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Alpitour, sede legale a Torino

Sindacati: “Prosegue comunque la trattativa contro il trasferimento”

Da “La Stampa” del 12 maggio di [L. B.]


Ancora ieri pomeriggio il sito web ufficiale di Alpitour World segnalava la sede legale «Via Roccavione 15 San Rocco Castagnaretta». Ma la sede storica di Cuneo è ormai una filiale: il principale tour operator italiano ha comunicato l’altra sera ai dipendenti, con un’e-mail interna, che «l’assemblea degli azionisti ha deliberato il trasferimento della sede legale della società a Torino nella sede del Lingotto, in via Nizza». Per l’azienda si tratta una «formalità», perché da anni ormai gli uffici amministrativi e i dirigenti operavano nelle sede torinese.
Il sito è, invece, aggiornato sulla proprietà. Segnala: «Azionista: Segull spa 100%» e la sede centrale è, effettivamente, in via Nizza 262 a Torino. Enrico Solavagione, segretario provinciale Fisascat Cisl: «Stiamo lavorando perché Alpitour rimanga comunque a Cuneo. La comunicazione interna ovviamente non pregiudica l’esito del tavolo di confronto a Roma».
Da settembre, dopo l’annuncio della vecchia proprietà, i 300 dipendenti cuneesi sono mobilitati per evitare il trasferimento in blocco a Torino. Due i confronti a Roma, al ministero dello Sviluppo economico: uno a fine gennaio con la vecchia proprietà, uno la scorsa settimana dove l’amministratore delegato Gabriele Burgio ha chiesto 3 settimane di tempo per analizzate la situazione di Cuneo e avanzare proposte.

 

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Alpitour ricomincia a sperare

L’azienda ha preso 3 settimane di tempo per decidere se chiudere a Cuneo

Da “La Stampa” del 4 maggio di LORENZO BORATTO

 

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Fondi equity hanno concluso l’acquisizione di Alpitour

Da “La Stampa” del 21 aprile di [L. B.]


La società finanziaria torinese Exor ieri ha completato l’accordo relativo alla cessione di Alpitour. Ad acquisire definitivamente il primo tour operator italiano (nato a Cuneo nel 1947) è stata la «Seagull spa», società controllata da due fondi chiusi di private equity che fanno capo a Wise Sgr e J. Hirsch & Co a cui si affiancano altri soci finanziari. Il controvalore della transazione: 225 milioni di euro. Da Exor spiegano: «Prevista un’integrazione del prezzo legata al risultato economico che sarà ottenuto dagli investitori al momento della cessione del pacchetto di maggioranza. Exor ha acquistato per 10 milioni di euro una quota pari a circa il 10% del capitale di Seagull spa e si è impegnata a rilevare dal Gruppo Alpitour un’unità immobiliare ad uso alberghiero per un corrispettivo di 26 milioni euro». Paola Raineri, rappresentante sindacale aziendale dei lavoratori cuneesi: «La definizione dell’accordo era nell’aria da giorni, dopo l’accordo firmato a dicembre tra Exor e i fondi. A questo punto attendiamo la convocazione a Roma del tavolo ministeriale, che dovrebbe essere entro due settimane». I 300 dipendenti cuneesi protestano da settembre, dopo l’annuncio della chiusura definitiva della sede di Cuneo, a San Rocco, e il trasferimento in nuovi uffici a Torino. Al nuovo tavolo al ministero dello Sviluppo economico sarà presenta la nuova proprietà di Alpitour. L’altro giorno il sottosegretario allo Sviluppo economico, Massimo Vari, in risposta a un’interrogazione del parlamentare Udc Teresio Delfino, aveva detto: «A breve ci sarà un ulteriore tavolo di confronto tra gli attori istituzionali coinvolti nella vicenda e la nuova proprietà». Il nuovo tavolo potrebbe essere convocato tra due settimane.

 

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Revocato lo sciopero dei dipendenti Alpitour

Da “La Stampa” del 30 marzo 2012


Niente sciopero per i 300 dipendenti cuneesi Alpitour (la decisione è stata presa l’altra sera alle 23), in attesa di incontrare la nuova proprietà del primo tour operator italiano, in un vertice a Roma.
Alcuni parlamentari (tra cui Cesare Damiano e Teresio Delfino) avevano presentato un’interrogazione al ministro del Lavoro, spiegando che la chiusura di Cuneo e il trasferimento a Torino «richiederà comunque per tutti i lavoratori tempi lunghi di tragitto, dalle 3 alle 4 ore di viaggio, creando difficoltà di organizzazione familiare a fronte dei tagli della Regione nel settore dei trasporti». I parlamentari sottolineato che Alpitour ha conti in attivo e domandano «quali iniziative intenda assumere il ministro per garantire il livello occupazionale attuale». La risposta, l’altro giorno, del viceministro Michel Martone: «Dopo l’incontro del 30 gennaio al ministero dello Sviluppo economico con istituzioni locali, vertici aziendali e le rappresentanze sindacali, sarà convocato un nuovo tavolo entro un mese».
«In attesa di questo nuovo incontro, i lavoratori hanno scelto di rimandare la protesta - dice Enrico Solavagione, segretario provinciale Fisascat Cisl -. Vogliamo continuare a trattare, con la nuova proprietà. Spaccatura con la Cgil? Serve un percorso comune. Inutile adesso trattare con la vecchia proprietà che sta traghettando il passaggio da Exor ai fondi dopo la vendita di fine 2011». Loredana Sasia, segretaria provinciale Filcams Cgil: «L’abbiamo sempre detto: anche la Cgil parteciperà al tavolo ministeriale a Roma per seguire l’evolversi della vicenda».

 

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«Vertenza Alpitour Non tutti d’accordo»

Da “La Stampa” del 10 marzo

Le organizzazioni sindacali

SEGRETERIE FILCAMS NAZIONALE, REGIONALE, PROVINCIALE CUNEO E CGIL CUNEO


Riceviamo e pubblichiamo un intervento a firma delle segreterie Filcams e Cgil sullo stato della vertenza Alpitour e le polemiche su una riunione e un’assemblea sindacale svoltesi nei giorni scorsi


