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Nessun licenziato
alla Silf e Banca 24-7
Da “La Stampa” del
18 ottobre di [L. B.]
Manca la delibera ufficiale ma ormai è dato per certo: chiuderanno
Banca 24-7 e Silf (90 dipendenti a Cuneo). Anche di questo avrebbero
parlato ieri i vertici dell’Ubi che, a Cuneo, hanno incontrato Ezio
Falco, presidente della Fondazione Crc (azionista Ubi). Sulle
chiusure: «Ho chiesto e mi sono state date garanzie che nessun
dipendente rimarrà a casa».
Si prepara, intanto, l’appuntamento di sabato battezzato «le banche
italiane per il Paese», organizzato dall’Abi (associazione bancaria
italiana), dalle 9, nello Spazio incontri in via Roma. Attesi il
presidente Abi Giuseppe Mussari, il direttore generale Ubi Banca
Graziano Cialdani, Felice Cerruti (presidente della Federazione delle
Bcc del Nord Ovest), Mariella Enoc (presidente regionale di
Confindustria), Ezio Falco (presidente della Fondazione Crc), Antonio
Miglio (vicepresidente Acri), Massimo Feira (presidente Finpiemonte)
Giuseppe Ghisolfi (presidente Crf), Domenico Paschetta (presidente
Confcooperative), gli imprenditori della Granda Alessandra Balocco,
Marco Brandani, Oscar Farinetti, il presidente Unioncamere Ferruccio
Dardanello e l’assessore regionale Massimo Giordano.
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CUNEO. HANNO 100
DIPENDENTI
Chiude Banca
24-7 e Silf? Ubi smentisce a metà
Da “La Stampa” del
28 settembre 2011 di [G. MAR.]
Chiusura delle sedi cuneesi di Silf e Banca 24-7 (in totale 100
dipendenti). La notizia circola negli ambienti bancari della Granda.
Dai vertici dell’Ubi una smentita a metà: «Per quanto riguarda
l'ipotizzata chiusura della sede di Silf, non è ancora stata presa una
decisione, comunque, come sempre, verranno salvaguardate le
professionalità e le esigenze logistiche dei pochi dipendenti
coinvolti. Per quanto riguarda il polo operativo di Banca 24\7 le voci
su una sua possibile chiusura sono completamente infondate».
La Silf (Società Italiana Leasing e Finanziamenti) è una S.p.A. del
Gruppo Ubi Banca «che si occupa di distribuire, su tutto il territorio
italiano, i prodotti e servizi finanziari di B@nca 24-7», si legge nel
sito ufficiale del Gruppo.
Sempre dal sito: «La sede legale di Silf S.p.a, associata Assofin è a
Cuneo, in via Roma 13, mentre gli uffici e la direzione operativa è
sempre a Cuneo ma in via Luigi Gallo, 1». Quindi stessa sede della
Banca Regionale Europea (che ha spostato la direzione dalla Lombardia
a Torino), anche lei per il 75% di proprietà dell’Ubi.
Poco sanno anche i sindacati dei bancari che ancora ad agosto avevano
ricevuto rassicurazioni sul mantenimento di sedi e dipendenti di Silf
e Banca 24-7 a Cuneo.
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ECONOMIA.
RIDISTRIBUZIONE DEGLI SPORTELLI
L’Ubi prevede 895 tagli 73 alla Bre banca Trattative a Bergamo
Da “La Stampa” del 22
aprile di ]LORENZO BORATTO
CUNEO
Mentre a Cuneo si consuma lo scontro tra l’azionista Fondazione Crc e
il presidente della Bre banca Piero Bertolotto, a Bergamo si discute
di tagli e riduzioni di posti: 895 lavoratori in meno entro l’anno nel
gruppo bancario Ubi, di cui 73 in Banca Regionale Europea, la Bre
appunto.
È proseguita ieri a Bergamo la trattativa sul Piano industriale tra
sindacati e il quarto gruppo bancario italiano, di cui fa parte Bre,
che conta 226 filiali in Italia e Francia e 1550 dipendenti. Ubi ha
consegnato ai rappresentanti dei lavoratori un programma di
«risparmi», anche dopo i tagli dell’ultimo biennio. Per la Bre, il
personale già tagliato dal 2007 è stato di 109 dipedenti.
