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In mobilità i
dipendenti del Bottonificio
Da “La Stampa” del 11
agosto 2011 [ANT. B.]
I dipendenti del
«Bottonificio Fossanese» sono in mobilità. Non è stata rinnovata la
cassa integrazione in deroga. «Purtroppo non abbiamo più potuto
chiedere la cassa integrazione in deroga - spiega Michele Penna
delegato Cgil che ha seguito le sorti degli oltre 40 dipendenti
dell’azienda fossanese - perché è concessa solo ad aziende che hanno
la prospettiva di una ripresa lavorativa».
L’odissea dei
lavoratori del «Bottonificio fossanese» iniziò nel 2009 con la
chiusura non preannunciata dell’azienda da parte del proprietario
Antonio Antoniotti. Non ci furono fallimento né licenziamenti, ma un
concordato preventivo. Una parte del trattamento di fine rapporto fu
corrisposto ai dipendenti, in autunno dovrebbero percepire il saldo.
Nel 2009 i dipendenti entrarono in cassa integrazione straordinaria,
seguita da luglio 2010 a luglio 2011 dalla cassa integrazione in
deroga. Ora la mobilità che avrà una durata da uno a tre anni
variabile a secondadell’età dei lavoratori.
Alcuni mesi fa fu
presentata una nuova impresa che si rifaceva al bottone fossanese:
«Terramare». Pareva che alcuni dipendenti si fossero candidati ai
nuovi imprenditori. «A me non risulta che nessuno dei dipendenti sia
stato assunto da questa società - conclude Penna - anche perché
sarebbero sotto cooperativa. Abbiamo avuto un primo contatto con i
titolari di “Terramare” poi non li abbiamo più sentiti. Vedremo di
organizzare un incontro a settembre per valutare se ci sono
opportunità». Alcuni dipendenti hanno trovato occupazione con
contratti a termine.
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Cassa
prorogata ai dipendenti del Bottonificio
Pagata dalla
Regione sarà anticipata dalla Crf Lo stabilimento è stato chiuso da
inizio 2009
Da “La Stampa” del
2 febbraio di ANTONELLA BALOCCO FOSSANO
Una boccata
d’ossigeno per i dipendenti del Bottonificio Fossanese: è stata
prorogata la cassa integrazione in deroga fino all’11 luglio. «Il
liquidatore ha accettato la proposta - dice Angelo Vero, della Cisl -.
Così i lavoratori disporranno ancora degli ammortizzatori sociali». La
cassa integrazione in deroga è pagata direttamente dalla Regione.
È anche
stato rinnovato l’accordo con la Cassa di risparmio di Fossano che
continuerà, come già in passato, ad anticipare ai dipendenti l’assegno
in attesa che arrivino i contributi dalla Regione. I lavoratori dello
storico Bottonificio Fossanese hanno iniziato la cassa integrazione
straordinaria a marzo del 2009 in seguito alla chiusura dello
stabilimento.
Dopo un anno, è stata accettata la cassa integrazione in deroga che
scadeva il primo gennaio, ora prorogata. Sono 54 i dipendenti del
Bottonificio Fossanese ancora senza occupazione, solo due o tre in
questi ultimi tempi hanno trovato lavoro in altre aziende. Un ramo
d’azienda, quello della produzione dei piatti in plastica, è stato
acquistato dalla ditta «Bedino» di Fossano che ha anche assunto alcuni
dipendenti del Bottonificio.
«Pare che la situazione economica e di commesse stia andando bene per
la produzione dei piatti in plastica - aggiunge Angelo Vero -. C’è la
possibilità che in futuro possano essere assunti alcuni lavoratori del
Bottonificio». Ancora nulla di fatto per quanto riguarda la produzione
dei bottoni. Lo scorso autunno c’è stato un incontro in Regione tra
una delegazione dei dipendenti, gli assessori regionali e i
rappresentanti di Cgil, Cisl e Uil per cercare di predisporre un piano
di produzione in modo da far ripartire l’attività della storica
azienda.
È anche stato coinvolto Antonio Antoniotti, proprietario della
fabbrica fossanese, per dare il suo contributo sul piano industriale.
Doveva essere convocato in Regione, per vedere se c’era la concreta
possibilità di far ripartire la produzione, ma al momento non c’è
nulla di definito.
L’unica possibilità per i dipendenti del Bottonificio Fossanese è che
ci siano imprenditori disposti a far rinascere la produzione.
L’azienda era tra i «fiori all’occhiello» del settore. La maggior
parte dei dipendenti erano e sono altamente qualificati.
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Ammortizzatori sociali prorogati fino a luglio
Da “La Stampa” del
29 dicembre di [LA. SE.]
Altri sette mesi di cassa integrazione in deroga. Lo ha stabilito la
Regione in un incontro con i sindacati sul futuro del Bottonificio
Fossanese. Dei 53 lavoratori dell’azienda qualcuno andrà in pensione,
due persone sono entrate in mobilità per iniziare un nuovo lavoro,
mentre gli altri tirano un sospiro di sollievo sapendo che fino a
luglio riceveranno la «cassa» in deroga. Non è comunque una soluzione
definitiva: da tempo si sentono voci su un progetto di rilancio,
seppur con un ridimensionamento importante, ed è a queste che vogliono
credere i dipendenti. «Chiediamo al dottor Antoniotti di non
mollarespiega Claudio Calorio, lavoratore del Bottonificio che funge
da portavoce -. Se è possibile mantenere l’eccellenza della produzione
a Fossano, noi siamo disposti a collaborare e mettere in campo la
nostra esperienza. Siamo consapevoli che non potrà coinvolgere tutte
le persone che attualmente ricevono la cassa integrazione in deroga,
ma almeno rimarrebbe acceso un piccolo lumicino di una realtà che
potrebbe tornare grande». Alcuni dipendenti si sono messi l’anima in
pace, ma c’è ancora un gruppetto che continua a lavorare e a
presenziare alle riunioni perché crede nel futuro del Bottonificio e
soprattutto vorrebbe una risposta definitiva. «Riconosciamo il merito
dei sindacati e dei consulenti del lavoro per ciò che hanno fatto fino
ad oggi per noi - conclude Calorio -. Li ringraziamo, ma vogliamo
anche andare avanti e capire se un futuro è possibile».
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I dipendenti del Bottonificio fossanese riceveranno la cassa
integrazione in deroga fino a fine anno
Da
www.targatocn.it del 9 novembre
“I
mesi passano e non succede nulla al Bottonificio Fossanese”. A
denunciare la situazione di stallo, qualche mese, fa era stato
l’onorevole Teresio Delfino (UDC) che aveva portato la questione sui
banchi del Governo Nazionale. Il politico buschese aveva chiesto al
Sottosegretario Pasquale Viespoli, in commissione Lavoro, di conoscere
lo stato preciso e puntuale della cassa integrazione dei dipendenti
del Bottonificio Fossanese s.p.a e quali saranno le iniziative
in merito all’unità produttiva. Dopo tanti mesi di incontri e contatti
per tentare di rimettere in piedi l'attività, nulla sembra essere
cambiato. L'unica novità arriva dalla proroga, avvenuta l'altra
settimana in Regione, della cassa integrazione in deroga. I dipendenti
riceveranno il sussidio, in scadenza l'11 novembre, fino a fine anno.
Sulla rinascita dell'azienda sembrano non esserci spiragli.
Intanto una decina dei circa 60 lavoratori del bottonificio sono stati
ricollocati. Tra gli altri, ormai, regna sovrana la rassegnazione. Il
liquidatore starebbe ancora lavorando per rendere appetibile il
Bottonificio o tentare di dare continuazione alla produzione.
A
Roreto di Cherasco invece chiude la Mabitex, azienda leader per
40 anni nella produzione di pantaloni da uomo. Una realtà capace di
contare fino a 300 persone nei laboratori di confezionamento e negli
uffici. Poi il marchio fu venduto alla ditta Cionti srl di Molino di
Malo, in provincia di Vicenza, e degli ottanta dipendenti ben 52, fino
a febbraio 2010, erano in cassa integrazione straordinaria e
rischiavano di essere licenziati, mentre i 18 che continuavano a
lavorare erano appesi ad un filo. L'azienda non è decollata
nell'ultimo anno e presto si procederà alla sua liquidazione
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FOSSANO. DURA
PROTESTA E AUMENTANO LE PREOCCUPAZIONI
I lavoratori del Bottonificio “Dimenticati dalle istituzioni”
Da “La Stampa” del 18
settembre 2010 di ANTONELLA BALOCCO
FOSSANO
«Ringraziamo gli amministratori comunali, provinciali e regionali che
ad un anno dalla manifestazione pubblica sul Bottonificio Fossanese
hanno fatto solo parole, ottenendo un risultato pari a zero». È l’atto
d’accusa dei dipendenti della storica azienda: 45 lavoratori in cassa
integrazione, senza una prospettiva reale di occupazione. Il 24
settembre 2009 si tenne una manifestazione pubblica in piazzetta
Manfredi a cui parteciparono esponenti politici di tutti gli
schieramenti, dal sindaco Francesco Balocco alla presidente della
Provincia Gianna Gancia, assessori provinciali e regionali. Non
mancarono le promesse di intervento a sostegno dei dipendenti.
