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Alpitour, sede legale a
Torino
Sindacati:
“Prosegue comunque la trattativa contro il trasferimento”
Da “La Stampa” del
12 maggio di [L. B.]
Ancora ieri pomeriggio il sito web ufficiale di Alpitour World
segnalava la sede legale «Via Roccavione 15 San Rocco Castagnaretta».
Ma la sede storica di Cuneo è ormai una filiale: il principale tour
operator italiano ha comunicato l’altra sera ai dipendenti, con
un’e-mail interna, che «l’assemblea degli azionisti ha deliberato il
trasferimento della sede legale della società a Torino nella sede del
Lingotto, in via Nizza». Per l’azienda si tratta una «formalità»,
perché da anni ormai gli uffici amministrativi e i dirigenti operavano
nelle sede torinese.
Il sito è, invece, aggiornato sulla proprietà. Segnala: «Azionista:
Segull spa 100%» e la sede centrale è, effettivamente, in via Nizza
262 a Torino. Enrico Solavagione, segretario provinciale Fisascat Cisl:
«Stiamo lavorando perché Alpitour rimanga comunque a Cuneo. La
comunicazione interna ovviamente non pregiudica l’esito del tavolo di
confronto a Roma».
Da settembre, dopo l’annuncio della vecchia proprietà, i 300
dipendenti cuneesi sono mobilitati per evitare il trasferimento in
blocco a Torino. Due i confronti a Roma, al ministero dello Sviluppo
economico: uno a fine gennaio con la vecchia proprietà, uno la scorsa
settimana dove l’amministratore delegato Gabriele Burgio ha chiesto 3
settimane di tempo per analizzate la situazione di Cuneo e avanzare
proposte.
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Alpitour ricomincia a sperare
L’azienda ha preso
3 settimane di tempo per decidere se chiudere a Cuneo
Da “La Stampa” del 4
maggio di LORENZO BORATTO
CUNEO
Almeno 3 settimane: è il tempo che la nuova proprietà del Gruppo
Alpitour ha chiesto «per analizzare nel dettaglio il progetto di
chiusura degli uffici a Cuneo». E magari, in parte, modificarlo.
Sono quasi tutti favorevoli i commenti dopo l’incontro di ieri, a
Roma, nella sede del ministero dello Sviluppo economico. Oltre due ore
di confronto dove erano presenti i rappresentanti dei lavoratori
cuneesi e degli enti locali, sindacalisti, politici e la nuova
proprietà al completo: il nuovo amministratore delegato Gabriele
Burgio e i due fondi sovrani che, a dicembre, hanno rilevato il
controllo del primo tour operator italiano dalla finanziaria torinese
Exor.
Il parlamentare Udc Teresio Delfino: «Incontro positivo: c’è la voglia
di rilanciare con la partecipazione dei lavoratori. Non c’è stata una
chiusura netta come successo a fine gennaio (dopo il primo tavolo a
Roma con la vecchia proprietà, Cgil e Cisl proclamarono 2 giorni
immediati di sciopero, ndr). Adesso sta alla politica e agli enti
locali trovare modi per incentivare Alpitour a restare a Cuneo, la
città dove l’azienda è nata e cresciuta». Il segretario provinciale
Cisl, Matteo Carena: «Nessuna illusione, ma l’azienda si è impegnata a
verificare la questione della chiusura di Cuneo. Burgio ha spiegato
che in queste settimane ha affrontato i problemi globali dell’azienda,
ma ha garantito che la questione di Cuneo sarà valutata». Enrico
Solavagione, segretario provinciale Fisascat Cisl: «Un metodo
finalmente improntato sul dialogo».
Non si sbilancia Loredana Sasia, segretaria provinciale Filcams Cgil:
«L’azienda ha chiesto tempo rispetto alla richiesta che facciamo da
settembre: non chiudere a Cuneo, non trasferire 300 lavoratori a
Torino. La nuova proprietà ha ribadito di essere subentrata mentre
tutte le decisioni erano già state prese nei mesi scorsi: unificare
gli uffici a Torino, chiudere a Cuneo. Fra tre settimane valuteremo le
eventuali proposte».
Positivi i commenti anche degli enti locali coinvolti. Alberto
Valmaggia, sindaco di Cuneo: «Una tiepida apertura. Positivo che fosse
presente tutta la proprietà, i nuovi azionisti, l’amministratore
delegato. Vogliono però approfondire e verificare le segnalazioni
fatte. Un passaggio positivo, non bisogna illudersi». «C’è stata
disponibilità a rivalutare quello che fino a oggi sembrava certo: la
chiusura di Alpitour a Cuneo - dice l’assessore provinciale al Lavoro
Pietro Blengini -. Magari non totalmente, ma è positivo che almeno ci
sia stata un’apertura. Lo stesso Burgio ha detto che avrebbe preso in
considerazione la questione». Presto sarà convocato un nuovo tavolo,
sempre a Roma. E tra meno di un mese l’azienda dovrebbe avanzare una
proposta.
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Fondi
equity hanno concluso l’acquisizione di Alpitour
Da “La Stampa” del
21 aprile di [L. B.]
La società finanziaria torinese Exor ieri ha completato l’accordo
relativo alla cessione di Alpitour. Ad acquisire definitivamente il
primo tour operator italiano (nato a Cuneo nel 1947) è stata la «Seagull
spa», società controllata da due fondi chiusi di private equity che
fanno capo a Wise Sgr e J. Hirsch & Co a cui si affiancano altri soci
finanziari. Il controvalore della transazione: 225 milioni di euro. Da
Exor spiegano: «Prevista un’integrazione del prezzo legata al
risultato economico che sarà ottenuto dagli investitori al momento
della cessione del pacchetto di maggioranza. Exor ha acquistato per 10
milioni di euro una quota pari a circa il 10% del capitale di Seagull
spa e si è impegnata a rilevare dal Gruppo Alpitour un’unità
immobiliare ad uso alberghiero per un corrispettivo di 26 milioni
euro». Paola Raineri, rappresentante sindacale aziendale dei
lavoratori cuneesi: «La definizione dell’accordo era nell’aria da
giorni, dopo l’accordo firmato a dicembre tra Exor e i fondi. A questo
punto attendiamo la convocazione a Roma del tavolo ministeriale, che
dovrebbe essere entro due settimane». I 300 dipendenti cuneesi
protestano da settembre, dopo l’annuncio della chiusura definitiva
della sede di Cuneo, a San Rocco, e il trasferimento in nuovi uffici a
Torino. Al nuovo tavolo al ministero dello Sviluppo economico sarà
presenta la nuova proprietà di Alpitour. L’altro giorno il
sottosegretario allo Sviluppo economico, Massimo Vari, in risposta a
un’interrogazione del parlamentare Udc Teresio Delfino, aveva detto:
«A breve ci sarà un ulteriore tavolo di confronto tra gli attori
istituzionali coinvolti nella vicenda e la nuova proprietà». Il nuovo
tavolo potrebbe essere convocato tra due settimane.
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Revocato lo
sciopero dei dipendenti Alpitour
Da “La Stampa” del
30 marzo 2012
Niente sciopero per i 300 dipendenti cuneesi Alpitour (la decisione è
stata presa l’altra sera alle 23), in attesa di incontrare la nuova
proprietà del primo tour operator italiano, in un vertice a Roma.
Alcuni parlamentari (tra cui Cesare Damiano e Teresio Delfino) avevano
presentato un’interrogazione al ministro del Lavoro, spiegando che la
chiusura di Cuneo e il trasferimento a Torino «richiederà comunque per
tutti i lavoratori tempi lunghi di tragitto, dalle 3 alle 4 ore di
viaggio, creando difficoltà di organizzazione familiare a fronte dei
tagli della Regione nel settore dei trasporti». I parlamentari
sottolineato che Alpitour ha conti in attivo e domandano «quali
iniziative intenda assumere il ministro per garantire il livello
occupazionale attuale». La risposta, l’altro giorno, del viceministro
Michel Martone: «Dopo l’incontro del 30 gennaio al ministero dello
Sviluppo economico con istituzioni locali, vertici aziendali e le
rappresentanze sindacali, sarà convocato un nuovo tavolo entro un
mese».