Ancora: due sportelli della Bre a Torino saranno chiusi (per
sovrapposizione con altre associate Ubi), mentre per altre 9 filiali
si prevede un declassamento a «minisportelli» (in pratica sparisce la
figura del direttore: sono a Cuneo, Entracque, Bra frazione Bandito,
Canelli, Magliano Alfieri e altre 4 filiali di Alessandrino e
Torinese).
Da valutare anche le situazioni di alcune società collaterali alla
banca. Per il credito al consumo, che sta andando male a livello
nazionale complice la crisi, ci sono la «Silf» (si occupa di leasing e
finanziamenti) che ha 14 dipendenti in città e si prevedono tagli,
mentre per la «Banca 24-7» i dipendenti sono 79, ma è in programma la
creazione di 10 posti in più, sempre a Cuneo. Il documento parla anche
di «Ubi Sistemi e servizi», la società che svolge «help desk» per
tutto il gruppo Ubi. Oggi conta 115 dipendenti (uffici vicini al
teatro Toselli), ma nel Piano pluriennale 2007 se ne prevedevano 83.
Secondo i vertici Ubi «serve un rigoroso contenimento dei costi e in
particolare quello strutturale del lavoro, per arrivare a risparmiare
70 milioni di euro l’anno».
Sullo scontro Bre-Fondazione Crc (sfiducia votata l’11 marzo dalla
Fondazione Crc guidata da Ezio Falco nei confronti del top manager Bre,
Piero Bertolotto) arrivano anche valutazioni dai sindacati. I
segretari provinciali di Cgil e Cisl, Marco Ricciardi e Matteo Carena:
«La diatriba non ci riguarda, non vogliamo entrarci. Però si risolva
in fretta, perchè sono due importanti istituzioni per il territorio.
Già nel 2008 avevamo segnalato alcuni problemi nella gestione del
personale». Il segretario provinciale Uil, Giovanni Ventura: «Lo
stillicidio di articoli sul caso Bertolotto-Fondazione è preoccupante.
Serve un urgente superamento della frattura perchè Bertolotto possa
svolgere in tranquillità il mandato». Marco Landra, Fabi provinciale
(Federazione autonoma bancari): «Disputa grottesca. Utile che non
siano più utilizzati impropriamente testi di volantini estrapolati dal
contesto sindacale (il riferimento è al «clima di terrore» evocato da
Falco lunedì sera, nel Consiglio generale della Fondazione, ndr). C'è
malcontento tra i dipendenti, esclusivamente riconducibile ai carichi
di lavoro, non alla figura di Bertolotto. Da notare: nonostante la
crisi, il pagamento dei dividendi non è mai venuto meno».
Intanto la Bre ha acquisito la nuova sede torinese del gruppo (in via
Santa Teresa a Torino, dietro piazza San Carlo). È stata annunciata,
per ora solo in via informale, l’apertura di 30 nuovi sportelli nel
Torinese, sempre nell’ottica di radicare maggiormente in Piemonte la
banca cuneese
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Alla
Bre 96 esuberi
Da “La Guida” del 9
aprile 2010
Cuneo. -
Un
piano tagli
di 895 dipendenti, chiusura
o declassamento a
'mini- sportello' di 200 filiali,
con l'obbiettivo di
risparmiare 70 milioni di
euro. Sono queste le tre
cifre che definiscono i contorni del nuovo "Piano
industriale" del Gruppo Ubi Banca, di cui fa parte la Banca Regionale
Europea, presentato nei
giorni scorsi alle organizzazioni
sindacali e ora in fase di
discussione e confronto.
Mentre procedono senza
esclusione di colpi le polemiche susseguenti alla decisione degli azionisti della
Bre, Fondazione Crc in testa, di sfiduciare il direttore
generale Bertolotto (a
cui l'incarico è stato rinnovato
a termine per un solo anno),
sul versante bancario vero e proprio i dipendenti
del gruppo di trovano a fare
i conti con i ben più preoccupanti
tagli secchi del personale e riduzione
delle filiali.