«Appuntamenti? Tanti - spiega Claudio Calorio, già responsabile del
settore commerciale del Bottonificio -, ma atti concreti nessuno. La
delusione maggiore l’abbiamo avuta dal nuovo governo regionale.
Roberto Cota in campagna elettorale aveva promesso azioni concrete. Lo
slogan del suo partito è “sul territorio per aiutare la gente del
territorio”. Ricordiamo a Cota che i dipendenti del Bottonificio sono
tutti di Fossano e dintorni».
I lavoratori hanno cercato di far riprendere almeno una parte della
produzione. È stato definito un piano industriale sottoposto al
proprietario del Bottonificio Antonio Antoniotti, poi presentato in
Regione. «A Torino ci hanno detto che volevano convocare Antoniotti
per conoscere le sue reali intenzioni - spiega un altro dipendente,
Bartolomeo Piovano - ad oggi non ci risulta che sia stato ancora
convocato». «I politici hanno fatto solo parole - continua Calorio -.
Parlano di salvaguardia dei prodotti e delle tradizioni del
territorio. La chiusura del Bottonificio significa una perdita
importante di conoscenza e professionalità. Il “Bottonificio Fossanese”
rappresentava l’eccellenza artigiana del settore del bottone».
I lavoratori sostengono che ci sarebbe la possibilità di riattivare la
produzione anche alla luce di una legge regionale che prevede
finanziamenti nel settore della moda. Gli ammortizzatori sociali sono
importanti, ma le maestranze chiedono di fare di più per salvare i
posti di lavoro. Il sindaco Francesco Balocco non commenta le accuse
rivolte agli amministratori.
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LAVORO. ANTONIOTTI
DISPOSTO A PRESENTARLO «MA NON SPENDO PIÙ SOLDI»
Fossano, piano industriale per salvare il Bottonificio
Da “La Stampa” del 20
febbraio di WALTER LAMBERTI
FOSSANO
«Siamo sicuri che una via d’uscita c’è, che l’azienda può riprendere
l’attività e recuperare quote di mercato, ma non bisogna più perdere
tempo. Bisogna agire». I lavoratori del Bottonificio Fossanese sono
usciti dall’incontro che si è tenuto giovedì in Regione con questa
convinzione. Proprio oggi «festeggiano» un anniversario particolare:
il 20 febbraio dell’anno scorso Antonio Antoniotti, proprietario
dell’industria fossanese annunciava la chiusura dello stabilimento.
All’incontro in Regione con gli assessori al Lavoro Angela Migliasso e
all’Industria Andrea Bairati, oltre ai sindacati e all’assessore
fossanese Maurizio Bergia e ad una rappresentanza dei lavoratori,
c’era anche l’ex presidente dell’Unione industriale di Cuneo. È dunque
cambiato qualcosa rispetto alle dichiarazioni di un anno fa?
Antoniotti intende ritornare sui suoi passi? Parrebbe di sì, almeno in
parte.
Nell’incontro avrebbe detto di voler predisporre un «business
planning», un piano industriale per ricominciare la produzione, da
presentare all’assessore Bairati entro le prossime due settimane. «Il
dottor Antoniotti ha sottolineato di non voler più investire nel
Bottonificio, ma intende collaborare, mettendo a disposizione la sua
esperienza e conoscenza del mercato - commenta Claudio Calorio, ex
responsabile commerciale del Bottonificio, che in questi mesi è stato
alla guida della lotta dei lavoratori -. È comunque un segno di
interesse e gliene siamo riconoscenti. In Antoniotti, anche se ci sono
stati momenti di tensione, riconosciamo la grande esperienza in questo
settore e siamo disposti ancora a lavorare con lui».
Lo stesso Calorio si è detto disponibile ad assumersi maggiori
responsabilità in un eventuale «nuovo» Bottonificio, seguendo da
vicino la fase di start up. Un piano industriale però non è
sufficiente per riprendere l’attività. La Regione si è detta
possibilista e ha assicurato aiuti, ma servono nuovi finanziatori. I
lavoratori attendono da 12 mesi.
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I lavoratori
del Bottonificio
Fossanese
da “La Stampa” del 21
novembre 2009
Noi lavoratori del
Bottonificio intendiamo sottolineare la massima disponibilità ricevuta
dalla Regione con gli assessori Migliasso e Bairati, a sottoscrivere
aiuti concreti al rilancio dell'azienda, previa presentazione di un
piano industriale corretto, nella tutela dei lavoratori al momento in
Cigs, con l'invito a non perdere tempo .
- Ribadiamo la piena disponibilità a contribuire alla stesura di un
piano industriale, in collaborazione con la nuova titolarità; nessuna
ingerenza, ma solo la manifestazione della massima collaborazione e
piena responsabilità di noi lavoratori.
- Ci rendiamo conto dell'importanza del rilancio del Bf, consapevoli
delle difficoltà di ricollocazione di forza lavoro altrove. Ancor più,
chiediamo a voce univoca una attenzione particolarissima ai piani di
rientro dei lavoratori, che dovranno essere graduali, ma con un
rientro pianificato e totale, nello spirito di massima collaborazione
reciproca.
- Il rilancio del Bf è per noi una forte speranza, dal momento che
siamo consapevoli dell'eccellenza del prodotto: ci riferiamo in
particolare alla resina, non solo perchè il bottonificio è azienda
leader a livello mondiale, ma perchè vogliamo sottolineare la
necessità di diversificare le attività. È indispensabile! È giusto
dare continuità al prodotto di quantità, una basic-line di bottoni,
forza trainante per anni del Bf, ma in parallelo occorre creare un
eccellente campionario di resina, forti della sua artigianalità di «hand
made». Il cliente chiede dal fornitore di accessorio la completezza
del prodotto offerto, e questo viene già proposto dai nostri
competitori.
- Siamo convinti del rilancio dell'attività Cartaffini, già avviato e
che certamente ha un mercato più ampio. Il gioco del colore e il nuovo
design sono elementi di sicuro successo. La proposta può certamente
comprendere anche prodotti abbinabili e commercializzati.
- Desideriamo con umiltà, ma con forte determinazione, ricordarvi le
nostre professionalità e competenze specifiche, apprese e maturate in
tanti anni di lavoro nel Bottonificio; non vogliamo che vengano
sprecate.
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Antoniotti a
confronto con gli operai in Cassa
Da “La Stampa” del 23
ottobre di WALTER LAMBERTI
FOSSANO
Un incontro importante che segna in qualche modo un riallacciamento
dei rapporti tra datore di lavoro e lavoratori. Così i dipendenti del
Bottonificio Fossanese, in cassa integrazione da marzo, e i
sindacalisti Massimiliano Campana (Cisl) e Michele Penna (Cgil)
definiscono l’incontro che si è tenuto ieri mattina nella sede
dell’azienda fossanese in via del Santuario con il proprietario
Antonio Antoniotti.
Una tavola rotonda - a porte chiuse - che si è svolta, come confermano
gli stessi lavoratori, nel segno della pacatezza e del dialogo. Sui
termini precisi della discussione non trapela molto, ma sia dipendenti
che sindacati si sono detti soddisfatti di questa «apertura» da parte
dell’ex presidente di Confindustria Cuneo.
«I lavoratori avevano teso la mano in più di un’occasione – commentano
Campana e Penna -; la disponibilità dimostrata dal dott. Antoniotti è
stata molto apprezzata». Non ci sono dunque grandi novità nella
pratica dei fatti, non ancora una proposta concreta o un
pronunciamento da parte del proprietario, ma comunque la volontà di
mettersi attorno ad un tavolo. E non soltanto per l’incontro di ieri.
Da quando il Bottonificio aveva chiuso i cancelli, non c’erano più
state occasioni di incontro tra le parti, nonostante una risposta sul
futuro di quelle 53 famiglie fosse stata chiesta più volte da parte
degli stessi interessati. Richieste che tuttavia non hanno mai avuto
toni esasperati e non si sono mai trasformate in attacchi alla
persona, ma solamente appelli fatti con la determinazione di chi sta
perdendo il lavoro e non ci sta ad arrendersi senza lottare.
Ed ora? Cambierà lo scenario? Il Bottonificio potrebbe ripartire?
Esistono davvero le possibilità? È presto per dirlo. «Come sostenemmo
già all’indomani della notizia della chiusura – aggiungono i sindacati
– la situazione dell’azienda non era certo delle migliori, risentiva
della crisi del settore e della crisi mondiale attuale. Tuttavia
nonostante non si fosse più ai livelli di un tempo c’erano ancora
prospettive di mercato. E crediamo ci siano ancora oggi».
Intanto oggi è previsto un incontro a Cuneo con l’Unione industriale,
quello stesso organismo per anni guidato da Antoniotti ed ora
presieduto dall’albese Nicoletta Miroglio. Nei prossimi giorni si
dovrebbe aprire un tavolo con la Regione.
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Bottonificio Fossanese ammesso al concordato preventivo
Da
www.targatocn.it del 28 settembre di Camilla Pallavicino
Erano circa trenta,
questa mattina, davanti al tribunale di Cuneo, gli ormai ex lavoratori
del Bottonificio Fossanese; tutti venuti ad assistere all’udienza di
accoglimento, o meno, del concordato preventivo, cui aveva deciso di
accedere l’imprenditore Antonio Antoniotti nel momento in cui, lo
scorso febbraio, decise di chiudere la storica azienda di famiglia.