Abbiamo avuto modo di leggere su La Stampa del 9 marzo, l'articolo: Vertenza Alpitour «Tavolo al ministero»che riporta, oltre alla notizia della richiesta, avanzata da 4 parlamentari, di una nuova convocazione da parte del ministero dello Sviluppo economico, quella relativa alla riunione svoltasi sabato scorso, presso la sede della Cgil di Cuneo. Ci ha destato non poco stupore vedere che l'articolo riporta la notizia «di una riunione a porte chiuse promossa dalla Cgil» alla quale «non è stato consentito l'ingresso ai dipendenti non iscritti (con alcune polemiche e l'intervento della polizia)» . Ci pare doveroso precisare che la riunione, riguardava gli iscritti alla Cgil, era appositamente convocata a tale scopo, abbiamo effettivamente chiesto ad alcuni lavoratori e ad alcune lavoratrici (non molti per la verità) non iscritti/e o che avevano rassegnato le dimissioni dalla Filcams Cgil perché in dissenso rispetto a quanto sostenuto dalla nostra organizzazione (dissenso legittimo che rispettiamo) di non prendere parte alla nostra discussione.
Non è intervenuta la polizia per fermare le masse o far uscire dalla nostra sede questi lavoratori. Se poi il riferimento è relativo al fatto che la Digos era informata della riunione ciò corrisponde alla verità. Se non si vuole strumentalizzare, la questione è semplicissima: regolarmente diamo informazioni sullo stato delle vertenze aperte (tante purtroppo) e anche in quest’occasione, parlando, tra l'altro della vertenza Alpitour abbiamo comunicato che avremmo fatto l'assemblea degli iscritti.
Che il clima sia teso è normale, in una vertenza così complicata, dalla cui soluzione dipendono i destini di tante persone, di tante famiglie, dell'economica cittadina e del territorio.La responsabilitàdella situazione sta in capo alla proprietà e alle sue scelte che non abbiamo condiviso e continuiamo a non condividere nelle interesse delle persone che rappresentiamo, ma anche nell'interesse dell'azienda che vorremmo più in grado di competere sul mercato e non ci pare che la «ricetta» dell'Alpitour sia quella giusta per raggiungeretale obiettivo.
Abbiamo sostenuto, nella riunione di sabato e nell'assemblea del 7 marzo, all'interno dell' azienda, che dopo molti mesi, trascorsi dal 13 settembre 2011, data della comunicazione di Alpitour, sia venuto il momento di ragionare e discutere con l'azienda di organizzazione del lavoro, della situazione di mercato (solo per fare alcuni esempi) anche per stanarla e rende chiaro la fragilità del progetto aziendale.
Abbiamo registrato una vasta area di dissenso che ha portato, per motivi diversi, anche di ordne personale, i nostri rappresentanti a dimettersi (in un solo caso anche dalla Filcams Cgil): le dimissioni non sono mai un atto che ci fa piacere e quando sono per ragioni «politiche» (di politica sindacale), ancora meno, abbiamo subito disdette, anche queste non a cuor leggero, ma non per questo pensiamo a sottrarci dalla gestione della vertenza o dallo stare a fianco dei lavoratori, nelle iniziative che verranno decise. Con altrettanta franchezza non rinunciamo alle nostre idee che pur rappresentano una parte significativa di ciò che si pensa tra le maestranze».

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Alpitour, sciopero di 8 ore e presidio alla Bit a Milano

Nuove proteste dei 300 dipendenti contro il trasferimento a Torino

Da “La Stampa” del 17 febbraio di MATTEO BORGETTO
Otto ore di sciopero e presidio alla Borsa internazionale del turismo di Milano per ribadire il «no» al trasferimento della sede aziendale da Cuneo a Torino. Un’altra giornata intensa, ieri, per i lavoratori Alpitour che hanno aderito alla nuova protesta organizzata dai sindacati. Buona parte dei 300 dipendenti non sono andati in ufficio e 130 sono partiti all’alba su tre pullman da Cuneo, diretti alla Bit di Milano, la più importante rassegna nazionale del settore turismo. Hanno allestito un gazebo, innalzato cori e slogan («Alpitour è Cuneo, non Torino», «No a licenziamenti mascherati da trasferimenti») e distribuito centinaia di volantini ai visitatori.
«Non abbiamo purtroppo ricevuto visite o testimonianze di solidarietà da parte degli organizzatori della Bit - spiegano i sindacalisti Loredana Sasia (Cgil) ed Enrico Solavaggione (Cisl) -, ma la mobilitazione generale ha avuto un buon esito». Ora l’attenzione si sposta al tavolo di crisi che il sindaco di Cuneo, Alberto Valmaggia, ha convocato alle 9 di lunedì, in municipio. Scelta non casuale, perché poche ore dopo è prevista l’inaugurazione dell’ultimo tratto dell’autostrada Cn-At da Sant’Albano Stura a Cuneo.
«Abbiamo approfittato della concomitanza dei due eventi - spiega Valmaggia - per invitare al tavolo parlamentari, consiglieri regionali, provinciali, sindacati e amministratori degli oltre 40 Comuni della Granda in cui risiedono i lavoratori Alpitour. Faremo il punto della situazione e chiederemo l’appoggio dei parlamentari cuneesi».
Prevista anche l’analisi del verbale redatto alla riunione del 30 gennaio a Roma, al ministero dell’Economia, nel corso della quale il primo cittadino e gli altri rappresentanti della Granda (l’onorevole Teresio Delfino, gli assessori provinciali Giuseppe Lauria e Pietro Blengini, Luigi Campanaro di Confindustria Cuneo e i sindacalisti) hanno contestato il trasferimento. Valmaggia, in particolare, ha posto l’accento sulle «inspiegabili motivazioni che hanno portato l’azienda, presente a Cuneo dal 1946, a decidere la chiusura della sede cuneese, nonostante il buon andamento dell’attività e dei risultati positivi». Il direttore delle Risorse umane Alpitour, Marco Caldera, ha ribadito che «la decisione è stata comunicata un anno prima, tempo ritenuto congruo dalla proprietà. Nei prossimi incontri, anche all’Unione industriale, verrà data unicamente la disponibilità a trattare le modalità di trasferimento». Lunedì non si esclude una protesta dei lavoratori Alpitour anche al taglio del nastro della Cuneo-Asti.

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Alpitour, nuovo sciopero dei dipendenti

Da “La Stampa” del 9 febbraio di [L. B.]


Una nuova giornata di sciopero all’Alpitour di Cuneo (il 16 febbraio) e una manifestazione a Milano. L’hanno deciso, ieri, i 300 dipendenti cuneesi del maggiore tour operator italiano, che hanno votato per 8 ore di sciopero giovedì e presidio al Bit (borsa internazionale del turismo, la maggiore kermesse nazionale del settore).
Marco Ricciardi, segretario provinciale Cgil, ieri, ha partecipato alle assemblee a San Rocco Castagnaretta: «C’è grande condivisione tra i lavoratori per queste proteste, dopo i tre giorni consecutivi di astensione dal lavoro la scorsa settimana. L’obiettivo non cambia: modificare la posizione della proprietà dell’azienda che fino a oggi ha voluto soltanto ragionare sulle condizioni dei trasferimenti, senza mettere in discussione lo spostamento a Torino. Che significa la chiusura definitiva a Cuneo, dove l’azienda è nata nel 1947».
Alle assemblee anche Enrico Solavaggione, segretario provinciale Fisascat Cisl: «Circa la metà dei dipendenti andranno a Milano, come accaduto una settimana fa al presidio di fronte alla sede torinese di Alpitour, al Lingotto. Il problema rimane: questo trasloco impoverisce Cuneo e farà perdere il lavoro a decine di dipendenti; l’azienda non vuole ripensare la sua decisione, anche a fronte di proposte concrete da parte di Comune e Provincia. Stiamo lavorando a un Comitato di crisi: il sindaco di Cuneo Alberto Valmaggia lo convocherà entro 10 giorni, sarà bipartisan, aperto alle istituzioni locali e ai parlamentari».