Gli `efficientamenti' (così
vengono denominati tra il
comico e il cinico le riduzioni di personale) previsti
dal Piano industriale 20072010 erano complessivamente 1711. A tutto febbraio 2010 ne sono stati eseguiti 1267. Ne restano da
realizzare ancora 444
già previsti in quel piano. A
questi si aggiungono 93 uscite
già programmate e ulteriori
351 efficientamenti da realizzare in tempi medio-brevi
in tutto il gruppo Ubi.
Di questi, 96 sono quelli
che riguardano la Banca re
gionale europea.
Per quanto riguarda le filiali,
Bre prevede la chiusura di due
filiali a Torino e la
riduzione a `minisportello'
di altre nove. Di queste la filiale
di Cuneo 9 e quelle di
Entracque e Bandito di Bra.
A fronte di questo piano,
i sindacati Abi, Fiba-Cisl,
Fisac-Cgil, Ugl, Uilca, protestano duramente per l'assenza di "qualsiasi investimento efficace per migliorare la competitività di Ubi"
lamentando come si pensi
soltanto ai dividendi e agli
azionisti, troppo poco ai dipendenti. Denunciano poi
che "le aziende del Gruppo
non stanno confermando i
lavoratori precari, mettendo in grossa difficoltà operativa filiali e uffici centrali".
Non mancano poi accuse
pesanti a dirigenti e
management cui viene polemicamente chiesta "una spiegazione
sull'operazione Burani, che
ha comportato una perdita di 47 milioni di euro,
e sul flop esotico del Fondo
Cayman, dove sarebbero stati persi altri 25 milioni
di euro". Un dirigente di
Fabi, Paolo Citterio, chiama
in causa -anche i lauti
stipendi dei manager del
Gruppo Ubi, ricordando che
"i consiglieri di gestione e di sorveglianza, gli
amministratori delle banche-rete,
delle società prodotto e
della direzione generale
hanno percepito 30,2 milioni
di euro di compensi, tanto quanto la stabilizzazione
di 700 precari
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Il sindacato
“Bre Banca più forte ma vogliamo garanzie sui posti di lavoro”
Da “La Stampa” del 3
ottobre di ]LORENZO BORATTO
CUNEO
«La crescita della Fondazione Crc nell’azionariato Bre, dal 20 al 25%
del capitale, è positiva dal punto di vista finanziario, ma avrà
ripercussioni sul personale». Così le tre principali sigle sindacali
degli oltre 2000 dipendenti della banca cuneese (quasi la metà sono
nella «Granda»). Dopo la conferenza dell’altro giorno, dove la
Fondazione Crc ha spiegato la riorganizzazione all’interno del gruppo
Ubi (il quarto in Italia, fondato sul modello confederale di 9
banche), i sindacati chiedono «di valutare il piano operativo». E non
nascondono alcuni timori.
In sintesi: la Fondazione Crc cresce in Bre e assume una quota che
rende vincolante il suo parere sulle decisioni strategiche, come
cambio di nome, cessioni, spostamento della sede.
Il gruppo Ubi, allo stesso tempo, vara un riassetto interno che
comporterà la riorganizzazione degli sportelli. La banca cuneese
cederà le sue filiali in Lombardia ed Emilia Romagna, otterrà invece
quelle in Piemonte di altre banche del gruppo: l’operazione consentirà
alla Bre di «incassare» 500 milioni di euro. In totale le filiali
passeranno dalle attuali 296 a 266. Inoltre, Bre sposterà la direzione
generale da Milano a Torino.
I presidenti della Fondazione Crc Ezio Falco e di Bre banca Piero
Bertolotto: «Cuore a Cuneo e testa in Piemonte, con la Bre che diventa
l’unica banca con la direzione generale a Torino: sarà il marchio di
riferimento per Piemonte, Liguria, Valle d’Aosta e Francia del gruppo
Ubi». Il piano operativo sarà presentato ai dipendenti a fine mese:
sono stati informati via mail mercoledì pomeriggio, quando la
Fondazione illustrava in una conferenza stampa le novità.