Un’industria con 75 anni di vita che nel corso degli anni aveva pian
piano ridotto il proprio volume di affari passando da circa 700 operai
agli attuali 53. Lo scorso 12 febbraio l’imprenditore convocò i
sindacati e annunciò la decisione di chiudere lo stabilimento
dimettendosi anche dall’incarico di presidente dell’Unione
Industriale. La decisione arrivò come un fulmine a ciel sereno per i
dipendenti che, nonostante le difficoltà della situazione economica,
avevano sempre mantenuto un buon numero di commesse di lavoro.
“Non ce l’aspettavamo davvero una notizia del genere – ci ha
detto Patrizia Bertolotti dell’ufficio produzione – Anche perché
poche settimane prima, in un incontro con i sindacati, il dott.
Antoniotti, nonostante il brutto momento, non aveva parlato di questa
eventualità, ma della voglia di andare avanti. Del resto le commesse
erano calate ma non tanto da chiudere”. “La decisione è stata
sicuramente comunicata in maniera un po’ brusca – riferisce
Massimiliano Campana della CISL - nella conversazione di gennaio ci
erano stati denunciati dei problemi da parte della proprietà ma non
irrisolvibili e in quell’occasione Antoniotti aveva dichiarato che non
c’erano acquirenti”.
Una volta aperto il procedimento di concordato preventivo l’azienda ha
potuto portare a compimento solo i lavori già iniziati prima
dell’avvio della procedura e da maggio fino ad ora tutti i dipendenti
sono in cassa integrazione straordinaria che durerà fino a marzo 2010,
con una possibile proroga fino a settembre successivo. Con la scelta
del concordato la proprietà si impegna a liquidare in misura
soddisfacente i vari creditori e l’udienza di questa mattina davanti
al giudice dott.ssa Casarino, serviva a questi ultimi ad esprimere il
proprio parere favorevole sulla cifra offerta dall’imprenditore. Dei
nove creditori presenti in udienza otto si sono dichiarati favorevoli
ad accettare una liquidazione pari al 65-68% del totale; il nono
creditore era il Comune di Fossano che ha espresso parere contrario al
concordato ribadendo la necessità di un impegno più forte a favore dei
lavoratori. “Il Comune auspica un maggiore impegno da parte di
tutti affinché venga preservata l’occupazione e la continuità dello
stabilimento – ha detto il vicesindaco di Fossano Vincenzo
Paglialonga – e per questo invitiamo le parti ad incontrarsi ad un
tavolo per cercare soluzioni alternative a quelle che si stanno
profilando ora”.
Su tutta la vicenda incombe però un contenzioso in corso con
un’azienda spagnola che aveva intentato causa al Bottonificio
Fossanese, rimediando in primo grado al tribunale di Barcellona una
condanna per concorrenza sleale. L’azienda spagnola ha presentato
ricorso e, se lo dovesse vincere e il Bottonificio Fossanense fosse
costretto a risarcire anche questo creditore, allora la percentuale
liquidata agli altri otto creditori scenderebbe fino al 41%.
La scelta di oggi non andrà ad incedere direttamente sul destino dei
53 dipendenti: loro sarebbero stati in ogni caso liquidati. Quello che
cambia è la loro speranza di mantenere il posto di lavoro:
l’accoglimento del concordato preventivo, infatti, non modifica
l’intento e quindi la speranza di vendere ad un imprenditore che
voglia proseguire con quel tipo di lavorazione, ma intanto si
accelerano i tempi per la vendita degli immobili al fine di liquidare
i creditori. Questo significa ridurre gli spazi per una seria
trattativa e ridurre le speranze occupazionali di 53 persone.
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Operai del Bottonificio in
corteo
“per difendere lavoro e dignità”
Da “La Stampa” del 25
settembre di WALTER LAMBERTI
Non sarà una manifestazione urlata o un comizio, né un attacco contro
qualcuno, ma un modo civile e fermo al tempo stesso per affermare
l’importanza del lavoro nella dignità della persona. E insieme un
ultimo accorato appello per dire «non può finire così».
Queste sono le intenzioni dei 53 lavoratori del Bottonificio Fossanese
che hanno organizzato, con l’appoggio di Cgil e Cisl, la
manifestazione che si terrà stasera a Fossano. Il programma prevede il
ritrovo alle 20 in piazza Rafaela, dove un tempo sorgeva la sede
storica del Bottonificio, e il corteo per le vie del centro con arrivo
in piazzetta Manfredi (di fianco al Duomo), dove alle 21 sono previsti
gli interventi di alcuni lavoratori, autorità politiche e sindacali.
«Il nostro invito – spiegano i lavoratori - non è rivolto soltanto
alle autorità, ai rappresentanti delle associazioni di categoria e del
mondo economico, ma ai singoli cittadini, ai lavoratori, ai fossanesi.
Il Bottonificio è stato ed è una realtà importantissima per Fossano.
Nei tempi d’oro aveva centinaia di operai, tantissime famiglie
vivevano grazie ad esso».
In questi ultimi giorni, come segno di protesta silenziosa, i
dipendenti hanno sistemato di fronte al municipio fossanese una serie
di manichini e cartelloni che «raccontano» le ultime vicende del
Bottonificio. «In tanti - spiegano -, vedendo questa installazione si
sono fermati, hanno letto e commentato. La frase ricorrente era
proprio: non può finire così». All’appello dei lavoratori si aggiunge
anche quello di Massimiliano Campana (Cisl) e Michele Penna (Cgil) che
invitano a scendere in piazza stasera: «Con la chiusura del
Bottonificio, non solo si perdono 53 posti di lavoro, ma anche un
pezzo importante della storia di Fossano. Una storia fatta di
professionalità, di qualità e di impegno. Che aveva ancora
prospettive».
Il «caso» Bottonificio è scoppiato poco più di sette mesi fa, il 20
febbraio quanto il titolare dell’azienda, Antonio Antoniotti, ha
annunciato ai sindacati - i lavoratori lo avrebbero saputo soltanto il
giorno dopo dalle colonne del giornale - la sua intenzione di chiudere
lo stabilimento e cessare l’attività. Di lì in poi si sono susseguite
azioni di protesta, lettere dei dipendenti e appelli, fino a quest’ultimo.
Nel frattempo si è attivato l’iter per la cassa integrazione
straordinaria, per la quale è intervenuta la Cassa di risparmio di
Fossano garantendo l’anticipo delle prime mensilità (è di questi
giorni la notizia di un nuovo anticipo per i prossimi tre mesi). Già
da marzo, dopo la messa in liquidazione dell’azienda, il tribunale di
Cuneo ha nominato come commissario giudiziale il dott. Enrico Stasi,
già conosciuto a Fossano, dove ha seguito e segue tuttora il
fallimento Bongioanni. Poi la proroga, sempre da parte del tribunale,
del termine per l’omologazione del concordato preventivo che ha aperto
alla speranza dell’acquisto dell’azienda da parte di qualche
imprenditore interessato a proseguire l’attività e garantire i livelli
occupazionali.
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Salve pluriclassi del Cuneese
Sei in meno dello scorso anno scolastico, ma gli alunni sono più
numerosi
Da “La Stampa” del 24
settembre di ]LORENZO BORATTO
CUNEO
Meno finanziamenti, regole più rigide (un numero minimo di 8 ragazzi,
prima erano 6), ma le pluriclassi della Granda sono «salve». Le aule
dove ragazzi tra i 5 e gli 11 anni seguono insieme le lezioni sono
127, solo sei in meno rispetto a giugno, ma gli allievi sono più
numerosi.
Alcune Regioni, tra cui il Piemonte, hanno fatto ricorso alla Corte
costituzionale e lo hanno vinto, così la chiusura delle scuole con
meno di 50 ragazzi (prevista con una legge di fine 2008) è stata
rinviata al prossimo anno scolastico. Graziella Dogliani, segretario
provinciale del sindacato Snals: «Era utile tutelare i plessi dei
paesi di montagna, più disagiati. Quelli vicini ai grossi centri
possono chiudere e i ragazzi spostarsi di pochi chilometri. Così è
stato deciso, ad esempio, per la pluriclasse a Cervignasco di Saluzzo
o a San Biagio di Centallo, dove la chiusura è stata decisa dal
Comune». Altra pluriclasse non più avviata è quella di Casteldelfino
(solo 3 alunni). Aumentate le pluriclassi «uniche» (bambini dalla
prima alla quinta insieme): sono 14, una in più rispetto allo scorso
anno.
Il dirigente dell’Ufficio scolastico provinciale, Stefano Andreoli:
«La normativa entrata in vigore da quest’anno ha innalzato i numeri
minimo e massimo per ogni pluriclasse. Ora sono tra 8 e 18 alunni,
prima tra 6 e 12». Sono sparite le compresenze degli insegnanti.
