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Braccia
straniere nei nostri campi
Da “La Guida” del
12 marzo di Fabrizio Brignone
Cuneo -
Anche in Granda l'agricoltura deve molto ai lavoratori stranieri: per
campi, stalle e frutteti le braccia provenienti da altri Paesi
(soprattutto dall'Est Europa) sono fondamentali, nel 2009 il 70%
degli avviamenti al lavoro nel compar to. Gli imprènditori agricoli
lamentano però tempi eccessivamente lunghi per il rilascio dei
permessi di soggiorno e sollecitano il decreto flussi, per non
trovarsi spiazzati nei prossimi mesi.
Anche in Granda il
mondo dei campi ha bisogno di braccia straniere, sia per il fatto che
per certi lavori non si trovano più persone disponibili tra gli
italiani, sia per la disponibilità a qualunque attività da parte di
chi ha lasciato il proprio Paese di origine per cercare condizioni di
vita migliori.
La giornata di
sensibilizzazione che si è tenuta il i° marzo sul tema del lavoro
degli stranieri (non soltanto in agricoltura ma in tutti i comparti,
dal manifatturiero all'assistenza), con lo slogan "Un giorno senza di
noi", ha portato di nuovo in primo piano il ruolo dei lavoratori
stranieri nell'economia del nostro Paese. E se i fatti di Rosarno
avevano mostrato la faccia più brutale e triste della realtà, quella
del 1° marzo è diventata occasione di riflessione e di
approfondimento sul tema.
Ecco allora che i
numeri aiutano a capire meglio la realtà. Il primo dato è quello
dell'incidenza della manodopera straniera in agricoltura: circa il
70% (nel 2009, rispetto al 32,7% dell'intera occupazione generata),
segno che i campi e le stalle della Gran- da - e quindi anche i
prodotti di eccellenza con Dop, Igp, Doc, Docg e tutte le
denominazioni e i marchi di qualità, da carni e formaggi ai grandi
vini - devono molto alle persone che sono giunte da altre parti del
mondo per lavorare.
Anche le altre
statistiche (fornite sempre dagli uffici cuneesi dell'Osservatorio
regionale sul mercato del lavoro) sono a confermare l'andamento
dell'ultimo triennio, in cui l'agricoltura ha tenuto in termini
occupazionali e ha visto un ruolo sempre più forte proprio per gli
stranieri. Nel corso del 2009 sono stati assunti in agricoltura 18.087
lavoratori in provincia di Cuneo, di cui 5.534 italiani e 12.553
stranieri (più della metà del dato regionale), con i primi in calo e i
secondi in aumento rispetto al 2007 e al 2008.
Di questi 12.553, ecco
la "classifica" delle diverse et- Me: 2.527 romeni (in forte
incremento, dopo l'ingresso del Paese nell'Ue), 2.453 albanesi,
1.284 macedoni, 1.206 cinesi (anche questi in aumento), 1.194
polacchi, 1.072 bulgari, 589 marocchini, 549 senegalesi, 408
indiani, 397 ivoriani e 874 persone da altri Paesi.
Curiosi anche i dati
sulla ripartizione territoriale di queste assunzioni: i romeni sono
più numerosi nell'albese e nel saluzzese, gli albanesi per tre quarti
nel saluzzese, i macedoni praticamente tutti nell'albese come i
bulgari, i cinesi nell'area di Saluzzo come pure molti polacchi e
molti marocchini e senegalesi.
Le etnie di
provenienza spesso hanno legami anche con il tipo di attività svolta:
tra gli aspetti di carattere generale si possono indicare la
specializzazione dei macedoni nella gestione delle vigne (lungo tutto
l'anno e non solo per i periodi della vendemmia, quando la
prevalenza è dei neocomunitari bulgari e romeni), quella degli indiani
nell'allevamento (una propensione che nasce anche dal rispetto per i
bovini e comunque dalla considerazione per l'attività
allevatoriale nella cultura di quel Paese), il forte coinvolgimento
di cinesi (anche donne, con la presenza di una forte comunità cinese
in zona, per le cave di pietra a Barge e Bagnolo) oltre a polacchi,
albanesi e marocchini per la raccolta della frutta nel saluzzese.