Marco Landra della Fabi: «La Fondazione Crc otterrà senza dubbio
grandi guadagni, ma si chiude un ciclo con un ritorno al passato, alle
radici. Serve una verifica critica dell’espansione degli ultimi 15
anni. Riteniamo che Crc abbia ben operato, ma si devono valutare le
ricadute su indotto e lavoratori. Il passato ha consegnato una
Fondazione più ricca, non altrettanto è avvenuto per i posti di lavoro
e il servizio reso alla clientela».
Massimo Dotta della segreteria Fiba Cisl: «Ci sono aspetti che
spaventano i lavoratori. Su alcune piazze avremo due sportelli della
medesima rete e in questo momento tutto il mondo bancario è molto
attento ai costi». «Positivo l’avvicinamento al territorio visto anche
il ruolo giocato da Bre nelle crisi aziendali di questi mesi -
aggiunge Piertomaso Bergesio della Fisac Cgil -. Ci sono problemi di
mobilità, differenze contrattuali tra vecchi e nuovi assunti e alcune
sovrapposizioni nella rete degli sportelli. Avviene a Cuneo o Alba e
anche fuori provincia».
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Timori del
sindacato
Bre, sono a
rischio 20 contratti a termine
Da “La Stampa” del 17
giugno 2009
Sindacati sul piede di guerra: a rischio i contratti a tempo
determinato alla Banca Regionale Europea. In Piemonte sarebbero 32
quelli in scadenza, una ventina nella «Granda». Secondo Dircredito,
Fabi, Fiba-Cisl, Fisac-Cgil e Uilca-Uil, gli effetti di questa
decisione si avvertiranno già dal 30 giugno con la scadenza di una
prima tranche di contratti. Gli ultimi restaranno a casa ad ottobre.
«Avevamo chiesto a suo tempo una proroga delle assunzioni a tempo
determinato fino al 31 dicembre - spiegano i rappresentanti delle
cinque sigle sindacali -, la risposta è stata, fino a questo momento,
negativa. Ci rendiamo conto che stiamo attraversando un periodo di
crisi, che interessa anche il settore bancario. Visto, però, che la
riorganizzazione prevista dal piano industriale non è ancora stata
completata, il prolungamento di questi contratti consentirebbe alla
banca di continuare ad operare in modo efficace sul mercato e nei
confronti della clientela. La carenza di personale provoca, infatti,
disaffezione: i clienti aspettano, davanti agli sportelli, le code di
allungano, cresce l’insoddisfazione per il servizio e la protesta. In
questo periodo dell’anno il mancato rinnovo dei contratti a termine va
a impattare anche sui piani ferie. Già in normali condizioni di
organico le filiali risentono delle turnazioni per le vacanze del
personale: la presenza di contratti a termine consentirebbe di ridurre
anche questi problemi».
L’ufficio relazioni esterne della Bre Banca replica: «I contratti di
lavoro a tempo determinato sono per definizione soggetti a scadenza;
non prefigurano un automatico rinnovo o passaggio a tempo
indeterminato e sono attivati in funzione delle esigenze dell'azienda.
Le politiche del personale sono comuni a tutte le banche del Gruppo
Ubi Banca».
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BANCHE. DOPO LO
SCIOPERO
Sì all’accordo Bre-sindacati
Da “La Stampa” del 3
agosto 2008 di ]LORENZO BORATTO
CUNEO
Firmato il nuovo accordo tra Banca regionale europea (Bre) e
rappresentanze sindacali aziendali. L’intesa sottoscritta riguarda
1930 lavoratori in tutto il nord Italia (oltre al Piemonte, anche
Valle d'Aosta, Lombardia, Emilia Romagna), di cui poco meno della metà
nella «Granda».
Spiegano dall’istituto bancario (con 124 filiali in provincia):
«L’accordo riguarda organici, sicurezza, carichi di lavoro,
inquadramenti. La positiva conclusione della vertenza consente di
proseguire, nel rispetto dei ruoli, nella tradizionale collaborazione
tra azienda e personale, a vantaggio di clientela, azionisti e
dipendenti».
Prima di questo accordo, il 18 luglio, era stato indetto uno sciopero:
la partecipazione era stata scarsa nel Cuneese (meno del 30% dei
lavoratori aveva aderito e solo 5 filiali erano rimaste chiuse).