Renata Salvano si occupa delle scuole di montagna per l’Ufficio
scolastico regionale: «Pluriclassi più numerose e quindi più complesse
da gestire. Fra le pluriclassi chiuse c’è, ad esempio, Castellino
Tanaro, dove non c’erano 8 ragazzi». Ma Castellino, con un contributo
regionale alla Comunità montana, in realtà ha mantenuto i 4 bambini
nelle loro aule. «Nelle pluriclassi è peggiorata la gestione
didattica: molti bimbi e un solo insegnante», ha detto ieri in
Consiglio regionale l’assessore all’Istruzione Gianna Pentenero.
Ancora: «La Regione spende sempre di più per la sicurezza delle
scuole, 112 milioni di euro dal 2005 a oggi, mentre lo Stato taglia».
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FOSSANO. DA IERI IN
VIA ROMA
Con i
manichini operai raccontano la fabbrica chiusa
Da “La Stampa” del 20
settembre di WALTER LAMBERTI
FOSSANO
Ha suscitato grande curiosità tra i passanti la mini installazione che
un gruppo di lavoratori del Bottonificio fossanese ha allestito ieri
mattina sotto i portici fossanesi di via Roma, di fronte all’ingresso
del Municipio e che resterà «in mostra» per giorni. Una serie di
manichini con cappello e sciarpa vestiti con cartelloni che
illustrano, a volte anche in modo ironico, la situazione degli oltre
50 lavoratori, ora in cassa integrazione, della storica azienda
fossanese dove da un paio di mesi l’attività si è fermata per volontà
del principale azionista (Antonio Antoniotti, ex presidente degli
Industriali) di chiudere.
«Mi presento, sono la signora Maria, madre di 4 figli, ho lavorato al
bottonificio per 30 anni, ho passato più tempo in reparto che a casa
con i miei bambini, dando tutta me stessa al lavoro. Il grazie per
tutto questo è: chiuso per sempre», questa una delle frasi riportate.
Una delle tante storie dei lavoratori dell’azienda di via del
Santuario. Non i soliti slogan di protesta, ma una forma più
colloquiale, pacata e pacifica.
«Abbiamo scelto un modo “artistico” per protestare e attirare
l’attenzione dei fossanesi - spiegano i lavoratori -; il lavoro del
bottonificio proprio il particolare settore in cui si inserisce, che è
quello della moda, è sempre stato caratterizzato da grande
professionalità, estro e gusto per il bello. Ecco perché anche questo
nostro manifestare silenzioso vuole in qualche modo essere una forma
d’arte».
Intanto si preparano alla manifestazione di piazza appoggiata da Cgil
e Cisl in programma per venerdì 25 settembre con il corteo nelle vie
del centro (partenza in piazza Rafaela dove aveva sede un tempo la
fabbrica alle 20) che confluirà in piazzetta Manfredi. Qui alle 21
sono previsti gli interventi di lavoratori, e autorità politiche e
sindacali.
Tre giorni dopo, il 28, il tribunale di Cuneo dovrebbe pronunciarsi
circa il futuro dell’azienda. In ballo l’omologazione del concordato
preventivo che prelude ad uno smembramento dell’azienda e dei suoi
beni con vendita anche frazionata di macchinari e immobili. Ma si
potrebbe arrivare anche alla dichiarazione di fallimento.
Fino a quella data è possibile - e i lavoratori lo auspicano - fare
offerte di acquisto che dovranno poi essere valutate dal commissario
giudiziale, Enrico Stasi, che su incarico del tribunale si sta
occupando di questa delicata fase.
«Non ci arrenderemo fino alla fine - commentano i dipendenti -; ne va
della nostra dignità di lavoratori e di persone. Non possiamo essere
trattati come manichini».
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FOSSANO. PROTESTA
DEI LAVORATORI IN «CASSA»
Striscioni sulle rotonde “Salvate il Bottonificio”
Da “La Stampa” del 3
settembre di ]WALTER LAMBERTI
FOSSANO
«Siamo stanchi, siamo stufi», una frase che vuole parafrasare gli
sketch televisivi di Casa Vinello, dove risulta divertente. Ma se
pronunciata dai lavoratori del Bottonificio Fossanese in cassa
integrazione e con la prospettiva di non tornare più al lavoro
acquista un significato del tutto diverso. Frasi del genere sono
comparse su una serie di striscioni martedi sera in prossimità delle
tre rotatorie di via Torino e via del Santuario nella zona artigianale
fossanese, dove sorge anche il Bottonificio. L’occasione è stata la
festa della confinante frazione Cussanio, che proprio martedì sera
aveva in programma lo spettacolo pirotecnico che ogni anno attira
migliaia di persone.
E proprio di botti si parla negli slogan. «Fuochi d’artificio al
Bottonificio - si legge - i botti li facciamo noi... in cassa
integrazione».
L’iniziativa dei lavoratori dell’azienda fossanese è un modo per
mantenere alta l’attenzione su un caso nel quale la crisi generale e
quella del settore sono soltanto complicazioni ma, sostengono i
lavoratori «non la causa principale della scelta unilaterale da parte
della proprietà di chiudere lo stabilimento». Più volte è stato
ribadito che, pur in forma minore rispetto ad un tempo, il lavoro per
il Bottonificio non manca.
E si spera che qualche imprenditore si faccia avanti, e presto.
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Bottonificio
«Non molliamo fino all’ultimo»
Da “La Stampa” del 26
agosto
«Siamo stufi, stanchi
di aspettare e sperare, ma siamo anche determinati a non mollare fino
all’ultimo». Sono le parole dei lavoratori del Bottonificio Fossanese
che ieri hanno incontrato il sindaco, Francesco Balocco e l’assessore
Maurizio Bergia, per far sì che sul «caso» del bottonificio non cada
il silenzio. La storica azienda, leader nel settore della produzione
di bottoni, è in liquidazione da alcuni mesi, da quando il
proprietario ha deciso di terminare l’attività. «La nostra situazione
è diversa dalle tante altre storie di aziende in difficoltà in questo
periodo di crisi generale - spiegano i lavoratori -; paradossalmente
per noi l’ultimo problema era il mercato. C’era stato un calo, ma non
tale da giustificare la chiusura. Il lavoro c’è, gli ordini anche».
Intanto il tempo stringe. Il 28 settembre è il termine ultimo per
presentare offerte. E i lavoratori pensano ad una protesta come ultimo
disperato appello
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Una proroga al Bottonificio
Da “La Stampa” del 16
maggio 2009 di WALTER LAMBERTI
FOSSANO
Boccata d’ossigeno per i dipendenti del «Bottonificio fossanese», che
sperano nell’acquisizione dell’azienda da parte di imprenditori locali
o di una cordata che voglia proseguire l’attività a Fossano,
garantendo l’occupazione. La data del 25 maggio in cui il tribunale
avrebbe dovuto pronunciarsi sull’omologazione del concordato
preventivo, che di fatto prelude alla liquidazione dell’azienda, è
stata prorogata al 19 giugno. Quasi un mese in più prima che per la
storica fabbrica si arrivi alla resa definitiva. Un mese in cui se
dovessero arrivare proposte valide (l’ultima parola spetta
all’assemblea dei creditori) si potrebbe riaprire la partita.
Le noizie sono state confermate ieri mattina durante l’incontro che i
lavoratori hanno avuto in Municipio con Enrico Stasi, commissario
giudiziale che sta seguendo la vicenda su incarico del tribunale di
Cuneo, e con il consulente del lavoro Claudio Bianchi. All’incontro
cui erano presenti anche i rappresentanti sindacali di Cgil e Cisl, il
sindaco Francesco Balocco e l’assessore al Lavoro Maurizio Bergia, non
hanno però partecipato tutti i 53 dipendenti, ma solo quelli in cassa
integrazione o impegnati in altri turni.
In una lettera gli assenti hanno spiegato che il permesso a
presentarsi all’incontro sarebbe stato negato dallo stesso Antonio
Antoniotti, proprietario del Bottonificio, che in tutta risposta
avrebbe detto «Siamo in ritardo con le spedizioni e quindi dobbiamo
essere tutti presenti in ditta!». Frase che ha lasciato perplessi
tutti coloro che ormai da mesi vivono con apprensione l’imminente
chiusura della fabbrica.
Stasi ha illustrato le fasi della procedura e quali sono gli scenari
possibili. Finora non sarebbero arrivate proposte di acquisto ritenute
valide, tranne una di un imprenditore interessato solo alla linea di
produzione dei piatti per il vettovagliamento delle navi da crociera,
ma non all’attività principale di produzione dei bottoni. Facendo leva
su questa proposta, pur di acquisizione parziale, si è riusciti ad
ottenere la proroga al 19 giugno.
«La proroga ci dà una speranza in più - commenta Bergia -; Stasi ha
confermato la piena disponibilità ad ascoltare le istanze dei
lavoratori e a valutare le eventuali offerte. Rilanciamo anche come
Comune l’appello affinché qualcuno si faccia avanti. Il valore
aggiunto del Bottonificio sta proprio nei suoi lavoratori».