«In attesa di questo nuovo incontro, i lavoratori hanno scelto di
rimandare la protesta - dice Enrico Solavagione, segretario
provinciale Fisascat Cisl -. Vogliamo continuare a trattare, con la
nuova proprietà. Spaccatura con la Cgil? Serve un percorso comune.
Inutile adesso trattare con la vecchia proprietà che sta traghettando
il passaggio da Exor ai fondi dopo la vendita di fine 2011». Loredana
Sasia, segretaria provinciale Filcams Cgil: «L’abbiamo sempre detto:
anche la Cgil parteciperà al tavolo ministeriale a Roma per seguire
l’evolversi della vicenda».
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«Vertenza Alpitour
Non tutti d’accordo»
Da “La Stampa” del 10
marzo
Le organizzazioni
sindacali
SEGRETERIE FILCAMS
NAZIONALE, REGIONALE, PROVINCIALE CUNEO E CGIL CUNEO
Riceviamo e pubblichiamo un intervento a firma delle segreterie
Filcams e Cgil sullo stato della vertenza Alpitour e le polemiche su
una riunione e un’assemblea sindacale svoltesi nei giorni scorsi
Abbiamo avuto modo di leggere su La Stampa del 9 marzo, l'articolo:
Vertenza Alpitour «Tavolo al ministero»che riporta, oltre alla notizia
della richiesta, avanzata da 4 parlamentari, di una nuova convocazione
da parte del ministero dello Sviluppo economico, quella relativa alla
riunione svoltasi sabato scorso, presso la sede della Cgil di Cuneo.
Ci ha destato non poco stupore vedere che l'articolo riporta la
notizia «di una riunione a porte chiuse promossa dalla Cgil» alla
quale «non è stato consentito l'ingresso ai dipendenti non iscritti
(con alcune polemiche e l'intervento della polizia)» . Ci pare
doveroso precisare che la riunione, riguardava gli iscritti alla Cgil,
era appositamente convocata a tale scopo, abbiamo effettivamente
chiesto ad alcuni lavoratori e ad alcune lavoratrici (non molti per la
verità) non iscritti/e o che avevano rassegnato le dimissioni dalla
Filcams Cgil perché in dissenso rispetto a quanto sostenuto dalla
nostra organizzazione (dissenso legittimo che rispettiamo) di non
prendere parte alla nostra discussione.
Non è intervenuta la polizia per fermare le masse o far uscire dalla
nostra sede questi lavoratori. Se poi il riferimento è relativo al
fatto che la Digos era informata della riunione ciò corrisponde alla
verità. Se non si vuole strumentalizzare, la questione è
semplicissima: regolarmente diamo informazioni sullo stato delle
vertenze aperte (tante purtroppo) e anche in quest’occasione,
parlando, tra l'altro della vertenza Alpitour abbiamo comunicato che
avremmo fatto l'assemblea degli iscritti.
Che il clima sia teso è normale, in una vertenza così complicata,
dalla cui soluzione dipendono i destini di tante persone, di tante
famiglie, dell'economica cittadina e del territorio.La
responsabilitàdella situazione sta in capo alla proprietà e alle sue
scelte che non abbiamo condiviso e continuiamo a non condividere nelle
interesse delle persone che rappresentiamo, ma anche nell'interesse
dell'azienda che vorremmo più in grado di competere sul mercato e non
ci pare che la «ricetta» dell'Alpitour sia quella giusta per
raggiungeretale obiettivo.
Abbiamo sostenuto, nella riunione di sabato e nell'assemblea del 7
marzo, all'interno dell' azienda, che dopo molti mesi, trascorsi dal
13 settembre 2011, data della comunicazione di Alpitour, sia venuto il
momento di ragionare e discutere con l'azienda di organizzazione del
lavoro, della situazione di mercato (solo per fare alcuni esempi)
anche per stanarla e rende chiaro la fragilità del progetto aziendale.
Abbiamo registrato una vasta area di dissenso che ha portato, per
motivi diversi, anche di ordne personale, i nostri rappresentanti a
dimettersi (in un solo caso anche dalla Filcams Cgil): le dimissioni
non sono mai un atto che ci fa piacere e quando sono per ragioni
«politiche» (di politica sindacale), ancora meno, abbiamo subito
disdette, anche queste non a cuor leggero, ma non per questo pensiamo
a sottrarci dalla gestione della vertenza o dallo stare a fianco dei
lavoratori, nelle iniziative che verranno decise. Con altrettanta
franchezza non rinunciamo alle nostre idee che pur rappresentano una
parte significativa di ciò che si pensa tra le maestranze».
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Alpitour, sciopero di 8 ore e presidio alla Bit a Milano
Nuove proteste dei
300 dipendenti contro il trasferimento a Torino
Da “La Stampa” del
17 febbraio di MATTEO BORGETTO
Otto ore di sciopero e presidio alla Borsa internazionale del turismo
di Milano per ribadire il «no» al trasferimento della sede aziendale
da Cuneo a Torino. Un’altra giornata intensa, ieri, per i lavoratori
Alpitour che hanno aderito alla nuova protesta organizzata dai
sindacati. Buona parte dei 300 dipendenti non sono andati in ufficio e
130 sono partiti all’alba su tre pullman da Cuneo, diretti alla Bit di
Milano, la più importante rassegna nazionale del settore turismo.
Hanno allestito un gazebo, innalzato cori e slogan («Alpitour è Cuneo,
non Torino», «No a licenziamenti mascherati da trasferimenti») e
distribuito centinaia di volantini ai visitatori.
«Non abbiamo purtroppo ricevuto visite o testimonianze di solidarietà
da parte degli organizzatori della Bit - spiegano i sindacalisti
Loredana Sasia (Cgil) ed Enrico Solavaggione (Cisl) -, ma la
mobilitazione generale ha avuto un buon esito». Ora l’attenzione si
sposta al tavolo di crisi che il sindaco di Cuneo, Alberto Valmaggia,
ha convocato alle 9 di lunedì, in municipio. Scelta non casuale,
perché poche ore dopo è prevista l’inaugurazione dell’ultimo tratto
dell’autostrada Cn-At da Sant’Albano Stura a Cuneo.
«Abbiamo approfittato della concomitanza dei due eventi - spiega
Valmaggia - per invitare al tavolo parlamentari, consiglieri
regionali, provinciali, sindacati e amministratori degli oltre 40
Comuni della Granda in cui risiedono i lavoratori Alpitour. Faremo il
punto della situazione e chiederemo l’appoggio dei parlamentari
cuneesi».
Prevista anche l’analisi del verbale redatto alla riunione del 30
gennaio a Roma, al ministero dell’Economia, nel corso della quale il
primo cittadino e gli altri rappresentanti della Granda (l’onorevole
Teresio Delfino, gli assessori provinciali Giuseppe Lauria e Pietro
Blengini, Luigi Campanaro di Confindustria Cuneo e i sindacalisti)
hanno contestato il trasferimento. Valmaggia, in particolare, ha posto
l’accento sulle «inspiegabili motivazioni che hanno portato l’azienda,
presente a Cuneo dal 1946, a decidere la chiusura della sede cuneese,
nonostante il buon andamento dell’attività e dei risultati positivi».
Il direttore delle Risorse umane Alpitour, Marco Caldera, ha ribadito
che «la decisione è stata comunicata un anno prima, tempo ritenuto
congruo dalla proprietà. Nei prossimi incontri, anche all’Unione
industriale, verrà data unicamente la disponibilità a trattare le
modalità di trasferimento». Lunedì non si esclude una protesta dei
lavoratori Alpitour anche al taglio del nastro della Cuneo-Asti.
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Alpitour, nuovo
sciopero dei dipendenti
Da “La Stampa” del
9 febbraio di [L. B.]
Una nuova giornata di sciopero all’Alpitour di Cuneo (il 16 febbraio)
e una manifestazione a Milano. L’hanno deciso, ieri, i 300 dipendenti
cuneesi del maggiore tour operator italiano, che hanno votato per 8
ore di sciopero giovedì e presidio al Bit (borsa internazionale del
turismo, la maggiore kermesse nazionale del settore).