All’indomani della protesta i sindacati avevano parlato di «un dato
deludente nel Cuneese, un clima teso, esasperato dall’azienda:
valuteremo se sporgere denuncia per attività antisindacale». Era il
primo sciopero da quattro anni.
Oggi, invece, i rappresentanti di DirCredito, Fabi, Fiba-Cisl,
Fisac-Cgil e Uilca si dicono soddisfatti: «Un’intesa interessante e
positiva che, tra le altre cose, limita pressioni commerciali
eccessive sui colleghi». Nello specifico, nel Cuneese, è prevista per
settembre la «stabilizzazione» di 25 lavoratori a tempo determinato
(60 erano stati assunti nelle scorse settimane) e il passaggio in
Banca regionale europea di 10 dipendenti prima impiegati in altre
strutture del gruppo Ubi. Non sono invece state recepite tutte le
domande di part-time, punto su cui la banca si è impegnata a discutere
ancora. «Ci sono ancora decine di richieste per lavorare a tempo
parziale - spiega Cesare Soria, Fisac-Cgil -, una soluzione ambita da
molti dipendenti, soprattutto le donne. Non solo: l’azienda si è
impegnata a far cessare gli atteggiamenti che limitano il diritto di
sciopero dei dipendenti».
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CUNEO
Domani scioperano i
dipendenti della Bre
Da “La Stampa” del 17
luglio
Domani scioperano i
dipendenti della Banca regionale europea. Sono 2.000 i lavoratori del
gruppo che ha sportelli in Piemonte, Valle d’Aosta, Lombardia ed
Emilia Romagna: 900 lavorano in provincia di Cuneo.
Vilma Marrone della Fiba Cisl: «Avevamo chiesto assunzioni per
sostituire i colleghi trasferiti e organizzare le ferie, invece i
part-time sono costretti a ore supplementare ogni giorno e alcune
filiali sono rimaste con una sola persona dov’erano tre. Da novembre è
ferma la trattativa per l’inquadramento di figure professionali in
arrivo da altri istituti, ma l'azienda ha proposto solo di azzerare la
loro carriera precedente».
«Ci spaventa il clima di pressione commerciale sui dipendenti - dicono
i rappresentanti di Dircredito, Fabi, Fiba-Cisl, Fisac-Cgil e Uilca -.
Finora avevamo mantenuto un rapporto corretto e chiaro con i clienti.
Ora esiste solo il budget: per raggiungerlo i capi area premono gli
sportellisti perché propongano prodotti finanziari anche a chi non ne
ha bisogno». Talvolta utilizzando strumenti illegali - aggiungono i
sindacati - come graduatorie con nome, cognome e rendimento di ogni
collega».
Aggiungono: «Colleghi sono stati minacciati di trasferimento o
modifiche d’orario la Bre vuole far fallire lo sciopero».
L’azienda replica: «Le relazioni sindacali del Gruppo Ubi Banca sono
sempre state improntate alla massima trasparenza e correttezza. Non si
comprende per quali ragioni (unico caso all’interno del Gruppo, al
quale fanno capo oltre 50 società) vengano ora avanzate alla Bre
richieste di incrementi di organici, in presenza di accordi, noti a
tutti i dipendenti e non ancora attuati, che prevedono una consistente
riduzione del personale. Accordi a suo tempo sottoscritti dagli stessi
rappresentanti sindacali che ora promuovono azioni di protesta. Come
sempre, i collaboratori della Bre sapranno valutare la realtà dei
fatti».
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Assemblee sindacali e piani
Acque agitate nelle banche
da
« La Guida » del 5 luglio
Il
mondo
del sindacato bancario si dimostra agitato in questo periodo,
soprattutto per quanto riguarda la Banca Regionale Europea.
Assemblee e consultazioni, nonostante non ci siano scadenze
contrattuali, hanno coinvolto le diverse sigle sindacali del comparto:
al centro della discussione l'attuazione del piano industriale del
gruppo Ubi, con le relative attivazioni dei servizi informatici in
varie zone (che comportano anche trasferimenti temporanei dei
dipendenti). Sono quindi state convocate le assemblee dei lavoraton
per discutere i rapporti traorganizzazioni sindacali e
vertici della Banca, che torneranno a incontrarsi nei prossimi giorni
per chiarire ogni problema. Lavoratori e sindacati lamentano anche
situazioni considerate gravi corne pressioni commerciali, carenza di
organici, ritmi di lavoro, mancata sostituzione di maternità, scarsa
formazione. Le assemblee sono già state avviate a fine giugno (a
Cuneo si è tenuta il 26), venerdl 4 è in programma ancora quella per
l'area monregalese.