 

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“Chi non si trasferisce a Torino di fatto dovrà dimettersi”

Trasferta di 150 dipendenti Alpitour che hanno manifestato davanti ai nuovi uffici

Da “La Stampa” del 3 febbraio di LORENZO BORATTO


In queste condizioni vorrebbero farci viaggiare tutti i giorni: assurdo». Sorriso amaro per i lavoratori cuneesi dell’Alpitour, tra viaggiatori in piedi, treni soppressi e pendolari rassegnati.
Ieri, con temperature sottozero e sotto la neve, sono andati a Torino per dire no alla chiusura dell’Alpitour a Cuneo: presidi sotto la sede torinese del gruppo e di fronte ai futuri uffici in via Lugaro. Era il terzo giorno consecutivo di sciopero. In 150 sono partiti alle 7,25 alla Stazione di Cuneo, distribuendo volantini ai pendolari: «Andrà a Torino solo chi potrà accettare, per gli altri è un invito alle dimissioni». I 10 minuti di ritardo alla partenza diventano 50 prima di arrivare a Torino. In treno ricevono i volantini anche 4 studenti del corso tecnico turistico del «Cravetta-Marconi» di Savigliano. Sono solidali, una ragazza spiega: «Alpitour era uno dei posti dove pensavo di mandare il curriculum dopo il diploma».
A Torino il corteo sotto la neve, tutti con le pettorine azzurre «Alpitour No Torino». Sotto la sede centrale del Lingotto (spostata da Cuneo nel 2006) chiedono solidarietà ai colleghi torinesi: «Oggi a noi, domani toccherà anche a voi».
Rosella Isoardi, dal ‘76 in azienda: «Siamo qui per far cambiare idea alla dirigenza. Non mi arrenderò finchè avranno il coraggio di dire che l’azienda a Cuneo è stata cancellata». Mara Ghibaudo: «Il viaggio massacrante di oggi è la prova che ci chiedono qualcosa di assurdo: perchè trasferirci?». «L’azienda attraversa un momento di confusione: non hanno un piano industriale, con questo trasferimento non sanno a cosa vanno incontro» dice Donatella Armani, di Borgo San Dalmazzo. Giacomo Oro, 30 anni, da 7 lavora al booking: «Ho appena comprato casa a Caraglio: impossibile pensare di trasferirmi ora». Paola Oggero, 40 anni, di cui 17 in Alpitour: «Se non avrò la fortuna di trovare un altro lavoro mi trasferirò, ma abbiamo subìto troppe umiliazioni».
«Con 3 giorni di sciopero facciamo capire quanto siamo arrabbiati e uniti» aggiunge Bruna Giraudo di Cuneo. Renzo David, di Borgo, in azienda dall’85: «Attendiamo una reazione della nuova proprietà, ma temo che proseguirà il muro contro muro». Laura Avena: «I dipendenti sono uniti, speriamo in un ripensamento».
Il presidio si sposta in via Lugaro: i lavoratori cuneesi chiedono agli operai quanto ci vorrà ancora per finire i lavori. «Almeno un anno» è la risposta. Arriva anche Massimo Nani della Filcams Cgil di Torino e il consigliere regionale Eleonora Artesio («Questa non è solo una questione tra datore di lavoro e dipendenti, ma riguarda la comunità, ecco perchè si sono mossi gli enti locali e il Consiglio regionale ha approvato un ordine del giorno in solidarietà con voi»).
Loredana Sasia della Filcams Cgil: «Restano incomprensibili i motivi per cui un’azienda in attivo chiude la sua sede storica e costringe 300 persone a spostarsi: sono licenziamenti mascherati». Enrico Solavaggione, segretario provinciale Fisascat Cisl: «Lunedì a Roma la proprietà ha detto no a proposte chiare, come la disponibilità di una sede nuova a Cuneo con l’aiuto degli enti locali. Preferiscono pagare un affitto a Torino. Stiamo lavorando a un Comitato di crisi».

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Continua lo sciopero dei dipendenti Alpitour

“Siamo pronti a farci valere, ingiusto il trasferimento a Torino”

Da “La Stampa” del 1 febbraio di LORENZO BORATTO                   


All’Alpitour di Cuneo oggi secondo giorno consecutivo di sciopero, con presidio ai cancelli a partire dalle 8,15 e alle 10 manifestazione in piazza Galimberti. E forse domani altro giorno di astensionedal lavoro.
È quanto hanno stabilito ieri mattina i dipendenti cuneesi del principale tour operator italiano, riuniti nel salone della parrocchia di San Rocco Castagnaretta, messa a disposizione dal parroco don Giuseppe Pellegrino: «Mi hanno telefonato poco dopo le 8. Serviva un salone per l’assemblea: sono con loro perché si perde una risorsa per tante famiglie giovani, con i figli piccoli. Ancora più grave in un momento in cui trovare altre occupazioniè quasi impossibile».
L’altro pomeriggio in tanti hanno lasciato il lavoro alle 18, dopo aver saputo l’esito del tavolo al ministero dello Sviluppo a Roma, dove Alpitour ha ribadito la volontà di chiudere la sede cuneese a luglio e trasferire i 300 dipendenti a Torino. Ieri l’adesione allo sciopero, secondo i sindacati, è stata del 90 per cento. Valter Bodino, Rsa della Cgil: «Ero a Cuneo, sono bastate due telefonate verso le 18: di fronte alla posizione rigida dell’azienda abbiamo lasciato il lavoro. Gli enti locali hanno avanzato alla proprietà proposte serie: incentivi e una nuova sede. Non è bastato». Paola Raineri è una Rsa della Cisl, ha parlato ai colleghi dopo i segretari provinciali di Cgil e Cisl, Marco Ricciardi e Matteo Carena: «Deve crescere l’attenzione su questa vicenda, coinvolgiamo altri parlamentari oltre a Teresio Delfino, restiamo uniti. Serve una risposta forte, di coesione».
Erano lunedì a Roma e ieri mattina con i lavoratori anche Agesilao Cavallotti e Loredana Sasia della Cgil. Cavallotti: «A Roma avevamo speranza nella nuova proprietà (i fondi che stanno definendo la transizione con Exor per Alpitour, ndr), ma manca un Piano industriale, non è stato pianificato un futuro per Cuneo». Loredana Sasia ha aggiunto: «Non è un trasferimento, ma si tratta di lasciare a casa delle persone con lo spostamento a Torino. Nel “pacchetto di vendita” era prevista un’azienda più snella con la chiusuradi Cuneo».
I pareri dei lavoratori. Paola Maccario, bovesana, in Alpitour da 23 anni: «Il problema non è il costo della sede di Cuneo, ma la volontà di spostarci per perdere lavoratori per strada». Mara Ferreri, vive a Monterosso: «Lunedì sera eravamo in 19 al booking (prenotazioni delle agenzie, ndr) e tutte ce ne siamo andate prima della fine del turno. Le colleghe che entro il 20 febbraio devono iscrivere il figlio a scuola non sanno cosa fare: prevedo la mensa o no? Sarò ancora a Cuneo il prossimo anno?». Raffaella Giordano, in Alpitour da quando aveva 20 anni: «Il sindaco ha fatto proposte concrete anche alla nuova

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“Se trasferiranno l’Alpitour Cuneo perderà un simbolo”