Marco Ricciardi, segretario provinciale Cgil, ieri, ha partecipato
alle assemblee a San Rocco Castagnaretta: «C’è grande condivisione tra
i lavoratori per queste proteste, dopo i tre giorni consecutivi di
astensione dal lavoro la scorsa settimana. L’obiettivo non cambia:
modificare la posizione della proprietà dell’azienda che fino a oggi
ha voluto soltanto ragionare sulle condizioni dei trasferimenti, senza
mettere in discussione lo spostamento a Torino. Che significa la
chiusura definitiva a Cuneo, dove l’azienda è nata nel 1947».
Alle assemblee anche Enrico Solavaggione, segretario provinciale
Fisascat Cisl: «Circa la metà dei dipendenti andranno a Milano, come
accaduto una settimana fa al presidio di fronte alla sede torinese di
Alpitour, al Lingotto. Il problema rimane: questo trasloco impoverisce
Cuneo e farà perdere il lavoro a decine di dipendenti; l’azienda non
vuole ripensare la sua decisione, anche a fronte di proposte concrete
da parte di Comune e Provincia. Stiamo lavorando a un Comitato di
crisi: il sindaco di Cuneo Alberto Valmaggia lo convocherà entro 10
giorni, sarà bipartisan, aperto alle istituzioni locali e ai
parlamentari».
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“Chi non si trasferisce a Torino di fatto dovrà dimettersi”
Trasferta di 150
dipendenti Alpitour che hanno manifestato davanti ai nuovi uffici
Da “La Stampa” del
3 febbraio di LORENZO BORATTO
In queste condizioni vorrebbero farci viaggiare tutti i giorni:
assurdo». Sorriso amaro per i lavoratori cuneesi dell’Alpitour, tra
viaggiatori in piedi, treni soppressi e pendolari rassegnati.
Ieri, con temperature sottozero e sotto la neve, sono andati a Torino
per dire no alla chiusura dell’Alpitour a Cuneo: presidi sotto la sede
torinese del gruppo e di fronte ai futuri uffici in via Lugaro. Era il
terzo giorno consecutivo di sciopero. In 150 sono partiti alle 7,25
alla Stazione di Cuneo, distribuendo volantini ai pendolari: «Andrà a
Torino solo chi potrà accettare, per gli altri è un invito alle
dimissioni». I 10 minuti di ritardo alla partenza diventano 50 prima
di arrivare a Torino. In treno ricevono i volantini anche 4 studenti
del corso tecnico turistico del «Cravetta-Marconi» di Savigliano. Sono
solidali, una ragazza spiega: «Alpitour era uno dei posti dove pensavo
di mandare il curriculum dopo il diploma».
A Torino il corteo sotto la neve, tutti con le pettorine azzurre «Alpitour
No Torino». Sotto la sede centrale del Lingotto (spostata da Cuneo nel
2006) chiedono solidarietà ai colleghi torinesi: «Oggi a noi, domani
toccherà anche a voi».
Rosella Isoardi, dal ‘76 in azienda: «Siamo qui per far cambiare idea
alla dirigenza. Non mi arrenderò finchè avranno il coraggio di dire
che l’azienda a Cuneo è stata cancellata». Mara Ghibaudo: «Il viaggio
massacrante di oggi è la prova che ci chiedono qualcosa di assurdo:
perchè trasferirci?». «L’azienda attraversa un momento di confusione:
non hanno un piano industriale, con questo trasferimento non sanno a
cosa vanno incontro» dice Donatella Armani, di Borgo San Dalmazzo.
Giacomo Oro, 30 anni, da 7 lavora al booking: «Ho appena comprato casa
a Caraglio: impossibile pensare di trasferirmi ora». Paola Oggero, 40
anni, di cui 17 in Alpitour: «Se non avrò la fortuna di trovare un
altro lavoro mi trasferirò, ma abbiamo subìto troppe umiliazioni».
«Con 3 giorni di sciopero facciamo capire quanto siamo arrabbiati e
uniti» aggiunge Bruna Giraudo di Cuneo. Renzo David, di Borgo, in
azienda dall’85: «Attendiamo una reazione della nuova proprietà, ma
temo che proseguirà il muro contro muro». Laura Avena: «I dipendenti
sono uniti, speriamo in un ripensamento».
Il presidio si sposta in via Lugaro: i lavoratori cuneesi chiedono
agli operai quanto ci vorrà ancora per finire i lavori. «Almeno un
anno» è la risposta. Arriva anche Massimo Nani della Filcams Cgil di
Torino e il consigliere regionale Eleonora Artesio («Questa non è solo
una questione tra datore di lavoro e dipendenti, ma riguarda la
comunità, ecco perchè si sono mossi gli enti locali e il Consiglio
regionale ha approvato un ordine del giorno in solidarietà con voi»).
Loredana Sasia della Filcams Cgil: «Restano incomprensibili i motivi
per cui un’azienda in attivo chiude la sua sede storica e costringe
300 persone a spostarsi: sono licenziamenti mascherati». Enrico
Solavaggione, segretario provinciale Fisascat Cisl: «Lunedì a Roma la
proprietà ha detto no a proposte chiare, come la disponibilità di una
sede nuova a Cuneo con l’aiuto degli enti locali. Preferiscono pagare
un affitto a Torino. Stiamo lavorando a un Comitato di crisi».
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Continua lo
sciopero dei dipendenti Alpitour
“Siamo pronti a
farci valere, ingiusto il trasferimento a Torino”
Da “La Stampa”
del 1 febbraio di LORENZO BORATTO
All’Alpitour di Cuneo oggi secondo giorno consecutivo di sciopero, con
presidio ai cancelli a partire dalle 8,15 e alle 10 manifestazione in
piazza Galimberti. E forse domani altro giorno di astensionedal
lavoro.
È quanto hanno stabilito ieri mattina i dipendenti cuneesi del
principale tour operator italiano, riuniti nel salone della parrocchia
di San Rocco Castagnaretta, messa a disposizione dal parroco don
Giuseppe Pellegrino: «Mi hanno telefonato poco dopo le 8. Serviva un
salone per l’assemblea: sono con loro perché si perde una risorsa per
tante famiglie giovani, con i figli piccoli. Ancora più grave in un
momento in cui trovare altre occupazioniè quasi impossibile».
L’altro pomeriggio in tanti hanno lasciato il lavoro alle 18, dopo
aver saputo l’esito del tavolo al ministero dello Sviluppo a Roma,
dove Alpitour ha ribadito la volontà di chiudere la sede cuneese a
luglio e trasferire i 300 dipendenti a Torino. Ieri l’adesione allo
sciopero, secondo i sindacati, è stata del 90 per cento. Valter Bodino,
Rsa della Cgil: «Ero a Cuneo, sono bastate due telefonate verso le 18:
di fronte alla posizione rigida dell’azienda abbiamo lasciato il
lavoro. Gli enti locali hanno avanzato alla proprietà proposte serie:
incentivi e una nuova sede. Non è bastato». Paola Raineri è una Rsa
della Cisl, ha parlato ai colleghi dopo i segretari provinciali di
Cgil e Cisl, Marco Ricciardi e Matteo Carena: «Deve crescere
l’attenzione su questa vicenda, coinvolgiamo altri parlamentari oltre
a Teresio Delfino, restiamo uniti. Serve una risposta forte, di
coesione».
Erano lunedì a Roma e ieri mattina con i lavoratori anche Agesilao
Cavallotti e Loredana Sasia della Cgil. Cavallotti: «A Roma avevamo
speranza nella nuova proprietà (i fondi che stanno definendo la
transizione con Exor per Alpitour, ndr), ma manca un Piano
industriale, non è stato pianificato un futuro per Cuneo». Loredana
Sasia ha aggiunto: «Non è un trasferimento, ma si tratta di lasciare a
casa delle persone con lo spostamento a Torino. Nel “pacchetto di
vendita” era prevista un’azienda più snella con la chiusuradi Cuneo».
I pareri dei lavoratori. Paola Maccario, bovesana, in Alpitour da 23
anni: «Il problema non è il costo della sede di Cuneo, ma la volontà
di spostarci per perdere lavoratori per strada». Mara Ferreri, vive a
Monterosso: «Lunedì sera eravamo in 19 al booking (prenotazioni delle
agenzie, ndr) e tutte ce ne siamo andate prima della fine del turno.