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Ultimi giorni per il Bottonificio: si spera che qualcuno rilevi
l’azienda
Da “La Fedeltà” del 13 maggio di Walter Lamberti
Battaglia contro il tempo per i dipendenti del Bottonificio fossanese che
nelle settimane scorse avevano lanciato l’appello affinché qualcuno si
facesse avanti con una proposta di acquisto dell’azienda per
scongiurarne la chiusura e lo smembramento. Sono giorni cruciali, gli
ultimi ormai, e cresce il timore di non farcela, così come la rabbia
che il patrimonio del “BF”, costituito non solo di macchinari e di
immobili, ma anche e soprattutto di tradizione, sapienze, conoscenze,
quello che in gergo si definisce “know how” (il sapere come).
Proprio la paura che si stesse “svuotando” il bottonificio di questi
elementi, in un momento così cruciale per il suo futuro ha indotto i
53 dipendenti a incrociare le braccia venerdì scorso. Si è trattato
del primo sciopero da quando il proprietario ha annunciato la chiusura
dello stabilimento di via del Santuario.
Finora i lavoratori si erano limitati a proteste, appelli e lettere e
si erano sempre presentati al lavoro, seguendo i turni e le
restrizioni dettate dalla cassa integrazione. Non così la settimana
scorsa. La decisione nel pomeriggio di giovedì, dopo un incontro
d’urgenza con i rappresentanti sindacali in Comune alla presenza del
sindaco Balocco e dell’assessore al Lavoro Bergia.
Ad alimentare le paure dei dipendenti, come è stato poi riferito ai
sindacati, al commissario giudiziale Enrico Stasi e allo stesso
sindaco Francesco Balocco, è stata la visita, giovedì mattina, di una
delegazione straniera interessata ai macchinari. Il timore, ma è
soltanto un’ipotesi, è che queste persone potessero essere interessate
anche ad informazioni sul processo produttivo.
“Fare visita all’azienda per acquistare i macchinari è un’operazione
del tutto legittima - hanno affermato i sindacalisti Michele Penna (Cgil)
e Massimiliano Campana (Cisl) -. Vogliamo evitare, tuttavia, che -
insieme ai macchinari - vengano ceduti il patrimonio di competenze e i
metodi di lavorazione dell’azienda, vanificando, prima
dell’omologazione del concordato da parte del giudice, l’appello
lanciato dai dipendenti a imprenditori eventuali interessati a
rilevare non soltanto i macchinari ma tutta l’attività”.
Proprio in occasione dell’incontro in municipio i dipendenti hanno
ribadito la rabbia nel vedere che un’azienda che ancora ha prospettive
di lavoro sia destinata a morire in questo modo. “Quasi ogni giorno
arrivano ordini, segno che i clienti ci sono e che il Bottonificio
fossanese è ancora un importante punto di riferimento nel settore -
hanno spiegato i lavoratori -; siamo però nell’impossibilità di
soddisfare queste richieste. L’unica salvezza sarebbe l’arrivo di un
imprenditore o un gruppo di imprenditori che decidessero di acquistare
l’azienda e garantire la prosecuzione dell’attività e di mantenerla a
Fossano”.
Ma sull’impossibilità di accettare nuovi ordinativi in questa fase
arriva una precisazione di Enrico Stasi, il commissario giudiziale
nominato dal tribunale di Cuneo che sta seguendo la procedura. “In
realtà non è vero che non si possono accettare nuove commesse - spiega
- tant’è che in queste settimane ne sono state prese, l’attività è
proseguita e sono stati consentiti anche nuovi acquisti di materie
prime. Il problema è che i clienti devono essere al corrente che
l’azienda con la quale stanno trattando è in procedura e tutti gli
ordini devono essere valutati prima di essere accettati, per capire se
c’è un margine di guadagno”.
Ed ora il conto alla rovescia sta inesorabilmente volgendo al termine.
Le eventuali proposte di acquisto dell’azienda o di un ramo di essa
(pare ad esempio che ci siano imprenditori interessati alla linea di
piatti che da tempo vengono prodotti al BF) devono arrivare entro il
25 maggio quando il giudice si pronuncerà sull’omologazione del
concordato preventivo.
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VERZUOLO.REFERENDUM
IN AZIENDA
Operai Burgo anno detto sì trentasette tagli
Da “La Stampa” del 14
maggio di AndREA GARASSINO
VERZUOLO
Maggiore flessibilità nello stabilimento. Trentasette posti di lavoro
in meno, da «tagliare» attraverso mobilità volontarie che si collegano
alla pensione. E’ la bozza d’accordo approvata da 257 lavoratori, il
63% del totale (467 persone) con un referendum nella cartiera Burgo di
Verzuolo. Centoquarantatrè i «no» (il 35%); il 2% le schede bianche e
nulle.
Altissima la partecipazione alla consultazione con 408 operai che
hanno espresso la loro preferenza, il 90 per cento della forza lavoro.
I sindacalisti a giorni incontreranno la direzione per ratificare
l’accordo. Si conclude così una vertenza complessa iniziata due mesi
fa. «Il dato più importante è che non ci saranno licenziamenti -
spiega Mimmo Formicola, Cgil -, ma il blocco del turn-over che
obbligherà le maestranze ad un diverso approccio al lavoro. La maggior
flessibilità sarà tradotta in una richiesta di allargare il proprio
range di mansioni, fermo restando la tutela della professionalità di
ognuno». «I lavoratori hanno dimostrato grande responsabilità - dice
Ugo Brunetto, Cisl -. C’è la crisi e una riorganizzazione che non
prevede licenziamenti, ma mobilità volontaria, è almeno in parte
positiva. Continueremo a controllare che la fabbrica e gli operai
reggano le nuove impostazioni occupazionali».
L’azienda in un primo tempo aveva chiesto 47 tagli, poi ridotti a 37.
Il piano approvato dai lavoratori dovrebbe rendere più competitivo lo
stabilimento verzuolese, in particolare la Linea ottava, la più datata
della storica cartiera Burgo.
Produzione bloccata
ieri al Bottonificio
Da “La Stampa” del 9
maggio di ]WALTER LAMBERTI
FOSSANO
Giornata di sciopero ieri al Bottonificio fossanese. Ed è la prima
volta che succede. Finora i lavoratori avevano preferito altre vie,
nonostante le prospettive non certo rosee dopo l’annuncio del
proprietario Antonio Antoniotti, ex presidente di Confindustria Cuneo,
di chiudere la storica fabbrica. Ieri nessuna bandiera, striscione o
presidio di fronte allo stabilimento. Soltanto lo stop alla
produzione. Una linea sobria e meno «rumorosa», che non nasconde però
la rabbia nel vedere che un’azienda che ancora ha prospettive di
lavoro sia destinata ad essere smembrata.
«Quasi ogni giorno arrivano ordini, segno che i clienti ci sono e che
il Bottonificio Fossanese è ancora un importante punto di riferimento
nel settore - hanno spiegato i lavoratori nell’incontro con il sindaco
che si è tenuto giovedì sera -; siamo però nell’impossibilità di
soddisfare queste richieste. L’unica salvezza sarebbe l’arrivo di un
imprenditore o un gruppo di imprenditori che decidessero di acquistare
l’azienda e garantire la prosecuzione dell’attività e di mantenerla a
Fossano». E proprio per questo la settimana scorsa era stato lanciato
un appello con una lettera firmata da tutti i 53 dipendenti.
Sull’impossibilità di accettare nuovi ordinativi in questa fase
interviene però Enrico Stasi, il commissario giudiziale nominato dal
tribunale di Cuneo che sta seguendo la procedura.
«In realtà non è vero che non si possono accettare nuove commesse -
spiega - tant’è che in queste settimane ne sono state prese,
l’attività è proseguita e sono stati consentiti anche nuovi acquisti
di materie prime. Il problema è che i clienti devono essere al
corrente che l’azienda con la quale stanno trattando è in procedura e
tutti gli ordini devono essere valutati prima di essere accettati, per
capire se c’è un margine di guadagno».
Insomma, una situazione non facile e che non può andare avanti per le
lunghe. Ed infatti il tempo sta per scadere. Le eventuali proposte di
acquisto dell’azienda o di un ramo di essa (pare ad esempio che ci
siano imprenditori interessati alla linea di piatti che da tempo
vengono prodotti al Bottonificio) devono arrivare entro il 25 maggio
quando il giudice si pronuncerà sull’omologazione del concordato
preventivo.
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DAI
DIPENDENTI DEL BOTTONIFICIO FOSSANESE UN ULTIMO ACCORATO APPELLO
AFFINCHE' QUALCUNO RILEVI LA STORICA AZIENDA DELLA CITTA' DEGLI ACAJA
Da
www.cuneocronaca.it del 30
aprile
I lavoratori del
Bottonificio Fossanese sono intervenuti in forza in Municipio a
Fossano per lanciare un appello agli imprenditori a rilevare
l’azienda, attualmente sotto gestione del commissario giudiziale
Enrico Stasi nominato dal Tribunale Fallimentare
Davanti alle
telecamere di Rai 3, Claudio Calorio, responsabile commerciale e
prodotto dell’azienda, ha dato lettura dell’<ultimo appello> firmato
dai 53 dipendenti del Bottonificio
Al suo fianco il
Sindaco di Fossano, l’Assessore ai Servizi sociali, i rappresentanti
sindacali Michele Penna (Cgil) e Massimiliano Campana (Cisl). Presenti
in sala anche Stefania Bergia, funzionario dell’ufficio sindacale
dell’Unione Industriale - che trasmetterà l’appello agli associati -
e, in rappresentanza della Cassa di Risparmio S.p.A., il presidente
Beppe Ghisolfi e il dirigente Silvio Mandarino.