Intanto la
situazione di malcontento, comunque, riguarda anche altre realtà
banane sul territorio della Granda, dalle filiali locali dei colossi
bancari a .quelle del credito cooperativo; tra i punti
maggiormente contestati c'è il ricorso a stagisti anche
per operazioni di sportello
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PIANO DI
RIORDINO. DA FINE OTTOBRE
Banca d’Italia dimezza Cuneo
Da “La
Stampa” del 14 maggio di GIANNI SCARPACE
Dal 31 ottobre la filiale cuneese della Banca d’Italia non erogherà
più i servizi finora affidati alla sede di corso Nizza 3. Dei 31
dipendenti ne rimarranno 6 o 7 e le funzioni dello sportello (che
cambierà sede) saranno ridotte alla sola vigilanza sugli istituti
bancari della provincia. Tutte le altre attività faranno capo alla
filiale di Torino, compresa la tesoreria per gli enti pubblici.
Il piano di ridimensionamento annunciato da mesi dal governatore Mario
Draghi ora diventa operativo. La pubblicazione del decreto
ministeriale sulla Gazzetta Ufficiale sancisce in maniera
inequivocabile le decisioni dei vertici di Bankitalia a livello
nazionale: chiusura di 33 sedi su 97 e la «rimodulazione» di altre 37.
Tra queste c’è la filiale di Cuneo. In Piemonte scompariranno (oltre a
Cuneo) anche le filiali di Asti e Alessandria, mentre Vercelli sarà
accorpata a Novara. Inutile l’attività dei sindacati che si sono
confrontati con i vertici della Banca, così come gli ordini del giorno
del Consiglio regionale (firmato da Elio Rostagno, Giorgio Ferraris e
Franco Guida) e del Consiglio comunale di Cuneo, votato all’unanimità.
«Un altro contraccolpo all’occupazione cuneese – dice il consigliere
comunale Piercarlo Malvolti -. Oltre alla perdita del prestigio di
avere la Banca d’Italia a Cuneo, vuol dire famiglie che se ne vanno e
servizi che la città perde». Elio Rostagno e Giorgio Ferraris,
consiglieri regionali: «Con rammarico prendiamo atto che l’impegno di
vari enti è stato inutile. E’ una perdita grave per Cuneo: i servizi
saranno meno vicini alle aziende in tempi in cui si parla di
sussidiarietà e federalismo».
Luca Mellano, sindacalista della Fiba Cisl: «La provincia cuneese è
particolare, transfrontaliera e la presenza istituzionale di
Bankitalia è importante. Anche l’attività di vigilanza, funzione di
controllo sul territorio, nel giro di qualche anno, potrebbe venir
meno. La direzione ha garantito, comunque, che per i trasferimenti, si
terrà conto delle esigenze personali dei dipendenti». Alberto
Valmaggia, sindaco di Cuneo: «Sono rammaricato per la scelta della
direzione e la disomogenietà di trattamento per le diverse aree
d’Italia. Cuneo, rispetto ad altre situazioni salvate, ha rapporti
stretti con la Liguria e con la Francia. La perdita dei servizi
erogati dalla filiale locale peserà molto sulla città e su tutto il
territorio».
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ECONOMIA. CRESCITA DEL 50%
Savigliano, l’utile netto della Banca “Crs” salito a 4,9 milioni
Da “La
Stampa” del 30 aprile di PIERO BERTOGLIO
Aumento dell’utile netto del 50,90%, salito da 3,2 milioni di euro nel
2006 a 4,9 nel 2007. Continua il trend positivo della Banca Cassa di
risparmio di Savigliano (Crs), in grado di garantire un ottimo
dividendo agli azionisti, Fondazione Crs e Banca Popolare dell’Emilia
Romagna. «Questa situazione - sottolinea il presidente della
Fondazione Roberto Governa, azionista di maggioranza della banca, con
il 70% del capitale – ci consente di incrementare gli interventi a
favore del territorio, soprattutto in occasione della celebrazione del
150° anniversario di nascita della Cassa». Fra essi spicca la
riduzione dello 0,50% dei tassi di interesse sui mutui prima casa per
tutto il 2008. È uno dei dati più significativi del bilancio
dell’istituto di credito, approvato all’unanimità dagli azionisti.