Artisti, sindacati e dipendenti dell’azienda sul palco contro la chiusura

Da “La Stampa” del 5 gennaio 2012 di LORENZO BORATTO
Il mondo della cultura di Cuneo riflette su lavoro, crisi e la sua azienda-simbolo: Alpitour che entro l’anno, secondo quanto annunciato dalla proprietà, chiuderà la sede storica a San Rocco per trasferirsi a Torino. Definitivamente. Ieri, al teatro Toselli, 17 tra artisti, gruppi, associazioni, corali, orchestre e compagnie di danza e recitazione si sono esibiti fino a notte per solidarietà ai 300 lavoratori cuneesi del principale tour operator italiano. Una «maratona» durata ore, organizzata da Comune e sindacati (Cgil, Cisl, Uil) e coordinata da Alberto Castoldi e Gimmi Basilotta.
La platea era già piena alle 17,20 quando sul palco sono saliti 30 giovani strumentisti dell’orchestra «Suzuki». Poi l’intervento di Renzo David, 55 anni, dall’85 informatico in Alpitour: «Il 13 settembre mi hanno raccontato in pochi minuti che la mia vita sarebbe cambiata. Penso che passerò dalle 7 alle 20 fuori casa e alle colleghe che dovranno conciliare famiglia e lavoro. Cuneo perde un simbolo e la possibilità di dare un posto di lavoro qualificato ai suoi giovani».
È seguita l’esibizione degli attori (alcuni disabili) di «Fuori x caso» con una pièce sulla dignità del lavoro. «Precario, flessibile, interinale, a termine, a chiamata, a progetto, a contratto» hanno urlato con un tamburo in sottofondo. E ancora la esibizioni di corali e danza, il videomessaggio di Gianmaria Testa, gli interventi dell’assessore comunale Alessandro Spedale («Il lavoro è una responsabilità collettiva della società») e del sindaco Alberto Valmaggia, che ha citato l’articolo 1 della Costituzione.
Fra il pubblico Mariagrazia Fogliaco, pensionata di Alessandria: «Sono in vacanza a Limone: ho letto su La Stampa di questa iniziativa, non volevo perderla». Loredana Sasia, sindacalista: «Un’iniziativa per dare visibilità alla battaglia dei dipendenti che vogliono restare a Cuneo: non ci sono motivi per trasferire a Torino un’azienda sana». Il parlamentare Teresio Delfino: «Il ministero dello Sviluppo economico convocherà entro tre settimane un tavolo a Roma. Stanno prendendo contatti con i fondi diventati proprietari dell’azienda a dicembre».
A fare da maschera un’altra dipendente, Anna Gallo, con la pettorina azzurra e il logo «Alpitour No Torino»: «La nuova proprietà cambia lo scenario. Non ci facciamo illusioni, ma dialogheremo per impedire il trasferimento. Ho preso un pomeriggio di ferie per essere qui». Dietro le quinte l’attore Luca Occelli prova con Franco Olivero al flauto traverso: «Eseguiamo brani di Brassens e Brel, cantautori francesi di emarginati e esclusi. Iniziative come queste? È la prima volta, ma dovrebbero essercene una alla settimana».

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“Cambiano gli scenari, un confronto con la nuova proprietà dell’Alpitour”

Cautela nel Cuneese all’annuncio della vendita del leader italiano delle vacanze

Da “La Stampa” del 24 dicembre di LORENZO BORATTO
Cautela nella Granda dopo la notizia della vendita di Alpitour: il tour operator leader italiano è passato ieri dalla finanziaria torinese «Exor» a due fondi di private equity «Wise Sgr spa» e «J. Hirsh&C» per 225 milioni di euro.
Nessuno si sbilancia in attesa di «conoscere» la nuova proprietà. I 300 dipendenti cuneesi dell’azienda (soprattutto donne, tante con contratti part-time) sono in mobilitazione da metà settembre: quando venne annunciato il trasferimento entro la seconda metà 2012 da Cuneo in una nuova sede unica a Torino (riunirà gli uffici di San
Rocco Castagnaretta e del Lingotto, dove da anni ha sede la direzione).
Loredana Sasia, segretaria provinciale Filcams Cgil: «Si apre un nuovo scenario. Serve prima di tutto un’assemblea con i lavoratori per discutere le prossime iniziative. Ci confronteremo al più presto con gli acquirenti».
Matteo Carena, segretario provinciale Cisl: «Almeno ora c’è la certezza della vendita: prima non si sapeva se fosse o no un alibi per la chiusura di Cuneo. Speriamo ci sia più disponibilità al dialogo rispetto a quanto riscontrato finora».
Per il sindaco di Cuneo Alberto Valmaggia si tratta di «una notizia neutra. La vecchia gestione aveva impostato un piano per la chiusura a Cuneo. Vediamo se ci sono margini per cambiarlo. Al più presto prenderemo contatti con la nuova proprietà, i dirigenti e l’amministratore delegato. Cercando una soluzione per fare in modo che una parte di Alpitour resti nella città dove è nata nel Dopoguerra».
Secondo l’agenzia Asca l’attuale numero uno di Alpitour (Daniel Winteler) lascerebbe il gruppo, ma non ci sono conferme ufficiali. Pietro Blengini, assessore provinciale al Lavoro: «Dialogheremo con la nuova proprietà, faremo il punto con i sindacati per capire come muoverci da gennaio».
Intanto ieri una cinquantina di lavoratori hanno «addobbato» l’albero di Natale in piazza Galimberti a Cuneo: decine di pacchetti con la scritta «Alpitour no Torino» (lo stesso cartello che da mesi campeggia su tante auto) o «Caro Gesù Bambino fai che Alpitour non vada a Torino». Tra loro Daniela Fiori, 35 anni in Alpitour: «Non sappiamo se la cessione sia bene o male. Noi speriamo. La manifestazione in piazza Galimberti è stata concordata all’ultimo, con decine di sms». Un’altra dipendente, Alessia Biancotto: «Lo scenario per noi è grave: vorremmo restare a Cuneo e salvare il posto di lavoro. Molto dipenderà dalla nuova proprietà, se ha voglia di dialogare e capire le nostre esigenze».

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In 6 mila firmano “perchè l’Alpitour non lasci Cuneo

Si raccolgono fondi per le spese sostenute nella mobilitazione

Da “La Stampa del 28 novembre di [L. B.]


Oltre 6 mila firme perché «Alpitour non lasci Cuneo». Dipendenti e sindacati le hanno raccolte da ottobre, poche settimane dopo l’annuncio del Gruppo di voler chiudere la sede cuneese e trasferire, entro un anno, i 300 dipendenti a Torino.
Loredana Sasia, segretaria Filcams Cgil: «È il frutto di tutte le iniziative sul territorio, nelle 48 città e paesi della Granda da cui provengono i dipendenti, le partecipazioni a feste, fiere, convegni, come per “Per un’Italia reale” al Toselli o la “Straconi”. Giovedì una delegazione era al dibattito finale per le Primarie, dove tra i candidati c’è chi ha proposto uno “sciopero cittadino”, per dire no al trasferimento». Le segreterie provinciali Filcams Cgil e Fisascat Cisl hanno aperto una sottoscrizione volontaria per raccogliere fondi per le spese sostenute nella vertenza. I soldi saranno raccolti tra i 300 dipendenti Alpitour, istituzioni locali, chiunque voglia sostenere la mobilitazione. La richiesta è stata inviata a sindaci, presidente della Provincia Gianna Gancia, presidente della Camera di Commercio e Unioncamere Ferruccio Dardanello, ai vertici di Confartigianato, Coldiretti, Confapi, Cna e Fondazione Crc. Perché, si legge nell’appello, «la decisione assunta dall’Alpitour rischia di produrre una ferita indelebile all’intera economia della provincia. Da due mesi, lavoratrici e lavoratori sono impegnati in una lotta che ha avuto pochi precedenti nella Granda. Ci sono state molteplici testimonianze e dichiarazioni di solidarietà dai Comuni, enti pubblici e privati, non ultimo l’incontro con il Presidente Giorgio Napolitano».
Pochi giorni fa il gruppo leader nel turismo ha illustrato i risultati economici dell’ultimo anno: fatturato netto in leggero calo (726,7 milioni di euro), perdita consolidata al 31 luglio di 6,3 milioni (nel 2010 era -22,2 milioni). La posizione finanziaria netta è positiva per 42,9 milioni. Sulla vendita del gruppo, Exor ha confermato, nella nota che ha accompagnato i risultati economici, che «sono in corso trattative con potenziali acquirenti», precisando che «allo stato attuale non è possibile prevedere l’esito finale del processo». La valutazione dell’azienda è di circa 225 milioni di euro.