I rappresentanti
sindacali hanno illustrato la natura della crisi del Bottonificio,
diversa da tutte le altre perché l’azienda - pur attraversando un
momento di difficoltà - potrebbe continuare a svolgere la propria
attività perché gli ordini continuano ad arrivare.
“Il Bottonificio
Fossanese - hanno ricordato - non è una scatola vuota, ma un’azienda
che funziona”, la seconda del settore in Italia per volume d’affari.
I vertici della
Crf hanno altresì confermato la disponibilità a venire incontro ai
lavoratori in difficoltà, come è già stato annunciato con la decisione
di erogare l’anticipo della cassa integrazione per i mesi di aprile,
maggio e giugno.
Sindaco e
Assessore hanno promesso di mantenere stretti contatti con il
commissario Stasi per non lasciare intentato alcuno sforzo alla
ricerca di un possibile acquirente: “una soluzione che noi auspichiamo
- ha affermato il Sindaco - perché sarebbe nell’interesse di tutti,
creditori e lavoratori”.
Di seguito il
testo della lettera-appello sottoscritta dai 53 dipendenti del
Bottonificio Fossanese.
“Siamo in tanti,
53 fossanesi e quindi è bene sottolineare, 53 famiglie, con le loro
necessità, che desiderano continuare a vivere con dignità; ma in
questo momento, il normale “modus vivendi” viene minato, e a oggi, 30
aprile 2009, siamo qui a leggere queste brevi righe, forti di una
convinzione assoluta: “Noi il lavoro non vogliamo perderlo”.
Non è facile
scrivere un ultimo appello, ancorchè si tratti di lavoro, del proprio
lavoro. Siamo consapevoli del grave momento che l’economia mondiale
sta attraversando, e quindi la nostra Italia e il nostro caro e amato
Piemonte, ma non dobbiamo ammainare la bandiera. La sconfitta si può
domare.
E’ verissimo, la
crisi è forte, ma il nostro parere “da lavoratori”, è che riteniamo e
crediamo fermamente che ci siano le reali possibilità di farcela, di
non chiudere il Bottonificio, pur riconoscendo le legittime - e non è
nostra intenzione discuterle - modalità messe in opera dalla
proprietà. Il nostro interesse verte in modo assoluto sulla continuità
di una attività bottoniera, che è stata per decenni il vanto della
città di Fossano, passando per momenti certamente bui, ma sempre
risollevandosi e sempre con l’alta professionalità delle maestranze,
tenutarie di segreti, di ricette tramandate di generazione in
generazione, che da sempre hanno fatto dell’azienda un fiore
all’occhiello del made in Italy nel mondo.
Ricordiamo che
il Bottonificio deve vivere e continuare l’attività a Fossano, nella
sua città natia. E’ una delle pochissime realtà che esprimono un
curato prodotto in resina, con lavorazioni tutte all’interno
dell’azienda, dalla materia prima al prodotto finito, un reparto di
poliestere, una forte attenzione all’innovazione e alla tecnologia,
alla ricerca di materiali sempre nuovi e all’avanguardia richiesti dal
fashion system. Altro punto di forza dell’azienda è la divisione di
prodotti di vettovagliamento per il
settore nautico
e forniture per comunità (asili, ecc.).
Il nostro è un
appello accorato alle Istituzioni - Provincia, Regione, Comune - e
alle Banche, affinchè ci aiutino, che intervengano in modo forte nella
trattativa, alla Confindustria e agli imprenditori locali, che
sicuramente comprendono quanto sia importante mantenere in modo forte
la territorialità del prodotto stesso. Tutti, a nostro avviso, devono
riflettere, creare un tavolo di discussione, e agire… Noi da parte
nostra garantiamo il massimo impegno e senso di responsabilità,
consapevoli che una qualsivoglia idea di continuità messa in campo
richiederà forti sacrifici, dal momento che certamente sarà necessaria
una forte ristrutturazione dell’azienda.
Noi pensiamo di
aver scelto la strada più giusta: quella della dedizione fino
all’ultimo giorno. Ogni richiesta di recarci al lavoro - pur sapendo…
- non è mai stata disattesa. Crediamo fermamente nel lavoro e non
nelle politiche subdole, o negli inutili chiassi. Siamo gente di
fatica e - sembrerà strano - ma siamo felici del successo
dell’azienda: il piacere di un ordine è il piacere di tutti. Oggi,
invece, vediamo ordini inevasi, apprendiamo dai clienti che… avrebbero
ordini, ma noi chiudiamo! Questo non va.
E’ vero, oggi
non è come ieri, i bottoni si ordinano a migliaia e non più a milioni.
E’ cambiato… ma è cambiato per tutti. La realtà del bergamasco è in
ginocchio, eppure tante aziende trovano la via per continuare con
nuove strategie e nuovi prodotti. Anche noi avevamo avvisaglie
positive in merito.
Gentili Signori,
è il vostro aiuto che ci serve, è la vostra mano, non scegliamo la via
dell’abbandono, ma crediamoci insieme con umiltà e dedizione.
In ultimo, vi
invitiamo a comprendere questo nostro scritto. La nostra situazione
non è bella. Ci sono famiglie con figli a carico, figli che studiano,
figli ai quali a noi sembra normale poter garantire ancora quello che,
con amore, è stato loro sempre donato, famiglie con anziani da
accudire, famiglie che contando su un lavoro hanno affrontato un mutuo
per acquistare casa, lavoratori che dopo molti anni si vedono
protrarre il tempo della pensione… e quante altre situazioni da
raccontare…
Mettetevi,
gentili Signori, nell’animo più intimo di un lavoratore e certamente
non riuscirete ancora a comprendere a pieno la sofferenza che regna in
lui in questo momento difficile: rabbia, sdegno, inconsciamente
persino la vergogna di un nulla commesso, desideri infranti. E a casa,
silenzi inutili, riprese e cadute… con chi ti sta accanto e ti chiede
perché? E tu, purtroppo, non sai rispondere…
Sappiate,
Signori, che una felicità negata è un diritto calpestato: la felicità
non è un premio ma è il frutto di un percorso di vita che ognuno di
noi mira a costruire.
Noi lavoratori
chiediamo che il nostro appello venga cortesemente pubblicato sulle
diverse testate a livello locale e nazionale, chiediamo che di questa
nostra lettera venga mandata copia alle Presidenze delle Istituzioni
sopra menzionate. Ci rendiamo disponibili a qualsiasi incontro di
merito, speranzosi e fiduciosi che in corso di procedura si trovi una
corretta soluzione alla gravosa situazione sopra descritta.
Grazie.
Distinti
saluti”.
Sottoscrivono i
53 dipendenti del Bottonificio Fossanese
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Anticipo
cassa per lavoratori Bottonificio Fossanese
Da
www.targatocn.it del 17 aprile
La Cassa di Risparmio
di Fossano garantirà ai dipendenti del Bottonificio l’anticipo della
cassa integrazione per i mesi di marzo-aprile (800 euro), maggio (600
euro) e giugno (600 euro). Lo ha deliberato il presidente Giuseppe
Ghisolfi e annunciato il direttore Gianfranco Mondino alla platea di
lavoratori nella riunione convocata dal sindaco Francesco Balocco
insieme ai sindacalisti Massimiliano Campana e Michele Penna nella
Sala Consiglio del Municipio di Fossano. L’anticipo potrà essere
rinnovato anche oltre il mese di giugno, fino al termine della cassa
integrazione. Gli interessi non verranno pagati dai lavoratori ma dal
fondo emergenze sociali attivato dalla Fondazione Crf, dal Comune e da
altre associazioni di volontariato cittadine. Sarà sufficiente aprire
un conto corrente presso una delle sedi, firmare la richiesta e dare
mandato all’Inps di girare alla banca i soldi della cassa
integrazione.
Per le esigenze specifiche (necessità di anticipi più sostanziosi,
pagamento di mutui ipotecari, ecc.) ci si potrà rivolgere
personalmente alla Cassa di Risparmio, che valuterà caso per caso
cercando di individuare di volta in volta le misure più adatte.
Potranno usufruire dell’anticipo tutti i dipendenti in cassa
integrazione, in misura variabile a seconda della data di sospensione
dell’attività lavorativa. Chi ancora oggi lavora in azienda verrà
regolarmente pagato dalla procedura, che dallo scorso 12 marzo è
subentrata ad Antoniotti nella gestione del Bottonificio con il
compito di liquidare l’azienda. La liquidazione potrà avvenire con la
cessione dei singoli pezzi o, in via ipotetica, anche dell’intera
azienda ad un nuovo acquirente. Quest’ultimo, tuttavia, potrà comprare
il Bottonificio solo presentando una offerta giudicata congrua.