La raccolta diretta è cresciuta del 13%, con oltre 699 milioni di
euro, mentre la raccolta complessiva ha raggiunto a fine anno 1
miliardo e 271 milioni. Il patrimonio della banca è salito a 67
milioni di euro, mentre il conto economico mostra risultati positivi
sia per quanto riguarda il margine di interesse (più 12,50%), sia di
intermediazione (più 14%).
«Ora dobbiamo affrontare la sfida che ci viene da un anno che sarà
molto critico – dice il presidente della spa Guido Brondelli di
Brondello -, che ci vedrà nuovamente impegnati sul fronte degli
investimenti e della crescita sul territorio. E’ prevista l’apertura
di 4 nuove filiali: una nel Monregalese, una nell’Albese e due nella
cintura di Torino». Il direttore generale Giuseppe Allocco evidenzia
il valore basso del rapporto tra sofferenze e impieghi: «Siamo allo
0,15% contro l’1,5% nazionale, a conferma di come le nostre strategie
siano state efficaci: la nostra base è la conoscenza diretta della
clientela, per la quale voglio ringraziare tutta la struttura e il
personale per l’impegno costante e il senso di appartenenza che viene
dimostrato in ogni occasione». L’ottimo risultato a livello di utile
viene spiegato dai vertici della Crs come conseguenza delle scelte
compiute in passato: «Si sono visti i risultati di politiche iniziate
nel 2004 – dice il responsabile dell’area contabilità e bilancio
Emanuele Regis -, sul fronte del credito e del contenimento dei
costi».
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Intervista a Piero Bertolotto
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La Bre ha raddoppiato gli
investimenti nel Cuneese
da "La Stampa" del 22 marzo 2008
di Gianni Martini
Certo che sono orgoglioso di questo
bilancio. E non parlo di utili, ma di risorse investite sul
territorio, di occupazione soprattutto al femminile, di
radicamento ulteriore nel Nord Ovest, del fatto che siamo forse
i primi contribuenti di questa provincia». Piero Bertolotto
commenta il bilancio della «sua» banca: la Bre. «Sua» perché è
presidente ed è stato l’uomo che ha governato gli innumerevoli
passaggi da quella che era la Cassa di Risparmio di Cuneo a
banca del Gruppo Ubi. Una «popolare» di cui la Fondazione Cassa
di Risparmio Cuneo ha il 20% di capitali - e utilizza gli utili
a favore del territorio -, pur contando un solo voto
nell’assemblea. La Bre conta 2100 dipendenti e 291 filiali, e
sul suo bilancio confluisce la raccolta del 25,97% del risparmio
dei cuneesi e il 19,03% dei reimpiego.
Nel Cuneese Piero Bertolotto - 60 anni, di Chiusa Pesio - di
tempo ne trascorre poco, costretto tra Milano e Brescia dove fa
parte della «governance» di uno dei più potenti gruppi bancari
italiani.
Di quanto la banca ha fatturato e guadagnato preferisce delegare
al comunicato ufficiale che recita: «L'utile gestionale, al
netto delle componenti non ricorrenti è pari a 107,6 milioni di
euro, in crescita del 22,1% rispetto al 2006. Tenuto conto delle
componenti straordinarie, l'utile del periodo si attesta a 93,4
milioni di euro. La gestione operativa ha registrato un
risultato pari a 203 milioni di euro, in crescita del 6,2%
rispetto al 2006. Più in dettaglio, i proventi operativi sono
stati pari a 455,1 milioni di euro, in crescita dello 0,3%. Il
margine di interesse si è attestato a 298,9 milioni di euro,
+8,6% rispetto al 2006. Gli oneri operativi sono pari a 252
milioni di euro, in riduzione del 3,9%. All'interno degli oneri
operativi, le spese per il personale sono risultate pari a 141,6
milioni di euro, con una riduzione del 5%. Le altre spese
amministrative sono pari a 101,9 milioni di euro, in diminuzione
dell'1,7%. Pertanto il cost / income, calcolato rapportando i
costi operativi ai proventi operativi, al netto delle componenti
non ricorrenti, è risultato pari al 55,5%, con un miglioramento
di circa due punti percentuali».