Le colleghe che entro il 20 febbraio devono iscrivere il figlio a
scuola non sanno cosa fare: prevedo la mensa o no? Sarò ancora a Cuneo
il prossimo anno?». Raffaella Giordano, in Alpitour da quando aveva 20
anni: «Il sindaco ha fatto proposte concrete anche alla nuova
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“Se
trasferiranno l’Alpitour Cuneo perderà un simbolo”
Artisti, sindacati
e dipendenti dell’azienda sul palco contro la chiusura
Da “La Stampa” del
5 gennaio 2012 di LORENZO BORATTO
Il mondo della cultura di Cuneo riflette su lavoro, crisi e la sua
azienda-simbolo: Alpitour che entro l’anno, secondo quanto annunciato
dalla proprietà, chiuderà la sede storica a San Rocco per trasferirsi
a Torino. Definitivamente. Ieri, al teatro Toselli, 17 tra artisti,
gruppi, associazioni, corali, orchestre e compagnie di danza e
recitazione si sono esibiti fino a notte per solidarietà ai 300
lavoratori cuneesi del principale tour operator italiano. Una
«maratona» durata ore, organizzata da Comune e sindacati (Cgil, Cisl,
Uil) e coordinata da Alberto Castoldi e Gimmi Basilotta.
La platea era già piena alle 17,20 quando sul palco sono saliti 30
giovani strumentisti dell’orchestra «Suzuki». Poi l’intervento di
Renzo David, 55 anni, dall’85 informatico in Alpitour: «Il 13
settembre mi hanno raccontato in pochi minuti che la mia vita sarebbe
cambiata. Penso che passerò dalle 7 alle 20 fuori casa e alle colleghe
che dovranno conciliare famiglia e lavoro. Cuneo perde un simbolo e la
possibilità di dare un posto di lavoro qualificato ai suoi giovani».
È seguita l’esibizione degli attori (alcuni disabili) di «Fuori x
caso» con una pièce sulla dignità del lavoro. «Precario, flessibile,
interinale, a termine, a chiamata, a progetto, a contratto» hanno
urlato con un tamburo in sottofondo. E ancora la esibizioni di corali
e danza, il videomessaggio di Gianmaria Testa, gli interventi
dell’assessore comunale Alessandro Spedale («Il lavoro è una
responsabilità collettiva della società») e del sindaco Alberto
Valmaggia, che ha citato l’articolo 1 della Costituzione.
Fra il pubblico Mariagrazia Fogliaco, pensionata di Alessandria: «Sono
in vacanza a Limone: ho letto su La Stampa di questa iniziativa, non
volevo perderla». Loredana Sasia, sindacalista: «Un’iniziativa per
dare visibilità alla battaglia dei dipendenti che vogliono restare a
Cuneo: non ci sono motivi per trasferire a Torino un’azienda sana». Il
parlamentare Teresio Delfino: «Il ministero dello Sviluppo economico
convocherà entro tre settimane un tavolo a Roma. Stanno prendendo
contatti con i fondi diventati proprietari dell’azienda a dicembre».
A fare da maschera un’altra dipendente, Anna Gallo, con la pettorina
azzurra e il logo «Alpitour No Torino»: «La nuova proprietà cambia lo
scenario. Non ci facciamo illusioni, ma dialogheremo per impedire il
trasferimento. Ho preso un pomeriggio di ferie per essere qui». Dietro
le quinte l’attore Luca Occelli prova con Franco Olivero al flauto
traverso: «Eseguiamo brani di Brassens e Brel, cantautori francesi di
emarginati e esclusi. Iniziative come queste? È la prima volta, ma
dovrebbero essercene una alla settimana».
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“Cambiano gli scenari, un confronto con la nuova proprietà
dell’Alpitour”
Cautela nel
Cuneese all’annuncio della vendita del leader italiano delle vacanze
Da “La Stampa”
del 24 dicembre di LORENZO BORATTO
Cautela nella Granda dopo la notizia della vendita di Alpitour: il
tour operator leader italiano è passato ieri dalla finanziaria
torinese «Exor» a due fondi di private equity «Wise Sgr spa» e «J.
Hirsh&C» per 225 milioni di euro.
Nessuno si sbilancia in attesa di «conoscere» la nuova proprietà. I
300 dipendenti cuneesi dell’azienda (soprattutto donne, tante con
contratti part-time) sono in mobilitazione da metà settembre: quando
venne annunciato il trasferimento entro la seconda metà 2012 da Cuneo
in una nuova sede unica a Torino (riunirà gli uffici di San
Rocco Castagnaretta e del Lingotto, dove da anni ha sede la
direzione).
Loredana Sasia, segretaria provinciale Filcams Cgil: «Si apre un nuovo
scenario. Serve prima di tutto un’assemblea con i lavoratori per
discutere le prossime iniziative. Ci confronteremo al più presto con
gli acquirenti».
Matteo Carena, segretario provinciale Cisl: «Almeno ora c’è la
certezza della vendita: prima non si sapeva se fosse o no un alibi per
la chiusura di Cuneo. Speriamo ci sia più disponibilità al dialogo
rispetto a quanto riscontrato finora».
Per il sindaco di Cuneo Alberto Valmaggia si tratta di «una notizia
neutra. La vecchia gestione aveva impostato un piano per la chiusura a
Cuneo. Vediamo se ci sono margini per cambiarlo. Al più presto
prenderemo contatti con la nuova proprietà, i dirigenti e
l’amministratore delegato. Cercando una soluzione per fare in modo che
una parte di Alpitour resti nella città dove è nata nel Dopoguerra».
Secondo l’agenzia Asca l’attuale numero uno di Alpitour (Daniel
Winteler) lascerebbe il gruppo, ma non ci sono conferme ufficiali.
Pietro Blengini, assessore provinciale al Lavoro: «Dialogheremo con la
nuova proprietà, faremo il punto con i sindacati per capire come
muoverci da gennaio».
Intanto ieri una cinquantina di lavoratori hanno «addobbato» l’albero
di Natale in piazza Galimberti a Cuneo: decine di pacchetti con la
scritta «Alpitour no Torino» (lo stesso cartello che da mesi campeggia
su tante auto) o «Caro Gesù Bambino fai che Alpitour non vada a
Torino». Tra loro Daniela Fiori, 35 anni in Alpitour: «Non sappiamo se
la cessione sia bene o male. Noi speriamo. La manifestazione in piazza
Galimberti è stata concordata all’ultimo, con decine di sms». Un’altra
dipendente, Alessia Biancotto: «Lo scenario per noi è grave: vorremmo
restare a Cuneo e salvare il posto di lavoro. Molto dipenderà dalla
nuova proprietà, se ha voglia di dialogare e capire le nostre
esigenze».
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In 6 mila firmano “perchè l’Alpitour
non lasci Cuneo”
Si raccolgono fondi
per le spese sostenute nella mobilitazione
Da “La Stampa del
28 novembre di [L. B.]
Oltre 6 mila firme perché «Alpitour non lasci Cuneo». Dipendenti e
sindacati le hanno raccolte da ottobre, poche settimane dopo
l’annuncio del Gruppo di voler chiudere la sede cuneese e trasferire,
entro un anno, i 300 dipendenti a Torino.
Loredana Sasia, segretaria Filcams Cgil: «È il frutto di tutte le
iniziative sul territorio, nelle 48 città e paesi della Granda da cui
provengono i dipendenti, le partecipazioni a feste, fiere, convegni,
come per “Per un’Italia reale” al Toselli o la “Straconi”. Giovedì una
delegazione era al dibattito finale per le Primarie, dove tra i
candidati c’è chi ha proposto uno “sciopero cittadino”, per dire no al
trasferimento». Le segreterie provinciali Filcams Cgil e Fisascat Cisl
hanno aperto una sottoscrizione volontaria per raccogliere fondi per
le spese sostenute nella vertenza. I soldi saranno raccolti tra i 300
dipendenti Alpitour, istituzioni locali, chiunque voglia sostenere la
mobilitazione. La richiesta è stata inviata a sindaci, presidente
della Provincia Gianna Gancia, presidente della Camera di Commercio e
Unioncamere Ferruccio Dardanello, ai vertici di Confartigianato,
Coldiretti, Confapi, Cna e Fondazione Crc. Perché, si legge
nell’appello, «la decisione assunta dall’Alpitour rischia di produrre
una ferita indelebile all’intera economia della provincia. Da due
mesi, lavoratrici e lavoratori sono impegnati in una lotta che ha
avuto pochi precedenti nella Granda. Ci sono state molteplici
testimonianze e dichiarazioni di solidarietà dai Comuni, enti pubblici
e privati, non ultimo l’incontro con il Presidente Giorgio Napolitano».
