concordato: sarà consegnato al giudice entro metà maggio per l’approvazione. Si passerà poi alla vendita dei beni e alla liquidazione dei debiti. La scelta del concordato è da intendere come una maggiore garanzia nei confronti dei creditori dell’azienda, in primis i dipendenti, che dovrebbero essere più tutelati per ciò che riguarda il recupero delle spettanze. «Purtroppo è tramontata l’ipotesi di una vendita dell’azienda in toto, che avrebbe potuto significare la prosecuzione dell’attività - spiegano i sindacalisti Michele Penna della Cgil e Massimiliano Campana, Cisl -. Il Bottonificio verrà smembrato e i macchinari venduti singolarmente».
Mentre per ora il lavoro continua, seppur a regime ridotto, e prosegue anche la cassa integrazione (soltanto una ventina di persone dei 58 dipendenti è in fabbrica) arriva un’altra novità: la nomina di un consulente del lavoro che i sindacati incontreranno domani per stilare un piano d’azione. «Incontreremo i lavoratori e spiegheremo loro nel dettaglio quali saranno le prossime mosse - annunciano i sindacati -: ora bisogna pensare alla ricollocazione».
Intanto cresce la tensione all’interno dell’azienda e la sensazione che non sia stato fatto tutto il possibile per salvare il Bottonificio, ma si sia deciso semplicemente di abbassare le serrande.
«Forse pochi sanno che da tempo oltre ai bottoni producevamo piatti in plastica riutilizzabili per conto della Costa crociere - spiegano alcuni dipendenti -. Non si trattava di ordini di poco conto: poteva essere una valida alternativa. Forse se ne potevano trovare altre se ci fosse stata la volontà di continuare».

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Bottonificio Restano quattro mesi di attività

Da “La Stampa” del 12 marzo di WALTER LAMBERTI
FOSSANO
Non si sa ancora quando si chiuderanno definitivamente i cancelli del Bottonificio di Fossano fossanese. Intanto, a tre settimane dall’annuncio di Antonio Antoniotti della decisione di cessare l’attività e liquidare tutto, nello stabilimento di via del Santuario si continua a lavorare, seppur a regime ridotto. Dei 53 dipendenti (58 se si contano anche i cinque dipendenti di una ditta esterna che si occupava della cernita dei bottoni) ne lavorano, a turno, una ventina. E’ stata attivata la cassa integrazione ordinaria, provvedimento preso prima dell’annuncio della chiusura. Probabilmente verrà prorogata fino alla cessazione dell’attività.
Per quanto si andrà avanti? Secondo i sindacati, che ieri hanno incontrato i lavoratori e il giorno prima Antoniotti, si lavorerà ancora per tre o quattro mesi, il tempo necessario per evadere gli ordini. «Nell’incontro che abbiamo avuto martedì a Cuneo all’Unione industriale era presente Antoniotti - spiegano Massimiliano Campana (Cisl) e Michele Penna (Cgil) -: come aveva preannunciato tre settimane fa, ha garantito che i fondi per pagare i dipendenti ci sono e ogni lavoratore riceverà ciò che gli spetta fino all’ultimo centesimo». Resta però il problema della rilocalizzazione. La quasi totalità dei dipendenti è di età compresa tra i 30 e i 40 anni, con tutte le complicazioni che ciò comporta.
Sempre su iniziativa dei sindacati è stata chiesta la convocazione di un tavolo con Comune, Provincia e Centri per l’impiego. L’obiettivo è mettere in campo tutte le iniziative possibili per andare incontro ai lavoratori.

