Ancora sbarchi a Lampedusa: così si scappa dalla
povertà e dalle dittature.
Nelle ultime settimane sono arrivati in tanti sull’isola di Lampedusa. Migliaia di persone che scappano dalla Tunisia dove, in seguito alle proteste popolari, si è dimesso il Presidente, ma dove la povertà, la mancanza di lavoro e di prospettive per il futuro spingono a cercare altrove una vita più dignitosa per sé e per la propria famiglia.
Ecco perché si emigra: si scappa dalla povertà e dai regimi dittatoriali perché si vuole per la propria famiglia prospettive migliori, opportunità pari a quelle che hanno gli europei.
Spesso si tratta di un sogno che, una volta arrivati in Europa passando per le coste italiane, non si avvera o si avvererà solo dopo tanta fatica, tante umiliazioni, tanto sfruttamento.
E’ la storia che ci possono raccontare tanti che oggi vivono come noi, che hanno comprato casa, che hanno i figli nelle nostre scuole superiori o all’università, che sono delegati sindacali, fanno volontariato, magari sono già diventati cittadini italiani. Per molti di loro i primi anni di presenza in Italia sono stati segnati dalla clandestinità, dalla ricerca di regolarizzarsi e avere il permesso di soggiorno, dal lavoro in nero, dallo sfruttamento nei campi di pomodori o nei frutteti se uomini, nelle case a fare le badanti se donne. Anni passati a sperare in una sanatoria per avere i documenti in regola e poter tornare a casa a riabbracciare i propri figli e la moglie e la mamma, anni passati a pensare a quei figli che stavano crescendo e cambiando e che forse non ricordavano nemmeno più il papà o la mamma. Anni di solitudine, tristezza, nostalgia e dolore sopportati per un unico scopo: dare qualcosa in più alla propria famiglia.
Stanno arrivando adesso dalla Tunisia, sono arrivati negli anni scorsi dal Marocco e poi, dal Senegal, dal Mali, dalla Costa d’Avorio, dal Burkina Faso, dal Congo, dalla Somalia.
Arriveranno dall’Egitto, dall’Algeria e dalla Libia.
Di fronte alla povertà e alla paura per la propria vita a nulla servono i respingimenti e i pattugliamenti del mare. Sono misure che non hanno fermato gli arrivi e hanno provocato invece ulteriori dolori: morti in mare o nei campi di concentramento e nelle carceri libiche dove i diritti umani non sono presi in considerazione. Accordo scellerato quello con Gheddafi che oggi, di fronte alle piazze piene di suoi sudditi che protestano, ammonisce e minaccia l’Europa: attenti a non sostenere le proteste se no vi faccio invadere da migliaia di immigrati.
Persone disperate utilizzate a fini politici da un potente senza scrupoli, fino a ieri amico e partner economico di Berlusconi e del Governo italiano. Ricordiamo tutti le scene vergognose di Gheddafi in visita a Roma e il baciamano al dittatore.
E con le persone che stanno arrivando come ci comporteremo? Alcune avranno diritto all’asilo politico o alla protezione umanitaria, ma gli altri saranno forse respinti e riportati nei loro paesi,.
Se tutti i soldi usati per respingimenti e reimpatri li usassimo per l’accoglienza e l’inserimento, gran parte dell’ emergenza sarebbe risolta e avremmo l’orgoglio di vivere in un paese civile.