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Braccia straniere nei nostri campi
Da “La Guida” del
12 marzo di Fabrizio Brignone
Cuneo -
Anche in Granda l'agricoltura deve molto ai lavoratori stranieri: per
campi, stalle e frutteti le braccia provenienti da altri Paesi
(soprattutto dall'Est Europa) sono fondamentali, nel 2009 il 70%
degli avviamenti al lavoro nel compar to. Gli imprènditori agricoli
lamentano però tempi eccessivamente lunghi per il rilascio dei
permessi di soggiorno e sollecitano il decreto flussi, per non
trovarsi spiazzati nei prossimi mesi.
Anche in Granda il
mondo dei campi ha bisogno di braccia straniere, sia per il fatto che
per certi lavori non si trovano più persone disponibili tra gli
italiani, sia per la disponibilità a qualunque attività da parte di
chi ha lasciato il proprio Paese di origine per cercare condizioni di
vita migliori.
La giornata di
sensibilizzazione che si è tenuta il i° marzo sul tema del lavoro
degli stranieri (non soltanto in agricoltura ma in tutti i comparti,
dal manifatturiero all'assistenza), con lo slogan "Un giorno senza di
noi", ha portato di nuovo in primo piano il ruolo dei lavoratori
stranieri nell'economia del nostro Paese. E se i fatti di Rosarno
avevano mostrato la faccia più brutale e triste della realtà, quella
del 1° marzo è diventata occasione di riflessione e di
approfondimento sul tema.
Ecco allora che i
numeri aiutano a capire meglio la realtà. Il primo dato è quello
dell'incidenza della manodopera straniera in agricoltura: circa il
70% (nel 2009, rispetto al 32,7% dell'intera occupazione generata),
segno che i campi e le stalle della Gran- da - e quindi anche i
prodotti di eccellenza con Dop, Igp, Doc, Docg e tutte le
denominazioni e i marchi di qualità, da carni e formaggi ai grandi
vini - devono molto alle persone che sono giunte da altre parti del
mondo per lavorare.
Anche le altre
statistiche (fornite sempre dagli uffici cuneesi dell'Osservatorio
regionale sul mercato del lavoro) sono a confermare l'andamento
dell'ultimo triennio, in cui l'agricoltura ha tenuto in termini
occupazionali e ha visto un ruolo sempre più forte proprio per gli
stranieri. Nel corso del 2009 sono stati assunti in agricoltura 18.087
lavoratori in provincia di Cuneo, di cui 5.534 italiani e 12.553
stranieri (più della metà del dato regionale), con i primi in calo e i
secondi in aumento rispetto al 2007 e al 2008.
Di questi 12.553, ecco
la "classifica" delle diverse et- Me: 2.527 romeni (in forte
incremento, dopo l'ingresso del Paese nell'Ue), 2.453 albanesi,
1.284 macedoni, 1.206 cinesi (anche questi in aumento), 1.194
polacchi, 1.072 bulgari, 589 marocchini, 549 senegalesi, 408
indiani, 397 ivoriani e 874 persone da altri Paesi.
Curiosi anche i dati
sulla ripartizione territoriale di queste assunzioni: i romeni sono
più numerosi nell'albese e nel saluzzese, gli albanesi per tre quarti
nel saluzzese, i macedoni praticamente tutti nell'albese come i
bulgari, i cinesi nell'area di Saluzzo come pure molti polacchi e
molti marocchini e senegalesi.
Le etnie di
provenienza spesso hanno legami anche con il tipo di attività svolta:
tra gli aspetti di carattere generale si possono indicare la
specializzazione dei macedoni nella gestione delle vigne (lungo tutto
l'anno e non solo per i periodi della vendemmia, quando la
prevalenza è dei neocomunitari bulgari e romeni), quella degli indiani
nell'allevamento (una propensione che nasce anche dal rispetto per i
bovini e comunque dalla considerazione per l'attività
allevatoriale nella cultura di quel Paese), il forte coinvolgimento
di cinesi (anche donne, con la presenza di una forte comunità cinese
in zona, per le cave di pietra a Barge e Bagnolo) oltre a polacchi,
albanesi e marocchini per la raccolta della frutta nel saluzzese.