Pochi giorni fa il gruppo leader nel turismo ha illustrato i risultati
economici dell’ultimo anno: fatturato netto in leggero calo (726,7
milioni di euro), perdita consolidata al 31 luglio di 6,3 milioni (nel
2010 era -22,2 milioni). La posizione finanziaria netta è positiva per
42,9 milioni. Sulla vendita del gruppo, Exor ha confermato, nella nota
che ha accompagnato i risultati economici, che «sono in corso
trattative con potenziali acquirenti», precisando che «allo stato
attuale non è possibile prevedere l’esito finale del processo». La
valutazione dell’azienda è di circa 225 milioni di euro.
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Al via la raccolta di fondi per gestire la vertenza Alpitour di
San Rocco Castagnaretta
Da
www.targatocn.it del 14 novembre
La decisione
assunta dall’Alpitour di procedere alla chiusura della sede di Cuneo e
al conseguente trasferimento dei 300 lavoratori su Torino, rischia di
produrre una ferita indelebile all’intera economia della nostra
Provincia. Forti di questa convinzione, da due mesi, le lavoratrici e
i lavoratori dell’Alpitour sono impegnati in una lotta che ha avuto
pochi precedenti nella nostra Provincia, per cercare di fare recedere
l’azienda dalle proprie decisioni. Nel corso delle settimane, si è
sviluppata l’attività di sensibilizzazione dei cittadini, da parte dei
lavoratori Alpitour attraverso l’informazione ed una raccolta
spontanea di firme, come espressione di solidarietà e rifiuto per
un’economia fatta solo di cifre che ha superato ormai le 6.000
adesioni. A tutto questo si aggiungono le molteplici testimonianze e
dichiarazioni di solidarietà giunte dai Comuni, Enti pubblici e
privati, non ultimo l’incontro con il Presidente Giorgio Napolitano,
in visita a Cuneo.
"Come Segreterie
Provinciali continueremo con forza e vigore a dare voce alla denuncia
di uno stato di criticità occupazionale che sta mettendo in serio
pericolo la sicurezza sociale e il futuro di questo territorio.
Perdere il comparto di Alpitour Cuneo ci rende tutti responsabili per
il vuoto che si creerebbe dal punto di vista occupazionale e dei
servizi. Un lotta con disagi e sacrifici personali, ma anche con costi
straordinari ed elevatissimi sul piano finanziario delle nostre
categorie. Per tali ragioni le nostre categorie Provinciali della
FILCAMS CGIL e della FISASCAT CISL hanno deciso di promuovere una
sottoscrizione volontaria, la quale oltre a coinvolgere le lavoratrici
e i lavoratori delle aziende di categoria a sostegno della vertenza, è
a richiedere un contributo alle stesse istituzioni pubbliche e private
presenti sul territorio".
Le somme raccolte
saranno utilizzate esclusivamente per far fronte alle spese
direttamente sostenute per la vertenza (pullman per manifestazioni al
momento Cuneo/Milano – viaggi ministero e sedi istituzionali –
gestione presidi - spese stampa – striscioni ed altri materiali).
Alla conclusione della vertenza si procederà ad una rendicontazione
complessiva delle entrate realizzate dalla sottoscrizione e delle
spese sostenute. (c.s.)
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L’Alpitour conferma tempi e programmi su sede unica a Torino
I sindacati
«Vogliono trattare ma non la decisione di lasciare Cuneo»
Da “La Stampa” del
3 novembre
«No al trasferimento a Torino». I dipendenti cuneesi dell’Alpitour,
ieri, hanno di nuovo protestato a Milano, con un presidio di fronte
all’Assolombarda. Erano in 130, con striscioni e cori, insieme a
diversi rappresentanti delle istituzioni locali: Provincia
(l’assessore Giuseppe Lauria) e i Comuni di Cuneo (il vicesindaco
Giancarlo Boselli, l’assessore Patrizia Manassero, i consiglieri
Antonio Elia e Fabio Panero) e Borgo San Dalmazzo (il vicesindaco
Gianpaolo Beretta).
All’interno del palazzo, dalle 9,30, si è svolto un incontro tra i
vertici del tour operator e la Filcams Cgil (rappresentanti nazionali
e di Cuneo, Torino e Milano).
Alpitour ha ribadito l’intenzione di trasferire, entro un anno, la
sede cuneese a Torino, accorpando in un’unico palazzo in corso di
ristrutturazione tutti i lavoratori delle due città. Intenzione che
era stata anticipato a metà settembre ai 300 dipendenti di San Rocco
Castagnaretta.
Alpitour in una nota diffusa ieri sera spiega: «L’incontro è stata
occasione per ribadire alle organizzazioni sindacali nazionali e
territoriali le motivazioni della scelta di accorpare le sedi di
Torino e Cuneo e per presentare le linee guida del piano di sviluppo
del gruppo. Ci sono importanti temi su cui sarebbe utile iniziare un
confronto su un tavolo tecnico, nonchè la necessità di collaborare con
le istituzioni in tema di trasporto e altri servizi. L’azienda è
disponibile a un dialogo tra le parti che si auspica costruttivo».
Per la Cgil provinciale erano presenti Marco Ricciardi (referente
della Granda del sindacato e segretario della Camera del Lavoro di
Cuneo) e Loredana Sasia della Filcams Cgil. Spiegano: «Alpitour vuole
trattare sul trasferimento, ma non vuole tornare indietro sulla sua
decisione. Abbiamo ricordato che il gruppo ha anche delle
responsabilità sociali perchè è nato a Cuneo nel Dopoguerra. La
chiusura è un danno enorme, per il territorio e per la stessa azienda.
Nei prossimi giorni sarà convocata un'assemblea dei dipendenti cuneesi».
Marinella Migliorini, segreteria regionale della Filcams Cgil:
«Abbiamo ribadito le posizioni espresse dai lavoratori. Cancellare 300
posti di lavoro ha un peso enorme dal punto di vista occupazionale e
sociale. Ancora lacunoso il piano industriale presentato dal gruppo
alle organizzazioni sindacali».
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“Non permetteremo speculazioni sull’area degli uffici Alpitour”
Da “La >Stampa”
del 26 ottobre di LORENZO BORatto
«Sull’area di San Rocco Castagnaretta, attualmente occupata dagli
uffici dell’Alpitour, sindaco e giunta sono impegnati ad adottare
tutte le iniziative utili a evitare speculazioni edilizie, al fine di
mantenere la sede aziendale sul territorio comunale». È il punto
centrale di un documento votato ieri sera dal Consiglio comunale, dopo
due ore di discussione sulla proposta presentata dai consiglieri di
minoranza Giuseppe Lauria e Maurizio Terzano. Il documento ha subìto
diversi cambiamenti prima di essere approvato all’unanimità, con 31
sì. Alla discussione in aula erano presenti almeno sessanta dipendenti
del tour operator, che ha comunicato a settembre la decisione di
trasferirsi in blocco a Torino.
Non sono mancati momenti molto polemici, con scambi di accuse fra
consiglieri, che hanno provocato numerosi richiami da parte del
presidente del Consiglio, Beppe Tassone, mentre alcuni interventi sono
stati sottolineati dagli applausi del pubblico.
In apertura Lauria ha spiegato: «Si dica, senza se e senza ma, che la
città è indisponibile ad accettare che quell’area diventi
residenziale. So che i vertici dell’azienda hanno rassicurato i
lavoratori che dietro il trasferimento non ci saranno speculazioni
edilizie». L’ha subito fermato Vincenzo Pellegrino («Cuneo più»). «Nel
documento di Lauria e Terzano - ha detto - ci sono gravi errori
formali. Quell’area è residenziale. In questo momento serve
concretezza e non chiacchiere».