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Al via la raccolta di fondi per gestire la vertenza Alpitour di San Rocco Castagnaretta

Da www.targatocn.it del 14 novembre

La decisione assunta dall’Alpitour di procedere alla chiusura della sede di Cuneo e al conseguente trasferimento dei 300 lavoratori su Torino, rischia di produrre una ferita indelebile all’intera economia della nostra Provincia. Forti di questa convinzione, da due mesi, le lavoratrici e i lavoratori dell’Alpitour sono impegnati in una lotta che ha avuto pochi precedenti nella nostra Provincia, per cercare di fare recedere l’azienda dalle proprie decisioni. Nel corso delle settimane, si è sviluppata l’attività di sensibilizzazione dei cittadini, da parte dei lavoratori Alpitour attraverso l’informazione ed una raccolta spontanea di firme, come espressione di solidarietà e rifiuto per un’economia fatta solo di cifre che ha superato ormai le 6.000 adesioni. A tutto questo si aggiungono le molteplici testimonianze e dichiarazioni di solidarietà giunte dai Comuni, Enti pubblici e privati, non ultimo l’incontro con il Presidente Giorgio Napolitano, in visita a Cuneo.  

"Come Segreterie Provinciali continueremo con forza e vigore a dare voce alla denuncia di uno stato di criticità occupazionale che sta mettendo in serio pericolo la sicurezza sociale e il futuro di questo territorio. Perdere il comparto di Alpitour Cuneo ci rende tutti responsabili per il vuoto che si creerebbe dal punto di vista occupazionale e dei servizi. Un lotta con disagi e sacrifici personali, ma anche con costi straordinari ed elevatissimi sul piano finanziario delle nostre categorie. Per tali ragioni le nostre categorie Provinciali della FILCAMS CGIL e della FISASCAT CISL hanno deciso di promuovere una sottoscrizione volontaria, la quale oltre a coinvolgere le lavoratrici e i lavoratori delle aziende di categoria a sostegno della vertenza, è a richiedere un contributo alle stesse istituzioni pubbliche e private presenti sul territorio".

Le somme raccolte saranno utilizzate esclusivamente per far fronte alle spese direttamente sostenute per la vertenza (pullman per manifestazioni al momento Cuneo/Milano – viaggi ministero e sedi istituzionali – gestione presidi  - spese stampa – striscioni ed altri materiali). Alla conclusione della vertenza si procederà ad una rendicontazione complessiva delle entrate realizzate dalla sottoscrizione e delle spese sostenute. (c.s.)

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L’Alpitour conferma tempi e programmi su sede unica a Torino

I sindacati «Vogliono trattare ma non la decisione di lasciare Cuneo»

Da “La Stampa” del 3 novembre


«No al trasferimento a Torino». I dipendenti cuneesi dell’Alpitour, ieri, hanno di nuovo protestato a Milano, con un presidio di fronte all’Assolombarda. Erano in 130, con striscioni e cori, insieme a diversi rappresentanti delle istituzioni locali: Provincia (l’assessore Giuseppe Lauria) e i Comuni di Cuneo (il vicesindaco Giancarlo Boselli, l’assessore Patrizia Manassero, i consiglieri Antonio Elia e Fabio Panero) e Borgo San Dalmazzo (il vicesindaco Gianpaolo Beretta).
All’interno del palazzo, dalle 9,30, si è svolto un incontro tra i vertici del tour operator e la Filcams Cgil (rappresentanti nazionali e di Cuneo, Torino e Milano).
Alpitour ha ribadito l’intenzione di trasferire, entro un anno, la sede cuneese a Torino, accorpando in un’unico palazzo in corso di ristrutturazione tutti i lavoratori delle due città. Intenzione che era stata anticipato a metà settembre ai 300 dipendenti di San Rocco Castagnaretta.
Alpitour in una nota diffusa ieri sera spiega: «L’incontro è stata occasione per ribadire alle organizzazioni sindacali nazionali e territoriali le motivazioni della scelta di accorpare le sedi di Torino e Cuneo e per presentare le linee guida del piano di sviluppo del gruppo. Ci sono importanti temi su cui sarebbe utile iniziare un confronto su un tavolo tecnico, nonchè la necessità di collaborare con le istituzioni in tema di trasporto e altri servizi. L’azienda è disponibile a un dialogo tra le parti che si auspica costruttivo».
Per la Cgil provinciale erano presenti Marco Ricciardi (referente della Granda del sindacato e segretario della Camera del Lavoro di Cuneo) e Loredana Sasia della Filcams Cgil. Spiegano: «Alpitour vuole trattare sul trasferimento, ma non vuole tornare indietro sulla sua decisione. Abbiamo ricordato che il gruppo ha anche delle responsabilità sociali perchè è nato a Cuneo nel Dopoguerra. La chiusura è un danno enorme, per il territorio e per la stessa azienda. Nei prossimi giorni sarà convocata un'assemblea dei dipendenti cuneesi».
Marinella Migliorini, segreteria regionale della Filcams Cgil: «Abbiamo ribadito le posizioni espresse dai lavoratori. Cancellare 300 posti di lavoro ha un peso enorme dal punto di vista occupazionale e sociale. Ancora lacunoso il piano industriale presentato dal gruppo alle organizzazioni sindacali»
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“Non permetteremo speculazioni sull’area degli uffici Alpitour”

Da “La >Stampa” del 26 ottobre di LORENZO BORatto


«Sull’area di San Rocco Castagnaretta, attualmente occupata dagli uffici dell’Alpitour, sindaco e giunta sono impegnati ad adottare tutte le iniziative utili a evitare speculazioni edilizie, al fine di mantenere la sede aziendale sul territorio comunale». È il punto centrale di un documento votato ieri sera dal Consiglio comunale, dopo due ore di discussione sulla proposta presentata dai consiglieri di minoranza Giuseppe Lauria e Maurizio Terzano. Il documento ha subìto diversi cambiamenti prima di essere approvato all’unanimità, con 31 sì. Alla discussione in aula erano presenti almeno sessanta dipendenti del tour operator, che ha comunicato a settembre la decisione di trasferirsi in blocco a Torino.
Non sono mancati momenti molto polemici, con scambi di accuse fra consiglieri, che hanno provocato numerosi richiami da parte del presidente del Consiglio, Beppe Tassone, mentre alcuni interventi sono stati sottolineati dagli applausi del pubblico.
In apertura Lauria ha spiegato: «Si dica, senza se e senza ma, che la città è indisponibile ad accettare che quell’area diventi residenziale. So che i vertici dell’azienda hanno rassicurato i lavoratori che dietro il trasferimento non ci saranno speculazioni edilizie». L’ha subito fermato Vincenzo Pellegrino («Cuneo più»). «Nel documento di Lauria e Terzano - ha detto - ci sono gravi errori formali. Quell’area è residenziale. In questo momento serve concretezza e non chiacchiere».
Il capogruppo del Pdl Nello Streri ha ribadito: «L’Alpitour è nata a Cuneo. Il sindaco ‘’ricatti’’ l’azienda, perché cambi decisione. Questa deve essere una lotta di tutta la città». Fabio Di Stefano (Gruppo misto di maggioranza): «Non si migliorano le condizioni di lavoro aggiungendo quattro ore di treno al giorno».
«A questo punto ha preso la parola il sindaco Alberto Valmaggia: «Con la campagna elettorale imminente c’è troppa voglia di visibilità - ha detto -. Ho ribadito più volte che il nostro impegno a evitare speculazioni sarà massimo, ma ci sono delle leggi da rispettare. In questo mese siamo stati vicini sempre ai dipendenti Alpitour: con l’appello durante la visita di Napolitano, con il Consiglio comunale aperto, con il presidio alla Fiera del Marrone».
Nella discussione sono intervenuti anche Filippo Manti, Graziano Lingua, Imelda Massa, Liliana Meinero, Luigi Mazzucchi e Fabio Panero, che ha detto: «Bisogna verificare che le società proprietarie dei terreni e dei palazzi non siano collegate ad Alpitour».
Poi la riunione dei capigruppo per concordare il testo finale. Sono intervenuti ancora Valmaggia e l’assessore Erio Ambrosino. Infine il voto sul documento che ha ottenuto l’unanimità.

