Il Mobbing ovvero la
sindrome delle organizzazioni malate - Orientamenti della Cgil nazionale
di Luisa Benedettini
Con questa nota vorrei
illustrare sinteticamente gli orientamenti maturati dalla Cgil nazionale non
tanto e non solo riguardo all’analisi del problema Mobbing ma soprattutto
riguardo all' individuazione di percorsi e strumenti
sindacali capaci di prevenire il verificarsi di questo fenomeno nei posti di
lavoro.
L'analisi
Circa l'analisi, a nostro
avviso occorre adottare un approccio globale al
fenomeno Mobbing,
In altri termini per una
corretta valutazione del mobbing riteniamo sia indispensabile analizzare il contesto socio-culturale e lavorativo in cui si collocano i
singoli episodi ed anche i diversi punti di vista dei soggetti coinvolti.
Quest'approccio globale e "multidisciplinare", a nostro avviso, è
un passaggio obbligato, la premessa necessaria per raggiungere un consenso
sulla portata del problema, sulla genesi dei singoli episodi e sulle misure da
adottare per porvi rimedio.
L'approccio che proponiamo serve a far meglio apprezzare e capire le
molteplici sfaccettature del problema e, quindi, anche ad individuare quali
soggetti devono attivarsi, a quali livelli, e quali strumenti o servizi possono
essere offerti per una efficace prevenzione del fenomeno.
Per esemplificare, anche
schematicamente, la complessità del problema basta fare un semplice elenco dei
principali soggetti potenzialmente coinvolti.
L’azienda
L’aggressore
La vittima
I colleghi
Il delegato
sindacale, il RLS, il sindacato esterno
La famiglia
L’avvocato
Lo psicologo, lo
studioso, il ricercatore
Il parlamentare
L’esponente deI governo nazionale o locale
E' quasi banale constatare che se il fenomeno mobbing o i singoli casi
vengono osservati dal punto di vista di ciascuno di questi soggetti, con ogni
probabilità emergeranno molteplici e contrastanti definizioni del o stesso.
Vediamone alcune.
L'azienda e i colleghi
potrebbero sostenere la tesi che quel che viene
spacciato per Mobbing in effetti non è altro che un "modo" obbligato,
quindi legittimo, per "selezionare" o "disfarsi" di
personale, colleghi, avversari o concorrenti rompiscatole, scomodi, …oppure un
effetto non eliminabile di processi di riorganizzazione, ristrutturazione…
Uno psicologo, un medico
aziendale, gli esperti potrebbero ritenere che si tratti di banali episodi
creati e ingigantiti da soggetti affetti da mania di persecuzione, masochismo,
fragilità psicologica…ovvero, se visti dall'altra parte, di azioni
cattive perpetrate da soggetti con personalità sadica, perversa…
Avvocati, magistrati,
istituto assicuratore, parlamentari saranno interessati piuttosto alla
definizione legale di una precisa casistica di atti
definibili come mobbing e dei danni alla salute e patrimoniali che esso provoca
onde impostare più agevolmente vertenze, sentenze, sanzioni, risarcimenti.
I sindacati, i
Rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza, i delegati sindacali potrebbero
- anzi dovrebbero - considerare il mobbing sempre e comunque
come inaccettabili atti di violenza psicologica perpetrati durante il lavoro da
combattere, denunciare e prevenire innanzitutto individuandone le cause
scatenanti interne all'organizzazione.
Certo, rispetto a questa
varietà di punti di vista sul fenomeno, i valori e la cultura dominante di un
determinato paese in un determinato periodo incidono fortemente.
L’abitudine a rapporti
conflittuali sul lavoro, il carrierismo, il conformismo, il clientelismo, i
miti della competitività senza regole, della flessibilità senza qualità,
l'incultura del lavoro sono "disvalori"
purtroppo assai diffusi in Italia (vedi la sempre valida vignetta di Ege). Va
da sé, quindi, che le reazioni al mobbing ed i comportamenti dei vari soggetti
saranno conseguenti.
Al sindacato in questo
momento dovrebbe interessare far conoscere il proprio punto di vista e
confrontarlo con quello degli altri soggetti, in particolare con quello delle
aziende che purtroppo però sono le grandi assenti
nelle molte occasioni di dibattito pubblico.
Per la Cgil, per un
sindacato dei diritti e della solidarietà, il mobbing è violenza e, in quanto tale, illecita, sempre, cioè anche a prescindere
dalle caratteristiche del "bersaglio" e dal contesto organizzativo in
cui nasce. Subito dopo però va detto che per il sindacato la sola e concreta soluzione del problema sta proprio nell'analisi accurata dei
fattori interni alle organizzazioni che di volta in volta hanno scatenato il
mobbing. Ma su questo aspetto decisivo tornerò fra
poco.
Questo nostro approccio
tuttavia non basta a modificare gli atteggiamenti correnti, attualmente
maggioritari , di sottovalutazione della gravità e della estensione del fenomeno
mobbing, dei suoi costi sociali ed economici, per non parlare di chi arriva a
giustificarlo o di chi manifesta irrisione o fastidio.