Difficile, pertanto (anche se non impossibile), che possano essere
esauditi gli auspici formulati da una parte di lavoratori, che hanno
lanciato l’appello a esperire tutte le strade possibili per mantenere
in piedi l’azienda, 'che ha le potenzialità per andare avanti', prima
di ammainare definitivamente la bandiera. Lavoratori e sindacati
verranno riconvocati martedì 21 aprile, sempre alle 18, nella Sala
Consiglio del Municipio di Fossano. In quell’occasione
incontreranno il presidente della Provincia Raffaele Costa per
conoscere gli strumenti che verranno messi a loro disposizione per
favorire il reinserimento lavorativo. “Il piano di ricollocazione
attivato con la crisi Fomb aveva ottenuto risultati davvero importanti
- dichiara il sindaco Balocco -. Ora i tempi sono più
difficili, ma possiamo fare leva sull’elevata professionalità dei
dipendenti del Bottonificio. Colgo, inoltre, l’invito dei lavoratori a
fare tutto il possibile per dare un’altra chance all’azienda. Non
abbiamo molte frecce al nostro arco, ma vi assicuro che non lasceremo
nulla di intentato”.
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La
crisi del Bottonificio: lavoratori per la strada
Da “La Fedeltà” del 8 aprile di Barbara Morra
Sembrava una normale giornata di lavoro per quanto
può essere normale il lavoro al Bottonificio Fossanese da quando è
giunta la notizia dell’ormai imminente chiusura. Lunedì scorso, una
parte dei 53 dipendenti (molti di questi sono in cassa integrazione)
si trovava nello stabilimento di via del Santuario. Poi una serie di
fatti che hanno lasciato allibiti tutti i dipendenti, già con il
morale a terra per tutto ciò che sta succedendo.
Alle 10,30 un dirigente entra in reparto. “Dovete uscire tutti”-
grida. Gli operai di turno, una trentina, lo guardano esterrefatti.
“Perché?” chiedono. “Non c’è tempo, tutti fuori”.
In pochi minuti i lavoratori sono sulla strada, davanti all’ingresso.
La porta in ferro chiusa.
“Non mi hanno neanche lasciato concludere quello che stavo facendo -
racconta un’operaia -. Hanno spento la luce ancor prima che
uscissimo”. Un collega: “Ho chiesto di poter terminare il processo
della macchina ma avevano fretta di togliere la corrente”. “All’inizio
abbiamo pensato persino ad un allarme bomba vista la furia con cui ci
hanno fatti uscire”- lamenta un’altra.
In strada qualcuno ha in mano la borsa del pasto che avrebbe dovuto
consumare all’interno, dovendo fare l’orario continuato.
Dopo poco arriva il commissario che segue la procedura di concordato
preventivo, Enrico Stasi. Chiede: “Cosa fate qui fuori?”. Poi entra.
Passa un’ora ed esce il proprietario, Antonio Antoniotti, presidente
uscente dell’Unione industriale di Cuneo: “Potete tornare dentro, alle
due faremo un assemblea per spiegare”.
Ma i lavoratori non ci stanno. “È una vergogna. Siamo al limite -
esplodono -. Prima veniamo a sapere dai giornali che l’azienda
chiuderà. Poi questo. E gli stipendi non arrivano
da due mesi. Prima di entrare vogliamo parlare con i rappresentanti
sindacali”.
Massimiliano Campana della Cisl e Michele Penna, Cgil arrivano di
corsa da Cuneo. Entrano in fabbrica. Passa un’altra ora e mezza.
Qualcuno dall’interno manda a dire agli operai: “Tornate dentro. La
giornata sarà pagata regolarmente”.
La misura è colma. “Dopo tanti anni che lavoriamo qui non ci meritiamo
questo trattamento, neanche fossimo una proprietà dell’azienda - si
sfogano tutti -. Già fra poco saremo senza lavoro e ora ci buttano
fisicamente sulla strada”. Nel frattempo arriva il sindaco Balocco che
si ferma a parlare con i lavoratori.
All’una qualcuno richiama tutti all’interno: c’è un’assemblea
straordinaria.
I sindacalisti riportano quanto detto nella riunione. “I lavoratori
sono stati allontanati dall’attività produttiva perchè la legge dice
che, salvo autorizzazione del giudice, dalla data del decreto che ha
aperto il concordato preventivo, ovvero l’11 marzo, non si possono più
accettare nuovi ordinativi. Con la produzione di bottoni, però, è
difficile scindere gli ordini”- spiegano Campana e Penna. Risultato:
tutti a casa almeno fino a martedì dopo Pasquetta. Poi se il giudice darà il
via si tornerà a lavorare. “Fino a quando non lo sappiamo - scuotono
la testa due lavoratrici - ci hanno detto che solo nel mese di gennaio
i debiti sono aumentati di un milione e mezzo di euro”. Poi,
amareggiate: “E per quello che è successo oggi Antoniotti non ci ha
nemmeno chiesto scusa”. Non resta che attendere il via alla cassa
integrazione straordinaria.
Il commissario Stasi: “Nel ricorso per il concordato preventivo
l’azienda non ha fatto richiesta per continuare a prendere gli
ordinativi. Questa istanza è stata presentata solo venerdì. Il
tribunale ha chiesto un mio parere poi il giudice, se lo riterrà
opportuno, autorizzerà l’accettazione di nuovi ordini. Questo sarebbe
nell’interesse dei creditori: valgono di più i prodotti finiti delle
materie prime nel magazzino. Il tutto, però, tenendo conto che la
procedura ha l’obiettivo della liquidazione e non la vendita
dell’azienda”.
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Crisi
Commissario
liquiderà i beni del Bottonificio
da “La Stampa” del 25 marzo di Walter Lamberti
FOSSANO.
Non sarà più
Antonio Antoniotti ad occuparsi direttamente della liquidazione del
Bottonificio fossanese, ma un commissario giudiziale.
È stato avviato l’iter per il concordato preventivo, istituto giudico
che ha la funzione di gestire la liquidazione di un’azienda in crisi.
Il tribunale ha nominato come commissario Enrico Stasi, commercialista
torinese già conosciuto a Fossano perchè tuttora curatore fallimentare
della Bongioanni. Stasi è stato inoltre di recente incaricato dal
tribunale di liquidare l’associazione Grinzane Cavour, in seguito alla
«bufera Soria».
Il compito del commissario sarà quello di fare il punto sulla
situazione dell’azienda e stilare un piano di concordato: sarà
consegnato al giudice entro metà maggio per l’approvazione. Si passerà
poi alla vendita dei beni e alla liquidazione dei debiti. La scelta
del concordato è da intendere come una maggiore garanzia nei confronti
dei creditori dell’azienda, in primis i dipendenti, che dovrebbero
essere più tutelati per ciò che riguarda il recupero delle spettanze.
«Purtroppo è tramontata l’ipotesi di una vendita dell’azienda in toto,
che avrebbe potuto significare la prosecuzione dell’attività -
spiegano i sindacalisti Michele Penna della Cgil e Massimiliano
Campana, Cisl -. Il Bottonificio verrà smembrato e i macchinari
venduti singolarmente».
Mentre per ora il lavoro continua, seppur a regime ridotto, e prosegue
anche la cassa integrazione (soltanto una ventina di persone dei 58
dipendenti è in fabbrica) arriva un’altra novità: la nomina di un
consulente del lavoro che i sindacati incontreranno domani per stilare
un piano d’azione. «Incontreremo i lavoratori e spiegheremo loro nel
dettaglio quali saranno le prossime mosse - annunciano i sindacati -:
ora bisogna pensare alla ricollocazione».
Intanto cresce la tensione all’interno dell’azienda e la sensazione
che non sia stato fatto tutto il possibile per salvare il
Bottonificio, ma si sia deciso semplicemente di abbassare le serrande.
«Forse pochi sanno che da tempo oltre ai bottoni producevamo piatti in
plastica riutilizzabili per conto della Costa crociere - spiegano
alcuni dipendenti -. Non si trattava di ordini di poco conto: poteva
essere una valida alternativa. Forse se ne potevano trovare altre se
ci fosse stata la volontà di continuare».
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Bottonificio
Restano quattro mesi di attività
Da “La Stampa” del 12
marzo di WALTER LAMBERTI
FOSSANO
Non si sa ancora quando si chiuderanno definitivamente i cancelli del
Bottonificio di Fossano fossanese. Intanto, a tre settimane
dall’annuncio di Antonio Antoniotti della decisione di cessare
l’attività e liquidare tutto, nello stabilimento di via del Santuario
si continua a lavorare, seppur a regime ridotto. Dei 53 dipendenti (58
se si contano anche i cinque dipendenti di una ditta esterna che si
occupava della cernita dei bottoni) ne lavorano, a turno, una ventina.
E’ stata attivata la cassa integrazione ordinaria, provvedimento preso
prima dell’annuncio della chiusura. Probabilmente verrà prorogata fino
alla cessazione dell’attività.
Per quanto si andrà avanti? Secondo i sindacati, che ieri hanno
incontrato i lavoratori e il giorno prima Antoniotti, si lavorerà
ancora per tre o quattro mesi, il tempo necessario per evadere gli
ordini. «Nell’incontro che abbiamo avuto martedì a Cuneo all’Unione
industriale era presente Antoniotti - spiegano Massimiliano Campana (Cisl)
e Michele Penna (Cgil) -: come aveva preannunciato tre settimane fa,
ha garantito che i fondi per pagare i dipendenti ci sono e ogni
lavoratore riceverà ciò che gli spetta fino all’ultimo centesimo».