 

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Winteler ieri a Cuneo Niente accordo e sciopero

Da “La Stampa” del 20 ottobre di [L. B.]


Ieri pomeriggio l’amministratore delegato e presidente di Alpitour World, Daniel Winteler, ha fatto visita nella sede di Cuneo del tour operator: le due palazzine in frazione San Rocco, che saranno chiuse entro un anno per il trasferimento a Torino, annunciato a settembre. Ci sono stati 3 incontri, con dirigenti e dipendenti. Subito dopo la proclamazione di uno sciopero immediato da parte della Rsa, alle 17,30, con presidio di fronte all’uscita. Cori, fischi e striscioni: erano quasi in 200 (richiamato anche chi era in ferie e i part-time del mattino). Alcuni lavoratori ci sono sdraiati di fronte al cancello, per non fare uscire le auto dei dirigenti. Dopo un’ora e mezza i dipendenti hanno sciolo il presidio (presenti anche Digos e carabinieri). «Scelta di prospettiva e di sviluppo, dialoghiamo, ma il trasferimento ci sarà» avrebbe ribadito Winteler. Loredana Sasia, segretaria Filcams Cigil: «I 300 lavoratori di Cuneo si sentono preso in giro. Dall’azienda soltanto pretesti. Non ci fermeremo, i posti di lavoro devono restare in città».

 

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I dipendenti Alpitour a Napolitano: "Non ci neghino la possibilità di dare il nostro contributo per risollevare l'Italia"

Da www.targatocn.it del 6 ottobre 

I dipendenti della sede di Cuneo dell’Alpitour, a rischio di chiusura, hanno consegnato, in previsione della visita del Presidente della Repubblica in città, al Presidente del Consiglio Comunale di Cuneo Beppe Tassone questa lettera aperta perché la consegni al Capo dello Stato On. Giorgio Napoletano in occasione dell’incontro che avverrà domani, venerdì 7 ottobre in Municipio a Cuneo.

Ill.mo Signor Presidente,

intendiamo con la presente portare alla Sua attenzione un grave problema che sta affliggendo la valorosa Provincia di Cuneo, mai dimenticata soprattutto per l’insostituibile contribuito che diede alla Resistenza; in poche altre parti d’Italia vi fu una partecipazione così viva e vibrante ed il sacrificio di vite umane spese in tal senso sarà per sempre stampato nella memoria dei cuneesi, leali, coraggiosi e fortemente legati alla propria terra.

Nel corso degli anni queste indubitabili virtù sono state trasmesse di generazione in generazione e benché, grazie alla gesta dei nostri nonni possiamo ancora oggi vivere all’interno di una solida democrazia, le stesse son state votate al servizio della famiglia, del lavoro, del territorio e delle persone che lo compongono.

E’ proprio oggi, determinate logiche imprenditoriali che non tengono conto di questi valori, degli sforzi sopportati per ottenere libertà e per attribuire all’individuo quella dignità di uomo che in maniera sacrosanta viene citata nella Nostra Costituzione, stanno strappando a Cuneo un frutto della “cuneesità” più intrinseca, più radicata, più sentita, più orgogliosa.

Lo scorso 13 settembre 2011, la EXOR (finanziaria di casa Agnelli che detiene anche il Gruppo FIAT, la Juventus, il quotidiano LA STAMPA), ci ha comunicato, adducendo generiche ragioni di sviluppo e senza alcun preavviso verso le Istituzioni locali e verso i Sindacati di categoria, la chiusura definitiva della sede di Cuneo di ALPITOUR S.p.A., la più importante impresa di viaggi e turismo del nostro Paese, oggi proprietà della EXOR, ma fondata nel 1947 da Lorenzo Isoardi originario di Marmora in Val Maira; un’azienda creata da un cuneese, costruita e sviluppata da centinaia di cuneesi che nel corso di questi decenni hanno potuto prestare la loro opera in una realtà che ha certo contribuito a mantenere alto il nome di Cuneo, ma anche a fornire stabilità al tessuto economico della Provincia.

Poco più di una quindicina di anni or sono, l’ALPITOUR ancora di proprietà della famiglia Isoardi, contava più di 700 dipendenti, che sono andati progressivamente scemando da quando il figlio di Lorenzo decise di vendere all’allora IFIL (oggi EXOR).

Tuttora i dipendenti della storica sede di Cuneo sono comunque ca. 300, che compatti stanno rispondendo “NO” a questo immotivato trasferimento verso una sede nel centro di Torino (in via Lugaro 15 ai margini del quartiere di San Salvario) che dovrebbe accorpare gli altrettanti colleghi torinesi ex Francorosso attualmente ubicati nello stabile del Lingotto.

Un “NO” coeso per le succitate ragioni, ma soprattutto perché tale trasferimento copre la reale volontà dell’azionista di smagrire l’organico ed arrivare ad una vendita del Gruppo ALPITOUR (che oggi include anche la compagnia aerea Neos, una catena di agenzie, alberghi di proprietà e che gode di una buona posizione economica), vendita che peraltro è stata confermata dal Presidente ed a.d. Daniel John Winteler con una lettera pubblicata su REPUBBLICA del 29/09/11.

Il personale ALPITOUR di Cuneo è composto in maggior parte da donne con figli piccoli, vi sono molti contratti a part-time, nuclei monoreddito con prole a carico, situazioni familiari complesse dovute a congiunti, talvolta anziani, con gravi problemi di salute, colleghi stessi con problemi di salute gravi e vi sono anche svariati colleghi che effettuano turni notturni o che terminano il lavoro oltre l’orario di uscita più diffuso delle 18.30.

Considerando che con il quotidiano trasferimento Cuneo-Torino-Cuneo si andranno ad aggiungere non meno di 3/4 ore alle 8 lavorative, si può comprendere come il tutto non sia sostenibile dalle lavoratrici e dai lavoratori che saranno così costretti a presentare le proprie dimissioni.

Licenziamento camuffato da trasferimento a costo zero per l’azienda, questa è la realtà e nessuna sicurezza per il futuro di chi potrà seguire l’azienda nel capoluogo regionale, giacché chi acquisterà il Gruppo ALPITOUR potrà nuovamente spostare la sede via da Torino, magari anche all’estero.

Chiediamo dunque a Lei, Signor Presidente, d’intervenire in ogni modo affinché non ci sia negata la possibilità di fornire il nostro contributo per risollevare da una crisi economica preoccupante la Nostra Cara Repubblica fondata sul lavoro!

 

Con affetto, le/i 300 lavoratrici/tori di ALPITOUR CUNEO

 

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In corteo contro i trasferimenti Alpitour: “Non cambiamo idea”

Ieri sciopero dei trecento che lavorano a Cuneo. Incontro dell’azienda in Provincia

Da “La Stampa” del 28 settembre di LORENZO BORATTO

CUNEO
Ancora 4 ore di sciopero e, dalle 14,30, un lungo corteo in corso Nizza: i 300 dipendenti Alpitour continuano la protesta contro la decisione dell’azienda di spostare la sede da San Rocco di Cuneo a Torino, entro un anno. L’annuncio è di 2 settimane fa.