Settore alimentare: 100 i dipendenti in cassa integrazione
Da
www.targatocn.it del 1 marzo 2010 di Francesca Aimo
Sono cento i
lavoratori del comparto alimentare 'in bilico' divisi tra Barge,
Racconigi e Mondovì. A Racconigi sono due le aziende per le quali
anche il comune ha riunito assemblee ad hoc, si tratta della Monetti
(produttrice di contenitori isotermici, vassoi e contenitori
gastronorm in policarbonato e soluzioni specifiche per la ristorazione
nelle strutture sanitarie e socio-assistenziali) e del Caseificio
Reale. I circa 40 lavoratori del Caseificio sono in cassa
integrazione ordinaria da un mese e a casa da due settimane circa.
L'azienda starebbe cercando un nuovo partner commerciale per far
fronte a problemi di aggiornamento dei sistemi bancari. "E' un
azienda che era in fase di crecita, la situazione di crisi potrebbe
rientrare. Attualmente in sede vengono svolte attività sporadiche come
il lavaggio e il mantenimento degli impianti" afferma Giuseppe
Frina della CGIL. Il sindaco di Racconigi Adriano Tosello, per far
fronte ai recenti problemi che stanno coinvolgendo la ditta Monetti ed
il Caseificio Reale, ha indetto la convocazione di un tavolo di crisi
per martedì 9 marzo. Lo stesso tavolo sarà composto dai rappresentanti
dei lavoratori delle maggiori ditte racconigesi e dai rappresentanti
di maggioranza e minoranza dell’amministrazione comunale.
Prossimamente sarà oggetto di un incontro in Confindustria anche la
situazione della Galfrè Antipasti d'Italia di Barge, azienda
nata alla fine del 1800 e fondata da Lorenzo Galfrè, commerciante di
funghi che decise, insieme alla moglie, di conservare quest'importante
risorsa in 'Burnie' sott'olio d'oliva e metterla a disposizione per
tutto l'anno. Nel confronto in Confindustria si discuterà della
situazione di circa 30 dipendenti che sono già stati in cassa
integrazione ordinaria.
Ancora 30 i dipendenti in bilico allo stabilimento Monte Regale
di Mondovì: qui gli operai sono in cassa integrazione a rotazione. "La
pasta secca ha una competizione altissima e in molti casi occorre
parlare di sovrapproduzione. Regge chi ha le spalle più larghe"
conclude Farina. La Monte Regale da dicembre 2004 è la nuova ragione
sociale della Pasta Gazzola, una delle due società formatesi nel 2002
dopo la suddivisione del Pastificio Gazzola Spa in Pasta Gazzola Spa e
Pastificio Gazzola Spa. L'azienda, nel tempo, ha sviluppato nuove
strategie e si è focalizza sul mercato estero in Europa e in
particolare in Francia, acquisendo negli anni una leadership sul
mercato transalpino che dura fino ad oggi. Investimenti in tecnologia
e ricerca di nuovi mercati internazionali hanno portato la produzione
annua dell'azienda dalle 36.000 tonnellate degli inizi degli anni '90
alle attuali 120.000, suddivisa tra pasta di semola di grano duro,
pasta all'uovo, cous cous e specialità. Attualmente Monte Regale è
leader in Europa come produttore di pasta a marchio privato e in
Italia come produttore di cous cous. Esporta in 65 paesi del mondo ed
è proprietario dei marchi Monte Regale, Gazzola, Miramonti e Hadia. Ha
9 linee di produzione, di cui due per la pasta lunga, cinque per la
pasta corta, una per le tagliatelle, una per il cous cous e dispone di
un impianto ad alta tecnologia per la pasta all'uovo. Nel 1998 si è
dotata di un moderno magazzino automatico che garantisce una capacità
di stoccaggio pari a 34.000 pallets di prodotto finito ed ha aumentato
notevolmente la sua produttività nel 2002 grazie all'installazione di
impianti robotizzati per pallettizzazione alla fine della linea di
confezionamento.