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Lavoro
“Il Bottonificio meritava un’altra chance”

Da “La Stampa” del 24 febbraio di Walter Lamberti

Amarezza e delusione per i lavoratori del Bottonificio Fossanese. La notizia della chiusura della fabbrica, decisa dall’amministratore e azionista di maggioranza Antonio Antoniotti, l’hanno saputa soltanto sabato mattina leggendo il giornale. Una notizia che pur arrivando in un momento di forte crisi (da qualche settimana era partita la cassa integrazione) è comunque arrivata come un fulmine a ciel sereno. Stessa cosa vale per i soci di minoranza (i fratelli Cerrato che detengono il 14%) e per i sindacati che hanno appreso della chiusura in un incontro lampo venerdì pomeriggio.
Ieri mattina un’assemblea con i rappresentanti dei sindacati del tessile nello stabilimento di via del Santuario e poi un incontro in Comune con il sindaco Francesco Balocco. «Avevamo incontrato Antoniotti ad inizio febbraio, ma anche in quell’occasione non si era accennato alla possibilità di una chiusura», hanno spiegato Massimiliano Campana della Cisl e Michele Penna della Cgil nell’incontro con il sindaco. Nessuno dunque sapeva nulla. Tantomeno i lavoratori, 58 persone, di cui 53 dipendenti e 5 lavoratori di una ditta esterna che si occupava della cernita dei bottoni.
«Nonostante il drastico calo degli ordini, che negli ultimi quattro mesi ha avuto un ulteriore tracollo - ha spiegato Campana - la sensazione nostra e dei dipendenti è quella che il Bottonificio meritasse comunque un’altra chance». Ma questo è stato escluso in modo categorico.
Quali gli scenari che si delineano ora? Per intanto l’attività continua, seppur a regime ridotto, ma non si sa fino a quando. Continua anche la cassa integrazione ordinaria (fino al 21 marzo). Poi probabilmente la mobilità. L’impegno e l’obiettivo dei sindacati, che chiederanno un tavolo di confronto con i sindaci del Fossanese e con la Provincia, è quello di arrivare in tempi brevi ad una ricollocazione di tutti i dipendenti.
 «Ci attiveremo immediatamente perchè venga fatto tutto il possibile per dare una mano ai lavoratori», ha assicurato il sindaco, confermando che anche per lui la notizia della chiusura è arrivata «senza preavviso».
Il sindaco e l’assessore al Sociale Maurizio Bergia hanno poi ricordato ciò che era stato fatto anni fa a proposito dei lavoratori Fomb.
«Certamente erano altri tempi con un’altra situazione economica generale – hanno spiegato -, ma in pochi mesi quasi tutti ottennero un nuovo lavoro. Se è il caso ci attiveremo per chiedere, come fu fatto allora, un intervento delle banche per anticipare i soldi della cassa integrazione, che spesso tardano ad arrivare».

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CRISI.FOSSANO
Antoniotti chiude la fabbrica e lascia l’Unione industriale
Ha guidato l’Associazione per 13 anni. A casa i 53 operai e impiegati

Da “La Stampa” del 21 febbraio di GIANNI MARTINI
FOSSANO
Antonio Antoniotti chiude la fabbrica, licenzia i 53 dipendenti e si dimette da presidente dell’Unione industriale (lo è stato per 13 anni). Tutto deciso e comunicato in poche ore. Al mattino l’incontro con la giunta dell’Associazione che riunisce 1.270 imprese della Granda: «Una scelta etica. Chi fa il presidente dev’essere un imprenditore che ha la responsabilità di un’azienda. Siccome chiudo la fabbrica non posso che lasciare l’incarico. Le mie dimissioni sono da considerarsi immediatamente esecutive». Il timone, in attesa del rinnovo in programma a giugno, passa al vice presidente Maurilio Verna.
Alle 14, nella meno ingombrante veste di imprenditore, Antoniotti ha incontrato le rappresentanze sindacali del suo «Bottonificio fossanese Spa». Intervento di pochi minuti: «I conti degli ultimi quattro mesi, il crollo degli ordinativi, la crisi del tessile piemontese con il ricorso ormai stabile a bottoni prodotti in Oriente, mi hanno costretto ad una scelta radicale. Chiudo lo stabilimento. Metterò in vendita la fabbrica e in mobilità i 53 dipendenti, alcuni dei quali già in Cassa». Inutile ogni tentativo di aprire una trattativa da parte dei sindacati. «La decisione è immediata e irrevocabile. Quando una cosa non va si deve affrontare senza indugi. Chiudo e garantisco le regolari spettanze a tutti i dipendenti».
Inutili anche i tentativi di un rinvio per permettere ai sindacati di convocare un’assemblea dei dipendenti, spiegare la situazione, proporre dei percorsi di assorbimento in altre aziende. Ci sarebbero voluti almeno altri due giorni ma Antoniotti ha preferito restare fermo sulla decisione: «E’ una scelta decisiva e con effetto immediato. Ho già fatto i necessari passi tecnici». Il «Bottonificio fossanese» venne fondato nel 1934 e negli anni di massimo splendore occupò fino a 500 persone. Nell’82 venne rilevato da Antonio Antoniotti. Rinnovamento, tecnologie, ma fedeltà ad un prodotto destinato per il 70% all’esportazione. Negli anni cedette una parte delle quote ad un socio mantenendo l’86%. Nel ‘93 l’abbandono dei vecchi locali e la costruzione della nuova fabbrica capace di produrre anche 5 milioni di bottoni al giorno. Negli ultimi mesi la crisi di commesse (Antoniotti dichiara un calo del 60% rispetto allo scorso anno) con una produzione già contenuta a un milione di bottoni al giorno