Per questi motivi siamo
favorevoli ad un intervento legislativo ad hoc.
Sancirebbe finalmente la condanna sociale, la pericolosità, la riprovazione
generale di comportamenti vessatori e di molestia psicologica che
contraddistinguono il mobbing. E tuttavia dobbiamo constatare
che dal luglio 1996 ad oggi sono stati presentati da tutte le parti politiche
ben sei proposte di legge che non hanno fatto nessun passo avanti.
Nel frattempo il
sindacato non può permettersi di attendere la legge per agire. Le basi
giuridiche per un intervento sindacale , a nostro
avviso, ci sono già e sono chiare.
Basti solo pensare
all'art. 2087 del codice civile e all'impianto generale del D.Lgs 626/94 quando
stabilisce che il datore di lavoro deve adattare il lavoro all'uomo e non
viceversa, deve valutare ogni rischio per la salute e sicurezza e adottare
misure di prevenzione efficaci, insieme ai lavoratori e ai loro rappresentanti
per la sicurezza e utilizzando il Servizio di prevenzione e protezione e il
medico competente.
Ciò detto è evidente che
il sindacato in azienda può fare molto a tutela dei diritti dei lavoratori
semplicemente imparando ad utilizzare spazi, regole e poteri di consultazione,
contrattuali e legislativi che già ci sono.
Un primo
percorso
Ecco dunque già delineato un primo percorso da seguire quando al sindacato
si presenta un caso di mobbing (parlo ad esempio dell'Ufficio salute e
sicurezza della Cgil nazionale).
All'interessato
consigliamo:
se nell'azienda c’è il sindacato, di
rivolgersi prima di tutto al Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza
(Rls) o, in sua assenza, alla Rsu o Rsa. L'obiettivo assegnato al delegato è
aprire un confronto con l'azienda che porti ad analizzare caso con l'ausilio del Spp e del medico competente e ad individuare e rimuovere
le cause che l'hanno provocato (ovviamente se le cause sono interne all'organizzazione).
Se i delegati aziendali
non riescono (a volte perché non si sentono preparati ad affrontare queste tematiche, a volte per indisponibilità della controparte) ad
aprire un confronto serio con l’azienda per bloccare il mobbing, allora occorre
investire del problema il "sindacato esterno" (di categoria in primo
luogo) fino a giungere, se necessario, al sindacato nazionale se si tratta di
grandi aziende pubbliche o private con più unità produttive distribuite sul
territorio nazionale.
L'obiettivo in quest'ultimo
caso potrebbe andare oltre la soluzione del singolo caso e acquisire una più
vasta portata. Si potrebbe ad esempio valutare insieme alla controparte datoriale l'incidenza del fenomeno nelle aziende del gruppo
e in relazione a questa decidere di adottare veri e propri codici di
comportamento anti-mobbing da allegare ai contratti nazionali o aziendali.
Se il confronto
sindacato-azienda non dovesse dare esiti soddisfacenti
occorrerà purtroppo prendere in considerazione la strada della denuncia e quindi
della vertenza legale, allertando gli Uffici vertenze di categoria o
confederali che il sindacato mette a disposizione dei propri iscritti curando
la loro sensibilizzazione sul problema.
4) Durante tutto questo
percorso, infine, il sindacato deve coltivare e sviluppare nei propri terminali
- siano essi funzionari dirigenti e delegati, sportelli o uffici vertenze - la
capacità di ascolto, di valutazione dell'
attendibilità dei ricorrenti e di orientamento, se necessario, verso Servizi di
diagnosi e sostegno psicologico presenti nel territorio.
Su quest'ultimo aspetto -
quello dei servizi di sostegno psicologico - riteniamo che il sindacato
confederale abbia un ruolo specifico da giocare. Infatti
rientra nella strategia sindacale confederale della Cgil esercitare una
pressione sulle istituzioni affinché sia garantito il diritto costituzionale
alla salute tramite la promozione di un sistema di servizi sanitari (dal ruolo
nuovo del medico di famiglia ai servizi territoriali) sempre più capaci di
interpretare e rispondere anche ai fabbisogni di salute che emergono dai posti
di lavoro.
E assurdo ma vero che si sia
arrivati al punto che, presso l'unico centro pubblico specializzato per la
diagnosi (solo diagnosi, badate) di Mobbing, - Il centro per il disadattamento
lavorativo presso la Clinica del lavoro di Milano -, ci sia una lista d'attesa
fino ad aprile.
Un intervento
sindacale strutturale
Da quanto detto finora
dovrebbe risultare chiaro che il nostro obiettivo di
fondo deve essere quello di prevenire il mobbing - anche perché la
"soluzione" bonaria o per via legale dei singoli casì è veramente
difficilissima - e che lo strumento principale che proponiamo alle nostre
controparti per raggiungere tale obiettivo è quello della contrattazione di codici
di comportamento anti-mobbing sulla falsariga di alcune esperienze fatte con i
codici contro le molestie sessuali.