Erano in tanti ieri, con la maglietta blu e gialla dell’azienda, soprattutto donne, con trombe da stadio, fischietti, coperchi di pentole e striscioni. Hanno accolto la delegazione del Gruppo che ha risposto ad un invito della Provincia con fischi e urla. Non c’era l’amministratore delegato Winteler, impegnato a Torino con il presidente della Regione Roberto Cota. «Incontro programmato da tempo», spiegano dal gruppo.
Assente anche la presidente della Provincia Gianna Gancia, impegnata a Roma per il tunnel del Tenda. Il tavolo si è svolto a porte chiuse: c’erano gli assessori provinciali Pietro Blengini e Giuseppe Lauria, sindacati, i sindaci di Cuneo, Borgo, Dronero, rappresentanti di Confcommercio e Confindustria. L’azienda è stata chiara: «Decisione irrevocabile, per necessità organizzative: non ci saranno licenziamenti, ma un rafforzamento passando da due sedi, a Cuneo e Torino Lingotto, a nuovi uffici, più grandi della somma degli attuali. Consentono miglioramenti, garantiscono stabilità. La comunicazione è avvenuta con largo anticipo, per ascoltare le esigenze delle persone. C’é la massima disponibilità a valutare tutte le proposte».
All’uscita dall’incontro, dopo oltre 2 ore, c’erano ancora tanti dipendenti cuneesi ad aspettare notizie. Scontata la delusione dopo l’annuncio che l’azienda non vuole cambiare idea.
Marco Ricciardi, segretario provinciale Cgil: «Va ripensata una decisione aziendale sbagliata: accentrare non creerà più efficienza. Metteremo in campo tutte le iniziative di mobilitazione e lotta».
Matteo Carena, Cisl: «Siamo preoccupati, Alpitour vuole confermare la decisione già presa, noi siamo intenzionati a far restare qui i 300 posti di lavoro». I sindacati chiederanno di incontrare il Presidente della Repubblica in visita a Cuneo o quantomeno di fargli avere una nota sulla situazione.
Compatti gli enti locali a sostenere i dipendenti cuneesi Alpitour: ordini del giorno sono stati votati lunedì in Provincia e nei Comuni di Cuneo e Busca (all’unanimità), ieri a Dronero, oggi Boves, venerdì Borgo San Dalmazzo. Sempre ieri, in Consiglio regionale, si dovevano discutere due documenti che chiedevano alla Giunta regionale di intervenire: uno proposto da Fabrizio Biolè, l’altro da Federico Gregorio. Tutto rinviato
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“L’Alpitour va a Torino” Tutta Cuneo è contraria

Oggi sciopero di quattro ore e un «tavolo» in Provincia

Da “La Stampa” del 27 settembre di [L. B.]
Territorio, istituzioni, politica e lavoratori devono essere uniti per salvare i 300 posti di lavoro a Cuneo dell’Alpitour. Così, ieri, all’unanimità (32 sì), ha votato il Consiglio comunale. Una seduta aperta a un centinaio di lavoratori dell’azienda, soprattutto donne. Il presidente dell'assemblea, Beppe Tassone, ha spiegato: «La decisione di trasferire la sede di Cuneo a Torino, entro un anno, è una notizia esplosa la scorsa settimana. I dipendenti vivono in 49 Comuni della provincia». Poi gli interventi più diversi, tutti di 5 minuti.
Maria Pedata, dipendente Alpitour da 20 anni: «Cinque anni fa ci fu il preludio di queste decisione. Proponiamo opzioni concrete per restare qui. Perché si tratta di uno snellimento in vista della vendita. Ma è un’azienda sana, che fa utili. Da 8 mesi noi dipendenti siamo con contratti di solidarietà».
Poi parlano i consiglieri regionali. Tullio Ponso (Idv): «Le logiche aziendali non possono rompere il legame con Cuneo con un trasferimento coatto». «Lasciamo da parte le appartenenze politiche e agiamo insieme. Ho già presentato, con il sostegno dei colleghi, un ordine del giorno in Regione: sarà discusso domani» ha detto Fabrizio Biolè (Movimento 5 Stelle).
Mauro Mantelli del consiglio generale Fondazione Crc: «La città ha sempre aiutato l’azienda. Questa è la crisi più grave: si perde l’intera unità produttiva, non alcuni posti di lavoro». I sindaci Pierpaolo Varrone (Borgo) e Mario Giuliano (Boves) hanno invitato all’unità per «difendere un principio etico: inaccettabile questo trasferimento». Nelle stesse ore, a Busca, il Consiglio approvava un documento analogo a Cuneo.
«Oggi all’unanimità il Consiglio provinciale ha votato un ordine del giorno di sostegno ai dipendenti, proposto dalla minoranza» ha aggiunto Piermario Giordano, Lega Nord. Poi i sindacalisti: Marco Ricciardi e Loredana Sasia della Cgil («Comunicazione aziendale non trasparente, Alpitour venga qui a discutere con istituzioni e lavoratori») e Massimiliano Campana della Cisl («Tuteliamo il lavoro sul territorio»). Il sindaco Alberto Valmaggia: «Il cuore dell’azienda è qui: portarlo via è un errore».
Oggi sciopero di 4 ore e presidio; alle 15 si apre il tavolo di crisi in Provincia a Cuneo, dove sono attesi i vertici aziendali.

 

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Alpitour Cuneo: contro il trasferimento a Torino prosegue la mobilitazione

Da www.targatocn.it del 21 settembre

Govedì scorso i lavoratori dell'Alpitour in protesta davanti alla Provincia l'avevano urlato più volte: "Non ci rassegnamo" e così è stato, è e sarà. Le iniziative sono continuate nei giorni seguenti e non accennano a diminuire. Giovedì 22 settembre una delegazione, insieme alle RSA, incontrerà il sindaco di Cuneo Alberto Valmaggia e venerdì a Milano si terrà il coordinamento nazionale Filcams e RSA Cgil Alpitour.

Domenica un gruppo di dipendenti sarà attivo dentro e fuori il palazzetto dello sport di San Rocco Castagnaretta per distribuire volantini in occasione della prima di campionato della Bre Banca Lannutti. Sempre domenica qualche dipendente porterà uno striscione alla marcia Perugia-Assisi.  Lunedì, come già annunciato, le istanze dei lavoratori del tour operator approderanno in consiglio comunale a Cuneo, martedì invece i dipendenti torneranno a scioperare 2 o 4 ore a seconda del tempo pieno o dimezzato, poi nel pomeriggio si riverseranno nuovamente davanti alla sede della Provincia mentre all'interno si terrà il tavolo di crisi annunciato tra le parti sociali, sindacali, il mondo della politica e l'Unione Industriale

 

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 “Alpitour è Cuneo, non Torino”

Protesta e sit-in dei 300 dipendenti in corso Nizza contro chiusura e trasferimento