Sindacati «Speravamo ci fosse tempo»

«Sapevamo della crisi dell’azienda, ma speravamo ci fosse ancora un margine e che si potesse temporeggiare, utilizzando lo strumento della cassa integrazione, nella speranza di una ripresa». I sindacati del tessile commentano così l’annuncio della chiusura del Bottonificio Fossanese: un «nuovo duro colpo alla già difficile situazione occupazionale nella Granda». «Non lasceremo soli i dipendenti - hanno annunciato i rappresentanti di Cgil e Cisl -. Faremo in modo che vengano utilizzati tutti gli strumenti possibili per il sostegno ai 53 lavoratori e per il loro ricollocamento, chiedendo anche l’intervento alle istituzioni». E hanno invitato i lavoratori all’assemblea che si terrà in azienda martedì, quando verrà fatto il punto della situazione. \

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Non lasceremo soli gli operai

Da “La Stampa” del 21 febbraio

«Un nuovo duro colpo alla già difficile situazione occupazionale nella provincia di Cuneo e in particolare nel Fossanese. Siamo rammaricati per i 53 lavoratori che vengono a sapere dalla colonne del giornale, e non in altro modo, la decisione da parte del titolare del Bottonificio di cessare l’attività. Ma vogliamo dire loro che non saranno abbandonati».
È il commento dei rappresentanti dei sindacati del tessile Massimiliano Campana (Cisl) e Michele Penna (Cgil) poco dopo l’incontro nel quale Antonio Antoniotti ha annunciato la chiusura dell’azienda fossanese.
«Si sapeva della crisi, ma speravamo non si arrivasse a questo - continuano -. Il 26 gennaio scorso è partita la cassa integrazione ordinaria. E oggi questa comunicazione che ci lascia senza parole».
L’azienda, come precisano i due sindacalisti, non è in fallimento e si sarebbe forse potuto temporeggiare ancora utilizzando lo strumento della cassa integrazione, nella speranza di una possibile ripresa.
«Siamo consapevoli che negli ultimi tre anni si è assistito ad un calo continuo degli ordini - aggiungono Campana e Penna - e quest’anno si è aperto con una crisi ormai planetaria che in particolari settori produttivi è ancora più forte. Il Bottonificio, ne diamo atto, negli anni aveva cercato in qualche modo di risalire la china, purtroppo senza risultati».
Sui tempi e sulle azioni che verranno messe in campo non c’è ancora nulla di certo. Non si parla però di cessazione immediata dal momento che vi sono ancora ordini da evadere.
«Faremo in modo che vengano utilizzati tutti gli strumenti possibili per il sostegno ai lavoratori e per il loro ricollocamento, chiedendo anche l’intervento delle istituzioni in uno sforzo comune».
Intanto, è stata convocata un’assemblea in azienda, martedì mattina alle 9. In quell’occasione i sindacati illustreranno la situazione e gli scenari possibili.

 

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