Alcuni
passaggi obbligati
Vediamo ora
schematicamente quali sono i passaggi obbligati interni/esterni che precedono e
accompagnano la fase di confronto negoziale vero e proprio e quasi sono i
contenuti fondamentali di questi codici.
SensibilizzaRSI - ARE
dirigenti, funzionari, delegati (RLS/RSU), uffici vertenze, Organismi
paritetici ex art. 20 del D.Lgs 626/94 su:
Cosa è il mobbing : il mobbing è violenza, sopraffazione, sfruttamento..
Cause del mobbing:
attriti, conflitti, cattiva gestione delle risorse umane, carenze
dei sistemi informativi e di comunicazione, cattiva organizzazione del lavoro
(sottocarico, sovraccarico, scarsa autonomia, costrittività, ecc.),
sottovalutazione degli effetti sulla salute delle persone e dell’azienda del
mancato governo dei fattori precedenti. Di qui
l'individuazione di gran parte del mobbing presente nei luoghi di lavoro come
sindrome delle organizzazioni malate.
Formare i dirigenti,
funzionari, delegati (RLS/RSU) ad intraprendere:
Azioni di prevenzione:
come si apre un confronto con l’azienda sui casi di mobbing e come lavorare per
giungere all’adozione di codici di comportamento antimobbing
Individuazione/sperimentazione/contrattazione
dei contenuti dei codici sulla falsariga dell' Ordinanza
svedese, tradotta e diffusa dalla Cgil nazionale proprio per dare agli Rls, ai
delegati ai dirigenti di categoria una buona traccia da usare ne l confronto
con le controparti.
I presupposti
fondamentali dei codici sono:
. Dichiarare la comune
volontà di bandire il Mobbing: 1) rifiuto individuale e dell’azienda a
qualsiasi atteggiamento offensivo 2) predisporre procedure che facilitino il
dialogo e la concreta soluzione dei problemi
· Intervenire subito per
stroncare i singoli episodi di mobbing: 1) definendo una procedura che
individui "chi e come deve informare chi", 2) attivando il Servizio
di prevenzione e protezione, compreso il medico competente, che deve farsi
un’idea obiettiva delle cause e dei problemi per rimuoverli, se necessario
ricorrendo ad esperti esterni; 3) definire procedure che prevedano la
cooperazione di tutte le parti interessate nella individuazione
delle soluzioni.
Il sindacato deve infine
garantire la tutela legale dei propri iscritti quando fallisca
l’azione negoziale e contrattuale, attrezzando opportunamente i propri Uffici
vertenze.
Questa è per sommi capi
la linea di comportamento che il sindacato dovrebbe portare avanti.
Per attuarla
concretamente non ci nascondiamo che servirà del tempo. Non tutte le categorie,
i delegati e gli stessi Rls sono in grado oggi di affrontare correttamente
questa tematica così ostica e complessa.
C'è da dire però che per
ovviare a queste difficoltà e carenze diverse
strutture confederali della Cgil, a volte in accordo con alcune specifiche
categorie (Toscana, Campania/Bancari e assicuratori, Udine, Roma
centro/Commercio ecc.), stanno attrezzandosi con sportelli o numeri verdi di
prima accoglienza e orientamento.
A livello confederale
nazionale, per parte nostra, abbiamo assunto anche l'iniziativa di coinvolgere
la Commissione consultiva nazionale presso il Ministero del lavoro, affinché
tutte le parti ivi rappresentate (associazioni datoriali,
sindacali, enti e istituzioni che hanno compiti in materia di salute e
sicurezza sul lavoro), affrontino il problema nel suo complesso ed elaborino
una Linea guida nazionale - è stato istituito e sta lavorando un gruppo di
lavoro ad hoc - che da un lato incoraggi le parti sociali all'adozione di
codici di comportamento e dall'altro lato impegni le principali istituzioni,
gli enti e istituti di ricerca a fare la loro parte.
A proposito di istituzioni, pensiamo innanzitutto a direttive centrali
(del Ministero della Sanità) e delle Regioni/Assessorati regionali volte alla
sensibilizzazione/formazione dei medici di famiglia e dei servizi territoriali
delle Asl affinché siano in grado di offrire alle vittime del mobbing il
necessario supporto diagnostico/psicologico.
L'Ispesl dovrebbe
promuovere, coinvolgendo le parti sociali, la ricerca sul campo. Su iniziativa
sindacale si sta infatti realizzando una grande
indagine in Lombardia. L'ispesl dovrebbe inoltre diffondere di più e meglio le
conoscenze, aggiornare e armonizzare i protocolli diagnostici,
promuovere la formazione e l'aggiornamento dei medici competenti e del
personale dei Servizi territoriali.
Infine, anche per l'Inail
c'è del lavoro da fare. I danni alla salute, a volte purtroppo permanenti
derivanti dal Mobbing di origine lavorativa, devono
essere indennizzati. L'Istituto deve rispondere a questa esigenza
innanzitutto formando il proprio personale a gestire con la dovuta competenza e
sensibilità sociale anche queste nuove patologie correlate al lavoro.