Tutto sembra invece stabile, anzi in fase di miglioramento, a Moretta
dove dalla prossima primavera l'Inalpi produrrà latte in polvere e
dove in estate alla Nestlè-Buitoni sarà montata una nuova linea
con un investimento di 3 milioni di euro. Legata invece alla crisi del
settore zootecnico è quella dei mangimifici. L'11 marzo a Fiorenzuola
d'Arda (PC) i sindacalisti cuneesi chiederanno l'attuazione dei
contratti di solidarietà per i lavoratori, che hanno già utilizzato la
cassa integrazione, della succursale cheraschese di 'Raggio di
Sole' .
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L'agroalimentare cuneese si appresta ad uscire dalla crisi
Da
www.cuneocronaca del 23 settembre 2009
Sembra meno
lontana per la filiera agroalimentare della Provincia di Cuneo la
tanto agognata schiarita del quadro congiunturale: è quello che si può
desumere prendendo in considerazione l’indagine del “Centro Studi
Economico e Finanziario ESG89”.
Su un campione di 20 Top aziende, ben 17 possono infatti contare su
un incremento del proprio giro d’affari per l’esercizio 2008. Il
settore conferma così la sua natura “anticiclica”, meno sensibile alla
fluttuazioni del ciclo economico e le previsioni espresse a giugno,
pur non scontando una chiara inversione di tendenza, danno segnali più
positivi rispetto al resto dell’industria piemontese.
E’ possibile perciò evidenziare companies in ottima salute, come ad
esempio FIOCCATURA STELLA Spa e MANGIMI COSTAMAGNA Srl. La prima, con
sede a Cherasco, può contare su un Trend di Fatturato pari al 25%; la
seconda, situata a Genola, registra un Valore della Produzione del
2008 di 10.459.392 euro, forte anche di un Trend d’Utile del 30%.
Buoni i risultati del Fatturato anche per CERERE Spa di Neive
(+21%), SOLFRUTTA (COOP) di Barge (+31,60%) e GULLINO IMPORT EXPORT
Srl di Saluzzo (+21,50%).
Relativamente poi all’indagine effettuata da Confidustria Piemonte
riguardo il terzo trimestre 2009, si attesta che il saldo delle attese
sui livelli produttivi torna in pareggio dopo due trimestri di
flessione, denotando un aumento per il tasso di utilizzo degli
impianti (71,4%) di circa 5 punti in più rispetto a marzo e dicembre.
Stabili, inoltre, i livelli occupazionali, il cui saldo rimane
attestato intorno al punto di equilibrio (da –1,3 punti di marzo a
zero), contrariamente al periodo datato dicembre 2008, in cui le
aziende versavano in condizioni decisamente più negative (–14,5
punti).
Al fine di auspicare una normalizzazione del settore, è inoltre
importante ricordare che lo scorso 14 settembre il Ministro dello
Sviluppo Economico Claudio Scajola ha presenziato presso la sede della
Provincia di Cuneo per la firma del Contratto di Programma per lo
sviluppo del settore piemontese ortofrutta e cereali. Il progetto è
stato presentato dal “CONSORZIO PER LO SVILUPPO INTEGRATO DL SISTEMA
AGROINDUSTRIALE PIEMONTESE” ed il coordinamento tecnico curato dalla
Fedagri Confcooperative Piemonte.
“Un
progetto coraggioso, che in un momento di crisi vuole guardare avanti
con lungimiranza – spiega Tommaso Mario Abrate, Presidente
dell’Associazione- […]Abbiamo raccolto le istanze delle cooperative
e delle imprese aderenti al Consorzio per realizzare un’azione di
sviluppo comune che potesse dare nuovo impulso al settore e avere una
ricaduta importante per il territorio, anche dal punto di vista
dell’occupazione. Il Ministero ha creduto nel progetto disponendo un
finanziamento per un contributo di 8.176.000 euro, di cui 1.635.000
euro da parte della Regione Piemonte”, grazie ai quali sarà possibile
ridurre i costi di produzione ed ampliare notevolmente le aree di
mercato servite. Ringraziamo gli enti pubblici per avere scommesso con
noi”.
Archivio rassegna stampa locale
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