Che legami mantiene con la provincia di Cuneo questa Bre
inserita in un gruppo nazionale come Ubi?
«Strettissimi. Guardate gli impieghi, i crediti fatti ad
aziende. Oltre due miliardi di euro lo scorso anno. Il doppio di
dieci anni fa. In percentuale ben di più di quanto è aumentata
la raccolta. A volte sarebbe più semplice e magari redditivo
investire su altre piazze, come Milano. Ma crediamo nel ruolo
che la banca ha, e deve mantenere, qui. Anche per questo
legame,per il radicamento nella Granda svolge servizi di
tesoreria per Provincia, Camera di commercio, per la maggioranza
dei Comuni e di tutte le Asl».
Pagate 75 milioni di imposte?
«Credo che la Bre sia la prima contribuente della provincia di
Cuneo con 75 milioni di euro versati nel 2007. Ci sono aziende
con fatturati e guadagni maggiori di quello della Bre, ma pagano
per la quota di guadagni fatti in Italia».
Personale. Prevedete tagli?
«In tutti questi anni l’occupazione è rimasta sostanzialmente
stabile. Oltre al personale delle filiali qui lavorano società
per conto della Ubi servizi. Altro risultato concreto di quanto
Cuneo abbia saputo pesare nell’Ubi e continui a farlo. Un vanto
per noi è avere soprattutto personale femminile: il 58%. E alto,
circa il 16%, è il numero dei part-time. Abbiamo mai ostacolato
le donne che desiderano concentrare l’orario lavorativo per
avere tempo da dedicare in famiglia, o altrove».
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Regione: ordine del giorno
"Banca d'Italia
a Cuneo
Non
chiudete la
filiale
da "La Stampa" del
20/2/08
Ora c'è anche un
ordine del giorno del Consiglio
regionale a sostenere la
battaglia sindacale dei
dipendenti della Banca
d'Italia contro la riforma organizzativa
della rete territoriale
voluta dal Governatore Mario Draghi.
Un documento
approvato all'unanimità (presentato
dai consiglieri regionali
Elio Rostagno e Giorgio Ferraris, del Partito
Democratico) e da Franco
Guida (Udc) invita il Consiglio
superiore della Banca d'Italia
a «riconsiderare il piano di
chiusura delle sedi per quanto
riguarda il Piemonte, al fine di
garantire il mantenimento di un
maggior numero di filiali rispetto
a quanto previsto o, in subordine,
a ipotizzare la trasformazione delle più importanti filiali
in succursali». Draghi ha annunciato
mesi fa il piano di snellimento
di Bankitalia: chiusura di
33 sedi su 97 e «rimodulazione»
di altre 37. In Piemonte significa
la chiusura delle filiali di
Alessandria, Asti e Vercelli
e la riduzione alla semplice
funzione di unità di vigilanza, gerarchicamente
dipendente dalla sede di Torino,
per la filiale di Cuneo. In totale
un migliaio di dipendenti saranno
in mobilità, 31 a Cuneo, dov'è
partito il confronto con i sindacati
per il ricollocamento ed eventuali uscite incentivate.
Il
cuneese Roberto Ovidi, segretario regionale Fiba (Federazione
Italiana Bancari Assicurativi) Piemonte: «Siamo soddisfatti cha la politica sottolinei le difficoltà di un servizio
minore con il quale il territorio si troverebbe a fare i conti. Vuol
dire che la Regione è vicina alle
istanze dei lavoratori bancari. Purtroppo le preoccupazioni
permangono, perché ci risulta che il Consiglio Superiore abbia varato
il piano, ormai ufficiale. La nostra rimane una battaglia sindacale,
prima che politica. La Regione ha
evidenziato che la riforma
prevede per il Piemonte soluzioni penalizzanti al confronto
con altre regioni e questo ci sembra
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