Il capogruppo del Pdl Nello Streri ha ribadito: «L’Alpitour è nata a
Cuneo. Il sindaco ‘’ricatti’’ l’azienda, perché cambi decisione.
Questa deve essere una lotta di tutta la città». Fabio Di Stefano
(Gruppo misto di maggioranza): «Non si migliorano le condizioni di
lavoro aggiungendo quattro ore di treno al giorno».
«A questo punto ha preso la parola il sindaco Alberto Valmaggia: «Con
la campagna elettorale imminente c’è troppa voglia di visibilità - ha
detto -. Ho ribadito più volte che il nostro impegno a evitare
speculazioni sarà massimo, ma ci sono delle leggi da rispettare. In
questo mese siamo stati vicini sempre ai dipendenti Alpitour: con
l’appello durante la visita di Napolitano, con il Consiglio comunale
aperto, con il presidio alla Fiera del Marrone».
Nella discussione sono intervenuti anche Filippo Manti, Graziano
Lingua, Imelda Massa, Liliana Meinero, Luigi Mazzucchi e Fabio Panero,
che ha detto: «Bisogna verificare che le società proprietarie dei
terreni e dei palazzi non siano collegate ad Alpitour».
Poi la riunione dei capigruppo per concordare il testo finale. Sono
intervenuti ancora Valmaggia e l’assessore Erio Ambrosino. Infine il
voto sul documento che ha ottenuto l’unanimità.
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Winteler
ieri a Cuneo Niente accordo e sciopero
Da “La Stampa” del
20 ottobre di [L. B.]
Ieri pomeriggio l’amministratore delegato e presidente di Alpitour
World, Daniel Winteler, ha fatto visita nella sede di Cuneo del tour
operator: le due palazzine in frazione San Rocco, che saranno chiuse
entro un anno per il trasferimento a Torino, annunciato a settembre.
Ci sono stati 3 incontri, con dirigenti e dipendenti. Subito dopo la
proclamazione di uno sciopero immediato da parte della Rsa, alle
17,30, con presidio di fronte all’uscita. Cori, fischi e striscioni:
erano quasi in 200 (richiamato anche chi era in ferie e i part-time
del mattino). Alcuni lavoratori ci sono sdraiati di fronte al
cancello, per non fare uscire le auto dei dirigenti. Dopo un’ora e
mezza i dipendenti hanno sciolo il presidio (presenti anche Digos e
carabinieri). «Scelta di prospettiva e di sviluppo, dialoghiamo, ma il
trasferimento ci sarà» avrebbe ribadito Winteler. Loredana Sasia,
segretaria Filcams Cigil: «I 300 lavoratori di Cuneo si sentono preso
in giro. Dall’azienda soltanto pretesti. Non ci fermeremo, i posti di
lavoro devono restare in città».
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I dipendenti Alpitour a
Napolitano: "Non ci neghino la possibilità di dare il nostro
contributo per risollevare l'Italia"
Da
www.targatocn.it del 6 ottobre
I
dipendenti della sede di Cuneo dell’Alpitour, a rischio di chiusura,
hanno consegnato, in previsione della visita del Presidente della
Repubblica in città, al Presidente del Consiglio Comunale di Cuneo
Beppe Tassone questa lettera aperta perché la consegni al Capo
dello Stato On. Giorgio Napoletano in occasione dell’incontro
che avverrà domani, venerdì 7 ottobre in Municipio a Cuneo.
Ill.mo Signor Presidente,
intendiamo
con la presente portare alla Sua attenzione un grave problema che sta
affliggendo la valorosa Provincia di Cuneo, mai dimenticata
soprattutto per l’insostituibile contribuito che diede alla
Resistenza; in poche altre parti d’Italia vi fu una partecipazione
così viva e vibrante ed il sacrificio di vite umane spese in tal senso
sarà per sempre stampato nella memoria dei cuneesi, leali, coraggiosi
e fortemente legati alla propria terra.
Nel corso degli anni queste indubitabili virtù sono state trasmesse di
generazione in generazione e benché, grazie alla gesta dei nostri
nonni possiamo ancora oggi vivere all’interno di una solida
democrazia, le stesse son state votate al servizio della famiglia, del
lavoro, del territorio e delle persone che lo compongono.
E’ proprio oggi, determinate logiche imprenditoriali che non tengono
conto di questi valori, degli sforzi sopportati per ottenere libertà e
per attribuire all’individuo quella dignità di uomo che in maniera
sacrosanta viene citata nella Nostra Costituzione, stanno strappando a
Cuneo un frutto della “cuneesità” più intrinseca, più radicata, più
sentita, più orgogliosa.
Lo scorso 13 settembre 2011, la EXOR (finanziaria di casa Agnelli che
detiene anche il Gruppo FIAT, la Juventus, il quotidiano LA STAMPA),
ci ha comunicato, adducendo generiche ragioni di sviluppo e senza
alcun preavviso verso le Istituzioni locali e verso i Sindacati di
categoria, la chiusura definitiva della sede di Cuneo di ALPITOUR
S.p.A., la più importante impresa di viaggi e turismo del nostro
Paese, oggi proprietà della EXOR, ma fondata nel 1947 da
Lorenzo Isoardi
originario di Marmora in Val Maira; un’azienda creata da un cuneese,
costruita e sviluppata da centinaia di cuneesi che nel corso di questi
decenni hanno potuto prestare la loro opera in una realtà che ha certo
contribuito a mantenere alto il nome di Cuneo, ma anche a fornire
stabilità al tessuto economico della Provincia.
Poco più di una quindicina di anni or sono, l’ALPITOUR ancora di
proprietà della famiglia Isoardi, contava più di 700 dipendenti, che
sono andati progressivamente scemando da quando il figlio di Lorenzo
decise di vendere all’allora IFIL (oggi EXOR).
Tuttora i dipendenti della storica sede di Cuneo sono comunque ca.
300, che compatti stanno rispondendo “NO” a questo immotivato
trasferimento verso una sede nel centro di Torino (in via Lugaro 15 ai
margini del quartiere di San Salvario) che dovrebbe accorpare gli
altrettanti colleghi torinesi ex Francorosso attualmente ubicati nello
stabile del Lingotto.
Un “NO” coeso per le succitate ragioni, ma soprattutto perché tale
trasferimento copre la reale volontà dell’azionista di smagrire
l’organico ed arrivare ad una vendita del Gruppo ALPITOUR (che oggi
include anche la compagnia aerea Neos, una catena di agenzie, alberghi
di proprietà e che gode di una buona posizione economica), vendita che
peraltro è stata confermata dal Presidente ed a.d. Daniel John
Winteler con una lettera pubblicata su REPUBBLICA del 29/09/11.
Il personale ALPITOUR di Cuneo è composto in maggior parte da donne
con figli piccoli, vi sono molti contratti a part-time, nuclei
monoreddito con prole a carico, situazioni familiari complesse dovute
a congiunti, talvolta anziani, con gravi problemi di salute, colleghi
stessi con problemi di salute gravi e vi sono anche svariati colleghi
che effettuano turni notturni o che terminano il lavoro oltre l’orario
di uscita più diffuso delle 18.30.
Considerando che con il quotidiano trasferimento Cuneo-Torino-Cuneo si
andranno ad aggiungere non meno di 3/4 ore alle 8 lavorative, si può
comprendere come il tutto non sia sostenibile dalle lavoratrici e dai
lavoratori che saranno così costretti a presentare le proprie
dimissioni.
Licenziamento camuffato da trasferimento a costo zero per l’azienda,
questa è la realtà e nessuna sicurezza per il futuro di chi potrà
seguire l’azienda nel capoluogo regionale, giacché chi acquisterà il
Gruppo ALPITOUR potrà nuovamente spostare la sede via da Torino,
magari anche all’estero.
Chiediamo dunque a Lei, Signor Presidente, d’intervenire in ogni modo
affinché non ci sia negata la possibilità di fornire il nostro
contributo per risollevare da una crisi economica preoccupante la
Nostra Cara Repubblica fondata sul lavoro!