Da “La Stampa” del 16 settembre di LORENZO BORATTO
Due ore di presidio, ieri pomeriggio, di fronte alla Provincia a Cuneo, dopo 4 ore di sciopero. Erano oltre duecento: dipendenti dell’Alpitour che martedì hanno saputo del trasferimento a Torino, entro un anno, in una nuova sede.
Hanno urlato slogan («Da San Rocco a San Salvario la vita è un calvario»), portato cartelli colorati («Mamme a Torino e chi guarda il bambino?»), per alcuni minuti hanno bloccato il traffico in corso Nizza con un grande sit-in e passeggiando sulle strisce pedonali. Tra i cartelli più divertenti le invocazioni a San Rocco («Facci la grazia») e l’immagine di un film hollywoodiano sul sacrificio di 300 soldati spartani alla Termopili, più di 2 mila anni fa: 300, come i posti di lavoro che saranno trasferiti con la chiusura a Cuneo.
Le voci della protesta. Riccardo Romagnoli, informatico: «C’erano voci sul trasferimento, ma nessuno si aspettava una decisione così radicale. Si deve coinvolgere il territorio, far capire che oggi tocca a noi, domani ad altre aziende». Enza Bruno, 33 anni in azienda: «Parlando di trasferimento non sarà possibile usare ammortizzatori sociali o sedersi a un tavolo e trattare. Positivo che oggi siano tutti uniti a protestare». Monica Manzone, cuneese, da 25 anni in Alpitour: «Voglio salvare non il posto, ma il luogo di lavoro. Ci siamo sempre impegnanti in azienda come se fosse nostra, per chi ha passato una vita a San Rocco la scelta suona come un tradimento». Tra chi protestava anche il consigliere regionale Fabrizio Biolè.
Alle 16 una delegazione è stata ricevuta in Provincia: 6 dipendenti (tra cui le Rsa Cgil), sindacalisti di Cgil e Cisl, 4 rappresentanti del Comune (anche il vicesindaco Boselli e l’assessore Manassero). Hanno spiegato alla presidente della Provincia Gianna Gancia e all’assessore provinciale Pietro Blengini che «si sta perdendo un colosso nazionale del turismo: dipendenti in tutto il mondo, villaggi vacanze, compagnie aree. Tanti manager ci hanno dato solidarietà, segno del forte attaccamento alla città». Blengini: «Siamo fiduciosi in una trattativa, valuteremo se allargarla alla Regione». Gancia: «L’Alpitour non l’hanno creata solo i fondatori, ma i cuneesi che per generazioni ci hanno lavorato. La città è attaccata ad Alpitour. Si deve combattere per mantenere qui i posti di lavoro, altrimenti sarebbe una sconfitta delle istituzioni, non solo delle persone». Le prossima tappe: Gancia incontrerà nei prossimi giorni Daniel Winteler (presidente di Alpitour World); il 26 settembre a Cuneo Consiglio comunale aperto, alle 17, per discutere della situazione; il giorno dopo si aprirà il tavolo di crisi in Provincia
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Alpitour, sciopero e sit-in

Oggi quattro ore di astensione dal lavoro e presidio in corso Nizza

Da “La Stampa” del 15 settembre 2011 di LORENZO BORATTI


Quattro ore di sciopero, oggi, a fine turno (2 ore per chi ha contratti part-time) e un presidio dalle 15,30 di fronte alla Provincia, in corso Nizza a Cuneo.
I 300 dipendenti Alpitour hanno deciso di protestare subito contro l’annuncio della chiusura in città. Entro un anno - ha comunicato l’azienda - i dipendenti si sposteranno in una nuova sede in via Lugaro a Torino, insieme ai 300 colleghi che oggi lavorano al Lingotto. Ieri nella sede di San Rocco si sono svolte assemblee al mattino e al pomeriggio per decidere la mobilitazione.
Alpitour, annunciando il trasferimento, ha spiegato «che non ci saranno riduzioni di personale e la nuova sede rappresenta un investimento rilevante in un momento di crisi, per rafforzare il gruppo». L’altro giorno la notizia ha colto di sorpresa: due terzi dei dipendenti sono donne, molte con contratti part time.
Ieri alle assemblee ha partecipato il segretario provinciale Cgil, Marco Ricciardi: «Siamo contro questa chiusura: l’azienda ha comunicato questa decisione a cose fatte, i nuovi uffici sono già stati affittati fino al 2025. Poi ci sono le ricadute su lavoratori e tutto il territorio. Chiediamo un ripensamento. Si tratta di un’impresa sana, che fa utili». Durante il presidio, oggi pomeriggio, una delegazione sarà ricevuta dall’assessore provinciale al Lavoro, Pietro Blengini, che ha annunciato l’apertura di un tavolo di crisi. Massimiliano Campana della Cisl provinciale ha preso parte alle assemblee: «Alpitour è un pezzo fondamentale di storia produttiva della città: così viene cancellata con un colpo di spugna. Cuneo è conosciuta anche grazie a questa azienda. Speriamo di fare fronte comune con gli Enti locali».
Contro lo spostamento Confartigianato provinciale: «Il trasferimento danneggia tanti artigiani dell’indotto: Alpitour è un tassello fondamentale, in momento di crisi come l’attuale». Emanuele Di Caro e Emanuele Olivero, segretari provinciale e di Cuneo del Pd: «Forte preoccupazione per una scelta che, se attuata, significa per Cuneo la perdita di un’azienda storica. Sosterremo ogni iniziativa per evitare la delocalizzazione». Il consigliere del Movimento 5 Stelle, Fabrizio Biolè, ha presentato ieri una mozione in Regione: «Dal ‘47 Alpitour è legata territorialmente, economicamente e affettivamente alla Granda e al capoluogo. È di vitale importanza il mantenimento dell’attuale sede»
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L’Alpitour chiude a Cuneo

Tutti gli uffici concentrati a Torino. La provincia perde 300 posti di lavoro

Da “La Stampa” del 14 settembre di LORENZO BORATTO


Entro dodici mesi tutti i 300 dipendenti di San Rocco Castagnaretta (le due sedi sono in affitto) saranno trasferiti in un nuovo ufficio a Torino, in via Lugaro. Là saranno riuniti i 600 dipendenti che adesso si dividono tra Cuneo e la sede del Lingotto, sempre a Torino.
La decisione è stata annunciata ieri mattina, in contemporanea, in tre diverse riunioni: a Torino tra sindacati e azienda nella sede di Confindustria regionale, ai dipendenti cuneesi convocati dai rispettivi dirigenti e al sindaco di Cuneo Alberto Valmaggia, che ha incontrato l’amministratore delegato e presidente di Alpitour World, Daniel Winteler.
Winteler ha chiesto a Valmaggia «supporto per minimizzare i disagi» di un trasferimento che sembra già deciso: già affittati per 13 anni i nuovi uffici che, spiegano dall’azienda, «consentono di assorbire un’eventuale crescita, poiché dispongono di una capienza maggiore rispetto all’attuale somma delle due sedi. In un momento di crisi internazionale, un investimento importante che dimostra la volontà di dare continuità e sviluppo al business». Critici i sindacati. La Filcams Cgil conta oltre un terzo degli iscritti fra i dipendenti cuneesi: «Annuncio a sorpresa: i lavoratori sono per il 75% donne, molte con contratti part-time. Tanti lasceranno».
I dipendenti sono rimasti amareggiati e scossi dalla notizia. Alle 16 hanno ricevuto un’email inviata da Winteler: «Cari colleghi, come anticipato dai vostri responsabili, Alpitour dalla seconda metà del 2012 avrà una sola sede piemontese. Una scelta per rafforzare la leadership del Gruppo e affrontare le sfide future».
Il gruppo Alpitour è in vendita da circa un anno: ha chiuso l’ultimo bilancio lo scorso novembre con un utile di oltre 12 milioni di euro (tre volte in più rispetto al precedente esercizio) e dividendi per 7,5 milioni.
Sorpresi anche gli enti locali, che non voglio interferire in «dinamiche e scelte industriali». La Provincia convocherà un tavolo di crisi nei prossimi giorni. Il sindaco di Cuneo, Alberto Valmaggia: «Rammarico per la perdita di tanti posti di lavoro. La città aveva già perso l’azienda quando divenne a totale capitale Exor, un decennio fa». L’assessore regionale Alberto Cirio: «Cuneo perde il suo ruolo di capoluogo: si interroghino gli amministratori locali e il sindaco».
Oggi sono previste assemblee in azienda, dalle 10,30: si decideranno mobilitazioni e proteste nei prossimi giorni

 

 

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