Resta però il problema della rilocalizzazione. La quasi totalità dei
dipendenti è di età compresa tra i 30 e i 40 anni, con tutte le
complicazioni che ciò comporta.
Sempre su iniziativa dei sindacati è stata chiesta la convocazione di
un tavolo con Comune, Provincia e Centri per l’impiego. L’obiettivo è
mettere in campo tutte le iniziative possibili per andare incontro ai
lavoratori.
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Lavoro
“Il Bottonificio
meritava un’altra chance”
Da “La Stampa” del 24 febbraio di Walter Lamberti
Amarezza e
delusione per i lavoratori del Bottonificio Fossanese. La notizia
della chiusura della fabbrica, decisa dall’amministratore e azionista
di maggioranza Antonio Antoniotti, l’hanno saputa soltanto sabato
mattina leggendo il giornale. Una notizia che pur arrivando in un
momento di forte crisi (da qualche settimana era partita la cassa
integrazione) è comunque arrivata come un fulmine a ciel sereno.
Stessa cosa vale per i soci di minoranza (i fratelli Cerrato che
detengono il 14%) e per i sindacati che hanno appreso della chiusura
in un incontro lampo venerdì pomeriggio.
Ieri mattina un’assemblea con i rappresentanti dei sindacati del
tessile nello stabilimento di via del Santuario e poi un incontro in
Comune con il sindaco Francesco Balocco. «Avevamo incontrato
Antoniotti ad inizio febbraio, ma anche in quell’occasione non si era
accennato alla possibilità di una chiusura», hanno spiegato
Massimiliano Campana della Cisl e Michele Penna della Cgil
nell’incontro con il sindaco. Nessuno dunque sapeva nulla. Tantomeno i
lavoratori, 58 persone, di cui 53 dipendenti e 5 lavoratori di una
ditta esterna che si occupava della cernita dei bottoni.
«Nonostante il drastico calo degli ordini, che negli ultimi quattro
mesi ha avuto un ulteriore tracollo - ha spiegato Campana - la
sensazione nostra e dei dipendenti è quella che il Bottonificio
meritasse comunque un’altra chance». Ma questo è stato escluso in modo
categorico.
Quali gli scenari che si delineano ora? Per intanto l’attività
continua, seppur a regime ridotto, ma non si sa fino a quando.
Continua anche la cassa integrazione ordinaria (fino al 21 marzo). Poi
probabilmente la mobilità. L’impegno e l’obiettivo dei sindacati, che
chiederanno un tavolo di confronto con i sindaci del Fossanese e con
la Provincia, è quello di arrivare in tempi brevi ad una
ricollocazione di tutti i dipendenti.
«Ci attiveremo immediatamente perchè venga fatto tutto il possibile
per dare una mano ai lavoratori», ha assicurato il sindaco,
confermando che anche per lui la notizia della chiusura è arrivata
«senza preavviso».
Il sindaco e l’assessore al Sociale Maurizio Bergia hanno poi
ricordato ciò che era stato fatto anni fa a proposito dei lavoratori
Fomb.
«Certamente erano altri tempi con un’altra situazione economica
generale – hanno spiegato -, ma in pochi mesi quasi tutti ottennero un
nuovo lavoro. Se è il caso ci attiveremo per chiedere, come fu fatto
allora, un intervento delle banche per anticipare i soldi della cassa
integrazione, che spesso tardano ad arrivare».
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CRISI.FOSSANO
Antoniotti chiude la fabbrica e lascia l’Unione industriale
Ha guidato l’Associazione per 13 anni. A casa i 53 operai e impiegati
Da “La Stampa” del 21
febbraio di GIANNI MARTINI
FOSSANO
Antonio Antoniotti chiude la fabbrica, licenzia i 53 dipendenti e si
dimette da presidente dell’Unione industriale (lo è stato per 13
anni). Tutto deciso e comunicato in poche ore. Al mattino l’incontro
con la giunta dell’Associazione che riunisce 1.270 imprese della
Granda: «Una scelta etica. Chi fa il presidente dev’essere un
imprenditore che ha la responsabilità di un’azienda. Siccome chiudo la
fabbrica non posso che lasciare l’incarico. Le mie dimissioni sono da
considerarsi immediatamente esecutive». Il timone, in attesa del
rinnovo in programma a giugno, passa al vice presidente Maurilio Verna.
Alle 14, nella meno ingombrante veste di imprenditore, Antoniotti ha
incontrato le rappresentanze sindacali del suo «Bottonificio fossanese
Spa». Intervento di pochi minuti: «I conti degli ultimi quattro mesi,
il crollo degli ordinativi, la crisi del tessile piemontese con il
ricorso ormai stabile a bottoni prodotti in Oriente, mi hanno
costretto ad una scelta radicale. Chiudo lo stabilimento. Metterò in
vendita la fabbrica e in mobilità i 53 dipendenti, alcuni dei quali
già in Cassa». Inutile ogni tentativo di aprire una trattativa da
parte dei sindacati. «La decisione è immediata e irrevocabile. Quando
una cosa non va si deve affrontare senza indugi. Chiudo e garantisco
le regolari spettanze a tutti i dipendenti».
Inutili anche i tentativi di un rinvio per permettere ai sindacati di
convocare un’assemblea dei dipendenti, spiegare la situazione,
proporre dei percorsi di assorbimento in altre aziende. Ci sarebbero
voluti almeno altri due giorni ma Antoniotti ha preferito restare
fermo sulla decisione: «E’ una scelta decisiva e con effetto
immediato. Ho già fatto i necessari passi tecnici». Il «Bottonificio
fossanese» venne fondato nel 1934 e negli anni di massimo splendore
occupò fino a 500 persone. Nell’82 venne rilevato da Antonio
Antoniotti. Rinnovamento, tecnologie, ma fedeltà ad un prodotto
destinato per il 70% all’esportazione. Negli anni cedette una parte
delle quote ad un socio mantenendo l’86%. Nel ‘93 l’abbandono dei
vecchi locali e la costruzione della nuova fabbrica capace di produrre
anche 5 milioni di bottoni al giorno. Negli ultimi mesi la crisi di
commesse (Antoniotti dichiara un calo del 60% rispetto allo scorso
anno) con una produzione già contenuta a un milione di bottoni al
giorno
Sindacati
«Speravamo ci fosse tempo»
«Sapevamo della crisi
dell’azienda, ma speravamo ci fosse ancora un margine e che si potesse
temporeggiare, utilizzando lo strumento della cassa integrazione,
nella speranza di una ripresa». I sindacati del tessile commentano
così l’annuncio della chiusura del Bottonificio Fossanese: un «nuovo
duro colpo alla già difficile situazione occupazionale nella Granda».
«Non lasceremo soli i dipendenti - hanno annunciato i rappresentanti
di Cgil e Cisl -. Faremo in modo che vengano utilizzati tutti gli
strumenti possibili per il sostegno ai 53 lavoratori e per il loro
ricollocamento, chiedendo anche l’intervento alle istituzioni». E
hanno invitato i lavoratori all’assemblea che si terrà in azienda
martedì, quando verrà fatto il punto della situazione. \
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Non lasceremo soli gli operai
Da “La Stampa” del
21 febbraio
«Un nuovo duro
colpo alla già difficile situazione occupazionale nella provincia di
Cuneo e in particolare nel Fossanese. Siamo rammaricati per i 53
lavoratori che vengono a sapere dalla colonne del giornale, e non in
altro modo, la decisione da parte del titolare del Bottonificio di
cessare l’attività. Ma vogliamo dire loro che non saranno
abbandonati».
È il commento dei rappresentanti dei
sindacati del tessile Massimiliano Campana (Cisl) e Michele Penna (Cgil)
poco dopo l’incontro nel quale Antonio Antoniotti ha annunciato la
chiusura dell’azienda fossanese.
«Si sapeva della crisi, ma speravamo non si
arrivasse a questo - continuano -. Il 26 gennaio scorso è partita la
cassa integrazione ordinaria. E oggi questa comunicazione che ci
lascia senza parole».
L’azienda, come precisano i due
sindacalisti, non è in fallimento e si sarebbe forse potuto
temporeggiare ancora utilizzando lo strumento della cassa
integrazione, nella speranza di una possibile ripresa.
«Siamo consapevoli che negli ultimi tre anni
si è assistito ad un calo continuo degli ordini - aggiungono Campana
e Penna - e quest’anno si è aperto con una crisi ormai planetaria
che in particolari settori produttivi è ancora più forte. Il
Bottonificio, ne diamo atto, negli anni aveva cercato in qualche
modo di risalire la china, purtroppo senza risultati».
Sui tempi e sulle azioni che verranno messe
in campo non c’è ancora nulla di certo. Non si parla però di
cessazione immediata dal momento che vi sono ancora ordini da
evadere.
«Faremo in modo che vengano utilizzati tutti
gli strumenti possibili per il sostegno ai lavoratori e per il loro
ricollocamento, chiedendo anche l’intervento delle istituzioni in
uno sforzo comune».
Intanto, è stata convocata un’assemblea in
azienda, martedì mattina alle 9. In quell’occasione i sindacati
illustreranno la situazione e gli scenari possibili.
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