Con
affetto, le/i 300 lavoratrici/tori di ALPITOUR CUNEO
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In corteo contro
i trasferimenti Alpitour: “Non cambiamo idea”
Ieri sciopero dei
trecento che lavorano a Cuneo. Incontro dell’azienda in Provincia
Da “La Stampa” del
28 settembre di LORENZO BORATTO
CUNEO
Ancora 4 ore di sciopero e, dalle 14,30, un lungo corteo in corso
Nizza: i 300 dipendenti Alpitour continuano la protesta contro la
decisione dell’azienda di spostare la sede da San Rocco di Cuneo a
Torino, entro un anno. L’annuncio è di 2 settimane fa.
Erano in tanti ieri, con la maglietta blu e gialla dell’azienda,
soprattutto donne, con trombe da stadio, fischietti, coperchi di
pentole e striscioni. Hanno accolto la delegazione del Gruppo che ha
risposto ad un invito della Provincia con fischi e urla. Non c’era
l’amministratore delegato Winteler, impegnato a Torino con il
presidente della Regione Roberto Cota. «Incontro programmato da
tempo», spiegano dal gruppo.
Assente anche la presidente della Provincia Gianna Gancia, impegnata a
Roma per il tunnel del Tenda. Il tavolo si è svolto a porte chiuse:
c’erano gli assessori provinciali Pietro Blengini e Giuseppe Lauria,
sindacati, i sindaci di Cuneo, Borgo, Dronero, rappresentanti di
Confcommercio e Confindustria. L’azienda è stata chiara: «Decisione
irrevocabile, per necessità organizzative: non ci saranno
licenziamenti, ma un rafforzamento passando da due sedi, a Cuneo e
Torino Lingotto, a nuovi uffici, più grandi della somma degli attuali.
Consentono miglioramenti, garantiscono stabilità. La comunicazione è
avvenuta con largo anticipo, per ascoltare le esigenze delle persone.
C’é la massima disponibilità a valutare tutte le proposte».
All’uscita dall’incontro, dopo oltre 2 ore, c’erano ancora tanti
dipendenti cuneesi ad aspettare notizie. Scontata la delusione dopo
l’annuncio che l’azienda non vuole cambiare idea.
Marco Ricciardi, segretario provinciale Cgil: «Va ripensata una
decisione aziendale sbagliata: accentrare non creerà più efficienza.
Metteremo in campo tutte le iniziative di mobilitazione e lotta».
Matteo Carena, Cisl: «Siamo preoccupati, Alpitour vuole confermare la
decisione già presa, noi siamo intenzionati a far restare qui i 300
posti di lavoro». I sindacati chiederanno di incontrare il Presidente
della Repubblica in visita a Cuneo o quantomeno di fargli avere una
nota sulla situazione.
Compatti gli enti locali a sostenere i dipendenti cuneesi Alpitour:
ordini del giorno sono stati votati lunedì in Provincia e nei Comuni
di Cuneo e Busca (all’unanimità), ieri a Dronero, oggi Boves, venerdì
Borgo San Dalmazzo. Sempre ieri, in Consiglio regionale, si dovevano
discutere due documenti che chiedevano alla Giunta regionale di
intervenire: uno proposto da Fabrizio Biolè, l’altro da Federico
Gregorio. Tutto rinviato.
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“L’Alpitour
va a Torino” Tutta Cuneo è contraria
Oggi sciopero di
quattro ore e un «tavolo» in Provincia
Da “La Stampa” del
27 settembre di [L. B.]
Territorio, istituzioni, politica e lavoratori devono essere uniti per
salvare i 300 posti di lavoro a Cuneo dell’Alpitour. Così, ieri,
all’unanimità (32 sì), ha votato il Consiglio comunale. Una seduta
aperta a un centinaio di lavoratori dell’azienda, soprattutto donne.
Il presidente dell'assemblea, Beppe Tassone, ha spiegato: «La
decisione di trasferire la sede di Cuneo a Torino, entro un anno, è
una notizia esplosa la scorsa settimana. I dipendenti vivono in 49
Comuni della provincia». Poi gli interventi più diversi, tutti di 5
minuti.
Maria Pedata, dipendente Alpitour da 20 anni: «Cinque anni fa ci fu il
preludio di queste decisione. Proponiamo opzioni concrete per restare
qui. Perché si tratta di uno snellimento in vista della vendita. Ma è
un’azienda sana, che fa utili. Da 8 mesi noi dipendenti siamo con
contratti di solidarietà».
Poi parlano i consiglieri regionali. Tullio Ponso (Idv): «Le logiche
aziendali non possono rompere il legame con Cuneo con un trasferimento
coatto». «Lasciamo da parte le appartenenze politiche e agiamo
insieme. Ho già presentato, con il sostegno dei colleghi, un ordine
del giorno in Regione: sarà discusso domani» ha detto Fabrizio Biolè
(Movimento 5 Stelle).
Mauro Mantelli del consiglio generale Fondazione Crc: «La città ha
sempre aiutato l’azienda. Questa è la crisi più grave: si perde
l’intera unità produttiva, non alcuni posti di lavoro». I sindaci
Pierpaolo Varrone (Borgo) e Mario Giuliano (Boves) hanno invitato
all’unità per «difendere un principio etico: inaccettabile questo
trasferimento». Nelle stesse ore, a Busca, il Consiglio approvava un
documento analogo a Cuneo.
«Oggi all’unanimità il Consiglio provinciale ha votato un ordine del
giorno di sostegno ai dipendenti, proposto dalla minoranza» ha
aggiunto Piermario Giordano, Lega Nord. Poi i sindacalisti: Marco
Ricciardi e Loredana Sasia della Cgil («Comunicazione aziendale non
trasparente, Alpitour venga qui a discutere con istituzioni e
lavoratori») e Massimiliano Campana della Cisl («Tuteliamo il lavoro
sul territorio»). Il sindaco Alberto Valmaggia: «Il cuore dell’azienda
è qui: portarlo via è un errore».
Oggi sciopero di 4 ore e presidio; alle 15 si apre il tavolo di crisi
in Provincia a Cuneo, dove sono attesi i vertici aziendali.
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Alpitour Cuneo: contro il trasferimento a Torino prosegue la
mobilitazione
Da
www.targatocn.it del 21 settembre
Govedì scorso i lavoratori dell'Alpitour in protesta davanti alla
Provincia l'avevano urlato più volte: "Non ci rassegnamo" e così è
stato, è e sarà. Le iniziative sono continuate nei giorni seguenti e
non accennano a diminuire. Giovedì 22 settembre una delegazione,
insieme alle RSA, incontrerà il sindaco di Cuneo Alberto Valmaggia
e venerdì a Milano si terrà il coordinamento nazionale Filcams e RSA
Cgil Alpitour.
Domenica un gruppo di dipendenti sarà attivo dentro e fuori il
palazzetto dello sport di San Rocco Castagnaretta per distribuire
volantini in occasione della prima di campionato della Bre Banca
Lannutti. Sempre domenica qualche dipendente porterà uno striscione
alla marcia Perugia-Assisi.
Lunedì, come già annunciato, le istanze dei lavoratori del tour
operator approderanno in consiglio comunale a Cuneo, martedì invece i
dipendenti torneranno a scioperare 2 o 4 ore a seconda del tempo
pieno o dimezzato, poi nel pomeriggio si riverseranno
nuovamente davanti alla sede della Provincia mentre all'interno si
terrà il tavolo di crisi annunciato tra le parti sociali,
sindacali, il mondo della politica e l'Unione Industriale
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“Alpitour
è Cuneo, non Torino”
Protesta e sit-in
dei 300 dipendenti in corso Nizza contro chiusura e trasferimento
Da “La Stampa” del 16
settembre di LORENZO BORATTO
Due ore di
presidio, ieri pomeriggio, di fronte alla Provincia a Cuneo, dopo 4
ore di sciopero. Erano oltre duecento: dipendenti dell’Alpitour che
martedì hanno saputo del trasferimento a Torino, entro un anno, in una
nuova sede.
Hanno urlato slogan («Da San Rocco a San Salvario la vita è un
calvario»), portato cartelli colorati («Mamme a Torino e chi guarda il
bambino?»), per alcuni minuti hanno bloccato il traffico in corso
Nizza con un grande sit-in e passeggiando sulle strisce pedonali. Tra
i cartelli più divertenti le invocazioni a San Rocco («Facci la
grazia») e l’immagine di un film hollywoodiano sul sacrificio di 300
soldati spartani alla Termopili, più di 2 mila anni fa: 300, come i
posti di lavoro che saranno trasferiti con la chiusura a Cuneo.
Le voci della protesta. Riccardo Romagnoli, informatico: «C’erano voci
sul trasferimento, ma nessuno si aspettava una decisione così
radicale. Si deve coinvolgere il territorio, far capire che oggi tocca
a noi, domani ad altre aziende». Enza Bruno, 33 anni in azienda:
«Parlando di trasferimento non sarà possibile usare ammortizzatori
sociali o sedersi a un tavolo e trattare. Positivo che oggi siano
tutti uniti a protestare». Monica Manzone, cuneese, da 25 anni in
Alpitour: «Voglio salvare non il posto, ma il luogo di lavoro. Ci
siamo sempre impegnanti in azienda come se fosse nostra, per chi ha
passato una vita a San Rocco la scelta suona come un tradimento». Tra
chi protestava anche il consigliere regionale Fabrizio Biolè.
Alle 16 una delegazione è stata ricevuta in Provincia: 6 dipendenti
(tra cui le Rsa Cgil), sindacalisti di Cgil e Cisl, 4 rappresentanti
del Comune (anche il vicesindaco Boselli e l’assessore Manassero).
Hanno spiegato alla presidente della Provincia Gianna Gancia e
all’assessore provinciale Pietro Blengini che «si sta perdendo un
colosso nazionale del turismo: dipendenti in tutto il mondo, villaggi
vacanze, compagnie aree. Tanti manager ci hanno dato solidarietà,
segno del forte attaccamento alla città». Blengini: «Siamo fiduciosi
in una trattativa, valuteremo se allargarla alla Regione». Gancia: «L’Alpitour
non l’hanno creata solo i fondatori, ma i cuneesi che per generazioni
ci hanno lavorato. La città è attaccata ad Alpitour. Si deve
combattere per mantenere qui i posti di lavoro, altrimenti sarebbe una
sconfitta delle istituzioni, non solo delle persone». Le prossima
tappe: Gancia incontrerà nei prossimi giorni Daniel Winteler
(presidente di Alpitour World); il 26 settembre a Cuneo Consiglio
comunale aperto, alle 17, per discutere della situazione; il giorno
dopo si aprirà il tavolo di crisi in Provincia.
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Alpitour, sciopero e sit-in
Oggi quattro ore di
astensione dal lavoro e presidio in corso Nizza
Da “La Stampa” del
15 settembre 2011 di LORENZO BORATTI
Quattro ore di sciopero, oggi, a fine turno (2 ore per chi ha
contratti part-time) e un presidio dalle 15,30 di fronte alla
Provincia, in corso Nizza a Cuneo.
I 300 dipendenti Alpitour hanno deciso di protestare subito contro
l’annuncio della chiusura in città. Entro un anno - ha comunicato
l’azienda - i dipendenti si sposteranno in una nuova sede in via
Lugaro a Torino, insieme ai 300 colleghi che oggi lavorano al
Lingotto. Ieri nella sede di San Rocco si sono svolte assemblee al
mattino e al pomeriggio per decidere la mobilitazione.
Alpitour, annunciando il trasferimento, ha spiegato «che non ci
saranno riduzioni di personale e la nuova sede rappresenta un
investimento rilevante in un momento di crisi, per rafforzare il
gruppo». L’altro giorno la notizia ha colto di sorpresa: due terzi dei
dipendenti sono donne, molte con contratti part time.
Ieri alle assemblee ha partecipato il segretario provinciale Cgil,
Marco Ricciardi: «Siamo contro questa chiusura: l’azienda ha
comunicato questa decisione a cose fatte, i nuovi uffici sono già
stati affittati fino al 2025. Poi ci sono le ricadute su lavoratori e
tutto il territorio. Chiediamo un ripensamento. Si tratta di
un’impresa sana, che fa utili». Durante il presidio, oggi pomeriggio,
una delegazione sarà ricevuta dall’assessore provinciale al Lavoro,
Pietro Blengini, che ha annunciato l’apertura di un tavolo di crisi.
Massimiliano Campana della Cisl provinciale ha preso parte alle
assemblee: «Alpitour è un pezzo fondamentale di storia produttiva
della città: così viene cancellata con un colpo di spugna. Cuneo è
conosciuta anche grazie a questa azienda. Speriamo di fare fronte
comune con gli Enti locali».
Contro lo spostamento Confartigianato provinciale: «Il trasferimento
danneggia tanti artigiani dell’indotto: Alpitour è un tassello
fondamentale, in momento di crisi come l’attuale». Emanuele Di Caro e
Emanuele Olivero, segretari provinciale e di Cuneo del Pd: «Forte
preoccupazione per una scelta che, se attuata, significa per Cuneo la
perdita di un’azienda storica. Sosterremo ogni iniziativa per evitare
la delocalizzazione». Il consigliere del Movimento 5 Stelle, Fabrizio
Biolè, ha presentato ieri una mozione in Regione: «Dal ‘47 Alpitour è
legata territorialmente, economicamente e affettivamente alla Granda e
al capoluogo. È di vitale importanza il mantenimento dell’attuale
sede».
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L’Alpitour chiude a Cuneo
Tutti gli uffici
concentrati a Torino. La provincia perde 300 posti di lavoro
Da “La Stampa” del
14 settembre di LORENZO BORATTO
Entro dodici mesi tutti i 300 dipendenti di San Rocco Castagnaretta
(le due sedi sono in affitto) saranno trasferiti in un nuovo ufficio a
Torino, in via Lugaro. Là saranno riuniti i 600 dipendenti che adesso
si dividono tra Cuneo e la sede del Lingotto, sempre a Torino.
La decisione è stata annunciata ieri mattina, in contemporanea, in tre
diverse riunioni: a Torino tra sindacati e azienda nella sede di
Confindustria regionale, ai dipendenti cuneesi convocati dai
rispettivi dirigenti e al sindaco di Cuneo Alberto Valmaggia, che ha
incontrato l’amministratore delegato e presidente di Alpitour World,
Daniel Winteler.
Winteler ha chiesto a Valmaggia «supporto per minimizzare i disagi» di
un trasferimento che sembra già deciso: già affittati per 13 anni i
nuovi uffici che, spiegano dall’azienda, «consentono di assorbire
un’eventuale crescita, poiché dispongono di una capienza maggiore
rispetto all’attuale somma delle due sedi. In un momento di crisi
internazionale, un investimento importante che dimostra la volontà di
dare continuità e sviluppo al business». Critici i sindacati. La
Filcams Cgil conta oltre un terzo degli iscritti fra i dipendenti
cuneesi: «Annuncio a sorpresa: i lavoratori sono per il 75% donne,
molte con contratti part-time. Tanti lasceranno».
I dipendenti sono rimasti amareggiati e scossi dalla notizia. Alle 16
hanno ricevuto un’email inviata da Winteler: «Cari colleghi, come
anticipato dai vostri responsabili, Alpitour dalla seconda metà del
2012 avrà una sola sede piemontese. Una scelta per rafforzare la
leadership del Gruppo e affrontare le sfide future».
Il gruppo Alpitour è in vendita da circa un anno: ha chiuso l’ultimo
bilancio lo scorso novembre con un utile di oltre 12 milioni di euro
(tre volte in più rispetto al precedente esercizio) e dividendi per
7,5 milioni.
Sorpresi anche gli enti locali, che non voglio interferire in
«dinamiche e scelte industriali». La Provincia convocherà un tavolo di
crisi nei prossimi giorni. Il sindaco di Cuneo, Alberto Valmaggia:
«Rammarico per la perdita di tanti posti di lavoro. La città aveva già
perso l’azienda quando divenne a totale capitale Exor, un decennio
fa». L’assessore regionale Alberto Cirio: «Cuneo perde il suo ruolo di
capoluogo: si interroghino gli amministratori locali e il sindaco».
Oggi sono previste assemblee in azienda, dalle 10,30: si decideranno
mobilitazioni e proteste nei prossimi giorni
Archivio rassegna stampa locale
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